Uguaglianza di genere nel CAI

La commissione permanente CAI per l’Uguaglianza di genere è una buona notizia. Ma è anche una pessima notizia.

Uguaglianza di genere nel CAI
di Alessandra Gionti

Questi giorni confrontandomi con persone con una esperienza maggiore dell’associazione ho scoperto che il CAI è un ente pubblico. In particolare, per essere più precisi, la struttura centrale del CAI Club Alpino Italiano si configura come un ente pubblico non economico, mentre tutte le sue strutture territoriali (sezioni, raggruppamenti regionali e provinciali) sono soggetti di diritto privato.

Questo comporta tra le altre cose che il CAI possa e debba, come altri attori del settore pubblico, darsi degli strumenti per l’attuazione dell’Agenda 2030, il programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto il 25 settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite.

Tra i 17 goal dell’Agenda 2030 il quinto è la parità di genere.

In questo quadro normativo più ampio si inserisce dunque la delibera presidenziale del 26 gennaio 2023 con cui il CAI istituisce la commissione permanente Politiche sociali – Uguaglianza di genere.

Un’ottima notizia no? Ecco, sì e no.

E’ sicuramente un primo fondamentale passo in avanti che il tema della parità di genere sia entrato ufficialmente tra gli obiettivi sociali e che questo sia stato comunicato in modo chiaro e netto.

Da questo momento nessuno potrà più considerarlo alla stregua di un capriccio di poche femministe arrabbiate col mondo. Ce lo siamo dati noi come associazione questo obiettivo, è entrato di pieno diritto tra i valori che il CAI si pone nella sua vita associativa.

Le perplessità però partono leggendo la notizia su Lo Scarpone in cui si dice che questa commissione avrà uno “sguardo attento agli ostacoli che socie e soci trovano sul proprio cammino”. Socie e soci? Soci? Non capisco.

Io penso che il patriarcato crei delle gabbie che ci imprigionano tutti e tutte e, ad esempio, schiacciano gli uomini su modalità aggressive che impediscono loro di restare in contatto con la propria vita emotiva, cosa che è fondamentale per garantire la salute mentale di ogni essere umano. Per cui sono la prima a riconoscere che è per il bene di tutta la società, non solo delle donne, che la cultura patriarcale deve essere rimossa.

Tuttavia mi pare buffo che questa neonata commissione pari opportunità livelli l’attenzione sulla partecipazione alla vita associativa di uomini e donne quando la sua stessa ragion d’essere è dovuta allo squilibrio esistente e che richiede, per il suo superamento, un focus specifico sulla condizione delle donne.

Ma questa è solo la prima perplessità.

La seconda segue immediatamente dalla dichiarazione rilasciata dalla coordinatrice della Commissione Avvocata Fabiola Fiorucci. La socia Fiorucci dichiara: “Personalmente sono l’unica donna a far parte della Scuola di alpinismo “la Fenice” di Ancona e posso dire di essere considerata assolutamente alla pari dagli altri Istruttori.”.

Sicuramente è un bene che la socia ponga l’accento sul fatto di essere l’unica donna nella sua scuola di alpinismo. Il dato numerico aiuta a capire che un problema esiste. Tuttavia dal modo compiaciuto con cui la socia Fiorucci ci comunica che lei è considerata del tutto alla pari degli altri istruttori viene il dubbio che se le donne non partecipano allora è per un loro timore o pregiudizio, perché se partecipassero troverebbero questa condizione paradisiaca descritta dall’avvocata Fiorucci. In sostanza sembra che si dica che il clima che le donne trovano frequentando le attività del CAI è assolutamente inclusivo e quindi che un problema in fondo non esiste. Come mai ci si potrebbe chiedere allora queste donne non partecipano o se partecipano non diventano istruttrici? Devono impegnarsi loro, di più, per vincere i pregiudizi che le frenano?

Fabiola Fiorucci

A me sarebbe piaciuto che alla sua prima dichiarazione, che si potrebbe dire delinea gli intenti del futuro lavoro, la socia Fiorucci avesse accennato ad un collegamento tra i dati numerici che vedono uno squilibrio nella partecipazione delle donne nelle strutture tecniche e nelle gerarchie CAI alla cultura sessista esistente nel CAI.

Sennò davvero non si capisce quei numeri da cosa vengono fuori.

La seconda perplessità è dovuta alla scelta delle donne che parteciperanno alla commissione. Vedo che c’è anche la presidentessa della sezione CAI a cui sono iscritta, Evelin Franceschini. Non ricordo onestamente – ma potrei essermela persa lo ammetto! – una comunicazione del CAI che mi invitava a partecipare alla scelta di socie che sarebbero andate ad operare in questa commissione pari opportunità. Non mi pare, per dirla in altre parole, che queste donne siano espressione dei territori che hanno dato loro fiducia per operare su questo tema.

Io di certo non avrei dato fiducia ad Evelin poiché si è dimostrata del tutto sorda alle mie richieste di aiuto e alle mie segnalazioni del clima sessista nella sezione CAI di Pisa.

Mi viene dunque il dubbio che queste donne siano state scelte con criteri diversi dalla loro attenzione ai temi di genere. E mi viene il dubbio che queste socie siano state scelte dall’alto, da chi in fondo il problema della discriminazione non lo vive e non ha quindi a cuore che questa commissione permanente operi con efficacia e non si riduca ad una semplice spunta su una checklist di cose che si dovevano fare e allora sono state fatte ma senza un reale interesse a che il problema vero sia risolto.

Mi si potrebbe dire che delle donne pure esistono nelle gerarchie e nelle strutture tecniche del CAI e se queste donne, come l’avvocata Fiorucci, un problema non lo percepiscono forse questo problema in realtà non esiste.

Qui vorrei fare un discorso più profondo, sul bisogno di appartenenza ad un gruppo. E parto dalla mia esperienza di ingegnera che ha quindi sempre vissuto ambiti prevalentemente maschili dall’università al luogo di lavoro.

Il desiderio di essere accettati è un motore potentissimo dell’animo umano. E’ stato studiato che sentirsi esclusi attiva le stesse aree della corteccia cerebrale del dolore fisico. Provoca dolore. E per evitare questo dolore a volte si scende a compromessi, si preferisce far finta di nulla, si sorride ad una battuta fuori luogo o addirittura la si dice per prime, per ottenere approvazione. Come dire “vedete, la penso come voi? sono una di voi”. Ma tutto questo ha comunque un prezzo. Il prezzo di non poter essere noi stesse in modo autentico, di dover rinnegare una parte della nostra identità pur di essere accettate. Questa dinamica che ho descritto spero possa aiutare a capire i motivi per cui forse – ma non ne sono sicura, non la conosco – l’avvocata Fiorucci e altre donne come lei negano che esista un problema di sessismo nel CAI.

E’ per tutti questi motivi che io e altre donne abbiamo deciso che bisogna fare qualcosa per cambiare questo CAI e per immaginarcene insieme uno nuovo, che sia davvero una casa per tutte le socie e tutti i soci. Abbiamo deciso di fare una rivoluzione che ho chiamato Primavera Alpina. C’è già una pagina facebook di questo movimento www.facebook.com/primaveraalpina e presto ci sarà un sito web. Ma soprattutto il 1 Marzo ci sarà il nostro primo incontro online, aperto a tutte le donne del CAI e in generale amanti della montagna interessate a capire cosa si può fare tutte insieme per superare il sessismo nel CAI e rimuovere davvero gli ostacoli che impediscono una partecipazione piena delle donne alla vita associativa. Donne, riprendiamoci le montagne, devono essere casa anche per noi.

Uguaglianza di genere nel CAI ultima modifica: 2023-02-02T05:11:00+01:00 da GognaBlog

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343 pensieri su “Uguaglianza di genere nel CAI”

  1. @  199
     
    Ce n’eravamo accorti. E ti esorto a una maggior attenzione: qui per un nonnulla partono colpi di bombarda.  😉😉😉

  2. Alessabdra scrive:
    Quello che so e sui cui mi concentro è che tra due soci è successo qualcosa – bada bene, non negata da nessuno dei due, neanche dall’accusato – che ha portato la socia a un disagio tale da costringerla alla denuncia.Alessandra, i fatti di cui si hanno versioni differenti possono normali contatti,  anche riferibili a un vero e proprio approccio, che lui probabilmente non nega e che verosimilmente c’è stato. Tutto ciò è stato interpretato dalla accusatrice come molestia,  ma  i PM hanno ritenuto,  a detta di quanto riferisce Montani nel comunicato e per ora non smentito da nessuno, che questa accusa non fosse credibile, sottolineando varie circostanze contraddittorie rispetto al racconto della denunciante.  Allora, ti chiedo e se la signora ci avesse ricamato sopra, per ripicca? per un secondo fine? Per fargliela pagare per cose non strettamente connesse col disagio vissuto dalla signora in conseguenza del presunto approccio? Che ne sappiamo noi. Tu questa ipotesi non la prendi neppure in considerazione. La chiudo qui perché non spetta a noi fare gli inquirenti e  provo persino imbarazzo a fare ipotesi, se pure a mero scopo dialettico.  Vorrei solo invitarti a considerare che quando ci sentiamo coinvolti in battaglie generali, del tutto rispettabili, di fronte ai casi particolari si corre il rischio di essere iper- garantisti con una parte e giustizialisti con l’altra. Concordo  su alcuni scivoloni di stile nel comunicato. 

  3. @  189
     
    Teo, pensa a quell’altra celeberrima battuta del Berlusca rivolta alla Merkel. Oggigiorno verrebbe fustigato pubblicamente a cu*o nudo di fronte al Reichstag.
     
    La battuta fu talmente enorme che mi sono sempre domandato: “Ma è vera o non è vera?”.
     
    E mi sono risposto: “Visto il soggetto, se non è vera è di sicuro verosimile!”. 😂😂😂
     

  4. @195 piu’ che altro bisognerebbe diffidare l’anonimo “Teo” a non dire (altre)  idiozie. La denuncia e’ stata archiviata, ma non c’e’ stata nessuna pronuncia ( ne’ di innocenza ne di colpevolezza ), e’ stato spiegato per bene qui su queste pagine, a prova delle teste piu’ dure… 
    E si, la misura e’ colma, ma purtroppo dovremmo sorbirci altri 50 interventi dei Teo, dei Giulio, dei Paolo e di tutti i caioti per mancanza di appiglio
    Citando Enri, ma perche’ non vi sfogate con un po’ di trazioni al trave?

  5. Io mi chiedo come si possa pubblicamente continuare a diffamare una persona che è stata dichiarata innocente in sede giudiziaria, apostrofandolo con termini quali sleale e vigliacco.  Questa cosa, che ovviamente è figlia del fatto che il web ha dato parola, ahimé, a tutti, mi inquieta. Perché un domani potrebbe capitare a chiunque altro. Secondo me la misura è colma, e quantomeno una bella diffida da parte di Montani ci starebbe bene. 

  6. Marco scrive:”Cara Alessandra, esattamente. La mia narrazione puramente immaginaria, ma non inverosimile, era volutamente finalizzata a bilanciare la narrazione che ne hai fatto tu, che, non sapendo in realtà come sono andate le cose, esattamente come me, ti sei fatta però un film nel quale l’ unica persona meritevole di empatia parrebbe la signora denunciante.”

    Esattamente qui sta la grande differenza tra me e te Marco.
    Tu ti sei dovuto fare un film, inventare uno scenario immaginario in cui Montani potrebbe meritare empatia.
    Io mi baso solo ed esclusivamente su circostanze reali, note pubblicamente.
    E le circostanze reali – a cui bada bene io non aggiungo nessun tocco di immaginazione a differenza di quello che fai tu – sono che sono avvenuti degli eventi a seguito della quale una socia e collaboratrice del CAI ha ritenuto di dover denunciare un uomo anche lui socio ma molto in alto nella catena gerarchica associativa.
    A seguito di questa denuncia il socio non ha detto che la socia è matta e si è inventata cose che non sono mai successe. Bada bene che nelle dichiarazioni precedenti all’archiviazione non era questo che Montani diceva bensì diceva che di quegli eventi lui aveva una sua versione a cui non chiedeva a nessuno di credere.
    Quindi, se dei fatti si potevano avere più versioni, qualcosa è successo.
    Credo che questo sia pacifico.
    Poi che questo qualcosa non costituisca reato per me è secondario, anzi non me ne frega *nulla*.
    Quello che so e sui cui mi concentro è che tra due soci è successo qualcosa – bada bene, non negata da nessuno dei due, neanche dall’accusato – che ha portato la socia a un disagio tale da costringerla alla denuncia.
    Io solo di questo parlo.
    Poi si potrebbero dire altre cose.
    Montani è stato ipocrita perché nel famoso comunicato successivo all’archiviazione – quel comunicato che io ho letto su montagna.tv non sul corriere non è del CAI, non compare sul sito del CAI, qui qualcuno ha suggerito che fosse dell’avvocato di Montani per cui ancora più scorretto è che venga fatto passare come comunicato dell’associazione – ha iniziato a insinuare che invece la socia abbia mentito. In quel comunicato si parla di “fatti non veri” e non più di una diversa versione dei fatti. Immagino che Montani possa aver modificato la sua comunicazione ora che si sente al sicuro ma questo me lo fa apparire ben più sleale e vigliacco. Se avesse ritenuto che la socia aveva inventato tutto di sana pianta avrebbe dovuto dirlo subito. E invece nelle dichiarazioni precedenti all’archiviazione fu molto più cauto. Anche di questo secondo me dovrebbe rendere conto.
    Aggiungo anche che questo comunicato – che ribadisco, non è del CAI – è indegno anche perché fa il nome della socia.
    Anche qui da notare la vigliaccheria della vendetta.
    E’ quella meschinità che io trovo indegna di una persona della sua carica.
    E’ stato archiviato? Ok, si godesse la serenità che ne deriva. Non ha senso inferire su una donna che plausibilmente stava male e potrebbe star male tuttora insinuando – ora che lui si sente al sicuro dalle aule giudiziarie – che lo abbia accusato sulla base di fatti non veri, soprattutto perché prima dell’archiviazione non diceva questo, diceva che di quei fatti c’erano varie versioni, la sua e quella della signora.
    Sembra una differenza sottile ma è enorme. Un fatto non vero è un fatto che può essere stato inventato di sana pianta laddove un fatto di cui uno ha la sua versione è un fatto prima di tutto. Qualcosa di cui discutere e di cui si possono avere varie letture. Ma qualcosa che è successo.
    E invece di godersi l’archiviazione non solo Montani insinua che questi fatti che prima lui non rinnegava siano falsi, consente anche che venga fatto il nome della socia.
    Ecco, per me un uomo con questo livello umano non può essere presidente del CAI.

  7. E’ difficile aspettarsi che le persone coinvolte abbiano voglia di entrare nel merito di queste vicende, sarebbe pure  sgradevole  menarsela esibendo troppo il trofeo.  Se poi è vero che c’è un procedimento disciplinare CAI in corso  (non ne ero al corrente), le  dichiarazioni sono ancora meno opportune. Ciò che aveva da dire,  limitatamente all’esito della questione  giudiziaria,  l’ha affidato a quella nota del CAI che è a lui riferibile, come dice il Corriere.it:”A scriverlo in una nota è il Club Alpino Italiano, per mano del suo numero uno, l’architetto Antonio Montani.” 
     
     

  8. Alessandra perdonami ma una persona che vuole fare delle domande non le fa con dei commenti su Facebook ad una carica pubblica.. Ti ci vedi Giorgia Meloni che risponde alle critiche su Facebook?
    Il tuo modus operandi sembra un po’ più una protesta di parte che una richiesta di dialogo. E poi quando Montani ti risponde che la giudice ha ritenuto la sua versione dei fatti attendibile e l’altra no tu cosa dici? Che la giudice è stata traviata dal patriarcato nella sua valutazione? Che tanto alle donne non crede nessuno e questo è uno di quei casi? 

  9. Cara Alessandra, la Vicepresidente Franceschini ha rilasciato dichiarazioni ai giornali su un’indagine penale in corso e con un procedimento disciplinare sullo stesso tema in corso.
    Il problema non è la reazione di Montani è la divulgazione per mezzo stampa di questioni private che così dovevano rimanere in quel momento data la segretezza delle indagini.
    Inoltre il danno non lo ha creato Montani, lo ha creato chi ha divulgato a mezzo stampa questioni di cui non vi era certezza (vedi archiviazione).
    Se aspetti con ansia il responso del procedimento disciplinare nei confronti di Montani allora aspettati anche quello nei confronti dei due Vicepresidenti.

  10. Alessandra scrive: “Quello che mi è risultato penoso Marco è che inizi dicendo che non sai nulla nello specifico della vicenda di Montani eppure crei una narrazione immaginaria, uno scenario ipotetico in cui Montani è un poco alla “pari” con la donna che lo ha accusato.”Cara Alessandra, esattamente. La mia  narrazione puramente immaginaria, ma non inverosimile,  era volutamente finalizzata a bilanciare la  narrazione che ne hai fatto tu, che,  non sapendo in realtà come sono andate le cose, esattamente come me, ti sei  fatta però un film nel quale l’ unica persona meritevole di empatia parrebbe la signora denunciante. O comunque quella che ne merita di più.  Però attenzione, il mio intento non era quello di discolpare Montani , spinto da  riflesso incondizionato  patriarcale, non  ho affermato che non meritasse la denuncia o che la signora meriti biasimo perché l’ha denunciarlo! Non posso giudicarlo. Certo, ho volutamente preso in considerazione l’ipotesi che anche lui possa meritare attenuanti e comprensione umana,  mentre per quanto riguarda il punto di vista della signora, degnissimo di riguardo, bastavano già le tue considerazioni. Volevo invitarti a riflettere che non siamo nella condizione di poter stabilire chi ha provato più o meno angoscia tra i due,  e neppure di stabilire come vadano esattamente ripartite le colpe. Tu parti dal presupposto che Montani sia comunque colpevole nei confronti della signora, benché non sul piano giudiziario,  io non ho neppure questa certezza, guarda un po’. Ti racconto  una cosa: seppi della vicenda quando fu diffusa la notizia della lettera dei 30 scrittori che chiedevano a Montani, neoeletto,  le sue dimissioni in attesa dell’esito della causa giudiziaria. Sai cosa ho pensato? Eccolo: “Ma cosa spinge davvero queste persone?  A me non piace che una persona che ha in corso un’indagine  per un’accusa, quale essa sia, venga messa alle strette per dimettersi prima della  sentenza, mi sembra  violento e ingiusto! E se l’accusa fosse arrivata col proposito di sabotare la sua candidatura ? Io non ti conosco e non so nulla delle tue vicende, ma vai avanti Montani! Se verranno accertate le tue responsabilità, caxxi tuoi, ne riparleremo!> Questo perché tendo a mettere in discussione qualsiasi cosa. 
    E’ vero, per me in partenza pari sono, non parto da una posizione di pregiudizio, tu invece osservi attraverso la lente della lotta di genere,  rivendichi il tuo posizionamento dalla parte  svantaggiata nello squilibrio di potere esistente tra i sessi.  La questione di fondo è questa.  Tu ti senti in conflitto. Io non vivo questo conflitto, non mi sono mai sentito in conflitto con l’altro genere,  provo a  empatizzare  con  l’essere umano, uomo o donna che sia,  per cui cerco di immedesimarmi in entrambi, con i miei ovvi limiti.  Ma per me ci sono le persone, punto. Non ho mai ragionato per generi,  ritengo di far parte di una generazione (ho 46 anni)  che dà la parità tra generi  qualcosa di acquisito, certamente  nel mio modo di pensare, per quanto non mi ritenga immune  dai pregiudizi culturali.

  11. Anche se OFF TOPIC, mi viene da chiedermi chissà cosa sarebbe successo se il Berlusca avesse fatto oggigiorno la famosa battuta sulla Bindi..sono passati solo 14 anni, ma sembra un secolo fa..avrebbero chiesto il carcere a vita

  12. A me pare che tutto questo polverone nasca da una valutazione completamente irrazionale della situazione.
    Stiamo parlando di un’associazione con più di 300000 iscritti che viene etichettata come “maschilista” perchè UN istruttore si è comportato in modo sgradevole, e il presidente è stato denunciato per molestie sessuali e ASSOLTO dopo un regolare processo, perchè “Il Giudice, come già prima il Pubblico Ministero, ha ritenuto che il racconto della signora … non fosse credibile, e ha sottolineato varie circostanze contraddittorie rispetto al racconto della denunciante”
    L’atteggiamento di Alessandra verso Montani è ossessivo: è stato accusato e il processo ha dimostrato che è INNOCENTE, avrebbe dovuto pure scusarsi con l’accusatrice dopo quello che ha verosimilmente passato? O essendo uomo è colpevole per definizione, e allora si poteva pure risparmiare il processo? Che possa risultare antipatico ci sta, per carità, ma che sia colpevole anche quando è INNOCENTE no.
    E che si debba dimettere essendo INNOCENTE mi sembra un’enorme… cosa discutibile (eufemismo).
     
    Se anche fosse stato dichiarato colpevole non stiamo poi parlando di un’aziendina di 5 persone col padroncino che la dirige da 50 anni: stiamo parlando di un’associazione enorme e ramificata, e di una carica elettiva della durata di tre anni, sfido chiunque a plasmarla a sua immagine e somiglianza con i poteri di cui dispone in un tempo così ridotto – quindi sarò limitato, ma non vedo il nesso tra il Presidente e il CAI così terribilmente “maschilista”.
     
    Prendo atto, come correttamente suggerisce Pasini, che “lei è così” e “me ne faccio una ragione”, ma mi risulta difficile non notare che le conclusioni di Alessandra poggiano praticamente sul nulla.
     

  13. Ancora con Montani!!! Quando la smetterai???
     
    E poi non mi venite a dire che questa persona e le sue fragilità non sono un problema per il CAI… lei deve trovare un modo per risolvere i suoi problemi emotivi, altrimenti non uscirà mai dalli stallo in cui è prigioniere. Ma non è compito del CAI risolvere i problemi personali dei soci.

  14. Marco al commento 146 scrive:”Mi dispiace che tu abbia, da certe cose che dici e scrivi, una visione così sgradevole dell’uomo e dell’idea che l’uomo possa avere della donna.”

    Ci ho messo un poco a rispondere a questo commento, perché mi è risultato particolarmente penoso.
    Inizio scrivendo che non ho degli uomini in generale una visione sgradevole. Non più di quanto ce l’ho delle donne. In entrambi i casi sono i singoli esemplari della specie homo sapiens, donne o uomini che siano, che possono distinguersi per un livello basso di civiltà.
    Quello che mi è risultato penoso Marco è che inizi dicendo che non sai nulla nello specifico della vicenda di Montani eppure crei una narrazione immaginaria, uno scenario ipotetico in cui Montani è un poco alla “pari” con la donna che lo ha accusato.
    Questo in realtà è un meccanismo che sempre si crea, quello dell’empatia verso gli uomini che sono sottoposti a certe accuse. E’ il riflesso della cultura patriarcale in cui siamo immersi. Si da per scontato che l’uomo non abbia fatto nulla di male o se lo ha fatto è perché era accecato o perché i due non si sono capiti e varie ed eventuali.
    Insomma, la responsabilità di un uomo finisce sempre per smaterializzarsi.
    E la donna diventa l’arpia che commette l’oltraggio di denunciare.
    Ti ripeto, è un meccanismo noto e non mi “sorprende” ma vederlo in atto mi addolora, proprio perché mi immagino quello che può avere provato e tuttora provare la donna che ha denunciato.
    Per quanto riguarda l’andarci giù dura con Montani, devo dirti che io ritengo ingiustificabile la scena rabbiosa di quando alle elezioni Lorella Franceschini si è dimessa. Te lo dico da persona che ha avuto episodi analoghi in passato e quando mi è accaduto mi sono poi col tempo scusata con la persona contro cui ho avuto una reazione sbagliata e con tutti i presenti. Mi sono scusata con i presenti perché mi sono resa conto che non avrei dovuto comportarmi in quel modo, che non dovevo con la mia rabbia senza controllo alimentare un clima di poco rispetto tra le persone. E questo io credo avrebbe dovuto farlo anche Montani, scusarsi pubblicamente con l’assemblea e con tutte le persone iscritte al CAI visto che quanto accaduto è stato poi diffuso su youtube.
    Per la vicenda giudiziaria, ho provato a porre a Montani stesso le mie perplessità sulla sua pagina facebook, credo in modo assolutamente civile ma lui ha preferito ignorare le mie domande. La democrazia consiste anche nel poter porre domande a chi riveste certe cariche. Poi sta a ciascuno trarre le proprie conclusioni sulle risposte o non risposte che si ricevono.

  15. Credo inoltre che ci sia un equivoco ideologico di fondo, non solo sul caso di specie ma addirittura nell’intera società occidentale (quindi anche ben oltre i confini del CAI): una qualsiasi Commissione Pari Opportunità NON è una specie di polizia giudiziaria interna che colpisce eventuali atti esecrabili sul piano delle relazioni dirette fra individui. Tali atti, ammesso che abbiano riscontri giuridici, vanno denunciati nelle opportune sedi (es. procura), ma da parte della persona danneggiata, non da parte del CAI. Se tali atti, anche senza arrivare a rilievi giuridici, costituiscono in ogni caso degli episodi disdicevoli, allora si applicano, internamente al CAI, le norme generali (cioè che riguardano qualsiasi tipologia di atti “disdicevoli” sul piano comportamentale, non  solo quelli della sfera “sessuale”) norme già previste dai nostri regolamenti di disciplina.
     
    Ma tutta ‘sta roba qui NON è competenza di una Commissione Pari Opportunità, la quale deve garantire che non vi siano discriminazioni nelle carriere interne al CAI in funzione del genere. Esempio: “non ti promuoviamo istruttore titolato perché sei donna”, oppure “non ti votiamo come Presidente di Sezione perché sei donna” ecc ecc ecc. Gli ostacoli possono essere diretti, ma anche indiretti, ovvero in termini di vischiosità dei meccanismi e la Commisisone ciò deve correggere e migliorare.
     
    Ma la Commissione non si deve occupare di eventuali episodi specifici, tipo NUDA NUDA per capirci. Quindi temo che la signora andrà incontro a un’ulteriore e profonda delusione, perché ella, oggi come oggi, sta coltivando infondate aspettative sulla competenza della Commissione, una volta che sarà operativa a tutti gli effetti.

  16. Marco scrive:”Probabilmente anzi è convinto che sia lei a doversi sentire gratificata dalle sue attenzioni personali. Non lo riterrei uno pericoloso ma certo necessita fargli capire che certe cose non se le deve permettere. ”

    Sono assolutamente d’accordo.
    E visto che le mie richieste al diretto interessato sono risultate inutili e visto che il CAI non fa nulla per farglielo capire – perché ritiene come l’istruttore che non ci sia nulla di male in questo comportamento – io opino che ci sia un problema culturale nel CAI.
    È un problema se una persona ritiene di sapere meglio di un’altra cosa debba o non debba farle piacere.
    E se, sulla base di questa convinzione, si sente autorizzata a comportamenti che l’altra persona non gradisce.
    Siamo, credo, arrivati al nodo che è il consenso.
    Va tutto bene, nella misura in cui la persona a cui si rivolgono attenzioni mostra di gradirle.
    Altrimenti c’è un problema.
    Io quel problema mi propongo di risolvere.

  17. Alessandra dice: Se chiedi a una persona la gentilezza di lasciarti stare perché i continui e insistenti inviti ti stanno mettendo ansia e quella persona ignora la richiesta e continua imperterrita secondo lei è necessario o avrei dovuto aspettare di trovarmelo sotto casa?E considerando il fatto che questa persona il mio numero lo aveva non perché io glielo avessi dato ma perchè era il capogita e io lo avevo contattato per iscrivermi alla gita, l’ossessione a che livello si può considerare?Ribadendo quanto sotto, che non potrei mettermi al Suo posto, ma spetta a Lei qualsiasi valutazione  e decisione, personalmente ritengo che il fatto di bloccare una persona  non riduca in generale la possibilità di ritrovarsela  sotto casa.  Non ritengo che il particolare del numero di telefono basti a considerarlo particolarmente ossessionato, probabilmente ritiene dalla sua posizione di istruttore  normale poterla contattare  e permettersi certe intrusioni e confidenze. Probabilmente  anzi è convinto che sia lei a doversi sentire gratificata dalle sue attenzioni personali.  Non lo riterrei uno pericoloso ma certo necessita  fargli capire che certe cose non se le deve permettere. 

  18. Spetta solo alla persona che è vittima di questi comportamenti decidere come reagire 

  19. Cara Alessandra, quello che descrivi configurerebbe già il reato di molestie non bisogna temere a chiamarle col loro nome. E non c’è bisogno che lo definisca tu, c’è il c.p,  articolo 660. Se inoltre ti generava un perdurante grave stato di ansia o un fondato timore per la tua incolumità siamo già nel reato di stalking 612 bis c. p. 
     

  20. Al di la’del caso specifico di questa singola persona (che, a mia sensazione – ma sono nel CAI da 54 anni e conosco il modus operandi – è già stata scaricata dal sodalizio), il tema ideologico è un diverso.
     
    Sento spesso lamenti di chi dice che il CAI auale perde i giovani talenti alpinistici e soprattutto arrampicatori, che non si fa più montagna, che la rivista è polenta e mucche ecc ecc ecc.
     
    Bene se si vuole di nuovo un CAI “montagna-centrico” dobbiamo scrollarci di dosso faccende ideologiche come questa, perché impegnano ingenti risorse nervose e fisiche, distogliendole dall’obiettivo statutario, che è quello ben definito dall’art 1 del ns Statuto.
     
    Non ce l’ho in particolare con questa signora, anche se temo la sua possibile diffusione di fatti da lei travisati: per esempio se costei considera NUDA NUDA una “violenza sessuale”, magari scrive in giro a giornali e sui social che il CAI è un covo di violentatori seriali, determinando un grave danno di immagine. Questo è il pericolo che il CAI può ricevere da lei.
     
    Se non fosse per questo specifico risvolto, un undividuo su 327.000 soci totali incide niente. Viceversa è rilevante capire cosa vogliamo, noi soci CAI intendo. Il CAI non è un centro di recupero né un ambulatorio psicologico. Il CAI deve pensare a “produre” montagna. Certo, ci deve essere una correttezza generale fra i soci, ma essa c’è. Solo questa signora, per problemi personali suoi, “vede” nel CAI un diffuso marciume, che invece non c’è. Stante che la correttezza di base fra i soci c’è, il resto non ci deve interessare.
     
    Se per puntare prioritariamente a produrre montagna, non riusciamo ad ottemperare al ruolo di buon samaritano verso questa signora o, in futuro, altri individui, io affermo chiaramente che e’ un prezzo (umano) che dobbiamo avere il coraggio di sostenere.
     
    Altrimenti ci trasformeremo sempre più in un’opera caritatevole e…oggi aiuta questa signora, domani quello per altre cose, dopodomani quell’altro… alla fine tutte le energie del sodalizio finiranno in queste destinazioni e… montagna addio.

  21. @175 Però cerca di chiarirti bene le idee, poi ci esponi il tuo pensiero in modo più rilassato. 

  22. @174 insulto? Dimmi chi dove e quando avrei insultato:) Non capisco questa tua reazione isterica 🙂 siamo al Delirio, ennesima riprova della linea di pensiero di probabili intellettuali radical chic di sinistra, che credono di impartire lezioni morali ed educative a quello che loro ritengono il popolino (PS: sono apolitico da anni). Comunque nessun trauma, caro Giacomo, forse hai letto male o anche tu interpreti a piacimento alcune frasi, tu sì per insultare e cercare di denigrare..mi spiace per te:)

  23. Marco scrive:”Anche il fatto di “bloccare” una persona spesso ha l’effetto di inasprire gli animi, a meno che non si arrivi a livelli di ossessione tali da renderlo necessario.”

    Se chiedi a una persona la gentilezza di lasciarti stare perché i continui e insistenti inviti ti stanno mettendo ansia e quella persona ignora la richiesta e continua imperterrita secondo lei è necessario o avrei dovuto aspettare di trovarmelo sotto casa?
    E considerando il fatto che questa persona il mio numero lo aveva non perché io glielo avessi dato ma perchè era il capogita e io lo avevo contattato per iscrivermi alla gita, l’ossessione a che livello si può considerare?

  24. Andrea Giudici scrive:”Alessandra se lei non vuole sporgere denuncia nessun problema ma non può definirle molestie e non si può definire molestatore chi l’ha infastidita.”

    Non ho mai definito molestatore l’istruttore in questione e non ho mai scritto o detto di aver subito molestie.
    Ho solo portato l’esempio dell’istruttore in questione come di uno che si comporta in modo secondo me non corretto e soprattutto del fatto che di questi comportamenti non corretti non interessa nulla a nessuno, visto che quando ne ho parlato mi è stato risposto che è normale e che lui fa così.

  25. @173 Sai io invece trovo squallido il ripetere decine di volte, in tutte i modi piu’ irrilevanti ( eufemismo ) possibili, il tuo dissenso, spesso con espressioni vicine all’insulto. Per altro ben protetto dall’anonimato – sara’ il tuo trauma infantile…

  26. @ come fai a coniugare “discutibili obiettivi” con “video sincero”..io di squallido trovo il video (dove peraltro parla al minuto 2 e 36 di violenza sessuale, che è comunque cosa diversa da molestia) e trovo anche incomprensibile che una persona intelligente come Gogna le abbia dato questo spazio. O tempora o mores..

  27. Grazia. Il numero di commenti su questo tema, qui e nel post sulla vicenda Montani, dimostra quanto il tema sia oltremodo “sensibile”. Non intendo intervenire. Noto solo che Alessandra tiene testa con garbo ma con tenacia crovelliana, ad una muta di uomini che vorrebbero insegnarle come va il mondo e come stare al mondo, compreso come si gestiscono le avance degli arrapati, ricorrendo a volte in questo impeto rieducativo anche a morsi e calci negli stinchi. Io apprezzo la sua educazione. Le donne della mia generazione avrebbero risposto in modo molto più duro.  Per molto meno io mi sono preso dei bei ceffoni morali che ancora mi bruciano. E non riescono a non prendere atto che lei è così, non è una “matta” (da che pulpiti proviene poi la diagnosi) ma una persona, come altre, che ha una sensibilità e forse una ipersensibilità ad alcuni comportamenti legata ai fatti suoi che a loro appaiono del tutto normali o quasi. Chiuso. Se ne facciano una ragione. Questo non significa condividere ma solo prendere atto. Poi è legittimo esprimere il proprio dissenso su alcuni comportamenti o azioni pubbliche che lei promuove. Ma come abbiamo detto più volte si interviene sui comportamenti e non sulle emozioni e i sentimenti personali, dicendo “no, tu non devi viverla così ma devi viverla come dico io”. Un comportamento maschile che fa imbestialire la maggior parte delle donne, almeno così ho imparato nella mia esperienza di fallimenti personali. 

  28. Nella buca si è finiti a seguito di azioni senza alcuna lucidità condotte della signora, non tanto in questa sede ma nei mesi e mesi scorsi in ambito CAI territoriale. Se le figure CAI a lei prossime (sezione, regione) si sono ormai defilate, significa che lei le ha sfinite all’inverosimile. Urge che le autorità centrali del CAI ne monitorino il comportamento, pena il rischio di danni di immagine per il CAI in quanto istituzione. Con le tecnologie di oggi, è un attimo mandare in giro notizie senza un fondamento effettivo, tramite video, mail, lettere ai quotidiani… poi ricostruire un’immagine “degna” del CAI sarà un cammino tutto un salita e complicatissimo.

  29. Mi pare che ormai le cazzate abbiano abbondantemente sbroccato. E questa volta non e’ solo Crovella. Sono pure scattati gli avvocatini che blaterano del dovere della denuncia, di diffamazione e altre ciance – per altro non mi pare che Alessandra abbia usato la parola molestie, ma anche se fosse?
    Del resto era prevedible: dalla guerra personale di Alessandra (certamente con discutibili obiettivi) ad uno squallido sbrodolio di testosterone…
    Dopo tale patetica prova, provo simpatia per Alessandra, con il suo nome e cognome e il suo video sincero, di cui peraltro non condivido praticamente nulla.

  30. Alessandra dice: Tanto nessuno ci crederà in ogni caso.
    Non condivido questa sfiducia, è vero che spesso la cronaca ci porta a pensare ciò, anche a ragione, ma tanto più  di questi tempi che la sensibilità  è elevata, mi pare esagerato dire aprioristicamente che non si viene credute.Piuttosto occorre sempre valutare se la situazione sia tale  da  arrivare a compiere quel passo. E  capisco che non sia  facile.Provare a mantenere buoni rapporti dentro una sezione è sempre preferibile, non foss’altro perché ce li si ritrova spesso davanti in escursione o nelle attività della sede.  Anche il fatto di “bloccare” una persona spesso ha l’effetto di inasprire gli animi, a meno che non si arrivi a livelli di ossessione tali da renderlo necessario.  Ma se la conoscenza è limitata e, come mi pare di capire, non gli hai dato troppa confidenza è difficile che abbia avuto tempo e  modo di sviluppare un attaccamento tale da diventare ossessivo in modo preoccupante. Tanto più se è uno abituato a fare così con tutte, probabilmente dopo un po’ avrebbe gettato la spugna,   magari con l’intervento di un terzo che, dandogli una strigliata o prospettandogli ripercussioni, l’avrebbe riportato alla ragione. Se ci si sente in pericolo , per quanto possa essere solo una sensazione soggettiva, e si pensa di non riuscire più a gestirla in solitudine, è sempre bene cercare l’intervento e l’aiuto di un terzo. Se ti sei sentita così e ne hai parlato, cercando l’intervento di qualcuno, hai fatto la cosa giusta.  Ciao

  31. Roberto, a me sembrava che già le considerazioni dell’articolo fossero in una buca, per cui non me la sono sentita di scendere.
    Mi sorprendo di vedere così tanti commenti. 

  32. Alessandra se lei non vuole sporgere denuncia nessun problema ma non può definirle molestie e non si può definire molestatore chi l’ha infastidita.
    Mi dispiace ma è così.
    La chiosa finale in ogni caso è esplicativa del suo pensiero non particolarmente elaborato

    Perché dovremmo poi?Tanto nessuno ci crederà in ogni caso.

    Se questa è la sua fiducia nella legge va bene, prendiamo atto.

  33. La mia sensazione è che la duscussione sia finita in una buca, come spesso accade. Quando sei in una buca continuando a scavare non fai che scendere sempre più giù. Per uscirne fuori bisogna cambiare il punto di vista. Come succede in montagna di fronte ad un passaggio che sembra insormontabile.

  34. Andrea Giudici scrive:”Le molestie sono un reato penale: se fossero state molestie era dovere della signora Gionti fare una denuncia. Senza una denuncia che lo attesti non sono molestie”

    Era dovere fare una denuncia?
    Dovere?
    Ma lei è serio?
    Ma secondo lei una donna che subisca una molestia ha il *dovere* di denunciare?
    Come non bastasse l’aver subito una molestia dovremmo farci carico pure di affrontare tutto quello che una denuncia implica?
    Una donna denuncia se sente che è la cosa giusta per lei.
    Senza nessun dovere.
    Se per se stessa ritiene di farlo, allora lo fa.
    Ma non dobbiamo sentirci in obbligo di portare avanti nessuna crociata.
    Perché dovremmo poi?
    Tanto nessuno ci crederà in ogni caso.

  35. @162 se si pubblica un video, inevitabilmente ci si espone alle critiche. Non vuoi critiche? Non pubblichi nulla, e non rompi i coglioni al prossimo. Semplice no?

  36. @ 159
    Del ‘gentile’ istruttore di roccia non è stato fatto il nome. E non credo che esista il reato di diffamazione contro anonimo.
     
    I nomi a me noti sono quelli di Alessandra Gionti e Antonio Montani.
     
    Il secondo è sposato con figli. È stato denunciato, indagato e infine il suo caso è stato archiviato.
    Per quanto tempo è durata l’indagine? Come si è sentito in tutto questo tempo? La vicenda ha influenzato i rapporti con la moglie e le figlie? Sí, eh?
    E descriverlo ancora come un molestatore mi pare ingiusto se non emergono altri fatti.
     
    E per quanto riguarda Alessandra vi domando: quante ne sono state scritte contro di lei nel forum? 
     
    Ragazzi, qui non stiamo discutendo di Milan-Inter ma di esseri umani, da una parte e dall’altra.
     
    … … …
    In quanto al buon Crovella mi sovviene un saggio proverbio: “Non svegliare il Carlon che dorme”. 
    E qui – lo ammetto – spesso cado in fallo. 😉😉😉
     
     

  37. Limitiamoci alla faccenda CAI. Una delle principali cause delle incomprensioni e dei conflitti tra essere umani è l’attribuzione reciproca di intenzioni. Noi spesso reagiamo non al comportamento dell’altro, ma alle intenzioni che gli attribuiamo. Il primo passo per fare chiarezza è dunque quello di sospendere le rispettive ipotesi e di attenersi ai fatti. Il CAI ha istituito una commissione per affrontare il tema delle discriminazioni di genere al suo interno e ne ha stabilito con le sue regole interne la composizione.  Niente di strano. È un tema oggi molto sentito e tante organizzazioni sottopongono ad una verifica i loro processi. Una socia non condivide la composizione della commissione, rende pubblico il suo dissenso e propone un’iniziativa parallela di autoaggregazione. Dialettica democratica. Però non si ferma qui e attribuisce intenzioni negative ad altre persone coinvolte, che fanno lo stesso accusandola di comportamenti inopportuni, distruttivi e qualcuno arriva adirittura ad ipotizzare un disagio psichico. La panna montata si gonfia di nulla, di aria, facendo emergere schemi mentali e interpretazioni che non c’entrano nulla con la questione in se’ e investono valutazioni generali sulle dinamiche dell’epoca in cui viviamo. A mio parere sarebbe bene far depositare la polvere e riportare le cose al punto di partenza. Per qualcuno il tema non è importante, per altri invece lo è. Nessuno dei due è malevolo o pazzo. Un’analisi dello stato di fatto e le eventuali indicazioni operative non può che essere una cosa utile. Se qualcuno non si fida della Commissione faccia un lavoro indipendente e proponga le sue conclusioni. L’obiettivo è comune: un sodalizio che funzioni in coerenza con i suoi valori fondativi. Tutto qui. Non c’entrano le menadi femministe ne’ i maschi satiri e castratori o altri fantasmi. Poi, se interessa, si può discutere del tema generale delle discriminazioni di vario genere nella nostra società e del perché oggi alcune sono al centro dell’attenzione. Ma questo è un altro discorso.

  38. D’accordo con 158 e 159. Come ho già’ detto, se la signora in questione ritiene di aver subito molestie sporga denuncia. Se invece i suoi episodi personali o, peggio, quelli relativi ad altri ( come nel caso del Presidente del CAI) sono il pretesto per portare la sua battaglia di genere nel Cai sappia che ai più’  non importerà’ un fico secco visto che non la troveranno ne’ sensata ne’ motivata. 

  39. dalle molestie continuate del ‘gentile’ istruttore di roccia

    Ma voi lo sapete vero che state parlando di persone reali? che ci leggono, che hanno una famiglia? e non avete né visto i messaggi, nè sentito l’altra parte?
    Le molestie sono un reato penale: se fossero state molestie era dovere della signora Gionti fare una denuncia. Senza una denuncia che lo attesti non sono molestie.
    Questa altrimenti si configura come diffamazione, vediamo di andarci piano.

  40. @155 ‘mazza, oh. Ti ho SPIEGATO stamattina il tutto e te lo sei già dimenticato???
     
    Cmq ha risposto a puntino Teo.
     
    Inoltre un singolo individuo NON è il CAI. La signora, se ci sono gli estremi, eventialmente agisca nei confronti di “quel” singolo e non del CAI come istituzione!

  41. @155 non mi riferisco a nessuno in particolare, ma se battute del genere fanno andare in crisi una persona, c’è qualcosa che non va. Ormai sembra che l’uomo non sappia più vivere, la vita è talvolta dura ed è giusto che lo sia. Ma oggiogiorno abituati ad avere tutto, ci si concentra ormai sulle cazzate. Bisogna saper reagire. Io da bambino ero magro e a scuola mi prendevano in giro. Sai cosa ti dico? Non solo non ho avuto problemi psicologici ma è’ stata la mia fortuna, perchè mi ha spronato a fare qualcosa che dimostrasse che ero forte. Se nella mia vita ho fatto “grandi” salite (grandi si fa per dire con i canoni attuali, ovvio) è grazie anche a quello. Bisogna combattere la violenza, fisica e verbale, ma anche questo buonismo che sta segnando irreversibilmente il declino del mondo occidentale.

  42. Se si arriva a precisarlo significa che lo è.
    Ogni oggetto del pensiero è un oggetto.

  43. Carlo, non credi che eventuali problemi di Alessandra potrebbero essere stati aggravati dal “nuda, nuda! del ‘gentile’ compagno di gita e dalle molestie continuate del ‘gentile’ istruttore di roccia?
     
    Bada che io NON voglio accusare il CAI, ma i villani e i molestatori sí! Non ti sembra giusto? 
     
    E tutto ciò a che scopo? Almeno per fare in modo che non accada piú. 
     
    … … … 
    È ovvio e naturale che maschi e femmine debbano socializzare, forse innamorarsi, ma con rispetto verso la persona, anche se si tratta di una bella ragazza (che NON è “un pezzo di carne”). 
     

  44. @153. Ma sono d’accordo. Come non è etico uccidere, rubare o anche semplicemente denigrare o diffamare. Sappiamo tutti cos’è giusto e cos’è sbagliato (relativizzando i concetti, ovvio), però qui il nocciolo della questione era un altro. Ovvero come viene raccontata la storia. E una storia va sempre raccontata da più persone. Qualunque essa sia.

  45. e ma allora ditelo..! 
    Che poi non si può più neanche parlare di Primavera Alpina visto che le stagioni non esistono più. Gionti, ci ha pensato a questa sorta di parità di genere tra le stagioni?

  46. Teo 151. Io non sto giudicando a priori nessuno. Ovvio che bisognerebbe sentire anche l’altra parte, e questo dovrebbe fare chi fosse il destinatario della segnalazione, per appurare la rilevanza di quanto segnalato e  provvedere, se se ne desse il caso,  eventualmente, a un ammonimento bonario o a un provvedimento disciplinare. Mi limito a dire che 1) non è eticamente corretto non ammettere qualcuno a un corso di una scuola Cai con lo scopo di  proporsi privatamente. 2) non è lecito reiterare insistentemente proposte e approcci, perché si sconfina verso la molestia. Sono cose di buon senso, mi sembra. Non sono esperto,  pur essendo  associato CAI da parecchio, ma riterrei che all’interno dei regolamenti di un’associazione che ha 150 anni di vita,  ci sia quanto basta per giudicare non ammissibili entrambe le condotte. 

  47. @150 quindi se io ti dicessi che sono stato molestato da una donna quando da ragazzino ho fatto la scuola di alpinismo ci crederesti subito? :)) fammi capire, uno/una qualunque dice una cosa e manco ti chiedi che prima di giudicare dovresti sentire l’altra parte? così, per curiosità

  48. Alessandra scrive: “Questo capogita a distanza di qualche giorno ha pensato bene di contattarmi dicendo che aveva saputo che la mia domanda per il corso non era stata accettata ma che comunque lui era disposto a insegnarmi in privato.”
    Pensi che la non accettazione della domanda sia collegabile alla sua intenzione di proporsi come istruttore privato? Se sì, c’è il tanto per una segnalazione alla scuola,  dando pure per scontato che si sarebbe trattato di lezioni gratuite. Anche l’insistenza non va affatto bene, se non l’ha capito da solo dopo un po’, hai fatto bene a farlo presente. Un istruttore dovrebbe essere tenuto  a  un comportamento, se non inappuntabile, certamente più corretto, per il ruolo che riveste, di  quello che si richiede a un socio qualunque .  Non so se esista un codice etico apposito

  49. Cara Alessandra, ti sei lamentata con ben 3/4 post perché era stata lesa la tua privacy citando una sezione del CAI. Il CAI Livorno.
    Addirittura hai sostenuto che la persona che lo ha nominato potrebbe aver violato dei sistemi informatici.
    Davvero pensi che fosse una passeggiata per Montani sentire in un’assemblea pubblica, filmato, durante le indagini preliminari di un potenziale reato penale (che sono segrete) due vicepresidenti raccontare che lui aveva procedimenti penali pendenti? E vedere nei giorni successivi gli stessi soggetti rilasciavano dichiarazioni ai giornali con particolari della vicenda?
    Soprattutto se queste persone erano a conoscenza di questo fatto perché era in corso un procedimento disciplinare 
    Non pensi possa essere una violazione della privacy? Se ti sei agitata tu immagina lui e l’altra persona coinvolta come possono averla presa.
    Hai mai riflettuto su questo fatto?
    Pensi che le scuse non debbano essere da entrambe le parti?

  50. Non dico che tu abbia né torto né ragione, le cose bisogna cercare di capirle innanzitutto sentendo le due campane. E francamente di quello che ti è successo non me ne può fregare di meno. Quello che posso dire, in linea generale, è che ci sono ragazze che danno false aspettative, piace essere corteggiate, o fare le “civette” salvo poi lamentarsi quando scatenano la reazione maschile. 

  51. Chiedo scusa, nel commento precedente, n. 140, per errore ho riportato il testo 2 volte. Vorrei aggiungere, sempre rivolgendomi ad Alessandra, una banalità: anche  gli uomini provano sentimenti!  Non sono esseri anaffettivi, cinicamente a caccia di  “pezzi di carne”.  Mi dispiace che tu abbia, da certe cose che dici e scrivi, una visione così sgradevole dell’uomo e dell’idea che l’uomo possa avere della donna.  Mi esimo dal commentare e dare giudizi  sul caso Montanti non sapendo nulla nello specifico e non capisco come tu possa andarci così dura.  Mi limito a considerare che può accadere che ci si lasci andare con una persona, che il coinvolgimento emotivo vada oltre quello che ci si potrebbe permettere, e per propria situazione familiare, e per i desiderata dell’altra persona che a volte vengono fraintesi. Capita pure di insistere, purtroppo! Sbagliando! Non siamo perfetti! Ma quello che vorrei sottolineare è che il più delle volte  non c’è una persona che prova, evidentemente, disagio da una parte,  e un aguzzino insensibile dell’altra parte. C’è sofferenza da entrambe le parti. Lo sfogo di Montani che sbatte la mano sul tavolo è un chiaro segnale di profonda tensione interiore. Noi sappiamo  se ci siano state delle scuse e manifestazioni di comprensione e empatia – che tu esigeresti da Montani –  verso la presunta vittima delle sue attenzioni, nella dimensione privata della vicenda. Ma potrebbe benissimo essere. Gli uomini tendono a scusarsi parecchio, a volte questo non è sufficiente, alle volte a ragione se la combinano grossa! Quel che è certo che non è finita lì,  si è trasceso, si è arrivati a una accusa penale: la signora ha voluto dare alla vicenda una dimensione pubblica e giudiziaria con tutte le ripercussioni del caso. Era suo diritto.  Ma a quel punto i rapporti personali erano definitivamente compromessi. Mi sembra un po’ troppo pretendere da Montani, all’archiviazione del processo, una manifestazione pubblica di dispiacere nei confronti del dolore dell’accusatrice. L’unica cosa saggia che possiamo fare è, credo, rispettare entrambi esimendoci dal giudicare. 
     

  52. Fabio Bertoncelli scrive:”Visto che siamo entrati in tema gay, ecco un pericolo “della montagna” a cui sono sfuggito alla tenera età in cui non avevo ancora la patente ed ero ancor piú ingenuo di quanto sia ora.”

    Fabio, grazie per aver raccontato questo episodio.
    Condivido come te il bisogno di non farsi condizionare dai brutti episodi e rinunciare a qualcosa che ci fa bene per timore che si ripetano. D’altra parte io e te siamo stati fortunati perché a parte un poco di spavento e qualche minuto di disagio non ci è capitato nulla di brutto.
    Una cosa vorrei che si considerasse.
    Che quando una donna riceve da uno sconosciuto o un semisconosciuto un approccio invadente, a seconda della situazione può non essere semplice respingerlo.
    Ci chiediamo quale possa essere l’eventuale reazione della persona e trattandosi di uno sconosciuto è tutto un poco una scommessa, non si hanno elementi per capire se accetterà serenamente un no oppure potrà esserci una escalation.
    E ti assicuro che un uomo rifiutato può essere parecchio vendicativo e di tutto questo noi dobbiamo tenere conto. Ci insegnano fin da bambine a tenerne conto perché poi se non lo facciamo si dirà che è stata colpa nostra e potevamo capirlo che sarebbe andata in un certo modo…

  53. @143
    se questa persona l’ha maltratta stolkerizzata ecc lo denunci ai carabinieri. 
    ma lasci stare il Cai. Che  ha a che fare come i cavoli a merenda

  54. Marco scrive:”Per mia esperienza non ho mai visto istruttori o istruttrici che arrivino ad essere insistenti al punto da mettere in imbarazzo allievi o allieve e tantomeno a discriminarle se non ricambiano le loro attenzioni.”

    Racconto un episodio che è capitato a me.
    Ovviamente non pretendo che tutti gli istruttori siano come quello di cui sto per raccontare ma appunto ce ne sono, e il suo è un comportamento considerato normale.
    Un giorno ho partecipato a una gita e uno dei capogita mi ha detto di essere anche istruttore di arrampicata. Ne abbiamo parlato un poco perché avevo appena presentato domanda per il corso AR1.
    Questo capogita a distanza di qualche giorno ha pensato bene di contattarmi dicendo che aveva saputo che la mia domanda per il corso non era stata accettata ma che comunque lui era disposto a insegnarmi in privato.
    Dopo il mio gentile rifiuto è andato avanti con continui inviti e ha continuato nonostante la mia richiesta esplicita di smetterla visto che mi stava mettendo ansia.
    Sono stata costretta a bloccare il suo numero.
    E ripeto, quando ho parlato di questo episodio mi hanno risposto che era normale, che lui è fatto così.

  55. Michele scrive:”Molti dei commenti che ho letto, alcuni dei quali mi pare rasentino la diffamazione e l’insulto nei confronti dell’autrice dell’articolo (la quale devo dire li ha presi con sorprendente garbo)”

    Grazie Michele per averlo notato 🙂

  56. @139 Michele. Quello che è urgente è riportare sui giusti binari queste dimostrazioni assolutamente preoccupanti di psuedo educazione sociale. Non sto scherzando, ma sono veramente preoccupato che in giro ci sia gente che la pensa come l autrice o che, come te, pensa di avere una superiorità morale, insegnando che cosa si può dire o fare e cosa no, con piglio educativo. Come estrema destra ed estrema sinistra, alla fine gli estremi si toccano, non ho problemi a dire che tra il delirio estremo dei telebani e quello estremo femminista, ci siano, alla fin, punti di contatto. Eliminare la libertà di pensiero. Volete moralizzare la società, ma abbiamo ragazzini che girano indisturbati a picchiare la gente per strada, che sparano proiettili di gomma ai professori, psuedo studenti figli di papà che bloccano le università, e via discorrendo. Preoccupatevi di loro, non di una battuta sconcia fatta in una sede cai. 

  57. Alessandra scrive; “Quello che io ritengo non accettabile è l’idea che un istruttore consideri le donne che frequentano un corso come “territorio di conquista”.Che questo istruttore escluda la possibilità che a queste donne non interessi nulla essere rimorchiate e siano lì invece proprio solo per imparare quanto lui insegna.”Gentile Alessandra, ma è evidente  a ciascun istruttore la  possibilità che la donna possa non essere interessata ad altro che ad imparare la tecnica. A  quelli che lo sono divenuti per poter rimorchiare di più come a chi, divenuto istruttore  per tutt’altre motivazioni,  usi comunque il suo ascendente per fare colpo su qualche allieva. Non si può prescindere dal rispetto  della volontà della persona o non contemplare l’ipotesi che alcune donne o uomini possano essere li solo perché interessati ad imparare. E’ nelle cose che una persona per bene ci possa  provare ma se vede con non c’è aria, lasci perdere. Per mia esperienza non ho mai visto istruttori o istruttrici che arrivino ad essere insistenti al punto da mettere in imbarazzo allievi o allieve e tantomeno a discriminarle se non ricambiano le loro attenzioni. NON è certamente la norma ma non posso  escludere che eccezionalmente possa verificarsi, nel qual caso concordo per la tolleranza zero. Sarebbe molto grave e occorrerebbe un richiamo prima e un intervento disciplinare poi.  Tornando poi al tema dell’articolo, il gap di genere tra titolati e in generale nelle posizioni di vertice del CAI, ritengo non sia  assolutamente dovuto  a comportamenti discriminatori o a una maggiore difficoltà per la donna ad accedere a quelle posizioni  per ostacoli legati a mentalità sessiste all’interno del CAI . Può certamente incidere il maggior carico familiare. Si tratta di percorsi che richiedono dedizione. Ma il motivo principale a mio giudizio è che gli uomini sono mediamente più attratti dai ruoli leaderistici e dalle posizioni di comando. Per piacere di più alle donne?  Anche. Da che mondo è mondo, l’uomo potente esercita maggior fascino nei confronti dell’altro sesso. Attendiamo ansiosi i risultati delle inchieste  della commissione pari opportunità.Gentile Alessandra, ovvio che questa possibilità viene contemplata.  Questo che tu affermi è evidente e non credo sia messo in discussione da nessun istruttore. Neppure quelli che lo fossero diventati per la possibilità di poter rimorchiare di più o che spinti da altre motivazioni,  approfittano comunque del loro ascendente per fare colpo su qualche allieva. Non si può prescindere dal non rispettare la volontà della persona o non contemplare l’ipotesi che alcune donne o uomini possano essere li solo perché interessati ad imparare. E’ nelle cose che uno ci possa  provare ma se vede con non c’è aria, lascia perdere. Per mia esperienza non ho mai visto istruttori o istruttrici che arrivino ad essere insistenti al punto da mettere in imbarazzo allievi o allieve e tantomeno a discriminarle se non ricambiano le loro attenzioni. NON è certamente la norma ma non posso però escludere che eccezionalmente possa verificarsi, nel qual caso concordo per la tolleranza zero. Sarebbe molto grave e occorrerebbe un intervento disciplinare.  Il gap di genere tra titolati e in generale nelle posizioni di vertice del CAI, non è assolutamente dovuto, a mio giudizio, a comportamenti discriminatori o a una maggiore difficoltà per la donna di accedere a quelle posizioni per ostacoli legati a mentalità sessiste all’interno del CAI. Può incidere il maggior carico familiare indubbiamente. Ma il motivo principale è che gli uomini sono mediamente più attratti dai ruoli leaderistici e dalle posizioni di comando. Per piacere di più alle donne?  Anche. Da che mondo è mondo, l’uomo potente esercita maggior fascino nei confronti dell’altro sesso. Attendiamo però i risultati delle inchieste  della commissione pari opportunità.

  58. Molti dei commenti che ho letto, alcuni dei quali mi pare rasentino la diffamazione e l’insulto nei confronti dell’autrice dell’articolo (la quale devo dire li ha presi con sorprendente garbo), sono l’esempio lampante che affrontare la questione di genere è necessario e urgente, poiché inconscia, eterodiretta e devastante. Temo sarà molto difficile, viste le premesse.

  59. Alessandra Gionti, ma perchè non esci dal CAI visto che ti senti così tanto discriminata? Faresti un favore a tanti secondo me. Vai a manifestare in Iran visto che sei così tanto agguerrita. 

  60. Difatti hai imparato a districarti nelle sabbie mobili della vita e spero che tu ci sia riuscito adeguatamente anche in seguito, non solo nel campo specifico ma in senso metaforico nell’intera esistenza (lavoro, famiglia, vicini di casa, anche quello che ti vende l’assicurazione farlocca ecc ecc).
     
    Montagna scuola di vita: pere questo è importante il CAI. Ma non questo CAI di oggi e meno che mai quello che io prevedo per il futuro, ammorbato da Commissioni e Commissioni di stampo politically correct. E’ importante invece tornare al CAI di allora.
     
    Infatti a  coccolare i bocia (m/f), costruendo intorno a loro delle specie di bolle protettive frutto di circolari di Commissioni ad hoc, finisce che i suddetti non imparano a vivere e restano per sempre dei bambini dell’asilo, frignano e basta.

  61. Visto che siamo entrati in tema gay, ecco un pericolo “della montagna” a cui sono sfuggito alla tenera età in cui non avevo ancora la patente ed ero ancor piú ingenuo di quanto sia ora. Però i miei istruttori del CAI non me l’avevano insegnato: ho dovuto impararlo da solo.
     
     ———  CORSO  ROCCIA  AL  CAI  MODENA  ———
    Giovani e vecchi lettori del GognaBlog, volete sapere come si apprendeva la difficile arte della sopravvivenza in montagna (e in città) alla metà dei favolosi anni Settanta?
    All’andata una corriera mi portava a destinazione a Modena per le lezioni serali in sede, ma come fare per il rientro a casa? Intorno a mezzanotte mi piazzavo bello bello per l’autostop sul ciglio della via Emilia a Largo Garibaldi: una mossa che al giorno d’oggi sarebbe perfetta per un aspirante suicida, ma anche allora non mancavano i pericoli.
     
    Ricordo che una volta fui caricato da un giovane barbuto: era un gay in cerca di avventure. Allora ignoravo come giri il mondo: certe cose, quelle cose, per me succedevano solo sul pianeta Marte. E cosí mi toccò assistere allibito alle manovre varie di “seduzione” – subito stroncate! ma voi, brutti sozzoni, che cosa stavate già immaginando?
     
    Quando capitò di nuovo ero quindi ormai “esperto” nella faccenda – vi prego di non fraintendere – e capii al volo la situazione. Alle prime avances intimai categorico: «Alt! Fermi tutti». Piú o meno come i carabinieri quando fanno irruzione in qualche bisca clandestina, con la differenza che qui si sarebbe trattato semmai di svignarsela all’inglese.
     
    Per l’alpinismo valeva però la pena di rischiare questo e altro.

  62. @134 Intervengo perché dalla tua risposta emerge che ti sfugge ancora una volta il concetto di fondo: per me, per la mia vita successiva, non è stato educativo esser usciti “indenne” o per casualità o rapporti di forza o per altro. E’ stato invece molto educativo perché sono uscito “indenne” avendo imparato a gestire le situazioni (“montagna scuola di vita”).
     
    Occorre irrobustirsi, e conviene farlo iniziando fin dai 15-20 anni in poi, perché nella vita troverai sempre qualcuno che cercherà di mettertelo nel piede (a Torino si usa questa variante per indicare il concetto: è una delle nostre tante cortesie ipocrite da sabaudi). Quindi tanto vale imparare a gestire le situazioni fin da giovani. Vale per uomini, vale per donne, vale anche e soprattutto in modo traslato per ogni risvolto dell’esistenza, dal lavoro ai vicini di casa. In tal senso affermo (da sempre ) che la montagna è scuola di vita. impari lì a gestire le relazioni e le situazioni e, se sei furbo, ti porti dietro questo bagaglio nella vita di tutti i giorni.
     
    Ecco perché è altamente DISEDUCATIVO estremizzare le “protezioni” emotive, perché le persone come questa signora NON IMPARERANNO MAI  a gestire le situazioni e correranno sempre e solo a frignare dietro alle gonne delle maestre d’asilo… (nota: sono abbastanza convinto che i problemi, che esprime questa signora, non siano limitati al suo rapporto con il CAI ma siano trasversali a tutta la sua esistenza. A tal fine sarebbe interessante intervistare chi lavora quotidianamente con lei…)

  63. @129 E risaputo alla noia che non ti piace già il CAI di oggi e ci può stare (a Torino diciamo: non tutti i gusti sono alla menta). Le dinamiche dei gruppi sono le più disparate possibili e se fra i tuoi amici (che però mi par di capire non siano, come te, dei fan sfegatati del CAI) vi trovate bene anche senza parlare di montagna, fate benissimo a seguire quella procedura. Ma ti posso dire sulla base di 54 anni di ininterrotta presenza nel CAI, che quella procedura non è la più adeguata per il CAI (e di fatti voi non “amate” il CAI). Nel CAI è più utile fare e pensare come indicato, tiene il gruppo “unito”.
     
    Il punto oggi sul tavolo è però un altro: se si apre incondizionatamente a tutte queste “altre” cose, il CAI diventerà sempre peggio,  anche peggio dell’attuale (ai tuoi occhi), perché si allontanerà ancor di più dalla condivisione della montagna come interesse comune fra i soci.
     
    Il CAI di oggi, che neppure a me piace incondizionatamente in ogni suo risvolto, lo trovo ancora sopportabile e ci vado ormai quelle 3-4, max 5 uscite all’anno. Non per disgusto, ma perché le generazioni trainanti ormai sono altre, più giovani della mia. Io fornisco però, con sistematicità, contributi alternativi  ma importanti (in genere di stampo culturale o connessi alla profonda esperienza organizzativa) e di ciò ha conferma da parte dei consoci.
     
    In più, quando sono al Monte dei Cappuccini e incontro altri soci, anche Accademici (quindi alpinisti molto più di punta rispetto a me…), parlare insieme di montagna è fonte di piacere. Se dovessi tapparmi la bocca ad ogni pensiero, perché non orami si può più dire “questo”, né “quello” né “quell’altro” (in quanto concetti politicamente scorretti…), alla fine fine sarebbe un tale stress stare in contesti CAI che preferirei andarmene in qualcuno dei miei altri luoghi istituzionali (circoli sportivi, culturali ecc) e almeno lì posso dire serenamente “viva la giga, che Dio la benediga!”. 
     
    in altra occasione e solo a chi interessa spiego così la giga, quella materiale,. non quella oggetto dell’allusione. Ciao!

  64. Carlo, d’accordo.
    Però presumo che i tuoi gay non fossero erculei culturisti di cento chili e tu non fossi un timido, inesperto e gracile giovincello di metà peso.
     
    N.B. Comunque sono contento che tu ne sia uscito indenne. 😉😉😉
     

  65. @130 ma non esiste. primo perché propio l’ironia goliardica è lo strumento che smonta ogni tipo di problema di questo genere. La si mette fin da subito sull’ironico, con battute intelligenti e adeguate canzonette. Ho avuto anche compagni di gite scialpinistiche dichiaratamente omossessuali: negli anni 80 era molto più complicato, per loro, che adesso. Poiché ci si vedeva SOLO per montagna e si parlava SOLO di montagna, la loro “gayaggine” (così la chiamavamo) non incideva minimamente. Scherzandoci sopra, anche apertamente e collettivamente, si smontava il detonatore.
     
    Se uno mi avesse fatto una battuta (allora come adesso)? Gli rispondevo al volo, a voce alta e certamente ridendo “Eh, fresami il rampone!”, che è una delle tantissime battute del mio amplissimo repertorio.  Un’latra era “trastullami il rapace!”: le dicevo indistintamente a maschi e femmine. Tutti facevano una risata e la cosa si stemperava così. E’ oggettivamente accaduto e questo è il modo di convivere serenamente. Utilizzavo quelle battute anche apparentemente a sproposito, magari vedevo un falco in cielo e dal nulla dicevo “trastullami il rapace” indicandolo agli altri della compagnia. Tutti ridevano ma proprio così queste battute si caricavano di valenza ironica, goliardico e scherzosa e quindi quando le dicevo “ad personam” il clima era già goliardico si suo.
     
    In ogni caso, non sono MAI andato a protestare né per episodi di questo tipo né per le altre numerosissime “stecche” che al tempo si facevano pagare ai bocia… e che poi io a mia volta ho fatto pagare ai bocia successivi… Anzi io sono molto contento di aver vissuto il clima del CAI di quegli anni, perché (su un carattere già molto coriaceo per DNA) mi ha ulteriormente irrobustito…
     
    potrei scrivere un libro di 200 pagine raccontando tutti gli episodi (dalle pietre nello zaino al blu di metilene nella borraccia altrui…), non solo capitati a me ma che conosco o perché vi ho assistito o perché sono ormai parte della leggenda dal CAI di quegli anni.
     
    Altro che scrivere mail piagnucolanti a destra e a manca… pedate nel sedere, quella fanno crescere!

  66. Carlo, proviamo a ragionare a parti inverse.
     
    Tra i tuoi compagni di cordata c’è mai stato un gay focoso che, in gita CAI, ti abbia gridato “nudo! nudo!”, magari tastandoti speranzoso le chiappe? E se costui fosse stato un erculeo culturista di cento chili e tu un timido, inesperto e gracile giovincello di metà peso, che avresti fatto?
     
    Ti saresti difeso sul posto? o ti saresti rivolto al CAI di Torino dicendo: “Qui girano inchiappettatori“?

  67. Crovella, il Cai di oggi è già un sottocai che di più non si potrebbe, non preoccuparti. 
    Nella mia seppur limitata frequentazione ricordo invece quanto fosse piacevole discutere, anche molto animatamente, di argomenti che non fossero la montagna. Certo, c’era chi, non essendo d’accordo,  cambiava compagnia ma credo che in cordata più affinità (anche politiche) ci sono e meglio è. 
    Diverso è se l’obiettivo è lo stare in compagnia avendo un un’argomento in comune. Chi si fa andare bene tutto è perché ha paura di restare escluso.
    Conosco persone che pur di non rinunciare a una scalata o una gita a piedi o con le pelli, sono disposte a stare con chiunque, specie per quanto riguarda l’arrampicata in cui qualcuno deve darti sicura. Cosi non è mai stato per me e sarà per quello che non vedo di buon occhio le frequentazioni monotematiche.
    Andare in montagna è gioia per la vita e la vita di ognuno di noi è fatta di mille cose. 
    Vado spesso in montagna con persone che non mi piacciono ma mi pagano e di questo vivo. A parte il lavoro frequento persone con cui faccio le stesse cose (scalare e sciare mi piacciono ancora moltissimo) e con cui non parliamo quasi mai di alpinismo e/o montagna in generale.
    I paraocchi non fanno bene a nessuno e tantovale essere sempre se stessi.
    Almeno,  così la penso.

  68. Per avere un CAI che si occupi SOLO di montagna occorre che la compagine umana che lo frequenta sia monotematica, cioè che, in contesto CAI, si faccia SOLO montagna, si parli SOLO di montagna, si scriva e si legga SOLO di montagna.
     
    Sarà paradossale, ma questa è la miglior “inclusione” per il grande popolo del CAI. Chi si fa prendere dalla montagna, è ben accetto. Chi ha mille paturnie, tipo questa o similari, è meglio che si cerchi la sua strada altrove. Se nel CAI si inseriscono altre mille variabili, fondate o infondate che siano sul piano ideologico, il gruppo si spezzetta in mille gruppettini (li chiamerei “Sotto-CAI”)e tutto ciò è il prologo ideale per l’esclusione, non per l’inclusione. Se in un sotto CAI si radunano gli impallinati della montagna, prova a sovraccaricarli di menate come queste: quelli ti mandano a fan e fanno le “loro” gite, altri che includere la persona di turno!
     
    Quando ero più giovane, verso fine 70-primi 80, si è formato, in seno al CAI Torino, il gruppo di amici (sia m che f) che, più o meno, è lo stesso ancora oggi che abbiamo sui 60 anni. Ebbene quel gruppo, allora, si è coagulato ed è rimasto così unito in 40 anni perché ciò che ci unisce è SOLO la montagna. Ognuno ha i suoi altri interessi, ma li coltiva fuori sia dal CAI che dal ns giro. Parlando e praticando solo (o principalmente) montagna il gruppo si è formato e si è rafforzato, a prescindere da orientamenti politici, religiosi, sessuali (allora manco si pensava al concetto…) o addirittura di tifo calcistico. 
     
    In quegli anni, mi è capitato di arrampicare numerose volte in cordata con un altro ragazzo dall’orientamento politico diametralmente opposto al mio. Entrambi conoscevamo benissimo le nostre attività sul fronte politico e forse se ci fossimo incontrati in piazza durante una manifestazione, ce le saremmo date di santa ragione (allora non era infrequente negli scontri di piazza fra studenti opposti).
     
    Ma quando ci si vedeva fra di noi, era SOLO per la montagna, si parlava SOLO di montagna e si faceva SOLO montagna. Ricordo di aver fatto delle vie di roccia in quota (quindi fra avvicinamento, sera e notte in rifugio, salita e discesa: due giorni pieni) noi due da soli. Non abbiamo MAI litigato, perché abbiamo condiviso la MONTAGNA. Se ci fossimo messi a parlare di altro, tipo politica, diritti, problemi sindacali ecc ecc, ci saremmo menati direttamente lassù in quota!
     
    Quindi: chi ci tiene ad avere un CAI “alpinistico” non può che preferire che in ambito CAI si parli e si pratichi SOLO montagna. Per tutto il resto, tutta la pletora delle questioni del “politically correct”, ci sono infiniti altri ambiti (volontaristici o istituzionali) in cui trattare gli altri risvolti della vita. Se invece apriamo le porte a queste faccende, il CAI si spezzetterà in infiniti sotto-CAI (ben più di quanto lo sia già) e ciò porterà alla morte del CAI, inteso come club degli alpinisti.

  69. Pierlorenzo Bagnasco scrive:”E magari ci troverai pure un compagno/a (non conosco il tuo orientamento sessuale) che ti potrà dare quello che adesso ti manca.”

    Sono donna eterosessuale.
    Ma non mi manca nulla Pierlorenzo, la mia vita è molto molto felice così come è.
    Ti ringrazio per l’augurio che capisco essere animato da buone intenzioni anche se forse macchiato dal pregiudizio che una donna sola non sia completa e senza un compagno ci sia qualcosa che le manca.
    Non mi manca nulla. Ma grazie per esserti preoccupato per me 🙂

  70. Alessandra,  il tuo commento 124 spiega tutto.
    Ora siamo tutti tranquilli perché abbiamo davanti a noi un quadro chiaro della tua situazione personale  da te stessa dichiarata, senza dovere entrare in cose tue personali più intime.
    Ti suggerisco modestamente di insistere con l’analisi, che se avrà buon esito ti farà vedere in CAI come davvero è, e non come lo vedi adesso.
    E magari ci troverai pure un compagno/a (non conosco il tuo orientamento sessuale) che ti potrà dare quello che adesso ti manca.

  71. Primavera Alpina.
    Dopo la Primavera viene l’Estate. L’Estate Marina.
    Tutti al mare a mostrare le chiappe chiare!

  72. Paolo Fissore:”Senza voler cercare di capire bene (non credo si possa) gli eventuali (!) problemi delle Alessandre, delle Margherite, i consigli espliciti a frequentare psicoterapeuti”

    Io vi ringrazio tutti per la preoccupazione che state mostrando per la mia salute mentale.
    È molto caro da parte vostra.
    Allora vi rassicuro che ho già chi se ne prende cura, essendo in analisi – quella che si vede nei film di Woody Allen, con il lettino e tutto il corrimi dietro – dal 2013.
    Ed è una delle esperienze più belle della mia vita, che di certo consiglierei a chiunque.

  73. Fabio Bertoncelli scrive:”Come possiamo esprimerci in questi termini cosí pesanti se non ne sappiamo nulla? Non ti rendi conto di che razza di diffamazione sia questa?”

    Grazie di cuore Fabio. Lo apprezzo moltissimo 🙂

  74. Matteo scrive:”Ma pensare che questo movente non sia sempre presente, o, peggio, pensare che questo movente debba essere escluso in una qualsiasi situazione è fondamentalmente sbagliato e foriero di pessimi risultati. Da un punto di vista sociale ma anche da un punto di vista personale.”

    Matteo io non ho mai detto né pensato che sia sbagliato fare attività sociali con la speranza, del tutto legittima, che oltre a coltivare un interesse con altre persone che lo condividono, si possano stringere amicizie o anche rapporti che vadano oltre l’amicizia.
    Non c’è nulla di sbagliato in questo.
    È cosa del tutto umana la speranza di stringere legami di vario tipo quando si frequentano le attività di una associazione.
    Quello che io ritengo non accettabile è l’idea che un istruttore consideri le donne che frequentano un corso come “territorio di conquista”.
    Che questo istruttore escluda la possibilità che a queste donne non interessi nulla essere rimorchiate e siano lì invece proprio solo per imparare quanto lui insegna.
    Non riconoscere ad un altro essere umano una sua propria volontà ma considerarlo un oggetto a “disposizione” del proprio presunto diritto di rimorchiare, quello lo trovo sbagliato.
    Bisogna sempre capire se alla persona con cui ci piacerebbe stringere un legame di qualsiasi tipo fa altrettanto piacere.
    Bisogna fondamentalmente che ci sia consenso e che ci sia rispetto del fatto di essere in presenza di un altro essere umano con una sua propria volontà, che non esiste solo in funzione del desiderio di chicchessia di rimorchiare.

  75. Concluderei questo ormai penoso scambio di messaggi riportando quanto ha scritto Crovella e su cui sono totalmente d’accordo:
    il Cai dovrebbe parlare di montagna, arrampicata, vette, diedri……

  76. Giacomo Govi scrive:”In questo modo si sarebbe potuto valutare, tenendo conto di diverse sensibilita’, se al di la’ del codice penale fossero ravvisabili comportamenti inadeguati al buon funzionamento dell’associazione. Nell’interesse di entrambi i coinvolti. Non so se si possa ancora fare, o sia considerato sorpassato dall’archiviazione.”

    Questa mi sembra un’ottima idea ma in modo del tutto indipendente dal piano giudiziario.
    Ho letto dichiarazioni di Montani precedenti all’archiviazione in cui lui diceva che non chiedeva a nessuno di credere alla sua versione dei fatti.
    Ma quale è la sua versione dei fatti?
    Quali sono questi fatti?
    Che Montani stesso ammetta che sono avvenuti fatti di cui le varie persone coinvolte possono avere versioni diverse secondo me ci dice che qualcosa di cui discutere assolutamente c’è, ai fini dell’associazione.
    Che questi fatti non costituiscano reato per me è del tutto secondario, in quanto socia del CAI.
    In quanto socia del CAI ritengo che possano essere avvenuti fatti che, pur non costituendo reato, possono aver creato dolore e disagio nella donna che ha denunciato.
    E vorrei che qualcuno gliene chiedesse conto al presidente generale.

  77. Margherita scrive:”Io ho detto “se hai problemi con il CAI Livorno” e ti lamenti della privacy.”

    E a cosa dovrebbero essere dovuti questi problemi col CAI Livorno Margherita?
    Al fatto che ho una idiosincrasia verso le sezioni CAI nelle città di mare?
    Abbi pazienza Margherita, tu di questi miei problemi col CAI Livorno non dovresti sapere nulla perché non te ne ho mai scritto né parlato.
    Ne ho invece discusso con altre persone e nessuna di queste avrebbe dovuto venirle a raccontare a una Margherita qualsiasi.
    Soprattutto se questa Margherita qualsiasi non è capace di rispettare la riservatezza della persona sulla cui vita ha saputo dettagli.
    E mi fermo all’ipotesi che tu sia incapace di mantenere riservatezza su informazioni che non ti dovevano essere condivise.
    Ovviamente contemplo anche la possibilità che tu lo stia facendo come “punizione” perché ho anche sottolineato le mancanze di qualcuno nel CAI. In questo caso, questa persona farebbe meglio a trarre insegnamento dalla brutta figura per il futuro.
    Ma preferisco fermarmi all’ipotesi che qualcuno sia stato superficiale a dirti cose mie e tu incapace di tenertele per te.

  78. “Non esiste questo problema e, a volerlo inventare per tener dietro ai voli pindarici di questa signora, si rischia di imballare l’attività del CAI”.
    Ma figurati. Al massimo si rischia di imballare l’attività del blog, cosa che per l’appunto stai facendo con ottimi risultati.

  79. Avete ragione che il rischio futuro è che ci sarà sempre meno montagna nel CAI. Ma a ciò contribuirà anche il dilagare di fenomeni come questo.
     
    Il caso singolo, di questa signora intendo, non incide più di tanto (anche se mi par di capire che abbia gia’ stremato alcune persone, specie in area toscana). Ma il rischio è che, se non arginiamo il fenomeno di queste “proteste senza oggettivo fondameno”, il loro numero  aumenterà a dismisura. Sia come numero di casi nella singola fattispecie, sia come numero di fattispecie, con una coazione fra i due trend che intasera’ definitivamene l’attività del CAI.
     
    Oltre a questa, infatti, i  futuro potremmo avere decine e decine di Commissioni, per ogni possibile sottoinsieme statistico umano: i gay,  poi gli autistici, poi i seguaci di altre fedi religiose, e poi quelli che fanno gite col cane, poi quelli che bevono lo spritz in cima, quelli che sciano bendati, quelli che arrampicano con le mani legate dietro, ecc ecc ecc. Si dovranno compilare migliaia di memorandum, di prontuari, di relazioni ecc, ciascuna per ogni Commissione di questa categoria…
     
    Per organizzare un’uscita, un corso, una scuola dovrai preoccuparti più dei cani e dei gatti che dei soci loro proprietari e lasciare traccia scritta di aver provveduto con diligenza a tutto. Moltiplicato per “n” commissioni…
     
    In tutto questo bailamme, la Montagna sarà sempre più marginalizzata, fino quasi a scomparire. Sia come attività sia come argomento di condivisione fra i soci sia, infine, come spazio che, in futuro, le sarà riservato sulla rivista: due misere paginette, alla fine del numero, dopo che le innumerevoli Commissioni di tutela avranno pubblicato, nelle pagine precedenti, le loro strabordanti  relazioni operative. Ecco perché e’ “pericoloso” se questo trend prende piede.
     
    Chi è interessato a far tornare il CAI aallasua natura di club degli alpinisti dovrebbe preoccuparsifin’ora di queste derive che nulla hanno a che fare con l’andar in montagna. Il tutto partendo dall’adesione di fondo, focalizzato fin dai miei primi commenti, ovvero che nel CAI non ci sono effettive situazioni problematiche né la mentalità è particolarmente denigratoria per le donne. Non esiste questo problema e, a volerlo inventare per tener dietro ai voli pindarici di questa signora, si rischia di imballare l’attività del CAI.

  80.  “Qualcuno farà il Gioco del Cai…per giocare a riconoscere …qualche montagna…” 
    Si Marcello, ma poche però e solo quelle ben note, altrimenti ti perdi tutti gli alpinisti di bassa quota, quelli da rifugio o da tastiera e il 95% delle cariche istituzionali!

  81. @ 113
     
    Sei talmente poco avvezzo all’umorismo (in questo caso umorismo surreale), che non sai neppure riconoscerlo. Carlo, impara a sorridere e a scherzare!

  82. Qualcuno farà il Gioco del Cai. Una scatola tipo cioccolatini svizzeri con un tabellone, delle pedine e due dadi, per giocare a riconoscere tipi di polenta, acronimi indecifrabili, casi politici, casi di genere, qualche montagna… ecc. Una specie di incrocio tra Monopoli, l’allegro chirurgo e il giro dell’oca. 

  83. @112 sarai pietra d’inciampo anziché provocatore, ma ai mie occhi non cambia nulla, i due concetti tendono a convergere
     
    @111 sei talmente poco avvezzo alle “regole” (in questo caso norme statutarie) del CAI che non sai che il PG viene eletto nell’assemblea dei delegati e non dall’intero corpo sociale. Di conseguenza è rilevante avere il consenso e l’appoggio del 51% dei delegati, e non del 51% dei soci totali. C’è molta differenza, qualitativa e quantitativa, fra i due sottoinsiemi. Non te le spiego perché non ne ho voglia.
     
    Ciò che rileva, a fronte della tua facezia, è che forse non riuscirò mai a conquistare il 51% dei soci totali, ma sul 51% dei delegati penso che, con l’adeguato tempo, potrei anche giocarmela. Inoltre non ci si presenta così, dall’oggi la domani, in assemblea come candidato PG, il tutto sempre per norme interne CAI: prima ancora devi cmq avere esperienze locali (Sezioni ecc), poi per prima cosa si entra in CG, poi magari si fa un mandato da VP, ecc ecc ecc, e così ti fai conoscere da tutti, almeno dai delegati. Sono abbastanza convinto che, verificando con tali mandati intermedi le mie capacità organizzative e manageriali, i delegati potrebbero anche apprezzare.
     
    Cmq si tratta di un’ipotesi teorica, perché ho altri progetti in testa. L’impegno di PG o similia è molto intenso e non lascia spazio per altro di pari rilievo. Mi interesso di più questo “altro”, per pura scelta personale.

  84. Crovella se hai capito quello che ho scritto hai risposto a minkia, se invece non l’hai capito hai risposto a minkia comunque.
     
    Essere pietra d’inciampo è cosa ben diversa da essere un provocatore.
    Chi risponde a minkia è altro ancora.

  85. Caro Alessandro, se aspiri a superare i 5.000 commenti del forum (dicesi cinquemila; nuovo primato italiano), ti suggerisco un articolo col seguente titolo.
     
    “Il dottor Carlo Crovella si presenterà candidato alle prossime elezione di Presidente Generale del Club Alpino Italiano.
    Lo volete voi?“

  86. Scrivo per rompere il muro dei 100 commenti, che non sia un limite !
    Senza voler cercare di capire bene (non credo si possa)  gli eventuali (!) problemi delle Alessandre,  delle Margherite, i consigli espliciti a frequentare psicoterapeuti (consigli un po’ fuori ambiente-blog pur se credo con fondamento clinico), senza voler negare il problema della parità nel sociale, nella vita,  nel lavoro,  ma istituire una commissione ad hoc al’interno del CAI ( non ricordo chi disse o scrisse che quando non si sa più cosa fare si istituisce una commissione, politica docet), e poi allora una bella Primavera alpina…
    Le parole più centrate nel marasma nebbioso dei commenti, mi paiono pollaio, pazzia, che palle (distribuite su entrambi i generi), di mio aggiungo “no, non si può, demenziale”.

  87. Scusate, non avevo capito di essere al cospetto del Padreterno,  l’Altissimo Crovella, Colui che è in possesso della conoscenza della realtà Assoluta, Inconfutabile e Oggettiva.
    Vado a fare penitenza e a cospargermi il capo di cenere per aver messo in dubbio la Sua Santissima parola 🤣🤣🤣🤣
     
    ciao belli 👋🏻👋🏻

  88. @106 Ho capito perfettamente quello che hai scritto, ma è oggetivamente sbagliato.
     
    Io sostengo che anche sul punto specifico sei tu che non capisci mai nulla o meglio che NON VUOI capire per partito preso, ma non ho piacere di rispiegarti le cose, perché è palese che sei solo un provocatore (l’hai ammesso tu qualche gg fa).

  89. @103
    Crovella, ma non ce la fai a capire quello che è scritt0 o non leggi proprio? Prova a focalizzare, concentrati…magari si può risolvere.
     
    Uso un giro di parole (semplici): un CAI di soli alpinisti è probabile quanto una nonna in servizio sulla linea 33.
    E la linea editoriale della rivista c’entra poco e niente comunque col problema dell’uguaglianza.

  90. Mah… se continuiamo a dare corda a tutti i fanatismi (ogni anno uno nuovo, di solito importato da oltreoceano) fra 10 anni avremo la riapertura della Santa Inquisizione, altro che commissione uguaglianza.
    E gli istruttori dovranno avere il patentino di buona moralità (rilasciato dallA catechista), essere astemi (che dopo due bicchierini è più facile farsi scappare frasi inopportune) e la bodycam, per dimostrare che si sono comportati da bravi robottini asessuati.
    L’approccio è sempre lo stesso: non cerco di dimostrare di aver ragione, cerco solo di fare più rumore possibile per attirare attenzione, tanto sui social è facile.
    Lo imparano anche i bambini nei primi anni di vita: se la controparte si mostra debole, più strilli più ottieni.
    Spero (credo) che il CAI abbia una storia e una maturità sufficienti per saper gestire queste problematiche (che talvolta esistono, come in ogni contesto in cui si incontrano persone) in modo ragionevole, ma proseguendo per la sua strada senza calare le braghe di fronte ad ogni strillo.
     

  91. @102 i criteri di derinizione di questi comportamenti sono soggettivi. Io giudico quel tipo un po’ “tonto” (non per la battuta in sé, ma per averla fatta senza confidenza con la ragazza), ma non lo giudico incivile. Le battute, le frasi, addirittura i comportamenti vanno circostanziati.
     
    Dato il tasso di soggettività nella valutazione di simili episodi, l’unica sarebbe di votare a maggioranza. M allora che facciamo in CAI? Un questionario/referendum su ogni singola battuta detta in ciascuna delle innumerevoli gite sociali/uscite scuole? Ma dai, è improponibile! Passeremmo le giornate a rispondere ai milioni di questionari… alla fine nessuno risponderebbe.
     
    E poi chi assume la decisione di espulsone? Istituiamo una Commissione espulsioni? In più i regolamenti di disciplina esitono già dalla notte de tempi, solo che non arrivano fino alla singola battuta… anche perché il tenore della battuta cam,bia radicalmente nei tempi. La stesa battuta detta 40 anni fa anche a una donna non in confidenza, non produceva l’effetto di oggi. Per cui cosa dovremmo fare? Ogni 5 anni rivediamo i regolamenti CAI…?
     
    Quasi sempre con te mi domando in che mondo vivi, sembri un fanciullone completamente slegato dalla realtà operativa. Non c’è spazio né tempo né energie manageriali per gestire questi risvolti. Il CAI faccia il CAI, cioè sia il club degli appassionati di montagna ( già rispetto ai soli alpinisti c’è una certa apertura…). Chi non si torva bene, anche solo per risvolti emotivo-empatici, deve trovarsi altre compagnie. Salutasion

  92. Ah sì si. Vai a rileggere cosa sostengono altri soci CAI e lettori della RC nel commenti (in particolare il 4 e l’8) del recente articolo (nonchè rileggiti l’articolo stresso sul collegamento fra composizione del CAI, temi trattati nella sua vita sociale, e tipologia di stampa sociale che ne consegue)
    https://gognablog.sherpa-gate.com/la-nuova-rivista-del-cai/
     
    Fine della parentesi sulla rivista, parentesi che è utile solo per inquadrare il collegamento fra eventuale dilagare di temi sociali e il condizionamento che ne risentirà la rivista.
     

  93. “Pensate che il tipo (effettivamente non molto “sveglio”, se si è rivolto così a una con la quale non era in confidenza) che ha detto NUDA, NUDA smetterà di fare così, solo al seguito di una eventuale (ridicolissima) circolare operativa? ma figurati!”
     
    No, Carlo, io ritengo che gli incivili debbano essere severamente ammoniti la prima volta, ed espulsi dal CAI in caso di recidiva, a prescindere dall’esistenza della Commissione.

  94. “Se un Club è “solo” di alpinisti che parlano di alpinismo…”
    e se la mea nona la gaveva i rodej e la pertegheta insu la crapa, l’era un tranvai! 
     
     

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