La commissione permanente CAI per l’Uguaglianza di genere è una buona notizia. Ma è anche una pessima notizia.
Uguaglianza di genere nel CAI
di Alessandra Gionti
Questi giorni confrontandomi con persone con una esperienza maggiore dell’associazione ho scoperto che il CAI è un ente pubblico. In particolare, per essere più precisi, la struttura centrale del CAI Club Alpino Italiano si configura come un ente pubblico non economico, mentre tutte le sue strutture territoriali (sezioni, raggruppamenti regionali e provinciali) sono soggetti di diritto privato.
Questo comporta tra le altre cose che il CAI possa e debba, come altri attori del settore pubblico, darsi degli strumenti per l’attuazione dell’Agenda 2030, il programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto il 25 settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite.
Tra i 17 goal dell’Agenda 2030 il quinto è la parità di genere.
In questo quadro normativo più ampio si inserisce dunque la delibera presidenziale del 26 gennaio 2023 con cui il CAI istituisce la commissione permanente Politiche sociali – Uguaglianza di genere.
Un’ottima notizia no? Ecco, sì e no.
E’ sicuramente un primo fondamentale passo in avanti che il tema della parità di genere sia entrato ufficialmente tra gli obiettivi sociali e che questo sia stato comunicato in modo chiaro e netto.
Da questo momento nessuno potrà più considerarlo alla stregua di un capriccio di poche femministe arrabbiate col mondo. Ce lo siamo dati noi come associazione questo obiettivo, è entrato di pieno diritto tra i valori che il CAI si pone nella sua vita associativa.
Le perplessità però partono leggendo la notizia su Lo Scarpone in cui si dice che questa commissione avrà uno “sguardo attento agli ostacoli che socie e soci trovano sul proprio cammino”. Socie e soci? Soci? Non capisco.
Io penso che il patriarcato crei delle gabbie che ci imprigionano tutti e tutte e, ad esempio, schiacciano gli uomini su modalità aggressive che impediscono loro di restare in contatto con la propria vita emotiva, cosa che è fondamentale per garantire la salute mentale di ogni essere umano. Per cui sono la prima a riconoscere che è per il bene di tutta la società, non solo delle donne, che la cultura patriarcale deve essere rimossa.
Tuttavia mi pare buffo che questa neonata commissione pari opportunità livelli l’attenzione sulla partecipazione alla vita associativa di uomini e donne quando la sua stessa ragion d’essere è dovuta allo squilibrio esistente e che richiede, per il suo superamento, un focus specifico sulla condizione delle donne.
Ma questa è solo la prima perplessità.
La seconda segue immediatamente dalla dichiarazione rilasciata dalla coordinatrice della Commissione Avvocata Fabiola Fiorucci. La socia Fiorucci dichiara: “Personalmente sono l’unica donna a far parte della Scuola di alpinismo “la Fenice” di Ancona e posso dire di essere considerata assolutamente alla pari dagli altri Istruttori.”.
Sicuramente è un bene che la socia ponga l’accento sul fatto di essere l’unica donna nella sua scuola di alpinismo. Il dato numerico aiuta a capire che un problema esiste. Tuttavia dal modo compiaciuto con cui la socia Fiorucci ci comunica che lei è considerata del tutto alla pari degli altri istruttori viene il dubbio che se le donne non partecipano allora è per un loro timore o pregiudizio, perché se partecipassero troverebbero questa condizione paradisiaca descritta dall’avvocata Fiorucci. In sostanza sembra che si dica che il clima che le donne trovano frequentando le attività del CAI è assolutamente inclusivo e quindi che un problema in fondo non esiste. Come mai ci si potrebbe chiedere allora queste donne non partecipano o se partecipano non diventano istruttrici? Devono impegnarsi loro, di più, per vincere i pregiudizi che le frenano?
A me sarebbe piaciuto che alla sua prima dichiarazione, che si potrebbe dire delinea gli intenti del futuro lavoro, la socia Fiorucci avesse accennato ad un collegamento tra i dati numerici che vedono uno squilibrio nella partecipazione delle donne nelle strutture tecniche e nelle gerarchie CAI alla cultura sessista esistente nel CAI.
Sennò davvero non si capisce quei numeri da cosa vengono fuori.
La seconda perplessità è dovuta alla scelta delle donne che parteciperanno alla commissione. Vedo che c’è anche la presidentessa della sezione CAI a cui sono iscritta, Evelin Franceschini. Non ricordo onestamente – ma potrei essermela persa lo ammetto! – una comunicazione del CAI che mi invitava a partecipare alla scelta di socie che sarebbero andate ad operare in questa commissione pari opportunità. Non mi pare, per dirla in altre parole, che queste donne siano espressione dei territori che hanno dato loro fiducia per operare su questo tema.
Io di certo non avrei dato fiducia ad Evelin poiché si è dimostrata del tutto sorda alle mie richieste di aiuto e alle mie segnalazioni del clima sessista nella sezione CAI di Pisa.
Mi viene dunque il dubbio che queste donne siano state scelte con criteri diversi dalla loro attenzione ai temi di genere. E mi viene il dubbio che queste socie siano state scelte dall’alto, da chi in fondo il problema della discriminazione non lo vive e non ha quindi a cuore che questa commissione permanente operi con efficacia e non si riduca ad una semplice spunta su una checklist di cose che si dovevano fare e allora sono state fatte ma senza un reale interesse a che il problema vero sia risolto.
Mi si potrebbe dire che delle donne pure esistono nelle gerarchie e nelle strutture tecniche del CAI e se queste donne, come l’avvocata Fiorucci, un problema non lo percepiscono forse questo problema in realtà non esiste.
Qui vorrei fare un discorso più profondo, sul bisogno di appartenenza ad un gruppo. E parto dalla mia esperienza di ingegnera che ha quindi sempre vissuto ambiti prevalentemente maschili dall’università al luogo di lavoro.
Il desiderio di essere accettati è un motore potentissimo dell’animo umano. E’ stato studiato che sentirsi esclusi attiva le stesse aree della corteccia cerebrale del dolore fisico. Provoca dolore. E per evitare questo dolore a volte si scende a compromessi, si preferisce far finta di nulla, si sorride ad una battuta fuori luogo o addirittura la si dice per prime, per ottenere approvazione. Come dire “vedete, la penso come voi? sono una di voi”. Ma tutto questo ha comunque un prezzo. Il prezzo di non poter essere noi stesse in modo autentico, di dover rinnegare una parte della nostra identità pur di essere accettate. Questa dinamica che ho descritto spero possa aiutare a capire i motivi per cui forse – ma non ne sono sicura, non la conosco – l’avvocata Fiorucci e altre donne come lei negano che esista un problema di sessismo nel CAI.
E’ per tutti questi motivi che io e altre donne abbiamo deciso che bisogna fare qualcosa per cambiare questo CAI e per immaginarcene insieme uno nuovo, che sia davvero una casa per tutte le socie e tutti i soci. Abbiamo deciso di fare una rivoluzione che ho chiamato Primavera Alpina. C’è già una pagina facebook di questo movimento www.facebook.com/primaveraalpina e presto ci sarà un sito web. Ma soprattutto il 1 Marzo ci sarà il nostro primo incontro online, aperto a tutte le donne del CAI e in generale amanti della montagna interessate a capire cosa si può fare tutte insieme per superare il sessismo nel CAI e rimuovere davvero gli ostacoli che impediscono una partecipazione piena delle donne alla vita associativa. Donne, riprendiamoci le montagne, devono essere casa anche per noi.
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Carlo Crovella scrive:”Ma, in prospettiva, io ti vedo male e sono addolorato sinceramente, perché percepisco che sei una persona non in equilibrio emotivo e che la disavventura cui stai andando incontro accentuerà la tua infelicità, forse in modo molto pesante.”
Carlo io di solito faccio finta di nulla, principalmente perché certi meccanismi mi annoiano.
Ma una volta almeno te lo scrivo, affinché tra me e te sia chiaro.
Non mi conosci, non sai nulla di me e del mio equilibrio emotivo ed è parecchio presuntuoso presupporre di capire qualcosa di una persona da un minuscolo frammento che ti è visibile in questo limitatissimo contesto.
Ma soprattutto, ed è quello che mi preme dirti, spero sia chiaro a tutti e due che concentrarsi sull’interlocutore è un modo per eludere i suoi argomenti.
Poi si può continuare la pantomima ma almeno una volta ce lo siamo detti che è una pantomima.
L’archiviazione non è un’assoluzione, come sottolineano certuni lasciando subdolamente intendere che si tratti di chissà che a sfavore dell’indagato.
Ebbene, l’archiviazione è decisa dal giudice (gip) in uno dei seguenti casi: la notizia di reato risulta infondata, l’autore del reato è rimasto ignoto, manca una condizione di procedibilità, il reato è estinto, il fatto non è previsto dalla legge come reato, il fatto è particolarmente tenue.
Nella fattispecie la decisione non è ancora stata depositata, ma il gip si è già espresso a voce in modo chiarissimo.
Si insiste ancora a insinuare?
Certo Carlo, Fabiola Fiorucci è stata nominata coordinatrice dal Presidente generale. Per il fatto che non sia un organismo elettivo, è evidente che la commissione non ha poteri suoi, non potrà deliberare, avrà una funzione consultiva per gli organi dirigenti da cui dipende. Di analisi e di proposta sul tema specifico del gender gap.
Sull’ “affaire Montani” ognuno si sarà fatto un’opinione, in base alla propria (in)sensibilità/esperienza/ecc.. Va comunque tenuto presente che l’archiviazione NON è un’assoluzione, come ha puntualizzato chi ne sa più di me (a scanso di equivoci, sottolineo che ricordo la differenza fra archiviazione e assoluzione non per insinuare alcunché, ma per semplice correttezza).
Detto questo, il punto posto da Gionti sul comunicato mi sembra in ogni caso pertinente.
Nell’articolo pubblicato su montagna.tv si legge:
Ora: dov’è il comunicato cui si fa cenno nell’articolo?
Io non sono riuscito a trovarlo né qui:
https://www.cai.it/category/comunicati-stampa/
né altrove. Se qualcuno lo sa indicare è il benvenuto.
Quindi se (e sottolineo se) il comunicato non esiste, come mai nessuno del CAI ha richiesto una rettifica?
Se una testata come montagna.tv pubblicasse un articolo con scritto “Placido Mastronzo ha detto che bla bla bla” e ciò non corrispondesse a verità, io mi premurerei di contattare la testata e chiedere la rettifica.
Il fatto di continuare a girare il mestolo sull’affaire Montani, tra l’altro in calce non all’articolo su Montani , ma ad un articolo incentrato sul Commisisone “Politiche sociali – Uguaglianza di genere”, significa avere un minestrone ingestibile in testa.
Oltre tutto emerge che quasi nessuno ha ben chiaro il quadro normativo del CAI.
Primo il suddetto affaire Montani, per le sue stesse caratteristiche giuridiche – archiviazione della procura – e per il fatto che cmq ormai appartiene al passato rispetto alla neonata Commisisone, non sarà MAI di competenza di tale Commissione. In ogni caso dato l’obiettivo della Commissione stessa (leggere i miei commenti di ieri), non lo sarebbe a prescindere. Sono due temi paralleli.
Secondo detta Commisisone (nel rispetto delle procedure normative del CAI) è stata costituita mediante “delibera presidenziale”, firmata dal PG (cioè Montani), il quale (presumo insieme ai Consiglieri Centrali) ha individuato la Presidentessa della Commissione nella persona dell’Avv.to Fabiola Fiorucci , la quale a sua volta ha cooptato i Commissari (che, credo, per insediarsi legittimamente abbisognino o di delibera del CC – Consiglio Centrale, presieduto dal PG Montani – o di delibera presidenziale, ovvero firmata dal PG in prima persona).
Tutto ciò per dimostrare a tutti che, a prescindere dalla fondatezza o meno delle considerazioni sull’affaire Montani (e smettetela una buona volta!), questa Commissione non può che essere filo-presidenziale, essendo stata insediata con delibera presidenziale e composta da persone in qualche modo autorizzate dal PG (o almeno a lui ” non antipatiche né ostili”…).
In generale (e non solo su questo tema specifico): prima di partire lancia in resta a voler “cambiare” il CAI, occorre raggiungere una conoscenza molto approfondita del CAI (specie di tutti i suoi meccanismi interni) e, inoltre, sviluppare capacità di saper fare “due più due uguale quattro”. Altrimenti si parla a vanvera.
@294 e tu saresti quella matura? Che continui a ripetere concetti inutili e privi di senso? Nonché lesivi della dignità delle persone e dell’Associazione? Te l ho detto, iscriviti al PD, stanno facendo le primarie.
Irene scrive:”No Alessandra, l’ho letto da te che è un comunicato personale, lo hai detto tu, almeno una decina di volte. A me francamente la cosa non interessa. ”
No guardi, io l’unica cosa che ho scritto è che quel comunicato non è ufficiale del CAI sebbene l’articolo di montagna.tv sostenga lo sia e sebbene Montani non si sia premurato di chiedere rettifica o specificarlo lui sul suo post su facebook.
Probabilmente perché gli faceva comodo confondere i due piani, della sua comunicazione personale e quella ufficiale dell’associazione ma non posso dirlo con certezza perché non sono nella sua testa.
Ho provato a chiedere a lui direttamente ma come accennato ha fatto finta che i miei commenti al suo post non esistessero, insieme a tutte le domande che gli ponevo.
Poi Irene ribadisco, le persone adulte si assumono le responsabilità delle proprie azioni. Se assumono comportamenti ritorsivi scelgono di farlo. Se sbattono il pugno e urlano scelgono di farlo. Di ogni azione si assumono la responsabilità senza nascondersi dietro alibi.
Se per Montani è necessario spostare l’attenzione sul comportamento di terzi per me non è una persona matura e fa il danno di proporre in ambito associativo una modalità di relazione che non è appunto matura. Questo ha delle conseguenze serissime essendo lui presidente del CAI, non uno che passa per via Petrella per caso.
@DM al commento 291: che l’azione della denunciante sia un “colpo basso” (ovvero “un’azione sleale, fatta per recare danno a qualcuno”) è in ogni caso tutto da dimostrare.
Giusto per provare a fare chiarezza su un punto (sebbene non possa portare avanzamenti nella discussione), l’avevo già fatto notare, ma vedo che ancora se ne discute. Il Corriere.it in “Molestie, il gip archivia le accuse contro il presidente del Cai Montani” del 10 gennaio 2023 (cercatelo su Google) scrive quanto riporto in basso. Precisando correttamente che la nota va attribuita al PG. «Il Presidente esprime soddisfazione per l’esito di una vicenda per lui molto dolorosa, nella quale si è da subito difeso con trasparenza, resistendo ad attacchi, durante la campagna per l’elezione e all’inizio del suo mandato, che si sono rivelati del tutto strumentali e basati su fatti non veri». A scriverlo in una nota è il Club Alpino Italiano, per mano del suo numero uno, l’architetto Antonio Montani.
Montani era stato denunciato da una sua collaboratrice, A.G., che ai magistrati aveva detto di essere stata vittima di molestie. «Il giudice, come già prima il pubblico ministero — prosegue la nota — , ha ritenuto che il racconto della signora non fosse credibile, e ha sottolineato varie circostanze contraddittorie rispetto al racconto della denunciante».
Dopo oltre 500 interventi sull’argomento provo a riassumere. Il CAI è un’organizzazione complessa che funziona secondo regole; con queste regole la maggioranza dei soci ( oltre 150.000 ) ha eletto, tramite la loro rappresentanza, un PG in una battaglia senza esclusione di colpi. Colpi che lasciano il segno in generali e soldati. Ora Gionti considera inopportuno questo PG e vuole che si dimetta ancorché sia stato assolto da un Giudice dal peggiore dei colpi bassi. Per supportare questo suo desiderio sparge abbondante fango sulle Scuole e gli Istruttori. Detto questo credo che anche la libertà d’opinione abbia un limite, poichè poi si trasforma a sua volta in molestia. Il PG, se lo riterrà opportuno, potrà difendersi dove riterrà che la persona che lo critica passi, da una legittima opinione a una molestia o a vera e propria diffamazione Chi purtroppo non può difendersi sono tutti gli altri che per colpa di qualche maleducato ( e ci sono in tutti i contesti) passa per molestatore seriale.
@288 Alessandra, una chiusa, poi fai quello che riterrai opportuno. E’ vero, non ti ho mai incontrato di persona, non ho contezza diretta del clima del CAI Pisa, non so minimamente nulla di te al di fuori di quello che hai scritto (che non è poco, però)… ma l’esperienza personale che ho del CAI (pluridecennale) a quelle conclusioni mi conduce…
Il CAI non espelle i soci, non potrebbe farlo (a meno che uno di macchi di delitti oggettivi), ma emargina, ostracizza, avviluppa nella famosa melassa vischiosa, spinge il socio fin sul davanzale e… aspetta. Il resto avviene da sé. Sapessi quanti ne ho visti di casi del genere, soci maschi in primis.
“Bonne course”, diciamo nel nordovest, dove siamo occitani e quindi francofoni. “Buona gita”: che la sorte ti sia benigna. Ma, in prospettiva, io ti vedo male e sono addolorato sinceramente, perché percepisco che sei una persona non in equilibrio emotivo e che la disavventura cui stai andando incontro accentuerà la tua infelicità, forse in modo molto pesante. Però… se te lo vuoi tu…
No Alessandra, l’ho letto da te che è un comunicato personale, lo hai detto tu, almeno una decina di volte. A me francamente la cosa non interessa. Avesse avuto dei contenuti non corretti o non veicolabili la controparte avrebbe chiesto una rettifica e ottenuto uno spazio di risposta. Non è stato fatto pertanto significaca che quello che c’è scritto non è scorretto. Inclusi i “fatti non veri”. E ripeto se non c’è stata violenza e qualcuno affermava il contrario a tutti gli effetti dopo l’archiviazione si può dire “non è vero”.
Per quanto riguarda le altre responsabilità: le dimissioni non annullano le responsabilità e sinceramente non ci fossero state le dichiarazioni pubbliche non ci sarebbe stato motivo di risposta sui giornali e sia Montani che la denunciante si sarebbero risparmiati molte notti insonni oltre che molti meno danni reputazionali. Il danno è fatto e non mi sembra che loro, né gli intellettuali si siano preoccupati di come l’avrebbe presa Anna finendo sui giornali. Né abbiano chiesto scusa.
Come dici la responsabilità è pubblica e l’associazione dovrebbe chiederne conto considerato che in quel caso quelle violate sono vere e proprie norme (la divulgazione d’atti di ufficio, poiché in quanto organo di governo erano a conoscenza della storia)
Carlo Crovella scrive:”Cosi ti fai solo terra bruciata intorno”
Allora mi spiace di aver frainteso le tue intenzioni.
Dunque quel che apprezzo non è che tu ti preoccupi per la mia salute mentale, bensì che ti preoccupi per lo stato delle mie relazioni interpersonali.
Su questo pure mi sento di poterti rassicurare Carlo, tutto sono fuorchè sola 🙂
Per fortuna ci sono tante tante persone che mi apprezzano e alcune persino mi onorano del loro affetto, per cui per ora va bene così, puoi sentirti dispensato dalla missione di salvare la mia vita sociale mettendomi in guardia dal rischio che io la distrugga.
Irene scrive:”Ma dobbiamo punire se in un comunicato personale viene riportato “giudicato sulla base di fatti non veri”?”
Dunque tu sai che è un comunicato personale? e come mai su montagna.tv viene fatto passare come comunicato del CAI?
Comunque il comunicato riferisce che secondo Montani lui ha subito attacchi sulla base di “fatti non veri”.
Non si parla di giudizio perché in quel punto viene riferito il commento di lui.
Tornando alle tue domande Irene io non ritengo di dover dispensare punizioni o assoluzioni a nessuno.
Ritengo però che una persona adulta debba farsi carico delle proprie azioni senza cercare alibi e tanto più deve farlo chi è alla guida di una associazione come il CAI.
Soprattutto perché con le sue azioni e omissioni sta producendo danni che, ovviamente, chi nel frattempo si è pure dimesso è ben lontano dal poter produrre.
@269 Non mi preoccupo della tua salute mentale. Mi dispiace vedere che non riesci a uscire dal tunnel che ti sei autocostruita e che ti porterà solo altre delusioni, frustrazioni e quindi altra sofferenza. In divetsi d con metodi diversi stiamo cercando di farti comprendere le cose, ma tu fai scappare la pazienza a tutti e alla fine uno si dice “ma fa come vuoi, andrai a sbattere e sarà solo colpa tua”. Cosi ti fai solo terra bruciata intorno: mi pare che, nella realtà quotidiana (compresa quella CAI), anche le donne (o almeno alcune donne) si siano allontanate da te e non ti diano più retta. Il tuo destino è nelle tue mani, è giusto che te lo giochi tu, ma mi sa che con la palla di pongo del CAI non hai molte speranze.
Alessandra se la versione non è coerente significa che i fatti come sono riportati al giudice sono non corretti o quantomeno non sono riportati correttamente.
Ma non capisco come ti focalizza più su questo e continui invece ad ignorare tutte le altre scorrettezze che mi pare abbiano portato a questa conclusione. Anzi mi sembra tu ignori comportamenti parimenti o più gravi (la violazione della privacy già applicata da altri prima che uscisse nome e cognome di Anna) e per i quali tu, nel tuo caso di procedimento disciplinare ritieni ingiusti.
Dobbiamo quindi giustificare la violazione della privacy? Dobbiamo giustificare la divulgazione di atti d’ufficio di un ente pubblico? Ma dobbiamo punire se in un comunicato personale viene riportato “giudicato sulla base di fatti non veri”?
Teo scrive:”Non credi di aver mai votato il PD..mah..strano, io so i partiti che ho votato anche solo una volta e quelli che non ho mai votato”
Dico “credo” perchè potrei aver votato Rutelli quella volta che si candidò contro Berlusconi ma è un ricordo di cui mi vergogno talmente che forse il mio inconscio cerca di rimuoverlo…
Teo scrive:”E non ti sei dimessa dal lavoro? nessuno ha chiesto le tue dimissioni?”
Mi sono scusata, in più di una occasione, sia con la persona contro cui mi sono arrabbiata che con gli altri presenti.
Poi sì ci sono state conseguenze disciplinari ma non il licenziamento.
Irene scrive:”Non è una ritorsione è una replica ad una notizia precedente che vede il reato di violenza sessuale privo di fondamento.”
Irene, lo è eccome una ritorsione.
In quel comunicato il nome della socia poteva essere omesso. E invece è stato fatto e Montani linkando l’articolo sulla sua pagina facebook ha contribuito a diffonderlo.
Questa per me è una ritorsione bella e buona.
Così come è una ritorsione cambiare il tono della comunicazione a seguito dell’archiviazione.
Prima, con il caso ancora aperto, Montani diceva di non chiedere a nessuno di credere alla sua versione dei fatti. Quando si è sentito al sicuro con l’archiviazione ha detto di essere stato attaccato sulla base di “fatti non veri”. Rilegga l’articolo su montagna.tv, in quel passaggio non si citano le conclusioni della giudice ma è il commento di Montani che viene riferito.
E anche quella per me è ritorsione.
Soprattutto perché ora che il caso è archiviato potrebbe godersi la tanto agognata serenità. E invece no, sceglie di diffondere proprio quell’articolo con quel comunicato – a proposito Irene, lei lo sa di chi è il comunicato? del CAI di certo non è ma Montani ha pensato bene di assecondare questa idea – in cui cui si punisce la socia diffondendone l’identità e facendola passare per bugiarda (ribadisco, mi riferisco al passaggio in cui si riporta il commento di lui, non della giudice).
Questo comportamento ai miei occhi dimostra una povertà umana del tutto incompatibile con la carica che il signor Montani occupa.
Come si è si giudica, diceva il vecchio detto..E non ti sei dimessa dal lavoro? nessuno ha chiesto le tue dimissioni? Non credi di aver mai votato il PD..mah..strano, io so i partiti che ho votato anche solo una volta e quelli che non ho mai votato. In effetti ti potrei vedere più orientata in uno schieramento di estrema sinistra, ad esempio di quelli che hanno portato Soumahoro in Parlamento..almeno i comunisti di una volta erano cazzuti, e le femministe che ruotavano in quella galassia non si scomponevano per qualche avances di troppo..:)
Scusa Alessandra ma il commento prima dicevi testuale: “Pubblicamente ha contribuito a diffondere l’identità della socia facendola apparire come bugiarda.”
Quindi il giudice fosse stato socio Cai non avrebbe dovuto definire una versione dei fatti incoerente e contraddittoria?
La questione mi sembra chiara: c’è stata una denuncia, c’era un periodo d’indagine in cui andava mantenuta riservatezza sui fatti e sui soggetti (anche tu ti sei lamentata che su un procedimento disciplinare riservato sia stata citata una sezione, immagino valga la stessa cosa qui) invece in assemblea e in dichiarazioni successi due Vicepresidenti hanno pubblicamente parlato della vicenda raccontandone anche particolari sul capo d’accusa ecc (vedi gazzetta di Reggio intervista Franceschini). Montani è quindi in prima pagina e fatto passare per stupratore, si altera quando vengono messe in piazza le cose senza aver ancora chiuso le indagini ma risponde pacato agli intellettuali.
La vicenda si chiude con un’archiviazione in cui si dice che la versione di Montani è quella da ritenersi credibile, al contrario dell’altra, e viene riportato il verdetto della giudice. Viene data notizia della cosa sugli stessi giornali che avevano raccontato la vicenda in precedenza.
Tu ritieni che questo dare notizia della chiusura di una situazione di violenza sessuale che tale non è sia scorretto? Doveva stare zitto e non dire nulla?
Non doveva citare il giudice che dice che tra i due vi era un rapporto amicale e che la versione della denunciate non è credibile?
Non è una ritorsione è una replica ad una notizia precedente che vede il reato di violenza sessuale privo di fondamento.
Teo scrive:”.Montani ha forse sbagliato nella reazione, ma chi non avrebbe reagito davanti a simili parole?”
Guardi Teo, sono una persona collerica e anche a me è capitato di avere reazioni come quella di Montani nel video.
Qualche mese fa mi è successo sul lavoro e ancora me ne vergogno.
Avevo le mie ragioni, come lei giustamente osserva possa averle avute Montani, ma questo non giustifica una simile reazione.
Personalmente credo ci si debba solo scusare dopo una scena del genere e al limite dopo le scuse esprimere in forma più civile e pacata il proprio punto di vista.
Per l’iscrizione al PD l’avrei ritenuta impossibile fino a poco tempo fa. Credo di non averlo mai neanche votato il PD.
Ma poi ho scoperto che ci sono anche brave persone nel PD, per cui chissà 🙂 tutto è possibile
Incuriosito sono andato a vedere il video, postato su youtube. Un cult degno di Blues Brothers.
https://www.youtube.com/watch?v=QQsl2y9s_cg
Assolutamente fantastico, non pensavo che ad un’assemblea del Cai ci potesse essere una simile bolgia:)e ci si potesse divertire così tanto. Il discorso dei vicepresidenti mi sembra leggermente pieno di livore, sembra un pò il discorso di Letta dopo la sconfitta del PD..Montani ha forse sbagliato nella reazione, ma chi non avrebbe reagito davanti a simili parole? Non conosco nessuno dei tre, ma sentendo e vedendo, posso dire che per fortuna ha vinto Montani! PS: alla Gionti posso invece consigliare di iscriversi al PD.
Non so se sia peggio leggere cosa scrive la Gionti o guardare il Festival di Sanremo..comunque neanche la Boldrini è mai arrivata a tanto,,
Irene scrive:”Alessandra guarda che non è stato Montani a dire che la versione della denunciate non è credibile, è stata la giudice. Bisogna chiedere conto a lei allora.”
Ma a me non interessa quello che ha detto o scritto la giudice, la giudice per quel che ne so non è socia CAI o se anche lo fosse di certo non si è espressa nella veste di socia CAI.
A me interessano i comportamenti di Montani perché lui è socio della mia stessa associazione e con i suoi comportamenti e le sue dichiarazioni sta producendo dei danni alla partecipazione alla vita associativa per tante persone.
In particolare con la sua gestione di questa vicenda (la diffusione di un comunicato che non è del CAI facendolo passare come fosse del CAI, la diffusione dell’identità della socia che lo ha accusato per mezzo di questo comunicato, l’insinuazione che lui stesso sia stato osteggiato sulla base di “fatti non veri” mentre prima dell’archiviazione non si era espresso in questi termini) Montani sta creando un clima di intimidazione per tutte le persone che dovessero mai pensare di denunciare un abuso subito in ambito associativo.
Il messaggio è: il CAI si schiera compatto col suo presidente e punisce la socia bugiarda facendo sapere al mondo il suo nome e cognome (in realtà poi il comunicato non è del CAI, è di qualcun altro forse il suo avvocato ma di certo non del CAI).
Quindi corollario: si guardi bene in futuro chiunque pensi di fare qualcosa di analogo perché a questa ritorsione andrà incontro.
Io lo trovo un comportamento irresponsabile e per questo, oltre ad altre ragioni già espresse, ritengo dovrebbe dimettersi immediatamente.
Enri scrive:”@272
la stavo invitando a concentrarsi su quanto il Cai le può’ fare, cioè’ migliorare come alpinista.”
In realtà a me non interessa solo l’andare in montagna.
Se mi fosse interessato solo quello avrei pagato una guida, non mi sarei iscritta ad una associazione.
Mi sono iscritta al CAI per trovare altre persone a cui piacesse come a me andare in montagna in modo da farlo insieme.
Poi però con queste persone non mi sono trovata sempre bene perché mi è capitato che bla bla bla il resto della storia la conosce.
Alessandra guarda che non è stato Montani a dire che la versione della denunciate non è credibile, è stata la giudice. Bisogna chiedere conto a lei allora.
Ci sono due versioni: una è coerente e credibile l’altra presenta delle incoerenze. Il giudice avrà messo anche le motivazioni per questa scelta.
@272
la stavo invitando a concentrarsi su quanto il Cai le può’ fare, cioè’ migliorare come alpinista. Vedo che non e’la sua priorità’.
Ci siamo capiti.
Saluti
Enri scrive:”Prima di fare battaglie ideologiche diventi un bravo alpinista e scalatore che e’il senso del CAI. Poi parlerà’ del resto.”
Uh, Enri ma mica me l’avevano detto che potevo parlare solo dopo che lei aveva giudicato la mia tecnica.
Se mi avessero informata prima mica avrei fatto tutto ‘sto casino 🙂
@270
Prima di fare battaglie ideologiche diventi un bravo alpinista e scalatore che e’il senso del CAI. Poi parlerà’ del resto.
Saluti
Irene scrive:”Cara Alessandra, forse se anziché scrivere commenti su Facebook avessi scritto una mail al Presidente ti avrebbe risposto.”
E perché mai avrei dovuto scrivergli una mail?
Lui pubblicamente ha diffuso l’articolo che fa passare un comunicato di non chiara origine – qualcuno qui ha detto fosse del suo avvocato – per un comunicato del CAI.
Pubblicamente ha contribuito a diffondere l’identità della socia facendola apparire come bugiarda.
Per cui è giusto che pubblicamente gliene si chieda conto.
E io è per questi comportamenti che chiedo le sue dimissioni: per la diffusione di notizie non corrette che lui non ha smentito – poteva precisare che il comunicato non era dell’associazione mentre ha preferito assecondare l’idea che fosse un comunicato istituzionale – , per la diffusione di notizie che danneggiano la socia oltre che per la sua indisponibilità a rispondere a critiche e domande in modo pubblico e trasparente.
Un’altra cosa che mi persuade della necessità delle dimissioni di Montani è la sua condotta deplorevole all’atto del discorso di Lorella Franceschini dopo le sue elezioni. Per me il comportamento mostrato da Montani è inaccettabile e dovrebbe scusarsi con tutta l’associazione.
Ho letto anche le dichiarazioni in cui dipingeva la socia come vittima di cospirazioni ai suoi danni.
Anche questa io la trovo una mancanza di rispetto colossale. Come si è permesso di insinuare che la socia si sia fatta plagiare da chicchessia?
Non è un comportamento da persona adulta questo. È un commento che poteva fare al bar con gli amici ma non in un’intervista destinata alla stampa.
In un’intervista alla stampa una persona adulta non approfitta dello spazio ricevuto per gettare fango su terzi. Anche se dentro di sé fosse stato convinto di certe manovre non avrebbe dovuto rilasciare certe dichiarazioni, alimentando un clima da bande nell’associazione e mancando di rispetto all’intelligenza della persona che lo accusava.
Ultima notazione: a me non interessa se qualcuno mi sostiene per opportunismo. Io porto avanti una battaglia culturale per modalità più limpide e paritarie nelle relazioni all’interno dell’associazione e chi non è disposto ad aderire in modo autentico a questo cambiamento presto o tardi si stuferà perché di certo io non sono disposta ad assecondare agende diverse da questa del cambiamento culturale.
Carlo Crovella scrive:”Devi guardarti dentro e rimuovere i TUOI blocchi, sennò non ne esci. Ciao”
Grazie Carlo per essere sempre così prodigo di consigli sulla mia salute mentale 🙂 lo apprezzo.
Ciao!
Dice Crovella che
Mi sembra un’affermazione un tantino presuntuosa… lasciamo almeno che siano le donne a dirlo!
(e per favore risparmiaci l’ennesima versione della tiritera sui tuoi N anni di indefessa appartenenza al CAI, grazie)
@265 Guarda Alessandra che le donne stanno BENISSIMO nel CAI, anche e forse proprio per il clima allegro e divertente, di cui le battute, le canzoni e un certo “andi” (piemontesimo) goliardico sono elementi costitutivi. Sto nel CAI da 54 anni consecutivi e non ho MAI sentito una donna fare discorsi come i tuoi. Tutte felici di venire al CAI.
Il problema non è un problema di genere, ma un altro, molto diverso: sei TU (solo TU), che non stai bene nel CAI, ma ho già detto, parlando in generale, che quando uno non sta bene in un gruppo è meglio che si cerchi altri contesti. Vale per te, vale anche per soci maschi che non condividono per esempio gli obiettivi tecnici del CAI e, teoricamente, può valere anche per me, il giorno in cui io dovessi entrate in contrasto insansbile con il CAI.
Se non capisci questa legge di vita semplice ancorché dura, ti farai solo terra bruciata intorno. La prima a rimetterci sei tu. Non Sara’la Cimmissione a risolvere i tuoi problemi. Vedrai: la tempesta di mail e dopo un po’ non ti daranno neppure più retta. E tu aggiungerai altri nomi a quei “cattivoni” del CAI che preservano la mentalità sessista del Sodalizio. aggiorniamoci fra un anno e mezzo e vedrai che sarà andata così. Devi guardarti dentro e rimuovere i TUOI blocchi, sennò non ne esci. Ciao
Cara Alessandra, forse se anziché scrivere commenti su Facebook avessi scritto una mail al Presidente ti avrebbe risposto.
Sai non è proprio un modo lineare di porre domande
Per quanto riguarda invece i commenti di Montani: lui ha detto più volte anche agli intellettuali che riteneva la ragazza una vittima. Immagino tu non abbia avuto modo di leggere queste dichiarazioni.
In ogni caso chiedere ad un innocente di dimettersi avvalla un preconcetto molto pericoloso per entrambi i sessi e ti assicuro che molte seguono questa tua proposta non per convinzione ma per interesse politico.
Carlo Crovella scrive:”Essa ha obiettivi ben chiariti in un recentissimo articolo pubblicato su Lo Scarpone. La sua attività deve garantire che non vi siano discriminazioni di genere nelle carriere interne del CAI.”
In realtà se si opera su un piano culturale per incoraggiare la presenza delle donne nelle gerarchie associative, questo stesso lavoro culturale produrrà anche la riduzione di fenomeni come quelli di cui si parla: battute che mettono a disagio, approcci invadenti eccetera eccetera.
Se si vuole fare in modo che i numeri si riequilibrino bisogna fare in modo che le donne ci stiano bene nel CAI.
E come si fa a fare in modo che ci stiano bene? Si opera sulla cultura.
Il mancato accesso ad opportunità o riconoscimenti è solo uno degli aspetti in cui si manifesta un fenomeno più ampio.
Quello che io opino è che la presenza di Montani alla presidenza di fatto vanifichi qualsiasi lavoro culturale che la commissione potrà portare avanti. È per questo che ho posto come condizione per la mia partecipazione alla Commissione che fossimo tutte d’accordo sulla richiesta di dimissioni.
@260. Se intendi quello, è probabile che possa andare così. Rientrerà più nella prima parte del nome della Commissione: “sociale”. Vuol dire appunto che la Comm si preoccupa ex ante della serenità (?) dei soci (m e f) ma NON solo sul tema specifico “molestie”, bensì in generale. Banalizzo per farmi capire: non si può prendere in giro i soci per difetti fisici, non si possono sfottere per atteggiamenti timidi o paure ecc ecc ecc… e non si possono mettere in imbarazzo le socie femmine, ma anche i gay ecc.
Essendo modalità di lavoro ex ante (quindi NON interventi su casi specifici già avvenuti) il lavoro sarà composto da grande quantità di carta, magari in modalità informatico, ma sempre carta e quindi aria fritta: prontuari, vademecum, circolari, istruzioni, moduli da firmare prima della gita, moduli da firmare a gita finita… relazioni di fine anno per tale Comm… ecc ecc ecc.
Lo stesso sarà sul secondo tema quello delle “pari opportunità”: moduli, istruzioni, circolari, insomma burocrazia fino alla noia.
Ansia chiaro, non esprimo valutazioni sui Commissari: non è colpa loro, è che la situazione e’ oggettivamente così. Tutta sta “carta” servirà solo a dimostrare che, a tavolino, la Comm esiste ed è operativa e questo consentirà all’Ente di chiedere il famoso certificato, di cui ho parlato stamattina.
Nel merito tutta sta Carta servirà a ben poco, praticamente a nulla. Infatti i soci caratterizzati da una educazione di fondo per loro imprinting non necessitano di tali raccomandazioni. Invece i soci che, per i più disparati motivi, “scantonano” dalle regole civili di educazione, non li provieni certo con delle circolari (che nessuno leggera’).
Per cui solo carta in più che presumo invece peserà sui presidenti di sezione e sui vari responsabili (tipo direttori scuole, capigita). Alla fine della fiera, con tutto l’ambaradan ex ante diffuso fin nella più sperduta sezione di 30 soci… se mai dovesse accadere una protesta di un socio/a sapete chi ci andrà davvero di mezzo? Il presidente sezionale e il responsabile dell’uscita. “Ma come – verra’ loro rinfacciato – hai ricevuto quintali di circolari con maniacali istruzioni per prevenire tutti i “disagi” emotivi dei soci. Eppure è successo e quindi tu sei responsabile per negligenza”.
Ebbene alla fine della dieta questo sarà il risultato concreto. Di conseguenza sarà sempre più arduo trovare persone che si renderanno disponibili per organizzare uscite e attivita’ CAI.
Pierlorenzo Bagnasco scrive:”Alessandra, se l’Istruttore CAI che le ha proposto lezioni private gliele ha proposte a pagamento, potrebbe denunciarlo per abuso di professione di Guida Alpina, se la sua sete di vendetta vuole essere placata.”
In realtà non ho nessunissima sete di vendetta.
Mi sarebbe piaciuto che le persone con cui ne ho parlato non avessero minimizzato legittimando che questa persona continui a comportarsi in questo modo.
Ma così non è andata, pazienza.
Dopo di che la mia vita va serenamente avanti e non coltivo nessun desiderio di vendetta.
Tra l’altro questo episodio risale a Giugno 2021, è davvero molto lontano. L’unico “strascico” che mi ha lasciato è che controllo che alle gite a cui voglio partecipare non sia lui capogita.
La vicenda, insieme alla reazione di quelli con cui ne ho parlato, mi è però servita a capire, sommata ad altre cose successe dopo, che aria si respira nel CAI.
Matteo scrive:”O chi travisa i discorsi altrui per non confrontarsi, facendo finta che qualcuno pensi o sostenga che essere femmina ecc. sia positivo e essere maschio cisgender eterosessuale bianco cosa negativissima e che come tale non abbia diritto di parola?”
Matteo ti ringrazio 🙂
A me ovviamente il giochino è evidentissimo ma sono felice che qualcun altro se ne accorga.
@ 257 Paolo. Anche a me non è mai capitato di assistere a nulla di simile, anzi, si incentivano le donne a intraprendere percorsi tecnici o politici. Le cause della minore partecipazione sono probabilmente legate a ragioni che non hanno a che fare con discriminazioni di tipo sessista, ma questo forse ce lo saprà dire la commissione! Anche la mia esperienza è però limitata a una sezione di provincia, per cui è una realtà circoscritta e non ho la pretesa di conoscere bene neppure quella
@256 Carlo, quando parlo di possibile interessamento della commissione al fenomeno “molestie” et similia , con funzione consultiva /propositiva non mi riferisco a un coinvolgimento della stessa su casi specifici… Quanto semmai, al fornire pareri agli organi decisionali centrali in vista di misure generali da disporre: circolari applicative per gli organi disciplinari, linee guida o altri provvedimenti atti a prevenire i fenomeni… Faccio un esempio: la Commissione potrebbe essere incaricata della predisposizione e somministrazione di un questionario anonimo che indaghi sul tema “molestie” tra i soci (oltre che sul tema più proprio “discriminazioni e ostacoli nel raggiungimento posizioni apicali”) a scopo conoscitivo del fenomeno… Oppure raccogliere ed elaborare i dati grezzi sugli esposti presentati per avvio procedimento disciplinare sul tema… Tutto ciò allo scopo di acquisire dati utili a caratterizzare e quantificare i fenomeni al fine di elaborare strategie preventive o di intervento, se se ne desse il caso… Ipotizzo eh, poi non so che direzione potrà prendere questa Commissione.
Quanto all’intervento in presenza di un caso specifico di cui l’organo disciplinare (i CD sezionali, nella gran parte dei casi) fosse venuto a conoscenza, penso anche io che occorra agire il più possibile con approcci minimali e azioni persuasive, auspicando di non arrivare a dover avviare procedimenti disciplinari formali, i cui iter fanno drizzare i capelli al solo pensiero a chi debba istruirli (oltre al particolare che c’è l’obbligo di verbalizzazione di tutti i passaggi ecc… )Quello che ritengo importante è che il CAI dia un segnale di presenza e di sostegno – non sei sola/o! – dinanzi a comportamenti disdicevoli che creano disagio. Rari, presumo, o almeno spero.
Ok, chiarissimo, grazie.
@257 Non voglio tediare gli altri lettori e riassumo in sintesi estrema. Neppure a me, che sono da 54 anni consecutivi nel CAI, risultano discrimizionio di quella natura.
La Commissione NON nasce al seguito di esigenze interne di “ripulire” il marcio del CAI. C’è un programma generale (che va molto oltre il CAI) che si chiama Agenda 2030 e che prevede (Goal 5) che gli enti istituiscano, al loro interno, dette commissioni “pari opportunità”, al fine di rimuove ogni possibile discriminazione nelle carriere interne. Io personalmente giudico la costituzione della Commissione come un “attivo dovuto”, non come manifestazione di particolare nobiltà d’animo che finalmente illumini il CAI, né come conseguenza (e conferma) dell’esistenza di marcio interno.
Infatti senza l’esistenza di tale commissione, l’Ente non può richieder il certificato relativo (ha un nome che non ricordo, è come un “bollino” sul tema parità carriere interne). Dato il clima “politically correct” imperante a livello generale nella società, un Ente di rilievo NON PUO’ NON AVERE detto bollino, sennò parte male agli occhi dell’opinione pubblica. Tutto qui.
Qualcuno è a conoscenza di casi come quelli che dovrebbero essere trattati dalla commissione (non è stata nominata istruttrice perchè donna, etc)?Nel mio piccolo non ho mai avuto percezione di problematiche di questo tipo (anzi, nella scuola di cui faccio parte c’è sempre stato molto incoraggiamento da questo punto di vista), ma la mia è ovviamente una visione limitata a un contesto molto ridotto.
Mi chiedo quindi se la commissione nasca a titolo “preventivo” o se ne sia percepita la necessità a seguito di casi specifici.
Sono contento che a qualcuno sia chiaro quel punto, ma temo che alla maggior parte non lo sia per nulla, addirittura qualcuno cavalca l’equivoco in male fede.
Non vedo le condizioni per un ruolo “propositivo/consultivo” sul tema molestie della suddetta Commissione. O ci sono già delle molestie e allora siamo nel disciplinare (se non addirittura nel penale, roba da magistratura, ben oltre i confini CAI) o non ci sono ancora delle molestie, ma allora non si può far altro, e ancora grazie, che una chiacchierata riservata e senza processo di piazza con l’eventuale soggetto, suggerendogli di non agire più così. Ma tale chiacchierata non può che farla uno/una della sua Sezione. Se muoviamo la Commissione Centrale per una chiacchierata informale, inevitabilmente non siamo già più in un contesto di chiacchierata informale e riservata.
Ma è qui che secondo me i nodi dell’equivoco istituzionale arriveranno al pettine. Chi si muove per spirito di crociata ideologica, “vuole” i processi di piazza, non le chiacchierate appartate, perché punta ad affermazioni di principio sul tema vasto, non solo in seno al CAI.
Non re3sta che attendere e vedere cosa succederà quando la Commissione sarà veramente operativa.
Carlo, questo concetto l’hai ripetuto più volte, a me non è sfugge che sia così. Sono d’accordo con te, le questioni disciplinari continueranno a essere affrontate nell’abito degli organi deputati (non sono espertissimo di regolamento, ma ci sono e c’è una gerarchia ). La commissione ha un’altro fine, ma potrebbe intervenire nella materia come osservatorio del fenomeno in generale e con un funzione consultiva e propositiva.
RIPROPONGO UNA RIFLESSIONE CHE HO GIA’ ESPOSTO IERI SERA, MA PROBABILMENTE L’ORA ERA TARDA. IL PUNTO E’ PRIMARIO: E’ ERRATO MESCOLARE INSIEME IL TEMA “PARITA’ DI GENERE” CON IL TEMA “MOLESTIE”. LA COMMISISONE SI OCCUPERA’ DEL PRIMO, NON PENSO DEL SECONDO.
Credo inoltre che ci sia un generale equivoco sulle finalità della Commissione Pari Opportunita’. Essa ha obiettivi ben chiariti in un recentissimo articolo pubblicato su Lo Scarpone. La sua attività deve garantire che non vi siano discriminazioni di genere nelle carriere interne del CAI.
Di conseguenza tutto il tema “molestie+mentalità sessista dominante (battute e canzoni)” non c’entra nulla con la Commissione.
Chi si aspetta che tale Commissione agirà come un tribunale interno, sia per punire che per prevenire fatti in stile “molestie”, temo che all’atto pratico sarà molto deluso. Non per incapacità dei Commissari, ma proprio per l’equivoco sull’ obiettivo istituzionale della Commissione, equivoco che ravviso fra molti di voi (anche maschi). Buona serata.
@252 : ho capito, chiudo qui perchè ho sempre fatto fatica a discutere con *l* estremist* e con chi pensa che la vita sia sempre una condanna a morte da prendere estremamente sul serio, in qualunque contesto.
E se vedrò Trump vicino a mia figlia ti garantisco che lo prenderò a sberle.
Chi presume di ironizzare con femmina cisgender eterosessuale bianc* mettendo l’asterisco a minkia, perché il soggetto è qui per femminile?
O chi travisa i discorsi altrui per non confrontarsi, facendo finta che qualcuno pensi o sostenga che essere femmina ecc. sia positivo e essere maschio cisgender eterosessuale bianco cosa negativissima e che come tale non abbia diritto di parola?
Al momento e in questo contesto non mi pare molto interessante cosa piace a tua figlia; ma magari glielo chiederemo tra qualche anno quando qualcuno penserà di seguire il consiglio di Trump e grab ‘em by the pussy. Glielo dirai tu che è solo un momento di goliardia?
@249: che sia “femmina cisgender eterosessuale” non l’ho dedotto io, non mi sarei mai permesso – ti consiglio di leggerti il post 127, poi valutare serenamente a chi si addice maggiormente la “cretineria” 🙂
Sarebbe stato bello capire cosa avrebbe reagito madame Gionti se Montani invece che bianco fosse stato nero🤔
Una delle madri, sempre feconde, della cretineria è la presunzione di sapere qualcosa quando in realtà non la si conosce affatto.
Un altra è argomentare mescolando dati o affermazioni che non c’entrano tra loro e non hanno connessioni logiche.
L’affermazione “femmina cisgender eterosessuale” è l’esempio di entrambe le cose: che sia cisgender o eterosessuale non lo sai e non c’entra per nulla con le molestie o il disagio dell’autrice.
Basta essere ideologici per rimanere cretini.
Signor*,
dopo tanto discutere siamo finalmente giunti a un punt* ferm* (abbondo un po’ con gli asterischi per non rischiare…) :
– un* nuov* soci*, femmina cisgender eterosessuale bianc* (che è una cosa positiva) trova disdicevole il presidente del sodalizio, dopo averlo conosciuto approfonditamente in un video giratole da un’amica. Stabilisce quindi che…
– il presidente, che è un maschio cisgender eterosessuale bianco (cosa negativissima, d’ora in avanti MCEB per brevità) non ha diritto di parola, essendo MCEB e quindi infido per definizione (e per fortuna mi pare che almeno non sia biondo, se no sarebbe il peggio del peggio)
– gl* altr* 319999 soc* non hanno nemmeno loro diritto di parola, perchè molt* di loro sono MCEB e quindi infid* e/o imbecilli e/o prevaricato**, e gli altr* sono comunque succubi della visione del mondo inculcata dai MCEB.
Benvenuti a tutti nella nuova democrazia dell’uguaglianza di genere – mi pare assolutamente condivisibile, ora mi sono convint* pure io.
Vabbe’, scusate se non riesco a prendere sul serio queste … (ognuno metta quel che gli pare), d’altronde lo canta pure uno saggio (anche se MCEB) che “ci vuole scienza, ci vuol costanza per invecchiare senza maturità…”.
p.s.: alla mia bimba piace moltissimo la nuova filastrocca : “The President is an evil white heterosexual cisgender male pum pum pum pum”, provate anche voi a canticchiarla velocemente, viene benissimo! Però lei ha 18 mesi…
Presumo che molti qui ricordino un aneddoto riguardante il Generale DeGaulle: ad un sostenitore che, preso da un eccesso di entusiasmo gli aveva gridato: “Mon General, mort aux cons”, il generale, con aria pensosa, rispose: “Vaste programme” : temo si possa applicare anche all’auspicio che i maschi etero e cisgender adottino comportamenti tali da non essere percepiti come “dolorosi” dalle persone, maschi o femmine che siano, sensibili/delicate/fragili che dir si voglia.
Confido nella palla di pongo del CAI: triturerà queste scemenze come ha triturato cose anche più intelligenti (di queste) e soprattutto molto più attinenti alla montagna e all’andar in montagna. Fra due anni al massimo non ci ricorderemo più nulla di tutto questo guazzabuglio, né delle vestali in persona.
“questi “maschi cisgender eterosessuali bianchi“, credo siano un incrocio tra un molestatore seriale e un lupo mannaro”
hai dimenticato “vecchi e cretini”
Marco scrive:”Il riformismo sarà meno figo della rivoluzione, però ribadisco che più che reclamare la sua testa forse sarebbe più proficuo sedersi ad un tavolo con lui… ”
Io credo che per sedersi al tavolo con qualcuno bisogna averne fiducia e per il momento Montani la mia fiducia non l’ha guadagnata, anzi, tutto il contrario.
Comunque ora che hai capito il mio punto di vista il fatto che tu ne abbia uno diverso non mi appare mansplaining.
È semplicemente un punto di vista diverso sul piano politico.
Va bene Alessandra, ho capito, anche se non condivido. Il riformismo sarà meno figo della rivoluzione, però ribadisco che più che reclamare la sua testa forse sarebbe più proficuo sedersi ad un tavolo con lui… Provare a fargli capire il vostro punto di vista, cercare di ottenere qualcosa di concreto. Accettare magari di entrare in quella commissione alla quale sei stata invitata! Ok ok, basta così! Lo so cosa stai pensando: mansplaining? no grazie! 🙂
@241. Io avrei più pensato a consumatori di cheesecake..il cisgender che mangia il cheesecake. Suona bene, fa figo e non impegna
Ma ‘sti cisgender non sono i profughi della Cisgiordania?
Anche io ho dovuto cercare il significato del termine cisgender. E però’ sono contento alla fine di tanta mia ignoranza in materia.
Non vale più la pena scrivere a proposito di questo tema. O forse sì, visto che, dopo aver letto questo articolo e quelli precedenti sulla vicenda del Presidente, temo siano dinamiche ideologiche pericolose. Non solo per i singoli individui contro cui vogliono combattere una guerra ideologica ma anche per il Cai.
Se pensate di infarcite il CAI con tutte queste ,”balengate”, vi voglio vedere a trovare gente che si prenda la grana di organizzare le gitee le scuole… Già ora devi badare a centinaia di variabili: il tempo, la neve, i pericoli, quello si è perso, quell’altro ha vomitato, quello ha dimenticato i ramponi, quello stamattina al buio ha preso gli scarponi del fratello e ora piange come un vitello (due numeri in meno, giuro e successo)…. E oltre a tutto ciò, il capolista dovrebbe anche stare attento all’istruttore che tacchina l’allieva, alle generali battute no politically correct, all’eccesso di telefonate private fra soci e socie… sennò lui, il capolista, finisce di fronte al gran giurì disciplinare per omesso controllo delle regole fra generi… Ma vi sfido a trovarli i capigista!
Per fortuna che io mi sono tolto, da ruoli organizzativi e direttivi, già anni fa, per mia idiosincrasia verso l’eccesso di burocrazia. Se il CAI prende ‘sta piega eccessiva (cmq io non ci credo neanche dipinto…) non mi torna certo la voglia!
Mi sa che la vostra Primavera Alpina ve la fate in una stanza. Verificate che abbia delle finestre aperte verso le montagne. Cosi almeno le vedete.
Ossignur, devono essere proprio delle brutte bestie questi “maschi cisgender eterosessuali bianchi“, credo siano un incrocio tra un molestatore seriale e un lupo mannaro, spero di non incrociarne mai uno senza guinzaglio e museruola, forse sarebbe meglio dichiararli fuorilegge!
Ma qualcuno riesce a prendere sul serio questi scoppiettanti stereotipi? Io proprio non ce la faccio, chiedo scusa, sarò immaturo… e anche poco preparato, ammetto di aver dovuto cercare il significato di “cisgender” – sta diventando un lavoraccio rimanere aggiornato in questo frenetico settore.
Marco scrive:”Poi, onestamente, anche andare a spaccare il capello su quello che ha detto e non ha detto, sul fatto che non è stato abbastanza politicamente corretto nei suoi comunicati… D’accordo, può essere, ma sono dettagli, alla fine.”
Non sono dettagli.
È la base dell’umanità dire “mi dispiace sapere che stai soffrendo”.
E oltre al fatto che Montani se ne sta fregando di questo piano umano, rilascia dichiarazioni che sono nuove ingiustizie.
E mi riferisco al comunicato che fa passare come del CAI – ma che del CAI non è – in cui rivela il nome della socia e la tratta come una bugiarda.
Sono questi comportamenti, il pugno battuto sul tavolo alle elezioni, le urla rabbiose, sono questi comportamenti che mi inducono a chiedere le sue dimissioni.
Nel mio discorso quello che è accaduto tra lui e la socia non ci entra mai.
Dal mio punto di vista resta rilevante solo nella misura in cui si può causare dolore ad una persona in tanti modi che non sono reato, per cui l’archiviazione chiude solo una piccola porzione della vicenda.
Ma io non chiedo le dimissioni di Montani per quanto successo che ha portato la socia a denunciarlo.
Io chiedo le dimissioni di Montani per la sua mancanza di umanità nelle dichiarazioni pubbliche successive, per il suo contegno senza controllo all’assemblea e per il suo eludere critiche e domande su questi aspetti.
Agnese scrive:”le persone fragili (sia uomini che donne) rimangono prede facili anche in età adulta (altrimenti non si spiegherebbero gli abusi che avvengono in continuazione, manipolazione, abusi sessuali, abusi psicologici, abusi di potere etc.)”
Agnese non sono d’accordo con quanto scrivi.
Credo che si sta spostando l’attenzione dal punto fondamentale.
Questo non vale solo per il sessismo, vale in generale per tutte le categorie marginalizzate o che subiscono uno squilibrio di potere.
Non sono le donne a dover porre rimedio a una supposta fragilità.
Sono le persone in una posizione di potere – tipicamente maschi cisgender eterosessuali bianchi – a dover imparare il rispetto e la parità.
Non è chi subisce un abuso che si deve rendere “invulnerabile”. È chi questo abuso lo agisce che deve imparare una modalità di relazione nuova.
Alessandra ma ti rendi conto di quello che dici? Io potrei anche credere alla buona fede dell’accusatrice e in cuor mio ti assicuro che le voglio credere. Ma NON POSSO rinunciare alla ragione e accettare il principio che basti un’accusa – sulla quale il GIP si è pronunciato per l’archiviazione – per pretendere dall’accusato di dimettersi come se fosse colpevole. E’ un fatto di civiltà! E’ una cosa pericolosissima accettare questo principio. Allora chiunque volesse sbarazzarsi di un persona scomoda potrebbe sentirsi legittimata a sparare accuse infamanti perché tanto… basta l’accusa. Meglio un criminale in libertà che un innocente in galera, sempre!
Poi, onestamente, anche andare a spaccare il capello su quello che ha detto e non ha detto, sul fatto che non è stato abbastanza politicamente corretto nei suoi comunicati… D’accordo, può essere, ma sono dettagli, alla fine. Non sarebbe più utile, per la causa che persegui, giudicarlo sulle politiche concrete che sta o ha intenzione di attuare e di incalzarlo su quello? Non dovrebbe essere questo il banco di prova sul quale misurarlo? Peraltro, anche per via dello scotto legato alle sue vicissitudini, a questo “peccato originale” potrebbe paradossalmente dimostrarsi più sensibile al tema di altri, e desideroso di dimostrare che non è così come lo si dipinge, di rimediare in qualche modo. Anche l’istituzione della commissione permanente “Politiche sociali – Uguaglianza di genere” potrebbe essere un segnale, o no? Rifletteteci e approfittatene.
@230 Luca, in toeria è vero, una quindicenne avrebbe meno “mezzi” per potersi difendere, per inesperienza, insicurezza e mille altri motivi. Ci sono alcune 15enni che sanno essere ben più battagliere di alcune donne adulte che conosco :)Purtoppo però non tutte le persone crescendo diventano sicure e in grado di difenderesi, a volte (magari chissà, anche a causa di traumi infantili o esperienze precedenti) la fragilità rimane, e le persone fragili (sia uomini che donne) rimangono prede facili anche in età adulta (altrimenti non si spiegherebbero gli abusi che avvengono in continuazione, manipolazione, abusi sessuali, abusi psicologici, abusi di potere etc.).
Mi pare che la confusione sia aumentata all’ennesima potenza.
Tutti quelli che incentrano i loro ragionamenti sul fatto che il CAI debba punire le molestie sono completamente in errore. errori metodo. Primo le presunte molestie vanno accertate e proprio l’affaire Montani dimostra che gli episodi, che vengono all’inizio tracciati indiscuibilmente come “molestie”, all’ato pratico non lo sono ai sensi della legge. Secondo anche in tali casi (cioè di molestie “provate”) non spetta al CAI invischiarsi: la persona danneggiata si rivolge alla magistratura che opera secondo la legge. È questione fra cittadini, come lo sarebbe fra due soci di cui uno è autore di una truffa economica ai danni dell’altro. La questione giuridica vivrà il suo sviluppo nelle opportune sedi giudiziarie. Il CAI deve restare “terzo” e prendere solo atto della conclusione dei procedimenti giudiziari.
Per tutto quel “mare magnum” di situazioni intermedie un po’ torbide, ma che non giungono a rilievi giuridici, evidentemente occorre che qualche figura CAI vada a parlate, in modalità riservata, con chi segue comportamenti poco decorosi e invitarlo a interrompere. Ma il CAI non andare oltre a ciò: se il “di più” (=molestie vere) è già stato commesso, si rientra nella casistica citata sopra. Se il di piu’ è ancora da commettere, si può fare solo una moral suasion all’ineressato. Penso che non ci siano neppure le norme disciplinari nei regolamenti per chi fa un po’ troppe telefonate alla stessa destinataria. Gli di può dire, senza far piazzare pubbliche, “dai, fatti furbo, mollala li!”, ma non si possono prendere altre decisioni in ambito CAI.
Quindi è inutile pretendere dal CAI quello che una associazione non può fare. A insistere questo risvolto si aumenta solo il fastidio dei soci (comprese moltissime socie) disinteressati o quanto meno non sensibilizzati sul tema.
Credo inoltre che ci sia un generale equivoco sulle finalità della Commissione Pari Opportunita’. Essa ha obiettivi ben chiariti in un recentissimo articolo pubblicato su Lo Scarpone. La sua attività deve garantire che non vi siano discriminazioni di genere nelle carriere interne. Di conseguenza tutto il tema “molestie+mentalità sessista dominante (battute e canzoni)” non c’entra nulla con la Commissione. Chi si aspetta che tale Commissione agirà come un tribunale interno sia per punire che per prevenire fatti in stile “molestie”, temo che all’atto pratico sarà molto deluso. Non per incapacità dei Commissari, ma proprio per l’equivoco sull’ obiettivo istituzionale della Commisdione, equivoco che ravviso fra molti di voi (anche maschi). Buona serata.
Marco scrive:”Ma non sono certo, a differenza tua, della buona fede della accusatrice, non ho abbastanza elementi .”
Davanti a questo argomento mi fermo.
Se tu sei giudice dell’animo umano con una tale capacità di comprensione delle più recondite motivazioni, allora mi ritiro in buon ordine.
E credo che nulla potrebbe in fondo convincerti che questa donna abbia denunciato in buona fede.
Come potrebbe del resto?
Se anche assecondasse la morbosità di tutti raccontando dettagli, di certo qualcuno direbbe che se li è inventati, che li dice per interesse, che qualcuno l’ha manipolata, come stai insinuando tu.
Se si parte dal presupposto di un’intenzione malevola nulla in fondo potrà convincerci del contrario.
@230 sempre di reato si tratta, poi è ovvio che se si scende nello specifico ogni situazione è a sè stante e va valutata di conseguenza.
@227: Le molestie sono molestie, ma molestare una 15enne non è la stessa cosa che molestare un’ingegnera 30enne…IMHO
@212. Molto interessante la testimonianza portata. E’ specchio del decadimento odierno della società e dell’Occidente in genere. Eppure tutti hanno sulla bocca la parola “resilienza” che fino a tre anni fa nessuno conosceva, come le mascherine FFP2. Oggigiorno basta un nonnulla per essere denunciati, additati come dei “mostri”, incolpati di qualunque cosa, essere oggetto di richiesta danni perché il proprio cane ha appena graffiato il ginocchio del pargolo, perchè la maestra ha messo all’angolo o buttato fuori della classe il bulletto di turno. Si scambia il politicamente corretto con il progresso, ma invece è un regresso dell’uomo e della società, che non ha più non resilienza, ma resistenza e capacità di reagire e di capire quali siano le cose importanti della vita.
@questa è demagogia e populismo puro. Il Cai può anche non risultarmi simpatico, posso anche non condividere la sua impostazione volta molto poco a incentivare l’alpinismo, ma 6 ML di euro sono niente nel bilancio di un Paese. Comunque il CAI fa “girare l’economia” perchè porta gente in montagna, e quella gente si compra le scarpe, lo zaino, etc..e spende soldi e versa il 22% di iva. I soldi sprecati sono altri, a cominciare dalle pubblicità cazzate sulle pari opportunità, oppure 2 miliardi di vaccini comprati e scaduti (puoi anche qui, verificare la notizia)
@220 Mister, è un dato di fatto, come ha già spiegato Fabio Bertoncelli sotto, che non tutti reagiamo ai fatti della vita nella stessa maniera, perché non siamo fatti tutti con lo stampino. Tua moglie evidentemente, e per fortuna, ha un carattere forte e ha messo subito al posto il tizio inopportuno, e lui per fortuna ha capito l’antifona è ha lasciato stare.
Ma non tutte le persone hanno la stessa forza d’animo, altrimenti vivremmo tutti senza soprusi di alcun genere.
Secondo, la ragazza che ha sporto denuncia contro Montani ha poco più di 30 anni, e non vedo questo comunque cosa c’entri con l’età. Una molestia è una molestia, non è che cambia con l’età.
Un’ultima considerazione: è vero che il CAI è un’associazione di montagna, e si spera che gli argomenti di cui tratti siano rivolti essenzialmente a questo. Ma è anche un’associazione su scala nazionale fatta di persone, tante persone, che portano con sè in scala minore delle problematiche sociali.Quindi, è giusto e sacrosanto che se all’interno del CAI ci sono degli individui che non si comportano in maniera appropriata, vadano segnalati. Dare una strigliata a un tizio che insiste a prendersi delle libertà non gradite, o allontanarlo se ci sono fatti più gravi, sarebbe un bel segnale. Significa che l’associazione si prende cura dei propri associati. Poi oh, mica è un tribunale, se i fatti sono da denuncia ci penserà la legge, non il CAI, ci mancherebbe.(non mi riferisco né alla goliardia tra amici, né alle relazioni che nascono per attrazione reciproca, ci mancherebbe!)
PAOLO COMMENTO 201 – omissis… una persona si iscrive a un’associazione vecchia di 160 anni, con 300000 iscritti, che vive del contributo volontario di moltissimi dei soci… Il Cai e il Cnsas,ricevono dallo stato italiano circa 6 milioni di euro/anno. Inoltre, ogni tanto, c’è un parlamentare che gli regala altri EURO. Questi milioni non sarebbero meglio che fossero investiti per i problemi dei cittadini, invece che regalarli al CAI, con 300000 iscritti ? MEDITA! Volutamente non ti invio i link di queste informazioni, smazzetta su internet, così potrai trovare qualche altro argomento interessante. ciao
Alessandra, se l’Istruttore CAI che le ha proposto lezioni private gliele ha proposte a pagamento, potrebbe denunciarlo per abuso di professione di Guida Alpina, se la sua sete di vendetta vuole essere placata.
Percorrere questa strada sarebbe più semplice rispetto a quella delle molestie.
Ovviamente non sarebbe così se il pagamento richiesto fosse stato in natura.
Fra i commenti fin qui intervenuti, alcuni approvano o disapprovano il fatto che questa persona abbia il diritto di farsi le sue ragioni sul tema in oggetto in relazione ad episodi a lei capitati. Su tutto questo si può essere d’accordo o meno, darle consigli, dirle che la si capisce o non la si capisce.
Quello che invece ed inoltre è accaduto è che questa persona, in base ad un episodio personale (l’istruttore che le ha proposto lezioni private), voglia dare vita ad una “Primavera Alpina”, non perdendo l’occasione di sfruttare a tal fine anche l’episodio che ha interessato il Presidente. E su questo e per questo anche io sono totalmente d’accordo con chi dice che se la stessa cosa fosse capitata al circolo della Vela, questa persona avrebbe agito allo stesso modo. Qui non c’è un’analisi preventiva oggettiva che dimostri che nel CAI c’è un problema: qui si prende a pretesto un episodio personale (che non discutiamo e nemmeno vale la pena di farlo) e si vuol arrivare alla Tesi che tutto il CAI è maschilista e che generalmente i componenti maschili del CAI hanno comportamenti spregevoli nei confronti della parte femminile. Ma vi sembra?
E poi, su andiamo, ma con tutte le aree in cui una tale battaglia potrebbe avere un senso (lavoro, politica….) ….ma proprio il CAI? Se poi questa persona nel CAI non ha trovato l’ambiente giusto, vada altrove, ci sono altre organizzazioni che avvicinano alla montagna, contatti una delle bravissime guide alpine donna.
@222: 🤣🤣🤣🤣🤣
ahimè, nel 1977 “servivo la Patria” 😒
Il 23 Luglio 1977 in un’appartata e deserta spiaggetta delle 5 Terre venne istituita la GIORNATA MONDIALE DEL CAZZO AL VENTO, ricorrenza che alcuni di noi festeggiano ancor oggi, a seconda di dove si trovano.
Eravamo un gruppo di scout, ragazzi e ragazze dai 16 ai 20 anni di età e quella volta avevamo programmato una due giorni tra amici, ovvero senza l’egida del gruppo scout di appartenenza.
Il motivo era che noi maschi volevamo che le ragazze si spogliassero ma non potevamo dirglielo apertamente perché si sarebbe trattato di “violenza”, visto anche l’argomento. La celebrazione fece effetto e non sto a dirvi il seguito…
Anche le ragazze si spogliarono lanciando i costumi da bagno (noi l’avevamo già fatto), ma non tutte. Qualcuna restò in costume, qualcuna si tolse solo il reggiseno.
C’erano anche dei capi, non eravamo solo militanti di truppa.
Goliardia? Incoscienza? Caduta di pudori ? (andavamo a messa ogni domenica), spirito di ribellione? Non saprei ma alcuni di noi si sposarono, ebbero figli e ancora oggi sono felici coppie normali. Tutti restarono amici! Fu molto divertente.
Al primo incontro scout dopo quell’avvenimento se ne parlò molto in toni divertiti e scanzonati ma nessuno fece polemiche e forse qualcuno degli assenti si pentì di non esserci stato.
Se qualcuno restò traumatizzato lo restò positivamente.
Altro che gite del Cai.
La censura scatta per tutti, compreso il sottoscritto, stai tranquillo. Dipende dal contenuto dei commenti. Riportare che le donne approcciano il CAI con pari obiettivi di caccia (rispetto agli uomini) è una sottolineatura che aggiunge novità al dibattito, stantio su standard da ’68 andato. In realtà il citato comportamento femminile non è novità storica assoluta per il CAI: le scuole CAI, almeno in area torinese ma immagino in tutta Italia, da decenni e decenni sono ottime “agenzie matrimoniali” (in subordine, agenzie di dating, come si dice oggi). Io stesso ho conosciuto mia moglie in una scuola di scialpinismo, oltre 30 anni fa. Quasi tutti i mie amici del CAI hanno trovato il loro partner matrimoniale (o a volte anche solo momentaneo) nel CAI: se li conto arrivo con facilità almeno a 50, forse a 100.
Ebbene se scoccano matrimoni o anche solo unioni, significa certo che qualcuno si fa avanti (e spesso sono le donne…), ma significa anche che la controparte non scappa a scriver mail scandalizzate!!! Quindi NON c’è un problema strutturale di CAI “covo di violentatori”. C’è invece un problema di singola persona, che va compresa e aiutata (ammesso che lei lo permetta, perché qui ho molti dubbi…), ma che non può condizionare l’intera associazione di 330.000 soci.
@215: non mi convince il fatto che nel 1971, una ventenne proveniente da famiglia rigidamente cattolica potesse essere “meno sensibile” a delle “molestie” rispetto ad una signora di cui ignoro l’età, ma che dal contesto si evince essere più o meno tra i 45 e 50 anni, che quindi ha vissuto nei decenni successivi alla cosiddetta “liberazione sessuale “.
@216: mai pensato che il “problema” fosse il CAI, condivido trattarsi di problema “personale” Avendo un passato di organizzatore (per puro diletto) di viaggi nel Sahara conosco benissimo il fenomeno delle single, di ritorno o meno, che TALVOLTA si aggregano con uno scopo preciso, a viaggi prevalentemente frequentati da maschi.
Uno dei miei figli, appassionato di ciclismo, nuoto e corsa (c. d. Ironman) e single, ha subito più volte le attenzioni di sue superiori in ambito lavorativo… arrivando in un caso a licenziarsi pur di liberarsi del “problema”, ma, come sua madre decenni prima, non ha mai avuto particolari reazioni emotive.
Alessandra, non riesco a seguirti in questa battaglia contro Montani, concordo che occorra il buon esempio ai vertici della associazione. Ma non sono certo, a differenza tua, della buona fede della accusatrice, non ho abbastanza elementi . Non per malanimo, ma perché penso sia doveroso coltivare il dubbio. Si sono viste troppe cose che non mi convincono, candidature, interessi, gestione di fondi, pressioni, ecc. per cui vorrei vederci un po’ più chiaro.
Mi auguro che ti animi un sincero desiderio di giustizia, e che per te non sia diventato un simbolo, un capro espiatorio che occorre sacrificare per la “rivoluzione”. Suppongo che in questa tua crociata troverai chi ti appoggerà e ti esorterà ad andare avanti spinto da ideali meno sinceri dei tuoi e quindi userà strumentalmente il tuo impegno per i propri fini. Guardati bene attorno e auguri. Se contribuirai a portare maggiore chiarezza e giustizia sarò ben felice. Infine, come ho già detto, penso che il CAI non debba girarsi dall’altra parte e fare spallucce, far finta di nulla dinanzi a segnalazioni di comportamenti che violano pesantemente le regole di una “corretta ed educata convivenza” (come recita lo statuto). Parlo ovviamente di tutto ciò che ha a che fare con la protervia, la petulanza, l’abuso della autorità ecc. Cose per le quali anche un semplice ammonimento detto da chi di dovere, bonariamente, può essere molto spesso risolutivo. Nel complesso, per mia esperienza, sono convinto che il CAI sia sano e sia pervaso da una sostanziale correttezza nei comportamenti, e proprio per questo non bisogna dare l’idea di tollerare certe condotte o costringere con un atteggiamento complice di inerzia, all’allontanamento chi li subisce e se ne lamenta, per sue fragilità o per un cambio di mentalità che certamente è in atto e di cui comunque non si può non tenere conto. Il commento n.212 di Luca è emblematico di un cambio di sensibilità non tanto nel mondo maschile ma in quello femminile. Non mi riferisco ovviamente a goliardate o al clima allegro che può viversi durante un’escursione e che rispondono a principi di autoregolazione all’interno di un gruppo umano. Concordo con chi dice che non dobbiamo arrivare a uno stato di polizia morale, peraltro non è neppure pensabile che le strutture del Cai vengano oberate da un eccesso di segnalazioni. Ma ripetiamo cose già dette…
Ciao Luca, sì ti ho cassato (non censurato) perché il tuo commento, dopo la censura di quello di Crovella, era diventato incomprensibile.
Insomma, le donne se la cercano, a sentire i commenti illuminati di buona parte del GognaBlog. In testa lo sfinente – lui sì! – Carlo Crovella.
E preoccupati di contenere quest’ultimo, anziché censurarmi, caro Alessandro.
Ribadisco l’impressione che si tratti di un problema “personale” (cioè della persona) e assolutamente NON del CAI. Tra l’altro in 54 anni consecutivi di CAI, io potrei citare migliaia di esempi di donne che hanno iniziato a frequentare il CAI spinte da obbiettivi di “caccia”. La differenza è che le donne sono molto più astute, si muovono “sottotraccia”, non danno nell’occhio, per cui se la caccia va male, nessuno se ne accorge, se invece va bene a un certo punto te le ritrovi a braccetto col direttore o l’istruttore e allora capisci, a posteriori.
Il fenomeno si è infittito da circa 10 anni in qua grazie alle cosiddette single di ritorno (vedove/separate/divorziate, cui si aggiungono le “mai sposate” che percepiscono che hanno ancora nuove possibilità). Donne 60-65, a volte anche 70, ma ben vivaci, attive e atleticamente in forma, spesso molto in forma.
Non tutte, ovviamente, sono in caccia. La maggior parte punta a trascorrere giornate allegre e spensierate, in buona compagnia, sia di maschi che di femmine. Ma prologo della “buona compagnia della giornata” è il clima allegro, scanzonato, dove ci può scappare (sempre con intelligenza ed eleganza) una battuta un po’ osé o una canzone da osteria. Le prime che ridono sono proprio le donne, altro che scrivere mail scandalizzate!!! E quelle donne che, nel gruppo, cercano davvero il gancio, sono ben felici dell’attenzione dell’istruttore o addirittura del direttore…
Il problema della signora in questione è completamente diverso. Ho già sottolineato che, se la famosa battuta NUDA NUDA fosse avvenuta su una barca a vela, ora lei starebbe sfinendo la Federazione della Vela. Il CAI non c’entra niente con ‘ste beghe. Sarebbe ora di chiarirlo definitivamente e smetterla con altre insinuazioni. Buona giornata a tutti.
Luca Andrea, innanzitutto permettimi di usare il tu (nel GognaBlog è usanza).
La sensibilità varia da un essere umano all’altro. Ciò significa che una persona può reagire molto male a una molestia, a una violenza, al tradimento di un amico, a un incidente alpinistico o a qualsiasi altra cosa della vita; un’altra, invece, potrebbe sopportare il tutto quasi senza conseguenze psicologiche.
Io sono un maschio, ma cerco di mettermi nei panni della tua fidanzata nel 1971 e di Alessandra. In quest’ultimo caso probabilmente me ne sarei uscito con una battuta sferzante indirizzata al molestatore (l’istruttore CAI); cosí pure, ma con toni piú blandi, col villano (il compagno di gita CAI) che si eccita con una semisconosciuta al grido di “nuda, nuda”.
Nel caso del 1971 avrei tirato una ginocchiata negli zebedei al vigile urbano: forse l’avrebbe capita. Forse. Cosí fece esattamente mia moglie da ragazza a un ginecologo: un colpo ben assestato. Al medico passarono subito i bollenti spiriti: all’improvviso il massaggio dei suoi “gioielli” era diventato piú impellente.
N.B. Giuro che di ginocchiate in quel posto non ne ho mai prese in vita mia!
😂😂😂
Ma io sono io; inoltre una ragazza in genere ha meno forza di un maschio ed è spesso meno aggressiva (spesso, ma non sempre).
In piú – lo ribadisco – ciascuno di noi ha una propria sensibilità e reagisce in modo differente ai colpi della vita.
E chi è piú sensibile o incapace di tirare ginocchiate negli zebedei che deve fare? Sopportare in silenzio?
@213: francamente non sono in grado di dirlo…stiamo insieme solo dal 1969…magari tra altri 20/30 anni….;-)
@212 : è assolutamente certo che sua moglie non covi traumi postumi, inconfessati ed esiziali a causa di quella terribile esperienza? 🙂 🙂
Tutto questo polverone mi ha fatto nascere un’associazione mentale con le isterie che ormai regolarmente nascono, e poi si dissolvono come bolle di sapone, ad ogni adunata nazionale degli Alpini.
Partono anche quelle sempre da singoli o gruppi che gravitano nei dintorni (vicini) dell’universo femminista.
Hanno poco di razionale anche quelle… perchè lamentarsi di gente che va sopra le righe durante una festa di popolo a Rimini, quando va bene quello che succede in una qualunque delle discoteche durante l’estate…
Anche lì una lamentela tira l’altra, salvo poi sgonfiarsi quando bisogna presentare fatti concreti.
E anche lì c’è in ballo un’associazione storica, con tantissimi iscritti, per motivi storici a prevalenza maschile, che svolge tantissime attività utili e in cui ogni tanto il clima è un po’ goliardico (salvo qualche eccesso, responsabilità individuale dei soliti imbecilli più o meno iscritti) – gente che ogni tanto decide di non prendersi troppo sul serio, per poi tornare alla propria vita e famiglia, senza preoccuparsi troppo delle tante signorine Rottermeier schifate da cotanta dissolutezza.
Insomma, parliamo di centinaia di migliaia di persone, di categorie diversissime, che riescono a convivere e prosperare per decenni in armonia, e poi a portare avanti una vita normale al di fuori dell’associazione, con anticorpi abbastanza sviluppati da sbattersene delle mode correnti e continuare imperterriti per la propria strada: in pratica una cosa mai vista, e inconcepibile, in certi gruppetti un po’ estremisti.
Siccome l’universo femminista, per definizione, non può concepire che esistano uomini (e donne snaturate e conniventi) in grado di dar luogo a processi mentali evoluti e/o dotati di sensibilità, altruismo e comportamenti normali, scatta probabilmente un corto circuito mentale che le porta a negare l’evidenza e cercare di screditare l’intera associazione, senza essere in grado di riconoscere le differenze e le responsabilità individuali.
Vabbe’, mi fermo qui perchè non vorrei entrare in loop mentali pericolosi pure io 🙂 🙂
Scherzi a parte, pensate possa essere una delle spiegazioni per certi atteggiamenti?
Mi sto sinceramente sforzando di capire… ci dev’essere un motivo se qualcuno dedica tante energie a cercare di distruggere anziché costruire.
Buongiorno, permettetemi di presentarmi: sono Luca Andrea Leoni, medico, milanese, classe ’51, non certo “alpinista” al massimo “escursionista”, padre e zio “Semini” (SEM, società escursionisti milanesi, sezione CAI) : leggo da un paio d’anni il Gogna Blog, più che altro per le cronache e le rimembranze di vero alpinismo: da due giorni sto seguendo, invece, i commenti a quello che dev’ essere stato un” brutto episodio” tra un uomo e una donna soci CAI e attivi nell’associazione: e fino a qui quello che ho capito, quello che non mi è chiaro, ma non credo che possa diventarlo, è se sia trattato di “molestie” (proposte reiterate benchè respinte o “violenza” (contatto fisico in zone erogene/sessuali contro la volontà di chi le ha subite): ripeto, difficilmente qualcuno potrà chiarire questo punto, ma resto comunque basito: vorrei raccontare un episodio che risale al lontanissimo 1971: la mia fidanzata d’allora, oggi moglie e madre dei nostri figli, allora studentessa di biologia, mentre lavoravamo (si cercava di raggranellare sempre qualche soldo, magari per poter fare proprio una gita in montagna) presso gli uffici staccati del Comune di Milano (ricorderete che ogni 10 anni si effettuava il “censimento della popolazione” ) in qualità di “rilevatrice”, pur non essendo particolarmente “vistosa”aveva attirato le attenzioni di un graduato di quelli che allora erano i “Vigili Urbani” (oggi Polizia Locale) il quale con una certa insistenza le proponeva di andare con lui in una pensioncina nota come albergo a ore: lei mi raccontava di questi episodi (la cosa si ripetè per tre volte) come di un noioso contrattempo..paragonabile per intendersi a ritrovarsi con la biro scarica sul più bello del lavoro…dopo queste tre volte, il graduato capì che non c’era modo di combinare, la ignorò totalmente, lei non pianse, non si sentì “braccata”, nonostante dovesse andare in quella sezione staccata a giorni alterni… vorrei capire cosa ci sia stato di “diverso” nell’episodio di cui qui tanto si parla. Scusate l’intrusione , L.A.L.
Lasciatela continuare, è uno spettacolo! Devo ammettere che fa “personaggio”, ne mancano in questo ormai piatto mondo verticale
È una mia sensazione, o siamo al delirio?
Marco scrive:”Alessandra ma che ne sappiamo di quello che pensa lui nel profondo, o quello che si sono detti con la signora che l’ha accusato.”
Marco mi spiace ma il tuo discorso non è accettabile, non per la persona che si propone come riferimento di una associazione come il CAI.
Lo vedi bene anche tu che il modo in cui lui ha gestito questa situazione sta ora legittimando tutti quelli che ritengono che se ad una donna si manca di rispetto in ambito associativo allora è una questione che riguarda solo questa donna e chi le ha mancato di rispetto.
E questo equivale a trasformare la vita associativa in una terra di nessuno in cui vige la legge del più forte.
Ed è esattamente per l’irresponsabile sottovalutazione di queste conseguenze sul clima interno del CAI che io ritengo che Montani sia pericolosissimo e che debba dimettersi prima di subito.
Alessandra ma che ne sappiamo di quello che pensa lui nel profondo, o quello che si sono detti con la signora che l’ha accusato. Dai, una cosa è la dimensione privata, una quella pubblica, che ha a che fare anche con la linea difensiva che ha perseguito. E in questa lui si definisce vittima di un sopruso. Disse comunque che ne avrebbe parlato alla chiusura della vicenda, quindi forse lo farà, chissà: https://www.corriere.it/cronache/22_giugno_10/bufera-cai-due-vice-si-dimettono-il-presidente-indagato-molestie-lui-tutte-calunnie-cf072aa2-e501-11ec-8929-c5ad2690e50c.shtmlTi saluto e buona fortuna !
Marco scrive:”Alessandra, i fatti di cui si hanno versioni differenti possono normali contatti, anche riferibili a un vero e proprio approccio, che lui probabilmente non nega e che verosimilmente c’è stato.”
Marco tu ti riferisci alle conclusioni del GIP ma io ti ripeto che del piano giudiziario non mi interessa nulla.
Sai cosa avrebbe dovuto fare un essere umano decente?
Avrebbe dovuto dire qualcosa come “La signora ritiene che quanto accaduto tra noi costituisca reato, io non credo lo sia e di questo deciderà il tribunale. Ma al di là se sia reato o meno, capisco che se è arrivata a questo punto la muove un malessere profondo e di questo mi dispiace. Soprattutto mi dispiace se qualcosa che io ho detto o fatto può averla gettata in questo sconforto.”
A me hanno insegnato che non lo decido io se il modo in cui mi comporto ferisce qualcuno ma è la persona ferita l’unica a poterlo dire.
Per quanto mi riguarda se capitasse a me, di sentirmi accusata ingiustamente, penserei che in ogni caso, anche se chi mi accusa l’hanno rapito/a gli alieni e l’hanno convinto/a che io gli/le abbia fatto del male, comunque pur sentendomi innocente, proverei pena per questa persona.
Come si fa a non provare pena per una persona che sente di aver subito un sopruso?
Magari il mio punto di vista su quanto accaduto tra noi sarebbe diverso ma pena per questa persona io la proverei comunque.
Nell’intervista alla Stampa pubblicata nel post Archiviazione qui su gognablog l’intervistatrice lo chiede esplicitamente a Montani cosa lui suppone abbia spinto la donna che lo ha accusato e lui in risposta neanche lo considera che ci sia stato un dolore.
Parla solo di manovre politiche.
Qui c’è una grossissima lacuna di umanità se neanche per un attimo prende in considerazione che questa persona abbia sofferto o possa stare tuttora soffrendo.
Nel commento sotto.
definirebbe: leggasi sfinirebbe
(Maledetto correttore!)
Finalmente arrivano idee chiare. La battaglia Ideologica NON ha niente a che fare con il CAI. Se la famosa frase fosse stata pronunciata su jns barca a vela durante un corso, ora la signora definirebbe la Federazione della Vela.
Il CAI e fatto come e fatto: ha dei pregi (a mio parere tanti) e dei difetti (a mio parere pochi). Ma il punto cruciale è: chi si trova bene nrl CAI sarà sempre il benvenuto. Chi invece non si trova bene, per un qualsiasi motivo (anche molto diverso da questo), e’ meglio che vada per la sua strada. Assurdo pretendere cambiamenti “imposti”. I cambiamenti di mentalità maturano dall’interno per sostituzioni generazionali e con tempi biblici (decenni e decenni). È sempre stato così ed è meglio lasciare che funzioni sempre così. Buona serata a tutti.
@201: totalmente d’accordo.
Tra l’altro l’affermazione con cui questa persona dice di non voler mollare la sua battaglia fino a che il Presidente non si sia dimesso connota la stessa in modo chiaro: una evidente battaglia ideologica e ad personam.
Cosa tutto questo abbia a che fare con il CAI, con l’andare in montagna io ancora non l’ho capito.
@201 concordo in pieno. Ma il problema più grande non è forse la Gionti di turno, ma quelli che la sostengono e provano simpatia per queste sue esternazioni, come il Govi di turno, che a differenza di Gilberto, non fa manco ridere. Finché ovviamente questo loro politicamente corretto non va a toccarli personalmente..
Govi Giacomo faresti bene a tacere, perché oltre a non saper leggere, le idiozie le dici tu. Nel momento in cui un inchiesta o una denuncia viene archiviata è perché si presume non ci sia stato reato, quindi vi è l innocenza dell’indagato. Modera la tua aggressività.
Riassunto:
– una persona si iscrive a un’associazione vecchia di 160 anni, con 300000 iscritti, che vive del contributo volontario di moltissimi dei soci
– partecipa a qualche gitarella, senza altri contributi fattivi
– prova disagio per alcuni aspetti, e PRETENDE che l’intera associazione si adegui al suo punto di vista
Immaginiamo che si presentino altre 10 persone simili, ma con (iper)sensibilità (o fisime, ognuno le chiami come preferisce) e PRETESE diverse, e che l’associazione decida di assecondarle tutte: cosa rimarrebbe dell’associazione? NULLA, perchè la loro natura li rende incapaci di tollerare qualsiasi punto di vista diverso dal loro, quindi il risultato delle intersezioni delle loro PRETESE è il NULLA.
Conclusione: se un’associazione vuole sopravvivere si deve preoccupare di ESCLUDERE, non INCLUDERE, questo persone che sono per loro natura incapaci di adattarsi al gruppo che le circonda e di vivere in un contesto sociale e multiforme – per loro esiste solo il bianco o il nero, non tollerano le sfumature.
Si tratta di scegliere se hanno più diritti 1, 10 o 100 di queste persone, o le rimanenti 300000 che vivono in serenità, portando un contributo costruttivo anzichè distruttivo, ognuno secondo le sue possibilità.
Io di dubbi non ne avrei, anche se il politically correct di questa fase storica rema contro.