Un coraggio da Leone

Un coraggio da Leone
di Raniero La Valle
(pubblicato su primaloro.com nel maggio 2026)

L’altro luogo della Terra dove si rischiò una corruzione gravissima della convivenza umana, e che invece si risolse in un magnifico arricchimento dell’umanità nella sua avventura terrena, fu nella pianura del Sennaar, in Mesopotamia, quando quelli che vi si erano stabiliti, immigrati dall’Oriente, dissero: “facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco, servendoci del mattone come di pietra e del bitume come di malta, e costruiamoci una città e una torre la cui cima tocchi il cielo”.

E man mano che la costruzione saliva, se un operaio cadeva dall’alto e moriva, nessuno se ne preoccupava, ma se si rompeva un mattone facendo ristagnare i lavori, tutti facevano un grande pianto per la perdita di ricchezza e si continuava a costruire con dolore. Allora il Signore scese a guardare la città e vide che questa non era una cosa buona, e confuse le lingue e sparse gli uomini su tutta la Terra, così che ne venne un grandissimo bene perché con le lingue si moltiplicarono le culture le tradizioni e le storie, e tutta la Terra fu colonizzata e abitata mostrando la sua varietà e magnificenza. E questo si chiamò Babele.

Molti millenni dopo, nella Silicon Valley, in California, quelli che vi si erano stabiliti, immigrati dall’Oriente europeo, dissero: “Perché ci dobbiamo contentare di ciò che l’intelligenza umana può fare ed è riuscita a fare sin qui, ruote e generatori di energia, grattacieli e cattedrali, ponti ed aeroplani, mosaici e sculture, libri e TV? Perché coartare l’arbitrio con la morale, condizionare la libertà con l’amore, indebolire il pensiero ammettendo che ne esista uno anche femminile, perché drenare soldi e ricchezze per fare ospedali e scuole invece che accumulare capitali sovrani e armi sempre più universalmente letali?

Facciamoci dunque una intelligenza artificiale tutto cervello e niente cuore, tutta calcolo e niente dono, tutta maschile e niente più ingombro di fantasie femminili, tutta ricordi e niente fantasie, una intelligenza che pensi solo ciò che già è stato pensato, che scriva solo ciò che già è stato scritto, ma che in pochi secondi metta in mano a tutti tutto ciò che è nei magazzini, una intelligenza artificiale che dà per scontato il limite cui può giungere quella naturale, che capitalizzi tutto il pensiero e la scienza e l’arte che hanno abitato la Terra fin qui.

Facciamo armi che nessuna coscienza umana debba più misurare e controllare e facciamone il primo esperimento a Gaza così che non ne resti pietra su pietra né un bimbo al seno delle madri, facciamo guerre che non sia più possibile disimparare, come voleva Isaia, lasciamo che salti il chiavistello che ferma le acque del mare, che sia inquinata l’atmosfera che modera i venti, rotto il termometro che misura il calore, sia sfruttata fino al midollo la Terra, tanto poi ci trasferiremo su Marte”.

Allora il Signore tornò a guardare la città e vide che c’erano milioni di uomini donne e giovani che ne prendevano le difese, che invadevano le piazze e solcavano i mari per dire no al genocidio, e vide che era cosa buona, e mandò un Papa per confermarli e incoraggiarli, mite ed umile di cuore. E quel Papa che veniva dall’Occidente, dal Perù dove era stato disperso, aveva capito come si ricostruiscono con nuovi legami case strade e famiglie inghiottite dal fango, e disse nella sua stessa lingua al tiranno che devastava la Terra che lui non ne aveva paura, e che quello non poteva minacciare di far sparire civiltà intere e patrocinare genocidi, che la pace doveva essere disarmata e disarmante.

E sulla tecnologia disse che anch’essa deve essere disarmata: non ha respinto, non ha diffamato, non ha ripudiato la tecnica, ma l’ha rimessa dentro l’umano, ne ha fatto anzi la struttura portante di questa “magnifica humanitas”, a cui ha dedicato la sua prima enciclica, rivendicata come “leonina”, per allusione all’altro Leone, ma a patto che a gestirla sia una tecnologia non violenta.

E per dimostrare che questo è possibile per scrivere la sua enciclica il Papa ha messo gli occhi sulla Silicon Valley, dove le industrie tecnologiche americane hanno costruito una “Torre digitale” per connettere il mondo, ma soprattutto per controllarlo e governarlo, considerandolo ormai perduto per la democrazia, e oggetto di un colpo di Stato permanente, come dicono gli analisti che ci mettono in guardia contro questo criptofascismo planetario digitale. Ma lì papa Leone nella Silicon Valley non ha visto solo la Palantir di Peter Thiel che era venuto a Roma poco prima di Pasqua per snidare “l’Anticristo”. La Palantir è l’azienda che ha fatto le sue prove a Gaza, a Minneapolis, e nel tracciamento degli immigrati che Trump vuole deportare dall’America.

Papa Leone ha trovato invece l’” Anthropic” fondata dall’italiano Dario Omodei e da Christofer Olah, che aveva contratti miliardari con il Pentagono ma che, visto l’uso che il Pentagono ne faceva, ha rotto con esso dicendo di non volere che la sua Intelligenza Artificiale fosse usata per gestire le nuove armi e le operazioni militari, “dettando così, ha strillato Trump, come il nostro grande esercito deve combattere e vincere le guerre”.

Ebbene, proprio Christofer Olah papa Leone ha invitato a partecipare alla presentazione dell’enciclica “Magnifica Humanitas” nell’Aula nuova del Sinodo, ieri in Vaticano, e gli ha chiesto di fare un discorso sulla sua esperienza dell’Intelligenza Artificiale, cosa che Olah ha fatto, come uno dei più autorevoli studiosi al mondo nel campo dell’interpretabilità dell’intelligenza artificiale, cioè del tentativo di comprendere davvero il funzionamento interno dei sistemi di Intelligenza Artificiale più avanzati. Il lavoro di Olah mira appunto a rendere “leggibili” le decisioni delle macchine, in un’epoca in cui gli algoritmi diventano sempre più potenti ma anche sempre più imprevedibili e tali da sfuggire al controllo, proprio come gli “anomoi”, i “senza legge” nei cui confronti ben in anticipo ci aveva messo in guardia san Paolo.

Come osserva Marco Baratto nel sito “gli Stati generali”, questa “non è soltanto una questione tecnica, è una questione etica, politica e persino antropologica. Capire come ragiona una macchina significa capire quanto controllo l’essere umano riesca ancora ad avere sulle tecnologie che produce”.

Ma ancora di più la questione è di riconoscere il coraggio di papa Leone XIV, che giunge fino a questo punto nella sua sfida a Trump, fino a dare visibilità, davanti al mondo intero, a un interprete non alienato delle nuove tecnologie, coinvolto in uno scontro con Trump che ne fa il simbolo di una radicale alternativa tra due mondi possibili.

Davvero si può dire, come altre volte abbiamo notato, che il caso, o la Provvidenza, hanno fatto sì che il primo Papa americano della storia si ergesse contro il primo Antipapa americano della storia.

Un coraggio da Leone ultima modifica: 2026-08-11T04:57:00+02:00 da GognaBlog

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29 pensieri su “Un coraggio da Leone”

  1. I miei limiti intellettuali mi permettono di capire perfettamente le tesi che hai espresso e le rigettano.
    D’altra parte sono tesi piuttosto infantili, di rudimentale razzismo perlopiù basate su paura e ignoranza.
     
    Sono i tuoi limiti che ti impediscono di rispondere sul punto ai miei appunti alle tue affermazioni. Ma forse è la tua disonestà intellettuale che ti impedisce.
    Ribadisco:
    se in un paese da te definito “laico”, sono ammissibili simboli religiosi, interferenze politiche e quant’altro perché simboli della nostra civiltà, non si vede perché in un paese di differente religione la stesse cose siano simbolo di arretratezza e pericolose.
     
    Tu non hai idea di cosa significhi laico e per te la questione è legata semplicemente al controllo sociale ed al potere, non certo alle radici culturali della civiltà occidentale.
    Il che è verissimo, in particolare riguardo alla chiesa cattolica, cosa che a te va bene e a me no.

  2. Cmq: si tengano pure, nei paesi islamici, muezzin e minareti! Hoo già detto che chi li detesta, come ma, basta che non metta piede nei loro paesi e non vedrà né muezzin né minareti. Quindi se a a quella gente piace il modello islamico, che si ingozzino pure del modello islamico: non glielo impedisco proprio, basta che lo facciano a casa loro e non a casa nostra. A parte il risvolto immigratorio, c’è un punto oggettivo che non può essere discusso da nessuno: il modello islamico NON fa vivere bene i suoi adepti. Lo vediamo in Iran, ma anche in stati apparentemente più moderati (e teoricamente “laici”) come Turchia o Egitto. Non parliamo poi dove c’è una vera e propria dittatura islamica, come purtroppo è oggi l’Afghanistan. Dall’odierna Repubblica (Repubblica! NON §Secolo d’Italia):
    Kabul, cinque anni di talebani: “Donne cancellate, esecuzioni e povertà”
     
    Nell’agosto del 2021 gli americani lasciarono l’Afghanistan: “Fame e zero libertà di stampa, il Paese è ripiombato nella paura”
     https://www.repubblica.it/esteri/2026/08/14/news/afghanistan_cinque_anni_ritorno_talebani_donne_diritti-425527891/?ref=RHLF-BG-P7-S1-T1-s2033
     

  3. Io NON caccio balle e la tua solita palla in corner dell’accusare l’interlocutore di “fare propaganda” è tipica di quelli di sinistra ormai chiusi all’angolo. nei dibattiti “tutto” è propaganda e contemporaneamente non lo è. Inoltre rileggi bene ciò che ho scritto, perché i tuoi limiti intellettuali non ti hanno permesso di capire al volo le tesi da me espresse: io non nego che nei paesi islamici sia comprensibile che là (sottolineo “là”) ci siano muezzin e minareti. Dico due cose molto diverse: 1) che muezzin/minareti devono state “là” e che non è ns interesse (di noi europei/occidentali) che arrivino anche qua; 2) che chi fra di noi ama i muezzin/minareti basta che si rechi nei paesi islamici, mentre chi (come me) li detesta, basta semplicemente che non va (neppure da turista) nei paesi islamici. Se gli islamici stanno a casa loro, io non li cotesto. Il problema è che vengono qui a casa nostra (perché qui si sta bene, a casa loro no), ma rifiutano di europeizzarsi e invece vogliono continuare a vivere secondo il modello islamico, paradossalmente ricostruendo le condizioni socio-culturali e politiche da cui sono fuggiti (che è come dire che si sparano nei coglioni, con l’aggravante che, prima, hanno rovinato il nostro contesrto di vista occidentale).

  4. Il tuo problema strutturale è che sei semplicemente incapace di usare la ragione e la logica.
    Se in un paese da te definito “laico”, sono ammissibili simboli religiosi, interferenze politiche e quant’altro perché simboli della nostra civiltà, non si vede perché in un paese di differente religione la stesse cose siano simbolo di arretratezza e pericolose.
    Peraltro, o povero ignorante, i muezzin e i minareti possono al massimo essere paragonati alle nostre campane e campanili, non alle croci nelle scuole, nei tribunali e sulle vette!
     
    I tuoi ultimi paragrafi poi dicono chiaramente come tu non abbia la più pallida idea di cosa significhi laico e che per te la questione è legata semplicemente al controllo sociale ed al potere, non certo alle radici culturali della civiltà occidentale.
    Il che è verissimo, in particolare riguardo alla chiesa cattolica, cosa che a te va bene e a me no.
    Ma io lo dico chiaramente, tu fai propaganda e cerchi di mistificare i tuoi fini.
    Cioé cacci balle, come già detto.

  5. @ Il tuo problema strutturale è che, per respingere ciò che non ti piace, lo definisci “balle, cazzate” ecc . Sei iun immaturo bambino dell’asilo che pensa che a demonizzare quello che non piace a te lo si elimini dalla faccia della terra. eI crocifissi nelle aule così come le croci di vetta (argomento vicino a noi appassionati di montagna) sono simboli della nostra civiltà (appunto espressione del paradigma su cui è impiantato il ns modo di vivere, a prescindere dalla fede individuale o meno) e come tali vanno conservati. Qui ci sono i crocifissi nella uale (e/o le croci di vetta), come nei paesi islamici ci sono i muezzin. Se uno detesta i muezzin, basta che NON vada nei paesi islamici e non li ha fra i piedi. Chi vuole venire in Europa deve accettare  i simboli della ns civiltà, altrimenti.. aria. i
    Infineè proprio sbagliata la tesi che stato laico significhi uno stato agnostico. Sono due concetti diversi che non hanno a che fare l’un con l’latro:  mescolarli è l’errore di base dei “woke” che poi estremizzano le posizioni fino a volere l’ “accogliamoli tutti”. Tanto per tornare all’articolo sul Papa, confermo che (purtroppo) la voce del Papa in Occidente ha ormai perso mordente e tutto sommato ciò non mi dispiace, proprio perché sono fortemente convinto della laicità dello stato. Ma non ho problemi a dire esplicitamente  fra i due estremi (da un lato vita pubblica e politica sensibilmente condizionato dal Vaticano e dall’latro uno stato così “laico” che diventa agnostico e si apre a tutti), preferisco di gran lunga che torniamo in uno scenario in cui la religione cattolica incide profondamente sulla ns vita spicciola.

  6. Le pìù lontane radici della civiltà europea sono ellenistiche, ma quello che i sociologi chiamano il “paradigma”, costituitosi fra Impero Romano e Medioevo epoi irrobustito nei secoli successivi, è improntato su una base di valori giudaico-cristiani. Negli anni della patristica e in particolare in quelli della scolastica (San Tommaso d’Aquino su tutti) i filosofi del tempo, che sono stati gli “ideologi” di base della visione europea, hanno perfezionato la fusione fra la cultura classica pre cristiana, in particolare la logica aristotelica (ecco le radici ellenistiche) e l’impianto di valori cristiani, che a loro volta sono conseguenza dei valori dell’ebraismo. Da lì è derivato il “paradigma” su cui è impiantata la civiltà europea. Ecco spiegato il (presunto) mistero.

  7. “Uno stato laico non significa uno stato ateo o agnostico: significa che lo stato è indipendente dai rappresentanti della o delle religioni.”
    Uno stato laico significa proprio che è agnostico, che non prende posizione ma non tollera posizioni che mettano in questione le prerogative dello stato (rifacendosi a imbecillità generiche come la matrice giudaico-cristiana).
    Proprio come non è l’Italia, con crocefissi dappertutto, l’ora di religione, vescovi benedicenti e baciamanati, senza tasse sulle proprietà della chiesa cattolica, con una proposta di legge sul fine vita che giace da anni in parlamento grazie a parlamentari genuflessi e baciapile (tutti della tua destra sovranista, peraltro)
     
    Torniamo sì al contenuto, ma evitiamo di cacciare balle, bufale e teorie infondate ad ogni piè sospinto, come fai tu costantemente!

  8. Questa cosa delle radici giudaico cristiane mi sembra un grande cazzata.
    Semmai la nostra civiltà ha radici ellenistiche …..

  9. Credo in un Dio molto ben definito, che, rispetto a quello cristiano, è del tutto privo di perdono, quindi molto più simile al Dio ebraico.

    E ti pareva che non credesse in un Dio castigatore, vendicativo e sterminatore.

  10. Torniamo al contenuto che (oltre a essere più intelligente delle obiezioni) è più interessante. La civiltà europea, base dell’Occidente, ha sviluppato la separazione fra stato e religione. Purtroppo non è superfluo (visti certi balenghi che si aggirano nei paraggi) che per stato si intende tutto ‘l’architrave in cui viviamo, a partite dai principi e valori che sono di stampo originariamente religioso (infatti si parla di paradigma giudaiccmo-cristiano), ma che i nostri avi hanno saputo separare dalla fede e quindi dall’influenza dei rappresentati della fede. Uno stato laico non significa uno stato ateo o agnostico: significa che lo stato è indipendente dai rappresentanti della o delle religioni. Invece per i musulmani non è cosi, perché la loro legge (sharia) è contenuta nella religione. In alcuni paesi (Iran, Afghanustan) questo fenomeno crea delle teocrazie che sono dittature sanguinarie. Ma anche nei paesi moderati e apparentemente laici (come lo intendiamo noi),  seppur a maggioranza islamica (Egitto, Turchia) ciò che detta la via è sempre la sharia contenuta nella religione. Qusta differenza fra Occidente e Iskam e’ insanabile. Orr questo motivo gli islamici non si europeizzeranno mai, perché dovrebbero rinnegare la sharia e quindi amrinnegare anche la loro fede.

  11. Ah ecco, mi pareva strano ti mancasse il difetto della superstiziosa credulità beota, anche tailor-made!

  12. Se ti riferisci a me, stai prendendo la solita imbarcata. Io non mi sono mai definito né ateo né agnostico. Credo in un Dio molto ben definito, che, rispetto a quello cristiano, è del tutto privo di perdono, quindi molto più simile al Dio ebraico. Inoltre non ho “paura” di nessun’altra religione. Piuttosto affermo che l’Islam è pericoloso per la civiltà occidentale, europea in particolare, perché l’Islam ha incorporata in sé la sharia, cioè la legge coranica che determina i comportamenti individuali, anche nell spicciola quotidianità: è la sharia che è incompatibile con i principi della societa occidentale, non la fede in quanto tale. Ma la fede (cattolica o musulmana, poco rileva) non c’entra nulla con l’inefficacia pratica delle parole del Papa. Ho già spiegato perché il concettodi laicità dello stato, diffiso dall’Illuminismo in poi, ha svuotato l’appeal delle parole del Paoa, qui da noi. La civiltà europea, che affonda nei millenni, è laica, ma resta “europea” e per questo la sharia è incompatibile. 

  13. Mi resta sempre difficile capire come si possa al medesimo tempo dichiararsi atei o agnostici, rimpiangere la perdita di credibilità del papato e temere ed odiare (patologicamente) un’altra religione…
     
    I misteri e le contraddizioni della mente umana rimangono misteri misteriosi!

  14. Ognuno raccoglie quello che ha seminato. Se hai seminato male e ancora peggio hai coltivato male, non puoi avere un buon raccolto. La chiesa ha seminato e coltivato malissimo. Troppo distante dal messaggio del Cristo, anzi direi che spesso  l’ha  rinnegato. Non siamo più  i creduloni a cui, anche se gli parli in latino, non capisce, ma gli va bene lostesso. 

  15. Io ho una posizione diversa rispetto agli ultimissimi commenti. Da un lato a  titolo individuale sono amareggiato che il Papato (parlo come struttura, non solo come individuo) non conti più nulla per gli occidentali e gli europei in particolare. In fondo diciamo che la ns civiltà occidentale è improntata su un paradigma giudaico-cristiano, per cui essercene allontanati non è una cosa buona, ma una debolezza. Siamo però di fronte a un paradosso: dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione francese l’Europa si è voluta impegnare in un processo di secolarizzazizone, cioè di laicizzazione dello stato e di conseguenza di tutta la vita condotta in pubblico da ogni singolo cittadino (anche nella spicciola quotidianità). A forza di laicizzare, siamo andati all’estremo opposto e abbiamo de-religiosizzato i temi politici. Di conseguenza il Papa non ha quasi più presa sull’opinione pubblica né in Europa e neppure negli USA. Restano le grandi masse cattoliche cioè quelle asiatiche, africane e sudamericana, ma: 1) sono masse e non individui che incidono sulle grandi questioni del mondo (guerre ecc) e 2) sono lontane e distanti da noi. Ecco perché avrebbe senso spostare il Vaticano nelle Filippine o in Sud America, dpve la vice del Papa è ancora molto seguita. Invece qui in Europa il papa gioca fuori casa..

  16.  

    Come scrive e canta Guccini:

    Venite gente vuota, facciamola finitaVoi preti che vendete a tutti un’altra vitaSe c’è, come voi dite, un Dio nell’infinitoGuardatevi nel cuore, l’avete già tradito

  17. Un anacronismo che non aiuta la cristianita’. Lo sfarzo nelle procedure, il dogma rigido, il lusso e sfarzo della classe da vescovi sino alla vetta dell’eclclesiasimo sta’ tagliando i fedeli e credenti nel mondo cattolico Occidentale. Se non erro, Gesu’ chiese a due apostoli di trovare un ciuco per portarlo a Gerusalemme, non una Mercedes-Benz Maybach, in indumenti puliti ma semplici.

  18. Veramente questo Papa ha il coraggio di un leone ?
    Perche’ forse dovremo aspettare per Papa qualche animale ancora piu’ coraggioso , chesso’ un galletto , un jackrussel  ,o un tasso del miele , perche’ chieda ai fedeli dei luoghi dove ogni donna ha 6 figli di usare un po’ piu’ di preservativi.
     
     

  19. C’è anche il problema specifico espresso dal n. 7, ma paradossalmente è solo la cartina di tornasole del vero problema. Il vero problema come ho già scritto è che l’Occidente si è (definitivamente) de-religiosizzato. Per cui il referente religioso (il Papa), che cmq NON ha alcuna carica politica effettiva, ormai ha perso anche il mordente sull’opinione pubblica. Ho già detto che dei circa 1,5 miliardi di cattolici nel mondo, la stragrande maggioranza è costituita dalle masse asiatiche, africane e sudamericane. Gli europei, anche se vanno a messa ogni domenica, sono molto meno sensibili (anzi: per nulla sensibili) ai messaggi del loro pastore spirituale. Con un’opinione pubblica ormai irreversibilmente “separata” rispetto al Papa, tale opinione pubblica elegge suoi esponenti che sono del tutto slegati dal messaggio del Vangelo, sintetizzato in terra dal Papa. Tale messaggio ha ancora molta presa sulle masse cattoliche asiatiche, africane e sudamericane, ma in Europa e in USA quasi niente. Per questo dico che sarebbe meglio trasferire il Vaticano nelle Filippine o in Sud America, dove il “sentimento” religioso cattolico fra la popolazione è ancora molto forte. Qui in Europa, paradossalmente, il Papa gioca “fuori casa” (qualsiasi Papa, non “questo” o “quello”)

  20. Oggi come oggi, il mondo è in mano a figure oscure senza scrupoli, che pensano solo al loro potere. Del bene comune non gliene frega nulla, anzi fanno di tutto per spaventare le popolazioni, incutere il timore dell’altro e alimentare lo scontro. I mercanti di morte sono di nuovo nel tempio. Al posto del papa ci potrebbe essere anche Gesù Cristo,  lo metterebbero per la seconda volta in croce.

  21. Sì, ma il problema del Papa, chiunque esso sia, è che oggi non se lo fila più nessuno, se non le popolazioni cattoliche asiatiche africane e sudamericane, che pero’ sono del tutto irrilevanti per le decisioni che contano. Pochi gg fa Papa Leone ha detto che in Ucraina devono tacere le armi e deve parlare solo la diplomazia. Bene! Ma quanto incide la sua posizione sull’evoluzione di quello specifico problema? Assolutamente niente. Infatti Putin non molla, Zekenski neppure, i governi europei continuano a mandare armi e soldi agli ucraini e Trump non è negativo a dare i missili patriot… Lo dico con amarezza, ma nel mondo di oggi il Papa non conta praticamente più nulla…

  22. È vero che il Papa fa il Papa, ma si puó farlo in tanti modi. Papa Leone, a dispetto della nazionalità, mi pare che affronti i temi caldi (IA, armamenti, …) in modo piuttosto deciso e senza timore di dispiacere a chi comanda ora in America. E questo, a mio parere, è un comportamento apprezzabile.

  23. Il Papa non potrebbe che dire quello che dice, altrimenti non sarebbe il Papa. Ma è “solo” il papa: un riferimento ideologico per una parte minima dei cittadini occidentali. L’Occidente si è talmente laicizzato che ormai si è pressoché dereligiosizzato. Si calcola che i cattolici (praticanti) siano circa 1,5 miliardi nel mondo: ma la stragrande maggioranza di questi individui è ormai “lontana” dall’Occidente, si trova in Asia, Africa, Sud America…. Per cui l’efficacia (anche solo “ideale”) del Papa su noi europei è minima, per non dire nulla. per cui gran parte del suo “coraggio” è inefficacie: viene da noi respinta in automatico, anzi personalmente non sto più neppure a sentire/leggere quello che dice il Papa… (con la scusa che i cattolici sono ormai altrove, dovremmo far trasferire il Vaticano in Sud America o nelle Filippine, così noi italiani ci alleggeriremmo di una bella “grana”… quando sono stato a Castel Gandolfo – per gare di canoa sul lago – c’era l’allora papa in “vacanza”: non avete idea di che ingenti forze di polizia “immobilizzate” lì, mentre potremmo usarle altrove sul territorio…)

  24. Non mi piace un articolo che inizia con una palese falsità.
    Nessuna versione della Bibbia, mai, dice che il Signore si adira perché
    “se un operaio cadeva dall’alto e moriva, nessuno se ne preoccupava, ma se si rompeva un mattone facendo ristagnare i lavori, tutti facevano un grande pianto per la perdita di ricchezza e si continuava a costruire con dolore”
     
    Anzi da vero bastardo supremo, il Signore è preoccupato perché potrebbero avere successo e mettere in questione il suo potere:
    “«Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è il principio del loro lavoro; ora nulla impedirà loro di condurre a termine ciò che intendono fare.” [Genesi 11,7]
     
    Ho smesso di leggere.

  25. Il fatto che sia solo non aiuta, ma … anche il faro è solo sulla costa.

  26. Fa bene il papa cattolico a richiamare l’umanità ai valori dello spirito, ma è solo. Atrove non ci sono altri papi: né in Russia né in Asia.

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