Assalto e code sulle montagne

Roberto Locatelli: ”Sì ai numeri chiusi e serve un cambio culturale: in quota come al museo per salvaguardare l’ambiente per le prossime generazioni”. E aggiunge: “Se l’esperienza diventa deludente, c’è una perdita di valore ma soprattutto si mette a rischio la salvaguardia di un luogo. E’ evidente che è più facile pensare a ‘limitazioni’ e ‘numeri chiusi’ negli spazi interni ma è urgente un cambiamento culturale e trattare l’ambiente come un vero e proprio museo”.

Assalto e code sulle montagne
di Luca Andreazza 
(pubblicato su ildolomiti.it il 30 aprile 2022)

Per entrare agli Uffizi si prenota senza problemi, così come per vedere la Gioconda a 5 metri di distanza si fa la coda: questa dinamica deve interessare anche la montagna“. A dirlo Roberto Locatelli, Ceo di Plus Communcation, azienda di Trento specializzata nella comunicazione, esperto del settore e un guru per quanto riguarda il marketing e l’elaborazione di marchi e strategie, soprattutto in ambito turistico. “E’ un lavoro generazionale e dobbiamo prendere coscienza che si deve giocare d’anticipo per salvaguardare e preservare l’ambiente: complicato ritornare indietro quando il danno è ormai presente“.

La questione è quale tipo di sviluppo territoriale si vuole per il territorio? Soprattutto in determinati periodi dell’anno le montagne vengono prese d’assalto: lunghe code e un fiume di escursionisti che frequentano le località in quota. Un acutizzarsi del fenomeno di overtourism, una sorta di eccesso di frequentatori che poi manda in crisi il sistema: rifugi in difficoltà, soccorsi attivati per imprudenza o impreparazione all’ambiente montano, sofferenza per il contesto naturale. Un impatto che diventa difficile da gestire e che pregiudica la qualità dell’esperienza.

Il tema – prosegue Locatelli – è quello di far capire che non è concetto di esclusione quanto far comprendere che è una necessità: un ragionamento per cui bisogna rinunciare a qualcosa per sviluppare le comunità e il territorio. Se l’esperienza diventa deludentec’è una perdita di valore ma soprattutto si mette a rischio la salvaguardia di un luogo che abbiamo solo in prestito e che abbiamo il dovere di preservare per le prossime generazioni. E’ evidente che è più facile pensare a ‘limitazioni’ e ‘numeri chiusi’ negli spazi interni ma è urgente un cambiamento culturale e trattare l’ambiente come un vero e proprio museo“.

In Trentino (fonte dati Ispat – comparto alberghiero e extralberghiero, escluso seconde case e alloggi privati) si è passati da 806.066 arrivi 6.130.825 presenze nel 1986 a 1.242.549 arrivi e 7.309.926 presenze nel 2000, poi 1.520.114 arrivi e 7.906.029 presenze nel 2010, per finire a 2.254.547 arrivi e 9.741.006 presenze nel 2019, una crescita abbastanza costante fino all’ultima estate prima di Covid e il conseguente calo (Qui articolo) con segnali di ripresa dal 2021 (Qui articolo). Insomma, c’è stato un trend a segno più: un risultato atteso e certamente importante che, però, ha evidenziato una sorta di impreparazione nel gestire flussi turistici di portata eccessiva. 

La montagna vive un nuovo periodo di grande interesse – dice il Ceo di Plus Communication – non è stata per molto tempo considerata e ora in questa epoca è ritornata di moda. Un atteggiamento del turista che non è dettato solo da Covid e dal senso di sicurezza nel trascorrere le vacanze o un momento di relax open air. Non è una consuetudine pensare alla gestione degli spazi aperti ma ormai è una necessità prendere coscienza nei confronti di un atteggiamento di questo tipo“.

Non si escludono divieti e restrizioni per le aree montane. A Braies si ritorna a gestire la mobilità dopo un week end di Pasqua caratterizzato dagli incidenti:14 persone, compreso un bambino di 4 mesi, in appena due giorni sono finite in acqua per un pugno di selfie e perché i turisti si sono avventurati sul ghiaccio in evidente disgelo. La superficie ha avuto un cedimento e la macchina dei soccorsi è dovuta intervenire con una complessa e rischiosa operazione di salvataggio.

Nel 2018, tra giugno e settembre, hanno visitato il lago di Braies 1.215.540 persone, con una media di 12.694 persone in agosto e una giornata picco di 17.874 il 16 agosto. Può essere sostenibile? E tanto si è lavorato anche in Trentino per cambiare la visione della montagna, per passare da un’idea di località forse più adatta agli anziani in fuga dalla canicola a zone di divertimento a portata di tutti. 

La tendenza – evidenzia Locatelli – è quella di riservare il difetto agli altri: ci si lamenta se una visita a Venezia è impossibile per l’eccessivo flusso di turisti oppure se una spiaggia è troppo frequentata ma serve un cambiamento culturale anche sulla montagna, che in questo momento non sfugge a questa dinamica del turismo ‘mordi e fuggi’, un numero di visitatori che rischia di mandare in crisi la sostenibilità dei luoghi“.

Un modello di turismo “mordi e fuggi” che impone riflessioni sull’organizzazione del comparto; un flusso che rischia di generare nei fatti guadagni limitati, mette sotto pressione i servizi e acuisce i problemi di sicurezza. Un’idea di sviluppo che deve tenere conto anche della forza della promozione e sulla comunicazione di quei luoghi che possono diventare un simbolo a uso e consumo dei social. Campagne marketinginfluencer e serie televisive giocano un ruolo sempre più importante sulla conoscibilità e sulla reputazione di una località.

La promozione può portare benefici ma le dinamiche sono molto delicate perché la sovra-esposizione può portare a risultati contrari rispetto a quelli desiderati“, aveva spiegato a Il Dolomiti Maurizio Rossiniamministratore delegato di Trentino Marketing. “Non proponiamo campagne specifiche, per esempio, sul Lagorai oppure sul lago di Tovel: paesaggi incantevoli che però rischiano di andare in difficoltà tanto sul profilo ambientale quanto sull’esperienza del turista in caso di un flusso eccessivo di persone“.

E si pensa di estendere il modello dei “numeri chiusi” ai sentieri e alle escursioni più gettonate, un modo anche per riequilibrare i flussi. Ma il blocco del traffico non era andato tanto bene sul Passo Sella.

Un eccesso di turismo compromette l’esperienza. Le regole possono essere modificate e ridefinite, mentre è più complicato intervenire quando la dinamica è già partita, difficilissimo poi rimediare a un danno già fatto dal punto di vista ambientale. E’ un cambiamento epocale e serve l’intervento di tutti. Non si può pretendere che le soluzioni arrivino solo dalla politica oppure dalle destinazioni e dalle Aziende per il turismo: serve una visione complessiva di un modello culturale diverso. Un approccio che deve essere di sistema dell’arco alpino: la condivisione è naturalmente importante, ma è fondamentale la chiarezza degli obiettivi e bisogna decidere, altrimenti le scelte vengono prese da altri“, conclude Locatelli.

Il commento della Redazione
Lodevole sottolineare che il numero chiuso non è da intendere come “esclusione per qualcuno” bensì come “necessità per tutti”: questo concetto potrebbe apparire ovvio ma raramente è stato scritto nella comunicazione. E, sempre commentando le parole di Locatelli, anche la successione di pensiero “esperienza deludente che porta alla perdita di valore (ovviamente non quello economico, NdR) che a sua volta porta a una maggior difficoltà di salvaguardia” è davvero azzeccata e centra appieno il problema culturale in cui ci stiamo dibattendo. Concordiamo pienamente anche con l’appello finale sull’approccio che “deve essere di sistema dell’arco alpino”.

Dispiace solo che queste riflessioni non siano più chiaramente indirizzate a operatori turistici, amministratori e politici, in definitiva i primi responsabili dell’attuale situazione. Dispiace pure che non sia fatta la debita differenza tra bene museale e ambiente naturale: trattare quest’ultimo come il primo si presta facilmente a ulteriore commercializzazione con le scuse più varie.

Aggiungiamo che il numero chiuso non deve essere considerato LA soluzione, come invece semplicisticamente si tende a fare. Va usato con molta cautela e oculatezza, solo dopo una precisa indagine sui dettagli delle limitazioni e sulle reali possibilità di far rispettare le ordinanze. Non escludendo, ad esempio, di evitare divieti tout court ma di considerare orari diversi e soggetti variegati, ovviamente spiegandone le motivazioni.

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Assalto e code sulle montagne ultima modifica: 2022-05-30T05:31:00+02:00 da GognaBlog

174 pensieri su “Assalto e code sulle montagne”

  1. 174
    Carlo Crovella says:

    No non ci tengo a clonarmi. Mi preoccupo sinceramebnte per voi, che non comprendete come si sta evolvendo la realtà. Metaforicamente siete andati in gita senza la giaccavento, il berretto e i guanti. Ora il tempo sta cambiando rapidamente, è probabile che sarete costretti al bivacco forzato e siete in T-shirt e basta. Sopravviverete? La domanda dovreste porvela voi e invece vedo che, non solo non tornate a casa il più rapidamente possibile (per evitare se possibile il bivacco), ma addirittura persistete verso la vetta…

  2. 173
    Riva Guido says:

    @ A Carlo al 172. Carlo, non hai mai pensato alla clonazione, alla tua clonazione?

  3. 172
    Carlo Crovella says:

    Tranquilli, io mi sto preparando, da tempo.  Ho la dispensa piena, posso stare mesi senza uscire. Non so dire se sarà sufficiente per parare tutti i colpi dell’evoluzione. Staremo a vedere. Già in autunno potrebbero arrivare botte da orbi. Per tutti. E’ presumibile che la guerra continuerà ad oltranza, per cui il gas sarà arma di ricatto, il grano pure. Mettete in conto restrizioni elettriche e di riscaldamento. Si aggiungerà la siccità con restrizioni di acqua… La recessione economica è dietro l’angolo, potrebbe essere severissima. Dall’altra parte l’inflazione erode il potere di acquisto degli stipendi: doppio impoverimento. Ammesso che ci siano adeguati prodotti sugli scaffali dei supermercati, costeranno l’ira di Dio. La BCE con settembre interromperà il piano di acquisto di titoli pubblici. Non potremo più vivere a debito. Ergo si tirerà la cinghia.  Il covid è tutt’altro che debellato, anzi l’ultima variante è peggio delle precedenti e morde già in piena estate, figuriamoci all’abbassamento delle temperature. Cosa vi aspettate che deciderà questo Governo da settembre-ottobre in poi? §§Vi aspettate forse  che dirà “liberi tutti, io Governo mi affido alla vostra maturità nel saper gestire la vostra libertà”??? Se credete così siete degli illusi cronici. E stiamo parlando di questo governo, con il PD in maggioranza e il Ministro della Salute che è di LEU, cioè del più a sinistra dei partiti dell’attuale Parlamento… . Non di un Adolf-governo. Beatevi pure delle vostre illusioni, ma il risveglio potrebbe essere molto duro. Ricordatevi come la formica ha risposto alla cicala e che fine ha fatto quest’ultima…

  4. 171
    Alberto Benassi says:

    Crovella quello che mi rincuora, è che la natura, penserà anche a liberare il mondo da personaggi della tua risma.
    Stanne certo e preparati. Toccherà anche a te.

  5. 170
    Fabio Bertoncelli says:

    “Correre dietro al feticcio della libertà e’ anacronistico. Roba da 50 anni fa, almeno (appunto anni ’70).”
    … … …
    Caro Alessandro, ti ringrazio e ti stimo per l’aria di libertà che si respira nel forum. Tuttavia ciò implica, tra le altre cose, di dover leggere farneticazioni di stampo totalitario come quella che ho riportato piú sopra (oltre a centinaia di altre che tutti noi purtroppo ben conosciamo ma piú non sopportiamo).
    Ma questo è il prezzo della democrazia e della libertà: perle ai porci.

  6. 169
    Carlo Crovella says:

    Non c’è bisogno di un Adolf umano. Infatti il vero Adolf è la Natura che impone la sua volontà, senza state a chiedere l’opinione degli umani. Chi, intelligentemente, l’ha gia’ capito (e forse proprio per questo a voi appare inquinato da “patologie cognitive”…) in realtà è un passo avanti: perché si sta già preparando e sarà più resistente alle future botte della Natura (pandemie, carestie, siccità, ecc ecc ecc). Chi non lo vuole capire, resterà al vento: darwinianamente parlando, ci penserà la Natura… Conseguenza politico-sociale di tale.fenomeno: gia’ oggi la maggioranza dei cittadini non chiede piu la libertà come prima esigenza,  ma sicurezza (in tutti sensi, anche economica), certezza del domani, serenità… Correre dietro al feticcio della libertà e’ anacronistico. Roba da 50 anni fa, almeno (appunto anni ’70). Fatelo pure, se vi piace, ma l’evoluzione ha già svoltato verso altre direzioni e la cosa sarà sempre più marcata. Infatti non è ancora finita la pandemia e c’è già siccità e rischio di carestia. Poi presumibile recessione nei prossimi mesi, cioè nuovo impoverimento. L’inflazione erode il potere d’acquisto degli stipendi, altro impoverimento. Forse ci dovremo accontentate di riuscire a mangiare una volta al giorno. E con tutto sto putiferio avete timore che la Spectre dei poteri forti vi ingabbi??? Non è quello il vero problema sul tavolo. La differenza che sarà decisiva è quella fra cicale (che corrono dietro ai feticci e non pensano al futuro) e formiche (che si preparano a vivere in un modo diverso da quello degli ultimi 70-80 anni).

  7. 168

    Direi che il commento 166 sintetizza a meraviglia come la pensiamo “noi”, cioè quello che Adolf Crovella chiama “voi”. C’è anche una canzone (eccezionalmente bella) Us and Them, firmata nel 1973 da un certo Roger Waters. Chissà se Adolf l’ha mai ascoltata?

  8. 167
    Matteo says:

    “Mi sono dilungato sul punto 2) …Ma questo risvolto non c’entra nulla con l’argomento dell’articolo … e anche solo il fatto di mescolare le due cose conferma che, in testa, avete un minestrone ingestibile.”
    3 interventi sulla libertà e le riforme costituzionali, di cui l’ultimo di 52 righe di per arrivare a constatare che dette riforme non c’entrano nulla con l’articolo e accusare “gli altri” di non avere le idee chiara…
     
    Sarebbe anche divertente se non fosse il sintomo di una patologia mentale/cognitiva!
     

  9. 166
    alessandro biffignandi says:

    Crovella io tutti i giorni prego affinchè qualcuno riesca a fermare te e tutti quelli che hanno un pensiero simile al tuo.. il mondo che voi sognate per me sarà la fine; purtroppo ormai avete vinto voi.. il covid è il cavallo di troia che ha aperto tutte le porte.. le porte di un reame infernale che quelli come te invocano a gran voce.. mi rimane la speranza che qualcuno o qualcosa fermi la palla in corner e riesca a fermarvi.. spero anche di incontrarti mai di persona..

  10. 165
    Fabio Bertoncelli says:

    “Avete un minestrone in testa che fa spavento.  […] in testa, avete un minestrone ingestibile. Se non fate chiarezza dentro la vostra testa, è impossibile che capiate la realtà.”
     
    Crovella über alles.

  11. 164
    Carlo Crovella says:

    Mantenete separate le due linee. Avete un minestrone in testa che fa spavento. Ho già detto che ci sono due linee che non canno mescolate.
     
    1) La realtà si impone sulla Costituzione. Siamo reduce da 3 inverni (e 2 Governi diversi) che hanno varato ripetute restrizioni alle libertà individuali a fronte di esigenze considerate prioritarie. In quel caso, esigenze sanitarie. Lo stesso potrebbe accadere in termini di salvaguardia dell’ambiente, concetto che oltretutto è stato inserito in Costituzione nei mesi scorsi. Pertanto non solo non si tratta di uno strappo alla Costituzione, ma si tratta addirittura dell’applicazione della Costituzione. La famosa frasetta “anche nell’interesse delle future generazioni” significa che i provvedimenti in tal senso possono anche avere una ratio preventiva. Cioè non si deve aspettare che l’ambiente sia oggettivamente degradato perché i provvedimenti restrittivi/coercitivi siano giustificati dalla Costituzione, ma essi possono anche intervenire in anticipo, laddove si tema il possibile (futuro) degrado dell’ambiente. (Ricordo che io propendo per meccanismi naturali di selezione degli accessi umani e solo come extrema ratio ipotizzo interventi coercitivi).
     
    2) Discorso completamente diverso (e del tutto estraneo all’argomento dell’articolo) è il progetto di modificare la Costituzione, per aggiornarla visto che è entrata in vigore nel 1948. Qui si tratta di una volontà umana di modificare le cose, non dell’applicazione pedestre (come nel caso 1) di necessità oggettive. La disponibilità dell’elettorato è completamente diversa da come credono alcuni di voi. E non vale solo per il mio quartiere, dove io svolgo l’attività promozionale in prima persona. Il progetto ha valenza nazionale e ci sono moltissime altre persone che sostengono l’attività promozionale in mille altre piazze italiane. I feedback sono molto simili da tutta Italia.
     
    Non è la “libertà” ciò che chiedono, oggi, i cittadini. O quanto meno non è la libertà incondizionata e idealizzata come la intendete voi. In ogni caso, la libertà non è al primo posto nell’elenco delle richieste: se viene citata (e spesso non è neppure citata) sta molto indietro. Al primo posto c’è la sicurezza o, meglio, le sicurezze (al plurale), cioè molti principi che hanno il comun denominatore della sicurezza, della tranquillità, della certezza e, last but not lesst, della programmazione di vita. La gente desidera: sicurezza in termini di ordine pubblico, ma anche e soprattutto lavoro, stabilizzazione, mutui “umani”, casa, possibilità di metter su famiglia, asili nido, scuole, trasporti, ospedali…. E poi c’è il tema “meno tasse e meno burocrazia”, che è il tasto dolente specie dei lavoratori autonomi, ma non solo. Proprio qualche settimana fa un commerciante mi ha detto “Che me ne faccio della libertà se poi le tasse mi stritolano e non ho neppure i soldi per una pizza?”. Questi sono i “bisogni” che chiede oggi la gente. Chi vuole andare incontro alle esigenze della popolazione, si deve orientare sui “desiderata” dei cittadini, non proiettare i proprio ideali sulla popolazione (è l’errore che commettono molti di voi). Voi (molti di voi) continuate a correr dietro a totem ormai privi di valore intrinseco, come Don Chisciotte correva dietro ai mulini a vento. Era ridicolo il personaggio… e siete altrettanto ridicoli voi: siete completamente slegati dalla realtà sociale del momento, non solo quella del mio quartiere, ma quella nazionale che va dal Brennero a Siracusa e da Torino a Gorizia.
     
    Mi sono dilungato sul punto 2) perché molti di voi continuano a non capire che le loro posizioni sono completamente slegate da ogni collegamento con la vita di oggi. Ma questo risvolto non c’entra nulla con l’argomento dell’articolo (eventuale numero chiudo in montagna, concetto che rientra nel punto 1)) e anche solo il fatto di mescolare le due cose conferma che, in testa, avete un minestrone ingestibile. Se non fate chiarezza dentro la vostra testa, è impossibile che capiate la realtà.

  12. 163
    Teo says:

    L inizio della fine? Chissà, sarebbe fantastico. E mentre il buon Crovella sta a casa, io me la godo!

  13. 162
    Roberto Pasini says:

    Poiché la “congestione” non è generalizzata ma concentrata in alcuni luoghi, a marchio forte e costantemente rinforzato, la strada forse più efficace è quella di mettere in atto un insieme di azioni diverse: alcune possono essere restrittive e dissuasive (con ragionevolezza) e altre distributive, volte cioè a spalmare la domanda crescente su una gamma di possibilità diverse da promuovere, valorizzare, organizzare in modo adeguato, in particolare i trasporti. Quello che ho visto nel Levante nell’ultimo ponte è significativo. Gli stranieri sono tornati in massa e questo fa prevedere un’ “estate gloriosa” dopo le due stagioni del nostro scontento. Evviva. Ne abbiamo bisogno per tirarci su e iniziare a pagare un po’ di debiti, visto che la pacchia è finita e farsi prestare i soldi comincia a costare sempre di più. Provate a dire a tutti i “portatori di interesse” che vivono di turismo in montagna,al mare, sui laghi, nelle città d’arte…….che questo non va bene e che bisogna tornare a mangiare castagne e cipolle. Sconsiglio. I liguri ad esempio sono un popolo che a imparato (con fatica)  ad essere accogliente ma restano, di base, un popolo rude. Saluti e una buona estate.

  14. 161
    Fabio Bertoncelli says:

    “Non è chiaro come possiate sapere voi, da distante oltretutto, quale sia la reazione delle persone alle quali vado a parlare io…  Mi sembrate un po’ tocchi.”
     
    Carlo, ora ti spiego un concetto filosofico: se tu vai dal tuo barbiere sabaudo a chiedergli se è disposto a prenderlo in quel posto magno cum gaudio, io posso presumere la reazione anche senza che tu me ne informi…
    Capito mi hai? 🤔🤔🤔
     
    P.S. Scusa la volgarità, forse necessaria affinché tu capisca al meglio.
    P.P.S. Alessandro, scusa la volgarità, ma quando ci vuole ci vuole… 😉😉😉

  15. 160
    Carlo Crovella says:

    Mescolate due cose parallele ma autonome e indipendenti.
     
    1) La realtà chiede un nuovo paradigma. La Costituzione è vecchia, la realtà l’ha superata e impone un’altra scala di priorità. Gli ultimissimi anni hanno dimostrato che sono state assunte misure di restrizioni individuali a fronte di situazioni di emergenza (per cui la realtà si impone sulla Costituzione). Non sottovalutate le prossime necessità connesse al Covid d’inverno: anche in queste settimane, che sono le meno problematiche per il Covid, si registrano 20-40 vittime al giorno. A fine settembre-ottobre in un attimo si potrebbe tornare in stato di emergenza con nuove restrizioni dalla libertà individuali (mascherine, SCP, vaccini, i no vax a casa senza stipendio ecc ecc) in barba alla’attuale Costituzione. Lo stesso, con altra scala temporale, potrebbe accadere nel contingentamento per la tutela dell’ambiente.
     
    2) Per quanto riguarda l’altro discorso, quello più generale sul rinnovo della Costituzione, vi ho già detto che non avete idea di quanta presa fa sul pubblico. La gente è stufa di uno Stato disorganizzato, sprecone e inefficiente. Se il prezzo da pagare è quello di alcune limitazioni alla più completa libertà individuale, in genere la reazione è positiva. Quanto meno non c’e’ preclusione aprioristica. La cosa interessa. Non è chiaro come possiate sapere voi, da distante oltretutto, quale sia la reazione delle persone alle quali vado a parlare io… Mi sembrate un po’ tocchi, ma ve lo già detto più volte. Invece di strillare “scandalizzati”, preoccupatevi di capire la realtà, cosa che invece vi sfugge completamente. 

  16. 159
    Roberto Pasini says:

    Matteo. Condivido al 100%. Per quello, come tu ben sai, il filosofo un po’ utopista di Treviri sognava un popolo affrancato dalla schiavitu’ del bisogno che solo così avrebbe potuto godere della piena libertà, individuale e collettiva. Purtroppo abbiamo visto come è finita. Almeno per ora 🥲 

  17. 158
    Matteo says:

    “Mai dimenticare che per gran parte delle persone la libertà individuale, compresa quella di andarsene per i monti, non è una priorità quando sono strette dal bisogno”
     
    Dunque io sono un povero ingegnere e non un  onnisciente tuttologo sabaudo, ma a me pare di poter affermare che la libertà individuale sia l’unico, vero fondamento possibile e che la storia dell’evoluzione delle società sia facilmente seguibile come l’affermazione della libertà individuabile e il suo ampliamento a strati sempre più ampi . Questa di sicuro dalla Magna Charta ad oggi, ma in fondo dal codice di Hammurabi.
     
    Quindi che ci siano persone per cui la libertà individuale non è una priorità di fronte al bisogno è al massimo una constatazione dell’imperfezione della società o è un giudizio sulle manchevolezze del carattere umano (Esaù e le lenticchie, per intenderci…che potrebbe ben essere ognuno di noi di fronte alla scelta “sii schiavo o muori”), ma non mette certo in questione la necessità del diritto alla libertà.
     
    Predicare la necessità di limitare il diritto alla libertà è invece cosa ben differente, perché è ben differente limitare il diritto oppure chiedere ben precise limitazioni di alcuni aspetti del vivere a fronte di contingenze particolari e con fini dichiarati e verificabili.

  18. 157
    Roberto Pasini says:

    Bertoncelli. Il pueblo è molto più saggio di quanto a volte pensino le elite (con le dovute eccezioni purtroppo come abbiamo visto anche nel secolo scorso) Senza aver letto il Marcuse della nosta gioventù (Eros & Civiltà) sa distinguere le limitazioni e le rinunce necessarie per vivere in società da quelle “addizionali”, spesso dovute più a proiezioni di bisogni di controllo delle classi dirigenti che a necessità oggettive. La grande discussione, che abbiamo avuto anche nei due anni passati, è proprio dove si colloca la barriera tra le due forme di rinuncia. Il tema si ripete sempre uguale anche qui parlando di ambiente montano. 

  19. 156
    Fabio Bertoncelli says:

    Carlo, accetta questo consiglio, a tuo beneficio.
     
    Se mai andrai in giro per Torino a esporre il vostro programma elettorale a barbieri e ortolani, non accennare al fatto che miri all’eliminazione dei diritti civili (o, quanto meno, a una loro drastica riduzione).
    Non credo che apprezzerebbero.

  20. 155
    Carlo Crovella says:

    La conclusione di Pasini è il perno centrale del discorso. Le priorità della sopravvivenza sono altre rispetto al piccolo gioco di ciascuno.
     
    Ho già spiegato che vi arroccate su posizioni ideologiche non più sostenibili, in quanto non più attuali (già oggi, figuriamoci domani). La realtà sta cambiando alla velocità della luce e non ve ne rendete neppure conto.
    Molti di voi (quasi tutti) danno l’impressione di non accorgersi minimamente di tutto ciò che capita intorno. Non ve lo spiegherò più, tanto è tempo perso: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ma alla fin fine non mi interessa neppure che capiate o meno.
     
    Infatti ci penserà la realtà a spazzarvi via, sarà un’alluvione (metaforica, ma forse neppure…) dove solo chi si è aggiornato mentalmente riuscirà a galleggiare, bene o male. Chi resta ancorato a parametri vecchi come il cucco (anche se cronologicamente solo di pochi decenni fa) non avrà proprio gli strumenti mentali per vivere nella quotidianità futura. Lo dico senza volontà offensiva: siete addirittura patetici a invitarmi a “riflettere”, quando dimostrate a ogni riga che non capite niente di ciò che vi circonda già oggi, figuriamoci domani o dopodomani… Ci penserà la realtà a farvelo capire: le nasate saranno molto severe, solo quando le percepirete ve ne renderete conto

  21. 154
    Roberto Pasini says:

    Bertoncelli & Matteo. Mai dimenticare che per gran parte delle persone la libertà individuale, compresa quella di andarsene per i monti, non è una priorità quando sono strette dal bisogno, fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e hanno paura del futuro. Il bisogno, come la malattia, puoi uccidere la dignità. Non sempre, ma può. I miei nonni che vivevano in montagna avevano altre priorità e si battevano soprattutto per altri diritti, anche se, come socialisti, amavano la libertà. Non è forse il fatto di aver dimenticato queste verità triviali della vita del popolo che viene rimproverato alla sinistra attuale? L’alternativa di fare l’hippy (versione nobile e sofisticata del barbone) è prerogativa, come in passato, di una minoranza, che poi, nella maggior parte dei casi, cade sempre in piedi per retroterra familiare/sociale/relazionale. Almeno così è capitato a me di vedere, a parte chi si è perso per strada “andando oltre la collina”. Quindi: occhio alle priorità nelle battaglie perché si rischia di apparire come una minoranza di privilegiati e snob che si occupa solo di tutelare i propri spazi di gioco.

  22. 153
    Matteo says:

    Quello che mi domando è come mai il petrolio alla fonte è assolutamente stabile ma il prezzo alla pompa cresce in ‘sto modo?

  23. 152
    Fabio Bertoncelli says:

    I poveri soffrono e tacciono. Poi, quando sono alla fame, forse esplodono. 
    … … …
    Secondo l’ISTAT il loro numero sta aumentando.
    Non riteniamo affidabili i criteri di rilevamento? Potrebbe anche essere cosí. Però consideriamo che le statistiche, oltre ai numeri assoluti, forniscono le loro variazioni. Dato che i criteri rimangono i medesimi tra una rilevazione e la successiva, un’eventuale scarsa affidabilità non dovrebbe ripercuotersi troppo sulle mere variazioni.
     
    In ogni caso, ricordatevi quanto segue: negli anni Settanta e Ottanta un solo stipendio bastava quasi sempre per mantenere una famiglia; ora ne occorrono molto spesso due.
    Ognuno si domandi: perché? 
     
     
     

  24. 151
    Roberto Pasini says:

    PS. Ieri sera tornando a Milano dalla Liguria ho speso 9.10 € per una minerale e un toast in Autogrill ed era pieno di gente.  Col caffè sarebbero stati più di 10 €. Una famiglia “normale” avrebbe speso 40 euro. Non è che sto diventando ligure, ma a volte mi pongo delle domande sui reali redditi degli italiani e sui comportamenti collettivi.

  25. 150
    Roberto Pasini says:

    Mentre si discute di contingentamento versus libertà la benzina va a 2 €.,se cadesse il taglio delle accise in scadenza avremmo raggiunto il record storico di 46 anni fa (ricordate le domeniche a piedi?) È vero che nelle banche gli italiani hanno un sacco di soldi (non tutti e non egualmente) ma immagino sappiate cosa costa un andata e ritorno in giornata da Milano a Courmayeur o in Val Pusteria autostrada inclusa. Vedremo quest’estate. 

  26. 149
    Fabio Bertoncelli says:

    Carlo, esprimo il mio pensiero servendomi dell’esempio che segue.
     
    La libertà di parola è riconosciuta dalla Costituzione (art. 21). Se domattina il “governo dei migliori” pretendesse di limitarla a suo piacimento, non potrebbe farlo. Le ragioni sono:
    1) La libertà di parola rientra nei diritti fondamentali ovvero quelli su cui perfino Draghi non può mettere becco.
    2) Se si tentasse di eliminare o anche solo ridurre la libertà di parola, scoppierebbe la rivoluzione (almeno spero).
    … … …
    Tuttavia è vero che a volte la storia del mondo si muove, quasi ne provasse sadico piacere, contro il bene dell’umanità. A titolo di esempio, rifletti su quanto accadde negli anni Trenta in una grande nazione europea che pur aveva dato i natali a Goethe e a Kant.
     
    Ecco, in questo caso le tue speranze si avvererebbero.

  27. 148
    Carlo Crovella says:

    144 evidentemente non sei genitore, quindi non puoi capire. Un genitore, responsabile e emotivamente coinvolto, si toglie il pane di bocca per i figli. non lo fa perché se lo impone: lo fa perché lo “sente”. Vale anche in termini sociologici fra generazioni successive. In ogni caso è ormai principio inserito in Costituzione.  Lo stesso verso la montagna e, per estensione, verso l’ambiente nella sua totalità: se amiamo davvero la montagna dobbiamo esser disposti a fare delle rinunce per lei. Altrimenti siamo intrisi solo di egoistica ricerca del piacere personale: è inutile che facciamo affermazioni di “passione sconfinata, atmosfere irrinunciabili, vero coinvolgimento”, ecc ecc ecc. Per non parlare anche del risvolto pragmatico di spicciolo tornaconto: se la montagna va in ulteriore sofferenza, è possibile che sia contingentato l’accesso umano, come ho argomentato, e la cosa riguarderà tutti, nessuno escluso. Quindi anche te. Un atteggiamento maturo torna utile anche a chi non “sente” i principi etici sopraindicati.

  28. 147
    Carlo Crovella says:

    1) Spesso parto da casa in biciletta o in treno/bus. 2) I principi costituzionali stanno cambiando, anzi sono “già” cambiati (febbraio 2022), ve ne ho data la dimostrazione: più tardi lo accetterete e più in fondo alla fila vi troverete.

  29. 146
    Christian T. says:

    Crovella, solo quando farai gite partendo da casa in bici o a piedi e senza l’ausilio del ‘mezzo’ facilitatore per eccellenza (l’automobile) i tuoi discorsi potrebbero avere senso. Ora sono solo parole (tante) al vento.
    Quando arrivi al parcheggio con la tua auto rombante sei solo uno dei tanti cittadini andati a divertirsi in montagna.
    Si Crovella, nel parcheggio, tu ed il super chiappone con il suv siete uguali!
    Dunque ti consiglio di trasferirti in qualche valle occitana e vendi la macchina, solo così mostrerai un filo di coerenza.

  30. 145
    Fabio Bertoncelli says:

    Ciascun uomo possiede un proprio bagaglio di princípi etici, che ne governano la vita.
    Per esempio, a certuni la montagna importa piú dell’umanità presente. Per altri la libertà non è il riferimento principale dell’esistenza; ancor peggio, alcuni ritengono che la libertà sia un concetto obsoleto. Altri ancora non sono mai stati interessati agli esseri umani, men che meno ai loro diritti fondamentali.
    … … …
    A qualcuno fischiano le orecchie?

  31. 144
    Teo says:

    143. E per quale motivo dovrebbero essere più importanti? 

  32. 143
    Carlo Crovella says:

    L’orientamento generale, addirittura a livello costituzionale, è in direzione opposta alla tua. Nuotare controcorrente si può, ma certamente è più faticoso e aumentano le probabilità di essere travolti. Il trend è da un’altra parte ed è giusto che sia dov’è. La montagna e le generazioni future sono entrambe più importanti di noi “attuali”

  33. 142
    Teo says:

    141. Non sono d accordo. Personalmente sono molto rispettoso dell’ambiente e più volte l ho difeso, anche esponendomi pesantemente in prima persona, ma è anacronistico pensare di tornare indietro. E basta con questa cosa delle generazioni future, di certo non sto a casa per essi. Fatti loro, si aggiusteranno e prenderanno ciò che rimarrà. Ripeto, siamo destinati a scomparire, tanto vale godersela. 

  34. 141
    Carlo Crovella says:

    @140 Affermazioni del genere sono esempio dell’alpinismo consumista che è ormai storicamente morto e sepolto e che va combattuto con ogni mezzo perché produce solo danno alle montagne. L’alternativa è l’alpinismo consapevole e maturo, sia su un piano ideologico e di intelligenza etica sia sul piano meramente operativo. Con l’ambiente così tanto deteriorato, una gita risparmiata oggi è una gita in più per il domani, sia il domani nostro sia, soprattutto, dei nostri figli e dei figli dei figli (intesi non tanto in senso anagrafico diretto, ma come nuove generazioni). Chi è saggio e maturo pensa all’interesse delle nuove generazioni, come indica già la Costituzione.  Chi se ne frega, accelera la rovina della montagna. Non venga allora a farsi bello dicendo che “ama” andar in montagna. Esser un vero alpinista non è saper fare il 9z o il Pilone Centrale con le mani in tasca. Un vero alpinista è un uomo maturo, saggio, ponderato che “sa” amministrare le sue passioni.

  35. 140
    Teo says:

    Tanto siamo destinati a estinguerci, e tutto avrà una fine. Tanto vale godercela fino a che si può. E non ci saranno multe che mi potranno fermare.

  36. 139
    Carlo Crovella says:

    Ricordo ai sostenitori a spada tratta della Costituzione che una recente modifica costituzionale (febbraio 2022)  ha introdotto, fra i principi fondamentali della Carta, “la tutela dell’ambiente, degli ecosistemi e della biodiversità, anche nell’interesse delle prossime generazioni”. Pertanto il principio è già in Costituzione: se la situazione oggettiva peggiora ulteriormente, è un attimo snteporrr questo principio rispetto alle libertà individuali…
     
    Precisato ciò, che non va però dimenticato, è ovvio che i meccanismi naturali sono infinitamente preferibili rispetto alle coercizioni. Tuttavia la persuasione, che resta anche per me la variabile prioritaria, produce risultati solo se le persone sono disponibili a… farsi persuadere.
     
    Se la reazione della maggioranza dei cosiddetti “appassionati di montagna” persiste nella rigidità e nella riottosita’ espresse da voi, prima o poi potremmo trovarci in una situazione dove saranno inevitabili i contingentamenti. Sono il primo a non desiderare i “numeri chiusi”, ma ho provato a descrivere un possibile quadro coercitivo per spiegare quanto sia semplice, oggi, realizzarlo. Basta un server in una cantina, non ci vogliono né migliaia di forestali, né cani da guardia, né altri investimenti particolari. La tecnologia consente applicazioni che 10-15 anni fa erano impensabili.
     
    Ognuno tragga le sue considerazioni. Io seguo un approccio alla montagna di tipo “lieve” (cioè cerco di lasciare un’impronta leggera a carico della montagna) perché ci credo e non per timore. Ma altri potrebbero convertirsi per evitare restrizioni più severe, come quelle descritte. Alla fine ciò che conta è che l’ambiente stia meglio o, almeno, che non peggiori alla velocità degli ultimi decenni.

  37. 138
    Fabio Bertoncelli says:

    Mala Crovella currunt.

  38. 137
  39. 136
    Teo says:

    135. Non ho mai sentito tante cazzate in un colpo solo. Roba da cabaret o, meglio, da abrogazione della Legge Basaglia.

  40. 135
    Carlo Crovella says:

    Non sono mai stato interessato agli esseri umanai, specie in quel risvolto che si riassume nella dicitura “i diritti”. Lo applico anche alla mia persona: mi avete mai sentito piagnucolare rivendicando i “miei diritti”? Vale per l’intero panorama dell’esistenza e, di conseguenza, anche per l’andar in montagna.
     
    Da quando si è consolidata davanti a tutti la constatazione che l’ambiente è in sofferenza (saranno circa 10-15 anni fa), ho deciso di schierarmi “senza se e senza ma” a favore dell’ambiente. Gli esseri umano devono accettare di fare delle rinunce in nome della difesa dell’ambiente. Questa posizione cozza con la Costituzione? Beh, un motivo in più per cambiare la Costituzione. Siamo chiamati ad una rivoluzione copernicana: i diritti dell’ambiente devono avere priorità rispetto ai diritti dei singoli individui.
     
    La mia posizione ideologica vale per tutto l’ambiente (mare, fiumi, laghi….), quindi non solo per la montagna, ma qui restringiamo il focus alla sola montagna. E’ necessario scremare fortemente l’accesso antropico alla montagna: il contesto sociologico degli anni Settanta-Ottanta (che ho vissuto anche io in prima persona e che non rinnego in termini di analisi storica) è ormai obsoleto, roba da preistoria. Chi ci resta agganciato non ha capito nulla del quadro in cui viviamo e soprattutto di quello in cui vivremo in futuro anche molto prossimo.
     
    Per scremare l’accesso antropico alla montagna, in prima battuta preferisco meccanismi di selezione naturale , come far tornare la montagna più spartana e meno comoda. Questo meccanismo da solo disincentiva tutti coloro che hanno un approccio “sportivo” alla montagna.
    A questo aggiungo un secondo punto a livello individuale: dobbiamo ridurre il numero totale di uscite-uomo su basa annuale e lo si ottiene anche attraverso un’oculata autoregolamentazione delle proprie uscite in montagna. La situazione ambientale è talmente critica che, oggi, chi ama davvero la montagna cerca di andarci il meno possibile e non il più possibile. Meno “impronte” umane si registrano e più “respiro” all’ambiente diamo. Ho già detto che da qualche anno seguo di mia iniziativa una auto-regolamentazione: cerco di andare in gita una domenica sì e una no, più qualche altro giorno qua e là (ponti, vacanze ecc), scegliendo le giornate giuste (ti meteo, di condizioni, di mia ispirazione…) in modo da non eccedere la trentina di volte l’anno. Se tutti facessimo così, aiuteremmo la montagna a riprendersi più velocemente.
     
    In prima battuta sono propenso a meccanismi naturali per scremare l’accesso antropico. Tuttavia, se tali meccanismi naturali non risultassero sufficienti, non ho reticenze verso l’applicazione di meccanismi coercitivi e di contingentamento. Potranno essere numeri chiusi per singole aree oppure per particolari periodi, oppure una combinazione degli stessi. Ma si potrebbe arrivare a un concetto di numero chiuso individuale: hai un tot di uscite annue a disposizione, ogni volta che ne fai una , il sistema di controllo te la scala. La tecnologia per fare tutto ciò esiste già (gli spostamenti dei telefoni mobili sono già mapparti dalla rete cellulare). I controlli non si fanno più correndo dietro per boschi e pareti, ma ci pensa un sistema informatico che, da solo, evidenzia i cellulari irregolari (cioè quelli che, in quella data giornata, non sono autorizzati a esser in una certe area) e fa partire in automatico le sanzioni. A ciò si possono aggiungere ulteriori tasselli, per quelli che lasciano il telefono spento o prendono quello della moglie o del fratello: tipo che se un “irregolare” è costretto a chiamare il soccorso proprio in una uscita in cui lui è irregolare, la copertura assicurativa non agisce e quindi gli arriva un fatturone maggiorato con una multa esemplare… Chi si prende sberle da 20.000 o 30.000 euro o magari anche da 50.000 euro, poi ci pensa due volte prima di rifare un’uscita irregolare… C’è solo da sbizzarrissi a elaborare i meccanismi di controllo.
     
    Le varie modalità di numero chiuso sono una extrema ratio. Ma vista la riottosità che emerge nell’adeguarsi ai “nuovi” ritmi di accesso antropico richiesta dalla montagna in sofferenza, prima o poi questi contingentamenti saranno necessari. Quando scatteranno vorrà dire che non ci saranno più altre alternativa, ma vorrà anche dire che le alternative che avevate a disposizione (auto-regolamentazione ecc) le avete snobbate, ridendoci su, e quindi ve lo siete voluto voi se scatteranno le “gabbie”… 
     
     
     

  41. 134
    Simone Di Natale says:

    Crovella…ma lo fai per noi chi? Sei furbo come?… Se veramente puoi farne a meno inizia a lasciare posto in piscina e resta nel parco del Valentino. Dai il buon esempio lasciando libere le piscine…La nuova politica che avanza!!! 

  42. 133

    Crovella, sei veramente infantile.
    E pure perfettamente allineato con questo sistema alienato, questo (per noi) è il vero problema. Conosco degli scemi del paese che sono molto più buoni di te. 
    E chissà se in montagna ci sei mai andato davvero. 

  43. 132
    Carlo Crovella says:

    Ci avete preso: io sono astuto e vi prendo in giro. Anzi sono proprio perfido e vi sto noleggiando. Il fatto è che sono anni luce davanti a voi. Ho già raccontato in altra chat che sono coinvolto in un gruppo di lavoro che si propone di rinnovare completamente la Costituzione. Non sappiamo se raggiungeremo o meno l’obiettivo, ma, ora come ora, qui mi serve solo sottolineare la diversa visione fra di noi. O meglio: la direzione della visione. Noi guardiamo al futuro, voi al presente (cioe’ vivete alla giornata) o addirittura siete ancorati al passato e citate la Costituzione, vecchia di circa 75 anni. La Costituzione…. Andreste in giro con un’automobile di 75 anni fa???
     
    Cmq io, con la mia mentalità inscatolata, mi sto già preparando sul piano mentale e organizzativo per continuare ad andare in montagna anche se dovessero giungere delle restrizioni e dei contingentamenti (cioè dei numeri chiusi). Voi (a parte i Matusalemme che guardano al passato…) vivete senza porvi il problema. Quando arriverà la maestrina con il fischietto (poco rileva che si chiama Draghi o Ministro dell’Ambiente o Prefetto o Protezione Civile…), io avrò la soluzione e voi frignerete in un angolo come bambini, né più né meno come avete frignato l’inverno scorso per il SGP. E allora vedremo chi riderà di gusto! 

  44. 131
    Matteo says:

    Io ho letto l’articolo di Bursi col quale concordo e non vuole certo il numero chiuso, vuole proprio dei no: “anziché istituire il numero chiuso, sarebbe meglio smantellare le opere dell’uomo”
    Il tuo difetto Crovella è che parti giusto, le tue analisi sono spesso condivisibili: “la demografia ingovernabile non ha attinenza diretta con l’aumento dell’accesso antropico alle nostre montagne negli ultimi 25 anni.”
    “L’aumento intollerabile della frequentazione umana sulle Alpi NON dipende dalla dinamica demografica mondiale.”
    “Il fenomeno ha altre origini…Si tratta della conseguenza di interessi economici “
    ma non riesci a trarne le logiche conclusioni.
     
    Se il problema sono le conseguenze di interessi economici, l’unica soluzione è intervenire su questi interessi.
    Se non intervieni su questi, se li lasci intatti e liberi di agire, qualunque soluzione sarà un palliativo e probabilmente otterrai effetti altrettanto negativi.
    Il problema temo, è che intervenire sugli interessi economici contraddice i fondamenti basilari della tua impostazione ideologica e quindi è cosa inaccettabile. Rischierebbe di essere messa in crisi.
     
    Perciò numero chiuso e società del controllo e della repressione.

  45. 130
    Fabio Bertoncelli says:

    Marcello, tu che sei uomo di mondo, spiegami: un barbiere come riesce a fare la barba a un tizio con la mascherina?
    Considerata la gravità del problema (Speranza docet) e visto che il Green Pass serve come il due di picche, non sarebbe piú prudente, per evitare decine di centinaia di migliaia di contagi, lasciarsi crescere la barba oppure tagliarsela da sé, sprangati in bagno?
    … … …
    Carlo, hai notato se il numero dei barbuti torinesi sia aumentato negli ultimi due anni?

  46. 129

    Aridaje Crovella, il tuo pensiero si fonda su fonti mainstream (Repubblica, Stampa , Corriere, ecc) che appartengono proprio al tuo mondo.
    Se c’è una cosa buona della pandemia covid è che ha aperto gli occhi a molti (anche se non abbastanza) sulla veridicità di certe informazioni e loro fonti. Ovvio che in quei molti tu non rientri. Sarai ancora lì con la mascherina dal tuo barbiere rintronato e sabaudo…. e tutte quelle robe lì. 

  47. 128
    Fabio Bertoncelli says:

    E mi arrabbio ancor di piú se si tenta di persuadermi che la Costituzione della Repubblica Popolare Cinese – celeberrima per i suoi “numeri chiusi” – sia migliore della nostra.

  48. 127
    Fabio Bertoncelli says:

    Pure io ho fatto una veloce ricerca. Non nella Rete, ma nella Costituzione della Repubblica Italiana.
     
    Articolo 16.
    Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.
    Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.
     
    N.B. In realtà non ho avuto bisogno di alcuna ricerca. La Costituzione l’ho studiata per mio interesse e passione, a partire dai quindici anni.
    E mi arrabbio se qualcuno pretende di convincermi che fosse migliore lo Statuto Albertino (Carlo Alberto di Savoia, Regno di Sardegna, 1848).

  49. 126
    AKurtz says:

    Ha detto tutto
    Paolo Gallese says:
    30 Maggio 2022 alle 6:11
    ” le premesse delle tesi scritte sono stronzate in malafede.”

  50. 125
    Carlo Crovella says:

    Io sostengo che siete voi che vivete in un altro mondo. Siete “fuori”, la vita non è dove siete voi… e soprattutto il futuro non è dove lo pensate voi.
     
    Ho fatto una veloce ricerca da google: “alpi numero chiuso”. Ecco i primi risultati presi al volo, come vedete se ne parla da un sacco di tempo.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/09/01/sulle-alpi-serve-il-numero-chiuso-i-videogame-aiutano-a-salvare-il-pianeta-la-stampa-internazionale/5914575/
    https://www.corriere.it/cronache/19_aprile_11/monte-bianco-numero-chiuso-troppi-scalatori-maleducati-ccde8584-5c94-11e9-b6d2-280acebb4d6e.shtml
    http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1996/01/13/Altro/SCI-NUMERO-CHIUSO-PER-SALVARE-LE-ALPI-DAL-CRACK_111100.php
    https://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2018/01/18/news/auto-sui-passi-dolomitici-verso-il-numero-chiuso-1.16363565
     
    Il mondo Sherpa propone l’alternativa di scremare in modo selettivo e non solo tramite la mia voce:
     
    https://www.sherpa-gate.com/altrispazi/montagne-numero-chiuso/
     
    La chiusa del soprastante articolo (estate 2020, ma il testo risale al luglio 2019) è: 
    L’alpinismo sopravvive se l’uomo riesce a limitare la propria azione sulle montagne con chiari NO, che non sono divieti, ma regole comportamentali.
     
    Invece voi volete solo dei “Sì”: è un approccio anni Settanta-Ottanta, vecchio come la preistoria…
     
    Ride bene chi ride ultimo… vedremo come si evolverà la realtà dei fatti.

  51. 124
    Mario says:

    Astuto: 
     
    Che si orienta senza remore e con vantaggio nelle contingenze della vita; pronto a profittare del lato debole di una situazione o di un ragionamento.

    o anche : 
    Diretto a sorprendere la buona fede del prossimo o a trarre vantaggio da situazioni anche sfavorevoli.
     

    hahahahaha gli si addice…vai astuto facci sognare  🙂

  52. 123
    Roberto Pasini says:

    Matteo. Sono d’accordo. Bisogna impegnarsi a far scoprire e sperimentare  il mare. Perché anche un angolino sfigato può dare più soddisfazioni di una piscinetta accessoriata e affollata. E sai quanti ce ne sono in questo meraviglioso paese, magari a 30 km da Portofino? Ciao. Adesso devo andare perché appunto il decespugliatore mi chiama con il suo “schianto redentore”. 

  53. 122

    Matteo e Crovella, due pensieri agli antipodi di cui si capisce che il primo deriva dal guardarsi attorno con senso critico, mentre il secondo è frutto di un’esistenza “in scatola” allineata e col paraocchi. Crovella il tuo sbandierato concetto che non hai bisogno di girare troppo perché intorno a Torino trovi tutto quello che ti serve dimostra dal tuo pensiero ricorrente che ne sei vittima. 
    Così ci ammorbi costantemente con una teoria, che è sicuramente condivisa dalla più parte degli individui, ma che si rifà a un modello di vita piccolo piccolo, in cui sinceramente non mi riconosco affatto. 
    La vita è là fuori. Quando lo capirai?
    Se non lo capisci, però,  non dovresti continuare a proporci il tuo modello come l’unico praticabile.
    So che insisterai,  ma meno male che c’è qualcuno che la pensa diversamente. 
    Quella di darti dell’astuto da solo l’ho trovata esilarante. Sul piano comico continua così, almeno ci facciamo due risate.
     

  54. 121
    Matteo says:

    Roberto, a parte che Keynes e i piani quinquennali condividono esattamente il medesimo modello di sviluppo di fondo, vorrei agganciarmi alla parabola di Crovella.
    Se i bambini tendono a essere troppi, la soluzione non è che chi ama veramente la piscina ne stia fuori volontariamente…sopratutto se la maestra continua a dire ai bambini che stanno giocando a calcio di andare in piscina (per poi chiedere domani ai genitori di pagare se vogliono che i bambini vadano in piscina)!

  55. 120
    Roberto Pasini says:

    Crovella. A me sembra che abbiamo il mare a disposizione ma le persone contnuano ad affollarsi in alcune piscinette, belle per carità. Ma non pensi che una delle vie da percorrere sia anche far capire che esiste il mare e portare le persone a distibuirsi nella sua vastità? Qui dove sto io adesso ci stiamo provando e qualche risultato si ottiene, certo non ad agosto, perché tutti vogliono andare almeno una volta a Portofino, ma agosto io lo considero perso e come te e altri mi imbosco nelle mie tane.

  56. 119
    Roberto Pasini says:

    Matteo. Sai da quando sento parlare di nuovo modello di sviluppo? Da quando ero ragazzo negli anni 60’ dai teorici keynesiani delle riforme di struttura o dagli ammiratori della programmazione pluriennale di stampo sovietico. Mi accontenterei di provvedimenti concreti che funzionino e che non siano solo tamponamenti all’ultimo momento di problemi lasciati marcire da amministratori locali preoccupati solo della loro base elettorale. Qualcosa si può fare e riportare anche sul blog esperiemze positive, non però in chiave di puro marketing, potrebbe essere utile. Capisco che è un po’ triviale e non è di grande soddisfazione ma mi sono un po’ disamorato di sogni e profezie. 

  57. 118
    Carlo Crovella says:

    Immaginate che la catena alpina sia una piscinotta da bambini, tipo 5 m X 5m. All’inizio ci sono solo quattro bambini che ci sguazzano dentro la piscinotta. Sono così distanti l’un dall’altro che vivono con la sensazione di libertà sconfinata. Ognuno può fare quello che gli pare: chi si tuffa, chi fa la capriole in acqua, chi face la pipì… Lo spazio fra di loro garantisce la libertà, perché non si danno fastidio l’un con l’altro. Poi i quattro bambini sono diventati otto: già meno spazio fra uno e l’altro, ma, ancora ancora, si può fare quello che si vuole. Poi i bambini diventano 16, poi 32, poi 64, poi 128…
     
    Ora i bambini sono tutti pigiati come sardine in  scatola. Praticamente non possono muoversi. Se uno fa un movimento o tira una ginocchiata in pancia al vicino di destra o tira una gomitata nell’occhio a quello di sinistra. A questo punto, se i bambini fossero intelligenti, si accorderebbero per fare i turni: “oggi fai tu il bagno e io sto fuori, ma domani faccio io il bagno e tu stai fuori”. In tal modo in acqua ci sarebbero solo 4 o al massimo 8 bambini per volta. Si ristabilirebbe una situazione di libertà di movimento individuale.
     
    Ma i bambini NON sono intelligenti e, pur di non cedere il proprio posto, non escono dalla piscinotta. La situazione diventa ingestibile: zuffe, litigi, piagnistei, tutti fanno la pipì in acqua, che diventa vomitevole… Alla fine arriva la maestra con il fischietto e impone i turni.
     
    Questo è il trend futuro, se non si interviene modificando i comportamenti individuali. Lo dico per voi: io non ho nulla per cui devo “rassegnarmi”. Ho una vita talmente ricca di interessi e di attività che potrei anche smettere del tutto di andare in montagna. Mi costerebbe, certo. Ma non mi troverei nel vuoto esistenziale.
     
    Nel terzio Millennio, la vera libertà non è più l’ideale astratto per il quale sono morti i nostri concittadini 75 anni fa. Quel quadro storico si è esteso fino a tutti gli anni Settanta e anche Ottanta. Già nel corso dei Novanta le cose sono cambiate, senza che ce ne rendessimo veramente conto, ma i cambiamenti sono diventati irreversibili a partire dal 2000. Oggi siamo vent’anno dopo il 2000 e quindi il quadro storico da ’45 al ’95 (circa) è preistoria.
     
    Oggi (e soprattutto domani e dopodomani) la vera libertà è scegliere CONSAPEVOLMENTE di fare certe cose a livello individuale e, soprattutto, di non farne altre. Saper rinunciare è il “faro” del prossimo futuro. Sennò, non ci sarà futuro. Molto semplice.
     
    A ben vedere, la metafora della piscinotta vale ben oltre il concetto dell’andar in montagna. Vale per il pianeta nella sua totalità e per ogni risvolto dell’esistenza umana. A livello complessivo siamo troppi e (nei Paesi sviluppati) consumiamo troppo. I limiti attuali e prospettici alla libertà individuale derivano da questa semplicissima combinazione di fattori. Ho già detto che: 1) si può ipotizzare di “piegare” la dinamica demografica complessiva, imponendo l’obbligo di un solo figlio a tutta l’umanità (un figlio resta al posto di due genitori). I tempi di inversione della curva demografica non sono brevissimi, anzi, ma non vedo altra alternativa incruenta: certo, se espandiamo i carri armati di Putin a tutto il pianeta probabilmente otterremmo lo sfoltimento demografico in tempi più rapidi… 2) Nei Paesi occidentali (dove la popolazione non cresce più da diversi decenni, anzi forse sta diminuendo) occorre mitigare la propensione consumistica. Quando vedremo Briatore che gira su una semplice utilitaria sapremo che siamo tornati ad un livello di vita coerente con il “giusto” consumo delle risorse ambientali. Per fare questo tutti i mezzi sono buoni: l’ideale ovviamente è la crescita culturale (e vi assicuro che si è già mosso molto su questo terreno: 5 anni fa la mia era un’isola voce nel deserto, adesso registro con piacere molti altri pensatori che si sono allineati: Locatelli in questo articolo, ma non è il solo). Ma,  se non basta la crescita culturale, è necessario ricorrere ad ogni mezzo, compreso il numero chiuso. E’ un concetto che vale in assoluto, non solo per l’andar in montagna, ma anche per l’andar in montagna che, dell’intera esistenza dell’umanità, è un tassello marginale e di scarsissima importanza.
     
    Riassumendo: lo scenario storico di qualche decennio fa è ormai obsoleto e superato dagli eventi che cambiano alla velocità della luce. Occorre modificare (anche a livello individuale) il cosiddetto “paradigma”, ovvero la scala di valori e di priorità. La libertà non è più (e, soprattutto, sarà sempre meno) il riferimento principe della vita umana. La parola d’ordine sarà SOPRAVVIVENZA. Per far ciò il primo tassello è la CONSAPEVOLEZZA INDIVIDUALE, che ci fa prendere decisioni mature, anche se “dolorose” (come, appunto, saper limitare le proprie uscite in montagna).
    Darwinianamente parlando, chi prima si adatterà a questo nuovo paradigma, più probabilità avrà di sopravvivere. Chi resta caparbiamente agganciato a paradigmi ormai obsoleti, rischia di estinguersi.

  58. 117
    Matteo says:

    Roberto, 300 milioni di visitatori non sono un numero enorme rapportati agli abitanti e al territorio; 94 milioni su 59 milioni di abitanti è un  numero enorme (1.6 a testa e senza contare il turismo interno, probabilmente!).
    Non si tratta di gestire piccole o grandi cose, non si tratta di sperimentare buone pratiche o soluzioni realistiche, si tratta di cambiare il “modello di sviluppo” (che sviluppo non è).
    Ma gli astuti che prevedono il trend a 20, 30, 40 anni continuano ad applicare la solita, inutile soluzione: colpevolizzare i peones, proclamare la necessità di limitarne la libertà per continuare more solito senza mettere in discussione i fondamenti che sono la causa del problema.
    Sono quelli che inseguivano con gli elicotteri gli sci alpinisti durante il lock-down e due anni dopo tagliano i fondi della sanità per portare al 2% la spesa militare e che ormai osano dire, senza vergogna, che la libertà è un concetto obsoleto (ma mai quella di trading, ovviamente, come dicevo ieri)
    E’ il solito, vecchio gioco di privatizzare gli utili e collettivizzare le perdite, fondamentalmente un furto, un’appropriazione indebita…gioco storicamente molto ben giocato da una famosa famiglia di industriali “sabaudi” o da Confindustria, la cui unica soluzione è sempre e solo “diminuire il costo del lavoro”, ovvero pagare di meno gli inferio…ehmmm… i collaboratori.
     
    In questo senso la dinamica è portare sempre più gente (in montagna come a Venezia), fino a che sia evidente che non ce ne sta più e il giocattolo si degrada, quindi imporre il numero chiuso e poi far salire il prezzo d’accesso per chi può permetterselo.
    Di fronte a questo paradigma l’adozione di comportamenti virtuosi potrebbe funzionare solo se fortemente spinto dalla comunicazione (l’unico esempio che mi viene in mente sono le pellicce) e diventasse generale, altrimenti no.

  59. 116
    Roberto Pasini says:

    Italia. Quinto paese più visitato al mondo, 94 milioni di turisti all’anno. Ogni giorno migliaia di persone lavorano per aumentare questa domanda, vitale per noi e che tiene in vita intere aree del paese e può rappresentare il futuro per altre, salvandole dall’abbondono e dal degrado. O preferiamo estendere a tutta Venezia il petrolchimico di Marghera o aprire ancora più cave in Apuane o metterci una bella acciaieria in Val Pusteria (fa anche rima) ? Qui Rodi, qui salta dicevano gli antichi. E qui è il problema. Quando si tratta di gestire cose piccole siamo bravi, quando le dimensioni diventano grandi e richiedono soluzioni complesse arranchiamo o si scatena il dibattito ideologico. La questione è molto concreta: si tratta di sperimentare soluzioni realistiche e vedere l’effetto che fa e diffondere le buone pratiche. Forse sarebbe il caso di parlare un po’ di più di queste ultime, perché sono convinto che in giro ce ne sono, di diverso tipo. Ricordo infine che i Parchi americani hanno 300 milioni di visitatori all’anno. È vero che il loro territorio è smisurato, ma anche 300 milioni sono una cifra enorme. Bisogna imparare a gestire grandi numeri. Putroppo non si gestiscono coi fioretti, le buone intenzioni o svetolando le bandiere. 

  60. 115
    CARLO BARBOLINI says:

    Ribadisco: siamo troppi!! Non tanto noi che rappresentiamo lo zero, zero zero qualcosa per cento di quelli che frequentano la montagna, per cui risulterebbe completamente inutile un’autoregolamentazione come auspica crovella, ma sono tutti gli altri che usufruiscono delle infrastrutture in valle che affollano per il novantanove, novantanove qualcosa per cento i luoghi più gettonati. Ok, per quanto mi riguarda in quei luoghi non ci vado e che mettano pure il numero chiuso o altro. Quanti anni sono che non si può più andare al rifugio gardeccia in auto o in val veny/ferret con il “conta auto”, tanto per fare un paio di esempi? Crovella rassegnati. 

  61. 114
    Fabio Bertoncelli says:

    “La libertà appartiene a un quadro storico ormai obsoleto.”
    … … …
    La libertà è obsoleta? Ho capito male?

  62. 113
    Alberto Benassi says:

    Non ti chiedo di cambiare i tuoi ideali (= liberta’), ma di accettare l’idea che  tali ideali appartengano ad un quadro storico che è ormai obsoleto. 

    Queste sono frasi violente da monarchico-fascistoide. 

  63. 112
    Carlo Crovella says:

    @109 Se trovi in giro una copia del mio libro (esaurito) La Mangiatrice di uomini, potresti verificare che molte “stranezze” che ho elaborato negli anni ’90 (quando ho scritto diversi racconti che compongono quel libro) poi si sono più o meno realizzate… Per deformazione professionale, elaboro quotidianamente quadri prospettici a 10-20-30 anni. L’obiettivo delle previsioni economico-strategiche non è indovinare il numero puntuale del futuro ma i macro trend, cioè la direzione dominante e il target di massima verso il quale ci si sta muovendo. Per fare previsioni future occorre studiare a fondo il passato e il presente. Abituato ad agire così ogni giorno per la mia professione, mi viene naturale estendere questo modo di ragionare a qualsiasi fenomeno della realtà. Anche, per esempio, suquestioni collaterali quali quel inerenti all’andar in montagna. Perché non prendete le mie argomentazioni come spunto per riflettere con un’angolazione diversa dalla vostra solita? E se avessi ragione…? 

  64. 111
    Carlo Crovella says:

    @107 ho gia’ argomentato che il possibile/probabile numero chiuso è un rischio inevitabile se non interveniamo con i nostri comportamenti, presumibilmente virtuosi. Non ti chiedo di cambiare i tuoi ideali (= liberta’), ma di accettare l’idea che  tali ideali appartengano ad un quadro storico che è ormai obsoleto. È un quadro di pochi decenni fa, ma la velocità dei cambiamenti è ormai rapidissima. E lo sarà sempre di più. La realtà evolve alla velocità della luce. L’avresti detto, solo poco tempo fa, che avrebbero varato il SGP? No, eppure lo hanno fatto. Di conseguenza meglio “accompagnare” il trend, con ns comportamenti virtuosi (=auto-regolamdntazione), attenuandone la velocità negativa, per sperare di evitare/rinviare il numero chiuso. Non vuoi farlo? E non farlo. Se vareranno il numero chiuso, coinvolgerà tutti, quindi anche te.

  65. 110
    Luciano says:

    Il sovraffollamento dei luoghi montani più conosciuti e mediatizzati, è anche il frutto di una politica commerciale e di marketing, finalizzata a massificare i guadagni senza pensare che un giorno tutto questo si sarebbe ritorto contro, per anni le Apt hanno ed ancora foraggiano Tv,blogger/influencer(che brutto termine), Fiction televisive, campagne di marketing, ecc, dove vengono proposti e riproposti i soliti posti supermediatizzati, e la gente, che ben poco ha spirito di iniziativa e scoperta, vanno tutti dove il marketing(dove le agenzie di marketing sono tra le maggiori beneficiarie) li spinge come pecore, ecco allora che non è più chi “ama” la Montagna ad andarci, ma la massa pecoreccia che seduta davanti alla Tv o al Pc, raccolgono informazioni che spesso presentano la Montagna come un Luna Park, in questi anni sono fioriti centinaia o più siti web o blog di soggetti,  che ricevono le veline e le foto dalle Associazioni, con cui realizzare “reportage” standosene seduti nelle loro stanze in città e senza avere quasi conoscere la Montagna, personaggi che cercano o meglio elemosinano like per sentirsi “influencer” e magari ricevere una maglietta o un pernottamento u un piatto di pasta in un luogo che hanno pubblicizzato
    Io stesso gestisco in blog, (ogni anno faccio una media di 260g di attività, tra Escursioni, arrampicata, mtb) dove i numeri certificati, dicono che sono 257k le singole persone che lo hanno visitato, ma da anni ho deciso di non pubblicizzare i luoghi di cui scrivo, sopratutto nei miei testi leggerete sempre delle avvertenze a volte anche severe, affinchè si rispetti la Montagna in tutti i suoi aspetti, Lingua, Storia, Cultura, Ambiente

  66. 109
    Simone Di Natale says:

    Critico non è colpa tua.
    Come hai scritto guru e furbo nella medesima frase, Crovella non poteva che pensare che tu stessi parlando di lui…nonostante per modestia si fosse “limitato” ad incensarsi come novello Asimov.

  67. 108
    Critico says:

    Risposta al commento 105
    Nominando il guru mi riferivo a questo: “esperto del settore e un guru per quanto riguarda il marketing e l’elaborazione di marchi e strategie”
    Probabilmente mi sono espresso male e sono stato frainteso. Mi scuso. 
    Il pensiero del sig. Crovella, in merito, ad un approccio responsabile alla montagna, dosando in modo opportuno le gite mi é chiaro ed in effetti è tutt’altro che consumistico.  Il pensiero, poi, di seguire itinerari poco battuti é pienamente condivisibile. 
    Purtroppo siamo in un epoca consumistica e anche le gite soffrono di questo aspetto che privilegia la quantità. 
    Comunque sono punti di vista ed ognuno ha i suoi. 
    Buona montagna a tutti. 
     

  68. 107
    Fabio Bertoncelli says:

     “Ho scritto fino alla noia che auspico una montagna spartana, scomoda, faticosa al fine di attuare una selezione naturale negli accessi umani.”
     
    Carlo, sono d’accordo. Però permettimi di notare che oggi hai aggiunto un concetto molto differente e cioè che bisogna autolimitarsi nelle uscite in montagna, altrimenti provvederanno le autorità a istituire un numero chiuso. Beninteso, numero chiuso non per entrare nelle Gallerie degli Uffizi – il che sarebbe comprensibile – ma per visitare parte del territorio nazionale qual è la montagna.
    Io lo considero aberrante, un po’ in stile Unione Sovietica, quando per gli spostamenti da una città all’altra o da una regione all’altra bisognava ottenere il permesso dall’autorità, con tanto di passaporto interno.
    Ecco, vorrei che si evitasse di tornare a quei tempi: l’umanità ha già dato. E ha già sofferto.

  69. 106
    Alberto Benassi says:

    dispone di sabati e domenica, più ferie. Combinazione, i giorni in cui le montagne sono più frequentate. Che si fa?

    semplice:
    si eliminano le ferie un diritto oramai obsoleto,  residuo di un illuminismo ormai morto,  che va contro le esigenze  dell’economia moderna
    e si eliminano anche i sabati e le domeniche che c’è bisogno di produrre per fare concorrenza ai cinesi e indiani.

  70. 105
    Carlo Crovella says:

    Che io sia astuto è fuor di dubbio, che io desideri una montagna consumistica con clienti paganti proprio no. Ho scritto fino alla noia che auspico una montagna spartana, scomoda, faticosa al fine di attuare una selezione naturale negli accessi umani. Sudare, mangiar poco e male e dormire scomodi è il vero e “sano” prezzo da pagare per andar in montagna. L’opposto di quello desiderato dalla società contemporanea.

  71. 104
    Critico says:

    Il guru è astuto, usa la leva della salvaguardia dell’ambiente per invocare il numero chiuso. In questo modo si saprà quanti giornalmente saliranno a consumare in montagna. Tutto sarà programmabile, escursioni a tema, pranzetti nei rifugi e cenette con uscite per vedere, al buio, il lupo e altre varie cose “esclusive” . Poco importa se poi il turista arriva dall’altro capo del mondo e se per farlo arrivare si é inquinato quanto inquinerebbe in un decennio l’escursionista che, consapevolmente, limita le sue escursioni. Come per tutte le cose di questo mondo basta che il consumatore paghi. Più uno paga e più viene considerato. Poi, per la carità, ognuno ha le sue opinioni. 

  72. 103
    marco vegetti says:

    Io non so proprio che dire… Crovella però dimentica un fatto: a parte pensionati e più o meno nullafacenti e professionisti della montagna, la maggior parte dei “montanari” lavora e dispone di sabati e domenica, più ferie. Combinazione, i giorni in cui le montagne sono più frequentate. Che si fa?

  73. 102
    Carlo Crovella says:

    Io non “invoco” l’intervento delle autorità. Mi limito a fare delle previsioni oggettive e asettiche. Avreste detto, cinque anni fa, che sarebbe stato varato il SuperGreenPass? Nessuno ci pensava, cinque anni fa, eppure le condizioni oggettive hanno spinto le autorità ad una decisione senza preoccuparsi se coerente o meno con la Costituzione. Le regole le detta la Natura, non l’uomo. Per esempio potrebbe emergere un contingentamento umano alla montagna a fronte di rarefazione idrica. I primi segnali del problema sono già stati registrati. Il rifugio Quintino Sella al Viso ha chiuso la stagione 2021 (settembre 2021) in anticipo proprio per questi motivi. Vedi :  https://torino.repubblica.it/cronaca/2021/09/10/news/siccita_il_rifugio_quintino_sella_costretto_a_chiudere_monviso_senz_acqua-317236755/.
     
    Vista la siccità dello scorso inverno, chi può prevedere quali evoluzioni interverranno? Non solo a brevissimo termine, ma soprattutto a medio termine, coni asprimento  del problema. Se la situazione sfugge di mano, chi può escludere che verranno prese delle misure restrittive sui movimenti umani?
     
    Le vs proteste mi fanno tornare in mente quanto fu deriso negli anni ’50 lo scrittore di fantascienza Isaac Asimov. Nei suoi racconti prevedeva situazioni (drammatiche), che allora fecero ridere tutti e poi, piano piano, si sono avverate, una dietro l’altra. Le cose che espongo, se oggi vi appaiono delle castronerie incomprensibili, potrebbero essere davvero la realta’ quotidiana fra 15-20 anni.
    Possiamo lasciar correre il trend e inevitabilmente andremo incontro ad una vita sempre più contingentata, non solo in montagna. Infatti il problema del numero chiuso in montagna è un risvolto marginale del principale problema che riguarderà l’esistenza nella sua totalita’. Se non interverremo sul trend, vivremo la quotidianità a numero chiuso. Potrei fare migliaia di esempi, dal contingentamento del cibo a quello dei movimenti di vita spicciola. Non ci credete? La tecnologia esiste già, l’applicazione della stessa dipende solo dalle necessità imposte dalla Natura.
     
    Oppure potremo cercare di rallentare/ostacolare questo trend applicando dei comportamenti individuali di tipo virtuoso (come appunto auto-regolamentarsi nelle uscite in montagna). Per farlo occorre però un cambio di mentalità rispetto a quella che esprimete voi. È in sintesi quello che esprime Locatelli nell’articolo. Da parte mia registro che, rispetto a 3-4 anni fa, i principi hanno già iniziato a fare breccia. Chissà, magari fra 10 anni le cose che dico oggi (e che voi giudicate della castronerie ridicole) saranno di dominio comune. Chissà… basta aspettare e la realtà ci dirà come si evolverà il tutto.

  74. 101
    Alberto Benassi says:

    non credo che sia per la libertà.
    Anche perche molti che invocavo queste restrizioni hanno le mani in pasta con certi poteri . E non vorrei che ce le avesse anche il nostro sturmtruppen.

  75. 100
    Matteo says:

    Chissà come mai l’intervento delle autorità viene invocato e, forse, auspicato per le uscite in montagna e mai, dico mai, per proibire la costruzione e la vendita di automobili che pesano 1500-2000 kg per portare in giro un carico utile di 500, con potenza adatta a portarne 10000? Mai per limitare l’imballo dell’imballo dell’imballo di sottilette o dolcetti che serve per poterli produrre in america e consumarli in Europa (o viceversa)? Ma sopratutto, mai, mai, mai per tassare le transazioni finanziarie…
     
    Sarà per via della libertà!

  76. 99
    Alberto Benassi says:

    Nel senso che più probabilmente ci troveremo con numeri chiusi imposti dall’alto.
    La tecnologia per controllare i movimenti umani esiste già: se scatta la necessità, le autorità la applicheranno)

    Mi verrebbe da dire e me ne sbatterò di coglioni. Che mi vengano dietro,  faremo a guardie e ladri come Toto è Aldo Fabrizi.
    Ma qui ribadisco anch’ io : toccamoseli  i coglioni!!

     

  77. 98

    Crovella, mai sentite tante assurdità uscire da una bocca (o tastiera in questo caso). A leggerti viene da fare due cose: 1) chiedersi dove e come vivi.
    2) Toccarsi i coglioni.

  78. 97
    Mario says:

    96@ Inizia per ‘liberta’ parametro storicamente obsolet0′ ..per finire con ‘se scatta la necessita’ le autorita’ la applicheranno’ . Tutto molto chiaro. 

  79. 96
    Carlo Crovella says:

    E’ proprio quello il punto che sfugge ai più. La libertà, principio nobilissimo per cui i nostri concittadini del ’45 hanno versato il sangue, è ormai un parametro storicamente obsoleto, non per la cattiveria di Tizio e di Sempronio, ma per l’evoluzione nel frattempo intervenuta. Questo vale ben oltre l’andare in montagna. Oggi non è più la “libertà” il faro cui deve guardare l’agire umano, ma la “consapevolezza”. E’ la consapevolezza che ti fa auto-limitare per maturità  di ragionamento. E’ la contrapposizione fra cicala e formica della famosa favola classica (tra l’altro niente si nuovo sotto il sole…). L’applicazione del contetto è molto semplice: rinuncio oggi di mia volontà ad una gita in montagna per garantire a me e anche agli altri una gita in più in futuro. La formica “risparmia”, la cicala invece brucia tutto subito e poi non ha più nulla.
     
    Questo principio vale per l’andar in montagna, ma vale per tutto il resto dell’esistenza. Infatti le tagliole del numero chiuso (che scatteranno se non sapremo auto-regolamentarci in modo maturo) si estenderanno all’intera esistenza, non al solo andar in montagna (che dell’intera esistenza della specie umana è un risvolto infinitesimale). E’ la sopravvivenza dell’ambiente che lo richiede. Se non sopravvive l’ambiente, moriremo anche noi umani che dell’ambiente siamo parte (“noi” intresi non solo come “noi ” qui presenti a commentare, ma “noi specie umana complessiva”, attuale e prospettica, cioè i figli e i figli dei figli).
     
    Abbagliati dal totem della libertà, non riuscite a vedere la vera scala di priorità oggi richiesta dalla Storia. Quindi rischierete di morire per… troppa libertà. E’ un paradosso, ma sarà il destino dell’umanità, se l’umanità non mette dei freni al suo agire. I freni, come già detto, saranno o autolimitazioni per maturità intellettuale dei singoli o numeri chiusi prima o poi imposti con la forza. Tertium non datur: i limiti del pianeta sono evidenti, da lì non si scappa.
     
    (PS: può darsi che, peggiorando via via la situazione, arriveremo a disporre, a testa, di una sola uscita in montagna al mese: è il tassello prima del totale divieto a tutti. La tecnologia per controllare i movimenti umani esiste già: se scatta la necessità, le autorità la applicheranno).

  80. 95
    Fabio Bertoncelli says:

    Dopo l’ultimo intervento di Carlo, devo aggiornare la mia interpretazione del crovella-pensiero: non più solo quanto scritto in 75, ma anche autolimitazione nel numero delle salite in montagna!
    Quale sarebbe il massimo che ci potremmo permettere, prima che ce lo imponga il governo “dei migliori” et similia? Trenta, come Carlo, oppure venti? E perché non una sola gita al mese? Come si fa con i carcerati: l’ora d’aria.
    … … …
    Su questo punto sono in totale disaccordo. Il mio pensiero è agli antipodi, prima di tutto per l’attacco alla libertà individuale, che si vada in montagna o a gironzolare in qualsiasi altro posto. Si chiama libertà, concetto che ai nostri tempi sembra stia passando “di moda”.

  81. 94
    Carlo Crovella says:

    Dai commenti che lasciate, traspare che continuate a non focalizzare il punto chiave. Cioè continuate a ragionare sul piacere o meno del singolo individuo a sguazzare negli  angoli affollati delle nostre montagne e, di conseguenza, la capacità di alcuni di “andare a cercare la solitudine” in luoghi appartati.
     
    Il perno della tesi di Locatelli non ha nulla a che fare con il piacere (o meno) del singolo individuo. Il punto è un altro: ovvero che l’ambiente in generale, e la montagna nello specifico, è sottoposta ad una pressione antropica ormai insostenibile da parte dell’ambiente stesso. E’ necessario scremare l’accesso umano ai monti. Che poi questo avvenga attraverso misure forzate (=numero chiuso) o con altri meccanismi (fra i tanti, quello proposto da me: montagne più scomode) è un dettaglio irrilevante. L’importante è che ci siano meno umani in assoluto a “premere” sulle montagne. Occorre tornare ai numeri dei decenni del Novecento, cioè tornare a prima della grande accelerazione antropica che, largo circa, è partita verso le metà degli anni ’90 e si è intensificata a cavallo del 2000.
    Chi “ama” davvero la montagna, dovrebbe iniziare già ad auto-regolamentarsi, auto-riducendo il numero di uscite personali in montagna. Se non iniziamo da noi stessi, non possiamo pretendere che si adeguino quelli che hanno un approccio “sportivo” (leggere miei commenti precedenti per comprendere cosa intendo con tale termine). Io mi autoprogrammo già da diverso tempo. Scelgo i luoghi giusti, cioè poco frequentati, in modo tale che il mio peso addizionale sulla montagna sia il più leggero possibile (oltre a tener conto del mio fastidio per le folle in generale), ma soprattutto scelgo le giornate giuste per andare in montagna, cioè non sparo a vanvera le cartucce, ma mi auto-limito ad una trentina circa di uscite annue (un po’ più di due al mese, cioè una domenica sì e una no, con qualche giorno in più qua e là, es nei ponti di vacanze). Se tutti facessimo così, alleggeriremmo il peso umano sulle montagne e seguiremmo un altro dei meccanismi per alleggerire il peso antropico sull’ambiente.
     
    La famosa visione dell’alpinista infiammato dalla passione che va in montagna “ogni volta che può” è ormai anacronistica e obsoleta, perché andava bene nel Novecento (cioè prima dell’accelerazione sportiva), quando i numeri erano complessivamente contenuti. Oggi il quadro generale è completamente cambiato e più tardi lo capiremo (tutti insieme) e peggio sarà. Nel senso che più probabilmente ci troveremo con numeri chiusi imposti dall’alto.

  82. 93
    CARLO BARBOLINI says:

    Concordo con l’analisi di Pasini, ma c’è un problema insormontabile: siamo troppi!! L’uomo (non tutti) è un animale sociale e tende sempre ad aggregarsi per una montagna di motivi. Mi tengo stretti i miei luoghi preferiti e non li pubblicizzo e spero ardentemente che non vengano pubblicizzati mai. 

  83. 92
    albert says:

    91) per fortuna le localita’ griffate sono note, così le Belle Cenerentole rimangono frequentate in modo sostenibile. Non divulghiamo i nomi, alcune erano gettonatissime negli anni 50-60…poi per un maleficio inspiegabile si sono spopolate anche in estate ed inverno.In una di queste ho visto i cavi di una storica seggiovia  monoposto anno 1956,smontati  ed arrotolati. ,..pronti per una fonderia,come   quanti  le usarono da giovanissimi e ne hanno nostalgia ( farebbero anche comodo ma quando si tratta di gestire… i costi sono esorbitanti e non piu’ sorretti da contributi pubblici).Un bel contributo a tenere i monti meno affolalti lo danno le spiagge  che attirano  folle sterminate di persone unte intente a mirare carni esposte, con i soliti servizi tgr piazzati nelle code o sulla battigia.

  84. 91
    Roberto Pasini says:

    Alk. Forse non mi sono spiegato bene. Ci riprovo. Il modello di Cialdini cerca di fornire una possibile spiegazione del perche’ le “masse popolari”sono così attratte da certe località “esclusive” (magari solo per un giorno e per un giretto), che poi di fatto essendo oggetto di un assalto di massa non sono di fatto più esclusive. Vedi appunto Portofino o Cortina. Uno dei tanti paradossi dell’animo umano. Lui lo usa anche per spiegare perché le persone sono così attratte dalle famose “svendite” dove tutti si accalcano per comprare cose spesso inutili. L’esclusivita’ e quindi l’attrattivita’ e’ basata su un fatto oggettivo (la bellezza del luogo) ma è molto una “costruzione sociale”. Se vuoi che cambi in modo stabile il comportamento e che la domanda si distribuisca anche verso altri luoghi devi cambiare lo schema mentale che ci sta sotto ed è una cosa non facile perché è legato ad alcuni processi molto radicati in noi. Il numero chiuso aumenta la domanda invece di diminuirla. Altro paradosso. Purtroppo quando il numero di persone e di interessi coinvolti è così elevato non ci sono soluzioni uniche ed efficaci tipo “pallottola d’argento” , zac un colpo e tutto si risolve. Buona domenica.

  85. 90
    bruno telleschi says:

     
    Le montagne a numero chiuso? Quando ci saranno gli ospedali a numero chiuso alla fine ci sarà anche la democrazia a numero chiuso. Alla fine anche la vita sarà a numero chiuso, un privilegio per pochi.

  86. 89
    Alk says:

    In fondo questo guru vuole fare delle località alpine tante Portofino e lasciare al popolo le Rimini che restano. 

  87. 88
    Roberto Pasini says:

    Vegetti. Certo non è l’unica strategia, altre sono possibili, e i rischi ci sono. Tuttavia ho la sensazione che alcuni fallimenti dipendano da come si fa l’operazione e dove. Le “invenzioni”” fatte male, con contenuti inventati e gestite solo per prendere soldi fanno poca strada. L’attrattivita di alcuni luoghi, oltre al dato oggettivo della loro bellezza, è legato a due dei meccanismi dell’influenza sociale identificati da Cialdini, il guru della Persuasione; la riprova sociale e la scarsità. Il numero chiuso e la fatica dell’accesso (code, numero chiuso, prenotazioni) aumentano l’attrattivita invece di diminuirla. Se tutti vogliono andarci allora vuol dire che è un posto meraviglioso e se è scarso io voglio essere tra quelli che vi accedono, ad ogni costo.

  88. 87
    marco vegetti says:

    Il problema è che valorizzare luoghi “alternativi” li espone a una iniziale invasione… Arriva la gente, fioriscono i locali e le iniziative e gli investimenti… Poi passa “di moda” (per mille motivi) e il posto viene praticamente abbandonato a se stesso, le imprese chiudono, e si desertifica di nuovo e peggio… Esempi non mancano, da Nord a Sud. Ne vale la pena?

  89. 86
    Roberto pasini says:

    Bisognerebbe verificarlo con specifiche indagini, ma io ho la sensazione che la concentrazione dei flussi in alcune zone non sia un comportamento “spontaneo” delle “masse popolari” ma sia il risultato del marketing turistico. Alcuni luoghi sono resi attrattivi non solo per la loro bellezza, ma perché il “marchio” viene fortemente pubblicizzato, sono di accesso facile grazie a trasporti e infrastrutture e hanno servizi di supporto adeguati, È l’offerta che orienta in modo significativo la domanda, salvo poi creare situazioni ingestibili. Anche al mare: vedo qui da me  ad esempio il complesso di San Fruttuoso, dove sono stati costretti ad introdurre il numero chiuso (io ci vado di d’inverno quando fa brutto e sono spesso da solo, ma sono un privilegiato che non lavora più). Una strategia potrebbe dunque essere quella di distribuire la pressione su luoghi magari meno magici ma comunque attrattivi, valorizzandoli con campagne di informazione e costruendo o ri-costruendo reti di accesso e servizi. In questo modo si può anche contrastare l’abbandono di intere aree di territorio e distribuire il reddito che la frequentazione turistica può produrre per le comunità locali. Ho visto ad esempio che riaprendo la rete diffusa di antichi sentieri attraverso la collaborazione tra comuni e volontariato e valorizzando esercizi commerciali in disuso riportandoli ad un grado accettabile di efficienza e di livello si riesce a creare una valida e possibile alternativa a percorsi ormai sovraffollati e distribuire la domanda, magari coinvolgendo inizialmente quel segmento oggi più consapevole che però può influenzare in prospettiva aree più vaste di pubblico. I media di montagna e simili possono ad esempio svolgere un ruolo importante in questo ri/orientanento. Basta servizi sulle Dolomiti e sulle Cinque Terre. Certo ci vuole tempo e fatica ma purtroppo su certi problemi non ci sono scorciatoie. I sogni, anche quelli illuminati e  diciamo così un po’ “direttivi” devono diventare obiettivi concreti facendo i conti con le resistenze del reale e soprattutto degli esseri umani, che sono complicati ma poi anche loro agiscono sulla base degli stimoli che ricevono. 

  90. 85
    Carlo Crovella says:

    @83 e 84. Purtroppo l’attuale CAI è così, sto parlando dei vertici nazionali. Inveve l’ideale del CAI è completamente diverso dal maneggio di dinero degli ultimi decenni. L’ideale sopravvive, eccome,! in moltissime isole interne al  CAI, possono essere intere sezioni, grandi o piccole, oppure sottosezioni, scuole, commissioni gite sociali ecc ecc ecc o addirittura singoli soci. Conosco un sacco di gente che rappresenta la concretizzazione dell’ideale del CAI. Io stesso credo di appartenere a quella schiera. Ma ad alto livello  nel CAI c’è purtroppo del marcio e il dinero che gira non è tanto quello versato dai soci ma l’importo dei finanziamenti pubblici (ufficiali o meno) che a loro volta sono sono parametrati al numero di soci.
     
    @82 Se scrivi ancora così, continui a non capire. È la montagna, o più in generale l’ambiente, che esige meno pressione antropica. Non c’entrano nulla le preferenze personali. Io da almeno 20-25 anni frequento esclusivamente posti (cime, valloni, angoli) appartati e molto poco frequentati. Quindi “so” trovare la solitudine in montagna. Non ho bisogno di invocarla (con valutazione ideologiche), pur di garantirmela. Non è quello il punto. Il punto è che i Satelliti del Tacul o i dintorni del rifugio Auronzo o la Marmolada o il Pia  della Mussa (Valli di Lanzo) ecc ecc, non ne possono più di esser presi d’assalto da folle umane numerose e consumiste. Da qui o numero chiuso imposto o qualche altro meccanismo che scremi l’accesso antropico alla montagna (e all’ambiente in generale).

  91. 84
    marco vegetti says:

    80. Marcello. Sempre sostenuta questa tesi, ma nel 2022 ce la sentiamo ancora sparare nelle orecchie. Come se una testa di cxxxo in città non rimanga tale anche in montagna o al mare… Amen. PS – Il CAI (centrale) non vive affatto solo dei soldi degli associati ma anche di generosi contributi pubblici. Ed è il motivo per cui un decennio fa, ad una Assemblea dei delegati hanno votato contro la privatizzazione… 

  92. 83

    Crovella, quindi il Cai è uno dei nemici della vera montagna  stai dicendo.
    Io lo penso da quando ero bambino, ma detto da te!?
     

  93. 82
    Andrea Parmeggiani says:

    Ribadisco: occorre ripensare a come si scelgono i luoghi di montagna da frequentare, o in mancanza di questo, a quando.
    Altrimenti, se si vuole andare a parcheggiare al rifugio Auronzo in agosto, bisogna rassegnarsi.
     

  94. 81
    Carlo Crovella says:

    @79 non ti rendi conto che, proprio per difendere il principio astratto della libertà di movimento, occorre rendere più “arduo” l’accesso pratico alla montagna, come a qualsiasi altro luogo naturale (di fatti penso le stesse cose  anche per spiagge, laghi, fiumi…ecc). Se l’accesso è facilitato, la pressione antropica sui luoghi naturali è insostenibile per il luoghi stessi. Prima o poi qualche autorità legittimata (Sindaco, Prefetto, ecc, forse addirittura il Parlamento con leggi ad hoc) imporrà il numero chiuso. Potrà essere per aree delimitate o in assoluto, cioè per singoli utenti (es: hai un tot di uscite in montagna all’anno, ogni volta che ne fai una, il sistema te la scala in automatico: con l’attuale tecnologia è ormai tutto fattibile: ciascun cellulare è mappato costantemente, basta solo autorizzarne il controllo giuridico, ma tecnicamente è già così).
     
    Proprio per evitare il contingentamento (=numero chiuso), i vari appassionati di montagna dovrebbero esprimersi a favore di meccanismi che scremino gli accessi in modo naturale e non imposto. Io propongo quello di far tornare le montagne (e, per estensione, tutti i luoghi naturali) meno comodi. Ma non è l’unico “meccanismo” possibile, se ne possono immaginare molti altri.
     
    Il concetto di fondo, oggi come oggi, è che se non entriamo nell’ottica di scremare la pressione antropica sulla montagna, prima o poi interverranno le autorità costituite che imporranno meccanismo forzati.
     
    Il CAI? Paradossalmente dovrebbe essere il luogo ideale da cui dovrebbe partire un ragionamento del genere. Ipotesi semiseria perché il giro di dinero del CAI poggia sul numero di soci, che a sua volta è figlio del numero di praticanti in assoluto. Difficile che il CAI faccia da cassa di risonanza di un’ideologia, come quella espressa da me, perché tale ideologia tenderebbe a ridurre anche le dimensioni del CAI e, di conseguenza, il dinero che ci gira dentro e intorno…
     
    Per cui ci dobbiamo tirare su le maniche e agire da soli…

  95. 80

    La montagna va smitizzata! Non rende migliori né peggiori, non fa bene né male. Sta lì e basta  come il mare,  i laghi e i boschi. Ognuno di noi trova qualcosa in ogni cosa e il fatto di essere in così tanti crea problemi di spazi ridotti, anche mentali. Non si sarà mai tutti contenti allo stesso modo. Rassegnamoci cercando di essere i veri egoisti che siamo comunque. 

  96. 79
    Alessandro Biffignandi says:

    …Chiarirò una sola volta il mio pensiero: la penso sostanzialmente anch’io come Crovella (anche se poi su tutto il resto siamo agli antipodi) quando dice che la montagna va spopolata (perchè su questo non c’è alcun dubbio) non con i divieti ma togliendo le comodità; peccato che dovreste sapere perfettamente che non accadrà mai..nessuno rinuncerà agli introiti del turismo di massa, semplicemente ci ritroveremo tutta una serie di assurdi ed ILLEGITTIMI divieti che andranno a colpire anche e sopratutto chi la montagna la frequentava con cognizione di causa; ora, quello che io trovo vomitevole è il fatto che anche all’interno della comunità alpinistica si vada nella direzione di giustificare ed avvallare tali provvedimenti.. io lo chiamo “sputare nel piatto dove si mangia”; per me dal punto di vista giuridico e morale è una follia pensare di regolamentare l’accesso ai luoghi naturali; montagne, fiumi, laghi, foreste e mari sono l’ultimo spazio di libertà che avevamo in una società delirante, caotica ed urbanizzata all’inverosimile.. per alcuni di noi questi luoghi sono una medicina, un antidoto contro i veleni della vita quotidiana, un antidolorifico per sopportare la sofferenza della vita, almeno per me è così; dovremmo essere TUTTI uniti, dal CAI all’ultimo dei merenderi domenicali nel bloccare sul nascere una deriva che finirà per trasformare anche questi luoghi nell’ennesimo carrozzone burocratico fatto di norme, divieti e controllori.. sarebbe la fine di tutta la magia e la libertà che essi rappresentano; trovo allucinante che ci siano personaggi che fanno il tifo per questo genere di provvedimenti.. Crovella si è pesrino lamentato del fatto che la nostra costituzione non prevede di poter limitare ad libitum la libertà di circolazione sul territorio.. stiamo veramente navigando in acque oscure se anche chi va in montagna da una vita se ne esce con sparate del genere; per me non c’è discussione.. dovremmo essere tutti contrari e anzi prendere provvedimenti immediatamente per fermare questa deriva prima che sia tardi.

  97. 78
    albert says:

    2 giugno:intoppo alla biglietteria elettronica per lel Tre cime di Lavaredo…coda chilometrica, strada e parcheggi intasati..e poi intervento di tecnici che hanno rimediato la situazione elettronica informatica .
    Altra notizia:con un nuovo aggancio gli utenti di seggiovie  potranno agganciare autonomamente le biciclette secondo proporzioni( 8 bici e 6 passeggeri ciclisti o ..ecc.ecc,). Esclusi i Ponti di festività e fine settimana… sarebbe da  vedere come va nei giorni lavorativi feriali.

  98. 77

    signori, torna l estate e con essa il problema delle folle….
    ma perche solo in montagna andrebbero regolamentate?
    al mare no? ai laghi no? 
    e il bello e che queste proposte per limitare la liberta altrui, o per scegliere chi ha il diritto di goderne e chi no, vengono da addetti ai lavori, nel caso della montagna da alpinisti, cosi che, come per tutte le lamentele quando arriveranno alle orecchie dei nostri politici ci sara quello che prendera la palla al volo e risolvera il problema con la solita multa o tassa.. ( vedi pala sonda artva e assicurazione nello scialp, ) .
    L anno scorso il 14 settembre con due amici ho attraversato le bocchette alte e centrali di brenta in giornata…… cielo azzurro, 18,20 gradi senza vento e mar di nebbia in fondovalle …. piu di cosi?  soli, completamente soli! certo se le avessimo salite dieci giorni prima sarebbe stato il caos. bisogna anche voler scegliere, se ad agosto la gente ama stare nel caos mica siamo obbligati ad unirci al gregge!
    lasciate a tutti la liberta di scelta, ne abbiamo gia subite abbastanza di imposizioni in questi ultimi anni!

  99. 76
    Albertperth says:

    Sintesi il povero merlo è nel gorgo dell’ abisso il badilante ascolta l eco dell’ossola ..il fulgido stesore di algoritmi prettamente torinesi si inerpica sotto la guida attenta di chi è già di suo guida  e il povero Albert così parco di pensieri ci riporta tra gli aironi con il tutto tra lo sgorgare di sciaquoni..mangiato bene? Signora Marchesa? Ottimo come al solito.Solo il parterre era un pochetto sciapito .

  100. 75
    Fabio Bertoncelli says:

    Alessandro (70), mi rendo interprete del crovella-pensiero: Carlo vorrebbe meno funivie, meno seggiovie, meno cabinovie, meno ovovie, meno cestovie, meno strade in alta quota, meno rifugi, meno bivacchi. Questo è anche il mio desiderio e pure quello di tanti del GognaBlog.
    Aggiungo: no eliski, no eliturismo; no quad, no moto, no fuoristrada su carrarecce, mulattiere, strade sterrate, strade ghiaiate, strade forestali.
    Elicotteri solo per il rifornimento ai rifugi e per il soccorso.
     
    Per il resto, libertà assoluta per tutti di salire sulle vette. Però partendo dal fondovalle, non da Punta Helbronner.

  101. 74

    Ieri in un bar sulla spiaggia di Recco ho chiesto un panino al prosciutto che sul menù era contrassegnato dal numero 5 e mia sorella l’ha chiesto con bresaola e rucola, numero 3. Ce li ha portati una signora chiedendo per chi era il 3? E il 5? 
    Non andrò più in quel bar, e ho fatto presente il perché alla gentile signora del bar.

  102. 73
    Carlo Crovella says:

    @70 mi sa che no  hai colto il contenuto. Io non ho nessuna intenzione di imporre restrizioni o numeri chiusi. Ritengo che sarà inevitabile, ma nel caso agiranno le autorità legittimatea farlo.

  103. 72
    albert says:

     Esempio di consumismo abbinato a “consumo”:il trekking del Cristo Pensante, molto gettonato, ha fatto sì che un tratto  di sentiero abbia, col calpestio di migliaia ,riportato erosione a cotica erbosa e addirittura scavato un solco a U nella terra rossastra. E’facile immaginare che che in caso di pioggia il solco diventi un ruscelletto che  erode a sua volta.Poi per evitare la fanghiglia  o l’incedere difficoltoso si cammina  a fianco scavando un secondo..terzo solco .  Questo notai anni fa ….2011.Qualcuno ha pensato a qualche soluzione??( esempio risemina di erbe alpine  selezionate autoctone?..pero’ costa!Allora o si chiude o si fa pagare un ingresso per acquistare sementi e far fare il lavoro..figurarsi..si fa fatica a trovar e personale stagionale! eureka, costi ed incombenza alle sezioni locali con i soliti volontari che hanno rimesso in sesto i sentieri dopo Vaia,raccolgono sacconi di immondizie…). forse dopo anni e’ stato trovato un rimedio? Speriamo in :
    http://www.lavocedelnordest.eu/cristo-pensante-dopo-i-pescatori-volantini-in-valle-nessuna-replica-dai-comuni/..anno 2012 .tra l’altro le grotte scavate come difese di trupe, diventate latrine…dove c’e’ folla rimangono anche questi  resti.

  104. 71
    albert says:

     Saranno pure per palati raffinati, ma le masse radunate in quota per i concerti (  i filoni musicali sono parecchi, classica , jazz, etnica, corale e chi più ne ha più nemetta)sono meglio delle ammucchiate di auto, bikers e ciclisti?Non c’e’ pressione antropica anche in questi casi?

  105. 70
    Alessandro says:

    La montagna non ne può più Crovella? mah, io personalmente non ne posso più di te e delle tue sparate liberticide e delle farneticazioni di questa politica delirante che vorrebbe toglierci anche quel poco di aria che ancora respiriamo.. i numeri chiusi in montagna? non li rispetterò mai.. vieni pure a cercarmi in qualche angolo della nord del pizzo d’uccello.. con la forestale se preferisci;

  106. 69
    lorenzo merlo says:

    Voto Alk.

  107. 68
    Alk says:

    Nelle parole di questo CEO l’idea di trasformare la natura, in questo caso la Montagna,  nell’ennesimo non luogo, come un supermercato o un museo. Ovviamente nella sua visione economicista delle cose, l’idea di trarre un utile da tutto, idea camuffata dal pretesto della salvaguardia per le prossime generazioni , il tutto è coerente: il consumo dei luoghi non può non  diventare consumismo.

  108. 67
    Roberto Pasini says:

    Su Montagna TV un’intervista al nuovi presidente del Cai. Un buon esempio di come non si fa un’intervista. Inutile. Nessuna domanda diretta sui temi chiave, come ad esempio quello del numero chiuso o del sovraffollamento. Solo marketing personale e pubblicità sul Sentiero Italia. C’è una bella differenza tra intervistare e rilanciare più o meno quello che passano gli uffici stampa. Cibo in scatola. 

  109. 66
    Critico says:

    Il numero chiuso come proposto sembra più a salvaguardia dell’offerta turistica che dell’ambiente. Avere un numero chiuso di turisti, magari ben disposti a spendere, acquirenti di pacchetti all inclusive permette di gestire al meglio l’offerta. L’ambiente da tutelare è un pretesto per spingere ancor di più verso un modello consumistico. Per il resto una montagna a numero chiuso potrebbe anche non interessare chi veramente ama la montagna. Come traspare da alcuni commenti vi sono ancora zone montane e collinari non eccessivamente frequentate. Basta non divulgare troppo gli itinerari sui social. Chi vuole scopra usando un poco di fantasia e di “testa” gli itinerari. Per limitare il numero di persone sulle vette, a volte, basterebbe fermare le auto e i mezzi di risalita un poco più a valle dei punti ove arrivano adesso. La montagna è anche esplorazione e silenzio, non solo gazzarre, tavolate chiassose e gruppi invadenti e rumorosi che però si definiscono ecogreen solo perché hanno scaricato la traccia del trail sul cellulare e sono alla ricerca delle “sensazioni” descritte sui social e lette sui libri che inneggiano alla perduta felicità della vita sui monti. 

  110. 65
    Andrea Parmeggiani says:

    Il problema è la mancanza di voglia di scoperta. 
    C’è scoperta anche nelle colline dietro casa, o a 35 km da Torino. Anche nelle Dolomiti come dice Marcello, ma vale giusto per chi riesce ad andarci in giornata o a passarci una settimana. 

  111. 64
    albert says:

    Piuttosto che prenotarea numero chiuso  , se si arriverà a tanto, mi comprerei  tute e coperture e reti camouflage  adatte a varie stagioni per auto e personae farei il clandestino..Il rischio dei posti isolati dove non incontri persona alcuna, è che poi potresti fornire carne ai palinsensti tipo”chi l’ha visto”…o a nuove versioni di “into the wild”o parecchio lavoro  infruttuoso al soccorso alpino , vigili del fuoco, forestale
    https://www.ladige.it/territori/fiemme-fassa/2022/05/27/il-cadavere-trovato-in-val-di-fiemme-adesso-ha-un-nome-e-un-ex-della-legione-straniera-1.3223172
    Ultimo caso in ordine di tempo:https://www.ladige.it/territori/fiemme-fassa/2022/05/27/il-cadavere-trovato-in-val-di-fiemme-adesso-ha-un-nome-e-un-ex-della-legione-straniera-1.3223172
    Altri casi ancora insoluti ad esempio in zona  Agordina.

  112. 63
    Carlo Crovella says:

    In altre conversazioni (che vi invito a rileggere) ho già spiegato mille volte che le mie riflessioni non  riguardano il mio personale piacere o dispiacere, ma il problema oggettivo della pressione antropica sulla montagna. A titolo personale, sono almeno 4 decenni che “cerco” (e, quasi sempre, trovo) posti, valloni, cime solitarie, sia in epoca scialpinistica che in piena estate. Per esempio nel 2021, proprio il giorni di Ferragosto, ho fatto una gita escursionistica in un vallone a 35 km dal Torino (centro): in tutta la giornata, ho incontrato 3 esseri umani (tutti solitari come me) e, in vetta, tre stambecchi. A volte mi capita di descrivere pubblicamente (attraverso libri, articoli, monografie) i luoghi e le gite appartate, ma in genere restano nei miei appunti. Sono almeno dieci anni che non frequento i Satelliti, proprio per il fastidio della folla, ma ho frequentato luoghi che valgono molto di più, in termini di fascini ambientale. Personalmente non ho nessuna recriminazione. Non è il mio piacere personale il problema, quindi.
     
    Il problema è oggettivo: eccesso di pressione antropica sulla montagna. Con alcune punte insopportabili (per l’ambiente), ma in realtà non illudetevi che la malga X o il vallone Y, dove ora non si incontra nessuno, siano esenti dall’ “inquinamento” umano. La pressione si estende anche oltre i luoghi specifici di eccessiva presenza antropica. Per questo sarà inevitabile che, prima o poi, arriveranno i numeri chiusi. Lo stanno facendo per i musei, per le città d’arta, per le spiagge più rinomate. L’hanno già previsto per la normale francese al Bianco. Arriverà anche per le altre montagne, è inevitabile. La tecnologia facilità. Basta una app, non ci vuole molto.
     
    Come preferenza personale, continuo a privilegiare la selezione naturale derivante dall’aver reso la montagna più spartana e meno comoda. Appartengo alla visione “alpinistica” (e non “sportiva”) dell’andar in montagna. Ma è irrilevante, anche in questo caso, la mia preferenza personale. I numeri sono oggettivi, la montagna non ne può più.

  113. 62

    Il grande equivoco nasce dall’esigenza collettiva da pecore di volere disporre per sé degli stessi luoghi e alla stessa ora. L’articolo si pone per la massa di pecore, ma io credo ottimisticamente che l’umanità sia composta pure da elementi pensanti e con capacità di scelta.
    Vivo nel mezzo delle Dolomiti, ai piedi del gruppo del Sella e molto raramente mi trovo a dover fare code o in luoghi fastidiosamente affollati. Ovvio che cerco di dribblare suddette situazioni con tutti i mezzi leciti possibili ma, siccome non sono un genio, invito chi vede il problema come irrisolvibile se non cono stato di polizia, a sforzarsi di andare un minimo controcorrente per ritrovarsi anche a Ferragosto o a Natale in luoghi tranquilli. Anche se famosi e solitamente affollati.

  114. 61
    Andrea Parmeggiani says:

    Per il 95% di cui parlo mi riferisco a come Carlo ha trovato la malga, non ovviamente i parcheggi precedenti 🙂

  115. 60
    Andrea Parmeggiani says:

    Credo che almeno chi ha un po’ di cultura di montagna, formatasi dalla frequentazione caiana e non, dovrebbe cercare di trovare altre zone da frequentare ed esplorare. Il 95% delle nostre montagne si presenta come le ha trovate Carlo Barbolini.
    A partire dall’autunno scorso, per motivi pratici, ho fatto una quindicina di percorsi nel basso Appennino modenese e reggiano, non trovando anima viva o quasi. 

  116. 59
    CARLO BARBOLINI says:

    Breve storia: nell’agosto del 2018 volevo fare un lavoro di sistemazione della massicciata sottostante al bivacco Marco Dal Bianco al Passo Ombretta (Marmolada)a conclusione di lunghi lavori di manutenzione straordinaria che avevo fatto l’anno prima. L’idea era di andare al rif Contrin in mtb e poi a piedi fino al bivacco, fare il lavoro, dormire lì e rientrare il mattino successivo. La mia compagna ed io partiamo da casa (Tesino) e, infilati nella val di Fiemme e poi Fassa, dopo due ore di coda, alla partenza per il rifugio in tutta la zona non riusciamo a trovare un parcheggio nemmeno a pagamento. Ok cambio di programma: si va a Malga Ciapela e su a piedi fino al bivacco passando dal rif Falier. La situazione parcheggio è analoga e abbandoniamo l’idea. Basta! Torniamo a casa. In realtà andiamo ad una Malga relativamente vicino a casa dove gli unici esseri viventi visibili sono 2 cavalli e 4 mucche al pascolo. Passiamo la notte e la mattina rientriamo. Non c’è ombra di essere umano. 
    Morale della storia: oramai, secondo me, la situazione nelle zone più sfruttate e antropizzate è irreversibile, ci sono troppi interessi in gioco. Cerchiamo, dove possibile, di mantenere questi luoghi più naturali possibile, lottiamo per quelli.
    Non ho messo volutamente il nome della malga…. 

  117. 58
    marco vegetti says:

    Sul temo vero, affollamento e monti. certo non mi fa piacere vedere una coda chilometrica che so, al Pordoi o al Sella. Certo che la funivia nuova e capiente scarica persone lassù (scegliete voi dove). Però… Scommetto che il 90% degli attuali “puristi” si è preso le sue belle funivie per evitare ore e ore di avvicinamenti. Scommetto che ha usato la sua auto per attivare sotto il Ciavazes o Bianco appunto. ma ora che lo fanno tanti (tantissimi) non va più bene. Poi tanto in Brenta le file ci sono ugualmente ed è tutta gente che è salita a piedi. A Venezia, checché ne diciate, se non avessero i turisti non avrebbero accumulato montagne di euro (ovvio il turista di massa fa schifo, ma paga; però nessuno mai parla della speculazione edilizia sui palazzi nobili che ha fatto levitare i prezzi in città…). Per cui, umile opinione, lasciamo il numero chiuso agli Uffizi (ché tanto più di un tot di persone non ci stanno comunque…). E, sinceramente, se i romagnoli non avessero inventato Rimini e dintorni, migliaia di famiglie non avrebbero mai visto il mare… Ho paura che, al di là delle problematiche reali, ci sia sempre una vena di snobbismo di chi va in montagna non da “turista”…

  118. 57
    marco vegetti says:

    Davvero non capisco, sto diventando un vecchio rimbecillito. I paesi ad alto tasso demografico sono anche quelli più poveri. Ma sono poveri perché depredati dalle società ricche. Il petrolio e i minerali rari, ad esempio. Se magari avessero una misera chance di goderne i frutti, magari farebbero meno figli, con un po’ più di benessere. In fondo anche da noi neanche tanto tempo fa si facevano decine di figli perché erano braccia per lavorare i campi. Il bisogno faceva fare figli. Ma magari sono solo mie congetture da anziano che è un po’ svanito…

  119. 56
    Fabio Bertoncelli says:

    ADDENDA
     
    Visto che Alessandro non mi ha ancora rimproverato di essere fuori tema, e approfittando della sua pazienza, aggiungo quanto segue: con la pandemia e con la crisi economica, in Italia ci siamo avviati sulla strada della povertà e dell’ingiustizia sociale sempre piú spinta: i ricchi stanno diventando piú ricchi e i poveri stanno aumentando di numero.
    Tremo al pensiero di ciò che sarà con la guerra in Ucraina, una guerra su cui stanno soffiando molti governi occidentali. Tra questi pure il nostro, con un tale che comanda benché non abbia mai avuto un solo voto dal popolo italiano. E la chiamano democrazia!
    … … …
    E ora mi lego la lingua.

  120. 55
    Fabio Bertoncelli says:

    Daniele, ti invito a vedere questo angosciante documentario. Poi riflettiamo se sia mai possibile alleviare le sofferenze di queste moltitudini sterminate di poveri disgraziati continuando a procreare sei o sette figli per donna. Per me, al contrario, la loro vita peggiorerà sempre di piú.
    Comunque tutti sono ovviamente liberi di scegliere. E ciascuno Stato ha il diritto di decidere la propria politica demografica.
    https://youtu.be/gEr_djuSyus
    … … …
    Con il mio commento non intendevo altro che quanto ho appena scritto – niente di piú e niente di meno – perché mi è insopportabile che al mondo esista chi nuota nell’oro e chi affoga tra le lacrime. 
     
    P.S. Forse è meno inquietante se ritorniamo a discutere dei problemi delle Dolomiti: troppa gente in vacanza.

  121. 54
    daniele piccini says:

    E’ vero, in un dibattito bisogna esprimere con argomentazioni puntuali e chiare la propria contrarietà di opinione, ma la leggerezza con la quale presenti le tue tesi per la soluzione dei problemi degli ultimi mi ha lasciato senza parole. Perdonami.

  122. 53
    Fabio Bertoncelli says:

    Al numero 52 potete godervi un’acuta argomentazione.
    … … …
    Daniele si rivela pensatore originale, capace di esprimere le proprie tesi in modo logico e brillante, ribattendo e ragionando: “No, Bertoncelli, non va bene ciò che hai scritto. Ti sei sbagliato in questo punto, in quello e pure in quest’altro. E i motivi sono i seguenti: punto 1, punto 2, punto 3, ecc.”.
    Ecco, Daniele, cosí ti avrei voluto, senza battute da osteria. E avremmo potuto discuterne: ciascuno illustra le sue idee, ascolta quelle dell’altro, ci riflette sopra, obietta o concorda, e cosí via.
    … … …
    Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.
    Come vedi, anch’io ora mi sono spiegato con te ricorrendo a una citazione. Il suo autore fu leggerissimamente piú colto di Guccini.
    Il quale Guccini si inventò quella battuta, con cui tu credi di argomentare, solo perché, da “profeta”, non tollerava la minima critica musicale. Amen.

  123. 52
    daniele piccini says:

    ” Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre lo sapete un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate”
    L’avvelenata di Francesco Guccini in risposta al commento 46. Grande cantautore e profeta.

  124. 51
    antoniomereu says:

    Albert farei la firma a quello che dici. 
    Ma non è così se guardi i numeri impossibili da reggere in certi siti delicati  e quanto crescano a dismisura come dice Crovella da meta’ 90 barra 2000  coincidente con l avvento della condivisone(virtuale ovviamente) i tanti registi da go-pro regalano   si  pantofole e divano ma anche numeri in crescendo non solo agli albergo/rifugio  e a tutto il giokificio ma anche al CNSAS…purtroppo.

  125. 50
    albert says:

    48)per assurdo..ci si guardano i filmati postati da altri e si sta a casa col climatizzatore in funzione, che inquina sempre meno di trasferte con  mezzi inquinanti . Si va veramente una tantum.
     

  126. 49
    albert says:

    In montagna ci sono perio di “vacche grasse” ed altri di “vacche magre”…sperando che ci sia un saldo positivo. Se qualcuno ha idee per assicurare un’ affluenza costante che dia gli stessi risultati…o anche meglio… dovrebbe modificare i  tempi delle ferie nazionali ed estere e della settimana lavorativa . Dagli inserti e spot si capisce che ogni zona regionale  cerca di racimolare clienti per se stessa e persino nella stessa regione , ogni comprensorio o valle o parco poi si fa la sua campagna particolare.

  127. 48
    antoniomereu says:

    Invece di chiudere i passi urge ” chiudere/limitare ” you tube e i filmati ,una volta super 8 e dia non facevano danni…ora invece tutti a postare l impresa e a emulare per mettere il timbro del gia fatto o visto.
    Sanj

  128. 47
    Carlo Crovella says:

    Il fenomeno planetario della demografia ingovernabile (e che invece dovrebbe essere governato, altrimenti ci penserà la Natura – vedi pandemie, inondazioni, eruzioni vulcaniche, siccità, carestie ecc ecc ecc, cui noi umani aggiungiamo guerre insensate e altri misfatti) è un tema più vasto e non ha attinenza diretta con l’aumento dell’accesso antropico alle nostre montagne negli ultimi 25 anni.
    L’aumento intollerabile della frequentazione umana sulle Alpi NON dipende dalla dinamica demografica mondiale. Il fenomeno ha iniziato a palesarsi a metà degli anni ’90, è esploso dopo il 2000. Ecco perché parlo degli ultimi 25 anni (circa). La popolazione italiana non è aumentata (anzi, forse è diminuita) negli ultimi 25 anni, credo anche quella europea. Quindi non è fondata la correlazione del tipo “c’è più gente sulle nostre montagne, perché siamo di più in assoluto”. Il fenomeno ha altre origini. Si tratta della conseguenza di interessi economici, dai produttori di materiali e attrezzature varie, ai vari soggetti coinvolti economicamente, fino ad una modifica ideologica, per cui l’andar in montagna è diventato uno sport. Chi pratica uno sport non ha tempo da perdere. Non è disposto (pur avendone le capacità tecniche e atletiche) a sobbarcarsi lunghi avvicinamenti, bivacchi sulla morena, pernottamenti disagevoli, incertezze sulla via (schiodata, per cui 1 devi avere il senso dell’itinerario e 2 ti devi mettere protezioni e soste), incognite sulla discesa, discese in ogni caso lunghe e sfinenti… Chi vede la montagna come uno “sportificio”, invece, ha una fretta del diavolo. Deve arrivare in auto (o con impianti ecc) il più vicino possibile alla parete, fare la via tutta già bella preparata (=spittata alla perfezione), dove “tira” il 9z, scendere in fretta e senza rischi… Ha fretta perché in città ha altri impegni, un aperitivo, una cena, un cinema… I tempi collaterali e le varie “scomodità” della montagna, quelle che io invoco, cozzano contro questa mentalità. Alla fine si dedicherebbe ad un altro sport… Ecco perché una montagna “scomoda, scabra, spartana” farebbe selezione in automatico. Per maggiori approfondimenti sulla mia linea di pensiero “più montagna per pochi”, vedi i relativi interventi su questo Blog:
     https://gognablog.sherpa-gate.com/piu-montagna-per-pochi-1/
    https://gognablog.sherpa-gate.com/piu-montagna-per-pochi-2/
     
    Ora, però, il tema del giorno è leggermente diverso (seppur collegato): riguarda l’ineluttabilità del numero chiuso anche in montagna, parziale (cioè limitato a zone ben definite) o addirittura generalizzato (es: ognuno ha un tot di uscite all’anno). Se non troviamo un modello che scremi l’accesso umano, non stupitevi se fra poco si diffonderà il numero chiuso imposto. In giro lo stiamo vedendo sempre di più: spiagge sarde, accesso a città d’arte (a Venezia pare metteranno i tornelli!), ecc. Alcuni esempi in montagna ci sono già stati, es normale francese al Bianco. Le Dolomiti in estate rigurgitano di umani: avete stillato, solo pochi giorni fa, contro le moto sui passi dolomitici. Si arriverà a chiudere i passi al traffico, ma non solo ai motociclisti rumorosi, bensì a tutti: quindi per arrampicare occorrerà salire a piedi dal fondovalle… La realtà non sta forse dimostrando che si “deve” andare in quella direzione? E allora tanto vale “governare” il fenomeno, rendendo scomoda la montagna, il che farà selezione naturale. In tal modo, forse, eviteremo il numero chiuso. 
     
    La differenza fra le due fattispecie non è irrilevante. Se si attua la selezione naturale attraverso il rendere più scomode le montagna, chi ama davvero le montagna ci andrà lo stesso, perché per lui è addirittura una gioia partire dal fondovalle a piedi. Se invece lasciamo andare la situazione al limite e arriverà il numero chiuso imposto, questo meccanismo colpirà tutti indistintamente. Quindi non lamentatevi, quando accadrà.
     

  129. 46
    Fabio Bertoncelli says:

    La riduzione della popolazione in un Paese sovrappopolato, specialmente se povero, è benefica soprattutto per i suoi abitanti, non per il resto del mondo.
    Significa meno miseria, meno sfacelo sociale, meno degrado ambientale, meno abbrutimento, meno sofferenze, meno fame. Le risorse naturali possono essere suddivise per un numero inferiore di persone, pertanto con una quota pro capite superiore. Il risultato finale sarà una vita meno miserabile, piú degna di essere vissuta. Tutto ciò riguarda – lo ripeto – gli abitanti del Paese specifico, non altri.
     
    Naturalmente quel Paese è però libero di seguire la politica demografica che preferisce. Se intende triplicare la sua popolazione è libero di farlo, in linea di diritto.
     
    Tuttavia siano chiari due punti:
    1) Quel Paese non venga poi a piangere miseria per motivi derivanti dalla sovrappopolazione.
    2) La popolazione di quel Paese non pretenda poi di invadere gli altri Paesi del mondo, quei Paesi che invece hanno seguito una politica demografica di riduzione della popolazione.
     

  130. 45
    Roberto Pasini says:

    Gallese. Anche ai parroci di campagna in Seminario da giovani furono raccontate antiche storie, che la vacillante memoria fa riemergere ogni tanto nelle notti insonni della ragione. Poi Eco era mandrogno e abitava a Milano nel palazzo di fronte e durante la grande nevicata lo aiutai a spalare la neve dall’auto. Badilanti si nasce e io modestamente lo nacqui. Ai neomalthusiani e ai terminator che vorrebbero sterminare le orde di formichine, auto o motomunite,  che salgano dalle puzzolenti pianure alle terre alte dico solo: rassegnatevi e cercatevi una nicchia. Ci sono come ha detto Bertoncelli. In abbondanza. Gli indigeni non rinunceranno facilmente ad attingere alla cornucopia, dopo generazioni di stenti e di fame. A meno di eventi apocalittici imminenti che dovrebbero precedere la salvezza, di cui peraltro si scrive a partire dal II secolo prima di Cristo. Nell’attesa, che temo sarà ancora lunga, sarebbe meglio cominciare a costruire latrine decenti nei luoghi della movida alpina e pure in quella arrampicatoria. Ciao

  131. 44
    Massimo Bursi says:

    Nell’articolo si cita che il blocco del Passo Sella non era andato tanto bene. A me sembrava di si… Quali sono gli elementi che hanno portato a bocciare questa chiusura? Buona giornata a tutti

  132. 43
    Matteo says:

    Benché assolutamente d’accordo sul fatto che si sia troppi, non posso non denunciare l’ipocrisia, l’insensatezza e la pericolosità di chi pensa a soluzione para-colonialiste: “rigido controllo delle nascite nei continenti non occidentalizzati.”
    Considerando per esempio che Congo, Camerun e Senegal hanno una densità di abitanti al km2 molto minore dell’Italia, perché mai dovrebbero limitare la loro popolazione? La stessa Cina, che la sua parte di limitazione della natalità l’ha ben fatta, ha una densità inferiore del 22% rispetto alla nostra: in base a quali considerazioni pretendiamo di essere esentati?
    Per non parlare dell’impatto pro capite sull’ambiente, che è davvero imparagonabile… 

  133. 42
    albert says:

    Se in certe zone c’e’ l’ammasso di Gente con picchi stagionali concentrati in pochi periodi, si provveda con dimensionamento   elastico dei servizi vari(parcheggi, bagni  mobili, bidoni raccolta differenziata resa piu’ frequente ), terminato il picco, si riportano i servizi nei  magazzini, si chiudono i parcheggi temporanei. Alla gente piace anche  la folla o non puo’ evitarla, chi sa come fare, sceglie la meta piu’ solitaria e silenziosa o il periodo vacanze meno “di massa.” Ad esempio  se i bagni di un rifugio  o ristorante o bar non possono essere aumentati di numero, almeno si possono pulire piu’ frequentemente..ma..gia’, manca il personale stagionale che accetti tali umili lavoretti…o un contratto con ditta  pulizie  o svuotamento bidoni e’ rigidamente programmato.

  134. 41
    Paolo Gallese says:

    Commento off topic per Pasini: ti intendi di apocalittica giudaica? Mi sa che sei molto più di un badilante 😉

  135. 40
    AL KURTZ says:

    Se la “gente”, ovvero quella parte dell’umano che non siamo noi ma un generico altro,  non potrà andare in montagna poco male, andrà altrove. Ma quale è l’altrove che potrà essere massacrato dalla “gente”? 

  136. 39
    Roberto Pasini says:

    Bertoncelli. Hai fatto un accostamento immondo e blasfemo. Io sono un povero badilante di origini ossolane. Eco era un mostro di erudizione alessandrina (era nato infatti ad Alessandria nel basso Piemonte)  e non usò quel termine a caso. Dal significato in greco (svelare cose nascoste) alla tradizione antichissima precristiana della letteratura apocalittica in ambiente giudaico. Io non amo i link e penso che i linkatori seriali uccideranno il blog (questo è il mio lato “apocalittico”, perché tutti ne abbiamo uno) ma se vuoi approfondire il tema affascinante ecco un link utile. È una storia vecchia che si ripete nei secoli in forme di diverse così quella della Salvezza e della Redenzione.Cerea.
    https://www.treccani.it/enciclopedia/letteratura-apocalittica_%28Enciclopedia-Italiana%29/

  137. 38
    Fabio Bertoncelli says:

    Carlo, eliminando la funivia del Monte Bianco gli alpinisti in zona si ridurrebbero del 95%. Anzi, del 99%. Forse addirittura del 99,9%.
    Pertanto concordo sullo smantellamento.
     
    N.B. Per renderti edotto del mio integralismo alpinistico e ambientale, assai piú talebano del tuo, ti basti sapere che in gioventú ero deciso a salire lo Sperone della Brenva direttamente da La Palud, risalendo il Ghiacciaio della Brenva e pernottando al vecchio Bivacco della Brenva. 
    Naturalmente con conclusione sulla vetta del Bianco. Altrimenti non valeva.

  138. 37
    Carlo Crovella says:

    Estendendo le riflessioni oltre il tema specifico dell’articolo, ripropongo quanto ho gia’esposto in altre occasioni. Per contenere la tematica demografica, in generale, ci sono solo due ipotesi. O i carri armati di Putin estesi a tutto il pianeta o un rigido controllo delle nascite nei continenti non occidentalizzati. Un solo figlio per coppia potrebbe ridurre la curva demografica (un figlio al posto di due genitori), certo in tempi medio-lunghi. Siccome non accadrà per una miriade di motivi, o quanto meno non accadrà in un orizzonte temporale significativo per la mia frequentazione della montagna, io mi accontento di una minor antropizzazione sui nostri monti, ottenibile in tempi brevi. Per ottenere ciò, o mettiamo un numero chiuso o rendiamo la montagna più scomoda. Per esempio senza la funivia per il Torino, gli arrampicatori sui Saltelli del Tacul si ridurrebbero drasticamente: per salire al Torino a piedi ci vogliono 3-4 ore circa. Basta questo per scremare la folla. Se non accettiamo ciò, la montagna soffochera’.

  139. 36
    Fabio Bertoncelli says:

    Roberto, ma allora apocalittico non è piú soltanto lessico pasiniano, ma addirittura eco-pasiniano.
     
    P.S. Ho accostato il tuo nome a quello di Eco. Ti sei commosso? 😉😉😉

  140. 35
    marco vegetti says:

    Roberto, immagino il casino visto che le vecchie generazioni di poltronari son quasi estinte. Ma la domanda provocatoria sull’Auronzo rimane valida. Ha il monopolio dell’acceso privato al parcheggio e dei costi assurdi (anche la bottiglietta d’acqua che il camion scarica direttamente nel magazzino). Dal 2021 poi il diritto al parcheggio, pagato, non vale più 24 ore dall’entrata, ma scade alle ore 24.00 dello stesso giorno, quindi poi di ripaga… E’ come quando il CAI centrale dice basta alle ferrate e le Sezioni continuano a farne nuove senza che nessuno gli dica nulla… Purtroppo, il CAI è -ancora- un Ente parastatale…

  141. 34
    Roberto Pasini says:

    Vegetti. Ho letto che l’elezione è stata un casino. Con risultati risicati del vincitore e dimissioni dei due vice, con pericolo di commissariamento. Bene. C’è vita su Marte. Qualcosa si muove. Sarebbe il momento giusto per incalzare giornalisticamente la presidenza. Ps. Apocalittici e integrati non è una dicotomia ma una “scala di atteggiamento” direbbe uno psicologo sociale. Le ragioni del posizionamento degli individui sulla scala (a volte variabile nel tempo) sono un affare complicato e a volte molto personale. 

  142. 33
    marco vegetti says:

    Solo questo: provate a dire al CAI di togliere la denominazione di rifugio (e le facilitazioni annesse) al Rifugio Auronzo… 

  143. 32
    lorenzo merlo says:

    Prospettive apocalittiche per chi non c’arriva da solo.
    https://comedonchisciotte.org/la-fine-del-mondo-buono/

  144. 31
    Roberto Pasini says:

    Bertoncelli. Cfr : Umberto Eco, Apocalittici e integrati, Milano,Bompiani, 1964. Un piccolo classico, nel suo genere, dell’antropoligia culturale (e umana aggiungerei modestamente io). 

  145. 30
    Matteo says:

    A una lettura rapida e non approfondita, mi pare che i dati riportati da Humlum (che peraltro e più un naturalista/geografo/geologo che un fisico) provino che il riscaldamento globale è ben in atto…

  146. 29
    Fabio Bertoncelli says:

    Lorenzo, grazie per il tuo riferimento all’intervista sull’Afghanistan. Mi pareva di averla letta in passato, ma non ne ero sicuro; l’altro giorno ho tentato di trovarla, senza riuscirci. Ora mi gusterò la lettura.
     
    P.S. Anche se mi capita di non condividere alcune tue tesi – ma altre sí – per me tu NON sei apocalittico! Quello è lessico pasiniano, al quale ho attinto per stare allo scherzo. 😁😁😁

  147. 28
    Villnoess says:

    Aruga #24 la penso esattamente come te, non so cos’altro aggiungere.

  148. 27
    lorenzo merlo says:

    L’apocalittico è tale soltanto per chi non traguarda la realtà dalla sua prospettiva. La questione non è reciproca in quanto per arrivare al punto di mira apocalittico si è già passati dai precedenti, in ognuno dei quali si sgomita per le bribiole lasciate cadere dal tavolo di chi pasteggia. Per uno sguardo generale a partire dal clima: https://www.databaseitalia.it/la-malvagita-della-menzogna-del-riscaldamento-globale/
    Il giornalista sa che preparare un’intervista richiede un impegno che ora non può permettersi (e temo, anche Alessandro). Ringrazio per il credito. Speriamo altri raccolgano lo spunto di Roberto.
    L’alpinista e guida alpina ogni tanto ha detto qualcosa. succederà ancora.
    Il viaggiatore ha recentemente parlato qui del libro sul viaggio afghano (vedi https://gognablog.sherpa-gate.com/essere-terra/).

  149. 26
    Roberto Pasini says:

    Bertoncelli. Tempo fa parlai dei tre Merli facendo una sintesi e usando il numero magico. Uno e trino. Vecchia storia sempre buona….si parva licet….ciao adesso ho da fare. Dissi e salvai la mia anima (ne dubito fortemente). 

  150. 25
    Roberto Pasini says:

    @Parmeggiani. “Provaci ancora Sam” . D’altra parte “What else?” diceva George nella famosa pubblicità del caffè. Si può sempre cantare a squarciagola “ sul fosco fin del secolo morente già spunta l’alba minacciosamente del di’ fatale e urla col suo schianto redentore la dinamite” ma la dinamite è passata di moda, anche in ambiente Apuano.  

  151. 24
    Roberto Aruga says:

    Il problema dei problemi è stato evidenziato con grande semplicità da Fabio Bertoncelli (N. 17): siamo in 8 miliardi a contenderci i lembi del nostro pianeta. Tutto lì. Qualcuno dice: ‘In montagna si deve sudare! E’ questo il modo per ridurre le presenze!’. E tutti gli altri dove li mandiamo? Li mandiamo a passare le domeniche in un bar, seduti davanti a una slot machine? Purtroppo la risoluzione del problema sarebbe una drastica riduzione della popolazione, ma questo richiederebbe intelligenza e soprattutto un enorme coraggio. Guardandomi intorno non mi pare che ci sia né l’una né l’altro. Quando leggo che i nostri illuminati esperti lamentano il ‘disastro’ delle cosiddette culle vuote in Italia e non degnano di una parola l’insensato aumento delle nascite nei paesi del terzo mondo, allora la sensazione della nostra generale mancanza di intelligenza da sensazione diventa una certezza.

  152. 23
    Fabio Bertoncelli says:

    Che cosa sono i tre Merlo? 😂😂😂
     
    E poi i merli sono almeno quattro: 1) l’apocalittico (che però, oltre al pregio raro di porre dubbi, qualche ragione ce l’ha!); 2) il giornalista e intervistatore; 3) l’alpinista e guida alpina (di cui non sappiamo nulla); 4) il viaggiatore (di cui non sappiamo nulla).
    … … …
    Lorenzo, se non ti decidi a scrivere di te, alla fine noi del GognaBlog perderemo un patrimonio di potenziali racconti di vita, che per tutti sarebbero certamente una piacevole lettura e per qualcuno potrebbero perfino essere uno stimolo per mollare gli ormeggi e navigare oltre le Colonne d’Ercole di un’esistenza banale. Augh, ho detto!

  153. 22
    Andrea Parmeggiani says:

    @Pasini
    L’intervista “live” mi ricorda molto le “consultazioni in streaming” promosse dai M5S… non hanno fatto una gran strada…

  154. 21
    Riberto Pasini says:

    Anzi. Io proporrei di fare l’intervista live. Non so se tecnicamente possibile ma magari appoggiandosi ad altre piattaforme. Anche per rinnovare un po’ il formato del blog che, detto con tutto il rispetto, sta diventando un po’ vecchiotto e ripetitivo. Un po’ come noi, del resto. C’è bisogno di aria fresca anche nei formati. 

  155. 20
    Alberto Benassi says:

    per me va benissimo. Facciamola questa intervista al neo presidente e sentiamo quale sono le sue proposte , quale sarà la sua politica. Ma che non sia quella della barca pari, del politichese.
    Io sono caiano dal 1979 e penso di aver dato tanto al CAI.  Ma comincio ad essere infastidito da certo politichese e ripeto non ho bisogno del CAI per andare in montagna. E come me penso molti altri.
    In montagna ci voglio andare da persona libera e non perchè mi autorizza qualcuno. Le regole di rispetto ci devono essere ma devono essere dentro di noi. Quindi facciamola finita con la politica della fruibilità portando le comodità della citta in montagna. Che il CAI s’impegni in iniziative di cultura, di consapevolezza.

  156. 19
    Roberto Pasini says:

    Benassi. Questo blog non sarà cosi numeroso come il Cai, ma rappresenta comunque un’area significativa del mondo montagnardo e annovera tra i suoi autori e frequentatori anche degli influencer di prestigio  (come si dice oggi 😀). Per quello ho proposto di “incantonare” con un’intervista non paraculica il nuovo Presidente. Potrebbe farla anche uno dei tre Merlo (ovviamente non l’apocalittico  ma il giornalista bravo a fare interviste 😀). 

  157. 18
    Alberto Benassi says:

    Dagli albergatori della Val di Fassa e di Riccione lasciamo che vadano le orde: lí  l’ambiente è stato snaturato proprio a loro uso e consumo. Che godano ad ammassarsi come gregge!

    tranquillo FABIO è da un pò di anni che lo sto facendo.
     
    Pasini, non è solo un grido di dolore è una RIBELLIONE.
    C’è da ribellarsi. Se se c’è chi mette ci sarà chi toglie. E se il CAI non prenderà posizione contro queste iniziative, non la finirà con  la politica della fruibilità a tutti i costi e a tenere la barca pari con certi ambienti. Ci sarà da  strappare la tessera. Non abbiamo bisogno del CAI per andare in montagna. Invece il CAI ha bisogno di noi. Quindi che si dia una regolata ed apra gli occhi.

  158. 17
    Fabio Bertoncelli says:

    Sulla Terra vivono otto miliardi di esseri umani. In Italia vivono sessanta milioni di esseri umani.
    La sovrappopolazione è causa di tanti problemi: folla, mancanza di spazi, inquinamento, carenza di energia. E soprattutto degrado ambientale, degrado sociale, povertà e fame in innumerevoli Paesi disgraziati: vita insopportabile.
    … … …
    Una delle prime questioni da risolvere è proprio la sovrappopolazione.
    Però in Italia non esiste politica demografica: si lascia tutto al caso. Attualmente ci troviamo a vivere in un Paese molto sovrappopolato ma con natalità bassissima. È assurdo! La popolazione in Italia va sí fortemente ridotta, ma in un arco di tempo tale da non provocare sconquassi o catastrofi: decenni e decenni, forse un secolo o piú.
    Invece in molte parti della Terra si continua a generare quattro, cinque, sei, sette, otto figli per donna. Se l’uomo non provvederà, lo farà madre natura a suo modo: l’apocalisse.
    … … …
    In quanto alle Dolomiti, se vi piace l’ambiente della Riviera Adriatica potete continuare a frequentarle. Altrimenti visitatele in giugno o in ottobre, ma escludendo i fine settimana. Oppure, ancor meglio, andate nelle Alpi Marittime: vi aspettano a braccia aperte con tutto il loro fascino e la solitudine. E cosí le Alpi Cozie, le Alpi Orobie, le Alpi Breonie, le Alpi Aurine, le Alpi Passirie, le Alpi Carniche, le Alpi Giulie, ecc. ecc. Beninteso, oltre a piú di mille chilometri d’Appennino.
    Dagli albergatori della Val di Fassa e di Riccione lasciamo che vadano le orde: lí  l’ambiente è stato snaturato proprio a loro uso e consumo. Che godano ad ammassarsi come gregge!

  159. 16
    Roberto Pasini says:

    Benassi. Comprendo e condivido il tuo grido di dolore. Ma purtroppo il mondo non si cambia solo con le grida. Non ci sono scorciatoie. Ci vuole anche pazienza, tenacia e sopportazione per cambiare gli orientamenti delle persone e quindi i loro comportamenti. Che si abbia o meno fiducia nel CAI è irrilevante. Tra iscritti e indotto questa associazione coinvolge più o meno un mezzo milione di persone. Può dunque avere un peso sulle cose che riguardano l’ambiente montano. Esattamente come i parlamentari eletti nelle regioni alpine. Se uno ha lo stomaco troppo sensibile gli conviene prendere un Malox o lasciar perdere la faticosa costruzione del cambiamento, giorno per giorno, consenso dopo consenso. È come arrampicare e tu lo sai bene. Avere chiara la linea di salita, ma poi passaggio dopo passaggio, a volte anche facendo qualche compromesso e tirando un chiodo per venirne fuori. 

  160. 15
    albert says:

    Una gran selezione viene fatta dai costi impianti di risalita. Con qualche bonus sconto  simbolico di pochi euro agli anziani  over n , con  n crescente secondo dati demografici,o ai “gruppi famiglia”, baby ecc . Comunque l’anziano frequentatore conosce  i posti piu’affollati e sceglie mete appartate, orari mattinieri   e sentieri poco battuti( fatto salvo che non si incontrino bikers che scendono a rotta di collo e niente campanello, al massimo stridio di freni improvviso).Poi non  è da escludersi che alcuni turisti cerchino proprio  la folla,” l’ammoina”, la confusione stanchi da periodi  di eccessiva calma e silenzio…e non escludiamo re-incontri e aggregazione casuale  di combriccole di simpatici estranei.Una volta, attorno a bivacco Minazio  e prati adiacenti affollati e chiassosi, estrassi dallo zaino una guida Tamari della zona.Mi si avvicinò con aria da sprovveduto un signore   che si atteggiava a imbranato , chiedeva i nomi delle cime, quale fosse il piu’ adattos carpone, zaino ecc. ecc..Iniziammo una chiaccherata , scoprimmo di avere una sintonia e terminammo il percorso assieme.Poi scoprii che il burlone si  palesò come l’autore della guida, Gabriele Franceschini.

  161. 14
    Alberto Benassi says:

    ma di quale decenza di confronto democratico si parla!?!?!
    Hanno, vogliono e continuano a riempire la montagna di infrastrutture e questo è DECENTE !!!
    Qui c’è stato un  “confronto democratico” ? No tutto è imposto dai draghi del fast food economico.
    Il  CAI….
    Nel  CAI non ho NESSUNA fiducia !!

  162. 13
    Roberto Pasini says:

    Proposta. È stato eletto il nuovo presidente del CAI. Perché Gogna o chi per lui non gli fa un’intervista da pubblicare sul blog, dura e pura, senza sconti, su temi chiave come questo? Visto il peso del CAI sarebbe interessante anche per i non caiani. E poi le responsabilità sono comunque individuali e bisogna chiedere alle persone che hanno ruoli pubblici di metterci la faccia. Una per una. Un piccolo passo, ma importante per contribuire alla decenza del confronto democratico. 

  163. 12
    Mario says:

    9@ Caro Alessandro, giusto una provocazione nemmeno intesa a  suscitare una reazione. Mi e’ parso dal ‘commento della redazione ‘  un certo assecondamento alle tesi espresse da Locatelli, da li’ il mio accomunarti agli altri soggetti. Prendo atto di avere sbagliato bersaglio  e me ne scuso. Cordialmente 

  164. 11
    Andrea Parmeggiani says:

    Il numero chiuso è una assurdità. Ma è altrettanto assurdo fare ore di fila per arrivare a parcheggiare in un luogo dove ci sono migliaia di persone solo per dire “ci sono stato”. Meglio girare la macchina e andare altrove. E da questo punto di vista, per una volta sono d’accordo con Crovella: meno facilitazioni per raggiungere un luogo, meno persone. Anche perché spesso le persone che arrivano in quel luogo “facilitate” ne hanno anche meno rispetto.

  165. 10

    L’overtourism riguarda i paesi e le strade prima ancora che i rifugi e le cime e quindi non si risolve auspicando una “montagna che fa sudare”. Il fatto è che albergatori e affittanti Airbnb, così come, maestri di sci, negozianti e ristoratori sognano il pienone di turisti massa a patto che questi ultimi spendano. E i turisti massa che affollano gli “stabilimenti” balneari italiani o che vanno al lago di Braies o a farsi i selfie sulle demenziali panchinone sono felici di avere intorno migliaia di loro simili. Gli unici a cui danno fastidio i casi crescenti di over tourism sono i residenti, in montagna come a Venezia… Alla prenotazione si arriverà così come si è arrivati alle strisce gialle dei parcheggi riservati ai residenti. Il problema sarà come controllare gli accessi, ma questo lo vedremo più avanti… 
     
     

  166. 9
    GognaBlog says:

    Commento #7. Caro Mario, francamente non capisco perché mi accomuni a SAT, Regione e Locatelli. Di solito apprezzo le tue “provocazioni”, ma mi sembra che stavolta tu abbia davvero sbagliato bersaglio. In nove anni di GognaBlog puoi fare una ricerca (tipo “numero chiuso”): ti sfido a trovare anche un solo riferimento dal quale si possa evincere una mia personale simpatia per ciò che di solito scade in un brutale esercizio di potere, ipocrisia e stupidità.

  167. 8
    Carlo Crovella says:

    “Più montagna per pochi”. Il numero chiuso in Italia non è accettato, perché vige il principio del “diritto” di ciascuno di fare quello che vuole. Diritto che oggi cozza con la tutela dell’ambiente, sottoposto ad una pressione antropica che lo massacra. Allora rendiamo la montagna più severa, più scabra, più spartana. In sintesi: meno strade, meno impianti, meno rifugi, meno sentieri, meno indicazioni, meno tacche colorate, meno spit, meno ferrate ecc ecc ecc. Vuoi andare in montagna? Te la devi sudare. Non solo fisicamente, ma concettualmente. Devi trovarti la strada, devi saperti arrangiare, devi bivaccare, devi avere le provviste con te, devi saper tornare giù da solo ecc ecc ecc. (Nota: a ben vedere, sono queste le “cose” che  costituiscono il “vero” valore dell’andar in montagna: quindi prenderemmo pure due piccioni con una fava). In ogni caso,. a queste condizioni, quanti andrebbero ancora in montagna? Certamente una bella fetta si dedicherebbe ad altra attività. Sfoltiremmo le fila senza imporre dei formali divieti, che scatenano solo le irate proteste dei “costituzionalisti”.

  168. 7
    Mario says:

    E chi sara’ a decretare che il tal passo, la tale ferrata o la tale via (parete) non sono piu’ frequentabili liberamente ? Sara’ Locatelli oppure la Regione autonoma , la Sat oppure Gogna oppure tutti insieme ? Gli educatori quando si montano la testa amano essere dalla parte giusta della scrivania dove amabilmente si arrogano il diritto di decretare sulla liberta’ degli altri. La ‘ esperienza deludente’ e’ il giusto grimaldello con cui scardinare il diritto altrui Lo facciamo per il bene di tutti, cosi’ come per il bene di tutti si possono abbattere gli orsi dopo averli prima voluti e poi molestati… Paga e vaffanculo…sei in Trentino.   

  169. 6
    Alberto Benassi says:

    MA VAFFANCULO!!!
    Avete e state riempiendo la montagna di infrastrutture, impianti, funivie che vomitano in quota centinaia di persone, strade, piste, alberghi. Avete voluto una  montagna fruibile a tutti facilmente. Avete portato i vizi della città in montagna.    E ora volete chiudere, limitare.
    Quale sarà la discriminante all’accesso??
    Cosa volete fare, una montagna elitaria?
    aristocratica? 
    per quelli che hanno i soldi?
    Come giustamente dice Gallese, siete in MALAFEDE.

  170. 5
    albert says:

    In zona dolomitica di moda…prima quindicina di luglio  tranquilla e con modesta frequentazione, tranne week end con code in  entrata ed uscita dal lunga valle.
    Ad un  bar assisto ad una chiaccherata tra gestore del bar ristorante ed un altro paesano gestore di albergo..”ciao !oggi ho poco tempo, devo andare  a mettere in andamento l’albergo, domani  inizia la seconda quindicina ,arrivano tutti quei rompiballe…!Infatti poi molti dirottano le prenotazioni dove c’e’ un’accoglienza, vera o recitata ad arte, piu’ ruffiana,e apparentemente piu’ esclusiva da “ricchi”, dove si vantano di prenotazioni esaurite da mesi e mesi.Un obbiettivo ambito e’ avere i clienti fidelizzati che confermano da un anno al successivo, cosi’ si esce dalla percentuale o iscrizione dovuta ai siti  gestori di prenotazione.

  171. 4
    albert says:

    “La tendenza  è quella di riservare il difetto agli altri“Questo è atteggiamento  che si è sviluppato assieme al turismo.Il Turista vorrebbe essere l’esclusivo, unico frequentante e prova fastidio per gli altri turisti. Invece quanti di turismo campano vorrebbero sempre il pieno che tuttavia confina con il super saturo e l’intasamento. Come per la pubblicità di auto…si propone il modello visivo “soli con una strada” tutta a disposizione “che punta a paesaggi da favola. Si stigmatizza il mordi e fuggi, ma se si prenota e programma e poi si incappa in giornate di tempo perturbato? si passa in coda per altri turni? gia’ e’ uno stress per prenotare visite mediche, dichiarazione redditi, consulenze in banca, dentista e parrucchiere..Invece un’occhiata al meteo o a webcam o a catene montane ( vedi il  fenomeno dello STRAVEDAMENTO  da Venezia e pianura circostante) e si decide di partire, vada come vada se altri avranno la stessa idea. Chi conosce l’ambiente potrebbe scegliere i posti segreti meno affollati.Per soggiorni invece piu’ prolungati..ormai vige la pernotazione online con tanto di periodi rossi o verdi segnati su calendario.Poi   i periodi di pienone dipendono anch da vacanze scolastiche,lavoro e riti nazionali. C’e’ chi si e’ visto arrivare un sms in periodo ferragostano, con zaino pronto:”abbiamo ricevuto un consistente ordinativo..o facciamo fronte con rientri vostri o si…chiude!”poi le ferie verranno recuperate in periodo aturistico

  172. 3
    lorenzo merlo says:

    Per un sistema basato sul consumo, l’affollamento è un valore.
    Ragolamenti da centro commerciale, chiusure, discriminazioni, selezioni, esclusioni ne sono impliciti.
    Il tempo libero come diritto, il lavoro come obbligo, la natura come campo di gioco dimostrano la concezione materialistica del mondo, della realtà, della società.
    Esprimono un misero livello di saggezza e creatività.
    Giriamo nel gorgo sempre più veloci, qualunque aggiustamento non ci sottrarrà dall’abisso.

  173. 2
    Giovanni Baccolo says:

    Sono stati gli stessi amministratori e politici di quel territorio a rincorrere per decenni i grandi numeri turistici. Investimenti, pubblicità, impatti ambientali, tutto in nome del turismo, del numero di presenze che deve aumentare ogni anno. Adesso che il risultato è finalmente raggiunto ci si accorge che i numeri non sono tutto, anzi possono addirittura creare problemi.
     
    Mi sembra troppo facile e ipocrita scaricare la “colpa” sul turista e bom. Il modello culturale di turismo che è stato proposto e auspicato è stato purtroppo questo, non sorprendiamoci. Forse dovrebbero essere gli stessi fautori del turismificio a fare il primo passo? E non intendo a proporre false limitazioni che tutelano il numero e hanno scarsi risultati, ma cominciando a diffondere l’idea di un turismo più sostenibile e attento.
     
    Sarò prevenuto ma la vedo dura, il turismificio dolomitico è talmente mastodontico che per stare in piedi ha bisogno di grandi numeri. Non credo sentiremo mai uscire dalla bocca degli amministratori frasi come “dobbiamo ridurre la presenza dei turisti”, al massimo “al tal passo di domenica si va in bus”. Altrimenti non mi spiego perché nel 2022 si continuino a proporre ampliamenti e potenziamenti degli impianti di risalita. Se le funivie sono sempre più grosse perché sorprendersi che troppa gente le usa?
     
    Per una vallata presa d’assalto ce ne sono dieci ignorate dai flussi turistici. Forse questo il punto su cui lavorare? Fornire al turista gli strumenti per apprezzare le Alpi in senso lato e non lasciarsi abbindolare dall’ultima pubblicità di grido. Lo so, è fantascienza, se non altro perché non so davvero chi si potrebbe fare portatore di un messaggio simile. Gli squali non lasciano scampo.

  174. 1
    Paolo Gallese says:

    Le tesi sostenute in questo scritto evidenziano un problema, ma propongono modelli che evidenziano altrettanta ignoranza di chi le propone, benché un guru. Al punto da farmi sospettare una malafede sorridente per gli ignavi. 
    Nel mio piccolo (sono lontanissimo dall’essere un guru ricco di master in comunicazione) sono un professionista della comunicazione scientifica e  ambientale in ambito museale e un mediocre alpinista però con 35 anni di esperienza in ogni ambiente naturale (tranne il deserto e la foresta pluviale).
    E sostengo, con umile cognizione di causa, che le premesse delle tesi scritte sono stronzate in malafede.

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