Assalto e code sulle montagne

Roberto Locatelli: ”Sì ai numeri chiusi e serve un cambio culturale: in quota come al museo per salvaguardare l’ambiente per le prossime generazioni”. E aggiunge: “Se l’esperienza diventa deludente, c’è una perdita di valore ma soprattutto si mette a rischio la salvaguardia di un luogo. E’ evidente che è più facile pensare a ‘limitazioni’ e ‘numeri chiusi’ negli spazi interni ma è urgente un cambiamento culturale e trattare l’ambiente come un vero e proprio museo”.

Assalto e code sulle montagne
di Luca Andreazza 
(pubblicato su ildolomiti.it il 30 aprile 2022)

“Per entrare agli Uffizi si prenota senza problemi, così come per vedere la Gioconda a 5 metri di distanza si fa la coda: questa dinamica deve interessare anche la montagna“. A dirlo Roberto Locatelli, Ceo di Plus Communcation, azienda di Trento specializzata nella comunicazione, esperto del settore e un guru per quanto riguarda il marketing e l’elaborazione di marchi e strategie, soprattutto in ambito turistico. “E’ un lavoro generazionale e dobbiamo prendere coscienza che si deve giocare d’anticipo per salvaguardare e preservare l’ambiente: complicato ritornare indietro quando il danno è ormai presente“.

La questione è quale tipo di sviluppo territoriale si vuole per il territorio? Soprattutto in determinati periodi dell’anno le montagne vengono prese d’assalto: lunghe code e un fiume di escursionisti che frequentano le località in quota. Un acutizzarsi del fenomeno di overtourism, una sorta di eccesso di frequentatori che poi manda in crisi il sistema: rifugi in difficoltà, soccorsi attivati per imprudenza o impreparazione all’ambiente montano, sofferenza per il contesto naturale. Un impatto che diventa difficile da gestire e che pregiudica la qualità dell’esperienza.

“Il tema – prosegue Locatelli – è quello di far capire che non è concetto di esclusione quanto far comprendere che è una necessità: un ragionamento per cui bisogna rinunciare a qualcosa per sviluppare le comunità e il territorio. Se l’esperienza diventa deludente, c’è una perdita di valore ma soprattutto si mette a rischio la salvaguardia di un luogo che abbiamo solo in prestito e che abbiamo il dovere di preservare per le prossime generazioni. E’ evidente che è più facile pensare a ‘limitazioni’ e ‘numeri chiusi’ negli spazi interni ma è urgente un cambiamento culturale e trattare l’ambiente come un vero e proprio museo“.

In Trentino (fonte dati Ispat – comparto alberghiero e extralberghiero, escluso seconde case e alloggi privati) si è passati da 806.066 arrivi e 6.130.825 presenze nel 1986 a 1.242.549 arrivi e 7.309.926 presenze nel 2000, poi 1.520.114 arrivi e 7.906.029 presenze nel 2010, per finire a 2.254.547 arrivi e 9.741.006 presenze nel 2019, una crescita abbastanza costante fino all’ultima estate prima di Covid e il conseguente calo (Qui articolo) con segnali di ripresa dal 2021 (Qui articolo). Insomma, c’è stato un trend a segno più: un risultato atteso e certamente importante che, però, ha evidenziato una sorta di impreparazione nel gestire flussi turistici di portata eccessiva. 

“La montagna vive un nuovo periodo di grande interesse – dice il Ceo di Plus Communication – non è stata per molto tempo considerata e ora in questa epoca è ritornata di moda. Un atteggiamento del turista che non è dettato solo da Covid e dal senso di sicurezza nel trascorrere le vacanze o un momento di relax open air. Non è una consuetudine pensare alla gestione degli spazi aperti ma ormai è una necessità prendere coscienza nei confronti di un atteggiamento di questo tipo“.

Non si escludono divieti e restrizioni per le aree montane. A Braies si ritorna a gestire la mobilità dopo un week end di Pasqua caratterizzato dagli incidenti:14 persone, compreso un bambino di 4 mesi, in appena due giorni sono finite in acqua per un pugno di selfie e perché i turisti si sono avventurati sul ghiaccio in evidente disgelo. La superficie ha avuto un cedimento e la macchina dei soccorsi è dovuta intervenire con una complessa e rischiosa operazione di salvataggio.

Nel 2018, tra giugno e settembre, hanno visitato il lago di Braies 1.215.540 persone, con una media di 12.694 persone in agosto e una giornata picco di 17.874 il 16 agosto. Può essere sostenibile? E tanto si è lavorato anche in Trentino per cambiare la visione della montagna, per passare da un’idea di località forse più adatta agli anziani in fuga dalla canicola a zone di divertimento a portata di tutti. 

“La tendenza – evidenzia Locatelli – è quella di riservare il difetto agli altri: ci si lamenta se una visita a Venezia è impossibile per l’eccessivo flusso di turisti oppure se una spiaggia è troppo frequentata ma serve un cambiamento culturale anche sulla montagna, che in questo momento non sfugge a questa dinamica del turismo ‘mordi e fuggi’, un numero di visitatori che rischia di mandare in crisi la sostenibilità dei luoghi“.

Un modello di turismo “mordi e fuggi” che impone riflessioni sull’organizzazione del comparto; un flusso che rischia di generare nei fatti guadagni limitati, mette sotto pressione i servizi e acuisce i problemi di sicurezza. Un’idea di sviluppo che deve tenere conto anche della forza della promozione e sulla comunicazione di quei luoghi che possono diventare un simbolo a uso e consumo dei social. Campagne marketing, influencer e serie televisive giocano un ruolo sempre più importante sulla conoscibilità e sulla reputazione di una località.

“La promozione può portare benefici ma le dinamiche sono molto delicate perché la sovra-esposizione può portare a risultati contrari rispetto a quelli desiderati“, aveva spiegato a Il Dolomiti Maurizio Rossini, amministratore delegato di Trentino Marketing. “Non proponiamo campagne specifiche, per esempio, sul Lagorai oppure sul lago di Tovel: paesaggi incantevoli che però rischiano di andare in difficoltà tanto sul profilo ambientale quanto sull’esperienza del turista in caso di un flusso eccessivo di persone“.

E si pensa di estendere il modello dei “numeri chiusi” ai sentieri e alle escursioni più gettonate, un modo anche per riequilibrare i flussi. Ma il blocco del traffico non era andato tanto bene sul Passo Sella.

“Un eccesso di turismo compromette l’esperienza. Le regole possono essere modificate e ridefinite, mentre è più complicato intervenire quando la dinamica è già partita, difficilissimo poi rimediare a un danno già fatto dal punto di vista ambientale. E’ un cambiamento epocale e serve l’intervento di tutti. Non si può pretendere che le soluzioni arrivino solo dalla politica oppure dalle destinazioni e dalle Aziende per il turismo: serve una visione complessiva di un modello culturale diverso. Un approccio che deve essere di sistema dell’arco alpino: la condivisione è naturalmente importante, ma è fondamentale la chiarezza degli obiettivi e bisogna decidere, altrimenti le scelte vengono prese da altri“, conclude Locatelli.

Il commento della Redazione
Lodevole sottolineare che il numero chiuso non è da intendere come “esclusione per qualcuno” bensì come “necessità per tutti”: questo concetto potrebbe apparire ovvio ma raramente è stato scritto nella comunicazione. E, sempre commentando le parole di Locatelli, anche la successione di pensiero “esperienza deludente che porta alla perdita di valore (ovviamente non quello economico, NdR) che a sua volta porta a una maggior difficoltà di salvaguardia” è davvero azzeccata e centra appieno il problema culturale in cui ci stiamo dibattendo. Concordiamo pienamente anche con l’appello finale sull’approccio che “deve essere di sistema dell’arco alpino”.

Dispiace solo che queste riflessioni non siano più chiaramente indirizzate a operatori turistici, amministratori e politici, in definitiva i primi responsabili dell’attuale situazione. Dispiace pure che non sia fatta la debita differenza tra bene museale e ambiente naturale: trattare quest’ultimo come il primo si presta facilmente a ulteriore commercializzazione con le scuse più varie.

Aggiungiamo che il numero chiuso non deve essere considerato LA soluzione, come invece semplicisticamente si tende a fare. Va usato con molta cautela e oculatezza, solo dopo una precisa indagine sui dettagli delle limitazioni e sulle reali possibilità di far rispettare le ordinanze. Non escludendo, ad esempio, di evitare divieti tout court ma di considerare orari diversi e soggetti variegati, ovviamente spiegandone le motivazioni.

Assalto e code sulle montagne ultima modifica: 2022-05-30T05:31:00+02:00 da GognaBlog

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174 pensieri su “Assalto e code sulle montagne”

  1. Chissà come mai l’intervento delle autorità viene invocato e, forse, auspicato per le uscite in montagna e mai, dico mai, per proibire la costruzione e la vendita di automobili che pesano 1500-2000 kg per portare in giro un carico utile di 500, con potenza adatta a portarne 10000? Mai per limitare l’imballo dell’imballo dell’imballo di sottilette o dolcetti che serve per poterli produrre in america e consumarli in Europa (o viceversa)? Ma sopratutto, mai, mai, mai per tassare le transazioni finanziarie…
     
    Sarà per via della libertà!

  2. Nel senso che più probabilmente ci troveremo con numeri chiusi imposti dall’alto.
    La tecnologia per controllare i movimenti umani esiste già: se scatta la necessità, le autorità la applicheranno)

    Mi verrebbe da dire e me ne sbatterò di coglioni. Che mi vengano dietro,  faremo a guardie e ladri come Toto è Aldo Fabrizi.
    Ma qui ribadisco anch’ io : toccamoseli  i coglioni!!

     

  3. Crovella, mai sentite tante assurdità uscire da una bocca (o tastiera in questo caso). A leggerti viene da fare due cose: 1) chiedersi dove e come vivi.
    2) Toccarsi i coglioni.

  4. 96@ Inizia per ‘liberta’ parametro storicamente obsolet0′ ..per finire con ‘se scatta la necessita’ le autorita’ la applicheranno’ . Tutto molto chiaro. 

  5. E’ proprio quello il punto che sfugge ai più. La libertà, principio nobilissimo per cui i nostri concittadini del ’45 hanno versato il sangue, è ormai un parametro storicamente obsoleto, non per la cattiveria di Tizio e di Sempronio, ma per l’evoluzione nel frattempo intervenuta. Questo vale ben oltre l’andare in montagna. Oggi non è più la “libertà” il faro cui deve guardare l’agire umano, ma la “consapevolezza”. E’ la consapevolezza che ti fa auto-limitare per maturità  di ragionamento. E’ la contrapposizione fra cicala e formica della famosa favola classica (tra l’altro niente si nuovo sotto il sole…). L’applicazione del contetto è molto semplice: rinuncio oggi di mia volontà ad una gita in montagna per garantire a me e anche agli altri una gita in più in futuro. La formica “risparmia”, la cicala invece brucia tutto subito e poi non ha più nulla.
     
    Questo principio vale per l’andar in montagna, ma vale per tutto il resto dell’esistenza. Infatti le tagliole del numero chiuso (che scatteranno se non sapremo auto-regolamentarci in modo maturo) si estenderanno all’intera esistenza, non al solo andar in montagna (che dell’intera esistenza della specie umana è un risvolto infinitesimale). E’ la sopravvivenza dell’ambiente che lo richiede. Se non sopravvive l’ambiente, moriremo anche noi umani che dell’ambiente siamo parte (“noi” intresi non solo come “noi ” qui presenti a commentare, ma “noi specie umana complessiva”, attuale e prospettica, cioè i figli e i figli dei figli).
     
    Abbagliati dal totem della libertà, non riuscite a vedere la vera scala di priorità oggi richiesta dalla Storia. Quindi rischierete di morire per… troppa libertà. E’ un paradosso, ma sarà il destino dell’umanità, se l’umanità non mette dei freni al suo agire. I freni, come già detto, saranno o autolimitazioni per maturità intellettuale dei singoli o numeri chiusi prima o poi imposti con la forza. Tertium non datur: i limiti del pianeta sono evidenti, da lì non si scappa.
     
    (PS: può darsi che, peggiorando via via la situazione, arriveremo a disporre, a testa, di una sola uscita in montagna al mese: è il tassello prima del totale divieto a tutti. La tecnologia per controllare i movimenti umani esiste già: se scatta la necessità, le autorità la applicheranno).

  6. Dopo l’ultimo intervento di Carlo, devo aggiornare la mia interpretazione del crovella-pensiero: non più solo quanto scritto in 75, ma anche autolimitazione nel numero delle salite in montagna!
    Quale sarebbe il massimo che ci potremmo permettere, prima che ce lo imponga il governo “dei migliori” et similia? Trenta, come Carlo, oppure venti? E perché non una sola gita al mese? Come si fa con i carcerati: l’ora d’aria.
    … … …
    Su questo punto sono in totale disaccordo. Il mio pensiero è agli antipodi, prima di tutto per l’attacco alla libertà individuale, che si vada in montagna o a gironzolare in qualsiasi altro posto. Si chiama libertà, concetto che ai nostri tempi sembra stia passando “di moda”.

  7. Dai commenti che lasciate, traspare che continuate a non focalizzare il punto chiave. Cioè continuate a ragionare sul piacere o meno del singolo individuo a sguazzare negli  angoli affollati delle nostre montagne e, di conseguenza, la capacità di alcuni di “andare a cercare la solitudine” in luoghi appartati.
     
    Il perno della tesi di Locatelli non ha nulla a che fare con il piacere (o meno) del singolo individuo. Il punto è un altro: ovvero che l’ambiente in generale, e la montagna nello specifico, è sottoposta ad una pressione antropica ormai insostenibile da parte dell’ambiente stesso. E’ necessario scremare l’accesso umano ai monti. Che poi questo avvenga attraverso misure forzate (=numero chiuso) o con altri meccanismi (fra i tanti, quello proposto da me: montagne più scomode) è un dettaglio irrilevante. L’importante è che ci siano meno umani in assoluto a “premere” sulle montagne. Occorre tornare ai numeri dei decenni del Novecento, cioè tornare a prima della grande accelerazione antropica che, largo circa, è partita verso le metà degli anni ’90 e si è intensificata a cavallo del 2000.
    Chi “ama” davvero la montagna, dovrebbe iniziare già ad auto-regolamentarsi, auto-riducendo il numero di uscite personali in montagna. Se non iniziamo da noi stessi, non possiamo pretendere che si adeguino quelli che hanno un approccio “sportivo” (leggere miei commenti precedenti per comprendere cosa intendo con tale termine). Io mi autoprogrammo già da diverso tempo. Scelgo i luoghi giusti, cioè poco frequentati, in modo tale che il mio peso addizionale sulla montagna sia il più leggero possibile (oltre a tener conto del mio fastidio per le folle in generale), ma soprattutto scelgo le giornate giuste per andare in montagna, cioè non sparo a vanvera le cartucce, ma mi auto-limito ad una trentina circa di uscite annue (un po’ più di due al mese, cioè una domenica sì e una no, con qualche giorno in più qua e là, es nei ponti di vacanze). Se tutti facessimo così, alleggeriremmo il peso umano sulle montagne e seguiremmo un altro dei meccanismi per alleggerire il peso antropico sull’ambiente.
     
    La famosa visione dell’alpinista infiammato dalla passione che va in montagna “ogni volta che può” è ormai anacronistica e obsoleta, perché andava bene nel Novecento (cioè prima dell’accelerazione sportiva), quando i numeri erano complessivamente contenuti. Oggi il quadro generale è completamente cambiato e più tardi lo capiremo (tutti insieme) e peggio sarà. Nel senso che più probabilmente ci troveremo con numeri chiusi imposti dall’alto.

  8. Concordo con l’analisi di Pasini, ma c’è un problema insormontabile: siamo troppi!! L’uomo (non tutti) è un animale sociale e tende sempre ad aggregarsi per una montagna di motivi. Mi tengo stretti i miei luoghi preferiti e non li pubblicizzo e spero ardentemente che non vengano pubblicizzati mai. 

  9. 91) per fortuna le localita’ griffate sono note, così le Belle Cenerentole rimangono frequentate in modo sostenibile. Non divulghiamo i nomi, alcune erano gettonatissime negli anni 50-60…poi per un maleficio inspiegabile si sono spopolate anche in estate ed inverno.In una di queste ho visto i cavi di una storica seggiovia  monoposto anno 1956,smontati  ed arrotolati. ,..pronti per una fonderia,come   quanti  le usarono da giovanissimi e ne hanno nostalgia ( farebbero anche comodo ma quando si tratta di gestire… i costi sono esorbitanti e non piu’ sorretti da contributi pubblici).Un bel contributo a tenere i monti meno affolalti lo danno le spiagge  che attirano  folle sterminate di persone unte intente a mirare carni esposte, con i soliti servizi tgr piazzati nelle code o sulla battigia.

  10. Alk. Forse non mi sono spiegato bene. Ci riprovo. Il modello di Cialdini cerca di fornire una possibile spiegazione del perche’ le “masse popolari”sono così attratte da certe località “esclusive” (magari solo per un giorno e per un giretto), che poi di fatto essendo oggetto di un assalto di massa non sono di fatto più esclusive. Vedi appunto Portofino o Cortina. Uno dei tanti paradossi dell’animo umano. Lui lo usa anche per spiegare perché le persone sono così attratte dalle famose “svendite” dove tutti si accalcano per comprare cose spesso inutili. L’esclusivita’ e quindi l’attrattivita’ e’ basata su un fatto oggettivo (la bellezza del luogo) ma è molto una “costruzione sociale”. Se vuoi che cambi in modo stabile il comportamento e che la domanda si distribuisca anche verso altri luoghi devi cambiare lo schema mentale che ci sta sotto ed è una cosa non facile perché è legato ad alcuni processi molto radicati in noi. Il numero chiuso aumenta la domanda invece di diminuirla. Altro paradosso. Purtroppo quando il numero di persone e di interessi coinvolti è così elevato non ci sono soluzioni uniche ed efficaci tipo “pallottola d’argento” , zac un colpo e tutto si risolve. Buona domenica.

  11.  
    Le montagne a numero chiuso? Quando ci saranno gli ospedali a numero chiuso alla fine ci sarà anche la democrazia a numero chiuso. Alla fine anche la vita sarà a numero chiuso, un privilegio per pochi.

  12. In fondo questo guru vuole fare delle località alpine tante Portofino e lasciare al popolo le Rimini che restano. 

  13. Vegetti. Certo non è l’unica strategia, altre sono possibili, e i rischi ci sono. Tuttavia ho la sensazione che alcuni fallimenti dipendano da come si fa l’operazione e dove. Le “invenzioni”” fatte male, con contenuti inventati e gestite solo per prendere soldi fanno poca strada. L’attrattivita di alcuni luoghi, oltre al dato oggettivo della loro bellezza, è legato a due dei meccanismi dell’influenza sociale identificati da Cialdini, il guru della Persuasione; la riprova sociale e la scarsità. Il numero chiuso e la fatica dell’accesso (code, numero chiuso, prenotazioni) aumentano l’attrattivita invece di diminuirla. Se tutti vogliono andarci allora vuol dire che è un posto meraviglioso e se è scarso io voglio essere tra quelli che vi accedono, ad ogni costo.

  14. Il problema è che valorizzare luoghi “alternativi” li espone a una iniziale invasione… Arriva la gente, fioriscono i locali e le iniziative e gli investimenti… Poi passa “di moda” (per mille motivi) e il posto viene praticamente abbandonato a se stesso, le imprese chiudono, e si desertifica di nuovo e peggio… Esempi non mancano, da Nord a Sud. Ne vale la pena?

  15. Bisognerebbe verificarlo con specifiche indagini, ma io ho la sensazione che la concentrazione dei flussi in alcune zone non sia un comportamento “spontaneo” delle “masse popolari” ma sia il risultato del marketing turistico. Alcuni luoghi sono resi attrattivi non solo per la loro bellezza, ma perché il “marchio” viene fortemente pubblicizzato, sono di accesso facile grazie a trasporti e infrastrutture e hanno servizi di supporto adeguati, È l’offerta che orienta in modo significativo la domanda, salvo poi creare situazioni ingestibili. Anche al mare: vedo qui da me  ad esempio il complesso di San Fruttuoso, dove sono stati costretti ad introdurre il numero chiuso (io ci vado di d’inverno quando fa brutto e sono spesso da solo, ma sono un privilegiato che non lavora più). Una strategia potrebbe dunque essere quella di distribuire la pressione su luoghi magari meno magici ma comunque attrattivi, valorizzandoli con campagne di informazione e costruendo o ri-costruendo reti di accesso e servizi. In questo modo si può anche contrastare l’abbandono di intere aree di territorio e distribuire il reddito che la frequentazione turistica può produrre per le comunità locali. Ho visto ad esempio che riaprendo la rete diffusa di antichi sentieri attraverso la collaborazione tra comuni e volontariato e valorizzando esercizi commerciali in disuso riportandoli ad un grado accettabile di efficienza e di livello si riesce a creare una valida e possibile alternativa a percorsi ormai sovraffollati e distribuire la domanda, magari coinvolgendo inizialmente quel segmento oggi più consapevole che però può influenzare in prospettiva aree più vaste di pubblico. I media di montagna e simili possono ad esempio svolgere un ruolo importante in questo ri/orientanento. Basta servizi sulle Dolomiti e sulle Cinque Terre. Certo ci vuole tempo e fatica ma purtroppo su certi problemi non ci sono scorciatoie. I sogni, anche quelli illuminati e  diciamo così un po’ “direttivi” devono diventare obiettivi concreti facendo i conti con le resistenze del reale e soprattutto degli esseri umani, che sono complicati ma poi anche loro agiscono sulla base degli stimoli che ricevono. 

  16. @83 e 84. Purtroppo l’attuale CAI è così, sto parlando dei vertici nazionali. Inveve l’ideale del CAI è completamente diverso dal maneggio di dinero degli ultimi decenni. L’ideale sopravvive, eccome,! in moltissime isole interne al  CAI, possono essere intere sezioni, grandi o piccole, oppure sottosezioni, scuole, commissioni gite sociali ecc ecc ecc o addirittura singoli soci. Conosco un sacco di gente che rappresenta la concretizzazione dell’ideale del CAI. Io stesso credo di appartenere a quella schiera. Ma ad alto livello  nel CAI c’è purtroppo del marcio e il dinero che gira non è tanto quello versato dai soci ma l’importo dei finanziamenti pubblici (ufficiali o meno) che a loro volta sono sono parametrati al numero di soci.
     
    @82 Se scrivi ancora così, continui a non capire. È la montagna, o più in generale l’ambiente, che esige meno pressione antropica. Non c’entrano nulla le preferenze personali. Io da almeno 20-25 anni frequento esclusivamente posti (cime, valloni, angoli) appartati e molto poco frequentati. Quindi “so” trovare la solitudine in montagna. Non ho bisogno di invocarla (con valutazione ideologiche), pur di garantirmela. Non è quello il punto. Il punto è che i Satelliti del Tacul o i dintorni del rifugio Auronzo o la Marmolada o il Pia  della Mussa (Valli di Lanzo) ecc ecc, non ne possono più di esser presi d’assalto da folle umane numerose e consumiste. Da qui o numero chiuso imposto o qualche altro meccanismo che scremi l’accesso antropico alla montagna (e all’ambiente in generale).

  17. 80. Marcello. Sempre sostenuta questa tesi, ma nel 2022 ce la sentiamo ancora sparare nelle orecchie. Come se una testa di cxxxo in città non rimanga tale anche in montagna o al mare… Amen. PS – Il CAI (centrale) non vive affatto solo dei soldi degli associati ma anche di generosi contributi pubblici. Ed è il motivo per cui un decennio fa, ad una Assemblea dei delegati hanno votato contro la privatizzazione… 

  18. Ribadisco: occorre ripensare a come si scelgono i luoghi di montagna da frequentare, o in mancanza di questo, a quando.
    Altrimenti, se si vuole andare a parcheggiare al rifugio Auronzo in agosto, bisogna rassegnarsi.
     

  19. @79 non ti rendi conto che, proprio per difendere il principio astratto della libertà di movimento, occorre rendere più “arduo” l’accesso pratico alla montagna, come a qualsiasi altro luogo naturale (di fatti penso le stesse cose  anche per spiagge, laghi, fiumi…ecc). Se l’accesso è facilitato, la pressione antropica sui luoghi naturali è insostenibile per il luoghi stessi. Prima o poi qualche autorità legittimata (Sindaco, Prefetto, ecc, forse addirittura il Parlamento con leggi ad hoc) imporrà il numero chiuso. Potrà essere per aree delimitate o in assoluto, cioè per singoli utenti (es: hai un tot di uscite in montagna all’anno, ogni volta che ne fai una, il sistema te la scala in automatico: con l’attuale tecnologia è ormai tutto fattibile: ciascun cellulare è mappato costantemente, basta solo autorizzarne il controllo giuridico, ma tecnicamente è già così).
     
    Proprio per evitare il contingentamento (=numero chiuso), i vari appassionati di montagna dovrebbero esprimersi a favore di meccanismi che scremino gli accessi in modo naturale e non imposto. Io propongo quello di far tornare le montagne (e, per estensione, tutti i luoghi naturali) meno comodi. Ma non è l’unico “meccanismo” possibile, se ne possono immaginare molti altri.
     
    Il concetto di fondo, oggi come oggi, è che se non entriamo nell’ottica di scremare la pressione antropica sulla montagna, prima o poi interverranno le autorità costituite che imporranno meccanismo forzati.
     
    Il CAI? Paradossalmente dovrebbe essere il luogo ideale da cui dovrebbe partire un ragionamento del genere. Ipotesi semiseria perché il giro di dinero del CAI poggia sul numero di soci, che a sua volta è figlio del numero di praticanti in assoluto. Difficile che il CAI faccia da cassa di risonanza di un’ideologia, come quella espressa da me, perché tale ideologia tenderebbe a ridurre anche le dimensioni del CAI e, di conseguenza, il dinero che ci gira dentro e intorno…
     
    Per cui ci dobbiamo tirare su le maniche e agire da soli…

  20. La montagna va smitizzata! Non rende migliori né peggiori, non fa bene né male. Sta lì e basta  come il mare,  i laghi e i boschi. Ognuno di noi trova qualcosa in ogni cosa e il fatto di essere in così tanti crea problemi di spazi ridotti, anche mentali. Non si sarà mai tutti contenti allo stesso modo. Rassegnamoci cercando di essere i veri egoisti che siamo comunque. 

  21. …Chiarirò una sola volta il mio pensiero: la penso sostanzialmente anch’io come Crovella (anche se poi su tutto il resto siamo agli antipodi) quando dice che la montagna va spopolata (perchè su questo non c’è alcun dubbio) non con i divieti ma togliendo le comodità; peccato che dovreste sapere perfettamente che non accadrà mai..nessuno rinuncerà agli introiti del turismo di massa, semplicemente ci ritroveremo tutta una serie di assurdi ed ILLEGITTIMI divieti che andranno a colpire anche e sopratutto chi la montagna la frequentava con cognizione di causa; ora, quello che io trovo vomitevole è il fatto che anche all’interno della comunità alpinistica si vada nella direzione di giustificare ed avvallare tali provvedimenti.. io lo chiamo “sputare nel piatto dove si mangia”; per me dal punto di vista giuridico e morale è una follia pensare di regolamentare l’accesso ai luoghi naturali; montagne, fiumi, laghi, foreste e mari sono l’ultimo spazio di libertà che avevamo in una società delirante, caotica ed urbanizzata all’inverosimile.. per alcuni di noi questi luoghi sono una medicina, un antidoto contro i veleni della vita quotidiana, un antidolorifico per sopportare la sofferenza della vita, almeno per me è così; dovremmo essere TUTTI uniti, dal CAI all’ultimo dei merenderi domenicali nel bloccare sul nascere una deriva che finirà per trasformare anche questi luoghi nell’ennesimo carrozzone burocratico fatto di norme, divieti e controllori.. sarebbe la fine di tutta la magia e la libertà che essi rappresentano; trovo allucinante che ci siano personaggi che fanno il tifo per questo genere di provvedimenti.. Crovella si è pesrino lamentato del fatto che la nostra costituzione non prevede di poter limitare ad libitum la libertà di circolazione sul territorio.. stiamo veramente navigando in acque oscure se anche chi va in montagna da una vita se ne esce con sparate del genere; per me non c’è discussione.. dovremmo essere tutti contrari e anzi prendere provvedimenti immediatamente per fermare questa deriva prima che sia tardi.

  22. 2 giugno:intoppo alla biglietteria elettronica per lel Tre cime di Lavaredo…coda chilometrica, strada e parcheggi intasati..e poi intervento di tecnici che hanno rimediato la situazione elettronica informatica .
    Altra notizia:con un nuovo aggancio gli utenti di seggiovie  potranno agganciare autonomamente le biciclette secondo proporzioni( 8 bici e 6 passeggeri ciclisti o ..ecc.ecc,). Esclusi i Ponti di festività e fine settimana… sarebbe da  vedere come va nei giorni lavorativi feriali.

  23. signori, torna l estate e con essa il problema delle folle….
    ma perche solo in montagna andrebbero regolamentate?
    al mare no? ai laghi no? 
    e il bello e che queste proposte per limitare la liberta altrui, o per scegliere chi ha il diritto di goderne e chi no, vengono da addetti ai lavori, nel caso della montagna da alpinisti, cosi che, come per tutte le lamentele quando arriveranno alle orecchie dei nostri politici ci sara quello che prendera la palla al volo e risolvera il problema con la solita multa o tassa.. ( vedi pala sonda artva e assicurazione nello scialp, ) .
    L anno scorso il 14 settembre con due amici ho attraversato le bocchette alte e centrali di brenta in giornata…… cielo azzurro, 18,20 gradi senza vento e mar di nebbia in fondovalle …. piu di cosi?  soli, completamente soli! certo se le avessimo salite dieci giorni prima sarebbe stato il caos. bisogna anche voler scegliere, se ad agosto la gente ama stare nel caos mica siamo obbligati ad unirci al gregge!
    lasciate a tutti la liberta di scelta, ne abbiamo gia subite abbastanza di imposizioni in questi ultimi anni!

  24. Sintesi il povero merlo è nel gorgo dell’ abisso il badilante ascolta l eco dell’ossola ..il fulgido stesore di algoritmi prettamente torinesi si inerpica sotto la guida attenta di chi è già di suo guida  e il povero Albert così parco di pensieri ci riporta tra gli aironi con il tutto tra lo sgorgare di sciaquoni..mangiato bene? Signora Marchesa? Ottimo come al solito.Solo il parterre era un pochetto sciapito .

  25. Alessandro (70), mi rendo interprete del crovella-pensiero: Carlo vorrebbe meno funivie, meno seggiovie, meno cabinovie, meno ovovie, meno cestovie, meno strade in alta quota, meno rifugi, meno bivacchi. Questo è anche il mio desiderio e pure quello di tanti del GognaBlog.
    Aggiungo: no eliski, no eliturismo; no quad, no moto, no fuoristrada su carrarecce, mulattiere, strade sterrate, strade ghiaiate, strade forestali.
    Elicotteri solo per il rifornimento ai rifugi e per il soccorso.
     
    Per il resto, libertà assoluta per tutti di salire sulle vette. Però partendo dal fondovalle, non da Punta Helbronner.

  26. Ieri in un bar sulla spiaggia di Recco ho chiesto un panino al prosciutto che sul menù era contrassegnato dal numero 5 e mia sorella l’ha chiesto con bresaola e rucola, numero 3. Ce li ha portati una signora chiedendo per chi era il 3? E il 5? 
    Non andrò più in quel bar, e ho fatto presente il perché alla gentile signora del bar.

  27. @70 mi sa che no  hai colto il contenuto. Io non ho nessuna intenzione di imporre restrizioni o numeri chiusi. Ritengo che sarà inevitabile, ma nel caso agiranno le autorità legittimatea farlo.

  28.  Esempio di consumismo abbinato a “consumo”:il trekking del Cristo Pensante, molto gettonato, ha fatto sì che un tratto  di sentiero abbia, col calpestio di migliaia ,riportato erosione a cotica erbosa e addirittura scavato un solco a U nella terra rossastra. E’facile immaginare che che in caso di pioggia il solco diventi un ruscelletto che  erode a sua volta.Poi per evitare la fanghiglia  o l’incedere difficoltoso si cammina  a fianco scavando un secondo..terzo solco .  Questo notai anni fa ….2011.Qualcuno ha pensato a qualche soluzione??( esempio risemina di erbe alpine  selezionate autoctone?..pero’ costa!Allora o si chiude o si fa pagare un ingresso per acquistare sementi e far fare il lavoro..figurarsi..si fa fatica a trovar e personale stagionale! eureka, costi ed incombenza alle sezioni locali con i soliti volontari che hanno rimesso in sesto i sentieri dopo Vaia,raccolgono sacconi di immondizie…). forse dopo anni e’ stato trovato un rimedio? Speriamo in :
    http://www.lavocedelnordest.eu/cristo-pensante-dopo-i-pescatori-volantini-in-valle-nessuna-replica-dai-comuni/..anno 2012 .tra l’altro le grotte scavate come difese di trupe, diventate latrine…dove c’e’ folla rimangono anche questi  resti.

  29.  Saranno pure per palati raffinati, ma le masse radunate in quota per i concerti (  i filoni musicali sono parecchi, classica , jazz, etnica, corale e chi più ne ha più nemetta)sono meglio delle ammucchiate di auto, bikers e ciclisti?Non c’e’ pressione antropica anche in questi casi?

  30. La montagna non ne può più Crovella? mah, io personalmente non ne posso più di te e delle tue sparate liberticide e delle farneticazioni di questa politica delirante che vorrebbe toglierci anche quel poco di aria che ancora respiriamo.. i numeri chiusi in montagna? non li rispetterò mai.. vieni pure a cercarmi in qualche angolo della nord del pizzo d’uccello.. con la forestale se preferisci;

  31. Nelle parole di questo CEO l’idea di trasformare la natura, in questo caso la Montagna,  nell’ennesimo non luogo, come un supermercato o un museo. Ovviamente nella sua visione economicista delle cose, l’idea di trarre un utile da tutto, idea camuffata dal pretesto della salvaguardia per le prossime generazioni , il tutto è coerente: il consumo dei luoghi non può non  diventare consumismo.

  32. Su Montagna TV un’intervista al nuovi presidente del Cai. Un buon esempio di come non si fa un’intervista. Inutile. Nessuna domanda diretta sui temi chiave, come ad esempio quello del numero chiuso o del sovraffollamento. Solo marketing personale e pubblicità sul Sentiero Italia. C’è una bella differenza tra intervistare e rilanciare più o meno quello che passano gli uffici stampa. Cibo in scatola. 

  33. Il numero chiuso come proposto sembra più a salvaguardia dell’offerta turistica che dell’ambiente. Avere un numero chiuso di turisti, magari ben disposti a spendere, acquirenti di pacchetti all inclusive permette di gestire al meglio l’offerta. L’ambiente da tutelare è un pretesto per spingere ancor di più verso un modello consumistico. Per il resto una montagna a numero chiuso potrebbe anche non interessare chi veramente ama la montagna. Come traspare da alcuni commenti vi sono ancora zone montane e collinari non eccessivamente frequentate. Basta non divulgare troppo gli itinerari sui social. Chi vuole scopra usando un poco di fantasia e di “testa” gli itinerari. Per limitare il numero di persone sulle vette, a volte, basterebbe fermare le auto e i mezzi di risalita un poco più a valle dei punti ove arrivano adesso. La montagna è anche esplorazione e silenzio, non solo gazzarre, tavolate chiassose e gruppi invadenti e rumorosi che però si definiscono ecogreen solo perché hanno scaricato la traccia del trail sul cellulare e sono alla ricerca delle “sensazioni” descritte sui social e lette sui libri che inneggiano alla perduta felicità della vita sui monti. 

  34. Il problema è la mancanza di voglia di scoperta. 
    C’è scoperta anche nelle colline dietro casa, o a 35 km da Torino. Anche nelle Dolomiti come dice Marcello, ma vale giusto per chi riesce ad andarci in giornata o a passarci una settimana. 

  35. Piuttosto che prenotarea numero chiuso  , se si arriverà a tanto, mi comprerei  tute e coperture e reti camouflage  adatte a varie stagioni per auto e personae farei il clandestino..Il rischio dei posti isolati dove non incontri persona alcuna, è che poi potresti fornire carne ai palinsensti tipo”chi l’ha visto”…o a nuove versioni di “into the wild”o parecchio lavoro  infruttuoso al soccorso alpino , vigili del fuoco, forestale
    https://www.ladige.it/territori/fiemme-fassa/2022/05/27/il-cadavere-trovato-in-val-di-fiemme-adesso-ha-un-nome-e-un-ex-della-legione-straniera-1.3223172
    Ultimo caso in ordine di tempo:https://www.ladige.it/territori/fiemme-fassa/2022/05/27/il-cadavere-trovato-in-val-di-fiemme-adesso-ha-un-nome-e-un-ex-della-legione-straniera-1.3223172
    Altri casi ancora insoluti ad esempio in zona  Agordina.

  36. In altre conversazioni (che vi invito a rileggere) ho già spiegato mille volte che le mie riflessioni non  riguardano il mio personale piacere o dispiacere, ma il problema oggettivo della pressione antropica sulla montagna. A titolo personale, sono almeno 4 decenni che “cerco” (e, quasi sempre, trovo) posti, valloni, cime solitarie, sia in epoca scialpinistica che in piena estate. Per esempio nel 2021, proprio il giorni di Ferragosto, ho fatto una gita escursionistica in un vallone a 35 km dal Torino (centro): in tutta la giornata, ho incontrato 3 esseri umani (tutti solitari come me) e, in vetta, tre stambecchi. A volte mi capita di descrivere pubblicamente (attraverso libri, articoli, monografie) i luoghi e le gite appartate, ma in genere restano nei miei appunti. Sono almeno dieci anni che non frequento i Satelliti, proprio per il fastidio della folla, ma ho frequentato luoghi che valgono molto di più, in termini di fascini ambientale. Personalmente non ho nessuna recriminazione. Non è il mio piacere personale il problema, quindi.
     
    Il problema è oggettivo: eccesso di pressione antropica sulla montagna. Con alcune punte insopportabili (per l’ambiente), ma in realtà non illudetevi che la malga X o il vallone Y, dove ora non si incontra nessuno, siano esenti dall’ “inquinamento” umano. La pressione si estende anche oltre i luoghi specifici di eccessiva presenza antropica. Per questo sarà inevitabile che, prima o poi, arriveranno i numeri chiusi. Lo stanno facendo per i musei, per le città d’arta, per le spiagge più rinomate. L’hanno già previsto per la normale francese al Bianco. Arriverà anche per le altre montagne, è inevitabile. La tecnologia facilità. Basta una app, non ci vuole molto.
     
    Come preferenza personale, continuo a privilegiare la selezione naturale derivante dall’aver reso la montagna più spartana e meno comoda. Appartengo alla visione “alpinistica” (e non “sportiva”) dell’andar in montagna. Ma è irrilevante, anche in questo caso, la mia preferenza personale. I numeri sono oggettivi, la montagna non ne può più.

  37. Il grande equivoco nasce dall’esigenza collettiva da pecore di volere disporre per sé degli stessi luoghi e alla stessa ora. L’articolo si pone per la massa di pecore, ma io credo ottimisticamente che l’umanità sia composta pure da elementi pensanti e con capacità di scelta.
    Vivo nel mezzo delle Dolomiti, ai piedi del gruppo del Sella e molto raramente mi trovo a dover fare code o in luoghi fastidiosamente affollati. Ovvio che cerco di dribblare suddette situazioni con tutti i mezzi leciti possibili ma, siccome non sono un genio, invito chi vede il problema come irrisolvibile se non cono stato di polizia, a sforzarsi di andare un minimo controcorrente per ritrovarsi anche a Ferragosto o a Natale in luoghi tranquilli. Anche se famosi e solitamente affollati.

  38. Per il 95% di cui parlo mi riferisco a come Carlo ha trovato la malga, non ovviamente i parcheggi precedenti 🙂

  39. Credo che almeno chi ha un po’ di cultura di montagna, formatasi dalla frequentazione caiana e non, dovrebbe cercare di trovare altre zone da frequentare ed esplorare. Il 95% delle nostre montagne si presenta come le ha trovate Carlo Barbolini.
    A partire dall’autunno scorso, per motivi pratici, ho fatto una quindicina di percorsi nel basso Appennino modenese e reggiano, non trovando anima viva o quasi. 

  40. Breve storia: nell’agosto del 2018 volevo fare un lavoro di sistemazione della massicciata sottostante al bivacco Marco Dal Bianco al Passo Ombretta (Marmolada)a conclusione di lunghi lavori di manutenzione straordinaria che avevo fatto l’anno prima. L’idea era di andare al rif Contrin in mtb e poi a piedi fino al bivacco, fare il lavoro, dormire lì e rientrare il mattino successivo. La mia compagna ed io partiamo da casa (Tesino) e, infilati nella val di Fiemme e poi Fassa, dopo due ore di coda, alla partenza per il rifugio in tutta la zona non riusciamo a trovare un parcheggio nemmeno a pagamento. Ok cambio di programma: si va a Malga Ciapela e su a piedi fino al bivacco passando dal rif Falier. La situazione parcheggio è analoga e abbandoniamo l’idea. Basta! Torniamo a casa. In realtà andiamo ad una Malga relativamente vicino a casa dove gli unici esseri viventi visibili sono 2 cavalli e 4 mucche al pascolo. Passiamo la notte e la mattina rientriamo. Non c’è ombra di essere umano. 
    Morale della storia: oramai, secondo me, la situazione nelle zone più sfruttate e antropizzate è irreversibile, ci sono troppi interessi in gioco. Cerchiamo, dove possibile, di mantenere questi luoghi più naturali possibile, lottiamo per quelli.
    Non ho messo volutamente il nome della malga…. 

  41. Sul temo vero, affollamento e monti. certo non mi fa piacere vedere una coda chilometrica che so, al Pordoi o al Sella. Certo che la funivia nuova e capiente scarica persone lassù (scegliete voi dove). Però… Scommetto che il 90% degli attuali “puristi” si è preso le sue belle funivie per evitare ore e ore di avvicinamenti. Scommetto che ha usato la sua auto per attivare sotto il Ciavazes o Bianco appunto. ma ora che lo fanno tanti (tantissimi) non va più bene. Poi tanto in Brenta le file ci sono ugualmente ed è tutta gente che è salita a piedi. A Venezia, checché ne diciate, se non avessero i turisti non avrebbero accumulato montagne di euro (ovvio il turista di massa fa schifo, ma paga; però nessuno mai parla della speculazione edilizia sui palazzi nobili che ha fatto levitare i prezzi in città…). Per cui, umile opinione, lasciamo il numero chiuso agli Uffizi (ché tanto più di un tot di persone non ci stanno comunque…). E, sinceramente, se i romagnoli non avessero inventato Rimini e dintorni, migliaia di famiglie non avrebbero mai visto il mare… Ho paura che, al di là delle problematiche reali, ci sia sempre una vena di snobbismo di chi va in montagna non da “turista”…

  42. Davvero non capisco, sto diventando un vecchio rimbecillito. I paesi ad alto tasso demografico sono anche quelli più poveri. Ma sono poveri perché depredati dalle società ricche. Il petrolio e i minerali rari, ad esempio. Se magari avessero una misera chance di goderne i frutti, magari farebbero meno figli, con un po’ più di benessere. In fondo anche da noi neanche tanto tempo fa si facevano decine di figli perché erano braccia per lavorare i campi. Il bisogno faceva fare figli. Ma magari sono solo mie congetture da anziano che è un po’ svanito…

  43. ADDENDA
     
    Visto che Alessandro non mi ha ancora rimproverato di essere fuori tema, e approfittando della sua pazienza, aggiungo quanto segue: con la pandemia e con la crisi economica, in Italia ci siamo avviati sulla strada della povertà e dell’ingiustizia sociale sempre piú spinta: i ricchi stanno diventando piú ricchi e i poveri stanno aumentando di numero.
    Tremo al pensiero di ciò che sarà con la guerra in Ucraina, una guerra su cui stanno soffiando molti governi occidentali. Tra questi pure il nostro, con un tale che comanda benché non abbia mai avuto un solo voto dal popolo italiano. E la chiamano democrazia!
    … … …
    E ora mi lego la lingua.

  44. Daniele, ti invito a vedere questo angosciante documentario. Poi riflettiamo se sia mai possibile alleviare le sofferenze di queste moltitudini sterminate di poveri disgraziati continuando a procreare sei o sette figli per donna. Per me, al contrario, la loro vita peggiorerà sempre di piú.
    Comunque tutti sono ovviamente liberi di scegliere. E ciascuno Stato ha il diritto di decidere la propria politica demografica.
    https://youtu.be/gEr_djuSyus
    … … …
    Con il mio commento non intendevo altro che quanto ho appena scritto – niente di piú e niente di meno – perché mi è insopportabile che al mondo esista chi nuota nell’oro e chi affoga tra le lacrime. 
     
    P.S. Forse è meno inquietante se ritorniamo a discutere dei problemi delle Dolomiti: troppa gente in vacanza.

  45. E’ vero, in un dibattito bisogna esprimere con argomentazioni puntuali e chiare la propria contrarietà di opinione, ma la leggerezza con la quale presenti le tue tesi per la soluzione dei problemi degli ultimi mi ha lasciato senza parole. Perdonami.

  46. Al numero 52 potete godervi un’acuta argomentazione.
    … … …
    Daniele si rivela pensatore originale, capace di esprimere le proprie tesi in modo logico e brillante, ribattendo e ragionando: “No, Bertoncelli, non va bene ciò che hai scritto. Ti sei sbagliato in questo punto, in quello e pure in quest’altro. E i motivi sono i seguenti: punto 1, punto 2, punto 3, ecc.”.
    Ecco, Daniele, cosí ti avrei voluto, senza battute da osteria. E avremmo potuto discuterne: ciascuno illustra le sue idee, ascolta quelle dell’altro, ci riflette sopra, obietta o concorda, e cosí via.
    … … …
    “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.
    Come vedi, anch’io ora mi sono spiegato con te ricorrendo a una citazione. Il suo autore fu leggerissimamente piú colto di Guccini.
    Il quale Guccini si inventò quella battuta, con cui tu credi di argomentare, solo perché, da “profeta”, non tollerava la minima critica musicale. Amen.

  47. ” Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre lo sapete un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate”
    L’avvelenata di Francesco Guccini in risposta al commento 46. Grande cantautore e profeta.

  48. Albert farei la firma a quello che dici. 
    Ma non è così se guardi i numeri impossibili da reggere in certi siti delicati  e quanto crescano a dismisura come dice Crovella da meta’ 90 barra 2000  coincidente con l avvento della condivisone(virtuale ovviamente) i tanti registi da go-pro regalano   si  pantofole e divano ma anche numeri in crescendo non solo agli albergo/rifugio  e a tutto il giokificio ma anche al CNSAS…purtroppo.

  49. 48)per assurdo..ci si guardano i filmati postati da altri e si sta a casa col climatizzatore in funzione, che inquina sempre meno di trasferte con  mezzi inquinanti . Si va veramente una tantum.
     

  50. In montagna ci sono perio di “vacche grasse” ed altri di “vacche magre”…sperando che ci sia un saldo positivo. Se qualcuno ha idee per assicurare un’ affluenza costante che dia gli stessi risultati…o anche meglio… dovrebbe modificare i  tempi delle ferie nazionali ed estere e della settimana lavorativa . Dagli inserti e spot si capisce che ogni zona regionale  cerca di racimolare clienti per se stessa e persino nella stessa regione , ogni comprensorio o valle o parco poi si fa la sua campagna particolare.

  51. Invece di chiudere i passi urge ” chiudere/limitare ” you tube e i filmati ,una volta super 8 e dia non facevano danni…ora invece tutti a postare l impresa e a emulare per mettere il timbro del gia fatto o visto.
    Sanj

  52. Il fenomeno planetario della demografia ingovernabile (e che invece dovrebbe essere governato, altrimenti ci penserà la Natura – vedi pandemie, inondazioni, eruzioni vulcaniche, siccità, carestie ecc ecc ecc, cui noi umani aggiungiamo guerre insensate e altri misfatti) è un tema più vasto e non ha attinenza diretta con l’aumento dell’accesso antropico alle nostre montagne negli ultimi 25 anni.
    L’aumento intollerabile della frequentazione umana sulle Alpi NON dipende dalla dinamica demografica mondiale. Il fenomeno ha iniziato a palesarsi a metà degli anni ’90, è esploso dopo il 2000. Ecco perché parlo degli ultimi 25 anni (circa). La popolazione italiana non è aumentata (anzi, forse è diminuita) negli ultimi 25 anni, credo anche quella europea. Quindi non è fondata la correlazione del tipo “c’è più gente sulle nostre montagne, perché siamo di più in assoluto”. Il fenomeno ha altre origini. Si tratta della conseguenza di interessi economici, dai produttori di materiali e attrezzature varie, ai vari soggetti coinvolti economicamente, fino ad una modifica ideologica, per cui l’andar in montagna è diventato uno sport. Chi pratica uno sport non ha tempo da perdere. Non è disposto (pur avendone le capacità tecniche e atletiche) a sobbarcarsi lunghi avvicinamenti, bivacchi sulla morena, pernottamenti disagevoli, incertezze sulla via (schiodata, per cui 1 devi avere il senso dell’itinerario e 2 ti devi mettere protezioni e soste), incognite sulla discesa, discese in ogni caso lunghe e sfinenti… Chi vede la montagna come uno “sportificio”, invece, ha una fretta del diavolo. Deve arrivare in auto (o con impianti ecc) il più vicino possibile alla parete, fare la via tutta già bella preparata (=spittata alla perfezione), dove “tira” il 9z, scendere in fretta e senza rischi… Ha fretta perché in città ha altri impegni, un aperitivo, una cena, un cinema… I tempi collaterali e le varie “scomodità” della montagna, quelle che io invoco, cozzano contro questa mentalità. Alla fine si dedicherebbe ad un altro sport… Ecco perché una montagna “scomoda, scabra, spartana” farebbe selezione in automatico. Per maggiori approfondimenti sulla mia linea di pensiero “più montagna per pochi”, vedi i relativi interventi su questo Blog:
     https://gognablog.sherpa-gate.com/piu-montagna-per-pochi-1/
    https://gognablog.sherpa-gate.com/piu-montagna-per-pochi-2/
     
    Ora, però, il tema del giorno è leggermente diverso (seppur collegato): riguarda l’ineluttabilità del numero chiuso anche in montagna, parziale (cioè limitato a zone ben definite) o addirittura generalizzato (es: ognuno ha un tot di uscite all’anno). Se non troviamo un modello che scremi l’accesso umano, non stupitevi se fra poco si diffonderà il numero chiuso imposto. In giro lo stiamo vedendo sempre di più: spiagge sarde, accesso a città d’arte (a Venezia pare metteranno i tornelli!), ecc. Alcuni esempi in montagna ci sono già stati, es normale francese al Bianco. Le Dolomiti in estate rigurgitano di umani: avete stillato, solo pochi giorni fa, contro le moto sui passi dolomitici. Si arriverà a chiudere i passi al traffico, ma non solo ai motociclisti rumorosi, bensì a tutti: quindi per arrampicare occorrerà salire a piedi dal fondovalle… La realtà non sta forse dimostrando che si “deve” andare in quella direzione? E allora tanto vale “governare” il fenomeno, rendendo scomoda la montagna, il che farà selezione naturale. In tal modo, forse, eviteremo il numero chiuso. 
     
    La differenza fra le due fattispecie non è irrilevante. Se si attua la selezione naturale attraverso il rendere più scomode le montagna, chi ama davvero le montagna ci andrà lo stesso, perché per lui è addirittura una gioia partire dal fondovalle a piedi. Se invece lasciamo andare la situazione al limite e arriverà il numero chiuso imposto, questo meccanismo colpirà tutti indistintamente. Quindi non lamentatevi, quando accadrà.
     

  53. La riduzione della popolazione in un Paese sovrappopolato, specialmente se povero, è benefica soprattutto per i suoi abitanti, non per il resto del mondo.
    Significa meno miseria, meno sfacelo sociale, meno degrado ambientale, meno abbrutimento, meno sofferenze, meno fame. Le risorse naturali possono essere suddivise per un numero inferiore di persone, pertanto con una quota pro capite superiore. Il risultato finale sarà una vita meno miserabile, piú degna di essere vissuta. Tutto ciò riguarda – lo ripeto – gli abitanti del Paese specifico, non altri.
     
    Naturalmente quel Paese è però libero di seguire la politica demografica che preferisce. Se intende triplicare la sua popolazione è libero di farlo, in linea di diritto.
     
    Tuttavia siano chiari due punti:
    1) Quel Paese non venga poi a piangere miseria per motivi derivanti dalla sovrappopolazione.
    2) La popolazione di quel Paese non pretenda poi di invadere gli altri Paesi del mondo, quei Paesi che invece hanno seguito una politica demografica di riduzione della popolazione.
     

  54. Gallese. Anche ai parroci di campagna in Seminario da giovani furono raccontate antiche storie, che la vacillante memoria fa riemergere ogni tanto nelle notti insonni della ragione. Poi Eco era mandrogno e abitava a Milano nel palazzo di fronte e durante la grande nevicata lo aiutai a spalare la neve dall’auto. Badilanti si nasce e io modestamente lo nacqui. Ai neomalthusiani e ai terminator che vorrebbero sterminare le orde di formichine, auto o motomunite,  che salgano dalle puzzolenti pianure alle terre alte dico solo: rassegnatevi e cercatevi una nicchia. Ci sono come ha detto Bertoncelli. In abbondanza. Gli indigeni non rinunceranno facilmente ad attingere alla cornucopia, dopo generazioni di stenti e di fame. A meno di eventi apocalittici imminenti che dovrebbero precedere la salvezza, di cui peraltro si scrive a partire dal II secolo prima di Cristo. Nell’attesa, che temo sarà ancora lunga, sarebbe meglio cominciare a costruire latrine decenti nei luoghi della movida alpina e pure in quella arrampicatoria. Ciao

  55. Nell’articolo si cita che il blocco del Passo Sella non era andato tanto bene. A me sembrava di si… Quali sono gli elementi che hanno portato a bocciare questa chiusura? Buona giornata a tutti

  56. Benché assolutamente d’accordo sul fatto che si sia troppi, non posso non denunciare l’ipocrisia, l’insensatezza e la pericolosità di chi pensa a soluzione para-colonialiste: “rigido controllo delle nascite nei continenti non occidentalizzati.”
    Considerando per esempio che Congo, Camerun e Senegal hanno una densità di abitanti al km2 molto minore dell’Italia, perché mai dovrebbero limitare la loro popolazione? La stessa Cina, che la sua parte di limitazione della natalità l’ha ben fatta, ha una densità inferiore del 22% rispetto alla nostra: in base a quali considerazioni pretendiamo di essere esentati?
    Per non parlare dell’impatto pro capite sull’ambiente, che è davvero imparagonabile… 

  57. Se in certe zone c’e’ l’ammasso di Gente con picchi stagionali concentrati in pochi periodi, si provveda con dimensionamento   elastico dei servizi vari(parcheggi, bagni  mobili, bidoni raccolta differenziata resa piu’ frequente ), terminato il picco, si riportano i servizi nei  magazzini, si chiudono i parcheggi temporanei. Alla gente piace anche  la folla o non puo’ evitarla, chi sa come fare, sceglie la meta piu’ solitaria e silenziosa o il periodo vacanze meno “di massa.” Ad esempio  se i bagni di un rifugio  o ristorante o bar non possono essere aumentati di numero, almeno si possono pulire piu’ frequentemente..ma..gia’, manca il personale stagionale che accetti tali umili lavoretti…o un contratto con ditta  pulizie  o svuotamento bidoni e’ rigidamente programmato.

  58. Commento off topic per Pasini: ti intendi di apocalittica giudaica? Mi sa che sei molto più di un badilante 😉

  59. Se la “gente”, ovvero quella parte dell’umano che non siamo noi ma un generico altro,  non potrà andare in montagna poco male, andrà altrove. Ma quale è l’altrove che potrà essere massacrato dalla “gente”? 

  60. Bertoncelli. Hai fatto un accostamento immondo e blasfemo. Io sono un povero badilante di origini ossolane. Eco era un mostro di erudizione alessandrina (era nato infatti ad Alessandria nel basso Piemonte)  e non usò quel termine a caso. Dal significato in greco (svelare cose nascoste) alla tradizione antichissima precristiana della letteratura apocalittica in ambiente giudaico. Io non amo i link e penso che i linkatori seriali uccideranno il blog (questo è il mio lato “apocalittico”, perché tutti ne abbiamo uno) ma se vuoi approfondire il tema affascinante ecco un link utile. È una storia vecchia che si ripete nei secoli in forme di diverse così quella della Salvezza e della Redenzione.Cerea.
    https://www.treccani.it/enciclopedia/letteratura-apocalittica_%28Enciclopedia-Italiana%29/

  61. Carlo, eliminando la funivia del Monte Bianco gli alpinisti in zona si ridurrebbero del 95%. Anzi, del 99%. Forse addirittura del 99,9%.
    Pertanto concordo sullo smantellamento.
     
    N.B. Per renderti edotto del mio integralismo alpinistico e ambientale, assai piú talebano del tuo, ti basti sapere che in gioventú ero deciso a salire lo Sperone della Brenva direttamente da La Palud, risalendo il Ghiacciaio della Brenva e pernottando al vecchio Bivacco della Brenva. 
    Naturalmente con conclusione sulla vetta del Bianco. Altrimenti non valeva.

  62. Estendendo le riflessioni oltre il tema specifico dell’articolo, ripropongo quanto ho gia’esposto in altre occasioni. Per contenere la tematica demografica, in generale, ci sono solo due ipotesi. O i carri armati di Putin estesi a tutto il pianeta o un rigido controllo delle nascite nei continenti non occidentalizzati. Un solo figlio per coppia potrebbe ridurre la curva demografica (un figlio al posto di due genitori), certo in tempi medio-lunghi. Siccome non accadrà per una miriade di motivi, o quanto meno non accadrà in un orizzonte temporale significativo per la mia frequentazione della montagna, io mi accontento di una minor antropizzazione sui nostri monti, ottenibile in tempi brevi. Per ottenere ciò, o mettiamo un numero chiuso o rendiamo la montagna più scomoda. Per esempio senza la funivia per il Torino, gli arrampicatori sui Saltelli del Tacul si ridurrebbero drasticamente: per salire al Torino a piedi ci vogliono 3-4 ore circa. Basta questo per scremare la folla. Se non accettiamo ciò, la montagna soffochera’.

  63. Roberto, ma allora apocalittico non è piú soltanto lessico pasiniano, ma addirittura eco-pasiniano.
     
    P.S. Ho accostato il tuo nome a quello di Eco. Ti sei commosso? 😉😉😉

  64. Roberto, immagino il casino visto che le vecchie generazioni di poltronari son quasi estinte. Ma la domanda provocatoria sull’Auronzo rimane valida. Ha il monopolio dell’acceso privato al parcheggio e dei costi assurdi (anche la bottiglietta d’acqua che il camion scarica direttamente nel magazzino). Dal 2021 poi il diritto al parcheggio, pagato, non vale più 24 ore dall’entrata, ma scade alle ore 24.00 dello stesso giorno, quindi poi di ripaga… E’ come quando il CAI centrale dice basta alle ferrate e le Sezioni continuano a farne nuove senza che nessuno gli dica nulla… Purtroppo, il CAI è -ancora- un Ente parastatale…

  65. Vegetti. Ho letto che l’elezione è stata un casino. Con risultati risicati del vincitore e dimissioni dei due vice, con pericolo di commissariamento. Bene. C’è vita su Marte. Qualcosa si muove. Sarebbe il momento giusto per incalzare giornalisticamente la presidenza. Ps. Apocalittici e integrati non è una dicotomia ma una “scala di atteggiamento” direbbe uno psicologo sociale. Le ragioni del posizionamento degli individui sulla scala (a volte variabile nel tempo) sono un affare complicato e a volte molto personale. 

  66. Solo questo: provate a dire al CAI di togliere la denominazione di rifugio (e le facilitazioni annesse) al Rifugio Auronzo… 

  67. Bertoncelli. Cfr : Umberto Eco, Apocalittici e integrati, Milano,Bompiani, 1964. Un piccolo classico, nel suo genere, dell’antropoligia culturale (e umana aggiungerei modestamente io). 

  68. A una lettura rapida e non approfondita, mi pare che i dati riportati da Humlum (che peraltro e più un naturalista/geografo/geologo che un fisico) provino che il riscaldamento globale è ben in atto…

  69. Lorenzo, grazie per il tuo riferimento all’intervista sull’Afghanistan. Mi pareva di averla letta in passato, ma non ne ero sicuro; l’altro giorno ho tentato di trovarla, senza riuscirci. Ora mi gusterò la lettura.
     
    P.S. Anche se mi capita di non condividere alcune tue tesi – ma altre sí – per me tu NON sei apocalittico! Quello è lessico pasiniano, al quale ho attinto per stare allo scherzo. 😁😁😁

  70. L’apocalittico è tale soltanto per chi non traguarda la realtà dalla sua prospettiva. La questione non è reciproca in quanto per arrivare al punto di mira apocalittico si è già passati dai precedenti, in ognuno dei quali si sgomita per le bribiole lasciate cadere dal tavolo di chi pasteggia. Per uno sguardo generale a partire dal clima: https://www.databaseitalia.it/la-malvagita-della-menzogna-del-riscaldamento-globale/
    Il giornalista sa che preparare un’intervista richiede un impegno che ora non può permettersi (e temo, anche Alessandro). Ringrazio per il credito. Speriamo altri raccolgano lo spunto di Roberto.
    L’alpinista e guida alpina ogni tanto ha detto qualcosa. succederà ancora.
    Il viaggiatore ha recentemente parlato qui del libro sul viaggio afghano (vedi https://gognablog.sherpa-gate.com/essere-terra/).

  71. Bertoncelli. Tempo fa parlai dei tre Merli facendo una sintesi e usando il numero magico. Uno e trino. Vecchia storia sempre buona….si parva licet….ciao adesso ho da fare. Dissi e salvai la mia anima (ne dubito fortemente). 

  72. @Parmeggiani. “Provaci ancora Sam” . D’altra parte “What else?” diceva George nella famosa pubblicità del caffè. Si può sempre cantare a squarciagola “ sul fosco fin del secolo morente già spunta l’alba minacciosamente del di’ fatale e urla col suo schianto redentore la dinamite” ma la dinamite è passata di moda, anche in ambiente Apuano.  

  73. Il problema dei problemi è stato evidenziato con grande semplicità da Fabio Bertoncelli (N. 17): siamo in 8 miliardi a contenderci i lembi del nostro pianeta. Tutto lì. Qualcuno dice: ‘In montagna si deve sudare! E’ questo il modo per ridurre le presenze!’. E tutti gli altri dove li mandiamo? Li mandiamo a passare le domeniche in un bar, seduti davanti a una slot machine? Purtroppo la risoluzione del problema sarebbe una drastica riduzione della popolazione, ma questo richiederebbe intelligenza e soprattutto un enorme coraggio. Guardandomi intorno non mi pare che ci sia né l’una né l’altro. Quando leggo che i nostri illuminati esperti lamentano il ‘disastro’ delle cosiddette culle vuote in Italia e non degnano di una parola l’insensato aumento delle nascite nei paesi del terzo mondo, allora la sensazione della nostra generale mancanza di intelligenza da sensazione diventa una certezza.

  74. Che cosa sono i tre Merlo? 😂😂😂
     
    E poi i merli sono almeno quattro: 1) l’apocalittico (che però, oltre al pregio raro di porre dubbi, qualche ragione ce l’ha!); 2) il giornalista e intervistatore; 3) l’alpinista e guida alpina (di cui non sappiamo nulla); 4) il viaggiatore (di cui non sappiamo nulla).
    … … …
    Lorenzo, se non ti decidi a scrivere di te, alla fine noi del GognaBlog perderemo un patrimonio di potenziali racconti di vita, che per tutti sarebbero certamente una piacevole lettura e per qualcuno potrebbero perfino essere uno stimolo per mollare gli ormeggi e navigare oltre le Colonne d’Ercole di un’esistenza banale. Augh, ho detto!

  75. @Pasini
    L’intervista “live” mi ricorda molto le “consultazioni in streaming” promosse dai M5S… non hanno fatto una gran strada…

  76. Anzi. Io proporrei di fare l’intervista live. Non so se tecnicamente possibile ma magari appoggiandosi ad altre piattaforme. Anche per rinnovare un po’ il formato del blog che, detto con tutto il rispetto, sta diventando un po’ vecchiotto e ripetitivo. Un po’ come noi, del resto. C’è bisogno di aria fresca anche nei formati. 

  77. per me va benissimo. Facciamola questa intervista al neo presidente e sentiamo quale sono le sue proposte , quale sarà la sua politica. Ma che non sia quella della barca pari, del politichese.
    Io sono caiano dal 1979 e penso di aver dato tanto al CAI.  Ma comincio ad essere infastidito da certo politichese e ripeto non ho bisogno del CAI per andare in montagna. E come me penso molti altri.
    In montagna ci voglio andare da persona libera e non perchè mi autorizza qualcuno. Le regole di rispetto ci devono essere ma devono essere dentro di noi. Quindi facciamola finita con la politica della fruibilità portando le comodità della citta in montagna. Che il CAI s’impegni in iniziative di cultura, di consapevolezza.

  78. Benassi. Questo blog non sarà cosi numeroso come il Cai, ma rappresenta comunque un’area significativa del mondo montagnardo e annovera tra i suoi autori e frequentatori anche degli influencer di prestigio  (come si dice oggi 😀). Per quello ho proposto di “incantonare” con un’intervista non paraculica il nuovo Presidente. Potrebbe farla anche uno dei tre Merlo (ovviamente non l’apocalittico  ma il giornalista bravo a fare interviste 😀). 

  79. Dagli albergatori della Val di Fassa e di Riccione lasciamo che vadano le orde: lí  l’ambiente è stato snaturato proprio a loro uso e consumo. Che godano ad ammassarsi come gregge!

    tranquillo FABIO è da un pò di anni che lo sto facendo.
     
    Pasini, non è solo un grido di dolore è una RIBELLIONE.
    C’è da ribellarsi. Se se c’è chi mette ci sarà chi toglie. E se il CAI non prenderà posizione contro queste iniziative, non la finirà con  la politica della fruibilità a tutti i costi e a tenere la barca pari con certi ambienti. Ci sarà da  strappare la tessera. Non abbiamo bisogno del CAI per andare in montagna. Invece il CAI ha bisogno di noi. Quindi che si dia una regolata ed apra gli occhi.

  80. Sulla Terra vivono otto miliardi di esseri umani. In Italia vivono sessanta milioni di esseri umani.
    La sovrappopolazione è causa di tanti problemi: folla, mancanza di spazi, inquinamento, carenza di energia. E soprattutto degrado ambientale, degrado sociale, povertà e fame in innumerevoli Paesi disgraziati: vita insopportabile.
    … … …
    Una delle prime questioni da risolvere è proprio la sovrappopolazione.
    Però in Italia non esiste politica demografica: si lascia tutto al caso. Attualmente ci troviamo a vivere in un Paese molto sovrappopolato ma con natalità bassissima. È assurdo! La popolazione in Italia va sí fortemente ridotta, ma in un arco di tempo tale da non provocare sconquassi o catastrofi: decenni e decenni, forse un secolo o piú.
    Invece in molte parti della Terra si continua a generare quattro, cinque, sei, sette, otto figli per donna. Se l’uomo non provvederà, lo farà madre natura a suo modo: l’apocalisse.
    … … …
    In quanto alle Dolomiti, se vi piace l’ambiente della Riviera Adriatica potete continuare a frequentarle. Altrimenti visitatele in giugno o in ottobre, ma escludendo i fine settimana. Oppure, ancor meglio, andate nelle Alpi Marittime: vi aspettano a braccia aperte con tutto il loro fascino e la solitudine. E cosí le Alpi Cozie, le Alpi Orobie, le Alpi Breonie, le Alpi Aurine, le Alpi Passirie, le Alpi Carniche, le Alpi Giulie, ecc. ecc. Beninteso, oltre a piú di mille chilometri d’Appennino.
    Dagli albergatori della Val di Fassa e di Riccione lasciamo che vadano le orde: lí  l’ambiente è stato snaturato proprio a loro uso e consumo. Che godano ad ammassarsi come gregge!

  81. Benassi. Comprendo e condivido il tuo grido di dolore. Ma purtroppo il mondo non si cambia solo con le grida. Non ci sono scorciatoie. Ci vuole anche pazienza, tenacia e sopportazione per cambiare gli orientamenti delle persone e quindi i loro comportamenti. Che si abbia o meno fiducia nel CAI è irrilevante. Tra iscritti e indotto questa associazione coinvolge più o meno un mezzo milione di persone. Può dunque avere un peso sulle cose che riguardano l’ambiente montano. Esattamente come i parlamentari eletti nelle regioni alpine. Se uno ha lo stomaco troppo sensibile gli conviene prendere un Malox o lasciar perdere la faticosa costruzione del cambiamento, giorno per giorno, consenso dopo consenso. È come arrampicare e tu lo sai bene. Avere chiara la linea di salita, ma poi passaggio dopo passaggio, a volte anche facendo qualche compromesso e tirando un chiodo per venirne fuori. 

  82. Una gran selezione viene fatta dai costi impianti di risalita. Con qualche bonus sconto  simbolico di pochi euro agli anziani  over n , con  n crescente secondo dati demografici,o ai “gruppi famiglia”, baby ecc . Comunque l’anziano frequentatore conosce  i posti piu’affollati e sceglie mete appartate, orari mattinieri   e sentieri poco battuti( fatto salvo che non si incontrino bikers che scendono a rotta di collo e niente campanello, al massimo stridio di freni improvviso).Poi non  è da escludersi che alcuni turisti cerchino proprio  la folla,” l’ammoina”, la confusione stanchi da periodi  di eccessiva calma e silenzio…e non escludiamo re-incontri e aggregazione casuale  di combriccole di simpatici estranei.Una volta, attorno a bivacco Minazio  e prati adiacenti affollati e chiassosi, estrassi dallo zaino una guida Tamari della zona.Mi si avvicinò con aria da sprovveduto un signore   che si atteggiava a imbranato , chiedeva i nomi delle cime, quale fosse il piu’ adattos carpone, zaino ecc. ecc..Iniziammo una chiaccherata , scoprimmo di avere una sintonia e terminammo il percorso assieme.Poi scoprii che il burlone si  palesò come l’autore della guida, Gabriele Franceschini.

  83. ma di quale decenza di confronto democratico si parla!?!?!
    Hanno, vogliono e continuano a riempire la montagna di infrastrutture e questo è DECENTE !!!
    Qui c’è stato un  “confronto democratico” ? No tutto è imposto dai draghi del fast food economico.
    Il  CAI….
    Nel  CAI non ho NESSUNA fiducia !!

  84. Proposta. È stato eletto il nuovo presidente del CAI. Perché Gogna o chi per lui non gli fa un’intervista da pubblicare sul blog, dura e pura, senza sconti, su temi chiave come questo? Visto il peso del CAI sarebbe interessante anche per i non caiani. E poi le responsabilità sono comunque individuali e bisogna chiedere alle persone che hanno ruoli pubblici di metterci la faccia. Una per una. Un piccolo passo, ma importante per contribuire alla decenza del confronto democratico. 

  85. 9@ Caro Alessandro, giusto una provocazione nemmeno intesa a  suscitare una reazione. Mi e’ parso dal ‘commento della redazione ‘  un certo assecondamento alle tesi espresse da Locatelli, da li’ il mio accomunarti agli altri soggetti. Prendo atto di avere sbagliato bersaglio  e me ne scuso. Cordialmente 

  86. Il numero chiuso è una assurdità. Ma è altrettanto assurdo fare ore di fila per arrivare a parcheggiare in un luogo dove ci sono migliaia di persone solo per dire “ci sono stato”. Meglio girare la macchina e andare altrove. E da questo punto di vista, per una volta sono d’accordo con Crovella: meno facilitazioni per raggiungere un luogo, meno persone. Anche perché spesso le persone che arrivano in quel luogo “facilitate” ne hanno anche meno rispetto.

  87. L’overtourism riguarda i paesi e le strade prima ancora che i rifugi e le cime e quindi non si risolve auspicando una “montagna che fa sudare”. Il fatto è che albergatori e affittanti Airbnb, così come, maestri di sci, negozianti e ristoratori sognano il pienone di turisti massa a patto che questi ultimi spendano. E i turisti massa che affollano gli “stabilimenti” balneari italiani o che vanno al lago di Braies o a farsi i selfie sulle demenziali panchinone sono felici di avere intorno migliaia di loro simili. Gli unici a cui danno fastidio i casi crescenti di over tourism sono i residenti, in montagna come a Venezia… Alla prenotazione si arriverà così come si è arrivati alle strisce gialle dei parcheggi riservati ai residenti. Il problema sarà come controllare gli accessi, ma questo lo vedremo più avanti… 
     
     

  88. Commento #7. Caro Mario, francamente non capisco perché mi accomuni a SAT, Regione e Locatelli. Di solito apprezzo le tue “provocazioni”, ma mi sembra che stavolta tu abbia davvero sbagliato bersaglio. In nove anni di GognaBlog puoi fare una ricerca (tipo “numero chiuso”): ti sfido a trovare anche un solo riferimento dal quale si possa evincere una mia personale simpatia per ciò che di solito scade in un brutale esercizio di potere, ipocrisia e stupidità.

  89. “Più montagna per pochi”. Il numero chiuso in Italia non è accettato, perché vige il principio del “diritto” di ciascuno di fare quello che vuole. Diritto che oggi cozza con la tutela dell’ambiente, sottoposto ad una pressione antropica che lo massacra. Allora rendiamo la montagna più severa, più scabra, più spartana. In sintesi: meno strade, meno impianti, meno rifugi, meno sentieri, meno indicazioni, meno tacche colorate, meno spit, meno ferrate ecc ecc ecc. Vuoi andare in montagna? Te la devi sudare. Non solo fisicamente, ma concettualmente. Devi trovarti la strada, devi saperti arrangiare, devi bivaccare, devi avere le provviste con te, devi saper tornare giù da solo ecc ecc ecc. (Nota: a ben vedere, sono queste le “cose” che  costituiscono il “vero” valore dell’andar in montagna: quindi prenderemmo pure due piccioni con una fava). In ogni caso,. a queste condizioni, quanti andrebbero ancora in montagna? Certamente una bella fetta si dedicherebbe ad altra attività. Sfoltiremmo le fila senza imporre dei formali divieti, che scatenano solo le irate proteste dei “costituzionalisti”.

  90. E chi sara’ a decretare che il tal passo, la tale ferrata o la tale via (parete) non sono piu’ frequentabili liberamente ? Sara’ Locatelli oppure la Regione autonoma , la Sat oppure Gogna oppure tutti insieme ? Gli educatori quando si montano la testa amano essere dalla parte giusta della scrivania dove amabilmente si arrogano il diritto di decretare sulla liberta’ degli altri. La ‘ esperienza deludente’ e’ il giusto grimaldello con cui scardinare il diritto altrui Lo facciamo per il bene di tutti, cosi’ come per il bene di tutti si possono abbattere gli orsi dopo averli prima voluti e poi molestati… Paga e vaffanculo…sei in Trentino.   

  91. MA VAFFANCULO!!!
    Avete e state riempiendo la montagna di infrastrutture, impianti, funivie che vomitano in quota centinaia di persone, strade, piste, alberghi. Avete voluto una  montagna fruibile a tutti facilmente. Avete portato i vizi della città in montagna.    E ora volete chiudere, limitare.
    Quale sarà la discriminante all’accesso??
    Cosa volete fare, una montagna elitaria?
    aristocratica? 
    per quelli che hanno i soldi?
    Come giustamente dice Gallese, siete in MALAFEDE.

  92. In zona dolomitica di moda…prima quindicina di luglio  tranquilla e con modesta frequentazione, tranne week end con code in  entrata ed uscita dal lunga valle.
    Ad un  bar assisto ad una chiaccherata tra gestore del bar ristorante ed un altro paesano gestore di albergo..”ciao !oggi ho poco tempo, devo andare  a mettere in andamento l’albergo, domani  inizia la seconda quindicina ,arrivano tutti quei rompiballe…!Infatti poi molti dirottano le prenotazioni dove c’e’ un’accoglienza, vera o recitata ad arte, piu’ ruffiana,e apparentemente piu’ esclusiva da “ricchi”, dove si vantano di prenotazioni esaurite da mesi e mesi.Un obbiettivo ambito e’ avere i clienti fidelizzati che confermano da un anno al successivo, cosi’ si esce dalla percentuale o iscrizione dovuta ai siti  gestori di prenotazione.

  93. “La tendenza  è quella di riservare il difetto agli altri“Questo è atteggiamento  che si è sviluppato assieme al turismo.Il Turista vorrebbe essere l’esclusivo, unico frequentante e prova fastidio per gli altri turisti. Invece quanti di turismo campano vorrebbero sempre il pieno che tuttavia confina con il super saturo e l’intasamento. Come per la pubblicità di auto…si propone il modello visivo “soli con una strada” tutta a disposizione “che punta a paesaggi da favola. Si stigmatizza il mordi e fuggi, ma se si prenota e programma e poi si incappa in giornate di tempo perturbato? si passa in coda per altri turni? gia’ e’ uno stress per prenotare visite mediche, dichiarazione redditi, consulenze in banca, dentista e parrucchiere..Invece un’occhiata al meteo o a webcam o a catene montane ( vedi il  fenomeno dello STRAVEDAMENTO  da Venezia e pianura circostante) e si decide di partire, vada come vada se altri avranno la stessa idea. Chi conosce l’ambiente potrebbe scegliere i posti segreti meno affollati.Per soggiorni invece piu’ prolungati..ormai vige la pernotazione online con tanto di periodi rossi o verdi segnati su calendario.Poi   i periodi di pienone dipendono anch da vacanze scolastiche,lavoro e riti nazionali. C’e’ chi si e’ visto arrivare un sms in periodo ferragostano, con zaino pronto:”abbiamo ricevuto un consistente ordinativo..o facciamo fronte con rientri vostri o si…chiude!”poi le ferie verranno recuperate in periodo aturistico

  94. Per un sistema basato sul consumo, l’affollamento è un valore.
    Ragolamenti da centro commerciale, chiusure, discriminazioni, selezioni, esclusioni ne sono impliciti.
    Il tempo libero come diritto, il lavoro come obbligo, la natura come campo di gioco dimostrano la concezione materialistica del mondo, della realtà, della società.
    Esprimono un misero livello di saggezza e creatività.
    Giriamo nel gorgo sempre più veloci, qualunque aggiustamento non ci sottrarrà dall’abisso.

  95. Sono stati gli stessi amministratori e politici di quel territorio a rincorrere per decenni i grandi numeri turistici. Investimenti, pubblicità, impatti ambientali, tutto in nome del turismo, del numero di presenze che deve aumentare ogni anno. Adesso che il risultato è finalmente raggiunto ci si accorge che i numeri non sono tutto, anzi possono addirittura creare problemi.
     
    Mi sembra troppo facile e ipocrita scaricare la “colpa” sul turista e bom. Il modello culturale di turismo che è stato proposto e auspicato è stato purtroppo questo, non sorprendiamoci. Forse dovrebbero essere gli stessi fautori del turismificio a fare il primo passo? E non intendo a proporre false limitazioni che tutelano il numero e hanno scarsi risultati, ma cominciando a diffondere l’idea di un turismo più sostenibile e attento.
     
    Sarò prevenuto ma la vedo dura, il turismificio dolomitico è talmente mastodontico che per stare in piedi ha bisogno di grandi numeri. Non credo sentiremo mai uscire dalla bocca degli amministratori frasi come “dobbiamo ridurre la presenza dei turisti”, al massimo “al tal passo di domenica si va in bus”. Altrimenti non mi spiego perché nel 2022 si continuino a proporre ampliamenti e potenziamenti degli impianti di risalita. Se le funivie sono sempre più grosse perché sorprendersi che troppa gente le usa?
     
    Per una vallata presa d’assalto ce ne sono dieci ignorate dai flussi turistici. Forse questo il punto su cui lavorare? Fornire al turista gli strumenti per apprezzare le Alpi in senso lato e non lasciarsi abbindolare dall’ultima pubblicità di grido. Lo so, è fantascienza, se non altro perché non so davvero chi si potrebbe fare portatore di un messaggio simile. Gli squali non lasciano scampo.

  96. Le tesi sostenute in questo scritto evidenziano un problema, ma propongono modelli che evidenziano altrettanta ignoranza di chi le propone, benché un guru. Al punto da farmi sospettare una malafede sorridente per gli ignavi. 
    Nel mio piccolo (sono lontanissimo dall’essere un guru ricco di master in comunicazione) sono un professionista della comunicazione scientifica e  ambientale in ambito museale e un mediocre alpinista però con 35 anni di esperienza in ogni ambiente naturale (tranne il deserto e la foresta pluviale).
    E sostengo, con umile cognizione di causa, che le premesse delle tesi scritte sono stronzate in malafede.

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