Bla bla bla – 2

Di altri termini così abusati, nei discorsi sul turismo in montagna, che anche basta!

Bla bla bla – 2
di Luca Rota
(pubblicato su lucarota.com il 3 dicembre 2025)

A seguito della puntata precedente qualche giorno fa, nella quale ho elencato alcuni termini talmente usati e abusati, nei testi e nei discorsi sul turismo in montagna e su cose affini, che parecchia gente proprio non ne può più di sentirli, numerosi amici (che ringrazio di cuore) ne hanno evidenziati altri parimenti sfruttati e consumati al punto che, oltre a diventare quasi irritanti, la loro stessa accezione ordinaria sfuma, perde senso, si storce, devia, si ribalta… Come rimarcavo nel precedente articolo, questo abuso di parole e formule – spesso ad mentula canis – è la manifestazione di un evidente impoverimento lessicale nella comunicazione a scopi turistici e similari, che la standardizza verso un livello sempre più basso, funzionale al mercato massificato e al consumismo dei luoghi (in fondo, ciò che conta unicamente per i promotori di questi modelli di frequentazione turistica), e di contro del tutto antitetica alla narrazione delle valenze paesaggistiche, naturali, ambientali e culturali dei luoghi soggetti, loro malgrado, a quel lessico impoverito ma pure ai loro visitatori, nella cui percezione di quei luoghi si creano cortocircuiti disorientanti e parecchio dannosi.

Ecco, per dire…

E se invece si tornasse a raccontare i territori turistici in modi lessicalmente “normali”, senza slogan, luoghi troppo comuni, frasi fatte, banalità, termini abusati, iperboli assurde e quant’altro di linguisticamente opinabile, cercando di raccontare ciò che il loro paesaggio sa offrire, invece di quello che vi si può acquistare?

Secondo me, se così si facesse, un po’ di problematiche che caratterizzano in negativo il turismo contemporaneo si risolverebbero rapidamente.

Comunque, eccovi un’altra “bella” (si fa per dire) infornata di terminologie e formule abusate, con l’invito sempre valido di segnalarne ancora altri e le vostre relative considerazioni, così da creare un piccolo antivocabolario turistico, tanto ironico quanto emblematico e utile:

  • Experience: ma quanto abbiamo vissuto male e ci siamo persi, noi che fino a qualche tempo fa in montagna vivevamo “esperienze”? Che fortunati, invece, i gitanti di oggi che si godono le experience! Come? Dite che sono la stessa cosa? Be’, una differenza sostanziale c’è: l’esperienza la si vive e acquisisce gratuitamente, della “experience” si può godere solo se si compra e paga. È tutta un’altra cosa, in effetti.
  • Green: questo termine è un po’ la versione anglofona di “sostenibilità”, utilizzato ad mentula canis quando si voglia far credere che una cosa sia ambientalmente equilibrata senza prendersi la briga di specificare come lo sia e perché. Infatti sorge il dubbio che il termine nasconda un sottile inganno, che in realtà non sia “green” ma grin, che in inglese significa (anche) “sorriso enigmatico”, “sogghigno”. Come di uno che vi stia prendendo in giro, ecco.
E ancora…
  • Caleidoscopio di colori: temo sia la combinazione cromatica che assume il paesaggio nello sguardo di uno che abbia assunto allucinogeni. Se osservate un paesaggio e trovate che la gamma di colori risulti armoniosamente conforme al territorio e alle sue peculiarità geografiche o antropiche e non si manifesti in strutture simmetriche caleidoscopiche (appunto), beh… provate ad assumere allucinogeni, ecco!
  • Natura incontaminata: sono state trovate microplastiche e altre sostanze contaminanti persino sulla vetta dell’Everest e in Antartide, il che – purtroppo – rende la definizione ormai priva di senso reale e credibilità. Infatti, chi la usa nel lessico turistico spesso sta fingendo che alcune aree naturali siano “incontaminate” per poterle così contaminare al pari delle altre.
  • Chilometro zero: in origine i prodotti così definiti erano quelli che si acquistavano presso l’azienda agricola del paese, oggi invece si ha l’impressione che tale formula stia subendo la stessa sorte di «Prodotto in Italia» per la quale basta che qualcosa venga confezionato entro i confini nazionali per essere definito così, anche se viene prodotto dall’altra parte del mondo. O forse si riferisce ai beni trasportati con veicoli acquistati a “km zero”?
E ancora, e ancora…
  • Adrenalinico: fa il paio con “mozzafiato” e visto come l’adrenalina, in quanto neurotrasmettitore provoca effetti come l’accelerazione della frequenza cardiaca, l’aumento della pressione sanguigna e la dilatazione delle vie aeree, se qualcuno dovesse vivere «un’esperienza adrenalinica» in un «paesaggio mozzafiato» spero per lui che vi sia un medico nelle vicinanze. E con lui uno psicoterapeuta che, dopo la rianimazione, gli faccia capire che godere del paesaggio con maggior calma e serenità non è affatto una colpa, anzi.
  • Borgo abbarbicato: in effetti se un borgo è situato su un versante montuoso, spesso è “abbarbicato”, una peculiarità che peraltro, in un paese con diffusi dissesti idrogeologici come l’Italia, non è esattamente qualcosa da vantare a cuor leggero. Ma poi, sopra quale grado di pendenza del monte il borgo diventa “abbarbicato” invece che esser semplicemente situato su un pendio?
  • Inclusivo: è un termine certamente affascinante, questo, se non fosse che di frequente chi lo usa in certi contesti o per determinati ambiti non aggiunge chi o cosa possano e debbano includere. Con la sensazione che, in tali casi, il termine venga utilizzato con un’accezione paradossalmente esclusiva.
  • Splendida cornice: a volte ci si trova di fronte a certi dipinti, racchiusi in cornici notevoli, la cui qualità artistica è così discutibile che inevitabilmente si pensa: be’, vale più la cornice del quadro! Ecco: i paesaggi naturali pregevoli, come quelli frequentati dal turismo, di “valore” invece ne hanno così tanto che a nessuno verrebbe in mente di racchiuderli in una pur «splendida cornice», eccetto a quelli che invece non sanno coglierne e apprezzarne realmente la bellezza e, evidentemente, li considerano solo merce da agghindare e vendere.
  • Terra di contrasti: ecco un’altra di quelle formule suggestive e accattivanti che descrivono “qualcosa”, ma nessuno capisce bene cosa. Con il risultato che, quando viene così usata al punto di diventare abusata, i veri «contrasti» che evidenzia sono tra le specificità della “terra” in questione e la turistificazione omologante che le viene imposta, a partire dalla banalità del lessico utilizzato.

Questo è quanto, per ora. Converrete che c’è di che ridere, riflettere, inquietarsi, inorridire… fate voi.

Ribadisco il mio grazie di cuore agli amici che hanno segnalato i termini e le definizioni i cui miei commenti avete appena letto: Maurizio BriniGiovanni GrosskopfPeter HoogstadenCesare MartinatoEttore Pettinaroli.

Bla bla bla – 2 ultima modifica: 2025-12-19T05:21:00+01:00 da GognaBlog

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37 pensieri su “Bla bla bla – 2”

  1. Sono nuova in questo blog, ma tutta questa discussione mi ricorda tanto quello che alcuni anni fa Mauro Corona ( grande amico del Gogna) disse alla Bianchina Berlinguer. Poi fu temporaneamente allontanato dalla rai, ma subito riammesso. Il suo peccato era molto veniale e riparabile con un Ave, un Pater, un Gloria.
    Si mi ricorda tanto quelle sue parole!

  2. Caro Ratnam, a te che appari così virtuale ti basterebbe proprio poco per scoprire che non sei vicino alla verità. 
    Poi, il fatto che qui ci concediamo chiacchiere da bar (qualcuno come te con lo scudo di un nomignolo) non significa che il rispetto vada messo da parte. 

  3. Grazia quanto sussiego! Mi ricorda quelle madamigelle che nei rifugi si lamentano che di notte i maschi russano e flatuleggiano. 
     
     

  4. Lupo, ti sono grata per i tuoi riguardi. 
    Questo spazio creato da Alessandro Gogna è caro a qualcuno di noi ed è un peccato vederlo oltraggiare. 
    In un altro articolo si parlava di montagna sacra e, a mio avviso, sarebbe bello che questo concetto si traslasse anche nel quotidiano, rispettando se stessi e gli spazi, più o meno virtuali, che si vivono.
    È un po’ come se un ballerino entrasse danzando nel campo durante una partita di calcio: credo si solleverebbe una rivolta! 
     
    Eli Cottero, i montanari la tazza di tè (in italiano si scrive così) imparano a tenerla ben salda, a volte anche con entrambe le mani, se serve per scaldarsi! 

  5. Grazia, che consigli di fare quando nel forum si raggiungono simili livelli di schifezza?

  6. Ribadisco che si scrivesse con il proprio nome si eviterebbe di leggere tanti commenti poco civili.

  7. Sarebbe interessante che Rota ci facesse qualche esempio di retorica pertinente alla narrazione della montagna.

  8. Trovo questa puntata del Gognablog piuttosto spassosa. Ci vuole!
    Per il tema aggiungerei, anche se si tratta di espressioni meno problematiche ma troppo scontate ed enfatizzate, un posto unico, un luogo in cui arte, storia e natura si incontrano. 
    Eli Cottero, ha detto bene, numero di scarpe e non tipo di scarpe, che ormai sono per maschi, femmine, trans, lesbiche, gay, bisex, queer, intersessuali, asessuati, non binari, non di -.

  9. Torniamo all’origine?
    La “location”, riesce meglio nel parlato, la “lochescion”.

  10. Quando ho letto “Elisabetta” ho riso ancora più a lungo!
    Ragazzi, almeno Luca Rota ci mette il suo nome e scrive sempre di temi attuali e, a tratti, pure scottanti, visto che fa denuncia. 
    Passiamo a un altro articolo?

  11. Ratman, oramai tra: maschi, femmine, trans, lesbiche, gay, bisex, queer, intersessuali, asessuati, non binari, riesco giusto a sapere che numero ho di scarpe, non di +.
    Si vede che non sei mai andato a messa, quella del porco è famosa lì.
    Rantolo frignoso mi sembra appropriato.

  12. Cottero sei maschio non ci freghi.
    Simpatica quella del porco.
    Per il resto:
    Giada l’ha detta chiara e diretta.
    Grazia: con una signora non si discute.
    L’estensore del post indugia senza accorgersene ma compiacendosi nelle modalità linguistiche che critica: anche lui e un burocrate del rantolo frignoso.
     
     
     

  13. Certo che a pseudonimi facciamo a gara! Eli Cottero mi ha fatto ridere per mezz’ora e pure i commenti di Fabio Bertoncelli, che ringrazio per la sua presenza nel blog!

  14. “Bertoncelli: tu 5 anni fa davi la tua solidarietà a Speranza, Burioni, Bassetti e company. Sai che valore ha la tua solidarietà!!!”
     
    Droghe pesanti oggi, eh? Non esagerare, perché poi le allucinazioni ti fanno precipitare dall’elicottero.

  15. Bertoncelli: tu 5 anni fa davi la tua solidarietà a Speranza, Burioni, Bassetti e company. Sai che valore ha la tua solidarietà!!!
    Come si legge nei Proverbi 11:22 del Vecchio Testamento: “come un anello d’oro al naso di un porco.” 

  16. Non ho la più pallida idea di chi sia Luca Rota e quindi nemmeno della coerenza del suo essere con il suo dire, ma quello che dice mi pare più che condivisibile ed espresso molto bene.
    Non altrettanto temo di quello a cui girano le pale.

  17. Le parole del prode anonimo Eli Cottero tracimano di livore. 
    La mia solidarietà a Luca Rota. 

  18. Gentili Giada e Matteo,
    Luca Rota vive di quello che condanna. Senza il bla,bla, bla sarebbe un uomo morto, costretto a chiedere l’euro del carrello fuori dai supermercati

  19. In un contesto in cui tutto (persone comprese) è merce, non stupisce che il linguaggio usato sia quello del peggiore market(t)ing.

  20. In un contesto in cui la “montagna” si è trasformata in uno squallido circo equestre, non c’è da stupirsi che il lessico utilizzato sia del genere “bla bla bla”

  21. P.S.: peraltro, la notazione:
     
    “se qualcuno dovesse vivere «un’esperienza adrenalinica» in un «paesaggio mozzafiato» spero per lui che vi sia un medico nelle vicinanze”
     
    merita da sola un’ovazione! 🙂

  22. Giada, a me pare che la tua lamentazione circa la mancanza di pars costruens sia un po’ pretestuosa, visto che Rota scrive”
     
    E se invece si tornasse a raccontare i territori turistici in modi lessicalmente “normali”, senza slogan
     
    Comunque accusare di lamentarsi ma non avere proposte o alternative chi evidenzia mancanze. problemi o criticità, mi pare che spesso sia solo un metodo comodo ed abusato per non voler prendere in considerazione o peggio per negare.
    Credo invece che dovrebbe essere ringraziato, perché evidenziare quello che non va è il primo passo per porre rimedio e migliorare.

  23. Caro Ratman,
    con l.utilizzo dei termini come quelli elencati nell’articolo non si evince il pensiero fella decrescita (che non ha bisogno di aggiungere e trasformare, se mai togliere), ma solo una volontà di gettare fumo negli occhi.
    No comment sulla frase finale, che peraltro non si lega con l’articolo.

  24. Sullo sfondo di questi articoli c’è il pensiero della Decrescita.
    Il fatto che tale pensiero abbia gran seguito in paesi ricchi dice qualcosa sul suo velleitarismo: esprime la fantasia di una vita arcadica, rurale, bucolica, con i benefici ormai irrinunciabili di un welfare tutto capitalistico, sanità in primis.
    Dottore ho un cancro: guardi questa tisana tarassaco melissa fiori di Bach la salverà, forse

  25. L’autore ha ragione: il declino industriale del nostro paese ha sviluppato una economia di risulta: il turismo.
    Relitti del boom economico, i paesi montani già svuotati dall’inquinamento produttivo, tentavano di sopravvivere come possono: vedendosi.
    Certo che la loro narrazione romantica potrebbe soddisfare anime sensibili, certo.
    Però sarebbe un po come se una una escort invece che foto ammiccanti promuovesse la sua laurea e umanità. 

  26. Gentile Luca Rota, La invito a fornire un lessico adatto alle esigenze della montagna e del movimento dei forestieri che esuli dai termini abusati che Lei e i Suoi lettori avete sapientemente elencato. 
    La pars destruens mi pare colma. Ora forse potreste adoperarVi alla pars construens. 
    Da parte mia, sono i contenuti ad avere rilevanza che, ad esempio, il bilanciamento fra esigenze della popolazione, delle attività economiche e del rispetto dell’ecosistema si chiami sostenibilità o altro poco mi interessa. L’importante sarebbe l’azione conseguente. 

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