Risposta al Collegio Guide Alpine Liguria
di Riccardo Innocenti
Al Presidente del Collegio Guide Alpine Liguria, Lorenzo Cavanna
c/o Sede Comunale, Via Pertica,29 – 17024 Finale Ligure (SV)
collegioguidealpineliguria@pec-legal.it
e p.c.
Al Presidente del Collegio Nazionale Guide Alpine Italiane Martino Peterlongo
Via E. Petrella, 19 20124 Milano
segreteria@guidealpine. it guidealpine@mypec .eu
ASD Pennavalley
pennavalley@gmail .com
Riferimento A (vedi parte 1 del presente post): lettera del Collegio Regionale Guide Alpine Liguria Prot. Int. N.198_22 del 16 marzo 2022 con oggetto: Vs proposta di accompagnamento in affidamento – esperienza di arrampicata su roccia rivolta ai vostri associati – diffida.

Egregi Signori,
con la lettera in riferimento A) il Presidente pro tempore del Collegio Regionale Guide Alpine Liguria ha espresso una serie di considerazioni sulle attività associative della ASD Pennavalley.
Le considerazioni espresse non sono condivisibili.
Per una corretta comprensione della tematica vi prego di tenere presente le considerazioni che seguono.
Premetto che l’ASD Pennavalley è regolarmente costituita nelle forme di legge ed è iscritta nel registro nazionale del CONI per il tramite dell’Unione Sportiva ACLI quale Ente Nazionale di Promozione Sportiva riconosciuto dal CONI (Allegato n. 1 certificato di iscrizione nel Registro Nazionale del CONI).
Con provvedimento del 14 febbraio 2017 il CONI ha aggiornato l’elenco degli sport di propria competenza ed in particolare delle Elenco delle discipline sportive ammissibili per l’iscrizione al Registro delle Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche (1) (Allegato n. 2).
L’elenco permette di individuare le discipline sportive che il CONI ritiene di sua esclusiva competenza nonché di attribuire dei codici univoci che ne permettono l’identificazione al fine dell’iscrizione delle ASD/SSD nel Registro Nazionale del CONI. “Il Registro è lo strumento che il Consiglio Nazionale del CONI ha istituito per confermare definitivamente ‘il riconoscimento ai fini sportivi’ alle associazioni/società sportive dilettantistiche, già affiliate alle Federazioni Sportive Nazionali, alle Discipline Sportive Associate ed agli Enti di Promozione Sportiva.
Le associazioni/società iscritte al Registro saranno inserite nell’elenco che il CONI, ogni anno, deve trasmettere ai sensi della normativa vigente, al Ministero delle Finanze – Agenzia delle Entrate ” (2).
Tra le oltre 380 discipline incluse nell’elenco figurano:
– L’Alpinismo id. AB001
– L’Alpinismo (Skyrunning) id. AB002
– La corsa in montagna id. AF003
– Il Trail id. AF007
– Lo Scialpinismo id. CU004
– L’Arrampicata Sportiva su roccia (Boulder, Lead) id. AD002
– L’Arrampicata Sportiva su strutture artificiali (Boulder, Speed, Lead) id. AD003
– La Mountain Bike id. AX008
L’ASD Pennavalley, nell’iscrizione al Registro Nazionale del CONI ha dichiarato di svolgere quale attività associativa le predette discipline sportive. In particolare l’Arrampicata Sportiva su roccia (Boulder, Lead) codice identificativo CONI AD002.
L’ASD Pennavalley ha fatto partecipare suoi soci ai regolari percorsi formativi che questo Ente Nazionale di Promozione Sportiva ha organizzato per la qualificazione di tecnici nazionali riconosciuti dal CONI. Alcuni soci della ASD Pennavalley hanno concluso positivamente il corso per Istruttori/Tecnici Nazionali di Arrampicata Sportiva e risultano regolarmente iscritti nell’Albo Nazionale di questo Ente.
Gli Istruttori/Tecnici Nazionali regolarmente iscritti all’Albo Nazionale di questo Ente possono operare all’interno delle realtà sportive che risultano essere regolarmente iscritte nel Registro Nazionale delle Associazioni e Società sportive dilettantistiche del CONI – attraverso l’USacli – e che abbiano indicata come attività, all’interno del registro, una delle discipline seguite dalla USN Sport di Montagna. Gli istruttori in possesso di regolare titolo abilitativo che operano presso ASD e SSD, regolarmente iscritte nel Registro nazionale del CONI, possono godere dei benefici previsti dalle norme agevolative dell’art. 67 del TUIR e percepire fino a 10.000,00 euro annui nel regime fiscale più favorevole previsto per lo sport dilettantistico.
Le attività della ASD Pennavalley sono rivolte esclusivamente ai soci e rispettano tutte le norme vigenti in tema di svolgimento delle attività sociali e quelle del diritto sportivo in tema di promozione sportiva.
La promozione dello sport è il fine primario dell’USacli, quale Ente Nazionale di Promozione Sportiva riconosciuto dal CONI.
La promozione degli sport è il motivo per cui sono stati indette le attività sportiva oggetto della diffida in riferimento A). L’attività di arrampicata sportiva su roccia è pienamente legittimata dall’appartenenza al sistema sportivo che fa riferimento al CONI.
Codesto Collegio, nel formulare le proprie considerazioni, non ha tenuto assolutamente in conto che le Guide Alpine e gli Istruttori/Tecnici nazionali riferibili al CONI sono regolati, e tutelati, da due discipline completamente diverse che hanno piena legittimità di coesistenza reciproca.
Le norme che regolano e tutelano la professione di Guida Alpina appartengono alle norme a tutela delle professioni “turistiche”. Le norme che regolano e tutelano gli Istruttori/Tecnici nazionali fanno parte del diritto “sportivo”.
Per un’analisi approfondita sulla differenza tra i due ambiti giuridici assai diversi, ma pienamente legittimi nella propria diversità, vi rimando alla lettura del “parere proveritate” dell’Avv. Antonella Loconte (Allegato n. 3).
Il parere conferma la piena legittimità della ASD Pennavalley, inserita nell’organigramma al pari di altre molteplici discipline sportive, nell’EPS USacli riconosciuto e legittimato dal CONI e dal diritto sportivo Italiano (3).
Il mondo dello Sport è regolato e tutelato da leggi chiare. Il complesso normativo regola tutti gli sport e quindi anche quelli della montagna, in quanto ricompresi tra quelli nell’Allegato n. 2. Gli sport della montagna sono, sia ontologicamente che lessicalmente, completamente diversi dalle professioni turistiche che si svolgono in montagna.
Due ambiti e due corpi normativi diversi.
Questo Ente aveva già interessato il Collegio Nazionale Guide alpine Italiane con la lettera in Allegato n. 4: relativa a considerazioni simili espresse dal Collegio regionale Guide Alpine Piemonte. A questo documento si rimanda per ogni ulteriore considerazione da noi già svolta.
In relazione alla lettera in riferimento A) si rileva e si precisa che:
– la qualificazione di un reato penale spetta alla Magistratura e non al Presidente di un Collegio Regionale delle Guide Alpine;
– a fronte di numerose denunce penali che i Collegi nazionali e/o regionali delle Guide Alpine hanno proposto nel tempo si annovera una sola condanna, con reato peraltro successivamente caduto in prescrizione e riferita ad un episodio del 2004 non tutelato dalle norme del diritto sportivo, mentre tutte le altre denunce risultano archiviate.
– ogni ulteriore interferenza nell’attività sociale della ASD Pennavalley e, in genere, di tutte le ASD affiliate alla US ACLI, tramite comunicazioni infondate come quella di cui in oggetto, sarà ritenuta lesiva della dignità delle associazioni e di questo Ente Nazionale di Promozione Sportiva.
Si auspica, pertanto, la ripresa di un corretto comportamento da parte di Codesto Collegio Regionale nella ferma convinzione che gli ambiti di azione delle Guide Alpine (tutelati dalla legislazione turistica) e delle Associazioni e Società Sportive riferibili al CONI (tutelati dalla legislazione sportiva) sono diversi e la vostra pretesa di svolgere in esclusiva alcune attività è del tutto infondata.
Roma, 25 marzo 2022
Il Responsabile della USN Montagna Riccardo Innocenti
Note
(1) L’elenco delle Discipline è consultabile al link: urly.it/3my-3
(2) Tratto dal sito https://www.coni.it/it/registro-societa-sportive.html
(3) https://www.usacli.it/discipline/
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@Teo: infatti, a livello personale, mi pento e mi dolgo di non aver ancora messo le mani sulla NO e su tante altre pareti da sogno. Rimedierò quanto prima! 🙂
Letto il commento n. 5 e visto il commento n. 94, si concede parola all’imputato Cominetti. Sappia egli che, in difetto di difesa, sarà condannato a inventarsi altra battuta, almeno pari a quella del presunto plagio.
Augh! Cosí ho deciso in nome del popolo del GognaBlog. 😉😉😉
Però il Philipp rimane il Philipp:))
mi permetto solo di evidenziare una cosa -banale- che rischia di perdersi nella discussione: è il Cai stesso che richiede ai propri istruttori di avere una costante attività alpinistica, riconoscendone il valore primario per trasmettere passione ed esperienza. Pena -in casi estremi ma non troppo- la perdita del titolo. Istruttori E alpinisti (sempre della domenica, ca va sans dire).
Sotto questo profilo non solo quindi non sono d’accordo con l’opinione di Crovella (legittimo che ne abbia una diversa), ma nemmeno con la rappresentazione che fa dell’istituzione, partendo da una visione parziale delle norme. Il quadro generale deve tenere ben presente anche i requisiti richiesti ai titolati e qualificati (istruttori) e gli aggiornamenti dell’attività svolta.
Aggiungo: lo stesso Cai sta spendendo molto tempo nell’ammodernamento della didattica, avendo ben compreso che il linguaggio verbale veicola una minima parte del messaggio. Affinché quindi la “lezione” venga ben sviluppata, è quantomai necessario che chi istruisce abbia solide competenze in ambiente e anche un certo livello tecnico, in modo che anche solo con i propri gesti e atteggiamenti possa insegnare.
Mi si permetta però una concessione: “hai fatto il Philipp-Flam?” era una domanda tanto in voga negli anni ’80 forse (io non li ho vissuti da alpinista, ci sono solo nato), come riporta anche il Di Bari nel suo bellissimo libro (“Il fuoco dell’anima” S-T-U-P-E-N-D-O!!)… utilizzarlo ancora oggi come metro di paragone lascia un po’ il tempo che trova…
In chiusura un accenno a chi lamentava l’assenza del casco in falesia: non ho modo di ripescare le carte, ma almeno al corso da istruttore regionale che ho fatto io veniva insegnato di portarlo. Nel mio piccolo, cerco di portarlo anche nell’attività personale, oltre che in quella “istituzionale”. Giusto l’appunto sollevato, che però deve evidenziare più una carenza delle persone che non dell’istituzione (la quale ne ha ben altre).
@ Francesco al 94. Se la battuta al 5 non è di Cominetti, allora non mi fa ridere.
ARIDAGLIE continui a non capire.
Non è che rendo conto a te, anche se il tuo animo dittatoriale lo vorrebbe. Mi sto solo confrontando con te. Confronto di idee, di concetti.
Ragionare di alpinismo durante un corso non vuol dire mettere in pericolo la vita delle persone. Stai sereno io sono un istruttore prudente, te l’ho premesso: ” nel rispetto delle regole, della prudenza e della salvaguardia dell’allievo e dell’istruttore (che viene davanti a tutto)” . Mica voglio finire in galera. Però non si possono tagliare le ali al pulcino che vorrebbe spiccare il volo. Le basi per farlo bisogna dargliele. E chi meglio lo può fare se non la persona che ha esperienza!! Che ha un vissuto alpinistico.
Se un allievo , magari intraprendente, mi fa una domanda sull’alpinismo solitario (cosa a me capitata diverse volte durante i corsi) , cosa gli dovrei rispondere che in montagna da soli NON ci si và!! Non si fa!!
E’ una balla!! L’alpinismo solitario esiste . E’ scritto lui libri, su internet.
Gli dovrò rispondere che è una pratica molto seria, molto rischiosa, che va praticata con maturità, preparazione e coscenza e che non è per tutti. Ma non gli posso dire che NON va fatto. E comunue gli dirò anche che l’alpinismo solitario, con tutti i suoi pericoli, è una delle forme più belle per praticare la montagna.
Con chi me la dovrei vedere…??? Scusa se mi permetto, ma qui mi fai veramente ridere. Poi che a te non te ne frega nulla del prossimo è cosa risaputa.
La battuta nel commento #5 che Cominetti butta là come fosse sua ovviamente non lo è, ma fa figo appropriarsi di frasi altrui senza citare la fonte. L’autore è Marcello Marchesi.
Giustissimo Raffaele e anche di ski alp race, le cosiddette “tutine”
Peraltro è quello che facciamo noi con i nostri tecnici in collaborazione con uno sci club affiliato CAI.
E chi ci guadagna non è nessun altro se non lo sport di giovani partecipanti alle attività.
Sono INA del CAI dal 2002, Istruttore dal 1994, e partecipo da tanto tempo ai corsi di arrampicata e di alpinismo della mia scuola, oltre ad andare in falesia e montagna per conto mio. Credo anche io come Massari che per l’arrampicata sportiva l’evoluzione sia ormai in atto, i numeri lo dimostrano e la normativa si adeguerà allo stato di fatto (se già non si è adeguata, come dice Innocenti). E’ vero che una minima parte dei soci CAI arrampica, ma se il CAI non vuole perdere il treno deve adeguarsi. Perchè allora non pensare a creare squadre di giovani arrampicatori sportivi del CAI?
Crovella, ti sei perso dei pezzi… o forse non hai letto bene…
Noi facciamo già tutto; con lo ski alp collaboriamo con il CAI attraverso un suo sci club e abbiamo anche una guida che collabora con noi…
@85-86 Infatti a titolo strettamente personale, da sempre io non vedo bene che il CAI abbia anche i corsi di arrampicata libera o sportiva che dir si voglia. Ho diversi amici, istruttori CAI che si sono infatuati di arrampicata libera e fanno egregiamente l’istruttore in quel settore. I Corsi sono ben fatti e graditi dagli allievi. Ciò nonostante io sostengo che l’arrampicata libera/sportiva NON faccia parte dell’alpinismo, dell’andar in montagna e quindi non dovrebbe rioentrare nell’ambito CAI. E’ uno sport a se stante e quindi il CAI NON dovrebbe occuparsene, così come non si occupa di kayak o si hydrospeed. Ma non sono io che posso decidere, dipende dalle alte sfere.
Però attenzione che fate una gran confusione di concetti, mescolando cose che devono restare separate nei discorsi a tavolino. Non voglio ripetere tutto dall’inizio.
Se il problema è farsi pagare (dalle ASD e, a cascata, per i singoli collaboratori) anche in avvenimenti in ambiente (es falesie naturali), allora entrate in conflitto con le GA, non con il CAI. Ci penseranno le GA a difendersi.
Con il CAI potreste entrare in conflitto se le ASD vogliono andare “oltre” l’arrampicata e organizzare anche uscite di escursionismo, alpinismo, scialpinismo, ancorché gratuite. Per esser legittimati a gestire queste attività (ancorché in regime di volontariato) NON basta esser istruttori FASI, dovete o incamerare istruttori CAI (abilitati alle diverse discipline) o “costruire” la vs struttura didattica, analoga e parallela a quella del CAI, con la differenza che ci metterete almeno 10 anni per averla (e forse non bastano). L’attuale struttura didattica del CAI è il frutto di 70 o 90 anni (a seconda di dove si prende l’inizio) di progressivi miglioramenti. Non è quindi una bazzecola da costruire.
Sul fatto che le ASD si mettano (prospetticamente) a fare uscite in discipline che non siano l’arrampicata, io non m i preoccupo per la concorrenza verso i rispettive attività CAI: siamo ben corazzati e ci fate un baffo! Mi preoccupo per quei poveretti che, ignari, si iscrivono alle vs uscite pensando di affidarsi a esperti delle singole discipline, mentre voi siete esperti esclusivamente di arrampicata. Superare il 6 C non ha niente a che fare con la valutazione del manto nevoso durante una scialpinistica. La mia sensazione invece è che il mondo ASD, conquistato il diritto (a mio avviso infondato) di occuparsi a pagamento anche di arrampicata outdoor, prima o poi si dica: “E perché non estendere la ns attività anche a escursionismo, alpinismo, scialpinismo ecc ecc ecc?” E’ lì che entrate in conflitto con il CAI, sempre ammesso che facciate queste cose gratis (io non ci credo, ma quello è un problema delle GA). Siccome non avete a tiro vostri istruttori abilitati alle varie discipline, “venderete” la competenza degli istruttori FASI come estendibile a tutto il mondo della montagna. Dell’arrampicata libera non mi interesso e quindi non me ne preoccupo, resta il fatto che se in qualche modo vi fate pagare violate l’esclusività prevista per le GA.
Giovannino, ne sono convinto anche io. Anche se credo ci sarebbe spazio per tutti.
Come peraltro, caro Crovella, sta accadendo da qualche anno e probabilmente tu non te ne sei mai accorto e nessun ha mai avuto, come il sottoscritto, nessuna diffida…
Perché non è solo Usacli a fare sport climbing outdoor ma anche FASI e UISP (per ora perché presto ci arriverà anche XEN)
Teo, per me, l’arrampicata sportiva outdoor nel giro di pochi anni e appena questa nuova realtà si sarà consolidata sarà esclusivo appannaggio delle varie ASD UISP, ACLI, FASI e di qualche guida.
Presto ogni palestra avrà i suo tecnico e porterà i propri associati ad arrampicare fuori, come peraltro sta accadendo un po’ dappertutto e nessuno si scandalizza più di tanto…
Non è compito del CAI chiodare le falesie..e allora fammi capire perché il CAI organizza corsi di arrampicata libera, visto che non è nei suoi scopi sociali a questo punto..cosa credi che le falesie nascano chiodate? Però, in virtù dei tuoi Regolamenti e burocrazia varia vorresti vietare a un’associazione che chioda sul territorio (con fatica, sudore, costi, rischi) di diffondere l arrampicata..tu ASD metti i soldi e chioda le falesie che poi arrivano i corsi di arrampicata libera del CAI, che non partecipa alla spesa, a insegnare l arrampicata..se il CAI non cambia negli anni sarà destinato a scomparire o peggio, a rivolgersi solo più a escursionisti ed in effetti sarebbe un gran peccato.
@83 non è a me che devi render conto (per fortuna!): mi limito a sottolineare che, quando dici che “prima di tutto sei un alpinista e poi un istruttore”, in questo sbagli. Nel senso che sei in contrasto con le regole generali del modello didattico CAI. E’ a loro che devi render conto, non a me. Dal mio punto di vista la tua impostazione è sbagliata perché occorre saper cambiare cappello: quando si è in gita privata è legittimo esser “alpinisti”, quando si è in uscita ufficiale è obbligatorio esser “istruttori”. L’alpinista forte è anche un buon istruttore se sa cambiare cappello. Se non ci riesce, non è un buon istruttore. Cmq devi vedertela con gli organi preposti e quindi io non me ne preoccupo più della tua situazione (sinceramente non me ne importa neanche granché). I protocolli sono molto chiari, in un commento precedente ho fatto copia e incolla: basta saper leggere. E’ quel manifesto l’insieme delle regole cui doversi attenere. L’opinione del singolo, a maggior ragione se addirittura nemmeno socio CAI (come afferma Teo di se stesso) è del tutto irrilevante. Concludo con una considerazione generica (senza alcun riferimento personale): un istruttore che continua a permanere nell’organico, ma che sbandiera visioni diverse e addirittura contraddittorie rispetto a quelle della Commissione, è in aperta contraddizione. deve decidere: o si adegua o se ne va.
Per l’84: non fa parte del CAI l’obbligo di chiodare le vie, sia di falesia che di montagna. Meno che mai della componente didattica (=insieme scuole CAI, cioè Commissione, vedi sotto il manifesto). Alcune sezioni lo hanno fatto (in modo locale) e vanno menzionate, così come alcune Guide, sia individualmente che come associazioni locali. Non potete criticare il CAI rinfacciandogli di non aver fatto quello che non tocca a lui fare.
Totalmente d accordo con Benassi. Prima di tutto l istruttore deve essere un esempio, un maestro che ha fatto salite, un certo tipo di salite. Crea curiosità e affiliazione nell’ allievo, e conseguente emulazione. Non basta sapere a memoria 50 manovre per essere un istruttore completo e poi non essere mai andato all Eccles o in Civetta. Parere personale. E ribadisco comunque ampia stima di coloro che spendono il loro tempo nell’insegnare. Ma lo scritto di Crovella è l esempio di quanto è distante il CAI dalla realtà, manifesti, burocrazia, intenti, e poi per chiodare ad esempio le falesie della Val Pennavaire dove anche le Scuole CAI vanno, dobbiamo sperare che ci sia un ASD che faccia il lavoro! Però per chiodare, che è mestiere delicato, vanno bene e nessuno ringrazia, ma per insegnare a scalare..eh no, non sono preparati perché non seguono il protocollo in vigore da 70 anni contenuto nel manifesto programmatico protocollato sotto la supervisione del Presidente, vistato dalla Commissione e pubblicato sul Regolamento. Ma per favore..
te l’ho già detto Crovella.
Prima di essere un istruttore sono l’alpinista Alberto Benassi. Quindi nel rispetto delle regole, della prudenza e della salvaguardia dell’allievo e dell’istruttore (che viene davanti a tutto), ci metto del mio.
Visto l’impegno e il sacrificio che ogni istruttore ci mette, dato che lo si fa a titolo di volontariato, credo che questo spazio personale sia anche dovuto.
@80 accipicchia equivochi sempre su tutto. Scrivo in maiuscolo non per “urlare”, ma quando voglio differenziare il mio intervento da ciò che riporto nello stesso commetto tramite copia e incolla (in questo caso il modello ideologico della CNSASA).
E’ con quel documento che devi fare i conti, non con me. La CNSASA, con diverse evoluzioni, esiste da molto tempo, fin dagli anni ’30, (quindi ben prima dell’84, data da te segnalata come inizio della tua attività da istruttore). Le opinioni dei singoli NON hanno rilevanza rispetto alla regola generale.
Sono talmente tanti, gli istruttori CAI, che se si lasciasse singola libertà interpretativa si finirebbe nell’anarchia più completa. Le regole sono stringenti e valgono per tutti. Sono riassunte nel modello segnalato: ognuno deve confrontarsi con tale modello e, se si riconosce, è ben accetto nella comunità didattica del CAI. Se non si riconosce in tali regole e/o sente stretto il laccio al collo, dovrebbe interrogarsi sulla congruità della sua permanenza all’interno della struttura CAI ed eventualmente farsi da parte.
interessantissimo dibattito tra pretendenti al trono, ma il trono qual è? Ovvero: cosa vuole “la gente” oggi? Da chi è composta la platea di possibili clienti paganti che vogliono avere accesso alla passione verticale, e quale offerta sarebbe adeguata a questi? Ve lo siete chiesti? Credo di no, o non abbastanza, direi… Anziché commentare sui cavilli e controcavilli di leggi inadeguate (che in realtà mettono a nudo il pessimo sistema legale italiano, ormai noto colabrodo a livello mondiale), mi pare si stia perdendo di vista il punto chiave: capire chi è adeguato a fare cosa in una situazione di mutatis mutandis. Io vedo diverse “esigenze”, da quelle classiche a quelle nuove. E avrei anche un paio di spunti interessanti… Partiamo dal classico: io piccolo borghese di Milano in crisi di mezza età voglio fare il monte bianco. Nulla di più facile e ovvio: mi affido a una guida, faccio un eventuale percorso di avvicinamento e poi con l’aitante GA tento la vetta. Pago e ringrazio. Diciamo “guida classica”. Direi che poche sono le discussioni. Poi andiamo nel misto, in tutti i sensi. Voglio imparare a spiccozzare, e posso scegliere se affidarmi a una GA come singolo (costoso ma valido), o un corso fatto dalle varie guide o sezioni cai di un tot di week end in gruppi di pochi. Già più abbordabile, non sto a giudicare. Legalmente tutto tranquillo. Ferrate e canyoning sono invece terreno minato, vorrei non parlare ora (anche perché non mi appassiona e le ferrate le schioderei tutte). Poi ci sono i corsi di arrampicata…. e già qui l’affare si complica, e un po’ di nodi si presentano al pettine. Cos’è l’arrampicata? Uno sport? Un’attività Outdoor? Una disciplina olimpica? Un modo di vivere? Tutte queste cose messe insieme?!? Forse. Vediamo. Se i “clienti” sono una pletora di amici che vogliono divertirsi e provare delle esperienze in falesia, in sicurezza (mio dio, ho detto “sicurezza”?) si prendono una guida che li pascola a dovere e organizza le cose per limitare i danni. Se siamo in palestra… boh? Istruttore FASI? ACLI? GUIDA ALPINA? BABBO NATALE? Dipende!!! Dipende se il cliente in questione vuole imparare a scalare per divertirsi, se vuole imparare le tecniche di sicurezza, se sta facendo fitness che il crossfit è out, o se vuole fare l’8a (o forse il 9a). Per le prime due esigenze chiunque dei sopracitati va bene. per chi invece vuole fare “sport”, eventualmente agonismo, o peggio ancora bambini o ragazzini, nessuno di questi è minimamente titolato, ma neanche da lontano. Le GA devono avere la terza media, gli istruttori fasi e Acli credo neanche quella… Cosa ne sanno di teoria dello sport, di muscoli, di tendini e di crescita? Nulla o poco più. Non lo dico con cattiveria. Ci sono dei signori che si diplomano in scienze motorie che fanno questo di mestiere. Altri un fisioterapia. Poi il vuoto. E dire che c’è il modulo di allenamento o che c’è la pliometria nella dispensa a pag 28 non basta… Nessuno di costoro è preparato per intercettare il pubblico delle palestre dal punto di vista atletico/sportivo. Ed è una delle grandi richieste del 2022 mi pare. Detto questo, come si va incontro alle esigenze dei clienti, quelli veri che esistono e pagano? Parlo di quelli che vogliono fare i Boulder gialli della palestra, magari il campionato regionale o l’8b+, magari solo il 7b, quelli insomma che equivalgono ai dilettanti dei vari sport come calcio o ciclismo, e sono decine di migliaia ormai (i tesserati fasi credo siano ormai 200.000! Sono questi i numeri del business che le varie categorie vorrebbero intercettare)! Infatti le palestre sono il nuovo terreno di conquista, mi pare… La proposta è quella dividere il pubblico in base alle categorie di esigenze, e istituire per gli “atleti”, o appassionati che siano, un “patentino” di autosufficienza nelle manovre. Che sgravi l’allenatore (e ho detto apposta allenatore, non guida o istruttore) dai rischi (legali) dalla parte di sicurezza e lo faccia concentrare solo sulla parte tecnica, muscolare, motoria. Sarebbe ridicolo prendersi una denuncia per abuso di professione se si fa da assicuratori (pagati) a Ondra, ma in Italia sarebbe possibile! Si potrebbe ovviare con la formula che Ondra prende il suo “patentino” di scalatore indipendente e autosufficiente (rilasciato secondo una standard magari europeo da una guida o un ingegnere), l’assicuratore/preparatore atletico pure e via, si procede verso una nuova professione liberi di esprimersi e consci delle proprie responsabilità.
Crovella non urlare scrivendo maiuscolo. Non sono sordo.
Non cerco l’accordo con te siamo troppo lontani. Cerco solo di dire la mia opinione.
Prima di essere un istruttore Cai sono un alpinista che fa la propria attività alpinistica con passione. E’ chiaro che si insegna la manovra fatta come Dio comanda. Ci mancherebbe altro.
Per me la manovra è in funzione della passione e non il contrario.
L’alpinismo si fa con la passione e non con il manuale. Per fare certe ascensioni ci vuole passione, voglia di faticare e di mettersi in gioco. E questo io come istruttore lo dico.
Sono un cattivo istruttore? Può darsi.
PIU’ CHE ACCORDARTI CON ME, DEVI CONFRONTARTI CON L’IMPOISTAZIONE GENERALE CHE LA COMM NAZ (CNSASA) “impone” A TUTTE LE SCUOLE E PER ESTENDISONE A TUTTI GLI ISTRUTTORI.
ANCHE PER INTERESSE DI ALTRI LETTORI, COPIO QUI IL MANIFESTO DELLA STESSA CNSASA, DA CUI SI EVINCE CHE, FRA GLI OBIETTIVI DIDATTICI DEL CAI, NON E’ MINIMAMENTE COMPRESO LO SPECIFICO OBIETIVO DI “CREARE” ALPINISTI FORTI. Essi possono essere una lieta conseguenza, ma non l’obiettivo istituzionale. Parimenti ai fini delle regole didattiche del CAI i parametri su cui si misurano gli istruttori NON sono quelli del proprio CV di pregio. Ne consegue che un alpinista “forte” è ben accetto ma se in primis è un bravo istruttore, non solo perché è “FORTE”. Anzi se l’alpinista è forte, ma (magari proprio per questo, come ho spiegato) non è un buon istruttore, implicitamente si sostiene che è “meglio perderlo che trovarlo”.
MANIEFSTO PROGRAMMATICO DELLA CNSASA
La Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo e Scialpinismo ha lo scopo di promuovere e favorire lo sviluppo dell’Alpinismo, dello Scialpinismo e dell’Arrampicata in tutti i loro aspetti tecnici e culturali, con particolare attenzione ai problemi della prevenzione degli infortuni.
Nell’ambito delle finalità statutarie del Sodalizio e in accordo con gli indirizzi programmatici del Comitato Centrale di Indirizzo e di Controllo orienta, coordina, uniforma e controlla l’attività pratica e didattica delle Scuole di Alpinismo e Scialpinismo e Arrampicata del Club alpino italiano.
Controlla l’attività e cura la formazione e l’aggiornamento degli Istruttori di Alpinismo, Scialpinismo e Arrampicata Libera del Club alpino italiano.
Indirizza tecnicamente e moralmente l’attività Alpinistica, Scialpinistica e di Arrampicata Libera delle Sezioni e dei singoli Soci.
In base all’articolo 2 della legge n.776, 24/12/1985, svolge la propria attività a favore sia dei Soci del CAI sia di altri.
Promuove la pubblicazione di monografie e dispense sia di carattere tecnico che culturale.
Collabora con altri Organi Tecnici Centrali ad iniziative per l’effettuazione di prove di laboratorio e pratiche su attrezzi, materiali e tecniche.
Attua ogni iniziativa che possa favorire la divulgazione delle attività alpinistiche in genere, nel rispetto della sicurezza in montagna.
Su questo sono d’accordo con te. L’istruttore non è li per se stesso, ma per l’allievo.
Se l’istruttore ha un attività personale di buon livello e sopratutto su ogni tipo di terreno, ben venga, perchè può raccontare e trasmettere delle esperienze di ampio raggio. La differenza la fa la persona e non la patacca.
Se muoversi con sicurezza e prevenzione vuol dire inculcare la sicurezza a suon di attrezzature e tecnologia che invade sempre più l’ambiente e le pareti, è un obbiettivo che non condivido.
Il corso deve gettere le basi, le fondamenta da cui partire per una crescita personale, sapendo che ognuno di noi ha dei limiti e che questi limiti si possono spostare con la dovute cautele.
Gli entusiasmi non vanno assopiti.
@76 ha equivocato. E’ sottinteso che c’è anche quella componente che dici tu, nella funzione didattica, e non “solo” le manovrine. Anzi quella che hai espresso tu è forse la componente più importante. Ma anche da questo punto di vista è realisticamente difficile che un alpinista davvero “forte” a titolo personale si auto-limiti a fare l’istruttore: in genere tende a preferire il soddisfacimento individuale anche nell’uscita della scuola e ciò a scapito dell’efficacia verso gli allievi, anche in termini di trasmissione di entusiasmo.
La storia è piena di istruttori che hanno tirato su a forza (a volte montando innumerevoli paranchi, sosta dopo sosta) gli allievi da vie inadatte a questi ultimi, ma a cui gli istruttori non avevano saputo rinunciare quel giorno, proprio perché hanno anteposto il divertimento personale alle esigenze degli allievi. Questi esempi limite sono dei pessimi istruttori, non degli ottimi istruttori.
Quindi NON è in genere l’alpinista fortissimo a titolo personale ad essere un efficace stimolatore. A volte capita, conosco molti casi, ma spesso capita il contrario. Ci vuole un equilibrio molto labile e difficile da ottenere. In ogni caso l’ottimo istruttore ha delle qualità che prescindono dal suo CV personale (come sottintendeva Teo). Non è detto che se uno ha fatto la Walker sia un ottimo istruttore in automatico, anzi. L’esperienza personale da organizzatore di corsi mi ha fatto toccare con mano che, normalmente, se un individuo è “forte” a titolo personale, raramente è davvero un ottimo istruttore, anche sul piano della trasmissione dell’entusiasmo e della passione.
In ogni caso le linee guida della Commissione Nazionale sono ben chiare (vedi i ripetuti manuali pubblicati, i programmi per partecipare ai corsi selettivi, i programmi da attuare nelle scuole e nei corsi-sennò non ti rilasciano il nulla osta, ecc ecc ecc): l’obiettivo del mondo didattico del CAI NON è creare alpinisti di punta, ma alpinisti “medi” che si muovono sempre in sicurezza e prevenzione. Se poi alcuni allievi hanno dei talenti personali e, a titolo individuale, crescono fino ad arrivare a fare la Walker. in loro uscite individuali, tanto meglio. Ma si tratta di casi isolati e NON dell’obiettivo del modello generale della didattica CAI.
sono un istruttore di alpinismo cai dal 1984 e NON sono completamente d’accordo con quanto scritto da Crovella nel precedente intervento.
Vero ai corsi si insegnano le corrette manovre per praticare la montagna e l’arrampicata con (una certa) sicurezza. Ma NON sono d’accordo che questo debba essere il solo spirito e unico scopo di un corso. Lo trovo molto, molto riduttivo.
Un corso e un istruttore oltre alle corrette manovre, che restano fondamentali, dovrebbero trasmettere una cultura della montagne , stimolare una passione, aprire un mondo a chi non lo conosce o lo conosce solo in parte. Un istruttore dovrebbe trasmettere una serenità d’animo a vivere un’ambiente impegnativo e pericoloso. Se è un corso di alpinismo stimolare la passione per l’alpinismo che NON è sapere a memoria la manovrina. La sicurezza non è assoluto non è garantita e questo un istruttore lo deve dire.
@72 mi metto in seconda fila rispetto al parere dell’avvocato “puro”, ma tuttavia (in un’ottica di confronto di idee) ribadisco che:
– Finché non viene aggiornata/sostituita la legge 6/89, non può esser messo in discussione il principio dell’esclusività delle GA a farsi remunerare in attività di montagna.
– Per quanto riguarda accompagnare persone in montagna in un regime di volontariato (quindi GRATIS), ci può stare che il mercato si apra a più soggetti oltre al CAI (anche se non nascondo che a titolo strettamente personale la cosa mi infastidisce).
– Ma il tema chiave è: l’elenco del CONI (che io contesto, perché unilaterale e in contradizione con una legge – cui dovrebbe soccombere – ma finché non viene cancellato è in essere) prevede le attività di montagna per le ASD.
– Però, attenzione, sono le ASD ad essere autorizzate da sto benedetto elenco CONI, e NON gli istruttori FASI in automatico. La distinzione è determinante. Finche la ASD, in base all’attuale situazione, porta i suoi soci in ina falesia monotiro, seppur falesia naturale e outdoor, ci può anche stare che a guardar il gruppo (purché GRATIS) sia un istruttore FASI, in quanto la struttura a monotiri, ancorché naturale e non in cememto (indoor), è di competenza di uno che ha superato i corsi FASI.
– Ma questo non può valere per le altre attività citate dall’elenco CONI: alpinismo, scialpinismo, escirsionismo ecc. A mio parere è lì l’oggetto del contendere anche a livello gratuito con il CAI. Ovvero: vogliono le ASD mettersi a fare gite sociali di escursionismo, alpinismo (es 4000 vie normali), scialpinismo? Lo possono fare (sulla base dell’attuale elenco CONI), ma devono dotarsi di adeguati soggetti accreditati sulle singole discipline. L’istruttore FASI non lo è in automatico.
– Ergo la sensazione è: questo mondo cerca subdolamente di accreditarsi nel’ambiente outdoor, attraverso la pantomima dell’elenco CONI, senza averne i requisiti formali a livello individuale. In più sperano, una volta consolidata questa realtà con gli anni, che la gente non ci faccia più caso e di cavarci qualche soldarello, in barba all’esclusività delle GA. In pratica l’obuiettiv o è infilarsi nell’interstizio attuale fra GA e CAI dicendo agli uni (le GA) che fanno gratis come il CAI (mentre sotto sotto prima o poi fanno saltar fuori del soldini) e agli altri, il CAI, che nel volontariato c’è posto per tutti… (sì, ma occorre esser accreditati sulle singole discipline, anche se si opera gratuitamente). In pratica voglio fare le guide senza dare l’esame da guida, parliamoci chiaro.
– Per questi motivi, io propendo per fare piazza pulita di questa situazione, eradicando il problema alla fonte (cancellare le voci dall’elenco CONI). Le autorità competenti a livello nazionale, sia di GA che del CAI (ecco di cosa dovrebbe occuparsi il candidato presidente e non di dialogare con gli stockholders della montagna (!)), devono agire per far cancellare le voci dall’elenco CONI o almeno per definire con stringentissimi paletti l’attività connessa a tali voci.
– Se le autorità nazionali non agiscono nelle opportune sedi (politiche e giudiziarie), l’esistenza dell’elenco CONI avvalora le attuali tesi del mondo ASD, consolidando una situazione che, giorno dopo giorno, sarà sempre più difficile da correggere/estirpare
@70 apprezzo la concordia con la quale esprimi le tue tesi, ma sulle Scuole CAI sei davvero fuori strada. L’obiettivo delle Scuola CAI è insegnare (agli allievi) un modello, testato nel tempo, su come affrontare la montagna, in sicurezza e prevenzione. Per l’efficacia dell’insegnamento agli allievi, detto modello deve essere recepito e interiorizzato dagli istruttori. Il modello didattico CAI è ormai consolidato da successivi miglioramenti di anno in anno (da almeno 70 anni!) e, soprattutto, è uniforme a livello nazionale. Ovvero un istruttore , che sia piemontese,o friulano o siciliano, insegna sempre lo stesso “modello” di approccio alla montagna. Questo avviene perché i programmi per i corsi di valutazione sono uguali in tutto il territorio nazionale.
Da questo punto di vista la qualità prestazionale del singolo istruttore (ovvero se sa fare il 6c o se ha fatto la Walker, ecc) è del tutto estranea. Anzi per esperienza ti posso dire che chi è un ottimo alpinista (ancorché amatoriale, ovvero dedica solo il tempo libero alla montagna), in genere NON è un ottimo istruttore. Avendo fatto il direttore di Scuole e corsi (anche di alpinismo/escursionismo/canyoning) ho verificato questo per esperienza diretta. Infatti capita spesso che l’ottimo alpinista si diverta solo su alte difficoltà e quindi sia “indisciplinato” a fini didattici, quindi poco efficace. L’ottimo alpinista ha “voglia” di fare il 6c, quel giorno, e non di rompersi le palle a insegnar i nodi a quattro imbranati sul IV grado… QUEST’ULTIMO E’, invece, IL VERO OBIETTIVO DELLE SCUOLE CAI.
le Scuole CAI NON sono “squadre corse” per alpinisti di punta: non sono né l’Accademico, né i Ragni o gli Scoiattoli. Ragionare come ragioni tu, con riferimento alle Scuole CAI, è proprio concettualmente sbagliato.
Nella realtà capita anche che l’ottimo alpinista possa essere un ottimo istruttore (ne conosco alcuni) ma solo se fa un bagno di umiltà (chiamiamolo così) e quel giorno porta si dedica agli allievi, rinunciando al “divertimento” personale. Non è così diffuso questo approccio da parte dei “forti”, anzi. Devo dire che nel mio ruolo di direttore, in passato, mi è capitato di discutere aspramente con istruttori (alpinisti “forti”) su questo tema e in un caso sono addirittura arrivato alla conclusione che quel soggetto era addirittura un elemento negativo per la Scuola, paradossalmente proprio per le sue elevatissime capacità prestazionali, cui non sapeva rinunciare nelle uscite ufficiali. Naturalmente la decisione di escluderlo è stata ratificata dall’assemblea istruttori, che si è rivelata compatta sul tema, a conferma della mentalità e degli obiettivi didattici del CAI. Ovvio che in un quadro metropolitano, con ampia scelta di istruttori, è più facile rinunciare a uno o alcuni istruttori, tanto c’è la fila fuori per entrare in Organico. in altre realtà più piccole è diverso e a volte occorre “mandar giù” le bizze delle prime donne…. Ma gli istruttori che sono in primis “forti” alpinisti/arrampicatori non sono (normalmente) un bene per l’efficacia didattica in montagna.
Per 57: il CAI di Roma, in particolare la sua Scuola Paolo Consiglio, ha spesso finanziato l’attrezzatura di falesie nel Lazio. E credo che non sia un esempio unico.
Ciao a tutti,
mi piace sempre leggere i commenti su questo blog, però a volte vanno un po’ a ruota libera 😀
Senza avere la pretesa di dare una risposta alla “grande domanda” (la legittimità di insegnamento da parte delle ASD di arrampicata e alpinismo: la lettura semplice della L. 6/89 pende dalla parte delle ragioni di Cominetti e delle guide, ma le ragioni presentate dal mondo USACLI sono tutt’altro che “cavilli da azzeccagarbugli”…io faccio l’avvocato e non vedo l’ago della bilancia pendere in maniera così netta su un piatto come vorrebbero alcuni commentatori, ma ammetto di non aver approfondito la questione a lungo pur avendo letto tutto quello -ed è molto- che il blog ha offerto), vorrei offrire alcune precisazioni importanti :
– non vi è dubbio che il legislatore dell’86 volesse affidare un’attività certamente pericolosa a soggetti precisi: un ente pubblico per il lato volontaristico, soggetti iscritti a un albo per il lato professionale. Questo a garanzia di coloro i quali -impreparati- volessero affidarsi ad essi. L’aspetto sportivo tuttavia apre nuovi scenari affascinanti. Ci sono tante discipline sportive pericolose per le quali non sono previsti particolari percorsi formativi a garanzia, altre invece sì (sub, paracadutismo, ecc)… vedremo come si evolverà la questione che a noi preme.
– “il collaboratore sportivo prende fino a 10.000€ di rimborso spese”. Falso. Riceve un compenso per l’attività che svolge presso l’ASD, i cui primi 10.000 euro sono esentasse. E sono loro i primi a chiarire il punto file:///C:/Users/seren/Downloads/5%20IL%20COLLABORATORE%20SPORTIVO%20DILETTANTISTICO%20DELL%E2%80%99USACLI.pdf I rimborsi spese sono altresì previsti (a fronte di giustificativo) ma sono altra cosa.
– per i soci CAI sono altresì previsti rimborsi spese, sempre a fronte di giustificativo. C’è poi da vedere quali sezioni riescono davvero a rimborsare i propri istruttori, i quali non di rado ci (ri)mettono del loro. E comunque anche qui nulla di illegale né di cui scandalizzarsi. Resta comunque volontariato.
– sulla chiodatura (mi riferisco a Teo) non è facile esporsi con interventi ufficiali: servono spalle larghe che molte sezioni non hanno. Però se rileggi certi commenti puoi capire tra le righe come questo non fermi certi volenterosi dal voler comunque contribuire alle spese delle falesie…
– sui paragoni guide/istruttori cai: sono un appassionato istruttore Cai, mi piace studiare manovre ecc… ma bisogna per chiamare le cose col loro nome: le manovre che studiamo e che poi vengono insegnate sono ben poca cosa rispetto al bagaglio tecnico di una guida. C’è una disparità di ore nella formazione palese. Questo non significa che un istruttore cai non sia preparato per fare la propria opera, ma solo ridimensionare gli ambiti.
Gentile Teo. Il problema della chiodatura delle falesie è molto complesso e purtroppo non può essere affrontato come tu pensi e dici. L’esperienza francese lo testimonia. Comunque il CAI fa molto, molto di più che chiodare o richiodare falesie. Spende moltissimo per far crescere la sicurezza di chi frequenta la montagna organizzando corsi a costi ridotti e facendo accurati studi su metodi e materiali. Sarebbe anche auspicabile che tu prima di tranciare giudizi sulle capacità di parecchie centinaia di Istruttori ti informassi adeguatamente. Vedo inoltre che non hai compreso a fondo quello che Crovella ha scritto in alcuni interventi relativi alla funzione delle Scuole ed alla formazione e aggiornamento degli Istruttori. Tuttavia ogni opinione deve essere rispettata soprattutto se posta con educazione come tu hai fatto e pertanto io rispetto la tua.
Nessuna disistima degli istruttori CAI, che svolgono un lavoro encomiabile di volontariato. Dico che non tutti hanno una preparazione così elevata, se ad oggi fai un sondaggio nelle scuole quanti tra IA e INA hanno nel CV almeno 4-5 salite classiche di ampio respiro (es. Pilone, Walker, Philipp Flamm, NE Badile, etc.)? Quanto tra gli istruttori di arrampicata libera hanno il 6c a vista in falesia? L’affiliazione spesso è molto più importante dell’ ortoprassi per trasmettere la passione dell’ alpinismo o della scalata. Non serve sapere a memoria 50 manovre se poi non dai un esempio efficace. E poi il CAI..trovo assurdo che un ente che parla di montagna e alpinismo non stanzi a bilancio, a livello nazionale, un fondo per le chiodature da destinare ad esempio alle sue Scuole di alpinismo in modo che possano sistemare itinerari nelle zone di competenza. Ecco perché guardo con favore a queste ASD che possano portare una ventata di entusiasmo e novità nel nostro piccolo mondo.
@68 due tweet. 1) ammesso che questi tizi siano preparati, lo sono esclusivamente sull’arrampicata, mentre la sensazione è che ci sia intenzione, passetto dopo passetto, di estendersi ad altri campi fino s completare tutte le attività della montagna, vedi elenco CONI che mette voci quali alpinismo, scialpinismo ecc. Questo non va bene: preferisco stroncare sul nascere queste velleità. Gli istruttori FASI si devono limitare al loro campo di azione: io li limiterei alla sola arrampicata su cemento (indoor) e non li farei andare neppure su falesie naturali montoro. Ma cio’che è certo è che sicuramente non possono, istituzionalmente, andare su terreni in quota e/o occuparsi di altre discipline, es scialpinismo. 2) Sulle azioni giuridiche concordo con te. Una bella azione “severa” presso la procura vale più delle inutili raccomandate. Ma io farei di più. Farei un’azione a tenaglia stringente: agire, a livello sia politico che giuridico, sul CONI per obbligarlo a cancellare quelle voci dal suo benedetto elenco. Si stronca il problema alla radice: cancellate le suddette voci dall’elenco CONI, il problema non esiste più. Le ASD potranno ancora esistere, ma NON si occuperanno più di attività di montagna. Però io non faccio parte delle GA, per cui le loro azioni politico-giuridiche non le decido io. Staremo a vedere. Contraccambio con una richiesta: di che zona sei? La domanda ha un fondamento. Vedo che hai una stima complessivamente negativa degli istruttori CAI: poiché non corrisponde alla realtà nazionale, consolidata da un modello didattico molto ben testato (la Commissione Nazionale esiste da 70 anni, le prime scuole, quelle più prestigiose, risalgono addirittura agli anni ’30), mi stupisce questa tua disistima. Può darsi che il CAI delle tue zone sia purtroppo poco “brillante” e ti estendi a livello generale questa realtà. È l’unica spiegazione che so darmi di questa distonia. Ciao!
Crovella, innanzitutto non mi sembra siano professionisti perché non accompagnano nessuno in montagna o ad arrampicare a titolo personale. Io non credo che se fossero dei fuori legge pubblicizzerebbero così la cosa e porterebbero tranquillamente in giro la gente nel 2022, non credi?Poi mi piacerebbe sapere su che basi dici siano poco preparati. Hai mai partecipato ad un loro corso? Io so che c e gente di altissimo livello e preparazione, vedi ad esempio Massari. Ben più che nel tuo amato CAI. Ma poi vedo la questione molto semplicemente: se davvero si crede ci sia un abuso di professione, invece che inviare lettere di quel tono, le guide facciano un esposto alla Procura della Repubblica di modo che ci sarà un qualche giudice che emetterà una sentenza. Mi viene da pensare che probabilmente le guide con una lettera tentino di chiudere la questione così, perché se mai un eventuale sentenza fosse favorevole all ASD, le guide non potrebbero più eccepire nulla. Poi a me non tocca, perché non sono e mai sarò istruttore di nessuno, ma credo che in questo paese queste posizioni così radicali siano davvero deleterie per tutti. Ciao ciao
@54 Non faccio nessun minestrone, il problema è articolato e presente diversi risvolti. Se ne identificano almeno due di primaria importanza: il presunto professionismo di questi soggetti, in violazione dell’esclusivita’ riconosciuta dalla legge alle Guide, e la loro preparazione, non certificata da “bollini” al seguito di corsi assodati da decenni.
In più il tema che ha scatenato l’azione del Presidente delld Guide Liguri è la pretesa di costoro di uscire da contesti indoor e operare anche outdoor. Vedi primo di questi due articoli. Pericoloso sul piano legale e di responsabilità. Se proprio sono riconosciuti (tutto da dimostrare, specie come professionisti) finora detto solo aria fritta), almeno si limitino al solo indoor, dove cmq i rischi ci sono eccome, visti i racconti.
In contesti di outdoor, questi soggetti danno idea di esser doppiamente irregolari: nei confronti delle guide, per il discorso professionale, e nei confronti anche del mondo CAI perché costoro non hanno una preparazione all’ambiente esterno.
La loro difesa è incentrata su questo benedetto elenco stilato dal CONI, evidente tentativo di bypassare la legge 6/89. Tale elenco crea ambiguita’e qui di va cancellato. Il tema è ancor più problematico in proiezione futura. Infatti proprio da questo articolo qui sopra (risposta alla diffida delle guide), ho appreso che l’elenco comprenderebbe anche voci come alpinismo, scialpinismo ecc. Ora io ritengo che il mondo FASI debba limitarsi alla cosiddetta arrampicata su cemento: che poi la struttura in cemento sia indoor o su un piazzale poco rileva. Personalmente escludereidal loro ambito già le falesie naturali.
È già tirato per i capelli che costoro portino gente su falesie naturali, figuriamoci poi se, in prospettiva, si ritengono “legittimati” a portar gente sui 4000 oppure a far gite di scialpinismo. Infatti prendiamo il modo di ragionare (sarebbe piu’ adeguato dire “sragionare”) di tal Teo come esempio della loro mentalita’. È già un modo di ragionare completamente sbagliato sia per il cemento che per le falesie naturali, figuriamoci per ambienti di alta quota o percorsi innevati!!!!!
Quindi io farei un bel “piazza pulita” dell’elenco CONI. Cancellare titte le voci relative alle attività “alpinistico-arrampicatorie”. Cosi’ stronchiamo alla fonte l’equivoco di cui si sta parlando. Dovvrebbero agire legalmente e congiuntamente sia i massimi vertici delle Guide sia quelli del CAI: ecco un bel suggerimento al Candidato per la Presidenza Generale del CAI, vedi articolo di qualche g fa!
Teo. Sono contento che ci siamo intesi sui temi della sicurezza. Quella espressa qui da alcuni non è ostilità verso il nuovo che emerge in risposta ai bisogni emergenti ma preoccupazione per le garanzie. È un fatto di probabilità. Alcune “istituzioni” garantiscono standard omogenei che risentono meno delle qualità dei singoli. Questo non significa che non si possano trovare anche fuori dai canali “istituzionali” tradizionali delle procedure adeguate di garanzia, ma bisogna lavorarci bene, senza pregiudizi ma neppure forzature e allargamenti un po’ strumentali di spazi che, stando a quello che dicono altri più addentro di me nei problemi giuridici, già esistono e sono codificati. Che poi le qualifiche formali non garantiscano a livello dei singoli al 100% siamo d’accordo. Alla fine della scuola di roccia&ghiaccio andammo in due con il nostro istruttore a fare una via facile classica di cresta in Grigna, in scarponi perché non si usavano allora le scarpette. Era aprile e c’era ancora neve. Il nostro istruttore per fare in fretta, visto che diventava tardi ed eravamo lenti, fece una cosa contraria a quanto ci era stato insegnato nel corso e rischiammo la pelle. Al momento non ne fui pienamente consapevole ma lo capii dopo. Però quello che imparai alla scuola, compreso l’arcaico scendere alla Piaz senza discensore, non l’ho dimenticato mai e una volta mi è pure servito per togliermi dai guai senza l’attrezzatura. Quindi quel pistola del mio istruttore, poi diventato un caro amico, mi fece rischiare la pella una volta, ma me la salvo’ altre volte grazie ai suoi insegnamenti codificati dalla tradizione. E io sono grato per questo alla veneranda istituzione, anche se poi non mi sono più iscritto e solo l’anno scorso sono rientrato per trovare qualche compagno di gita. Buone arrampicate. PS. Pure io controllo il nodo con il compagno, magari non 20 volte ma lo controllo perché, meno ne hai davanti, più apprezzi la Vita e non sopporti gli sprechi 😀
Ma infatti Roberto, io non l ho mai sottovalutata, anzi. Personalmente mi controllo il nodo 20 volte. Dico solo che per insegnare a scalare in falesia in sicurezza non ci va chissà quale professionalità. Gli incidenti che citi sono veri e realistici. Ma quello che ti chiedo è se sai il grado di esperienza che aveva l assicuratore, se aveva seguito un corso, etc…inoltre qui tutti parlano di sicurezza..ma quante guide, istruttori vedi con il casco in falesia? Basta un moschettone che cade dall’ alto. Tu dirai ma che c entra con l insegnamento? C entra eccome, l esempio fa insegnamento, e l insegnamento fa sicurezza.
Mereu. C’entra Antonio. C’entra eccome. E mi hai ricordato il rumore del corpo contro il pavimento del papà di due bimbi che ho soccorso in palestra nella periferia milanese dove si veniva ad allenare nell’intervallo di mezzogiorno. Caduto per lo stesso motivo: uso sbagliato del grigri. E la faccia pietrificata del compagno che continuava a fissarsi incredulo l’imbrago e io che gli urlavo chiama il 118 c…zo. Il punto di partenza che penso ci accomuni tutti, professionisti, istruttori, dilettanti, tapascioni è che arrampicare, anche indoor, è un affare serio e va affrontato con serietà e affidabilità di competenze da parte di chi insegna o accompagna e da parte di chi lo pratica. Ricordo una palestra, su un molo a New York, dove per farmi accedere alle pareti mi fecero un test su come facevo sicurezza e mi imposero il casco. Mi meraviglia che Teo, con la sua esperienza di 30 anni, tenda a sottovalutare la dimensione tecnica di questa passione. Io dopo 50 anni di modesto ma fedele esercizio di questo gioco che ha contribuito a segnare la mia vita, ancora faccio domande, cerco di imparare da quelli più bravi e dai professionisti di cui sono amico, leggo quello che esce sui materiali e le procedure. Forse ho dei deficit cognitivi. Non ho il minimo dubbio che anche gli istruttori delle ASD di cui si è parlato condividano la stessa visione. Da qui, da questa base, si può partire senza acrimonia per trovare soluzioni efficaci e realistiche che diano garanzie, per quanto possibile, che certe scene non accadano, grazie ad una formazione e ad accompagnamento affidabile esercitato da persone con solide competenze verificate costantemente (che poi possono sbagliare, ma questa è un’altra storia). Perché anche se gli incidenti accadono a pochi sul grande numero quei pochi contano e pesano, soprattutto se con poco si potevano forse evitare.
https://www.up-climbing.com/it/boulder/news/questione-guide-enti-usacli-montagna.
Il senso era chiaro e per molti versi condivisibile. Quello che volevo dire io è che per imparare ad usare un gri gri non è necessario avvalersi di una guida o di un istruttore CAI e che l errore comunque può capitare davvero a tutti. Celebre il nodo mal fatto di Lynn Hill.
Lo so lo so
Avevo scritto un pistolotto sul Coni che prestava più orecchio e attenzione alle novità del decennio piuttosto che il Cai ancorato in sosta che non riesce a soddisfare la domanda che cresce come scrive Crovella nella fine del post 47 ma mi è uscito quello del grigri …sarò pazzo ?
Scusa Antonio ma che c entra con la questione? È ovvio che in questa disciplina è meglio non improvvisarsi scalatori guardando un tutorial, e siamo tutti d accordo, ma qui la questione è ben diversa. Detto ciò, ho visto mettere gri gri al contrario e fare errori anche a gente molto esperta. Anni fa un ottimo alpinista con alle spalle salite come la nord dell’ Eiger fece schiantare la fidanzata perché la corda finì..
Spero di non offendere e di non eccedere con il macabro;sapete che suono ( rumore ) fa una testa quando si spacca sbattendo sulla roccia?
Io purtroppo si e non lo dimentichero’ e nemmeno quel giorno ; uso improprio di Grigri come discensore da parte di un ragazzo mi pare di Roma nella palestra dei finanzieri al Falzarego.
Quando mesi dopo ripresosi da intervento ricostruttivo di calotta cranica e successivo coma farmacologico lo andai a trovare in ospedale a Ca’Foncello,provai a fargli notare lo sbaglio e che forse era il caso avesse continuato ad arrampicare ,fare un corso AR base.
risposta;…” ma dai!esagerato non è così “!
Forse avrei dovuto guardare meglio dentro nella sua materia grigia prima di tamponare con maglietta …
Non centra molto con il botta e risposta 1 e 2 ma non ne sono del tutto sicuro.
E aggiungo anche questo. Quanti di voi se comprassero un auto usata griderebbero allo scandalo se la voltura dovesse passare obbligoriame te dal notaio piuttosto che da un agenzia di pratiche auto? Credo tutti. Qui è la stessa cosa. Stiamo parlando di una disciplina sportiva olimpica che non ha bisogno di guide che hanno fatto selezioni durissime per essere insegnata!
Qualcuno sostiene che queste ASD riconosciute dal Coni siano illegali, mentre mi sembra che ciò non sia vero dalla lettera di Innocenti, e infatti nessuno ha ribattuto davvero su quella lettera, ma continua a parlare per convinzione personale. Il coni inoltre è l organo di governo deputato allo sport sotto la vigilanza del Consiglio dei ministri, cosa che il CAI ad esempio, non è. Qui ci si scandalizza su due cose: la presunta scarsa preparazione degli istruttori e vorrei sapere su che basi lo dite e il rimborso spese. Ora, a parte il fatto che il rimborso è fino a 10000 euro, non credo che nessuno raggiungerà mai quelle cifre per dei corsi organizzati, ma qualora li raggiungesse, togliendo spese per benzina, eventuali pasti/cene, usura materiale, secondo voi ci si camperebbe?lnoltre so che qualche ASD usa parte o gran parte dei proventi dei corsi per attrezzare nuove falesie, cosa che nessun Collegio delle guide fa (che io sappia) e nessun CAI fa. Anzi, tranne isolati casi, il CAI non mette a bilancio manco mezzo euro per un fondo chiodature. Però scuole CAI, corsi guide vanno a scalare in quei siti sistemati da privati che magari hanno ricevuto fondi proprio dalle ASD. Il CAI parla di sicurezza ma perché non stanzia a bilancio ogni anno tot euro per rivedere soste, punti di assicurazione, etc.?? Il mondo poi va verso una liberalizzazione, e ben venga, basta con caste e ordini professionali vari.
Per quanto attiene poi ai rimborsi spese, nessuno osi affermare, salvo prove e dimostrazioni concrete, che un Istruttore CAI percepisca 10.000 euro annui di rimborsi. I rimborsi per i corsi si aggirano ai pochi euro della benzina e a qualche pranzo/pernottamento in caso di attività di più giorni. Parliamo di poche decine di euro. La giacca, recentemente fornita dal CAI, è stata regolarmente pagata dagli istruttori! Sempre a carico nostro tutta l’usura dei materiali, i rischi di ogni tipo etc etc. A mio avviso 10.000 euro sono eccessivi come rimborso spese salvo darne dimostrazione con documenti etc etc come in qualsiasi altra attività commerciale.
Nella mia zona da sempre conviviamo con iniziative FASI in grande amicizia e serenità proprio perché non ci sono interessi economici da preservare e la passione per l’arrampicata ci unisce ( a volte in maniera anche critica ma serena). Parlare tuttavia di assenza di rischi in falesia e di comportamenti corretti non mi sembra davvero realistico. Passo moltissimo tempo in falesia e ne vedo di tutti i colori. Gente che assicura a 10m dalla parete in modo discutibile, rinviaggi saltati, nodi a fine corda non fatti, manovre di moulinette ,,,,; personalmente dico sempre sorridendo che il Santo protettore dei climbers non dorme mai (anche quello degli sci alpinisti è sempre sveglio) ! Per non parlare della didattica d’arrampicata dove a volte mi metto nei panni del neofita e mi chiedo come, al termine della giornata non butti via tutta l’attrezzatura! Cosa accadrà quando (e accadrà) si verificherà un incidente dove da una perizia dovesse emergere una responsabilità dell’istruttore/accompagnatore? Fatti gravi sono già successi, con margini di casualità altissima; non voglio qui ricordarli perché ancora provocano dolore. Le Assicurazioni, prima di pagare, vorranno accertarsi sull’inquadramento legale dell’attività; non possono certamente pagare se l’attività è esercitata da operatori non abilitati. Non basterà allora il “parere pro veritate” di un legale ma occorrerà ben altro. Andrà di mezzo perciò il malcapitato (perché in buonafede) istruttore e il presidente della ASD che dovranno pagare a causa di un quadro normativo non chiaro e che ciascuno applica “tirando la giacchetta dei legali” dalla propria parte. Entreranno perciò in gioco considerazioni sul tipo di responsabilità ( contrattuale o extracontrattuale) dove protocolli, metodi, aggiornamenti, esperienze che oltre a migliorare la sicurezza in generale giocano, se applicate, a favore del malcapitato istruttore .
Secondo me Crovella stai facendo un po’ un minestrone. Preciso che io non ho alcun interesse né nelle ASD né nel Cai né nelle guide. Prima sembra che il problema sia la preparazione, poi i rimborsi. In falesia, spiegami quali manovre così complicate bisogna saper fare: sono davvero tre manovre, che 30 anni fa nessun corso CAI insegnava a fare! Ma in falesia si andava già! Io credo che nessun volontariato ASD sia un professionista, perché professionista è colui che porta a fini di lucro e a livello personale un qualcuno. Qui si tratta di corsi con giusti rimborsi spese per benzina o cena, come d altra parte hanno anche gli istruttori CAI (e qui non aggiungo altro..)
@51 temo tu abbia equivocato: non intendo assolutamente dire che istruttori CAI sono “forti” come le guide. Dico che per prepararsi sul piano delle manovre, sia di normale progressione che di emergenza, occorre studiare e recepire un modello standard, omogeneo per tutti (tra l’altro questo significa che ogni istruttore CAI ha lo stesso livello di preparazione, che sia piemontese o friulano o siciliano: per cui gli allievi in tutta Italia ricevono lo stesso messaggio didattico). Tutto ciò rende i corsi per istruttori CAI (sottolineo per la parte manovre) forse non ugualissimi ma certamente comparabili a quelli delle GA. La parte manovre è praticamente la stessa perché si basa su pari modello ideologico e didattico.
Discorso diverso sul piano della capacità di progressione: qui fra GA e istruttori CAI vi sono delle differenze, nel senso che, ai loro corsi, le GA debbono obbligatoriamente saper salire su certi gradi (in genere elevati) di difficoltà, mentre per gli istruttori CAI i livelli obbligatori sono (molto) inferiori. Ciò non toglie che vi siano istruttori che, con un approccio totalmente amatoriale, performano molto bene a titolo personale. Ma questo poco rileva ai fini delle Scuole CAI perché l’obiettivo delle Scuole CAI NON è realizzare uscite ufficiali di altissimo rilievo tecnico, bensì insegnare agli allievi un modello omogeneo e standard di approccio alla montagna. In lena teorica tutti gli allievi dovrebbero uscire da tutte le scuole italiane del CAI con la stessa preparazione.
IN CONCLUSIONE: a mio parere nulla osta se il mondo ADS reclama uno spazio di “accompagnamento” ed anche di “formazione” (degli allievi) PURCHE’ tutto ciò avvenga in un contesto di volontariato. Entrate in competizione con il CAI, la cosa a me personalmente indispettisce-lo confesso, ma a livello giuridico NON ci sono ostacoli. PERO’ I RELATIVI PERSONAGGI DEVONO ESSERE TOTALMENTE VOLONTARI, cioè DILETTANTI, E NON PERCEPIRE NEPPURE UN EURO, neanche sotto forma di rimborsi spese o altre voci “ambigue” che mascherano retribuzioni camuffate. E’ questo che vi interessa? A esser sinceri direi proprio di no. Il tema che vi sta a cuore è un altro: vi interessa cavarci del denaro.
Allora: SE VOLETE RECLAMARE UNO SPAZIO DI OPERATIVITA’ PROFESSIONALE IN MONTAGNA (OUTDOOR e non solo indoor), PER QUEL CHE VEDO, NON AVETE TITOLO PER CONTRAPPORVI AL PRINCIPIO DI ESCLUSIVITA’ CHE LA LEGGE RICONOSCE SOLO ALLE GUIDE. L’elenco del CONI (al di là che, ai miei occhi, è una pagliacciata ridicola nel contenuto) NON ha pari valore giuridico se comparato con una legge dello Stato: le soccombe, per cui è come se non esistesse, non vi “legittima” a fare un bel niente in modalità outdoor (dove indiscutibilmente vige l’esclusività professionale delle GA). DOVETE ARRIVARE A FARVI FARE UNA APPOSITA LEGGE CHE AGGIORNI O SOSTITUISCA QUELLA IN ESSERE (cioè la 6/89). In assenza, non avete titolo per esercitare una professione per la quale NON avete i requisiti di legge.
Quindi, anche se io non frequento abitualmente il “mondo” delle guide, sul punto esprimo la massima solidarietà e il più grande sostegno per il loro ruolo professionale. In una montagna intasata da confusione e pasticci vari, di tutto abbiamo bisogno, tranne che dei “professionisti non abilitati”. Ciao!
Il tutto va visto certamente nell’ottica odierna e possibilmente senza riferimenti prestazionali su chi è più bravo, altrimenti non se ne esce più.Come qui affermato da un commentatore anonimo (che sto cercando di scoprire chi è per farci due chiacchiere guardandoci negli occhi): L’ARRAMPICATA E’ SPORT OLIMPICO. Premesso che il CONI non ha mai brillato per correttezza nel suo agire, ma questa è un’altra storia, da quello che mi risulta le competizioni di boulder, lead e velocità si disputano su strutture artificiali omologate che possiamo definire “indoor” anche se alcune si trovano all’aperto, cioè outdoor.L’arrampicata indoor è già appannaggio di istruttori e allenatori FASI (emanazione del CONI, se non sbaglio) mentre il terreno naturale/outdoor non lo è.
Non lo è perché ricade nel campo d’azione professionale delle guide alpine. Lo dice la legge, non di certo me medesimo.Anche sorvolando sulle inesattezze sparate sulla legge 6/89, che le guide alpine hanno tentato per decenni di cambiare aprendo ANCHE le regole a figure professionali parallele (leggi Maestri di Arrampicata, Canyoning, speleo e altre…), e sul fatto che “per arrampicare serve conoscere 4 manovre in croce” tralasciando tutta la parte dell’attitudine che invece si sviluppa in un lungo apprendistato anche indoor, resta il fatto del professionismo.Chi oggi sostiene che la falesia e l’indoor siano strutture che si equivalgono sa benissimo di mentire anche a se stesso. E parlo di tanti arrampicatori che conosco anche personalmente. E, scusatemi, ma sarei un arrampicatore anch’io. Restare dilettanti retribuiti come vorrebbero fare in molti è e sarà l’aspetto verso il quale i professionisti avranno sempre più frecce al loro arco e, di pancia ma anche col cuore, dico che la battaglia sarà lunga e dura ma verrà combattuta. E il perché è già stato lungamente discusso su questo blog.Prima di chiudere vorrei ribadire a Giovannino che le ASD nate per aggirare il fisco sono numerosissime ed è facilissimo capire quali siano. Ciao.
Premetto che io non faccio parte di nessuna ASD ma accolgo con favore questa nuova opportunità, che è normata dal Coni come qualsiasi altro sport. Scalo da più di 30 anni ma non ho mai fatto parte di nessuna scuola di alpinismo. Encomio agli istruttori CAI per il tempo che dedicano, ma dire che sono come le guide mi sembra che, forse, tu abbia preso un gigantesco abbaglio e parli più di “pancia” che con il raziocinio e l oggettività.
@48 Parli così perché non conosci evidentemente i corsi per diventare isturttori titolati CAI. In generale: faccio riferimento all’alpinismo/arrampicata nella loro versione “montana” (Massari ha usato il termine outdoor, non penso intendesse solo palestre indoor), non a quella che si fa su strutture in cemento e in un’ottica competitiva. Quella non la considero neppure arrampicata, figurati. Ma credo che il pomo della discordia sia altro. Gli istruttori CAI sono valutati secondo “protocolli” ormai consolidati da decenni di progressivo affinamento. Non scappa niente. E’ praticamente impossibile che un qualsiasi istruttore non conosca la corretta esecuzione di una qualsiasi manovra. Questo vale di sicuro per i titolati, che appunto vanno ai rispettivi corsi (accreditati e riconosciuti), ma anche per i sezionali e aiuto-istruttori che, se vogliono frequentare le loro scuole, non possono certo “ragionare” e comportarsi in modo distonico rispetto al modello generale. Sulla preparazione degli istruttori c’è da mettere la mano sul fuoco, come se fossero guide. Viceversa non c’è pari garanzia dal vs mondo.
Mi accorgo solo ora che il commento 46 di Pasini giunge più o meno alla stessa conclusione: il modello proposto, magari perché ancora “imberbe”, non offre garanzie oggettive (il “bollino” per gli accompagnatori/formatori). Visto dall’esterno il tutto appare completamente auto-referenziato. In montagna NON si può impostare le cose così. Se volete maggior credibilità, dovete lavorare su questo sepcifico punto: elaborare un meccanismo che sia, mutatis mutandis, il corrispondente dell’inquadramento delle GA. A mio modesto giudizio, prerequisito di tutto ciò è un doveroso inquadramento giuridico che oggi manca o quanto meno non si rivela evidente. Dovete farvi fare una vostra legge corrispondente alla 6/89, con un vs Albo, ve regole, vs assicurazioni, vs inquadramento fiscale ecc ecc ecc. In assenza è tutto fondato su aria fritta. I presupposti saranno anche di assoluta buona fede, ma finché manca l’inquadramento giuridico è solo “zona grigia”.
Crovella, l arrampicata è sport olimpico. E poi vogliamo parlare della preparazione di certi istruttori CAI? Certificati poi da chi? Da altri istruttori CAI..
@42. Sarà, ma non mi convinci. Si vede che io sono “vecchio” e abituato all’impostazione storica, per la quale ci sono solo due canali: i professionisti riconosciuti (le GA, ma anche i maestri di sci nel loro specifico) e il CAI per il volontariato. Che c’entra il CONI? Si preoccupi degli sport olimpici, la montagna “non agonista” – che NON è uno sport ma molto di più e soprattutto di diverso – non è competenza del CONI. Per cui, fra GA da una parte e CAI dall’altra, il resto è lì a metà, è appunto una zona grigia, indefinita, ambigua, non è ben chiaro che cosa vogliate (o, meglio, è chiarissimo, ma non volete dirlo esplicitamente: volete fare un lavoro retribuito senza prendere il brevetto da GA…). Se volete farlo come lavoro remunerato, dovete essere GA, secondo me lì non ci piove proprio. Se volete farlo come alternativa al CAI questo già è più ipotizzare (nel senso che può esser un’ipotesi quella di infrangere il monopolio del CAI nel volontariato della montagna-anche se a me dispiacerebbe moltissimo, ovviamente), ma allora NON lo potete fare come lavoro, ma solo come volontari non retribuiti . Sul punto della vs formazione io continuo a pensarla che solo le GA da un lato e gli istruttori titolati CAI dall’altro hanno un “bollino” di certificazione, conseguito al termine di corsi con tutti i crismi. Può darsi benissimo che alcuni di voi siano ottimi istruttori (oltre che ottimi alpinisti/arrampicatori a titolo personale), ma NON siete certificati come accade per GA e per istruttori CAI. Se oggi tu apri un’iniziativa, magari tu sei affidabile, ma una corrispondente iniziativa aperta domani da un altro senza la tua stessa esperienza e preparazione può essere “pericolosa” sia nelle sue uscite ufficiali sia per eventuale imprecisione nella formazione dei clienti (che poi si schiantano in loro uscite private). Chi verifica sia prima (prima di prendere un brevetto autorizzativo) sia durante l’esercizio della sua attività? Nessuno: è quella la zona d’ombra che non convince. State cercando di “strappare” una autorizzazione che ai sensi della legge dell’89 non penso proprio sia fondata. Con ciò la cosa a me personalmente non cambia la vita, perché non sono interessato né come GA (che teme una concorrenza indebita) né tanto meno come istruttore CAI, stante il fatto che non riusciamo ad accettare tutti quelli che vorrebbero iscriversi…
Mai detto. Dico solo che ci vogliono delle graranzie. Possibilmente indipendenti e non auto-referenziali.
Sono d accordo Roberto ma stiamo parlando di due casi, e magari capitati a persone esperte. Un po’ come per le valanghe, dove anche le guide non ne sono esenti. Però tu parti dal presupposto che gli istruttori di queste associazioni non siano preparati!
Teo. I numeri che abbiamo a disposizione sono quelli che sono a livello di completezza e analiticita’. Lo so benissimo. Quello che voglio dire è una cosa ovvia per chi ha un po’ navigato. Arrampicare in falesia e persino indoor non è un’attività esente da rischi e non è così banale dal punto di vista delle procedure di sicurezza. Ad esempio i due incidenti, con conseguente stato di coma, uno ancora in atto, che ho visto io in palestra sono stati causati da errori classici nell’uso del grigri. Anche se gli incidenti riguardassero lo 0,1 dei frequentanti io penso che valga la pena non sottovalutare, prevenire con la formazione fatta da persone affidabili, piuttosto che soccorrere e vedere uno con le stampelle per mesi o in carrozzella per tutta la vita. Ma forse guardiano le cose in modo diverso. Poi ci possono essere aperture ma sui requisiti dei formatori/accompagnatori non penso si possa transigere. Poi certamente uno è arbitro del suo destino e ne gestisce le conseguenze eventualmente.
128 incidenti è un numero che vuol dire nulla. 128 su quanti fruitori? Percentualmente quanto pesa sul totale? Incidenti di che natura? Probabilmente si tratta di caviglie slogate a seguito di cadute e questo può capitare anche al top climber. E qui andremmo a parlare di un altro punto: le chiodature. Inoltre questi fruitori erano tutti principianti o anche esperti? Le statistiche vanno sempre analizzate altrimenti non dicono nulla!
Carlo se non hai capito cosa facciamo di “istituzionale” come dici tu te lo spiego subito anche se mi sembra che se leggi con attenzione la lettera di risposta di Riccardo Innocenti dovrebbe essere tutto chiaro.
Molto rapidamente.
Dal 2017 vari sport di montagna sono stati inseriti nell’elenco di interesse CONI e questo ha dato la possibilità alle ACLI affiliate CONI di formare operatori sportivi che dopo un apposito corso di formazione fondato su protocolli approvati dal CONI stesso possono promuovere queste attività secondo le norme associative delle ACLI.
Capisco lo stupore del CAI e delle Guide ma questa “terza via” e’ completamente legale ed anche adeguatamente seguita dal punto di vista formativo dato che i tecnici dopo la formazione seguono nel tempo anche aggiornamenti che li informano sulle eventuali novità dei vari settori(come peraltro in tutti gli altri sport olimpici o di interesse CONI).
Nascono così questi tecnici che sono “operatori sportivi” (ancora più graditi al CONI se sono laureati in Scienze Motorie) che, come in altre attività che tu sicuramente conosci dato che le ACLI sono una realtà ben nota è strutturata e con le sue centinaia di migliaia di iscritti ottimamente organizzati, operano negli sport di montagna con corsi ed eventi promozionali.
Si tratta insomma di una nuova possibilità e se vuoi conoscerla meglio ti invito fin d’ora ad assistere a un nostro corso di formazione tecnici o di promozione dell’attività verso gli associati.
Per finire ti dico che non siamo in competizione ma semmai in sinergia e per imparare gli uni dagli altri con CAI e guide per promuovere un mondo, quello della montagna outdoor, che ci ha dato molto e spero che possa dare lo stesso a tanti altri.
Insomma non siamo una “zona grigia” e non ci “auto autorizziamo” a “fare” ma siamo una realtà che pur in ambito associativo ha la stessa dignità e preparazione di altri settori che operano nel mondo della montagna.
ho scritto @42 ma va letto @35 (Massari)
@42 No, non vi conosco , se non te “di nome”., ma cmq non capisco bene cosa facciate di istituzionale (nel senso perché ci deve essere qualcuno che opera al di fuori dei canoni ufficiali che sono o GA o CAI). Ma il punto non è di natura fiscale. Non è possibile che ci siano dei soggetti (persone fisiche o associazioni) che si auto-autorizzano a insegnar ad andare in montagna e fra le pieghe lo facciano pure a pagamento. I filoni ufficiali sono solo due: o le guide (a pagamento) o le Scuole CAI (rigorosamente volontariato). Le GA prendono un brevetto e quindi vengono testate e periodicamente aggiornate. Gli istruttori CAI sono inseriti in un modello (che per certi versi è un gran carrozzone ministeriale) ma anche qui vengono testati e periodicamente aggiornati. In mezzo, nell’area grigia, ci può essere di tutto, nessuno è in grado di “controllare” l’attendibilità di ogni singolo soggetto: ci può essere l’istruttore autoreferenziato che (come te) “sa” di montagna e la insegna in modo corretto, e allora passi (ma si apre il discorso fiscale ecc), ma ci saranno infiniti casi di “improvvisati” che insegnano male. Come può l’ignaro “cliente” distinguere fra te (capace) e il tuo pseudo-collega “improvvisato”? Non può. Viceversa sia con le GA sia come le Scuole CAI c’è sempre un “bollino” di sicurezza per l’utente finale. Questo è innegabile.
Teo. Alcune tue affermazioni sono imprecise. Gli ultimi dati disponibili del CNAS ci dicono che nel 2020 in falesia ci sono stati 128 incidenti. A questi andrebbero aggiunti gli incidenti nelle palestre indoor, nelle quali non interviene il CNAS ma il 118. Come evidenza aneddotica, nella palesta che frequento io ci sono stati nel corso degli ultimi di tre anni tre incidenti gravi. Ad uno ho assistito io stesso e nel caso dell’ultimo la vittima è tuttora in coma. Sicuramente non sono dati paragonabili agli incidenti che avvengono durante le attività alpinistiche (494) ma sono comunque significativi. Non sono inoltre d’accordo che bastino “quattro manovre in croce”. Non sono un professionista o un istruttore, ma ha un po’ di esperienza (a partire dagli anni ‘70) e sono un discreto osservatore. Arrampicare in falesia, tenendo conto che non sempre si tratta solo di monotiri, implica l’esecuzione corretta di alcune manovre come il fare sicurezza al compagno, scendere in corda doppia, calare il primo, piazzare eventuali protezioni intermedie, la moulinette…..che non sono così banali e se non eseguite correttamente possono comportare rischi non indifferenti. Non a caso anche coloro che rivendicano la possibilità di fare formazione o accompagnamento fuori dai canali tradizionali rivendicano la serietà e completezza del curriculum dei loro istruttori. Inoltre non va dimenticato che alcuni frequentatori delle falesie, dopo aver acquisito un po’ di competenze, provano il desiderio di ingaggiarsi su vie multitiro, magari non in ambiente alpino classico ma in quegli ambienti un po’ intermedi come può essere ad esempio la Grigna. Non sono in grado di quantificare, ma ne ho incontrati parecchi nel corso del tempo. E mi è pure capitato di vedere qualcuno (fortissimo nel gesto atletico) in difficoltà su itinerari super-classici per noi giurassici, come Torre/Fungo/Lancia ad esempio e i lombardi sanno cos’è psicologicamente e tecnicamente la doppia dal Fungo. Quindi, a prescindere dal tema della legittimità di aprire canali diversi di formazione/accompagnamento, ritengo necessario e saggio non sottovalutare il problema delle competenze relative alla sicurezza anche per chi arrampica in falesia e/o indoor. La vita e l’integrità fisica sono troppo importanti e non è il caso di giocarsele per uno stupido errore tecnico o procedurale.
LA SCUOLA ELEMENTARE E’ DIFFUSISSIMA, UN POCO MENO LA MEDIA E UN POCO MENO LA SUPERIORE, ANCORA MENO L’UNIVERSITA’
A seconda della presenza sul territorio di istruttori, un poco alla volta chi inizia si accontenta o si raffina o lascia perdere.Anche ad un semplice escursionista qualche dritta puo’servire.assieme a un poco di attreazzatura. Che se ne farebbe un escursionista prudente di uno spezzone di corda e qualche rinvio con moschettone, se non sa come destreggiarsi.
Per insegnare a scalare sicuri in falesia non ritengo si debba diventare guida alpina, parliamo di 4 manovre in croce. Anche i rischi in ambiente sono minimi, soprattutto nelle falesie più frequentate. Se così non fosse, stante il boom dell’arrampicata negli ultimi anni, avremmo un numero notevole di incidenti, considerando che molti fruitori sono addirittura autodidatti. Invece, per fortuna, gli incidenti sono pressoché nulli. Mediamente vedo gente che assicura bene, anzi, spesso sono i più esperti (anche guide, istruttori, etc.) tra i più distratti, che fumano, chiacchierano o guardano il cellulare mentre assicurano (eccesso di confidenza). L arrampicata non è alpinismo, l arrampicata è uno sport ed è quindi giusto che non sia appannaggio di una ristretta casta che tenta con arroganza di sbaragliare la concorrenza. Inoltre, molto spesso, questi istruttori hanno molta più “tenenza” o capacità di insegnamento (magari perche sono anche laureati isef) di tanti professionisti della montagna, che praticando più attività non riescono a concentrarsi su un’unica disciplina. Giovanni Massari è un esempio, e sarebbe un peccato che uno come lui non potesse insegnare l arte della scalata, mentre paradossalmente una guida di 90 kg potrebbe farlo!
Non conosco quale sia, in termini qualitativi e quantitativi l’offerta formativa USACLI. So invece con sufficiente competenza quale sia quella CAI. Purtroppo la domanda formativa è sempre molto superiore all’offerta poiché il numero di persone che decidono di fare l’istruttore è sempre minore. Lo è perché diventare istruttori CAI è impegnativo ed è difficile mantenere il titolo. L’impegno negli ultimi vent’anni è costantemente aumentato per adeguare i canoni di sicurezza, competenza e responsabilità. E’ estremamente impegnativo e costoso organizzare corsi, aggiornare protocolli, dispense, materiale didattico etc tutto a costo praticamente zero per l’utente. Tutto questo non si costruisce da un giorno all’altro ma la formazione si fa così. Tutta questa organizzazione nulla c’entra con l’accompagnamento in montagna che è tutt’altra cosa. Mi sono sempre chiesto con quale logica, lo Stato finanzi il servizio di Soccorso Alpino che interviene a incidente avvenuto e non spenda mezzo, diconsi mezzo euro finanziando le scuole CAI che forniscono alla comunità alpinistica un qualificato e economico strumento per la prevenzione degli incidenti nella pur evidente consapevolezza che l’attività alpinistica è e sarà sempre rischiosa.
Carlo, con tutta la simpatia, ma cosa ne sai se noi siamo meglio o peggio del CAI?
Ci conosci?
Hai mai visto i nostri protocolli per i corsi base ed avanzati?(e già stiamo preparando quello per il terzo livello…)
Personalmente in oltre 42 anni di arrampicata ho fatto l’istruttore al CAI ai corsi roccia di fianco alle guide, ho arrampicato con guide ed istruttori nazionali CAI, ho superato una selezione per le guide per un corso da Maestro di Arrampicata (figura purtroppo mai nata), non ultimo ho fatto da istruttore con altri e con Marco Bernardi come direttore al primo corso in Italia di Arrampicata Sportiva proprio nella tua Torino e ora sono approdato felicemente all’Usacli dove ho trovato finalmente (parere personale) l’ambiente ideale per esprimermi.
Lungi da me dal fare paragoni con altre realtà ma ti assicuro che l’ultima cosa che manca all’Usacli è la selezione: gli allievi sono formati sulla base di protocolli standard verificabili (basta andare sul sito di Usacli montagna) ed escono con tutte le competenze necessarie per promuovere ai soci l’arrampicata sportiva, idem per lo ski alp e il successo che abbiamo avuto in poco più di 6 mesi di attività parla da solo.
Sulla capacità di attrarre giovani della nostra neonata ASD Usacli Arrampigranda ti rimando al mio articolo su questo stesso blog.
Un saluto
Ps. Io al CAI ci ho sempre creduto ma per me l’Usacli è una realtà più stimolante(sempre parere personale).
@30 da istruttore titolato, con esperienza 40ennale, la mia risposta è univoca: scuole CAI, solo scuola CAI. Pochi posti? Raddoppiare, triplicare i corsi, uno dietro l’altro a nastro, specie quelli base (sicurezze per arrampicata oppure nivo-valangologia per scialp e ciaspole). Gli istruttori sono “codificati” dal sistema. Praticamente impossibile che esistano istruttori (anche sezionali) che insegnano cose sbagliate. Lo stesso vale per guide, con differenza che per loro e’ lavoro d quindi costano di più. Sul mare magnum in zona grigia, cioè né guide né scuole CAI, invece non sappiamo con totale certezza coss si faccia. Più che un problema di eventuale evasione fiscale, mi preoccuperei di questo specifico risvolto. Per combinazione è anche la risposta al quesito di qualche gg fa su come il CAI possa attirare di nuovo i giovani: dando idea che attraverso scuole CAI si possa recepire l’impostazione corretta e la formazione adeguata. Oltre a trovare compagni di cordata e, perché no?, magari anche l’anima gemella…
30) la teoria serve , specie se poi si cerca di attuare in pratica le pillole di addestramento, una per volta finche’ vengono spontanee.Una sana lettura non e’ pratica , ma aiuta. Ci sono i manuali del Cai , altri manuali metodo Caruso, filmatini.Addirittura se c’e’campo , uno li vede sullo smartphone poi subito dopo applica sul terreno , su un pendio ghiacciato…Un mezzo barcaiolo uno se lo puo’imparare anche a casa…come altre astuzie di normale cabotaggio. Se poi non si e’ completamente a digiuno , una supervisione di guida serve per approfondire e farsi correggere o approvare.
“Rimugino al baretto della palestra […] su quanto sono decaduto in questi due anni di Covid.”
Benvenuto nel club! 😂😂😂
… … …
Sic transit gloria mundi. 😢😢😢
Non so se alpinisticamente o calcisticamente ma pare un temporaneo pareggio tra avvocati in sintonia con accademici…ma della crusca per trovare vocaboli e sinonimi appropriati e ricercati per portare a casa propria il risultato di vittoria .
Un botta e risposta lontano dalla soluzione e uscita dala baranciada labirintica…tristezza.
Episodio fresco fresco. Ieri. Dialogo tra un vecchio e mediocre alpinista che nel giurassico frequento’ la scuola Parravicini e due giovani climber. Dopo un lungo periodo ritorno a Milano e faccio un salto nella palestra che frequentavo pre-covid. Una delle più grandi e moderne d’Italia. Non avendo compagno, mi attacco all’autobelay e con umiltà riprendo la routine. Più salgo di grado e più mi devo riposare. Faccio proprio schifo. Nella parete di fronte due ragazzi salgano veloci sul 6c facendosi sicurezza con il gri-gri. Li odio e li invidio. Poi vedo che fanno un sacco di errori pericolosi. Qualche mese fa mi hanno detto i vecchi amichetti che c’è stato in palestra un gravissimo incidente e due anni fa avevo io stesso soccorso un giovane papà che era caduto a terra a causa della distrazione del compagno. Mi avvicino e sfoderando il mio sorriso migliore gli faccio notare gli errori. Sono rispettosi e carini. Chiaccheriamo. Vivono in Brianza. Dove avete imparato a fare sicurezza chiedo. Con un tutorial in rete. Impallidisco.Avete mai fatto qualche via multitiro? Si, in Svizzera. Parliamo di soste, di sicurezza e di mezzo barcaiolo. Cos’è il mezzo barcaiolo, mi chiede il leader dei due. Ma se perdi il grigri cosa fai? Chiamo il soccorso. Ma non avete mai pensato di fare un corso del Cai o di qualcun’altro e cito scuole brianzole che conosco? Si, ma i posti erano esauriti. Perché non prendervi una guida e farvi insegnare da lui/lei? Francamente non ci abbiamo pensato e poi sicuramente costa un sacco di soldi. Il vecchio alpinista, amico di guide e strenuo difensore delle competenze che si acquisiscono solo con una seria formazione, si domanda: ma a questi chi ci pensa? Poco non è comunque meglio di niente? Non sarebbe forse utile allargare le maglie, pur con qualche accortezza, vista la domanda crescente? Rimurgino al baretto della palestra su queste domande e su quanto sono decaduto in questi due anni di Covid. La birretta come sempre aiuta. Decido di raccontarlo sul blog.Magari qualcuno si è posto le stesse domande e magari ha pensato anche a qualche risposta.
Tutto giusto. Mi entusiasma la conclusione: l’ambito delle Guide Alpine è quello turistico, l’ambito delle associazioni sportive affiliate al CONI è quello sportivo. Non ci avevo pensato che in effetti le GA sono guide per turisti della montagna. E poi “… la vostra pretesa di svolgere in esclusiva alcune attività è del tutto infondata.” Questa mi esalta!
Vi è sicuramente una notevole disparità fiscale. 10.000 euro annui esentasse non sono un’inezia a fronte della stessa attività e questa disparità costituisce veramente un vantaggio competitivo non indifferente che contribuisce a rendere “impari” la concorrenza con una GA che per organizzare la stessa attività le tasse deve pagarle e quindi aumentarne il prezzo per i clienti. Per non parlare degli Istruttori CAI che soldi non possono prenderne. C’è poi il problema della responsabilità in caso d’incidente dove sarà più difficile, per un “esperto/istruttore” dimostrare una competenza, esperienza e aggiornamento costante. Ben differente dai percorsi di GA o Istruttore CAI che richiedono anni e corsi di aggiornamento periodici e certificati. Resta poi il problema delle responsabilità contrattuale ed extracontrattuale già discussa in altri blog. E’ opportuno ricordare che in caso d’incidente (penale) la perizia viene redatta da un vero esperto; quella, e sicuramente prima o poi succederà, sarà la sede dove si deciderà
Roberto, no problem.
Barbolini. Scherzavo ovviamente. Tu non c’entri. Era solo uno scherzuccio di dozzina per dire che a volte i dettagli fanno la differenza e la formazione specifica conta perché li fa apprezzare. Ciao e scusa la strumentalizzazione.
Marcello 10
se paghi in nero lascia perde l’IBAN.
La mia non voleva essere una sequenza temporale, era solo uno sparuto elenco di filosofi del recente passato.
Potremmo dire a Cominetti, contando sulla sua ironia, non hai voluto fare la punturina e ora ti becchi gli istruttori dell’associazione sportiva dilettante “Supposte arrampicanti” che invadano le falesie al grido “No Guide” “Basta con la dittatura alpinistica”. “ Uno vale Uno”. Ps.,Barbolini la sequenza temporale dei filosofi tedeschi e’ sbagliata.,uno storico del pensiero che ha superato il corso guide, sobbalzerebbe sulla sedia😀 pensa se uno in sosta facesse un errore analogo nella sequenza cosa direbbe una guida 😀
Caro Carlo, qui di filosofi (o quasi) c’è solo Alberto (Benassi), che tu – lo ricordo bene – dileggiasti senza pietà. Confessa la tua colpa e cospargiti il capo di cenere.
Cosí, dopo tre giorni di penitenza in ginocchio sui ceci, verrai ammesso in casa Benassi, però entrando per la porta di servizio. L’ingresso principale in villa con megaparco e piscina è riservato a me e pochi altri. Perché, se Benassi è un filosofo, non fa certo parte degli stoici ma degli epicurei. 😂😂😂
Eh Marcello, se hai sentito che domani pioverà, saprai anche che piove sempre sul bagnato …🤷♂️Quello del cioccolataio è un mestiere onorevolissimo, il Maestro Knam ne è un grande esempio. Per cui si può sempre scegliere di cambiare mestiere senza che nessuno ne abbia a soffrire
Vedo che siete diventati tutti filosofi, altro che Fichte, Schelling, Hegel e Kant, tanto per non andare troppo indietro nel tempo. Roba di categoria!
Bertoncelli. Libertà individuali da un lato, tutele e obblighi sociali dall’altro. Scilla e Cariddi……due anime mi straziano il petto disse il poeta. È sempre lì la questione, trovare la quadra come dicono a Bologna. E le diverse opzioni/personalità si collocano su una scala, che può anche variare, a seconda dei temi. Come vediamo ogni giorno.
“Un valore [le libertà personali] che va forte anche su questo blog.”
E giacché nel blog scrivono alpinisti e ex alpinisti, ciò depone a favore dei sentimenti libertari ispirati dal salire sui monti.
Milarepa: “Andar per montagne selvagge è una via alla liberazione”. Forse.
Non è il mio campo, ma vedendo quello che è accaduto in altri settori penso che, con l’aiuto di buoni avvocati ovviamente, la maggior parte delle cause su questo tema siano destinate a finire nel nulla. Proprio grazie alla distinzione di cui sopra. Alla quale si potrebbe aggiungere una spruzzata di rivendicazione delle libertà personali rispetto a obblighi e costrizioni sociali troppo rigide. Un valore che va forte anche su questo blog. Potremmo dire, con una blanda ironia: chi di spada ferisce….. A meno che succeda un patatrac. Allora sono cavoli amari per tutti, a prescindere da patacche, mutande di ghisa, cappellucci e pennacchi. A meno di mettere sul tavolo un sacco di soldi per i risarcimenti.
si caro Matteo, siamo proprio una massa d’imbecilli. Oltre tutto si rischia anche la galera per la gloria del CAI che poi magari ti va anche nel fiocco.
Sante parole quelle di Lodovico.
Non so chi conosce Peter Luthy ma è stato un alpinista visionario degli anni ’80 e ’90. Inoltre è un musicista di talento, filosofo raffinatissimo, inventore e persona davvero capace e originale. Lo cito perché viene da una famiglia di noti cioccolatai svizzeri, oltre a essermi molto simpatico.
Ho sentito dire che domani pioverà.
Commovente questo passaggio: “percepire fino a 10.000 euro annui nel regime fiscale più favorevole previsto per lo sport dilettantistico”. Stupidi noi che lo facciamo gratis per il CAI e pure chi si è fatto il mazzo per diventare Guida Alpina.
“Un uomo intelligente a volte è costretto ad ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti.”
Per chi suona la campana
E. Hemingway
Hanno suonato la loro tromba, ma qualcuno ha fatto suonare la sua campana… parafrasando Pier Capponi. Certe elucubrazioni su reati presunti devono lasciare il tempo che si prendono. E non è di certo un presidente di collegio a definire i reati e gli illeciti. Per fortuna esiste ancora un’Autorità Giudiziaria che prima di tutto valuta responsabilità e esistenza oggettiva del reato. Altrimenti è solo aria fritta per mere azioni temerarie che portano al nulla cosmico. Comprese le figure da cioccolataio che poi ne conseguono
Premetto che non ho interessi personali in merito. Trovo davvero brillante la distinzione tra “attività turistica” e “attività sportiva all’interno di un’associazione” con la conseguente differenziazione in sede di compenso tra le relative “prestazioni”. È una strada percorsa anche in altri ambiti con un certo successo. Ad esempio in campo psicologico è stata di fatto introdotta una distinzione tra attività clinica,riservata agli iscritti all’Albo, e attività di “sviluppo della consapevolezza” “coaching” etc esercitata nell’ambito di enti autonomi con loro processi interni di qualificazione, con l’accortezza che anche il beneficiario sia iscritto all’associazione. Non c’è dubbio che le capacità creative e flessibili di risoluzione dei problemi (oltre a quelle di spettacolo, in particolare riferite alle sceneggiate a sfondo melodrammatico) siano una nostra competenza distintiva nazionale, che il mondo ci invidia. Certo ci sono poi dei lati negativi in chiave di disciplina sociale, ma signora mia non si può avere tutto. Se Uber avesse scelto questa strada, distinguendo tra “trasporto turistico” e “condivisione esperienziale del trasporto” tra soci dell’associazione “Amici dell’auto “ , avrebbe forse superato la fiera opposizione dei taxisti con licenza, pagata a caro prezzo. Chissà?
La questione non è così semplice, per fare un parallelo anche nello sci , sport olimpico, hai i club ma non puoi mandare i soci a sciare con uno che non sia maestro di sci iscritto all’albo.
In depressione ci sono nato, niente paura. Comunque grazie per le premure. Le mie notti passate in compagnia della 6/89 mi tengono sveglio abbastanza da guardarmi dalla teatralità da bar sport. Quali meravigliose associazioni si profilano agli orizzonti limpidi dell’onestà e del coraggio di lavarsi i denti la mattina dopo essersi visti nello specchio..Coraggio, ci vuole tanto coraggio e io non ce l’ho. Invidio chi ne ha da vendere. A proposito, ne comprerei, in nero ovviamente, pago bene e in anticipo. Mandatemi un iban, grazie, grazie, grazie.
Vi prego, non infierite altrimenti ci va in depressione
Aspettavo con trepidazione il Cominetti, da spanciarsi dalle risate. Non ha solo ancora citato la 6/89, ma diamogli tempo!
Come auto denunciarsi utilizzando un modello prestampato.
Si è rivoluzionato il Terzo Principio della Dinamica. Alla Botta c’è Risposta solo per inerzia burocratica.
Ma la forza di gravità non molla, accidenti.
Che botta sui denti. Ben fatto.
Il miglior sistema per fare andare via le mosche dalla cucina è quello di cagare in salotto.
Che smacco!
Condivido pienamente l’ottima risposta ad una diffida arrogante!
Una bella risposta all’arroganza …bravi
Let the music play…