Cartoline dalla Machosfera – 4

Mentre l’innovazione accelera, il potere sprofonda in una spaventosa regressione antropologica.

La mala pianta
di Mirko Giorgi

Esiste una teoria secondo cui il progresso umano sarebbe una faccenda lineare, cumulativa, irreversibile. È una parabola rassicurante. Fin troppo comoda. Ed è, con ogni probabilità, bugiarda.

A cosa saranno mai servite quelle paternali di etica pubblica con cui, nel corso dei secoli, abbiamo tentato di smaltire l’isteria sanguinaria del capo dell’orda? A nulla.

Doccia fredda

Quella rigida impalcatura costituzionale, quegli arzigogolati argini democratici, tutta quell’architettura pomposa di formule rituali, non sono riusciti ad ammansire la belva. Il disarmo strategico del bullismo suprematista è fallito. Miseramente.

Il patto sociale torna a essere quello di una muta di lupi. Con una differenza: le nostre contese finiscono quasi sempre in un bagno di sangue. O in uno sterminio in piena regola.

“Il mio potere è limitato solo dalla mia morale”, dice il nuovo inquilino della Casa Bianca. Parola di boss. Le gang di New York si sono prese il mondo. Fa uno strano effetto, a questo punto, rimpiangere Powell e Rice.

Epstein cruises

La mala pianta è acquattata al fondo del nostro cervello. Un’essenza ostinata e invasiva: ributta sempre. E sparge veleno. Non la si vince con la banalità del bene, né con la sola dialettica. No. Ci vuole microchirurgia radicale. Una resezione del tessuto infetto. Ci vuole un bisturi, mica uno psichiatra.

Del resto, la guerra tra Polemos e Logos è pesantemente asimmetrica: il primo spacca le teste, il secondo, quando è in forma, spacca il capello in quattro.

La prudenza diventa la virtù dei codardi, la mitezza lo stigma del perdente.

Se alla vista di una drag queen sculettante non provi rabbia istintiva, sei un pigliainculo o un quaquaraquà. Se davanti a una rastrelliera di fucili a pompa non ti si drizza, sei sospetto. Un nemico di dentro.

I pochi leader assennati e dialoganti, da una parte e dall’altra, si eclissano nell’irrilevanza.

Survival

Sono tempi pazzi questi: mentre l’innovazione incalza e fatichiamo a tenere il passo delle novità, il potere sprofonda in una spaventosa regressione antropologica.

Un ritorno implosivo all’origine. Una mera lotta per la sopravvivenza. Torna in auge la frottola del darwinismo sociale: l’ideologia nefasta che ha incubato il Lager.

Il leader si fa dispotico, gerarchico e cospirazionista: protezione tribale in cambio di fedeltà cieca; cooptazione di teste calde e servi schiocchi; miliziani dal grilletto facile; comitati d’affari, trattative occulte su scala globale e tante guerre illegali — violenza amministrata con metodo — giusto per restare in sella e prosperare fino all’ultimo, prima di essere incenerito in un attentato o fatto secco da un ictus.

Non stiamo parlando di organizzazioni criminali. Né, tantomeno, di fascismo. È solo una descrizione grossolana: quanto basta per rendere l’idea di una gestione privatistica dell’orbe terracqueo (e delle forme di vita in esso contenute).

Alcune delle sette religiose più influenti degli Stati Uniti pensano che il nostro destino sia dominare la Terra (e davvero credono che abbia diecimila anni?). Antico repertorio.

La terra promessa

Già i Greci avevano dato un nome alla mala pianta: hybris — la curiosa inclinazione della mente umana per cui una serie fortunata di successi viene scambiata per prova della nostra invincibilità.

Una volta accettata l’idea che il resto del vivente esista per servirci, il passo successivo è quasi inevitabile: convincersi che anche tra gli uomini esistano razze, popoli o nazioni chiamati a comandare sugli altri.

Il resto viene da sé: gonfialo di risentimento, pregiudizi e paura, lascialo fermentare nel rumore di fondo — e del cervello umano puoi fare ciò che vuoi.
È pasta molle, come creta — direbbe un biblista.

Comincia presto, se vuoi averla vinta. Comincia dalle scuole: metti la scienza sullo stesso piano del mito, fai salire in cattedra sciamani e sergenti.

Allora sì che le generazioni future si inchineranno ai nostri eroici macellai: teste dei nemici infilzate nelle picche, prigionieri in fila tra capanne in festa, bersagliati da calci, sputi e merda di cane.

Temo che, per il 20% dei residenti più ricchi e influenti del pianeta, il combinato disposto di potere tecnologico, crisi ecologica e violenza tribale somigli più a una business opportunity che a un reale rischio per l’umanità.

Times square

A proposito: fino a cinquantamila anni fa, sulla Terra abitavano almeno cinque specie umane differenti. Non sappiamo se regnasse l’armonia o la guerra perpetua; sappiamo solo che, per un breve periodo, si sono scambiate beni, manufatti e geni.

Alla fine ne è rimasta una sola.
Indovinate quale.

Qualcuno ha detto che siamo animali “straordinari, meravigliosi e tremendi”.
Il terzo aggettivo significa questo: le bestie umane, a differenza delle altre, pur di allargare le proprie sfere d’influenza sono disposte a commettere genocidio.

Cosa c’è di più tremendo?

Cartoline dalla Machosfera – 4 ultima modifica: 2026-06-18T04:56:00+02:00 da GognaBlog

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3 pensieri su “Cartoline dalla Machosfera – 4”

  1. In che modo lo status quo alternativo all’intervento diretto di Israele vs Hamas ed Hezbollah , in ultima analisi Iran , e quello Usa vs Iran ha aiutato ad evitare lo stillicidio di attacchi verso Israele, il finanziamento dei proxies da parte dell’Iran e l’arricchimento dell’uranio iraniano per conseguire l’arma atomica ?

    Governare vuole anche dire accettare la realtà, mica nascondere la testa sotto la sabbia.

  2. Caro Mirko, siamo venuti al mondo?
    E adesso pedaliamo.
    … … …
    Non sto recriminando contro qualcuno in particolare. Mi riferisco alla natura dell’universo mondo.

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