Civetta Nord-ovest – prima parte
Nel luglio 2025 è uscita finalmente, assai attesa, la guida Civetta Nord-ovest, a cura di Alessandro Baù e Luca Vallata (Idea Montagna Edizioni). Comprende l’accurata descrizione delle vie alpinistiche dell’intero versante nord-occidentale del gruppo della Civetta, dalla Torre Coldai alla Torre Su Alto, passando per Torre d’Alleghe, Torre di Valgrande, Pan di Zucchero, Punta Civetta, Punta Tissi, Civetta, Piccola Civetta, Cime De Gasperi, Cima Su Alto e Cima della Terranova.
Questa guida nasce dall’incontro di due percorsi differenti ma profondamente legati alla stessa parete. Da un lato vi è l’esperienza diretta dei due autori (quasi ventennale quella di Alessandro Baù sulla Nord-ovest della Civetta); dall’altro è la loro riflessione sul significato culturale delle guide alpinistiche e sul ruolo che esse possono ancora svolgere nel mondo contemporaneo. Se oggi questo volume vede la luce è perché queste due prospettive, maturate indipendentemente, hanno finito per convergere attorno a una convinzione comune: alcune montagne meritano di essere raccontate con profondità, rispetto e memoria.
Baù racconta che il suo primo incontro con la Parete delle Pareti avvenne quasi per caso, oltre vent’anni fa. Aveva programmato un’altra salita, ma il maltempo sul versante orientale della Civetta lo spinse a cambiare itinerario e a trascorrere qualche giorno al rifugio Tissi. Fu allora che, raggiungendo il versante nord-occidentale in una giornata limpida, si trovò per la prima volta di fronte all’immensa muraglia della Nord-ovest. Quell’immagine rimase impressa nella sua memoria e divenne l’inizio di un rapporto destinato a durare nel tempo.
Nei mesi e negli anni successivi la parete divenne il centro di una lunga stagione di esplorazioni, ripetizioni e aperture. Baù ricorda come alcune esperienze abbiano segnato in modo particolare la sua formazione alpinistica: la salita del Philipp-Flamm, l’incontro con Venturino De Bona e il confronto con le grandi vie moderne che attraversano il cuore della parete. Furono anni di entusiasmo e scoperta, ma anche di incontri umani significativi. Molte delle persone che hanno contribuito a mantenere viva la cultura della Civetta non erano soltanto alpinisti, ma anche i gestori dei rifugi che ne custodivano l’ambiente e la memoria. Nelle parole di Baù, furono proprio questi custodi della montagna a creare attorno alla parete un’atmosfera speciale, capace di alimentare la passione di un’intera generazione.
Fu in quel periodo che nacque per la prima volta l’idea di realizzare una guida dedicata alla Civetta. Si trattava però di un progetto troppo vasto per essere affrontato da una sola persona. Nel frattempo la pubblicazione della guida CAI-TCI curata da Ivo Rabanser aggiornava il quadro delle conoscenze disponibili e il progetto rimase in sospeso. L’attenzione tornò allora a concentrarsi sulla roccia e sull’attività alpinistica, con nuove salite e nuove aperture che contribuirono ad approfondire ulteriormente il legame con la parete.
Con il passare degli anni, tuttavia, la prospettiva cambiò. Baù racconta come sia stata anche la dimensione familiare a riaccendere il desiderio di tornare regolarmente alla Civetta. Accompagnare la figlia al rifugio Tissi e rivedere ogni anno quella muraglia fece riaffiorare il progetto rimasto incompiuto. Nel frattempo una nuova generazione di alpinisti aveva iniziato a frequentare la Nord-ovest con uno spirito che ricordava quello delle esplorazioni precedenti: il desiderio di conoscere ciò che era stato fatto prima di cercare qualcosa di nuovo, la convinzione che la comprensione della storia di una parete costituisca il fondamento di ogni evoluzione futura.
Proprio attraverso la ripetizione di alcune vie moderne Baù ebbe modo di conoscere meglio Luca Vallata. Da questo incontro nacque la decisione di riprendere il vecchio progetto e di affrontarlo insieme. Entrambi riconobbero che l’ambizione di descrivere l’intero gruppo della Civetta avrebbe richiesto energie e competenze difficili da sostenere. La scelta fu quindi quella di limitare il campo d’indagine alla Nord-ovest, il settore che entrambi conoscevano meglio e che più li aveva coinvolti nel corso degli anni. Questa delimitazione non rappresentava una rinuncia, ma piuttosto una garanzia di accuratezza.
La riflessione di Vallata sul senso di questo lavoro prende avvio da una domanda più generale: che cosa dovrebbe essere oggi una guida alpinistica? Tra i libri che maggiormente lo hanno influenzato vi è Pale di San Lucano di Ettore De Biasio, un’opera che ha segnato un’intera generazione di frequentatori delle Dolomiti. Ciò che Vallata ammira in quel lavoro non è soltanto la qualità della documentazione, ma soprattutto l’approccio: la volontà di descrivere una montagna nella sua interezza, senza limitarsi agli itinerari più celebri o più facilmente ripetibili. Una guida intesa non come semplice strumento di consumo, ma come archivio di esperienze, storie e conoscenze.
Secondo Vallata, questo modello appare oggi sempre più raro. Negli ultimi anni il mondo dell’arrampicata e dell’alpinismo ha conosciuto una crescita straordinaria, accompagnata da una moltiplicazione delle pubblicazioni e da una trasformazione profonda delle modalità con cui le informazioni vengono trasmesse. La velocità della comunicazione digitale tende spesso a privilegiare l’immediatezza rispetto all’approfondimento, la novità rispetto alla memoria, l’immagine rispetto alla comprensione.
Di fronte a questi cambiamenti emerge inevitabilmente un interrogativo. Rendere disponibili informazioni dettagliate su una parete significa contribuire alla sua valorizzazione oppure rischiare di favorirne il degrado? Vallata ricorda come già molti anni fa Lorenzo Massarotto avesse espresso preoccupazione per l’impatto umano su ambienti fragili e appartati. Le tracce di incuria che ancora oggi si incontrano su alcune grandi vie dimostrano che quelle preoccupazioni non erano infondate.
Tuttavia, sia Vallata sia Baù ritengono che la risposta non possa essere il silenzio. Una guida seria, costruita attraverso anni di ricerca, ripetizioni e verifiche, non incoraggia un consumo superficiale della montagna. Al contrario, offre gli strumenti per comprenderne il valore. Conoscere la storia di una via, sapere chi l’ha aperta, in quale contesto e secondo quali principi, significa imparare a guardare la parete con occhi diversi. Significa sviluppare quel senso di continuità che lega gli alpinisti di oggi a quelli che li hanno preceduti.
Molti degli itinerari descritti in questo volume sono stati ripetuti proprio per poter essere documentati in modo accurato. In diversi casi il lavoro di ricerca ha consentito di recuperare informazioni che rischiavano di andare perdute insieme alla memoria dei protagonisti. Questa attività di ricostruzione rappresenta forse uno degli aspetti più importanti dell’intero progetto: preservare una storia che appartiene non soltanto alla Civetta, ma all’alpinismo dolomitico nel suo complesso.
A cento anni dall’apertura della Solleder-Lettenbauer, la Nord-ovest continua a occupare un posto centrale nell’immaginario alpinistico. Le sue dimensioni, la complessità del terreno e la ricchezza della sua storia ne fanno ancora oggi un laboratorio di esperienze e di idee. Baù è convinto che questa parete abbia ancora molto da offrire a chi saprà avvicinarla con curiosità e rispetto; Vallata auspica che una guida possa contribuire a formare lettori e alpinisti più consapevoli.
Se questo lavoro riuscirà anche soltanto in parte a trasmettere il fascino, la storia e il patrimonio umano racchiusi in questa grande parete, avrà raggiunto il suo scopo. Perché la montagna non è fatta soltanto di roccia e itinerari, ma anche delle persone che l’hanno attraversata, custodita e raccontata nel corso del tempo.
Profilo autori
Alessandro Baù
Classe 1981, padovano di nascita, attualmente vive alla base dei Colli Euganei con la moglie Claudia e la figlia Viola. Lavora come ingegnere freelance e collabora con aziende del mondo della montagna ma, saltuariamente, svolge anche la professione di Guida Alpina; è membro del Club Alpino Accademico Italiano. Nel corso della sua carriera ha realizzato moltissime salite tradizionali e moderne, spaziando dalla Patagonia all’Asia Centrale, passando per il Nord America e l’Africa. Ha aperto molte nuove vie impegnative facendo uso prevalentemente di protezioni classiche e privilegiando l’apertura in libera. È un grande appassionato della Nord-ovest, dove ha percorso molte delle vie proposte in questa guida e attualmente è tra i maggiori conoscitori del massiccio.
In Civetta ha aperto Chimera Verticale, Colonne d’Ercole e Zuita Patavina, ha effettuato tre prime invernali, sei prime ripetizioni, una prima solitaria e bivaccato 33 volte in parete.
Luca Vallata
Classe 1990, bellunese di nascita ma ertano d’adozione. Esercita a tempo pieno la professione di Guida Alpina e pratica alpinismo in tutte le sue possibili declinazioni estive o invernali. È laureato in Matematica e attualmente è iscritto al secondo anno del corso di Laurea in Storia alla Ca’ Foscari di Venezia. In questo momento sta preparando un esame di Numismatica Antica. Nel suo percorso ha frequentato soprattutto le Dolomiti Orientali, prediligendo i sentieri poco battuti, anche se non sono mancati viaggi e spedizioni extra-europee. Da un lustro ormai ha trovato il suo personale equilibrio tra i boschi e le rocce della Valcellina, dove ritiene sia ancora possibile vivere un alpinismo onesto. Aderendo al motto “da Erto al deserto”, gli unici viaggi che ancora lo entusiasmano sono quelli nel Sahara, con una predilezione per il gruppo montuoso dell’Hoggar. In Civetta ha aperto la via Capitani di Ventura e sulla Nord-ovest ha effettuato un paio di prime ripetizioni.
Le vie
Gli itinerari che attraversano la Nord-ovest sono stati suddivisi in 6 categorie:
• via classica-storica;
• via di ricerca-storica;
• via classica-moderna;
• via di ricerca-moderna;
• via dimenticata;
• via scomparsa.
Le prime quattro categorie derivano dalla combinazione di due appellativi, che saranno tra poco dettagliati. A ogni categoria si applicano diverse modalità di descrizione e diverse modalità di interpretazione delle informazioni. Si ritiene che questa suddivisione possa essere utile per individuare la via che faccia al caso proprio, in base ai personali desideri e soprattutto alla propria esperienza; è basata a volte su criteri soggettivi e pertanto è da intendersi solo come una pura indicazione di massima.
Vie storiche
Vengono chiamate storiche le vie aperte prima del 1986 o che presentano difficoltà in libera al massimo di VI/VI+. Queste vie sono quelle appetibili al più vasto gruppo degli scalatori e spesso presentano passaggi che vengono percorsi in arrampicata artificiale. Per questa ragione, nell’indicazione della difficoltà, quando questa in libera supererebbe il VI+, è quasi sempre precisata anche la valutazione in arrampicata artificiale.
Vie moderne
Vengono chiamate moderne tutte le vie successive al 1986 e con difficoltà in libera superiori al VI+. Per questi itinerari, qualora un tiro sia stato liberato, anche se è stato aperto ricorrendo all’artificiale, è indicata, quasi sempre, solamente la difficoltà in libera. Particolari indicazioni relative all’obbligatorio o alla proteggibilità dei passaggi saranno contenute nella descrizione.
Vie classiche
Una via classica è una via che ha visto nella storia numerose ripetizioni e viene ripercorsa con frequenza. Quanto una classica venga ripetuta in un’estate dipende da molti fattori, il primo dei quali è sicuramente dato dalle condizioni meteorologiche. Si tenga presente che le vie più gettonate non vedono mai più di dieci ripetizioni l’anno, quelle meno popolari possono non venire salite anche per varie stagioni consecutive. Da una via classica ci si aspetta che questa sia nella media adeguatamente chiodata e che il martello serva quasi soltanto per sostituire o ribattere chiodi malfermi e a rinforzare soste. Ovviamente la densità di chiodi in un tratto, ad esempio di VI grado, può variare molto tra una via storica e una moderna.
Vie di ricerca
Una via di ricerca è invece un itinerario che non è mai stato ripetuto in precedenza o che ha visto poche ripetizioni. Da questo tipo di vie ci si può aspettare di tutto, le informazioni disponibili sono più scarse, quasi sempre la loro chiodatura è carente e sono necessarie delle integrazioni più o meno sostanziose.
Vie dimenticate e scomparse
Una via dimenticata è una via del passato che, per varie ragioni, quali ad esempio la cattiva qualità della roccia o la scarsa bellezza della linea, non venga da molti anni ripetuta. Infine, sotto la categoria di vie scomparse rientrano essenzialmente le vie alla Cima Su Alto che sono scomparse o che sono state pesantemente danneggiate dalla frana del 16 novembre 2013, qui riportate per puro scopo di ricostruzione storica.
Tipologia Esempio
via classica-storica Carlesso-Menti alla Torre di Valgrande
via di ricerca-storica Comici-Benedetti alla Civetta
via classica-moderna Chimera Verticale alla Punta Civetta
via di ricerca-moderna Eliana alla Punta Civetta
via dimenticata Via degli Agordini alla Piccola Civetta
via scomparsa Via dello Spigolo alla Cima Su Alto
(continua in https://gognablog.sherpa-gate.com/civetta-nord-ovest-seconda-parte/)
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Quando nella mia prefazione alla guida scrivevo “credo invece che una vecchia e lenta guida, quando non sia stata confezionata con la primaria volontà di guadagno, ma con il tempo e le competenze necessari, non possa far altro che andare ad aumentare la sensibilità della comunità degli alpinisti, di coloro che sono ancora disposti a leggere cose scritte da un altro umano come loro“, non avrei mai immaginato che la prefazione a questo articolo sarebbe stata scritta con chatgpt!
Bellissima proposta , ci voleva una rinfrescata , belle anche le storie dei protagonisti…lo stile della guida è quello che più mi attira. Per quanto riguarda la bellezza e la maestosità della parete che dire? basta esserci passati a sotto a guardarla e non solo in procinto di iniziare una di quelle fantastiche ascensioni .
Mi ritornano i ricordi di giornate di grandi emozioni.
Bravi.
Condivido pienamente la filosofia interpretativa di una guida alpinistica espressa dagli autori, Complimenti!
Bellissima pubblicazione, piu che una guida e un libro.Non ci sono solo relazioni tecniche di grandi vie, ma anche storie di vie e protagonisti. La nord ovest della Civetta non puo passare innossevata , non può lasciarti indifferente. Quando ci passi disotto è li gigante davanti a te, con tutte quelle torri, camini, strapiombi. È un oceano verticale. È simbolo di un grande alpinismo classico.