Climbing, i grandi solisti dell’arrampicata

Climbing, i grandi solisti dell’arrampicata
(Recensione al libro di Julie Ellison)

La dea ex machina di questo attuale e ponderoso libro è Julie Ellison, climber e scrittrice americana di successo. “Penso che mi piacerebbe scrivere un libro“, è la frase che butta là al suo fidanzato alla fine del maggio 2019, durante una pausa caffè nel camper posteggiato all’ombra di alcuni pini della californiana Sierra, alla fine di un lungo viaggio di arrampicata e subito dopo aver finito di scrivere un articolo per la rivista Outdoor. Voleva “una specie di grande progetto su cui poter concentrarsi per diversi mesi“.

Qualche tempo dopo è contattata dalla redazione di Gestalten, una prestigiosa casa editrice di Berlino, ben nota per le sue pubblicazioni di grande rilievo e qualità. Per tutte valga The new Mediterranean, homes and interiors under the southern sun, curato da Robert Klanten e Andrea Servert, rispettivamente CEO ed editor in capo di Gestalten. Questa volta la coppia di affermati editori internazionali voleva che la Ellison realizzasse un libro sull’arrampicata.

Il primo passo è stato mappare i diversi tipi di contenuti e il modo in cui avrebbero interagito tra loro. Persone, location, attrezzatura, cultura, saggi e storia rientrano nelle categorie di bouldering, arrampicata sportiva, trad e alpinismo. Julie Ellison propone 75 temi diversi e include immagini di esempio, motivando il perché ciascuno sarebbe stato pertinente. “Come per tutto ciò che riguarda l’arrampicata, anche qui la sfida più grande è stata fare in modo che chiunque prendesse in mano il libro fosse interessato e coinvolto, che fosse un veterano di 20 anni di questo sport o che non avesse mai scalato un giorno in vita sua. Era anche importante rendere tutti i contenuti “evergreen”, vale a dire rilevanti (e non obsoleti) anche tra un decennio”.

Costituito il team, viene finalizzato l’elenco degli argomenti: le stories da 75 sono ridotte a 43.

Dopo aver scritto diversi capitoli dal passegger sit del suo van durante i vari viaggi, sempre per andare ad arrampicare, la Ellison raccoglie il meglio della sua fotografia di arrampicata e mette in contatto il team editoriale con altri fotografi che ritiene tra i più validi. Il lavoro di selezione iconografica, curata da Eszter Kalmár e Mario Udzenija, è in effetti impressionante.

Charlotte Durif a Makatea

Cliffhanger: New Climbing Culture & Adventures è stato pubblicato nel giugno 2020 in tedesco e in inglese, già avendo previsto per l’anno dopo le edizioni francese e italiana, in effetti comparse puntualmente nel giugno 2021. Alla fine, con il volume stampato di fresco, Julie ne è orgogliosa: “Tenere il pesante volume tra le mani è una delle emozioni più gratificanti per me come scrittrice e fotografa, e l’aver completato l’opera è stato uno dei più grandi successi della mia carriera”. 

Il libro è suddiviso in quattro grandi parti, appunto bouldering, arrampicata sportiva, trad e alpinismo. Cliffhanger è composto da 292 pagine di immagini straordinarie e storie approfondite che mettono in risalto persone, luoghi e cultura dell’arrampicata attuale. Negli intendimenti c’era anche l’intento di raccontare la storia, ma a me sembra che questo desiderio sia rimasto solo tale.

La formazione personale dell’autrice (giovane, americana, climber ma non mountaineer) e, con tutta probabilità anche i proponimenti editoriali di Gestalten, mentre hanno permesso la realizzazione di un’opera che copre alla grande un sensibile vuoto attuale e va incontro all’effettiva domanda del giovane appassionato medio, non hanno reso possibile il suo inserimento nel continuum di ormai quasi 250 anni di storia. Il che non è necessariamente un male, e guardate che lo dice un vecchio alpinista… A volte è necessario spezzare con la tradizione, a volte occorre rispettare chi giudica ammuffiti determinati comportamenti e tralascia perfino gli agganci più essenziali.

Alex Megos

Delle quattro parti in cui il libro è diviso, quella dedicata all’alpinismo è certamente la più debole. Consta di sole 42 pagine, quindi un misero 14,3% delle totali 292. In esse non è neppure nominato Walter Bonatti, e lo stesso Reinhold Messner è citato di sfuggita due sole volte…

Sono fatti molto bene i capitoli dedicati alla diversa attrezzatura necessaria per le quattro discipline. Finalmente troviamo esaurienti spiegazioni di come si deve cadere, sia sui massi assistiti dagli spotter, sia quando si fanno grandi voli in falesia. Troviamo le presentazioni delle location più “in” del momento: per il bouldering, dalla storica Fontainebleau alle sudafricane Rocklands, da Bishop (USA) a Virgin Gorda (Isole Vergini britanniche); per la sportiva il tedesco Frankenjura, il messicano El Potrero Chico, le francesi Gole del Verdon, alcune falesie spagnole, ma anche la Thailandia e la cinese valle del fiume Getu; per il trad, ecco la canadese Squamish, la statunitense Indian Creek, il Wadi Rum in Giordania; infine per l’alpinismo si parla un po’ di Chamonix e della Patagonia, di sfuggita.

Esaurienti e innovativi sono anche i capitoli dedicati all’allenamento, all’assicurazione al primo di cordata, ai nodi, alla sostenibilità e al rispetto dell’ambiente.

Decisamente originali sono la “Guida per il climber alla vita in camper”, la trattazione dell’arrampicata adattiva (quella dei portatori di handicap) e “Dietro le quinte dell’arrampicata su big wall”.

Altro capitolo di grande interesse è quello intitolato “Come l’arrampicata può contribuire alla ricostruzione di un’isola”: con nostra sorpresa vediamo che non vi si tratta di Kalymnos, bensì di un’isola della Polinesia francese!

Anche la scelta dei personaggi di cui raccontare è arbitraria, anticonvenzionale e alla fine gradevole. Per esempio: per il bouldering non si parla di John Gill (forse perché scomparso da tempo) e neppure di Jacky Godoffe o di altri miti storici, bensì di un nome nuovo ma altrettanto meritevole, quello del francese Charles Albert.

Per l’arrampicata sportiva non c’è spazio per Patrick Edlinger, per Chris Sharma e neppure per Adam Ondra, bensì per Alex Megos e per la famiglia Raboutou. In evidenza anche il tour mondiale di Charlotte Durif e Josh Larson.

Per il trad sono presentati pezzi grossi come Barbara Babsi Zangerl, Jacopo Larcher e Pete Whittaker: non c’è nulla su Patrick Berhault o Manolo.

Nelle 42 pagine di alpinismo sono presentati Ines Papert e Dawa Yangzum Sherpa. Anche Erin Smart ha modo di raccontare la sua tipica vita da guida alpina.

Infine, due parole sull’edizione italiana.
Anzitutto, la traduzione a cura di Mara Dompé è accuratissima. Se tutte le traduzioni fossero come questa, molte edizioni italiane di libri famosi sarebbero certo migliori di quello che sono.

Una sola nota negativa (ma non attribuibile di certo alla traduttrice). Avrete notato che il titolo originale è Cliffhanger: New Climbing Culture & Adventures, mentre quello italiano è Climbing, i grandi solisti dell’arrampicata. Personalmente trovo poco azzeccato Cliffhanger (mentre il sottotitolo New climbing culture è perfetto); ma, nell’edizione italiana, trovo del tutto estranea la parola “solisti”. So bene che questo termine, che è riferito ad artisti musicali e cantanti, per estensione indica anche la persona che si esibisce in esecuzioni individuali oppure agisce per conto proprio (nel ballo, nello sport e persino nella vita). Ma in questo caso parlare di “solisti dell’arrampicata” origina una contraddizione con i contenuti del libro: nel quale le solitarie e i free solo non sono neppure presi in considerazione.

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Climbing, i grandi solisti dell’arrampicata ultima modifica: 2022-01-04T05:15:00+01:00 da GognaBlog

4 pensieri su “Climbing, i grandi solisti dell’arrampicata”

  1. 4
    Mario says:

    In effetti  il titolo  e’ del tutto infelice ed e’ facile immaginare che la cosa avra’ ripercussioni sulle vendite, per quanto buono sia il contenuto e’ bizzarro un infortunio del genere proprio sul titolo . Sappiamo tutti che il termine solisti in ambito arrampicatorio-alpinistico non significa nulla.

  2. 3

    Solisti mi fa venire in mente Luthring il solista del mitra https://it.wikipedia.org/wiki/Luciano_Lutring

  3. 2
    GognaBlog says:

    Per commento 1: No, Marcello. Il libro è ben tradotto, anche nei termini tecnici. Direi molto ben tradotto. La parola “solisti” è usata semplicemente male, già in inglese. I problemi di quest’opera sono altri…

  4. 1

    Presuntuosamente non leggo neppure l’articolo.  Con un titolo così è respingente. 
    Ricorda quelle vecchie guide delle vie ferrate tradotte dal tedesco da chi non andava in montagna: aggirare il carabiniere (gendarme) con piede fermo e assenza di vertigini. Portare un fucile (karabiner) nella corda. Seguire i piccoli uomini (ometti)…

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