Dent Blanche, storia alpinistica

Dent Blanche 4357 m, storia alpinistica
La più importante montagna della Val d’Hérens, la Dent Blanche, è una piramide quasi perfetta di gneiss d’Arolla che si erge a 4357 m nelle Alpi del Canton Vallese: emerge dai tre bacini ghiacciati del Glacier de la Dent Blanche, dello Schönbielgletscher e del Glacier du Grand Cornier. Il gneiss d’Arolla ha l’aspetto di un granito più o meno scistoso di colore verde tenue.

La Cabane du Grand Mountet, sullo sfondo la Dent Blanche (a sinistra) e il Grand Cornier.
Da sinistra, Obergabelhorn, Cervino (di cui è appena visibile la cima), Dent d’Hérens, Pointe de Zinal e Dent Blanche dalla vetta del Dôme du Blanc de Moming.

La si scorge già dalla piana del Rodano e, vista da Bertol, la Dent Blanche è stata descritta come una “mostruosa civetta” da Guy de Maupassant nel suo racconto L’auberge, pubblicato nel 1886. Da qualunque parte la si osservi s’impone per la sua prodigiosa eleganza, anche se la sua estetica è spesso offuscata dalla vicinanza dell’ancora più iconico Cervino. Ma è da sud-ovest (dai Bouquetins, per esempio) che sembra davvero un dente, piantato verticalmente nella gengiva.

In pianta, la Dent Blanche ha la forma di una croce: una lunga cresta a sud, una breve cresta a nord e, perpendicolari a questo asse principale, le due traversali di Ferpècle e Mountet (Quatre Ânes). Le quattro potenti creste sono in crescendo di difficoltà nel seguente ordine: cresta sud, Arête des Quatre Ânes, Arête de Ferpècle. Ancora più difficile e molto meno conosciuta è la cresta nord-nord-ovest, che cade sul Col de la Dent Blanche (che divide la Dent Blanche dal Grand Cornier). Le quattro creste racchiudono quattro pareti, tutte scalate.

La parete nord della Dent Blanche vista dal Bishorn. Foto: Andrea Rolando.

Quattro sono i punti di appoggio per la scalata alla Dent Blanche. A sud è la cabane de la Dent Blanche (o cabane Rossier) 3507 m. E’ raggiungibile dalla Val d’Hérens attraverso il Glacier de la Manzette: è punto di partenza per la via normale (cresta sud, detta anche cresta Wandfluh). A nord è il bivacco sul Col de la Dent Blanche 3540 m: si raggiunge da Ferpècle ed è punto di partenza per la salita della cresta nord-nord-ovest. A nord-ovest è la cabane du Grand Mountet 2886 m: è raggiungibile da Zinal ed è punto di partenza per le ascensioni alla cresta est-nord-est (des Quatre Ânes) e alla parete nord-nord-est. Infine, anch’essa a sud, è la Schönbielhütte 2694 m: raggiungibile da Zermatt, è uno dei punti di partenza per la salita della cresta est-nord-est (Quatre Ânes) e del versante sud-est.

Dalla cresta di Tiefenmatten della Dent d’Hérens verso la Dent Blanche con le sue creste ovest, sud ed est. Foto: Davide Forni.

Si narra che il nome “Dent Blanche” derivi dall’errore di un monaco che aveva il compito di redigere una mappa della regione. Quella che avrebbe dovuto chiamarsi “Dent Blanche” era in realtà l’attuale Dent d’Hérens, il cui versante settentrionale è sempre coperto di neve e ghiaccio, dunque più “bianca”. Ma il monaco scambiò i due nomi. In effetti, la Dent d’Hérens è stata a lungo conosciuta come “Dent Blanche”, tanto è vero che nel 1682, Antoni Lambien collocò il Weisszahnhorn (“dente bianco”) a ovest del Cervino. Nel 1820 divenne il “Dente Bianco”: la confusione terminò intorno al 1850, con l’attribuzione dei nomi attuali. In vetta alla Dent Blanche è una croce in ferro battuto, benedetta dall’Abbé Luc Devanthéry nel 1966 durante una cerimonia tenutasi alla cabane de la Dent-Blanche.

La Dent Blanche vista da sud-est, dal pianoro glaciale alla base della parete nord del Cervino

Via normale (cresta sud)
Un itinerario definito normale è spesso sinonimo di facile e talvolta poco interessante: non è così per la Dent Blanche. L’itinerario è bello e in realtà non è poi così facile perché richiede un’attenzione continua, visto che non è addomesticata con corde fisse come le similari creste del Cervino (Hörnli e Leone). La prima ascensione fu appannaggio degli inglesi William Wigram e Thomas Stuart Kennedy, accompagnati dalle guide Jean-Baptiste Croz e Johann Kronig, 18 luglio 1862. Con un dislivello di 850 m, è classificata AD: il punto chiave è l’ascensione del Gran Gendarme, che presenta un passaggio di III+ che può essere evitato grazie all’adiacente couloir, purtroppo sovente coperto di verglas.

L’Arête de Ferpècle (sulla sinistra, tra ombra e sole) si affonda tra il Glacier de la Dent Blanche a sinistra e il Glacier des Manzettes superiore. Contro cielo, a destra, la cresta sud.

Arête des Quatre Ànes (cresta est-nord-est)
L’Arête des Quatre Ànes sembra penetrare come una freccia nei seracchi del Glacier du Grand Cornier. Più impegnativa della via normale con i suoi 1470 m di dislivello costituisce uno dei più interessanti itinerari, perché le difficoltà sono assai varie in un ambiente sontuoso. Detto ciò, questa ascensione deve essere affrontata da alpinisti completi e in ottima forma fisica, visto che la lunga marcia di avvicinamento dalla cabane du Grand Mountet si compie di notte, con partenza verso le due o le tre del mattino. L’inizio dell’ascensione è facile, nonostante la cattiva qualità della roccia, ma presto il pendio si raddrizza. Piccoli gendarmi e placche possono costituire problemi diversi e talvolta delicati. A inizio di stagione, ghiaccio o neve ricoprono la roccia e l’ascensione diventa molto difficile. Più in alto, a una spalla ripida, la cresta diventa nevosa con grandi cornici. Queste, di solito, sono strapiombanti sul versante di Schönbiel e la progressione può richiedere molto tempo, nonostante l’apparente facilità del terreno. In occasione della prima ascensione dell’Arête des Quatre Ànes, l’11 agosto 1882, la guida Ulrich Almer dovette faticare molto per aprirsi una via sino alla vetta. Le cornici e le cattive condizioni della neve gli fecero temere il peggio. Giunto in vetta, passati i timori, rivolto ai compagni egli esclamò: «Siamo veramente quattro somari (ânes), ad aver scelto questa via!». I suoi compagni erano gli inglesi John Stafford Anderson e Georges Percival Baker con l’altra guida Aloys Pollinger.

Il tracciato dell’Arête de Ferpècle

Arête de Ferpècle (cresta ovest)
L’alpinista che guarda con attenzione la Dent Blanche nota immediatamente un gran pilastro, uno sperone «diritto come una I maiuscola» e alto 825 m, che unisce senza interruzioni il ghiacciaio alla vetta. Si tratta della cresta di Ferpècle, il cui tracciato costituisce in modo evidente un bellissimo itinerario d’ascensione. L’arrivo al Col de la Dent Blanche, da dove si può contemplare la selvaggia parete nord-nord-est, è un momento di grande appagamento.

All’alba, la cresta di Ferpècle si può attaccare in due modi; gli scalatori qualificati inizieranno dal salto inferiore; chi non cerca di proposito le difficoltà, aggirerà questo primo bastione. L’itinerario dell’arrampicata, totalmente su roccia, ha veramente qualcosa d’irreale, in un mondo di ghiaccio e di neve. Il percorso è evidente, una cresta che diventa sempre più facile, man mano che ci si avvicina alla vetta. Dobbiamo la prima ascensione ad Aloys Pollinger, in cordata con Walter Gröbli, 29 luglio 1889.

In arrampicata sulla cresta sud della Dent Blanche. Foto: Nicolas Annereau.

Cresta nord-nord-ovest
La cresta nord-nord-ovest è nettamente più aspra, più ripida e pone difficoltà ben più serie di tutte le altre creste della Dent Blanche. Se ne trova conferma nella storia di questa vetta prestigiosa, giacché occorre attendere il 9 e 10 settembre del 1926 per registrare la «prima»… discesa di questa cresta. A quell’epoca persino una serie di corde doppie poteva creare grandi problemi e il piantare un chiodo assumeva l’aspetto di una cerimonia. W. Kropf, accompagnato dalle due guide Jean Genoud e Marcel Savioz, non impiegò meno di trentasette ore con un bivacco, per portare a termine la discesa. Il 20 luglio 1928, Ivor Armstrong Richards e signora (miss Dorothy E. Pilley) con le guide Joseph e Antoine Georges, ne fecero la prima salita. Dal colle seguirono la cresta sino a un primo sbarramento di placche che aggirarono a sinistra. Un grande salto li costrinse a una lunga traversata di oltre duecento metri verso destra, per raggiungere un’altra diramazione della cresta. Questa traversata è poco agevole, avviene su placche sovente ricoperte di neve o di ghiaccio. L’assicurazione è difficile e a volte puramente simbolica.

Nel 1961 Georges Perrenoud e Hugo Weber aprirono una variante molto difficile, ma sicura, che non inizia dal colle bensì molto più a destra, e sale direttamente lungo la diramazione già citata.

In salita sulla cresta est-nord-est (Arête des Quatre Ànes)

Parete nord-nord-est
Il 26 e il 27 agosto 1932 Karl Schneider e Franz Singer effettuarono la prima ascensione della parete nord-nord-est (950 m di dislivello). Fu una grande impresa: questa parete è infatti una delle più difficili tra le pareti nord delle Alpi. Non ha la notorietà della parete nord del Cervino, ma è dello stesso livello tecnico se non superiore. Schneider e Singer partirono dalla cabane du Mountet perché il rifugio-bivacco del Col de la Dent Blanche ancora non esisteva. Scelsero un itinerario nella zona sinistra della parete assolutamente logico, utilizzando al massimo i pendii di ghiaccio. Già nel 1928, la parete nord aveva già conosciuto dei visitatori, infatti Miss Maud Cairney con le guide Théophile e Hilaire Theytaz avevano aperto, provenienti dalla cresta nord-nord-ovest, un itinerario che parzialmente superava la parete. Tracciarono la via diretta Michel e Yvette Vaucher, dal 10 al 12 luglio 1966.

Il terzo inferiore della diretta è costituito da placche verglassate su uno sperone che indica in modo evidente la linea d’ascensione. Questo sperone purtroppo si perde tra placche sovrapposte e l’uscita sui nevai della zona mediana è molto delicata. Dopo un primo bivacco, una vera tempesta li colse e causò congelamenti al capocordata. Poi, il couloir d’uscita, in condizioni normali, non pone eccessivi problemi. La direttissima (28-29 febbraio 1968) utilizzò lo stesso couloir di uscita, in occasione della prima invernale solitaria compiuta dalla guida Camille Bournissen. Prima di lanciarsi verso la vetta Camille Bournissen aveva attrezzato con corde fisse la parte bassa della parete. Infatti, fu proprio in quel tratto che dovette incontrare i maggiori problemi. In ogni caso tutte e tre le vie di questa parete sono grandi ascensioni di ghiaccio e misto su pendii molto ripidi, dove è necessario possedere un’eccellente tecnica e un solido equilibrio fisico e nervoso.

Mario Marone e Roberto Bianco sui primi tiri della Nord della Dent Blanche. Sullo sfondo il bivacco. Foto: Enrico Pessiva.

Prime ascensioni sulla Dent Blanche
– 1862: prima salita della cresta sud (cresta Wandfluh) il 18 luglio da parte di William Wigram e Thomas Stuart Kennedy, accompagnati dalle guide Jean-Baptiste Croz e Johann Kronig.

– 1871: il 14 settembre, Margaret Claudia Brevoort, più comunemente nota come Meta Brevoort, diventa la prima donna a scalare la Dent Blanche, accompagnata da William Auguste Brevoort Coolidge, con le guide Christian e Ulrich Almer.

– 1874: parete sud-est, 21 agosto, Edward Robson Whitwell con Johann e Christian Lauener (Diagonale du Z).

– 1882: cresta est-nord-est (Quatre Ânes), 11 agosto, John Stafford Anderson, Georges Percival Baker con le guide Ulrich Almer e Aloys Pollinger.

– 1884: cresta ovest (Ferpècle), Margaret Anne (detta E. P.) Jackson e Karl Schulz con Aloys Pollinger e Johann-Joseph Truffer, 25-26 agosto (in discesa)

– 1889: cresta ovest (Ferpècle), in salita, il 29 luglio, Aloys Pollinger con Walter Gröbli.

– 1905: contrafforte sud-ovest, H. Symons e Oliver K. Williamson con Jean Maître e Pierre Maurys, 4 agosto.

La cresta nord-nord-ovest della Dent Blanche con il tracciato della Directe André Georges. Foto: Hans Lanters.

– 1926: cresta nord-nord-ovest (in discesa) il 9 e 10 settembre, le guide Jean Genoud e Marcel Savioz di Zinal con M. W. Kropf di La Chaux-de-Fonds.

– 1928: – cresta nord-nord-ovest (in salita), il 20 luglio 1928, Ivor Armstrong Richards e signora (miss Dorothy E. Pilley) con Joseph e Antoine Georges.

– parete nord-nord-est, tra la cresta di Quatre Ânes e la cresta nord-nord-ovest, 16 agosto, signorina Maud Cairney, di Londra, accompagnata dalle guide Théophile e Hilaire Theytaz di Zinal. Prima parte in comune con la cresta nord-nord-ovest.

– 1931: parete sud-est, via del Glacier suspendu, Karl ed Emil Rupilius, Karl Schneider e Artur Hein, 13 agosto.

– 1932: parete nord-nord-est, via di sinistra, Karl Schneider e Franz Singer, 26-27 agosto.

– 1934: parete nord-ovest, Ludwig Steinauer e Karl Schneider, 17 agosto.

– 1944: canalone ovest-sud-ovest, André Roch, Robert Gréloz e Jean Weiglé, 3 agosto.

– 1946: cresta ovest (Ferpècle), parte inferiore con il grande salto il 15 agosto, Martin Mai, Kaspar Muff, Hugo Nünlist e Emil Stäubli.

– 1961: variante diretta alla cresta nord-nord-ovest, Georges Perrenoud e Hugo Weber, 23 settembre.

– 1963: salita invernale (1-2 marzo) della cresta nord-nord-ovest, Jean Gaudin e Pierre Crettaz.

In arrampicata sulla cresta nord-nord-ovest (Directe André Georges) della Dent Blanche, proprio sotto al grande strapiombo. La foto è stata scattata in occasione di una ripetizione olandese della via da parte di Roland Bekendam e Hans Lanters, 17 luglio 2015.

– 1966: Michel e Yvette Vaucher effettuano la prima salita diretta della parete nord-nord-est, 10-12 luglio.

– 1968: Camille Bournissen, guida alpina, sale in solitaria la parete nord-nord-est per via direttissima, 28-29 febbraio. Un’impresa difficile che gli costò quasi la vita quando fu colpito da una caduta di rocce e ghiaccio.

In arrampicata sulla cresta nord-nord-ovest (Directe André Georges) della Dent Blanche. La foto è stata scattata in occasione della ripetizione della via da parte di Roland Bekendam e Hans Lanters, 17 luglio 2015.

– 1969: variante più diretta della via Steinauer-Schneider sulla parete nord-ovest, ad opera di Camille Bournissen e Cyrille Pralong.

– 1973: salita invernale della parete nord-ovest da parte di Camille Bournissen con T. Brigger, S. Sernier e Michel Siegenthaler.

– 1976 (30 giugno-1 luglio): salita diretta allo strapiombo della cresta nord-nord-ovest (Directe André Georges), André Georges, Alphonse Vuignier e André Chevrier. Questa via estremamente difficile è stata fatta in due giorni con trenta chiodi, di cui due a espansione. L’itinerario affronta la cresta dal colle e sale direttamente il grande strapiombo evitando totalmente la lunga traversata a destra.

– 1979: salita invernale in solitaria della cresta nord-nord-ovest da parte di André Georges.

– 1986: 17-18 luglio, concatenamento in 24 ore di cresta nord-nord-ovest della Dent Blanche e di Naso di Zmutt (via Gogna-Cerruti) al Cervino, Jean-Marc Boivin e André Georges.

In arrampicata sul tiro chiave della cresta nord-nord-ovest (Directe André Georges) della Dent Blanche. La foto è stata scattata in occasione della ripetizione della via da parte di Roland Bekendam e Hans Lanters, 17 luglio 2015.

– 1990: salita invernale della parete sud-est il 6 febbraio e il 7 febbraio della parete sud-ovest da parte di Stéphane Albasini e Christian Portmann.

– 1992: nella Val d’Hérens si svolgono diversi eventi commemorativi, tra cui la salita del 14 agosto da parte di un alpinista non vedente, Alain Barrillier, accompagnato da una guida specializzata, Jean-Guy Nendaz, e da una guida alpina di Hérémence, Jean-Yves Dayer.

Sci estremo
– 1985: Dédé Anzévui, guida alpina e maestro di sci, effettua la prima discesa con gli sci della parete sud-ovest della Dent Blanche.

– 2011: il 21 giugno, Gilles Sierro, guida alpina e maestro di sci, ripete con gli sci la discesa della parete sud-ovest.

La parete nord-nord-est della Dent Blanche con l’itinerariodi discesa di Edmond Joyeusaz. Foto: press-Eider.

– 2013: il 7 giugno Gilles Sierro, Olivier Roduit e Yannick Pralong completano un’altra discesa più diretta della parete sud-ovest in giugno (una doppia da 40 m). Subito dopo, con uso di elicottero, Sierro scende anche la parete sud-est.

– 2016: il 23 giugno Edmond Joyeusaz scende la parete nord-nord-est.

– 2019: il 27 febbraio la guida alpina Paul Bonhomme scende per una nuova linea sulla parete sud-est, battezzandola Nico in omaggio al fratello Nicolas, morto sul Gasherbrum VI nel 1998.

– 2025, 13 luglio: nuovo itinerario di Alessandro Arrigoni Battaia e Marco Lecci sulla cresta nord-nord-ovest, tra la Directe André Georges e la via classica, con 6 lunghezze nuove. Psicoterapia alpina presenta difficoltà fino al VI+.

Sulla prima lunghezza (VI, 30 m) di Psicoterapia alpina
Sulla terza lunghezza (VI, 30 m) di Psicoterapia alpina
Sulla quinta lunghezza (VI+, 20 m, tiro chiave) di Psicoterapia alpina
Dent Blanche, storia alpinistica ultima modifica: 2025-08-31T05:41:00+02:00 da GognaBlog

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8 pensieri su “Dent Blanche, storia alpinistica”

  1. Voi forse lo avete sottovalutato a causa delle sue parole scanzonate.
    Però dovete sapere che il buon Roberto in gioventú – quando nel petto gli ruggiva un leone – divorava carne di orsi a quintalate, meglio se sanguinolenta, perfino a colazione (cfr. Primo Levi, La carne dell’orso).
    … … …
    Fu per l’appunto in quel periodo che il WWF lamentò una lieve diminuzione della popolazione di orsi bianchi dai ghiacci.
    Di chi era la colpa? Io qualche sospetto lo avrei…

  2. @ 3
    Avventura e spirito leggero. Non è da tutti, indubbiamente. Ho goduto del racconto. Grazie Fabio.

  3. Questi scambi tra alpinisti sono molto belli, mi piace leggerli per la leggerezza e la simpatia che portano con sé, assieme a un certo sapore d’altri tempi. 

  4. Presente ! Il bivacco a 4150 sotto temporale con fulmini e fuochi di Sant’Elmo ( fiammelle gialle intorno intorno alle picche),grandinata e infine nevicata, fu indimenticabile. Ramponi ai piedi, assicurati ad un chiodino ed un blocchetto.Eppure dopo un po’riuscimmo a metterci un telo impermeabile sopra la testa, a stringerci per scaldarci ed a fare un po’ di karkadé caldo. Seguirono appassionate discussioni tra tre amici alpinisti. Con Mario non ci si annoiava mai. Poi, in discesa, avendo perso due sacchi e tutto il denaro,al rifugio della Blanche una gentile guida ticinese, sentito che avevamo trascorso la notte in parete con quel temporale, ci offrì le birre. Arrivati a valle stanchi e affamati entrammo in un ristorante spiegando la nostra situazione e garantendo sulla parola che avremmo subito fatto un bonifico di rimborso appena  rientati a Torino. Il padrone ( che probabilmente ne capiva di montagna) ci chiese che via avessimo ripetuto . La Bournissen , ne ero sicuro poichè nella parte mediana della parete una volta avevo utilizzato, scavando nel ghiaccio,una delle sue corde fisse, per fare una sosta. Molto probabilmente eravamo i primi italiani a salirla. Il tizio scomparve per alcuni minuti. Riapparve con un bel sorriso :” Ragazzi potete mangiare e bere quello che volete. Ho appena telefonato a Camille Bournissen che è contento di offrirvi la cena !” Che bel gesto ! Che cena goduta con inaspettata gioia mista a stanchezza e soddisfazione. Dopo poco Mario  scompare mentre bivacca verso la Poire. Quindici anni dopo sono ripassato in quella valle ed ho lasciato una cassetta di vini bianchi friulani nel negozio di sport della figlia di Camille Bournissen, con un biglietto di ringraziamenti. Lui  era assente. Mi arrivò una spiritosa cartolina con scritto : “Finalmente ! Era ora!”

  5. Ricordo l’esilarante racconto di una salita della parete N. Cordata Roberto Bianco – Mario Marone – Enrico Pessiva (vedi fotografia). Fu pubblicato sulla Rivista del CAI.
    L’ascensione fu seria. Durante la discesa precipitarono gli zaini. I loro proprietari si ritrovarono sulla Dent Blanche in maglietta e senza il becco di un quattrino con cui pagare la birra una volta raggiunto il rifugio. Vi provvide uno svizzero generoso quando apprese la storia.
    Roberto, se ci sei batti un colpo! 

  6. La prima discesa di Dédé Anzévui del sud ovest si può vedere nella fiction del film “Le ciel sous les skis” del 1985, che ebbe un gran successo di pubblico al Filmfestival di Trento del 1986. Val la pena di vederlo per capire l’audacia dei grandi  sciatori estremi degli Anni Ottanta. Il settantenne Dédé, guida alpina di Arolla, è ancora in piena attività. 

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