Di Voltaire o di chi?

Non approvo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”. Chi lo disse? Voltaire? François-Marie Arouet? Stephen G. Tallentyre? Evelyn Beatrice Hall? Ignazio Silone? Douglas Young? Norbert Gutermann?

Di Voltaire o di chi?
a cura di quoteinvestigator.com
(pubblicato su quoteinvestigator.com il 1° giugno 2015)

Voltaire era lo pseudonimo di François-Marie Arouet, morto nel 1778. Il detto “Non approvo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo” comparve molti anni dopo nel libro del 1906 The friends of Voltaire di Stephen G. Tallentyre, pseudonimo della storica Evelyn Beatrice Hall.

Questo libro raccontava di un incidente che aveva coinvolto il filosofo francese Claude-Adrien Helvétius che nel 1758 aveva pubblicato un’opera controversa intitolata De l’esprit. Il libro è stato condannato dal Parlamento di Parigi e dal Collège de Sorbonne. Voltaire non condivideva quel testo, ma considerava quegli attacchi del tutto ingiustificati. Dopo che Voltaire apprese che il libro di Helvétius era stato pubblicamente incenerito, reagì come segue secondo Hall: [1]

«Che casino per questa scemenza!” aveva esclamato quando aveva saputo del clamore. Com’è abominevolmente ingiusto perseguitare un uomo per una sciocchezza come quella! “Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo».

Voltaire

Il passaggio di cui sopra era fonte di confusione perché Hall racchiudeva l’ormai famosa affermazione tra virgolette. Tuttavia, l’elegante frase raffigurava la concezione di Hall dell’atteggiamento mentale di Voltaire e non le sue effettive parole pronunciate. In effetti Hall affermò che le parole erano sue e non di Voltaire in una lettera del 1939 pubblicata sulla rivista Modern Language Notes. Tuttavia, l’equivoco persiste ancora oggi.

Esiste anche una versione leggermente diversa in francese: “Monsieur l’abbé, je déteste ce que vous écrivez, mais je donnerai ma vie pour que vous puissiez continuer à écrire (Signor Abate, detesto quello che scrivete, ma darei la mia vita per permettervi di continuare a scrivere)”.

Indagando si di essa, abbiamo individuato una nuova citazione risalente al 1950, ma l’origine di questa affermazione francese rimane incerta. Informazioni dettagliate sono fornite più avanti.

Ecco altre citazioni selezionate in ordine cronologico.

Nel 1919 Evelyn Beatrice Hall ritornò su questo argomento quando pubblicò una raccolta di lettere di Voltaire che aveva tradotto e curato. Incluse un’istanza del famoso detto, ma non ha assegnò la paternità a Voltaire. Invece, etichettò l’espressione un “principio Voltaire”, e l’ha inserita nel suo stesso commento sul rapporto tra Voltaire ed Helvétius: [2]

Quando nel 1759 sia il suo Poème sur la loi naturelle sia il capolavoro di Helvétius De l’esprit furono bruciati sulla pubblica piazza e sebbene lui stesso lo avesse profondamente odiato (e aspramente criticato), Voltaire si batté per il suo diritto di vivere, con le unghie e con i denti, per monti e per valli, con il principio essenzialmente volteriano: “Disapprovo completamente ciò che dici e difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”.

La formulazione di Hall del 1919 differiva leggermente da quella del 1906, ad esempio, fu inserita la parola “completamente”. Inoltre, la posizione indicava chiaramente che l’espressione era sua e non di Voltaire.

Nel 1920 un libro intitolato My Second Country (Francia) di un francofilo di nome Robert Dell riprese ancora la citazione. L’autore afferma che la frase con “completamente” è apparsa all’interno di una lettera inviata a Helvétius ma non indica alcuna data: [3]

«La tolleranza di Voltaire trova la sua massima espressione nella famosa frase della sua lettera a Helvetius: “Disapprovo totalmente ciò che dici e difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”».

Nel giugno 1920 un giornale di Aberdeen, nel South Dakota, attribuì la versione “interamente” a Voltaire: [4]

«Libertà di parola: mentre gli amanti della libertà in tutti i paesi hanno insistito sulla necessità della libertà di parola, nessuno ha esposto la questione in modo più esplicito di Voltaire quando ha detto: “Disapprovo completamente ciò che dici e difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”».

Nel novembre 1922 il periodico ad ampia diffusione Collier’s: The National Weekly pubblicò un articolo sulla libertà di parola che includeva un’istanza del detto con la parola “contendere” invece di “difendere”. L’articolo è stato ristampato nel Brotherhood of Locomotive Firemen and Enginemen’s Magazine di Indianapolis, Indiana: [5][6]

«Se neghi a qualcun altro il diritto di dire ciò che pensi sia sbagliato, non passerà molto tempo prima che perderai il diritto di dire ciò che ritieni giusto. La difesa della libertà degli altri è autodifesa. Voltaire ha affermato questo fatto come solo un genio può: “Sono completamente in disaccordo con quello che dici e mi batterò fino alla morte per il tuo diritto di dirlo”».

Se si digita il nome della Hall su Google alla ricerca di un suo ritratto appare decine di volte quest’immagine: in parecchie è raffigurata pure la frase di cui stiamo trattando. Questo è un quadro del 1896 del pittore francese Alfred Pierre Agache, intitolato L’Épée (la spada). Ma la modella non fu Evelyn Beatrice Hall, bensì Gabrielle Leroy, altrimenti nota come Mademoiselle Signe, che peraltro ispirò anche altre opere dello stesso pittore.

Nel 1943 Burdette Kinne della Columbia University pubblicò un breve articolo in Modern Language Notes che conteneva un’importante lettera inviata da Hall a Kinne nel 1939. Hall dichiarò di aver inventato il detto e non Voltaire: [7]

«La frase “Disapprovo totalmente quello che dici e difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo” che hai trovato nel mio libro Voltaire in his letters è una mia espressione e non avrebbe dovuto essere messa tra virgolette. Per favore, accetta le mie scuse per averti, involontariamente, indotto a pensare che stessi citando una frase usata da Voltaire (o da chiunque altro tranne me stessa)».

Una memoria di Douglas Young pubblicata nel 1950 citava un discorso tenuto da Ignazio Silone che fu presidente del PEN (Poets, Essayists, Novelists). Young ha affermato che Silone ha utilizzato una versione francese del detto attribuito a Voltaire: [8]

«In PEN si ama citare l’affermazione di Voltaire: “Monsieur l’Abbé, je déteste ce que vous écrivez, mais je donnerais ma vie pour que vous puissiez continuer à écrire“, e Silone la cita debitamente, continuando, tuttavia, a sviluppare una critica ai fattori sociali, politici ed economici da cui dipende la libertà di espressione».

Nel 1963 Norbert Guterman pubblicò una raccolta di citazioni francesi con traduzione in inglese. La dichiarazione francese sopraddetta è stata inclusa nella compilazione, ma non è stata fornita alcuna fonte. All’interno del libro di Guterman c’era un riferimento a una lettera datata 6 febbraio 1770, ma si riferiva a una contigua frase di Voltaire su Dio e sui grandi battaglioni. Alcuni lettori si sono confusi: [9]

«On dit que Dieu est toujours pour les gros bataillons.
Id., AM le Riche, 6 febbraio 1770

Monsieur l’abbé, je déteste ce que vous écrivez, mais je donnerais ma vie pour que vous puissiez continuer à écrire.
ID».

L’edizione del 1968 delle Bartlett’s Familiar Quotations conteneva una voce per il detto attribuito a Voltaire: [10]
«Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo. Attribuito».

Una nota allegata alla citazione in Bartlett’s conteneva alcune informazioni errate sul libro di Guterman. L’errata ipotesi che la citazione potesse essere trovata in una lettera del 1770 è stata ritrasmessa anche in altre opere di consultazione:

«Norbert Guterman, in A Book of French Citations (1963), suggerisce che la probabile fonte della citazione sia da un verso in una lettera al sig. le Riche (6 febbraio 1770): “Monsieur l’abbe, detesto ciò che voi scrivete, ma darei la mia vita per permettervi di continuare a scrivere”».

Anche la pagina di Wikipedia francese di Voltaire attribuisce il detto alla Hall e non a Voltaire. Inoltre, la pagina web rileva che la citazione di una lettera del 6 febbraio 1770 era spuria. [11]

In conclusione, molti ricercatori hanno tentato di trovare la citazione nelle opere di Voltaire, ma essa non è mai stata individuata. Con tutta probabilità è stata Evelyn Beatrice Hall a formulare quell’affermazione nel suo lavoro del 1906 intitolato The Friends of Voltaire. Le parole della Hall riflettevano in modo memorabile e con grazia la sua concezione del punto di vista di Voltaire.

La versione francese del detto era in circolazione nel 1950, una data molto tarda. Douglas Young ha scritto di averla sentita in un discorso pronunciato da Ignazio Silone. Il detto è stato stampato in una raccolta di citazioni nel 1963 e poi è apparso nella quattordicesima edizione dell’importante riferimento Bartlett’s Familiar Quotations.

Ringraziamenti
Molte grazie a Lidia Freitas la cui indagine ha portato QuoteInvestigator a  eseguire questa esplorazione. Grazie anche a Conor Walsh che ha chiesto informazioni su una citazione correlata attribuita a Oscar Wilde. Un ringraziamento speciale a Tom Sawallis che ha indicato alcune utili pagine Web in lingua francese su questo argomento. Una fonte conteneva l’importante citazione del 1943 in cui Hall si attribuiva la citazione. Molte grazie a Joel S. Berson che ha avuto accesso al libro del 1950 Chasing an Ancient Greek.

Bibliografia e riferimenti
[1] 1906, The Friends of Voltaire di SG Tallentyre (autore effettivo: Evelyn Beatrice Hall), citazione a pagina 198 e 199, pubblicato da John Murray, Albemarle Street, Londra. (Visualizzazione completa di Google Libri) link.

[2] 1919, Voltaire in his letters, selezione dalla sua corrispondenza, tradotta e curata da SG Tallentyre (autore e traduttore effettivo: Evelyn Beatrice Hall), (Commento alla lettera 22 da Voltaire a Helvétius), citazione pagina 65, pubblicato da GP Putnam’s Figli, New York. (Visualizzazione completa di Google Boks) link.

[3] 1920, My Second Country (Francia) di Robert Dell, Quote Pagina 289 e 290, Pubblicato da John Lane, Londra e New York. (Visualizzazione completa di Google Libri) link.

[4] 3 giugno 1920, Daily North-West Square Deal, Freedom of Speech, Quote Page 4, Column 4, Aberdeen, South Dakota (Genealogy Bank).

[5] 1922 4 novembre, Collier’s: The National Weekly, Volume 70, Number 19, Let the People Know the Truth: A Brief for Free Speech di Henry E. Jackson, pagina iniziale 3, pagina delle citazioni 3, colonna 1, pubblicato da PF Collier and Son Company, New York. (Visualizzazione completa di Google Libri).

[6] 1923 marzo, Brotherhood of Locomotive Firemen and Enginemen’s Magazine, Volume 74, Number 1, Let the People Know the Truth: A Brief for Free Speech di Henry E. Jackson, (Acknowledgement to Collier’s, The National Weekly), pagina iniziale 101, citazione pagina 101, pubblicato dalla Brotherhood of Locomotive Firemen and Enginemen, Indianapolis, Indiana. (Visualizzazione completa di Google Libri).

[7] 1943 novembre, Modern Language Notes, volume 58, numero 7, Voltaire non l’ha mai detto! di Burdette Kinne, (Lettera datata 9 maggio 1939 da E. Beatrice Hall (SG Tallentyre)), pagina iniziale 534, pagina citazione 534 e 535, The Johns Hopkins University Press, Baltimora, Maryland. Collegamento (JSTOR) link.

[8] 1950 Chasing an Ancient Greek: Discursive Reminiscences of an European Journey di Douglas Young, citazione pagina 117, pubblicato da Hollis & Carter, Londra. (Verificato con scansioni grazie a Joel S. Berson e alla Widener Library dell’Università di Harvard)

[9] 1990 (pubblicato originariamente nel 1963), The Anchor Book of French Citations with English Translations, compilato da Norbert Guterman, Sezione: Voltaire, citazione pagina 188, pubblicato da Anchor Books: Doubleday, New York (Verificato con scansioni)

[10] 1968, Bartlett’s Familiar Quotations di John Bartlett, a cura di Emily Morison Beck, quattordicesima edizione, sezione: Voltaire, citazione a pagina 418, pubblicata da Little, Brown and Company, Boston, Massachusetts (Verificato su carta)

[11] Sito web: Wikipedia (francese), Titolo articolo: Voltaire, Descrizione sito web: Enciclopedia a cura di volontari (Accesso a fr.wikipedia.org il 30 maggio 2016) link.

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Di Voltaire o di chi? ultima modifica: 2022-05-08T04:15:00+02:00 da GognaBlog

1 commento su “Di Voltaire o di chi?”

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