Il Cant del Gal

Il Cant del Gal
(scritto nel 1996)

Chi da Fiera di Primiero risale in auto verso il Passo Cereda o verso la Val Canali incontra su un alto masso, oggi un po’ confuso tra i boschi, un cospicuo rudere di castello: ma le povere mura sventrate non hanno più la forza della materia. Spesse anche fino a due metri, hanno ceduto al tempo, agli incendi, ai saccheggi, alle alluvioni. Secondo la leggenda costruito per difesa contro le orde di Attila e ampliato da re Teodori­co, poi segno tangibile di potere feudale, quindi simbolo di libertà della Comunità di Primiero, soggetto di splendidi disegni e incisioni nel secolo XIX, oggi è un miserando relitto ben mimetizzato nel bo­sco. Alcuni recenti restauri hanno scongiurato ulteriori crolli e fatto riapparire la disposizione di alcuni locali, una grande sala con colon­ne, un ambiente con cisterna per l’acqua, tracce della cappella dedicata a san Leonardo. Eppure fino al XVI secolo Castel Pietra, una grandiosa costruzione di forme gotiche, era assai prospero e fiorente, nonostante una rivolta (la “guerra dei contadini”) che nel 1525 aveva messo in pe­ricolo il sistema di esazione di tasse e dazi su cui si reggeva la pro­tezione militare dei feudatari. La famiglia dei Welsperg, che nel frat­tempo però si faceva costruire il suo bellissimo palazzo a Fiera, ne a­veva il possesso: il castello era ben munito di soldati e di armi, ai suoi piedi c’erano il mulino, la segheria, stalle e fienili, campi col­tivati a segale. Ma, con l’abbandono dei signorotti, era iniziata la fi­ne.

Dal Cant del Gal verso il Sass Maor

Risalire dai ruderi del castello di Castel Pietra lungo la Val Canali è veloce: seguendo il nastro di strada asfaltata, tra una quasi ininterrotta duplice fila di conifere, si arriva al Cant del Gal, dove la valle si divide e quasi non si capisce. Del resto fin qui non si è visto molto: prati e laghetti si erano solo indovinati, accanto ai campeggi estivi e ai giochi con le bandiere dei boy-scout. La “Ritonda” è una locanda/ristorante immersa nel bosco: il proprietario, Gianpaolo De Paolis, spunta sudato dalla cucina. È l’ora di riposarsi e di bersi una birra, dopo aver cucinato per decine di persone. E noi siamo arrivati proprio in quel momento. A Gianpaolo sorridono gli occhi, quando ci vede. Gli ricordiamo tante cose, tante avventure vissute, anche con il mai dimenticato Camillo, suo fratello, nato qui vicino sul lato della strada perché la mamma non fece a tempo a raggiungere Fiera di Primiero e morto sulla strada lavorando ai disgaggi. Gianpaolo, come tanti valligiani, si è rimboccato le maniche e ha lavorato sodo. E alla fine si è costruito questa realtà, che lo tiene un po’ prigioniero ma gli dà quella sicurezza che per tutta la vita gli è mancata.

Parliamo a lungo di montagne e di alpinismo, ma alla fine il discorso scivola sui sentieri abbandonati che lui conosce e che vorrebbe riattivare e segnalare: perché crede in fin dei conti che l’amore per la terra su cui si è nati si esprima anche così e che solo così si possa fermare il degrado. Parliamo anche di Dolomiti, Parco Mondiale della Natura. È un po’ scettico e dice che creare consenso popolare attorno all’idea di Parco Mondiale è essenziale se si vuole andare avanti. Il consenso lo si ottiene promuovendo ini­ziative che garantiscano a tempi medio-brevi reali vantaggi economici e alternative alla popolazione e soprattutto ai giovani. Aggiungo che, per uno stop al degrado di certe Dolomiti, gli amministrato­ri dovrebbero scegliere tra le mille possibilità del turi­smo morbido, del resto già sperimentate in altri luo­ghi.

La conformazione delle montagne dolo­mitiche è tale da favorire visite e traversate escur­sionistiche con i punti di appoggio o i posti tappa situati quasi e­sclusivamente nei centri abitati, o comunque in fondo valle: come la Ritonda, per intenderci. Lì deve fiorire l’i­niziativa locale, che non bisogna assolutamente sco­raggiare. Quando usciamo nel buio della notte e ci salutiamo sulla porta ho la sensazione di avere un amico cui non ho avuto il coraggio di dire proprio tutto quello che penso: credo di aver avuto il pudore di non mescolare idee grandi come il Parco Mondiale con una realtà più delimitata come la sua. Mi consola sapere che in altre regioni d’Italia intere frazioni abbandonate sono rifiorite a nuova vita semplicemente favorendo determinati percorsi di visita e restaurando vecchie costruzioni per aprire punti di ristoro agri­turistico o di pernottamento e che molta strada si può fare nel campo del recupero delle zone degradate. So che si può intervenire tecnologicamente e indu­strialmente sui problemi delle frane e degli smot­tamenti e che si può favorire seriamente un’agricoltura post-turistica e non dettata dal bisogno ottocentesco di sopravvivere: questo vuol dire nuovi investimenti e quindi nuova occupazione. Ma qui il problema non sono le brutture sotto gli occhi di tutti: non si tratta tanto di ritornare alle condizioni estetiche precedenti, quanto di far rivivere ciò che in Gianpaolo non è mai morto, l’amore del monta­naro per la propria terra che in questi anni ha subito dei grossi attacchi. Mi consola pensare che saranno quelli come lui che alla fine faranno il miracolo di un Parco radicato nella mente della gente e non solo realtà amministrativa.

Gianpaolo sa che i parchi sono motivo di grosso interesse nel pubblico e sempre di più lo saranno. Una buona pubblicità e un’at­tenta promozione possono farne un vero gioiello di cui essere orgogliosi e un grosso motivo di richiamo per coloro che in montagna non cercano solo una semplice evasione. Gianpaolo si convincerà in modo graduale e naturale che vivere in un parco è una reale alternativa alla schiavitù del turismo indu­striale. Io penso al dopo, a quello che non gli ho detto: al coraggio che ci vorrà, assieme ad enormi investimenti pubblici e privati, ad accettare il carico del costo ambientale. Finora questo non è stato applicato mai nella determinazione del prezzo finale di un prodotto. I costi ambientali del turismo industriale sono veramente ingenti, per il traffico, per il degrado, per l’agonia della cultura autoctona. L’industria turistica è da tempo rivolta al mercato mondiale e in esso ben affermata. Quali reali possibilità ha il turismo dolomitico di costare più caro, di essere rivalutato serenamente in base ad una sopraggiunta maggiore cognizione del suo valore?

Proposizioni e idee concrete servono alle idee politiche: senza una precisa volontà politica non si potrà avviare una riforma dei costi ambientali. E questa non potrà mai essere operativa se alla base di tutto, nel cuo­re della gente, non si verificherà un preciso scatto di qualità.

Sdraiato nel furgone, nell’oscurità, sono felice di aver lavorato per quell’obiettivo, anche stasera. E nell’addormentarmi cerco di ricordare le parole esatte di una riflessione dell’americano Roderick Nash. L’avevo letta tanti anni fa e ogni tanto mi torna in mente come il dito puntato di un vecchio saggio: “Un responsabile uso del territorio è una questione etica, non legale, né economica e neppure estetica. L’etica della terra ci chiede di essere in­teressati alle condizioni dell’ambiente non perché è vantaggioso o bello, e neppure perché ciò permette la nostra sopravviven­za come specie, ma perché in ultima analisi è COSA GIUSTA”.

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Il Cant del Gal ultima modifica: 2021-05-05T05:20:00+02:00 da GognaBlog

16 pensieri su “Il Cant del Gal”

  1. 16
    albert says:

    11 maggio 2021..frana dalla parete est del  Sass Maor..fotografata indiretta da escursionisti di Ferrara che bazzicavano la Portela.C’e’da meditare.

  2. 15
    lorenzo merlo says:

    12.
    Nessuna ideologia finchè la terra, l’aria e l’acqua valgono zero come in certe altre ideologie.
    O valgono per auel che rendono.
    Che distanza!

  3. 14
    albert says:

    http://www.lavocedelnordest.eu/castel-pietra-un-gioiello-a-rischio-immagini-dal-drone/
    Non e’ che  i  castellani  di un tempo fossero dei benefattori della popolazione. Dicevano di difendere da incursioni  ma in cambio..spadroneggiavano…si impossessavano e gestivano miniere , prati e boschi e commerci..e passavano agli eredi..  Prima di por mano sul turismo. Amelia  Edwards scrisse anche su quella zona , ristampa di” Cime inviolate e valli sconosciute”. ed Nuovi Sentieri   di Bepi Pellegrinon.    Esaltò  il paesaggio ma come accoglienza alberghiera, dovette adattarsi alla buona, comprese   onnipresenti zaffate  fecali  di uomini e bestie.
    https://www.facebook.com/lamicodelpopolo1909/videos/853223155495113/
     

  4. 13
    albert says:

    Peccato per l’inverno passato , in   val Canali , prati e strade forestali, dovrebbero essere state  colme di neve..adatta  a sci fondo escursionistico. Con abbonamento a  centro visitatori Parcopan,  accessibile biblioteca…comode poltroncine  letture adatte a giornate  umide e piovose.Consigliabile provvista di profumi  distillati da  pino rosso, cirmolo, rose…. notevoli i libri di legno, roccia,  erbari e fogliari. A volte si vedono furgoni  risalire la strada: portano funghi coltivati, vini , salsicce, braciole, speck , formaggio tosela dai paesi e dalla    pianura.. scendono  acqua e legname.Per una  splendida visione della valle, meglio andare ai Cenguei o Valtegnarich.. consigliabile scarpinata fino ai prati Piereni.
    https://trentino.webmapp.it/#/main/explore?map=16.00,11.8723,46.1851

  5. 12
    Geri Steve says:

     
    LA COSA GIUSTA,  IL FANATISMO E L’OBBEDIENZA
    seguito
     
    Quel principio corrisponde ad una caratteristica istintiva di tutti gli animali sociali che è l’empatia  e ha anche degli ottimi, lungimiranti e solidi “perchè”.
    Guarda caso, quei “perchè” sono proprio quelli che lo stesso Nash enuncia, ma dichiarandosene indifferente:
    questione etica, non legale, né economica e neppure estetica… non perché è vantaggioso o bello, e neppure perché ciò permette la nostra sopravviven­za come specie, ma perché in ultima analisi è COSA GIUSTA”.
     
    Spiacente per Nash, ma il culto della regola unito all’indifferenza sui “perchè”  è fanatismo e obbedienza cieca.
     
    I processi di Norimberga, ad Eichmann, ai crimini giapponesi hanno evidenziato dove può portare l’obbedienza cieca, e sono certo che su questo Nash concordi con me.
     
    geri

  6. 11
    Geri Steve says:

     
    LA COSA GIUSTA E …
     
    Nella sua riflessione Nash afferma che l’uso responsabile del territorio è una questione etica.
     
    Va bene, ma cos’è l’etica? sostanzialmente si tratta di norme comportamentali, da seguire senza porsi il problema del perchè di quelle norme.
     
    Norme del tipo:
    – non sporcare
    – lascia un luogo come desideri trovarlo
    – non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te
    si collocano a livelli diversi, ma sono sempre riconducibili allo stesso principio (lo stesso “perchè”): non considerare soltanto il tuo interesse personale in un certo momento (come quello in cui lascio un luogo e non penso di tornarci) ma pensa come viviamo tutti meglio se evitiamo di danneggiarci a vicenda, anche se questo ci costa qualcosa.
     
     segue

  7. 10
    GognaBlog says:

    Per Duilio Boninsegna: devo precisare che la parola “degrado” la usò proprio lo stesso Gianpaolo De Paolis. C’è da osservare anche che parlava delle Dolomiti e non della Val Canali nello specifico. Il nostro è stato un discorso sul problema generale del turismo in Dolomiti. Un caro saluto.

  8. 9
    Duilio Boninsegna says:

    Salve a tutti, raramente intervengo nei blog, ma stavolta mi sento di farlo essendo anch io un piccolo operatore del territorio in questione. Fa piacere che ogni tanto si parli della meravigliosa Val Canali, non so peró se sia giusto farlo riproponendo  un articolo di 25 anni fa come se fosse scritto oggi, é vero che in Val Canali dal 1996 (anno in cui é stato scritto l’articolo) poco è cambiato, ma questo potrebbe anche essere un punto a favore, di certo parlarne come di una zona “degradata” o con un modello di turismo “degradato” non fa piacere a noi montanari che la amiamo e ci lavoriamo e non fa piacere a G.Paolo che tanto si è speso per questo magnifico angolo di Dolomiti e ancora oggi a 80 anni suonati quando alla sua “Ritonda” arriva qualche amico, esce dalla cucina trafelato in divisa da chef per bere una birra e raccontare le sue avventure alpinistiche e di guida alpina. Se è vero che, data la relativa facilitá di accesso dalla pianura veneta, la valle nei periodi di alta stagione subisce la frequentazione di un turismo diffuso, é altrettanto vero che esiste giá un ben organizzato parco naturale della Provincia Autonoma di Trento, il Parco naturale di Paneveggio e Pale di S.Martino che ha la sua sede proprio in Val Canali e che ne coordina il territorio, e i giganti di Dolomia che la contornano, prima tra tutti la grande parete Est del Sass Maor, una delle piú alte delle Dolomiti, sono parte importante del sistema 3 di Dolomiti UNESCO che ne decreta l’eccellenza come patrimonio mondiale. Parlare del sogno di un non ben definito Parco Mondiale é di sicuro affascinante, e concordo che si puó sempre migliorare nella gestione del territorio e nel modello turistico, ma il termine “degrado” non é certo quello giusto per definire la Val Canali del 2021! Prendiamo comunque questo articolo come uno stimolo a far diventare la Val Canali sempre piú bella e accogliente! Un saluto a tutti👋👋🍺🍺
     
     

  9. 8
    albert says:

    La antica famiglia di feudatari   Welspergh  ha posseduto terreni e palazzi  sino al 1907, anno della morte del suo ultimo esponente, il conte Heinrich von Welsperg-Raitenau und Primör. . Per via ereditaria i beni ed il nome della famiglia confluirono in quelli dei conti ( titoli nobiliari aboliti e ripristinati di fatto )Thun-Hohenstein… beati  eredi che ancora esercitano una qualche forma di potere proprietario e servitu’ sui luoghi..Poi ci sono famiglie di locali che gestiscono parecchie attivita’  in”cartello”.Percio’   scelgo paninazzi e bevande al seguito..e solo acquisto di formaggi  del  caseificio.

  10. 7
    Simone Di Natale says:

    Da quanto ho capito io la questione non verte sul rapporto qualità7prezzo di un piatto di canederli a Cortina.
    Il famoso obiettivo comune (o così dovrebbe essere) di chi ama la montagna (meglio la natura in generale) è che questa venga preservata e che chi ci vive lo faccia nella massima armonia possibile.
    Per fare ciò no a nuove strade a nuove strutture a rifugi/ristorante sempre più vicini alle vette e via dicendo.
    Al contempo però vanno mantenuti i sentieri esistenti così come i veri rifugi e via dicendo.
    Semplificando il tutto in un esempio: se voglio che il rifugista non si faccia portare un carico al giorno in elicottero, non voglio che la strada per arrivare su da lui diventi una pista forestale e magari vogliio che la sentieristica nei dintorni sia manutenuta…direi che devo essere disposto a pranzare con una zuppa pagandola 15/20 euro (cifra sparata a caso?).
    Il turisomo attuale è disposto a questo? Dico a pagare i 20 euro..non a portarsi il panino da cas perchè 20 euro sono troppi….
    Le altre du alternative sono tenersi il turismo attuale ….oppure portarsi tutti il panino e tornare all’abbandoni delle montagne.
    Io l’ho capita così.

  11. 6
    emanuele says:

    il “costare caro” non dovrebbe essere visto solo dal punti di vista strettamente economico, ossia di aumentare i prezzi al dettaglio o degli alloggi, bensì, anche da parte degli operatori turistici, rinunciare a molte comodità che attirano la massa, a favore di una selezione di persone che apprezzano la semplicità, il parcheggio scomodo, una strada sterrata ad una striscia di asfalto.

  12. 5

    Guardando al turismo di oggi nelle Dolomiti, possiamo dire che mediamente il turista paga quello che gli si chiede e ciò fa, in molti casi, aumentare i prezzi. Il tutto associato a un calo qualitativo delle materie prime come cibi industriali spacciati per tipici, che è l’esempio più tipico.
    In tutto ciò entra anche lo sfruttamento dei terreni trasformati in parcheggi a pagamento in cui tutti lasciano l’auto pagando profumatamente e senza lamentarsi, sia d’estate che d’inverno, quando si è già pagato uno skipass. Un po’ come se il parcheggio di un ristorante facesse pagare chi va a mangiare anche per il parcheggio. Ma ci arriveremo, se non ci siamo già arrivati.
    Il fatto è che tutti accettano supinamente questo farsi inculare ovunque, almeno dalle mie parti (Dolomiti) ed è quindi logico che gli esercenti se ne approfittino. 
    Le volte che mi sono lamentato, secondo me giustamente,  per atteggiamenti simili, sono stato chiamato pezzente o apostrofato come rompicoglioni sotto lo sguardo sbigottito dei turisti di turno a cui molestato quel momento di vacanza destabilizzando momentaneamente un equilibrio che per me è inaccettabile mentre per tutti loro, i turisti, va bene così.

  13. 4
    albert says:

    In bassa stagione, li’ed in altre zone griffate  si puo’dormire nel furgone..in Luglio ed Agosto sarebbe vietato e forse pure sanzionato ..a meno di non trovare qualche piazzola nascosta segreta.      Fuori alta  stagione  i prezzi degli appartamenti confortevoli calano parecchio.“Quali reali possibilità ha il turismo dolomitico di costare più caro, di essere rivalutato serenamente in base ad una sopraggiunta maggiore cognizione del suo valore?”
    Per chi va in  zone dolomitiche  di un certo prestigio  per lavoro..trovare casa e’ parecchio difficile e bisogna accontentarsi del “rustico “poco ambito dal turismo. Anzi..vengono penalizzati pure le giovani famiglie locali di lavoratori  a stipendio fisso non impiegati nel turismo… persino   gli alimentari aumantano diprezzo indistintamente per cittadini, lavoratori e turisti.Pero’se mancano i servizi pubblici essenziali di stipendiati  del settore pubblico, allora partono le lamentele dei locali che affittano a prezzi esorbitanti e rifiutano come inquilini  glistessi  semplici lavoratori “proletari”.Percio’ se  si vuole far costare piu’ caro..poi si non devono pretendere tutti i servizi  pubblici in zona altamente esclusiva  e turistica …o li pagano profumatamente a professionisti privati o vanno a cercarseli in centri a-turistici lontani o fanno senza.Infatti la”spesona”alimentare, abbigliamento, attrezzi sportivi  gli stessi valligiani  la vanno a fare in auto nei centri commerciali fuori zona vip , poi si lamentano se chiudono i negozietti locali…o  essendone i gestori vendono poco.

  14. 3
    Salvatore Bragantini says:

    Paolo Gallese si chiede cosa voglia dire la frase “Quali reali possibilità ha il turismo dolomitico di costare più caro, di essere rivalutato serenamente in base ad una sopraggiunta maggiore cognizione del suo valore?”
    Si domandava, nel 1996, se un turismo diverso potrà riuscire a farsi accettare dai turisti, se questi cioè accetteranno di pagare costi più alti per un uso responsabile del paesaggio, della storia, dei costumi e delle comunità.

  15. 2
    Paolo Gallese says:

    Quali reali possibilità ha il turismo dolomitico di costare più caro, di essere rivalutato serenamente in base ad una sopraggiunta maggiore cognizione del suo valore?”
     
    Non ho capito bene questa frase. Voi cosa ne pensate?

  16. 1
    lorenzo merlo says:

    Cosa giusta?
    Vorrei sentire la risposta dei capitalisti, dei celebratori dello status quo di questo sistema sociale, di chi non sa ancora di vedere il mondo dal suo antropocentrismo, di chi è iscritto al WWF, di chi lotta per l’ambiente, di chi parla di sostenibilità, di impatto zero, di economia circolare e quella dei cristiani, con il loro uomo che domina la natura. Vorrei sentire i cultori del progresso, quelli che dicono “se poi hai mal di denti, lo rifiuti il progresso?”
    Che distanza dalla cosa giusta!
     

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