Il diversivo

Il diversivo
di Lorenzo Merlo
(30 agosto 2020)

Gli stati sono strutture. Architetture desiderate, pensate, progettate, realizzate. Sono destinati a contenere un corpo sociale. Prevedono gangli di controllo e/o gestione normalmente chiamato “sistema”.

Il sistema tende a funzionare secondo la concezione auspicata in modo direttamente proporzionale all’ubbidienza degli elementi privati e associativi che in esso sono ammessi dal sistema stesso.

La disobbedienza mette in crisi il funzionamento e la sopravvivenza dell’organismo sistema.

Sovrapposizione, quantità, velocità: il misurabile fa la verità

In tempo di bassa consapevolezza generale il sistema adotta metodi di controllo e gestione ad essa confacenti e soddisfacenti. Quando il gradiente di consapevolezza generale tende a crescere, il sistema a sua volta evolve. Ciò che andava bene prima perde di efficienza e diviene necessario escogitare adeguate infrastrutture.

La Rivoluzione francese prima e l’Internazionale comunista poi – farcite da altre minori espressioni – ebbero il pregio di alzare il livello di consapevolezza comune relativamente ai dictat imposti dai sistemi governativi. L’alfabetizzazione ne accelerò il processo. Per mantenere il controllo e la gestione sociale serviva un’idea.

Gli editori della Carta stampata, imprenditori collusi all’interesse statale, misero in campo il necessario per dirigere le idee.

Il monopolio di radio e tv, moltiplicò il potenziale di fuoco comunicazionale dei giornali. L’ubbidienza generale tendeva ad essere garantita con un certo grado di sicurezza. Le emittenti poi liberalizzate accompagnarono prima il rigurgito violento degli Anni di piombo, poi si sopirono cantando e ballando l’edonismo e l’individualismo come frontiere conquistate. L’opulenza seguente spense del tutto lo spirito di bellezza. Tutti accettarono i suoi alter ego in forma di benefit e centri commerciali. Non è un caso che la voce anarchica – e le sue consimili – fosse ed è per tutti nient’altro che disturbo senza valore, da annientare e dalla quale stare alla larga.

Intanto, sebbene prevalentemente sottotraccia, la consapevolezza generale cresceva. La cosiddetta democrazia lasciava spazi associativi ed editoriali alternativi al sistema. Almeno fino ad un certo punto considerato accettabile, ovvero innocuo, ma anche funzionale alla facciata democratica.

L’avvento del web, presumibilmente liberalizzato per ragioni economico-commerciali, ha in poco tempo manifestato il suo potere di diffusione di quella consapevolezza individuale prima tenuta più facilmente sotto controllo.

Le attuali Major digitali dispongono dei dati utili per recuperare il controllo perduto. I loro clienti non siamo noi ma gli Stati. Il potenziale di fuoco informatico a loro disposizione sostituisce la prima linea che era stata degli editori, dei monopoli di radio e tv.

La logica per il dominio della comunicazione comporta la battaglia tra la crescente consapevolezza degli individui cioè, tra il loro potenziale di disobbedienza e il controllo sociale.

La bellezza non è più una forma di essere ma da acquistare

Tutti ne siamo vittime potenziali: le informazioni ci arrivano in quantità e sovrapposte; le fagocitiamo con velocità crescente. È un fatto emozionale, perciò estremamente volatile e inidoneo al pensiero autonomo. Ma non detto sia casuale. Nella guerra della comunicazione può facilmente essere un progetto strategico, opportunamente messa in campo.

Lo scontro tra sistema e individui, in atto sulla scia del mito di Davide e Golia, ha messo in campo un’arma convenzionalmente proibita dalla cosiddetta democrazia: la censura.

La Voce del Padrone ormai non fa più paura a tanti. Loro sanno e reagiscono. Comitati scientifici e dichiarazioni di fake news nei confronti di tutto ciò che non corrisponde al sistema sono altri due espedienti del momento. La generale reazione impaurita e la relativa obbedienza ottenuta ne dimostrano l’efficacia. Il sistema riesce ancora a tenere il controllo.

Tuttavia forse l’argine si è rotto. Non in un punto solo, ampio ed evidente, dove sarebbe facile portare provvedimenti. Ha ceduto in mille piccoli luoghi di improbabile controllo.

Si rende necessario un altro espediente che abbia la forza di riportare l’attenzione dove serve, che sappia distrarre dalle ragioni della disobbedienza, che distragga dalla crescita di consapevolezza.

In quest’ottica il 2019-nCoV o – secondo la nuova definizione – il Sars-CoV-2, fa al caso loro.

Voluto o casuale è un diversivo che vale 1000 Champions League. Con la presunta pandemia in essere il controllo può essere mantenuto. La paura permette di trasmutare in untore il vicino di casa, l’avventore che entra in negozio mentre noi usciamo. Permette di ubbidire a ordini da mandriani.

L’eventualità di un sistema mondiale in via di riassetto appare oggi assai probabile. In essa vengono meno quelle conquiste sociali e individuali che appena la generazione passata concepiva come permanenti. I ciarlatani, così loro li chiamano, si stanno organizzando, ma il loro nemico non è più il sistema, la sua polizia, la sua burocrazia. Gli Ufficiali dispongono ora di reggimenti di proboviri che mai avevano sognato di comandare. Sono divisioni di vicini di casa.

Sovranità, debito pubblico, diritti del lavoro, scuola, sanità, infrastrutture edili, burocrazia, serietà morale fanno acqua a profusione. Un’evidenza disastrosa e paracriminosa, sufficiente a farci abbandonare la nave, eppure da loro presentata, e da noi vissuta, come un’ineluttabile realtà.

Rapporti umani in compromissione

Il nuovo assetto di controllo è in osservazione. Su come andranno le cose pare tutto già scritto. L’ordine del mondo renderà ulteriormente ubbidienti anche i sistemi degli Stati. Che saranno sempre di più inginocchiati ad ubbidire a loro volta secondo i comandi ricevuti. Il virus diversivo ha compiuto il suo scopo. La vera pandemia è nelle menti. Quella delle corsie di terapia intensiva non è niente al confronto. Attendiamo nuovi giri di vite.

Prendere consapevolezza della logica del Sistema resta disponibile a tutti, purché non in preda a diversivi vari. Il libero pensiero ne risentirebbe. La dicotomia tra spirito e coscienza anche.

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Il diversivo ultima modifica: 2020-10-14T04:00:43+02:00 da Totem&Tabù

62 pensieri su “Il diversivo”

  1. Mah, a giudicare da diversi interventi la proteina Magneto attiverà anche le cellule cerebrali in modo “rapido, reversibile e non invasivo”, ma l’unico risultato pare sia solo un aumento di quantità e velocità delle pisquanate che vengono prodotte…

  2. I vaccini anti covid dovrebbero essere resi obbligatori a tutte le popolazioni se vogliamo uscire presto dalla pandemia e tornare a vivere liberi come prima.Abbiamo a disposizione i vaccini per combattere il covid e renderci immuni.E che vogliamo di più?

  3. C’è sempre qualche stupido che critica la democrazia e il liberismo. Eppure sono così ovvi, così giusti. Così naturali e rispettabili. Eppure, c’è sempre qualche stupido che invece di dedicarsi alla forma e alla contingenza, sente la filosofia. Anche di quelli che con un “Ma come ci hanno tolto dalle macerie, gli dobbiamo tutto”, non fanno che dare ossigeno alle braci del mondo.
    http://www.giornaledelribelle.com/index.php?option=com_content&task=view&id=3117&Itemid=10

  4. Il fatto che il capitale sia più ampio dei soli soldi non modifica il problema, così come non lo cambia dire che tutti gli attuali governi mondiali stanno prendendo farfalle (eufemismo) sulla gestione Covid, indipendentemente che siano di destra o di sinistra. Forse è proprio questo il “regime” in cui siamo finiti: che il minestrone ha appiattito il tutto e lo ha fatto verso il basso. Siamo gestiti nel peggior modo possibile e la soluzione dei problemi, anche spiccioli, lasciato all’eventuale capitale individuale. Se la signora aiutata efficacemente da Pasini si fosse rivolta, per sua sfortuna, a un individuo che al massimo conosce il vicino di pianerottolo, la signora sarebbe ancora lì che brancola nel buio alla ricerca di un tampone. E’ questo un modello che va in aiuto alle fasce più fragili della società? Direi proprio di no e me ne dispiaccio proprio perché io appartengo (per tradizione familiare e convincimento personale) alla cosiddetta destra sociale, cioè a quella corrente della destra che è sensibile (anzi molto sensibile) ai bisogni della fasce collaterali della società. Le altre due macro correnti della destra sono la destra affaristico-industriale (alla Berlusconi, alla Briatore), molto egoista per natura (profitto avanti a tutto), e la destra cazzara e di pancia alla Salvini. Provo disgusto per tutti e due. Però altrettanto mi viene da provare di fronte alla sinistra che dovrebbe costituire la contrapposizione alle destre più becere e cazzare. Invece cosa accade in un Paese governato dalla sinistra, come l’Italia? Che deve agire il singolo (Pasini nella fattispecie) per aiutare le persone in difficoltà. Se questa è la sinistra dei giorni nostri, non stupitevi se votano a destra moltissimi operai o i residenti delle borgate romane o addirittura gli immigrati integrati (a volte con cittadinanza italiana) del Nord Est. La sinistra che si è appiattita è come evaporata, non esiste più e non attira più l’interesse degli elettori. Questo è il regime. Buona giornata a tutti.

  5. Esperienza diretta sulle diverse forme del capitale. Settimana scorsa come datore di lavoro domestico ho aiutato una signora non italiana ( lavoratrice regolare e residente in Italia da 25 anni) a risolvere un problema legato al Covid di cui tutti se ne fottevano allegramente, dal suo medico di base alle istituzioni meneghine. Ho potuto farlo perché dispongo di un capitale di relazioni che lei non possiede. I 90 euro del tampone fatto privatamente al San Raffaele erano il problema minore. Individualmente, persone di buona volontà possono fare un po’ di politica redistributiva, ma certamente il problema richiede azioni politiche di più ampio respiro. 

  6. Interessante la precisazione che oggi per “capitale” si intende molto di più dei soli “soldi”. Ma, nonostante tale precisazione, doverosa, il succo non cambia. Segnalo l’editoriale di Massimo Giannini, oggi direttore della Stampa, ma dal fulgido passato pluridecennale presso Repubblica, quindi non certo un accanito destrorso. Ricordo che Giannini è stato contagiato dal Covid e, dopo un ininiale autoricovero in casa, è finito in terapia intensiva. Da intellettuale di sinistra, Giannini ha il coraggio (e gliene do atto) di segnalare (vedi sotto) i gravi ritardi del governo in carica negli ultimi 6 mesi, ovvero da maggio a oggi. In parole povere: durante la prima ondata del Covid (febbraio-marzo-aprile) tutto il mondo era impreparato e noi italiani, sia come istituzioni che come popolazione, siamo stati fra i migliori (seppur con particolari tragedie individuali). Poi però ci sono stati 6 mesi in cui ci si poteva “preparare” ad affrontare la seconda ondata. Intendiamoci: nessuno al mondo ha dimostrato di volersi davvero preparare alla seconda ondata. Ma spicca in negativo l’inerzia del governo italiano, proprio perché di sinistra: avrebbe dovuto prepararsi per proteggere maggiormente le fasce deboli e fragili della nostra società. Invece ha fatto poco, pochissimo, ovvero “nulla” di fronte ad un’eventuale aspra intensità della recrudescenza del Covid. I dettagli li trovate nello scritto di Giannini. Mi preme sottolineare che di fatto la sinistra sta accompagnando il trend che favorisce chi ha il capitale, che sia solo soldi o anche altro,  e invece non fa nulla di particolare per proteggere i concittadini fragili. Questo è il “regime” in cui siamo prigionieri. Vi segnalo qui sotto un estratto sintetico del “j’accuse” di Giannini: vi suggerisco di leggerlo perché è molto preciso e particolareggiato e calza a pennello con le mie considerazioni.
    https://www.huffingtonpost.it/entry/lho-scritto-da-sano-e-lo-ripeto-da-malato-ripetiamo-gli-errori-gia-fatti_it_5f8bf26fc5b66ee9a5f0c950?utm_hp_ref=it-homepage
     
     

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