In scarpe da ginnastica a 3200 m: salvato in ipotermia

Un lavoratore stagionale parte da 1900 metri e si inerpica senza attrezzatura arrivando fino al ghiacciaio. Per certi versi, encomiabile. Poi il buio e la richiesta di aiuto. Arrivano i droni e l’elicottero. Il Soccorso alpino: non si sale senza equipaggiamento e pianificazione. Certe avventure, anche se finiscono bene, dovrebbero essere maggiormente enfatizzate nella comunicazione, per evitare che si verifichino altri episodi grotteschi come questo.

In scarpe da ginnastica a 3200 m: salvato in ipotermia
(era la sua prima volta in montagna)
di Benedetta Centin
(pubblicato su lastampa.it il 26 giugno 2025)

Con semplici scarpe da ginnastica, pantaloncini e maglietta da città, senza alcun bastoncino per aiutarsi nella salita, senza alcun dispositivo per orientarsi se non il cellulare, partendo tardi nel pomeriggio, ha cominciato a salire. Dai 1900 fino a circa 3200 metri, arrivando in poche ore fin sopra il rifugio Palla Bianca, sotto all’omonima cima, la più alta delle Alpi Venoste, in Alto Adige. Ma quando è diventato buio l’escursionista improvvisato è arrivato quasi al ghiacciaio. Lì, senza alcuna visibilità né orientamento e terrorizzato dall’idea di scivolare nel vuoto, ha chiamato i soccorsi con il suo cellulare ormai scarico. Erano le 22.15 di mercoledì 25 giugno 2025.

Il luogo in cui è stato ritrovato l’uomo

L’uomo, un cittadino magrebino di 37 anni, non un turista ma un lavoratore stagionale dell’Alta Val Venosta, si era fermato su una cengia rocciosa, circondata dal ghiacciaio. Era stremato dalla fatica e quasi in trappola, cosciente che, senza torcia, qualunque passo avesse fatto nel buio avrebbe rischiato di volare giù. Data la bassa temperatura, l’uomo era molto infreddolito, in ipotermia. Rischiava la morte per assideramento se non fosse stato per il tempestivo intervento dei soccorritori che hanno fatto alzare in volo l’elicottero per recuperarlo nel cuore della notte. Non è stato infatti così immediato individuarlo: le indicazioni che aveva fornito sul punto in cui si trovava non erano risultate attendibili.

«Era la sua primissima volta in montagna»
Agli operatori, con le poche forze che gli erano rimaste, l’uomo ha raccontato di lavorare come stagionale in un hotel della valle, a Melago, frazione di Curon Venosta, in alta Val Venosta. E proprio da lì, dai 1900 metri, era partito a piedi, da solo, attorno alle 19 di mercoledì sera, alla conquista della cima della montagna. Peccato che lo abbia fatto con un abbigliamento tutt’altro che adeguato e senza la dotazione di un minimo di attrezzatura.

Per la verità lui pensava di farsi un semplice giretto, una breve escursione. «Era la prima volta nella sua vita che andava in montagna» ha raccontato la sorella, preoccupata per le sue condizioni. Proprio così: in Alto Adige da poco, trasferitosi per lavoro, il 37enne aveva deciso di avventurarsi in altura ma senza alcuna esperienza, senza attrezzatura e dispositivi adeguati al seguito, incosciente della difficoltà del percorso. Naturalmente sul ghiacciaio non ci sono sentieri, la perdita dell’orientamento è stata la necessaria conseguenza.

Soccorritori, droni ed elicottero per lui
Per lui si sono attivati nove tecnici del Soccorso alpino CNSAS di Melago, due militari del Soccorso alpino della Guardia di finanza di Silandro, con in più il gruppo droni del Soccorso alpino Brd di Prato allo Stelvio.

L’intervento del soccorso alpino
Erano le 3.50 di notte quando il 37enne è stato localizzato, in stato di forte ipotermia ma ancora in vita, e recuperato con il verricello dall’elicottero della Elisondrio che l’ha individuato grazie ai visori notturni e alle tracce del gps. Da lì è stato trasferito all’ospedale di Silandro dove è stato sottoposto a tutti gli accertamenti e le cure del caso. Un intervento non facile, quello effettuato, che si è concluso solo attorno alle 4.20 del 26 giugno 2025. Date le condizioni dell’uomo, gli operatori sono convinti che non avrebbe superato la notte se non fosse stato recuperato.

In scarpe da ginnastica a 3200 m: salvato in ipotermia ultima modifica: 2025-07-11T05:52:00+02:00 da GognaBlog

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231 pensieri su “In scarpe da ginnastica a 3200 m: salvato in ipotermia”

  1. L’articolo mi suscita solo una riflessione:
    Un lavapiatti che vuole fare l’alpinista. Non vedremo mai i fenomenalpinisti di ora, come quello di alcuni articoli fa,voler fare i lavapiatti!

  2. A volte commenti leggeri e alati che volano e come con Icaro si sciolgono al sole ,altri pesanti come l’eli di Leonardo un po legnosi precipitano a terra.
    All opposto ma stesso effetto finale.
    Come in questo dibattito : chi ci vede la fiammella del primo cimento e chi la spesa da sottrarre al baraccone…
    Buona domenica a tutti.

  3. Ai Cappuccini, quando lo vedono arrivare, si danno di gomito e sghignazzano, sommessamente,  oserei dire sabaudamente.
    Arriva Pippo, si sussurrando, voltandosi un poco di lato.
    Lui non lo sa, ma quando passa ride tutta la città. 
    La città,  insomma,  quel manipolo di attempato di caiani che, quando hanno finito di raccontarsi le malattie in corso e già l’ora di tornare a casa.
    Il Crov, come lo chiamano ancora ora le madamine della crocetta che negli anni 80 erano il pepe della SUCAI, che al tempo gli servivano due di picche a raffica, imperterrito come Mosè attraversa la folla e prende la parola sul tema: la briscola nei rifugi distoglie i giovani dall’amore per la fatica?
    Ad un certo punto salta su uno che dice: “anduma tuti a beive ‘n bicer”
    E così come rondini sul filo, tutti come un sol uomo si invocano.
    Il Crov, a sala vuota tossisce un “come stavo dicendo……” e continua come nulla fosse.
     

  4. @Francesco Cometti, ma come ti permetti? Ci conosciamo per avere certe uscite? Probabilmente l’educazione a te non lha insegnata nessuno. Povero imbecille, hai fatto il commento numero 1 e sembra che commenti un film e non un fatto reale. Ma ci sei o ci fai?

  5. Perchè non citate quanto gli è costato l’intervento che ha salvato l’idiota?

  6. Perché dire di Alexar che il suo commento è idiota? Ha dato la sua lettura, direi concreta. La si può approfondire, migliorare? Lo inviti a farlo senza dare dell’idiota, in un dialogo rispettoso e costruttivo.
    Come ho scritto oggi, l’argomento proposto da Michelazzi è molto interessante e complesso, però, per come è presentato, per me non dà sufficienti riflessioni congrue per l’argomento. Si vuole dire che il volontariato ha effetti negativi? Che elogiare i soccorritori serve per giustificare i capricci e l’ignoranza delle persone? Lei e il Signor Michelazzi ci potete spiegare meglio la cosa? A me farebbe molto piacere. Leggerei con interesse i vostri approfondimenti. Anche perché, se quasi tutti ci teniamo sulla superficie, vuol dire che abbiamo bisogno di essere edotti.

  7. Tutto è relativo. Io trovo azzeccatissimo il commento 78 di Alexar, peraltro molto pertinente al tema centrale dell’articolo. Invece le divagazioni sui doppioni di costo del Soccorso Alpino sono fondate, ma non c’entrano con il tema cardine. Certo che lì c’è un magna magna da paura, ma non è quello il problema cui cui mi riferivo io. Ovvio che, a prescindere dal resto, il magna magna andrebbe ripulito con il lanciafiamme…

  8. Il commento che più di tutti dovrebbe fare riflettere è il 70 di Michelazzi. E invece tutti, o quasi, si tengono sulla superficie del problema senza andare, neppure poco, in profondità. 
    Il commento più idiota, che sorvola la superficie lo trovo il 78 di Alexar.
    Avanti così. 

  9. Alcuni di quelli che sembrano incidenti possono essere suicidi. Impedendo alle persone di accedere ai monti ne avremo di più che si butteranno dai ponti, purtroppo. La cosa non cambia quanto a numero di morti. Ciò che fa la differenza è che il numero più alto di suicidi in Italia si ha nel paese dei balocchi, il Trentino. L’Alto Adige è al terzo posto. Ci sono interessanti analisi al riguardo, se non ricordo male di Enrico Camanni. Devo rispolverare un po’ di cose.

  10. Molti anni fa un mio amico è caduto nell’eroina in maniera seria. Mi chiese di andare in montagna con me, per cercare di uscirne, cosa che facemmo. Diceva di aver trovato il sole. Poi purtroppo ho dovuto smettere. Pochi giorni dopo si è impiccato. Difficile pensare di impedire agli altri di frequentare i monti se non sono esperti. Vogliamo togliere al prossimo carico di problemi proprio ciò che più lo può aiutare ed elevare? Io avrei paura a farlo.

  11. Non penso che alcuno voglia giustificare le imprudenze, nemmeno io. Però, riflettere su ciò che può originare i comportamenti ci può anche far capire meglio cosa fare per arginarli. Ma, diciamoci la verità: siamo tanti, tanti in montagna, ognuno con la sua gerla sulle spalle piena di cose belle e brutte. Educare o impedire, educare e limitare al tempo stesso, queste sono le strade, con tempi biblici. E chi non potrà andare in montagna magari inizierà a bere, a fumare, ammalandosi di cancro, si arrabbierà di più in famiglia e via dicendo. Non ci sono soluzioni facili. Ognuno cerchi di fare quello che può. Una parte degli italiani, nonostante le regole e la loro applicazione, rimangono dei grandi indisciplinati alla guida e ogni giorno causano morti e feriti.

  12. L’empatia può essere a 1000 e provarla a manetta per quest uomo e la sua vita ma le e evidenze dei fatti restano io sono stato tra i primi nei commenti a rallegrarmi per come si è conclusa sta avventura ,diversamente lo avessero trovato ghiacciato il giorno dopo alla Shining altro che lieto fine e simpatie. 
    Sulle cazzate possiamo arrivare a migliaia di post e battere record su record ,concordo.

  13. Quando ero portatore al Gran Sasso, scoprii un pastore di soli 14 anni che passava l’estate con le pecore ai Prati di Tivo, dormendo in una capanna, da solo. Facemmo amicizia. Mi diceva spesso: “È una vitaccia”. Un giorno mi indicò la Vetta Orientale del Corno Grande: “Andiamo lassù?” mi chiese. Certo non era solo quel giorno, era con me. Tuttavia andò su senza cibo, acqua, attrezzatura, volle imboccare la lunga Ferrata Ricci, non ebbi il tempo di far nulla. Corse sul secondo grado e sui tratti esposti come un camoscio, arrivando molto prima di me in vetta, dove mi aspettò raggiante, pieno di un gran senso di libertà e felicità. Non era nordafricano né teutonico ma un adolescente pastore abruzzese, che in quel giorno avrà provato nel profondo quello che alpinisti molto forti, e più fortunati, provano sulle loro vie. Avrebbe potuto infortunarsi, certo, ma non sta a noi giudicare. Forse è stato proprio questo il sentimento del magrebino soccorso a 3200 metri di quota.

  14. @ 75
    Per me Danilo, la tua è una considerazione su cui vale senz’altro la pena riflettere. Grazie.

  15. @75  nel mio commento 48 non ho dato la provenienza del giovane sprovveduto, ma era tedesco di buona famiglia e pura razza ariana.

  16. No, non si tratta di far passare “un potenziale suicidio” per “alpinismo esplorativo”. Si tratta solo di provare a fare un piccolo esercizio di empatia verso una situazione di diversità cui non apparteniamo. Danilo ci ha provato: grazie. Questo signore ha fatto quella che tecnicamente è definibile solo come una solenne cazzata? Sì, certamente. Alzi la mano chi non ha mai fatto una solenne cazzata per vivere un’emozione, per inseguire un sogno. Se c’è, mi dispiace per lui, o per lei. 

  17. Buonasera a tutti, agli inizi degli anni ottanta ero lavoratore stagionale con incarico di “adiuvante d’albergo” in pratica dal lavapentole, al giardiniere, stireria e chi più ne ha più ne metta,il tempo libero era poco ,ero giovane un desiderio di libertà infinito quando un giorno cima undici che tutti i santi giorni ammiravo decisi di scalarla!Pochi mezzi ,tanto entusiasmo,avevo solo un paio di scarponi che pesavano tre kg e solo 4 /5 ore a disposizione?Con l’ incoscienza dei 18 anni partii,la morte era una cosa che apparteneva agli altri,il rischio non lo percepivo ,feci notte e per pura fortuna sono riuscito a rientrare,morale feci una cazzata che poteva finire male.Domando chi di voi non ne ha mai fatte?Sarebbe bello ritrovarsi in un rifugio con della buona birra a dire ognuno la sua , chissà potrebbe nascere un amicizia 

  18. Danilo prego!
    Non è questione di cani e spasso 🙂
    Ma di orari…non credo ci voglia molto a capire la sottigliezza…si può essere comprensivi sul suo modo di agire ma a tutto vi è un limite.
    Esempio: se vai nel deserto (che non conosci!)ci vai senza acqua? O nel mare(che non conosci) senza barca?e a notte? Qua sopra siamo rasentando un quasi potenziale suicidio e lo vuoi far passare per alpinismo esplorativo ?
    Ok! Prendo atto.

  19. @77 Antonio, cosa vuoi che ti dica. Forse alle 19 il nostro amico non aveva un cane da portare a spasso. Grazie per aver letto, comunque.

  20. Una volta si diceva: la valanga non sa che sei un esperto.
    Ora si dice: la montagna, il gelo, il ghiacciaio, il buio non sanno che sei un povero magrebino. Sottinteso: se invece fosse stato uno turista maschio bianco idiota ricco razzista colonialista imperialista, beh… chi se ne frega.
     
    Danilo (n. 75): “Signori, possibile che ci pensi solo io?”.
    E meno male!

  21. Non capisco cosa abbia scritto di sbagliato l’autore dell’articolo. Ha raccontato i fatti, ha fatto capire chi fosse l’improvvisato escursionista e ha spiegato quanti operatori e mezzi del soccorso sono stati impiegati per salvare la sua persona, per lui. Certo è, che ha fatto una cosa sbagliata e che oltre la sua vita ha messo a rischio anche quella dei soccorritori. Chi vuole andare in montagna, al mare, in un deserto o in qualsiasi altro luogo dove l’abbigliamento, l’attrezzatura e la preparazione sono indispensabili, lo si fa punto e basta. Non li si descrive come eroi ma per quello che sono. Basta difendere l’indifendibile. 

  22. Si Danilo il tuo brano fila, ma la pausa alle 19.00?
    All improvviso il buio?
    Io a quell ora esco col cane e sanno dove vado…

  23. Danilo, complimenti! Vero bisogna sempre guardare e vedere oltre le apparenze. Ma non è da tutti…

  24. Signori, possibile che ci pensi solo io?
    Un ragazzo nordafricano, in fuga da chissà quali persecuzioni. Attraversa il deserto senza cibo, senza acqua, vede morire uno a uno i suoi familiari. Attraversa il mare, vede annegare uno alla volta i suoi sventurati compagni. Finalmente la salvezza, ma altri campi di prigionia lo attendono, magari meno crudeli.
    Passano gli anni, il ragazzo è diventato un uomo. Di tanto in tanto gli incubi lo sorprendono ancora, ma la morte non gli è più costantemente alle spalle. Non è un uomo libero, non ancora. Se ha dei figli, quei figli parlano italiano, con accento veneto o lombardo, chissà. Sono la sua consolazione, la sua speranza. Aspettano di diventare cittadini italiani, anche loro, da quando sono nati. E aspetteranno ancora.
    Si arrangia, lavori saltuari, stagionali, dà una mano. E’ benvoluto da tutti, eh. Una brava persona.
    Il mare, chissà perché, lo terrorizza. Ma in montagna, lassù, si sente al sicuro. E ci lavora, ogni estate. Il lavoro è duro, ma si mangia tutti i giorni. Il suo “andare in montagna” è questo: andare a lavorare. Non è mai salito lassù, non né ha il tempo. Ma la forza, quella sì, non gli mancherebbe. E’ affascinato da quei luoghi, da quei cieli, ma non ha neanche mai visto da vicino un impianto di risalita.
    Un giorno finalmente, una pausa, E’ deciso. Solo un giretto dietro l’angolo, per sapere cosa c’è, cosa si vede, cosa si sente, cosa si prova. L’abbigliamento? Certo, mica ci va nudo! L’attrezzatura? Cos’è? Gli unici attrezzi che conosce sono il secchio, lo straccio, la scopa…
    Le gambe vanno che è un piacere, ma quelle hanno sempre viaggiato bene. Il cuore è una locomotiva. Tornare indietro? Perché? Non è tardi. Un soffio di libertà…
    All’improvviso il buio, il gelo. Mai provato quel freddo. Non riesce più a camminare, a respirare, è sfinito. Si siede. Poi si ricorda di avere il telefono nella tasca dei pantaloncini.
    Eh, sì. Sono proprio degli idioti, questi turisti della domenica…
     

  25. Tutti, simpatizzanti o meno dello sprovveduto, devono augurarsi che in caso di necessità il soccorso non sia impegnato in simili faccende e quindi intervenga in ritardo, peggiorando irrimediabilmente una situazione ben più grave e non improvvisata.

  26. @67 il riferimento ad accuse, a volte velate a volte esplicite, di “fasciata” (e in quanto tale non legittimato a potermi esprimere sul Gogan Blog) è in generale, cioè relativo a vari episodi di altre conversazioni), ma cmq guarda il commento 54, che indico a puro titolo di esempio. Anche se le mie idee fossero oggettivamente fasciste (in realtà non lo sono ma vengono bollate come tali solo in un patetico tentativo di ostracizzarmi da parte di chi è infastidito dalle idee che espongo) dovrebbe esserci cmq il pieno diritto di poterle esprimere, altrimenti chi censura si macchia di fascismo… Sul comunista reale riferito a me non mi oriento, ma sono curioso di capire cosa intendi…
    Sul Soccorso alpino, le vs elucubrazioni sono costruzioni mentali su una proposta che io stesso avanzo a puro titolo provocatorio, come ho già spegato, per cui non spiego più. Segnalo però che, a mia sensazione, piano piano il soccorso passerà sempre più a pagamento, per oggettivi problemi di copertura finanziaria già denunciati di recente (mi pare dal Soccorso del Veneto). Ragioniamo (ammesso che riuscita a seguirmi nelle mie tesi “provocatorie”) ragioniamo, dicevo, su un soccorso esclusivamente a pagamento, per tutti, dal mega alpinista bloccato sul Pilone Centrale all’escursionista improvvisato che va sul ghiacciaio con le snikers… Alla fine fine, attraverso un meccanismo di selezione economico, funzionerà da deterrente: la volta che l’improvvisato spende qualche migliaia di euro per farsi riportare a casa, la volta dopo ci pensa ben bene prima di rifare la stessa cosa. Certo, direte voi, ma esistono le polizze assicurative. E’ vero, difatti il top climber che, per un infortunio oggettivo, sarà recuperato dal Pilone Centrale avrà ben fatto la copertura assicurativa. difficile invece che l’escursionista improvvisato  se la faccia, non fosse altro perchè è una decisione “ponderata” e un improvvisato per definizione non prende, ex ante, decisione ponderate. Cmq son tutti castelli in aria, la situazione del soccorso alpino nel breve non cambierà, a meno di crolli degli equilibri di bilancio

  27. Argomento molto interessante e complesso, che però esula dal tema in corso. Non so dove ci porterebbe.
    Si potrebbe proporre come un seguito a questa discussione. Magari potrebbe formulare un testo in tal senso per poi affrontarlo in maniera separata e come un seguito appunto. Può essere un’idea?

  28. Ciò che penso riguardo l’articolo l’ho già espresso.  Quel che invece tira per l’ennesima volta in ballo Crovella (che spesso mi rende ilare, migliorandomi le giornate…), è il concetto di Soccorso Alpino o meglio per come la vedo io, un Soccorso Alpino assolutamente sballato che rappresenta una macchina da contributi, mentre già la collettività paga i Corpi di Stato per lo stesso servizio e senza praticamente mai impegnarli, preferendo l’utilizzo del volontariato e di enti di diritto privato… Senza poi scendere negli “eroismi” che non si addicono a chi sceglie volontariamente un tipo di attività a rischio (non te lo ordina il medico, se non ti va di rischiare il campo bocce è sempre a disposizione…). Specchio dei tempi però c’è socialmente il bisogno di trovare esempi per l’uomo comune e su questa necessità si sprecano gli sciacalli che anche scrivendo baggianate, colgono però nel segno dell’ignoranza.

  29. Per restare al tema ho cercato in rete ho trovato 3 articoletti poi mi sono fermato in uno era un turista,in un altro uno straniero e infine ultimo escursionista ,ma nessuno ha esplicitamente detto che era un lavoratore stagionale per stig/martirizzarlo a dovere come fatto dall’ autrice della Stampa…mi sta sempre più simpatico questo cannibale per caso.

  30. @ 65
    Veramente mi sono espresso con comunista ‘reale’, non fascista.
    Non do mai del fascista a chi vuole porre dei limiti, salvo che non lo faccia veramente con spirito fascista. I limiti sono necessari, soprattutto oggi, mi sembra.

  31. La presenza numericamente rilevante di persone si verifica dove gira più denaro, dove la natura è emotivamente più attraente, oppure dove si sono sapute fare politiche di sviluppo coerenti. In Trentino abbiamo il parco giochi (tanto denaro); sul Gran Sasso, verso il Rifugio Franchetti, si va come in processione perché sta lassù, tra le cime più alte: intorno silenzio e solitudine; il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ha una frequentazione altissima, diffusa sul territorio e di qualità. Quindi, con la formazione e l’educazione, con una visione corretta del progresso e dello sviluppo, si può anche avere una alta frequentazione delle montagne, a beneficio dei locali e dei forestieri. La perfezione di certo non esiste e ci saranno sempre dei problemi, ma una strada per migliorare le cose è stata intrapresa e ovunque si può intraprendere, senza escludere a priori lo sviluppo dello sci alpino, anche sugli Appennini. E il soccorso alpino si alzerà in volo sempre meno, ma lo farà sempre, perché questa è la sua vocazione.

  32. @62 Devi superare il limite concettuale per cui sia indiscutibilmente un insulto scrivere un intervento “fascista” (termine che NON si addice a me, ma che utilizzo perché spesso mi viene rinfacciato da lettori superficiali e prevenuti). “Il re è nudo” è quello che descrivo: la realtà di oggi è fascista (almeno secondo i parametri di molti di voi) e ciò vale dai grandi temi (Gaza, Ucraina, riarmo, bombe atomiche ecc) fino a risvolti spiccioli come l’andar in montagna. Io descrivo oggettivamente una realtà che vi infastidisce e allora considerate i miei scritti degli “insulti”. E’ una forma indiretta di censura (“via i fascisti dal GognaBlog”), che a me non fa né caldo né freddo (data la mia pellaccia da rinoceronte), ma soprattutto che non porta nessun valore aggiunto alle riflessioni. Se partite solo con l’ostracismo prevenuto (“quello dice solo insulti fascisti…”) non capirete mai il vero contenuto delle proposte altrui

  33. Anche sulla proposta di interrompere il Soccorso (che cmq NON è un “insulto”) non avete letto con attenzione: ho scritto milioni di volte che si tratta di una proposta radicale e per questo avanzata provocatoriamente, insieme ad altre alternative. Il problema vero è la cannibalizzazione della montagna e sto cercando di elaborare un mix di interventi per calmierare e, se possibile, invertire questo trend.
    Se la vs visione del mondo vi porta invece a considerare come positivo che esista “una montagna per tutti”, è legittimo che esprimiate questo principio, ma (oltre a lasciare altrettanto spazio a chi ha idee completamente diverse, senza censurarlo come “fascista”), allora dovete accettare tutte le conseguenze della vs. visione ideologica. Una montagna per tutti diventa inevitabilmente una montagna “sputtanata”, cioè inquinata, rovinata, calpestata, ferita, privata di risorse ecc ecc ecc. Liberissimi di pensare a una montagna per tutti come il meglio che possa offrire la vita, ma allora non indignatevi (come invece accade spesso) di fronte alle Olimpiadi con i loro sprechi e danni ambientali, ai comprensori sciistici che fagocitano sempre più spazi intonsi, ai rifugi sempre più hotel 5 stelle, alle panchine giganti ecc ecc ecc. Tutti questi elementi sono figli ideologici di una montagna per tutti, cioè di una montagna “sputtanata”. La cosa che trovo più irritante è che spesso chi è un sostenitore di “una montagna per tutti” poi strilla come aquile contro i danni ambientali, i nuovi impianti, i rifugi con la SPA, le cubiste agli apericena in quota ecc ecc ecc. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. O si sta sempre “di qua” o si sta sempre “di là”. Io (da sempre) sono a favore di una montagna per pochi, perché sono convinto che una montagna per pochi sia una montagna bella, mentre una montagna per tanti (o addirittura per tutti) sia una montagna sputtanata.

  34. Ma vedete che non leggete con attenzione??? Ho scritto esplicitamente (qui al commento 24( che, in una montagna per pochi, il soccorso alpino ci sta a pennello. Come era in effetti all’inizio: conosco moltissimi soccorritori, sia del passato sia attuali e ho massima stima del loro operato. Solo che, nel trend di cannibalizzazione della montagna in essere da alcuni decenni, anche il Soccorso Alpino, suo malgrado beninteso, è diventato un fattore che favorisce la cannibalizzazione (se recuperi “tutti”, è inevitabile che “tutti” possano andare in montagna): ecco perché cito peace and love e diritti per tutti. C’è, a vs giudizio, il diritto di tutti ad andare in montagna, anche senza criterio, tanto il soccorso alpino recupera tutti: questo in sintesi e banalizzando i concetti. Per cui la mentalità da buontuttisti (figlia del ’68) strumentalizza un  elemento (il soccorso alpino) che in realtà è nato ben prima del ’68 in un conteso ideologico e anche pratico completamente diverso. CONT

  35. @ 59
    Infatti sono contrario agli insulti, e mi dispiace che li riceva. Quello che invece appare offensivo nei suoi discorsi è il giudizio che da di alcune ‘categorie’ di persone.
    Comunque grazie per il benvenuto e mi scuso per l’approccio impulsivo che ho avuto nei suoi confronti.
     
     

  36. Il soccorso alpino ha avuto origine dal senso di solidarietà di chi viveva permanentemente in montagna. Strutturato poi in maniera moderna è nato nel 1954. Peace and love ecc. sono frutto degli anni Settanta.

  37. La prima grande cosa che mi ha insegnato la montagna andando per pareti un pochino fuori mano è che ti puoi impunemente scakkolare …nessuno ti vede nessuno ,saprà mai 😇…
    L altra ma non meno importante : non lasciar nessuno nella difficoltà ( un po come nel mare ma un più economico) ,il prossimo potresti essere te…è evidente che questi insegnamenti di base qualcuno qua dentro non li ha colti!😄

  38. Senza volontà polemica, ma solo per amor di precisione, faccio notare a Lupo80 che, come si evince dagli interventi 55 e 56, non sono certo io che “insulto”, ma anzi normalmente ricevo degli insulti (potrebbero anche essere ben peggiori, ma sempre insulti sono). Il bello è che, come ho ripetuto milioni di volte, questi signori (che alla fine sono sempre gli stessi-collegati al concetto da me espresso nei commenti n. 50 e 57) non hanno ancora capito che io ho una pellaccia da rinoceronte per cui i loro insulti manco li percepisco. Certo, in passato (cioè in altre conversazioni rispetto a questa), è anche capitato che io abbia “parato e risposto”, ma si tratta complessivamente di casi abbastanza limitati e dove mi hanno veramente tirato per i capelli. Il punto è che chi ragiona nel conteso ideologico da me descritto ai miei commenti n. 50 e 57, giudica “insulti” anche delle mie semplici affermazioni che in realtà non contengono alcun insulto: semplicemente dico a tutti che “il re è nudo” e già solo questo manda in frantumi il desiderio di chi “qui” vuole leggere solo tracce di una vita “peace and love ecc”. Quindi si tende a prendere come un insulti mie affermazioni oggettive. Cioè, come dimostra anche il commento 54, basta descrivere la realtà che, dalle grandi questioni (guerre, riarmo, ecc) giù fino alle cose spicciole come l’andare in montagna, è una realtà molto più “di destra” rispetto ai decenni scorsi, che ciò viene considerato come un insulto, cioè come un atto di lesa maestà, perché “qui” si dovrebbe scrivere “solo” di peace and love, diritti, baci e abbracci ecc ecc ecc.

  39. @ 1
    Apprezzo molto il suo commento. La parte finale soprattutto è interessante. Farei ripartire da qui la discussione e, se posso permettermi, inviterei il Signor Crovella a riflettere sul senso di ciò che lei ha scritto.

  40. Forse dovreste leggere con più attenzione i miei scritti prima di esprimervi: le obiezioni sono di chi non ha capito una mazza. Per tutti quelli che stillano, il punto nodale è la seconda parte del mio precedente intervento n. 50: vorreste solo sentire affermazioni in stile “peace and love”, diritti per tutti, vogliamoci tutti bene… e non vi accorgete che il mondo in cui viviamo è ormai completamente all’opposto… (Ucraina, Gaza, riarmo, bombe atomiche, ecc ecc ecc). Che piaccia o meno, questa impostazione generale si estende anche a risvolti apparentemente marginali come l’andar in montagna. Il fatto che qualcuno dica apertamente come stanno le cose vi manda in tilt perché voi vorreste solo sentirvi rassicurati, almeno qui, da che esiste ancora il mondo “precedente”. Ma non è così: solo nella vostra testa vivete in un mondo che non esiste praticamente più.

  41. L’idiota
    Ha passato 40 anno alla SUCAI – organizzano pullman per portare allievi scialpinisti in montagna – ha istruito migliaia di quelli che adesso chiama “cannibali”.
    L’idiota.

  42. Cominetti e Michelazzi sono un faro nella nebbia. Leggere i loro commenti, sapendo oltretutto che sono due guide alpine, è un appiglio solido per riuscire a tirare fuori la testa dalla melma in cui certi commenti ci fanno sprofondare. Si, mi riferisco al Crovella che cito ” sto genio io l’avrei lasciato li, patentino obbligatorio, obbligo di GA per tutti, numeri chiusi, monitoraggio costante di chi si muove in montagna-oggi la tecnologia lo rende possibile”. Ho un rigurgito antifascista…

  43. LA DOMANDA NASCE SPONTANEA : MA DOVE CAZZO VAI ? MA COME RAGIONI ?MA TI RENDI CONTO DI DOVE TI TROVI ?….

  44. Comunque è vero, non ho molta dimestichezza con i blog.
    Preferisco ancora il confronto diretto, faccia a faccia.
    Se potessi vi incontrerei in un rifugio davanti a una birra, per confrontarmi amichevolmente con voi sui temi del blog.
    Buona serata a tutti.

  45. Ma dove sono tutti ‘sti insulti ecc?
     
    Piuttosto alcuni di voi pensano di vivere nel Paese delle Meraviglie. Volete solo sentir dire “peace and love” e diritti per tutti.
     
    Chi invece ha il pelo di dire com’è davvero la realtà, lo vivete come un insulto. Ma è sbagliata la vs lettura delle cose. Guardatevi bene intorno, al di là della montagna, e vi accorgerete che la fase storica del vogliamici tutti bene, baci e abbracci, diritti per tutti (compreso quello di andare in montagna comunque e dovunque) è finita da anni… Vi conviene aggiornarvi, che siete completamente fuori dalla realta

  46. Se in montagna potesse andarci solo chi non ha mai fatto una cazzata, sarebbe un deserto.

    Vangelo!!
    Personalmente penso di essere stato fortunato. Speriamo di continuare ad esserlo.
     

  47. Alla persona protagonista dell’articolo auguro che si riprenda presto e che torni in montagna con la testa in bolla . Mi è venuto in mente un episodio da me vissuto. Marzo 1997 inverno secco di neve, decidiamo di andare ad ammirare la cometa Hale -Bopp e partiamo verso la catena delle tre Croci (piccole dolomiti)io mio fratello e un amico per andare alla malga Fraselle di sopra attraverso il passo Ristele . Appena il sentiero si fa ripido ci mettiamo i ramponi per ghiaccio sotto le foglie di faggio e appena fuori dal bosco dove tutto si fa’ più roccioso sentiamo dei versi strazianti. Subito pensiamo a qualche animale , acceleriamo e dopo pochi minuti le nostre pile illuminano un giovane vestito di jeans, dr martens e giubbotto di pelle che si cortonceva dal dolore.Realizziamo la dinamica dell’incidente:scivolata di un centinaio di metri sul canale a fianco il sentiero , lo zainetto che aveva era esploso con all’interno una bottiglia di vetro.Con grandi sforzi riusciamo a perdere quota fino al limite del bosco e raggiunto un punto più comodo lo mettiamo dentro un sacco piuma , e gran culo il telefono prende e chiamiamo il soccorso.Dopo un paio d’ore arrivano i nostri, nel frattempo pensavamo che ci morisse lì. L’abbiamo tenuto sveglio ma è stata dura.Alcuni giorni dopo andai a trovarlo , 6 costole rotte più perforazione polmonare, al momento della sua escursione alloggiava a Recoaro Terme all’ hotel Trettenero a cui non aveva dato nessuna indicazione di dove andava… salito nelle ore più calde godendosi il sole fino all’imbrunire e poi si è trovato su una pista da bob. A volte penso che coincidenza incredibile a fatto sì che si salvasse. Questo anche per dire che la componente Fortuna è determinante in ambito Montagna e che solo un sasso che precipita può fare un disastro. P.S.Kilian Burgada l’anno scorso a salito tutti i 4000 delle Alpi con delle scarpe da corsa e dei ramponcini. 

  48. Comunque, esperto o principiante, attrezzato o meno, alle 19 vai al bar a farti l’aperitivo, non parti per un’escursione.
    Al massimo, vai a farti una passeggiata ma se sali così tanto, non sei troppo a posto con i sentimenti.

  49. Se in montagna potesse andarci solo chi non ha mai fatto una cazzata, sarebbe un deserto.
     
    Altro che sospendere il soccorso alpino per scannibalizzare la montagna. Serve più consapevolezza, senso del limite e visioni meno predatorie, non meno solidarietà.

  50. Lupo 80 attento che ora come ora sei declassato e meno protetto…vedi articolo di qualche tempo fa ,e qualcuno non usa nemmeno i gommini!Naturalmente sto scherzando!In ogni ambito della rete ci sono str….hem provocatori ambigui spesso e volentieri nascosti dietro l anonimo nik che gli fa da copertina a mo’ di Linus ,non ci fare caso e pensa a chi ti apprezza e se puoi passa oltre.

  51. perchè tanto livore e tanto turpiloquio? Non si puoʻ ragionare serenamente ? una  compagna di altre salite, molto preparata, allenata e capace, è morta sulla Pigna d’Arolla durante una Chamonix-Zermatt insieme ad una guida con un buon curriculum che guidava un gruppo di cui faceva parte anche la moglie. Il gruppo è stato ritardato da un componente più lento, sono rimasti accecati dalla tormenta, gps e satellitare muti, erano nei pressi del rifugio, dove le altre cordate partite quella mattina dalla Cabanne de Dix erano già arrivate da tempo. Nessuno al rifugio, un grande albergone molto frequentato, ha pensato di cercare il gruppo che non arrivava. Con tutti i mezzi tecnici disponibili per un soccorso, è mancato l ‘elemento umano, solo quello. Ha ragione Cominetti  : quell uomo è stato attratto dal desiderio di andare su a vedere.Forse era un balordo che l ‘ha fatto per una scommessa stupida, forse voleva dimostrare a qualcuno che gli aveva detto ” lascia perdere, non fa per te”, di cosa fosse capave o forse è un sognatore. Sarà un caso che proprio un professionista della montagna apprezzi il suo spirito di avventura. Alzi la mano chi non si è mai spinto un poco oltre il limite di sicurezza, i grandi lo hanno sempre fatto, e i piccoletti ogni tanto sfiorano questo limite. Evviva.
     
     

  52. Capitato un pò per caso sul blog, classe 56, piccola esperienza alpinistica in gioventù, ora sentieri. Che un esperto alpinista, istruttore, scrittore, sostenga seriamente la “soluzione finale” per una sottocategoria umana, è semplicemente orripilante. Milioni di volte grazie alle splendide persone del soccorso alpino. Ai quali chiederei cosa ne pensano. 
    Franco Travaglino 

  53. Sí, hai ragione: ci sono interventi “disgustosi”.
    Per parlar chiaro, io voglio ora riferirmi ai soli commenti con offese. In tali casi si hanno due possibilità:
    1) Si passa oltre, per evitare che l’autore si scateni ancora.
    2) Si biasimano, scrivendo: “Tu hai insultato. Non si fa cosí”.
     
    Ribadisco che, se davvero necessari, sono consentiti ironie, sarcasmo, parole severe. Personalmente, eliminerei ogni commento con insulti o disprezzo per l’interlocutore.
    Ciò che si ritiene una scempiaggine può invece essere criticato con asprezza. È gradita un’argomentazione.
     
    Però confesso che non sono capace di confrontarmi, per esempio, con chi è convinto che l’Undici Settembre sia stato opera della CIA o del Mossad, o casi analoghi.
    Ammetto il mio limite: con un idiota o con chi è in malafede non riesco a discutere. Anzi, diciamo pure che in tali casi non sono disposto a perdere tempo: tutt’al piú basta una pernacchia, alla Totò.

  54. Non penso di aver nulla da aggiungere al riguardo. Se tu Fabio sei una vecchia conoscenza del blog, allora sai già qual è la risposta. Ho letto discussioni precedenti con interventi veramente disgustosi nei confronti di chi la pensava diversamente.
    Il blog non è mio. Fate quello che volete. 
    Però, se alle montagne ci tenete…

  55. Tu, Lupo, sei appena arrivato e conosci pochissimo il GognaBlog. In casi del genere prima si ascolta, si impara, ci si informa; poi semmai si interviene, ma senza offendere. Quando finalmente si è instaurata un po’ di confidenza, ci si può permettere qualche battuta, un po’ di ironia, un pizzico di sarcasmo. Se occorre, anche parole aspre: sono permesse in ogni discussione.
    Ma non insulti. Se qualcuno lo fa, ti devi rivolgere a lui – e solo a lui – per biasimarlo. 
    Invece ti permetti di dire che nel forum ci sono puzza, spocchia, arroganza e che si insulta. Se non fai nomi, devo presumere che tu ti riferisca alla comunità in generale, però al contempo aggiungi che non ce l’hai con nessuno.
    Come definiresti il tuo comportamento?

  56. Non ce l’ho con nessuno. Dico solamente che tutta questa arroganza è inutile e dannosa.

  57. Ho già capito alcune cose, confermate da uno sguardo a commenti precedenti, anche un po’ vecchi.
    Questo è un blog utile e interessante, però, purtroppo, è anche simile a certe riunioni di condomio dove volano stracci. A renderlo così non è il costruttore ovviamente, ma chi ci abita. E alcuni, di valore, lo abbandonano, privandoci così del loro contributo sensato.
    Se spocchia, arroganza e insulti volano liberi nell’aria, si danneggia il blog e la discussione.
    E se queste sono le relazioni tra chi va in montagna, non vedo dove i contributi che si danno possano portare. 
    Tra i cannibali ci sono persone meravigliose che fanno cose notevoli, spesso senza venircelo a dire. Poi, un giorno, sciaguratamente muoiono in montagna per una leggerezza, e per questo vengono insultate.
    Altri, ‘esperti’, fanno cavolate senza che lo sappiamo, se la cavano e, se gli va male, sono elogiati. Questi sono i Parioli dell’alpinismo. Se è questo che si vuole difendere…
    Curioso che negli ultimi anni siano morti cosi tanti ‘esperti’, guide alpine, forti alpinisti, alpinisti solitari privi di corda, scialpinisti, membri del soccorso alpino.
    Ma si guarda sempre ai poveracci del volgo, ignoranti, negri e cannibali. 
    Si, c’è proprio una certa puzza nell’aria.

  58. Mmmm… difficile vedermi smunto, con le guance scavate e la tunica lacera… non appartiene al mio cliché. Non sono affatto un fighetto (anzi), ma neppure un figlio dei fiori. Inoltre errato affermare che scrivo solo dopo i “40 giorni nel deserto”: oltre ai commenti, credo di essere il principale autore come numero di articolo di questo blog, secondo solo a Gogna.
    A proposito, mi è venuto in menta un altro mio articolo “sull’andare in montagna”, questa volta uscito sul Gogna Blog nel 2018:
    https://gognablog.sherpa-gate.com/un-tabu-da-violare/
    Saluti!

  59. “Caspita Signor Crovella! Non la conosco, quindi non so se possa darle del comunista ‘reale’.”
     
    Se Carlo è comunista, si mimetizza bene.

  60. “Caspita Signor Crovella! Non la conosco, quindi non so se possa darle del comunista ‘reale’.”
     
    Se Carlo è comunista, si mimetizza bene…

  61. @25 Ho una memoria da elefante e il tuo nick l’ho visto comparire solo pochi giorni fa. Sei quindi nuovo del giro. Non è un peccato mortale (anzi: benvenuto!), tuttavia qualche accorgimento prudenziale dovresti seguirlo, qui come altrove nella vita. E’ sempre preferibile informarsi sugli interlocutori prima di partire lancia in resta. Tra l’altro firmandomi io con nome e cognome, anziché con un nick che fa da paravento, le info su di me sono facilmente reperibili. Certo che venire a dirmi che non sai che conoscenza ho io “della storia dell’alpinismo e della frequentazione della montagna”, mi ha strappato un sorrisino simile a quelli che mi vengono quando uso il termine cannibale per chi commette delle “gadanate” in montagna… Tra l’altro dimostrarsi cannibali non è prerogativa esclusiva di quando si va in montagna. Nella tradizione torinese il termine cannibale non era utilizzato solo per la montagna, poi ha avuto la prevalenza in tale settore, ma in realtà è un termine che vale per tutta l’esistenza: il cannibale è colui che si rivela fuori luogo, che dimostra di esser goffo, che si muove “male” rispetto al conteso in cui si trova…

  62. Voi neofiti, ignari del GognaBlog, non sapete! Finora siete vissuti all’oscuro del mondo filosofico crovelliano.
    Ebbene, ecco nel seguito un sunto di come stanno le cose.
    … … …
    Ogni tanto Lui parte per il Monte (il Rocciamelone! dal settembre 2022 per lui diventato il RocciaMeloni… ma che cosa avevate creduto che fosse?). Lassù, sulla vetta, si ferma e asside, solo e pensoso su quell’ermo colle.
    “Va be’, ma che fa?“, domanderete voi.
    Egli pensa, riflette, pondera, medita. Si arrovella sui destini del mondo (stavo per scrivere: si crovella sui destini del mondo). E noi quaggiú nel forum a commentare, con timore e riverenza: “Che ha da fa’, il povero Krovella’, pe’ campa’?”.
    Poi ne discende dopo quaranta giorni.*
    Infine si presenta di nuovo nel GognaBlog, smagrito, con le guance smunte come quelle di un asceta, vestito di una tunica lacera. Alza le braccia al cielo e, con tono visionario, ci parla attraverso il forum: “Ecco a voi le Tavole della Legge. Le ho scritte io stesso. Le ho portate dalla cima del Monte. Le ho scritte per illuminarvi, razza di zoticoni ignorantazzi che non siete altro! Leggetele e applicatele”.
    Tuttavia noi, ignorantazzi e ingrati, Gli rispondiamo: “Me ne frego!”. Ogni tanto ci scappa pure qualche pernacchia. Povero Carlone, incompreso!
    E cosí il mondo va sempre peggio.
     
    * Qualcosa di somigliante era già successo da qualche altra parte, tanto tempo fa. Però non ricordo piú dove.

  63. Appunto! Siamo nel pieno della fase di maggior cannibalizzazione della montagna: più cannibali lasciamo andare in montagna e più faticoso sarà poi ripulire la montagna. Quindi prima interveniamo e meglio è. Se non riusciamo a trovare un modo per invertire il trend finirà che in montagna ci andranno solo più i cannibali (perché troveranno un contesto a loro molto favorevole) e i “veri” alpinisti, anche di medio livello, nauseati dall’inondazione di cannibali, alla fine non andranno più in montagna e si dedicheranno ad altro…
     
    A proposito del termine cannibali, oltre a trovare in letteratura ripetute conferme del suo uso molto comune nella tradizione torinese (es diari di Gabriele Boccalatte, pubblicati con il titolo “Piccole e grandi ore alpine”), forse pochi sanno che il termine “cannibale” prese il sopravvento, nella tradizione alpinistica torinese durante gli anni Trenta del Novecento, perché un po’ più edulcorato del precedente termine “negri”, in uso fino agli inizi dei Trenta. Anche di questo termine (negri), applicato alla montagna, si trova traccia in letteratura. Per esempio Natalia Ginzburg (moglie di Leone Ginzburg, ebreo antifascista arrestato, torturato e ucciso dal regime), in seguito (anni Settanta) anche Senatrice della Repubblica nelle fila del PCI (quindi era tutt’altro che una mia camerata…), racconta che suo padre Giuseppe Levi (ebreo  professore universitario all’Università di Torino, noto anatomopatologo, poi esiliatosi volontariamente in Belgio, all’università di Lovagno, dopo le leggi del ’38, rientrato in Italia solo a guerra finita) ebbene nei primi anni ’30 il padre Giuseppe Levi portava i tre figli (2 maschi e Natalia) a fare gite in montagna, sia a piedi che con le pelli di foca d’inverno. Tal prof Levi ripeteva sistematicamente ai figli: “In montagna non si fanno cose da negri!” (raccontato da Natalia nel libro “Lessico famigliare”). La Natalia riporta alcuni esempi di “cosa da negri” che, come insegnava suo padre, vanno assolutamente evitate in montagna, fra queste: “andare in montagna con le scarpette da città”. Ebbene se facciamo mente locale all’episodio raccontato dall’articolo (il marocchino che va sul ghiacciaio con le sneakers…), possiamo dire che la tradizione alpinistica torinese aveva già capito 100 anni fa come gira il mondo…

  64. Sono interessato alla discussione. Approverei alcune idee. 
    Le espanderei, però, ad altri ambiti (provocatoriamente?). 
    Per es: se corri troppo con l’automobile e ti schianti, resti lì e muori. 
    Un abbraccio, Aldo
    PS. Cammino in Abruzzo, non arrampico. 

  65. Facile a dirsi…mo mi sembra prenda(la montagna) direzione contraria; rifugi gourmetizzati per programmi alla Borghese ,camere sospese openwind da Decameron , gare Iron semprepiuinaltograppabocchino,piattaforme DJ spittabili complete di cubiste per cenge fiorite… 
    O cala il business o resta un sogno!
     
     

  66. Caspita Signor Crovella! Non la conosco, quindi non so se possa darle del comunista ‘reale’.
    Inoltre, non so che conoscenza della storia dell’alpinismo e della frequentazione delle montagne lei abbia. Gli alpinisti vecchio stile si sono sempre comportati correttamente? Meglio dare una sbirciatina al passato.
    La legge delle montagne non coincide necessariamente con le idee ‘dogmatiche’ del Signor Crovella.

  67. L’ipotesi di interruzione del Soccorso Alpino è una delle modalità per ottenere la “scannibalizzazione della montagna”. Il vero problema è questo: la “scannibalizzazione della montagna”, cioè la ripulitura della montagna dai “cannibali” (termine in uso da almeno 100 anni nella tradizione torinese senza specifica volontà di offesa – beh certo un sorrisino snob quando si pronuncia il termine cannibale è ovvio che ci scappi…). Tra l’altro esistono infiniti sottoinsiemi di cannibali: dagli impreparati come questo signore ai fautori di quello che io chiamo il CLUB MED, cioè il clima del divertimento forzato, del “famolo strano“, tipo le pagliacciate stile slackline del Dente (se n’è parlato qualche giorno fa). le sottocategorie di cannibali sono infinite, quindi enumerarle tutte è impossibile.
    Esistono diverse modalità per scannibalizzare la montagna, alcune le ho brevemente citate nell’intervento precedente (patentino obbligatorio, obbligo di GA per tutti, numeri chiusi, monitoraggio costante di chi si muove in montagna-oggi la tecnologia lo rende possibile). L’interruzione del Soccorso Alpino è ovviamente la modalità più radicale: è la risposta in stile “a mali estremi, estremi rimedi”. Ma la mia modalità preferita è quella che espongo da almeno una decina di anni: far tornare la montagna più spartana, più scabra, più severa. Gran parte dei cannibali (non tutti, ma una bella fetta sì) ama le comodità, non le scomodità. Se la montagna torna “scomoda”, una bella fette di cannibali non ci va più e di conseguenza ce la togliamo automaticamente dai piedi. Questa tesi, di cui resto convinto sempre di più, l’ho sintetizzata nello slogan: “più montagna per pochi”. Cioè torniamo a una montagna frequentata solo da alpinisti (per alpinisti intendo “frequentatori della montagna” ovvero: alpinisti/arrampicatori/scialpinisti/escursionisti: non fatemelo ripetere ogni volta), torniamo a una montagna frequentata solo da alpinisti vecchia maniera, seri, previdenti, maturi e consapevoli. In tale montagna, “vecchio stile”, ci sta a pennello il Soccorso Alpino, perché agirebbe (come è acceduto per decenni) a fronte di infortuni che riguardano solo alpinisti “a modo” e non gente che va in montagna “a mazzo”….
    Ho esposto la tesi di “più montagna per pochi” anche qui sul Gogna Blog in due articoli pubblicati il 30 settembre 2019 e il 1 ottobre 2019 (6 anni fa!): quindi è tutta roba che è “agli atti”, non ho voglia di ripetere le cose.
    Per chi volesse approfondire e/o rinfrescare il tema:
    https://gognablog.sherpa-gate.com/piu-montagna-per-pochi-1/
     https://gognablog.sherpa-gate.com/piu-montagna-per-pochi-2/
     

  68. Sono stato volontario nel soccorso alpino per 20anni, non mi sono mai tirato indietro quando c’era da soccorre qualcuno, anche perchè quel qucuno avrei potuto essere io. L’esperienza più brutta quando sono dovuto andare a recuperare la salma del mio amico e compagno di scalata, morto con il suo compagno di cordata su una via in Apuane. È stata dura.

  69. @ 17
    Una proposta concreta? Attenuare il potere di chi manipola l’interiorità delle persone per far soldi. Ci si può riuscire? Ora come ora ne dubito. Ci sono troppi attori coinvolti. D’altronde non si può impedire a nessuno di andare sulle montagne. Avere un incidente in montagna non è come averlo sulle strade. Ora passa anche il messaggio che l’alpinismo è uno sport. Ne vedremo delle belle. Non offendiamo le persone chiamandole cannibali, andiamo a vedere chi sono coloro che mangiano soldi sulla pelle delle persone.

  70. Il soccorso alpino è nato perché sono venuti prima gli incidenti. Non è questione di assistenzialismo statale. Al Passo del Gran San Bernardo non era lo Stato che soccorreva i sepolti dalle valanghe. L’aumento degli incidenti è legato anche all’aumento del numero dei frequentatori delle montagne, i quali inoltre si trovano di fronte a una offerta di attività ludica, sportiva, ricreativa e di libertà, che non può andare d’accordo con la media e l’alta montagna, la quale infatti ci sorprende spesso opponendo difficoltà che fanno infrangere il ‘sogno’ proposto soprattutto ai cittadini. La montagna non deve essere un parco giochi ma lo è diventata, soprattutto lo è il Trentino, dove, guarda caso, il numero di interventi del soccorso è ormai elevatissimo. Quindi, eviterei di usare il termine cannibali (sinceramente ho anche compassione per loro, spesso vittime di chi gli dice “segui il tuo sogno, se ci credi ce la puoi fare”, e mi domanderei se sarebbe lecito soccorrere solamente Crovella, Marcello Cominetti, Barmasse, Messner, e tutti i cosiddetti esperti, compresi quelli del soccorso alpino che sono fautori della montagna parco giochi, sapendo già che poi dovranno far alzare in volo l’elicottero. Eletti e non eletti. Non so perché ma anche qui sento uno strano odore.

  71. @ 18 e 16
    Vedo che Carlone mi ha preceduto di un solo minuto: le 11.08 contro le 11.09.
    Agh!

  72. Per quanto riguarda il Crovella, voi neofiti del forum lo ignorate, ma tempo fa lui aveva proposto piú volte di sospendere l’attività del Soccorso Alpino.
    L’intendimento era il seguente: dopo qualche anno di stragi i “cannibali” se ne sarebbero rimasti al piano (considerata l’imbecillità imperante, io però dico: forse). A quel punto si sarebbe potuto ripristinare il soccorso.
     
    Carlo, dico bene?

  73. Queste mie tesi sono radicali e per questo suscitano un generale rifiuto. ben vengano altre ipotesi…, ma “quali”? Rendiamo obbligatorio il patentino che si acquisisce al seguito di un approfondito percorso didattico (es: 3 anni CONSECUTIVI) in una Scuola, o CAI o simil CAI (organizzata da Guide ecc)? Ottimo, è un’altra idea che mi piace, ma ovviamente non piace ai libertari della montagna… idem con patate per altre ipotesi come obbligo di GA oppure meccanismo di numero chiuso ecc. E allora fate delle proposte concrete per calmierare/ridurre/scremare la folla di cannibali che infesta la montagna. In assenza di provvedimenti, i fenomeni come questo episodio saranno destinati a esplodere numericamente in modo esponenziale… fino all’ipotetico limite in cui in montagna andranno solo più i cannibali perché gli altri vi avranno rinunciato per disgusto verso l’eccesso di cannibali. A quel punto inutile perfino pubblicare gli articoli al riguardo, perché tanto saremo solo degli spettatori passivi del fenomeno e ne verremo travolti.

  74. Sia chiaro: la mia posizione sull’ipotesi di interrompere il soccorso alpini per 5 anni (tesi che espongo pubblicamente da tantissimo tempo e ho esplicitamente descritto anche qui sul GognaBlog) prescinde completamente dal colore della pelle. Ho detto le stesse cose anche dei confro0nti di cannibali che erano perfetti bianchi caucasici, anzi  le direi anche ad ariani albini, che più bianchi non si può. Certo è una tesi provocatoria, della serie a mali estremi estremi rimedi. E non sarebbe indirizzata a colpirne uno per educarne cento (che scemenze dite?), ma a colpire tutti i cannibali, senza distinzione. Interrompere il soccorso alpino comporterebbe la conseguenza per cui il primo anno i cannibali muoiono tutti come mosche, il secondo alcuni “capiscono” e non vanno più in montagna e la parte residuale (quelli che non capiscono) continuano ad andare e muoiono come mosche, il terzo la parte che capisce aumenta e si astiene dall’andare in montagne e così via in linea teorica fino all’annientamento della categoria “cannibali”. Bastano 5 anni? non so, intendo una bella selezione darwiniana si verrebbe a concretizzare… e sfoltiremmo le fila.
    Sia chiaro: l’interruzione del soccorso alpino è a 360 gradi e vale per tutti, compresi gli alpinisti/scialpinisti/arrampicatori/escursionisti maturi e preparati. E’ un cambio di paradigma profondissimo. la montagna torna a d essere esplicitamente una attività “pericolosa” e chi vuole andarci saprà che non c’è più la rete di protezione se soccorso. varrà anche per me, beninteso. Saprò modulare l’impegno delle mi uscite in funzione delle condizioni oggettive e delle mie condizioni di forma. Se proprio voglio andare a fare il pilone Centrale “so” che sarò là a mani nude e se qualcosa va storto devo sapermela cavare da solo, sennò… farà parte della fatalità. non mi piace questo approccio? E allora rinuncio al Pilone Centrale e vado a fare una semplice escursione di 800 m D+ su sentiero ben segnalato. Questo dovrebbe essere il corretto approccio all’andar in montagna, sia a livelli iper-impegnativo sia anche nella “normale” attività escursionistica e scialpinistica tradizionale. CONT

  75. È proprio così. Cercavamo sempre di cavarcela con le nostre forze, non avevamo tecnologia e telefonini, eravamo più consci dei rischi, che ci sarebbe potuto accadere qualcosa, e quindi partivano già con le energie fisiche e interiori necessarie per tornare a valle. Avevamo un entusiasmo diverso, eravamo più liberi.

  76. Quando scalavo, imperativo categorico per tutti era di tornare a valle con le proprie forze (e l’aiuto dei compagni, se presenti). A meno che – beninteso – non si trattasse di frattura esposta del femore con emorragia dovuta alla rottura dell’arteria femorale o similia
    Era una questione di principio e anche di orgoglio personale: c’era il desiderio di cavarsela da soli, per quanto possibile.
    Trovandosi in difficoltà a causa di equipaggiamento insufficiente, partenza a ora tarda, scarso allenamento, ecc. ci si vergognava e si diceva: “Sono stato un imbecille”.
     
    Ora invece si chiama l’elicottero persino se si è un po’ “stanchini” per un’ora e mezza di discesa su mulattiera (non è il caso in questione).

  77. Mi sembra che sia il tipico articolo di cronaca su queste questioni dalla struttura scontata. Considerate tutte le ripetizioni che contiene non è in realtà nemmeno troppo lungo. Personalmente non vi leggo alcun razzismo. Mi preoccupa invece il pensiero di Crovella il quale, se un giorno dovesse compiere una cavolata, si guarderà bene dal chiamare i soccorsi e attenderà con serena rassegnazione il suo ultimo respiro.
    Le differenze, in articoli di questo genere, le noto invece quando a morire sono i cosiddetti esperti, i membri del soccorso alpino e le guide alpine. Loro sono sempre scusati e considerati vittime dell’imponderabile, gli altri non sono che dei poveracci senza cervello che creano problemi al prossimo, irresponsabili e idioti. Tutto questo mi disturba molto.

  78. “Articoli su questo tema sono pubblicati a iosa…” infatti Fabio quello che sostengo è  che neanche tanto tempo fa non ci sarebbe  stato spazio sui giornali per fatti(banali?) come questi si andava ,si recuperava …stop ora invece grancassa che sortisce quasi l effetto contrario a ciò che vuole proporre …tanto guarda quanti casi…arrivano sempre i nostri della cavalleria! 
    Prudenza e preparazione non le fai “dopo” un miliardo di passaggi spot che invitano all aria sana della quota,avranno anche dei rovesci oltre ai dritti del guadagno o no ? Questi li si deve nostro malgrado accettare. 

  79. Ma  continuate a confrontarvi  con Crovella?!?! Quello pur di affermare la propria ideologia impiccherebbe chiunque.

  80. Sono contento invece sia finita bene ,al contrario di quanto dice Crovella,che mi ricorda tanto i cartelli agli impiccati ” partigianen” o” il motto colpirne uno per educarne cento” degli anni piombati.
    Quando facevo soccorso io , 85 – 95 circa  il paron del vapor dove lavoravo malvedeva l appartenenza al CNSA e gli stacchi dal lavoro (allora non retribuiti) conseguenti… era una vera faticaccia far capire la bontà di chi si sacrifivava per niente in cambio…forse era più ingombrante  quel giustificare la passione e conseguente imbarazzo dato dai miei  pochi venti anni che i rischi che si correva e che lui trovava assurdi. 
    Oggi i tempi e la tecnica offrono molto ai soccorritori ai quali va il massimo rispetto peccato si debba far poi  tanto clamore per il volontariato mobilitato  e i numeri negativi degli incidenti legati più a sovraffollamentoturistico  che ai rari casi come del nostro improvvisato simpatico  alpinista, dove più che far cronaca si fa razzismo e tiratura. Eh signora mia sa com’è sono i nostri tempi …

  81. Articoli su questo tema sono pubblicati a iosa, quasi tutti i giorni. Parlano di imbecilli in montagna: bianchi, neri, rossi, verdi, blu, a pallini rosa, maschi europei eterosessuali con prole al seguito.
    Quando si tratta di un padre bianco che vuole trascinare i propri figli di nove e undici anni sulla vetta del Monte Bianco, si dice giustamente che è un deficiente. Però, quando tocca a colori differenti, qualcuno grida che il solo parlarne (per esempio, informando che, per una volta, non si tratta di un bianco ma di un magrebino) è razzismo.
    Evidentemente esistono difficoltà insormontabili di comprensione della realtà oppure si è perso il senso del ridicolo. In ogni caso non c’è speranza: è l’ennesima conferma che la civiltà occidentale è spacciata.

  82. Quindi Crovella tu l’avresti lasciato morire, cosi impara per la prossima vita.

  83. Solito articolo di merda!  Classista e razzista in primis.  Se è salito da 1900 a 3200 in un paio d’ore ne ha tanta… e di conseguenza c’ha provato. Sempre meglio di quattro mangia polpette che gozzovigliano al rifugio e poi chiamano i soccorsi perché stanno male in discesa.  E poi senza neanche i bastoncini… questa la dice lunga su quanto ne capisca la scribacchina e di quanta ignoranza ci sia in giro. 

  84. Se qualcuno ha ancora idee poco chiare su cosa siano i “cannibali” (termine che affonda le radici nella tradizione della comunità alpinistica torinese: la si ritrova in scritti autorevoli anche di 90-100 anni fa…), questo agire sconsiderato dovrebbe fugare ogni dubbio in merito.
     
    Stoe genio, io l’avrei lasciato lì. Si passava una notte a battere i denti e cagandosi addosso per la paura di morire e avrebbe capito bene cosa significa andare in montagna: è una cosa che non fa per lui. Viceversa far partire tutto l’ambaradan dei soccorsi (droni, elicottero, ecc: manco fosse sul Pilone Centrale!) rinforziamo nei cannibali solo la convinzione che puoi fare qualsiasi cazzata, anche la più stupida, e ci sarà sempre “paparino statale” che ti viene a ripescare

  85. Al netto delle giuste raccomandazioni e dell’appello alla prudenza, sempre necessaria in tempi di turismo di massa anche in alta montagna, il tono dell’articolo è davvero antipatico.

    Il “magrebino”, i droni e l’elicottero “per lui”: queste parole sarebbero state scritte per un manager caucasico (magari svizzero o tedesco) attrezzatissimo e firmatissimo che, con guida alpina, ha un incidente? Mi sembra un eroe dei nostri tempi, questo incosciente quanto simpatico “lavoratore stagionale” (e vai di classismo). Il quale sceglie di passare le sue 8 ore di stacco da un servizio all’altro, tra ciurme di turisti rigorosamente europei, sovrappeso, mangiatori di maiale e consumatori di alcol, arrivati con il loro suv, semplicemente a camminare verso una vetta, invece di starsene collegato all’ottimo wi-fi del tipico albergo per il quale lavora. Non è questa l’essenza dell’andare in montagna? Chi qui può dire di non aver ricevuto aiuto, magari anche costoso, per sé o per un amico?

    Un grande. Più di molti che per fare lo stesso, e comunque sempre inconsapevoli dei rischi, spendono centinaia o migliaia di euro per poi soggiornare in un tipico albergo di montagna.

  86. Essere un coglione; avere i coglioni . Le due facce di una stessa medaglia.

  87. Questo ha fatto una cazzata che sicuramente gli sarà di lezione per il resto della vita. In ogni caso il tono dell’articolo è veramente fastidioso perché sa di buoni e cattivi a scuola. Di solito l’insegnante metteva alla lavagna il più secchione della classe. Simpatico eh!?
    Per quanto sprovveduto, il tipo, qualche dote ce l’aveva. Un po’ di atletismo e orientarsi col cellulare, cosa che funziona, ma soprattutto è stato curioso di spingersi oltre il banco di un bar e questo me lo fa piacere in qualche modo.

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