Guai ai vinti!

La Via Ferrata di Giorré, dopo due anni, è finalmente riaperta!
di Corrado Conca
(pubblicato sul suo profilo fb l’8 marzo 2022)

La riapertura della via ferrata di Giorré rappresenta qualcosa di speciale per tutti coloro che lavorano e combattono per una Sardegna più attiva, più turistica, più escursionistica, più sostenibile. Un evento dal valore altamente simbolico, sul quale vorrei porre l’accento con la giusta enfasi.

Desidero per questo elogiare chiunque in questi due anni abbia lavorato per ottenere questo risultato, pertanto una menzione speciale va al sindaco e all’ufficio tecnico del Comune di Cargeghe. Sì, perché mi è chiarissimo che per loro non è stato semplice, che c’è voluto impegno, volontà e anche una considerevole spesa a carico del bilancio di un piccolo comune.

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Tuttavia non posso non citare coloro che, al contrario, hanno lottato per far chiudere la ferrata. Non lo faccio per generare odio o inutili polemiche ma perché è importante che non passi sotto traccia: è importante che si sappia che associazioni come Mountain Wilderness ed entità come il Conagai (Collegio Nazionale delle Guide Alpine) si sono impegnate attivamente per far chiudere questa ferrata. Queste associazioni, spinte e motivate da Alessandro Gogna, con la collaborazione e la firma del sassarese Marco Marrosu (scripta manent, è tutto agli atti, e anche su Google) le hanno tentate tutte, denunciando ipotetiche irregolarità, rischi di frana e chi più ne ha più ne metta (in effetti ce ne vantiamo, anche se la lotta è stata inutile e donchisciottesca, evidentemente contro i mulini a vento della schiacciante mentalità edonistico-consumista, NdR).

Vae victis! (Guai ai vinti!)

Una brutta guerra, con particolare e ossessiva acredine contro un importante segmento turistico per la Sardegna. Una guerra inutile perché dannosa e divisiva per tutto l’ambiente escursionistico, che dovrebbe essere invece caratterizzato da un clima di rispetto e lealtà (chi volesse approfondire queste affermazioni può leggere i nostri post del 22 settembre 2015, 4 maggio 2016, 16 maggio 2017, 13 ottobre 2017 e 13 marzo 2018, NdR).

Tenete bene a mente quei nomi, perché sono gli stessi che si impegnano alacremente per far chiudere anche altro, dalle vie ferrate ai percorsi di abseiling, fino agli acquatrekking.

Far finta di nulla, ignorarli, trascurare le loro azioni fino ad oggi non ha aiutato, quindi occorre cambiare approccio. È ora necessario stigmatizzare il loro ruolo “contro” tutto ciò che semplicemente a loro non piace, falsamente vestiti da paladini dell’ambiente naturale.

#sassolinodallescarpe

Risposta
di Marco Marrosu
(pubblicata sul suo profilo fb il 9 marzo 2022)

Tra luci e ombre RIAPRE FINALMENTE, con alcune limitazioni, la VIA FERRATA di Giorrè, Cargeghe (SS). Ma chi è il pasticcione che l’ha progettata? Sembra assurdo ma in oltre dieci anni sono emersi enormi e grossolani errori nella progettazione che sembrano ancora non finire mai. Cerchiamo di riderci sopra ed elenchiamone qualcuno:

1) – solamente sulla porzione di parete iniziale, in particolare nel diedro, esistevano dal 1998 i 𝙥𝙚𝙧𝙘𝙤𝙧𝙨𝙞 𝙙𝙞 𝙖𝙧𝙧𝙖𝙢𝙥𝙞𝙘𝙖𝙩𝙖 𝙘𝙡𝙖𝙨𝙨𝙞𝙘𝙖 (che non hanno installazioni fisse) più difficili del nord-ovest Sardegna, un pezzo di storia di questa attività sportiva del turismo attivo. 𝙎𝙚𝙥𝙥𝙚𝙡𝙡𝙚𝙣𝙙𝙤𝙡𝙞 𝙘𝙤𝙣 𝙜𝙧𝙖𝙙𝙞𝙣𝙞 𝙚 𝙖𝙘𝙘𝙞𝙖𝙞𝙤 si è persa l’occasione di avere qualcosa in più da valorizzare.

2) – passa poco tempo dalla costruzione quando si scopre che cavi e gradini 𝙥𝙖𝙨𝙨𝙖𝙣𝙤 𝙥𝙧𝙚𝙨𝙨𝙤 𝙣𝙞𝙙𝙞 𝙙𝙞 𝙨𝙥𝙚𝙘𝙞𝙚 𝙧𝙖𝙧𝙚 𝙚 𝙥𝙧𝙤𝙩𝙚𝙩𝙩𝙚. Regione e Provincia obbligano il Comune (che per “limitare i danni” di una chiusura totale spende ulteriori soldi per produrre una relazione sull’avifauna) a rendere una parte inagibile per i mesi invernali e primaverili.

3) – ma ecco che la relazione dell’Ingegnere Strutturale del CoNaGAI fa scalpore nel web e sui giornali, documentando con video 𝙖𝙣𝙘𝙤𝙧𝙖𝙜𝙜𝙞 𝙘𝙝𝙚 𝙨𝙞 𝙢𝙪𝙤𝙫𝙤𝙣𝙤 𝙚 𝙢𝙤𝙨𝙩𝙧𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙚𝙣𝙤𝙧𝙢𝙞 𝙚𝙧𝙧𝙤𝙧𝙞 𝙨𝙩𝙧𝙪𝙩𝙩𝙪𝙧𝙖𝙡𝙞 𝙣𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙥𝙤𝙨𝙖 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙤𝙥𝙚𝙧𝙚 e… già, alla fine viene messo in luce che una ferrata è un’opera di ingegneria civile con norme costruttive e che la firma deve essere di un “vero progettista”. Il Comune è costretto a pagare un ingegnere per sistemare le cose.

4) – e ancora… incredibilmente la via ferrata viene interdetta perché a quanto pare c’è un 𝙚𝙣𝙤𝙧𝙢𝙚 𝙗𝙡𝙤𝙘𝙘𝙤 𝙖 𝙧𝙞𝙨𝙘𝙝𝙞𝙤 𝙙𝙞 𝙛𝙧𝙖𝙣𝙖 ma viene riaperta dopo una splendida soluzione: camminarci sopra tenendosi a un cavetto d’acciaio. Un esempio di 𝙢𝙚𝙨𝙨𝙖 𝙞𝙣 𝙨𝙞𝙘𝙪𝙧𝙚𝙯𝙯𝙖 𝙜𝙚𝙣𝙞𝙖𝙡𝙚 forse unico in Italia.

5) – penosamente si può concludere con la relazione geologico ambientale, 𝙛𝙞𝙧𝙢𝙖𝙩𝙖 𝙙𝙖𝙡 𝙜𝙚𝙤𝙡𝙤𝙜𝙤 𝙚 𝙞 𝙣𝙖t𝙪𝙧𝙖𝙡𝙞𝙨𝙩𝙞, ma commissionata incredibilmente non dal progettista ideatore ma da una associazione ecologista che ha messo in luce come tutta la struttura della via ferrata è stata 𝙥𝙤𝙨𝙖𝙩𝙖 𝙞𝙣 𝙪𝙣 𝙡𝙪𝙤𝙜𝙤 𝙞𝙣𝙙𝙞𝙘𝙖𝙩𝙤 𝙖 𝙧𝙞𝙨𝙘𝙝𝙞𝙤 𝙢𝙤𝙡𝙩𝙤 𝙚𝙡𝙚𝙫𝙖𝙩𝙤 𝙙𝙞 𝙛𝙧𝙖𝙣𝙖 𝙙𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙘𝙖𝙧𝙩𝙤𝙜𝙧𝙖𝙛𝙞𝙖 𝙧𝙚𝙜𝙞𝙤𝙣𝙖𝙡𝙚. Ancora una volta causando l’ennesimo incredibile imbarazzo all’amministrazione.

Ma non si poteva fare bene dall’inizio?! Il #turismoattivo e la sostenibilità sono cose serie e i fruitori, la sicurezza delle infrastrutture, l’ambiente e i soldi pubblici meritano di più. Forse qualcuno che ha studiato veramente progettazione, umile e preparato… magari dei professionisti…

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Guai ai vinti! ultima modifica: 2022-03-19T05:53:00+01:00 da GognaBlog

10 pensieri su “Guai ai vinti!”

  1. 10
    Simone Di Natale says:

    Vero Corrado…mi era decisamente sfuggito…in questo periodo leggo il blog nei ritagli di tempo e un po’ di fretta…
    Chissà forse un giorno riuscirò a tornare in Sardegna e a fare un giro di persona per chiarirmi le idee.
    Non sono aprioristicamente contro le vie ferrate e ho sempre qualche dubbio su chi difende tanto la natura dopo aver macinato chilometri e benzina per una vita.
    In ogni caso che si stia esagerando nel rendere tutto troppo accessibile alle masse è un dato di fatto, e in qualche modo sarebbe il caso di iniziare a porci dei limiti.
    Nello specifico,se avrò modo, esprimerò una opinione più decisa a ragion veduta.

  2. 9
    Corrado says:

    Simone di Natale: “Voi degli ultimi due commenti un coraggio da leoni dietro un semianonimato….va beh!!”.Per caso vuoi anche il mio numero di telefono e indirizzo? Probabilmente sei un po’ distratto, dato che il primo ad averci messo la faccia, in tutta questa faccenda, sono proprio io. Casomai ti fosse sfuggito, il post iniziale che Gogna riporta in questo blog è esattamente a mia firma.Corrado Conca

  3. 8
    Simone Di Natale says:

    Non conosco il luogo ne’ tanto meno la ferrata, quindi posso leggere le opinioni e tentare di farmi una vaga idea in base ad esse.
    Un fatto è certo, Gogna e Marrosu ci mettono faccia e nome.
    Voi degli ultimi due commenti un coraggio da leoni dietro un semianonimato….va beh!!

  4. 7
    Paolo says:

    “In effetti ce ne vantiamo, anche se la lotta è stata inutile e donchisciottesca, evidentemente contro i mulini a vento della schiacciante mentalità edonistico-consumista”
    Credo che la situazione surreale e fallimentare si commenti da sola, con la semplice lettura delle stesse parole qui esplicitate di “Don Chisciotte” e del suo fidato “Sancio Panza”. Il primo, mentore prestigioso, Generale che appone il formale sigillo sulla liceità delle battaglie, si vanta e ammette senza mezzi termini che la lotta è stata vana attuata contro qualcosa di inesistente frutto di illusioni vissute solo nell’immaginazione . Per questo motivo essendo la realtà con cui ha lottato inesistente, realizza che non potrà mai vincere, considerato che non si può vincere contro le illusioni. Il secondo, il fidato Sancio Panza, braccio operativo delle battaglie, non si arrende alle illusioni e con minore visione di campo e lungimiranza, chiede l’eliminazione della frase del Don, convinto nelle sue illusioni che un fallimento possa rivelarsi una vittoria.

  5. 6
    Corrado says:

    Marrosu dovrebbe vergognarsi a parlare di regolarità, dato che per tentare di far chiudere questa via ferrata ha firmato una relazione geologica senza essere geologo. Superficialità che gli è costata una diffida da parte dell’ordine dei geologi e una denuncia per esercizio abusivo di professione. Altro che errorini di progettazione.Errorini che poi non sono stati rilevati da un team composto da un geologo (vero, questa volta), un ingegnere e una guida alpina, dato che il tracciato è stato poi modificato rispetto all’originale per circa 10 metri (dieci!) su 2500. Dato che gli altri interventi sono stati minimali e riconducibili a una fisiologica manuntenzione (tipo aggiunte e sostituzioni di morsetti e ancoraggi intermedi) e fondalmentalmente legati al fatto che dalla sua prima realizzazione ad oggi sono cambiate le norme UNI.Insomma, c’à tanta ipocrisia e paraculismo. A questo punto preferisco chi afferma con chiarezza che non vuole le vie ferrate, quantomeno afferma con fermezza un suo punto di vista (benché lontano dal mio) e non si nasconde dietro false preoccupazioni sulla sicurezza altrui.

  6. 5
    Marco Marrosu says:

    Caro Alessandro, hai fatto bene ad inserire le due differenti prospettive. Questa frase però la eliminerei “in effetti ce ne vantiamo, anche se la lotta è stata inutile e donchisciottesca, evidentemente contro i mulini a vento della schiacciante mentalità edonistico-consumista, NdR” perchè semplicemente grazie agli interventi dell’associazione ecologista e del CoNaGAI sono stati messi in luce enormi errori dilettantistici per la progettazione ed esecuzione da parte dell’autore. In Sardegna questi percorsi non sono molto conosciuti e diverse persone a caccia di notorietà o facili guadagni si improvvisano nella costruzione di queste infrastrutture alpinistiche, alle volte anche proponendosi a Enti Pubblici o piccoli Comuni che si affidano a loro, credendo in ciò che dicono.
    Riguardo Giorrè sono state evidenziate e infine riconosciute tutte le criticità (e le incapacità nella progettazione direi) che dovrebbero essere valutate prima di opere simili: l’analisi della storia di un luogo con il rispetto dell’esistente, lo studio geologico da parte di un geologo e il nullaosta necessario, l’autorizzazione paesaggistica, lo studio ambientale per tutela di habitat e specie da parte di biologi e naturalisti, il progetto da parte di un ingegnere civile, l’esecuzione a regola d’arte da parte di un impresa specializzata e autorizzata ai lavori su fune.
    Sulla via ferrata di Giorrè rimangono ancora perplessità e incombe sempre l’ombra della cartografia regionale (PAI) che la indica come un’area a pericolo molto elevato di frana (Hg4), pericolo ampliato a tutta la parete con gli aggiornamenti del 2018 https://www.mountainwilderness.it/wp-content/uploads/2018/07/GeoAmb-Cargeghe_DIVULGAZIONE.pdf. Un’ombra che dal punto di vista della responsabilità civile e penale, potrebbe pesare molto in caso di incidente.
    In definitiva rimane un ottimo esempio da citare per “come non fare un impianto alpinistico” ma, osservandolo da una prospettiva differente potrebbe sicuramente dare degli spunti utili su “chi è veramente capace e abilitato legalmente a farle” e “come farle”.

  7. 4
    Roberto Pasini says:

    Malpezzi. Mi sembra che oggi, almeno per quanto riguarda il nuovo, tendano a ferrare non tanto i percorsi a cavallo tra escursionismo e alpinismo ( tipo le guide di Parodi per intenderci ) ma percorsi “estremi” adrenalinici. Forse pensano che “tiri” di più rispetto ad un crestone dove la bellezza del panorama e dell’ambiente è la parte più “spettacolare” e come dici tu ce ne sono tantissimi in questo nostro meraviglioso paese.

  8. 3
    Massimo Malpezzi says:

    Fantastico, riusciamo ad enfatizzare ciò che dovremmo condannare, ci si riempie la bocca di ecologia, di impatto zero, facciamo la voce grossa contro gli elisky  poi viceversa appoggiamo il ” ti piace vincere facile” lontani anni luce da quella educazione filosofica, culturale e sportiva che dovrebbe insegnare che la montagna non va addomesticata, non va legata da fili di ferro e scalette per edificare l’ego di chi non accetta un percorso di umiltà. Esistono meravigliose creste e vie normali tra escursionismo e alpinismo che sanno portare in cima ad una montagna, certo bisogna parlare, è necessario magari fare un piccolo corso. Ho lottato per anni all’interno di una delle scuole di alpinismo  più rinomate per abolire la ” mitica” lezione introduttiva su Ferrara, una lotta che ho vinto spiegando quanto fosse necessario educare ad un avvicinamento alla montagna e all’alpinismo lontano dal “parco giochi”. Quella battaglia la vinsi ma vedo che ancora molta strada è da fare

  9. 2
    Roberto Pasini says:

    Distinguerei tra sentieri attrezzati e ferrate. I primi possono avere l’utilità di prevenire pericoli in passaggi che possono essere pericolosi in percorsi molto frequentati. Qui da me, nel Tigullio, due settimane fa è morto un escursionista proprio nell’unico punto pericoloso,quando bagnato, di un percorso frequentatissimo anche da famiglie. Un banale corrimano avrebbe risparmiato (forse) una vita. Si provvederà e non mi scandalizzo più di tanto, anzi confesso che collaboro e non mi vergogno. Salvare una vita persa in una gita domenicale non mi pare indegno. Vedo invece che sulle ferrate si tende ad esagerare sull’innaturale e lo spettacolare. Tibetani sempre più lunghi, pareti verticali piene di gradini zancati, strapiombi assurdi spacca braccia….Mi chiedo come uno possa divertirsi a salire sulla scala di una gru senza mai toccare la roccia o a fare l’operario dell’Enel sul traliccio o a fare trazioni alla sbarra come in palestra.,Ho visto cose terribili anche in Svizzera. Di fianco ad una bellissima via come Alpendurst c’era una rete di cavo d’acciaio tipo le reti che si vedono nei film per scendere dalle navi sui mezzi da sbarco. Assurdo. Penso che la battaglia debba essere duplice: da un lato dei No secchi e senza tentennamenti, dall’altro in certe situazioni anche una battaglia entrando nel merito del “disegno” della ferrata. 

  10. 1
    Carlo Crovella says:

    Sono stato un discreto appassionato di vie ferrate, che ho frequentato come forma alternativa alle giornate di arrampicata, con un taglio social-ricreativo più marcato della via fatta in due o al massimo in tre, legati in cordata. Si tratta di attività complementari: la ferrata permette di trascorrere delle ore “vicini” anche in un gruppo di 8-10 (di più diventa ingestibile)…  ha un po’ uno stile da gita sociale. Però ne ho percorse anche in gruppetti smilzi e alcune anche da solo, per la bellezza dell’itinerario e il desiderio di esplorazione. Ci sono però dei limiti al proliferare di queste strutture. Orami dobbiamo accettare il concetto che ci siano dei limiti, anzi dovremmo metterli proprio noi che ci definiamo amanti della montagna e dell’ambiente: vale per gli impianti sciistici, per i nuovi rifugi/bivacchi e vale anche per le ferrate.
     
    Stupisce la “gioia” per la riapertura in questione, visto che sta emergendo un generale sentiment che preferirebbe estirpare gli infissi umani dall’ambiente piuttosto che metterne di nuovi e/o riconvertire quelli vecchi. Ovvio che, piuttosto che vedere una falesia ammorbata dal pezzi arrugginiti, fittoni a penzoloni e cavi smangiucchiati, meglio vederci sopra una ferrata in ordine e ben funzionante. Tuttavia, due considerazioni: 1) troppo acciaio uccide l’ambiente (come il troppo cemento, es quello dei condomìni anni ’70 nelle località sciistiche): da qualche parte dobbiamo iniziare a toglierlo/limitarlo. 2) Una ferrata funzionante, proprio perché tale, attira un consistente accesso antropico, che si somma al “disturbo” dei fittoni d’acciaio. Siamo sicuri di fare la scelta giusta?
     
    Se combattiamo per respingere gli impianti sciistici dal Vallone della Cime Bianche (vedi articolo di qualche g fa), coerentemente dovremmo auspicare che NON vengano più posate nuove ferrate e che quelle in disuso/danneggiate siano divelte piuttosto che riattivate…
     
    Tocchiamo forse qualche interesse economico? (domanda retorica). Certo che sì! Ma allora delle due l’una: o siamo disposti a intaccare l’ansia di profitto (in sé legittima) anche del piccolo imprenditore locale, pur di tutelare l’ambiente, oppure dobbiamo rispettare ogni obiettivo di profitto, compresi quelli del Briatore di turno, che vorrebbe “commercializzare” TUTTE le spiagge italiane. Non ci possono essere due pesi e due misure. Visto che siamo compatti contro l’approccio briatoresco,  per coerenza dobbiamo esserlo anche nei confronti delle piccole attività locali. Buona domenica a tutti!

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