Le 8 priorità della transizione ecologica

Roberto Cingolani indica i capisaldi del suo programma. “Siamo a fine partita, come possiamo uscire da questa era spaventosa di debito ambientale”

Le 8 priorità della transizione ecologica
di Francesco Sellari
(pubblicato su huffingtonpost.it il 3 marzo 2021)

Sono otto i capisaldi della Transizione ecologica che ha in mente Roberto Cingolani, responsabile del nuovo Ministero che porta questo nome. Siamo ancora ai titoli, ma possiamo cominciare a farci un’idea. Questa mattina, il neoministro ha illustrato otto aree prioritarie di intervento aprendo i lavori della Conferenza preparatoria, primo di una serie di eventi pubblici che accompagneranno il processo di revisione della Strategia nazionale di sviluppo sostenibile 2017 – 2030.

Roberto Cingolani

“La biocapacità del Pianeta si è esaurita tra luglio e agosto – ha premesso Cingolani – viviamo un’era spaventosa di debito ambientale, non solo economico”. Il percorso della transizione ecologica parte da un momento particolarmente complesso determinato dalla pandemia e dovrà essere capace di conciliare istanze diverse, sia a livello nazionale che internazionale. “Non esiste una sola ricetta, dovrà essere un processo adattivo”.

Al primo posto tra le priorità del ministro c’è ovviamente il cambiamento climatico. Un richiamo particolarmente urgente alla luce degli ultimi dati della IEA: le emissioni stanno tornando ai livelli pre-CoViD-19. Per il dicembre 2020 l’International Energy Agency registra un +2% di emissioni di anidride carbonica rispetto allo stesso mese del 2019.

La sfida è enorme innanzitutto per un problema di natura politica: “C’è un’umanità che deve mettersi d’accordo. Ci sono Paesi che rivendicano il loro diritto a uno sviluppo rapido, simile a quello che abbiamo vissuto noi in passato”. E poi c’è un problema “termodinamico”. Ovvero: “danno veloce e recupero lungo”. Non abbiamo tempo: “Siamo a fine partita, il rispetto degli impegni è quanto mai importante”.

Inquinamento e qualità dell’aria sono un altro tema cruciale. Quindi innanzitutto trasporti. “Abbiamo una grande sfida sul fronte dell’elettrificazione, ammesso e non concesso che sia questa l’unica soluzione tecnica” ha detto Cingolani. E nello stesso capitolo ha inserito anche i settori energivori. “Abbiamo una sfida su sistemi che ci consentano di avere un’industria forte e allo stesso tempo sostenibile. I grandi sistemi industriali sono energivori, bisogna trovare il giusto bilanciamento”. Nessun riferimento esplicito all’idrogeno.

Strettamente collegato al secondo punto è il tema dell’housing. “C’è mezzo pianeta in cui l’impatto principale dell’inquinamento è determinato dall’housing, come si cucina e come si riscalda”. “Per fortuna non è l’Italia” ha poi specificato Cingolani riferendosi all’inquinamento derivante da sistemi rudimentali per riscaldarsi e cucinare. Anche se in società tecnologicamente avanzate come la nostra i sistemi di riscaldamento sono tra i principali responsabili della presenza di Pm10 in città. “C’è da fare una strategia che passa da un lato dall’innovazione tecnologica, dall’altro dalla public awareness: una consapevolezza diffusa che certe cose vanno cambiate”.

Al capitolo urbanizzazione Cingolani ha dedicato un veloce accenno: le grandi città sono, allo stesso tempo, accentratrici di opportunità e generatrici di problemi. Più diffusamente il ministro si è soffermato sulla cosiddetta era chemical intensive. “In questo momento siamo molto sensibili al problema della plastica, un materiale geniale che però biodegrada in tempi lunghissimi”. C’è inoltre un problema di salute pubblica determinato dalla bio-accumulazione di innumerevoli sostanze chimiche, dagli antibiotici ai pesticidi. “Siamo in grado di produrre nano-composti totalmente artificiali ma il nostro sistema immunitario non è progettato per fermarli, per vederli”.

Al sesto punto, il ciclo di rifiuti: “Esportiamo grandi quantità di rifiuti plastici verso Paesi che poi li sversano nei fiumi. Ci sono processi di trattamenti e traffico inadeguati. Sui rifiuti bisognerà fare grande attenzione non solo di natura normativa e organizzativa ma anche di natura tecnico-scientifica. C’è una sfida nella sfida data dalle soluzioni tecniche innovative da sviluppare”.

Spazio anche al tema dell’utilizzo delle risorse: “Nel 2017 abbiamo usato 90 miliardi di tonnellate di risorse primarie, molto di più di quanto ne usavamo 10 anni prima”. C’è quindi un problema di disaccoppiamento tra crescita economica e consumo di materie prime. Prendiamo l’esempio del digitale e dei device elettronici: “Mancano grandi programmi di riciclo dei componenti elettronici e di recupero di materiali pregiati”.

L’ottavo punto da inserire nella roadmap per la transizione è quello del sistema del cibo e della biodiversità: “Fatta 100 la massa di animali selvatici, la massa di animali da allevamento vale 700”. Sapiens ha determinato una completa rivisitazione della biodiversità. E quindi bisogna affrontare il tema degli allevamenti e dell’agricoltura intensiva, le risorse idriche, il controllo nell’uso dei fertilizzanti.

Un programma complesso che richiede soluzioni in grado di dare risposte a problemi interconnessi. Soluzioni ispirate ad un concetto che Cingolani ha definito di co-beneficio. Un esempio? “Se modificassimo la dieta, diminuendo le proteine animali a e aumentando quelle vegetali, avremmo un co-beneficio: migliorerebbe la salute pubblica, migliorerebbe l’uso delle risorse idriche e produrremmo meno CO2”.

Da ultimo: l’importanza della prevenzione e del risk assessment. Un’attenta valutazione del rischio ci potrà aiutare a contenere e mitigare le conseguenze dei cambiamenti climatici. “La prima applicazione che mi viene in mente, sulla quale stiamo lavorando intensamente anche in vista del Recovery Plan, è quella di osservare tutto il territorio italiano sfruttando una rete di sensori, telecamere, droni, sensori sulle condutture di acqua e gas, satelliti. Raccogliere questi dati in un cloud sicuro e analizzarli con algoritmi di intelligenza artificiale e in questo modo monitorare le coste, le discariche, le aree verdi, le infrastrutture. Una nazione smart, una nazione sicura, è una nazione in grado di prevenire”.

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Le 8 priorità della transizione ecologica ultima modifica: 2021-07-20T04:31:00+02:00 da GognaBlog

4 pensieri su “Le 8 priorità della transizione ecologica”

  1. 4
    lorenzo merlo says:

    Dopo il babelico crollo della SC (Società Blasfemica) chi riderà ancora dell’utopia?
    https://www.ariannaeditrice.it/articoli/alluvioni-e-pandemie

  2. 3
    Geri Steve says:

     
    INQUINAMENTO DEMOGRAFICO,  PRIMO PROBLEMA.
     
    Non ho alcuna fiducia in Cingolani, scientificamente nullo ma sempre gradito ai poteri, che certo lui non andrà a disturbare.
     
    Scommetto che ai punti 3,4,5 non ci sta quello che è il primo e più grosso problema mondiale (non certo italiano):
     
    L’INQUINAMENTO DEMOGRAFICO.
     
    Se la popoalzione continua a crescere, ogni sforzo contro l’inquinamento e il cambio climatico è inutile.
     
    Perchè mai i ricchi , che mangiano tanto e troppe proteine animali, dovrebbero fare il “sacrificio” di cambiare dieta se tutto è inutile perchè la popolazione aumenta?
    Perchè rinunciare ai viaggi di piacere in aereo o in automobile se tutto è inutile perchè la popolazione aumenta?
    Perchè rinunciare ai consumi non necessari ma graditi se tutto è inutile perchè la popolazione aumenta?
     
     
     
     

  3. 2
    Massimo Silvestri says:

    Cosa contengono i punti 3, 4, 5? Non se ne fa cenno.
    Ms

  4. 1
    albert says:

    C’è mezzo pianeta in cui l’impatto principale dell’inquinamento è determinato dall’housing, come si cucina e come si riscalda”. “Per fortuna non è l’Italia
    In casa e negli ambienti chiusi ci si riscalda anche vestendosi con fibre naturali recuperate o sintetiche  di recupero non allergeniche.Noto invece che internamente si va come moda glamour detta. Con il “cappotto esteno ecobonus” ci sbolognano pannelli di schiume espanse , ma poi quando si demolira’come si riciclera’?I pannelli alternativi vengono poco  propagandati o si amplificano i loro presunti”difetti”.Penelli fotovoltaici da parete o poggiolo..troverebbero qualche condomino che si lamenta per variazione estetica  della facciata?
    Che fine hanno fatto le caldaie solari a sali fusi o sabbia scura accumulatrici di calore e scambio in cenetrale termica &elettrica?( Rubbia  le approvava)
    Comunque col recupero rifiuti  non siamo messi male, secondi in Eu  tranne le”solite”aree.
     Nella mia zona quando poi  ispettori scoprono conferimenti di rifiuti anomali, ovvero fuori regolamento, si limitano ad apporre verbali in burocratese con adesivo di carta , chei trasgressori staccano e gettano a terra o reincollano su su pareti di edifici ed alberi.Non c’e’ “forza o voglia ” di sanzionare..quando vengono installate telecamere, non si sa se funzionino h 24 o se qualcuno poi  controlli.Son solo vagamente deterrenti come spaventapasseri.
    Lettura odierna: raddoppiano cenrtale nucleare di Kurk, ad Est ma vicinissima.Le piogge acide scaricate in Val d’ Aosta, provengono da centrali a carbone extranazionali..ilvento non sa leggere.Si protrebbe anche modificare ladieta, meglio se il rifiuto finale depurato contribuisse alla produzione di biogas.

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