L’Orrido di San Giulio

L’Orrido di San Giulio

Il 13 dicembre 2019, su LinkedIn, ho trovato una notizia curiosa per le foto che l’accompagnavano:
«L’Orrido di San Giulio è una delle attrazioni della Valstrona, piccola vallata del Cusio ricca di fascino (in provincia VCO). Una passerella di 200 metri sospesa nel vuoto sopra il torrente Strona permette di provare un’esperienza particolare e “aerea”. Abbiamo scelto di inserire nel progetto #lebellezzedelcusio questo luogo poco conosciuto e lontano dal turismo di massa (Walter Cerutti, videomaker)».

L’Orrido di San Giulio e la sua passerella di 200 m.

Dopo aver osservato con attenzione le fotografie che documentavano l’opera, d’impulso ho scritto questo breve commento:
«Ennesima aggressione al paesaggio e a quella parte intima di noi ancora capace di immergersi nella natura. La presenza di questo manufatto non contribuirà alla conoscenza della bellezza dell’Orrido di San Giulio, per il semplice fatto che l’ha eliminata. Complimenti!».

L’Orrido di San Giulio e la sua passerella di 200 m.

Questo mio commento ha innestato un veloce scambio di opinioni con l’autore del post, Walter Cerutti. Eccolo qui di seguito:

«In parte posso essere d’accordo con te, però c’è anche un discorso di accessibilità. Allora dovremmo scagliarci contro tutte le stazioni sciistiche e/o impianti che ti portano direttamente sui ghiacciai (!!!), contro tutte le strade che portano la gente ai piedi della montagna, contro le vie ferrate e le vie attrezzate di arrampicata, contro le pale eoliche e i tralicci dell’elettricità, ecc. Tutto deturpa il paesaggio… Non credo che la passerella nella piccola Valstrona sia una cosa totalmente negativa, altrimenti si potrebbe anche obbiettare sulla strada che porta a Campello Monti… Ma se non vogliamo far morire alcuni territori c’è anche il discorso del male minore. Per rimanere in zona, la superstrada del Sempione che attraversa l’Ossola è un obbrobrio che ha deturpato tutta quella valle… ma cosa sarebbe successo senza quella strada?».

«Infatti da anni io e per fortuna molti altri lottiamo contro tutto ciò che hai elencato. E’ nostra ferma convinzione che si può promuovere un territorio senza disneyzzarlo. Per questo occorre la volontà politica: e purtroppo nella maggioranza dei casi questa manca. L’amministrazione preferisce risolvere il problema dello spopolamento e della depressione con opere invasive che inquinano più noi stessi che il territorio. C’è sempre un male ancora “più” minore (perdona per favore l’italiano tirato per i capelli…). Inoltre non farei alcun paragone con la superstrada dell’Ossola, effettivamente necessaria».

L’Orrido di San Giulio e la sua passerella di 200 m.

«Comunque, se dobbiamo limitare la montagna ad una sorta di “by fair means”, la maggior parte della gente non potrà accedervi. Questi posti non sopravvivrebbero con i soli alpinisti per l’appunto “by fair means”. A livello mio individuale sono d’accordo con te, anche a me piace una montagna diciamo più naturale e selettiva, cioè, se non ce la fai con le tue forze, scegli una destinazione alla tua portata senza che si debbano costruire impianti o ferrate ecc… Ma facendo così molti posti non sopravvivrebbero…».

Considerazioni
A mio parere, questa di costruire passerelle, trampolini e quant’altro sta diventando una pericolosa mania delle amministrazioni. Ci sono già molti esempi similari. Uno per tutti? Quello della Dora di Verney, nei pressi di Pré-Saint-Didier (Valle d’Aosta), località turistico-termale che di certo non si può definire “depressa”.

La passerella-trampolino dell’Orrido di Pré-Saint-Didier

Nell’ambito della riqualificazione della zona termale e «con l’obiettivo di ampliare l’offerta naturalistica e turistica dell’intera area», il Comune di Pré-Saint-Didier, con il finanziamento della Regione Autonoma Valle d’Aosta, Assessorato Territorio e Ambiente, ha realizzato il nuovo sentiero e la passerella panoramica a sbalzo sulla Gola dell’Orrido. Recita il pieghevole:
«Vista l’impossibilità di ripristinare in sicurezza il vecchio sentiero che conduce alla grotta da dove sgorgano le sorgenti che alimentano lo stabilimento termale, a causa delle pendici franose sovrastanti, si è deciso di creare un nuovo sentiero situato ai piedi del Mont Crammont. Con partenza in prossimità del vecchio ponte nelle vicinanze delle Terme, sulla sinistra orografia della Dora Vemey, il sentiero è una passeggiata nel bosco che permette agli escursionisti di immergersi nella natura a contatto con la flora e la fauna delle nostre montagne sino alla località Pian du Bois, nei pressi del Parco Avventura. L’itinerario turistico è un percorso facile e adatto a tutti. Attenzione: non percorribile con passeggini o biciclette (dislivello: 180 m; pendenza media: 15%; lunghezza: circa 1 Km)».

La passerella-trampolino dell’Orrido di Pré-Saint-Didier, vista da sotto.

A monte del nuovo sentiero, nei pressi del Parco Avventura, è stata costruita (fine dei lavori il 10 ottobre 2013) una nuova e “suggestiva” passerella panoramica a sbalzo sulla gola dell’Orrido di Pré-Saint-Didier. Raggiungibile comunque in auto, senza neppure rendere obbligatorio l’accesso per il sentiero, sospesa su un vuoto di 160 metri di altezza, regala una “nuova emozione” e una vista incomparabile sulla catena del Monte Bianco, sulla conca di Pré-Saint-Didier con Champex, Palleusieux e Verrand, oltre ad un panorama “mozzafiato” sulla cascata dell’Orrido e sulla grotta della sorgente termale.

La costruzione della passerella-trampolino sull’Orrido di Pré-Saint-Didier.

La passerella è composta da:
1 fondazione in cemento armato ancorata al pendio con 45 micropali;
5 travi in acciaio tubolare da 500 x 14 mm;
5 pilastri in acciaio scatolare da 7 mm;
29 stralli in fune spiroidale di acciaio da 12 mm a 32 mm da 100kN a 900 kN;
10 tiranti attivi da 30 a 60 tonnellate.

La costruzione della passerella-trampolino sull’Orrido di Pré-Saint-Didier.
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L’Orrido di San Giulio ultima modifica: 2020-01-22T05:28:32+01:00 da GognaBlog

42 pensieri su “L’Orrido di San Giulio”

  1. 42
    Roberto Pasini says:

    Ottimo Matteo! Troviamoci lì in tanti, magari col nome sulla giacchetta, così ci vediamo in faccia, che è sempre meglio, con tutto il rispetto per le opportunità che offre questo blog.

  2. 41
    Matteo says:

    Il mio intervento non voleva essere un attacco a Cominetti.
    Credo in realtà che nemmeno lui sia d’accordo con la politica del “se posso far finta che non esiste, allora non è un problema” . E anch’io se posso e quando posso vado da un’altra parte.
    Ma voglio credere ancora che  non sia ineluttabile che il Garda, il Bianco, il Cervino, ecc. siano una disneyland e che diventi un punto di vista minoritario il pensare che sia improbabile riuscire ad arrestare  l’ondata di ignoranza e cattivo gusto. 
    Negare la speranza che qualcosa possa cambiare equivale ad abdicare dall’umanità (e il 31 andrò al CAI per il vallone delle Cime Bianche)
     

  3. 40
    Giandomenico Foresti says:

    commento 37
    Non riesco invece a trovare una definizione soddisfacente per l’affermazione “basta non andarci.” …come minimo miope, sicuramente stupida ma anche moralmente ributtante, intrisa del Guicciardiniano particulare: siccome posso fare (ancora) finta che non esista, allora non è un problema
    Posto che Marcello non ha bisogno di avvocati difensori (in quanto si difende benissimo da solo) mi pare che nei toni si stia esagerando.
    Aggiungo che la verità non la detiene nessuno come nessuno è in grado di conoscere per filo e per segno il motivo per il quale il mondo vada in una direzione piuttosto che in infinite altre. Ciascuno di noi ipotizza, niente di più, perchè ad ogni “se” cambierebbe il corso della storia.
    Le battaglie contro i mulini a vento sono sempre perse in partenza.
    Se ci sono persone capaci di coniugare rispetto per l’ambiente, sostenibilità economica delle popolazioni residenti e appagamento del turista in una o in tante proposte serie (perchè dubito ci possa essere una risposta sola per realtà a volte completamente diverse) si faccia avanti ma ho la sensazione che prendere capra e cavoli sia molto difficile.
    Marcello ha ragione nel dire che il Lago di Garda è come Disneyland ma vorrei ricordare che non lo è da oggi. Forse ha cominciato a diventarlo dal viaggio in Italia di Goethe. Chiaramente una volta se lo godeva l’elite austriaca, cioè una minoranza, e ad Arco, da trent’anni una delle delle mecche, forse mondiali, dell’arrampicata, il businness si faceva coi sanatori.
    Poi la gente ha scoperto che si poteva puntare, sportivamente parlando, quasi su tutto ma la vera differenza la fanno i numeri (leggi le persone) e se vuoi stare a galla e non tornare a fare una vita di stenti devi, in ultima analisi, assecondare i gusti di chi ti paga. Solo se puoi offrire un prodotto di nicchia e in regime di monopolio puoi permetterti di fare quello che ti pare se no t’attacchi.

  4. 39
    Luciano pellegrini says:

    L’ispirazione a riflettere “sull’orrido della ciclopista dei sogni”, sul lago di Garda, mi è sopraggiunta dalla lettura dei precisi e soddisfacenti articoli che hai pubblicato, dal 6 dicembre 2017 al 5 luglio 2018, su questo argomento, caro Alessandro.

  5. 38
    Roberto Pasini says:

    Quando ci assalgono pessimismo e scoraggiamento rileggiamoci il ricordo di Guido Rossa, molto opportunamente pubblicato oggi. La memoria ci può dare il senso delle proporzioni e mantenerci coi piedi per terra. Intanto impegnamoci su una cosa concreta: la difesa del Vallone delle Cime Bianche e chi può partecipi alla serata del 31 presso il Cai Milano e ci porti amici e parenti. 

  6. 37
    Matteo says:

    “Il punto e’ che il trovare inaccettabili quelle opere e’ un punto di vista destinato a rimanere minoritario.”
    “Intanto mi sembra improbabile riuscire ad arrestare l’ondata”
    Se hanno ragione Govi e Cominetti semplicemente è la fine…

    Non riesco invece a trovare una definizione soddisfacente per l’affermazione “basta non andarci.” …come minimo miope, sicuramente stupida ma anche moralmente ributtante, intrisa del Guicciardiniano particulare: siccome posso fare (ancora) finta che non esista, allora non è un problema

     

  7. 36
    Roberto Pasini says:

    Giacomo, non conosco come sia stata gestita la battaglia del Garda. A volte ho l’impressione, come detto da altri, che il fronte dei “buoni” non sempre riesca a proporre alternative solide e concrete e finisca inevitabilmente in minoranza. Se ai ciclisti che vanno su quella strada della morte non proponi qualcosa di realistico e accettabile per loro e li abbandoni al rischio di essere asfaltati o gli dici di starsene a casa, sono loro che asfaltano te e stanno dalla parte del sindaco furbacchione e dei commercianti preoccupati dei loro incassi. Ripeto che però non so come siano andate davvero le cose nel caso specifico.

  8. 35
    Roberto Pasini says:

    Sicuramente Benassi. È il combinato composto delle due serie che ci tira giù. Forse la seconda serie di problemi è più antica. Mi è capitato per caso sotto le mani “Discorso sopra lo stati presente dei costumi degl’italiani” di Giacomo Leopardi (1824), facilmente reperibile gratis in internet. Molto istruttivo. Forse in altre epoche siamo riusciti a contenerli con una maggiore spinta della fantasia e della vitalità che ci caratterizza che sembra si siano un po’ perse. 

  9. 34
    Giacomo Govi says:

    Si anch’io non credo che si sia capito. Il punto e’ che il trovare inaccettabili quelle opere e’ un punto di vista destinato a rimanere minoritario. Esattamente come e’ minoritario pensare che il “diritto a godere della natura in sicurezza” sia diseducativo e foriero di distruzioni ambientali. 

  10. 33

    Tutto il Garda è una Disneyland, così come le normali del Bianco, del Cervino e le ferrate delle Dolomiti. Ma basta non andarci. Intanto mi sembra improbabile riuscire ad arrestare l’ondata purtroppo crescente d’ignoranza e cattivo gusto che vediamo un po’ ovunque.

  11. 32
    Alberto Benassi says:

    ma pessimismo, mancanza di speranza e rancore sono segni di invecchiamento di un paese

    io non credo che sia questo il problema.
    Il problema è il menefreghismo, la superficialità, l’opportunismo, l’individualismo.

  12. 31
    Roberto Pasini says:

    Tanto per fare dei nomi, così ce li ricordiamo, all’inaugurazione di luglio c’era l’ ex ministro Toninelli e il comune di Limone è stato premiato per la sua lungimiranza da una commissione presieduta da Chicco Testa. A volte si vince a volte si perde. Il pessimismo ha le sue valide ragioni, ma pessimismo, mancanza di speranza e rancore sono segni di invecchiamento di un paese, più della demografia che ci vede al primo posto con il Giappone. Per questo dico di contenere il contagio e puntare su chi non può permettersi di non avere speranza. 

  13. 30
  14. 29
    Giacomo Govi says:

    C’e’ da essere abbastanza pessimisti. Io condivido l’analisi di Giandomenico. Uno dei punti chiave e’ il relativismo nel giudicare cosa ‘rovina’ l’ambiente. Paradossalmente, i due catafalchi riportati nell’articolo saranno con tutta probabilita’ venduti come un’operazione “Green”, in quanto avvicinano la pigra popolazione alla natura.  E’ molto probabile che la reazione di molti di fronte alle obiezioni sia di stupore e di non comprensione. Stesso dicasi per quella devastazione sul Lago di Garda.  Il lavoro “culturale” necessario a raffinare la sensibilita’ necessaria per riconoscere tali operazioni come obbrobri e’ immane. 

  15. 28
    Roberto Pasini says:

    Pista lago di Garda !!!Per questo è importante rilanciare il volontariato ambientalista delle terre alte e medie. Tra gli adolescenti c’è molta sensibilità su questi temi. Non è vero che sono tutti rincitrulliti dai social. In USA c’è un’importante associazione di volontariato che ha come obiettivo la protezione e difesa dei luoghi di arrampicata che nei prossimi mesi farà una campagna sui temi dell’ambiente nelle 20 palestre indoor più importanti del paese per poi arrivare a tutte le 450 palestre indoor. Trovo questa un’iniziativa lungimirante, tenendo conto che sempre secondo dati USA il 65% gia arrampica fuori. Penso ad esempio alle circa 80 palestre indoor italiane e ai circa 30.000 frequentanti . Un intervento su questo target in prevalenza giovanile sarebbe un investimento importante che potrebbe creare un piccolo “esercito” a sostegno di battaglie importanti. Bisogna che però che qualcuno si muova.

  16. 27
    Luciano pellegrini says:

    Sabato 14 luglio 2018 è stato inaugurato in provincia di Brescia la “Ciclopista dei sogni “LAGO DI GARDA. Questa ciclopista è assicurata alle pareti di roccia e gravita a filo d’acqua sul lago.
     

  17. 26
    Alberto Benassi says:

    La burocrazia fonda le sue radici sulla diffidenza perché non potendosi fidare del cittadino lo Stato e gli enti pongono continui paletti. Il cittadino impalettato non trova altra soluzione che continuare a fare il furbo.

    Giandomenico sono d’accordo su quello che scrivi. I furbi ci sono da tutte le parti.
    Per la burocrazia però non credo sia solo un problema di mancanza di fiducia. Le complicazioni della  burocrazia garantiscono anche un potere. Il funzionario burocrate ha un potere.

  18. 25
    Giandomenico Foresti says:

    In Italia c’è un problema di fondo e consiste nel fatto che, quasi sicuramente a causa della dominazione straniera troppo lunga, siamo cresciuti e continuiamo a crescere con l’idea che il furbo sia un vincente.
    Il nostro è un paese fatto di relazioni. Anche la malavita si fonda sulle relazioni e senza di esse si estinguerebbe. La burocrazia fonda le sue radici sulla diffidenza perché non potendosi fidare del cittadino lo Stato e gli enti pongono continui paletti. Il cittadino impalettato non trova altra soluzione che continuare a fare il furbo. È un gatto che si morde la coda. Se ne può uscire? Mai dire mai ma bisogna vedere quando. Anche Falcone disse che la mafia prima o poi finirà ma bisogna vedere quando.
    Io non sono pessimista tout court ma immagino un mondo che la tecnologia stravolgera al punto tale da renderlo invivibile per chi vorrebbe vivere come un pioniere in cerca dell’oro. Quel mondo non esisterà più, ce ne sarà un altro dove la natura, le terre alte, ecc. sarà accessibile come uno zoo.
    Sarà meglio o peggio? Tutto è relativo. Chi nasce oggi vede il mondo di oggi non quello di ieri. Fra 100 anni l’orribile manufatto di questo articolo forse sarà considerato perfettamente integrato rispetto magari ad altre schifezze.
    In ogni caso, di idee su come integrare sostenibilità ambientale con benessere della popolazione se ne sentono tante ma di veramente valide mi sa che ce ne siano poche perché si fa presto a parlare ma poi i conti devono quadrare se no il rischio di fare la fine dell’imprenditore che alza i ricavi ma non guadagna un tubo perché aumentano anche i costi è molto alto.
    Alla fine della fiera la gente vuole le comodità, le solite cose. La gente si è rimessa ad andare al cinema quando hanno costruito le multisale dove si mangiano bidoni di pop corn non perché i film sono migliorati (anzi!).
    Quanti sono gli amanti dei film d’autore? Eh.. E quanti sono gli amanti della montagna d’autore? Eh.. Poniamoci queste domande. Di sedersi su una bella poltrona o su uno sdraio con una birra in mano son capaci tutti, di godersi la natura facendosi il mazzo, amando il sudore e la fatica, dormendo all’adiaccio o in un rifugio alla vecchia con tutti i confort per amore boh.. Del proprio io interiore? Della bellezza del creato? In taluni casi anche del proprio ego non ce ne sono poi tanti.
    Noi siamo in 4 gatti a confrontarci su questo blog più o meno con le stesse idee da vecchi (perché mi sa che l’età media sia sui 50/60) ma fuori c’è un mondo che non capirebbe neanche di cosa stiamo parlando, facciamocene una ragione. E lo dice uno a cui piacerebbe la montagna di Crovella ma che poi si rende conto che forse è meglio prendersi un giorno di ferie in mezzo alla settimana e lasciar perdere i sabati e le domeniche.

  19. 24
    Roberto Pasini says:

    È molto comprensibile il pessimismo di chi ha assistito allo scempio delle Apuane. In democrazia bisogna conquistare il consenso e non è facile. Anche nel campo dei “buoni” abbiamo un grosso problema di leadership. Deve emergere nella fascia 30 / 40 anni una nuova leadership competente e concreta. Ci sono in questa generazione un sacco di persone con capacità, motivazione, mentalità cosmopolita ma in parte sono ostacolati dal tappo generazionale e in parte preferiscono spendersi nel lavoro, nel privato, nello sport. E come dargli torto visto come i pochi che ci provano vengono stritolati. Questa è la vera sfida. Noi baby boomers dobbiamo essere di supporto e stimolare e aiutare come possiamo chi si fa avanti e dobbiamo tenerci per noi delusioni e pessimismo, perché sono contagiosi. Quindi ribadisco il mio appello. Spazi ci sono anche nel nostro mondo delle terre alte. Qualcuno si faccia avanti con coraggio, anche su cose apparentemente piccole.

  20. 23
    agh says:

    La legislazione (demenziale) e la burocrazia sono un grosso problema soprattutto per le piccole realtà montane. A noi era capitato di pensare ad una vaga ipotesi di trekking fluviale sull’Avisio (non avremmo guadagnato una lira, sia chiaro, tutto fatto gratis et amore dei) ma il fiume, abbiamo scoperto, è tutto sotto regime idroelettrico e a rischio idrogeologico, quindi non si potrebbe spostare neppure un sasso. Quindi niente pulizia dei sentieri e dell’antica viabilità. Per ipotesi, per tagliare qualche pianta si sarebbe dovuto interpellare il servizio provinciale dei Bacini Montani. Figuriamoci su un percorso di 35 km! Un tempo, fino a metà 900, c’erano diverse precarie passerelle di legno che collegavano le due sponde (a volte solo delle rudimentali teleferiche con un cavo sospeso) che permettavano agli indigeni di spostarsi da un versante all’altro della valle. Se arrivava la piena se le portava via e amen, si rifacevano con poco sforzo. Oggi sarebbe impossibile, perché se la passerella cedesse e l’incauto cadesse in acqua, poi chiederebbe risarcimenti a mezzo mondo. Dove prima c’era uno storico ponte di legno e corde (Pont dela Rio), hanno rifatto il ponte a norma: è uscito un colossale ponte strallato coi piloni e tiranti d’acciaio e fondazioni in cemento, carrozzabile, che collega letteralmente il nulla poiché non ci sono strade. Non oso pensare quanto sia costato. 

  21. 22
    paolo says:

    Noi ora discendiamo quasi solo da una rivoluzione borghese, quella francese, tutte le altre, quelle cosiddette contadine o proletarie sono state fagocitate.
    “Che fare” è ancora lì da leggere.

  22. 21
    Alberto Benassi says:

    l’esempio della disruzione delle Apuane non può che portare ad essere pessimisti.
    Alla stragrande maggioranza di chi ci abita,  non gli interessa il problema, non vede il problema. Vede solo economia.

  23. 20
    Roberto Pasini says:

    Tra la ghigliottina e le letterine a Gesu’ bambino ci sono dei livelli intermedi. In Val Masino grazie all’azione congiunta di Ragni di Lecco e MW un progetto regionale inopportuno è stato riportato entro binari accettabili e utili. Il FAI ha salvato e reso disponibili al pubblico beni di valore. L’associazionismo quando ha prestigio conta. A mio parere c’è oggi spazio per un FAI delle terre alte. In giro c’è un po’ di aria nuova e i decisori hanno molti limiti ma sono furbi e l’annusano. Io non sarei così pessimista. 

  24. 19
    Alberto Benassi says:

    Probabilmente ci vorrebbe un’altra Rivoluzione francese ma chi la fa? Secondo me nessuno

    Anche secondo me. Perchè per fare la rivoluzione bisogna essere disposti ad uccidere e ad essere uccisi , a perdere quello che si ha.
    E gli italiani non sono di certo disposti a questo. Non è nel nostro DNA.
    Noi siamo molto opportunisti. Quello si.

  25. 18
    Giandomenico Foresti says:

    Lorenzo vai a parlare dell’Uno e del Tutto alla tipa che lavora al call center per 400 euro al mese e che rischia di essere licenziata e vedrai il tutto dove te lo mette.

  26. 17
    Giandomenico Foresti says:

    Premesso che le opere orride si fanno anche in altre Nazioni non è certo scrivendo lettere alle amministrazioni locali, scendendendo in piazza in quattro gatti (o anche in tanti ma solo per protestare), facendo le barricate, ecc. ecc. che si risolvono le situazioni.
    Per risolvere bisogna avere idee valide coerenti con il contesto. Quanti sono gli italiani ad avere idee valide? Quanti sono gli italiani che saprebbero inserire queste idee nel contesto attuale? Quelli che giravano, oggi se ne vedono molto meno, con la bandiera a strisce della pace mi hanno sempre dato l’impressione di essere decontestualizzati oltre a non avere idee. Perchè parlare di pace o di odio, così genericamente, è come parlare di niente.
    Mi sta’ bene che parli di pace uno come Gino Strada, che si fa il culo fuori dai salotti ovattati, oppure che parli di odio una come Giuliana Segre, che ha vissuto sulla sua pelle il significato di questa parola, ma la maggior parte di noi non sa quel che dice e quando lo sa non ha tutta questa possibilità di agire, stritolata dal lavoro, dalla famiglia, dal traffico, dalla mancanza di soldi, ecc. ecc..
    Il risultato è che, volente o nolente, qualcuno lo devi votare e quando ti accorgi che non sta’ facendo il tuo interesse ritieni che ti abbia tradito. Ma oggi come oggi chi può garantire di fare il tuo, il nostro interesse? Anche perchè non ho ben capito quale sia l’interesse degli italiani. Se chiediamo a 100 italiani quali siano i loro interessi probabilmente avremmo 100 pareri diversi, perchè siamo un popolo che non è un popolo. Lo dimostrano tutti i partiti, piccoli o grandi che siano, i quali beccano, pochi o tanti che siano, i voti da qualcuno.
    Negli USA esiste il partito nazista americano che non potrà mai competere con i repubblicani e i democratici (per fortuna), da noi un partitello di quattro sfigati può tenere in scacco un governo. Quindi di chi è la colpa? Dei politici? Certo! ma chi li vota i politici? Noi! E allora? Allora il problema è che noi non siamo un popolo. Siamo semplicemente un’accozzaglia di popoli che siamo stati messi insieme negli anni 60 dell’ottocento e che ancora ci portiamo dentro ai nostri geni secoli di dominazione straniera. Austriaci, Francesi, Spagnoli, Arabi, tutti hanno lasciato un’impronta, negli usi, nei costumi, nel modo di pensare, nel modo di fare. E prima di loro i Romani che non erano italiani perchè non è mai esistito l’impero Italiano bensì l’impero Romano.
    In un simile marasma chi può c’azzuppa ma anche chi non vorrebbe alla fine deve cedere. E’ un po’ come quando venne intervistato un magistrato, non so se fosse Gratteri, riguardo alla criminalità organizzata in Calabria e alle retate fatte dalle forze dell’ordine con le varie operazioni. Questo magistrato, più o meno, disse “ma qui parliamo, secondo stime, di 10.000 affiliati (10.000 affliati!!!) e quindi se ne metti in galera 100 non è cambi molto”.
    Le sardine?? Ma secondo voi chi c’è dietro le sardine se non il PD? E poi quali sarebbero le idee delle sardine? L’antifascismo, l’uso da parte dei politici dei social network? Ma signori miei, come dice Renzi, qui si tratta di votare della gente che poi s’incontra coi potenti della terra. Ma cosa volete che gliene freghi a Putin, a Trump, a Erdogan, ad AlSisi, ad Haftar dell’antifascismo italiano. Ci si sciacquano.
    Alla fine della fiera abbiamo i politici che ci meritiamo, politici che curano gli interessi di bottega esattamente come chi li vota perchè quelli che chiedono meno tasse sono gli stessi che le tasse non le pagano e se l’aliquota IRPEF fosse al 10% cercherebbero di non pagare nemmeno quella. Questa è la verità.
    Sapete quanta gente ho sentito elogiare le passerelle sul Lago di Garda? Ma alla massa degli italiani cosa volete che gliene freghi dell’ambiente. Le cose che vengono scritte e condivise su questo blog, al quale partecipiamo più o meno sempre gli stessi, corrispondono ai pensieri di una minoranza della minoranza della minoranza. La stragrandissima maggioranza non ha neanche il tempo di pensare perchè deve fare i conti con gli esuberi aziendali, gli stipendi di merda, il mutuo o l’affitto da pagare, ecc. ecc..
    Probabilmente ci vorrebbe un’altra Rivoluzione francese ma chi la fa? Secondo me nessuno.

  27. 16
    lorenzo merlo says:

    Una precisazione.
    Antropocentrica è ogni nostra descrizione della realtà. E va bene. Non possiamo sottrarci da noi stessi.
    Tuttavia quando siamo in grado di emanciparci dall’io, ovvero quando possiamo prendere le distanze dal suo dominio su di noi, quando non possiamo più identificarci in quell’entità, diviene possibile anche l’emancipazione dalla sua ontologia duale.
    L’appartenenza all’Uno, al Tutto viene percepita.
    Nella nuova consapevolezza non siamo più dominatori o possessori della Natura, semmai ne siamo delle espressioni terminali.
    Ciò impedisce ogni atteggiamento aggressivo in quanto ad essa attribuiamo piena dignità di essere.
    Il rispetto che le portiamo non è più funzionale agli interessi dell’uomo oeconomicus.
    È qui che ci si può sottrarre all’antropocentrismo citato su.
    La realtà non è più un oggetto manipolabile ma è la reificazione del nostro pensiero.
    Come una mano, alla quale mai vorremmo rinunciare, è sacra, così ogni espressione della natura assume quel connotato.
    L’azione su di essa è limitata alla sussistenza.
    Non c’è più abbondanza, né accumulo, né sopraffazione gratuita.
    Tutto ciò e altro è stato ben argomentato da Arne Naess (1912-2009) e dalla successiva enunciazione degli otto principi dell’Ecologia profonda.
    [Vedi a questo proposito https://gognablog.sherpa-gate.com/lecologia-profonda-come-risposta-allanarchia-del-capitalismo/.]
     

  28. 15
    Luigi says:

    Lorenzo merlo sottoscrivo tutto quello che hai scritto! La penso e scrivo esattamente gli stessi concetti. La nostra visione (come potrebbe essere altrimenti!?!?) è antropocentrica e quindi unidirezionale. Sempre e comunque. Il problema non sono solo i politici, che per sete di potere e per soddisfare gli interessi di lobby, soddisfano le peggiori istanze del “popolo”. Il problema, prima di tutto, è proprio il popolo con tutta la sua pigrizia e assenza di consapevolezza.

  29. 14
    lorenzo merlo says:

    La disgregazione liquida (Bauman), figlia segreta dell’Opulenza e del suo inseminatore Capitalismo, oltre che strategica operazione egemonica, impedisce aggregazioni se non entro i termini tollerabili dal sistema.
    Fare per la Terra viene dopo la rivoluzione individuale.
    Tuttavia, la sua comune realizzazione non comporterà più di occuparsi della Terra.
    Nel suo fare non se ne trova il degrado.
    Fare per la Terra oggi è un falso a causa della sua logica economico-antropocentrica: è un fare per noi.
    Sostenibilità, Impatto zero e Economia circolare sono i suoi ignari discendenti.

  30. 13
    Roberto Pasini says:

    Dobbiamo sforzarci di uscire dalla ragnatela del quotidiano e dal pessimismo che questa spesso induce.  L’ideale sarebbe che a guidare fossero i giovani, perché il futuro è loro. Il mio è dunque un appello anche ai giovani e meno giovani di PM, se ancora ci leggono. I giovani sono anche più esperti sull’uso dei social. Noi possiamo mettere a disposizione il tempo, l’esperienza dei nostri numerosi errori e magari anche qualche soldino, visto che anche se non siamo ricchi ne abbiamo sicuramente più di loro. Quindi qualcuno si faccia avanti, suoni il richiamo e vedrete che molti risponderanno.

  31. 12
    lorenzo merlo says:

    Legato a quanto fin qui c’è il degrado lassistico della democrazia e la sua burocrazia. Con chi detiene la comunicazione infine, non c’è partita. La deriva a destra contiene anche queste piú o meno consapevoli istanze. 

  32. 11
    Roberto Pasini says:

    Proprio per evitare la sentenza prefigurata da Merlo dovremmo litigare di meno e agire di più. Credo che Alessandro Gogna, grazie alla sua leadership, potrebbe rilanciare il volontariato attivo e non solo di testimonianza, magari appoggiandosi a MW o creando una specie di FAI per la montagna. Credo che molti sarebbero disposti a impegnarsi di nuovo. La sardine sono quello che sono e non sappiamo che fine faranno, non voglio entrare nel merito, ma sono un fenomeno intergenerazionale, finalmente non giovani contro vecchi (come vorrebbe chi vuol governare usando il vecchio trucco di dividere) e sono anche la dimostrazione della potenza dei social, non solo negativa. Qui abbiamo uno strumento, usiamolo. Il mio vorrebbe essere un piccolo appello a scendere in campo di nuovo e a non limitarsi a testimoniare. Io sono disponibile ma non so come fare. 

  33. 10
    Sergio Massimilla says:

    Frutto del fatto che se proponi un percorso così e qualcuno si fa male e fa causa ad un ente in tribunale vince . E allora il tecnico dell’ente per cautelarsi trasforma il sito in urbano e certificato a norma . Come se andare a camminare in una forra fosse obbligatorio . È la giurisprudenza ad essere profondamente sbagliata . Poi certo anche alcuni progettisti creano cose inguardabili

  34. 9
    Matteo says:

    “Questo meraviglioso paese seleziona spesso a tutti i livelli una classe dirigente inadeguata” 
    Inizio a pensare che la classe dirigente di questo paese ci rispecchi piuttosto fedelmente…
    Se ho dei dubbi è perché temo che forse potrebbe essere mediamente migliore!

  35. 8
    lorenzo merlo says:

    Come noi verso altri, i nostri figli verranno a chiederci perché non abbiamo fatto di più.
    Come altri, in altro tempo e forma, provvediamo all’immediato.
    Chi si ferma a scrivere una lettera ai Comuni scienpiatori?
    Chi raduna i nominativi dei giornalisti ai quali indirizzarla per conoscenza?
    Chi diffonde quella raccolta ai noi seduti in attesa di uomini di buona volontà?
    Chi si occupa di indagare le ragioni di certe scelte per poi riferirle al fine di una critica più opportuna?
    Ognuno può allungare l’eleco di azioni che resteranno in canna.
    Tutte, legittimeranno la domanda dei nostri figli, che ci trasformerà in una generazione inadeguata per cultura, visione strategica, etica e capacità operative.

  36. 7
    Alberto Benassi says:

    ma è mai possibile che coloro che hanno voluto, progettato e realizzato questo manufatto: ingegneri, architetti, politici, dirigenti, non abbiano l’evidenza davanti ai loro occhi di quanto è BRUTTA questa costruzione.
    Ma gli occhi ce l’ hanno per vedere quanto questo manufatto fa a cazzotti con l’ambiente che lo circonda invece di essere in armonia con esso.
    Ci vantiamo nel mondo di avere in Italia  luoghi dove il lavoro dell’uomo è in armonia, in sintonia, in simbiosi  con l’ambiente naturale.
    Poi permettiamo la costruzione di queste oscenità.
    Chi ha il coraggio di affermare, di scrivere che questa opera valorizza il luogo?!?!?
    Chi fa questo è cieco oppure è disonesto.

  37. 6
    Roberto Pasini says:

    Hai ragione Benassi. Torniamo sempre allo stesso punto. Questo meraviglioso paese seleziona spesso a tutti i livelli una classe dirigente inadeguata per cultura, visione strategica, etica e capacità operative. Questo non solo oggi purtroppo. Condividere certe prese di posizione di questo blog è un piccolo contributo ma è comunque importante.
    we’ll keep on fighting ‘til the end

  38. 5
    Alberto Benassi says:

    a parte la giusta osservazione di Matteo, più che un orrido  mi sembra poco più di un fosso.
    Mi domando, ma un paese che è stata la patria del Rinascimento, che spesso si fa grande difronte al mondo di questa paternità,  oggi costruisce questi manufatti di una BRUTTEZZA UNICA che stonerebbe in un’impianto industriale figuriamoci qui.
    Ma cose si fa???
    Questo è il livello della bellezza che abbiamo oggi in Italia??
     

  39. 4
    Roberto Pasini says:

    Quella è una zona ricca di storia partigiana, luogo di passaggio con la Valsesia. Nelle vicinanze ci sono altri luoghi di memoria importanti che si collegano alla Repubblica dell’Ossola. Perché non spendere quei soldi lavorando su questa componente storica collegandosi alla logica del bellissimo libro “ I sentieri della Libertà” pubblicato da Cai e Corriere piuttosto che puntare sul “sensazionale” che non esiste come ha detto Matteo e che confermo conoscendo i luoghi? 

  40. 3
    Matteo says:

    Da quello che si vede dalle foto, quello di s. Giulio non è un orrido…non arriva nemmeno al li vello di “bruttino”. Chi diavolo vuoi che vada a rimirare un fosso profondo una ventina di metri scarsa! Sarebbe da andare vedere chi a vinto l’appalto e quanto è costato: forse si scoprirebbe qualche santino.
    Quello di Pré Saint Didier invece è definibile come ecomostro da abbattere.
    Vedere queste due le “opere” (assieme alle altre già denunciate, dalla ciclabile del Garda al sentiero in Austria passando per le ferrate trentine) mi instilla un senso di depressione e pessimismo. 

  41. 2
    Carlo Crovella says:

    Manufatto… orrido!!!

  42. 1
    Roberto Pasini says:

    Per ragioni familiari sono molto legato alla Valle Strona, un luogo appartato e sicuramente non facile da valorizzare turisticamente per le sue caratteristiche, nonostante sia a due passi da quella perla che è il lago d’Orta. Ma la domanda che mi pongo è sempre la stessa: possibile che l’unico modo di combattere l’abbandono e favorire un po’ di sviluppo sia costruire una passerella di metallo a sbalzo sul torrente Strona che sembra una scala antincendio di un edificio industriale? Ho visto anche in altri luoghi che questa soluzione va molto, probabilmente perché di rapida costruzione e con pochi costi di manutenzione. Non sono un architetto ma è mai possibile che i comuni e le comunità locali non possano trovare altre soluzioni progettuali migliori esteticamente e soprattutto un più “sistemiche” , non centrate solo sul manufatto ma sulla valorizzazione complessiva del territorio? Certo è più difficile, ma forse sul lungo periodo paga di più per raggiungere gli obiettivi legittimi che ci si pone.

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