Miraggio neve, ai minimi dal 1960

Nelle passate vacanze natalizie in montagna si sono registrate le temperature più alte degli ultimi trent’anni.

Miraggio neve, ai minimi dal 1960
di Daniele Cat Berro
(pubblicato su lastampa.it il 3 gennaio 2021

Mentre le Alpi sotto un anticiclone nord-africano vivono un caldo fuori scala (il primo dell’anno c’erano anche 18 °C a 1.500 metri e 19 a Bardonecchia, la temperatura più calda a gennaio almeno negli ultimi trent’anni!), possiamo chiudere il bilancio climatico dell’anno che termina oggi. In poche parole il 2021 nel Torinese va in archivio come un’annata di nuovo troppo calda, anche se meno estrema di altre recenti, piuttosto asciutta nonostante temporali rovinosi, e ben poco nevosa.

A Torino-centro, dove le misure meteorologiche storiche iniziate nel 1753 proseguono grazie ad Arpa Piemonte, la temperatura media annua è stata di 14,7 °C, “solo” 0,3 °C sopra la media del già caldo trentennio recente 1991-2020 in cui il riscaldamento globale ha mostrato una brusca accelerazione, ma ben 2,4 °C in più rispetto al periodo preindustriale (1850-1900, per convenzione internazionale). Non consola dai timori di un mondo-serra il fatto che si sia trattato “appena” del nono anno più caldo, perché gli altri otto ancora più scottanti si sono affollati tutti dal 2007 in poi (culminando nei record del 2015, 2017 e 2020) e fino a un ventennio fa un anno come questo in due secoli e mezzo di misure torinesi non si era mai visto! Febbraio, fine marzo, giugno, metà agosto e settembre sono i periodi che più hanno contribuito alle temperature sopra media, mentre aprile e maggio si sono distinti per il freddo tardivo che tuttavia sarebbe stato perfettamente in linea con il clima di cinquant’anni fa.

Antagnod nel comprensorio del Monterosaski: l’immagine ben rappresenta la scarsità di neve che sta caratterizzando l’inverno 2021-2022.

Gli agricoltori ricorderanno bene la gelata dell’8 aprile per i danni alla vegetazione rapidamente risvegliata – e tradita – dal caldo esagerato di pochi giorni prima: l’evento è stato tra i più marcati da decenni per la stagione (insieme a quello del 20 aprile 2017), rappresentante di estremi freddi però sempre più isolati e minoritari rispetto a quelli caldi, in un rapporto di circa uno a dieci. Secondo l’Arpa Piemonte nell’insieme della regione è mancato un quinto della precipitazione normale, soprattutto per colpa delle lunghe siccità di fine inverno e fine estate, ma anche di una primavera e di un autunno dalle piogge relativamente svogliate nonostante il torrenziale exploit da primato del 4 ottobre, che al confine Piemonte-Liguria ha scaricato fino a 883 mm in 24 ore a Rossiglione sconvolgendo abitati e viabilità.

I temporali estivi, tra grandine grossa, vento tempestoso e allagamenti, spesso hanno creato più danno che beneficio, come quello che il 22 giugno ha riversato 95 mm d’acqua in tre ore a Torino-Consolata, massima intensità nota in un novantennio in centro città. E solo per effetto dei nubifragi che hanno punteggiato l’estate Torino è riuscita ad accumulare una quantità annua di precipitazione normale, 868 mm.

Come ormai usuale in questi anni la neve si è fatta vedere pochissimo in pianura, con timide spruzzate il 1° gennaio e il 12 febbraio e un’imbiancata appena più consistente l’8 dicembre (6 cm), confermando una tendenza che in città ha visto ridursi l’apporto medio annuo di neve fresca dai 37 cm dell’intero Novecento ai soli 16 cm del periodo 2000-2021 (-57%). Ma anche in montagna ha nevicato poco, con fioccate degne di nota solo a inizio gennaio (un metro a Balme, Valli di Lanzo, tra Capodanno e l’Epifania). Ai 2275 metri del Lago Serrù, sopra Ceresole Reale in alta Valle Orco, la stazione meteorologica di Iren, sommando tutte le nevicate dello scorso inverno da ottobre 2020 a maggio 2021, ha rilevato 324 cm: a prima vista può sembrare tanto, ma in realtà è il minimo in sessant’anni di misure, pari a metà del normale.

Per i calori estivi, specie quelli di giugno, agosto e settembre, è stato allora facile spazzare via dai ghiacciai la modesta alimentazione nevosa invernale, esponendoli di nuovo a marcate perdite di volume, con il contributo anche della molta polvere sahariana depostasi in primavera che ha “sporcato” la neve accelerandone ancor più la fusione. Al Ghiacciaio Ciardoney (Val Soana, Gran Paradiso), da trent’anni monitorato con tecnica di bilancio di massa dalla Società Meteorologica Italiana, se n’è andato uno spessore di ghiaccio pari a 1,3 metri d’acqua, equivalente a ben 270 piscine olimpiche su una superficie di appena mezzo chilometro quadrato, inoltre la sua fronte si è ritirata di 23 metri. Ogni anno snoccioliamo elenchi di anomalie climatiche sempre più lunghi – potremmo chiamarle le litanie di San Silvestro – eppure, nonostante gli accorati allarmi degli scienziati e gli annunci dei governi, la transizione a un mondo a basso consumo di energia e materie prime non decolla, preparando così un futuro difficile per le prossime generazioni.

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Miraggio neve, ai minimi dal 1960 ultima modifica: 2022-01-23T05:13:00+01:00 da GognaBlog

5 pensieri su “Miraggio neve, ai minimi dal 1960”

  1. 5
    albert says:

    Oggi  Marcialonga di  Fiemme e  Fassa 51-ma edizione.Non nevica da  parecchio ma almeno non e’ pista su neve totalmente artificialmente creata..Come sarà a Pechino.La faranno bianca o  ci metteranno pure del colorante..azzurrino, rosa??  rosso!

  2. 4
    albert says:

     Quando mancavano ancora vaccini, clausura stretta,  neve “vera”  per dispetto.

  3. 3
    albert says:

     Se a Pechino si vedranno  le Olimpiadi invernali  solo su neve artificiale,  zone biancastre inserite in  paesaggio  brullo grigio.. stabiliro’ un ostracismo almeno in  in casa mia. Ero indeciso se inserire il commento  in questo articolo o quello delle “Belinate”, o  di nuovo conio:” Bejingate”

  4. 2

    La sabbia del deserto, pur essendo scura, ho notato che non accelera inspiegabilmente lo scioglimento della neve, come riportato nell’articolo, ma anzi, ne prolunga la durata sul terreno. Sono osservazioni empiriche che ho fatto intorno a casa, ma nel corso di più stagioni, quando il fenomeno si è verificato, e giornalmente. 
    Qualcuno può spiegarmi come mai?

  5. 1
    albert says:

    Intanto, show must go on: ciaspolate e maratone sci fondo su nastri di neve riportata( con camion e gatti delle nevi divora gasolio) o “sparata”.Pure i teloni distesi sui nevai di alta quota danno i lor oproblemi:costi elevati e particelle di plastica rilasciate dal tessuto- non -tessuto. Chi puo’ va a sciare invertendo le stagioni con lunghe trasferte in aereo quando c’e’neve in  emisfero sud ( Argentina, Nuova  Zelanda..)

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