Riacciuffato M49

Papillon torna in gabbia, acciuffato l’orso M49 ribelle che si batte per la libertà. La prigionia e la cattura vista dalla parte del plantigrado più ricercato d’Europa.

Riacciuffato M49
di Paola Mastrocola
(pubblicato su lastampa.it l’8 settembre 2020)

La prima volta non lo sapevo. Credevo fosse un gioco. Stavo rincorrendo farfalle, mi piacciono da morire. Me l’aveva insegnato la mia mamma, a farne scorpacciate. Andavamo a caccia tutto il giorno, lei ed io, poi la sera ci facevamo un’insalata di farfalle. Buona, dietetica. Mia madre non era tanto carnivora, preferiva la verdura, o le carni leggere, volatili… Acchiappare minuscoli esserini che ti svolazzano intorno è molto divertente. Se era stagione, ci mettevamo anche due funghetti di contorno. Ma io i funghi non li sapevo trovare; giravo giravo, e sì, li cercavo, ma non so come non riuscivo mai a vederli. Secondo me si nascondono, i funghi. Oppure mi distraevo. Sono un orso molto distratto, anche se non me ne accorgo di esserlo. Diciamo che mi distraggo anche dal mio essere distratto. Penso ad altro, o c’è sempre qualcosa che mi attira e mi porta da un’altra parte, non so, un fruscio, una nuvola che passa…

Comunque, la prima volta mi avete preso di sorpresa. Se era un gioco, non mi è piaciuto per niente. Mi avete legato, elettrizzato, intontito. Non so cosa mi avete fatto, mi girava la testa e non riuscivo più ad alzarmi. Appena ho potuto me ne sono andato. Mi dispiace, ma non ci posso stare rinchiuso. Non so se riuscite a immaginare… Se vi chiudessero in casa, se vi dicessero di non uscire più, di non passeggiare, non correre, non vedere gli amici, non giocare tra gli alberi… Si chiama lockdown, in inglese. Mai sentito?

Sono scappato tutte le volte che mi avete preso. Non era scappare, era solo che dovevo andarmene. Un istinto, mi capite? 

M49

Ma perché v’incaponite tanto con me? Non avete altro a cui pensare? Stanno per iniziare le scuole, per esempio, e io lo so che adesso per voi è un problema: il distanziamento, i banchi nuovi con le rotelle, le mascherine. Dovete difendere i vostri cuccioli, volete che vadano a imparare tante cose, ma anche che stiano al sicuro. Lo capisco bene, è giusto. E allora perché non vi dedicate ai vostri problemi? La disoccupazione, i licenziamenti, il PIL che non cresce…

Avete la vostra vita, io ho la mia. Pensate che sia facile fare l’orso solitario che vaga per i boschi sempre in cerca di cibo? Eh sì, perché anch’io mi devo sfamare. E a volte farfalle e funghi non mi bastano. A volte mi avvicino alle vostre case. D’accordo, non si fa. Ma se voi lasciate i bidoni pieni di spazzatura… Sento l’odore. L’olfatto non è cosa da poco, non si può ignorare. Cerco di tenermi lontano, lo so che vi faccio paura. Sono grosso. Se mi alzo sulle zampe posteriori sono alto due metri, credo. E sono scuro, ho una pelliccia bruna come la notte. Ma non dovete fermarvi all’aspetto, al colore del pelo…

Non potremmo fare che io vivo la mia vita e voi la vostra? Umani e orsi: possono convivere, no? Io per esempio non vi catturo. Non mi passa neanche in mente, eppure ci metterei poco: vi prendo per il collo e vi metto in una gabbia. Vi piacerebbe?

Le fughe dell’orso M49 tra reti elettrificate, inferriate spesse 12 cm e il salto di barriere alte 4 metri

Lasciatemi andare. Inutile che mi circondiate con recinti di ferro alti 4 metri e barriere elettrificate. Noi orsi siamo forti. Con una zampata riusciamo a divellere pali e inferriate. Li scardiniamo da sotto. Lasciate perdere.

Adesso sono chiuso in una specie di cassa tubolare, un cilindro che ha un gusto di metallo. Cos’è, una tana, una cuccia per cani? O sono finito all’ospedale? Mi va troppo stretto, non riesco a muovere neanche una zampa. Ed è buio, un buio pauroso. Mi sa che ci avete riprovato. Mi avete catturato un’altra volta. Perché? Tra poco è autunno. Stavo completando la mia riserva di grasso, tempo un mese o due e me ne andavo in letargo. Conosco una grotta, sui monti. C’è fresco, si sta bene. Mi accoccolavo lì e dormivo tutto l’inverno. Che male vi facevo?

E poi, c’è una cosa che non capisco. Voi gli orsi li amate. La prova è che ai vostri cuccioli regalate un sacco di orsacchiotti. Appena nati e poi per anni, non fate altro che riempirli di orsi di pezza, orsi come me… I vostri bambini ci tengono stretti nel lettino, non si addormentano senza di noi. Gli fate vedere anche i cartoni animati di noi orsi, e loro impazziscono per l’orso Yoghi, col suo berretto verde e la cravatta da uomo. E allora poi perché ci date la caccia?

Il cinema non è la vita, è ovvio. Ma nel cinema, nelle storie che inventate, c’è la vita come dovrebbe essere. Ci sono prigionieri che scappano dal carcere, e li chiamate eroi. Pensate al conte di Montecristo, a Papillon… Mi avete chiamato orso M49, e poi Papillon. E va bene. Ma il mio vero nome, il nome che mi ha dato la mia mamma quando sono nato, non lo conoscete. Non me l’avete neanche chiesto. Non ve lo perdono. Il nome è il primo regalo che ci fa la vita…

Mi avete definito anche «orso problematico». E questo mi fa tristezza, per voi più che per me. Ma cosa dite, come parlate? E che razza di gente siete? Davvero per voi la libertà è un problema?

Mi avete anche messo un collare. Un collare strano che manda segnali. Lo so che così mi controllate. Non va bene. Non mi va di essere sorvegliato, spiato. Non sono come voi, che vi fate monitorare dai vostri telefonini… Vi rubano i dati, sanno tutto di voi: la posizione, i gusti che avete, i prodotti che usate. Dovreste smetterla, e imparare a sciogliervi dai lacci. Dovreste imparare a essere liberi, invece di imprigionare noi. Se volete vi insegno come si fa. Non si può vivere con un collare. Scusate se me lo sono tolto, a un certo punto mi prudeva il collo, un fastidio infinito. L’ho rosicchiato.

Ecco, se mi liberate vi insegnerò come si rosicchiano i collari.

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Riacciuffato M49 ultima modifica: 2020-09-10T05:27:00+02:00 da GognaBlog

25 pensieri su “Riacciuffato M49”

  1. 25
    Paolo Gallese says:

    Comunque grazie a tutti per gli interessanti scambi d’esperienza e posizioni. 
    È stata una bella chiacchierata. 

  2. 24
    Roberto Pasini says:

    Paolo ti ringrazio della segnalazione.  Leggerò gli articoli che mi erano sfuggiti. Guardando rapidamente in rete ho visto che prevalgono i pro rispetto ai contro. Tuttavia ho la sensazione che il tema sia un po’ influenzato dalla solita diatriba foresti + esperti versus locali. Un po’ come su altre tematiche che riguardano il territorio alpino. Quando scatta questa dinamica è difficile cercare di farsi un’idea obiettiva, non inquinata da interessi e ideologie. PS. Come trail runner solitario ho avuto più problemi con i cani che con altri animali, anzi più con i padroni di cani che con il killer che avevano educato. 

  3. 23
    Carlo Crovella says:

    Allora vuol dire che saremo noi stessi (noi esseri umani, intendo) a “eliminarci”, come conseguenza del nostro agire. All’atto pratico, non c’è differenza: la destinazione è quella! Se non interveniamo a brevissimo sulle variabili che ho citato, oltrepasseremo il punto di non ritorno e non ci sarà più nulla da fare. A quel punto sarà come viaggiare sul Titanic: il destino sarà inevitabile. Buona serata a tutti!

  4. 22
    Paolo Gallese says:

    Quando cammino per strada si vede… Comincio a scrivere malissimo! A dopo se vi va di continuare la chiacchiera. 

  5. 21
    Paolo Gallese says:

    Carlo, fa piacere pensarlo, a volte. Ma che la Natura agisca così non è possibile confermarlo. La Naltura è il risultato di equilibri in bilico come nel gioco Tetris. È un gigantesco Tetris (oggi mi spreco in similitudini improbabili) di cui noi erodiamo mattoncini, standoci sotto. Quindi diciamo che non è lei a eliminarci: è strutturata per ricreare continui equilibri. Se noi squilibriamo stando lì sotto, o sopra, prima o poi finiamo in pattumiera o inglobati e digeriti in funzione di questa immensa forza. 

  6. 20
    Paolo Gallese says:

    DinoM, dell’Orso ho solo visto tracce, in Appennino, mai sulle Alpi. Confesso che un certo timore me lo da. I lupi li ho visti spesso nelle Marche, ma è un animale schivo e timoroso (sono i cani selvatici quelli che non è piacevole incontrare). Il cinghiale con i piccoli è un dannato pericolo, ho avuto diverse avventure…
    Però, ripeto, non nascondo che suderei freddo all’incontro con un orso. 

  7. 19
    Carlo Crovella says:

    Fai bene, io dico le stesse cose pur con termini imprecisi. La mia non è una conclusione scientifica, ma una convinzione ideologica: al seguito dell’agire umano, che altera (anzi ha gia’ profondamente alterato) gli equilibri naturali, siamo diventati un cancro per la natura e la natura ci eliminerà, così come si estirpa chirurgicamente o farmacologicamente un cancro da un fisico umano. L’immagine è cruda, ma rende bene l’idea. Questo è il principale obiettivo della specie umana: o mitighiamo il nostro impatto negativo sugli equilibri della natura o la natura ci eliminerà. Tertium non datur.

  8. 18
    Paolo Gallese says:

    Carlo, perdona il mio accanimento. 🙂 Chi si occupa di scienza spesso insiste sui termini. Non si tratta di stile, ma di correttezza.

  9. 17
    Paolo Gallese says:

    Roberto io purtroppo non mi occupo di carnivori, ma di ecosistemi acquatici e idro geologia e glaciologia. Su questo tema è ricercatrice Chiara Baù, che scrive spesso sul Gogna Blog. In diversi articoli ha presentato il tema/problema negli USA e non solo. I suoi articoli sono molto illuminanti e già qui disponibili, senza che io riporti di seconda mano. 

  10. 16
    Carlo Crovella says:

    Da non specialisti professionali, puo’ darsi che usiamo erroneamente termini “imprscisi”. Diciamo “distruggere” ma intendiamo “alterare”. Giusto precisare al millimetro l’uso dei termini, ma ai miei occhi appare un esercizio stilistico. All’atto pratico il risultato è lo stesso. Ho gia’ detto in altri articoli che io mi sono definitivamente convinto (già da molto tempo) che la specie umana, con il suo agite che ha profondamente alterato la natura gia’ da 50-60 anni in qua, è ormai un nemico per la natura. Siamo entrati nella fase finale, alla resa dei conti, fra noi umani e la natura. Se non recuperiamo (e io non ci credo) uno stile di vita consono alla natura, la natura ci eliminerà o quanto meno ci ridurrà sensibilmente di numero, finché non saremo più un fastidio per lei. Cio’ avverra’ con fenomeni violenti e imprevedibili (tornado, inondazioni, ecc) o con epidemie crudeli (al cui confronto il covi è un aperitivo analcoluco): la natura nella migliore delle ipotesi ci ridurrà sensibilmente di numero, nella peggiore ci estinguerà del tutto. Probabilmente ci vorranno alcuni decenni, ma il destino che io vedo è questo. L’unica speranza che abbiamo è condizionare la dinamica demografica (d’ora in avanti un solo figlio per donna in tutto il pianeta) e l’abbandono del modello consumistico, con il  ritorno alla vita semplice e spartana. In sintesi: meno individui e meno consumi. In tale scenario sarà naturale che le terre in cui ci muoviamo, Alpi compresi, siano ampiamente popolate da orsi, lupi, linci ecc ecc. Ecco perché io trovo assurdo che le autorità si preoccupino di un orso, quando dovremmo seriamente preoccuparci delle due variabili che ho citato (condizionare dinamica demografica e ridurre consumi complessivi). Ciao!

  11. 15
    DinoM says:

    Concordo con Gallese. Io personalmente passo il mio tempo vicino a zone scarsamente urbanizzate tra Friuli occidentale e Dolomiti. Spesso corro in zone dove l’avvistamento di lupi è frequente. In montagna poi a circa due ore da casa mia il lupo si è mangiato alcune pecore e ucciso un cane. In Alpago l’orso si è spesso divorato animali domestici e io stesso ho visto le tracce sulla neve. Al di la dell’indennizzo mi chiedo spesso cosa succederebbe in caso di incontro ravvicinato non voluto. Già con i cinghiali, quando hanno i piccoli ……. non è piacevole!

  12. 14
    Roberto Pasini says:

    Vorrei utilizzare la competenza di Paolo o di altri come lui che hanno studiato il tema. Realisticamente è possibile una convivenza tra uomini e grandi carnivori predatori al di fuori di un ambiente-parco non antropizzato tipo parchi americani e africani ? Cosa dicono gli studi e le esperienze in proposito?

  13. 13
    Paolo Gallese says:

    DinoM hai perfettamente ragione. Ho amici allevatori che chiedono proprio questo. 
    Ma, mi domando: fino a che punto è sostenibile un sistema del genere? E mi riaggancio al mio commento numero 1.

  14. 12
    DinoM says:

    Tutto vero ciò che viene scritto. Mi permetto però di fare un’osservazione. Qui in zona Friuli e limitrofe ci sono delle aree boschive ampie e selvatiche. Ci sono orsi, lupi e linci la cui presenza è alimentata dalla Slovenia. Il problema sta nel fatto che le prede “domestiche”, tipo pecore, asini, alveari sono molto più facili di quelle selvatiche (caprioli, cervi etc etc). Bisognerebbe sveltire e incrementare le fasi di indennizzo dei capi “domestici” predati. 

  15. 11
    Paolo Gallese says:

    Esatto Roberto. 
    Scusate, credevo di essere stato chiaro. Non stiamo distruggendo la Natura, stiamo mandando a pallino, ad esempio, il sistema idro geoloco ed ecologico delle Apuane. Con conseguenze che noi immaginiamo e possiamo rilevare solo in parte. Ma non possiamo “distruggere”. Possiamo averne la sensazione concreta, ma non può avvenire. Sembra inutile questa distinzione, ma non è così.
    Se distruggessimo, avremmo paradossalmente meno problemi. Invece, alterando, li scateniamo. È questo un messaggio forte che deve passare. 
    Di fronte alla “distruzione” restano rabbia, dispiacere, rimpianti e danni da rattoppare.
    Di fronte all’alterazione si scatenano frane continue di guai e costi altissimi in crescita esponenziale.
    Qui ci sono molti liguri. Qpuapnti danni ha provocato nella regione il maltempo negli ultimi 5 anni rispetto al precedente decennio?
    Noi abbiamo sottomano le stime è c’è da rabbrividire sui cambiamenti e sulle previsioni per il futuro. 
    Ecco cosa significa “alterare”. È peggio! 

  16. 10
    Roberto Pasini says:

    Paolo Gallese affronta questi problemi con profonda competenza professionale nell’uso dei termini. Anch’io quando vengo in Apuane mi indigno e mi viene voglia di gridare di fronte a tanta distruttivita’. Ma è un altro livello di argomentazione. Forse qui Paolo quando parla di Natura con la lettera maiuscola intende quei meccanismi profondi che regolano il mondo in cui viviamo e sui quali possiamo solo intervenire superficialmente, almeno per ora, visto lo stato delle nostre conoscenze e tecnologie. Anche se ogni tanto ci crediamo onnipotenti, pensiamo di essere Dio (o appunto la Natura se siamo laici) e ci attribuiamo un’importanza esagerata. Insomma possiamo fare grandi guai o opere di bene ma per ora non possiamo ad esempio bloccare l’evoluzione della nostra stella Sole. Quando inizierà ad espandersi prima della fine dovremo trovarsci un’altra casa comunque, ammesso che ci arriviamo come specie, portandoci magari dietro come ricordo le belle statue di marmo di Carrara. Povero M49, non c’è spazio per lui sulle Alpi insieme alle piste d’asfalto. Gli conviene emigrare nei parchi USA. Li almeno ha spazio e può rubare i cestini della merenda, come nei nostri ricordi infantili. Siamo così invasivi e presuntuosi che gli attribuiamo persino sentimenti e pensieri umani.

  17. 9
    Alberto Benassi says:

    Noi non stiamo distruggendo la Natura! Finiamola con questa cosa. Alteriamo i suoi meccanismi, il che è peggio.

    ma che finiamola!!
    Vieni in Apuane dove parlano di COLTIVAZIONE e poi me la saprai ridire se non viene DISTRUTTA la natura di  queste montagne.
    Quando fianchi, costoni, pareti se non cime non esistono più!! come dovremo chiamare questa attività se non distruzione. !?!?
     

  18. 8
    Paolo Gallese says:

    Noi non stiamo distruggendo la Natura! Finiamola con questa cosa. Alteriamo i suoi meccanismi, il che è peggio. Perché non sapendo ancora bene come funziona, stiamo maneggiando una bomba a tempo. Che non farà finire noialtri con un botto, ma con un estenuante e costosissimo carosello di guai, uno stillicidio di piccole e grandi ferite.
    La Natura non si ribella. È una grandiosa locomotiva con un motore super potente, inarrestabile e autoriparante. Se cercheremo di farla deragliare, comincerà a muoversi e funzionare in modi imprevedibili, in direzioni sconosciute e con una inarrestabile forza di inerzia.
    Con noi sopra senza appigli, cinture o freni.
    O meglio, un freno lo abbiamo. C’è lo ha fornito Lei: si chiama cervello. 

  19. 7
    Alberto Benassi says:

    la natura con il nostro atteggiamento da padroni razziatori la stiamo distruggendo.
    Questa è la realtà dei fatti. E non ce ne frega nulla se poi questo si rivolterà contro di noi. Perchè siamo talmente egoisti, ciechi e sordi che il problema tanto sarà degli altri.
     
    Ripeto mettiamo  in galera senza appello un orso che fa fori due galline, il politico di turno ci si fa grande con proclami di responsabilità di proteggere l’incolumità del cittadino attaccato dalla BELVA sanguinaria.
    Ma troviamo mille scuse a comportamenti umani di violenza per divertimento, anzi li tolleriamo, non vengono denunciati.

  20. 6
    Paolo Gallese says:

    Carlo, la Natura avrà il sopravvento sulla specie umana.
    Di quale Natura stai parlando esattamente? Che cosa intendi?
    Certo, in termini assoluti, in tempi ecologici e geologici è così. La Natura ha superato crisi ben peggiori di noi. Non è lei ad essere in pericolo come sistema, ma noi, alterandone i meccanismi. Meccanismi che, pur in modo drammatico per molte specie, sono in grado di riassestarsi su equilibri nuovi.
    Ma se parli del contingente, il destino degli ecosistemi a noi più prossimi (sempre che li si voglia mantenere così) è assolutamente segnato. Le Alpi sono un esempio fulgido di ecosistema alterato. E lo sarà sempre di più. E’ inevitabile nel medio periodo.
    Potrebbe essere mitigabile nel lungo periodo, con molti, molti danni nel mezzo e nel mentre.
    Ma ripeto è un cambio di paradigma quello che serve. Una cultura nuova.
    Io sono 25 anni che lavoro con i bambini su questo fronte e in modo organizzato, professionale, d’equipe. E’ una faccenda durissima perché gli attuali modelli di educazione ambientale non sono per nulla tarati sulla Natura in quanto tale, come grande sistema. Tutto è finalizzato a creare bravi cittadini ubbidienti e sensibilizzati alle nuove pratiche green. La nostra capacità di agire, o meno sulla comprensione della Natura, sull’amarla e capirne le interconnessioni con il nostro modo di vivere, in senso ampio, non è contemplata.
    Ti dicono che è materia di scienze. Che l’educazione ambientale deve sensibilizzare a comportarsi in modo “sostenibile”.
    Ok, sostenibile. Ma verso cosa? Perché diavolo devo farmi un culo come una casa a fare il virtuoso nell’usare l’acqua, fare la differenziata e tutto il resto, quando lo Stato ha già deciso cosa devo pagare in base alla metratura di casa, o i componenti della famiglia, indipendentemente da come agisco virtuosamente?
    E perché pago per difendere qualcosa di cui ho una vaga eco da qualche documentario in tv, o se vado in vacanza qualche giorno e vedo bei panorami?
    Non so se capisci cosa voglio dire: la gente non sa neanche di striscio cosa sia davvero la Natura e perché se si scioglie il ghiacciaio dei Forni, le conseguenze ce le ho fin nell’etichetta del supermercato green, in una bella via della fottuta Milano bene.

  21. 5
    Nico Zuffi says:

    PERFETTO!!!

  22. 4
    Carlo Crovella says:

    Il soprannome di Papillon è azzeccatissimo: la sua voglia di libertà è insopprimibile, vedrete che scapperà di nuovo. Forse gli tireranno una fucilata, questo sì, e non ci sarà una fuga successiva ancora. Il nostro destino è però segnato: possiamo uccidere un orso, un lupo, ma poi la natura avrà il sopravvento definitivo sulla specie umana.

  23. 3
    Paolo Gallese says:

    La storia di questo animale (che premetto è il mio eroe) tuttavia ci spinge a riflettere su un fatto che conosciamo già: le Alpi sono un luogo “piccolo”. Sono estremamente urbanizzate, antropizzate, tantissime sono le attività in essere sui pendii di quelle montagne che tutti amiamo. La scomparsa dei grandi predatori lungo tutta la catena, fino al secolo scorso, non è stato un fatto accidentale, o di miopia ecologica: si è trattato di un evento progressivo prevedibile.
    Le nostre forme di sviluppo economico e di organizzazione del territorio sono semplicemente, per il momento, incompatibili con la presenza di questi grandi animali. Prima o poi, qualche imbecille tirerà una fucilata al mitico Papillon, perché dovunque andrà incontrerà insediamenti e attività incompatibili con la sua presenza e il suo naturale modo di nutrirsi.
    Tuttavia, benché questo sia il sentire generale di chi lo teme, non è l’orso ad essere incompatibile con noi, ma il nostro modello di appropriazione del territorio. E questo vale per le attività agricole e zootecniche, come per quelle turistiche. L’orso non cambierà le sue abitudini, non può, povera bestia. Anche qualora si facesse più prudente, più guardingo, più furbo, l’istinto, la sua “ignoranza” lo porterà a combinare qualcosa che NOI identificheremo come un danno, un problema, un pericolo.
    La nostra percezione della Grande Natura è totalmente scollegata dai meccanismi naturali reali, per quanto tutti si dichiarino promotori della difesa dell’Ambiente. La vera “ignoranza” è nostra in realtà, lo dimostra il modo in cui è scritto questo articolo comunque piacevole.
    Tendiamo ad umanizzare le situazioni, a leggerle su un piano emotivo, a puntare il dito senza considerare cosa sia davvero la Natura e cosa comporti conviverci, o anche solo avvicinarla (vedi quegli imbecilli che hanno filmato il loro incontro con uno stambecco, pochi giorni fa…).
    I cambiamenti climatici ci metteranno lo zampino, perché inevitabilmente le aree “sfruttabili” saliranno di quota, dove ora invece gli animali trovano ancora un minimo di isolamento.
    Se vogliamo gli orsi sulle Alpi, allora va cambiata un’intera cultura. E lo dico con forza, perché “quella cultura”, che tutti sappiamo tradizionale, rispettosa, antica, è comunque quella che ha portato alla scomparsa di questi animali dai nostri monti. Non va più bene.
    Non c’è “se”, “ma”, “però”. Non va bene. Punto.
    O cambiamo il nostro modo di avere a che fare con la Natura, in questo caso alpina, con tutti gli ingenti costi che ne derivano, o non ci saranno orsi.
    O se ci saranno, assisteremo impotenti a catture e schioppettate, sempre di più.
    Corri Papillon, scappa di nuovo… sali più in alto. Oppure non muoverti più da lì e salvati. Fattene una ragione. Se vedi uno di noi, volatilizzati.

  24. 2
    Alberto Benassi says:

    meglio stare zitti, perchè se dovessi esprimere tutto quello che penso su chi ha di nuovo imprigionato questo orso, come dice Pasini , a me mi denunciano e il blog chiude.
     
    Invece di pensare agli orsi “problematici…” perchè non pensate a chi è davvero problematico, ad esempio a chi a massacrato a botte pochi giorni fa quel ragazzo!?!?!?
    Forse sono più “problematiche” certe  persone che gli orsi. Non vi sembra???

  25. 1
    Carlo Crovella says:

    La prossima volta, rinascono orso. Me ne vado libero per i boschi e glielo faccio vedere io, agli uomini, come si vive davvero felici. Dai, Papillon, sono con te!

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