Salviamo le Apuane

Su facebook esiste una pagina molto impegnata per la salvezza delle Alpi Apuane: Salviamo le Apuane. Riportiamo qui due dei più significativi post pubblicati su questa pagina.

I cavatori e Abu Simbel
(pubblicato l’8 gennaio 2026)

Cinquant’anni fa, quando il mondo si mobilitò per salvare i templi di Abu Simbel, tra i protagonisti non ci furono solo governi e grandi istituzioni come l’UNESCO.

Ci furono ingegneri, tecnici e soprattutto operai italiani. E tra questi, i cavatori di Carrara.

Uomini che sapevano leggere la pietra, che conoscevano il colpo giusto, che avevano nelle mani una competenza costruita in secoli di lavoro duro e sapere tramandato.

Quelle statue millenarie vennero tagliate in oltre mille blocchi, smontate, spostate, riassemblate. Un’operazione delicatissima, chirurgica, fatta per salvare, non per distruggere. Questa è la differenza che per noi conta.

Qui nessuno mette in discussione il valore del lavoro. Qui nessuno disprezza le competenze dei cavatori. Qui nessuno pensa che gli operai siano il problema. Anzi.

Quella di Abu Simbel dimostra esattamente il contrario: le stesse competenze che oggi vengono usate per sventrare intere montagne potrebbero essere impiegate per custodire, restaurare, mettere in sicurezza, valorizzare.

Ad Abu Simbel la tecnologia e il lavoro umano sono stati messi al servizio della tutela del patrimonio, delle generazioni future, della bellezza condivisa.

Sulle Alpi Apuane, troppo spesso, quelle stesse capacità vengono piegate a una logica opposta: consumare fino all’esaurimento.

La vera sfida, oggi, non è “lavoro sì o lavoro no”. La vera sfida è che tipo di lavoro vogliamo. Con quale visione. Con quale orizzonte.

Noi crediamo che i lavoratori delle Apuane meritino di meglio:
– un lavoro sicuro
– dignitoso
– compatibile con la vita dei territori
– capace di durare nel tempo

Esattamente come accadde ad Abu Simbel.

Perché salvare una montagna non è andare contro il lavoro. È ridargli senso.

L’arte non c’entra
(pubblicato il 16 gennaio 2026)

Diciamolo con chiarezza, senza ipocrisie.
Se il marmo fosse usato davvero e solo per l’arte, se servisse a creare opere, architettura, bellezza duratura, quel compromesso sarebbe persino accettabile.

L’arte ha un senso. Trasforma la materia in valore culturale. Richiede tempo, misura, rispetto. Usa poco marmo e crea molto significato.

Ma oggi la realtà è un’altra. Il core business non è l’arte. È il carbonato di calcio.

La gran parte del marmo viene sbriciolata, polverizzata, trasformata in materia prima per industrie lontane: chimica, cosmetica, mangimi, carta. Un uso banale e dissipativo di una risorsa unica al mondo.

E allora smettiamola di nasconderci dietro l’arte quando fa comodo.

Non possiamo giustificare la distruzione di intere montagne dicendo “Michelangelo” mentre produciamo polvere industriale.

Se l’arte fosse davvero il centro, parleremmo di:
– meno escavazione
– più valore per tonnellata
– più lavoro artigiano qualificato
– più futuro per i territori

Invece continuiamo a svuotare le Apuane per un modello che non crea ricchezza locale, non innova, non dura. Un modello che consuma e poi passa oltre.

Noi non diciamo “no” per principio. Diciamo no a questo modello. Perché le montagne non possono diventare cave di carbonato.

E l’arte non può essere il paravento di un’industria che arte non ne fa.

Salviamo le Apuane ultima modifica: 2026-01-29T05:52:00+01:00 da GognaBlog

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33 pensieri su “Salviamo le Apuane”

  1. Scavo dalla montagna di informazioni alcune scaglie: per tirar fuori un blocco di dieci tonnellate si asportano quaranta tonnellate di montagna (se si rispettano le norme). Posto che il costo ambientale è irreparabile, la questione cave si potrebbe esaurire già qui. Il blocco remunera profumatamente l’industria mentre le quaranta tonnellate di montagna pesano sulle comunità per sempre e non solo in termini paesistici e ambientali (perdita della biodiversità, inquinamento dell’aria, inquinamento e depotenziamento delle sorgenti, rischio idrogeologico, sicurezza stradale et cetera) ma anche in termini di costi effettivi (rifacimento strade, interventi per alluvioni e frane, depurazione acque, innalzamento argini e ponti….) e di danno per altre economie, in primis quella turistica. 
    Il comune di Minucciano ha ricevuto ingenti finanziamenti pubblici con i quali ha realizzato il frantoio di Betolletto, il polo tecnologico del lapideo, il potenziamento della ferrovia che porta gli scarti di lavorazione da Pieve San Lorenzo a Sassuolo, dentro lo stabilimento della Kerakoll, società benemerita al punto di aver ottenuto premi per l’ambiente e per lo sviluppo sostenibile. 
    La popolazione del comune di Minucciano è diminuita del 27% negli ultimi venti anni, un’emorragia che continua da molto più tempo ed è inarrestabile. Ciò dimostra l’inefficacia degli investimenti totalmente indirizzati nel settore lapideo.

  2. Hai ragione. Dovrei almeno rileggere prima di inviare

    Quand’anche repertoriassimo tutto questo can can come utopico visionario, rimane il sentire sentito di uno di noi, non del lupo o dell’orso, ma di un uomo, l’uomo che potremmo essere noi.

  3. Rat-Man….al 26.…per favore riscrivilo..rimane che rimane…non si può sentire….non è da te

  4. L’anima rossa del buon Benassi.

    Povero me, andrò all’inferno…
    Ratman salvami.

  5. L’anima rossa del buon Benassi.
    Quello di “sfruttamento” è un concetto tecnico quando è applicato alla materia (utilizzar a fini propri una risorsa) , ma che ha pensanti risvolti moralistici – usati in chiave politica – quando è applicato alle persone.
    Io sono sfruttato? Forse si, ma non vorrei essere i miei sfruttatori.
     

  6. L’essere umano si è evoluto inseguendo l’idea di salvare sé stesso, non il lupo, l’orso, o le montagne.

    Fino ad un certo punto, perchè all’uomo non interessa salvare e migliorare  tutti gli esseri umani, ma solo una parte. L’altra parte , quella maggiore,  la sfrutta, che illusa si fa sfruttare.

  7. L’essere umano si è evoluto inseguendo l’idea di salvare sé stesso, non il lupo, l’orso, o le montagne.

    Fino ad un certo punto, perchè all’uomo non interessa salvare e migliorare  tutti gli esseri umani, ma solo una parte. L’altra parte , quella maggiore,  la sfrutta, che illusa si fa sfruttare.

  8. L’essere umano si è evoluto inseguendo l’idea di salvare sé stesso, non il lupo, l’orso, o le montagne.
    Questi pensieri sono arrivati tardi, sono apparsi insieme alla saturazione egotiga, alla degenerazione antropica, insomma insieme all’idea che come dio l’uomo possa non tanto creare, ma distruggere mondi.
    Però.
    Quand’anche repertoriassimo tutto questo can can come utopico visionario, rimane il fatto che rimane il sentire sentito di uno di noi, non del lupo dell’orso,  ma di un uomo, l’uomo che potremmo essere noi.
     
     

  9. Benassi, io piuttosto direi:disponibilità di rinunciare a qualcosa = a 0.Complimenti!

    Lei si preoccupi delle sue di rinunce, alle mie vi penso da me.

  10. gennaio alle ore 20:09 Il Gladiatore DJ Nest .S
    A giorni come ufficiale di Governo sottoscrivero’
    L”ordinanza richiamando I’ART 54 DEL TUEL. E L’ART. 650 DEL CODICE DI PROCEDURA PENALE Sara’ vietato a non addetti di addentrars in zone dove si svolge la coltivazione di cave del marmo e le loro pertinenze Questo per salvaguardare I’ incolumità pubblica.

    Il sig. Puglia padrone di Vagli. Quindi alpinisti ed escursionisti siete avvisati!!

  11. Quindi,  secondo Filippo ,il marmo delle apuane, visto che si trasforma in bicarbonato di calcio ,viene collocato al centro economico mondiale , mi pare di capire che senza questa trasformazione, ogni uomo perderà la dignità per tornare al tempo delle caverne….complimenti 

  12. C’è per caso un chimico industriale in giro, che possa chiarire perché mai dovrebbe essere conveniente estrarre (prezioso) marmo dalle Apuane, per poi polverizzarlo in carbonato di calcio per usi industriali? A quanto mi risulta, il carbonato di calcio (CaCo3) è uno degli elementi più comuni in natura (circa il 5% della crosta terrestre), e si ricava non solo dal marmo ma anche, molto più economicamente, dalla calcite e dal calcare. E’ forse una questione di purezza? O non sarà magari che il carbonato di calcio in polvere proveniente dalle Apuane è sostanzialmente del materiale di scarto derivato dal taglio di blocchi e lastre, e che viene utilizzato perché il costo all’origine è in pratica pari a zero e altrimenti bisognerebbe buttarlo da qualche parte?

  13. Tranquillo Mastro, che se hai manifestanti facessero scegliere tra: chiudere le cave o tenere lo smartphone, tutti sceglierebbero lo smartphone.

  14. Placido:
    Il commercio mondiale non è placido… ma stronzo!
    Penso non sia possibile quello che hai detto, se non ritornando a vivere nelle caverne.
    Ma anche l’uomo delle caverne ha estinto i mammuth.

  15. Filippo: il commercio mondiale non è una legge naturale e non implica che un territorio possa/debba essere sfruttato senza alcun limite, vincolo o riguardo.
    A proposito di “rinunciare a qualcosa”, pensi sia possibile rinunciare a una (gran?) parte del carbonato di calcio estratto dalle Apuane, senza rischiare l’autarchia e l’esclusione dal commercio mondiale?
     

  16. Benassi, io piuttosto direi:
    disponibilità di rinunciare a qualcosa = a 0.
    Complimenti!

  17. Mentre il TTTP tra USA e Europa dopo 10 anni di trattative non è mai stato firmato dagli USA perché per loro troppo svantaggioso.
    Ne vediamo adesso il perché!

  18. Placido:
    Devi studiare un po’ di più come funziona e come ha sempre funzionato il commercio Mondiale, fin dai tempi dei Fenici e poi dalle Compagnie delle Indie.
    L’ultimo trattato Ue-mercosur ne è un esempio.

  19. Filippo al #12: quello che tu proponi è un falso dilemma. Non è vero che dobbiamo accettare qualsiasi attività estrattiva nelle Apuane, oppure rinunciare ai prodotti che citi.
    Difendere le Apuane non significa rinunciare al carbonato di calcio tout court, ma scegliere dove e in che quantità estrarlo.
    Inoltre, perdonami, il richiamo a petrolio, GNL, servizi google/apple, ecc. è fuori tema: non barattiamo questi prodotti con marmo e/o carbonato di calcio!
    Il tema è: siamo disposti a continuare a sacrificare le Apuane per un modello economico i cui benefici vengono raccolti da pochissimi soggetti, mentre i costi vengono pagati dall’intera collettività, presente e futura?

  20. Vediamo benissimo tutti i giorni che quando i lavoratori non servono piu vengono lasciati a casa anche con un messaggio whatsapp, in qualsiasi settore.
    Per me il succo del discorso è un altro, siamo disposti a rinunciare a tutti i prodotti di uso comune dove viene inserito il carbonato di calcio? 
    Dentifrici, creme, vernici e pitture murali, prodotti cementizi per finiture murali, mangimi, abrasivi e creme lucidanti e non so che altro.
    Pavimenti  e arredi di pregio spediti in emirati arabi ( poi loro ci danno il petrolio). Spediti con il prosecco e il parmigiano in USA ( poi loro ci pagano in GNL, servizi google, prodotti Apple e HP). Spediti in Cina ( poi loro ci pagano con cargo pieni di ciarpame che noi compriamo a basso prezzo negli store cinesi).
    Se siamo disposti a rinunciare a tutto questo possiamo pretendere la chiusura della cave.  
     

  21. Per Federico: secondo me ti riferisci a un’altra associazione.
    Precisazione a parte, e tralasciando l’aspetto puramente ambientale (da notare che nell’ambiente ci viviamo,  comunque) il succo del discorso è un altro. Quanti lavoratori ci sono nel distretto apuano? La disoccupazione a quali livelli è? La ricaduta sul territorio è reale? A giudicare dallo stato pietoso in cui versano tanti comuni direi davvero poca cosa. Carrara è una città morta, tenuta malissimo, disabitata, con una gestione del rischio idrogeologico completamente assente e una orribile speculazione edilizia che ha reso Avenza e Marina di Carrara quello che sono, ovvero non luoghi (altro che l’antica Luni). Su Massa direi che possiamo andare oltre. I comuni montani sono in stato di abbandono con un calo demografico marcato (che riguarda tra l’altro anche comuni ben più gettonati come Pietrasanta e Forte dei Marmi). Insomma: ne vale la pena? Il discorso legato all’occupazione può valere per paesi molto piccoli ora ma non reggerà a lungo e, credo, non compensa gli svantaggi. Vedi rifugio del CAI di Carrara a Campo Cecina: chi lo prende? 

  22. Associazione o non associazione le Apuane verranno distrutte, trasformate in un mucchio di detriti. Questo è il loro destino, quello che si leva e si macina non ricresce anche se si parla di coltivazione. 

  23. Purtroppo questa associazione che negli scritti riportati manifesta tanta saggezza e calma,nei fatti dà costantemente contro ai lavoratori del marmo, con la bava alla bocca,come una setta, creando alla fine un clima così teso che alcuni sindaci stanno per interdire l accesso in aree estrattive e compaiono lucchetti presso passaggi prima praticabili,in un braccio di ferro(e di dispetti)che hanno inaugurato coi lavoratori del settore.Il presidente dell’ associazione in un vocale che gira ha addirittura augurato la morte alla famiglia di un lavoratore.questo ambientalismo aggressivo ha spaccato persino il fronte interno di alcune frange ambientaliste ed è andato persino a cercare (per fare cagnara) casa rossa occupata a massa per un breve periodo, quando il presidente fino a pochi anni fa bazzicava l estrema destra.Insomma non è tutto oro quello che luccica e la comunicazione di questa associazione è pessima, come molto spesso la conoscenza degli argomenti trattati (ma tanto basta in una setta) e le distorsioni che vuole creare e l’ odio che fomenta.meritoria ovviamente l’ attività di controllo che effettua, probabilmente l unica cosa positiva che ha apportato nel suo becerume mediatico di urla alla Brumotti ubriaco.

  24. @ Grazia alterazione dei cristalli del materiale per gelo-disgelo e calore su spessori ridotti.
    @ Bruno piena ragione, ti faccio un esempio se non ti disturbo perché vedo che ce l’hai un po’ su anche con il mio mestiere (io il prosecco faccio a meno di berlo e comprarlo, ma se c’è a chi va benone. Non tratto male chi lavora..) Fui invitato in Val Sesia ad un Simposio di scultura, l’organizzatore mi convinse con l’eventualità di offrirmi un’esperienza con il marmo di Candoglia. Girò per un anno intero per cave e su tutte il materiale è ritenuto di una preziosità esclusiva, destinato al Duomo di Milano e alla continua opera di restauro. È un’esclusiva capisci ed è quello che avrebbero dovuto fare anche in Apuane ma il problema allora siamo noi che cerchiamo di mantenere in vita una delle poche eccellenze di sto stivale di terra, trattando pietra legno e vetro piuttosto che bronzo a piccole dosi? I cavatori sono così acceccati da quel bianco da compiere imprudenze infantili, un mio amico geologo è rimasto di sasso, fuori come cammelli. Poi dico partiamo con le Apuane ma procediamo poi con il resto delle riserve in giro per l’Italia e pure fuori. Io il mio lavoro lo continuo comunque anche con una caccola del naso.

  25. Battaglie contro i mulini a vento …io l’ho imparato amaramente sulla pelle…..
    In maniera molto zen mi sono fatto da parte, sulla riva del fiume,attendo pazientemente che il cadavere del nemico venga porta dalla corrente….

  26. Quando si giustificano le cave con l’arte, mi viene il vomito. Una vera presa per il culo, come tutti noi fossimo degli imbecilli che credono al miccio che vola.
    Un volta un conoscente che lavora nelle cave mi disse che loro sono i depositari delle tradizioni dei vecchi cavatori. Roba da ridere, ma di quali tradizioni parlate? Visto che in cava ci andate con gipponi da 50.000 euro, seghe meccaniche che tagliano il marmo come fosse  burro, enormi pale meccaniche che spostano come birilli blocchi enormi, decine e decine di camion che portano giù giornalmente tonellate e tonellate  di blocchi e detriti. Si detriti perchè oggi è tutto buono visto che la roccia viene macinata e polverizzata. 
    Ma dove sono l’arte e le tradizioni??

  27. Matteo, di bestemmie ce ne sarebbe da dire tante!! Da camaiorese quale sono ne avrei un bel repertorio. Purtroppo non serviranno a nulla. Le urla di denuncia di uno scempio senza fine sono solo grida disperate al vento.

  28. “Per me il marmo bianco di Carrara rispecchia prima di tutto le statue di Canova”
    Anche per me, Barry, e a tutto il resto del mondo.
    E questo è appunto il problema, visto che la stragrande maggioranza del marmo finisce in polvere per filtrare ed eccipienti per creme di bellezza (e un po’ anche in ripiani per bagni e cucine)
     
    Aspetto con impazienza che il buon Benassi legga l’articolo: lui è troppo educato per scriverle, ma le espressive bestemmie con la C aspirata, incazzate, disperate e rassegnate le sentirò fino a Milano!

  29. Per salvare le Apuane bisogna chiudere tutte le cave. Poi vedremo gli ultimi scultori vagare tra i ravaneti con gli ultimi scarti del marmo per diventare anche loro una bella leggenda.

  30. Ciao Barry, grazie per il tuo racconto.
    Non ho capito perché le lastre si incurvavano.

  31. Le ultime parole in particolare mi hanno mosso l’animo, soprattutto trovandomi a legger questo articolo prima di cominciare la giornata con scalpelli e diamantati vari tra le mani. Per me il marmo bianco di Carrara rispecchia prima di tutto le statue di Canova, che ammirai esposte al Correr in Piazza San Marco nel ’91, quindi avevo dieci anni e quello che non aveva rifinito il gene di famiglia lo fece quella rassegna epocale. C’era tutto: la collezione dell’Ermitage di San Pietroburgo, le Tre Grazie (scusate il sessismo, ma viste di culo sono la cosa più bella che è stata scolpita sul marmo). Scomodarono perfino i pezzi da novanta del Louvre, Amore e Psiche con la sua impostazione ad X. Qualche anno fa su DMax dedicarono un’orribile serie sulle cave di Carrara, solo prepotenza per poi rivestire palazzi in Cina con lastre di venato opportunamente consolidate con resine epossidiche (che nel mio mestiere equivalgono al fallimento dell’opera). Come ci fossimo dimenticati dell’Arc de la Défense a Parigi, il palazzo cubico vuoto al centro che una quindicina d’anni fa fu spogliato dal suo rivestimento di Carrara, perché i “fenomeni” o “scienze” forse non avevano mai notato come certe lastre cimiteriali s’incurvano neanche fossero di frassino fresco. Cadde qualche lastra appesa al soffitto, guardatevi un’immagine di quel palazzo e immaginate di passeggiarvi sotto con la figlioletta… Realizzo la mia scultura da pezzi di scarto che metto in salvo nelle segherie. A Conegliano sono molto sensibili e mi trattano come un dottore, mi chiamano quando c’è qualcosa di interessante. Basta adattarsi alle forme di spacco. Alla fine il costo del blocco è sicuramente inferiore a quello di altrettanti quintali di ghiaino per giardini Zen, ma vogliono sempre che gli mostro una foto di quello che tiro fuori dai loro scarti.

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