Sbatti l’orso in prima pagina

Nella sovrabbondante produzione di scritti sul tragico incidente di Andrea Papi abbiamo scelto altri due articoli che riteniamo più che degni di essere letti. Alpinismo Molotov si conferma osservatorio acuto e indipendente, Luigi Casanova dà voce all’aspetto politico della vicenda.

Sbatti l’orso in prima pagina
A cura della Redazione di Alpinismo Molotov
(pubblicato su Alpinismo Molotov il 28 aprile 2023)

Una colonna sonora
«La vita dell’orsa JJ4 non ci restituirà nostro figlio. Troppo comodo cercare di chiudere questa tragedia eliminando un animale, a cui non può essere imputata la volontà di uccidere. Non ci interessano i trofei della politica: noi pretendiamo che ad Andrea venga restituita dignità e riconosciuta giustizia. […] Le istituzioni non hanno fatto niente per spiegare alla gente come comportarsi con un numero così alto di orsi: cosa fare per prevenire incontri, quali zone non frequentare, come reagire a un attacco. […] Hanno lasciato tutti ignoranti e tranquilli, senza nemmeno installare i cassonetti anti-orso in tutti i paesi a rischio»

Così si è espresso Carlo Papi riguardo alla morte di suo figlio Andrea, ucciso dall’orsa JJ4 mentre transitava su una strada forestale del Monte Peller.

L’orso, una storia tra etimologia e immaginario
Abbiamo atteso affinché la tragedia occorsa potesse decantare. Ci siamo sforzati di farlo, nonostante l’enormità del dibattito che ne è scaturito.

Purtroppo nemmeno la forza delle parole dei familiari di Andrea Papi sono riuscite a sgombrare il campo dalle troppe distorsioni, a raddrizzare una discussione nata storta. Ora, dopo esserci costretti a strozzare il fiato nella speranza malriposta che potesse svilupparsi un discorso che prendesse le mosse dai dati di realtà, vorremmo provare a collocare a modo nostro i tempi, e lo spazio e gli esseri di – e in– questa storia. A intervenire con gli attrezzi che sappiamo maneggiare per provare a mettere a fuoco le prospettive, distanti dalle troppe tossicità che registriamo di continuo.

Quanto accaduto coinvolge chiunque, tanto chi in montagna ci vive quanto chi la vive per le più svariate ragioni e a noi pare che assumere la giusta distanza sia il modo, la prossemica imprescindibile per rapportarci con animali, selvatici o meno che siano. Che percepiamo come pericolosi oppure no. Una distanza – variabile da specie a specie, da esemplare a esemplare – emotiva ed analitica, resa difficile dal deflagrare sguaiato di retoriche contrastanti solo in apparenza, ma di fatto convergenti.

Il dibattito pubblico intorno alla questione orso cui da qualche giorno assistiamo è infatti intriso di frasi fatte: purtroppo come ogni altro dibattito della contemporaneità si esaurisce in una falsa alternativa, tra posizioni che paiono avere come scopo quello di contrapporsi, ma che non fanno altro, in realtà, che alimentarsi a vicenda avvitandosi su se stesse. Proviamo allora a riavvolgere il nastro, per poi trarre qualche considerazione a mente fredda.

I fatti, la natura (dentro e fuori)
La notizia di cui stavolta si è nutrito il tritacarne social-mediatico è quella di uno sportivo, Andrea Papi, aggredito e ucciso da un orso mentre attraversava un bosco [1].

Tutto questo a nostro avviso tende nervi che vanno molto al di là della paura degli animali selvatici e toccano argomenti molto vasti – che non approfondiremo ora – come rischio e sicurezza. Argomenti che associati alla montagna fanno tremare versanti e crollare seracchi. Negli ultimi decenni, con un’accelerazione ulteriore nel corso del periodo pandemico ci si è avvitati – rileviamo tra l’altro il riemergere del termine runner – intorno a una finta rincorsa al rischio zero in ogni ambito. O meglio: il sistema economico, sociale e politico in cui siamo immersi, che spinge quotidianamente il mondo per come lo conosciamo verso la catastrofe, ci dice che – allo stesso tempo – lavora per ridurre il fattore di rischio nella nostra vita. E lo fa attraverso una miscela di deresponsabilizzazione e colpevolizzazione individuali, in favore della definizione di regimi normativi accomunati dal dover essere profittevoli. Questo, associato a una visione del turismo sempre più aggressiva, ci fa stupire – e di converso lo stupore consente a chi legifera di reagire contro – in montagna e negli ambienti considerati “naturali” ogni qualvolta assistiamo a un incidente, a un alpinista che precipita, a un’aggressione da parte di animali selvatici, a una pietra che cade in testa a una persona su un sentiero e via discorrendo. Situazioni appunto “naturali”, (mettiamo la parola natura fra virgolette per segnalare che siamo in presenza di una costruzione culturale, nel momento in cui noi animali umani ci chiudiamo dentro i nostri confini – muri di casa, recinti, filo spinato – creiamo in modo automatico e ancestrale il fuori).

Chiamiamo “natura” ciò che consideriamo fuori ma noi non ne siamo estranei, siamo parte di questa “natura” che pretendiamo via via più addomesticata, finta. A prescindere dal fatto che l’animale sia oggetto di un progetto di introduzione per salvaguardarne la popolazione o che la pietra cada per il versante indebolito dai cambiamenti climatici o che l’alpinista sia un turista della domenica.

Queste situazioni sono “naturali”, nel senso che chi va in montagna, come chi va ovunque, sceglie di esporsi a potenziali situazioni di rischio. Non stiamo parlando di artefatti umani a cui sono stati tolti i dispositivi di sicurezza per aumentare la produzione, stiamo parlando di ciò che sta fuori i confini che abbiamo costruito e in cui ci pensiamo al sicuro. La condanna a morte degli animali che hanno infranto le regole del vivere civile (farebbe ridere se non fosse vero) evoca una volontà morale e sembra far percolare, al di là dell’umano, atteggiamenti di repressione e colpevolizzazione. Come nel caso del Casteller, una sorta di lager per fauna in ergastolo ostativo, stiamo assistendo impotenti all’estensione del 41bis oltre ogni limite, stiamo applicando la pena di morte mentre ci illudiamo di salvare il pianeta legiferando intorno al comportamento dei cinghiali. Ma ora parliamo di orsi.

Premessa: abbiamo scritto dell’orso “oggetto di un progetto di introduzione per salvaguardarne la popolazione decimata”, proprio per evitare un termine che consideriamo un tranello bell’e buono: “reintroduzione”.

Il termine “reintroduzione” è funzionale – e infatti vi si accompagna in maniera insistente – alla narrazione luna park per cui il plantigrado sterminato dalle sagge vecchie generazioni sarebbe stato re-inserito in un contesto in equilibrio fragile, incapace di accoglierlo e per giunta a mero uso turistico, come se il resto della montagna trentina non fosse anch’essa asservita al turismo.

Se è poi vero che alcuni orsi sono stati immessi attraverso un progetto europeo – Life Ursus, avente scopo di rimpinguarne l’estenuata popolazione nativa del Brenta – lo è altrettanto il fatto che la specie non era sparita dalle Alpi Centrali, così come continua a sconfinare dalle aree balcaniche sulle Alpi orientali.

Life Ursus
Life Ursus non è quindi etichettabile come progetto di reintroduzione tout court proprio perché, sottigliezza piccola solo in apparenza, non è tecnicamente possibile reintrodurre ciò che estinto non è. Ce n’erano pochi esemplari, vero, tre o quattro maschi superstiti in Brenta, come acclarato da progetti di monitoraggio dei primissimi anni ‘90. Ma, per quanto una popolazione non fertile sia senza futuro, non si può parlare (ancora) di una specie (Ursus Arctos) estinta.

E in assenza di estinzione parlare di reintroduzione prima ancora che prestarsi a fallacie logiche è scorretto, propedeutico alla creazione di immaginari distorti.

Immaginari come quello che pretende – a ricalco dei nazionalismi – orsi sloveni diversi dagli orsi nostrani, e che merita senza dubbio un accenno. Se è vero che ogni sottopopolazione è oggetto di “deriva genetica”, tanto maggiore quanto maggiore è il suo isolamento, immaginare che gli orsi trentini fossero diversi da quelli sloveni – una sottospecie univoca come l’orso marsicano – è una fandonia.

Da sempre la popolazione di orso è la stessa, che viva sulle Alpi Occitane così come in Grecia o nei boschi dinarico-balcanici. Inoltre l’orso, essendo un animale solitario, non acquisisce imprinting di gruppo diverso da quello dettato dall’istinto.

Il progetto Life Ursus ha dunque introdotto esemplari prima che la specie sparisse completamente dall’areale in questione, con l’obbiettivo dichiarato di non farne svanire la tenue memoria culturale presso le stesse popolazioni che abitano quei territori (in cui erano nel frattempo state costruite aree destinate alla tutela della fauna, plantigradi compresi, dei quali è dal 1939 è vietato l’abbattimento).

Il Parco Nazionale dello Stelvio dal 1935, quello Adamello-Brenta dal 1967, quello regionale dell’Adamello dal 1983, costituiscono assieme al Parco Nazionale Svizzero (1914) un unico sistema di protezione della fauna territorialmente contiguo che valica i confini statali. Dal 1976 inoltre la Provincia Autonoma di Trento si è dotata di una legge finalizzata a prevenire ed indennizzare i danni da orso.

La crescita di popolazione degli orsi ci consente di affermare che Life Ursus è stato un successo e avviene con una dinamica nota: a difesa delle fasi che vanno dalla gestazione allo svezzamento (facciamo notare che il tasso di mortalità dei cuccioli nel primo anno di vita è del 75%), la femmina stabilisce un’area nucleo che i cuccioli abbandoneranno soltanto quando saranno indipendenti. Le giovani femmine della cucciolata replicheranno poi il comportamento materno, stabilendo nuovi perimetri entro i quali va prestata ogni cautela onde evitare situazioni di pericolo.

Nota [1]. Si scoprirà poi che l’orso “colpevole” dell’aggressione è l’esemplare JJ4, catturata mediante trappola a tubo il 19 aprile assieme a due dei suoi tre cuccioli, subito liberati perché già potenzialmente autonomi.

Danza di Capodanno degli orsi a Comănești  (Romania)

Pseudo-conflitto fra narrazioni
La narrazione che vorrebbe l’assoluta intoccabilità delle specie – una convivenza pressoché mistica, regolata dal divino e percepita come appannaggio dei “cittadini” – si è solo in apparenza contrapposta all’altra, quella del montanaro pragmatico e depositario unico del sapere della montagna, padrone a casa sua.

In realtà a noi pare che le due “visioni” si sostengano a vicenda e che concorrano a un unico esito: banalizzare il dibattito trincerandosi a monte nelle rispettive certezze e mettendo la sordina ad analisi che scavino nel profondo, forti di dati reali e circostanziati. Argomentazioni che si autoalimentano traendo vicendevolmente linfa velenosa: sacralizzare da un lato “la Natura” e dall’altro “l’Uomo” impedisce infatti la problematizzazione della questione: la natura cessa di essere quel corpo vivo e in mutamento per farsi oggetto sacro, intoccabile. “L’uomo”, per contro, assurge a quell’idea suprema di forza e controllo, sempre e comunque. L’animale umano, che non solo si è autodefinito sapiens-sapiens e messo al vertice di una piramide in cui ha posizionato, via via più in basso, gli animali non umani che hanno meno in comune con lui, si considera superpartes sia quando predica l’intoccabilità del globo che quando ne teorizza lo stravolgimento. Ciò che viene a mancare è insomma la consapevolezza che permetterebbe all’umano di essere specie tra le specie, con il rispetto necessario nei confronti dell’ambiente in cui vive e la valorizzazione della sua capacità/peculiarità di raccogliere, accogliere e contemplare le varie angolature della questione, dopo averle fatte accuratamente decantare.

A proposito dei concetti appena espressi segnaliamo questo articolo che chiarisce sì i meccanismi mediatici in atto, quelli delle due narrazioni contrapposte, ma che a nostro avviso è monco: rappresenta una buona premessa polemica ma è lacunoso nella sua pars costruens, manca di profondità.

Il contesto
Se proviamo a inquadrare il contesto, uno dei sotto-temi ricorrenti è l’antropizzazione della provincia di Trento, fatta di paesi in espansione dove non ci sarebbe più spazio per gli orsi, discorso saldato al leitmotiv “se i nostri nonni li hanno sterminati ci sarà ben un motivo. A maggior ragione oggi, coi paesi in crescita, la convivenza è impossibile”. Tocca rilevare che il concetto di antropizzazione introdotto è distorcente. In provincia di Trento, come in tutti i luoghi montani, assistiamo a un pressoché costante spopolamento. Caldes, il paese dell’attacco dell’orsa JJ4, ha oggi due terzi circa degli abitanti rispetto a quelli degli anni venti del novecento. Rabbi, luogo di un precedente attacco in marzo da parte di MJ5 ai danni del fratello del Sindaco del paese, li ha addirittura dimezzati.

Censimenti della popolazione della provincia di Trento
Basta poi un veloce colpo d’occhio per notare che a crescere sono i comuni-divertimentificio, quelli degli impianti che è facile immaginare si spopoleranno a fine stagione.

Ma soprattutto a crescere sono da una parte la superficie boschiva per abbandono umano dello “scomodo” e, dall’altra l’urbanizzazione dei fondivalle anche nella forma della messa in produzione agricola, dello sfruttamento intensivo, della monocoltura, basti pensare a quella dei meleti.

Una montagna che poco ha a che vedere con quella dei tempi in cui ogni metro quadro era messo in produzione per il mero sostentamento, in cui lo sterminio dell’orso non era messo in atto da singoli montanari che prendevano il fucile, ma a colpi di taglie pagate a cacciatori professionisti che agivano a colpi di “lacci e trabocchetti”. Taglie guarda caso maggiori per esemplari femmine.

La (mala) gestione politica
Ma torniamo a Life Ursus. Scegliere di avviare un progetto del genere, farlo a partire da un territorio sfruttato e pieno di ostacoli antropici – industrie, infrastrutture, autostrade, colture – sarebbe quantomeno bizzarro se non fosse perché, appunto, in questo stesso territorio vivessero gli ultimi orsi delle alpi centrali.

È immaginabile ora che un progetto del genere possa convivere con l’opposizione della politica alla progettazione di corridoi faunistici che consentirebbero l’espansione dell’areale degli orsi, spalmandone la presenza, diluendone le criticità?

Si contestano Life Ursus e il PACOBACE che individuano puntualmente le azioni da effettuare per sostenere la presenza del plantigrado, ma si tace della pessima gestione trentina in generale, attaccando lontani e immaginari burocrati che avrebbero deciso di reinserire l’orso nel suo habitat a scapito della sicurezza e della salute dei locali. A questo proposito facciamo notare che le comunità interessate dall’arrivo di nuovi plantigradi sono state consultate, esprimendosi favorevolmente in larga misura (76%). Il progetto Life Ursus ha inoltre avuto una gestazione quasi decennale (1992-1999) e ha richiesto almeno tre passaggi fra Provincia Autonoma di Trento, Ministero dell’Ambiente, Stati e Regioni confinanti, dato che l’obbiettivo era non di ripopolare il Trentino ma tutte le Alpi Centrali.

Da un lato una politica che non governa i meccanismi di attuazione del progetto e infiamma gli animi della cittadinanza additando gli orsi, dall’altro la stessa che tace – evitando di affrontare problemi ben più preoccupanti e concreti – dei fitofarmaci impiegati nella tanto decantata coltura intensiva delle mele, marchio sacro e intoccabile quanto quello dei vitigni.

Accusare il progetto Life Ursus – una serie di intenzioni – confondendolo con la mala gestione politica dello stesso è colpevolmente sbagliato.

Sembra accertato infatti che i due attacchi recenti (2020 e quello mortale di pochi giorni fa) di JJ4 siano avvenuti nel suo proprio e da tempo noto areale. Spazio occupato dall’orsa, conosciuto dalla politica provinciale almeno dal 2021, anno in cui è stato pubblicato l’ultimo Rapporto Grandi Carnivori disponibile (pag. 17).

Stando alla ricostruzione di Alessandro Ghezzer, entrambi gli attacchi di JJ4 sono avvenuti entro il perimetro noto, da lei frequentato. Sappiamo inoltre che l’orsa ha dei cuccioli e che gli unici cartelli d’avviso sono piuttosto superficiali, sembrano generici pannelli turistici piuttosto che reali passi informativi, recanti pericoli e disposizioni ad hoc.

Alessandro Ghezzer – i 2 attacchi di JJ4 (i due asterischi rossi) nel suo perimetro vitale (la forma trapezoidale viola)
Cartelli ufficiali e non

Areale, ricostruzione di spostamenti, compilazione di mappe resi possibili perché a JJ4 è stato messo un radiocollare che però ha smesso di funzionare nell’agosto 2022.

Non si sono approntate misure, si è poco o per nulla informato, e ora si utilizza l’argomento “radiocollare” come ennesima giustificazione autoassolutoria. A quanto leggiamo, infatti, il suo funzionamento “non avrebbe evitato la morte di Andrea Papi”.

Quel che per noi è certo è che non siano state prese né misure preventive né tantomeno informative, nonostante l’acclarata potenziale pericolosità di orse con i cuccioli. Rammentiamo che anche solo tra le azioni di prevenzioni leggere associate al PACOBACE, è sempre prevista “l’intensificazione del monitoraggio” e “l’informazione ai possibili frequentatori dell’area”.

Quali di queste specifiche azioni ha attuato la provincia, a fronte di una situazione nota?

Non solo: nel 2020 il TAR di Trento impedì la soppressione di JJ4, disposta a causa dell’attacco ai danni di due cacciatori, perché era in compagnia di tre cuccioli. Stando al rapporto stilato all’epoca “si è trattato, con ogni probabilità, di un comportamento di attacco (con contatto fisico) per difendere i piccoli”.

In sostanza entrambi gli attacchi dell’orsa (2020 e 2023) sono avvenuti in presenza di cucciolate.

Lo troviamo un dato estremamente interessante, non tanto perché allora non fu abbattuta e stavolta il giudizio sia sospeso, ma proprio perché la relazione ci dice dell’etologia dell’orso e smonta la narrazione della “bestia feroce”.

L’orsa non ha mai attaccato perché confidente e fattasi violenta (comportamento che in burocratese si definirebbe tipico di un “orso problematico”, cioè un esemplare che ha perso la diffidenza con l’uomo): semplicemente, etologicamente, difendeva la prole. Etologicamente gli orsi non sono animali sociali: vivono in isolamento salvo la fase dello svezzamento. Ciò rende le madri orso particolarmente aggressive in caso di percezione di pericolo, perché è documentata la predazione/uccisione di cuccioli non propri da parte di orsi maschi.

Imbattersi a distanza ravvicinata in un’orsa con i cuccioli o su un orso/a intento a cibarsi di una carcassa (predata o meno) è sfortuna.

Nonostante sia l’ente tenuto a farsi carico della gestione del selvatico, la Provincia presieduta da Fugatti che ora olia gli schioppi e affila i coltelli (un tempo anche da cucina, a uso gastronomico) ha trascurato il fatto che l’orsa fosse in compagnia di cuccioli, non l’ha comunicato, mettendo a rischio i frequentatori del bosco, Papi in primis, che è morto.

Perché l’istituzione gestisce male la questione al punto da offrire come unica soluzione quella del tipo “L’orso attacca? Abbattiamolo”, in una spirale tanto folle da sembrare quasi un riflesso pavloviano?

Un’ istituzione che non informa e, pur autonoma, ricalca il perfetto gusto italiano per la perenne emergenza. Una provincia che non delega la gestione degli orsi a esperti – ai parchi, alla comunità scientifica, ecc. – ma preferisce affidarla a funzionari interni per poi sottrargliela in favore della Protezione Civile – caso unico al mondo, pare – in un crescendo di autoreferenzialità. Tutto ciò nonostante le reiterate richieste di gestione da parte del Parco Adamello Brenta, motore primo della ricomparsa degli orsi in Trentino.

La percezione del problema – i confini, i montanari, il ruolo umano
Un ulteriore dato di interesse, a nostro avviso, è il fatto che i gruppi montuosi dell’Adamello e del Brenta siano appiccicati – non a caso il parco nazionale è Adamello Brenta – e infatti, trovandosi sbarrati altri luoghi di sconfino, gli orsi “trentini” arrivano spesso nel bresciano, in Valle Camonica, in Val Sabbia e sul Garda.

Dato di interesse, dicevamo, perché rileviamo con curiosità che oltrepassato il confine – e cioè una convenzione umana – l’orso non ha mai creato problemi particolari, eccezion fatta per predazioni di alveari, roccoli ed allevamenti. E parliamo verosimilmente degli stessi identici esemplari, proprio quelli accusati d’essere violenti e assassini al di là di questa linea arbitraria.

Il parco regionale dell’Adamello (stesso gruppo e altro parco, stavolta camuno, perché in Italia non ci si fa mancare nulla) ha addirittura documentato il caso di un orso che quasi tutti i giorni di primavera-estate transitava sui monti della bassa Valle Camonica per scendere a fino al lago di Iseo a fare il bagno. Partenza di notte, tuffo all’alba e rientro. Essere che non ha mai sfiorato nessuno, e ci risulta davvero difficile credere che in una zona turistica e frequentata non si sia mai imbattuto, anche solo a distanza, con qualche umano.

Di certo in questione è oggi quindi il modo di chi abita quei luoghi e in quei luoghi ci vive, a prescindere probabilmente dal loro uso turistico. Sappiamo infatti che – altro dato da fissare nella memoria – in un’altra zona a alta frequentazione turistica, intensiva e spalmata lungo il corso di tutto l’anno quale il Trentino, la totalità degli attacchi è stata a danno dei residenti. Non si registra un singolo caso di criticità ai danni dei frequentatori per turismo. Alpinisti in trasferta, trekker, paesaggisti, fotografi, naturalisti, visitatori di malghe e alpeggi (…) non risultano essere mai stati toccati. Dato che pare confermato in astratto anche dallo studio MUSE sugli attacchi degli orsi nel mondo (fig. 3 nel quadro degli attacchi dei carnivori a livello mondiale), studio che dimostra inoltre che gli ursidi attaccano per difesa.

Per contro, quando si leggono ovunque, specie in questi giorni, affermazioni tanto generiche quanto vuote, come “il colpevole della morte di Andrea Papi non è certo l’orso, colpevole solo di essere un orso con la sua natura e i suoi istinti, ma come per tutte le degenerazioni ambientali il colpevole è l’uomo” ci si sta confrontando con qualcosa di vero ma parziale, monco. Perché dal discorso è epurato il dato storico culturale, e cioè quale sia il ruolo che ha giocato e tuttora gioca l’uomo, soprattutto quella porzione di società che pretende di possedere la cultura montanara e l’esperienza necessaria: l’abitante delle vallate. Che ruolo ha giocato e sta giocando il primo convivente con le cose della natura, in questo caso l’abitante delle valli trentine?

Verrebbe da rispondere che l’asserzione fattasi dominante in ambito locale – quella per cui i montanari che nel territorio ci vivono siano i soli depositari del sapere, che in Trentino il bosco sia letteralmente dietro casa e che così non si possa più vivere perché si è fatto rischioso spostarsi, uscire in cortile, andare a lavorare – si squagli di fronte a una piccola, altrove e altrimenti innocua, pratica: andare a correre dentro l’areale di un’orsa con cuccioli, farlo anche se questo areale lambisce il paese o se è il teatro delle nostre attività quotidiane, per giunta all’imbrunire.

In sostanza, e per tornare all’inizio di quanto abbiamo scritto, la retorica cittadino-ambientalista/montanaro-conoscitore si smonta da sé. Chi raramente rispetta le regole basilari di convivenza pare essere proprio il montanaro, non sappiamo se per arroganza, per incompetenza, per mancata comunicazione politica, resta il fatto che sia così.

Senza nessun intento di colpevolizzare Papi, sia ben chiaro, vittima certa di un attacco e soprattutto di una pessima gestione e informazione.

Lupo e orso – le consonanze di due dinamiche correlate
Chiudiamo introducendo un ulteriore argomento, solo in apparenza diverso, che però troviamo strettamente correlato, interconnesso: il lupo.

Abbiamo in passato scritto attorno Le conseguenze del ritorno, titolo di un saggio di Luca Giunti che si occupa della ricomparsa di quest’altro predatore nell’arco alpino, dopo che ha risalito la dorsale appenninica. Un ritorno diverso, non dovuto ad un rinfoltimento della popolazione a opera dell’uomo bensì a un suo fisiologico riappropriarsi di territori dall’uomo abbandonati. Se mediaticamente questo fenomeno è più sotto traccia rispetto alla vicenda dei plantigradi è solo perché, fino a ora, non ci sono stati incidenti importanti con umani.

Ma esistono comunque consonanze.

I lupi debbono nutrirsi, e spesso lo fanno – soprattutto gli esemplari giovani – con ovini al pascolo, il che fa molto arrabbiare gli allevatori.

In alcune aree, ad esempio la val Susa, stanno poi prendendo confidenza con l’uomo, non disdegnano di attraversare borgate e centri abitati a fondovalle e tendendo a non scappare anche se avvistano persone, probabilmente perché la penuria idrica – altro punto fondamentale nell’attuale contesto ambientale – li obbliga ad avvicinarsi agli abitati.

Che sia per sentimento atavico, per reale rischio, o per ragioni altre, una parte della popolazione locale si è polarizzata sul discorso “uccidiamoli tutti, sono assassini!”, un’altra parte su quello “amiamo i lupi, sono meglio degli umani”, riflessi pavloviani consonanti con la vicenda orso; si attribuiscono caratteristiche morali agli animali, in un ragionamento antropocentrico che, per quanto comprensibile, non è funzionale. Il rischio che noi in quanto umani corriamo è di definire le qualità degli animali non umani in base a ciò che pensiamo di noi stessi e di rafforzare così la piramide di cui scrivevamo sopra. Raccontare e raccontarci che gli animali sono simili a noi non gli rende giustizia. Siamo diversi e – come afferma il filosofo Felice Cimatti in questa lezione – “affinché un discorso sugli animali sia all’altezza dei problemi deve partire dall’idea che i viventi sono tanti e tutti diversi fra loro. E se c’è senso è a partire da questa diversità”.

Occorre, anche qui, provare a muoversi con raziocinio: accettare la presenza del lupo, anche dei danni che crea e creerà (Giunti nel suo scritto arriva a sostenere come plausibili anche futuri infanticidi), perché è corretto dal punto di vista etico, naturalistico e di diritto, nell’accezione più ampia del termine. Affinché quella con il selvatico possa essere una co-esistenza, però, sarà fondamentale la nostra capacità di stabilire e mantenere una sana distanza.

Bisognerebbe infine, e siamo consapevoli che la cosa è difficile, provare a porsi ad esempio dalla parte dell’orsa JJ4 e della sua visione del territorio, che è diversa dalla nostra che andiamo a passeggiare per boschi. Provare a comprendere perché la sua reazione a un possibile invasione del territorio abbia avuto le conseguenze che ha avuto e iniziare – di conseguenza – a costruire un rapporto diverso con gli animali non umani. Tenere conto della differenza fra gli animali, senza farla diventare gerarchia, è un esercizio che può fare paura ma è anche da lì che passa un movimento di liberazione del nostro essere animali.
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Saranno orsi e lupi a salvare Fugatti?
di Luigi Casanova
25 aprile 2023                           

Ci voleva l’orso e la morte del giovane Andrea Papi per offrire alla Lega su un piatto d’oro l’unico repertorio politico che dimostra di saper usare. Diffondere, alimentare paura e su questo nobile sentimento umano costruire il successo elettorale. Tempo fa era di moda l’immigrazione, si alimentava il razzismo (tema che nel profilo nazionale è ancora ben presente), oggi si scatena l’odio contro i grandi animali carnivori, siano questi orsi o lupi. La parte più grezza e quindi ignorante del corpo politico nella polemica vi ha inserito perfino il mite sciacallo dorato.

Il Presidente Fugatti era in difficoltà. Non solo perché sembra che Fratelli d’Italia in vista delle elezioni provinciali autunnali non rinunci alla candidatura della sorella Francesca Gerosa. Ma anche perché il governo della Provincia di questi cinque anni è risultato inadeguato, incompetente su tutti i temi. Anche nelle valli si percepiva la caduta verticale di consensi verso la Lega: troppe promesse non mantenute e troppa improvvisazione: ospedale di Fiemme, i rifiuti nel Primiero, la figuraccia sullo stadio olimpico di pattinaggio di velocità a Baselga di Pinè, le circonvallazioni della Valsugana, l’imposizione dell’autostrada A31 alla Vallarsa e Rovereto, la disastrosa e incoerente politica ambientale sostenuta dal vicepresidente Mario Tonina su gestione dei rifiuti e aree protette.

Non appena confermato che Andrea Papi era stato ucciso da un orso si è scatenato il partito dell’odio, della disinformazione, delle semplificazioni. Un partito ricco di attori: protagonisti i vertici che governano la nostra Provincia. Fugatti, Tonina, l’assessora Zanotelli e comparse valligiane minori. A queste figure si sono aggiunti presunti autorevoli commenti di antropologi, sociologi, narratori, un certo giornalismo urlato, perfino Reinhold Messner. Non si è trattato di un coro, ma di un urlo, carico di rabbia, di rancore.

Una sintesi delle sparate. Il progetto Life Ursus non doveva esserci. Non è stato gestito. Il tetto massimo era di 50 orsi. Si abbattano subito lupi e orsi. 70 esemplari subito trasferiti. Pieni poteri al Trentino e a Bolzano. I nostri allevatori costretti a abbandonare i pascoli, la montagna desertificata. Poveri allevatori, chiuderanno le malghe. Non si possono più frequentare i boschi. Allarme turismo, la montagna trentina avviata alla decadenza e allo spopolamento.

Ad alimentare confusione non poteva mancare l’autorevole parere di Lorenzo Dellai che ha aggiunto (imita Meloni e altri incapaci, gli errori si scaricano sempre su chi ha preceduto) che la responsabilità del progetto di reintroduzione degli orsi è del PATT (Carlo Andreotti presidente, 1998). Non una parola da Dellai del suo agire politico, la demolizione sistematica della struttura di governo dell’ambiente della Provincia, dell’umiliazione imposta al Parco Adamello-Brenta portandolo, nella sua sede ufficiale, a sostenere l’avvio del collegamento Pinzolo–Campiglio, della scomparsa dei guardaparco conclusa con il governo Rossi, e della caduta di autonomia dei servizi forestali e dell’APPA. A questo desolante panorama si aggiungono i sindaci e le dichiarazioni del presidente del Consiglio delle Autonomie, Paride Gianmoena. Invece di denunciare l’inadeguatezza (per quantità e formazione del personale) del Servizio Foreste, dell’incredibile presenza al vertice del servizio stesso di un ingegnere (Raffaele De Col), del dovere di rivedere da subito la pianificazione forestale di tutta la Provincia, riduce il ruolo dei custodi forestali a “geometri del bosco”. Anche i sindaci dell’Alto Adige, sostenuti dall’assessore Arnold Schuler, dall’onnipotente presidente della Camera di Commercio Michl Ebner e dal presidente Arno Kompatscher hanno ripreso le loro ritrite argomentazioni sul bisogno di eradicare questi animali, dichiarando esplicitamente che la provincia del Sudtirol non dovrà permettere la diffusione di un solo orso e dei lupi. Come del resto sta avvenendo in modo silenzioso da anni.

E’ dentro questo contesto che Fugatti sta recuperando consensi. E’ riuscito dove voleva. A spaccare il Trentino dividendolo fra valligiani e cittadini, definendo chi sostiene sensibilità verso gli animali, in modo dispregiativo “animalisti”, alimentando la frattura di ambientalisti – animalisti verso operatori agricoli e turistici, scaricando le responsabilità della sua inadeguatezza a governare sul TAR.

Ai margini di un insieme di presunte verità urlate, prive di ogni riferimento scientifico, rimangono pochi margini di riflessione. Le acute osservazioni di Duccio Canestrini, le riflessioni degli esperti che operano sul campo da decenni, Alessandro de Guelmi, Filippo Zibordi, Andrea Mustoni evaporano. E’ la scienza a uscirne umiliata. Il confronto è cancellato. Nella discussione non si trova traccia degli oltre 200 morti per incidenti di caccia dal 2011 al 2022, del fatto che ogni anno nel nostro paese vi siano oltre 70.000 aggressioni canine. Chi si è schierato emotivamente contro la presenza dei grandi carnivori si è assunto una incredibile dose di irresponsabilità morale e per chi ci governa, anche politica.

Non una parola è stata spesa sul fatto che la presenza dell’orso su un territorio indica qualità ambientale, ma anche culturale.

Non si dice che in provincia tutte le foreste primarie sono state cancellate. Che il territorio forestale, causa una gestione unicamente produttivistica e ingegneristica, continua a essere frammentato da uno sviluppo ormai incontrollato di strade e piste forestali, sempre più ampie, sempre più invasive, da piste di sci, percorsi ciclabili. Che si è evitata qualunque discussione sul tema dei corridoi faunistici, come si è evitata la diffusione di informazione scientifica e di formazione delle popolazioni e degli operatori economici nelle valli.

La montagna, a prescindere dalla presenza dei grandi predatori, va sempre affrontata conoscendola e in punta di piedi. L’uomo, da tempi ormai lunghi, ha rimosso il suo lato selvatico, la consapevolezza che gli animali, tutti, siano protagonisti anche nella nostra psiche. Ci siamo sentiti padroni della terra e di tutto quanto il pianeta ci ha offerto. Forti di questa rimozione abbiamo costruito la montagna artificiale. Il dirigente del Servizio Foreste e Fauna della Provincia Raffaele De Col, trovando forza nella sua specificità ingegneristica, definisce al meglio la sua visione di Trentino. Come difenderci dall’orso? Distribuendo nel Trentino tante isole e dentro queste isolarlo, “costruendo fra abitati e ambiente naturale aree cuscinetto sufficientemente ampie”. Ogni orso che scavalchi questo misero ambiente sia abbattuto, tuona il dirigente, e continua affermando che in tempi più che brevi si individuerà il numero massimo di esemplari compatibili con la Provincia e ognuno in più sarà abbattuto.

A questo ci siamo ridotti. A delimitare anche lo spazio vitale che può essere concesso alla natura. Mentre la Provincia consuma suoli liberi ovunque, anche sulle alte quote, permettendo agli impiantisti ampliamenti di aree sciabili fin dentro i parchi naturali, sostenendo ogni deroga alla trasformazione delle malghe in locali destinati all’ospitalità, triplicando, ovunque possibile, le volumetrie dei rifugi. Il Trentino è indirizzato a essere solo un Luna Park, a disposizione della monocultura turistica.

E’ in questo scenario che autorevoli antropologi, sociologi, editorialisti accusano animalisti e ambientalisti di aver ridotto l’orso a uno Yoghi. Non sembra proprio essere questa la realtà, è avvenuto l’esatto contrario. E’ l’intera politica provinciale degli ultimi trent’anni ad aver trasformato il Trentino in un divertimentificio, ad aver sostenuto la cancellazione della cultura naturalistica, della necessaria convivenza dell’uomo con la varietà e la complessità della natura. Come? Leggasi Fugatti. Alimentando paura, solo per costruire consenso elettorale, semplificando per recuperare voti, allontanando sempre più la necessaria alleanza fra chi vive nelle città e chi vive e coltiva le vallate. In prossimità del rinnovo del Consiglio provinciale (22 ottobre 2023) ci sarà almeno una coalizione capace di affidare la mediazione del conflitto apertosi al mondo della scienza?

Sbatti l’orso in prima pagina ultima modifica: 2023-05-06T05:48:00+02:00 da GognaBlog

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238 pensieri su “Sbatti l’orso in prima pagina”

  1. Italia Oggi, quel giornale che scrive (nell’articolo che citi) Elon Mark al posto di Elon Musk. Basterebbe questo. Se è una svista, doppiamente colpevoli per un giornale di economia e finanza. Se è beata ignoranza, poverini. Se è supponenza, vadano a quel paese.

  2. Italia Oggi è affidabile e attendibile quasi quanto lo era Cronaca Vera…ma molto meno piacevole da guardare
    (leggere non è applicabile)

  3. Vegetti, si avvererà se la gente non avrà una reazione degna di nota. 
    Tra le altre (ho già messo il link in passato) il WEF sul suo sito dice “non avrai nulla ma sarai felice” (che è una gran balla). 
    Ora tra le altre cose oltre la città 15 min e smart city (di cui Milano è un test insieme a Mosca (altro che Putin è fuori dal WEF), Brasilia, Parigi, NY, Oxford, etc) la peculiarità’ è che non ci sia piu’ la proprieta’ privata (tua… nostra, non quella LORO, quella di lorsignori ci sara’ sempre eh!).
    Ti incollo questo
    https://www.italiaoggi.it/news/per-schwab-forum-di-davos-la-proprieta-privata-e-mangiare-carne-sono-cose-insostenibili-un-agenda-folle-2590734
    ora Italia Oggi è  un giornale finanziario-economico-giuridico.. riconosciuto da tutti. 
    Se anche loro portano queste parole vuol dire che la minaccia è seria e reale (altro che te lo annoti). 
    Altro perno è il green pass che nulla ha che vedere con il virus ma è stato ideato per gestire il consumo di co2 (follia da psicolabili) e che fara’ parte della moneta digitale statale emessa direttamente dalla banca centrale. 
    Se la gente ci casca come ha fatto nel 2021 e 2022 tutto si realizzerà, se la gente avrà un dignitoso sussulto e un’adeguata reazione (non come voi del blog che dormite sogni tranquilli nella vostra grande ignoranza dei fatti sociali e di vita attuale) allora non si realizzerà. 
    Di certo queste elite malate mentalmente faranno grandi disastri economici e ci porteranno indietro nel tempo facendo dilagare la miseria … e ci saranno anche parecchi morti (morti dovuti a pandemie … non si sa come zio Guglielmo (ma anche Draghi, la VDL, la Lorenzin…guardate i suoi twitt di qualche giorno fa…) sappia che arrivera’ una pandemia piu’ forte del covid…ma tant’è.. .ah nel 2015 diceva che a breve ci sarebbe stata una pandemia) (morti dovuti a guerre…le guerre servono per giustificare i default dei debiti, nella storia le guerre sono sempre sorte quando l’economia non tirava piu’, quando le risorse scarseggiavano, quando economicamente finiva un boom economico e si era in fase di decadenza). 
    Vedremo.
     
     

  4. 191. Caro Stefano, intanto si dovrebbe sapere con precisione quanti siano ‘sti orsi. Tra radiocollari spenti e quelli mai messi, nessuno lo sa con certezza. Carlo ha peraltro ragione: solo nella stagione venatoria 2021/22 i morti “da caccia” sono stati 24. Dovremmo sfoltire i cacciatori? 
    Quanto alle tue previsioni, ho appuntato in agenda i fatidici 7 anni. Spera (ahimè) che si avveri quello che dici, altrimenti avrai fatto una ben magra figura…e niente Premio Nobel…

  5. Ammetterà che i cacciatori fanno di gran lunga più omicidi degli orsi, anche considerando che orso uccide orsetti, cacciatori che si ammazzano tra loro ce ne sono un’infinità . Continuo ad aver più paura degli orsi….e spero di tornare a vederli

  6. 192, sfondi un portone aperto…
    194 Vedi Carlo, c’è chi ha paura dei cacciatori, chi dell’orso…il mondo è vario…
    fra 7 anni non occorrerà che si muova per vedere gli orsi…li avrà proprio sotto casa..  :-).
     
    Non crede che i parchi nazionali facciano fatturato?? Almeno ammetta che arricchisce gli animi. E, comunque, visto che Lei ha previsto la miseria tra 7 anni….almeno andrò a vedere gli orsi
     

  7. Sign Stefano, Lei continua a stupirmi. Dare via libera ai cacciatori significa risparmiare? A parte che avrei terrore andare in bosco con simili “animali armati”, ma Lei dimentica la preziosità di un ambiente integro e completo. Non crede che i parchi nazionali facciano fatturato?? Almeno ammetta che arricchisce gli animi. E, comunque, visto che Lei ha previsto la miseria tra 7 anni….almeno andrò a vedere gli orsi 😁

  8. Prima di pensare a dar via libera ai cacciatori, per risparmiare mooolti più soldi, io penserei a evitare di dare milioni di euro a un paese in guerra ed eviterei di costruire portaerei e sottomarini

  9. Ti faccio notare Carlo, che siamo in una nazione con alto debito pubblico…direi di non andare a gravare ulteriormente con ulteriori esborsi, spese, futili. 
    Piuttosto che stare a cambiare cassonetti, mettere in sicurezza alveari, dare cani, reti ai pastori, risarcire danni, direi di spenderli per i nostri connazionali che non arrivano a fine mese… eh!
    Soluzione?  dare la possibilita’ ai cacciatori di contenere il numero 

  10. Gli animali in genere si avvicinano ai luoghi abitati senza nessun’altro scopo che rendersi la vita più facile. Vuoi per nidificare lontano dai predatori, voi perché è più caldo in inverno, vuoi perché è più facile cogliere una mela da un meleto che more tra i rovi, vuoi che è più facile predare un domestico che un selvatici, vuoi perché è più facile affondare la testa nella spazzatura che abbattere un albero. Trovano anche comodo spostarsi sulle strade costruite dall’uomo. Quindi basta rendere meno facile e sceglieranno il bosco, allora saremo noi ad avere cautela nell’entrare in esso. Una difficoltà in più alla già difficile vita al monte?? forse è in parte vero, ma la completezza dell’ambiente del saper essere parte di un tutto completo e naturale dovrebbe essere un vanto più che un sacrificio

  11. Buon giorno anche a te Ste  e a tutto il G.blog.
    Carlo forse perché il focus non è la parola:introdotto,  reintrodotto,  riammesso rivoluto riambientato etc ma che sia nel numero elevato  di esemplari forse sfuggiti di mano ma non sta me dirlo,  sia che nello spingersi degli stessi nelle comodità dei paesi e strade forestali non è questione di lana caprina ma pellaccia ,la nostra non quella dei vari Jj . …

  12. Carlo… ho scritto REintrodotto… 
    Il fatto è innegabile che vi è stata una certa antropizzazione.
    Il numero di abitanti è aumentato, le capacita’ di spostamento anche. 
    non che il bosco non fosse abitato in precedenza, anzi, pero’ o è cambiata la sensibilita’ o sono cambiati il numero di interazioni, etc.
    In un blog di montagna certo che vi è la sensibilita’ verso la fauna. 
    Sono molto contento di trovarla, e anche se trovassi l’orso me ne starei ben calmo oltre che mi allontanerei. 
    pero’ capisci che le genti del trentino, la gente che vive LA’  e non te che pimponi da qualche citta’ di pianura (penso..) oramai ha troppo disagio. 
    Occorre rimediare. 
    La mia affermazione…sterminiamoli tutti ovviamente è provocatoria e a risposta di argomentazioni contrarie della serie …orso da per tutto…
    Pero’ una gestione serve… altrove eliminano i soggetti troppo “confidenti” e così credo sia da fare anche qui… senza lasciarsi andare a sterili frignate strappa lacrime. 

  13. Curioso come in un blog di montagna/ambiente, immagino letto e frequentato da alpinisti ci sia così scarsa comprensione verso tematiche atte alla conservazione di uno dei simboli della montagna/ambiente stesso, come dimostra la toponomastica. E, va bene esperti non esperti, bracconieri, cacciatori, runner e quant’altro ma…. l’orso NON È STATO INTRODOTTO, almeno su questo vorrei si fosse tutti d’accordo 

  14. Buongiorno Antonio… fa piacere che nell’altro intervento abbia riportato le considerazioni di mio padre. 
    Buona giornata
    Stefano
     

  15. Già Stefano millenni per estinguerlo …lance sassi arco trappole e tagliole e infine fucile per poi rimettercelo e in sovrannumero.. che ci vuoi fare siamo cosi…!

  16. Cosa c’entra essere confidenti con la morte di Papi che stava correndo nel bosco?… si l’uomo è stupido…ad aver reintrodotto l’orso

  17. Senza contare che 120 anni fa a quelli come Messner…..gli sparavamo addosso!!!!

  18. Mi meraviglio di Lei Sign Stefano che si intende di economia. I danni di orsi e lupi sono marginali rispetto a quelli di api, di cinghiali, di cervi, di capriolo….e persino di zecche se i pronto soccorsi non hanno più da toglierle.

  19. Cazzate…se l’hanno ridotte (???) è un beneficio molto marginale rispetto ai danni che fanno lupi e orsi.
    Soluzione: abbattimento, numero controllato. Punto
    https://ildolomiti.it/cronaca/2023/orsi-e-lupi-in-trentino-messner-video-120-anni-fa-li-abbiamo-allontanati-ora-la-politica-tuteli-chi-vive-in-montagna
    Messner uno di pochi che ragionano in mezzo a questa follia ecologista, a questa follia di esperti ecologisti che ci porteranno entro 7 anni alla miseria…

  20. La presenza dei grandi carnivori nel territorio sono fondamentali per la regolazione della biodiversità che l’arrivo dei lupi ha ridotto drasticamente la presenza di zecche sia nella lessinia che nel parco nazionale dolomiti bellunesi e dintorni

  21. Stefano. Non c’entra con l’orso ma vagamente rientra nel tema “convivenza” con altre specie,quindi speriamo nella clemenza (anche il tema della convivenza con altre specie viventi nei social è veramente un tema scottante). Le zecche furono oggetto in passato di simpatici confronti sul blog. Comunque, a gentile richiesta e per solidarietà alpina riassumo la mia esperienza: i repellenti non funzionano, almeno per me, ne ho provati una collezione intera. Quando corri con i pantaloni corti e canotte non c’è difesa. Controllare subito quando hai finito e ti cambi o a casa e togliersele (eventualmente mettere in busta e inviare ad amici che amano senza remore ogni specie vivente).  I pantaloncini aderenti che si usano adesso invece dei classici balls-free certamente fanno un po’ mona dopo una certa età ed espongono a confronti umilianti con certe aderenze allusive alla Roberto Bolle, ma evitano però che le simpatiche bestiole, grandi climber, risalgano facilmente verso diedri oscuri e umidicci. Quando si cammina ci si può difendere di più con un accorto uso dell’abbigliamento. Quando andiamo a pulire i sentieri con i decespugliatori dall’erba alta o dalle felci adesso noi, dopo vari impestamenti (si dirà così ?), adottiamo le tute usa e getta bianche degli imbianchini (costo 1 o 2 euro) di similcarta, bloccandole in fondo con elastici e alla fine ci cambiamo prima di salire in auto e le chiudiamo in un sacchetto da smaltire. Chiudo la domenica con il noto adagio@piu’ zecche per pochi. Auguri.

  22. IL NUOVO DOLOMITI
    NOTIZIA DELL’ANNO!!!
    L’ALPINISMO SOLITARIO È MORTO!
    Da quest’anno, in gran sordina, il Gran Consiglio per l’Equilibrio Florofaunistico del Globo Terracqueo (GCEFGT) ha deciso che per ragioni di sicurezza le salite solitarie alle vette saranno bandite!
    Il nuovo decreto impone gite con numero minimo di 4 partecipanti che dovranno munirsi della normale dotazione alpinistica con l’aggiunta di campanacci, ragole, fischietti e l’atleta di punta della comitiva dovrà farsi carico del trasporto di trombone o gran cassa. Affrettatevi a diffondere la notizia o la sanzione sarà molto salata.

  23. 173, Stefano. Sai bene come funzionano i media: se la faccenda fosse stata VERAMENTE drammatica come dice DM, altro che trafiletti in mezzo alla cronaca locale! Titoli cubitali in prima pagina, ancor più vista la diffusione molto locale dei giornali tipo “Il Dolomiti” ecc. ecc. Lo vedo da mia mamma in un paesino del Bresciano e il “lanci” in prima pagina su qualsiasi problema “immane” e locale…

  24. Pasini per le zecche usi uno spray? immagino sparato su tutte le gambe…. grazie

  25. Vegetti hai ragioe… ti posso garantire pero’ che i giornali sono pieni di articoli da anni sugli attacchi dei lupi a agnelli, capre, asini… anche se ci sono reti, cani da guardia, etc..
    Effettivamente statisticamente (anche perchè in numero molto minore) gli attacchi dell’orso sono veramente pochi, quindi anche le notizie.

  26. Sign Regattini, non esistono cronache di attacchi ne di falsi attacchi a gruppi di persone. Camminando in gruppo , bastano 4 5 persone, inevitabilmente si fanno rumori che allontanano l’orso, il lupo, lo sciacallo, la lince, la lontra ed il gatto selvatico

  27. 160, DM
    La gente quì non ne può più. Non può più coltivare un orto, avere arnie o bestiame. Le persone hanno paura a muoversi in bosco. Così non è possibile andare avanti.
    Ok, abbiamo capito. Cosa fa allora tutta questa gente?
    Però, l’anno scorso ho fatto 20 giorni i Trentino, e sinceramente non ho mai visto un giornale locale che metteva in prima pagina il problema degli orsi (che evidentemente v’era comunque) né un manifesto di protesta o robe simili. Nulla. Tutta questa gente si è svegliata solo dopo il morto?

  28. Regattin. Non ho conoscenze specifiche ne’ esperienze sui comportamenti degli orsi. Quando li ho incontrati ero con altri su mezzi meccanici: in auto davanti ai cassonetti blindati che stavano distruggendo con incredibile forza o su uno zodiac, noi in mare e loro sulla riva a cercare molluschi spostando enormi massi come fossero di cartone: “Non siamo troppo vicini?”  chiesi io intimorito “Non c’è problema. Stanno facendo colazione” disse il marinaio canadese. Ragiono per analogia con altri animali sui quali ho più esperienza. Un gruppo di 5/6 corridori, sia su un percorso tecnico nel bosco, sia su una sterrata o una pista tagliafuoco, sono di solito scaglionati e anche se stanno zitti fanno un tale rumore e una massa di odori e vibrazioni che dubito un animale non tagli la corda rapidamente. Come predatori di branco abbiamo una fama secolare piuttosto consolidata e terrificante penso in qualunque specie animale. Molto raramente mi è capito di incontrare animali quando ero in gruppo (a parte i Parchi, dove spesso gli animali hanno il badge come dipendenti e fanno il turno per i visitatori  come in fabbrica). Mi è capitato quando ero da solo. Qualche volta è successo che quello davanti abbia incrociato qualche vipera, ma di solito quando sono appena uscite dal letargo e sono un po’ rincitrullite e lente a nascondersi. Invece a essere molto contente quando siamo in gruppo sono le zecche. Purtroppo hanno delle preferenze dalle oscure ragioni e io sono molto apprezzato da loro e cercano volentieri un passaggio fino a casa e alla doccia con relativa accurata ispezione. Sono felice di questo successo personale ma sono anche diventato un cacciatore professionale di zecche e mi sono dotato di una adeguata attrezzatura. 

  29. Poi curiosita’… quando uno si schiera nettamente contro le Vostre tesi allora è un giornale, rivista, articolo SCHIERATO… quando invece la pensa come voi allora è indipendente… 
    Ci sarebbe da indagare in un atteggiamento siffatto…

  30. Eh non mettevo in dubbio che mi sottovalutavi e ti considerassi superiore nell’analisi, ma guarda a caso la tua analisi è identica alla mia salvo che dici che volevi sapere il comportamento degli orsi in caso ci fosse una comitiva di 5/6 runner. Bene nell’articolo ci sono 4 ciclisti e non credo differisca tanto rispetto ai 5 runner, tutto qui.

  31. Stefano, grazie x il link.
    Non so cosa tu abbia compreso dall’articolo che hai linkato, ma aldilà del tono dello stesso, evidentemente schierato, quello che risulta è che già tre persone in bici fanno scappare un orso, non c’è scritto altro di interessante per quanto riguarda la mia domanda al n. 161.

  32. Infatti Enri, il succo della storiella quale è? l’orso serve? quando non c’era il bosco fioriva lo stesso, ha avuto dei problemi? nessun problema. 
    Perchè eccependo che serve a mantenere il numero di prede sotto controllo questo lo possono bene fare anche i cacciatori, i quali si divertono pure. 
    Si puo’ fare a meno dell’orso. E pure del lupo. E l’ecosistema sta in piedi lo stesso. 
    Sono integralista, ma il disagio di averlo è talmente elevato (orso e lupo) che occorre essere pratici e capire che anche senza la cosa sta in piedi. 

  33. Assolutamente d’accordo con il link del 163. Dice esattamente quello che dicevo io sulla convivenza e cioè’ che non ha senso parlare di convivenza. Anzi, aggiunge che se è’ necessario schiamazzare di continuo per tenere lontani gli orsi allora addio silenzio del bosco. Sig. Carlo, che lei avrebbe mandato sua figlia negli stessi luoghi ove è’ accaduto l’incidente del povero Papi non ci credo neanche un po’…. 

  34. Facciamo i boschi di concentramento per gli orsi o per noi, dove se tenti di scavalcare la recinzione ti facciamo vivere un’esperienza elettrizzante, per una volta sola.

  35. No no Carlo, ti sbagli proprio te e di grosso… 
    Intanto che siano prede questo è falso perchè sono animali addomesticati e rientrano nella sfera dell’antropizzazione.. nella sfera “umana”. Nel senso non sono frutto dello spontaneo andivenire della natura, ma “cercati o forzati” se si vuole dall’uomo.
    Proprio per questo non solo non fanno parte della predazione della natura serlvatica, ma fanno parte dell’alimentazione UMANA…e scusami ma questo gli da una connotazione e un’importanza maggiore di banale preda selvatica.  E se non ci arrivi a questo semplice ragionamento sono veramente problemi tuoi. 
    In secondo luogo se prendiamo questa view posso aggiungere a cosa serve l’orso? almeno la pecora mi da il latte, lana, e carne, l’orso non serve a nulla… è sopra gli altri e rompe solo le palle.
    Terzo luogo se accettiamo la suddivisione in natura di preda e predatore con quest’ultimo piu’ importante del primo, allora il passo è breve estendendolo all’essere umano. Allora ha meno importanza un handicappato rispetto ad una persona sana. Carlo queste sono le mentalita’ (di merda, e non mi frega niente se ci sono gli ESPERTI che fanno la sua graduatoria di priorita’) che portano a sciagure che l’umanita’ ha gia’ visto.
    Seguendo il suo stesso concetto si puo’ ben dire allora che l’orso è predatore e non serve ad un cazzo. Rompe solo i coglioni. Eh!
     

  36. Una domanda seria che vorrei fare e alla quale non ho trovato risposte né qui né altrove, riguardo al muoversi correndo in zone frequentate da orsi, è se correndo in gruppo (diciamo almeno 5/6 persone)  e trovandosi improvvisamente a tu x tu con l’orso, quale sarebbe la reazione di quest’ultimo. Astenersi perditempo grazie.

  37. L’equilibrio “ecologico” ben descritto nel 153 è puramente idealizzato ed irrealizzabile, forse possibile in un contesto non antropizzato ma sicuramente non da noi. Già ora lupi e orsi preferiscono bestiame d’allevamento e rifiuti e il numero di cinghiali e ungulati vari è cresciuto a dismisura invadendo colture e pascoli coltivati. L’abbandono della montagna non è un a buona cosa. Il bosco invade subito i pascoli e gli erbivori sono spinti a valle dove trovano un ambiente totalmente antropizzato e ci attirano i predatori che sempre di più perdono la selvaticità. Occorre intervenire subito riducendo drasticamente il numero di orsi, lupi e cinghiali per non dover poi attuare azioni ben più invasive. La gente quì non ne può più. Non può più coltivare un orto, avere arnie o bestiame. Le persone hanno paura a muoversi in bosco. Così non è possibile andare avanti.

  38. Si sbaglia. In natura una preda non è importante quanto un predatore. Se non si riesce a capire il perché ecologico ci si ponga la domanda di come mai ci siano più prede che predatori. Messner non mi pare abbia titoli fare certe affermazioni e la pigrizia della stampa di non cercare competenze a volte è imbarazzante

  39. 156. Se ti trovi ad arrampicare slegato su una via e improvvisamente ti trovi in un tratto di roccia marcia, o perché hai letto distrattamente la relazione o perché sei andato fuori via, cosa fai?
    Nn vale la risposta,in quella situazione nn ci si dovrebbe trovare perché allora tanto vale vivere nel metaverso dove tutti sono buoni. cit.
     
    PS: ma la volete finire con queste domande del cazzo!?

  40. Carlo cose le insegneresti nel caso pratico ( a parte che è giusto convivere con gli altri animali e che è giusto rispettare la natura, come grossomodo farebbero tutti quelli che scrivono e leggono gogna blog)?
    A- sdraiati
    B-scappa
    C-difenditi
    Nn vale la risposta,in quella situazione nn ci si dovrebbe trovare perché allora tanto vale vivere nel metaverso dove tutti sono buoni.
     
    Grazie

  41. A livello ecologico l’orso è all’apice della catena trofica. Come tale è importante per l’equilibrio dell’ intero ecosistema. I rapporti parlano di 5 aggressioni (falsi attacchi)  con scarse conseguenze fisiche in 30 anni del progetto life ursus. E, si, porterei mia figlia in quella curva, educandola a che possa lasciare ai suoi figli una miglior visione della natura che hanno molti dei commenti letti

  42. Sull’aspetto ecologico sono ignorante, mi piacerebbe sapere quali danni ha portato l’assenza dell’orso quando non c’era o era in pochi esemplari e quali benefici porta ora che è’ stato reintrodotto in numeri più’ alti.
    Sulla convivenza. A coloro che sostengono che la convivenza e’ possibile chiedo quale convivenza? Perché’ se all’interno del concetto di convivenza ogni tanto qualcuno deve lasciarci la pelle mi sembra che decada il concetto stesso di convivenza, anche sul piano etimologico. A Coloro che sostengono la convivenza con l’orso quasi come quella con un qualsiasi animale per cui basta battere le mani per essere al sicuro chiedo: avreste mandato i vostri figli a correre il giorno dopo che è’ avvenuto questo evento, nello stesso luogo, dicendo che con un battito di mani e un urletto ogni tanto non avrebbero corso alcun pericolo? Se invece convivenza vuol dire che ove c’è’ l’orso l’uomo non può’ andare allora ha un senso e conseguenze ovvie sulle limitazioni alla presenza umana in certi luoghi. Ma non mi risulta che vengano pubblicati annunci in cui si dice di non frequentare la val di sole per grave rischio da orso. Dobbiamo deciderci quindi….

  43. Nel chiedere che fondamento ecologico abbia la introduzione di coccodrilli e pitoni al di fuori del loro ambiente naturale, preciso che gli orsi in trentino non sono stati né introdotti, né reintrodotti…ci sono sempre stati. L’orsa era nota per i suoi comportamenti ….ma il collare era scarico da 2 anni (quantomeno da agosto 2022) quindi difficile sapere che fosse dietro la curva, mentre lo sfortunato Papi avrebbe dovuto sapere che era possibile ci fosse. L’idea alla base della tutela della biodiversità è conservare quanto più completo un ambiente di cui abbiamo capito l’importanza. I grandi carnivori non solo sono parte di questa biodiversità ma ne sono all’apice e sono loro a decidere persino che fiori cresceranno l’anno prossimo nel prato ( predando gli erbivori ne riducono il numero che a loro volta calpestano meno i prati ). Pertanto convivere con i selvatici non solo è possibile, ma persino utile per un futuro migliore. Si può andare a correre nel bosco, si può crescere i cuccioli…basta solo farlo nei dovuti modi, e noi homo che siamo intelligenti, dovremo capirlo e farlo, se non altro per nostro mero tornaconto 

  44. D’accordo con 146. Se qui in Liguria mi dicessero che devono ripopolare la regione con coccodrilli o serpenti …?? ma per favore.
    La convivenza non esiste, almeno qui. L’unica domanda sensata e’: ma perché’ qualcuno ha deciso che gli orsi andavano reintrodotti? poveri orsi, tra l’altro. E soprattutto, smettiamola di insinuare che quel povero ragazzo, forse, forse, avrebbe dovuto avere un comportamento diverso. Correva su una sterrata in un bosco, non stava andando in auto a 200 all’ora. Mi chiedo invece, ma si poteva fare qualcosa per evitare che quella (povera) mamma orsa si trovasse dietro quella curva alla quale si stava avvicinando il ragazzo, visto che la (povera) mamma orsa era già’ stata identificata da tempo come pericolosa? Se poi vogliamo reintrodurre gli orsi e farli procreare, per favore, mettiamo transenne e reti di acciaio ai sentieri.
    Qui dalle mie parti si dice: sciuscià sciurbi non se pe…. Traduzione facile 

  45. Carlo. Hai perfettamente ragione. Recentemente un guardiaparco esperto di lupi mi ha mostrato come intrecciano i nostri percorsi ( sentieri e stade) con i loro in funzione dei loro obiettivi, in particolare il risparmio di energie per cacciare. Io ero convinto erroneanente che evitassero le strade. Questo è in esempio di come sia utile una continua educazione dei praticanti che frequentano certe zone da parte degli “esperti” di comportamento animale. 

  46. Prima di certificare che non è possibile convivenza tra selvatici e umani in un territorio sempre più spopolato direi di rispettare le norme del PACOBACE nella loro completezza. Sarebbe come voler cambiare la Costituzione perché non riusciamo a rispettarla.
     

  47. Vegetti. Marco la parola colpa non andrebbe usata. Non c’entra proprio nulla con il tragico deragliamento della comunicazione e dell’incontro ravvicinato tra due specie viventi. Io penso che ci siano due modi per onorare la memoria di Andrea Papi e dimostrarsi all’altezza della sua famiglia, che ha reagito con straordinario equilibrio, tenendo conto del dolore che li ha investiti. A livello delle istituzioni, prendere le decisioni necessarie, con determinazione e coscienza, senza farsi condizionare da paure o opportunismi finalizzati al consenso. A livello di coloro che praticano il trail running  in ambiente fare tesoro della sua drammatica esperienza per ricavarne dei protocolli di prevenzione e di comportamento che non possono eliminare il rischio ma contenerlo. Senza urlare e mettere in scena l’abituale teatrino al quale siamo abituati. Perché quello è davvero offensivo nei suoi confronti. 

  48. Va da se che gli animali per spostarsi usino percorsi comodi come sentieri ben marcate e strade.forestali. lo fanno per risparmiare energia, un orsa coi cuccioli, poi, ancor più proprio per avere una maggiore visuale dovesse incontrare un maschio che ammazza i cuccioli per accoppiarsi
     
     
     
     

  49. L’errore non è ne dell’orsa ne del ragazzo. L’errore è lasciare troppi capi in un territorio troppo piccolo e fortemente antropizzato.O mandiamo via gli orsi o mandiamo via le persone. Le probabilità di incontro sono altissime. I protocolli (pacobace o simili) sono inefficaci se i numeri sono eccessivi. Ridicolo pensare che qualcuno che in bosco ci vive o che lo frequenta assiduamente possa dotarsi di campanacci o simili; solo pensarlo è ridicolo e denota una non comprensione della situazione che si è venuta a creare

  50. Roberto P. – Da quanto ho letto oggi, il povero Papi correva in discesa su una forestale, come hai detto tu. E come hai detto tu, ha imboccato una curva cieca. Quello che mi viene da pensare è che sì, l’orsa l’ha sentito arrivare: poteva essere un altro animale o un umano. Ma aveva i piccoli, per cui ha assunto un atteggiamento difensivo, visto che probabilmente lai poteva sparire in un attimo mai i cuccioli no. Gli animali sanno come e dove è meglio affrontare una minaccia, vera o finta che sia: in mezzo alla strada avrebbe probabilmente avuto maggiori chance di difesa, soprattutto dei tre cuccioli che, come tutti gli animali molto giovani, non sanno ancora come comportarsi… Il povero Papi non aveva l’ABS, per cui, correndo in discesa su un terreno ben noto, avrà avuto la sfiga di fermarsi troppo vicino… Credo, leggendo quello che la Forestale ha ricostruito sia andata più o meno così… Senza colpe, né da una parte né dall’altra: fatalità, essere nel posto sbagliato nel momento sbagliato… Papi faceva quello che aveva spesso fatto e gli piaceva fare, l’orsa faceva semplicemente l’orsa con prole al seguito…

  51. Stefano. Speriamo che superata la fase emotiva si possa sapere di più sulla dinamica dell’incidente. Non per giocare a fare Rocco Schiavone, gioco che sarebbe stupido e macabro, ma per ricavarne anche indicazioni di comportamento per chi pratica certe attività in ambiente. Come accade anche per gli incidenti in montagna. Ad esempio nel resoconto citato della Forestale ci sono elementi che fanno riflettere chiunque abbia un po’ di pratica di trail running, premesso che non conosco i luoghi e quindi qualcuno che li conosce potrebbe contribuire.  Andrea Papi era giovane e allenato, era su una strada forestale e correva in discesa. Non era su un sentiero tecnico in mezzo al bosco. Presumibilmente andava veloce ed era concentrato sulla corsa più che sull’ambiente. Così come probabilmente non faceva segnali periodici di avvertimento. Chiunque corra avrebbe fatto lo stesso. Fai già abbastanza rumore correndo veloce su una sterrata e poi non ti aspetti di trovare un animale li’. Abbassi la guardia. Da me abbiamo conghiali e lupi,  molto meno pericolosi a quanto pare, ma io abbasso sicuramente la guardia sulle sterrate, dove una sola volta ne ho incrociato uno. Sui sentieri in mezzo al bosco sto più in guardia e attento a cosa succede sopra di me e sotto di me. Questa è dunque la prima riflessione da fare. Mai abbassare la guardia anche in ambienti meno wild e modificati dall’uomo. Poi c’era una curva cieca pare e lui si è trovato davanti l’orso mentre era in velocità con pochi margini di manovra per fare qualcosa per non far interpretare il suo comportamento come aggressivo, tipo arretrare o fermarsi. Se l’incontro è stato inaspettato per Andrea non penso lo sia stato per l’orso. Lui lo ha sicuramente sentito ma non si è spostato o fuggito. Non sappiamo perché ma anche questo è un punto di riflessione. Non è detto che l’animale fugga anche se ci sente. A me è capitato con un cinghiale. Mi ha sicuramente sentito ma era spaventato. Me lo sono trovato davanti inaspettatamente girando l’angolo cieco di una casa in un villaggio diroccato e abbandonato ma ho avuto tempo per arretrare senza girarmi.  Ora quando passo di lì rallento preventivanente. Questo significa che anche sui percorsi abituali dobbiamo stare attenti ai punti ciechi. Non dobbiamo dare per scontato che sia lui a spostarsi anche se ci ha sentito. Il problema è a carico nostro: dobbiamo sempre tenerci un margine di manovra visivo e di movimento. Queste sono le prime riflessioni che mi vengono. Quando ne sapremo di più mi auguro vengono fatte adeguate riflessioni dai professionisti e poi divulgate. La convivenza è possibile ma difficile. Ognuno deve fare la sua parte. Sicuramente le autorità istituzionali preposte ma anche noi praticanti. Poi si sa il rischio esiste e non lo elimineremo mai. Ma qualche dritta comportamentale ricavata dalla conoscenza e dall’esperienza  può aiutare a contenerlo. 

  52. Carlo, solo per correttezza, il radiocollare era scarico da agosto, non da 2 anni. C’è anche scritto nell’articolo.

  53. Concordo con Lei Sign Stefano. Ho sempre sostenuto l’abbattimento, come del resto prevede il PACOBACE. La dinamica mi pare spieghi sia gli errati comportamenti del povero Sign Papi, sia le gravi e colpevoli mancanze della P.A.T. che non è intervenuta alle prime avvisaglie di confidenza da parte dell’orsa che, ricordo, aveva il radiocollare scarico da 2 anni pur sapendo che si era già avvicinata, e che probabilmente lo ha insegnato anche ai figli!!!
    Ovvio che sarà necessario sincerarsi oltre ogni dubbio sia jj4 la responsabile

  54. Diciamo che, proprio per la potenza orsino da Lei descritta, è la peggior cosa si possa fare. La P.A.T. diciamo che non ha fatto tutto quello che doveva fare ( personale, educazione, periti eccetera eccetera) . In  Slovenjia convivono da sempre con i grandi carnivori ed oramai i rimborsi per danni dono residuali, segno che protezioni e dissuasioni funzionano, li il problema del personale lo hanno risolto affidando il tutto ai cacciatori. Ovviamente addestrati, preparati e con supervisione. I cacciatori stessi si dono convinti dell’importanza dei grandi carnivori ( i palchi dei cervi cacciati sono migliori di un tempo ). Gli orsi vengono abbattuti per tenere sana e sotto controllo una popolazione numerosa e rigogliosa. Ma c’è voluto tempo e volontà politica per arrivarci, per insegnare all’orso che un favo naturale è più facile di un’arnia, che un selvatici è più facile di un domestico. Qui tempo ne abbiamo avuto (30 anni ) ma volontà politica gran poca. E gli animi dei cacciatori trentini non sono ancora pronti. Dare spray o peggio fucili alla qualunque non può e non deve essere la soluzione

  55. 1 le arnie erano dotate di rete elettrificata (kit dato in dotazione da provincia)’ vi ricordo che nn esiste niente anti orso se lui ha un obiettivo (M49 docet)
    2 la stalla era chiusa con porta in rete ferro e chiavistello; ma sai…le sue amabili unghiette si sono incastrate nella rete ed anno piegato a 90 il chiavistello di 3-4 Cm. (Ragazzi gli orsi sono più potenti di quel si pensi).
    Cmq ci hanno rimborsato le arnie…forse riesco a ricomprare l’arnia e la famiglia, ma nn è importante… è un rischio che ho accettato…
    Quella notte, e per più notti di fila, un manipolo di forze dell’ordine hanno inseguito il plantigrado ma senza successo, nel senso che quando lui aveva fame si fermava a cibarsi in pollai o apiari aimé non costruiti con metodo antiatomico sbattendosene bellamente.
    Visto che citi il protocollo ricordati che gli articoli j e k ..visto che è entrato in una stalla adiacente a più abitazioni…ma nn vorrei fossero applicati per così poco.
    Io son contento che l’orso ci sia ma, come rispetto la sua potenza anche lui deve rispettare la mia, come io devo stare attento quando sono in un bosco, lui deve stare attento quando entra nella stalla, tutto qui, rispetto reciproco nessuna gerarchia, ne da una parte ne dall’altra; e che vadano in mona due arnie distrutte….si ricomprano…
    La si smetta di trattare come ignoranti le persone che subiscono queste cose perché non tutto è risarcibile con i soldi, io voglio solo la possibilità di difendermi adeguatamente (in Canada t danno un fucile se vai a fare rilievi fuori città…) io nn chiedo tanto ma almeno lo spray o squadre di volontari (nn 10 forestali in croce) addestrati a persuaderlo con fucili a pallini di gomma mi sembra il minimo.
    Non queste cagate emanate dalla Pat!!!
    Se avviene un attacco con contatto fisico,  stendiamoci al suolo a faccia in giù, con  le dita delle mani intrecciate dietro il  collo e le braccia a proteggere il capo,  restando assolutamente immobili finché  l’orso interrompe l’azione e si allontana.  Non fuggiamo, non gridiamo e non tentiamo  di colpirlo. Se indossiamo uno zaino,  non tentiamo di liberarcene, potrebbe  essere utile per proteggersi. Rimaniamo a  terra finché siamo certi che l’orso si sia  allontanato (e tu sia tutto intero aggiungo)
    Un altro consiglio letto in internet è : Non reagire (tipico di una societàddi schiavi, aggiungo)

  56. 125
    Il nostro futuro Premio Nobel non legge differenze nei mondi. Le elezioni americane sono tutt’altra cosa da quelle russe. Biden è al 37% di gradimento, Putin all’80%. Il terrore dei democratici USA è quello di perdere le presidenza e questo li spinge ad atti di forza (vedi Taiwan –che gli USA non riconoscono come indipendente- e il suo riarmo, vedi la NATO che cerca di risucchiare il Giappone, vedi le (ridicole) sanzioni contro la Cina, vedi il sostegno finanziario, militare, di intelligence ad un regime corrotto come quello ucraino) per cancellare l’onta della fuga dell’Afghanistan, l’incapacità di fermare deficit e inflazione o di marginare l’afflusso di clandestini dal Sud America. Putin, piaccia o non piaccia all’Occidente, ha ridato ai russi il senso di Patria e di potenza cancellato da Eltsin. Fa ridere che del 20% “contro” Putin il 7/8% gli imputi troppa morbidità con l’Ucraina di Zelensky…
    Come ognuno sa, comunque, una guerra diretta tra superpotenze nucleari è impensabile (così come uno scontro diretto tra Russia e USA/NATO): tutti sanno che non esisterebbe più un mondo sul quale “comandare”.
    Altra “falla” del nostro futuro Premio Nobel, i BRICS. La loro economia collettiva ha superato per la prima volta quella del G7. C’è la fila per entrarvi,compresi Stati da sempre alleati degli USA (vedi Arabia Saudita). E, se nessuno se ne è accorto, il dollaro sta perdendo terreno come “valuta mondiale” se addirittura Corea del Sud e Indonesia useranno lo yuan cinese per i loro scambi commerciali… PS – E tutti, europei e americani, continuano a comprare petrolio russo anche se arriva via terzi…

  57. 1, le arnie non erano antiorso. Il Pacobace aiuta economicamente e tecnicamente nella costruzione 
    2, la stalla non era ben chiusa ne sorvegliata. Il pacobace, a chiamata, interviene ad allontanare l’orso 
     

  58. Problema 1:
    Antonio ha i topi in cantina.
    Soluzioni:
    1. Derattizzazione (controllo della popolazione)
    2. Convivenza pacifica
    Problama 2: “il sud Italia è come la Colombia”
    https://www.repubblica.it/sport/ciclismo/2023/05/11/news/evenepoel_giro_condizioni-399647431/?ref=RHLF-BG-I399595087-P16-S3-T1
    Soluzioni:
    1: Canili (stessa cosa di un Casteler ma in miniatura)
    2: Convivenza
    Tornando seri, nelle tesi di fondo c’è una velata ipocrisia in quanto l’orsa può difendere il suo territorio e difendersi (anche ammazzando) mentre l’uomo non può farlo e non sto parlando di spedizioni punitive, dimezzamento esemplari o cazzate leghiste del genere ma ad una banale autodifesa (qui ti consigliano di sdraiarti, suerte).
    Giunti nel suo scritto arriva a sostenere come plausibili anche futuri infanticidi, io nel mio sostengo plausibili anche orsicidi e non dovrebbe sconvolgere o far irritare nessuno, siamo animali ed agiamo da animali.
    Perchè è facile parlare di ritorno alla natura, rallentare i ritmi di vita convivenza con gli esseri non umani finche non ti trovi per due sere di fila l’orso nella stalla o le arnie demolite, immedesimatevi, oltre che nell’orso, nel lupo o nel cane, anche nella persona che resiste a stare in montagna.
    datemi pure del retrogrado che non sa vivere in armonia con la natura ma prima rispondete sinceramente ai due problemi sopra e vedrete.
     
    Saluti
    w la natura
     

  59. La prima frase è ovviamente l’intervento di Alberto Benassi, che non sono riuscito a marcare come tale.

  60. Si… ma la differenza è che,  vogliamo fare gli avventurieri, i tarzan, ma lo vogliamo fare come se fossimo in un luna park. E pretendiamo che tutto quello che è nel luna park, sia assoggettato alle nostre isigenze, come se fossero degli arredi, dei soprammobili e non degli esseri viventi con tutte le loro peculiarità.
    Pienamente d’accordo, ed è proprio questo il cuore del problema che secondo il mio modestissimo parere bisognerebbe cercare di superare.In Italia purtrtoppo l’atteggiamento di moltissime persone verso la Natura risulta fortemente influenzato da un certo pseudo-ecologismo ai limiti del demenziale, che per anni ha propagandato l’immagine degli animali selvatici di tutte le specie e tutte le taglie come creature dolci e “pucciose” al pari di tanti orsacchiotti di pezza, i cui rapporti con gli esseri umani non possono che essere improntati a simpatia e affetto reciproci (c’è stato chi ha farneticato di “fratello lupo”), e che non esita, come stiamo appunto vedendo in questi giorni, a negare la realtà delle cose in modo addirittura grottesco.
    Questo atteggiamento è doppiamente pericoloso. Da un lato, perché impedisce la diffusa percezione della necessità di misure di sicurezza, individuali e collettive, per ridurre se non eliminare il rischio di tragedie. Dall’altro, cosa forse ancora più grave, perché quando una tragedia avviene si scatena una reazione nella gente che si sente “tradita”, un po’ come chi venisse morso dal bastardino che ha raccattato in strada, al grido di “eliminiamo gli orsi assassini!” – annullando così, in un solo momento, anni di paziente lavoro per insegnare il rispetto della Natura così com’è, e non come viene immaginata in certe favolette.
     

  61. Semplicemente, era chiaro a tutti che se si vogliono avere i boschi, e se si vuole che i ragazzi possano andarci, certe disgrazie possono purtroppo capitare.

    Si… ma la differenza è che,  vogliamo fare gli avventurieri, i tarzan, ma lo vogliamo fare come se fossimo in un luna park. E pretendiamo che tutto quello che è nel luna park, sia assoggettato alle nostre isigenze, come se fossero degli arredi, dei soprammobili e non degli esseri viventi con tutte le loro peculiarità.

  62. Se posso tornare in argomento:
    visto che come ho detto io stesso, le esperienze e gli atteggiamenti in Nord America rispetto ai grizzly, di cui ho qualche conoscenza diretta (mio genero è canadese, lui è mia figlia si conobbero sull’ Annapurna) non sono applicabili da noi, vorrei fare l’ esempio di una vicenda che mi ha toccato molto da vicino.
    Diversi anni fa, quando mi occupavo di scoutismo (adesso sono troppo vecchio), un ragazzo diciottenne del mio gruppo rimase ucciso dalla caduta di un albero (non cadde “da” un albero; gli cadde un albero addosso, sradicato da un colpo di vento). Vicenda ovviamente tristissima, per i genitori come per noi, ma non è che ci furono polemiche e discussioni infinite circa come e perché l’albero fosse caduto, se la Forestale non avrebbe dovuto accorgersi prima che era pericolante, se il ragazzo (che guidava un gruppo di ragazzini più piccoli) avesse o non avesse studiato bene le previsioni del tempo, se queste ultime fossero state corrette, se non fosse magari il caso di sciogliere quel gruppo scout o magari tutti i gruppi della Germania, e così via. Semplicemente, era chiaro a tutti che se si vogliono avere i boschi, e se si vuole che i ragazzi possano andarci, certe disgrazie possono purtroppo capitare.
    Bisognerebbe forse, sia pure dopo aver preso tutte le precauzioni possibili, arrivare a considerazioni del genere circa gli orsi del Trentino. I lupi però sono tutta un’altra faccenda, e temo finiremo per avere guai seri.

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    no

  63. ehm ehm….
     
    https://www.ildolomiti.it/cronaca/2023/morte-di-andrea-papi-lesperto-sulla-ricostruzione-che-scagiona-lorsa-jj4-una-sciocchezza-il-dna-e-certo-e-sui-segni-della-dentatura-roba-da-praticoni
     
    Qui due punti…
    a) la gente parte subito in quarta per scagionare l’orsa senza nemmeno attendere l’incidente probatorio.. (se non erro non ho la procedura civile e penale in testa)..
    b) conferma che gli ESPERTI animalisti sono talmente smaniosi di scagionarla che fan di tutto pur di tirare acqua al loro mulino…
    Roba da praticoni … si dice.. 
     

  64. Stefano. Ci mancherebbe che volessimo che tu non scriva più. Solo che magari ti ponessi come uno che fornisce un contributo non la Verità a dei poveri idioti. A tavola ognuno porta quello che ha o ritiene interessante anche per gli altri. Sono gli chef attuali che pensano di essere Dio, ma quello è marketing. Anche perché non è detto che dall’altra parte non ci sia qualcuno che magari ha qualche conoscenza di come funziona il mondo e in particolare il retrobottega. L’uso dell’Io e Voi è il peggior nemico della comunicazione: alza barriere e quando si alzano le barriere non passa più niente, anche quello che c’è di buono. Almeno questa è la mia esperienza personale nel lavoro di una vita con le persone. Riguardati e cura il sonno, ci si può lavorare e te lo dice uno che ha anche lui ha sempre avuto problemi e che ora sono ancora più gravi visto che da due mesi sono costretto a dormire nella posizione del cadavere. Il peggior modo è accendere di notte il computer. Meglio un buon vecchio aiuto analogico come un libro.  Saluti. 

  65. Una colonna sonora
    «La vita dell’orsa JJ4 non ci restituirà nostro figlio. Troppo comodo cercare di chiudere questa tragedia eliminando un animale, a cui non può essere imputata la volontà di uccidere. Non ci interessano i trofei della politica: noi pretendiamo che ad Andrea venga restituita dignità e riconosciuta giustizia. […] Le istituzioni non hanno fatto niente per spiegare alla gente come comportarsi con un numero così alto di orsi: cosa fare per prevenire incontri, quali zone non frequentare, come reagire a un attacco. […] Hanno lasciato tutti ignoranti e tranquilli, senza nemmeno installare i cassonetti anti-orso in tutti i paesi a rischio»
     
    Così si è espresso Carlo Papi riguardo alla morte di suo figlio Andrea, ucciso

  66. …ha dimenticato il 5G e le scie chimiche…
     
    Devono essere gli acciacchi e il poco sonno.

  67. Ahahha mi avete fatto ridere.
    Posto che non so cosa ha scritto Matteo, parlo degli altri…
    Per l’orario ieri sera mi sono addormentato e bene alle 20 piu’ o meno e svegliato alle 23e30… non riuscivo piu’ a prendere sonno poi…
    Vegetti ha indovinato alla perfezione… quest anno record di minori consumi di energia elettrica e riscaldamento … con quello che costavano… quindi si… in casa 3 maglioni, 3 paia di calzetti… e doccia bella frizzantina (pero’ un poco scaldavo…ma poco poco)… perché faccio così? Voi mi direte… non hai i soldi?…si li ho ma mi esercito per il futuro.. chi si esercita a condizioni di vita piu’ ristrette se poi arrivano per lui mentalmente sono un gioco da ragazzi. 
    Pasini, sono d’accordo con quello che hai detto…nell’ironia oltre che invitarmi a non scrivere (ma non sono simpatico :-)??) ammetto che dove non è il mio campo … la questione ambientale devo carpire di qua e di la’… e non è detto che le fonti siano corrette (ma le fonti è un po’ un problema interdisciplinare…quante volte ho letto fonti autorevoli in economia che hanno poi sbagliato???… io non sbaglio pero’ :-))
    Ad ogni buon conto… sulla parte ambientale se vi prendeste la briga di prendere un bel grafico sulle macchie solari notereste che siamo stati in un picco.. c’è su internet il grafico se lo vedo ve lo posto.
    E ciclicamente ora dobbiamo andare giu’ e quindi vien piu’ freddo… potrebbe essere che gli scienziati del riscaldamento globale abbiano ragione… sono piu’ competenti di me, pero’ non tengono conto di quest altro fenomeno.
    D’altronde degli scienziati del climate change ve ne sono quelli per il “fate presto” e altri invece che dicono ok dipende dall’uomo ma le conseguenze che taluni prospettano sono esagerate.
    Concludendo: nulla da dire sulla questione climatica.. sospendo il giudizio non ne ho le competenze se non farmi un’idea su quello che leggo. Sugli esperti ribadisco.. quelli faunistici, medici, ambientali personalmente non li seguirei…nel senso che la politica deve ascoltarli, ma poi ponderare anche le questioni economiche (in pandemia il lockdown è stato di certo eccessivo per il tipo di pandemia che c’era e questo è passato grazie agli esperti… passi marzo 2020 ma poi 2021 le zone potevano evitarle).
    Quello che invece non accetto Pasini (nel senso mi infastidisce un po’) è che non credi a quello che dico…lo riporto per l’ennesima volta
    a)      Estensione guerre (specie 2024 in poi.. perché? Perché in Usa  e Russia ci sono le elezioni)..
    b)      Default dei debiti in occidente (dovrebbe essere prima Europa)
    c)       Formazione di una nuova societa’ basato sulla moneta digitale, controllo serrato dei consumi (si parla di consumare il 25% di quello che consumi ora), credito sociale cinese, tracking della co2, e della id digitale (il riconoscimento facciale di Piantedosi va in questa direzione… vedete che tutto collima..)
    Qui francamente è il mio campo….è abbastanza avvilente (ma lo imputo alla vostra ignoranza :-)) che mi diate zero affidabilita’.. pazienza.. tempo al tempo…
    Bon vi saluto
    Ps.: Benassi, certo che un giorno si puo’ organizzare, ma non vi invito a casa mia che devo restaurare, ma bensì in un buon locale :-).
    Ps2: se volete che scriva poco, Pasini, prega che i miei acciacchi mi passino… dopo un bel po’ di giri in montagna mi è ritornato fuori un problema e poi dopo un altro…uffa….
    Tempo bello e fisico ok non mi leggete piu’ :-).

  68. Benassi. Sicuramente vengo anch’io come nella canzone di Jannacci. Mi piace il “farlo strano” e mi attirano più le varianze che le normalità, almeno dal punto di vista della curiosità per la complessità degli umani che mi ha sempre attirato, confesso, più dei mucchi di pietre che diventano montagne solo per noi. Forse non per gli orsi. Mah…saperlo con certezza non lo sappiamo. 

  69. 121) dai Marco non fare lo schizzinoso, vieni che mentre si magna ciccia di orso, rigorosamente cacciata, frollata e ben cucianata da   Stefano, lo stesso ci illumina di come si sta al mondo.
    E’ invitato anche Pasini.

  70. Bisogna sempre stare in guardia. Le minacce sono ovunque intorno a noi e c’è un sacco di gente nascosta e malevola che ci vuole fottere in vari modi. Mai mollare la vigilanza. Per fortuna qualcuno lo fa per noi che viviamo nelle tenebre e in una irresponsabile mancanza di consapevolezza e attenzione e siamo destinati ad essere schiavizzati e sodomizzati. Si stima che quelli davvero tosti e tenaci dotati di questa sensibilità siano il 6/8 % della popolazione. La percentuale nei social è sicuramente più alta. Diffida oggi, diffida domani e qualche volta ci prendi. Come diceva la zia Mariannina del divo Giulio: “A pensar male si fa peccato ma ogni tanto si azzecca”. Infatti lui seguendo i consigli della zia è sopravvisuto a lungo e ad ogni traversia. 

  71. 120. Alberto, io non vengo… Mi sa che bisogna mangiare con le mani sul tavolato (così non si spreca acqua e non si sprecano soldi per il sapone), bere a canna dalla bottiglia comune (scusatemi, sono schizzinoso), portarsi una copertina per riscaldarsi dopo pranzo (con il tempo che fa… poi mica si accendono i caloriferi o le stufe, si consuma!)… Ma poi, a quanto dista il luogo del pranzo dalla strada asfaltata più vicina? Mica vuoi venire con il 4×4 che inquina e consuma… Nota positiva, posso portarmi appresso il Remington, caso mai arrivassero orsi, lupi o umani affamati (alla Walking dead…). No, mangio a casetta mia… 

  72. VOI siete fatti apposta per essere presi in giro. VOI.

    meno male che ci sei te Stefano. Veniamo tutti a magnà a casa tua.
    Apparecchia!!

  73. ci illumini con instancabile tenacia anche in piena notte, alle 3.07

    Caspita. O ci sta scrivendo da oltreoceano, oppure siamo già a un livello, diciamo, patologico… 

  74. Stefano, tu ci illumini con instancabile tenacia anche in piena notte, alle 3.07  e poi anche di prima mattina quando siamo ancora intontiti dal sonno della ragione.  Ma noi siamo abituati a vedere solo pallide ombre della realtà, incatenati nel fondo della famosa caverna. Siamo accecati dalla luce se ci porti fuori senza lasciare che i nostri occhi si abituino progressivamente. Abbi dunque pieta’ di noi e dispensaci la luce della verità, poco per volta, con comprensione e pietà, come la mamma con la dolce Euchessina o Mary Poppins con la pillola che con un poco di zucchero va giu’. E poi, se mi permetti un’osservazione,  risparmia le forze, la Rivelazione è un’impresa dura e faticosa, un Tor des Geants. Come avrai notato, anche altri  profeti e vaticinatori del blog, quelli più esperti, sono progressivi nel loro zelo e ogni tanto si prendono delle ferie. Non vorrei che tu esaurissi le tue energie e ricadessi in quel fenomeno carsico di cui si è parlato recentemente, che ci ha privato a volte improvvisamente, senza preavviso, di “cibo per la mente”, creandoci delle crisi di astinenza. Un caro saluto dal fondo della caverna. 

  75. Uuhh, se lo dice il Daily Mail dev’essere così!
    In effetti anche ammiocuggino ci sudavano di più le ascelle vent’anni fa…
     
    Tu si che sei furbo e non ti fai prendere in giro, mica come noi coglioni

  76. https://www.dailymail.co.uk/news/article-2425775/Climate-scientists-told-cover-fact-Earths-temperature-risen-15-years.html
     
    Ma no! dai… impossibile… 
    E intanto via l’auto, ti indebiti per efficientare la casa, via i forni a gas, su pompe di calore che in localita’ di montagna non funzionano, per cosa???
    Per una cosa che non esiste…
    Ma guarda te che simpatici questi esperti… gli altri ERANO CERTI DELL’INCREMENTO DELLE TEMPERATURE…. al 99% delle pubbblicazioni lo diceva…
    VOI siete fatti apposta per essere presi in giro. VOI.

  77. Senti chi parla..che chiede dove ha insultato . .. Cosa vogliamo fare Matteo… Andiamo avanti in questa maniera inzaccherando il forum bisticciando come due bambini dell’ asilo dimostrando maleducazione verso il titolare o ci diamo un taglio. Da oggi sai che ti ignoro quindi se rispondi quando leggo Matteo salto di pié pari. 

  78. Ovviamente l ho fatto cancellare da Gogna. Chiedi pure al titolare… E se si è dimenticato ho salvato la videata… Gliela mando via mail… Così poi te la gira…
    Insulti tutti… Quelli che nn la pensano come te e poi hai ancora la sfacciataggine di fare lo gnorri…pazzesco 

  79. Stefano, puoi indicare dove ti avrei dato dell’idiota?
    Così, giusto per completezza di informazione

  80. 107 # riapro solo un attimo per chiarire anche se sembra affare serio…che ci siano dei portavoce della chat mi sembra un po dubbio quindi parli pure al singolare.
    Non mi sembra affatto di essere su un sagrato di una chiesa e a un funerale visti e letti gli ultimi post…se a Lei si ,pazienza.Sulla testata del gogna blog, bar,rifugio o come uno se lo immagina Vi è chiaro quello che ci si trova …se non le sta bene quello che dico lo ignori , comunque se ho offeso o mandato in ferie il rispetto posso anche chiedere scusa non ho problemi.
    Ha ragione Pasini ed il titolo del post in questione…il predatore non è l orso/a ma il pseudo giornalismo che fomenta queste  zuffette degne di programmi con plastici e affini come lo è anche questa.
    Ah un ultima cosa….alla ten. Colombo, se le piace mettere i cognomi ci metta qualche volta il suo.ripasso e richiudo chiedendo scusa ai lettori G.blog  per la lunghezza …p.s.ma la barzelletta almeno la conosceva?😉

  81. Io invece per te citerò mia nonna, figlia del popolo, ma sagace: te mandi minga a dàa via el cu, perché te fòo ‘n piaseé, pirla!

  82. Spiritoso Sign antoniomereu, non sono io a mettere dentro la famiglia, ma le parole iniziali dell’articolo che lei ha  commentato con una boutade quanto meno infelice e di cui pochi ne sentivano il bisogno

  83. Matteo, visto che in altro post mi avevi insultato (dandomi dell’idiota), scendo, anzi sprofondo al tuo livello… va fan culo. Va. 
    Grazie ai tuoi esperti del caz, vedrai tra meno di 10 anni che vita di merda farai te, che non me ne frega niente, ma faremmo tutti. Vi state legando il cappio da soli al collo… 
    Poi ci sara’ la reazione della gente a questa vita di merda… e la’ ne vedremo delle belle. 
     

  84. Che un responsabile finanziario di aziende possa scrivere e ragionare (chiedo scusa per la parola un po’ forte) come scrivi e ragioni qui potrebbe, in effetti, spiegare il declino dell’apparato produttivo in Italia.
    Comunque è la chiara dimostrazione che essere preclari esperti in un campo qualsivoglia non salva dallo sparare cazzate sesquipedali in altri campi!

  85. Mg, se Matteo non faceva quelle affermazioni stupide e provocatorie è ovvio che non avrei fatto un post simile… se non ci arrivi è perchè hai un QI limitato. Se ci arrivi come non detto. 
    Quando uno per attaccare l’interlocutore va a guardare come ha scritto in italiano vuol dire che è alla disperazione. 
    Faccio qualche errore, che cmq fino ad ora nelle cose PRATICHE non mi ha dato nessun impedimento. 

  86. Dovessi correre dietro a commento in o commento out come fa lei sig Carlo altro che la vite senza fine…
    La mia e’ ed era solo una barzelletta …la famiglia del ragazzo se c è  ora la mette solamente Lei…
    E ogni tanto sorrida che a prendere tutto troppo seriamente e alla lettera ciò che scrivo e scrivono gli altri .
    Passo e chiudo.

  87. “gli spiegai un po’ di finanza… prova a chiederli… a costui …”
    certamente si ricorderà dell’uso mirabile della lingua italiana ancor prima degli insostituibili suggerimenti tecnici. 
    deve essere la vena finanziaria e la consulenza aziendale a rendere un tantino egoriferiti. Ne ricordo un altro qui sopra.
    io ricordo quando Annibale mi chiese dove scavalcare le alpi e gli diedi un consiglio che ricorda ancora adesso. e ora a cuccia.
    (scusate, ma fronte di simile bassezza, non ho resistito a calciare la palla in tribuna. prosit)

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