“Agli stronzetti pseudo ambientalisti e comunisti che sono contro il Comprensorio dico solamente. Succhiate e lo dico da Sindaco”.
Incontro pubblico su clima, lavoro e turismo nelle “terre alte”. Al centro
il progetto di comprensorio sciistico Colere – Lizzola:
Martedì 4 marzo 2025, ore 20.45 – Cine-teatro di Boccaleone, Bergamo.
Stronzetti pseudo-ambientalisti
(collegamento sciistico Colere – Lizzola)
di Fabio Balocco
“Agli stronzetti pseudo ambientalisti e comunisti che sono contro il Comprensorio dico solamente. Succhiate e lo dico da Sindaco”.

Ha fatto il giro della rete ed è diventata una sorta di cult la frase (degna di una approfondita esegesi: chi è ambientalista è anche comunista?) con cui Walter Semperboni, primo cittadino di Valbondione, ha apostrofato tutti coloro che si oppongono al collegamento sciistico tra Lizzola, frazione del suo comune, e Colere, altro comune della bergamasca. In pratica, si vorrebbero collegare due valli, la Val Seriana e la Val di Scalve, e due località già dotate di propri impianti di risalita (quella di Colere ha il suggestivo nome di “Colere infinite mountain”!). Fin qui, magari chi non conosce il progetto potrebbe dire: “beh, che male c’è, in fondo se è un piccolo collegamento tra impianti che già esistono…”. La realtà è un po’ diversa. Innanzitutto, la montagna stessa tra le due località si oppone/frappone al collegamento. Tant’è che per attuarlo, occorrerebbe bucare da una parte all’altra il Pizzo di Petto per 450 metri di lunghezza e piazzarci un bel tapis roulant. Seconda considerazione. Per attuare il collegamento si andrebbero a sfregiare due valli integre, la Val Conchetta e la Val Sedornia, che sono all’interno del Parco Regionale delle Orobie Bergamasche. E in più c’è la Zona speciale di conservazione (Zsc) “Val Sedornia – Val Zurio – Pizzo della Presolana”. Terza considerazione. Sarebbe la collettività che si dovrebbe accollare gli oneri dell’operazione: oltre al buco con relativo tapis roulant, tre nuove cabinovie, una nuova seggiovia, tre nuove piste, un bacino per la realizzazione di neve finta di portata tra i 60000 e gli 80000 metri cubi e un sistema di produzione di neve artificiale che dovrebbe servire tutto il comprensorio (altrimenti, per usare il linguaggio colorito del sindaco “col c… che si scierebbe”) per un totale di 50 milioni di euro a fronte di un costo totale di 70 milioni.
Quindi, impatto territoriale, impatto ambientale, costi per la collettività… Tra l’altro, a quest’ultimo proposito: la società Valle Decla, che detiene il 100% delle quote della Rsi s.r.l. che dovrebbe realizzare il tutto, crede fortemente nell’operazione: viene da domandarsi perché allora non ne sostenga totalmente l’onere secondo il principio del rischio d’impresa…
Ma torniamo ai costi, per parlare invece dei benefici. I benefici sarebbero quelli di cercare di evitare lo spopolamento della montagna. Ben che vada, se tu amministratore di montagna, con i tempi (soprattutto atmosferici) attuali pensi di evitare lo spopolamento con l’ampliamento dell’offerta sciistica, fai un buco in quell’acqua che uscirà dagli impianti sparaneve quando le temperature non consentiranno più l’innevamento artificiale, o lo consentiranno solo a quote elevate. Detto altrimenti: ci metti una pezza, sì, tra l’altro spendendo un sacco di soldi della tua collettività, ma non risolvi il problema e ti ritroverai con il tuo territorio scempiato e, proprio per questo, senza turisti. Bella prospettiva! E diciamo che molti la pensano così, visto che una petizione contraria al comprensorio ha ricevuto più di 26.295 firme (aggiornamento al 20 febbraio 2025). Vedi:
https://www.change.org/p/no-al-collegamento-sciistico-colere-lizzola-salviamo-un-area-incontaminata-delle-orobie
Ultima considerazione. Il progetto non è nuovo, tutt’altro, risale a decenni addietro. E qui vale la pena ricordare come negli anni 2006-2008, sempre il comune di Valbondione, che esprime il sindaco di cui sopra, “si portò avanti con i lavori” (come ricorda un articolo di Davide Sapienza):
https://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/14_marzo_14/sapienza-editoriale-lizzola-impianti-sciistici-522dd614-ab4b-11e3-a415-108350ae7b5e.shtml

realizzando, dentro i confini del parco e in area ZPS, una pista denominata “Pista del sole” che causò un grave dissesto idrogeologico, “sanato” con ulteriori opere di ingegneria ambientale prescritte dal parco stesso. Ma il progetto del comprensorio ha le sue radici ancor più indietro nel tempo. Come afferma provocatoriamente Luca Rota nel suo blog, “Un collegamento sciistico tra Colere e Lizzola? Idea interessante. Se fossimo nel 1964!”:
https://lucarota.com/2024/04/18/un-collegamento-sciistico-tra-colere-e-lizzola-idea-interessante-se-fossimo-nel-1964/
Notizia dell’ultima ora. Sul progetto è stata presentata un’interrogazione parlamentare da parte di Alleanza Verdi Sinistra:
https://myvalley.it/2025/02/collegamento-colere-lizzola-presentata-uninterrogazione-parlamentare/
Insofferenza per la legalità, che fa il pari con l’affermazione del sindaco di cui al titolo.
Nel 2006 in Val Sedornia, all’interno di un’area Zps (Zona protezione speciale) e nei confini di un inconsapevole Parco delle Orobie, alla montagna dell’Alta Valle Seriana fu inferta una grave ferita. La chiamarono «Pista del sole». Quell’impianto di risalita cambiò per sempre i connotati a una delle zone più particolari dell’arco prealpino. A Valbondione l’amministrazione comunale aveva ritenuto di «portarsi avanti» per realizzare il collegamento previsto dal progetto «comprensorio sciistico» che doveva unire Colere, Lizzola, Spiazzi di Gromo. Era autunno, tutto accadde in pochissimo tempo e all’insaputa di tutte le istituzioni preposte al controllo del territorio.
Il collegamento delle stazioni sciistiche di Colere e di Lizzola, nella Bergamasca, prevede la realizzazione di quattro nuovi impianti di risalita, una funicolare in tunnel e lo smantellamento dei vecchi impianti di Lizzola, con la costruzione di una telecabina. Un progetto faraonico con costi previsti di 70 milioni di euro, di cui 50 pubblici. Lo sviluppo riguarderebbe la Val Conchetta e la Val Sedornia, zone selvagge dove verrebbe livellato il terreno per la creazione delle piste, mentre la funicolare dovrebbe correre in un tunnel di 450 metri sotto il Pizzo di Petto.
“I nuovi impianti interessano due zone, la Val Sedornia dal lato di Lizzola e la Val Conchetta da quello di Colere – racconta ad Altreconomia Angelo Borroni di Orobievive, rete di associazioni ambientaliste locali – si tratta di due valli selvagge che non ancora antropizzate e la costruzione degli impianti di risalita, delle piste e dell’impianto di innevamento rischia di danneggiare una delle zone più preziose per la natura delle montagne lombarde”.
L’area interessata dagli interventi non solo fa parte del Parco delle Orobie bergamasche, ma anche di una Zona speciale di conservazione (Zsc) “Val Sedornia – Val Zurio – Pizzo della Presolana”.
Quanto meno è chiaro e comunque dimostra il degrado dalla politica, che non ha più alcun appeal.

Comunicato stampa del 18 febbraio 2025
Verso un futuro senza (r)impianti
Incontro pubblico su clima, lavoro e turismo nelle “terre alte”. Al centro
il progetto di comprensorio sciistico Colere – Lizzola:
Martedì 4 marzo 2025, ore 20.45 – Cine-teatro di Boccaleone, Bergamo.
Dopo la straordinaria risposta di pubblico alle serate in Val Seriana e Val di Scalve, continuano le iniziative di associazioni e cittadini contrari al progetto di comprensorio sciistico Colere-Lizzola: si terrà un nuovo incontro pubblico martedì 4 marzo, a Bergamo, ore 20.45 al Cine-teatro di Boccaleone, via Santa
Bartolomea Capitano 9.
Obiettivo: informare anche chi vive in città, nella convinzione che le “terre alte” siano patrimonio di tutti e che, per immaginare un futuro sostenibile, sia necessario ragionare non solo sui progetti specifici, ma anche sui cambiamenti di paradigma necessari per salvare le aree alpine soggette al cosiddetto overtourism.
La serata è organizzata da APE Bergamo – Associazione Proletari Escursionisti in collaborazione con Collettivo Terre Alt(r)e; gruppo OrobieVive, che comprende Legambiente e FAB – Flora Alpina Bergamasca, e Comitato “No comprensorio” Val di Scalve.
In programma gli interventi di tre relatori: Angelo Borroni, ingegnere del gruppo OrobieVive, con “Collegamento Colere-Lizzola, un progetto impresentabile”; Filippo Barbera, sociologo dell’Università di Torino, con “Strategie di sviluppo a misura dei luoghi. Il caso delle aree interne e montane italiane”, e Ramona Magno, coordinatrice scientifica dell’Osservatorio Siccità del CNR, con “Cambiamenti climatici in aree montane: fenomeni, impatti e prospettive”.
È previsto anche un contributo del CAI – Club Alpino Italiano di Bergamo, che di recente si è detto contrario al progetto di comprensorio sciistico Colere-Lizzola, spiegando che le montagne orobiche hanno già vissuto troppe dismissioni di impianti e che oggi servono idee lungimiranti e sostenibili.
“Il progetto è impresentabile – spiega Angelo Borroni – perché prevede di occupare valli integre con piste, strade e strutture per aggiungere due piste di neanche 3 km, con un investimento di 79 milioni di euro, di cui 51 di soldi pubblici sottratti ai reali bisogni di chi vive in montagna.
Si ignora la necessità di ‘interventi sostenibili, essenziali e reversibili per quanto riguarda l’ambiente e il paesaggio’, come richiesto dai Piani di Governo del Territorio, ed è un progetto insostenibile perché prevede il raddoppio del consumo di risorse, a causa di impianti più veloci, e con maggiore portata, e di innevamento artificiale.
E fuori tempo, poiché ripropone il modello fallimentare dello sci da discesa mordi e fuggi, ignorando la necessità di ‘promuovere misure volte ad adattare l’apertura e la durata della stagione invernale all’effettiva disponibilità di neve indicata dalle linee guida nazionali e regionali di adattamento ai cambiamenti climatici.
Il progetto prevede un traforo di 450 metri nel Pizzo di Petto, per un collegamento a fune tra Colere e Lizzola, disboscamenti e sbancamenti per piste e impianti e colate di cemento per protezioni da valanghe e caduta sassi. E poi scavi sotterranei per tubature, cavi elettrici e fibra per l’innevamento artificiale, poiché gli impianti resterebbero tra quota 1050 e 2200 metri (dove la neve cadrà sempre meno); un bacino artificiale in quota, strade per il passaggio dei mezzi necessari al cantiere.
Il tutto nell’area protetta di maggior pregio naturalistico della Lombardia: la Val Conchetta che, oltre a essere Parco delle Orobie e Rete Natura 2000, è anche ZSC – Zona di Conservazione Speciale, perché vi convivono specie uniche di flora, fauna e rocce carsiche che creano il particolarissimo paesaggio del “mare in burrasca”.
“Si tratterebbe di un’enorme opera impattante in un’area di altissimo valore ecologico – afferma il Collettivo Terre Alt(r)e – un progetto anacronistico, a quote medio-basse, con soldi pubblici. Si vende il turismo come unica chiave di salvezza per invertire la curva demografica, senza analizzare i veri bisogni del territorio che lamenta la mancanza di ben altri servizi. Sarebbe saggio analizzare queste mancanze e sviluppare strategie per risolverle, piuttosto che vendere la costruzione di un comprensorio sciistico come la panacea per tutti i mali”.
Proprio il collettivo ha lanciato una petizione per fermare il progetto, che ha ormai superato le 26mila firme:
http://www.change.org/p/no-al-collegamento-sciistico-colere-lizzola-salviamo-un-area-incontaminata-delle-orobie.
È stata attivata anche una “raccolta voti” per salvare la Val Conchetta,
rendendola “Luogo del cuore” del FAI” – Fondo Ambiente italiano, al
link https://fondoambiente.it/luoghi/val-conchetta?ldc.
“Le nostre montagne non sono uno scenario da sfruttare, ma ecosistemi fragili – conclude APE Bergamo – Il progetto Colere-Lizzola è l’ennesima speculazione travestita da sviluppo: milioni di euro pubblici per un modello turistico insostenibile, mentre la crisi climatica riduce la neve e aumenta il rischio idrogeologico. Chi parla di ‘ultima occasione’ ignora la storia: impianti abbandonati e cattedrali nel deserto dimostrano già il fallimento di questa logica. La montagna ha bisogno di economia radicata, non di nuove devastazioni. Opporsi a questo scempio è una questione di giustizia ambientale e sociale”.
La serata del 4 marzo 2025 è a ingresso libero, non è richiesta prenotazione.
Per info: ape.bergamo@gmail.com.
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Ecco, cvd i devastazionisti in prima linea (simmetricamente opposti agli ambientalisti da salotto, rispetto ad un centro costituito da menefreghisti ai quali non interessa nè l’una nè l’altra opzione) piuttosto di argomentare sulle obiezioni espresse nell’articolo (semplicemente perchè non ne hanno di argomenti) gettano la palla in tribuna, quindi vai con le pale eoliche, le batterie, tutte cose che c’entrano una mazza con il post.
Ma sui 70 milioni di euro di cui 50 pubblici, quindi anche miei e vostri (aldilà del fatto che nessuno garantisce che effettivamente porteranno benefici economici, ma questo è un altro tema), che andrebbero a devastare una zona che dopo decenni di studi e ricerche è stata definita di elevato pregio ambientale, e dunque zona meritevole di essere conservata, tutelata per il presente e il futuro e salvaguardata da possibili interventi distruttivi (come ad esempio le piste da sci), non avete nulla da dire? O sono argomenti da ambientalisti da salotto?
Il migliore è senza dubbio quello da nicolaporro.it, Crovè.
Peccato che invece che di pale eoliche parli piuttosto di palle eoliche, ma vabbè… 🙂
A proposito di pale eoliche…
https://gognablog.sherpa-gate.com/nuove-pale-eoliche-e-antica-bellezza/
https://gognablog.sherpa-gate.com/aree-idonee-per-pannelli-solari-e-pale-eoliche-sicuri-di-voler-festeggiare/
https://gognablog.sherpa-gate.com/la-fisica-contro-lagenda-green/
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30 anni fa si diceva che i politici erano tutti corrotti…30 anni fa!!!
Beh 30 anni fa’ su basi simili , mi spiegavano con sicumera che l’intera tecnologia del fotovoltaico non valeva niente, perche’ serviva più energia a produrre un pannello di quanta il pannello ne avrebbe prodotta in tutta la sua vita produttiva.
Andrea:
Una nave da affondare nel Mediterraneo la si trova poi sempre.
@ Andrea
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Con il cuore sono ottimista.
A volte penso che queste speculazioni sulla non riciclabilità delle batterie agli ioni di litio siano un po’ montate da chi vuole porre dei cavalli di frisia sullo sviluppo della mobilità elettrica.
@Expo
Beh speriamo che al termine della vita produttiva del tuo MWP di solare e batteria di raccolta, ci siano aziende specializzate che sono in grado di smaltire il tutto senza problemi per l’ambiente 😉
@ Cla
Può produrre 90 * 12 h , in una bella giornata limpida di maggio ,o meno di 30 in una giornata nuvolosa di dicembre.
Fai girare a 1000 i polmoni artificiali ed i riscaldamenti a maggio per compensare la carestia da novembre a marzo ?
Adesso propongono a costi abbastanza alti delle batterie per stoccare qualche centinaio di kWh per una ventina di ore , ma non è esattamente quello a cui siamo abituati con l’attuale mix di fonti.
Cazzzz Expo!
Ma io pensavo che Mwp su tuo capannone alimentava l’ospedale vicino a casa tua e invece no, non riesce nemmeno a fare andare le luci del tuo albero di natale.
@ 58
Per finire in bellezza, propongo di installare una stazione di lancio di missili a testata nucleare posizionati a fianco di casa Benassi e puntati verso Mosca.
Viviamo in tempi difficili: bisogna difendersi.
P.S. Alberto, se non scherzo con te, con chi scherzo qui? Crovellik tace da qualche giorno: forse è impegnato in qualche ostica trattativa internazionale Est-Ovest. Mi pareva infatti di aver visto un esagitato l’altro giorno in televisione dietro alla Meloni (o era Trump?) mentre dichiarava al mondo: “Più testate (nucleari) per tutti. Boia chi molla!”.
Carlo, eri tu? 😀 😀 😀
Gli ospedali, le scuole, le fabbriche, le citta’ , vanno ad elettricità anche d’inverno ( quando il fotovoltaico cala del 70 % ), e quando non c’è vento.
Il nucleare da incubo che si è sedimentato nella nostra amigdala nel 1986 , potrebbe non essere l’unico a disposizione.
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Potrebbe esserci qualcosa che dia garanzie migliori nei 40 anni di maturazione delle centrali a fusione ( ammesso che queste siano una soluzione definitiva).
Io sarei per fare un’ equa distribuzione delle fonti energetiche:
– pale eoliche sui ventosi crinali appeninici e colli.
– centrali nucleari e stoccaggi di scorie sulla piatta padania.
No, no, le turbine eoliche vanno bene, purché non davanti a casa mia.
Un pò come “più montagna per pochi“, “a morte l’inclusione!” o “meno diritti per tutti“.
Purché tra gli esclusi o quelli a cui vengono tolti diritti non ci sia io 🙂
@ 53
Expo: “Informami tu.”
Cosí parlò Zarathustra: “-” (scena muta).
In parole povere, lui ha ragione pure quando tace. Dice solo che cosí è scritto da qualche parte nella Rete.
Noi ignorantazzi ci inchiniamo al cospetto di cotanta scienza balsamica.
… … …
Per festeggiare la rivelazione del Verbo, due turbine eoliche davanti a casa Balsamo!
Anzi, facciamo tre: cosí lui gode di piú.
@ Balsamo
E hai ragione : penso che vedremo grandi sviluppi , ed io sto guardando con grande interesse alle nuove batterie , che promettono di ridirigere e spalmare l’energia che produci verso l’autoconsumo o la tua piccola “comunita’ energetica”.
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Non volevo fingermi Dio delle rinnovabili , ( che fra l’altro desidero) , ma dire a quelli come Bonelli che non tutte le attività, specialmente quelle industriali, possono essere “rinnovabilizzate” facilmente.
@ Bertoncelli
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Io invece, forse perché non vivo direttamente il disturbo del paesaggio sulla mia pelle , anche perché vivo in padania e non c’è vento, sono favorevole all’eolico cum granu salis , in posti dove il vento soffia quasi tutti i giorni.
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Durante un Camino di Santiago in Spagna , di pale eoliche ne ho viste tante, ma andrebbero messi sul tavolo costi ambientali e benefici.
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Ovviamente, come hai detto tu , se il progetto e’ convincente, molte aree ventose del Tirreno sulla linea delle 10/15 miglia dalla costa , sarebbero candidate ideali per un eolico offshore, xchè li il vento e’ una presenza quasi costante.
@51 “Io ho 1 Mwp sul tetto del capannone, informami tu”
Non ci penso neanche, Expo. Non mi considero un enologo esperto solo perché ho del buon vino in cantina.
Le informazioni si possono trovare dappertutto, basta avere voglia di cercarle e soprattutto di mettere in discussione il proprio pregiudizio.
O anche solo vedere quanta percentuale di domanda coprono ad oggi le rinnovabili, anche senza quelle “cagate pazzesche” delle cinquecentomila turbine ironiche di Bertoncè.
Giuseppe, pare – ma ovviamente non è cosí – che tu non conosca l’ironia, il sarcasmo, la critica surreale. Allora mi spiego prendendo spunto dal ragionier Fantozzi:
“Per me le turbine eoliche sono una cagata pazzesca!”.
… … …
A mio giudizio le uniche turbine eoliche eventualmente accettabili dal punto di vista ambientale potrebbero essere quelle in mare, al largo delle coste. Forse.
Per esempio nel Mare Adriatico.
NON sui crinali dell’Appennino o delle Alpi.
NON nel Chianti o in Umbria.
Forse Fratojanni e Bonelli di politica energetica ne sanno poco, Expo, ma anche tu sulle rinnovabili non sembri molto informato..
.Io ho 1 Mwp sul tetto del capannone , informami tu.
“vi attendono cinquecentomila turbine eoliche […] erette in primis sulle cime di Alpi e Appennini – magari compreso il Cervino”
Bum!
Ne voglio una a Punta Sofia al Corno alle Scale, Bertoncè, al posto di quella orribile croce. E con la presa per ricaricare la mia bici elettrica.
Vuoi mettere? 🙂
Perchè di lavori pubblici cosa ne sa Salvini?
E Lollobrigida cosa ne sa di agricoltura?
Ah si, è vero…Lollo ha detto che troppa acqua fa male. Ma lo sai che lo dice anche la mi socera. Meglio il vino almeno scarda le ciocche dell’orrecchi.
@ 43
La vera politica energetica dei Verdi si può riassumere in poche parole:
“Biciclette a tutto il popolo. Con la dinamo si può accendere pure una lampadina. E pedalare!“.
E se non vi andasse bene, sappiate che vi attendono cinquecentomila turbine eoliche (gentilmente dette parco eolico) alte dai 120 ai 200 metri, erette in primis sulle cime di Alpi e Appennini – magari compreso il Cervino – e poi disseminate a rallegrare il paesaggio bucolico di Toscana, Umbria, Marche, ecc.
Olé!
L’ideologia, l’ideologia
Malgrado tutto credo ancora che ci sia
È la passione, l’ossessione della tua diversità
Che al momento dove è andata non si sa
Dove non si sa, dove non si sa
[cit] 🙂
Forse Fratojanni e Bonelli di politica energetica ne sanno poco, Expo, ma anche tu sulle rinnovabili non sembri molto informato.
“Perché sforzarsi di ragionare cercando di individuare delle alternative riguardo a problemi complessi, quando si possono banalizzare?”
Ecco perché Balsamo: semplicemente perché c’è gente per cui per quanto tu banalizzi, è comunque un pensiero complesso.
Come Espo al n°44
@ 36 ..Non esiste un numero di Conte , Bonelli e Fratojanni che possa comprare un Salvini , un Nordio , un Giorgetti o una Meloni , nemmeno se li cloni a migliaia !
Altre idiozie pseudo ambientaliste ?.
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Ma perchè dobbiamo spendere per tenere un esercito se non vogliamo fare la guerra ?Piuttosto spendiamo quei soldi in spesa sanitaria !.
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E se la guerra ce la fa qualcun’altro e ci invade ?.
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Blob….Blob ….la tauromachia….
@ Cla .
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Gli ambientalisti , di solito , all’atto delle decisioni sono magnifici maestri nel restringere la realtà al centimetro quadrato che interessa a loro , dimenticandosi in genere di tutte le altre esigenze della miliardata di persone che tanto ambientaliste non sono , i cui problemi di solito , nella loro visione magica , si scioglieranno da soli come neve al sole…Tanto poi l’indomani , quando i nodi INESORABILMENTE vengono al pettine, ci racconteranno che hanno deciso delle cazzate MARCHIANE , ma non certo per colpa loro , per colpa dei soliti cattivacci !.
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Referenze ..
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Avete presente la politica energetica italiana ?Nucleare no , carbone no , petrolio no , gas forse , ma senza gassificatori.Ma le rinnovabili ?Le rinnovabili hanno un costo più o meno alto , una produzione di energia intermittente e non programmabile , ed una scarsissima possibilità di accumulare energia e differirne il consumo…
Aggiungiamoci pure che le aree vocate alla produzione eolica e fotovoltaica sono lontanissime dai luoghi in cui si concentra il consumo di energia..
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Ma di tutto questo che ne sanno Fratojanni e Bonelli ???
Meno male che c’è Salvini che vuole fare il ponte sullo stretto di Messina. Così possiamo dare un seguito all’autostrada.
Perché sforzarsi di ragionare cercando di individuare delle alternative riguardo a problemi complessi, quando si possono banalizzare?
L’Autostrada del Sole, costruita dal 1956 al 1964, fu osteggiata dal PCI, i “progressisti” di quei tempi.
Riuscite a immaginare quale sarebbe stata l’evoluzione del nostro Paese senza di essa? Di certo si può vivere anche in una società pastorale, come l’Albania all’epoca della Cortina di Ferro. L’importante è rendersene conto e accettarlo.
Io quasi quasi sarei d’accordo…
Però chi oggigiorno guida per centinaia di chilometri ogni fine settimana a 130-150 km/h sulle autostrade per andare a divertirsi sugli sci o con le scalate dovrebbe naturalmente rinunciarvi. A voi sta bene?
Gli ambientalisti dicono sempre di no!!! Fino a che le proposte sono:
Autostrade, Pedemontane in aree protette, ponti sugli stretti, nuovi impianti di risalita, gallerie alta velocità ecc. gli ambientalisti diranno sempre di no. Se le proposte fossero: parchi naturali protetti, piste ciclabili (poco impattanti), pulizia ambiente dai rifiuti, spazio aereo meno intasato ecc. gli ambientalisti direbbero di si
Lollobrig, Salvin:
Con tutte le piste che si sono fatti quei 2 li si può innevare il comprensorio Colere-Lizzola senza il bisogno di cannoni, anzi …cannoni compresi!
Expo, meno male che dalle vostre parti avete Salvini e Lollobrigida che alzano il livello.
Giudicare l’ambientalismo da Bonelli e Fratojanni, è come giudicare la destra da Lollobrigida (quello che anche l’acqua fa male) e Salvini (quello che… vabbè, lasciamo perdere 🙂 ).
Tanto comodo per la propria ideologia, quanto inutile per capire.
@ 33
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Bonelli e Fratojanni, eccellenze di intelligenza…
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Quella delsassodell’Adige e della puppa al governo me la ricordo.
Le persone che si ammalano di cancro a Taranto respirando i fumi dell’acciaieria è colpa degli ambientalisti.
‐‐‐‐‐‐ UNA CONSIDERAZIONE DI CARATTERE GENERALE ‐‐‐‐‐‐
Quando apparvero, decenni fa, i Verdi avevano la mia simpatia. Ben presto, però, rivelarono la loro natura: NO A TUTTO.
E cosí ora li considero fanatici, impresentabili, inaffidabili, isterici. Lo stesso mi accadde con i radicali quando Pannella impazzí per Cicciolina e Toni Negri.
… … …
Io detesto lo sci di pista, le stazioni sciistiche, gli impianti di risalita: devastano l’ambiente. Inoltre detesto il mondo di fighetti che ci gira attorno.
Ciò premesso, mi domando: con quale impudenza (altrimenti detta faccia di bronzo) si può venire in Parlamento con un ciottolo raccolto nel greto dell’Adige e dichiarare al popolo italiano che la siccità è colpa del governo? Quel tizio c’è o ci fa? E io come potrei mai votare uno del genere?
Luciano mi piacerebbe sapere se lei abita in città o in montagna?
Il problema di chi è a favore di questi progetti al di fuori del tempo e della realtà è che non rispondono MAI nel merito delle obiezioni al progetto, l’unica frase che riescono a balbettare è che la colpa è degli ambientalisti da salotto. A parte il fatto che essere ambientalista (ammesso che esista questa tipologia di cittadino che paga le tasse) non lo vedo proprio come un qualcosa di terrificante, quanto eventualmente come un vanto. Ma per loro ambientalismo è sinonimo di ritorno alle caverne.
E’ sempre colpa degli ambientalisti. Tutto è colpa degli ambientalisti.
Putin ha attaccato l’Ucraina per colpa degli ambientalisti, sono loro che l’hanno convinto a dare il via all’invasione.
Il male del mondo è colpa degli ambientalisti.
Chi paga per i disastri ambientali conseguenti alle scelte puramente di profitto? Tutti i cittadini a volte anche con la vita. Andate a studiarvi il Vajont…..ad oggi zero condanne……un giorno quando crolleranno le cave di marmo in testa ai paesi che ci stanno sotto vorrei conservarmi tutti i nomi di quelli che inneggiano allo sviluppo economico e fare una bella vacanza studio in una miniera di coltan in Congo……
“Propongo di mettere a carico degli ambientalisti il costo dell’ energia e delle tasse che comuni,regioni e Stato devono emettere per sopperire ai loro continui No!!”
Liciano, che sguazzo c’entra il costo dell’energia e delle tasse e cosa c’entrano gli ambientalisti con queste?
Va bene sparare cose a caso, però ci dovrebbe essere un limite dignitoso di accettabilità logica
Parrucchiere,estetiste, lavanderia,3 sportelli bancomat e la possibilità di bar e ristoranti di lavorare…. sicuramente non con gli sci alpinisti che manco un caffe….io il biglietto o stagionale lo sempre pagato a differenza di qualche d uno ed era sempre il mio
Andrea Belingheri, ah si? Mi puoi dire quanti e quali attività commerciali si sono aperte a Colere in 45 anni e quante chiuse? Quanti alberghi si sono aperti? Quanti lavoratori a tempo pieno e indeterminato si sono registrati nei 45? Ah, se t’interessa sapere (ma se frequenti gli impianti dovresti avermi visto) ho sciato per trent’anni sulle piste di Colere (e tanti fuori pista come la “la Guaita e la val conchetta). Sai perché ho smesso? Da Consigliere comunale di minoranza ho presentato molteplici interpellanze sulle condizioni economiche e gestionali della Sirpa. Il Comune aveva crediti nell’ordine di circa 150.000 euro e i bilanci dimostravano un imminente fallimento della società (cosa poi avvenuta). Certo Silvio, un giorno che ero su a sciare mi chiese di vedere il giornaliero e si appropria della mia carta d’identità “perché le interpellanze dovevo presentarle a lui e non al sindaco”😀. Chiamai i carabinieri per farmi restituire il documento e dopo mezz’ora mi fu restituito. Ma la cosa era del tutto illegale. Dare in mano la stazione ad un incapace, mi capisci che si possa avere dubbi anche sulla qualità gestionale degli impianti. Tralascio altri poco edificanti episodi che, se sei di Colere, dovresti conoscere
E meno male…tuoi nipoti e figli usufruiscono degli impianti altrimenti dove dovrebbero andare….senza di quelli Colere è morto
Andrea BELINGHERI. Io nel 2012 non ero più sindaco da 8 anni.
Si angelo infatti tu eri quello che nel 2012 volevi il collegamento ma adesso fai il Martin contrario come il tuo solito… comunque i servizi sono aumentati basta uscire di casa
Paride, secondo me lei non sa nemmeno dove siano questi posti come quelli ambientalisti che dicono di non distruggere il mare in burrasca e non è nemmeno lì?
Questo, per la cronaca, era il precedente sindaco di Valbondione …
https://www.ilgiorno.it/bergamo/cronaca/bancarotta-della-mountain-security-condannato-98c0a4e2
Saluti.
MS
Lascio perdere i numerosi terrapiattisti che ricorrono alle scie chimiche di grillina memoria per ribadire che a Colere(così come a Lizzola) gli impianti sono stati aperti circa 45 anni fa e di posti di lavoro non solo non se ne sono creati, ma anche le attività commerciali e di ospitalità non s ne sino creati, anzi si sono notevolmente si ridotti rispetto ai tempi precedenti. In Val di Scalve, grazie ad una miriade di piccole aziende operanti nel settore meccanico, elettronico e tipografico c’è la PIENA OCCUPAZIONE, tant’è che diverse di queste aziende ricorrono a manodopera proveniente da fuori Valle. Quindi che questo tipo d’investimento porti occupazione è una gran balla propinata a gonzi, gli stessi che quasi cinquant’anni fa consideravano miracolistica la realizzazione dei precedenti impianti. Ah, sono di Colere e mi batto perché la “mia montagna resti il più possibile integra per noi montanari e godibile anche da abitanti della città o di pianura che amino la montagna così come la natura ci ha regalato e che possa essere godibile anche per le successive generazioni.
Le società precedenti sopravvivevano solo grazie a soldi di provenienza dubbia o pubblica,spendere 70 milioni,che poi diventano 100 come al solito,per un attività in perdita da sempre,mi sembra una cavolata..
Tanti anni orsono, a Lizzola era stata tolta una rete di pallavolo,perché i ragazzi turisti,disturbavano i residenti,tra cui l’attuale esimio sindaco.ora foriamo la montagna….
Propongo di mettere a carico degli ambientalisti il costo dell’ energia e delle tasse che comuni,regioni e Stato devono emettere per sopperire ai loro continui No!!
No, no, perdio! La colpa del cambiamento climatico non è né delle famigerate scie chimiche né delle flatulenze bovine e suine, come hanno subdolamente tentato di farci credere da Bruxelles. Credete a me: è colpa degli Ultracorpi.
Quatti quatti, quei cattivoni extraterrestri si stanno impossessando in gran segreto della Terra e – visto che sono in ballo – ne approfittano al contempo per surriscaldarla a valori a loro piú confacenti, come quelli del pianeta da cui provengono: Papalla.
P.S. Io lo so perché me l’ha rivelato Red Ronnie.
Modi sbagliati comunque ma veramente da cittadino di Colere sono favorevole…quelli del no vorrei sapere se sanno o almeno vivono in montagna o nelle loro comode città?
Cento minuti di applausi al commento numero 11 di Woland, soprattutto nel passaggio in cui a differenza di tutti quelli che credono che il clima stia cambiando. Il clima lo stanno cambiando mediante operazioni di geo ingegneria atmosferica, più volgarmente denominata “scie chimiche”…. Vorrei solo aggiungere che come lo possono cambiare verso il caldo, potrebbero farlo anche in senso contrario quindi facendo nevicare anche a quote molto molto basse …,na appunto gli ecogretini a questo non fanno nessun accenno ne alcuna protesta….
GIÀ allo stronzone toglierei la carica di Sindaco… solo per la cafonaggine comunicativa, senza neanche entrare nel merito
In passato la stazione sciistica del Corno alle Scale fallí – o comunque chiuse per difficoltà economiche – per ben due volte, nonostante fosse stata generosamente foraggiata con denaro pubblico. Ora siamo in attesa della terza.
Quasi tutte le stazioni sciistiche dell’Appennino Tosco-Emiliano hanno già chiuso o sono in grave perdita. L’agonia viene prolungata in virtú di contributi a fondo perduto di provenienza soprattutto regionale. Forse l’unica che guadagna è quella del Cimone. L’Abetone a fatica tira a campare, grazie alla Regione Toscana.
La stazione della Doganaccia, innevata per non piú di 30-40 giorni all’anno (!) su un versante esposto a sud a 1500-1600 metri di quota, è in stato di coma profondo. Tuttavia si pretende di riportarla in vita sia ricostruendo la funivia verso il Passo della Croce Arcana sia col progettato collegamento funiviario col Lago Scaffaiolo.
Paga Pantalone, pago io, pagate voi, paghiamo tutti per tenere in vita degli zombi che succhiano denaro. Gli amministratori e i valligiani non hanno ancora capito che la neve sta sparendo. Anzi, mi correggo: lo hanno capito perfettamente, ma le clientele e i voti vengono prima di tutto. Le generazioni che verranno dopo si potranno attaccare al tram.
Mi dissocio sia da chi vede la montagna come un museo da non toccare, sia da chi crede di poterla stravolgere in base alle proprie fantasie senza tenere conto della realtà.
L’ accenno al clima è sbagliato, il clima globale non può essere modificato dalle attività umane (quello locale si, ma stranamente i gretini non protestano mai contro le irrorazioni dagli aerei, dette scie chimiche).
Il ciclo climatico dovuto alla precessione della rotazione terrestre che modifica le stagioni producendo un ciclo climatico sinusoidale di periodi caldi e freddi (ciclo di circa 1400anni) prevede il massimo di caldo per il 2060 prima di iniziare un graduale raffreddamento.
Quindi puntare sulla neve è un investimento sbagliato.
A tal Federico, ti cui non si comprende l’acredine così esasperata nei miei confronti, faccio notare che continuare a investire in impianti sciistici a quote modeste, in un trend di riduzione delle precipitazioni nevose e di temperature non così basse da facilitare la neve sparata, è un evidente spreco di denaro (che poi sia costituito da denaro pubblico, attraverso finanziamenti a fondo perduto, è un’aggravante del problema, ma non è l’epicentro del problema concettuale). Tale tesi non è solo mia personale, ma viene portata avanti da parecchio tempo anche su questo Blog, dove si è stigmatizzato più volte il progetto del Corno alle Scale, come altri analoghi. Potrei citare una valanga di link di articoli passati, prendo il primo che trovo a titolo rappresentativo: https://gognablog.sherpa-gate.com/turismo-bianco-futuro-nero-10/
A Lucia esprimo il mio gradimento per la sua condivisione, ma faccio notare che per esser ambientalisti e per considerare imbecille la frase del sindaco non è necessario esser comunisti. Come sanno bene i lettori abituali di questo Blog, io sono storicamente di destra, eppure pongo la tutela dell’ambiente al di sopra di molti altri valori e soprattutto al di sopra di molti “diritti umani” auspicati dai progressisti e, inoltre, ritengo che la suddetta frase del sindaco sia, oltre che inopportuna, un autogol pazzesco per lui stesso, perché è ovvio che acuisce la voglia di dargli contro.
Sottoscrivo al 100% quanto detto dal signor Crovella nel commento precedente, e in quanto ambientalista e a quanto pare, ma si perché no, comunista stenderei un velo pietoso sullo sproloquio del “sindaco” … come sempre accade da certe parti poche idee e ancor meno capacità dialettiche per perorarle👎👎.
Caro Carlo Crovella, scusi, ma lei dove vive? In città o compagna, come me, immagino? E magari si sposta saltuariamente in montagna per fare le sue belle passeggiate – scalate? Come si permette di contestare un progetto che (anche se secondo me leggermente sbagliato per mancanza di fondi, quello originario era migliore) tenta di portare almeno denaro e flussi turistici in una zona come quella del corno alle scale? Voi ambientalisti avete il vostro concetto “elitario” di montagna ma non capite che se non vengono sfruttato o turisticamente o industrialmente quei luoghi si spopolano. Lei dirà “e a me cosa importa?” Beh, dovrebbe importarle se ama andare in montagna. Solo per farle un esempio, lei lo sà quante montagne o addirittura paesi sono diventati irraggiungibili causa frane in appennino settentrionale? Strade completamente scomparse o bloccate che sono da anni non riparate per mancanza di interessi economici? Io per lavoro ne giro parecchie e le assicuro che sono tante. Ecco, lei che ama andare al corno alle scale magari con il suo bel pranzo al sacco, spendendo il meno possibile perchè così non “impatta sulla natura” sappia che se non ci fosse la stazione turistica la strada che collega Lizzano a la cà sarebbe probabilmente interrotta da almeno 1 anno per frana.
Non solo, la crisi delle tante fabbriche in zona (Saeco, Lenzi, ecc.) fanno sì che la stazione sia ancora più fondamentale per molte famiglie della zona che con essa ci “mangiano” in un modo o nell’ altro. Capisco che magari a lei, evidentemente benestante o “ideologizzato” non interessi ma le assicuro che se solo avesse voglia in appennino ci sono centinaia di luoghi non facilmente raggiungibile dal suo odiato turismo di massa….ecco, vada lì lei ed il suo meraviglioso “un altro appennino è possibile” e magari smetta di disturbare le comunità che invece tentano ancora di abitare luoghi per loro stessa natura “difficili”. Grazie.
La montagna va rispettata, conservata, protetta. Se la si ferisce, la si mutila, si modifica la sua struttura, la si riempe di cemento, prima o poi Lei si ribellerà. E quando si ribella la montagna fa molto male. Sta a noi la scelta.
Fino a poco tempo fa sul gognablog c’erano belli articoli di storia dell’alpinismo esplorazione ricordi ormai sembra diventata la sezione totem e tabú..non penso che continuerò ad aprirlo e so bene che non mancherò a nessuno
Alberto n3 quindi secondo te un problema di natura ambientale nona si pone?
Tutto, ma proprio tutto, sul forumista Alberto (Bonino).
https://gognablog.sherpa-gate.com/linterpretazione-dei-bonini/
Il sindaco ha perfettamente ragione. Gli oppositori pseudo verdi ambientalisi sono solo razzisti che vogliono la montagna per sè. Fighetti da strapazzo che rovinano il mondo.. Senza lo sci e il turismo la montagna si desertifica. come il cervello dei verdi
Ripeto sinteticamente quando già detto: l’idea di far andare in montagna “chiunque”, in nome della visione inclusiva della montagna, apre le porte della montagna a cani e porci, i quali portano in montagna tanti “sghei” e questo scatena gli appetiti sia degli imprenditori che dei politici (di qualsiasi colore e orientamento), fra i quali c’è sempre un patto di sangue.
Se non spezziamo questo cordone, casi come questo sono destinati a espandersi a macchia d’olio. Anche se è doveroso stigmatizzare l’iniziativa in questione, e soprattutto l’affermazione davvero infelice del sindaco, non si tratta di un caso isolato. Se non riusciamo a cambiare strutturalmente il “modello turistico”, alla fine vinceranno questi signori, come dimostra la recentissima decisione del Consiglio di Stato, che ha respinto il ricorso degli ambientalisti contro il nuovo impianto di Corno alle Scale, impianto che, a questo punto, purtroppo si farà.
I sauditi fanno oggi quel circo che i lombardi faranno domani!