Un idillio alpino

Un idillio alpino

«Avevamo sciato sul Silvretta per un mese, era bello essere giù in valle, ora. Sciare lassù era stato bellissimo, ma era sci primaverile, la neve era buona solo di mattina oppure di sera. Nel resto della giornata era rovinata dal sole. Eravamo stanchi entrambi del sole. Al sole, sul Silvretta, non si sfuggiva. Le sole ombre erano quelle delle rocce e del rifugio che era stato costruito sotto la protezione di un roccione accanto al ghiacciaio. All’ombra ti si ghiacciava il sudore addosso. Non potevi sederti fuori dal rifugio senza occhiali da sole. Era bello abbronzarsi, ma ora tutto quel sole aveva stufato. E dentro al rifugio non ci si poteva riposare bene. Ero contento d’essere sceso, lontano dalla neve. Era primavera troppo inoltrata per stare ancora in quota nel Silvretta. Ero un po’ stanco di sciare. Ci eravamo fermati troppo. Sentivo ancora il sapore dell’acqua che avevamo bevuto, neve fusa sul tetto di metallo del rifugio. Quel sapore faceva parte del modo di sentire lo sci in quel momento. Ero contento che ci fossero altre cose oltre allo sci, ed ero felice di essere giù in valle, lontano dall’irreale primavera dell’alta montagna, quel mattino di maggio».

Il vecchio albergo Rössle a Galtür

Doveva proprio essere stanco Ernest Hemingway dopo un mese intero di bel tempo in montagna: almeno così sembra da ciò che lui stesso scrisse in uno dei racconti di Men without women, del 1927, successivamente entrato a far parte della raccolta I 49 racconti. In quel breve e asciutto Un idillio alpino ci narra di loro che scendono stanchi e assetati e, passando davanti al cimitero di Galtür salutano il prete con un «Grüss Gott», ricevendo in risposta solo un muto accenno di inchino; poi vedono due uomini che seppelliscono una salma. Il resto si svolge all’osteria del paese, dove tra una birra e l’altra, lo scrittore viene a conoscere tutta la storia, di come una donna morta, appunto prima di essere seppellita, fosse stata dal marito appesa a un gancio fuori della casa per tutto l’inverno. «Immagina d’essere seppellito in un giorno come questo» «Non mi piacerebbe proprio» «Beh, comunque non è il nostro caso», è la conclusione di Hemingway.

Dintorni di Galtür in una vecchia cartolina

Il grande scrittore americano soggiornò a lungo a Galtür e sulle montagne del Silvretta, negli inverni del 1925 e 1926, quando risiedeva a Parigi dopo aver combattuto sul fronte italiano durante il primo conflitto mondiale. Da allora molto è mutato, il turismo ha portato e continua a portare ricchezza, al mellifluo e un po’ intrigante innkeeper del Rössle ha fatto seguito l’efficiente operatore turistico, in primavera il gatto delle nevi fa servizio di trasporto alla Jamtal Hütte e alla Madlenerhaus, ma fisicamente le scene fondamentali del suo racconto quasi non sono cambiate: chiesa, cimitero, osterie e soprattutto la montagna del sole, così tanto sole che la più alta di tutte, il Piz Buin 3312 m, è diventata quasi un sinonimo di crema solare.

È probabile che la birra sia stata bevuta al Rossle, oggi trasformato in quell’albergo in puro stile tirolese che campeggia nella piazza principale. La stanza che dà sulla piazza è rimasta tale e quale. In un altro racconto, The snows of Kilimanjaro, egli ci descrive un altro suo soggiorno sotto il Silvretta, questa volta alla Madlenerhaus, un solitario albergo (allora isolato d’inverno e di primavera) nei pressi del Silvretta Stausee. «Era là che loro risalivano la strada gialla di orina e levigata dalle slitte lungo il fiume con i monti scoscesi e coperti di abeti, gli sci pesanti sulla spalla, e dove facevano quella gran volata giù dal ghiacciaio sopra la Madlenerhaus, con la neve che a vederla era fine come farina e liscia come la glassa su una torta, e lui ricordava lo slancio silenzioso che ti dava la velocità quando piombavi giù come un uccello. Rimasero bloccati per una settimana alla Madlenerhaus quella volta della tormenta, giocando a carte in mezzo al fumo, alla luce della lanterna; e più Herr Lent perdeva, più salivano le poste. Alla fine perse tutto. I soldi della Skischule e i guadagni della stagione e il suo capitale».

La Madlenerhaus oggi

A che poco cambiasse della magnifica natura di Galtür e dintorni è stata determinante la volontà dei caparbi abitanti del villaggio. Al contrario di altre vallate austriache qui non si volle la pratica dello sci estivo sui ghiacciai, ci racconta entusiasta Gerhard Walter, dell’ufficio del turismo. Per quanto gli abitanti di Galtür fossero da sempre esperti e appassionati sciatori, tra i primi a introdurre lo sci invernale, non vollero manomettere la maestosa colata di ghiacci dello Jamtal Ferner che essi avevano addirittura acquistato nel 1900 dall’imperatore austro-ungarico. «Chi vorrà salire sul ghiacciaio userà la fune, ma non la funivia!» proclamavano gli autoctoni naturalisti.

Ernest Hemingway in Svizzera, 1927

E l’impegno venne suggellato da un giuramento che essi fecero nel 1980, «No ad un turismo che distrugge la nostra natura e il nostro villaggio». Oggi questa sana filosofia è un po’ contaminata dalla possibilità, da molti sfruttata, di raggiungere i rifugi (sia la JamtalHütte che la Wiesbadener Hütte) con il passaggio-taxi del gatto delle nevi. Il Silvretta è davvero il regno dello scialpinismo, una di quelle zone fortunate dove si fanno gite a ripetizione, con mille possibilità di traversate e di discese una più fantastica dell’altra. Da paragonare alla Val Formazza, per intenderci, oppure all’alta Valle di Rhêmes. Non tragga in inganno la parola «Hütte»: non si tratta di rifugi, bensì di veri e propri alberghi d’alta quota, ben gestiti, anche dal punto di vista ecologico, ma ormai senza più nulla in comune con la spartana solitudine di Hemingway.

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Un idillio alpino ultima modifica: 2020-10-08T05:03:19+02:00 da GognaBlog

3 pensieri su “Un idillio alpino”

  1. 3
    Roberto Scala says:

    Questo articolo mi ricorda una fantastica settimana scialpinistica ormai quasi quarant’anni fa, traversata da capanna a capanna con tempo sempre bello. Forse la più bella traversata effettuata nelle Alpi austriache.  Se poi queste belle sensazioni sono risvegliate dalle parole di Hemingway…

  2. 2
    Giorgio Daidola says:

    Ricordi, ricordi! Avevamo pubblicato quel meraviglioso affresco di vita montanara che è “Idillio Alpino” su “Dimensione Sci”, dopo averlo scoperto grazie al bellissimo libro di Luigi Borgo “Scritture di neve”, un viaggio letterario unico fra i grandi scrittori che hanno amato e capito in profondità “l’arte di sciare”. Hemingway quest’arte l’aveva dentro, basti ricordare l’altro suo racconto-capolavoro “Monti sotto la neve”: un inno alla montagna bianca, al telemark, alla gioia che dà il viaggiare con gli sci. Nel nostro libro Ski Spirit, recensito su queso Blog, non potevamo non metterci sulle tracce di Hemingway in Silvretta. Dopo un lungo vagabondare di rifugio in rifugio, con l’aiuto di Gerhard Walter, appassionato scialpinista oltre che direttore dell’ufficio turistico di Galtur, abbiamo  scoperto la firma del grande scrittore sul libro dell’hotel Traube, dove aveva pernottato nell’inverno 1925/1926. È stato come mettere le mani su di un tesoro nascosto.

  3. 1
    Carlo Crovella says:

    Bell’articolo! Poi un “innamorato” di Hemingway come me non potrebbe trovarlo banale…

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