Eroi e Disertori

Una vita d’alpinismo – 70Eroi e Disertori (AG 1977-002)

La Parete del Disertore

C’è sempre un foglio bianco ogni mattina, una pagina bianca che già attende queste nostre parole. Ma talvolta ci son pensieri troppo dolorosi per esser scritti (Maria Rosa Gogna, Ho la memoria fatta di granito)”.

Il 3 luglio 1977 mi trovavo per la prima volta in Val di Mello, la futura Mecca dell’arrampicata. Nessuno immaginava cosa sarebbe successo a quella solare valle, priva di strade e in posizione così fortunata. Il libricino-scommessa Il gioco-arrampicata della Val di Mello, azzardo più dell’editore Zanichelli che dell’autore Ivan Guerini, era di là da venire (mancavano ancora quasi due anni e mezzo). Era esattamente il giorno dopo che Guerini, assieme a Mario Villa, aveva salito l’ascensione simbolo della valle, quell’Oceano irrazionale al Precipizio degli Asteroidi destinata a diventare il banco di prova del settimo grado. Gli itinerari aperti fino a quel momento, da Guerini o da Antonio Boscacci e Jacopo Merizzi, erano pochissimi. Perfino i Sassisti erano ancora un fenomeno del futuro.

Valle di Mello, Il Sarcofago, via del Cunicolo Acuto, Alessandro Gogna nella 3a ascensione, 3 luglio 1977.

In Val di Mello l’arrampicata si poteva facilmente travestire da gioco, dalle evoluzioni sui massi di granito alle rugose placconate prive di fessure che concedevano però un’aderenza speciale alle nuove scarpette d’arrampicata, ma anche alle Tepa Sport e altre calzature tutt’altro che tecniche.

Salii con Adriano Balzarelli, un amico di Ivan, la via del Cunicolo acuto sul Sarcofago, un camino abbastanza atipico per la valle ma che si prestava alle mie preferenze. Ricordo che all’uscita della via ero sereno, pago della novità di quel modo di scalare, ma non del tutto dimentico che si trattava della terza ascensione.

Qualche giorno dopo però, il 7 luglio, ci fu un ingaggio maggiore: con la guida del guru del luogo, Ivan Guerini, e assieme a Massimo Demichela e Marco Lanzavecchia, scalammo su L’Albero delle Pere alla Parete dei Dinosauri, una via di 250 metri di sviluppo aperta dai due fratelli Jacopo e Guido Merizzi con Antonio Boscacci solo due mesi prima.

Parete dei Dinosauri, via Albero delle Pere, 2a ascensione. Massimo Demichela sulla seconda lunghezza, 7 luglio 1977.
Parete dei Dinosauri, via Albero delle Pere, 2a ascensione, 7 luglio 1977. Marco Lanzavecchia sulla quinta lunghezza.
Parete dei Dinosauri, via Albero delle Pere, 2a ascensione, 7 luglio 1977. Marco Lanzavecchia sulla quinta lunghezza.
Parete dei Dinosauri, via Albero delle Pere, 2a ascensione, 7 lugllio 1977. Massimo Demichela sulla quarta lunghezza.

Nella futura guida di Guerini così sarà presentata: “Questa via si svolge nel diedro-rampa, che supera obliquamente e in modo abbastanza diretto la Bastionata dei Dinosauri, assai evidente dal basso, anche per il grande pino verde posto a due lunghezze dalla base, e situato sulla destra del diedro; esso era già stato raggiunto precedentemente dai contadini che lì si recavano per raccogliere legna. Si tratta comunque di una via a sbalzi che alterna interessanti passaggi in libera, ad uno strapiombante tratto centrale un po’ in artificiale e in libera; le lunghezze, in generale, sono un po’ disturbate dal muschio che dopo i periodi di pioggia rende i passaggini limacciosi! Questa via, anche se è stata trovata in un secondo tempo rispetto a Kundalini, che si svolge in un «sistema» più a destra, è da considerarsi la via normale della parete. I passaggi più belli possono essere la seconda lunghezza, che si svolge in una larga e bella fessura che sale in mezzo ad una placca, una fessura stretta ed obliqua nella quarta lunghezza, ricca di movimenti ad incastro laterali. Così pure il tiro seguente, con un po’ di artificiale su gradoni strapiombanti ed un caminetto obliquo e poco profondo! Giunti alla base della placca finale, è bene combinare la via con la variante delle Lucertole al sole che consente una stupenda arrampicata libera in aderenza su di una ininterrotta placca di cento metri”.

La variante l’abbiamo aperta noi in quella prima ripetizione: ricordo che osservai con molta attenzione come Ivan “giocava” sulla placca, incurante di avere dietro di sé prima dieci, poi trenta, poi quaranta metri di corda libera. Una vera e propria danza, le cui finezze noi altri tre dovemmo imparare ben presto…

Parete dei Dinosauri, via Albero delle Pere, 2a ascensione, 7 luglio 1977. Ivan Guerini sulla quarta lunghezza.
Ivan Guerini sulla variante finale Lucertole al Sole, via dell’Albero delle Pere, Parete dei Dinosauri
Ivan Guerini sulla variante finale Lucertole al Sole, via dell’Albero delle Pere, Parete dei Dinosauri

Il 10 luglio con Massimo ci eravamo trasferiti in Valle dell’Orco, quindi dal tempio lombardo dell’arrampicata a quello piemontese. Salimmo la via del Totem Bianco (3a ascensione) alla Parete del Disertore e il giorno dopo Il sole bacia in fronte gli eroi (2a ascensione) alla Parete della Grande Ala.

Avevo capito che una delle regole principali per affrontare la grande scalata della vita era di arrampicare il meno possibile e la caduta dalla Piramide ne era stata una convincente conferma. Ma alcune eccezioni non potevano mancare, perché mi sarebbe stato troppo duro smettere di colpo. Perciò quel mattino di luglio mi trovai con Massimo Demiche­la alla base della Parete del Disertore. Avevamo i piedi fradici per aver traversato prati e boschi zuppi di rugiada, l’Orco scorreva senza rumore e il sole indorava i larici e i magri pascoli alle pendici del Sergent. In lontananza le Levanne erano ancora coperte di neve e la nostra parete era in ombra. Indugiavo sui sassi, scherzavo con il capo della corda. Quasi tutti gli amici di un tempo mi davano per finito e se da un lato ero scontento che l’avessero decretato così in fretta, dall’altro ero soddisfatto perché era ciò che volevo. Essere considerato un fuggitivo, un pavido, un disertore. Di solito prendevano il discorso alla lontana, ma invariabilmente giungeva la domandina fatidica: «Mi hanno detto che non vai più in montagna, che hai mollato. Cosa c’è di vero?». Io rispondevo rimanendo sulle generali, evitando il confronto diretto, ma ammettevo di aver rallentato. Solo agli amici raccontavo che non mi piaceva più, ma era una vera e propria menzogna. Furono appunto gli amici a squalificarmi per primi.

Parete del Disertore, Valle dell’Orco, via del Totem Bianco, 3a ascensione, 10 luglio 1977, Massimo Demichela sulla prima lunghezza.
Parete del Disertore, Valle dell’Orco, via del Totem Bianco, 3a ascensione, 10 luglio 1977, Massimo Demichela sulla prima lunghezza.
Parete del Disertore, Valle dell’Orco, via del Totem Bianco, 3a ascensione, 10 luglio 1977, Massimo Demichela.

La Parete del Disertore era simbolica, come il giorno dopo fu simbolico che io salissi una via che s’intitola Il sole bacia in fronte gli eroi. Ma che disertori, che eroi? Di quale esercito si va parlando, di quali battaglie?

Durante la scalata mi comportai abbastanza bene e Massimo fu il compagno del quale avevo proprio bisogno. L’itinerario era quello dei Totem Bianco e quando fummo a due terzi potemmo abbracciare il tronco biancastro di un abete morto che sporgeva nel vuoto.

Pochi giorni prima avevo avuto a casa mia l’incontro piacevole e cordiale con Guido Machetto. Forse anch’egli aveva saputo della mia “diserzione” e così passando da Milano era venuto a trovarmi. L’ultima volta che ci eravamo parlati era stato un lontano pomeriggio del novembre 1973, a Biella. Mi aveva portato in un luogo deserto ed avevo temuto che fosse per un duello. Ma il rancore maturato negli anni si era spento e l’Annapurna non significava più niente per lui. Era venuto a casa mia con il proposito di riavvicinarmi e trovò una piena disponibilità in me. Ma lo vidi teso, scontento di se stesso e ancora amareggiato degli scarsi riconoscimenti avuti per l’impresa al Tirich Mir dell’anno prima. Mentre parlavamo sentii che di nuovo vibravamo all’unisono. Avrei voluto parlargli di altre pareti, di altre battaglie, ma non ci fu dato il tempo. E fu con la promessa di rivederci che non lo vidi mai più. Ero ancora un disertore solitario.

Valle dell’Orco, Parete della Grande Ala. Alessandro Gogna sulla via Il Sole bacia in fronte gli Eroi, 2a ascensione, 11 luglio 1977
Valle dell’Orco, Parete della Grande Ala. Alessandro Gogna assicura Massimo Demichela sulla via Il Sole bacia in fronte gli Eroi, 2a ascensione, 11 luglio 1977. Telefoto: Ornella Antonioli.
Valle dell’Orco, Parete della Grande Ala. Massimo Demichela sulla via Il Sole bacia in fronte gli Eroi, 2a ascensione, 11 luglio 1977

Uno schermo è improvvisamente illuminato da un fascio di luce, una voce autorevole si ripercuote nella sala e parla agli spettatori. Tra questi sono anch’io e sono contento che riproiettino la stessa scena di prima.
La voce echeggia nel cinema e ci assicura che il Grande Sé agisce su di noi per farci morire.
«Adesso vedrete il meccanismo, come con i raggi X».
C’è un operaio su un ponteggio e sta lavorando. Un’ombra dalle for­me umane, invisibile all’operaio, gli si sta avvicinando. L’operaio lavora a testa in giù, contrariamente alla prima proiezione nella quale era tutto normale e l’ombra non appariva. Ma i raggi X, come promessoci dalla voce, la rendono visibile agli spettatori. L’ombra è ormai accanto all’ope­raio, lo colpisce leggermente alla nuca e ne estrae qualcosa di impalpabile. La voce spiega che è stata tolta l’essenza vitale, il «prana» che non deve morire. L’ombra getta nel vuoto quell’essenza vitale. L’operaio rimasto solo corpo si accosta al balcone e si lascia cadere nel vuoto inerte, sfra­cellandosi a terra. Questo doveva succedere ed è successo.
Uno spettatore urla: «Così è morto Guido Machetto!».

Ospite nella piccola baita di sasso di Ivan Guerini, ritornai ancora qualche giorno in Val di Mello. Provai quindi l’ebbrezza di una sfiorata convivenza con la mamma e soprattutto con la nonna, che lui chiamava affettuosamente l’”unidente”. Verso metà giornata del 17 luglio facemmo un tentativo di apertura su una parete un po’ a destra della rumorosa e imponente Cascata del Ferro: assieme a me erano Ivan, Guido Merizzi, Adriano Balzarelli, Vittorio Neri e Giuseppe Popi Miotti. Quest’ultimo era un amico nuovissimo, era venuto a trovarmi a casa mia a Milano non ricordo più per cosa. E avevamo chiacchierato per un pomeriggio intero, più la cena e il bivacco in sala sui tappeti.

Val di Mello, Cascata del Ferro, Mixomiceto, 1a ascensione. Guido Merizzi in azione, 18 luglio 1977.
Val di Mello, Cascata del Ferro, Mixomiceto, 1a ascensione. Guido Merizzi in azione, 18 luglio 1977.

Ma il giorno dopo decidemmo di superare la breve parete che ci aveva respinti giusto a destra della cascata. Fu un piccolo capolavoro di Guido Merizzi, una decisa prova di coraggio. Noi altri cinque lo seguimmo con la corda dall’alto. Ivan gli chiese come avrebbe voluto chiamare la via. Guido rispose: Mixomiceto.

Eravamo solo all’inizio del fuoco artificiale di nomi che presto avrebbe invaso il mondo dell’arrampicata. La fantasia esplose con un panorama di nomi che ancora oggi non finisce di stupire. Era finita l’epoca delle Bonatti-Oggioni o delle Maestri-Baldessari. E il Nuovo Mattino aveva varcato il Ticino.

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Eroi e Disertori ultima modifica: 2021-04-23T05:58:00+02:00 da GognaBlog

4 pensieri su “Eroi e Disertori”

  1. 4
    Massimo Demichela says:

    Prende il sole al mattino e Bonelli si sentiva baciato dal suddetto.
    Alessandro bellissime foto….. 😁😁😁

  2. 3
    andrea gobetti says:

    Eroi e disertori, sento odore del Bonelli…

  3. 2

    Metamorfosi alla Echoes.

  4. 1
    Alberto Benassi says:

    Il sole bacia in fronte gli eroi

    Non ho salito questa via, ma il nome che gli è stato dato mi è sempre piaciuto. Forse Alessandro te lo sai il motivo di questo nome e chi sono gli eroi?

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