Utopiadi
di Alberto Peruffo
Cari lettori, cari compagni e compagne di cordata, gentili alpinisti CAI o non-CAI. Vi giro questo importante invito – «chiamata alle montagne e alle terre alte» (alla loro difesa, s’intende) – da parte di APE (Associazione Proletari Escursionisti) e CIO (Comitato Insostenibili Olimpiadi) di Milano. Quello che si poteva fare, da parte nostra, per informare e ostacolare in modo rigoroso queste Olimpiadi frutto del malaffare (spese più che raddoppiate) e fuori da ogni logica contemporanea di reale sostenibilità, credo sia stato fatto. Ognuno a modo proprio, ognuno con le proprie forze, spesso coordinandoci, altre volte improvvisando, essendo il «mostro olimpico», chiamiamolo così, enorme e diffuso. E noi piccoli, ma tenaci. Aggrappati alle nostre montagne e alle nostre idee di giustizia. Non occorre soffermarsi sui trascorsi e relativi dettagli. Vittorie o sconfitte.
Durante le Olimpiadi agiremo in vario modo e con varie sfumature. Tra le azioni più belle e creative c’è quella che vi sottopongo qui sotto: «500 larici in corteo». Una specie di risuscitamento pagano, “panico”, dei 500 e più larici “uccisi” violentemente a Cortina, che di fatto hanno ucciso lo Spirito Olimpico. Vi invito a partecipare (tutorial allegato al testo APE). Ricordano altre nostre grandi e faticose operazioni artistiche di monito, rinascita e indignazione, come le 400 croci del Cimitero Errante dagli altipiani (versus Vicenza Militare 2007) e le mille e più fiaccole accese per le Tristi Montagne Fumanti in giro per il mondo (durante la violazione dell’Everest, in Tibet, e la successiva inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino 2008).
Sempre creativamente e provocatoriamente, per muovere le coscienze se i corpi degli alpinisti stallano, troverete un richiamo a questo «ritorno dei larici» nelle brevi 9.5 Tesi – pur offrendo una montagna di note – che ho chiamato «luterano-scientifiche versus Milano Cortina 2026». Ho tentato una simpatica sintesi di concetto, in assetto di deriva digitale, attingendo a studi e a fonti piuttosto serie (qui il link, in aggiornamento continuo).
Infine, altro appuntamento fisico davvero suggestivo e importante, collegato ai 500 larici: la seconda edizione delle Utopiadi, dal 5 all’8 febbraio, sempre a Milano. Siglate dallo slogan, «le nostre vite non sono un gioco».
Ci vediamo a Milano (alle 15, in Piazza Medaglie d’Oro) e, con alcuni di voi, a sorpresa, a Cortina, dopo l’8 febbraio.
In veste sia di alpinisti, sia di attivisti, sia «sotto improvvise spoglie».
Quelle grazie alle quali ancora ci troviamo liberi.
Liberi pure di essere… alpinisti, non troppo schiavi di una cieca passione.
Buone cose e grazie sempre dell’attenzione.
500 larici in corteo: chiamata alle montagne e alle terre alte per il 7 febbraio 2026
a cura dell’associazione APE
(pubblicato su ape-alveare.it)
La montagna non si arrende ai giochi olimpici del debito, dell’asfalto e del vuoto di politiche per le terre alte: chiamata alle arti verso il corteo di sabato 7 febbraio 2026. Una proposta dalla sezione di Milano.
Sabato 7 febbraio 2026 saremo in piazza a Milano a fianco del CIO (Comitato Insostenibili Olimpiadi) per dire che quelli di Milano-Cortina sono, come ampiamente denunciato in questi anni, giochi d’azzardo. Tra le molte promesse di partenza dei XXV Giochi olimpici invernali ricordiamo: gratuità, sostenibilità, rilancio delle politiche per le aree montane. Questi Giochi drenano almeno sette miliardi di risorse per lo più pubbliche ai bisogni dei territori alpini e pedemontani coinvolti, e mortificano l’intero arco sud delle alpi all’insegna di un’esperienza turistica poco accessibile, disinteressata allo sport di base, del tutto inadeguata ai cambiamenti che la crisi climatica ci impone.
Se anche tu muovi alla montagna non citius, altius, fortius, ma più lentamente, più in profondità e più dolcemente, sabato 7 febbraio 2026 cammina con noi nello spezzone delle terre alte.
Portiamo in corteo i 500 larici di Cortina
Diamo vita insieme a uno spazio attraversabile da attivisti e famiglie, alpinisti e movimenti ecologisti, amanti e abitanti delle montagne. Uno spazio dove camminare insieme domandandoci: che montagna vogliamo? Che futuro progettiamo? Lo faremo con una caratterizzazione scenografica potente: portare in piazza i 500 larici abbattuti a Cortina per l’inutile pista di bob, insieme a bob, vecchi sci, slittini, tute e occhialoni da sci.
Centinaia di alberi, alcuni con oltre 200 anni di vita, sopravvissuti a due guerre mondiali e alla tempesta Vaia, sono stati sacrificati per 90 secondi di gara sulla pista da bob. Una colata di cemento da 124 milioni di euro che sarà utilizzata da una manciata di atleti, per poi essere probabilmente abbandonata come il trampolino di Cesana di Torino 2006.
Come rendere visibile l’invisibile? Come creare un contro-immaginario che squarci il velo sulla reale natura di queste Olimpiadi? Proviamo così: 500 persone, 500 larici, 500 alberi che marciano per le strade di Milano. Non solo per denunciare, ma per sollevare domande. La natura che accusa, il rimosso che riemerge.
Costruisci il tuo larice
Abbiamo preparato un tutorial per costruire i larici in autonomia. Si tratta di una guida, ma sbizzarrisciti con la fantasia e personalizzalo come vuoi!
Porta il tuo larice in corteo insieme a bob, vecchi sci, slittini, vecchie tute e occhialoni da sci!
Clicca sull’immagine sotto per ingrandirla. Guarda il video tutorial più sotto per costruire il tuo larice.
Video tutorial
Cosa ti chiediamo
- Far circolare questa pagina-appello
- Raccogliere adesioni: non firme, disponibilità ad esserci e a contribuire operativamente, con la comunicazione, nella raccolta materiali
- Aiutaci a recuperare: cartoni, bastoni di scopa, alberi di natale usati, gomitoli di lana giallo-verde-arancione, bombolette colorate, vinavil, vecchi sci e bob, occhialoni da sci, tutto ciò che serve per vergare il tuo messaggio
- Rendere questa manifestazione una tappa di un viaggio che non si conclude a fine corteo
La seconda edizione delle Utopiadi
si terrà il 6/7/8 febbraio 2026 a Milano, nella cornice del percorso di contestazione promosso dal CIO – Comitato Insostenibili Olimpiadi
Perché proprio i larici
Da “Reimmaginare l’inverno” nel marzo 2023 a “Ribelliamoci Alpeggio” nell’ottobre dello stesso anno, fino a “La montagna non si arrende” del 9 febbraio 2025: il nostro percorso di critica alle Olimpiadi e alla monocultura turistica viene da lontano. Abbiamo camminato su creste e cime, dal Monte Cervati al Corno alle Scale, da Sella Nevea al Terminillo, per dire basta nuovi impianti, basta bacini per l’innevamento artificiale, basta logiche estrattive che trattano la montagna come un parco giochi da sfruttare fino all’ultimo respiro.
I 500 larici di Cortina sono la sintesi di tutto questo. Il suolo che cementifichiamo oggi resterà ferito per secoli. Le scelte che facciamo oggi sulle terre alte colonizzano il futuro dei territori e delle comunità. Le Olimpiadi sono una macchina di produzione di immaginari: emozioni, narrazioni, immagini che si fissano nella testa delle persone e diventano senso comune. Come rompiamo questo dispositivo se non con contro-immaginari altrettanto potenti? Vedere una foresta di alberi morti marciare per la città è un cortocircuito emotivo che apre interrogativi. È un linguaggio che attraversa le barriere, che parla anche a chi non ci conosce, a chi passa per caso, a chi vede le foto e si ferma un momento a pensare.
Dalla montagna alla città: perché opporsi alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026
Il tempo delle mediazioni è finito
Le terre alte bruciano. Non è una metafora. Lo zero termico a 4200 metri in pieno autunno, i ghiacciai che si sfaldano, il permafrost che si scioglie sono la realtà quotidiana delle nostre montagne. Una realtà che stride con l’ostinazione di chi continua a proporre un modello di sviluppo anacronistico e predatorio.
Gli scienziati ci dicono che l’ultimo turista sugli sci arriverà nel 2040. Eppure si continuano a costruire nuovi impianti di risalita, a scavare bacini per l’innevamento artificiale, a devastare versanti per inutili collegamenti tra comprensori. Dalle Alpi agli Appennini, dalla Val di Susa alla Basilicata, assistiamo allo stesso copione: opere nocive imposte dall’alto, trivellazioni, cementificazione, spopolamento.
Perché lo sci di massa è morto (e perché continuare a investirci è follia)
I ghiacciai alpini hanno perso oltre il 60% della loro massa dall’inizio del secolo. Il permafrost si scioglie provocando frane e instabilità sempre più frequenti. Le stagioni sciistiche si accorciano anno dopo anno: ciò che trent’anni fa durava 120 giorni oggi ne dura 80, e la tendenza è in accelerazione.
L’innevamento artificiale è un cerotto su un’emorragia. Servono temperature sotto lo zero per produrre neve artificiale, ma quelle temperature sono sempre più rare. Servono quantità enormi di acqua – fino a 3000 metri cubi per una singola pista da bob – in un momento di crisi idrica strutturale. Serve energia elettrica in quantità industriali, con costi economici ed ambientali insostenibili.
Il risultato? Piste che sono nastri bianchi circondati da prati verdi, paesaggi lunari che nulla hanno a che fare con l’esperienza della montagna innevata. Impianti che funzionano poche settimane l’anno a costi sempre più alti. Comprensori sciistici sotto i 2000 metri che stanno chiudendo uno dopo l’altro perché economicamente insostenibili.
E intanto a Bormio si potenziano gli impianti di innevamento sulla pista Stelvio, investendo milioni per produrre neve artificiale su una pista che tra pochi anni non avrà più le temperature per consentirlo. Nessuna progettualità per i futuro della montagna.
Le prospettive economiche del settore sono pessime, ma si continua a devastare i territori per costruire nuove opere che saranno obsolete prima ancora di essere finite. È questo il significato più profondo della follia olimpica: negare l’evidenza climatica per perpetuare un modello estrattivo che arricchisce pochi e devasta le comunità e i territori di tutti.
Speculazione e gentrificazione
Quello che accade in montagna è lo specchio di quel che accade in città. Le Olimpiadi sono un dispositivo potente di trasformazione sociale che opera su due fronti:
Nelle terre alte: espulsione delle comunità locali attraverso l’esplosione degli affitti brevi, privatizzazione dei territori, monocultura turistica che sottrae risorse a modelli plurali di vita in montagna. La montagna diventa un grande parco a tema dello sport invernale, proprio mentre il modello dello sci di massa sta collassando sotto il peso della crisi climatica.
Nelle città: a Milano, interi quartieri subiscono processi di gentrificazione accelerata. Degli alloggi promessi, solo una piccola parte sarà a canoni realmente accessibili, mentre il resto è destinato all’housing sociale, cioè iniziativa privata supportata da fondi pubblici e privati. Fondi sottratti allo sport di base, al trasporto pubblico, ai servizi essenziali. Privatizzazione della città pubblica e conseguente militarizzazione degli spazi urbani,.
Lavoro sfruttato e sicurezza negata
I grandi eventi portano con sé lavoro sottopagato e spesso volontario, scarsa sicurezza sui cantieri, turni sfiancanti (fino alla morte) per stare dietro a progetti sempre in ritardo. L’Arena Santa Giulia, che ospiterà le partite di hockey maschile, prevede rotazioni di tre turni in 24 ore per non sospendere mai le attività, con 70 milioni di euro già previsti di extra-costi.
La retorica del “volontariato olimpico” nasconde la richiesta di lavoro gratuito su vasta scala (con la beffa incredibile dei posti letto troppo cari per i volontari), mentre le assunzioni temporanee offrono contratti precari senza prospettive. Lo spirito olimpico, inteso come cooperazione e bene comune, appare lontano, mentre prevalgono logiche di profitto e interessi economici.
L’opacità come sistema
La mancanza di trasparenza è strutturale. Non esiste un quadro informativo unico e coerente perché il sistema coinvolge una pluralità di soggetti – enti statali, regioni, comuni, società partecipate, fondazioni – senza obbligo di rendicontazione coordinata. Il risultato è una trasparenza parziale che rende impossibile una valutazione complessiva di sostenibilità, costi e impatti.
Quando le associazioni provano a fare accesso agli atti, si scontrano con muri di gomma e rifiuti. La rete Open Olympics ha prodotto tre rapporti indipendenti che documentano proprio questo sistema di opacità.
Colonizzare il futuro: che tipo di antenati vogliamo essere?
Ogni pista da bob costruita oggi, ogni larice abbattuto, ogni metro cubo di cemento colato in montagna non è solo un danno nel presente. È una colonizzazione del futuro: stiamo ipotecando per secoli le possibilità dei territori e delle comunità che verranno. Stiamo decidendo per loro che tipo di montagna abiteranno (o non abiteranno), che tipo di relazione potranno avere con le terre alte, che margini di scelta avranno.
Che tipo di antenati vogliamo essere? Quelli che hanno continuato a costruire impianti di risalita mentre i ghiacciai si sfaldavano? Quelli che hanno sacrificato boschi centenari per 90 secondi di gara? Quelli che hanno trattato il futuro come una discarica dove scaricare le conseguenze delle nostre scelte miopi?
Serve un cambio radicale di paradigma. Non basta mitigare, compensare, promettere sostenibilità. Serve fermare la macchina, dire no alle opere inutili e devastanti, rimettere al centro la cura dei luoghi e delle comunità che li abitano. Serve la radicalità di chi sceglie di non colonizzare il futuro.
Le Olimpiadi ci chiedono di sacrificare ancora una volta i territori sull’altare dello spettacolo e del profitto. Noi scegliamo di essere antenati responsabili: di difendere ciò che resta, di opporci alla devastazione, di costruire alternative possibili.
Il 7 febbraio 2026: costruiamo insieme lo spezzone delle terre alte
Cerchiamo un momento di convergenza tra chi resiste nelle terre alte e chi lotta nelle città, tra chi difende i territori dalla devastazione olimpica e chi si oppone alla gentrificazione urbana, tra movimenti ambientalisti e sport popolare, tra comunità montane e collettivi metropolitani. Un camminare insieme che ha caratterizzato la nostra postura in tutti questi anni.
La montagna è di chi la ama, la rispetta e la difende, che ci viva da generazioni o che la frequenti con consapevolezza. Non costruiamo divisioni artificiose tra “turisti” e “abitanti”, ma alleanze trasversali contro un modello di sfruttamento che devasta territori e comunità ovunque si imponga.
Come costruiamo insieme questo spazio? Lo spezzone delle terre alte vuole essere un luogo aperto, attraversabile, con un microfono continuo per dare voce a chi non si riconosce nel disegno delle nocività in quota, delle grandi opere fossili, della monocultura turistica.
500 larici in corteo come linguaggio condiviso della nostra opposizione, ma anche come domanda aperta: quale montagna dopo le Olimpiadi? Quale futuro costruiamo insieme?
Il 7 febbraio 2026 ci vediamo in piazza a Milano (alle 15, in Piazza Medaglie d’Oro). Porta il tuo larice. La montagna non si arrende.
E per chi vuole documentarsi maggiormente:
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Invece io traggo la conclusione che il ridicolo sei tu e quelli della tua risma
Ma dove “sono io (Crovella) che frigno”????????????????????
Io non frigno, ma affronto di petto le difficoltà. A volte (spesso) riesco a vincere le battaglie, qualche volta no, ma dire a me che sono uno che frigna è proprio non capire nulla della realtà. Ecco perché i tuoi interventi risultano delle gafanate megagalatiche: perché vivi in un mondo tutto tuo che non è quello della reale situazione oggettiva.
Quanto al fatto che chi si lamenta in genere non ha votato: altra scemenza, non nel senso che non corrisponda alla realtà, ma nel senso che se uno NON va a votare, ha sempre torto. Cioè, dopo, deve stare zitto, perché gli altri decidono anche per lui.
Questo vale per qualsiasi risultato elettorale: ricordo che nel periodo 2016-2019, quando cioè si poteva ancora abbandonare la richiesta di assegnazione delle Olimpiadi, al Governo nazionale ci sono stati Renzi (Pd), poi Gentiloni (Pd), poi Conte 1 (M5S+Lega). In Veneto c’era Zaia (Lega) A Milano come sindaci coi sono stati Pisapia (fino a giugno 2016) e soprattutto Sala, ovvero uno di sinistrissima e uno di sinistra. Quindi abbiamo avuto un bel minestrone di vari colori politici (ma forse più di sinistra che di destra) e alla fine il risultato è stata la frittata che vediamo. Perché le colpe dei politici su questo disastro ci sono eccome, ma sono la conseguenza del voler compiacere i cittadini dando loro l’illusione di incassare tanti sghei. E a culklare i cittani in queste illusioni lo danno sia i politici di sinistra che quelli di destra. Tocca ai cittadini, però, esser svegli e saper capire le cose. Lo si sapeva benissimo, nel 2016-2019, che si sarebbe finiti come siamo adesso: certo se uno ha l’anello al naso, è ovvio che non sa “leggere” le cose in prospettiva, ma è colpa sua. non dei politici.
I problemi non sono “ben altri”, sono anche altri, problemi che tu e quelli come te avete pensato subito di banalizzare, altrimenti avreste dovuto mettere a nudo la vostra morale scricchiolante, spazzata invece sotto lo zerbino al fine di inseguire l’ennesima domenica di disimpegno verticale (anche se lo stato fisico in cui vertete consiglierebbe altre attività, tipo il giardinaggio…). Nessuno si tira indietro di fronte alle responsabilità, o perlomeno non noi. Tu, e i rivisitatori del plaisir invece, siete molto forti a prese di posizione qui sul blog, ovviamente solo quando non vi riguardano direttamente; sono certo che se foste dei provetti bobbisti della domenica, avreste inneggiato alla bega locale di quattro cortinesi che si sono arricchiti negli anni e che ora invece sono contrari ai Giochi (come avete già fatto per altri temi dolomitici). Quando parli di morale, caro Matteo (ma come te molti altri qui), dovresti voltarti e guardare bene da dove provieni. Tranquillo che noi, i nostri esami di coscienza, ce li stiamo facendo e per questo lottiamo. Ora mi aspetto la censura del moderatore plaisir, il mio commento è troppo duro per le deboli orecchie di una platea di vecchi…
Crovella, sei un po’ (eufemismo) ridicolo quando ti esprimi verso “gli altri” lamentandoti che “frignano”. Vorrei sommessamente ricordarti che chi si lamenta in genere non ha votato questa massa di incompetenti, malaffaristi e corrotti. Mentre tu, che ti lamenti più di tutti, l’hai fatto. Non dimenticarlo quando ci fai le prediche.
Fortunati i romani ad avere votato la Raggi, l’unica che si oppose alla sicura devastazione e spreco di altri miliardi delle nostre tasse.
Non ho assolutamente detto che bastava eleggere la terza candidata e non si sarebbe concretizzato lo scempio (nello specifico la pista da bob con abbattimento larici): quello è un esempio per sottolineare che anche i cittadini sono responsabili e non solo i politici.
Quindi nessuno è “innocente”: sono responsabili anche quei cittadini che non hanno fatto nulla per evitare che si arrivasse al disastro in cui ora ci troviamo.
Mi pare di aver affermato più volte che, nel periodo in ci si poteva anteporre all”assegnazione (2016- giugno 2019), solo pochissimi illuminati si erano schierati CONTRO. Quei pochissimi erano sia di destra che di sinistra. Tutto il resto del paese era elettrizzato dal poter “vincere”” le Olimpiadi. Perfino il Presidente Mattarella ha fatto emettere uno nota ufficiale di giubilo (giugno 2019): non dico mica che Mattarella fosse con le mani in pasta, dico che il mood era quello. Dentro a quel mood c’erano ingenui in buona fede e anche approfittatori in mala fede. Fra questi, tutti coloro che traggono profitto sia dagli appalti che dai flussi turistici: vanno quindi dal piccolo esercente alla grane impresa. A loro volto gli amministratori locali/regionali/nazionali, sia di destra che di sinistra, ci inzuppano ilo pane per tornaconto elettorale: i politici (già eletti oppure “eleggendi” o “rinnovandi”) sanno che se, con qualunque espediente, fai balenare la possibilità di incassare sghei, i cittadini ti trovano più simpatico e ti votano più facilmente. E con un baraccone come le Olimpiadi, di sghei ne sono girati moltissimi. Per cui c’è connivenza fra politici, cittadini in mala fede (cioè quelli cui non gliene frega niente dei i danni ambientali pur di incassare sghei a titolo personale) e cittadini in buone fede, decisamente ingenui (quelli che non sanno “vedere” ex ante i danni ambientali).
Tutti questi, in sintesi, gli ingredienti,: mescolandoli insieme, ecco fatta la frittata. Inutile piangere adesso, occorreva evitare il tutto alla radice, cioè prima dell’assegnazione all’Italia. Speriamo che i danni di oggi siano istruttivi per le decisioni future. Ma, conoscendo gli italiani (gli ingenui resteranno sempre ingenui, gli approfittatori resteranno sempre approfittatori) al prossimo giro si farà la stessa frittata.
mi sembra che il ragionamento di Crovella sia a dir poco altamente deficitario. Immaginiamo il povero elettore che su questioni x lui basilari ( ad es. salute , sicurezza , ambiente , istruzione , ecc. ) si trovi a scegliere il meno peggio. Il buon Crovella x ogni questione avrà sempre buon gioco a dire : è colpa tua dovevi votare diversamente di volta in volta . Che sia a favore di referendum permanenti ?
Scrive Crovella:
Bene, se non sbaglio è la prima volta che lo scrivi chiaro e tondo.
Sul resto del tuo intervento, se posso, mi sembra che sostenere che sarebbe bastato eleggere la candidata arrivata terza alle elezioni comunali del 2022 per evitare il rifacimento della pista -e che dunque i cittadini siano in pratica (cor)responsabili- è semplicistico e attribuisce a un’amministrazione comunale un potere che, nei fatti, non ha. Intanto, le elezioni del 2022 non erano un referendum sulla pista da bob o sull’abbattimento dei larici… e le Olimpiadi sono un evento deciso e governato a livello nazionale e sovranazionale, con vincoli contrattuali, finanziari e temporali che riducono enormemente l’autonomia dei comuni coinvolti. Certamente una giunta guidata da qualcuno che NON era d’accordo con la realizzazione delle pista per il bob avrebbe potuto opporvisi, ma pensare che, da sola, avrebbe potuto bloccare un’opera già inserita nel dossier olimpico è, quantomeno, illusorio. Lo abbiamo visto e lo vediamo anche altrove.
Sostenere che i cittadini abbiano “sbagliato” e che quindi meritino le conseguenze è più uno sfogo moralistico che un’analisi puntuale. Spostare la responsabilità dai decisori reali ai cittadini/elettori è una semplificazione che assolve chi ha realmente progettato, imposto e gestito i lavori, e trasforma un complesso problema politico e strutturale in una colpa morale dei singoli. Una lettura comoda, ma poco convincente, e che, soprattutto, non incide sullo status quo e non va a “disturbare il manovratore”.
Infine, l’argomento secondo cui “piangere dopo è ridicolo” delegittima un pilastro della democrazia: il diritto di criticare, contestare e opporsi anche a decisioni già prese. La protesta a posteriori NON è ipocrisia (per chi protesta in buona fede), ma spesso è l’unica opzione praticabile quando le decisioni sono opache, calate dall’alto, o hanno avuto effetti peggiori di quanto annunciato. Delegittimarla equivale a sostenere che il voto sia una cambiale in bianco, cosa che NON è. Bisogna inoltre dire che a protestare non sono solo i cittadini di Cortina, ma anche persone non residenti, che non hanno potuto avere nessuna voce in capitolo, nemmeno alle ormai famose (e cmq ininfluenti) elezioni del 2022.
A chi ha creduto alle sbandierate promesse ex ante di “Olimpiadi a costo zero”, suggerisco la lettura dell’odierno articolo del Fatto Quotidiano:
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/02/03/i-giochi-a-costo-zero-un-conto-fino-a-7-mld/8278011/
I Giochi Olimpici a “costo zero”? Un conto fino a 7 miliardi
A tre giorni dal via, Italia già medaglia d’oro per spese e ritardi: se ne andranno 2 mld per le gare, più 5 per le infrastrutture quasi tutte da finire
Appunto. E’ sia colpa dei residenti cortinesi che hanno eletto Lorenzi, sia colpa della giunta Lorenzi che, in sede pre-elettorale, ha menato il can per l’aia. Ma lo si capiva benissimo ex ante (cioè prima della votazione del giugno 2022) che Lorenzi e/o il secondo arrivato (non ricordo il nome) avrebbero poi virato a sostegno dei lavori o quanto meno NON si sarebbero opposti: chi ha creduto in buona fede alle loro promesse preelettorali ha l’anello al naso.
Per questo dico che occorre respingere alla radice i grandi eventi, perché, poi, i lavori portano (direttamente o indirettamente) i famosi “sghei”, che più a est si pronunciano “schei”. E i cittadini, sotto sotto, questo si aspettano da chi eleggono. Quindi è oggi inutile frignare se, una volta maledettamente vinta l’assegnazione (giugno 2019), tutto si è sviluppato verso il disastro. Occorreva contrapporsi alla radice. Qualche illuminato lo aveva capito già allora (2016-19): purtroppo non siamo riusciti a convincere la maggioranza degli italiani. Speriamo di riuscirsi la prossima volta, ma io dubito perché gli italiani o hanno l’anello al naso o sono gaglioffi (cioè “desiderano” gli schei che arrivano nelle loro tasche con i grandi eventi).
Crovella, secondo te ai cortinesi, che sono in gran parte imprenditori, proprietari di strutture ricettive o comunque hanno interessi legati al turismo, una frase come questa inserita in un programma elettorale di 17 pagine avrebbe dovuto farli scendere in piazza? Ma ti informi prima di scrivere cazzate o devi per forza dire sempre la tua pur essendo all’oscuro di tutto?
“Il nostro presidio, il presidio di un gruppo realmente rappresentativo della comunità, sarà vigile nella progettazione e costruzione, affinché sia un impianto coerente con l’ambiente naturale e con la viabilità locale.”
Dal programma elettorale dell’allora candidato sindaco Lorenzi.
Come al solito, non capisci fino in fondo, per non dire che non hai capito proprio nulla. Io non assolvo le amministrazioni, che sono anche “corresponsabili”, a cominciare dal Presidente Mattarella che, con la sua nota ufficiale del giugno 2019 (giubilo per l’assegnazione all’Italia) ha incorniciato l’evento come una cosa bella e positiva, mentre era ed è una “sciagura” per tutti noi.
Piuttosto dico però che le amministrazioni (sia nazionali che locali) sono elette dai cittadini che avrebbero potuto effettuare scelte elettoriali diverse: nel caso delle elezioni comunali di Cortina (giugno 2022), la responsabilità dei residenti è chiara: bastava che eleggessero la candidata, poi arrivata terza. in caso di ipotetica vittoria di tale candidata, l’amministrazione comunale si sarebbe contrapposta al rifacimento della pista da bob. invece i cittadini-residenti hanno premiato i candidati che esplicitamente erano esplicitamente a favore delle Olimpiadi in tutti i loro meandri, compreso il rifacimento della pista da bob, lavoro che implicitamente comprendeva l’abbattimento dei larici “secolari”. Venir a piangere adesso facendo vedere le foto del sito “sventrato” è ridicolo: se i cittadini “non” capiscono ex ante le conseguenze delle decisioni, inutile pinagere dopo. L’unica speranza è che i distatri di oggi insegnino qualcosa per la prossima volta, ma 8come ho detto) io dubito, conoscendo gli italiani…
Crovella assolve le amministrazioni (locali e nazionali) da qualsiasi responsabilità, che viene invece interamente riversata su ciascuno di noi (lui escluso, ovviamente).
Non mi sembra proprio che sia così semplice.
@9. E’ così. “Pecunia non olet“: il denaro non puzza. Anzi.
Dopo l’assegnazione di queste Olimpiadi all’Italia (giugno 2019), ciè stato un certo dibattito sul recupero o meno della pista da bob di Cortina. Si è andati verso il lavoro (del menga) poi effettuato, di cui vediamo lo scempio.
Ebbene, nel giugno 2022 (3 anni dopo l’assegnazione) si sono tenute le elezioni comunali a Cortina: la candidata che nel proprio programma elettorale prevedeva l’opposizione comunale al recupero della pista, è arrivata terza e abbastanza distanziata. I primi due, fra cui il poi eletto sindaco Lorenzi, sono sempre stati a favore del lavoro in questione. Non ce l’ho con il sindaco, ma ce l’ho con i residenti-elettori di Cortina. Infatti, se i residenti di Cortina non hanno voluto premiare la candidata “NO pista da bob”, vuol dire che i residenti stessi erano complessivamente favorevoli al lavoro che è poi stato eseguito, compreso l’abbattimento dei larici “secolari”.
Articoli come questo, di cui io condivido (fin dal 2016-19, ante assegnazione all’Italia) i contenuti tecnici e ideali, risultano purtroppo inutili se la popolazione non si convince della negatività di tali manifestazioni e dello scempio ambientale che esse comportano. Speriamo che, goccia dopo goccia, questi articoli incidano, pro futuro, sulla mentalità degli italiani. Io temo di no: non per incapacità degli autori degli articoli, ma per la natura “fellona” degli italiani. Per cui alla prossima tornata di possibile assegnazioni all’Italia di un evento sportivo internazionale, io mi aspetto che a maggioranza esulterà: alcuni per scarsa lucidità (o addirittura per stupidità), altri per tornaconto economico.
Caro Drugo, lo so anch’io che è difficile che cambi qualcosa, che i cittadini si ricordino tra 10 anni dello scempio di Expo o delle olimpiadi o del salkazzo, ecc. ma questo non giustifica la non opposizione, credo.
A meno di essere ideologicamente convinti che qualunque opposizione sia male comunque e vada repressa, alla Crovella.
Oppure si sia convinti che i problemi siano benaltri e la colpa sia sempre degli altri alla GelidoFaustoBattistella, per continuare a trovare giustificazione per se’ stessi.
Matteo, tanto pa’ far ciàcoe, a una manifestazione “contro” ci sono andato. Solo una, lo so è poco, ma questo mi ero sentito di fare.
C’erano i “soliti anziani” (perché ahimè questo sono) di varie associazioni ambientaliste, un po’ di cittadini di pianura come me e letteralmente 4 gatti di Cortina e Cadore decisamente imboscati.
Anche se, per quel che possa valere, ho sentito dire: “Sarebbe venuta più gente di Cortina, ma non avevano voglia di farsi vedere…”.
Matteo, purtroppo mi tocca essere d’accordo col crovelliano commento #5.
E l’unica “soddisfazione” del menga che posso avere nei confronti di conoscenti cadorini che si lamentano per i fastidi o perdite economiche che stanno cominciando a subire nelle ultime due settimane, è rispondere: “Voi c’eravate? No? Allora di cosa vi lamentate adesso?”.
al pari del valore morale di chi vede beghe di quartiere ovunque per giustificare il proprio quarantennale immobilismo etico (e magari pure il fatto che quelle rocce si diverte anche a toccarle, con gli amici ex grandi alpinisti, che ora con la scusa dell’età ripiegano sulle plaisir). Prendete esempio dai vostri omologhi dell’est Europa, nodi e fettucce finché si può, e poi si smette. Anche questa è morale, molto forte, ma voi preferite coprire i vostri insuccessi con il relativismo e il disimpegno che vi contraddistingue.
A proposito dello “spezzettamento” delle manifestazioni sportive di cui parla Crovella, finalmente nel 2021 avevano fatto l’Europeo di calcio diffuso con fase finale a Londra ma prendo atto con rammarico che sono già tornati indietro. Spero che almeno lo “spalmino” su due nazioni. Il “Mondiale” di calcio sembra aver imboccato, finalmente, questa strada: 3 nazioni per le edizioni 2026 e 2030, bilanciata però dal gigantismo a 48 squadre..
Ovviamente non ho letto questo articolo tratto dalle “Cronache di Ernia”.
Però un commento è rivelatore del “geist der zeit”: “sono d’accordo ma non ci sarò per limiti d’età ”
Minkia nonno, mi ricordi il gingle di un carosello – e ho detto tutto- : “il vecchio bill non sbaglia maiiiiiii”
Il punto è che quasi nessuno ha protestato ex ante! Ex ante significa quando ci si poteva ancora ritirare dalla corsa all’assegnazione, poi datata giugno 2019.
Realisticamente pochissimi hanno protestato allora, i pochi illuminati, tra l’altro alcuni di destra e altri di sinistra (per cui l’orientamento politico non c’entra nulla). La gran massa era tutta elettrizzata per l’eventuale assegnazione all’Italia, c’era che faceva letteralmente il tifo! E, ad assegnazione appena avvenuta, c’è stata perfino una dichiarazione ufficiale di congratulazioni del Presidente Mattarella!
Ora invece tutti a frignare, a protestare, a rammaricarsi: e non lo si sapeva ex ante che avrebbero fatto danni pazzeschi?. Mica ci voleva Einstein per capirlo! Cmq ora ci strappiamo le vesti per i danni cui assistiamo. Bene, benissimo, ma la domanda è: questi atti d’accusa lasceranno davvero il segno nell’opinione pubblica quando si profilerà l’idea di concorrere per le prossime Olimpiadi???? Sennò, quello di oggi, è tempo sprecato, e gli articoli rischiano di esser solo aria fritta.
Conoscendo gli italiani, mi sa che oggi la maggioranza dei cittadini è indignata di fronte ai danni per queste Olimpiadi, ma fra 4-5 o magari 10-20 anni, gli italiani si saranno dimenticati di tutto e faranno di nuovo il tifo per l’assegnazione di nuove Olimpiadi all’Italia.
“se si è convinti dell’ineluttabilità che le decisioni su Olimpiadi ecc siano prese sempre e solo da “pochi”, è certamente inutile protestare ex ante, ma è anche inutile frignare ex post”
In senso generale questa affermazione è inoppugnabile, ma è evidente che chi ha protestato ex-ante e protesta ex-post è convinto della possibilità di un mutamento dell’opinione pubblica grazie anche al valore delle proprie proteste.
Ovviamente è una strada in salita e non può esserci certezza del risultato, ma questo non esime dal protestare, ma, anzi, definisce semmai il poco valore morale di chi rinuncia “perché tanto non cambierà mai”
Allora, se si è convinti dell’ineluttabilità che le decisioni su Olimpiadi ecc siano prese sempre e solo da “pochi”, è certamente inutile protestare ex ante, ma è anche inutile frignare ex post. Il contenuto di questo articolo ha senso solo se lascia il segno nell’opinione pubblica e la convince che, la prossima volta, bisogna arrivare a far sì che i politici dicano NO alle (nuove) Olimpiadi. Se non si è convinti che l’opinione pubblica sarà mai capace di ottenere ciò, le “denunce” di oggi sono uno sterile esercizio inutile
http://www.ariannaeditrice.it/articoli/la-montagna-e-l-occidente
Sono completamente d’accordo. Purtroppo non potrò essere presente fisicamente (per motivi….di età!).
Beh Carlo queste si sono Utopiadi pensare che delle correnti (anche forti)di pensiero Eco e anti eventi possano mettere sabbia nell ingranaggio…figurati!Pochi decidono per molti e nei salotti che contano non nelle cerimonie ufficiali di declamazione , quelle sono paraventi ben congeniali per dare in pasto alla pubblica opinione un’immagine di correttezza e onestà, poi invece la realtà la vediamo a conti faticose per questa Olimpiade quando non ci si può nascondere nei salotti appunto e le uova sono sfacciate oltre che marce e puzzolenti.
Tutti ideali “meritevoli” della massima stima, peccato che sono fuori tempo massimo, almeno per “queste” Olimpiadi. Queste stesse argomentazioni andavano espresse tempo da, iniziando addirittura 8-10 anni fa, in modo da creare una corrente di opinione pubblica così “forte” da impedire la richiesta italiana di assegnazione dei Giochi 2026 all’Italia (avvenuta nel giugno 2019). Ricordiamocene per le “prossime” Olimpiadi: a pensar male si fa peccato, ma spesso ci s’azzecca, diceva Andreotti. E io, pensando male (come faccio quasi sempre), “sento” che la prossima richiesta italiana al CIO sarà per le Olimpiadi estive a Roma. Detta iniziativa è già stata stroncata due volte (dal Governo Monti e poi dalla sindaca Raggi), ma questi “satanassi” bisogna “ucciderli” definitivamente, sennò prima o poi riemergono… (nota collaterale: non ce l’ho in modo specifico con i Giochi olimpici in quanto tali, ma con tutte le grandi manifestazioni sportive internazionali, eventi che comportano sbancamenti e danni ambientali per accogliere una moltitudine sconfinata di atleti e accompagnatori, quindi mi riferisco anche a mondiali o europei di calcio ecc.. Bisogna ridefinire completamente il nodello organizzativo di quel tipo di manifestazioni sportive, “Spezzettandole” nel tempo o in vari paesi oppure annullandole del tutto perché ormai insostenibili).