Agibilità democratica
di Sergio Soraci
Tra fine giugno e inizio luglio 2024 ho colto al volo un invito a recarmi nelle Pale di San Martino per fare alcune vie nelle vicinanze dei rifugi Pradidali e Pedrotti (Rosetta).
Sono di Messina e quando mi appresto ad andare sulle Dolomiti, o altrove nell’arco alpino, comincio a farmi i conti in tasca e decido se partire o meno secondo il momento economico che attraverso. Stabilisco, dunque, di partire spinto dalla voglia di scalare qualche via classica con amici di altre regioni ed approfitto di un passaggio in macchina per Bologna, dividendo le spese di viaggio. Mi fermo da amici in città e l’indomani prendo un treno per Trento, dove un’amica gentilmente si presta ad accompagnarmi agli impianti di risalita al Rosetta per poi proseguire verso il rifugio Pedrotti. II mio portafoglio si sgonfia velocemente, nonostante ii viaggio in economia.
Ho passato tre notti al Pradidali e una al Pedrotti, e dopo aver felicemente arrampicato con il mio compagno di cordata, inizio il mio viaggio di ritorno e mi accorgo di aver speso molto più di quanto immaginato, ed ancora devo affrontare i costi ferroviari per attraversare la penisola e, se non si prende almeno una freccia rossa, a casa non si torna.
Un’andata invernale per fare cascate ed una estiva per appagare le mie passioni e mi ritrovo con le tasche molto più vuote rispetto ad un recente passato: avevo fatto male i conti. Macchina condivisa, treni, mezze pensioni ai rifugi, qualche birra ed un paio di pizze e mi ritrovo a dover rimpinguare il mio conto andato sotto. E’ sempre più arduo decidere di ripartire e credo di non essere il solo, anzi sono sempre più numerosi coloro che si guardano meticolosamente le tasche prima di partire.

La montagna per i più abbienti è ormai una realtà. A meno di sacrifici economici elevati, non è più possibile per molti permettersi di sostenere le spese dei rifugi e degli spostamenti. Soprattutto chi deve affrontare lunghi viaggi, spesso rinuncia pur essendo appassionato, senza considerare i costi dell’attrezzatura, aumentati a dismisura.
Cosa ne pensa il CAI? Cosa ne pensano i gestori dei rifugi? E cosa ne pensano tutti coloro che vorrebbero recarsi in montagna o che si recano sostenendo costi elevati? Abbiamo a che fare con un nuovo ambito riservato ai pochi che possono permetterselo? Certo, ci si può accontentare di ciò che il verticale offre nelle vicinanze, ma sono convinto che la montagna sia e debba essere “democratica”. Per ridiventare quello che, a mio avviso, è sempre stata, bisognerebbe fare una profonda riflessione ed agire rapidamente per “riequilibrare” questo mondo sempre più sfuggente ai più.

Negli anni ’80 e nei primi ’90 lo sforzo economico era accettabile, soprattutto dividendo le spese di attrezzatura, trasferimenti, cibo ed altro. Oggi, pur adottando gli stessi accorgimenti, si affrontano costi lievitati e insostenibili di carburante, spostamenti aerei o ferroviari, per non parlare delle mezze pensioni ai rifugi (le birre sono un premio da acquistare esclusivamente solo dopo un’impresa meritevole, altrimenti si rinuncia). La tendenza è questa, e allora le conseguenze ricadranno su chi non potrà più permettersi certe spese e la montagna diverrà luogo per élite economiche. Gli ambiti di agibilità ” democratica” si restringono sempre di più e la montagna si aggiunge ai luoghi quasi inaccessibili ai percettori di normali stipendi e a coloro, sempre più numerosi, che vivono di lavoro precario.
Qualcuno si esalterà all’idea che ci siano meno persone che girovagano per monti, ma la riflessione è incentrata sul filtro dei privilegi, una selezione che allontana non solo le masse che pur hanno il diritto a recarsi in montagna, ma anche coloro che il verticale lo hanno sempre praticato con passione e che ci penseranno più di una volta prima di mettersi in viaggio, decidendo probabilmente di rinunciare. Trovo tutto questo inaccettabile.
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Anche io, quando ho pernottato al rifugio Gnifetti ho trovato il personale molto garbato e cordiale, nulla da dire, il problema della struttura citata è che è sovraffollata, dunque, inevitabilmente, la qualità ne può risentire; altro che, come conclude l’ articolo, rallegrarsi di trovare meno gente in montagna; al contrario, aumenta, la gente, ma sono sempre più stranieri, che evidentemente, reputano di poter spendere certe cifre, per un servizio non sempre all’ altezza e che questo non sia uno spreco, beati loro che hanno potere d’ acquisto superiore.
Placido, io però leggo anche questo:
Ora, premesso che le ultime volte che sono andato in “spedizione” – tra virgolette, eh – è stato negli anni dopo l’università, quando vivevo ancora dai miei e i primi stipendi li usavo per andare a Paklenica o in Sardegna, e che adesso, da “buon padre di famiglia”, mi accontento di quello che ho nelle vicinanze, premesso tutto questo e rispettando il diritto di Sergio di viaggiare, a me pare che qui si stia parlando proprio dell’agibilità democratica del viaggio e delle conseguenti spese di vitto e alloggio.
E non discuto la rispettabilità dell’autore e la difficoltà che qui testimonia a mettere insieme il budget per un viaggio in Dolomiti, magari è uno che fa i turni di notte e lo rispetto (visto l’orario del suo commento, o lavora di notte oppure, alla faccia nostra, è andato in Cile a sciare). O forse quello che è in discussione il potere d’acquisto degli italiani? (in generale, nel senso che la montagna non ha niente di speciale rispetto a qualsiasi altra occupazione del tempo libero) ma allora non si finisce più.
Veramente l’articolo dice:
L’autore parte dalla propria esperienza in montagna, e l’articolo è principalmente incentrato sulla montagna, ma la riflessione proposta è più ampia.
Claudio Genoria ha ragione , sia per il panem che per i circenses , l’unico “spazio di manovra” per il Cai in questa direzione penso possa essere verso il piatto caldo a prezzo calmierato , anche perche’credo sia impossibile per un rifugista già oberato di richieste folli e maleducazione del pubblico , gestire anche un “locale cucina” per chi vuole spendere poco.
Sergio, io non ho capito perché la montagna dovrebbe essere, come scrivi, un “ambito di agibilità democratica”: la montagna ha qualcosa di speciale rispetto, per esempio, al posto a sedere allo stadio? Uno non potrebbe dunque reclamare il diritto ad abbonarsi alle partite della squadra del cuore a un costo democratico? Su un piano generale, secondo me, il tuo discorso può andare in mille direzioni: stipendi bassi, basso potere d’acquisto, “agibilità democratica” non solo dei circenses ma anche del panem (chiedi ai pendolari cosa pensano dei treni ad alta velocità). Nel particolare, invece, e posto che non esistono diritti speciali riservati ai turisti della montagna, siano essi alpinisti o semplici curiosi, credo che l’unico discorso che si può fare sia proprio quello sui rifugi del CAI che, al di là della simpatia o della competenza dei loro gestori, sembrano preferire le famiglie in gita domenicale “touch (eat!) and go” agli alpinisti squattrinati. Detto questo, per i tuoi viaggi futuri verso le Dolomiti, mi sento di consigliarti l’aereo e destinazioni meno alla moda (le Dolomiti venete meridionali o le Dolomiti friulane): forse qualcosa risparmi.
Vorrei fare una breve precisazione a proposito dell’accoglienza ricevuta nei due rifugi da me citati nell’articolo: siamo stati accolti benissimo dai rifugisti, anzi ringrazio ancora una volta il gestore del Pradidali che è stato prodigo di consigli sugli itinerari da effettuare ( eravamo anche gli unici “alpinisti” in quel periodo in rifugio) e noi abbiamo colto le sue preziose indicazioni. Non ho niente contro i rifugi e i rifugisti, il mio articolo o non era indirizzato a creare una polemica nei loro confronti , le mie erano considerazioni , quesiti( che ho rivolto anche ai gestori di rifugio), stimoli di riflessione. Non faccio considerazioni sul libero commentare espresso in coda all’articolo che vedo ha suscitato un po’ di interesse.
Il problema non solo, come dice l’ articolo, di chi è siciliano e vuole scalare sulle Dolomiti; è anche – perfino, si direbbe – di chi è di Torino o Milano e vuole scalare sul Monte Rosa; a parte la scarsa qualità del rifugio Gnifetti, come dicevo qualche post fa, in relazione alle cifre che si devono pagare, la frequentazione dei rifugi d’ alta montagna in generale parlando è sempre più di stranieri, europei del nord in particolare; a Milano fino a qualche anno fa esistevano in piazza Duomo i noti “grandi magazzini”, ci andavano un po’ tutti, perfino gli impiegati dello stato, ora ci trovi solo cinesi della nomenclatura, mogli di qatarioti ecc. ecc. Che schifo, ci stiamo autodistruggendo e ci piace così.
Battimelli: vedi che, davvero, prendi roma per toma? Insinui che io ti accusi di avermi dato del ecc ecc ecc. ma non mi rivolgevo a te, bensì indistintamente alla platea. magari non lo hanno scritto apertamente, ma si percepisce che ci sia questa idea. Chiariamo subito una cosa: non mi scalfisce di una virgola, per cui ditelo pure anche esplicitamente, tanto non mi fate né caldo né freddo.
Di grazia: CHI DOVREBBE PAGARE LE VACANZE DI QUESTO SIGNORE DI MESSINA? Mattarella? il Papa? la Meloni? il PG del CAI? il Presidente della Sezione competente territorialmente circa la sua residenza (Messina)? Il presidente delle Sezioni CAI proprietarie dei rifugi dove costui ha pernottato? I proprietari diretti di eventuali futuri rifugi privati dove egli pernotterà in futuro? Trenitalia (per i biglietti treni)? ATI (se prende aerei)? ENI (per la benzina degli spostamenti in auto)? La pizzeria “Piripicchio” dove ha cenato (o cenerà) di passaggio verso o dalle Dolomiti?
Chi all’atto pratico dovrebbe pagare le vacanze di questo signore?
E se qualcuno paga le vacanze a costui, perché non pagarle a tutti i residenti al Sud che vogliono trascorre dei giorni di vacanza al Nord? E allora perché non pagare anche le vacanze dei nordisti che vanno al Sud, per esempio al mare?
“affermate che solo iop sono un bastardo, cinico, fascista, spietato e stronzo.”
Visto che come al tuo solito usi rivolgerti ai tuoi interlocutori con un indistinto “voi”, ma lo fai mentre stai rispondendo a me, adesso mi dici dove e quando io ti avrei dato del “bastardo, cinico, fascista, spietato e stronzo”. Nel merito della faccenda, visto che riduci tutto alla battutina del “voucher Dolomiti”, non vale la pena di continuare a non discutere. Preferisco dedicarmi ai miei capricci personali.
Pare proprio che non ti entri nel cervello nemmeno a martellate: forse non c’è.
Sono esterrefatto di dover spiegare le cose addirittura a uno come te che dice di bazzicare nel mondo della montagna da svariati decenni. Mi domando se non soa scesi da Marte dieci secondi fa. Soprattutto mi sono rotto di ‘sta faccenda puramente ideologica che un elemento individuale non debba essere collettivizzabile per principio.
Che io viva o muoia (di fame, di malattia sul lavoro, di omicidio, ecc.) in fondo è un fatto mio assolutamente privato.
Piaciuta la parafrasi? E’ abbastanza chiara?
Ma sopratutto non c’entra molto con il problema posto dal post dell’aumento dei costi
Adesso però non so se ho voglia di andare sul post odierno a leggere altre pisquanate sesquipedali
Pare proprio di sì: devo rispiegare le cose milioni di volte. Sono esterrefatto di dover spiegare le cose addirittura a gente che bazzica nel mondo della montagna da svariati decenni. Mi domando se non siano scesi da Marte dieci secondi fa. Soprattutto mi sono rotto di ‘sta faccenda che la “passione alpinistica” giustifichi ogni cosa. Adesso anche una eventuale condivisione dei costi individuali. La passione alpinistica è un “fatto privato” e come tale, oltre a dover esser lucidamente tenuto sotto controllo dall’individuo (vedi commenti ad articolo odierno), va trattata: elemento individuale e non collettivizzabile. Aver contribuito alla diffusione dell’arrampicata in Sicilia merita un plauso a tavolino, certo, ma non giustifica un eventuale “Vaucher Dolomiti” come premio. Allora, se tanto mi dà tanto, a gente come Gogna dovremmo elargire un vitalizio in lingotti d’oro.
“Anche tu prendi roma per toma.”
Insomma, non capiamo mai un ca**o.
😀 😀 😀
Anche tu prendi roma per toma. non mi pare di presentarmi come l’unico interprete della “vera” passione per la montagna. sono un sostenitore di un apporccio maturo e consapevole alla montagna, cioè una montagna che si inserisca armonicamente nelle caratteristiche della vita di ciascuno (vedi anche mio commento all’articolo odierno). Fra queste caratteristiche ci stanno anche quelle “economiche”. Non sfotto nessuno, dico che ognuno deve essere maturo a organizzarsi in modo coerente, ma soprattutto sono insofferente verso queste continue lamentele generiche: ci deve esser sempre qualcuno presso cui protestiamo e che “pensa” a risolvere i problemi individuali. Hai mai sentito (o letto) Cassin che si lamentava? e Bonatti? E hermann buhl che è andato e tornato in bici dal Badile, finendo nel torrente per la stanchezza? voler caparbiamente pretendere di andare in Dolomiti (o nel bianco) se il proprio budget non lo consente è un capriccio, l’ho detto e lo ripeto, come voler comperare un Mercedes se il tuo budget ti permetto “solo” la Panda. il fatto poi che uno sia animato da una profonda passione alpinistica e/o che abbia fatto molto per lo sviluppo dell’alpinismo/arrampicata in sicialia è del ttto irrilevante. Che gli dobbiamo dare un premio economico sotto forma di vouicger da spendere in Dolomniti? L’accenno all’ipotettico istruttore della Scuola di palermo, poi, dimostra che hai una visione totalmente anacronistica. chi p davvero interessato si organizza anche nell’andare da sud a nord a farsi il curriculum, magarti fa un secondo lavoro, stringe la cinghia e risparmia su altri costi ecc, ma NON FRIGNA A CARICO NE’ DEL CAI NE’ DELLA POLITICA NE’ DELLA COLLETTIVITA’ ALPINISTICA. Per la cronaca, te lo sarai perso ma lo ricordo, io non vado da un sacco di anni in Dolomiti, pur partendo da Torino che è a loro più vicina di Messina) per un sacco di ragioni, logistiche, professionali, organizzative, familiari ecc, ma anche perché no? economiche. faccio un’attività alpinistica di prossimità (in valli oggi un po’ neglette ma per questo poco frequentate) e sono felice. Cmq non mi sentite lamentarmi né col CAI nè con la politica nè con gli altri alpinisti. In conclusione, come ho già proposto credo un centinaio di commenti fa: affermate che solo iop sono un bastardo, cinico, fascista, spietato e stronzo. Assì? Bene: lanciate qui sul Gogna Blog una colletta per finanziare le prossime puntate in Dolomiti e vediano che feedback registrerete. tutti banfano a fare i nobili d’animo, ma poi voglio vedere quanti metterebbero mano al proprio portafoglio per “agevolare2 l’amico messinese…
Lasciando da parte il tema più generale della lievitazione dei costi e di quello che limitatamente alle sue competenze il CAi potrebbe o non potrebbe fare per ovviare parzialmente alla situazione di disagio denunciata da Sergio Soraci (che, detto tra parentesi per chi non lo conoscesse, è una delle persone che più hanno fatto, e investito del proprio tempo e altro, per diffondere e sviluppare l’arrampicata e la buona pratica della montagna in Sicilia), mi sembra davvero deliziosa l’idea che per un alpinista andare in Dolomiti (o al Bianco, o comunque sulle Alpi) sia un “capriccio personale”. Dunque, Crovella, se io fossi un giovane istruttore della scuola di alpinismo del CAI di (diciamo) Palermo e aspirassi a partecipare al corso per IA (o, se già in possesso del titolo di IA, al corso per INA), potrei allegramente presentare alla CNSASA un curriculum fatto di salite dietro casa (andare in Dolomiti per fare delle salite del livello richiesto sarebbe solo la soddisfazione di un “capriccio personale”), oppure arricchire il curriculum partecipando con condizioni agevolate alle gite sociali della sezione (che come noto prevedono comitive su vie di livello TD, cascate di ghiaccio e tutte quelle attività che sono richieste per l’ammissione ai corsi per titolati). Essere detentori di un privilegio (vivere a due passi dalle montagne) non è certo cosa di cui ci si debba vergognare, ma sfottere a questo modo chi quel privilegio non lo ha e chiamare “capriccio personale” la passione per l’alpinismo non è degno di chi si presenta come l’unico e certificato interprete della vera passione per la montagna. CAI o non CAI.
@83 ci sono ovviamente specifici rifugi italiani, molto “trafficati”, dove i pressi sono più alti, forse per una questione di mercato (molto domanda di chi va a fare la normale per i 4000) o forse, chissà, per delle creste dei rifugisti. Creste che non sempre sono “irregolari”, lo diventano solo se in violazione degli obblighi a carico del rifugista. Non ho tempo nè voglia di fare uno studio Specifico, ma a naso la media dei costi dei rifugi italiani è un po’ più bassa, introno ai 65 per la MP soci. All’etero (specie in Svizzera9 sono più cari, in genere 75 euro MP soci. Ma se prendiamo il parametro Capanna Gnifetti da te citato (100 euro), allora i 62 euro per MP soci (80 per NON soci) del Pradidali sono decisamente bassi e l’autore ha poco di che lamentarsi.
Alta occasione in cui prendi roma per toma. E’ vero che ho diradato i rifugi, non tanto per questioni economiche ma per il mio fastidio verso l’affollamento, però stai tranquillo che frequento un po’ anche i rifugi e sono cmq sufficiente addentro nel “giro” che notizie di eventuali palesi irregolarità (nei rifugi del nord ovest) in qualche modo prima o poi mi arrivano. Inoltre se mi imbatto direttamente in irregolarità del genere, so benissimo dove far arrivare le proteste, e lo faccio non perché toccato a titolo personale sul dinero, ma per amore del rispetto delle regole. Se in Dolomiti le violazioni delle regole nei rifugi CAI accadono a mani basse, sbagliate voi frequentatori di tali rifugi (a maggior ragione se Guide o istruttori in carica) a non spedire esplicite proteste presso la Commissione rifugi della sezione proprietaria del rifugio e, in seconda battuta, alla Commissione rifugi centrale. Tu ti sei imbattuto in irregolarità del genere, visto che frequenti le Dolomiti più di me? E se sì, ha avanzato esplicite proteste nelle opportune sedi? la sensazione è che non lo hai fatto… allora cosa ti aspetti dal CAI e/o dagli altri?
“Io non difendo il CAI nelle eventuali irregolarità. Gli esempi che citi (cartelli “vietato cibo proprio”, ostruzionismo del rifugista al solo pernottamento e/o a cucinarsi la minestra Knorr sul proprio Camping Gaz PERO’ IN UN LOCALE APPOSITO-non nella sala da pranzo principale, ecc) SONO TOTALMENTE IRREGOLARI E NON LI GIUSTIFICO NE’ LI APPROVO, anzi vanno sterminati col lanciafiamme. Nel Nord Ovest non li vedo, fenomeni del genere”
E allora delle due l’una, o hai visto pochi rifugi e ben scelti oppure vivi nello splendido mondo dei Mini Pony…
Questo accade in un bel rifugio alpinistico, circondato da creste di granito , in cui ho passato qualche giorno.
La MP e’ a 76 chf .
Forse , tenuto conto che e’ Svizzera , siamo piu’ cari noi che arriviamo ai 100 eur per il self service della Gnifetti.
Ma io non so se questo costo venga solo dalla domanda o se ci siano costi che ignoro.
https://www.sidelen-huette.ch/huette/preise/index.html
Infatti il problema dell’amico messinese nulla ha a che fare con queste eventuali irregolarità. Egli protesta proprio per i costi “elevati” in quanto tali. A parte che 62 euro la mezza pensione (al Pradidali-vedi sito. Per i soci-i NON soci 80 euro) non mi pare elevato in quanto mezza pensione (in città va già bene per 60 euro trovi giusto il pernottamento con solo colazione). Questo mi conferma la sensazione che i prezzi italiani siano mediamente un po’ più bassi di quelli dei rifugi oltre confine (es: Weissmieshutte 73 CHF, circa 77 euro, la mezza). Inoltre l’autorei protesta riferendoci a un rifugio (Pradidali, dove ha trascorso 3 notti in mezza), che solo pochi mesi fa (vedui articolo Altri Spazi) ha predicato un “ritorno al passato”, ecc ecc: qualcosa non torna. Poi c’è tutto il tema dei costi di traporto per attraversare (A/R) l’Italia, nonché vari trasporti locali e altre cose estraneie ai rifugi (impianti): tutti temi che col CAI non c’entrano un belino. Infine, il punto cardine (che ho sottolineato nel mio primo intervento) è che l’autore NON esprime lamentele per difficoltà a concretizzare un generico diritto all’arrampicata (che mi troverebbe già contrario, perché NON è costituzionalmente garantito: si fa se e come si riesce a farlo), ma si incaponisce su un preciso capriccio, quello di andare due volte l’anno in Dolomiti. Nessuno vuole offenderlo se ha problemi di budget, ma non possiamo pensare di soddisfare collettivamente i capricci individuali. Ho già detto che può fare benissimo alpinismo di prossimità, in giornata, magari partendo in bici da casa.In ogni caso con lo specifico capriccio (due volte l’anno in Dolomiti) il CAI non c’entra un fico secco, anche volendo non potrebbe fare nulla e cmq credo sia giusto che il CAI NON venga tirato di mezzo nei capricci individuali (inoltre l’autore potrebbe partecipare alle gite sociali del CAI Messina: magari in gruppo i costi individuali si limano). Quindi smettetela di caricare sul CAI la responsabilità di “soddisfare” i capricci individuali.
@80 Mi dispiace ma hai preso roma per toma, come fai spesso (quasi sempre). Io non difendo il CAI nelle eventuali irregolarità. Gli esempi che citi (cartelli “vietato cibo proprio”, ostruzionismo del rifugista al solo pernottamento e/o a cucinarsi la minestra Knorr sul proprio Camping Gaz PERO’ IN UN LOCALE APPOSITO-non nella sala da pranzo principale, ecc) SONO TOTALMENTE IRREGOLARI E NON LI GIUSTIFICO NE’ LI APPROVO, anzi vanno sterminati col lanciafiamme. Nel Nord Ovest non li vedo, fenomeni del genere, almeno così smaccatamente sbandierati, può darsi che siano tipicamente “dolomitici”. Però se accadono: 1-è indubbiamente colpa del gestore che contravviene a suoi espliciti obblighi contrattuali; 2-è colpa dell’ispettore sezionale che non segnala la cosa alla Sezione, come invece dovrebbe; 3-è anche colpa dei fruitori, soci di sicuro ma anche NON soci su questo tema, che dovrebbero provvedere a inviare apposita comunicazione alla Sezione proprietaria. Se, nonostante le segnalazioni, la Sezione proprietaria non vuole o non riesce a intervenire nel correggere queste irregolarità, allora essa diventa la responsabile della situazione irregolare. In tal caso, chiunque (soci di sicuro, ma credo anche non soci) può informare la Commissione Rifugi a Milano. Dai e dai, alla fine si aggiustano queste irregolarità, che VANNO SPIANATE COL LANCIAFIAMME E IL CAI DEVE FARSI PARTE ATTIVA PER CORREGGERLE. Ma NON sono queste eventuali irregolarità la causa del problemi illustrati dall’autore dell’articolo (che manco cita l’esistenza di irregolarità)
Ezio, non ho idea di cosa sia realmente successo a Sergio e in reltà non mi interessa molto.
Quello che mi interessa è che in giro vedo rifugi dove c’è scritto “vietato consumare i propri viveri”, che non hanno camerate e tantomeno posti di emergenza o addirittura non hanno locale invernale (o non l’hanno agibile, o è in condizioni deprecabili), ecc.
Tutto questo al sabaudo difensore del CAI pare normale e giusto e sono certo che si lancerebbe in inarrivabili voli pindarici per giustificarlo, perché è frutto del libero mercato e della religione del profitto: e questo non si tocca.
In tutto questo io so benissimo che non è solo bianco-o-nero, so che non c’è la soluzione magica, so che ci sono molti anzi moltissimi rifugisti bravi, umani, comprensivi e dediti a rendere il loro rifugio una casa. Lo so perché li ho visti e li conosco e li apprezzo.
Ma ci sono anche gli altri.
Un tempo ce n’erano molti meno.
Adesso sono di più.
Sarà meglio che lo si riconosca e credo che il CAI potrebbe e dovrebbe fare di meglio prima che diventino tutti!
#76, #77, #78:
Sí, grazie, sapevo come funziona in linea di principio, ma mi domandavo quale fosse il fattore principale:
– la maggior parte dei frequentatori di rifugi vuole appunto quel tipo di servizio ed è disposta a pagarselo, e se non lo trova nei rifugi del CAI andrà in quelli privati (con le conseguenze descritte da Crovella);
– Il CAI ha deciso che vuole/deve “spremere” dai rifugi il più possibile (non per smania di arricchimento, ma per gli scopi di istituto citati da Crovella);
– Ls maggioranza dei potenziali gestori di rifugi è disposta a fare quel lavoro solo con la prospettiva di guadagni di un certo livello, possibili solo se si offre un servizio di tipo consumistico.
Se giudichiamo il fenomeno in modo negativo, prima di poter esprimere qualche ipotetica soluzione bisognerebbe comprenderne bene le cause.
Personalmente, l’idea che si possano vedere i rifugi come tappe di un itinerario gastronomico mi appare quanto meno demenziale. Ma ce n’è per tutti i gusti, e ad esempio i libri di Diemberger sono pieni zeppi di golosi e dettagliati riferimenti al cibo – consumato, da consumare o anche solo sperato. Sono quindi disposto a comprendere e tollerare che i gestori cerchino di trarre il massimo profitto dal loro lavoro, anche se questo snatura assai quello che secondo me dovrebbe essere un rifugio – purché però sia garantito in modo assoluto il diritto, quanto meno per i soci (e in quesdto mi rifaccio a #68 di Matteo), a usare il solo pernottamento (con accesso ad un locale dove cucinare con i propri fornelletti) e/o ad avere un piatto caldo a prezzo calmierato. Il rispetto di questo diritto dovrebbe essere verificato, e se necessario imposto, dagli ispettori con la massima severità.
Però non so se e come questo potrebbe alleviare, se non risolvere, lo specifico problema di Sergio. Se non capisco male, il brutto colpo gli è venuto con il soggiorno al Rosetta e al Pradidali. Immagino che abbia preso la mezza pensione, ma in che modo? Aveva viveri con sè, ma gli è stato rifiutato il solo pernottamento? Pensava che la mezza pensione costasse di meno? O cosa?
No Ezio, non ho idea né del giro d’affari complessivo della ripartizione effettiva degli utili.
So che il CAI è padrone dei rifugi, è responsabile dello stato generale dei rifugi e della manutenzione straordinaria; ogni rifugio è dato in gestione a fronte di un canone annuo, diverso per ogni rifugio; il gestore è responsabile della gestione, della manutenzione ordinaria e di rispettare il tariffario del CAI, poi quello che guadagna detratte le spese ordinarie se lo tiene.
Il CAI poi per ogni rifugio incarica un ispettore che dovrebbe verificare lo stato del medesimo e valutare l’operato del gestore.
Vista la varietà e molteplicità di rifugi e situazioni penso non sia facilissimo fare il punto sulla situazione generale, ma esiste La Commissione Centrale Rifugi ed Opere Alpine
74. Ti rispondo “più o meno”, avendo lavorato una stagione in un rifugio Cai un po’ di anni fa. Nel caso specifico, il gestore è un imprenditore e come tale si assume i rischi dell’impresa: paga un affitto alla sez. Cai che si occupa anche della manutenzione del rifugio, per il resto tutte le spese e i ricavi sono di sua competenza. E ti assicuro che 5 mesi di lavoro, pagando tutte le spese, consentono ad un gestore di un rifugio Cai normale di vivere serenamente i restanti 7 mesi dell’anno. Immagina in quelli del cortinese…
@73 Ho già scritto in tutte le salse che non ci sono condizioni per fare una crociata contro il CAI sul tema rifugi consumisti, perché la base è sostanzialmente d’accordo con l’attuale politica. Bisogna iniziare piano piano, come sto facendo, a instillare nei giovanissimi l’idea di tornare a frequentare i rifugi con approccio spartano. Ma il cambio di mentalità richiederò decenni. Gli attauli soci amano la mezza pensione e non si sognano minimamente di cambiare lo status quo. Andare in assemblea a queste condizioni è un suicidio annunciato, quindi è stupido farlo. Cmq, come già accennato, i rifugi sono un problema, ma non il principale cancro della montagna, ma i grandi impianti. sanare la realtà dei rifugi è come schiacciare un brufolo in un corpo affetto da una gravissima malattia.
Ezio: il CAI mette a reddito i rifugi più trafficati per entrambi i motivi. Se obbligasse i rifugisti a regimi spartani, non troverebbe più rifugisti per i rifugi CAI, in quanto i valligiani aprirebbero un rifugio privato, a 100 metri di distanza, con il clima “consumistico” e tutti i clienti andrebbero lì, per cui il rifugio CAI resterebbe vuoto e nessuno lo prenderebbe in gestione. Inoltre (2 motivo) il CAI incassa significativi canoni di gestione dai rifugi più trafficati, ma una fetta di questi introiti viene utilizzata per la manutenzione di rifugi più piccoli e isolati, che altrimenti andrebbero in malora. Se i detrattori del CAI, ammesso che siano soci, scrivessero al PG, egli risponderebbe queste due stesse cose.
Ma se per i soci CAI il problema gestione rifugi NON è sentito e come se non esistesse. inutile fare grandi proclami pubblici. Se sei socio CAI scrivi direttamente al PG e chiedi conto su politica di gestione dei rifugi. sono curioso di sapere se e cosa ti risponde.
Tra l’altro, l’articolo segnala che l’autore ha pernottato tre notti al Pradidali, che proprio pochi mesi fa (marzo 2024) è stato descritto come un rifugio che torna all’natico (vedere articolo su Altri Spazi: https://www.sherpa-gate.com/altrispazi/il-rifugio-padridali-torna-allantico).
Il gestore ha dichiarato: Non ditemi ‘è caro’, anche l’elicottero e la teleferica per portare su la roba sono molto cari… e sono sicuro che capite… e se mi va vi offrirò anche una birra
Cmq il gestore afferma di aver spostato una liena di ritorno all’natico: “Quel che c’è, c’è”. Qualcosa non torna: o il gestore ha inizialmente banfato e ora si rivela un assatanato imprenditore del turismo consumista, peggio di Briatore, o l’autore è prevenuto verso qualsiasi concetto di “costo”. Anche se ci fosse il minestrone a 10 euro, protesterebbe lo stesso.
Tanto per avere una idea generale dei prezzi, in Italia e all’estero: al Pradidali mezza pensione soci 62 euro, non soci 80 euro. La scorsa settimana italiani hanno scritto (gulliver) che alla Weissmieshutte (Vallese) la mezza pensione costa 73 CHF (circa 76 euro). Non è specificato, ma, trattandosi di alpinisti da 4000, penso sia implicito che si tratti di “soci” (soci CAI, ma vale la reciprocità). Se tanto mi dà tanto la mezza pensione non soci quota sui 90 euro o forse di più
Tanto per cercare di capire di cosa stiamo parlando:
Come ovvio, l’attuale sistema di gestione dei rifugi del CAI (quelli privati fanno quel che vogliono) genera un giro di soldi ben superiore al passato. Qualcuno sa, precisamente o anche solo più o meno, in che percentuali questi soldi vengano poi spartiti tra il CAI e i gestori? In altre parole: i rifugi sono ststi “messi a rendita”, come è stato detto, perché il CAI è interessato a incassare parte degli introiti, o invece perché è stato constatato che se non si permettesse ai gestori di tirare su un bel po’ di soldi, non si troverebbe più nessuno che voglia fare il gestore?
Comunque questa faccenda del mangiare come punto centrale dell’esistenza di un rifugii non è limitata all’Italia, e comincia a darmi davvero sui nervi – forse perché non sono mai stato un buongustaio. Sono socio DAV, e nella loro rivista la presentazione periodica dei rifugi e dei loro gestori è SEMPRE accompagnata da una descrizione dettagliata dei piatti più succulenti, con tsanto di foto.
Per chiarezza elenco qui i punti del commento #68 di Matteo:
Con queste premesse, credo che Crovella, per sua stessa implicita ammissione, dovrebbe cominciare proprio dal CAI la sua crociata per una montagna meno aggredita.
Padronissimo di pensarla come vuoi, per carità, per se in una associazione il 90-99% non vota io dico che un problema c’è.
“La mezza pensione divenuta una consuetudine …ha un impatto sull’ambiente che è infinitamente inferiore. Non è quello IL problema della montagna di oggi.”
E’ illusione e stupida miopia pensare che esista “IL problema”, risolto il quale tutto è a posto.
Certo che la mezza pensione ha un impatto ambientale basso, ma è parte integrante di una mentalità, un modo, una cultura di concepire la montagna e contribuisce a creare, perpetuare, rafforzare questa cultura, quindi è importante.
@70 ecc. ribadisco: se vuoi chieder conto al PG su questi errori strutturali primo devi esser socio e se lo sei, hai tutto il diritto di scrivergli e contestargli la politica del CAI.
Inoltre: guarda che i soci votano i delegati: il Presidente Sezionale lo è di diritto e, se la Sezione ha più di 500 soci, si votano nella stessa assemblea elettiva sezionale i delegati che sono in numero di uno ogni 500 soci sezionali. Alcuni soci NON vanno neppure a votare? Cazzi loro: hanno torto. E’ lo stesso discorso di chi non va a votare alle elezioni politiche: se vuoi esser rappresentato, devi partecipare. Se scegli liberamente di NON votare, automaticamente ti chiami fuori, ma a quel punto non puoi lamantarti con le istituzioni che non ti rappresentano (chi è col a del suo mal, pianga se stesso). Basta votare i delegati che ciascun socio considera rappresentativo della sua idea, e tale idea una rappresentanza in assemblea ce l’avrà. Qual è oggi il peso in assemblea di un’idea verso rifugi più spartani? Bassissima, forse addirittura nulla, per cui tale idea non si concretuizzerà mai. La mia analisi è che oggi i soci sono ben contenti della politica di gestione rifugi che c’è e di tutti i punti elencati nel 68 (più anche altri) se ne sbattono. Io stesso, che sono pragmatico, ravviso che non ci sono condizioni per battaglie assembleari sul tema rifugi. Vuoi “accusare”? Ma accusare chi? Il CAI e a che titolo, mica deve render conto a te (se NON sei socio, se lo sei comunica con il PG e ti risponderà lui)
Dal mio punto di vista il tema “rifugi consumistici” (che è concetto ben più ampio del solo tema “rifugi cari”, difatti di questo specifico tema non mi interesso), è un punto collaterale dell’assalto consumistico alla montagna. Certo pesano anche loro, i rifugi albergo, ma i veri danni sono quelli degli impianti, sia quelli sciistici che i grandi impianti (come Skywalk o Piccolo Cervino) che feriscono irreversibilmente l’ambiente e portano in quota eserciti incontenibili di cannibali sciabattanti. La mezza pensione divenuta una consuetudine quasi inevitabile anche nei rifugi CAI ha un impatto sull’ambiente che è infinitamente inferiore. Non è quello IL problema della montagna di oggi.
“Quindi il vostro obiettivo politico NON deve limitarsi a vincere contro di me 8e già cmq voglio cedere se ci riuscite…)”
Ma cosa ti fa credere che il nostro (nostro di chi?) obbiettivo politico sia vincere contro di te?
Ma cosa ti fa credere che tu possa essere considerato un obbiettivo politico in assoluto?
Ma un minimo di considerazione realistica e sguardo autocritico, no eh?
Comunque io non strillo, io analizzo, constato gli effetti e indico le cause.
Tu strilli come una gallina spennata, ti lamenti, ti stracci le vesti e distribuisci verbosi anatemi.
Io semmai accuso, ma non mi tiro fuori: ammetto di avere una qualche responsabilità almeno per omissione, di essere andato ed andare ancora qualche volta per rifugi e di non disprezzare camerette più piccole e cibo migliore.
A mia discolpa posso solo vantare una figlia che anche quest’anno è andata ad arrampicare una settimana in Dolomiti con la sua amica in completa autonomia. 🙂
“Io faccio dei sondaggi…fra i soci CAI…i 30-40enni per intenderci…non solo NON trovano disicevole l’attyale politica di gestione dei rifugi
“tutti e 350.000 soci CAI”
“Oggi la filosofia dominante in montagna”
A parte i risibili sondaggi del Crovella che conoscerà e avrà parlato di rifugi con 12-15 persone, qui si ribalta completamente la questione.
In breve, i rifugi del CAI, ma non solo, storicamente sono nati per facilitare l’accesso alle montagne, per stabilire una sorta di presa di possesso, ma anche per scopi sociali ovvero per permettere l’accesso a una platea che altrimenti non avrebbe potuto frequentarle.
Ora è evidente che nell’ultima trentina d’anni la politica è mutata in quella del mettere a rendita i rifugi e quindi dell’aumentare la redditività dei rifugi stessi.
Il che ha avuto diverse conseguenze tra le quali:
1) la sintomatica sparizione del piatto “calmierato” dal tariffario
2) la sparizione quasi totale dei “posti di emergenza”
3) la diminuzione dei posti in camerata (e in qualche caso sparizione delle stesse)
4) il “miglioramento” e “messa in sicurezza” (=addomesticamento) dei percorsi di accesso, apertura di strade, tolleranza riguardo agli impianti e qualche volta sponsorizzazione,
5) la proliferazione di installazioni vicino e al servizio dei rifugi (dalla spittatura di falesie alle ferrate ai belvedere ecc.)
6) l’aumento dei prezzi a causa dell’offerta di cibi sempre più sofisticati e la sparizione dai menù di quelli più semplici e non costosi
7) la diffusione della mentalità per cui il fine dell’andare in montagna è arrivare al rifugio per mangiare, cioè la trasformazione da rifugi a ristoranti ad accesso difficile
Tutto questo è anche responsabilità del CAI a causa del suo adeguamento alla mentalità del profitto in montagna e al suo relegare la diffusione della cultura dell’andare in montagna solo ai corsi e alle gite sociali.
Si può anche sostenere che comunque c’è molta più gente che va in montagna oggi che quando si è iniziato a costruire i rifugi, ma si deve anche giudicare la qualità di questa frequentazione.
E secondo me il giudizio è negativo.
“prima di tutto deve cambiare la base, cioè la platea dei soci, poi questa nuova base elegge “nuovi” delegati…”
Mi piacerebbe che si smettesse con affermazioni come minimo svincolate dalla realtà: ammetto di non avere i numeri né la voglia di cercarli, ma sarei stupito se per i delegati avesse votato più del 1% dei soci.
L’affermazione citata semplicemente è fuorviante.
Link al video del CAI Messina su sua attività:
https://www.youtube.com/watch?v=U4LJiETSumw
Il CAI è pieno di difetti e contraddizoni, ma se volete sanarli vi ho già detto come agire, non sono certo le lamentele pubbliche che cambieranno la situazione. certo che molti soci CAI si associano per avere lo sconto in rifugio: da veloce indagine, al rifugio Pradidali, la mezza pensione per soci CAI costa 62 euro, mentre per i non soci costa 80 euro. La differenza (nel caso 18 euro) la ammortizzi in due-tre uscite in rifugio ogni stagione, considerato che la quota media annua associativa è sui 50 euro (in sezioni piccole anche meno). Ma quasi nessuno ragiona in termini di “in quanto socio posso prendere il solo pernottamento”, perché quasi nessuno ragiona più in tali termini. In ogni caso anche sul solo pernottamento c’è una differenza soci-non soci, tale per cui dopo 4-5 uscite in rifugio ogni anno, hai ammortizzato la quota annua. il tuo ragionamento non c’entra un belino.
Piuttosto l’autore dell’articolo non ha specificato se sia socio o non socio CAI. Sarebbe interessante saperlo. Dal tenore e dalla tipologia di approccio alla montagna, mi viene da pensare che sia un NON SOCIO. Se fosse così, sarebbe ulteriormente ridicolo pretendere che il CAI risolva i problemi di budget anche dei NON SOCI. Se invece è socio e considera spropositate le tariffe di mezza pensione dei rifugi, come ho già detto, ha tutti gli strumenti regolamentari per contattare (in quanto socio) perfino il PG in persona e porre la questione. Ma evidentemente non lo fa (e ci dobbiamo pensare noi???)
Infine, la conclusione di Ezio sull’associazionismo è congrua, altrettanto la sua sensazione che gran parte dei “protestatori” che si esprimono qui vedono come il diavolo le forme associazionistiche. Pur di risparmiare andreste con gli scout? Ma anche solo partecipereste a gite sociali del CAI? se la risposta dell’pamico messinese è “sì”, ci dovrebbe spiegare come mai non partecipa alle gite sociali del CAI Messina, limitando le sue uscite solo a quelle sociali dive, grazie la numero, magari spunta costi inferiori… Ho dato una rapidissima scorsa al sito del CAI Messina e mi pare che abbia un’attività molto accattivante. Il segnalato video lo conferma: a parte alcune uscite esplicitamente fuori sede (tipo una trasferta sui ghiacciai del Monte Bianco), circa le quali non penso che i costi siano abbattibili in misura significativa, il resto pare molto interessante e credo a prezzi accessibili. perché allora non approfittarne? E soprattutto: si vuole stare lontani dal CAI perché è un mondo istituzionale, vecchio, imbalsamato, di rincoglioniti, ecc ecc ecc??? ma certo legittimo. però allora NON PRETENDETE che il CAI (sui cui sputate veleno) VI RISOLVA I PROBLEMI INDIVIDUALI.
Né più né meno dei suoi desiderata (perché quello sono) sui rifugi spartani, sulla montagna scabra, ecc. ecc.
Aria fritta.
Ancora un’ultima osservazione, Crovella, ma lo sanno i tuoi amati 350mila soci che sempre nel suddetto Bidecalogo c’è scritto testualmente::
Il Cai (…) Si adopera, ovunque possibile, per dismettere le (ferrate) esistenti, con la sola eccezione di quelle di rilevante valore storico.
Lo sai che molte sezioni fanno i corsi di ferrata? Se non è una mega contraddizione questa! Capisco le guide alpine che dalle ferrate hanno i più grossi introiti, ma che il Cai incentivi a frequentare le ferrate è il segnale della confusione ideologica che regna al suo interno.
INFATTI!!
Esatta fotografia di una realtà.
Tra l’altro leggo ora al punto 11 del suddetto Bidecalogo:
IL NOSTRO IMPEGNO:
-ricercare nuove forme di accoglienza e permanenza, non esclusa una diversa politica tariffaria per famiglie con giovani;
Crovella, con la stessa attendibilità con la quale affermi che la stragrande maggioranza dei soci Cai è d’accordo con le politiche dell’associazione, io posso affermare che invece alla stragrande maggioranza dei soci interessa solo il bollino per poter risparmiare nei rifugi e avere in taluni casi uno sconto presso negozi di montagna (affiliati grazie a interessi spesso personali). Sondaggio personale affidabile quanto se non più del tuo. Prova a chiedere ai 350mila soci se sanno che esiste un bidecalogo.
Quindi il vostro obiettivo politico NON deve limitarsi a vincere contro di me 8e già cmq voglio cedere se ci riuscite…), ma vincere contro la stragrande maggioranza dei 350.000 soci del CAI (su questo tema specifico, direi che almeno il 90%, se non il 99%, dei soci è rigidamente contrario al contenuto delle vs proteste). Io non vi impedisco di dare vita a eventuali vs iniziative ufficiali in merito a questo problema, ma starò a vedere, con piacere, le legnate che vi prenderete in assemblea. Tra l’altro, siccome non avete neppure la capacità né la volontà, di scrivere una banalissima comunicazione al PG, in assemblea non ci arriverete neppure: il vostro è solo un bluff totale, cioè starnazzate come oche isteriche, ma siete voi i primi a esser consci che non otterrete nulla.
E noi strilleremo.
@56 macche “andrà male”… a parte che il problema nella sua complessità non riguarda se non parzialissimamente il CAI (circa i prezzi in rifugio), il CAI ha tempi biblici di cambiamento: prima di tutto deve cambiare la base, cioè la platea dei soci, poi questa nuova base elegge “nuovi” delegati espressione di una “nuova” mentalità, questi nuovi delegati coin una cerca inerzia arrivano ad avere la maggioranza nell’assemblea ed eleggono “nuovi” dirigenti, espressione della “nuova” mentalità… fate i conti: storicamente perché una “nuova” idea arrivi ai vertici e cambi la gegtione impiega, se va bene, vent’anni… In realtà possono anche esser di più, perché intervengono meccanismi interni, quelli che io sintetizzo con termine la palla di pongo, che tendono a stroncare questi rinnovamenti. Spesso ci riescono e cmq mettono bastoni fra le ruote ai cambiamenti, per cui i vent’anni si allungano. Tutto ciò su qualsiasi “tema”, non solo su questo. Per cui siete voio, detrattori del CAI, che dovete farvene una ragione: il CAI non si adeguerà alle proteste di piazza, che peraltro, sul caso di specie, non sono per nulla condivise dalla base sociale. Io faccio dei sondaggi, in genere durante chiacchierate informali, e riscontro che, fra i soci CAI, le generazioni più giovani di me, i 30-40enni per intenderci, non solo NON trovano disicevole l’attyale politica di gestione dei rifugi, ma proprio non ne vorrebbero una diversa. ovviamente non ho intervistato tutti e 350.000 soci CAI, ma quella fetta (cmq già significativa, almeno per il Nord Ovest) ha una mentalità per cui “andar in rifugio” è strettamente legato a “mezza pensione”. Quando io racconto che a 20-30 (miei) mi portavo su tutto il cibo anche epr la cena e la colazione e in rifugio prendevo solo il minestrone serale 8oltre al pernottamento), mi guardano come se fossi un pazzo. Oggi la filosofia dominante in montagna, non solo fra i soci CAI ma in generale, è la velocità e quindi la leggerezza. I più giovani di me sono abituati a portarsi solo barrette e gel da ingurgitare durante il cammino. nessuno mette neppure in conto di portarsi tonno in scatola, formaggio, prosciutto e pane (più marmellatine per la colazione). Nello zaino pesano di meno quei fogliettini col timbro della BCE, che consentono di prendere mezza pensione e trovare tutto in rifugio senza portarselo sulle spalle. Se la stragrande maggioranza dei soci CAI ha questa idea, è inutile fare proteste, sia interne che esterne (in pubblica piazza): non ci sono i requisiti associativi perché si cambi. D’altra parte, ribadisco che il fenomeno non è una pecca esclusiva italiana, ma è diffuso sull’intero arco alpino: significa che anche gli altri Club alpini seguono la medesima filosofia di gestione dei rifugi. E perchè? perché la base, cioè i soci, a stragrande maggioranza la condividono. Quindi, strillate finché volete, soci o non soci che siate, ma è tutta aria fritta.
Concordo con Matteo (55)
I vari Crovella di turno vorrebbero togliere il diritto di denuncia, ma gli andrà male. E se queste denuncie vi infastidiscono è giù un traguardo.
“Si dirà: e tutto questo pippone per dire che non c`è soluzione, e a chi tocca tocca? Stando le cose come stanno, temo proprio di sì.”
Ottima disamina Bonsignore e temo di dover concordare anche con la triste conclusione.
Insisto però nella possibile (sperata) utilità della denuncia pubblica, che è quello che mi fa scrivere qui e altrove per stigmatizzare quello che non va e denunciare i comportamenti e le politiche che oggettivamente favoriscono la deriva e le ripetute falsità di chi le sostiene.
Anche se ciò coinvolge il CAI. E se i soci (alcuni soci…) pretendono una intangibilità a prescindere e non prendono mai in considerazione le critiche, ma anzi si infastidiscono per l’offesa e frignano continuamente (loro si che frignano!) per la lesa maestà…beh, se ne faranno una ragione.
E forse è un segno che a qualcosa serve.
(Segue da #51)
Si tratterebbe quindi piuttosto di seguire “le vestigia degli antichi padri”, cioè muoversi verso e in montagna come gli alpinisti degli anni ’20-’50 in modi del tutto separati e anzi contrapposti rispetto alla fauna dei frequentatori degli alberghi di lusso (che esistevano anche allora) e che rappresentarono proprio una “rivoluzione democratica” rispetto agli alpinisti dei decenni precedenti (che che gli alberghi di lusso spesso e volentieri li pretendevano). Ma anche al di là di possibili difficoltà di adattamento, comportamenti del genere sarebbero oggi scarsamente praticabili, perché la tolleranza verso chi non può spendere è molto diminuita (per non dire che è sparita del tutto). Stavo proprio guardando, su “Il Settimo Senso” di Kurt Diemberger, la foto di lui e Wolfi Stefan accampati per 3-4 giorni nei giardinetti davanti alla stazione ferroviaria di Trento. Provateci oggi. O provate a piantare una tenda, o a fermarvi per dormire in pulmino in qualsiasi parte delle Dolomiti.
Quanto alle concepibili soluzioni collettive, se non per gli adulti si potrebbe forse fare qualcosa di buono per i giocavi e gli studenti, risuscitando schemi simili alle colonie e ai campi stile scout che chi è vecchio come me ricorderà certamente. Questo però richiederebbe dei tipi di statalismo (di destra o di sinistra, non fa differenza) o magari di interventi della Chiesa che immagino ben pochi qui troverebbero di loro gusto.
Si dirà: e tutto questo pippone per dire che non c`è soluzione, e a chi tocca tocca? Stando le cose come stanno, temo proprio di sì.
I miei 50 e 52 riguardano temi metodologici che prescindono dal caso di specie, sul quale ribadisco che non è un problema di competenza del CAI né delle istituzione o della collettività
Come già detto i soci CAI hanno invece il diritto di chiedere conto ai dirigenti, ma nelle sedi e con le modalità previste. Tra queste non rientrano le esternazioni in pubblico, comprese quelle su internet. Cioè non è il PG che deve farsi parte attiva e leggere tutti i blog, gli articoli, i libri, ma al limite è il singolo Socio che l9 contatta. Però quando il socio non prende carta e penna per contattare il PG, ma si limita solo a lamentarsi pubblicamente, allora vuol dire che egli non è veramente convinto, ma alla fin fine ha solo bisogno di frignare (caso molto diffuso). Di conseguenza, seppure per cause diversissime rispetto ai “non soci” anche molte esternazioni di soci sono solo parole a vanvera.
Dopo 140 e passa commenti, mi sembra di capire che qui si sia tutti più o meno d’accordo su due punti:
– Il problema sollevato dall’articolo esiste, è ben concreto, e andrà ad allargarsi a fasce sempre più ampie dell’ ambiente alpinistico;
– Il problema è specifico all’ambiente alpinistico solo per quando riguarda l’sspetto particolare dei rifugi trasformati in alberghi/ristoranti stellati. Per il resto, si tratta di una grave tendenza generale all’impoverimento delle classi lavoratrici ed (ex) medie occidentali e in particolare italiane, impoverimento che porta necessariamente ad una drastica riduzione delle spese voluttarie o comunque non di prima necessità.
Detto questo, e al di là di proposte per un totale cambiamento di tutte le strutture economiche e sociali del nostro mondo (vasto programma, diceva qualcuno), si discute se delle possibili soluzioni debbano essere cercate, e possibilmente trovate, sul piano individuale o su quello collettivo (CAI, Stato, Regioni o quant’altro).
Soluzioni individuali potrebbero essere di due tipi:
– Adeguare i propri programmi e le proprie ambizioni alle disponibilità economiche. Se una settimana in Dolomiti o al Bianco ai prezzi correnti (viaggio, pernottamenti) non ce la possiamo permettere, non la facciamo, punto, e cerchiamo invece qualcosa alla nostra portata. Frustrante e deprimente, certo, ma è quello che facciamo tutti i giorni per gli innumerevoli aspetti della vita: viviamo nella casa che ci possiami permettere e non in quella dei nostri sogni, non cambiamo macchina ogni anno, non portiamo scarpe fatte a mano su misura (almeno credo), e così via, senza che queste rinuncie causino crisi depressive.
– Cercare di mantenere i programmi desiderati tagliando sulle spese di “contorno”. Questo è appunto quello che Sergio ha fatto (viaggio in condivisione, ricerca di ospitalità, ecc.). Ma a parte il fatto che stratagemmi del genere non sono sempre generalizzabili, nel caso specifico non sono ststi sufficienti, altrimenti Sergio avrebbe scritto un articolo diverso.
(Continua)
Quando il discorso coinvolge il CAI, a prescindere dal tema, i detrattori del CAI che NON sono soci si esprimono con sentenze come se il CAI dovesdeobbligatoriamente seguire gli ordini impartiti, il che, per i soci, è un modo di fare etremamente fastidioso. Un conto è se c’è un dibattito interno al CAI, un altro è se gli esterni vogliono condizionare le scelte del CAI. A casa nostra, noi soci ci confrontiamo, se del caso discutiamo e magari litighiamo, poi votiamo e le nostre delibere sono vincolanti. Ma è casa “nostra”, e non di tutti, soprattutto non è casa degli “altri”, per cui le opinioni dei non soci sono irrilevanti. Un non socio che avanza valutazioni e critiche pubbliche sul CAI, qui come altrove, dovrebbe esprimersi con un diverso approccio, esempio: “io gradire che il CAI facesse così o cosa’, ma siccome io non sono socio, lascio che i soci decidano liberamente al loro interno.” Viceversa le espressioni pubbliche di non soci del tipo: “il CAI DEVE fare così o cosa’” sono estremamente fastidiose per i soci. A casa nostra decidiamo noi, con adeguato e democratico dibattito interno, con votazioni e delibere, ma decidiamo noi e non gli “altri”.
No, non ho visto nessuno, sono rimasto ai tempi delle invernali di Bonatti e Mauri alla Comici e alla Cassin.
Scommetto che non avrai visto nessun turista salire in auto da Misurina all’Auronzo…
Effettivamente non ci sono mai stato. Mai viste ne toccate le Tre Cime.
Magari mi ci accompagni te che vedo che sei esperto.
E che ci incastra S.Martino Valmasino con Giannetti ed Omio ?
.
Prima di commentare dovrebbero farvi un quiz per capire se siete sobri !
🙂
cosa c’incastra Misurina con l’Auronzo
.
Vabbe’ , se devi parlare a vanvera , almeno parla di un posto che conosci…
@ 40 /42
I contestatori con la bocca piena di cazzate e il cervello vuoto , prima di contestare ogbi cosa potrebbero verificare da dove parte la strada che i turisti fanno per arrivare al rifugio Auronzo.
Svegliaaaa , ma ci siete andati o avete letto il nome su “Confidenze” ??
Dal sito del Rifugio Auronzo :”Come raggiungerci”:
https://www.rifugioauronzo.it/it/raggiungerci.html
Io non bombardo nessuno, a differenza di qualcuno, sono rispettoso del prossimo. Il manganello lo usavo solo da ragazzo al carnevale.
cosa c’incastra Misurina con l’Auronzo?
Trovate ogni scusa per giustificare ogni nefandezza.
Lascia perde che ti viene un ictus a dire certe cose.
“a) Come ci arrivano i turisti a Misurina ?”
Camerata, ma leggi quello che scrivi?
@ 38
Senti “rivoluzionario” , il posteggio in quota dell’Auronzo fa schifo anche a me , ma una proposta implica dire:
a) Come ci arrivano i turisti a Misurina ?
Per me va bene bus elettrico.
b) Dove hanno lasciato la loro automobilina quelli che salgono in giornata , a cui io applicherei un tiket di 100 euro ?
c) Cosa facciamo al posto dell’Auronzo e come lo facciamo ?
O vuoi bombardare anche il Locatelli e il Comici ?
.
Hasta la victoria siempre companero !
E’ una proposta oscena?
No, non è oscena, è rivoluzionaria e giusta.
ha parlato quello costruttivo.
La faccio subito una proposta: smantellare l’obrobrio del carrozzone dell’Auronzo (mi rifiuto di chiamarlo rifugio) e relativo parcheggio alle Tre Cime.
Tutte le opinioni sono utili , a chi dirige servono quelle costruttive e non contraddittorie.
Se qualcuno opina sul fatto che serva un “treno gratis per gli alpinisti siciliani” , pagato da qualche entita’ x , riceverai un caldo ringraziamento per la tua importante “opinione” , poi prenderanno il foglio su cui e’ scritta , faranno una pallina , e la butteranno al cane.
.
Adesso mi viene in mente un’opinione memorabile : chw le guide alpine siano assoldabili a 5 euro l’ora.
.
Adesso la mando al collegio che prendono nota !
“la differenza rispetto a quello che accade in un contesto organizzato e’ che qui qualcuno puo’ darti retta , altrove le tue che sono : una scoreggia nello spazio”
Si certo, infatti le opinioni espresse fuori da contesti organizzate sono inutili e fastidiose e devono finire (per citare il tuo sodale)
@ Matteo
Tu puoi dire su un blog tutte le cazzate che vuoi , vabbe’ gia’ lo fai ad abundantiam , la differenza rispetto a quello che accade in un contesto organizzato e’ che qui qualcuno puo’ darti retta , altrove le tue “opinioni inconcludenti sul Cai” vengono valutate per cio’ che sono : una scoreggia nello spazio.
Forse ti sfugge la sottile differenza tra esprimere/criticare (sul blog, sui giornali, a voce, ecc.) e presentarsi all’assemblea di Tesla…
Il rifugio Auronzo già lede i miei interessi tanto quanto l’espansione delle Cime Bianche e quindi? Le concessioni balneari non ledono nessun mio interesse perché al mare non ci vado, perciò non posso dire che sono oscene?
Ripeto: per favore cercate di evitare le imbecillità…almeno quelle plateali!
Watson , il progetto di espansione di Monterosa ski nel vallone delle Cime Bianche ti tocca in quanto alpinista e ecologista in quanto lede un tuo interesse , se invece ti presenti senza essere uno stakeholder all’assemblea di Tesla e dici che nel 2035 devono investire i loro soldi per fare un autocarro anziche’ un suv , prima ti dicono che sei un Pirla e poi ti accompagnano alla porta.
Ah si? Quindi non posso criticare la politica economica di Stellantis perché non sono azionista o dire che il progetto di ampliamento di Monterosasky nel vallone delle Cime Bianche è una merda perché non abito a Champoluc?
Lo sapevo che fare affidamento sull’intelligenza era vano…
@ 28
Se io critico aspramente il “pane e salamella” distribuito alla Festa dell’unita’ essrndo di tutt’altra appartenenza , sono solo un povero pirla che rosica a vuoto…
Visto che tanti criticano , ma nessuno fa delle proposte , se il Cai inserisse nel contratto con il gestore la possibilita’ di un ( UNO ) “piatto caldo e acqua di rubinetto a prezzo calmierato per i soci cai , di quanto scenderebbe ai parametri attuali il prezzo della mezza pensione ?
.
Secondo me alla Gnifetti poco , ma si puo’ fare una riflessione.
“Il CAI è un’associazione e chi ne è esterno, ha legittimamente diritto a formarsi una sua opinione, ma tutto deve finire lì.”
Mi fermo a questa idiozia, spiego perché è un’idiozia e poi piantiamola li.
Mutatis mutandis, siccome io non faccio parte di una libera associazione come CasaPound posso solo farmi una mia opinione e poi tutto deve finire lì: mica posso pretendere anche di esprimerla o chiedere di cambiare qualcosa.
Ovviamente CasaPound può essere sostituito con PD, Stellantis, la val d’Ayas, il liceo Made in Italy, il governo di Israele, Jovabeach, Skyway e alcune altre migliaia di espressioni che non elencherei confidando nell’intelligenza del lettore.
@ 26
Oddio…
Viste le lamentele e le soluzioni ( non ) proposte , spesso lo e’…
Faccio notare ad Alessandro Gogna che scrivere ed esprimere le proprie opinioni, lamentele, ect., sul blog è un atto a vanvera.
Iniziamo a distinguere fra soci e non soci. Il CAI è un’associazione e chi ne è esterno, ha legittimamente diritto a formarsi una sua opinione, ma tutto deve finire lì. E’ come se un pretendesse di entrare nella vita condominiale del condominio a fianco: non ti piace il colore che in assemblea loro hanno scelto per le “loro” scale? legittima opinione, ma non si può arrivare a dire: “Devono cambiare perché quel colore fa schifo”. lo stesso vale per il CAI. Il CAI NON è di tutti, il CAI è dei soci, dopo di che io dico: sei socio perché hai pagato, ma non ti trovi a tuo agio? significa che non hai la mentalità giusta per stare bene nel CAI.
per chi è socio, il discorso formale è diverso, ma occorre fare altre precisazioni: le lamentele a vanvera sono inutili, perché infruttuose, e poi sono fastidiosissime. Il singolo socio ha tutti gli strumenti per chiedere conto ai dirigenti (di qualsiasi livello) sulle varie scelte dirigenziali, può protestare ufficialmente nelle opportune sedi, può cercare di cambiare le cose, attraverso la legittima battaglia democratica interna. Viceversa non serve a nulla lamentarsi e basta, pretendendo che il CAI vada incontro ai desiderata di soci singoli: è pretesa davvero infantile.
Per esempio: neppure io condivido il fatto che i rifugi CAI siano diventati degli alberghi. Essendo un socio attivo e che ha fatto moltissimo per il CAI, ho diritto a esprimere (però nelle dovute sedi, non a vanvera…), critiche, lamentele e proposte di cambiamento, ma poi devo accettare la volontà della maggioranza dei soci. Sul punto “gestione dei prezzi in rifugio” è palese che la stragrande maggioranza di soci NON condivide le vostre idee e quindi occorre accettare che le scelte del CAI siano determinate da processi democratici interni. Se esitesse davvero una forza interna che vuole cambiare questo o un altro punto, si concretizzerebbe in una proposta assembleare e darebbe vita a una battaglia assembleare per ottenere il cambiamento. Sul punto, conoscendo il mondo CAI io dubito addirittura sulla vittoria formale in assemblea (vittoria che, se ottenuta, poi verrebbe triturata dalla palla di pongo), ma non si arriva neppure a quel livello, perché non se ne parla neppure. Per cui: andate in assemblea e battagliate, mentre è inutile frignare, fate solo la figura dei bambini dell’asilo che non capiscono neppure in che mondo vivono.
Io sono socio cai dal 1979 e sono istruttore cai dal 1984 e poi anche altro, ma me lo tengo per me. Quindi sono più che attivo e coinvolto e non vedo perchè non possa protestare su andazzi che non condivido.
Se non rispondessero sarebbe molto GRAVE dal momento che non sono dei dittatori, ne i padroni del CAI.
Crovella, tu che tra le altre cose predichi sempre che “ci vorrebbero rifugi più spartani i”, che proposte CONCRETE hai fatto al CAI per raggiungere quell’obiettivo?
Questa manfrina inizia a essere un po’ stucchevole…
Quindi secondo te è lecito criticare un’organizzazione (qualunque organizzazione) solo se si è parte – e parte attiva – di questa organizzazione?
Come al solito lo stucchevole lamento nel dire “il CAI deve fare così, il CAI deve fare cosà, il CAI deve andare controcorrente, il CAI deve imporre i prezzi ai gestori, il CAi, il CAI, il CAI ecc ecc ecc. ” Bene, a parte che vorrei sapere quanti di questi “protestatori” sono davvero soci e soprattutto soci attivi e coinvolti nel CAI, ritenete che sia “giusto” che il CAI cambi filosofia nel controllo dei costi dei “suoi” rifugi? (suoi, perché quelli privati per definizione gli sono estranei e ho già detto che quasi tutti i rifugi di nuova costruzione sono privarti per cui il problema del controllo dei costi riguarda una partizione importante ma parziale del parco complessivo dei rifugi). Bene, benissimo. sapete cosa dovete fare? Andare in assemblea dei delegati (con i crismi per poterlo fare, quindi fatevi eleggere “delegati” e già voglio vedere se ci riuscite…), fate mettere questa voce all’ordine del giorno dell’assemblea, chiedete la parola e perorate la vostra tesi e poi vediamo che esito avrà la relativa votazione dell’assemblea. Io sono pronto a scommettere che l’assemblea ve la boccerà, ma quand’anche la approvasse, non grifate alla vittoria politica, bensì… diffidate… è solo melassa con la quale avvilupparvi e poi stritolarvi nella famosa “palla di pongo” del CAI.
In ogni caso a me non risulta che sia mai stato neppure sollevato, almeno ufficialmente, il problema in seno CAI, da cui desumo che alla platea dei soci CAI non gliene sbatte un fico secco di questo tema ed è contentissima di come stanno le cose.
Se è troppo complicato, per voi protestatari, anche solo ipotizzare di arrivare in assemblea dei delegati, provate a scrivere al Consiglio Centrale o addirittura al Presidente Generale, ponendo il problema. Sono curioso di verificare cosa vi risponderanno 8ammesso che vi arrivi una risposta).
“L’andazzo ed il mercato non hanno sempre ragione.”
ANATEMA! Ha bestemmiato!
Verrà colpito dalla tremenda vendetta dei Commandos Arcigni Caiani Sabaudi Oltranzisti armati di corda manilla e picca modello 1903, manico in rovere e testa forgiata a mano!
Grande Batman, sempre perfetto.
Il CAI, visto che si racconta faccia anche cultura delle montagna, ma forse ho capito male, potrebbe andare controcorrente. L’andazzo ed il mercato non hanno sempre ragione.
Gianni, spero proprio che faccia cascatellismo di ricerca a Rocca Vattelapesca…
Che se torna Sottoguda dopo la ristrutturazione oltre a venire ladrato si becca pure una zaffata di pessimismo e fastidio.
Caro Sergio, non so se sono più avvilito o disgustato da buona parte dei commenti al tuo post. Hai cercato di sollevare un tema che poteva indurre a qualche spunto di riflessione interessante, e l’osservazione più gentile che ti è stata rivolta è, ridotta all’osso, “ma che va cercando questo terrone che vorrebbe andare in giro per montagne a sbafo coi soldi nostri”. Strane pretese hai: per esempio che i rifugi del CAI facciano quello che uno sapeva di potersi aspettare una volta, quando erano per l’appunto rifugi e gli alpinisti erano gli ospiti di riguardo anche se squattrinati. Ma è il mercato, bellezza, e cosa può fare il CAI se non seguire l’andazzo? Quindi, vatti a cercare le cascate di ghiaccio a Rocca Busambra, e fattici una risata. Amara.
Govi, io la clientela la seleziono eccome. Non vado con tutti. Vado con chi reputo non mi faccia trascorrere brutte giornate, e ci riesco abbastanza, credimi.
Le tariffe delle guide alpine sono ormai libere da anni. Ogni professionista fa come vuole. I tariffari, dove ancora esistono, sono di puro riferimento.
Credo che quest’articolo ponga giustamente il tema dei prezzi in rifugio. Ma così come lo si può porre per una pizzeria o dal macellaio. E se il Cai, in quanto diffusore dì una certa cultura alpina, ha delle responsabilità, se ne può’ parlare, io non sono in grado dì valutare. La cosa che trovo assurda e’ pretendere che la montagna debba essere democraticamente alla portata dì tutti, quasi per legge costituzionale. E allora un altoatesino che vuol andare in barca a vela in Sicilia che deve fare? Andare in montagna e’ più importante che portare la famiglia in pizzeria? Detto questo si torna al punto: se i rifugi hotel sono pieni zeppi tanto che ormai se non prenoti mesi prima non trovi posto, il problema non sono i gestori ma i clienti che pagano qualsiasi cosa e va bene a loro questo tipo dì rifugio. E non mi sembra che siano così pochi visti i pienoni che almeno mi vengono riferiti. Detto questo smettiamola dì usare i rifugi. Le ultime volte che li ho usati (ormai anni fa, zona monte rosa) sono rimasto schifato non solo e non tanto dal prezzo ma dal contesto: verso sera sembra dì essere ai Navigli o poco ci manca. Basta, non ci vado più, sono stufo dì passare certe esperienze, cenare in stanzoni squallidi, avere decine di persone che al mattino ti pestano zaino corda con i ramponi quando sei ancora a letto. Tutta una cosa assurda. Facciamo finta che non ci siano, non ci andiamo non paghiamo e siamo tutti più contenti.
@12 Tutta teoria Cominetti. In pratica il gestore “che fa quello che vuoi tu” lo devi trovare, e pagarlo il giusto ora (qualche anno fa trovavi gli appassionati della vita solitaria dei rifugi).
Poi insomma, le guide per prime non si fanno troppi problemi in fatto di selezione della clientela. A proposito, le vostre tariffe sono aumentate?
Crovella ficcato in testa che il tuo Cai la colpa ce l’ha eccome.
Permette ai gestori di trasformare i suoi rifugi, in certi posti, in ristoranti gourmet con prezzi in proporzione.
In montagna c’è anche chi apprezza la semplicità e il Cai, in quanto tale, dovrebbe distinguersi dai rifugi privati, che giustamente possono fare come vogliono, proponendo vitto e alloggi semplici. Non da hotel!
@6 guarda che diciamo la stessa cosa.
Tema più tasse. Ma dove vivete? L’aumento di tassazione non è gradito, non solo ai ricchissimi, ma proprio a nessuno. Inutile vaneggiare al riguardo, la popolazione italiana non “vuole” quel stesso modello di sviluppo che, invece, piacerebbe a voi. Quindi, giusto o sbagliato che sia in assoluto, non si farà mai. Difatti non lo persegue neppure la sinistra e il M5S attuale ha cambiato rotta, sennò sparisce del tutto. Non ci credete? Candidatevi personalmente alle prossime elezioni, locali, regionali, nazionali e preparate un programma di quel tipo. Voglio vedere quanti voti tirate su. Quindi non stiamo a costruire cattedrali sul nulla. Conclusione: aumento di entrate (ovvero più tasse) non si fa perché non gradito da nessuno; tagli spesa (ovvero licenziamenti) non si fanno per ovvie ragioni; ergo resta tutto uguale. Cioè la vita sarà sempre più cara e gli stipendi restano fermi. Risultato siamo più poveri, anno dopo anno. Unica certezza che di questo problema (che è la vera causa delle difficoltà dell’autore ad andare in Dolomiti) il CAI non ha nessuna colpa.
Iniziamo dal facile dai: redditi sopra i 100000€, dichiarazioni sotto i 15000€ lordi anno.
Poi arriviamo alle cose difficili: far pagare l’ICI alla Chiesa Cattolica e i redditi da capitale
@8 Ah, ma su questo concordo, io parlavo della tassazione dei capitali, non dei redditi.
#5 nuova numerazione.
Govi, mica ho detto che sia facile, però si può far di meglio che ricalibrare (poco per la verità) le aliquote intermedie e lasciare guardacaso invariate le aliquote minima (23% fino a 15000€) e massima (43% sopra i 75000€).
E’ un palese segnale che non si vogliono toccare i redditi alti e gli evasori -come la media dei tassisti- che dichiarano meno di 15000€ lordi (cioé meno di 965 € netti al mese)
Tutti facciano i prezzi che vogliono, ci mancherebbe: E’ il libero mercato, bellezza! Però, allo stesso tempo, aboliamo il contante che serve esclusivamente per perpetrare una serie infinita di attività illecite, per dare la mancia, per fare l’elemosina e per pagare i lavavetri ai semafori. Che così poi ne vediamo delle belle e magari poi facciamo fronte solo alle esigenze reali. Chi è favorevole alzi la mano. Come, uno solo?! No, no, fermo! Era solo per dirle che io c’ho la nonna ultracentenaria che avrebbe problemi con i pagamenti. Ahi ahi ahi . . . Chi è causa del proprio male pianga sè stesso. Se ciò non bastasse, sappia che: L’occasione fa l’uomo ladro. Anche la donna, neh!
@4 Crovella, con quali magie “di politica economica” trasformi risparmio sugli interessi in aumento dei salari lo sai solo tu e per altro non ce lo spieghi. Non e’ per nulla semplice. Gli stipendi sono rapportati alla produttivita’, purtroppo sono i tanti posti pressocche’ improduttivi (in gran parte statali ma non solo) che spingono al ribasso il mercato del lavoro. La smettessimo di vaneggiare…
@99 Concordo su 2, 3 e 4 . Su 1 in Italia non e’ semplice, il rischio e’ con asticella bassa e base ampia di far incazzare mezza Italia – con asticella alta e base stretta di non grattare gran che…
@97 i minori interessi non è che vengono girati direttamente negli stipendi, ma consentono ampi margini di manovra nella politica economica e in particolare negli interventi specifici, tutte cose che, al giro dopo, fanno aumentare gli stipendi.
@99 In linea teorica esistono altre ipotesi, sul lato delle maggiori entrate, ma sono cose da bar, in quanto nessuno le vuole. Se la sinistra volesse maggiori tasse, le avrebbe già introdotte, considerato che nel periodo 2013-2022, il Pd è stato al governo 9 anni su 10. L’unico movimento antisistema era il primo M5S, quello di Grillo e Casaleggio, ma anche loro si sono ben guardati da metter le mani in questo groviglio e quando lo hanno fatto, vedi Redd di Citt e Superbonus, hanno fatto sconquassi nei conti pubblici.
sia sulle scelte specifiche in merito alla gestione del debito sia più in generale sul modello di sviluppo, non c’è alternativa realistica in Italia. questo perché la popolazione, inconsciamente, “sa” che sta meglio (o meno peggio) così che dovendo affrontare gli effetti delle misure varate per sanare il debito. Cosa vogliamo concludere sul caso di specie (visto che l’autore ha invitato ad aprire una riflessione)? Che alla popolazione italiana non gliene importa un fico secco di quanto costi praticare alpinismo e se sia giusto o meno che alcuni non riescano a farlo per limiti economici. D’altra parte vale per qualsiasi risvolto dell’esistenza, a maggior ragione per gli interessi, le vacanze e il tempo libero.
Giacomo, se credi che discutere dei punti elencati (1-5) sia “da bar” è un problema tuo.
È il problema n. 6, il quale, a differenza degli altri, riguarda invece noi stessi, il nostro intelletto, ovvero quel che c’è dentro la scatola cranica.
È un problema che preclude ogni ragionamento per tentare di comprendere fenomeni sociali ed economici che stiamo pagando sulla nostra pelle, su quella dei nostri figli e nipoti, e su quella delle generazioni che verranno.
Sintetizzando : negli ultimi 20 anni i ricchi sono diventati più ricchi e la fascia di povertà si è allargata notevolmente. Non partire da una ridistribuzione della ricchezza e guardare altrove è insensato
Con @100 il giro di “ombre” e’ ufficialmente aperto. Fabio, non avevi detto che non frequentavi bar?