Ancora una nuova via ferrata

La passione per la montagna è bella perché non annoia mai: anche quando siamo a casa. Leggendo una notizia qui e una là, capita di essere informati di vari eventi, dalla cronaca alpinistica a una tragedia, da un’avventura finita bene al suggerimento di nuovi scenari e di nuovi giochi. Tante sono anche le immagini che immagazziniamo, più i video.

Ci sono notizie però che alcuni apprendono con gioia mentre altri vengono a sapere della stessa cosa con tristezza, a volte con rabbiosa stizza.

Il compito degli organi d’informazione (siano essi riviste o siti internet) è quello di informare con “oggettività”: ma mentre i britannici pretendono d’essere maestri in quest’arte (io non ne sono così sicuro), noi italiani siamo certi d’essere faziosi, senza mai rammaricarcene troppo.

Foto: Matteo Guardini

L’apertura di una nuova via ferrata appartiene proprio a quella categoria di notizie che divide gli animi e i giudizi. In questo caso è stato il sito di Planetmountain a pubblicare, senza eccessivi squilli di fanfara, l’apertura della via ferrata Rio Ruzza, nella zona del Garda trentino.

La mia posizione sulle ferrate è ben nota, al minimo in qualcuno provoca tedio, di certo mi aliena parecchie simpatie. In questo caso posso apprezzare la moderazione dei toni di Planetmountain e dell’autore, la guida Matteo Guardini, prendo atto della grande curiosità che l’evento sicuramente desterà in molti, ma alla fine dei conti io personalmente non riesco proprio a gioirne.

Come mi scrive Roberto Boniotti, “Mi sono rammaricato di quanto questa serie di scalette deturpasse un luogo altrimenti così bello, nello scoprire che lo scempio dei più begli angoli dei nostri monti non ha mai fine”.

Riportiamo integralmente lo scritto che segue. I neretti sono miei.

Via ferrata Rio Ruzza
di Matteo Guardini
(da planetmountain.com, 1 agosto 2019)

Il termine “passo” viene collegato perlopiù nell’ideale collettivo ad un luogo di passaggio e transito spesso spoglio e scarno, dove l’occhio del viaggiatore corre veloce e non si sofferma ad osservare. Non possiamo certo accollare questo stereotipo al passo del Ballino, uno spartiacque naturale, a circa 30 minuti da Riva del Garda che divide il bucolico e affascinate paese di Ballino dal rinomato lago di Tenno dall’altopiano di Fiavè. Uno degli altipiani dove il tempo sembra essersi fermato, o meglio sembra ancora viaggiare a braccetto con i ritmi e le tradizioni contadine legate all’agricoltura e dettate dall’alternanza delle stagioni.

Foto: Marco Furlani

Per la valorizzazione del territorio inizialmente, da parte del Comune e ad opera del famoso alpinista Elio Orlandi, era stata costruita una prima e brevissima parte di sentiero attrezzato. Quest’anno il lavoro è stato completato con una parte superiore che aggiunge certamente del pepe in termini di difficoltà all’avventura. Una nuova ferrata che si sviluppa lungo le pareti della cascata del Rio Ruzza esposta a est con bella e ampia vista sul paese.

Un breve avvicinamento con punto di partenza il paese di Ballino nei pressi della piccola fontana posta in fronte al campanile della Chiesa, attraverso prati e verdissime e rigogliose faggete seguendo le indicazioni per Cascata Sajat porta alla base della cascata. Da qui inizia l’intrigante salita – perfettamente allestita con staffe funi e ben tre ponti tibetani mozzafiato – che permettono mettendo in gioco tecnica e forza di alternarsi lungo i due versanti della cascata.

Alcuni passaggi esposti danno il senso di poter toccare con mano l’acqua che anima, impetuosa, la cascata. Si tratta di una salita non lunga ma di un certo impegno tecnico che regala emozioni grazie al particolarissimo e suggestivo contesto ambientale, che varia dalla dimensione rurale fiabesca di passo Ballino all’inattesa avventura alpinistica.

Foto: Matteo Guardini

Per quanto riguarda la discesa la segnaletica risulta chiara, si percorre una strada forestale con segnavia SAT 420 in discesa fino ad incontrare dei nuovi cartelli in legno con indicazioni in rosso; varie le opzioni che permettono di ricongiungersi alla base della cascata o di continuare in direzione del Passo Ballino.

A mio avviso vale la pena continuare, compiendo così un percorso ad anello senza camminare mai lungo lo stesso tracciato, nel finale seguendo le indicazioni per l’abitato di Ballino.

Il ponte tibetano. Foto: Matteo Guardini.

Considerazioni
E’ con tristezza che continuo a registrare iniziative di “valorizzazione” in luoghi che invece dovrebbero mantenere intatto il loro valore naturale. Specialmente quando attorno ci sono già parecchi siti cui qualcuno ha voluto sommare il classico “valore aggiunto”. Per me il rio Ruzza avrebbe dovuto continuare a essere “Fuori Campo IVA”…

E’ con noia che continuo a leggere di panorami e/o situazioni “mozzafiato”, quando la sospensione del nostro respiro dovrebbe essere determinata dalla delicata bellezza di ciò che vediamo e non dall’ingombrante adrenalina a buon mercato che ci procuriamo.

E’ con rabbia che continuo ad apprendere che il percorrere questa nuova ferrata possa con leggerezza essere qualificato “avventura alpinistica” proprio da chi conosce bene la differenza.

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Ancora una nuova via ferrata ultima modifica: 2019-08-20T05:07:07+02:00 da GognaBlog

70 pensieri su “Ancora una nuova via ferrata”

  1. tanti anni fa ho conosciuto un vecchio di nome “CASSIN”…. che di alpinismo e vie se ne intendeva parecchio! Era appena uscito dalla “Gamma 2”, e  con un suo amico si compiaceva della ferrata appena fatta. Non so quanti anni avesse all’epoca, ma era piu aperto lui alle novita di quanto lo siate voi .
    HO certo… piu bello salire una via di terzo , quarto grado con qualche chiodo in loco…. mentre li da parte ti vedi un  acrobata che ti sale in libera su un 7a…. o impiegare 1 ora e trenta a salire 1000 metri di dislivello con gli sci ed essere sorpassato tre volte dallo stesso skialp con tutina attillata e zaino delle bambole sulle spalle, o scoppiare in mountan bike su una salita mentre accanto a te un gruppo di bikers motorizzati sale ridendo allegramente.
    Signori, e tanto grande il mondo che quatro pioli in una parete , che male vi fanno.
    L’ anno scorso, dopo parecchi anni ho avuto la fortuna di ripetere la Biancograt al Bernina, e giunti al Rif. Marco e Rosa siamo scesi lungo la via attrezzata che ci ha depositati in sicurezza sul sottostante ghiacciaio, evitando il canalone dove la prima volta che l’ho salita avevo assistito ad una tragedia.
    Io non sono un ammalato di ferrate, ma a differenza dgli alpinisti che si risentono e criticano i ferraioli, non ho mai sentito ferraioli criticare gli alpinisti.
    Diamine…. un po di tolleranza!

  2. Alessandra, nessun odio. Ma adesso che hai provato le ferrate, prova a fare un passo in più: cerca una cima con passi di primo o secondo. Magari non da sola. Prova a vedere la differenza tra seguire un cavo e cercare dove (e come) passare. In su e in giù.
    Poi capirai.
    P.S.: comunque non tutte le ferrate sono uguali e deprecabili. Questa è inutile e stupida come una firma su un monumento

  3. Alessandra, l’andare in montagna ha una sua storia, cultura e tradizione, che lo rende un’attività completa e perciò stimolante. Credo che tu abbia percorso la ferrata Strobel (e non strobes) a Punta Fiames, dedicata a Albino Michielli, di cui si è parlato anche qui non molto tempo fa. Ciao.

  4. Possibile che le ferrate vengano considerate questo tal schifo e vergogna?

    Non e un fatto di schifo o di vergogna. È che sono delle strutture che mancano totalmente di senso di adattabilità alla montagna e che privano totalmente chi le pervorre di esprimersi, di metterci la propria capacità  di capire un percorso.
    La montagna con un percorso  ci fa delle domande. Noi percorrendolo diamo le nostre risposte che a seconda di come interpretiamo possono essere diverse.
    Una ferrata con la sua ferraglia  fissata alla roccia impedisce tutto questo

     

  5. Per Alessandra.
    Certo si può avere piacere a guidare a 80 all’ora per le strade di  città.
    Si può allora fare presente a chi lo prova che, a parte il proprio piacere, altro è da considerare.
    Si può avere piacere ad occuparsi dei propri piaceri.
    Si può allora fare presente che oltre quel confine ci sono altri aspetti al momento evidentemente invisibili.
    Nessuno è più idiota di chi giudica: come può rinchiudere il mondo nel suo pensiero?
    Ma, nessuno è più grande di colui che scopre come – anche lui – sia solito rinchiudere l’infinito.
    Qualche volta, si lasciano così aperti i cancelli dell’edonismo.
    Che per il proprio piacere è disposto a tutto.

  6. Cara Alessandra Di Stefano, grazie del tuo contributo. Per ciò che ci riguarda, di certo nessuno deve odiare nessuno, come pure nessuno deve dare dell’idiota a qualcun altro. Di certo non lo facciamo noi nei nostri post, forse si possono leggere cose del genere nei commenti. Quanto alle tue opinioni, nella speranza di scalfirle almeno un poco, ti consigliamo di leggere qualcuno dei numerosi post che abbiamo dedicato qui al problema delle Ferrate. Per esempio:

    https://gognablog.sherpa-gate.com/ferrate-e-liberta/

    https://gognablog.sherpa-gate.com/ferrate-e-umilta/

    https://gognablog.sherpa-gate.com/le-vie-ferrate/

    Cordiali saluti dalla redazione di GognaBlog

  7. Mi imbatto in questo bel blog. Leggo, leggo i tanti commenti. Molti scritti da chi ne sa veramente a palate. 
    Poi però mi disincanto. 
    Ho pochi anni di esperienza sulle spalle, vado in montagna ed ho sempre pensato che è un mondo elitario. 
    Poi mi imbatto nella mia prima ferrata, ferrata strobes. Tanto impegno ma ne esco innamorata. 
    Poi leggo qua. E mi disincanto. Possibile che le ferrate vengano considerate questo tal schifo e vergogna? Spesso viene utilizzato il termine “idiota” rivolto gratuitamente a chi fa ferrate. 
    Possibile mai che si debba per forza vomitare odio o criticare pesantemente qualcosa che ha a che fare con il tuo mondo? 
    Io continuerò a fare le ferrate, spero davvero di capire un giorno Che magari mi sbagliavo e avevate ragione voi tutti. Nel frattempo però non vi odio e non odio ciò che fate. 
    Buona vita a tutti. 
     

  8. Anna, Anna, hai mai fatto qualcosa di veramente tuo nella tua vita?
    Hai forse sempre seguito ubbidiente ciò che altri ti proponevano?
    Prova a fare qualcosa di tuo, vedrai che di sicuro sarà bellissimo.
    Impara a non aver paura di te stessa e a non affidarti sempre agli altri.
    Prova!

  9. Dove il perorso da seguire te lo indica la conformazione stessa della montagna e non un anonimo e inanimato cavo d’acciaio che se anche d’acciaio è destinato con il tempo a marcire

  10. Cara Anna ma che divertimento c’è a seguire un cavo per centinaia d centinaia di metri. La strada te la indica sempre lui, il cavo. Fai sempre gli stessi movimenti: attacca, stacca, attacca e via così per ore e ore. 
    Non sarebbe meglio seguire magari un pecorso più semplice, meno spettacolare ma naturale dove ci metti del tuo: senso, fantasia, varietà, fiuto.
    Io penso di si.

  11. Ci si può divertire senza cadere nel consumismo.
    Parole sante che approvo totalmente, ma mi dico: in quanti si divertirebbero togliendo il consumismo dalla loro “attrezzatura”?
    In pochissimi, direi. Salire una montagna lungo una via ferrata è un abbruttimento morale ma è un aspetto che non interessa chi lo fa, perché guarda a chi va solo per sentieri e si sente migliore. Sbaglia di certo ma a farlo sono in migliaia. Direi che i ferratisti sono di più degli alpinisti.E’ una missione impossibile quella di far capire agli amanti delle ferrate che andare in montagna è altra cosa. La ferrata non ha bisogno d’apprendistato. Ti presenti dove inizia il cavo, attacchi il moschettone e lo stacchi quando il cavo finisce. Non c’è ricerca di nessun tipo sulla ferrata. C’è solo un inseguire facili emozioni, e quelle, sono la cosa che la più parte degli umani appecorati ricerca.

  12. Cara Anna, grazie della critica costruttiva. Permettimi di insistere su quella che riteniamo sia e sia stata dal 2013 (anno di nascita di GognaBlog) una tra le funzioni principali di questo quotidiano: la critica ragionata a ogni tipo di ferrata, soprattutto quelle nuove sempre più “adrenaliniche”. Se tu digiti la parola ferrata nella funzione “cerca” vedrai quanti articoli con argomento le vie ferrate ti appaiono sui 2115 articoli finora pubblicati.

    Il nostro scopo non è mai quello di far polemica (anche se talvolta nei commenti succede), è invece dichiaratamente di riuscire a convincere gli appassionati che salire su una montagna per vie naturali è più bello e più emozionante che seguire itinerari prefissati e ferrati. Nei molti articoli che escono dalla ricerca sopraddetta puoi leggere le mille motivazioni che spingono me e tanti altri a questa convinzione. Siamo ovviamente consci che ci sono problemi maggiori per l’ambiente, ma questo non significa che non dobbiamo fare nulla per quello che riteniamo essere uno dei più grossi problemi della montagna, quello dell’inquinamento “sportivo”. La ferrata non deturpa l’ambiente se non in piccola misura: deturpa invece molto il nostro atteggiamento nei confronti della montagna, messa così al nostro servizio, al nostro uso e consumo come tanta altra merce che trovi al supermercato. Deturpa il nostro comportamento, a questo punto minato da un approccio che con la montagna e la sua sacralità non ha più nulla a che fare. Ci si può divertire senza cadere nel consumismo.

    Tutto ciò è detto fermo restando il massimo rispetto per la tua attuale posizione, peraltro (lo sappiamo bene) condivisa da molti.

  13. Sono un’appassionata  di ferrate, ne ho percorso molte anche all’ estero e continuo a farlo, perché mi diverto. Mi chiedo se è il caso di polemizzare, innescare critiche, a volte poco costruttive, per aver attrezzato una parete, ma il volto della società di oggi è questo…..Non sono impattanti i grattacieli, i palazzi costruiti nelle valli di montagna???? non deturpano l’ambiente? Alla nascita di questo Blog, era un piacere leggerlo, secondo me da’ troppo spazio a polemiche e critiche negative, capisco è un blog, a volte la negatività non fa crescere, ma questo è solo una mia opinione.

  14. E’ interessante partecipare a questa discussione. Il mio pensiero è che l’attrezzare una nuova via ferrata e il successivo percorrerla è un’attività a bassissimo impatto ambientale. Non lo è il raggiungere il luogo dell’escursione.  In linea di massima se si confronta l’attrezzare una ferrata con il creare una pista da sci si capisce bene che l’impatto è diverso. Una pista da sci prevede il taglio di molti alberi, degli impianti di risalita, degli impianti di innevamento artificiale, il cambiamento dell’estetica della montagna percepibile da grandi distanze. Per allestire una ferrata si attrezzano dei cavi in acciaio, delle cambre, in quelle recenti anche dei ponti sospesi ma sempre con cavi in acciaio, non si tocca la flora esistente, l’estetica della montagna non viene compromessa nel senso che allontanandosi di poco i cavi non sono più apprezzabili ad occhio nudo. Certamente arrivare nel luogo dell’escursione è un’attività inquinante. La stragrande maggioranza si muove in macchina. ma è vero che vale per qualsiasi attività si faccia in montagna. Anche l’arrampicata libera prevede che l’alpinista arrivi sul luogo dell’escursione. In proiezione potranno esserci mezzi di locomozione meno inquinanti. E’ comunque un fatto oggettivo che più la ferrata è “per tutti” più richiama turisti. Per quanto riguarda i rifiuti prodotti dall’escursionista, beh questo dipende dall’educazione e dalla sensibilità ambientale ma vale per qualsiasi attività. E’ vero però che esiste un cambiamento di filosofia nell’allestimento delle ultime ferrate, non è più un mezzo per raggiungere “la vetta” in cui il bello è il rapporto con la montagna e dunque con la natura ma un divertimento intrinseco solo il praticare la ferrata, cioè la ferrata diventa il “soggetto” principale dell’escursione. Il mio parere è dunque che bisognerebbe interrogarsi sul mutamento dei valori che portano a realizzare ferrate di questo tipo e parimenti a praticarle, che poi forse sono lo specchio di una società che muta. Certamente ogni percezione è molto soggettiva.
     
     
     

  15.  
    Mi sembra veramente irreale e ne sono dispiaciuto che invece di discutere pacatamente di contenuti il problema si trovi in un nome strano che non si conosce. Me ne dispiaccio per chi ha cura del blog e per chi legge post inutili come questo. Scusatemi. Pare di essere in facebook (un incubo) e che pensavo fosse la cosa più lontana da quest’oasi digitale.
    Askatasuna è il nome della libertà in basco, libertà che cerco nei monti, nella vita, dentro le prigioni che ognuno/a ha in sè stesso, senza voler fare riferimenti diretti a partiti e/o organizzazioni. Se proprio lo desidera, signor marcello, il mio nome lo trova in basso sul link che segnalavo riguardo alle ferrate. Ma non penso lei sia mosso da un’ansia digossina. Evidentemente dan fastidio i miei pensieri, detti senza insultare, con rispetto e senza slogan. A me, più che i nomi -che sian veri, falsi o soprannomi che uno si porta dietro- interessano i contenuti, le idee, i fatti e gli occhi di una persona (e quindi anche le sue idee, non gli insulti nè che di cognome faccia cominetti). Se avrà la cortesia di non insultarmi più gratuitamente sparirò in punta di piedi come sono entrato. La vita è così bella e breve da non sprecar astio e tempo in sciocchezze. Se l’ho ferita me ne scuso, rimetto pensieri e parole nello zainone e la saluto.
    Mi perdoni se dissento dal non avere nessun valore come persona solo se su un forum uso un nome a cui sono legato.
    Ma stia tranquillo, gli insulti ed i giudizi autoritari mi scivolano sulle spalle come gli scrosci del cielo d’estate e mantengon madide solo le spalle di chi li pronuncia.
    Buona vita!
    PS: Luciano dopo anni di assenza è bello leggerti per caso in un altra oasi, speriamo di conoscerci per sentieri…

  16. Per gli estimatori segnalo, visto che non se ne è ancora parlato qui (mi pare) le due nuove VIE FERRATE:
    1) Sas de Stria (Passo Falzarego) ferrata Fusetti
    2) Gardenaccia (La Villa, Val Badia) ferrata Les Cordes.
    Pur vivendo a pochi minuti da entrambe non ho ancora avuto l’occasione di percorrerle ma le zone le conosco bene.
    Spero di non farle mai, ma volevo solo evidenziare come la prima, costruita nientemeno che dall’Esercito per celebrare un eroe come il S.Ten Fusetti da Novi Ligure, caduto nel tentativo di conquistare la cime del Sas de Stria allora in mano agli austroungarici. Ultimamente lungo l’antico confine tra Tirolo e Italia si è cercato di dedicare opere varie a combattenti di entrambe le parti perché loro malgrado si sono trovati a farsi la guerra cent’anni fa. Vedi Innerkofler-De Luca, Martini-Baborka, ecc.
    Mi ha stupito che la ferrata sul Sas de Stria sia stata dedicata, con veramente poca diplomazia, solo a chi combatteva da parte nostra. I caduti e gli eroi ci saranno stati in eguale misura anche dall’altra parte, mi dico.
    Questo fatto di cattivo gusto, secondo me, va perfino oltre all’avere costruito UNA NUOVA VIA FERRATA su una cima oltretutto storica e simbolica.
    Sull’altra al Gardenaccia manco mi esprimo. Lo lascio fare ai numerosi controlunaparkisti che giustamente abbondano.

  17. Premesso che sono assolutamente contrario a questo tipo di ferrate stile luna park (potrebbero creare delle sale indoor con tante scale a spirale, ponti tibetani e via dicendo, tanto a questi pseudo alpinisti delle trafilerie, del paesaggio non gliene fotte una mazza), ritengo piu deleterie in quanto a messaggio che si vuole trasmettere, le sistematiche attrezzature di vie normali che stanno procedendo a mezzo sezioni CAI, che ritengono le ferrate un lustro perpla sezione, in barba al bidecalogo redatto dallo stesso club, senza che alcuno sollevi un minimo velo di indignazione (personalmente l’ho fatto all’ultima assemblea dello scorso marzo presso la mia sezione, ma non ho ancora ricevuto riscontro, oltre ad aver appurato che il bidecalogo è arabo) e mi riferisco in particolare a quella evidenziata nel link di askatasuna, ma ce ne sarebbero numerose altre.

  18. La vita stessa è sempre più un Luna Park. Non che io condivida questo pensiero, ma è un dato di fatto.Matteo, libero di fare come credi, ma per me chi scrive da anonimo non ha alcun valore, né come pensiero, né come persona. E aggiungo che la storia dell’ETA non mi ha mai interessato al punto di documentarmene approfonditamente, se non quando due persone che conoscevo sono state uccise dai suoi militanti. Ma erano catalani, forse si esprimevano in altra lingua. Uno fabbricava moto da trial che si chiamavano Bultaco, per me ancora oggi una leggenda. Ma queste sono altre storie che comunque in qualche modo ho vissuto e quindi preferisco rispetto all’acculturamento sterile di cui molti sono ghiotti. 

  19. Matteo ha ragione, una montagna sempre più lunapark.
    Del resto l’ha detto anche mister Jovanotti: mica che ci sono ambienti che hanno più diritto di altri… (forse però è sorvolato sulle sue tasche).
    Presto avremo una bella ferrata nel bel mezzo della parete N.O. della Civetta.
    Così una volta per tutte verrà risolto il problema della SUPERDIRETTISSIMA.

  20. Askatasuna è il partito erede di Herri Batasuna (Unità Popolare) quando questo è stato dichiarato fuorilegge perché considerato compromesso con Euskadi Ta Askatasuna (ETA, Patria Basca e libertà): almeno un’idea sarebbe bene avercela, invece di pensare al Giappone.
    Detto ciò non metto il cognome per ottimi motivi, ma chiedi al Capo e ti darà tutti i miei riferimenti.
    E la ferrata del Ballino rimane una porcata, estremamente significativa nel suo piccolo della piega che stanno prendendo le cose in montagna, tanto quanto i milioni di m3 mossi sulle piste. Perché questi sono (o saranno a breve) il passato, mentre quella è il futuro che qualcuno vorrebbe e sta già preparando

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