La via Pachinko sul Denali

La via Pachinko sul Denali
(I Giri-Giri Boys rendono il grande ancora più grande)
di Katsutaka Yokoyama
(pubblicato su The American Alpine Journal, 2009)


Il pachinko è un popolare gioco giapponese con palline di metallo che rimbalzano all’interno di una macchina e poi scompaiono. È come una combinazione di flipper e slot machine. La versione da arrampicata consiste nel salire più di una via in un solo tentativo. Lo ripetiamo su, giù, su, giù e lo chiamiamo Pachinko. Nelle montagne giapponesi questa idea nasce negli anni ’60 come allenamento per pareti più grandi, soprattutto per le Alpi. Era un gioco salire e scendere più vie consecutivamente. Le montagne in Giappone non sono così grandi, ma in inverno sono difficili e remote, con lunghi avvicinamenti, molta neve e molte tempeste. Per noi Giri-Giri Boys sono un buon allenamento. Abbiamo festeggiato il capodanno 2008 con pachinko sulle montagne di Karobe. Ci sono voluti 16 giorni, che ci hanno lasciato esausti ma soddisfatti. Poi abbiamo deciso di andare a giocare sulle grandi montagne dell’Alaska. “È pazzesco”, hanno detto gli alpinisti quando hanno sentito il nostro piano. “Crazy” suonava come un elogio per il nostro piano audace.

Fumitaka Ichimura da secondo sulla parte superiore della Isis Face, il primo itinerario dello storico concatenamento di tre vie di grado Alaska 6. Foto: KatsutakaYokoyama.

E fu così che nell’aprile 2008 i Giri-Giri Boys (Tatsuro Yamada, Yuto Inoue, Fumitaka Itchy Ichimura, Yusuke Sato e io) volammo in Alaska. Giri-Giri nasce da una parodia di uno show televisivo su ragazze giapponesi sexy. Ma letteralmente, in giapponese Giri-Giri significa “al limite di qualcosa”. Cerchiamo sempre di essere al limite delle montagne. Questa è stata la nostra quarta stagione consecutiva nell’Alaska Range. Perché l’Alaska? Semplice: ha molte pareti attraenti e dal Giappone non occorre un grandissimo budget. Non abbiamo soldi, perché spendiamo tutto arrampicando. Anche se i membri variano di anno in anno, i nostri viaggi più frequenti sono in Alaska, ma abbiamo anche scalato insieme sulle Ande e in Himalaya. Non abbiamo grande esperienza e siamo un po’ immaturi nella nostra tecnica di arrampicata, ma siamo amici intimi.

L’Isis Face, alta 2200 metri, termina sul South Buttress. La via non era mai stata terminata con la vetta fino a che Ichimura, Sato e Yokoyama non ebbero compiuto il loro grandioso concatenamento. Foto: Mark Westman.

I nostri viaggi in Alaska sono iniziati nel 2005, quando Itchy ed io siamo volati al Tokositna Glacier, sotto il monte Huntington. La prima volta che abbiamo visto la sua parete sud-ovest, abbiamo individuato una bella linea. Partiva da un pericoloso bacino fiancheggiato da seracchi, la “Valle della Morte”, e saliva per 1.800 metri fino alla vetta. In quella spedizione abbiamo letto un romanzo di Ryotaro Shiba. L’eroe è Ryoma Sakamoto, un samurai visionario che ha lavorato per liberare il Giappone dalle sue pastoie feudali e ha creato un governo moderno all’inizio del 1800. Era l’ultimo Shi-Shi. Il primo Shi significa “ambizioni” o “anima” e il secondo Shi significa “un uomo”. Uno Shi-Shi deve essere disposto ad accettare la sua morte come parte del suo desiderio di realizzare le sue ambizioni. La morte non è mai un ideale accettabile per un alpinista giapponese, quindi non possiamo letteralmente vivere come uno Shi-Shi. Ma lo stile di vita e lo spirito Shi-Shi sono sempre nei nostro cuore. È difficile da spiegare. Parlando per me, la vita e l’arrampicata non riguardano solo il successo o il divertimento, ma anche il vivere fedele alle proprie ambizioni. Penso che nella via sull’Huntington la prima volta ho vissuto pienamente questi sentimenti. Sebbene il nostro percorso non fosse così difficile, per noi era importante trovare la linea da soli, non in una guida. L’abbiamo chiamato Shi-Shi.

Abbiamo quindi volato verso il Kahiltna Glacier per scalare la Diamond sulla parete sud-ovest del Denali, alta 2.500 metri. Siamo stati attratti dalla linea di diedri e canali di ghiaccio e abbiamo saputo il nome della via – e che avevamo fatto la sua terza salita – solo dopo essere tornati a Talkeetna.

Facendo queste due vie, l’idea iniziò a farsi strada.

Giorno 4 di Pachinko: Ichimura scende sulla Ramp Route (versante ovest del Denali South Buttress) dopo aver salito l’Isis Face sul versante est dello stesso South Buttress. La Slovak Direct, forse la via più difficile al Denali e comunque il terzo obiettivo del team, si erge in parete sud per 2.750 m. I puntini neri sono i luoghi di bivacco. Foto: Katsutaka Yokoyama.

Nel 2006 abbiamo aperto una nuova via, Before the Dawn, sulla parete nord del Broken Tooth, e poi abbiamo fatto la terza salita di Deprivation sul contrafforte nord del Mount Hunter. Alcuni alpinisti ci avevano detto che le condizioni sull’Hunter erano pessime. Ma Itchy ed io eravamo solo nella nostra seconda stagione in Alaska e non sapevamo di “condizioni regolari”. Tutto quello che sapevamo era che avremmo dovuto provare.

Dopo aver scalato il Mount Hunter, siamo scesi lungo la via della cresta occidentale. Uno scalatore sulla pista di atterraggio ci ha chiesto: “Perché?” Sebbene la maggior parte degli alpinisti sembri pensare che sia meglio scendere in doppia la via dalla cima del contrafforte, ci è sembrato naturale continuare fino alla vetta e scendere la cresta ovest. Come si è scoperto, la parte più memorabile del Mount Hunter non è stata la scalata del contrafforte e nemmeno la vetta; è stata la difficile discesa della cresta!

Penso che il vero valore dell’arrampicata non stia nelle difficoltà tecniche e nei gradi, ma nell’impegno. L’arrampicata è dipingere i nostri pensieri sulla grande tela delle montagne. Noi scalatori moderni siamo ben attrezzati, abbiamo una buona tecnica e informazioni dettagliate. Ma affrontiamo la montagna con lo stesso entusiasmo dei grandi pionieri?

Ichimura in testa in un canalino subito sotto alla prima fascia ghiacciata della Slovak Direct. Foto: Katsutaka Yokoyama.

Nel 2007 Tatsuro, Itchy e Yusuke (io mi ero infortunato e sono dovuta rimanere a casa) hanno utilizzato lo stesso stile per tre vie dal ghiacciaio Ruth: Season of the Sun sulla parete sud-est del Mount Bradley, Memorial Gate sulla parete nord del Mount Church e il Ladder Tube sulla parete nord del Mount Johnson.

Nonostante la nostra inesperienza, abbiamo scoperto che anche le vie Alaska Grade 6 erano alla nostra portata. E così Shi-Shi e Giri-Giri Boys hanno avuto lo stesso significato nella mia mente. E una volta a casa? Abbiamo continuato ad ampliare la nostra esperienza e a mettere in pratica nello nostre scalate quello spirito. Dopo di che cosa doveva succedere? Il nostro obiettivo per l’Alaska nel 2008 era facile da immaginare: avremmo concatenato grandi vie in un unico tentativo in stile alpino allo stesso modo della nostra usuale arrampicata invernale in Giappone: pachinko.

Sato in testa sulla prima sezione cruciale della Slovak Direct. Foto: Katsutaka Yokoyama.

Itchy, Yusuke e io siamo volati al Southeast Fork del Kahiltna Glacier il 21 aprile 2008, dopo aver scalato il Bear Tooth [nuova via: Climbing is Believing (1.250 m, Alaska Grade 6, 5.10a M7R A1+, Ichimura-Sato-Yokoyama), vedi resoconto nella sezione Climbs and Expeditions di questo AAJ, 2009]. Tatsuro e Yuto arrivarono dal ghiacciaio Ruth il giorno successivo e iniziarono la loro acclimatazione. Li abbiamo salutati e ci siamo goduti giorni pigri sulla pista di atterraggio. Dopo aver tentato il Moonflower Buttress sul Mount Hunter (ci siamo ritirati dopo il Bibler Come Again Exit il secondo giorno), ci siamo uniti a loro al Campo 3 sulla via del West Buttress sul Denali per acclimatarci. Abbiamo parlato di un bellissimo collegamento tra i Kahiltna Peaks e la Cassin Ridge. Tats e Yuto hanno considerato l’idea e hanno deciso di realizzarla. Hanno lasciato Ski Hill il 10 maggio.

Il tempo è rimasto instabile. Abbiamo ipotizzato 10 giorni per il nostro pachinko, iniziando con la Isis Face di 2.200 metri, quindi scendendo i 1.300 metri della parte inferiore della Ramp Route fino al ramo orientale del Kahiltna Glacier e infine salendo la Slovak Direct sulla parete sud del Denali. Sembrava irragionevole aspettarsi 10 giorni di bel tempo in Alaska, ma non potevamo più esitare. L’11 maggio siamo volati al West Fork del Ruth Glacier e abbiamo iniziato a scalare.

La Isis Face sembrava più grande di quanto ci aspettassimo. Segue un elegante spigolo di ghiaccio che non è stato particolarmente difficile ma è stato molto impressionante. Abbiamo completato il percorso in tre giorni di arrampicata in simultanea, comprese 24 ore di nevicate senza sosta. Il percorso è stato semplice ma in ambiente superbo. L’unico contrattempo è stato che ho perso i miei occhiali da sole, cosa che è diventata seria sotto il forte sole dell’Alaska.

Ichimura entra nel cuore della Slovak Direct, sesto giorno del concatenamento. Foto: Katsutaka Yokoyama.

In cima alla via il 13 maggio, abbiamo seguito il South Buttress verso nord fino a quando non abbiamo intersecato la rampa e abbiamo iniziato la nostra discesa. Era la parte più preoccupante del nostro piano a causa di crepacci e valanghe. La Ramp Route era classificata solo Alaska Grade 3 e 55°, ma sembrava molto più seria delle altre vie, specialmente con i nostri zaini pesanti.

Siamo arrivati ​​in fondo alla parete sud nel primo pomeriggio del 14 maggio, con ancora sei giorni di cibo e carburante. Sembrava abbastanza. Non avevamo visto nessuno da quando avevamo iniziato l’Isis, ed eravamo soli sulla East Fork. Il seracco “Big Bertha” incombeva sul circo e la Slovak Direct di 2.750 m s’innalzava verso l’alto. Siccome la via era tecnicamente difficile, arrampicavamo a tiri di corda. Le nostre uniche ansie riguardavano il tempo, il pericolo oggettivo e la nostra eventuale distrazione.

Al di sotto del famoso seracco Big Bertha, ma al di sopra della sezione chiave della Slovak Direct, il team si prepara alla sesta notte. Il ghiacciaio al di sotto è il ramo orientale del Kahiltna Glacier. Foto: Katsutaka Yokoyama.

La mattina del 15 maggio abbiamo attraversato la crepaccia terminale e abbiamo salito in simultanea i pendii aperti e le rampe verso il primo passaggio chiave (WI6). La parete diventava più ripida man mano che salivamo più in alto, ma il ghiaccio era stabile e ci alternavamo in testa. Se si andava da secondi c’era la grande fatica del jumaring con zaini pesanti, se si andava da primi ci si divertiva molto a scalare su ottimi tiri di ghiaccio. Trovammo un chiodo lasciato dai primi salitori. Sebbene avessero impiegato lo stile pesante con le corde fisse, erano stati grandi su quel terreno sconosciuto. Ci siamo consolati arrampicando con uno stile migliore.

I miei occhi accecati dalla neve hanno preso una brutta piega il secondo giorno della Slovak Direct. Ho dovuto rinunciare ai miei tiri da capocordata dopo due lunghezze e sono stato costretto a seguire sempre. Abbiamo discusso della situazione e abbiamo deciso di continuare, salendo verso il passaggio chiave, sapendo che una ritirata sarebbe stata impossibile se ci fossimo spinti oltre. Itchy ha fatto un tiro di WI6 con solo due viti da ghiaccio e Yusuke ha condotto senza intoppi un tiro di roccia a 5.9X. Le loro performance si sono rivelate decisive per il nostro successo. Eravamo fuori dal passaggio chiave prima del tramonto.

Il giorno successivo, il 17 maggio, la parete ha improvvisamente allentato la pendenza sopra la sezione mista accanto a Big Bertha, vicino alla giunzione con la Cassin Ridge. Lì trovammo delle orme fresche sulla neve. I gradini deviavano intorno a un risalto roccioso e continuavano verso i pendii superiori. Abbiamo pensato che potessero essere di Tatsuro e di Yuto. Avevano completato la traversata dei Kahiltna Peaks, e da lì proseguivano lungo la Cassin verso la vetta. “Dobbiamo seguirli”, abbiamo detto. La mattina dopo ci siamo diretti verso la cima, a perdifiato. Abbiamo raggiunto la vetta alle 12.30 del 18 maggio in condizioni di assenza di luce, quindi ci siamo diretti verso il West Buttress.

Ichimura in testa l’ultimo passo chiave sulla Slovak Direct. Foto: Katsutaka Yokoyama.

Nella parte superiore della Cassin avevamo seguito le tracce dei nostri amici Tatsuro e Yuto. La loro linea era bella, “troppo bella”, secondo qualcuno. Volevo dire loro: “Ottimo lavoro!” Ma Tatsuro e Yuto non sono mai tornati.

Cinque mesi dopo, in Nepal, ho camminato lungo il ghiacciaio sotto la parete nord del Kangtega, guardando indietro verso la parete dove eravamo stati sconfitti. I motivi della nostra sconfitta erano tanti, ma a dire il vero avevo temuto quella parete. Era stato in programma che Tatsuro e Yuto fossero con me. Non riuscivo a smettere di sentirmi a disagio sul Kangtega, e mi preoccupavo per Itchy e Yusuke sulla parete nord del Kalanka [vedi a pag. 32 di AAJ, 2009]. Erano partiti per l’India un mese prima e non sapevo come stessero. Ciò che sentivo è la dimostrazione di come stessi maturando. Ho scalato senza molto criterio e non posso evitare di pensare alla morte dei miei due amici o di me stesso.

Nell’American Alpine Journal del 2008, Tatsuro aveva scritto: “Per andare avanti nella mia vita alpinistica, ho bisogno di trovare un significato dopo una morte in montagna. È una parte dell’alpinismo, anche una parte della vita“. Ho ancora molti di questi problemi da risolvere. È sicuramente lo stesso per i miei amici dei Giri-Giri Boys.

I Giri-Giri Boys, da sinistra a destra: Yokoyama, Ichimura, Inoue, Yamada e Sato. Foto: Katsutaka Yokoyama.

Sommario
Area: Parco Nazionale del Denali, catena montuosa dell’Alaska centrale
Ascensioni: Pachinko sul Denali 6190 m (Alaska Grade 7, 5.9 AI5+ M6+), concatenamento di due vie Alaska Grade 6: Isis Face (7,200′, Alaska Grade 6, M4 5.8 A1 60°, Stutzman-Tackle, 1982) al South Buttress con discesa per i 1.300 m inferiori della Ramp Route (2.850 m, Alaska Grade 3, 55°, Kajiura-Nakamura-Nishimura, 1965) e la salita della Slovak Direct (2.750 m, Alaska Grade 6, 5.9X WI6, Adam-Korl-Krizo, 1984) sulla parete sud del Denali. 11–18 maggio 2008, Fumitaka Ichimura, Yusuke Sato e Katsutaka Yokoyama.
Tentativo di concatenamento: West (3912 m) ed East (4096 m) Kahiltna Peaks alla Cassin Ridge sul Denali, maggio 2008, Yuto Inoue e Tatsuro Yamada. Sono saliti in alto sulla Cassin, forse completando il percorso dopo aver attraversato i Kahiltna Peaks. Nel maggio 2009 i loro corpi sono stati scoperti a 6035 m, tra l’upper West Buttress e la Cassin Ridge.

Una nota sull’autore
Katsutaka Jumbo Yokoyama, 30 anni (oggi 43, NdR), è nato a Kanagawa, in Giappone. Negli ultimi anni le sue spedizioni lo hanno portato in Alaska, sulle Ande e sull’Himalaya, ma ama soprattutto le montagne del Giappone.

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La via Pachinko sul Denali ultima modifica: 2022-02-24T05:54:00+01:00 da GognaBlog
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