Neet, giovani che si piangono addosso

In Italia la percentuale di Neet è il doppio di quella europea. Il prof. Andrea Castiello D’Antonio: “Non è solo mancanza di opportunità”.

Neet, giovani che si piangono addosso
di Ilaria Betti
(pubblicato su huffingtonpost.it il 23 dicembre 2020)

Non sono iscritti a scuola né all’università, non lavorano e nemmeno seguono corsi di formazione o aggiornamento professionale. Sono i cosiddetti Neet (“Not in Education, Employment or Training”): secondo l’ultimo report della Commissione europea, in Italia il 20,7% dei giovani tra i 15 e i 24 anni non studia né lavora. La percentuale è aumentata nel secondo trimestre del 2020: è il doppio di quella europea (11,6%). Un dato rilevante che il professore di psicologia clinica e del lavoro Andrea Castiello D’Antonio, per molti anni alla cattedra di psicologia clinica e del lavoro presso l’Università Europea di Roma, commenta così: “In Italia c’è una cultura della ‘self efficacy’ o ‘autoefficacia’ molto debole. Questo vuol dire che, specie in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, le persone invece di fare forza su loro stesse, di ‘fare la punta al cervello’, aspettano passivamente che qualcuno le salvi o che la tempesta passi da sola”.

Andrea Castiello d’Antonio

Non è sempre colpa della mancanza di opportunità: secondo lo psicologo, una certa dose di “lassismo” caratterizza parte dei Neet. “Il tessuto lavorativo italiano è abbastanza disastrato, non si può negare – aggiunge – ma è pur vero che la pandemia ha portato alla ribalta nuove possibilità: si possono, ad esempio, fare corsi online, guadagnare una nuova skill. Ma questa è una soluzione che a chi ‘ha gettato la spugna’ non viene neanche in mente. Il dramma è che a non agire sono proprio i più giovani, coloro i quali dovrebbero avere forza ed energia per combattere e domare i cambiamenti”. 

In una vecchia pagina Facebook chiamata “Neet Italia”, nata anni fa forse con l’intento di raccogliere le opinioni dei cosiddetti “fannulloni” è ancora possibile leggere la descrizione, che dà un’idea di come un giovane “not in Education, Employment or Training” possa sentirsi: “Non studiamo chi per scelta, chi perché non sa quello che vuole fare della sua vita, non lavoriamo perché c’è solo il maledetto call center, non andiamo al cinema tanto c’è megavideo, non guardiamo la tv perché siamo stanchi della merda che vogliono farci mangiare ogni fottuto giorno, dormiamo a lungo perché restiamo fuori fino all’alba, abitiamo coi nostri solo perché non abbiamo soldi per scasare. Viviamo in un fottuto circolo vizioso. Ci hanno battezzato Neet: acronimo di “not in education, employment or training”, tradotto siamo nullafacenti. Siamo la conseguenza della crisi economica, siamo giovani che si affacciano al mondo del lavoro ma che intravedono solo un futuro incerto”.

Un grido, un moto di ribellione verso la società, dunque. Ma fine a se stesso, secondo il professore. “In psicologia esiste un concetto chiamato ‘locus of control’, che si differenzia in ‘interno’ ed ‘esterno’ – dice – Con locus interno si intende quando una persona, dopo un fallimento nella sua vita, si chiede dove abbia sbagliato e cosa possa fare per ripartire. Con quello esterno si fa invece riferimento al caso in cui la persona fallisca e dia la colpa non a se stessa, ma a fattori esterni: al caso, alla sfortuna, agli altri. Ecco, io credo che in molti giovani, oggi, predomini quest’ultimo aspetto”.

La radice di questo “lassismo”, secondo Andrea Castiello D’Antonio, andrebbe ricercata nella famiglia e nel modo in cui alcune iniziative di sostegno del governo vengono accolte. “Un conto è dire: ‘Mi prendo il reddito di cittadinanza e sto a posto’. Un altro è dire: ‘Lo uso come opportunità per darmi da fare e andare avanti’. È lo spirito autoimprenditoriale che manca. E nel nostro Paese manca anche per ragioni culturali: c’è, ancora forte, il concetto del posto fisso. Ci sono famiglie che concepiscono il lavoro come una punizione divina, come un male necessario e trasmettono questo concetto ai figli. Ho sentito persone dire: ‘Mi mancano solo vent’anni per andare in pensione’ e non credo sia lo spirito giusto per vivere la propria vita professionale, qualunque essa sia”. 

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Neet, giovani che si piangono addosso ultima modifica: 2021-03-07T04:49:00+01:00 da GognaBlog

15 pensieri su “Neet, giovani che si piangono addosso”

  1. 15
    albert says:

     Tra i NEET e BAT ci sarebbero pure i “fatti fuori”.Ovvero quei “giovani allora”che , anni ed anni fa , senza pretese e privi di formazione , trovavano da lavorare :in stagione turistica estiva in zone balneari del Nordest , poi nella raccolta frutta e vendemmia, poi nella potatura, poi nella consegna depliants pubblicitari casa per casa,   adesso per gli stessi lavori, arrivano furgoni  e trovano i piazzisti locali che hanno gia’contrattato compensi e percentuali a loro dovute per l’incomodo.. compreso quello di interpretariato..Neppure rimasto accompagnamento ed assitenza anziani privata o in RSA, , con la garanzia di capire quando essi si esprimono in dialetto.I nuovi piazzati fanno concorrenza pure a lavoratori esteri delle prime ondate , residenti e spesso con cittadinanza , i quali sanno che a  lavorare per meno di x non si vive ,in Italia…eppure sanno che c’e’chi lavora per meno di paga sindacale.Alcuni giovani accetterebbero pure i turni notturni in fabbriche a ciclo continuo , ma quelli sono ormai riservati a “congregazioni”  in quanto c’e’il supplemento paga per lavoro notturno.

  2. 14
    albert says:

    Molti teorici universitari scrivono sulla gestione del magazzino, la dislocazione delle merci sugli scaffali secondo dettami del marketing e persino con algoritmi di matematica operativa.Poi pero’   lo scarico merci e la movimentazone , in ultima fase , sono sempre a sollevamento muscolo scheletrico, su cui si scrivono trattati ma  non sempre con uso effettivo sul campo degli ausili previsti ed inventati, si risparmia sulle attrezzature. Dopo l’abolizione dei vaucher, non si trovano nemmeno piu’ giovani palestrati cheannifa  nelle prime ore del mattino si alzavano,operavano alcune ore  dalle 6 alle 8, e poi andavano all’universita’, sperando invano  di prendere un dì il posto dei soloni.. Siamo sicuri che chi ha adoperato per abolire i vaucher e non regolamentarli e sorvegliarne l’uso improprio, abbia dato un bel contributo all’ingresso graduale  dei giovani?
    Il piu’ bel trampolino di lancio e’ essere figli di..poi a parita’di voto di laurea e cv, c’e’chi va a fare da giovane il lavoro organizzativo gestionale ma anche scarico e movimentamento merci e chi finisce in qualche banca , finanziaria,  talk show, studio  legale di padre o parenti,  e prende pure in giro gli”sfigati” che lavorando, si sono laureati fuori corso.
    NEET e’pure tropo neutro, un  borioso vice ministro li ha chiamati”sfigatifuoricorso”, come se fossero tutti responsabili.”Non sapeva da esperto  docente di diritto del lavoro forse con cattedra pronta sin dalla culla, , che esistono pure quelli che lavorano e contemporeneamente studiano.
    Quanto ai lavori,si creano anche, ad esempio guardiano di edifici del demanio , tipo caserme e ospedali dismessi, che diventano terreno di scorribande e infestati da vegetazione ed animali..poi viene in mente di riutilizzarli(spendendo mliardi solo per restaurarli allo stato in cui erano alla chiusura di porte incustodite), allora la manodopera gratis  della Associazione Alpini viene invocata e complimentata.
    Comunque nella scelta del percorso di studio, dopo la scuola primaria, molti genitori non seguono il consiglio orientativo e piazzano i figli a frequentare controvoglia ed atteggiamento sabotatore   scuole superiori  per cui non hanno  basi, evitando i percorsi professionali e tecnici. A creare i NEET sono proprio quelli che poi si lamentano di averli ancora da mantenere…oltre agli economisti che fanno consulenze sull’esistente che non contribuiscono a migliorare.Sono studiosi, non imprenditori, consigliano..giudicano.. fanno sondaggi, meglio se remunerati…

  3. 13
    Matteo says:

    E se invece di dar retta alle previsioni e alle soluzioni proposte dagli economisti, si iniziasse a togliere il lavoro a tutti questi inutili parassiti, incapaci di essere d’accordo su una spiegazione a un evento già accaduto, mandandoli a cercarsi un lavoro serio?
     

  4. 12
    Carlo Crovella says:

    E’ ovvio che ci sono enormi differenze fra individuo e individuo: vela per ogni fenomeno e quindi anche per i Neet. I ragionamenti statistici o metodologici o analitici in senso lato non possono che fare delle generalizzazioni, altrimenti si dovrebbe introdurre delle specificazioni caso per caso, il tutto per milioni di casi diversi, il che è impossibile.
     
    Detto questo, la mia sensazione (che, dei Neet, fa di tutt’un’erba un fascio) è che ci sia ancora un ampio ventre grasso (di ricchezza finanziaria o privata o pubblica) che consente questo fenomeno. Se fossimo reduci da una vera guerra con le case in rovina per i bombardamenti, il pane razionato e i bimbi che piangono per la fame… non ci sarebbero proprio le condizioni oggettive per vedere in giro i Neet.
     
    Che fare? Il dibattito fra gli economisti è vivace. Chi dice incentiviamo ulteriormente il reddito di cittadinanza aiutandoli a trovare lavoro (???), chi dice togliamoglielo del tutto, così saranno costretti a trovare lavoro per sopravvivere, chi dice attenzione che possono finire nelle mani della criminalità organizzata (come bassa manodopera) per cui meglio mantenerli a vita…
     
    Io appartengo ad una linea di pensiero darwiniano: la globalizzazione farà arrivare anche in Europa moltitudini di giovani di altre culture, cresciuti con regimi di vita nettamente più duri e provanti del nostro, e la competizione farà selezione. Fra i nostri giovani, chi è sveglio si crea già ora le condizioni per avere una posizione anche in futuro; invece chi pensa che tanto c’è la mamma-stato, alla fine mi sa che sbatterà il naso…

  5. 11
    Geri Steve says:

     
    BAMBOCCIONI  – VITELLONI  ?
     
    Secondo me qualsiasi giudizio sui Neet è sballato, perchè è sballato il presupposto che si possano sparare pareri sui Neet come se fossero un insieme omogeneo.
    Per esprimere pareri bisognebbe conoscerli e allora si scoprirebbe che sotto quell’acronimo ci stanno persone diversissime.
    Io non sono un conoscitore, ma mi sento di abbozzare un elenco (certo incompleto) di diverse categorie di Neet.
     
    In Europa sono un 11%, in Italia ce n’è quasi il doppio, diciamo un 10% in più, Che cosa fanno?
     
    Molti in realtà lavorano, ma in nero, e anche fra questi “molti” ci sono grandi differenze: chi fa solo qualche lavoretto saltuario mal pagato, chi, supersfruttato, lavora tanto e a lungo e vive nella speranza che un giorno verrà “messo in regola”, chi lavora bene e guadagna bene, tutto esentasse, chi lavora abbastanza e guadagna giusto abbastanza da vivere ma non ci vivrebbe se pagasse le tasse, chi lavora in una filiera che è tutta in nero e che non può dichiarare niente altrimenti denuncerebbe tutti i suoi fornitori e i suoi clienti. In quest’ultima tipologia ci trovi dal bancarellaro abusivo allo spacciatore: neanche loro sono omogenei.
     
    Poi c’è anche un’altra tipologia di lavoro in nero che in Italia è legalmente esentata sia da schedatura statistica che dalle tasse: la prostituzione. Non saprei dire quanto conta, ma certo non lo 0%.
     
    Già con queste tipologie si potrebbe pensare di formare quel 10% che è l’eccesso italiano rispetto all’Europa, ma invece dobbiamo considerare anche chi lavora,
    ma come delinquente.
    I ladri e i truffatori sono gli artigiani della delinquenza, ma quella organizzata dalle mafie impiega eserciti interi.
    Alcuni hanno una occupazione di copertura, ma i più sono ufficialmente Neet ma criminali in realtà.
    Non so poi come vengono censiti i detenuti, sia quelli in carcere che a domicilio; sono Neet anche loro?
     
    Lasciando le specificità italiane, anche i restanti Neet sono ben diversi fra loro; alcuni sono handicappati fisici o mentali, alcuni sono a carico dello stato, altri delle famiglie.  Ci sono famiglie che mantengono figli nullafacenti a cui la cosa sta bene, altre no. In questi casi i Neet vivono dei disagi, si deprimono, si drogano, uccidono i genitori per ereditare, si suicidano, vivono per strada, si creano comunità di Neet per sostenersi a vicenda, si creano bande giovanili, qualcuno si rifugia nello sport, nella musica, nell’arte, nella scrittura,  e forse diventerà un grande.
     
    Il “professore psicologo clinico e del lavoro” ne parla come se fossero tutti uguali.
    Ha senso?
    Geri
     
     
     
     
     

  6. 10
    Antonio Arioti says:

    Il prof. Castiello D’Antonio è nato nel 1954. Se fosse nato nel 1994 avrebbe fatto la stessa fulgida carriera o sarebbe finito in un call center?
    Non è solo mancanza di opportunità, certo, ma di sicuro la mancanza di opportunità non aiuta.

  7. 9
    Matteo says:

    Percarità, ma chi ha parlato di aiutare i giovani?
     
    Qui si è tutti preoccupati di renderli e mantenerli schiavi, ekekazzo!

  8. 8

    Penso che il miglior modo per fare qualcosa per i figli sia il non fare nulla per loro.

  9. 7
    Matteo says:

    Non è solo mancanza di opportunità, è colpa loro.
    Dovrebbero inventarsi qualcosa e accettare tutto, aggiungere skills con i corsi online, sicuri che il futuro riserverà qualcosa di meglio.
    Tipo i medici specializzandi (che per entrare in scuola di specialità hanno dovuto leccare il culo a un barone settantenne) a cui hanno offerto 1200€ lordi per 3 mesi per tappare i buchi della sanità e hanno rifiutato.
    Si, è proprio colpa loro, che non sono rispettosi dei divieti e della morale, pensano solo alla movida e trasmettono il contagio.
     
     
     
    Scusate, temevo vi dimenticaste di alcune parole d’ordine di sicuro effetto…si sa che l’Alzheimer qualche volta fa questo effetto

  10. 6
    Carlo Crovella says:

    Questo è uno dei tanti fenomeni sociali possibili nella civiltà occidentale solo perché siamo ben pasciuti e viziati. I meet possono permettersi di vivere così o perché attingono a risparmi di famiglia (evidentemente accumulati da genitori e nonni) o perché percepiscono sussidi pubblici, che è la stessa cosa (cambia solo il salvadanaio da cui prelevano). Se dovessero tutti i giorni alzarsi all’alba, lavorare in miniera e portare a casa la pagnotta per la famiglia, non avrebbero neppure il tempo materiale per vivere alla Neet. Per la scala di valori che mi contraddistingue, una società del genere mi disgusta. Ma non mi preoccupo: i Neet sono bimbi viziati e quindi “molli”, saranno spazzati via dai loro coetanei cinesi, indiani, coreani (in un successivo domani, africani). Tutti individui che sono dovuti crescere irrobustendosi nella durezza della vita quotidiana e troveranno praterie sterminate nella nostra società, spazzando via i Neet e gli altri occidentali. Non dico che sono felice a immaginare questa evoluzione futura, ma le fasce viziate e mollaccioni della nostra società non fanno nulla per evitarla e quindi un po’ se la cercano. Non mi ispirano né tenerezza né pietà.  Lasciamo fare alla Natura che, attraverso meccanismi di competizione darwiniana, rimette sempre a posto le cose. Buona giornata a tutti!

  11. 5
    albert says:

    Altro acronimo BAT (Boni  A  Tutto)
     Lo sento spesso  invocare da giovani disoccupati che al bar sorseggiando aperitivo proclamano a personaggi con pulmino-caporaletti, di essere   disposti a tutto pur di lavorare.Quando chiedo ad alcuni che si conoscono, ma in sostanza, cosa sai fare di particolare? Di Tutto, disposto a qualsiasi lavoro purche’ pagato.Hai un  curriculum? cos’e’ sta parolaccia!
    Anestesista?No,  chirurgo d’urgenza?No.Fabbro?,–e l’elenco continua .In pratica tutto significa Niente, non hanno nemmeno diplomino di corso professionale. Aziende   chiedono operatori CNC, elettricisti, installatori di impianti fotovolatici..di capotto coibentante..turnisti 3 turni  fusione stampaggio plalstica.
    In edilizia e strade?NO.. troppa fatica..scarico cassette  di bibite o  frutta e verdura??Idem ; sai potare ed innestare le viti? No, poi ci stanno gia’i lavoratori importati low cost.Poi passa  un lavoratore categoria protetta che raccoglie cicche con le pinze,ECCO! Mi Picerebbe  quello!Io avrei piu’mira, una al terzo -quanto tentativo!
    Versione  moderna dell’albero di Bertoldo.Oppure  si vedono manifesti per corsi professionali o di riqualificazione GRATUITI  ,affissi al bar (  ufficio collocamento spiccio , fuori  competenza dei navigator )con “Scadenza prorogata, ci sono ancora posti a disposizione!”
    Uffa , li fanno di sera dalle 19 fino alle 24!”

  12. 4
    albert says:

    La ” realta’ ” (???)e’ molto piu’complessa. C’e’ anche il giovane  che viene fatto lavorare troppo…con l’illusione di acquisire meriti e  fare carriera. Al contrario c’e’gioventu’ che declina il personale concetto di “liberta’ ” al grado massimo di aspirazione, ovvero un bicchierone di liquido arancio -rossastro, l’aperitivo.Spesso comprato coi soldi di nonni o genitori, Il “digestivo”no, e’da vecchi.La birra si beve non per il suo sapore, ma per il gusto del gesto finale..il lancio per strada della bottiglia vuota , alla faccia dei ciclisti.Molto stigmatizzati i giovani escursionisti o sciatori che  si mettono nei guai, mentre e’ normale che si ammassino con le gambe penzoloni sul ciglio dei Navigli o alte  scalinate  monumentali..Altri per via della Dad, martellente , sono come i rematori di Ben Hur sempre intenti anche  alla Domenica a compilare schede via pc o email  …postate con un semplice click da docenti bulimici  di Sacro Programma Ministeriale.
     
     

  13. 3
    Agnese says:

    Certo, questa è un’analisi schematica che tralascia tanti aspetti fondamentali menzionati nei commenti, però la conclusione non cambia: i giovani neet non hanno iniziativa, stanno fuori fino all’alba ma evidentemente non usano tutta questa loro energia per costruire qualcosa, per inventare qualcosa. Molto meglio sarebbe rompersi la schiena per realizzare un’idea senza riuscirci che crogiolarsi nel vittimismo e nell’autocommiserazione fino a sciogliersi nell’astio o nell’amarezza.

  14. 2
    Angelo Brega says:

    Francamente non mi sembra un granché per essere l’intervento di un cattedratico. Una sintesi in pillole di certa vulgata psicologica, che personalmente trovo alquanto influenzata dall’ideologia individualistica americana, che tende a scotomizzare i determinanti sociali e arriva alla conclusione di “accusare il povero”. 

  15. 1
    lorenzo merlo says:

    L’assunzione di responsabilità è castrata dall’assistenzialismo che ha dominato per decenni. Strano citare l’idea del posto fisso, pur vera, e tralasciare quella dell’assistenzialismo.
    Strano anche non vedere un accenno al consumismo, all’opulenza, all’edonismo, alla tecnologia come valore assoluto in cui più generazioni si sono formate e sono cresciute. Normale dall’Huffingtonpost.
    Terribile, tragico, mostruoso vedere l’esperto che crea una categoria e il suo autoreferenziale significato e istantaneamente il popolo che ne fa parte.
    Tipo vaccino=salvezza.
    La cultura degli specializzati è fuorviante perché tutti credono agli esperti. Scientismo puro. Normale dall’Huffingtonpost.

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