Norma, etica, libertà ed emergenza

Norma, etica, libertà ed emergenza
di Massimo Ginesi
(scritto il 17 maggio 2020)

Gli ultimi mesi ci hanno posto di fronte ad una realtà nuova e assai complessa sotto il profilo operativo, che ha comportato la necessità di confrontarsi con esigenze e problemi nuovi, gestiti con una produzione normativa assai discutibile.

Di fatto, per circa due mesi, i cittadini sono stati confinati nelle loro abitazioni, in forza di una serie di norme di derivazione assai eterogenea e dal contenuto spesso non facilmente delineabile e delimitabile.

L’Italia degli ultimi quarant’anni è un paese che ha visto un legislatore dalla produzione ipertrofica, spesso assai poco tecnica, non ben integrata a livello sistematico e la cui comprensibilità e applicabilità è talvolta ostica per gli operatori del diritto (siano essi avvocati o magistrati), figuriamoci per il normale cittadino. Se coloro che hanno scritto i codici nella prima metà del secolo scorso erano spesso giuristi di grande levatura, chi oggi produce norme mostra di ignorare i più elementari principi che devono ispirare un testo volto a regolare un numero indeterminato di casi, ovvero quelli di chiarezza, generalità e astrattezza (si pensi che l’art. 1129 c.c., formulato in 4 commi nel codice del 1942, con la riforma del 2012 e passato a 16 commi, non tutti felicissimi).

Controllo con il drone sulla spiaggia di Rimini

La normazione in tema di CoViD-19 risente pesantemente di questa deriva; a ciò si aggiunga un battage mediatico impressionante, che ha poi stranamente virato in direzione diametralmente opposta, che ha di fatto terrorizzato per settimane i cittadini, senza fornire una reale informazione scientifica attendibile, con toni di guerra e bollettini sui morti (senza mai indicare peraltro il denominatore di stima delle percentuali…) e ha alimentato la percezione collettiva di allarme catastrofico, con il risultato di condurre a condotte psicotiche e prive di alcun fondamento scientifico o giuridico (persone che passeggiano da sole in riva al mare o in montagna con mascherina non sono difficili da incontrare).

In ultimo, in questo paese dove tutti diventano di volta in volta virologi, allenatori, himalaisti, giudici, economisti e quant’altro sia in linea con il tema di moda del momento, le diatribe social (alcune hanno avuto ampio sviluppo anche nei commenti di questo blog) hanno diffuso le teorie più balzane.

Tali considerazioni, ovviamente, non fanno venir meno il profondo e assoluto rispetto per coloro che in questo periodo hanno perso persone care e per chi ha prestato la propria opera con abnegazione in realtà difficili, anche sulla gestione di certe situazioni già si affacciano grandi perplessità che dovranno essere in futuro chiarite anche in sede giudiziaria.

Potrebbe allora essere opportuno considerare da un punto di vista oggettivo, inteso come visione tecnico-giuridica del fenomeno, l’effettiva portata del periodo emergenziale vissuto (e ancora in corso) nonché la legittimità e rilevanza della normativa volta a regolarlo, specie alla luce dei vincoli alla libertà personale dei cittadini chiamati ad osservare quei precetti, in ambiti anche atipici e poco normati come l’esercizio di attività in montagna.

Pirmin Bertle, superstar della scalata tedesca (ed elvetica d’importazione) ha pubblicato una foto e un testo sulla sua pagina Facebook, nella quale mostra un tentativo del 17 aprile 2020 sul 9a+ di Corona (una via di Markus Bock, Frankenjura, Germania) munito di mascherina. Foto: Lizardclimbing.com.

Non appare inutile rilevare che la norma giuridica è, astrattamente, uno strumento volto a organizzare la vita sociale di gruppi organizzati, e da tale schema generale non si discostano quelle che ciascuno Stato adotta per disciplinare la convivenza dei suoi consociati, tanto è vero che esistono numerosi ordinamenti – contigui a quello statuale, leciti e più spesso illeciti – che lo affiancano e talvolta lo sopravanzano, prendendone il posto (si pensi a tutti i sistemi normativi delle associazioni a delinquere, quali ndrangheta, mafia, SCU o l’ordinamento barbaricino che per secoli e, in talune zone, tutt’oggi, regola di fatto la convivenza in alcune zone rurali della Sardegna).

Ne deriva che appaiono del tutto fallaci quelle posizioni (talora espresse con vigore anche in alcuni scritti qui pubblicati) che tentano di fornire una connotazione etica e morale alla norma giuridica, poiché il concetto di giustizia e di etica non coincidono.

Senza addentrarci troppo in materie poco alpine, va osservato che sin dagli scritti del filosofo e giurista austriaco Hans Kelsen (qui un’interessante disamina) si osservava che “Importa qui anzitutto liberare il diritto da quel legame per cui è sempre stato unito alla morale. Con ciò naturalmente non si vuole certo mettere in dubbio l’esigenza che il diritto debba essere morale, cioè debba essere buono. Come categoria morale, il diritto non significa altro che giustizia. La felicità sociale si chiama giustizia. In verità tale parola è anche usata nel senso di positiva conformità col diritto e particolarmente di legalità. In questo senso appare “ingiusto” il fatto che una norma generale venga applicata in un caso e non invece in un altro che tuttavia è considerato analogo; e questo fatto appare “ingiusto” prescindendo dal valore della norma generale stessa. Secondo questo modo di dire, il giudizio di giustizia esprime soltanto il valore relativo della conformità con la norma. “Giusto” è qui soltanto una parola diversa per dire “legale”. Giustizia, nel significato che le è proprio e che la differenzia dal diritto esprime però un valore assoluto”.

Dunque appare aberrante etichettare come non etico chi non si attiene scrupolosamente a tutto quanto è stato emanato in questo periodo quale normativa nazionale e territoriale in tema di CoViD-19, poiché ciò che è conforme a legge non è necessariamente anche etico, così come può essere altamente etica (cioè rispondente a principi morali “alti”) un’azione contra legem (si pensi alla querelle sul cosiddetto suicidio assistito): “bisogna, pertanto, distinguere i valori di diritto o legali, che sono relativi, dai valori di giustizia, che sono assoluti”.

E’ necessario, a questo punto, anche esaminare le modalità con cui è stata disciplinata dall’ordinamento statuale e territoriale l’emergenza CoViD-19 e a quali restrizioni i cittadini siano stati sottoposti, poiché è davvero miope ritenere che, qualunque norma sia emanata, sia necessario osservarla nella maniera più supina possibile, solo in tal modo realizzandosi la nobiltà del cittadino: se così fosse non esisterebbero né i giudici, né gli avvocati né gli studiosi del diritto.

E chi l’avrebbe mai detto che anche alle altissime quote il CoViD-19 sarebbe stato così pericoloso?

La normazione del periodo CoViD-19, con un mix micidiale di decreti legge, decreti ministeriali, ordinanze e – non ultime – le FAQ sui siti ministeriali, ha definitivamente cancellato nella percezione comune la differenza fra fonti di legge e la loro gerarchia: fonti primarie (legge e atti assimilati, quali i decreti legge), atti amministrativi (DM e DPCM e ordinanze), atti di indirizzo a mera valenza interna nella pubblica amministrazione (circolari), senza alcun effetto vincolante per il cittadino, e mere informazioni irrilevanti (e spesso fuorvianti), quali le cosiddette FAQ ministeriali.

Eppure nel nostro ordinamento esiste una ben precisa gerarchia delle fonti, che non ammette deroghe, al cui vertice si pone la Carta Costituzionale, ed esistono diritti primari dell’individuo che possono essere limitati e compressi solo da atti normativi primari (ossia aventi forza di legge e non da Decreti ministeriali, fonte di rango secondario e regolamentare).

Fra questi diritti fondamentali vi è indubbiamente il diritto alla salute, ma anche quello alla libertà, all’istruzione, alla giustizia (tre ambiti fortemente compressi in questi mesi). E varrà la pena osservare che diritto alla salute non significa solo non contagiarsi ma anche mantenere un minimo di salubrità di vita a più ampio raggio, essendo ormai tutelate quali componenti fondamentali dell’individuo anche i danni alla sfera esistenziale, su cui certe misure repressive e proibitive hanno certamente inciso in modo pesante.

L’adozione continua di provvedimenti secondari (i famigerati DPCM), quando non regionali, destinati ad incidere sui diritti fondamentali delle persone ha destato più di una perplessità, tanto che intere schiere di giuristi anche assai autorevoli hanno firmato appelli per il rispetto della carta Costituzionale .

Oltre agli aspetti di metodo, non secondari sotto il profilo della legittimità di quegli stessi provvedimenti, che potrebbero domani essere dichiarati illegittimi in sede giurisdizionale, o semplicemente disapplicati dal giudice ordinario quando si tratti di atti regolamentari come i decreti ministeriali, il povero alpinista/climber/escursionista si trova dinnanzi a norme formulate in maniera del tutto impropria, poiché fra i principi cardine della norma sanzionatoria devono esservi quelli di tassatività e determinatezza, ossia il precetto deve prevedere una fattispecie generale e astratta (cui il giudice ricondurrà la condotta concreta sottoposta al suo esame, secondo il noto adagio latino da mihi factum, dabo tibi jus) ma deve anche individuare con assoluta chiarezza, precisione e tassatività le condotte vietate.

Allora le famose norme che prevedevano forti raccomandazioni per gli anziani, la possibilità di spostarsi per assoluta e comprovata necessità, l’attività motoria in prossimità dell’abitazione, ecc. sono tutti esempi di espressioni che nessun legislatore avveduto userebbe nel proprio lessico, poiché da un canto sono destinate a naufragare miseramente in caso di contestazione, dall’altro mettono nelle mani del primo anello della catena sanzionatoria (i verbalizzanti) uno strumento di assoluta (e pericolosa) discrezionalità.

E’ evidente che la norma di legge non può parlare di anziano ma di soggetto di età superiore/inferiore a…, non di prossimità ma sino alla distanza di…, non di comprovate necessità, ma di specifiche ipotesi.

La mole di assurde contestazioni mosse ai cittadini di cui si sono riempite le cronache, i runner inseguiti dai droni o elicotteri rappresentano una follia mediatica, comportamentale e istituzionale che non rappresenta affatto una bella pagina di questo paese.

Per non parlare del cileno Vulcano Villarrica 2847 m (o Rucapillán, una parola mapuche che significa “casa del diavolo”).

Oggi si assiste alla ripresa dell’attività motoria all’aperto, pur con limitazioni che continuano ad apparire per certi versi folli e irrazionali (e una norma immediatamente percepita come irrazionale avrà assai meno probabilità di essere osservata dal cittadino), come le bizzarre teorie e distinzioni fra attività motoria e attività sportiva, le sconclusionate teorie sulla possibilità di raggiungere il luogo dell’una solo a piedi e dell’altra con l’auto, gli insulsi limiti regionali, che impediscono a colui che abita in Liguria ai confini con la Toscana di andare ad arrampicare in Apuane, a quaranta chilometri di distanza, ma consentono di andarsi a fare una via al Bric Pianarella (Finale Ligure), ad oltre quattrocento dalla propria abitazione.

Ciascuno leggerà e interpreterà tutte queste norme con lo spirito che gli è più congeniale, ben sapendo che si tratta di aspetti plausibilmente destinati a squagliarsi come neve al sole al primo vaglio giurisdizionale e senza necessariamente doversi vedere affibbiata la patente di non etico ove ritenga, scientemente, di violare il disposto di un atto amministrativo o di una ordinanza regionale dai contenuti quantomeno eccentrici.

Certo il problema CoViD-19 richiederà ancora mesi di attenzione e di cautele, che sconsiglieranno – aldilà delle norme – di assembrarsi in rifugi, in impianti di risalita, in pullman di gite sociali ma la montagna è – per definizione – un luogo di libertà e di scelte esercitati consapevolmente – per cui il precetto generale, che impone distanza interpersonale e adozione di dispositivi di protezione, laddove quelle distanze non possano necessariamente essere osservate, appare l’unica disposizione idonea a garantire i diritti fondamentali (anche di scelta) connessi all’esercizio di attività connesse all’ambiente montano e, allo stesso tempo, garantire il cittadino da chi trasgredisce le regole.

E’ per questo che ci siamo battuti – laddove ci è stato richiesto – perché non fosse rimesso al legislatore (o al normatore) di incasellare le diverse attività in schemi rigidi ed eccessivamente dettagliati, seguendo piuttosto l’esempio di quei paesi europei ove si è ritenuto che la sintesi e l’ipotesi generale fosse più che sufficiente a disciplinare tali aspetti, anche per l’intuitiva ragione che la norma astratta e generale consente di ricondurvi le più diverse fattispecie in via interpretativa, mentre l’eccessiva categorizzazione rende le maglie interpretative talmente strette tanto da lasciar fuori molti dei casi che la vita, con la sua imprevedibilità, finisce per porre.

L’eccesso di normazione, la pretesa di catalogare ogni attività e ogni aspetto della vita in montagna è iniziativa inidonea a garantire maggior sicurezza e può costituire (non solo in tema di CoViD-19, ma anche di sicurezza, di criteri di frequentazione, di norme comportamentali) solo un recinto sempre più stretto, nebuloso e soffocante che mal si concilia con un’attività che si ispira a principi di libertà, anche di scelte e a cui è preferibile applicare i criteri generali civilistici e penalistici di responsabilità e causalità, piuttosto che una rete fittissima di precetti ad hoc.

E’ indubitabile che la tutela della salute pubblica sia un’esigenza primaria, ma non sarà qualche decreto legge che stabilisce che sono consentite le vie di tre tiri e quelle di cinque no, o che si può scalare in falesie sino a 20 o 200 km da casa a salvare l’umanità, specie a fronte di un legislatore che (volontariamente o meno) emette testi borbonici e indistricabili (il solo ultimo decreto rilancio consta di oltre 250 articoli, per buona parte fatta di rimandi ad altri testi normativi da intendersi integrati e con richiami a centinaia di articoli precedenti, che di fatto rendono difficilissima la sua comprensione, secondo il noto adagio summum jus, summa iniuria ).

Se non si pensa di andare all’attacco con l’avvocato è bene stare a distanza da questo legislatore e attenersi alle norme generali, tirando un sospiro di sollievo sino a quando si leggerà “è consentita l’attività motoria e sportiva nel rispetto delle distanze interpersonali e con divieto di assembramento”.

Massimo Ginesi

Anche la famosa questione delle vie di più tiri, che obbligherebbero necessariamente alla sosta a star vicini può essere risolta agevolmente (scalando a tiri alterni, mettendosi la mascherina in sosta), mentre una igienizzazione fra un tiro e l’altro in falesia e il rispetto delle distanze dovrebbe consentire un ragionevole abbassamento del rischio a soglie tollerabili.

Senza dimenticare che non solo in montagna, ma nella vita, il rischio zero non esiste e sarà più facile prendere un sasso in testa che una particella virale nei bronchi, laddove si usi un minimo di raziocinio e accortezza.

E nessuna norma può proteggerci da ciò che la natura ha escogitato, sia esso un malanno, batterio o una valanga.

Questo scritto che ha evidentemente carattere divulgativo e passa velocemente su temi che richiederebbero ben altra analisi e approfondimento (lo dico per chi si occupa di diritto e potrebbe storcere il naso) è dedicato a mio padre, che avrebbe apprezzato, e al Berna che se ne è recentemente andato insieme al suo sorriso contagioso.

Norma, etica, libertà ed emergenza ultima modifica: 2020-05-20T05:15:00+02:00 da GognaBlog

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166 pensieri su “Norma, etica, libertà ed emergenza”

  1. No Antonio
    Problemi come i tuoi li hanno la maggior parte delle persone, fanno parte del vivere quotidiano. Il fatto che qualcuno si ponga delle domande in più o comunque diverse dalle tue non è un’ offesa nei tuoi confronti…anzi è un atteggiamento che potrebbe essere anche a tua tutela. Se non gradisci l’ argomento cambia canale. Dove sta il problema?

  2. Per Ginesi n. 91: ma la Svezia ha il tasso di mortalalita’ piu’ alto d’Europa! Di cosa stiamo parlando. Perche’prima di dire certe cose non paragoniano il tasso di mortalita’ degli stessi mesi del 2019? Io sento parlate di main stream di complottismo, ma il numero dei morti lo leggete o no? O pensate che sono morti che sarebbero morti lo stesso per altre patolologie? E grazie al…  e mi verrebbe da essere volgare, prima o poi si muore tutti ma se non arriva il Covid a rubare 3 o 5 anni di vita ad un cardiopatico o malato di cancro non e’ comunque meglio?
    Ragazzi fatevi un giro  a Bergamo o in qualsiasi ospedale e fatelo per favore prima di dire simili sciocchezze ma fatelo, per favore, se avete il coraggio.
    poi parliamo di come si tornera’ in montagna, con o senza guida. 

  3. ho fatto solo la terza media perdonate se non mi espromo bene. i miei problemi  di vita non centrano con l’epidemia, esistono da prima, sono le difficoltà della vita normale delle persone normali, le vostre considerazioni giuridiche sono un di più che potete permettervi solo voi. io sono un os operatore sanitario cioè infermiere non specializzato, lavoro in un reparto di chirurgia, io non ho a che fare con malati covid, ma l’ospedale e’ tutto sottosopra. ma non è questo il problema, da anni faccio i turni in ospedale, mia moglie fa le pulizie, dobbiamo tirare su due figli e assistere i genitori anziani. i divieti non li ho nemmeno avvertiti, ho continuato a lavorare come prima con tutti i problemi come prima. in questi mesi non sono andato a arrampicare ma tanto ci vado 1 o 2 volte al mese con tutte le difficoltà che ho. facciamo così se mi aiutate un po’ a fare i compiti con i miei figli se mi aiutate un po’ a assistere i genitori anziani se mi date un po’ dei vostri stipendi,  magari io vado a arrampicare 3-4 volte anziché 1-2 al mese e allora vi prometto che ascolto i vostri ragionamenti giuridici. probabilmente non li capisco perdonatemi, ma ora vi prego di smetterla con questi ragionamenti, li avete fatti ora basta, mi apparite offensivi nei confronti di gente come me. sono riuscito a spiegarmi?

  4. Massettini, massimo rispetto per chi ha qualsiasi problema, ma quest’ultimo essere reciproco.  L’argomento tirato in ballo da Ginesi mi sembra altrettanto importante e in questo ambito si sta discutendo di quello. Io farei la guida alpina e dal 18 febbraio non ho più fatto una giornata di lavoro e chissà quando potrò farla. Se ci mettiamo tutti a parlare dei nostri problemi personali allora escludiamo argomenti come questo, che sono importanti. A me interessa, se a qualcuno non fa lo stesso effetto si legga qualcos’altro. 

  5. con danni incalcolabili sul tessuto sociale ed economico del paese.

    Ma dove stanno tutti sti danni incalcolabili? Tutte chiacchere e frottole. Tutti a piangere e a chiedere i soldi a fondo perduto. Io avrei chiuso tutto ancora per un mese in più. Altro che movida……
     

  6. Massimo hai assolutamente ragione, ma non prendertela troppo che fa male: come si dice qui, a quaidun se fàa prima a metteghel in del cu che in del coo.
    Tu almeno ci hai provato

  7. Ho ringraziato Antonio per queste parole:
    «Sono infermiere e oggi […] ho fatto il turno dalle 7 alle 15. […] Ora sono stanco e non vi dico che macello c’è ancora in ospedale. […] Siate rispettosi per chi ha mille problemi piú importanti che i ragionamenti sui decreti».

  8. sei proprio andato fuori di testa, devi darti una calmata, fatti un giro o una doccia. non capisci proprio che non interessa quello che dici. magari sono giuste le cose che dici, ho detto che non ci capisco e quindi non dico niente, ma ormai le tue cose sembrano solo pazzie di uno senza controllo e danno fastidio. devi capire che la maggior parte della gente ha problemi e impedimenti che non centrano con l’epidemia, esistevano anche prima. la vita della gente normale non centra con le riflessioni giuridiche. I temi della nostra vita sono altri, come mangiare come far studiare i figli come assistere i genitori. arrampicare si va poco, solo quando tutto il resto è stato messo a posto, altro che per i divieti. io non mi sono neppure accorto che c’erano i divieti, tanto avevo così tante grane che non sarei andato via in ogni caso. questo dovete capire, se no risultate offensivi verso chi ha la vita dura davvero

  9. Commento 74 Roberto Antonel.
    Non sono guida alpina.
    Inoltre se trovi fastidioso quello che scrivo non lo leggere.

  10. 90 ma grazie di cosa? dell’ennesimo ragionamento qualunquistico?
    del solito terrorismo/catastrofismo  misto al nulla?
    c’è una virus, che indubbiamente ha una sua incidenza sulla popolazione e che ha colpito un paese con una sanità inadeguata e sottodimesionata, gestito male  sotto il profilo organizzativo, sanitario, normativo, informativo e sociale, con danni incalcolabili sul tessuto sociale ed economico del paese.
    invece che sparare fesserie a casaccio o parlare di fisime, chiedetevi se quanto è stato fatto era proporzionato al risultato che si sperava di ottenere, rispetto ai costi che ha generato e genererà, sotto il profilo economico e dei diritti.
    Guardiamo tutti alla pagnotta, e domani per averla dovremo lavorare  87 ore al giorno senza neanche alzare il capo. 
    guadatevi un pò intorno invece che andare come pecorini dietro al main stream. 
    lockdown?, non ci sono evidenze scientifiche che abbia funzionato
    https://wmbriggs.com/post/30833/?doing_wp_cron=1590332879.1890449523925781250000
    la Svezia ha gestito al vicenda in maniera opposta alla nostra ed ha avuto meno morti dell’italia
    https://lanuovabq.it/it/no-la-svezia-non-e-prima-al-mondo-per-mortalita-da-covid?fbclid=IwAR3_Gs4b9puQZvyRmTIbxoV_PONFaxofU5Pk7aRTiYptHFttjE6pYtVUI8c#.XsebjSNFzJU.facebook
    (la notizia sta anche su quotidiani nazionali oggi)
    gli stessi Stati Uniti si stanno interrogando se l’approccio adottato non stia causando più danno che beneficio
    https://www.forbes.com/sites/gracemarieturner/2020/05/22/600-physicians-say-lockdowns-are-a-mass-casualty-incident/amp/?fbclid=IwAR1_WpKHrM0nFQp4N0pxjKGzl1VMB2MvjJG3b6tRQvKQX_hnEYdh_uOsY68
    quanto al farsi un giro nei reparti, andate a farvene uno al reparto oncologico del gemelli a roma ( io lo frequento da un annetto…), potreste scoprire una realtà che neanche immaginate, altro che Covid
    eppure non ho mai sentito i soloni scandalizzati di oggi trovare da ridire  contro chi va in auto (ah, Torino è una delle città peggiori per le polveri sottili) che si stima facciano più 45 mila morti all’anno https://www.repubblica.it/ambiente/2019/11/14/news/italia_prima_in_europa_per_le_morti_da_polveri_sottili-241031894/),  contro macdonald o contro gli spritz, posto che è notorio e scientificamente provato che junk food e alcool hanno una marcata  causalità nella genesi del cancro e delle  le malattie cardiovascolari (che fanno più morti di setto otto Covid messe insieme).
    Però oggi siamo tutti in prima linea con mascherina e gel, barricati in casa e con il dito puntato.
    Per i più avventurosi cito un link postato da Merlo in un post su totem e tabù: 
    https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-biosicurezza
    chiedersi il perché di ciò che accade non è mai superfluo, cercare di capire se quanto viene imposto ha un rapporto di pertinenza e congruenza con quello che sta accadendo non è un esercizio sterile, perché attiene all’essenza del vivere in una determinata realtà.
    salvo che non si intenda essere degli ottimi sudditi. 
    ps nella vita il fatto di non schiantare è a mio avviso dovuto, in misura significativa al culo. Dato da tenere presente, pur adottando tutte le possibili precauzione e cercando di vivere in un modo attento. la storiella riportata da Pasini ne è la riprova.   
     

  11. han ragione quelli che dicono che parlate di cose che interessano solo a voi. io di cose giuridiche non capisco niente, sono infermiere e oggi non sono andato via a arrampicare perché ho fatto il turno dalle 7 alle 15. Altro che bel sole e voglia di arrampicare, ora sono stanco e non vi dico che macello c’è ancora in ospedale. altre volte non vado via la domenica anche con bel tempo perché ho finito i soldi e aspetto di ricevere lo stipendio a fine mese se no non mangio. quindi se voi potete permettervi di parlare di cose giuridiche e’ perché tutto il resto della vita vi gira giusto. siate rispettosi per chi ha mille problemi piu’ importanti che i ragionamenti sui decreti

  12. “Il mutamento dei costumi sociali, la compressione dei diritti e la tutela della libertà non è mai irrilevante.”
    Questo è, dovrebbe essere, il punto vero. Ma alcuni non intendono o non vogliono intendere, perché è una guerra, perché ben altre sono le priorità, perché non bisogna contestare (mai!) o peggio disturbare con questioni irrilevanti chi deve operare liberamente (sempre, ovviamente, per il nostro bene).
    La mia personale opinione è che sarà interessante osservare le reazioni quando sarà evidente che alla fin fine si è trattato di un virus realmente molto poco pericoloso e di assolutamente scarso effetto. Anche se temo una rimozione/negazione di proporzioni mai viste.
    Sperando che tutto ciò non le abbia conseguenze politico-sociali cui tendono gli adepti di legge-ordine-responsabilità anche a bastonate.

  13. L’articolo e’ ben scritto e ne capisco anche il senso, solo lo trovo adeguato ad un mese fa. Per questo mi trovo d’accordo con il n. 85 di Crovella. Ora ci e’ dato di andar fuori anche a livello legale, basta, andiamo. Le disquisizioni non servono piu’. Ma, come accade in un ufficio, in un bar, in una fabbrica, anche in montagna contano i fatti. E fare quelle 3/4 cose di buon senso non e’ piu’ un obbligo da DPCM ma una responsabilita’ nostra. Ricordiamoci sempre tra l’atro di ragionare come se noi fossimo sempre coloro che possono contagiare gli altri e non il contrario. Questo modo di porci nei confronti del virus, per chiunque e’ l’unica prospettiva di porsi nei confronti degli altri. Se pensiamo che il virus sia solo fuori di noi e che quelle 3/4 cose di buon senso le facciamo solo per difenderci, allora sbagliamo, gravemente e siamo solo dei gran egoisti. Comunque la si pensi, sia che il virus e’ un killer sia che e’ una normale influenza, pensiamo sempre prima che possiamo essere noi stessi a mettere nei guai il nostro amico, compagno di cordata, prossimo in genere. Se vogliamo parlare di etica, facciamolo davvero. Detto questo, abbiamo un mondo di montagne davanti, cosa aspettiamo?

  14. Desidero ringraziare Massimo, Marcello e Heinz per la chiarezza degli intenti. 

  15. Ginesi: se volevi suscitare la curiosità indiscussa della platea, dovevi pubblicare il tuo articolo su una rivista o sito solo per giuristi. Allora i lettori, molti dei quali non avranno fatto un passo in montagna in tutta la loro esistenza, si sarebbero concentrati sui risvolti giuridici analizzandoli con perizia e magari apprezzandoli. Se invece preferisci metterci in gioco nei confronti di una platea di alpinisti (o meglio di appassionati di montagna nelle diverse discipline praticabili) devi accettare altri feed back. Alcuni ti faranno cmq degli apprezzamenti, sia perché, oltre che alpinisti, sono anche giuristi (minima parte), sia perché le tue tesi portano acqua al loro mulino (maggior parte di chi sposa le tue tesi). Altri ancora non capiranno minimamente il significato delle tue riflessioni e per questo non capiranno neppure perché hai scritto quelle cose. Infine altri non le condividono proprio, le tue tesi, o forse non gliene sbatte niente: ma non ci arrivi a capirlo da solo? Io penso di aver compreso il senso giuridico del tuo articolo (checché tu ne dica), ma, come ti ho detto fin dall’inizio dei commenti, ritengo che, in questa particolare fase, non siano quelli i temi caldi sul tavolo (partendo dal presupposto che i principi costituzionali sono assodati), perché le vere priorità oggi sono altre, in montagna come nella vita di tutti i giorni. Perdere tempo a parlare ora di quelle cose è… perdere tempo e basta: trattasi solo di fisime mentali. Hai avuto spazio per esprimerti, ci mancherebbe, come lo hanno avuto quelli che, per varie ragioni loro, si allineano all’articolo. Ma adesso, come ha scritto qualcuno stamattina, ci si può muovere e, se non avete impedimenti di altra natura (famiglia, lavoro, salute), dateci dentro sulla roccia! Ciao!

  16. L’articolo è molto interessante e buono. Dobbiamo lottare per la libertà! Per la situazione trovo anche molto importante una informazione trasparente e sufficiente. 

  17. Carlo Crovella: il tuo commento 77 mi pare l’analisi corretta della situazione. Se mi autorizzi, lo spedisco ai miei amici, anche loro alpinisti e seri cittadini: lo apprezzeranno. Non ti curar di chi non condivide queste idee, non hanno le stesso animo morale e davvero si lamentano soltanto, non sanno andar oltre ai lamenti. Grazie infinite per la tua opera divulgativa.

  18. Per tornare con i piedi per terra e nel mondo reale e per ricordarci di non abbassare la guardia, qualunque siano le nostre scelte personali riporto la testimonianza di “una di noi” apparsa su FB – Momenti Verticali
    “Ciao a tutti. Mi conoscete per i miei articoli su questa pagina e sul nostro sito, per le lettere dell’alfabeto in chiave alpinistica, per la mia storia personale. Oggi niente di tutto questo. Vi scrivo per dirvi di non abbassare la guardia, perché io ed il mio compagno, Andrea Summit Losi siamo in isolamento da giorni. Prima era fiduciario, oggi per me è arrivato l’esito del tampone dopo 10 giorni e sono positiva Covid. Siamo di quelli che per maggior sicurezza disinfettano anche la spesa. Non abbiamo mai preso sotto gamba questo virus, tanto più che io ho già avuto un intervento al cuore. Vi scrivo per dirvi di non fare gli eroi, di tenervi sempre a distanza da tutti, e di indossare sempre la mascherina. Non scambiatevi materiale, igienizzatevi le mani e tenete su la mascherina almeno sotto parete. Ve lo dico perché noi nei due giorni che siamo potuti uscire, andando alla falesia sopra casa giusto per camminare, non abbiamo visto nessuno con la mascherina. Dovete usarla perché vi protegge. E non solo perché senza prendete una multa. Noi probabilmente ci siamo contagiati per contatto, per aver condiviso una cosa da mangiare, che un nostro amico ci aveva portato dal suo supermercato. Niente fiumi di birra se è questo che pensate, delle banali gelatine di succo di frutta che passando dalle sue mani alle nostre prob. sono state veicolo del virus. O quei cinque secondi che pur a distanza, abbiamo parlato senza mascherina giusto per scambiarci un sorriso appena rivisti sull’uscio di casa. Non abbiamo fatto cavolate. Eppure non è bastato. Il virus c’è ed è contagioso. E circola in mezzo a noi. Abbiate cura di adottare tutte le precauzioni del caso ed anche di più. Questa è la nostra scalata. In cordata e nel contempo da soli. Noi non molliamo, ma vi possiamo assicurare che non è semplice e non si è preparati, perché nessuno di noi conosce i tiri di questa via ne quando ci porterà in cima, e soprattutto quando potremo scendere sani e salvi al rifugio. Segue il post che ho scritto nella mia bacheca. Silvia Scagnelato”

  19. @pasini: avevo inteso, ma lo scritto non era volto a dar vita ad un nuovo episodio della saga, anzi – negli intenti – era volto al contrario.
    Ho probabilmente sbagliato intenti. e, soprattutto,  luogo. 

  20. @ginesi. Anche tu per favore cerca di ascoltare, come giustamente richiedi per quello che scrivi. La coazione a ripetere di freudiana memoria non era rivolta a te, ma al videogioco Crovella Wars che ogni tanto attrae irresistibilmente e in modo perverso sia il protagonista che i suoi antagonisti : infinite e tutte legittime sono le perversioni dell’animo umano ma dopo un po’ a frustare e/o a farsi frustare uno si dovrebbe stufare un po’ o no ?

  21. Sui piagnistei devo dire di essere d’accordo con Crovella. Mi sembra tra l’altro che almemo nelle proprie regioni possiamo muoverci, quindi, diamoci dentro e usiamo il fiato e l’energia per salire piu’ che per discutere. 
    Concordo che il tema professionisti e dilettanti ha aspetti diversi e specifici. Per questo non mi addentro a parlare dei primi, mentre vorrei dare una scossa ai secondi: basta lamentarsi, allenatevi. 
    In ultimo io per primo ho trovato spesso forzate alcune misure del governo. E quindi criticare si puo’ anzi si deve.
    pero’ cerchiamo di tenere gli occhi sulla realta’: quando ancora leggo che ci sono state imposte misure a fronte di un virus inesistente o debole, di nuovo resto senza parole del grado di superficialita’ e disinformazione esista fra la gente. Io lavoro  in un’azienda che, come altre migliaia, ha danni economici pesanti, che al contempo deve dare seguito a misure di sicurezza imponenti per far lavorare le persone: perche’ se qualcuno non lo avesse ancora capito questa storia ha fatto qualche morto. E se in azienda non si fa il massimo per limitare i rischi puo’ accadere che un collaboratore ci rimetta le penne (oltre al fatto si secondario ma molto importante della conseguente chiusura e perdita del lavoro per gli altri). Le misure saranno anche di legge ma chi ha in minimo di buon senso Vuole applicarle per  se e per i colleghi.
    detto questo, il tempo mi sembra buono ovunque, diamoci dentro!

  22. “Ricordo inoltre che il “sasso nello stagno”, almeno in questa occasione, è partito da Ginesi e non da un mio articolo”
    Mi spiace che una riflessione, che taluni continuano a portare dove vogliono, senza averne compreso una sola virgola,  abbia fatto questa misera fine. 
    Mi spiace ancor di più che ad affossare sistematicamente ogni confronto sia un verboso, petulante soggetto – collaboratore del blog – che non ha alcuna capacità di comprensione di quello che legge e che l’esempio perfetto di flammatore (e del resto una tecnica forense vecchia e fastidiosa ma sempre efficace quella di argomentare sempre a casaccio in maniera fastidiosa e sovrabbondante per mandare a monte qualunque argomentazione difensiva avversaria).
    Mi spiace anche che taluno veda in questo scritto una manifestazione “dellaa coazione a ripetere”, espressione che vedo ama molto, aldilà del suo significato letterale e sostanziale: lo scritto non era volto ad innescare ulteriori e inutili polemiche che qualcuno ha inteso immediatamente accendere ma semmai a fornire uno spunto di riflessioni diverso dalle solite diatribe .
    Il mio tentativo di riflessione non era alcun sasso e neanche alcuna istigazione, nona aveva a che vedere con l’andare o il non andare in montagna, non era una discussione sui massimi sistemi, era un passaggio – non estraneo al mondo della montagna – volto ad interrogarsi su quanto la lesione e comprensione dei nostri diritti, specie in un ambiente come quello alpino dove le sensibilità dovrebbero essere accentuate – fosse percepita e vissuta con spirito critico e come, a fronte di una normazione caotica, confusa e contraddittoria fosse poco sensato fare bipartizioni fra deteriori   e virtuosi, operazione che è peraltro in genere poco opportuna in riferimento  alla norma giuridica in generale.
    Se volevo fare un esperimento, direi che gli esiti non sono confortanti ma neanche così inaspettati, anche se mi non aspettavo questa macelleria verbale e ideologica.
    Se speravo che il mondo di coloro che vanno in montagna avesse una visione alta, da terre alte, posso trarne conclusioni non nuove, del resto nei tempi più bui il cai è stato perfettamente allineato a regimi preoccupanti e molti alpinisti famosi, da comici in poi erano atleti insigniti di alte onorificenze di regime… 
    Ho provato ad introdurre un ragionamento che prescindesse dalla solita contrapposizione da commento e da fazione, non ci sono riuscito. Apprezzo chi ha inteso dare un contributo che andasse oltre la solita querelle.
    Trovo drammatico che si continui a dire che alla fine la questione e trita e ritrita e che è irrilevante.
    Il mutamento dei costumi sociali, la compressione dei diritti e la tutela della libertà non è mai irrilevante. Riguardasse anche una sola persona.
    A chi continua a dire che noi (e già identificare qualcuno che parla con “voi” pè operazione preoccupante) istighiamo a condotte sconsiderate (e sarebbe curioso capire dove..) auguro la capacità di riuscire a comprendere quel che legge ma, ancor di più, di rendersi conto di quello che gli sta accadendo senza che possa neanche più protestare. 
    divertitevi 

  23. E’ giusto raccogliere l’invito di Antonel anche se mi permetto solo di sottolineargli che io la penso in modo diametralmente opposto agli altri personaggi citati (Benassi, Cominetti e non ricordo chi) e sostanzialmente giungo alle stesse conclusioni di Antonel. Ricordo inoltre che il “sasso nello stagno”, almeno in questa occasione, è partito da Ginesi e non da un mio articolo. E’ vero, però, che siamo giunti ad un punto morto (ma l’ho già detto ieri) dove non ha più senso dialogare perché tanto non ci capiamo proprio. Apparteniamo a due “mondi” umani con visioni e sensazioni addirittura opposte, contrastanti e conflittuali.
     
    Sono un soldatino? ma sì…può darsi. E’ frutto di un’educazione militaresca ricevuta fin dalla più tenera età, ma soprattutto della mentalità (“sabauda”) che è abbastanza diffuso a Torino, e soprattutto in una “certa” Torino che tra l’altro alimenta significativamente il numero degli alpinisti subalpini. Non a caso i miei scritti sull’argomento stanno andando per la maggiore, qui a Torino, proprio su questo periodo di lockdown. Inoltre segnalo che nessun nome di riferimento, qui da noi, ha preso posizioni simile a quelle espresse da molti di voi. Non sto dicendo che siano giuste le une o sbagliate le altre. Sto portando esempi per sostenere la mia tesi che evidentemente la “sensibilità” sull’argomento è diametralmente opposto, addirittura conflittuale.
     
    In conclusione sul tema trattato io sintetizzo il mio pensiero: occorre dividere nettamente la problematica fra i professionisti (guide) e gli amatori (coloro che vanno in montagna per hobby, anche se “intebnsamente”).
    Alle guide dico: certo che il lockdown corrisponde ad un danno economico per voi, ma non siete l’unica categoria economica danneggiata: ristoranti, cinema teatri, sale da ballo, negozi non alimentari, palestre, artigiani, varie tipologie di industrie, molti professionisti e consulenti…. l’elenco è sterminato. Ricordo che gli effetti della recessione generale non sono ancora arrivati a tutti i cittadini finali. Se l’Europa non ci fa a breve un regalo di 100 mld a fondo perduto, a fine estate avremo nelle nostre strade bande di affamati  che assaliranno i supermercarti. A quel punto, infatti, le casse pubbliche avranno terminato la liquidità e, stante che in Italia non si può parlare di patrimoniale, forse non si riuscirà neppure a pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici e le pensioni. tutti gli “esperti” dei conti pubblici (es Carlo Cottarelli) sono perfettamente al corrente di tale situazione, ma nessuno la dichiara pubblicamente per non generare ancora un effetto panico nella popolazione.
    Per gli amatori, indipendentemente che siano istruttori o semplici soci CAI o addirittura neppure soci: è vero che siamo stati privati del “diritto” di dedicarci a un nostro hobby per 2 mesi (marzo-aprile) e tuttora non possiamo valicare i confini regionali (per cui Ginesi non può, poverino, andare in Apuane, a 40 km, mentre potrebbe andare a Finale ligure, a circa 200 km da casa…)… Io dico a tutti: e che sarà mai? Ma dai! Il punto non è se le argomentazioni dell’articolo siano o meno fondate sul piano giuridico-costituzionale, il punto è che occorre avare una apertura mentale che ci faccia “capire” l’ordine delle priorità a seconda delle situazioni, modulandole day by day. C’era una certa situazione di emergenza, manipolata o meno sul piano statistico, …. ebbene avete dovuto rinunciare ad arrampicare, è vero, ma… ma vi rendete conto di che scemenza si tratta? E’ come disquisire sul brufoletto che sta sulla punta del naso di un paziente gravissimo per una malattia generale. Il problema non è il brufoletto, se è legittimo schiacciarlo o meno: il problema è la malattia gravissima che potrebbe portare alla morte il paziente.
     
    E’ possibile che proprio nella settimana di ferragosto mia moglie ed io staremo in campagna per consentire ad una anziana zia (94) di mia moglie di trascorrere una settimana nella sua casa di origine. La zia, con badante per l’assistenza più spicciola, è complessivamente autosufficiente, ma non se la sente di stare là senza alcun parente e data l’età potrebbe essere l’ultima volta che sta nelle pareti dove è nata. Sul piano umano la cosa è comprensibile. Questo ridurrà le mie possibilità alpinistiche di questa estate. Non c’è nessun  decreto presidenziale che mi obbliga a ciò, non c’è nessun abuso d’autorità: c’è invece la nostra (mia e di mia moglie) maturità intellettuale di capire la situazione. Ci adeguiamo in nome di “valori” morali.
     
    Mutatis mutandis, questo mi aspetterei dagli appassionati di montagna (parlo degli amatori, lasciamo da parte i professionisti). Non un continuo frignare per i diritti compressi, ma una matura presa di coscienza delle responsabilità individuali che sono “morali” prima ancora che “giuridiche”. In quanto “morali” tali responsabilità o si sentono o non si sentono. qui nel nostro ambiente le sentiamo e anche molto intensamente. Se non le sentite, buon per voi, potete vivere con minori condizionamenti. Tuttavia smettetela di frignare: non vi fa onore. Se ritenete che davvero ci siano gli estremi per agire a tutela dei vostri diritti lesi, agite in tal senso (rivolgetevi a un legale, magari Ginesi vi assiste…) e muovete i passi in tale direzione. Invece è almeno un mese e mezzo che su questo sito si parla di questo tema e alla fin fine da parte vostra cosa arriva? Solo lamentele, piagnistei, capricci… e nient’altro.
     
    Nonostante ciò, vi auguro una buona estate, con tante belle gite/arrampicate: magari scoprirete che una montagna meno affollata piacerà di più anche a voi. Ciao!

  24. Come messo in evidenza oggi sul Corriere da Fiorenza Sarzanini i dati forniti dalle Regioni sono “taroccati”. Quindi le decisioni saranno politiche e giustificate a posteriori con  la tecnica del gioco delle tre carte, as usual. Quindi i comportamenti in montagna saranno irrilevanti da questo punto di vista. Perciò la discussione anche a me sembra poco significativa. Ognuno si orienti in base alla sua coscienza, propensione al rischio e interesse, rispettando le ormai arcinote regolette di base, ove possibile. E’ evidente che per alcune attività è solo una finzione formale, ma va bene così, la probabilità di contagio è sicuramente più elevata in metropolitana andando al lavoro. E la sorte o gli dei della montagna, a seconda delle convinzioni, ci siamo favorevoli. Serena giornata, per chi può in montagna o nella natura. Il distanziamento fisico e la sovra-esposizione alla relazione in piccoli gruppi può aumentare la solidarietà ma anche l’aggressività reciproca. Una sfida non facile per tutti, in casa e fuori. 

  25. Antonel, hai le idee molto confuse, ma puoi sempre schiarirtele leggendo Montagne 360. Sono certo che lì troverai pane per i tuoi denti. E buona montagna “di quella vera”.

  26. a Crovella,Benassi,Cominetti e altri,                                                                                  buongiorno mi chiamo Roberto Antonel e sono un amante-frequentatore  della montagna,quella vera.Scusate se mi calo in mezzo alla top ten delle guide alpine. Avete polarizzato il blog con discussioni a me incomprensibili,ripetitive,pedanti. Se proprio vi secca così tanto rispettare le normative anti-covid 19,se temete di perdere clienti da condurre sulle amate cime,beh iscrivetevi al sindacato e chiedete di essere messi in cassa integrazione,pagata dallo Stato,oppure chiedete il reddito di cittadinanza o quello di emergenza e restatevene a casa.Io da escursionista più o  meno esperto,mi limito a mettere la mascherina quando percorro sentieri frequentati da altri (ma su quelli dove vado,non incontro mai nessuno).Quindi,per favore,cessate queste sterili e inutili diatribe da circo mediatico che francamente interessano solo a Voi.
     

  27. No, no e poi ancora no! Così non va avanti a lungo perchè prima o poi arriva qualcuno che afferma: Crovella è come l’AIDS, lo eviti perchè non lo conosci. E sarebbe un vero peccato, per tutti.

  28. Alberto, ma perché ti dai la pena di rispondere?
    L’affermazione che riguarda gli alpinisti di grido è davvero esilarante ed è in tutto e per tutto in linea con chi ama fare il soldatino. Mi pare ovvio, senza dovercisi soffermare, che sono pagati pure per respirare.
    I montanari che hanno una testa pensante non stanno ad ascoltare cosa dica l’alpinista di grido, mediamente se ne vanno in montagna solitari, in barba a tutti quelli che affollano i centro commerciali nel week end e di quelli super preoccupati del contagio. 
    Così facendo, senza prendere chissà quale misura, eludono o quantomeno tengono a bada qualunque malattia.

  29. Il problema delle RSA è un grosso problema ma non è dibattendolo qui (tra l’altro da incompetenti quali siamo sul tema) che lo risolviamo. Ci penserà la magistratura nelle adeguate sedi e a tempo debito. Fai attenzione a non confondere il diritto di opinione con l’opportunità di esprimersi a seconda del contesto. Questo è un blog di montagna e si dovrebbe parlare di montagna. Gli eventuali riferimenti alla realtà collaterale hanno senso solo se in qualche modo collegati ai discorsi sulla montagna. Il grave problema delle RSA non ha nessun collegamento con la montagna. Se non manteniamo questa attenzione metodologica si introducono argomenti che non c’entrano un piffero e tutto si trasforma in caciara  a scapito della qualità del sito.
     
    PS: avrete sicuramente rispettato le regole, ma protestate sistematicamente. Magari pacatamente, ma siete sempre li’ che frignate. Invece non ho sentito nessun alpinista di visibilità protestare pubblicamente. Questo intendevo. Buona serata!

  30. Faccio però notare che nessun alpinista di grido ha assunto pubblicamente posizioni analoghe alle vostre.

    ma quali posizioni avremmo assunto? Non abbiamo rispettato i diveti?
    Possiamo non essere d’accordo su certe imposizioni e l’abbiamo detto, ma abbiamo rispettato le regole. Quindi?
    Inoltre che ce ne frega di quello che dicono o fanno gli alpinisti di grido.

    come la decisione lombarda di mandare malati covid nelle RSA…)

    e ti sembra poco? Ti pare una cosa da farsela scivolare addosso come nulla fosse? Vallo a dire ai parenti che hanno persone i loro cari e non li hanno più manco rivisti.

  31. Dopo un’intensa giornata di riunioni professionali una dietro l’altra (e in attesa di altre), mi concedo due minuti di break.
     
    È proprio vero quello che diceva Pirandello: “uno, nessuno e centomila”, riferito al fatto che ciascuno appare con caratteristiche diverse a seconda di chi lo guarda. A me voi sembrate arrampicatori emotivamente irrequieti e invece mi sono autodefinito posato, nel senso che non mi considero “roso” da un’incontontrollabile esigenza di far montagna a tutti i costi (per motivi che sarebbe troppo lungo raccontare, la vita mi ha ripetutamente insegnato a saper aspettare). Probabilmente sbagliamo tutti e due, nei rispettivi giudizi. Direi che è ormai assodato che ci sono almeno due mondi inconciliabili. Secondo me è perfino inutile dialogare, tanto non ci capiremo proprio. L’evoluzione delle prossime settimane dirà in automatico cosa si potrà fare e cosa no.
     
    In conclusione sottolineo una cosa, anzi due. Una sul tema generale “valutare operato autorita’ o subire come soldatini”. Certo che ho ben chiaro gli errori commessi sia dal governo centrale che dalle varie regioni. Ma non considero un blog di montagna il contesto adeguato per parlare di queste faccende generali. E poi sono convinto che trattandosi di un evento senza precedenti nessuno avrebbe saputo agire senza commettere errori. Anzi sono convinto che gli errori commessi sono stati complessivamente limitati. Inoltre capirei se parlassimo di errori con conseguenze letali (come la decisione lombarda di mandare malati covid nelle RSA…), ma stiamo trattando di cose che io giudico delle scemenze al cospetto delle tragedie. Di che si tratta alla fin fine? Che vi hanno impedito di arrampicare per due mesi… e che sarà mai???
     
    Per quanto riguarda le terre dove abito, io sono complessivamente soddisfatto da quanto è stato fatto sia da Cirio (governatore Piemonte) che da Chiara Appendino (sindaco di Torino). Circa governo nazionale dico che se la sono cavata, pur con errori. E guardate che non ho mai votato per i partiti che compongono l’attuale maggioranza di governo, per cui avrei tutto l’interesse politico a sottolineare gli errori governativi.
    Circa il sottotema specifico dell’esempio morale che i soggetti qualificati possono dare agli altri alpinisti, in ambito torinese questo e’ un concetto molto sentito. Per tale motivo sono portato a pensare che tutti dovrebbero sentirlo in modo spontaneo. Se non è così, buon per voi, non avete i vincoli morali che pesano su di me. Faccio però notare che nessun alpinista di grido ha assunto pubblicamente posizioni analoghe alle vostre.

  32. Umberto Vilfredo non preoccuparti, che l’unico scalmanato qui mi sembra proprio Crovella.
    Dai commenti non mi sembra di aver letto che qualcuno voglia organizzare dei rave party in falesia, delle gite da 200 persone o dei pranzi sociali in rifugio.

  33. quello che a me più sconcerta dei Crovelliani tribuni/sceriffi è che gli va tutto bene, non la minima critica, non il minimo dubbio sulla qualità e quantità delle  misure prese ed imposte. Muti, rassegnati e coperti come tanti bravi soldatini che non gli è dato la possibilità di discutere un ordine. Non siete fatti per pensare, siete fatti per ubbidire.
    Chi si prova a fare delle domande è subito tacciato di essere un’istigatore alla ribellione,  un pericoloso rivoluzionario che vorrebbe sovvertire l’ordine costituito, mandare all’aria il patto tra stato e cittadino.
    Come se tutti quelli che  muovono qualche critica,  fossero degli incoscenti, irresponsabili malvagi che vogliono il contagio, che non hanno a cuore la salute propria e quella degli altri, che se ne fregano degli altri.
    Possibile che puntiate il dito solo verso questi e verso chi da solo soletto se va  fare una camminatella, dandogli dell’untore, o di chi ha il desiderio di  riprendere a scalare, ma non vi ponete minimamente il dubbio, non fate la minima critica a chi in posizione di responsabilità pubblica, ha trascurato segnali evidenti dell’arrivo del virus, se già non era arrivato? Di chi in tutti questi anni ha demolito la sanità pubblica?!?!?
     

  34. Scusate se mi sono intromesso, pensavo di dare un motivo di riflessione ma vedo che siete tutti con i nervi scoperti. Prima di tornare nel silenzio dico quello che sta a cuore a me, vediamo se capite. Arrampicate pure quanto volete, scrivete quello che volete, basta solo che da tutto ciò non derivino situazioni critiche tipo grandi affollamenti di luoghi particolari (falesie) o assembramenti sugli itinerari o eccessivi sconfinamenti fra regioni o altri rischi di vario tipo, tutte cose che potrebbero innescare nuove restrizioni anche a mio carico. Io faccio semplici escursioni con i miei nipoti in un raggio regionale. È attività oggi permessa senza alcun dubbio. Fate in modo che non derivino nuovi divieti anche per chi ama fare cose così. Grazie

  35. Stamattina mi sono persa un po’ di conversazione perché sono salita a 3.000 m, dove le uniche voci udibili sono quelle del vento e quelle del vulcano.
    Ho incontrato un altro escursionista (by the way, over 70, che si è sparato 1.000 m di dislivello) e la camionetta della forestale. Mi sembra fuor di dubbio che qualunque virus dilagante non avesse vita facile.
     
    Quelli che si preoccupano dell’affollamento forse sono quelli che arrivano in auto al rifugio di domenica. Li capisco. Ma basterebbe cambiare modalità di frequentazione degli ambienti montani. Ne gioverebbero tutti.
     
    Sulla definizione di “presto” ho molte riserve, prima di tutto perché, come puntualizza Marcello, ci vorrebbe un termine di paragone e poi, chissà, forse perché non vedo un euro da ormai tre mesi.
    Nonostante questo, non ho fretta alcuna di tornare a lavorare, poiché mi sembrerebbe d’essere in fabbrica, con tutte le misure insensate che hanno stabilito, e in questo limbo in cui siamo tenuti, ora arriverebbe  solo un certo tipo di pubblico con cui avrei senza dubbio difficoltà ad andare d’accordo, leggendo le email di richiesta di un’amica che fa ospitalità. Pare che tutti pretendano un bagno e una cucina personali, un ingresso riservato, non vogliono rischiare di incontrare altri…
    Attendo con sconforto e con speranza un rovescio della situazione attuale. 
     
    N.B. Il fatto che (probabilmente) costituiamo una minoranza non significa che non potremmo aver ragione e fintanto che si potrà, continueremo a esprimere le nostre idee.
     
     
     
     

  36. Ragazzi, ma non vedete che stiamo dicendo tutti la stessa cosa?
    Ci siamo divisi tra “gerontocomio Crovella” e  i “4 gatti pensanti”, ma nessuno di noi è lo scalmanato tanto odiato e ritenuto la causa per cui Zaia impugnerà la pistola del silicone per ri-rinchiuderci tutti in casa.
    Se con l’ultimo decreto si può andare in montagna e riprendere l’attività alpinistica, ecursionistica e sciistica, mi spiegate come posso farlo da “scalmanato” o da “posato”? 
    Qui si è presa una deriva, sostenuta da persone che non ragionano col proprio cervello ma con quello altrui anche quando quest’ultimo è palesemente bacato. 
    NESSUNO vuole correre in montagna a contaminare luoghi e compagni. Siamo tutti d’accordo che vanno prese misure fisiche di sicurezza per interrompere la propagazione del virus. Nessuno ha detto di fregarsene.Io stamattina ho steso chili e chili di attrezzatura da montagna a una corda tesa sul prato e con una soluzione di acqua mista a alcol (70%), mediante un compressore d’aria, ho ripetutamente lavato il tutto. Ora è al sole ad asciugare. Domani riprenderò a fare il mio lavoro di guida alpina e ogni giorno dovrò ripetere l’operazione di sanificazione come da direttive del Collegio professionale (che non è un’Associazione o un Club come molti credono, ma un Ordine Professionale). Alle responsabilità che questo mestiere implica costantemente, si aggiungono ora quelle relative al virus che ogni professionista è tenuto ad osservare. Dovremmo sbandierarlo ai 4 venti per accontentare il gerontocomio Crovella?Si sono accomunati scalmanati da spriz a frequentatori della montagna come fossero la stessa cosa. Si è continuato a sostenere teorie (per fortuna non pratiche) da obnubilati che accomunano dei dilettanti con un distintivo a Ordini Professionali dando pure dell’antipatico a chi sosteneva che non si può fare di tutta l’erba un fascio. Avete fatto caso che le guide alpine non si accomunano MAI ai vari istruttori del Cai mentre questi ultimi lo fanno SEMPRE, come se fossimo “noi e loro” a dividerci le sorti della montagna tutta. 
    Sono un alpinista che ha un decennio meno del settantenne che poco fa invocava solo racconti sullo scialpinismo, come se di questi tempi, in cui circola un virus che ha creato un’epidemia importante e pericolosa, sia vietato parlare di ciò che maggiormente condiziona l’andare in montagna, ovvero la situazione che il Corona Virus, appunto, ha determinato. Come recita l’introduzione del Gogna Blog e Totem e Tabù, trattasi di: 
    Montagna estiva e invernale, Alpinismo, Arrampicata, Outdoor, Avventura, Ambiente, Libertà d’azione, Libertà di pensiero, e
    è una lettura per adulti liberi che:- sanno che è priva di contenuti retorici e di luoghi comuni;- sanno che contiene prospettive di carattere eretico;- sanno che certi articoli dovrebbero essere letti col sospetto e la resistenza che certe idee meritano;- sanno che le persone che lo animano combattono aspramente ogni genere di inquinamento.
    Ammesso che spesso si è contravvenuto a questi principi, altrimenti non mi spiegherei certi articoli, ma immagino che per pubblicarne uno al giorno ogni tanto si debba pescare anche nel fondo del barile (e mi riferisco anche a certi miei scritti di qualità sicuramente non eccelsa), i contrari alla discussione di questo post possono benissimo non leggerlo. Commentatori che sostengono di leggere sempre il blog ma non fare commenti, fanno commenti nello stile dei saluti crovelliani che sembra che finalmente se ne sia andato e invece è sempre lì pronto a fare il copia e incolla del suo commento precedente.
    Spero vivamente che il virus, che chiaramente ha infestato anche le menti di molti di noi, diminuisca la sua contagiosità e ci lasci vivere sereni con le nostre differenze che ci vedranno sempre come cittadini responsabili perché pensanti , e cittadini accondiscendenti benpensanti, che non è la stessa cosa.

  37. @matteo “Bisogna resistere alla tentazione di invocarne il silenziamento d’autorità, perché surveiller et punir è la loro cifra. Di solito non in Verdon.”
    mai invocato alcun silenziamento, semmai un filo  di moderazione (o un informale invito a darsi una regolata) di fronte ad un flamming continuo e che alla fine allontana totalmente dal senso della discussione. 
    Per il silenziamento, invece c’è un metodo infallibile e adottabile da chiunque, ovvero non leggere ;o) 
    Mi spiace solo che l’ennesimo tentativo di introdurre un briciolo di discussione e di dialettica sia naufragato nel solito brodo. Come ha giustamente detto Cominetti quale post fa. Amen, lascio il luogo ai tranquilli nonni scialpinsiti, visto che mi pare di essere ascritto al gruppo degli scalmanati (il che denota il fatto che star troppo calmi e chiusi rallenta anche il meccanismo di comprensione…). 
     

  38. Non penso che le decisioni che prenderanno governo, regioni e comuni dipenderanno dai comportamenti dei frequentatori delle terre alte ma da una serie di equilibri politici e sociali, molto legati all’esito delle pressioni esercitate dai vari portatori di interessi, a volte contrastanti (salvo un ritorno di panico di fronte al pericolo di un secondo collasso dei sistemi sanitari locali). Persino una parte dei 21 criteri che dovrebbero determinare la mobilità interregionale hanno valenze qualitative, che si prestano a giudizi di adeguatezza dipendenti dall’orientamento dei valutatori. A me sembra più una check list che un algoritmo. La decisione sui comportamenti da adottare in montagna, tenendo conto delle linee generali indicate dai provvedimenti, è dunque individuale. Ognuno deve valutare la probabilità di contagio e il livello di rischio che ritiene accettabile per se’ ed eventualmente per i suoi partner. Non potendo portarsi appresso un attuario che valuti “oggettivamente” il rischio  e la probabilità per ogni uscita, è evidente che entrano in gioco fattori soggettivi, come la motivazione, la dipendenza, il testosterone, l’interesse economico per alcuni e così via. Lascerei perdere discorsi troppo elevati sull’etica, la pedagogia delle masse etc e mi atterei a dimensioni più prosaiche di “minima moralia” a meno che questa sia l’occasione per ripetere il gioco in voga da qualche tempo sul blog. Mi aspettavo avesse ormai stufato, ma vedo che andare oltre la coazione a ripetere è sempre difficile, anche tra “maturi e posati”. 

  39. Certo che Crovella che si autodefinisce posato, francamente …
    Comunque Ginesi, fattene una ragione: i posati, i depositari unici di tutte le virtù del giusto, del vero, del buono e del saggio, i nuovi bigotti e i tuttologi, i tutori dell’ordine e della morale sono sempre esistiti e sempre esisteranno.
    Bisogna resistere alla tentazione di invocarne il silenziamento d’autorità, perché surveiller et punir è la loro cifra. Di solito non in Verdon.
     

  40. Buongiorno, sono un anziano over 70. Ho conosciuto questo sito nei mesi scorsi proprio grazie agli articoli di Crovella sullo scialpinismo. Amici me li avevano segnalati. Mi sono molto piaciuti quegli articoli e da allora vengo a leggere il sito con costanza e piacere.
    Era inevitabile toccare i temi delle restrizioni e anche del modo di ritornare in montagna nella fase 2. L’attualità lo imponeva. Però adesso vorrei invitare tutti e la redazione in particolare a passare oltre. C’è una ampia base di lettori che amano altri articoli e altri temi. A meno di novità particolari su questo tema, connesse alla attualità, il tema è stato ormai analizzato a fondo e le posizioni sono chiare a tutti.
    Gli scalmanati, come li chiama giustamente Crovella, hanno il diritto di esprimere la loro idea, ma ormai lo hanno fatto. Basta. Siete una parte, secondo me minoritaria, e non il tutto sia dell’insieme degli alpinisti che di quello dei lettori. Non vi rendete conto che a forza di pestare su questo tema, state infastidendo tutti gli altri?

  41. 56 immagino viviate su una ristretta comunità di terrestri allocata su Marte: “Ci fa incazzare il rischio che possiamo essere di nuovo costretti tutti in casa per l’eccesso di spinte di chi vuol riprendere troppo in fretta.”
     
    dove avete letto, nel pezzo e nei commenti, spinte di qualcuno che vuole reiniziare troppo presto? (presto, peraltro, presuppone un termine di paragone con qualcosa che dovrebbe essere tempestivo, quando si colloca questa linea zero epr voi covidiani?)
    Tutti coloro che si sono espressi qui hanno semmai messo in luce l’esigenza di adottare misure di cautela, che magari sono quelle che dettano il buon senso e l’informazione sanitaria, non una ridda di norme a “la carte”…
    Sempre lassù su Marte immagino non vi sia arrivata la notizia di un decreto legge che consente l’attività motoria e sportiva, seppur con alcuni accorgimenti.
    E sempre la nella parte alta del sistema solare immagino non vi sia chiaro che i frequentatori della montagna per numero e modalità non potranno mai essere fonte di recrudescenza del virus, che – se vi sarà – vi sarà proprio per la spinta improvvisamente inversa di  un legislatore un pò bipolare che sino alla domenica riteneva il virus trasmissibile a otto metri e dal lunedì invece gli è parso che coiffeur, pizzerie, ristoranti e negozi siano di colpo diventati camere sterili, con buona pace dei covidiani decretisti…   

  42. Palestre rincaro da 35 euro mensili a 60 euro. Caffè rincaro da 1,30 euro a 2 euro. Parrucchieri taglio capelli rincaro da 15 euro a 25 euro.
    Torna alla mente la speculazione  passaggio lira/euro del tempo che fu.
    Insieme, uniti ce la faremo si diceva. A fare che?
     

  43. Salve, come ho detto ieri faccio parte della maggioranza silenziosa dei lettori, quelli che frequentano una montagna semplice e senza obiettivi particolari.
    Trovo che il commento 50 di Crovella rappresenti lo stato d’animo che abbiamo noi, ne parlavo anche con altri amici e la cosa è molto diffusa.
     
    Incazzato e incazzatura non sono termini che amo usare, sara’ questione di età o abitudini. Però ora li uso perché rappresentano bene lo stato emotivo di una larga schiera di alpinisti. Ci fa incazzare il rischio che possiamo essere di nuovo costretti tutti in casa per l’eccesso di spinte di chi vuol riprendere troppo in fretta.
     
    Piantatela lì e vedrete che questo faciliterà e valorizzerà il ritorno di tutti in montagna.

  44. @cominetti “Infatti sono quasi 40 anni che organizzo orde di coglioni con cui scorrazzo per le montagne a far casino (siamo quelli del radiolone sulla spalla) e a inzozzare l’ambiente, e non sai gli spriz in gruppo che ci beviamo mentre guardiamo i video porno, una volta scesi a valle.  La mascherina la usiamo a carnevale e la distanza come facciamo a tenerla se il testosterone ci arrapa tutti?
    Vista la vasta produzione di commenti/proclami, da quando la fase 2 è iniziata, di totale assenza di intelligenza e reale senso pratico (perché il Corona Virus è una faccenda pratica e non onirica), mi ci metto anch’io, così rischio di essere inteso da quella parte democristiana di voi.Mi spiace per Ginesi, autore dell’articolo, che proponeva con classe riflessioni sulla praticità, appunto, dell’argomento, mentre ora ci tocca buttarla in vacca. ”
    Grazie Cominetti, apprezzo molto il sarcasmo feroce (che condivido) e dispiace anche a me che una riflessione, che poteva essere condivisibile o meno, ma che era volta a tutt’altro che incitare al liberi tutti, quanto piuttosto a chiedersi se il decreto aveva i il neurone che ciascuno di noi dovrebbe avere in dotazione,  sia scomparsa nella solita deriva di banalità (per giunta fuori tema). 
    Trovo desolante questo tipo di modalità e trovo ancor più desolante che, ad un certo punto, a chi si esprime con tali modalità e con tale straripante perniciosità non venga posto un freno, posto che dimostra di non comprendere neanche quello che legge e abbaia semplicemente  alla luna, integrando perfettamente quanto pochi giorni fa è stato perfettamente delineato anche  su questo blog
    https://gognablog.sherpa-gate.com/il-nuovo-bigotto/
    peraltro, il testosterone, per età, mi è sceso ormai a livelli irrisori, curo con attenzione  ma con spirito critico la mia incolumità e cerco di salvaguardare anche quella degli altri ma  arrampico – quando posso – un paio di volte la settimana, cercando di godere dei momenti che la vita mi concede, adottando quel minimo di cautela che le informazioni generali consentono di ritenere il giusto mezzo fra prevenzione e vita non ossessiva.
    Se l’Italia settentrionale sarà nuovamente chiusa per i miei 4 tiri al muzzerone, pazienza, ne farete le spese tutti 😀
    Se da questa esperienza ho tratto una conclusione è che frequenterò sempre meno anche gli assembramenti virtuali, specie ove allignano tribuni del covid .  

  45. Chiedo scusa, ho usato il termine “democristiano” ma non volevo riferirmi alla politica. Intendevo quelle persone che a Roma dicono che “je arrimbalza” tanto sono convinte di loro stesse e non contemplano il guardarsi attorno per vedere che le cose evolvono perché ormai sono partite e devono arrivare neppure loro sanno dove.
    Buona giornata e buon lavoro a tutti.
    (…ma fatemi il piacere. Cit. Totò)

  46. Anonimo (uno dei tanti, purtroppo) Veneziano, il tuo commento mi nobilita, grazie.Spero anch’io che leggendo i miei commenti pressapochisti e privi di argomenti, passi al potenziale cliente, la voglia di venire con me. Pensavi che volessi farmi pubblicità? Per prima cosa tendo a dissuadere chi vuole venire in montagna con me, se guardi il mio sito si capisce molto bene. Mi piaccion le persone motivate, che vuoi farci…
    Infatti sono quasi 40 anni che organizzo orde di coglioni con cui scorrazzo per le montagne a far casino (siamo quelli del radiolone sulla spalla) e a inzozzare l’ambiente, e non sai gli spriz in gruppo che ci beviamo mentre guardiamo i video porno, una volta scesi a valle.  La mascherina la usiamo a carnevale e la distanza come facciamo a tenerla se il testosterone ci arrapa tutti?
    Vista la vasta produzione di commenti/proclami, da quando la fase 2 è iniziata, di totale assenza di intelligenza e reale senso pratico (perché il Corona Virus è una faccenda pratica e non onirica), mi ci metto anch’io, così rischio di essere inteso da quella parte democristiana di voi.
    Mi spiace per Ginesi, autore dell’articolo, che proponeva con classe riflessioni sulla praticità, appunto, dell’argomento, mentre ora ci tocca buttarla in vacca. Grazie, salutami Florinda e complimenti.

  47. noi alpinisti maturi e posati

    questa definizione è bellina.
    matura, matura…o qualcuno ti mangia oppure sei da buttà.
    posato…da noi questo termine si usa per il pane di qualche giorno. Ottimo per farci la panzanella tipica ricetta toscana: pane (posato) inzuppato nell’acqua e ben strizzato, pomodoro   maturo a dadini, cetriolo, cipolla, basilico, olio pizziente di vello bono , un pò di aceto,  sale.
    Ottimo piatto estivo bello appetitoso.
    Io il cetriolo non ce lo metto, non mi piace. Lo sostituisco con il sedano.

  48. @ 48: non è che Crovella “trionfa”… è che Crovella, come la maggioranza degli appassionati di montagna (quelli posati, maturi e con la testa sul collo), “ci vede lungo” e focalizza che, in questa fase, a sbraitare come ossessi per cose tipo diritti di qua, passione di là, arrampicare di su, Costituzione di giù… non si ottiene nulla di concreto e si rischia invece di far scattare nuovi provvedimenti restrittivi (anche in termini di annullamento eventi come nel caso di 48) a danno di tutti.
     
    Cronaca di ieri: con riferimento agli episodi di movida senza auto controllo, Zaia (governatore Veneto) ha detto: “se nei prossimi 10 giorni si registreranno dei peggioramenti, vi chiudo di nuovo TUTTI in casa e questa volta con il silicone!
     
    Nel caso riguarderà tutti i residenti nel Veneto, indipendentemente dall’abitudine o meno a prendere l’aperitivo. Voi veneti non vi incazzereste con gli amanti dello spritz se, per colpa loro, vi chiuderanno tutti in casa con il silicone? Magari, se siete guide professioniste, perdere l’estate in montagna (in quanto chiusi in casa con il silicone), significa perdere il principale reddito dell’anno… Non vi incazzereste???
     
    Beh, allora perché non capite come mai noi alpinisti maturi e posati siano incazzati neri con quegli scalmanati che “spingono” a tutti i costi per tornare ad arrampicare/andare in montagna senza limiti e nell’immediato?
    Per colpa di quattro scalmanati, che non sanno autocontrollarsi attraverso un ritorno alla montagna con progressività e morigeratezza di intenti, siamo tutti a rischio di nuovi provvedimenti restrittivi, o a carico di tutti i cittadini (indistintamente dalla frequentazione o meno della montagna) o a carico della sola categoria degli alpinisti, ma di TUTTI gli alpinisti. In parole povere noi alpinisti rischiamo di stare tutti a casa per colpa di quattro adolescenti testosteronici che perdono il lume della ragione solo perché sono davanti ad un video porno…
    Il messaggio da diffondere in questa fase è diametralmente opposto: tocca a noi soggetti di rilievo (guide, istruttori, specie se di lungo corso, alpinisti di fama…) funzionare da “calmieratori”,  anziché da “fuochisti”, dell’ampia categoria degli alpinisti.
    Finché questo punto non sarà profondamente compreso da tutti, siamo tutti a rischio di trascorrere l’estate a casa.

  49. Salve, c’è da augurarsi che i frequentatori della montagna, potenziali clienti di una guida alpina, non leggano i commenti di Marcello Cominetti (curiosa assonanza tra commenti e cominetti). Il livello di arroganza nel proporsi e di pressappochismo nell’argomentare è tale da far passare la voglia di rivolgersi ad una guida. 

  50. Hanno rimandato o annullato l’UTMB! Crovella trionfa.
    io sono sempre stato inclusivo per chi e’ appassionato a fondo, sia che voglia dire partire a mezzanotte per una solitaria, fare boulder, sognare il tiro di falesia della vita, partecipare ad una competizione affascinante come UTMB o Tor.
    alla fine chi si mette alla prova, chi stravolge  parte della propria vita o perfino tutta per salire in cima a qualcosa….  va bene cosi.

  51. BREAKING NEWS: i fan della movida (Bologna, Napoli, ecc) rischiano di farci tornare indietro al lockdown più rigido. Stefano Banoccini (Presidente Emilia), apparente vincitore della candidata leghista nelle recenti elezioni, ma in realtà spietato esponente del più ferreo partito nazionalfascita (tono ironico, NdR), ha testualmente dichiarato poche ore fa: “Bisogna richiamare al rispetto delle regole, all’uso delle mascherine, al rispetto del distanziamento, proprio perché ci giochiamo tanto, se non tutto, in queste settimane”.
     
    Il “permissivismo alpestre”, nei vostri commenti esaltato a furor di popolo, rischia di creare lo stesso meccanismo: per colpa di pochi “scalmanati”, tutti gli appassionati potrebbero trovarsi di nuovo senza l’accesso ai monti, magari proprio nei mesi più belli, quelli estivi… Ditemi voi che modo di ragionare che avete. Non è invece meglio proseguire con piccoli passi, uno per volta, senza eccedere e non rischiare il rientro nella restrizione a carico di tutti?
     
    Il messaggio da dare adesso nel mondo della montagna NON è “liberi tutti” in nome dei diritti costituzionali, bensì: “fate pure gite, ma con il massimo rispetto procedurale, in piccolissimi gruppetti, per un po’ evitate quelle attività che – operativamente – non sono praticabili con il sistematico rispetto del distanziamento… e se tutti ci muoviamo tranquilli anziché farci prendere dalla frenesia viscerale (come i ragazzi della movida), magari fra qualche settimana potremo TUTTI muoverci liberamente per i tanto amati monti”.
     
    Per quanto riguarda le guide cui si accennava in recenti commenti, a mio parere sono la punta dell’iceberg di quei comportamenti che io giudico “deontologicamente” criticabili. Non sono gli unici, purtroppo, anche se sono i più eclatanti e o più gravi.
     
     

  52. lasciate parlare tutti anche crovella e poi a me come a altri crovella piace cosa dice e come scrive, piuttosto riducete molti commenti sbagliati tipo il perdono alle guide che hanno sgarrato

  53. Guido, semplicemente mi fa sorridere che ci si soffermi su cose, a mio avviso, irrisorie e ci si dimentichi questioni più importanti.
    Ma la coerenza non è tra le prerogative umane.
    —-
    Non credo…se non altro per le evidenti differenze geologiche dei due vulcani: l’uno esplosivo e l’altro effusivo. Ma chissà che ci riserva la Signora Etna?
    Proprio in questi giorni, nel 1980, si verificò la sorprendente eruzione del St. Helens negli Stati Uniti, vulcano che risultava quiescente da diversi anni.
    Era solo per tornare con i piedi per terra 🙂

  54. Nel Bel Paese tutte le volte che ne beccano uno con le mani nella marmellata e se ne discute, salta fuori qualcuno che afferma perentoriamente: il problema è un altro.
    ——
    Si prospetta una seconda Pompei?

  55. Caro Paolo,
    confesso che il tuo generalizzare mi spiazza.
    Se qualche guida mostra atteggiamenti di superiorità, come potrebbe accadere per qualunque altra professione, perché questo accanimento nei confronti di tutta la categoria?
    Qual è il problema?
    Io non conosco personalmente le guide sanzionate, ma sono stata-certa che nel territorio in cui vivono il cerchio si è chiuso.
    Sinceramente non mi interessa che lo abbiano fatto o meno. Mi viene solo spontaneo mettermi nei loro panni e penso che il clamore che è seguito alle loro scappatelle basti e avanzi.  Non hanno ucciso nessuno, né perpetrato violenze, né sottratto beni altrui. Punto. 
    Forse in quanto fìmmina, per mia natura sono curiosa, ma reputo irrilevanti per il mio quotidiano le informazioni che tu pretendi di conoscere. 
     
    Fatti molto più gravi (vedi sempre il mio articolo ) non sono stati discussi come sarebbe stato opportuno e non ho ricevuto domande per sapere se le vicende che ho descritto si siano concluse e se sono seguiti provvedimenti disciplinari. 
    Chissà perché, ce la prendiamo con chi ruba una mela dal fruttivendolo e non con chi tiene il monopolio dei semi. 
     
    Please, be reasonable. 

  56. Grazia, io non voglio la gogna per nessuno, non vedo perché la vediate così.
    In qualsiasi associazione, appunto perché associazione, vi sono delle regole da rispettare più o meno scritte e delle azioni punitive che vengono intraprese dalla espulsione a varie forme di ammonimento, non ci sono solo quelle premianti e di lode.
    Se si accetta e giustifica che tutti possano fare quello che vogliono, una associazione, come uno Stato, non possono esistere. 
    Gli errori devono almeno essere ammessi, secondo me come i pregi.
    Prometto che non parlerò più di voi e lascerò a voi i vostri fatti, ma solo se anche voi farete lo stesso e non vi porrete mai più in posizioni di conoscenza superiori nei confronti di chi non è vostro simile.

  57. Crovella for president!
    Finalmente qualcuno che dice pane al pane e vino al vino.
    Sono un lettore silenzioso, leggo quasi tutti i giorni anche se non sono interessato a scrivere commenti.
    Mi piace pero’ che ci sia spazio per opinioni alternative a questa società del si può fare tutto.

  58. D’accordo con Marcello!
     
    Paolo, speranza di cosa? 
    Vuoi la gogna per i 4? 🙂
    Zittire per dimenticare? Sono fiera d’esser guida, ma credo che il mondo vada avanti lo stesso senza conoscere fatti e misfatti del collegio. 
    In sincerità, mi sono parsi sufficienti (e discutibili)  gli articoli e la sequela di insulti seguiti in un momento storico in cui forse ci sono aspetti più importanti su cui far luce.
     
    Stamattina ricaduta di ceneri sull’abitato di Zafferana. 

  59. Sassi: notevole !
    Grazie Cominetti, avevo solo dei dubbi, forse erano speranze infondate.

  60. Crovella, amen.
    Panzeri, se delle guide alpine hanno commesso delle infrazioni, sono state sanzionate in base alla legge.
    In questo contesto, però, sarebbe come chiedere a te che sei ingegnere di rendere conto dei tuoi colleghi di Autostrade che non hanno fatto chiudere per tempo il ponte Morandi a Genova, che infatti è precipitato uccidendo 43 persone.
    L’ho già scritto qui in passato, ma trovo insopportabile fare i saputelli nei confronti di una professione, quella della guida alpina,  che si conosce solo perché si condivide lo stesso terreno o si ha qualche amico che lo è. 
    Io non sono un economista perché ho il Bancomat, non sono un ingegnere perché conosco la legge di Ohm e non sono un avvocato perché ho nella libreria il Codice Civile. 
    I pastori sardi dicono: chi sa, sa. Chi non sa, sassate.

  61. Scusate, ma a proposito di norma, etica, libertà … il corpo delle guide ha detto qualcosa sulle 4 guide che liberamente e in attività personali sono state soccorse, o multate, o espulse dal soccorso alpino ?
    Mi son perso, o si è zittito tutto per far dimenticare ?

  62. Guarda che io mi godo pienamente la vita, non so perché tu abbia questa convinzione. Certamente ho parametri esistenziali diversi se non opposti ai tuoi, ma ciascuno è felice in funzione delle “sue” priorità ideologiche, non di quelle degli altri. Inoltre scrivo così dai primi anni ’80, mi riferisco ai contenuti. Se ti riferisci ai refusi, di sera possono capitare (le dita grosse pigiano tasti sbagliati sulla tastierina dello smartphone), ma nessun lettore si è mail incastrato a tal punto da non comprendere il contenuto solo perché, mettiamo, c’è una “n” al poco di una “c” o viceversa. Se infine fai riferimento all’evoluzione di questa fase generale che cambia di giorno in giorno, è un concetto che ho messo esplicitamente in conto e l’ho scritto più volte. Se le ULTIME linee guida delle guide NON ricalcano specificamente quelle del 28/4/20, buon per voi. Speriamo che non ci siano refusi nella comunicazione, così nessuno è indotto a capire “roma” per “toma”. Buone gite!

  63. Povero Crovella e… poveri noi, mi viene da dire.
    Evidentemente pensi che un Collegio professionale sia una specie di parrocchietta di sprovveduti, ma fortunatamente non è così.Se ti facessi leggere (ma non lo faccio perché è comunicazione riservata) le Linee Guida dettate (proprio oggi) dal mio Collegio di appartenenza, scopriresti che c’è qualcuno che lavora sodo e molto bene nel rendere possibile l’attività in montagna per professionisti e appassionati che se ne servono in questa situazione di emergenza sanitaria. Fai come vuoi (ormai è chiaro a tutti -anche ai ciechi- che ti sei trasformato in una scheggia impazzita), continua con i tuoi proclami e a non chiedere scusa quando fai dei clamorosi errori di lettura (io rileggerei cosa scrivi) e interpretazione dei messaggi altrui, e a non accorgerti che il tempo passa e le cose evolvono col passare dei giorni. Da una situazione si passa a un’altra, come in ogni campo della vita, ma evidentemente per te tutto deve restare in maniera da favorire i tuoi sproloqui senza contrastarli. La realtà è un’altra, per fortuna. Credendo di interpretare il pensiero di molti altri frequentatori del blog, mi auguro che il lavoro ti tenga impegnato per non dover leggere i tuoi interventi tutti uguali e orbi, ma ORBI! Non se ne può più di Crovella, tanto che se anche scrivessi qualcosa di sensato (come hai fatto in tempi per te evidentemente migliori di questo), almeno io, lo leggerei filtrato inevitabilmente da tutte le assurdità che ti sono uscite ultimamente. Per me ti sei “bruciato” credibilità e equilibrio di pensiero, mi dispiace, ma magari non te ne frega niente del mio giudizio. Perché è proprio un giudizio.
    Non so cosa consigliarti di fare per mitigare la tua immotivata mania di grandezza, ma per favore risparmiaci certe assurdità, dacci tregua e… goditi la vita, ma davvero. Grazie se lo farai. Sennò amen.

  64. @32 Solo per precisare (evidentemente ti è sfuggito, ma l’ho scritto) che dal 4 maggio ho già fatto 3 gite, che non sono poche considerato che io mi muovo in montagna esclusivamente nei week end.
    Non sto affatto crogiolandomi, anzi. Stiamo riprendendo a fare gite, ma con buon senso e senza buttarci a pesce, come quelli della movida cittadina.
    Giustissimo che ciascuno attui le proprie scelte, anche perché ne risponderà (se del caso) a titolo personale.
     
    Buon lavoro!

  65. Mi piacerebbe che per le argomentazioni ci si basasse sugli articoli, senza dover necessariamente scrivere poemi autorefenziali a supporto di posizioni rigide che, sempre meno, hanno ragion d’esistere.
    Chi desidera stare a casa a crogiolarsi, ci stia, accettando la propria scelta serenamente senza imporla ad altri.
     
    Non mi pare d’aver letto inviti all’anarchia, ma piuttosto alla serenità, quello stato mentale che dovrebbe accompagnare la nostra professione di guida. 
    Le indicazioni del collegio rimangono tali e sono frutto di sforzi per poter coniugare l’insensatezza delle disposizioni alla sicurezza che ci preme più di ogni altra cosa.
     
    Personalmente, quando mai arriverà l’opportunità di lavorare, lascerò che sia il buon senso a guidarmi. 
     
     

  66. Alla luce dei commenti non sono sicuro di avere colto lo spirito del pezzo. Io trovo convincenti molte delle considerazioni tecniche sulla strategia legislativa e la sua forma. In casi come questo, la forma e’ certamente sostanza e gli effetti che si ottengono finiscono per divergere da quelli che l’indirizzo politico voleva perseguire.  Per altro, forse molti dei temi controversi vertono più’  sulle scelte politiche che sul lato tecnico della legge. Ad esempio, confrontando le diverse strategie adottate dai vari paesi si potrebbe valutare se anche in Italia le cose si potevano  fare in modo  diverso. Si poteva evitare il confinamento/ allentare lo stop totale come in altri paesi? Questo e’ il vero problema di migliaia di professioni private dei loro guadagni. Problema certo maggiore dell’eticità’ o meno di farsi una scappata in montagna.
     
    Altre considerazioni più’ generali mi paiono un po’ ‘buttate li’:
     
    il “battage mediatico impressionante ha terrorizzato per settimane il cittadino… “ Qui si sottende una tesi, non esplicitata. I media hanno fornito le informazioni che erano disponibili. Hanno espresso le preoccupazioni largamente condivise negli ambienti medici, scientifici e direi palesate senza tema di smentita nel collasso dei sistemi sanitari chiamati a rispondere all’epidemia.  I toni di guerra e i morti, per quanto non piaccia, corrispondono alla genuina raffigurazione della cronaca rispetto alla difficile gestione sanitaria dell’emergenza, ( chi ha conoscenze nell’ambiente medico lo sa bene ). E’ possibile che moderazione e sobrietà’ potessero essere auspicabili ( per altro caratteristiche inedite nei media italiani ). Qual’e’ la tesi? Se si vuol dire che la politica ha commesso omissioni nell’informare correttamente la gente, e inefficienze nel raccogliere e divulgare i dati del contagio, per me e’ certamente condivisibile. Se invece si crede ad un interesse superiore a nascondere informazioni e creare terrore, sarebbe utile spiegare meglio dove si va a parare.
     
    Le “condotte psicotiche”. In parte sono da addebitarsi alle carenze informative ( per esempio l’uso della maschera ) che in realta’ sono anche riconducibili all’assenza di consenso tra gli esperti, per lo meno nelle prime fasi.  A cui si aggiunge, complicando il problema, l’attivismo talora maldestro ed ottuso degli amministratori locali e delle forze preposte ai controlli. Personalmente, senza voler assolvere nessuno, indicherei questi fatti come manifestazioni di caratteristiche radicate profondamente nella società’ italiana, piuttosto che di colpe del legislatore. 
     
    Infine, “tutti esperti di tutto”. Vero, ma la ritengo una evidenza attuale del tutto scorrelata con l’epidemia. Se ne e’ parlato come “la crisi delle elites”.

  67. Alberto, il concetto è Winston Churchill
    “E’ stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora”. Poi è ovvio che si può protestare nel rispetto  delle regole.

  68. @22 mi è chiarissimo che gli atti amministrativi non siano impugnabili presso la Corte di Cassazione. Facevo degli esempi, anche con citazioni a caso, su quali potrebbero essere eventuali iniziative (ovviamente se le si vuole concretizzare, debbono risultare coerenti con il nostro sistema giuridico). 
    La tua frase finale mi lascia dubbioso, perché scarica la rogna sulle scelte dei singoli professionisti, che eventualmente dovranno poi difendersi individualmente in caso di contestazioni.
     
    Se io fossi una guida, più che sentirmi protetto dalla tua conclusione, mi preoccuperei di attenermi scrupolosamente delle indicazioni del presidente nazionale delle Guide (documento datato 28/4/20, vedi commento 18), a prescindere dal fatto che siano “giuste” o “infondate”.
     
    Sono “indicazioni”, “raccomandazioni”, quindi presumo che non abbiano natura giuridica di norme coercitive, tuttavia se mi comporto in aperto contrasto con le indicazioni della mia categoria professionale potrei trovarmi in situazioni non facilmente difendibili in un domani davanti a un giudice. non posso dire al giudice: ah sa ma io ho fatto spallucce alle indicazioni della mia categorie perché in un blog di montagna ho letto che si tratta di norme borboniche…
    Se andate a leggere con attenzione la lunghissima e meticolosa sequenza delle indicazioni previste dal documento 28/4/20, alla fin fine molte attività praticabili in montagna, ancorché considerate ufficialmente legittime, finiscono di non essere opportune all’atto pratico. Faccio il primo esempio che mi viene in mente: immaginate una cordata guida-cliente sulla Cresta del Leone al Cervino. La guida, oltre a doversi preoccupare delle condizioni della montagna, del tempo che magari minaccia di peggiorare, della situazione emotiva e fisica del cliente ecc ecc ecc… dovrà anche essere scrupolosamente attento, in ogni frangente, a tutte le indicazioni del documento citato: distanze minime, metti la mascherina, togli la mascherina, metti i guanti chirurgici, togli i guanti chirurgici, dammi i moschettoni, ah no aspetta che ci passo sopra il disinfettante…., ma ve la immaginate una cosa del genere? Se leggete attentamente il documento, giungete alla conclusione che l’unica attività oggettivamente praticabile senza troppe rogne applicative è un’escursione (non alpinistica) in piccolissimi gruppi e tenendo costantemente ampie distanze fra i partecipanti. Forse forse, neppure l’arrampicata in falesia a monotori è, all’atto pratico, sempre fattibile con lo scrupoloso rispetto delle indicazioni fornite dal documnento citato. Figuriamoci il resto.
    Cmq, grazie a Dio non sono una guida, però ai mie conoscenti che sono istruttori titolati (e quindi tendenzialmente considerabili “esperti” di un gruppo anche in uscite private) in questa fase io suggerisco di riservare molta attenzione, anche nelle uscite private, sul tema “norme comportamentali”. Non si sa mai: io preferisco stare un passo prima del limite normativo piuttosto che un solo millimetro oltre. Ognuno poi sceglierà in piena libertà. Buona giornata!

  69. @23: per mia curiosità intellettuale: e’ scritto proprio cosi? cioè “norme borboniche“? In una comunicazione ufficiale del collegio regionale veneto?… Mah… se davvero è scritto così, la comunicazione appare molto discutibile, perché il documento nazionale del 28/4/20 risulta molto circostanziato… A questo punto si intravede un conflitto fra i vertici nazionali e quelli regionali…. Però è vero che, se il collegio regionale veneto si è preso questa responsabilità, per conseguenza voi singole guide venete siete alleggeriti dal rispetto delle norme del documento 28/4/20. Tutto dipende poi dalle decisioni delle autorità politiche: ieri Zaia ha minacciato di “chiudere tutto” a fronte delle solite scene di assembramenti giovanili per la movida cittadina… quindi incrociate le dita. PS: qui in Piemonte siamo indietro di diversi giorni rispetto ad altre regioni. Per esempio bar e ristoranti cittadini saranno autorizzati a riaprire al pubblico solo sabato 23/5/20 (finora solo delivery e/o take away). Di conseguenza si adeguerà l’intera attività. Immagino che anche il competente collegio delle guide sia allineato alle disposizioni territoriali. Per ora qui da noi in montagna è consentita l’  “attività sportiva” con gli annessi vincoli (modalità individuale, distanze minime 2 metri). Tutte le attività delle sezioni CAI (corsi, scuole, gite sociali) sono state sospese ai primi di marzo e al momento non ci sono ancora notizie di prossima ripresa delle attività collettive. Prima o poi ripartirà, ma coerentemente con il quadro generale. Staremo a vedere come si evolverà il tutto. Ciao!

  70. Come qualcuno diceva, questo sistema non è perfetto, ma ad oggi non si conosce nulla di migliore.

    Dino tutto può essere migliorato.
    Dino in questa tua frase, scusa se mi permetto,  ci vedo solo : rassegnazione, indifferenza, apatia, menefreghismo.
    Proprio quello che la classe politica vuole dai suoi cittadini.
    Insomma avere gli occhi foderati di prosciutto.

  71. Dino ma di che violenza stai parlando??!?!
    io ho parlato di diritto di critica , di protesta .
    A parte che il voto non conta più nulla, i partiti si accordano sottobanco. Lo si è visto anche con i referendum i cui risultati sono poi stati completamente travisati e non considerati nel rifare le leggi.
    Secondo te una manifestazione sindacale, di lavoratori che scioperano e manifestano protestando davanti al cancello della propria  fabbrica per dinunciare i loro mancati diritti, per difendere il proprio posto di lavoro,  E’ VIOLENZA è da condannare ??
    Ma dai !!

  72. Ringrazio Massimo Genesi per la puntualità e limpidezza con cui tratta aspetti che all’apparenza, proprio a forza di decreti-circolari-conferenze-articoli-talkshow, risultavano impenetrabili. 

  73. L’unica cosa che desidero dire, Alberto, è che noi siamo in tanti, ed ognuno con le proprie idee (grazie al cielo). Ogni aggregazione complessa funziona perché ci sono delle regole che qualcuno eletto, emana. Lo strumento con cui la comunità espone il suo dissenso o approvazione è il voto. Ogni forzatura o violenza chiama violenza e la storia è piena di morti violente. Le scorciatoie non esistono e quando vengono percorse sono disastri. Come qualcuno diceva, questo sistema non è perfetto, ma ad oggi non si conosce nulla di migliore. 
    Morale pratica ( mia opinione): oggi le regole sono queste e vanno rispettate. Se si ritiene che chi ha governato l’abbia fatto male, nelle prossime elezioni andrà sanzionato senza filtri ideologici. Non esistono scorciatoie. 

  74. Quindi è plausibile che la guida, in assenza di disposizioni territoriali più restrittive, possa legittimamente esercitare la propria attività, senza tanti richiami a chissà quali norme borboniche.
    Questo è quanto! Con o senza inutili crovellate. Buonanotte davvero (che fatica).

  75. Noto che la martellante presenza delle solite trite  osservazioni ha allontanato, come sempre,  dallo spirito del pezzo, in cui la disamina tecnica  di una situazione eccezionale – e mai vista prima – gestita in modo inusuale (altro che principi costituzionali noti) e per taluni preoccupante, era strumentale alla riflessione più generale sulla capacita dell’uomo di discernere e sulla attitudine della norma a tracciare un discrimine fra giusto e sbagliato in senso etico/morale, aldilà della ingiustizia concreta e intrinseca  sua violazione.
    Vi è chi ha tratto, dallo svolgersi delle vicende di questo periodo riflessioni sulla capacità critica di una popolazione che per due mesi si è barricata in casa in forza di norme – più o meno lecite – che presupponevano  scenari apocalittici e, allo stesso modo, si butta al ristorante la sera successiva, a fronte di norme che, di colpo, hanno cambiato registro in maniera repentina e altrettanto inusuale (e senza alcuna spiegazione scientifica di supporto che non sia stata il bilanciamento fra la borsa e la vita, pragmaticamente espresso in conferenza stampa).
    Lo spirito della riflessione era in questa direzione, non in quella del si può/non si può fare, che alla fine è questione diversa e che nelle mie riflessioni non entra  anche se di non facile soluzione vista la mole di provvedimenti emessi in maniera del tutto sistematica e discutibilmente confezionati sotto il profilo tecnico. 
     
    Peraltro sotto questo ultimo profilo  sarebbe utile che chi afferma  “prima di arrivare alla Corte Costituzionale per far dichiarare definitivamente anticostituzionali vari DPCM” e dunque, plausibilmente, del manuale di costituzionale dei lontani anni 80 non ha letto neanche il prezzo sul risvolto di copertina (i DPCM sono atti amministrativi non soggetti a giudizio di costituzionalità, cui sono sottoposte solo le leggi) la piantasse di pontificare su questioni che non evidentemente non conosce con una verbosità decisamente indigesta.
    il DPCM 26 aprile 2020 all’art. 1 lett. F prevede che “f) non e’ consentito svolgere attivita’ ludica o ricreativa all’aperto; e’ consentito svolgere individualmente, ovvero con accompagnatore per i minori o le persone non completamente autosufficienti, attivita’ sportiva o attivita’ motoria, purche’ comunque nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri per l’attivita’ sportiva e di almeno un metro per  ogni altra attivita’” (alpinismo, arrampicata, escursionismo, anche se svolti in più persone, sono considerati sport individuali, contrapposti agli sport di squadra, che restano vietati) 
    A ciò si è aggiunto il D.L. 33/2020 che all’art. 1 comma 8 prevede che ”  8. E’ vietato l’assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico. Le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura con la presenza di pubblico, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo e fieristico, nonche’ ogni attivita’ convegnistica o congressuale, in luogo pubblico o aperto al pubblico, si svolgono, ove ritenuto possibile sulla base dell’andamento dei dati epidemiologici, con le modalita’ stabilite con i provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 2 del 
    decreto-legge n. 19 del 2020″ (ossia, semplificando, distanza interpersonale o mascherina).
    Quindi è plausibile che la guida, in assenza di disposizioni territoriali più restrittive, possa legittimamente esercitare la propria attività, senza tanti richiami a chissà quali norme borboniche.

  76. Io non faccio parte della categoria delle guide, per cui non ricevo le vostre comunicazioni. Puo’ darsi che esistsno altre comunicazioni successive a quella che ho citato d che è datata 28/4/20. Tuttavia mi pare difficile che oggi come oggi possiate lavorare con la più ampia libertà comd se nulla fosse. Probabilmente potete portare clienti, ma nell’assoluto rispetto di tutte le norme generali (i famigerati decreti), a loro volta riprese in modo particolareggiato dalle indicazioni del vostro presidente nazionale. Per curiosità ho letto la sua comunicazione del 28/4/20 e mi pare che, se davvero rispettate in modo particolardggiato tutte le raccomzmandazioni (distanze, mascherine, guanti chirurgici, documentazione burocratica…) non so quanto riusciate davvero a fare (forse solo escursioni in piccolisdimi gruppi e al massimo arrampicata in falesia a monotiri, ma dubito gia’ su questo). Cmq tu ieri hai scritto in un commdnto che il vs collegio guide regionale durante il lockdown vi ha vietato l’attivita  sospendendo pure la copertura RC. L’hai scritto tu ieri in un tuo commento su Totem & Tabu: vai a controllarr se non ricordi. Quel tuo riferimento era contestualuzzato nelle settimane di fermo completo nazionale (tutti a casa). Ora siamo in una fase diversa, di parziale riapertura, puo’ darsi chd non ci sia più il vostro divieto totale, ma stento a credere che il collegio guide sia passato dal niente assoluto delle scorse settinane al liberi tutti senza limiti di adesso. Più probabilmente la situazione è che potete lavorate ma con il tispetto delle norme (decreti) e anche il rispetto delle “indicazioni” di categoria, che a loro volta saranno coerenti con quelle nazionali riassunte dal documento citato (quello del 28/4/20, appjnto povo prima della riapertura del 4/5/20). Quanto a me ho già scritto che dal 4 maggio ho fatto 2 gite in sci e una a piedi, in modalità solitaria o con mia moglie e rigorosamente nei limiti regionali. Non è un sacrificio per me, e l’attivita’che mi piace e sono molto sereno ed emotivamente carico. Quindi ho già riassaporato l’aria della montagna e conto di proseguire, tenendo conto che io faccio gite solo nei weekend. Proseguirò con un’attivita’ solitaria o in due (con moglie) di scialpinismo finché c’è neve, poi escursionismo oppure escuirsionismo-alpinismo. Ho invece deciso che, per quest’estate, non mi interessa arrampicare e nrppure pernottare in rifugio e così faro finché non saremo completamente tornati a condizioni normali. Buona notte a tutti!

  77. Crovella, ma dove vivi? Io che abito in un posto sperdutissimo e non ho la TV e  guardo le notizie di rado, posso dirti che in Veneto andiamo in montagna normalmente e da ORA noi guide possiamo pure accompagnare clienti. Certo, dobbiamo restare nei confini regionali, ma per fortuna i bei posti qui non mancano! 
    Lo ripeto: stando in città si vedono le montagne come qualcosa che in realtà NON SONO. Mettetevelo in testa. Crovella prima di tutti.
    Suggerisco a tutti i reazionari di andare in montagna a passeggiare, sciare, scalare e sorridere. E’ una possibilità che esiste! Può solo farvi bene.

  78. Antone, mi spiace evidentemente di essere stato frainteso. Non intendo affatto vietare la montagna a chi cittadino la frequenta per diletto. Ci mancherebbe altro. Volevo solo dire che per chi ci vive, la montagna, non è un qualcosa verso cui andare, magari con ideologie mistiche o ideali dettati da una vita innaturale, perché E’ il luogo che ti circonda, in cui stai anche se non vuoi, e da cui puoi scappare scendendo semmai a valle….in città, al mare…
    Chi fa le leggi e dispone di cosa tutti devono fare, vive in città e mentre emana leggi che devono andare bene per tutta una Nazione, deve dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Non credo che sia per niente facile, direi impossibile accontentare tutti. Ecco, era questo che volevo dire.

  79. Andando oggi fuori città per un primo contatto con un nuovo potenziale cliente, mi sono interrogato sul motivo per cui l’articolo odierno mi è apparso insipido. Può darsi che io sia un lettore esigente, ma non ho trovato nulla di stimolante nell’articolo di oggi. Voglio dire: sono tutte cose fondate, nulla di sbagliato, ma cose note e stranote. Le ho incontrate quando ho studiato sui manuali di Diritto Costituzionale per il relativo esame alla facoltà di economia di Torino. Si era nei primi anni ’80: stiamo parlando di quasi 40 anni fa. Queste cose non sono una novità. Non credo che lo siano per nessuno.
     
    Quando stamattina ho iniziato a leggere l’articolo, immaginavo sviluppi diversi. Nel senso che i “grandi” temi costituzionali sono, per fortuna, assodati, in quanto inseriti nell’architettura costituzionale che è in essere dal 1947.
     
    Viceversa il tema attualmente di rilievo per il mondo della montagna è completamente un altro: come si può ottenere di reinserire nella piena legittimità l’arrampicata anche se non si torna subito alla normalità per virus? Come farlo in tempi brevi e a costi moderati (teoricamente azzerati)?
     
    Ci sono due macro strade. 1 Quella dei ricorsi giuridici (a chi? al TAR? Alla Corte Costituzionale? Con quali tempi? A quali costi?). 2 Quella di azioni interne alle istituzioni della montagna, ovvero CAI (per i non professionisti) e Associazione Guide (per i professionisti). Anche qui: come agire? Con quali modalità e obiettivi? Cosa risponderanno i rispettivi vertici? Siete al corrente delle prese di posizioni ufficiali sia del Presidente Generale CAI, Torti (che se non sbaglio è avvocato), in data 13/5/20, sia del Presidente delld Guide Pietro Giglio che ha diramato delle indicazioni ai suoi associati in data 28/4/20?
     
    Questi sono i veri temi caldi sul tavolo. Le questioni generali, tipo i diritti costituzionali, se siamo cittadini o sudditi, se possiamo esprimere le nostre opinioni o no  le leggi razziale del 38… ma che c’entrano qui? E poi, sai che novità… per fortuna sono cose assodate da decenni.
     
    Cercherò i link con le dichiarazioni sia del Presidente CAI che del Presidente Guide. Al momento non li ho pronti al volo. È interessante leggerli per riflettere sul tema: ma se i rispettivi vertici istituzionali hanno quelle posizioni, non certo allineate alle vostre, come vi regolate voi?
     
    Chiudo precisando che questi interrogativi per me costituiscono solo una curiosità intellettuale, in quanto io preferisco tagliare la testa al toro: ho già deciso che quest’estate non arrampichero’ neppure una volta e rinuncerò anche a quelle 3-4 volte in cui, d’estate, in genere pernottavo in rifugio. Il motivo è analogo: con tutte ‘ste regole (mascherine, distanze, guanti chirurgici, disinfettanti ecc ecc ecc) ho cose più divertenti da fare, anche solo in montagna. Per me vale il famoso slogan pubblicitario: “Il caffè è un piacere, se non è buono che piacere e’?” Ciao!

  80. Da ciò deriva il discorso di Benassi che io ritengo sbagliato; un reato è un reato da chiunque sia commesso e per qualsiasi ragione.

     
     
    Quindi secondo te la RESISTENZA è stato uno sbaglio, una cosa condannabile ?
    La mia non è una istigazione al reato è un’invio alla critica verso qualcosa che riteniamo sbagliato.
    Può un parlamentare farsi portavoce nei confronti di  una legge che ritiene sbagliata? E’ una istigazione al reato? Oppure un suo dovere?
    Quelli che a Milano hanno protestato in piazza per loro situazione sono stati multati per assembramento. Giusto la legge lo prevede.
    Ma non sono andati in piazza a prendere l’aperitivo, inoltre avevano mascherine ed erano a distanza.
    Esiste la legge ma anche il buon senso.
     

  81. a Marcello Cominetti commento 12:
    Premesso che la montagna è di tutti e va rispettata e amata da tutti,non condivido l’idea per cui da una parte ci sono gli “addetti ai lavori  “(cioè  gli alpinisti,le guide alpine,i free climbers,i frequentatori di palestre di roccia, ecc.) e dall’altra il volgo comune,cioè gli inesperti,gli escursionisti della domenica,i residenti in città che vanno in montagna solo per il pic nic,ecc.ecc..E’ una visione campanilistica,escludente,esclusiva ed anche snob.E’ anche il motivo per cui alcune vallate montane sono ottusamente chiuse al turismo e vedono in malomodo il turista che “viene a sporcare i loro prati”.Quindi non si comprende il motivo per cui le elites  dei cosiddetti esperti della montagna debbano essere esentate dal rispetto delle normative di legge (costituzionalmente legittime). Sarebbe come dire che esistono cittadini  di serie A e di serie B: i primi possono evitare di mettere mascherine,indossare guanti,distanziarsi dagli altri senza andare incontro a sanzioni,mentre i secondi sono succubi delle vessazioni imposte dalle autorità statali e regionali cui debbono sottostare totalmente.

  82. Due osservazioni. Io penso che il popolo italiano sia nella stragrande maggioranza altamente civile. In un paese con una legislazione, soprattutto fiscale, così farraginosa e incerta e con un sistema burocratico folle, tutto sommato si comportano bene gestendo autonomamente e con buonsenso pratico e civico le loro vicende personali. Le persone sono in ogni istante esposte a qualsiasi corbelleria poiché di fatto pensare di avviare le procedure di impugnazione  o ricorso impone costi, procedure e tempi non affrontabili per i più. Da ciò deriva il discorso di Benassi che io ritengo sbagliato; un reato è un reato da chiunque sia commesso e per qualsiasi ragione. Sta alla comunità pretendere giudici autonomi, procedure snelle e legislazioni chiare. Alle elezioni occorrerebbe arrivare in maniera più pragmatica e meno ideologica.
    La vicenda dei DPCM è un chiaro esempio di ciò.

  83. Interessante stimolo a porsi domande che vadano oltre lo scontato.
    Faccio l’avvocato del diavolo, ma Crovella professa un credo che spero i suoi allievi non seguano perché si troverebbero (come la più parte, purtroppo) a ingrossare le fila di quelli che nei film americani hanno la villetta a schiera col giardino curato, il barbecue e il pick-up lucido. Con tutto il rispetto per le altrui idee (infatti credo che la maggior parte faccia e “pensi” come Crovella) anche quando non le condivido, ma certe rigidità fanno nascere dei bastian contrari disorientati, altro che rigore morale… 
    Penso che Conte & C. si siano ritrovati tra le mani una faccenda micidiale e che l’abbiano affrontata alla bell’e meglio, ma cosa potevano fare? Non li giudico né li critico duramente come fanno in molti, perché non ne ho le competenze né, soprattutto, le soluzioni alternative. Mi attengo alle disposizioni ma corredandole di varianti di buon senso e rispetto del prossimo, ma, se posso, non rinuncio a fare quello che mi da gioia e sprono semmai gli altri a farlo (il contrario di quello che sostiene Crovella, sic).
    La montagna, per me, non è il parco giochi o la valvola di sfogo cui ricorrere in alternativa a un lavoro d’ufficio, è il luogo dove vivo e lavoro come guida ma anche come ispirazione per la vita di ogni giorno, con me stesso e verso le persone care. Come spiegarlo? 
    Credo anche che la situazione Corona Virus vista dalla città sia molto diversa da quella che vedo qui in montagna. Mi viene da dire: avete voluto ammassarvi laggiù e circondarvi di comodità, ok, ora smazzatevi quello che avete intorno, ma non crediate che tutto debba essere come in città, perché (per fortuna) non lo è.

  84. Condivido totalmente il bello scritto di Massimo Ginesi. Volendo spaccare il capello in quattro, l’unico motivo di dissenso sono i toni pacati.  Io avrei scritto più o meno lo stesso ma con toni e commenti molto più aspri.

  85. in Italia c’è stato un momento storico in cui dei cittadini pensanti, di diverse convinzioni politiche, hanno rivendicato il loro diritto prima di dissentire, di criticare,   poi di non rispettare leggi che consideravano profondamente ingiuste, irrispettose della libertà dell’individuo.
    Quel momento che fa parte della storia di questo paese si chiama RESISTENZA.
    Se quei cittadini avessero ragionato e agito  come te Crovella, chinado sempre e comunque il capo davanti alle leggi anche le più infami, tipo le leggi razziali,  la resistenza non ci sarebbe stata e non ci saremmo riscattati come stato difronte alla giustizia, alla morale.
    Vero, le leggi sono fatte per essere rispettate, ma se ritenute ingiuste, sbagliate, si devono cambiare e per poterlo fare prima vanno criticate, anche con delle proteste.
    Protestare non vuol dire sempre e comunque sfasciare o istigare alla disubbidienza.
    Protestare  vuol dire rivendicare in modo civile  i propri diritti calpestati, dimenticati, vuol dire manifestare il proprio pensiero, far conoscere agli altri la propria condizione, vuol dire difendere la libertà individuale, vuol dire ribadire con forza che ognuno di noi è un individuo e non un robot programmabile.
    Credo che in Italia ce ne siamo un pò dimenticati di protestare.

  86. Norma, etica, libertà ed emergenza sono quattro parole di estrema attualità nell’attuale contesto sociale. Quella che, però, andrebbe scritta a caratteri cubitali è la parola “LIBERTÀ”. E già, perché nell’ambito dell’emergenza sanitaria, l’etica ci induce a rispettare tutte le Norme emesse dal governo, portandoci inconsapevolmente fuori dal concetto di Libertà. Il COVID 19 è arrivato inopinatamente sulle nostre teste come uno zunami. E ci ha spaventato. Con la paura delle conseguenze catastrofiche, ognuno di noi si è facilmente e supinamente adeguato alle Norme emesse dal Governo. A volte anche troppo vessatorie, senza rendersi conto, nell’immediato, a quali conseguenze nefaste, forse più di quelle causate dal VIRUS, l’atteggiamento assunto dal potere potrebbe indurre, nel futuro, alla nostra società.
    Nella lettura dell’articolo scritto da Massimo Ginesi , mi trovo pienamente sintonizzato su tutti gli argomenti trattati, anche perché costituiscono riflessioni che nel mio intimo mi ponevo ormai da tempo. Anzi sottolineo che l’articolo, unitamente alla “Lettera aperta al Presidente del Consiglio” sottoscritta da oltre 200 autorevoli giuristi, mettono in evidenza come l’atteggiamento del governo stia mettendo a rischio il concetto di LIBERTÀ sancito dalla nostra Legge fondamentale.
    Dobbiamo essere vigili a non creare pericolosi precedenti. La storia insegna.
    Che sia necessario ed importante assumere responsabili atteggiamenti individuali di protezione ed autoprotezione per la nostra ed altrui salute, è importantissimo e sacrosanto. Però bisogna anche rimanere vigili sul rispettoso mantenimento di tutti gli altri valori sociali considerati essenziali dalla nostra Costituzione.
    Quindi, se è vero come è vero, da un lato, che le norme emanate dal governo, “mettono nelle mani del primo anello della catena sanzionatoria (i verbalizzanti) uno strumento di assoluta (e pericolosa) discrezionalità”, dall’altro dobbiamo essere noi, tutti i cittadini, ad essere vigili e pronti a sanzionare, con assoluta consapevolezza, ogni eventuale e pericolosa iniziativa, posta in essere da chiunque, volta a ledere i valori etici, morali e sociali essenziali conquistati con secoli di sangue e sacrifici.
    Un grazie particolare a Massimo Ginesi per l’interessante spunto fornito.

  87. Crovella come ti ho già ben chiarito in precedenti interventi, prima di essere un istruttore CAI , sono un LIBERO CITTADINO e non un suddito.Come tale mi prendo il diritto di critica su quello che ci viene imposto.Avrò il diritto di dire che non lo ritengo giusto?Avrò il diritto di protestare contro leggi che ritengo ingiuste?Avrò il diritto di criticare decisioni prese dai vertici CAI?io dico di SI, mica sono i padroni del mio libero pensiero.

  88. Crovella, ti rispondo una volta, poi cesso davvero ogni interazione con te. 
    Intanto il voi non esiste, io sono un individuo che si interroga, non l’appartenente ad una categoria, che oltretutto connoti in maniera assai discutibile in senso deteriore. 
    Hai evidenti difficoltà di comprensione del testo, perché nessuno spacca il capello in quattro  e il pezzo non è né giuridico né volto a contestare nel merito i DPCM, anche se molto vi sarebbe da dire sul punto:  analizzare e contestare norme di legge illegittime e che violano prinpci fondamentali non è  sterile esercizio di tretapiloctomia, riservato ad una categoria di personaggi originali che si baloccano con i codici, quanto di  elementare principio di civiltà e garanzia che fa parte di qualunque società evoluta o meno che sia (ti parrà strano, ma  anche le forme primordiali di aggregazione sociale  hanno i loro garanti della loro legalità…).
    se poi tutto ciò, per te,  lascia il tempo che trova, ti auguro di non incappare mai in qualche sistema dove qualcuno ti processa senza garanzie e senza riflettere, ma sulla base dei principi di sostanza che con tanta frequenza richiami.
    dopodiché, se vuoi continuare a parlare di massimi sistemi, cinghie da tirare, principci morali, norme a cui adeguarsi perché ci sono etc… accomodati pure e prosegui da solo, poiché interagire con i sordi (e anche qui uso un eufemismo) è attività che non mi ha mai appassionato.   

  89. Ginesi, credo invece che sia tu che non cogli per nulla il fatto che a me della questione “giuridica” non me ne importa un fico secco. Da un bel po’ io non mi addentro minimamente nelle questioni giuridiche relative a questo tema. Me ne sto ben alla larga, proprio per evitare conflitti con i professionisti del settore, anche se sono convinto che una discreta “forma mentis” giuridica me la sono fatta sul campo (più nel settore dei diritto societario, ma la ratio poi la si estende…). Cmq, non è proprio questo il punto. Ma non mi interessa proprio il campo su cui ti esprimi tu. Vi piace analizzare i testi di legge? Ma fate pure! Ma è una cosa che finisce lì… difatti vedi che nessuno ha mosso passi ufficiali (ricorsi ecc) e che le Istituzioni della montagna (CAI, vertici Guide, Soccorso alpino…) si guardano ben bene dall’allinearsi su posizioni come le vostre. Quindi il vostro spaccar il capello in quattro sulla fondatezza dei DPCM o  di altre norme (es ordinanze regionali) è un esercizio prettamente a tavolino. Può essere interessante, come “studio e analisi”, ma lascia il tempo che trova all’atto pratico. Tra l’altro, come collettività nazionale, sul piano socio-economico-politico abbiamo ben altre priorità (su cui davvero ci giochiamo il pane quotidiano…) da affrontare a tal punto che tutto questo è una faccenduola marginale… Lo dico con tutto il rispetto e ricordando che pratico le varie attività in montagna da circa 55 anni (su 59)… ma l’andar in montagna è un interesse, un hobby…importante, ma non basilare. E in una fase come questa, dove davvero saremo in trincea sul piano socio-economico, non mi sembra un punto sul quale “incaponirsi” come state facendo voi.
    Per i professionisti della montagna dico: certamente state tirando la cinghia e la tirerete ancor di più nel prossimo futuro. Ma crede di essere gli unici? Ristornati, negozi, cinema, palestre, sale da ballo… ecc ecc ecc sono state chiuse per circa 70 gg e a dire il vero non penso che l’attività riprenderà velocemente. Anche i professionisti (commercialisti, avvocati, consulenti vari ecc) non attraversano situazioni incoraggianti. Io stesso di fatto non incasso nulla da febbraio e metto in conto che almeno il 50% delle aziende mie clienti o non riapriranno o taglieranno i costi…per cui…addio consulenze… (proprio per questo ho utilizzato queste settimane di lockdown per ristrutturare completamente la mia attività e per individuare potenziali nuovi clienti che sto iniziando a contattare…).
     
    Intanto, chi vuole contestate le norme giuridiche può muoversi secondo gli itinerari tracciati dal nostro stesso modello giuridico (vedi commento 1)… ma… campa cavallo che l’erba cresce… prima di arrivare alla Corte Costituzionale per far dichiarare definitivamente anticostituzionali vari DPCM…, ma anche solo un ricorso al TAR… Ma che c’entra, poi, con l’andar in montagna? specie se riferito al presente o all’estate 2020, che è dietro l’angolo…
    —-
    Cmq io non ho mai detto che le norme in vigore siano incontestabilmente “giuste”. Ci sono e basta. Io penso che noi appassionati di montagna dovremmo adeguarci, in attesa di tempi migliori. Nel frattempo dobbiamo però dare l’esempio (in questa direzione) a chi ci “osserva” (soci giovani/allievi/clienti). Esempio sul terreno e anche esempio attraverso prese di posizioni moderate e mature sul tema.
     
    In questa fase io continuerò a comportarmi così: se riesco a portare a casa delle gite, anche solitarie, lo considero tutta manna dal cielo. Invece con il vostro atteggiamento (molto diffuso, non solo esclusivo di Ginesi) di “rivendicare” con acrimonia i diritti individuali… alla fine vi fate il sangue marcio su querelle da quattro soldi e trasformate una cosa “bella” (andar in montagna) in una elemento di vostre frustrazioni aggiuntive…
     
    Per cui mi viene da dire: piila più dusa (piemontese per take it easy). Riuscite a farvi una bella scarpinata dietro casa? E godetevela, che, con l’aria che tira sul fronte della recessione, del futur non c’è certezza…
     
    Toccatevi pure, ma vedrete che, se Mamma Europa non ci regala almeno 100 mld a fondo perduto in tempi brevi, l’autunno sarà ben “caldo”…

  90. Bello!
    Ragiono un poco e poi domando.
    Siamo un popolo strano, poco civile e poco sociale, molto creativo e indisciplinato, tanto ignorante e saccente, che però vuole uno Stato che lo garantisca in tutto e per tutto, e ogni cittadino vuole che lo Stato faccia tutto come lui pensa sia giusto e nega anche con violenza lo Stato se non lo fa.
    Ogni tanto mi domando se siamo un popolo sperimentale, che cerca di costruire un nuovo tipo di società, o se siamo semplicemente un popolo annoiato che ha una lunghissima storia di sue conquiste e di dominazioni altrui.
    Siamo un popolo stanco di esistere, un popolo i cui individui non cercano più un valore in ciò che fanno ?
    Siamo in maggioranza persone effimere ?

  91. Quello che dice il buon Ginesi è quello che penso io praticamente dall’inizio della crisi, ma espresso molto meglio.
    Penso però ci sia qualcosa d’altro che Ginesi non dice, ma che a me spaventa molto ed è che tutta la confusione, l’approssimazione e l’arbitrarietà normativa, e la conseguente persecuzione “a discrezione” non solo  “non rappresentino una bella pagina di questo paese”, ma non siano nemmeno casual o dovute a semplice stupidità e incompetenza, ma siano volute, intenzionali. 
    Non tanto come un piano ordito nell’ombra da un grande tessitore (di cui francamente non vedo l’ombra), ma come frutto di una mentalità, di una concezione di società basata su questi presupposti e che sta diventando sempre più invasiva.
    Quella concezione della democrazia che vede i cittadini come sudditi, da sottoporre all’autorità quanto più completa possibile (senza lacci e lacciuoli) dell’autorità di una persona unica, che sola può risolvere i problemi perché è stata investita dalla volontà popolare (assurta a investitura quasi divina) e che non deve rispondere a nessuno almeno fino al prossimo turno (speriamo…).
    Questa concezione è stata enormemente rinforzata da questa crisi in una reazione autocatalitica di comunicazione incompleta / terrorizzante / contradittoria, un mix di norme ragionevoli-stupide, ovvie-inutili, paternalistiche-vessatorie e talora al limite del magico e dell’apotropaico e un’applicazione delle stesse a caso, talora assurdamente vessatoria e talora incredibilmente lassista.
    Tutto ciò porta sempre più a quella società che spesso viene ritenuta tipicamente italiana, del cittadino deresponsabilizzato (sia nei diritti che nei doveri, perché entrambi incerti nella definizione e comunque aleatori nella pratica) che pensa a navigare a vista nel suo “particulare” senza alcun senso del generale e che spera solo nel salvifico intervento di un’entità esterna (di volta in volta lo stellone italiano, la scienza, il culo di Sacchi, l’uomo forte, la divina provvidenza o la madonna)
    E tutto questo mi preoccupa molto, ma molto più del virus e della crisi economica!

  92. Caro Crovella
    lo scritto trae ispirazione da una serie di condotte generali cui ho assistito nei social e nella vita reale in questi mesi, anche in ambiti in cui svolgo la mia opera professionale, dunque non sei la mia (sola) musa ispiratrice. 
    Vedo che torni a ribadire concetti soliti, il che dimostra che non hai affatto compreso lo spirito di questo scritto.
    Etico, morale, corretto giusto sono principi equivalenti, ai fini del ragionamento svolto, che è volto proprio a dimostrare  come – in generale, ma ancor più in questo contesto – siano categorie concettuali che non c’entrano nulla con la norma giuridica e con il diritto e con la sua osservanza (Se non per risvolti filosofici sui quali ora è inutile dilungarci).
    Ancor meno c’entra le deontologia, che è sicuramente un insieme di norme che tuttavia non  attengono all’obbedienza, ma al rispetto dei canoni di determinate professioni.
    Non so poi se ti rendi conto della portata di ciò che affermi: all’interno del cai, delle guide, degli alpinisti non dovrebbe essere  ammesso il diritto di critica o di dissentire…
    Dunque un avvocato o un giudice non potrebbero giudicare un testo normativo fatto male, poichè altrimenti loro – che sono chiamati a curarne l’applicazione – istigherebbero il cittadino a non osservare le norme. 
    Un visione originale, non vi è dubbio (ed uso volutamente un eufemismo), che per fortuna in questo paese ancora non è imposta.
     
    .
     

  93. Ho letto con molto interesse l’intervento di Ginesi. Poiché credo di esser stato io lo stimolo al suo scritto, mi concedo alcune considerazioni.
    C’è un equivoco di fondo fra me e lui. Io non mi addentro nella querelle se una norma di legge, oltre che avere una natura giuridica, sia anche “eticamente” fondata o meno (forse, tra l’altro, avevo utilizzato l’avverbio “deontologicamente” e l’aggettivo “deontologico”).
    Non è quello il punto, né mi interessa questo specifico risvolto.
    Ho criticato, nelle scorse settimane, le prese di posizioni (a volte anche un po’ “scalmanate”) per una indiscriminata ripresa dell’andar in montagna, posizioni assunte anche e soprattutto da parte di soggetti “qualificati” (istruttori CAI, guide ecc). E’ questo il punto chiave.
    Credo infatti che questo specifico punto sia criticabile. A me viene da dire che sia criticabile “deontologicamente”, ma se l’avverbio vi distrae e vi disorienta, togliamolo completamente. La mia frase resta: alcune posizioni, sostenute da soggetti “qualificati” in campo istituzionale (istruttori CAI, guide ecc) io le reputo criticabili. A questi aggiungo anche gli alpinisti “di fama” (sia del passato che in attività) per la loro visibilità e l’impatto che possono determinare.
    Non voglio ripetere le motivazioni di tale mia conclusione: sono agli atti, tanto per usare una formulazione giuridica (gli interessati possono andare a leggerle nei dibattiti di inizio maggio).
    Tuttavia mi limito a sottolineare che chi occupa ruoli di “visibilità” (alpinisti di fama, istruttori CAI, specie se di lungo corso come il sottoscritto, guide ecc) dovrebbe sentire su di sé il compito di dare moralmente l’esempio. E’ una questione “morale”, non c’entra nulla il mondo giuridico (se non per il fatto che tutto parte da norme giuridiche).
    Ora tutti i vertici istituzionali (Presidenza CAI, mi pare anche Presidenza Guide, sicuramente Soccorso Alpino ecc ecc ecc) dicono come prima cosa “rispettare le norme in vigore”.
    Con tali premesse se giovani soci/allievi/clienti (di guide, NdR) vedono un personaggio di rilievo che si comporta o si esprime in modo asincrono rispetto i vertici delle istituzioni cui appartiene, ciò crea disorientamento nei giovani soci/allievi/clienti. E’ indubbio.
    Tali giovani soci/allievi/clienti diranno: “ma come quello fa così e cosà e a me dicono che non posso fare lo stesso?!?”.
    E’ questo il punto chiave in funzione del quale i penso che i soggetti di rilievo (alpinisti di grido, istruttori CAI, guide) dovrebbero stare dieci passi PRIMA del limite imposto dalle norme in vigore, piuttosto che un solo millimetro dopo tale limite.
    Questo anche nella propria attività privata e individuale, perché oggi le cose si vengono a sapere con facilità e molto rapidamente (social, una foto qui o una relazione là…)
    Tutto ciò per una questione di esempio educativo.
    Un bambino che vede suo padre che passa sistematicamente con il semaforo rosso, che “impronta educazionale” riceverà?
    Per tutto ciò, io dico che i soggetti qualificati (ribadisco alpinisti di fama, istruttori CAI, guide, ecc) dovrebbero saper aspettare momenti migliori, cioè di indiscusso ripristino delle generali condizioni pre-epidemia, prima di assumere posizioni o comportamenti come li assumevano in quel contesto.
    E che sarà mai? Non sapete stare qualche mese senza andar in montagna? Anche a me “manca” fare gite, ma la saggezza e la maturità mi hanno fatto trovare mille altri motivi di interesse. Dal 4 maggio anche io ho ripreso a far gite (due in sci e una a piedi) rigorosamente in modalità solitaria oppure con mia moglie (convivente). devo dire che è il modello che ho adottato, per indole, da almeno 15 anni, forse anche di più. Tuttavia lo trova adatto a questa situazione “di transizione”: non ci vedo nulla di male, non mi pesa e mi sento “a posto” con la mia coscienza di istruttore. Lo dico in giro (che mi comporto così) e, indirettamente, sono un esempio educativo per allievi e giovani alpinisti.
    Perché non fate così anche voi?

  94. La nostra Carta Costituzionale,così ben fatta dai legislatori del 1946 e così vituperata dai politicanti succedutisi nel tempo (che tra l’altro sono anche riusciti a modificarne alcune parti -vedi il titolo V-) garantisce tutti i rimedi alla sua violazione: per esempio l’articolo 16 prevede espressamente che il cittadino “è libero di circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale,salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza…”.Se qualcuno voleva contestare i vari DPCM emessi dal Governo,altamente limitativi della libertà personale di circolazione,avrebbe potuto e dovuto impugnarli avanti alle competenti sedi e dimostrare che non sussistevano i motivi sanitari atti a legittimare tali provvedimenti.Analogamente le ordinanze regionali “contingibili e urgenti” pedissequamente ripetitive dei decreti governativi,potevano e dovevano essere impugnate avanti al TAR (in alcune Regioni ciò è stato fatto ad esempio dai gestori di discoteche,esclusi dalle autorizzazioni alla riapertura nella fase 2).Esistono perciò strumenti legislativi e  giudiziari per tutelare sia il singolo cittadino che i gruppi portatori di interessi diffusi: quando ne ricorrevano i presupposti ciò è stato fatto.E’ chiaro che qualsivoglia ricorso amministrativo o giudiziale proposto avanti alla giustizia amministrativa potrebbe approdare avanti alla Corte Costituzionale,che è e rimane l’organo supremo preposto a dirimere tale tipo di controversie.

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