Novità regionali sulle Guide Alpine

Novità regionali sulle Guide Alpine
di Riccardo Innocenti (Responsabile USACLI Montagna)

C’è un’insolita effervescenza legislativa regionale sulle norme che regolano l’attività delle Guide Alpine.

La disciplina che regola la professione delle Guide Alpine rientra tra le norme del turismo e in particolare delle norme sulle professioni turistiche. C’è una legge quadro nazionale (la legge n. 6 del 2 gennaio 1989) e numerose leggi regionali. Nel 2001 entra in vigore una riforma costituzionale e il turismo rientra tra le materie di competenza legislativa regionale piena. Le Regioni possono legiferare in materia di turismo ma hanno dei limiti costituiti dalle leggi statali di principio. Per il nuovo art. 117 della Costituzione il settore delle professioni turistiche non fa più parte delle materia legislativa del turismo. Tanto è vero che nel 2009 due sentenze della Corte Costituzionale hanno dichiarato l’incostituzionalità di una legge regionale dell’Emilia-Romagna che aveva istituito una nuova professione di animatore turistico.

La legge n. 6 del 2 gennaio 1989 (che a suo tempo subì comunque delle censure dalla Corte Costituzionale) è molto chiara nel descrivere chi è e cosa fa la Guida Alpina e l’Aspirante Guida Alpina.

La Regione Marche ha emanato la legge regionale 02 luglio 2020 n. 26 che ha fortemente innovato la figura dell’Aspirante Guida Alpina. Ha inventato l’Aspirante Guida Alpina di primo livello che può fare quello che faceva l’Aspirante Guida Alpina ma con esclusione dell’insegnamento e accompagnamento su ghiacciai, ascensioni scialpinistiche, escursioni sciistiche e cascate di ghiaccio. Praticamente può stare solo su roccia. Poi è stata istituita la figura di Aspirante Guida Alpina di secondo livello, che praticamente fa quello che faceva prima l’Aspirante Guida Alpina, cui sono precluse le ascensioni di maggiore impegno relativamente all’accompagnamento sui ghiacciai.

Questa è una novità epocale perché di fatto l’Aspirante Guida Alpina di primo livello nelle Marche si muove (o meglio si muoverà) solo su roccia.

La Regione Marche ha regolato la professione di Guida Alpina o ha istituito una nuova figura professionale del settore turismo; replicando la stessa vicenda che nel 2009 aveva visto la declaratoria di illegittimità costituzionale della legge dell’Emilia Romagna?

Sul sito del Collegio Regionale delle Guide alpine delle Marche (https://www.guidealpinemarche.com/formazione-aspirante-guida-alpina/)
 si legge:

La crescente richiesta di turismo esperienziale, ossia di sport praticati all’aria aperta nel rispetto dell’ambiente, può trovare risposta in tutte le regioni sia sulle alte creste sia nelle falesie di bassa quota.

L’innovativa proposta della definizione degli ambiti professionali dell’aspirante Guida, coniuga le esigenze del territorio e delle future generazioni di coloro che intendono svolgere questa professione, i cui effetti positivi potranno sicuramente ricadere su tutte le attività ad esse collegate.

In questo modo si potranno aprire spazi lavorativi che, codificati in aree di attività precise e abilitanti, consentiranno ai giovani di poter svolgere una parte della professione e, nel contempo, di progredire attraverso un percorso graduale fino a raggiungere il massimo grado di abilitazione.

Nel definire le ascensioni di maggiore impegno, così come prescritto dalla Legge, si è inteso identificare proprio quelle attività maggiormente rischiose, ad esempio lo scialpinismo e le ascensioni su cascate di ghiaccio, che a causa delle caratteristiche morfologiche e climatiche, del nostro territorio in particolare della dorsale appenninica, dovrebbero essere appannaggio di un livello superiore della professione.

Il combinato delle problematiche di cui sopra, con l’insussistenza fisica territoriale di ghiacciai, quindi le ascensioni ed escursioni in ghiacciaio, hanno spinto ad un’attenta riflessione che potesse coniugare gli innegoziabili standard di sicurezza e qualità di una professione ordinistica, con lo sviluppo orizzontale della stessa“.

Sembra di capire che ci sono enormi spazi di lavoro non sfruttati nelle falesie a bassa quota e che formare, in maniera più semplice e più veloce Aspiranti guide alpine che operano solo su roccia sia la miglior risposta per captare la domanda di un certo “turismo esperienziale”.

Se guardate i requisiti tecnici previsti dai bandi della Regione Marche per accedere al corso di Aspirante Guida Alpina di primo livello vi potete rendere conto che si parla solo di roccia, in falesia e in montagna, ma solo ed esclusivamente di roccia.

Di fatto si è instaurata la figura professionale di un operatore abilitato ad operare solo su roccia. Ma poi questo Aspirante Guida Alpina di primo livello diventerà mai Guida Alpina? La legge nazionale prevede di 10 anni il periodo di tempo entro il quale diventare Guida Alpina dopo il conseguimento del titolo di Aspirante Guida Alpina. Se non diventa Aspirante di secondo livello? Che fine farà dopo 10 anni l’Aspirante Guida Alpina di primo livello che non ha progredito nella professione? Dovrà smettere di esercitare? Rimarrà per sempre di primo livello senza mai aver l’obbligo di diventare di secondo livello? Sarà un aspirante guida che non è obbligato a diventare guida? Dopo 10 anni decadrà ma con una domanda di rinnovo potrà esercitare ancora per 10 anni? Lasciamo ai posteri le risposte a queste domande

La seconda novità a livello regionale viene dalla Regione Liguria. In itinere c’è una proposta di modifica dell’attuale legge regionale sulle Guide Alpine la legge regionale 17 dicembre 2012 n. 44. La proposta di legge n. 60 del 05 marzo 2021 prevede varie novità.

Anche in Liguria si vuole introdurre i due livelli per l’Aspirante Guida Alpina. Inoltre si prevede l’uso esclusivo della dizione Scuole di alpinismo, sci alpinismo, arrampicata, canyoning e speleologia solo per le Scuole gestite dalle Guide Alpine.

La proposta di legge della Regione Liguria ha allarmato l’ambiente degli arrampicatori sportivi ed è stata lanciata una petizione on line contro questa proposta consultabile al link https://www.vertical-lab.it/2021/03/29/scuole-di-arrampicata-e-di-canyining-addio-in-liguria/?fbclid=IwAR19_TdGY2G8RJy2NNpHfztMlqYvN6gwGUDW4MnoyiolRqJ-38tuUR8xqEU.

Ad aprile in Liguria si è tenuto un incontro tra i proponenti la modifica della legge regionale e tutti coloro che a vario titolo si erano allarmati per le novità che si vogliono introdurre. A seguito dell’incontro è stato inviato, dai proponenti la modifica della legge regionale, un quadro sinottico comparato tra la vecchia e la nuova versione della legge con evidenziate le varie modifiche. Non sembra che i proponenti abbiano recepito le obiezioni che sono state coralmente sollevati dalle controparti.

In Liguria sembrerebbe che l’aspirante di primo livello possa rimanere tale a vita senza mai “dover” diventare di secondo livello e tanto meno guida alpina.

Ma perché le Guide Alpine, a livello regionale, si agitano così tanto per avere nuove normative? Perché non viene cambiata la legge nazionale. Che è difficile da cambiare e soprattutto non sarebbe facile da cambiare nel senso auspicato dalle Guide Alpine. E dato che non si riesce a cambiare la legge nazionale ci si prova con le singole leggi regionali: andando anche al di là di quello che è possibile fare!

Il mondo del verticale è indubbiamente cambiato in maniera irreversibile sotto l’impulso dell’arrampicata sportiva. La stessa arrampicata sportiva che debutta ora alle Olimpiadi.

Le Guide Alpine hanno sempre visto l’arrampicata sportiva come una disciplina ancellare della professione. La vedano come una possibile specializzazione, come previsto dall’art. 10 della Legge Nazionale.

In questi anni si sono consolidate le figure degli operatori sportivi specializzati in arrampicata sportiva che fanno riferimento alla normativa del CONI. Sono gli istruttori della Federazione (FASI) e degli Enti di Promozione Sportiva (USACLI, UISP, OPES, ecc.)

Sono figure professionali con caratteristiche proprie cui fanno riferimento migliaia di appassionati. Questi appassionati sono amatori, dilettanti, agonisti. Sono tutti atleti che vedono nell’arrampicata sportiva quello che è: una disciplina sportiva. Una disciplina che si pratica in falesia (ambiente outdoor) e in palestra (ambiente indoor).

L’approccio alla disciplina sportiva è un approccio diverso da quello dell’arrampicata intesa come turismo esperienziale. E’ un approccio da cui le Guide Alpine, nei fatti, sono state tagliate fuori.

Le figure professionali che insegnano l’arrampicata sportiva in Italia già esistono. Sono gli istruttori che fanno riferimento al CONI. Le Guide Alpine stanno cercando di inseguire un settore che non è il proprio.

E’ comprensibile che le Guide Alpine vogliono attrarre nella loro orbita i giovani con un percorso formativo meno lungo e dedicato solo alla roccia. Economicamente meno costoso. E’ comunque un’anomalia veramente atipica che per arrivare ad esercitare una professione bisogna sottostare ad un tirocinio che non solo è così lungo ma soprattutto il cui costo (decine di migliaia di euro) ricade sul tirocinante.

Il tema del costo del corso di formazione per diventare Aspirante e poi Guida Alpina merita qualche considerazione specifica.

Perché il singolo candidato paga tutti questi soldi? Perché i formatori (Guide Alpine che hanno conseguito la qualifica di Istruttori) vanno retribuiti tenendo conto dei parametri della professione. E i formatori/valutatori vanno pagati. Tot giornate di lavoro e tot giornate di retribuzione. La cosa strana è che vengono pagati con i soldi del corsista in formazione. In alcune (pochissime) regioni l’Ente regionale paga direttamente i formatori. Ma in quasi tutte le altre regioni il corsista si fa carico del costo del corso. E questa è una vera anomalia: anzi un’assurdità giuridica. Il costo di formazione e di tirocinio obbligatorio, in quasi tutte le professioni è retribuito. E’ assurdo che il corsista sia lui a retribuire i formatori/valutatori per un periodo così lungo.

Le Guide Alpine vogliono attrarre nella loro orbita, con l’Aspirante di primo livello, quegli stessi giovani che attualmente per insegnare l’arrampicata sportiva si rivolgono ai corsi di formazione degli enti che fanno riferimento al CONI.

Dopo che per anni la nascita della figura professionale del “Maestro di arrampicata sportiva” è stata ostacolata in ogni modo, ora si tenta di inserirla nel panorama delle professioni italiane attraverso questo escamotage giuridico di sdoppiamento dei livelli della professione dell’Aspirante Guida Alpina.

E’ un tentativo da parte delle Guide Alpine che però dovrà essere vagliato sulla base della legittimità delle leggi regionali che istituiscono, di fatto, una nuova professione.

Quello che è profondamente illegittimo è il tentativo, in Liguria, di attribuire in esclusiva alle Guide l’uso del nome di Scuola per ogni attività che avviene in ambiente impervio.

La legge nazionale sulle Guide Alpine prevede all’art. 19 che le Guide possano istituire Scuole di Alpinismo e Scialpinismo. E basta.

Qui non si tratta di innovazione di una legge regionale. Qui si entra nella prevaricazione delle prerogative di altri enti che in maniera del tutto legittima insegnano Arrampicata Sportiva, Speleologia e Canyoning.

Non si ottiene nessun risultato impedendo l’uso di alcuni nomi.

Le scuole di Arrampicata Sportiva del CONI funzionano perché gli allievi trovano negli istruttori le competenze che cercano. Funzionerebbero anche se si chiamassero Accademy o Centri di addestramento.

Funzionano perché l’Arrampicata Sportiva, come la Speleologia e Canyoning hanno una loro storia, un loro percorso, una loro tradizione che non è quella delle Guide Alpine.

In particolare l’Arrampicata Sportiva, insieme allo Scialpinismo sportivo, ha sviluppato una tradizione di gare e di regole per quelle stesse gare per cui gli atleti si allenano. Lo scialpinismo sportivo ha da tempo un proprio circuito di gare. La preparazione dello scialpinista sportivo è del tutto diversa da quello del classico scialpinista. E’ forse la disciplina che più si è diversificata, anche se praticata nello stesso ambiente, da quella originaria.

L’ambito sportivo è diverso dall’ambito turistico. E’ legittimo che l’ambito turistico voglia cercare di recuperare il terreno perso nei confronti dello sviluppo esponenziale delle discipline sportive. Ma non lo può fare con tentativi di prevaricazione o con il maldestro pretesto di inibire l’uso delle dizioni che sono più cercate (cercate sui motori di ricerca di internet e sui social) a livello sociale e commerciale.

Ora si pone una domanda fondamentale. Che cosa è questa figura di Aspirante Guida alpina di primo livello? E’ una figura legittima o è un tentativo illegittimo di provare a modificare a livello regionale una legge nazionale che non si riesce a modificare?
Ha una propria ragion di essere o serve solo a tentare di riposizionare le Guide alpine in un settore, quello sportivo, da cui erano escluse?

C’è un motivo semplice perché le scuole sportive che fanno riferimento al CONI funzionano. Non è solo perché ci sono istruttori preparati, appassionati, formati e valutati per le competenze che devono avere. Funzionano perché offrono ai loro atleti dei corsi a un prezzo abbordabile per tutte le tasche. Le scuole funzionano perché i corsi hanno prezzi bassi. Perché gli istruttori prendono, legittimamente, compensi proporzionati alle quote dei corsi. Perché la domanda di corsi, a un certo prezzo, è soddisfatta dall’offerta di corsi allo stesso prezzo. E’ questo il motivo dell’enorme diffusione delle Scuole sportive che fanno riferimento al CONI.

C’è anche un secondo motivo. Le Scuole che fanno riferimento al CONI sono tante. Gli istruttori sono tanti. Offrono tante proposte di corsi, allenamenti, gare.

Le Guide Alpine sono poche. Non c’è una tradizione di offerte di corsi di tipo sportivo. Ma sono soprattutto poche. C’è una domanda enorme di corsi e le Guide Alpine, anche volendo (e molti di loro non vogliono dedicarsi a questi corsi) non potranno mai da sole soddisfare l’enorme domanda sul lato sportivo.

Peccato che sono pochissime le Guide Alpine che hanno capito che la vera soluzione è integrarsi con l’ambito sportivo. Non combatterlo maldestramente anche attraverso “innovative” leggi regionali.

Un piccolo aneddoto che è successo da poco in Piemonte. Una scuola di arrampicata sportiva di una Associazione Sportiva Dilettantistica che è affiliata all’USACLI fa un corso di arrampicata base con numerose uscite in falesia e in palestra per un costo di 150 euro. Le Guide alpine del luogo fanno di tutto per boicottare questo corso. Scrivono, si agitano, fanno pressioni… ma alla fine propongono lo stesso corso a 149 euro. Quando si dice che è il mercato che fa la selezione della concorrenza…

Io capisco che chi ha speso decine di migliaia di euro per ottenere un titolo professionale in qualche modo deve almeno rientrare dei costi sostenuti. Ma capisco anche il diritto dei giovani atleti sportivi ad avere a disposizione dei corsi a prezzi abbordabili.

Probabilmente i futuri aspiranti guide di primo livello dovranno ragionare se ha senso spendere tutti questi soldi per fare la stessa cosa che si può fare, con le stesse competenze, in altro modo.

Comunque chi opera nel mondo sportivo non assisterà immobile ai tentativi impropri degli operatori turistici, come le Guide Alpine, di appropriarsi di ambiti che non gli competono. Anche se ci provano con leggi regionali che appaiono profondamente illegittime.

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Novità regionali sulle Guide Alpine ultima modifica: 2021-05-09T05:28:00+02:00 da GognaBlog

18 pensieri su “Novità regionali sulle Guide Alpine”

  1. 18

    Le guide alpine hanno da sempre suscitato invidia in chi non lo è ma va in montagna  arrampica, scia  ecc. Non nascondiamocelo!
    Riuscire a fare per professione quello che è la propria passione  e magari viverci pure, è il sogno idealizzato di moltissime persone. Di solito chi vive di guida alpina c’è riuscito, ma vi assicuro che la strada per arrivarci è piuttosto ripida. Certo è che, come dopo una bella via che ci ha impegnati al massimo, ci si sente soddisfatti. Ecco, questo a molti da fastidio. L’ho sempre notato. Per questo si cercano mille scorciatoie che portino a un riconoscimento più o meno legale simile a quello in possesso di chi si è impegnato duramente in termini di tempo,  soldi, rinunce, ecc. 
    Come le scorciatoie esistono sui sentieri  così ce le ritroviamo nella vita, ma se le percorriamo convinti sempre di arrivare prima e con meno fatica, ci accorgiamo che il vecchio sentiero tracciato dal montanaro magari secoli prima, è la via migliore. 
    Non voglio con questo patetico paragone sembrare un vecchio conservatore (perché non lo sono affatto), ma l’ho scritto per indurre i molti faccendieri che ruotano attorno all’argomento a fare una riflessione. 
    Concludo, anche perché sono seduto sul cesso, dicendo che vado regolarmente di corpo ogni mattina. Cosa che anche lei dovrebbe fare ulteriori riflessioni. Per chi la intende.

  2. 17
    Fabri Brusa says:

    In questo ed in altri precedenti articoli rispetto a questo tema, mi sembra che esca sempre una cosa che io non capisco: ma perchè ce l’hanno cosi tanto con le Guide Alpine?
    io ho iniziato ad andar in montagna da bambino con nonno e papa, escursionismo, caccia, pesca, leggere dei grandi dell’alpinismo, poi con la fortuna che mio nonno era membro del CNSAS ho conosciuto un altra realtà, ma per me è sempre stato chiaro ed evidente che LA FIGURA di riferimento, da sogno, in montagna fosse la GUIDA ALPINA, (ne nonno ne papa son guide) motivo per cui con anni di sacrifici e sforzi ho provato le tanto desiderate selezioni da aspirante ed ora sto facendo il corso. 
    Queste selezioni son aperte a tutti, certo ci son dei requisiti ma che chiunque con impegno e dedizione puo arrivare ad avere, quindi perchè continuare a cercare di trovar alternative a questa figura? 
    Non sostengo certo che tutti debbano diventare Guide alpine, ma se si vuol vivere di quello, insegnare ed accompagnare essendo retribuiti come professionisti in quell’ambito si, altrimenti penso che il Cai, con le sue figure presenti, sia piu che sufficiente.
     
    Inoltre
     

  3. 16
    lm says:

    Più realisticamente ritennero inutile comunicare affinchè la confusione guidecai cessasse e le famiglie italiane arrivassero a conoscere i servizi offerti dalle guide affinchè QUELLE li integrassero nello loro concezione della montagna

  4. 15
    grazia says:

    E ora, ormai, c’è troppa confusione per far chiarezza e, anzi, ci si sguazza in questa confusione per far valere le proprie ragioni, da una parte e dall’altra!

  5. 14
    lorenzo merlo says:

    L’avrebbero monopolizzato se solo avessero avuto idea dell’importanza della comunicazione. Più realisticamente ritennero inutile comunicare affinchè la confusione guidecai cessasse e le famiglie italiane arrivassero a conoscere i servizi offerti dalle guide affinchè queste li integrassero nello loro concezione della montagna. 

  6. 13
    grazia says:

    Anch’io, toccata nel personale, mi sento di scrivere che se le guide alpine avessero voluto monopolizzare il mercato, avrebbero offerto un’immagine diversa. Sono molte le regioni italiane in cui l’accompagnatore di media montagna (guida escursionistica) è sconosciuto, generalmente non si sa che a far parte del collegio ci siano anche le guide vulcanologiche, e soprattutto l’italiano medio non conosce la differenza tra le istituzioni delle Guide Alpine e quelle del Cai, convinto che non esista la professione di guida, ma che sia solo uno svago.
    Da sempre presenti in una nicchia, facciamo ben poco per avere visibilità.
    Sono convinta che non sia così difficile cambiare la legge – ormai sono vent’anni circa che sento ripetere che c’è questa volontà. Credo, invece, che per svariate ragioni non se ne abbia l’intenzione.
    Ma non sono certamente favorevole alle scorciatoie (per questo ho scelto di frequentare il corso per accompagnatore di media montagna) e ritengo che queste proposte creino molta confusione, sebbene abbiano portato alla luce questioni che si trascinano da anni.
    Sarebbe ideale che tutti gli attori coinvolti si sedessero intorno a un tavolo e sarebbe opportuno che si cercassero punti di unione piuttosto che soluzioni che finiscono per allontanarli ancor di più tra di loro inasprendo i già delicati rapporti.
    Stanca stanchissima di inutili diatribe, di denunce, di insulti gratuiti, di scaramucce.
    Ma sapendo che siamo nel pieno del tempo degli eccessi, sono fiduciosa che anche queste modalità prima o poi svaniranno come neve al sole.

  7. 12

    Dino, accade proprio il contrario. Ovvero, persone con cui si hanno rapporti cordiali e/o amichevoli approfittano di ciò per aggirare ostacoli che, volenti o nolenti, la legge prevede. Rispettare una legge è tutt’altro che negativo. Se la legge per alcuni è obsoleta (perché quando è stata emanata non lo era affatto) allora ci si impegni per farla cambiare, ma senza scorciatoie da furbetti. Fare la guida alpina in molti credono sia un gioco o un’eterna vacanza ma non è affatto così perché è una professione riconosciuta (proprio dalla legge 6/89 tanto odiata) e pure impegnativa. 
    Ogni altra proposta è volta ad ottenere posizioni professionali come accompagnatori, allenatori, guide a vario titolo,  percorrendo strade brevi e quindi furbe. 
    Sarebbe come se per fare un trapianto di rene fosse sufficiente aver giocato all’Allegro Chirurgo (per chi se lo ricorda). Se uno vuole portare la gente a scalare faccia il corso guide che ora che si propone con l’aspirante di primo livello è pure più fattibile. O non va bene neppure così? 

  8. 11
    DinoM says:

    Normalmente la bontà di qualcosa si vede dagli effetti che produce. L’effetto prodotto dalla 6/89 mi sembra del tutto negativo. Un ambiente che per mille motivi dovrebbe essere amichevole e sereno è diventato teatro di scontro piuttosto feroce. Per difendere o attaccare si triturano le persone che magari si conoscono da anni. Mi chiedo se sia questo l’ambiente che le varie figure coinvolte auspichino. Spero che nell’ottica di semplificazione questo Governo la elimini.

  9. 10
    Teo says:

    Marcello, no, che dici?😀le guide alpine aprono alla concorrenza,sono obiettive nelle perizie che non coinvolgono i loro colleghi e cattivissime invece con gli appartenenti alla categoria, non hanno solo volgari rimborsi spese ma fatturano tutto. Non so che mi è preso, mannaggia..Sull arrampicare da bradipo non saprei dirti, forse lo sai meglio tu di me..Rido, davvero di gusto, e vado a dormire.

  10. 9

    Teo, le guide alpine non prendono in giro nessuno. Cercano di monopolizzare il mercato da sempre, prevaricando ogni altra figura. Fanno perizie di parte, arrampicano come bradipi stanchi e non sopportano i leccaculo, i democristiani e chi non sa stare al proprio posto. Io, per esempio, le guide alpine le detesto! Non fosse che di guidalpina campo da quasi quarantanni, mi verrebbe da dire che sono una setta anacronistica e prepotente, tendente alla massoneria alpina. 
    Rido e vado a dormire. Che è meglio. E dormo.

  11. 8
    daniele piccini says:

    Gli interventi dovrebbero vertere sui temi proposti dall’articolo e non sulle persone, se non si entra nel merito ognuno con le proprie idee e convinzioni,  non si alimenta  il dibattito ma lo si spegne senza ragione.
     

  12. 7
    Teo says:

    Che le Guide Alpine tentino di monopolizzare il mercato, è un dato di fatto, non prendiamoci in giro. Basta vedere la diversità di perizie che vengono effettuate in caso di incidente, a seconda se riguardi un collega o un corso Cai. Soprattutto per le valanghe, nel primo caso fatalità, nel secondo negligenza, imperizia, imprudenza..

  13. 6
    simone says:

    Tante inesattezze, nel primo livello c’è la parte su neve una su tutte ed un tecnico fasi non puo portare su roccia nemmeno in falesia un cliente. Può portare come il cai internamente al club e nell’ambito di attività previste dal club e anche li la questione è fosca.Questa figura non fa cascate ghiaccio verticale e scialpinismo e ma è a tutti gli effetti un Aspirante come gli altri in tutte le altre discipline. Fuorviante. Poi che non vi sia collaborazione è vero, del conflitto di interessi anche però fermatevi a raccontare cose non vere.

  14. 5
    alberto paleari says:

    Se le associazioni che il signor Innocenti rappresenta riescono a organizzare corsi molto meno costosi di quelli delle guide, che hanno migliaia di allievi  e che  sono seguiti da istruttori preparati con spese molto inferiori  a quelli dei corsi per gli istruttori delle guide, e in più, sempre dagli stessi corsi, escono “i top climbers falesisiti mondiali”, non capisco perché il signor Innocenti si preoccupi di quelle quattro guide che fanno quei quattro corsi scalcagnati da cui escono dei ragazzi appassionati che arrampicano per star bene e divertirsi.

  15. 4
    Sergio Morra says:

    Alberto Paleari ma di quale dimostrazione ancora si parla?!? Prendi i top climber falesisti mondiali: sono preparati da guide alpine o da preparatori atletici ed allenatori? Ma per favore…
     

  16. 3
    Andrea says:

    Speravo in un articolo più di spessore, invece ci sono molte inesattezze e superficialità. Non è vero che l’aspirante di primo livello potrà muoversi solo su roccia, ma anche ciaspole e piccozza e Ramponi su neve. Poi concordo con quanto scritto sopra, le Guide Alpine partecipano in modo attivo al mondo dell’arrampicata sportiva, sia nell’insegnamento, nella gestione di palestre, nell’attrezzare itinerari e fare manutenzione…pare poco? 

  17. 2
    alberto paleari says:

    “Probabilmente i futuri aspiranti guide di primo livello dovranno ragionare se ha senso spendere tutti questi soldi per fare la stessa cosa che si può fare, con le stesse competenze, in altro modo”.
    Che si possa fare la stessa cosa con le stesse competenze in altro modo non basta dirlo, bisogna anche dimostrarlo.

  18. 1

    Forse mi sento toccato nel personale, più che a livello di categoria professionale, ma quando leggo che l’arrampicata non ha nulla a che vedere con le guide alpine, penso solo che si tratti di un’affermazione ignorante.
    Pratico l’arrampicata da quando esiste  ho attrezzato molte vie sportive, ho insegnato e fatto appassionare moltissime persone (non per emozioni esperienziali del cazzo), ho organizzato gare  ho anche fatto qualche gara, e ho moltissimi colleghi guide alpine che sono specializzate in arrampicata da decenni anche a livello molto alto. 
    Per questo che bollo con l’aggettivo di ignoranti le affermazioni contenute in questo articolo, perché per tirare l’acqua al suo mulino utilizza argomenti che conosce solo superficialmente,  non ne conosce evidentemente la storia (a parte forse quella recentissima) dimostrandosi di discutibile competenza.
    Sulle leggi e loro modifiche lascio il campo a chi se ne intende davvero.
    Ora però, vado a arrampicare.

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