Tre dubbi sulla transizione ecologica

Merita il plauso del Paese lo slancio del governo per l’ambiente e contro la lentezza della burocrazia: però…

Tre dubbi sulla transizione ecologica
di Andrea Carandini
(pubblicato su Corriere della Sera del 20 maggio 2021)

Caro direttore, lo slancio verso la transizione ecologica di questo governo merita il plauso sincero del Paese e del Fai, così come il proposito di semplificare i processi burocratici che rischiano di minarla. Circola, tuttavia, in questi giorni la bozza di un prossimo «decreto semplificazioni», che non ci sembra procedere nella direzione auspicata almeno in tre punti.

A) Si propone di ridurre i tempi del processo di valutazione dei progetti passati per i quali scatta per legge il silenzio-assenso. Perché si insiste a favorire questo obsoleto, prepotente e pessimo strumento decisionale, che gravemente mina il diritto-dovere di espressione degli organismi competenti, come le Soprintendenze, ma anche degli enti locali e dei cittadini, singoli o associati, nei confronti di interventi che necessitano invece di un’analisi critica competente e condivisa e talvolta anche di un dibattito pubblico? Perché, piuttosto, non si regolano, vincolano e orientano a priori quegli stessi interventi, così che si presentino alla valutazione già in grande parte adeguati? E perché non si prevede il coinvolgimento preventivo delle Soprintendenze, così che non siano come al solito ridotte al ruolo di soli «valutatori», ma piuttosto di «copianificatori», in modo che i progetti copianificati «scivolino» più facilmente e velocemente verso l’autorizzazione e la realizzazione? Sosteniamo da sempre che la copianificazione, su cui si fondano i Piani Paesaggistici Regionali, è lo strumento migliore per semplificare e sciogliere realmente il nodo burocratico che frena la trasformazione del paesaggio, in direzione di uno sviluppo in equilibrio con l’ambiente.

Andrea Carandini

B) Nella suddetta bozza si specifica che la competenza delle Soprintendenze ricade solo sulle aree sottoposte a vincolo, così escludendole dal valutare interventi nelle aree «contermini», cioè limitrofe. Perché privare della necessaria valutazione, a esempio, l’impatto visivo di interventi che, pur non ricadendo in aree vincolate, ne possono compromettere il paesaggio? E perché ugualmente escludere le aree che, a esempio, non presentano un vincolo archeologico solo perché ad oggi non sono emersi resti archeologici da vincolare, che tuttavia potrebbero giacere nel sottosuolo non ancora indagato?

C) Si fa strada, infine, l’idea di una nuova commissione nazionale interna al Ministero della Transizione ecologica, incaricata della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) dei progetti del Piano di ripresa (PNRR). Perché istituire una nuova commissione di ben quaranta membri, laddove ne esiste già una allo stesso scopo, composta da altrettanti membri, da poco selezionati, nel 2019, e interna al medesimo ministero, che allora si chiamava Ministero dell’Ambiente?

Così come ho suggerito pochi giorni fa al ministro Franceschini durante la conferenza stampa delle Giornate FAI di Primavera, da questo quadro emerge la necessità che il nuovo Ministero della Cultura, che riguarda la natura quanto la storia, si doti finalmente di nuove indispensabili risorse — oggi chiaramente insufficienti — così come di nuove competenze sulle due culture, che gli consentano di affrontare in modo unitario e globale le sfide antiche e nuove che riguardano la tutela ma anche l’evoluzione del paesaggio italiano.
Andrea Carandini è Presidente del FAI (Fondo Ambiente Italiano)

Se vogliamo davvero una transizione ecologica
di Giannozzo Pucci
(pubblicato su ariannaeditrice.it il 22 maggio 2021

Se vogliamo davvero una transizione ecologica dobbiamo pretendere decisioni politiche come le seguenti: Fissare un tetto annuo all’impiego di risorse e energia uguale all’anno scorso e ogni anno futuro abbassarlo; quello che viene consumato in più gravarlo di tasse consistenti; mettere fine all’obsolescenza programmata, cioè aumentare la vita minima di tutto ciò che viene venduto e comprato specie le auto, i computer, i cellulari, e tutti gli strumenti tecnologici, il minimo deve essere 25 anni per cominciare; quando la produttività aumenta devono diminuire le ore di lavoro e la concorrenza deve concentrarsi sulla qualità dei prodotti; il tetto massimo dei divari salariali nella stessa azienda non devono superare le 20 volte dal salario massimo al minimo;  eliminare il sistema dell’interesse composto sui debiti per passare all’interesse semplice e vietare alle banche di prestare soldi che non hanno cioè di creare moneta col debito, per fare prestiti dovrebbero avere riserve al 100%; liberare dalla pubblicità gli spazi pubblici almeno vicino alle scuole e tagliare la pubblicità in generale; annullare i debiti già ripagati con in più il 20% di interessi. Sono solo esempi di provvedimenti seri per rallentare la corsa ai consumi e al lavoro sperticato che sta distruggendo il pianeta.

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Tre dubbi sulla transizione ecologica ultima modifica: 2021-05-28T05:05:00+02:00 da GognaBlog

7 pensieri su “Tre dubbi sulla transizione ecologica”

  1. 7
    lorenzo merlo says:

    L’altare del green, del sostenibile, dell’impatto zero, dell’economia circolare è grande. È sospinto dai progressisiti e sostenuto dalla nuova religione ecologia. Una specie di superstizione visto che il deus ex machina dell’egocentrico-antropocentrico-capitalismo giace intonso e prospera beato in tutte le menti.

  2. 6
    albert says:

    Ebbi ad usare per 3 anni  una 127 bifuel a metano.A parte la scocciatura della revisione( cambio ogni 5 anni di bombole Dalmine  revisionate collaudate  non in proprieta’ ma  in comodato)e della ricarica slow in scarsi  distributori. Bastava girare con una mappa nazionale  di questi e..sempre a disposizione la levetta per passare a super..in caso di salite ripide e gelo.
    Ora i profeti della coibentazione bonus 110%, alla fin fine propongono capotto di plastiche espanse ( denigrando materiali piu’sostenibili ma meno convenienti..per la ditta esecutrice)  e serramenti di..plastica da sostituire al posto di quelli di legno( rinnovabile e naturale  ) douglas esistenti.Cosa avverra’con la bomba ad orologeria degli scarti ..quando si demoliranno gli edifici( stile casermoni )popolari adeguati alle”nuove”tecnologie  pilotate?? Perchè non sono state adottate , quando esistevano ,decenni fa , in sede di prima costruzione ex novo?Scartata dalla legge  la coibentazione interna tipo stube .Passa il mantra che l’energia idroelettrica e’ pulita e rinnovabile, ma nel computo non si tiene conto dell’energia sporca usata per costruire le dighe e d il resto, e non si ricorda chei bacini artificili si interrano con decrescente capienza utile.Li svuotiamo’ ??con energia sporca di mega camion e draghe e occorrerebbero secoli. Auto 100% elettrica? Si favoleggia di nuovo tipo di batterie piu’performanti e meno costose..allo studio in laborato di   fisica dei materiali…campa cavallo.Attualmente di notte le centrali elettriche vanno al minimo..se tutti nel loro garage caricheranno mentre dormono..saltera’la rete di interconnessione e si produrra’ ancora co2 aritmiintensi ?Cenerentola le centrali a biogas da feci e scarti( dicono che  quelli umani non sono convenienti eppure abbondano, ..ci sono allo studio batteri ed enzimi utili??)

  3. 5
    Uno says:

    La transizione ecologica é l’ennesimo slogan usato per imbrogliare le persone. L’obsolescenza programmata é alla base delle speculazioni della economia. Per quanto riguarda le auto viene portata avanti emettendo divieti di transito per taluni tipi di veicoli che di colpo non possono più circolare su ampie porzioni del territorio italiano (al nord in particolare). Il bene perde valore ed occorre spendere molti soldi per acquistarne uno nuovo. Il problema del traffico veicolare è anche legato ad uno sviluppo urbanistico da rapina con costruzione di quartieri e cittadine dormitorio satelliti delle grandi città. Di questa causa nessuno parla. 

  4. 4
    bruno telleschi says:

    Con le pale eoliche e gli specchi solari siamo di fronte alla più grande catastrofe ambientale della nostra epoca con l’inevitabile distruzione del paesaggio che la costituzione italiana  dichiara invano di proteggere: “La Repubblica… Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” (articolo 9).

  5. 3
    Massimo Silvestri says:

    “mettere fine all’obsolescenza programmata, cioè aumentare la vita minima di tutto ciò che viene venduto e comprato specie le auto… “
    Ho un’auto di fine 2003, 450000 km, famigerato ed inquinante diesel Euro 3!
    Sono ben oltre l’apogeo lunare che vale 406000 km …..
    Ebbene, carissimi, mi rifiuto di cambiarla!
    Faccio (reali medi) 24 km con 1 litro di gasolio, ovvero 110 g di CO2 per km (senza contare la componente di biodiesel contenuta nei combustibili distribuiti, che è solo una presa per i fondelli in termini ambientali …. non mi dilungo in merito): è molto meno della maggior parte delle ibride in commercio per le quali vengono dati soldi se le emissioni – quelle farlocche delle prove dei costruttori dei veicoli e calcolate includendo la componente rinnovabile nel caso del gasolio! – sono inferiori a 100 g di CO2 per km.
    Vi posso assicurare che anche le emissioni di particolato sono nell’uso normale praticamente inesistenti!
    E come mai mi costringono a buttare un’auto ancora efficiente e semmai non mi impongono un retrofit sullo scarico? Misteri della fede! (si fa per dire, i misteri sono solo per il volgo, non per certe lobby industriali …..).
    Nel conto delle emissioni si sarà calcolato l’impatto di filiera dall’estrazione dei materiali primari sino alla dismissione con recupero (e non solo in termini di energia consumata, ma anche di impatto ambientale per le estrazioni dell’acciaio, dell’alluminio, del rame, del petrolio (per le plastiche), ecc.)?
    Ho una scaletta personale sulle auto ecologiche:
    1. l’auto che si è EVITATO DI COSTRUIRE;
    2. l’auto che è ferma a motore spento;
    3. tutte le altre.
    Quando sento parlare di ‘sostenibile’, ‘sostenibilità’ mi scattano subito le antenne in testa, soprattutto quando il termine è accoppiato alla parola sviluppo, da quando almeno 15 anni fa in un documento ufficiale di Regione Lombardia il termine ricorreva almeno 30 volte …. è evidente che ci sta sotto una fregatura …. tanto che personalmente ne evito accuratamente l’uso.
    Saluti.
    MS

  6. 2
    Paolo Gallese says:

    Sono abbastanza basito per entrambe le posizioni. Il primo, che conosco abbastanza, non ha proprio la coscienza pulita. Il secondo mi sembra pecchi di ingenuità, basandosi solo su quanto riportato. Mi riservo di spiegare le mie (inutili, lo so bene) rimostranze tra un po’. 

  7. 1
    albert says:

    La pubblicita’ormai alimenta se stessa, diventa autonoma dall’effettivo risultato sulle vendite dei prodotti  ..si viene bersagliati non solo dai cartelli stradali che ormai nessuno piu’considera, ma da multiple petulanti offerte di tariffe, canali tv, aggiornamenti software ecc.Ultima  campagna:vaccini piu’o meno griffati, tamponi rapidi self.      
    Quanto alla protezione dei monumenti…a volte si esagera: autentiche schifezze per il solo fatto di essere vecchie vengonomantenute.Ne ho esempio con ponti metallici e passerelle che arrugginiscono , ma si vieta di abbatterli e di  collocare al loro posto nuoviponti..magari con lo stesso impatot visivo, per il solo fatto che risalgono  ai primi del ‘900. Altri monumenti e parchi restaurati,  sono preclusi al pubblico.

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