I 32 alpinisti del Goûter
Le agenzie di stampa hanno diffuso un comunicato il cui contenuto, più o meno, assomigliava al seguente.
Il rifugio Goûter era chiuso perché, vista la pericolosità dell’area, il sindaco di Saint-Gervais, Jean-Marc Peillex, aveva emesso un’ordinanza. La decisione era stata presa dopo una frana caduta sul tristemente famoso passaggio del Corridoio del Goûter e a causa del rischio di caduta di ulteriori massi. Peillex è ben noto alle cronache per l’essersi trovato periodicamente al centro di rissosissime polemiche con argomento il Monte Bianco e la libertà di salirlo, nonché per le cause legali con la guida Christophe Profit. Vedi anche:
https://gognablog.sherpa-gate.com/il-numero-chiuso/
https://gognablog.sherpa-gate.com/se-vuoi-salire-in-vetta-prima-versa-la-cauzione/
https://gognablog.sherpa-gate.com/laffare-dei-paletti-del-monte-bianco/
“Il periodo di siccità che stiamo attraversando – aveva scritto il primo cittadino del comune francese, in seguito ad una frana che si era abbattuta sul canalone -, fa sì che la pratica dell’alpinismo richieda una vigilanza del tutto particolare. I diversi episodi di ondata di calore, per l’ascesa dell’Aiguille du Goûter e, in particolare per l’attraversamento del “couloir”, in importanti cadute di pietre. Di fronte a questa situazione, le compagnie delle guide di Saint-Gervais-Les Contamines e di Chamonix hanno già deciso di sospendere le salite previste sul Monte Bianco finché questa situazione persisterà. Di fronte a questa situazione, ho preso la decisione, tramite un’ordinanza municipale, di chiudere i rifugi della Tête Rousse e del Goûter”.
Nonostante il divieto e gli avvertimenti, 32 alpinisti hanno comunque raggiunto il rifugio del Goûter, dove hanno trascorso la notte. Al mattino hanno chiesto al gestore Antoine Ratin di allertare i soccorsi per essere recuperati gratuitamente in elicottero.
Ratin ha quindi contattato il sindaco Jean-Marc Peillex, che ha respinto la richiesta. In una dura nota, il primo cittadino ha spiegato che i 32 alpinisti:
“hanno consapevolmente ignorato i consigli delle guide turistiche di Saint-Gervais, Chamonix, Courmayeur e dell’ufficio di alta montagna, che sconsigliavano la scalata o invitavano a tenere conto del rischio di caduta massi, le cui immagini erano state pubblicate sui social media venerdì scorso. Quindi hanno scalato consapevolmente l’Aiguille du Goûter sapendo che sarebbero poi dovuti ridiscendere”.
Peillex ha aggiunto:
“Con sorpresa – aggiunge – questa mattina (12 agosto 2026, NdR) sono stato svegliato da una telefonata di Antoine Rattin, responsabile del rifugio Goûter e del suo assistente Mathis Fuchs, pressati dai 32 alpinisti che avevano dormito nel rifugio e che… pretendevano di essere prelevati gratuitamente dall’elicottero della protezione civile o della gendarmeria! Questa mattina, con le condizioni per attraversare il Corridoio del Goûter tornate a essere “tranquille”, nulla ha impedito loro di iniziare la discesa”.
Nella seconda parte del comunicato, ancora più dura, il sindaco ha spiegato di essersi consultato con il PGHM, il Soccorso Alpino francese, e di aver autorizzato un’evacuazione tramite una compagnia privata, ma a spese degli alpinisti:
“Resistiamo! Dopo essermi consultato con il comandante del PGHM, e poiché non si trattava di una situazione pericolosa che richiedesse il loro intervento, ho deciso di autorizzare la compagnia di elicotteri privata CMBH a evacuare questi alpinisti a loro spese. Questo è ciò che è stato fatto, tranne per alcuni che sono scesi… a piedi senza problemi. Il rifugio Goûter è ora vuoto, in attesa che la montagna torni ad essere accessibile. Questa fermezza deve inaugurare una nuova era e creare un “precedente” che permetta la riforma delle norme francesi in materia di soccorso, riservandole esclusivamente ai casi di reale necessità, e facendo sì che chi si comporta in modo irresponsabile paghi per i propri abusi e rischi. Per decenni, sotto la maschera di principi sacrosanti come “la montagna è uno spazio di libertà” e “la Francia è generosa e deve aiutare e assistere tutti”, persino gli irresponsabili. È ora di porre fine a tutto questo!”.
Alla fine, alcuni alpinisti sono scesi a piedi, mentre altri hanno utilizzato l’elicottero privato per raggiungere valle, pagando personalmente il costo dell’evacuazione.
Il parere di Mondo Montagna
La vicenda ricorda a chiunque frequenti la montagna una regola semplice che troppo spesso viene dimenticata. Un divieto non è un suggerimento facoltativo, ma nasce da valutazioni tecniche pensate per proteggere la vita di chi sale. Rispettarlo significa evitare di mettere a rischio se stessi e chi poi è chiamato a intervenire in soccorso, perché la montagna concede fiducia solo a chi la affronta con responsabilità.
Il parere di Andrea La Martina
Non si comprende quello che dice il sindaco (che, lo si ricordi, è quel “simpaticone” che voleva mettere la cauzione per il funerale a chi si avventura sulle montagne).
Allora, questi 32 alpinisti salgono regolarmente, in assenza di divieti (l’ordinanza entra in vigore alle ore 14 dell’11 agosto 2026 e loro erano già arrivati al Goûter. Poi, il sindaco emette questa ordinanza e vieta loro di scendere. Loro chiedono di essere soccorsi. Il sindaco dice che non ci sono più impedimenti (ma non revoca ufficialmente la ordinanza).
Per cui, il sindaco DEVE soccorrere le persone, se ha emanato un vincolo al passaggio dopo che gli alpinisti erano già arrivati su. E, se dice che è tutto ok, DEVE parimenti prendersi la responsabilità revocando prima l’ordinanza (se uno si fa male passando da un sentiero interdetto dopo che il sindaco lo ha dichiarato pulito, il sindaco diventa responsabile). Peraltro, il sindaco sconfessa anche il parere delle presunte guide che avrebbero sconsigliato l’ascesa ai medesimi alpinisti: se dice che il pericolo è cessato neanche 16 ore dopo la propria ordinanza, allora quelle guide avevano avvisato di un pericolo inesistente.
Il parere di Edmond Joyeusaz
Il gioco di “tirare le parole” fa parte della storia umana. Fin da quando l’uomo è stato in grado di comunicare, ha scoperto che lo stesso evento può assumere colori differenti, a seconda delle parole che si usino per descriverlo.
Ma in questo momento si ha la netta impressione che questa tendenza umana a distorcere la visione dei fatti a proprio favore sia particolarmente aumentata.
I 32 alpinisti non hanno sfidato l’ ordinanza perché oramai da circa 10 anni se non hai la prenotazione per i 2 rifugi (Tête Rousse o Goûter) non puoi salire; appena scendi dal treno al capolinea di Nid d’ Aigle la Brigade Blanche controlla le prenotazioni, senza non sali, vieni ricacciato a valle (regola voluta dal Sindaco di Saint Gervais). Gli alpinisti interessati erano già al Goûter quando il Sindaco ha emesso l’ordinanza. Probabilmente visto che la situazione era talmente PERICOLOSA, CATASTROFiCA, una vera EMERGENZA, da chiudere immediatamente il rifugio, gli alpinisti, allarmati, avranno pensato che fosse crollata mezza montagna ed hanno chiesto di essere portati a valle. Anche perché, in canale interessato dalla caduta sassi è 700 metri più in basso. Alla richiesta degli alpinisti il Sindaco comunica che dovevano scendere a piedi, quindi; la situazione non era così pericolosa, o a questo punto il Sindaco voleva che gli alpinisti rischiassero la vita per scendere… Crei un’emergenza e poi subito dopo la neghi… Ci sono delle evidenti contraddizioni… Va ricordato, che qualche anno fa quello stesso Sindaco chiuse l’accesso al M.Bianco (lo fecero anche i Sindaci di Valtournenche e Zermatt per il Cervino). Ma, se chiudi una montagna per caduta sassi, il problema si pone quando riapri, in sostanza certifichi che non vengono più giù sassi e questo si sa che è impossibile e quindi fioccano richieste di risarcimento dagli avvocati scafati… Dopo quell’esperienza, i Sindaci si guardano bene dal chiudere le montagne. Per cui non si chiudono più le montagne ma i rifugi…
Non dimentichiamo che il Sindaco di Saint Gervais è famoso per le sue ordinanze; qualche hanno fa aveva proposto che gli alpinisti che avessero intenzione di scalare il Monte Bianco avrebbero dovuto lasciare una cauzione di 10.000 € per il funerale… Non perde occasione per apparire sui giornali e sul web… Il problema sono i social; sono 40 anni che accompagno alpinisti sulla cima del Monte Bianco, i sassi in quel canale sono sempre caduti. Ora con i social, dopo 5 minuti tutto il mondo intero ne è partecipe; prima dell’avvento dei social, solo i presenti ne erano a conoscenza. Comunque, rimane il punto dove muoiono più alpinisti di tutte la Alpi, (quest’anno 2026 sono già 3, mediamente sono 3-4 per stagione) anche perché, circa 200 persone al giorno attraversano quel canale. Sono circa 70 metri, ci impieghi normalmente poco più di 1 minuto… Io sono sceso sabato dalla cima del Monte Bianco per la 232a volta, e la situazione era molto tranquilla,.
Il parere di Francesca Noceti
Vorrei (ri)sollecitare la riflessione sul tema “sicurezza, responsabilità e normative”. A me pare che la questione specifica (il fatto del rifiuto di soccorso gratuito ai 32 alpinisti “imprudenti”) sia facilmente approvabile, perché c’erano stati gli allerta delle guide e l’ordinanza di chiusura dei due rifugi della Tête Rousse e del Goûter, e dunque questi 32 avrebbero agito indubbiamente da irresponsabili. E però, al tempo stesso, mi sembra che approvare tout court la decisione del sindaco rischi di piazzare tutti noi su un terreno molto scivoloso. Perché se è vero — e sacrosanto! — che la responsabilità individuale deve essere il motore primo delle nostre azioni, è vero anche che il limite normativo sugli interventi di soccorso (così come le tante proposte di “patentini alpinistici”) rappresenta una posizione ideologica propria di chi resta a valle e figlia della nostra era della sicurizzazione obbligatoria. Posizione che produce e incentiva, a cascata, l’approccio consumistico alla montagna, la fortuna delle compagnie assicurative, la scarsa consapevolezza del concetto di “rischio” e, in ultima analisi, la deresponsabilizzazione dell’individuo. Un circolo vizioso, dunque.
Ho il sospetto che qui, come in tanti altri campi, oggi le parole chiave da continuare a pronunciare siano “formazione” e “rispetto”. Dalle quali consegue poi “libertà”.
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Qui non si tratta di libertà o autorità, si tratta di cultura alpina e le alpi, da quando è nato in questi luoghi il turismo di montagna, è sempre stato un turismo addomesticato, fatto per benestanti per i quali la fatica è sempre stata una scelta, mai una necessità. E proprio per questo, per sfruttare tutto questo potenziale economico che si è visto lungo l’intero arco alpino un continuo proliferare di luoghi di sosta, più o meno, ma sempre più attrezzati per permettere anche ai meno dotati di capacità fisiche e tecniche, di raggiungere i luoghi dei propri desideri. questo, se da un lato può essere visto come positivo, di certo ha portato ad una generale sottovalutazione o non percezione delle difficoltà da parte di tutta una sempre maggiore quantità di affluenti il territorio. oggi per salire montagne e sentieri anche difficoltosi, non è richiesta una grande difficoltà fisica e una specifica attrezzatura tecnica, si cammina e, prima o poi, più prima che poi, un qualche luogo protetto di sosta lo si incontra. quindi a che serve conoscere la metereologia, le tecniche di sopravvivenza, o semplicemente come comporre uno zaino per l’attività prefissata? basta recarsi in qualsiasi centro commerciale dell’outdoor, chiedere au un commesso li per caso, ed eccoci pronti per raggiungere i luoghi dei nostri selfie. ben diversa è la situazione in altri paesi. provate a frequentare le montagne nord o sudamericane, non ci sono, a parte yellowstone o yosemite o bariloche, ristorifugi con menù a 10 portate e ricarica per smartphone e biciclette a partire da mezzo’ora da inizia sentiero. li devi attrezzarti, avere con te tutto, dal materiale per campeggiare al cibo agli strumenti di sopravvivenza, spesso anche per difenderti dalla fauna selvatica. o sei attrezzato, o ti limiti alle semplici escursioni. la cultura dell’outdoor è ben differente, così come le abilità tecniche necessarie per affrontare i luoghi. in europa la montagna la si è voluta trasformare in una estensione del parco cittadino, quindi i frequentatori sono anche quelli da parco cittadino. con tutte le conseguenze del caso.
Sig.Enri credo che lei come molti altri avranno visto le foto report delle condizioni morfologiche di tre quarti delle alpi,e se hanno un minimo di razionale pensiero,non spenderebbero,il loro tempo per rischiare la pelle in situazioni innaccettabili,credo che la pensino cosï una buona percentuale di guide che da quell ambiente ne traggono sostentamento.Un sindaco puô fare le ordinanze che vuole ma mai potrà impedire la stupidità dei singoli,salire al Goutier equivale al giorno d oggi a manifesta stupidità,se perô vi ê una possibilità di farlo senza rischiare,allora perchê impedirlo,oggi per farlo senza rischiare il canalone ê l uso dell elicottero,nessuna ipocrisia,se funziona per scendere,funziona per salire,serve solo normarlo modi e tempi,con buona pace di coloro che pensano che il tempo e le soluzioni si possono fermare.Personalmente non lo userei,ne attraverserei il canale ai tempi odierni,semplicemente farei altro,di appagante piû sicuro e razionale
Nessuno, nessun sìndaco e neppure nessuna società sella guide locali ha il diritto di vietare una salita. Per questo mi innervosisco quando si parla di Cervino chiuso o quando si vieta la salita attraverso il Gouter. Ma guarda caso c’è sempre un rifugio di mezzo, nel vero senso della parola, rifugio che va prenotato via web, che costa caro, e’ vietato bivaccare nei pressi, tutto per far guadagnare qualcuno e provare a rendere certe vette proprietà privata di qualcuno o di qualche entità. Se questi rifugi non ci fossero non ci sarebbero questi pasticci, quando qualcuno con una coda di paglia enorme sente l’improvviso dovere di avvertire che è pericoloso andare su: ma porca miseria, ci hai perfino costruito un rifugio, apposta perché centinaia di gente ci vada e paghi, altrimenti la salita sarebbe rimasta privilegio di pochi e però poi dici che andare su di là e’ pericoloso….. ma dai! Che schifo. La montagna è libertà e responsabilità’ e nessuno, nessuno può impedirti di fare una salita così come nessuno può impedirti di bivaccare a 3 metri dal Gouter o della Capanna Carrell perché gli abusivi in questo caso non sono coloro che bivaccano ma i rifugi stessi. Chiudiamo il Gouter, la Carrell la Hornly il Gnifetti il Guide di Ayas, lasciamo la montagna solo a chi e’ preparato per certe salite e, tra l’altro, gli incidenti diminuiranno enormemente.
Io la vedo come Benassi.
E’ l’alpinista sul posto a valutare le condizioni e scegliere cosa fare.
Se qualcun altro decide per lui è inutile parlare di responsabilità individuale.
Certamente sindaci, guide, ecc. hanno il diritto/dovere di segnalare condizioni di pericolosità e di sconsigliare la percorrenza di itinerari pericolosi.
Quel toupet, ces alpinistes qui ont demandé un hélico pour redescendre; Ils n’ont rien à faire en montagne.
L’unico modo per tenere lontane le orde estive e incoraggiare la consapevolezza dell’alpinista sarebbe quello di demolire il Refuge du Goûter, vero obbrobrio sia nei confronti dell’ambiente naturale che dello spirito alpinistico. Si parte dalla Tête Rousse!
Se non ne siamo capaci, ci limiteremo a montagne piú accessibili, spesso altrettanto belle.
Ma sto parlando di fantascienza…
Sí, Alberto, comprendo la tua opinione. I dubbi erano venuti anche a me, perfino mentre scrivevo il commento.
Poi mi sono detto: “Il canalone del Goûter è attraversato, in ogni giornata estiva di bel tempo, per 150-200 volte in un senso e pressappoco altrettanto nell’altro. Sono circa 300-400 passaggi. Può ancora essere considerato alpinismo libero e selvaggio?”.
Mi sono risposto di no. Quel traffico enorme, in una zona cosí pericolosa, deve essere regolamentato, specie se si considera che molti non sono affatto preparati. Lo si fa pure su strade, autostrade, in mare, in cielo.
Invece la via del Goûter d’inverno ritorna a essere magnifica e solitaria: alla Gaston Rébuffat! In tali condizioni di solitudine riprende il sopravvento il singolo individuo: “Vado o non vado? Sono all’altezza oppure no?”.
E cosí pure per le vie della Brenva. Là non esistono orde; esiste l’alpinista libero e consapevole.
Come Giganti della montagna (Pirandello?!?) le Divinità pongon divieti
L imbuto fa l imbuto
Portarmi in giro come un circo non v è bastato: mi avete fotografato ,misurato salito, assalito ,perforato e costruito,insomma consumato ,pochi davvero solo sfiorato. accarezzato
Per tanti sono solo un sasso ma…
anch’io brucio nell incendio e non vi appartengo
Mi sto sciogliendo ,siete davvero troppi
Lascio cadere lacrime e pietre
E porto tanto dolore ma non vorrei
Domani ricordati di mettere nello zaino una (possibile) rinuncia, cibatene ha un sapore che difficilmente dimenticherai parola di M.te Bianco.
@55 Fabio , non sono d’accordo proprio per nulla. Ruvebdico il diritto di libero arbitrio alpinistico. Le mie scelte alpinistiche le decido io e me ne assumo la responsabilità. Le vie sulla Brenva sono pericolose, puoi scegliere le condizioni migliori, l’orario migliore, le temperature piu appropriate, ma se i seracchi decidono di crollare, non importa quanto sei bravo, sei morto. Quindi secondo il tuo ragionamento Fabio, il sindaco di Courmayeur vieta la salita della Major o della Poire, ect. perchè troppo pericolose? Non lo accetto.
Nelle attuali condizioni il canalone del Goûter è troppo pericoloso. Ogni alpinista degno di questo nome dovrebbe saperlo; ogni alpinista dovrebbe evitarlo. Purtroppo cosí non è.
E allora, che fare? Ogni sindaco ha il potere di vietare percorsi pericolosi (sentieri e vie alpinistiche) e pure di ordinare la chiusura di rifugi (e altri locali) per proteggere l’incolumità pubblica. La decisione è stata giusta. La sua applicazione però è stata pasticciata; andava curata meglio.
E ora? Il Refuge du Goûter è stato riaperto? Adesso è tutto sicuro? Certo che no! Le condizioni sono rimaste pressappoco le medesime.
La via del Goûter andava proibita fino al ristabilimento di temperature adeguate e alla prossima nevicata. Ora il rischio di venire uccisi è eccessivo. È una roulette russa.
In nome della libertà individuale, vogliamo permettere la roulette russa?
La posizione di FFCAM in merito alla chiusura del Rif. Gouter mi sembra abbastanza chiaramente in appoggio alla decisione del sindaco di S Gervais , almeno a giudicare da quanto FFCAM scrive sulla propria home page.
https://www.ffcam.fr/fermeture-refuges-tete-rousse-gouter-mont-blanc.html
50 @Reggiani : Chapeau al tuo Chapeau! Inquadri perfettamente la situazione qua in Italia oltre al sensazionalismo mediatico non si va … si ha l impressione che ogni cosa sfugga al buon senso generale e prenda rivoli locali a volte centrati , il solito canovaccio si ripete e produciamo solo sterile chiacchericcio polemico.
Vi sono errori causa campo visivo si legge..il canale in ordine etc etc…pardon..poyrebbe essere un quarto motivo per non farlo
Signori,mettiamola cosɨ a 74 anni non ripasserei più dal canalr jn ordone a tre motivi…primo le condizioni si sono talmente deteriorate che per fare uma normale,al Bianco non vale il rischio,anche se la vera meta,se no,non sj capisce perchê hanno edificato quel tipo di rifugio,sia proprio jl rifugio stesso.Secondo. calcolo delle probabilità alla mano,mai far felice l INPS,terzo l età ti rende sicuro,ma nkn veloce ne potente.Ma,se fossi un discreto alpinista,e avessj un discreto portafoglio,con guida o senza chi mj vieterebbe avute le debite autorizzazioni. di arrivare al Rif. e poi ripartire in elicottero,vi sarà un costo ma ho annullato i rischj maggiori,questo ê un probabile futuribile scenario ,con elicotteri privati,tipo navetta…quando qualcuno profetizzò settimane da 35 ore pagate 40,intervenne la tecnologia che suplɨ al pio desiderio,con buona pace di coloro che persero il lavoro.
Grazie “Placido” per aver condiviso le slide del FFCAM. Spiace (per noi) vedere come i non sempre simpatici cugini Francesi siano avanti anni luce nel modo di dibattere e argomentare di montagna: nessuna partigianeria, dissenso argomentato nessuna influenza delle varie “lobby di pensiero”. Un sogno! Principi salvi: soccorrianmo tutti indipendentemente dalla gravità delgi errori, preserviamo la libertà… Rchiami chiari alle riflessioni da sviluppare facendo tesoro del fatto: responsabilità, attenzioni alla montagna che cambia, Comunicazione chiara. E dissenso argomentato e puntale lasciando aperta la porta al confronto. Chapeau! E da noi tutto si riduce a tre idrofobi da social che sbavano urlando a ogni post “dicevano stare a casa” (per fortuna non su questo blog)
90 euro per riportarli giù?
Con altri 90 euro potevano farsi portare in cima si facevano un selfie e poi si facevano portare giù. Così la gita era pienamente riuscita.
Morti di fame!
#42
Ho letto su un giornale francese che hanno pagato 90 euro a testa.
32 persone = 2880 euro
Se l’elicottero costava 4000 euro all’ora vuol dire 45 minuti, 8 giri per evacuare tutti, un giro in 5 minuti (ci sta).
Slide 4/4
Slide 3/4
Slide 2/4
Sempre per comodità, riporto anche le 4 slide.
Slide 1/4
Prima di parlare a vanvera, suggerisco di leggere le slide al link indicato da Stefano Pivot (che ringrazio) al #39, slide siglate dal presidente della FFCAM.
Riporto qui il link per comodità:
https://www.facebook.com/photo/?fbid=10240082031901740&set=pcb.4411058175820304
Il Fatto Quotidiano riporta che i 32 “evacuati” (sic!) hanno dovuto pagare il trasporto in elicottero, pari a 4.000 euro l’ora (immagino non a testa, ma da dividere fra i 32, però non so credo proprio che sia bastata un’ora per tutto il giro completo). Si è creato un precedente… ah ah
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/16/soccorso-ingiustificato-in-mare-o-in-montagna-adesso-si-paga-fino-a-4mila-euro-allora-per-un-elicottero/8463194/
15. Pienamente d’accordo con Nietzsche.
Ogni frequentatore della montagna si assume le sue responsabilità, in fatto di preparazione fisica, tecnica e psicologica. Oltretutto al giorno d’oggi ci sono previsioni meteo attendibilissime, relazioni tecniche sui percorsi e quant’altro.
Al tempo stesso ritengo inopportuno addossare ai sindaci anche le responsabilità in montagna; questi devono già pensare a problemi più seri come scuole, strade, socio-sanitario, ecc. Non è pensabile che debba pagare per uno che si inciampa su un sentiero di montagna!
E similmente ritengo inopportuno che uno Stato debba spendere soldi per garantire soccorsi gratuiti a chi frequenta la montagna, magari salendo sui ghiacciai con le scarpe da ginnastica! Questi soldi andrebbero spesi per questioni più importanti come la sanità (e sappiamo quanto lo Stato faccia fatica ad arrivare ovunque, pensiamo all’assistenza degli anziani, dei malati oncologici, degli handicappati), la scuola, i trasporti. Il soccorso in montagna non dovrebbe rientrare nei LEA (livelli essenziali di assistenza) e lo dice uno che in montagna ci va da sempre. Se ci vai lo fai a tuo rischio e pericolo e al massimo ti fai una assicurazione a pochi Euro all’anno (Rega Svizzera, tessera CAI).
E’ infatti palese come la motivazione dell’ordinanza fosse non tanto la situazione dei rifugi in quanto tali, ma invece la pericolosita’ del percorso – anzi, di un unico passaggio obbligato del Couloir. Il sindaco ha quindi voluto impedire agli alpinisti la frequentazione dei rifugi, lasciandoli pero’ liberi di andarsi a prendere delle scariche nel Couloir.
Puo’ darsi che si sia trattato solo di una questione legale: il sindaco ha certamente l’ autorita’ di far chiudere i rifugi, ma forse non quella di proibire un certo percorso. E puo’ anche darsi che abbiano giocato considerazioni pratiche: chiudere i rifugi elimina sutomaticamente qualsiasi interesse a percorrere quella via, mentre la proibizione della salita avrebbe richiesto blocchi di polizia, controlli ecc. Sono possibili anche altre ipotesi
Si sa quale pretesto abbiano usato i 32, per chiedere l’ evacuazione in elicottero?
L’articolo è fuorviante e errato. Era meglio documentarsi meglio.Per esempio scrivete che il sindaco ha preso la decisione di chiudere i rifugi dopo una frana, ma la realtà è più complessa e non relegata a una frana.Soprattutto sono diversi gli aspetti che voi avete riportato erroneamente che fanno prendere una piega diversa alla situazione. Per esempio, non è vero che gli alpinisti sono saliti al rifugio nonostante il divieto: quando sono saliti non c’era alcun divieto!Ecco un link dei tanti per informare-vi meglio: https://www.facebook.com/groups/1813767732216041/permalink/4411058175820304/
Sono quindi i rifugi ad essere chiusi, non il percorso per arrivarci o proseguire.
Seuls les alpinistes déjà présents au Refuge du Goûter ou ayant passé le couloir du Goûter dans le sens de la montée pourront y séjourner pour la nuit du mardi 11 au mercredi 12 août 2026.
Al di la’ dei soliti sofismi ( pelosi ) , quello che traspare dall’ordinanza e’ che i due rifugi siano stati chiusi non gia’ perche avevano il cesso rotto o il gruppo elettrogeno fuori uso , bensi’ perche condividevano una via di accesso ( il coluoir du Gouter ) che veniva ritenuta estremamente pericolosa per le condizioni oggettive degli ultimi giorni.
Se no che senso avrebbe avuto accogliere in un rifugio chiuso chi , ignaro del divieto , aveva gia’ superato il tratto a rischio ?
Due aspetti che prevalgono.
– i cambiamenti ambientali in atto rappresentano una novità per quello che riguarda le decisioni da prendere “in libertà”, libertà che per essere tale presuppone consapevolezza, consapevolezza che nasce dalla cultura, dalla conoscenza di rischi e pericoli. Io penso che quasi tutto ciò che è stato scritto sui manuali e quasi tutta quella che è stata l’esperienza vissuta vada archiviato. Sono un po’ drastico ma penso che la valutazione dei rischi oggettivi, oggi, in alta quota e non solo sia di difficile interpretazione.
– se leghiamo l’aspetto di cui sopra alla notevole frequentazione di quei luoghi, al business che tutto ciò genera, ai social che indirizzano i comportamenti, beh, la miscela è esplosiva e, la gestione da parte delle autorità diventa complessa e quindi drastica, illogica e che purtroppo mette in discussione (in quelle zone) il concetto di libertà come ben descritto nei precedenti post.
Se la montagna la conosci, la sai guardare e riconosci i segnali che ti dà, PERCHÉ TE NE DA, ci sarebbe meno bisogno di ordinanze di sindaci, elicotteri e soccorso alpino; La settimana prima del disastro della Marmolada ero alla Capanna del Ghiacciaio, Pian dei Fiacconi: anni fa li si calzavano i ramponi ed iniziava subito la salita alla cima della Marmolada, attraverso il ghiacciaio: quel giorno, invece, l’ acqua di fusione scorreva da tutte le parti, caldo anomalo, gente felice e spensierata che PARTIVA o tornava per la cima, ramponi nello zaino: erano le 12.30/13!!! La prima parte della salita alla cima, passa, da sempre, sotto un minaccioso ghiacciaio pensile, in alto, di cui vedevo il profilo, alto una decina di metri, sotto il quale usciva tanta acqua di fusione: x nessuna ragione al mondo sarei passato lì sotto, tanto meno a quelle ore: evidentemente in pochi la pensavano come me, quel giorno, e tanto meno la settimana successiva, visto quanto accaduto,: i fatti parlano da soli, la realtà va oltre alle parole ed ai buoni intenti.
:
Che bel pastrocchio!
L’arrêté municipal dice testualmente:
Sono quindi i rifugi ad essere chiusi, non il percorso per arrivarci o proseguire.
I 32 avevano quindi tutto il diritto di essere al Gouter.
Se davvero crediamo nella responsabilità individuale, qualsiasi valutazione sulla percorribilità/pericolosità del percorso spetta a loro e soltanto a loro.
Ad essere in discussione è soltanto il diritto a pernottare al Gouter. Secondo l’arrêté poteva pernottare al Gouter solo chi alle 14 dell’11 Agosto era già presente al rifugio oppure aveva già oltrepassato in salita il couloir.
Voglio sperare che chi è stato escluso sarà rimborsato, visto che non ha potuto usufruire del servizio per motivi indipendenti dalla sua volontà.
Detto questo, la richiesta di essere evacuati in elicottero è a maggior ragione incomprensibile.
Benassi ha scritto la sola cosa sensata e inoppugnabile:”La prima regola per un alpinista (serio) è essere responsabile di se stesso.”
@31 Enri, d’ accordissimo con te. il rifugio non ci dovrebbe essere. Come non ci dovrebbe essere la capanna Carrel e tutto il cordame che imbriglia il Cervino. Ma vallo a dire alle guide alpine di Cervinia o di Zermatt.
…”Hopreso la decisione, tramite un’ordinanza municipale, di chiudere i rifugi della Tête Rousse e del Goûter”.discutibilossima la decisione ma non si parla di vie alpinistiche…
@29
Alberto penso che qui il punto sia che c’è’ un rifugio, frequentatissimo da tutto il mondo, una macchina da soldi per il rifugio stesso e per tutto indotto di Chamonix. Ed infatti qui casca l’asino: il rifugio è fatto per guadagnarci, pubblicizzato su tutto il pianeta terra, fatto apposta per facilitare la salita al Monte Bianco in modo che ci vada più gente possibile e spenda soldi ecc. Poi, in una estate come questa, al sindaco viene il dubbio morale che forse e’ necessario dire qualcosa per avvertire tutti coloro che vogliono salire che e’ pericoloso. Come si dice, la toppa peggio del buco. Quel rifugio non ci dovrebbe essere e se così fosse non ci sarebbe alcuna necessità di prendersi la briga di vietare l’accesso.
@27. Totalmente d’accordo. Mettersi a sindacare sulla pericolosità o meno degli itinerari di montagna non è mestiere da sindaco. Le montagne sono luoghi pericolosi a prescindere. Chi le frequenta deve saper valutare se/quando andarci. Se non lo sa impari oppure peggio per lui.
Ad esempio il sindaco di Courmayeur dovrebbe vietare tutte le ascensioni sulla parete della Brenva ( Poire,Mayor, ect.) perchè, anche se in ottime condizioni, presentano pericoli oggettivi molto alti.
#20
Giovanni, la situazione attuale è esattamente il contrario: in Valle d’Aosta è già in vigore il principio che in assenza di infortuni l’elicottero si paga, in Francia no (ci arriveranno presto).
Come segnalato dall’articolo, mi pare che per protagonismo questo sindaco si metta nei guai da solo.
L’ente pubblico non è responsabile della sicurezza di una via alpinistica, si chiama “rischio connaturato” e stabilisce che quel luogo è pericoloso per sua natura, e ci si va sotto la propria responsabilità. Non posso denunciare il comune di Courmayeur se mi faccio male sul Bianco e questo è un bene: io alpinista imparo le regole del gioco, il sindaco può tranquillamente pensare ad altro. Sconsigliare il percorso invece di vietarlo, lasciando fare a guide e rifugisti il loro mestiere, conviene soprattutto a lui.
Se invece passa l’idea che sia il Comune a stabilire se una via è percorribile o no, cosa succede? Va bene, se è “chiusa” non ci vado. Ma se è “aperta” e mi becco una scarica di sassi? Vi immaginate lo scenario in cui un Comune garantisce la sicurezza delle sue montagne?
J’habite à Saint-Gervais. Depuis des années des motos e des voitures roulent à vive allure sur la R.te de Megève où la limitation est de 50 km/h, et le maire ne fait rien à c’è sujet!
@18
“Ma come si fa poi a pretendere che 32 persone percorrano in discesa proprio il tratto, che si e’ dicbiarato essere troppo pericoloso?”
Per il motivo per cui le medesime persone, a dispetto di tutto, avevano valutato di poter fare tale percorso.
L’ordinanza non cambia nulla delle condizioni in ambiente, serve solo per sollevare il sindaco da eventuali responsabilità.
I personaggi in questione, invece di invocare soccorso per sopraggiunta ordinanza, avrebbero dovuto assumersi la responsabilità della loro decisione e scendere con i propri mezzi (che anche l’intervento dell’elicottero, seppur pagato di tasca propria – ma i costi sono argomento secondario in questa questione – in assenza di emergenza sanitaria o reale incapacità di muoversi è da stigmatizzare, a mio parere).
Il sindaco sarebbe stato eventualmente criticabile se avesse sanzionato costoro per aver violato l’ordinanza in discesa dopo essere saliti con l’ordinanza non in vigore.
C’è infine l’elefante nella stanza, ovvero il cambiamento climatico.
Ciò che era possibile in passato con un ragionevole rischio, ora deve essere rivalutato. Saprà la comunità alpinistica adattarsi, o il ricorso deregolato all’elicottero come taxi di montagna sarà sempre più frequente diventando “un dovere oltre che un diritto“, come ha scritto qualcuno?
Se il dindaco diventa responsabile dell’incolumintà degli alpinisti, allora dovrebbe vietare tutte la ascensioni che hanno dei pericoli oggettivi. Ad esempio itinerari scarsamente chiodati, oppure con roccia friabile, oppure soggetti a scariche di ghiaccio come salite sui seracchi, ect.
I sindaci si devono preoccupare di tappare le buche nelle strade,che i ponti non crollino, che le strade non franino. che ci sia un’assistenza ai bisognosi, dell’illuminazione pubblica, della piulizia dei rifiuti, dei trasporti pubblici, hai voglia te di cose da fare se ne ha voglia!!!
Lasci perdere l’alpinismo non sono fatti suoi .
Io credo che semplicemente la misura stia in mezzo, dovremmo smetterla di ricondurre tutto a questione economica. Come valutazione unica anche dei comportamenti o del valore della vita umana.
Come sempre tra l’altro le norme già ci sono (migliorabili ma ci sono) ma qualcuno vuol tirare per la giacchetta la logica per evidenti interessi. Ancora una volta economici e pompando la rabbia che ormai deve abitare e polarizzare ogni confronto
La misure intermedie, è che il soccorso non si oma domande come non se le pone in nessun caso (quanti “rifiuti” fortunatamente per i soccorsi cmq allertati per protocollo nero vari incidenti staradali…) poi chi chiama risponda del suo comportamento, tramite una norma, non un listino prezzi. Non “risacendo lo stato” maddechè, rispondendo a una sanzione per procurato allarme o norma specifica come succede per tutto. Non è che se un incidente stradale è causato da una guida irresponsabile e finisci in rianimazione ti fan pagare il ricovero (che altro che elicottero)
Totalmente d’accordo con il 19. SE sono saliti prima dell’ordinanza, allora il comportamento del Sindaco non si spiega ed anzi, a quel punto, i 32 si possono essere sentiti in dovere di chiamare il soccorso visto che decidere di scegliere liberamente la discesa li avrebbe messi in una situazione di infrazione dell’ordinanza. In sintesi, se davvero sono saliti prima dell ‘ ordinanza, non solo avevano il diritto di chiedere l’elicottero ma sarebbe stato preciso dovere del sindaco andarli a prendere con elicottero coerentemente con l’obiettivo di salvaguardarli dal pericolo che l’ordinanza stessa si prefiggeva di eliminare. Sul tema delle prenotazioni ai rifugi sono perfettamente d’accordo, sti rifugi vanno prenotati mesi prima e quando arrivi a quel giorno sali con qualsiasi tempo: un bell’incentivo a correre rischi. Molto meglio quando ai rifugi si faceva a gara ad arrivare per primi e se il rifugio era pieno si dormiva di fuori. E comunque per aumentare la sicurezza in montagna i rifugi andrebbero tolti. Più dislivello più impegno meno gente impreparata che sale a quote dove non dovrebbe mai arrivare.
Non viene detta la nazionalità dei 32. Ho la vaga impressione che possano essere italiani, abituati a essere prelevati con l’elicottero a gratis anche se hanno perso il fazzoletto e non possono proseguire in sicurezza.
Meno male che erano “Alpinisti”, se fossero stati Merenderos volevano il TGV!
Dovrebbero smetterla di far pagare in anticipo le prenotazioni, potentissimo incentivo a partire sempre e comunque a prescindere dalle condizioni meteo o della montagna.
Nel caso in questione se è vero che i 32 son saliti prima dell’ordinanza (e mi pare verosimile in qto c’erano anche delle Guide), vorrei capire come potevano scendere senza usare l’eilicottero. Mi pare che il sindaco abbia fatto una belinata.
@11:
Abbastanza d’accordo circa le responsabilita’ individuali, ma il punto in discussione e’ il comportamento del sindaco (sempre nell’ ipotesi che i 32 fossero saliti prima dell’ ordinanza).
Diciamo che il sindaco si e’ reso conto della pericolosita’ del percorso, e ha emesso l’ ordinanza di chiusura vuoi per sincera preoccupazione per l’ incolumita’ degli alpinisti, o vuoi per pararsi le terga in caso di incidenti. Benissimo. Ma come si fa poi a pretendere che 32 persone percorrano in discesa proprio il tratto, che si e’ dicbiarato essere troppo pericoloso?
In modalita’ complottista, io sarei curioso di sapere se esistano rapporti tra il sindaci, e la societa’ privata che ha effettuato il recupero a pagamento
Che un sindaco sia responsabile di un itinerario,alpinistico o escursionistico, è assurdo. Non si tratta di una strada comunale per la quale deve garantirne la sicurezza. Se non c’è, in attesa del ripristino della strada, deve chiuderla.
Non ci si impegna in una salita in base alle ordinanze. Si decide di salire o non salire, in base alla proprira preparazione, allenamento, condizioni meteo e del terreno.
La prima regola per un alpinista (serio) è essere responsabile di se stesso.
“Esiste un solo diritto umano fondamentale: Il diritto di fare ciò che si desidera.
E con esso viene un solo dovere: farsi carico delle
conseguenze.”
Friedrich Nietzsche
Per me hanno fatto bene a fargli pagare il trasporto.
Il Gouter in piena stagione alloggia ben piu’ di 32 persone , e se c’e’ su solo il rifugista e’ ovvio che l’ordinanza era stata recepita dalla quasi totalita’ dei fruitori.
La richiesta di un trasporto in elicottero gratuito in assenza di incidenti e con un percorso bloccato , poi…
A Ezio.
Sai cosa avrebbe fatto mio papà ai suoi tempi?
Sarebbe andato in vetta e sceso dal versante italiano. Poi avrebbe fatto l autostop fino in Francia. Era un altra era per fare un gioco di parole. Ora però anche la montagna è un ” pigio il bottone” . Tanto c è il soccorso
Quel sindaco ha veramente rotto le @@
@8
“Il fattore discriminante e’ ovviamente se i 32 siano saliti al Gouter prima o dopo l’ emissione dell’ ordinanza”
“Non si puo’ stabilire che un certo percorso e’ troppo pericoloso per essere percorribile, e poi rifiutarsi di soccorrere che rimane bloccato in quota da questa decisione.”
Sono saliti PRIMA, ma soccorrerli perché “bloccati da questa decisione“?
La pericolosità di un intinerario è definita, mi pare, dalle condizioni in ambiente, e non da un’ordinanza, che su tali condizioni non ha alcun impatto (e questo è il motivo per cui, personalmente, aborro sia le ordinanze di chiusura, sia la responsabilità dei sindaci sulla c.d. sicurezza degli itinerari che di tali ordinanze è la causa: l’unica responsabilità deve essere di chi decide di intraprenderli).
Nel caso in questione, chiunque in loco sconsigliava la salita per le ben note ragioni. Ma se costoro hanno intrapreso ugualmente la salita, avranno pur considerato di dover fare anche la discesa, ordinanza o non ordinanza, o no?
Nella mia frequentazione della montagna, mi sono dato, tra le altre, due regole: la prima è mai fare ciò che non sei in grado di disfare e la seconda è che se un locale che la vive tutto l’anno ti dà un consiglio, dagli retta.
Volevo dire PRIMA dell’ordinanza. Almeno così si legge. A quel punto il fatto di chiedere di essere portarti giù in elicottero può sembrare perfino un dovere oltre che un diritto. Detto questo dal punto di vista alpinistico giudicate voi chi sale al gouter con condizioni simili, indipendentemente dall’ordinanza.
Il dovere di assumere le proprie responsabilità riguarda tutti. Quanti affrontano rischi non troppo calcolati intraprendendo azioni arbitrarie e quanti, regolarmente eletti dai cittadini, hanno il diritto e il dovere di disporre o meno di denaro pubblico per ovviare alle manchevolezze di pochi incoscienti. Ho trovato persone in pieno ghiacciaio con scarpe da ginnastica e pile legato alla vita. Si sentono e si vedono continuamente mezzi di soccorso alpino che portano a valle idioti di siffatto genere. Credo ci si debba mettere un freno.
Il fattore discriminante e’ ovviamente se i 32 siano saliti al Gouter prima o dopo l’ emissione dell’ ordinanza – punto sul quale non mi sembra ci sia chiarezza.
Se dopo, sono stati trattati come meritavano. Ma se prima, l’atteggiamento del sindaco non e’ in alcun modo giustificabile. Non si puo’ stabilire che un certo percorso e’ troppo pericoloso per essere percorribile, e poi rifiutarsi di soccorrere che rimane bloccato in quota da questa decisione.
Tema legale
Sono saliti dopo l’ordinanza. E non esiste che in sindaco dica che era tutto tranquillo per scendere a piedi perché a quel punto ritiri l’ordinanza.
Tema alpinistico
Salire al Goûter con le condizioni viste questa estate e’ da imbecilli
Il problema però è che, ai nostri giorni, la montagna è diventata un parco giochi dove fare i selfie. Siamo sempre andati in montagna senza pensare all’ elicottero. Abbiamo preso temporali , scariche di sassi, slavine. Abbiamo attrezzato punti delicati se non vedevamo sicurezza. Abbiamo bivaccato all’ aperto aspettando che la montagna divenisse più clemente e sicura.
Ora ci si sveglia al mattino in un rifugio d’ alta quota e subito si pensa all’ elicottero.
È la mentalità di base che è errata. La montagna la devo sapere gestire anche in caso di imprevisti. Altrimenti ci sono migliaia di chilometri di spiagge dove poter camminare senza rischio.
Per Certe persone la libertà la intendono la loro senza rispettare quella degli altri.ae ti senti tanto forte fai come vuoi ma se poi hai bisogno di aiuto fatti aiutare dalla tua arroganza
Ma per lei la libertà significa non rispettare le regole?essendo in democrazia ogni o può face ciò che vuole ma sempre nel rispetto delle regole .se non ti va bene non ci vai oppure fai cambiare le regole e fai lle tue regole che poi ti piacciono
In quelle condizioni non ci si va, ordinanza o non ordinanza.
Noi siamo abituati a criticare .ma se un sindaco per la tua incolumità ti avverte della pericolosità e fai come vuoi ti assumi la propria responsabilità come il sindaco si assume la propria immaginate se il sindaco non avesse fatto l’ordine di divieto di salire e fosse successo un incidente mortale.cosa avrebbero detto i benpensanti
?
Da anni il sindaco di Saint-Gervais costituisce una minaccia per la libertà e per la democrazia. Con una aggravante: l’arroganza (come il Bianco fosse suo) contribuisce a trasformare il servizio pubblico in affare privato. Si tratta di una tendenza generale nella crisi della sanità pubblica che resiste con difficoltà all’assalto neoliberista: qualsiasi forma di cura e di soccorso dovrebbe essere pagata!