Poca neve e affitti brevi

In Francia, Austria e Italia i paesi alpini colpiti dal riscaldamento globale cercano alternative ad una stagione sciistica sempre più a rischio. L’impatto di questa trasformazione sulle comunità non è solo ambientale, ma anche economico e sociale. Aumentano turisti e investitori dagli Usa.

Poca neve e affitti brevi
(stanno stravolgendo le Alpi)
di Fiammetta Cupellaro
(pubblicato su lastampa.it/gree-and-blue il 5 marzo 2026)

Se lo scioglimento dei ghiacciai e la mancanza di neve stanno trasformando il paesaggio naturale delle Alpi mostrando l’erba dove una volta c’era la neve, l’espansione degli affitti brevi tramite piattaforme tipo Airbnb ne stanno cambiando anche l’aspetto sociale e umano. Da comunità stabili e residenziali i paesi, soprattutto quelli considerati più alla moda, si stanno trasformando in località dove il turismo diffuso o a breve termine influenzano fortemente l’assetto economico e sociale delle valli alpine.

Il centro di Chamonix

Senza contare l’uso delle risorse e le conseguenze sulla vita dei residenti che si ritrovano con meno scuole e ospedali, ma più ristoranti stellati e baite trasformate in discoteche con dj per l’après-ski. Il fenomeno ormai è evidente in tutto l’arco alpino. Al punto che un lungo reportage pubblicato sul New York Times racconta che nelle località sciistiche francesi li chiamano ormai “lits froids”, ovvero letti freddi. “Appartamenti lasciati vuoti per la maggior parte dell’anno, occupati solo quando vengono affittati durante la stagione sciistica e per alcune settimane sparse che si allineano con i tradizionali periodi di vacanza”.

Affitti brevi e seconde case
Per la verità non è solo la Francia a mostrare intere zone al buio durante la maggior parte dell’anno in paesi come Chamonix. In Italia, Cortina, Madonna di Campiglio, Corvara, Ortisei, ma anche Kitzbühel in Austria mostrano già ampie zone di “letti freddi”. Piccoli condomini o ville in cui si accendono le luci o si aprono le finestre solo durante la stagione sciistica, le “settimane bianche” o quella estiva. Insomma, paesi che nell’immaginario collettivo rappresentano le tradizioni alpine europee si rianimano, però, solo durante l’alta stagione. Primavera e autunno rimangono silenziose, almeno per il momento. Si legge sul NYT: “Le località turistiche che punteggiano le montagne dall’Austria alla Francia hanno raggiunto quello che qui si definisce un punto di crisi, affrontando cambiamenti che minacciano le loro culture e persino la loro sopravvivenza, mentre la domanda di affitti turistici a breve termine rimodella città dove lo sci tradizionalmente faceva parte solo della loro identità”.

Impatto combinato: economico, climatico, demografico
Dunque, cosa fare? Secondo gli operatori appare chiaro che il cambiamento climatico che ha già reso fragili le comunità di montagna, combinato all’esplosione degli affitti brevi anche in alta quota, sta producendo effetti a catena. Perché, se da una parte le piattaforme di prenotazioni online cercano di riequilibrare i flussi turistici verso stagioni più lunghe e versatili, promuovendo anche soggiorni che non puntano solo sullo sci, dall’altra però tutto questo spinge una pressione sul mercato immobiliare tale da allontanare, per via dei costi eccessivi, i residenti dal centro. Insomma, anche sulle Alpi sta avvenendo ciò che da anni è già realtà nelle città d’arte e nelle capitali europee: solo in Francia, nelle regioni di Savoia e Alta Savoia, le offerte Airbnb sono raddoppiate in sei anni, con 72mila annunci nel 2025, rispetto ai 38.000 del 2019. In alcuni paesi come Chamonix, le seconde case ora rappresentano il 70% di tutte le abitazioni. La cittadina di montagna ha perso il 10% della sua popolazione negli ultimi 25 anni, principalmente a causa dei prezzi inaccessibili delle case”.

E poi stanno arrivando i turisti americani
La novità che sta stravolgendo ancora di più i paesi delle Alpi è che i comprensori di sci europei hanno iniziato a collaborare con i multimountain pass americani Ikon ed Epic, ossia abbonamenti stagionali che permettono di sciare in più comprensori con un unico skipass valido per tutta la stazione. Gli sciatori che investono in pass Ikon o Epic pagano quasi mille dollari o più per pass che includono località europee. Chamonix è stata la prima stazione sciistica francese a far parte del gruppo Ikon Pass, nel 2022. Megève si è poi unita, così come la vicina Courmayeur Mont Blanc in Italia. Risultato? A Chamonix, lo scorso inverno, c’è stato un aumento del 32 per cento dei pernottamenti da parte dei clienti statunitensi rispetto all’anno precedente, secondo l’ufficio turismo di Chamonix-Mont-Blanc. Non è finita qui.

Più recentemente, Vail Resorts, uno dei più grandi comprensori sciistici degli Stati Uniti nel Colorado, creatore dell’Epic Pass, ha concluso un accordo con il comprensorio di Andermatt-Sedrun nel 2022 e di Crans Montana nel 2024, entrambi in Svizzera.

Un affare investire sulle Alpi
Vail Resorts si fermerà, oppure investirà anche in Francia e in Italia? Al momento, sempre secondo il NYT, i manager hanno solo fatto sapere che vogliono rispettare l’identità delle stazioni sciistiche. “Il nostro obiettivo è valorizzare queste qualità, non cambiarle”. L’unica cosa certa, secondo gli analisti, è che sempre più clienti internazionali affluiranno verso le Alpi, cambiando le comunità e le case che dovranno rispondere ad un certo tipo di turismo più esigente.

Sta già accadendo in Francia, dove i resort si stanno orientando verso sviluppi immobiliari di lusso per attrarre una clientela benestante. Spa, ristoranti con chef alla moda, esperienze in alta quota dove lo sci verrà considerato solo una delle risorse a causa della crisi del clima. Sul Monte Bianco la copertura nevosa dura un mese in meno rispetto al 1970. Catene di grandi alberghi stanno già comperando anche le piccole locande, chalet e appartamenti. Ma già oggi, molti affitti a breve termine sono di proprietà di società o gruppi di investimento, ha detto Valérie Paumier, fondatrice di Résilience Montagne, un’organizzazione ambientalista francese che si occupa del cambiamento climatico e dello sviluppo sostenibile in montagna. E porta l’esempio dell’influenza del Club Med nelle Alpi con i suoi resort all-inclusive. Perchè alla fine una settimana di sci a Chamonix o a Cortina costerà molto meno che sciare in Colorado. E poi, per gli americani appassionati di sci, Chamonix è una tappa obbligatoria almeno una volta nella vita.

Poca neve e affitti brevi ultima modifica: 2026-03-12T05:20:00+01:00 da GognaBlog

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11 pensieri su “Poca neve e affitti brevi”

  1. Non si può generalizzare come fa l’articolo.
    Vivendo a cavallo tra Cortina e Val Badia e Gardena, noto che a Cortina ci sono esercizi come hotel e B&B che sono in mano prevalentemente a multinazionali, mentre sul lato sudtirolese la proprietà degli esercizi è rimasta perlopiù in mano ai locali che ne traggono quindi grande beneficio economico.

  2. @9
    ho solo riportato ciò che vedo. A Courmayeur le case in affitto breve per la grandissima parte sono tutte di proprietà dei locali. Per il resto riconfermo che l’articolo mette insieme neve ghiacciai spopolamento della montagna in modo confuso

  3. L’articolo fa un analisi grossolana, ma il messaggio principale non e’ lontano dalla realta’. I “letti freddi” per le stazioni nominate non sono ne’ un fenomeno recente ne’ sono significativamente aumentati negli ultimi anni. Il punto non e’ l’espansione immobiliare. Negli ultimi anni e in particolare post-covid sono successe 2 cose, parzialmente interconnesse: 1. aumento vertiginoso del turismo, sia nazionale che internazionale 2. Airbnb.   Con 1) la domanda e quindi i prezzi sono saliti, e di molto. 1+2  hanno reso piu’ conveniente affittare a turisti per poche settimane piuttosto che a locali per tutto l’anno. E’ tutto qui, niente di complicato. Il risultato e’ che i locali non trovano alloggiamento a prezzi accessibili, cosi’ come gli stagionali.
     
    Se ho capito bene, Enri sostiene che almeno i soldi finiscono nelle tasche dei “montanari”, ma non e’ vero. Magari i loro nonni hanno fatto qualche soldino vendendo la baita negli anni 80-90 ( a Cortina anche molto prima )… Ma gli attuali proprietari delle case con letti freddi abita se va bene a qualche ora di auto ( Chamonix->Ginevra, Courmayeur->Milano, ecc ) , se va male a qualche ora di aereo . Direi 70-80%…
    Dopo di che, parlare di “cambio di cultura” per stazioni che hanno vocazione turistica spinta, a briglia sciolta, da 40-50 anni fa un po’ sorridere… Preoccupiamoci semmai per quelle ancora salvabili ( se ce ne sono )

  4. Filippo, forse in montagna ci vai come i turisti illustrati in questi articoli e, dunque, di montanari non ne incontri.
    Io, per esempio, non ho il soffiatore che, in ogni caso, ha una funzione diversa dal rastrello: come fai a spostare un cumulo di fieno con il soffiatore? 
    Meglio passare a un altro articolo, mi sa.

  5. Grazia:
    Il termine “montanaro” nel 2026 non identifica più nessuno, visto che con macchina, moto o altro puoi andare dal mare alla montagna in poche decine di minuti. Il “montanaro” non usa più nemmeno il rastrello per il fieno, ma il soffiatore.
    Chi vende le strutture vecchie agli stranieri sono i locali, magari vecchi e con figli professionisti in un ufficio dall’altra parte del mondo. I vecchi muri sono diventati un peso insopportabile da gestire.
    Gli stranieri dovranno ristrutturarlo e qui entra in gioco il cappio italiota:
    Imprese edili italiane con maestranze straniere e imprese edili dei nuovi italiani ( albanesi, est Europa, nord Africa, cinesi, sud americani)
    Per ora sono italiani:
    Architetto progettista.
    Consulenza geologica.
    3/4 ingegneri x certificazione strutture portanti, impianti, sicurezza
    Geometra responsabile di cantiere.
    E una pletora di dipendenti pubblici che autorizza, mette timbri e chiude gli occhi sugli abusi 
    Finito i lavori milionari e con una nuova struttura in classe A+, non puoi certo metterla in affitto a 500euro/mese, o in vendita a meno di 5000 euro/metroquadro, o a meno di 1000 euro/notte. La clientela c’è e tanta. Sono quei paraculi che se ne fottono della guerra, della Palestina e del gasolio a 2,5 euro/ litro, anzi in tutto questo ci guadagnano!
    Sono gli stessi paraculi che hanno riempito i classici di Dumas e Tolstoj,
    Non certo quelli di Silone

  6. Forse si mettono in pentola numerosi argomenti, ma è verissimo che aumentano le strutture ricettive medio alte, con aumenti anche dei prezzi delle risorse di base, a scapito dei locali. 
    No, Enri, stanno arrivando stranieri a comprare un sacco di immobili – palazzi interi nelle città con aumento degli affitti per i residenti che devono andarsene, appartamenti e locali con prezzi spropositati – e, quindi, il denaro non entra molto nelle tasche dei locali.
    Qui sull’Etna è stato appena ristrutturato un rifugio, ha tre o quattro stanze, suite compresa, con costi elevati. Un caffè a 2 € senza motivo. E’ un bar come ce ne sono tanti in città, con la tappezzeria floreale alle pareti.  Chi l’ha rilevato non è montanaro.

  7. Si, un articolo che mescola argomenti slegati tra loro per giustificare un fine che esiste solo nella mente dell’autrice. 
    Pensate che la stagione degli affitti brevi si è allungata molto per via di quei turisti che vengono a visitare le Dolomiti anche fuori stagione, ovvero in novembre e a maggio.
    E costoro non sciano, non camminano né tantomeno pedalando o scalano pareti. Girano in automobile giornalmente facendo base anche in una delle località nominate nell’articolo e necessitano di ristoranti. Sono asiatici e ne arrivano sempre più condizionando agli operatori locali i classici periodi di vacanza o di ristrutturazione/manutenzione dei loro immobili. 
     
    Ieri mattina sentivo Zaia a Radio Cortina che si diceva soddisfatto che le olimpiadi avevano dato un grande impulso al turismo a Cortina (vuota prima e durante i giochi) annunciando i giochi olimpici invernali giovanili del 2028…
    Tra poco si ricomincerà a parlare di overturism e l’anno passerà. 
    Per tutta la massa appecorata che crede che gli asini volano.
    Per fortuna la vita in montagna può essere diversa da come spesso viene descritta.
     

  8. Quindi fatemi capire la possibile causa della decadenza delle comunità montane (cosa voglia dire non si sa) è causata dagli affitti brevi?
    Ma qualcuno che scrive queste cose è mai andato a Chamonix?
    Che minestrone di cose. Ovviamente con il fine ultimo di dare addosso in modo pregiudiziale a qualcosa o qualcuno. Questa volta era il turno degli affitti brevi? Semai l’effetto è esattamente quello contrario e cioè quello di far arrivare molto denaro in queste località. Perchè, scusate, ma chi credete che siano i proprietari delle case ad affitto breve, se non in gran parte i locali stessi? Chi scrive ha mai frequentato Courmayeur tanto per dirne una? provate a cercare affitti brevi a Courmayeur e ditemi chi sono i proprietari delle case. Non so come possano nascere articoli simili, in cui si fa un minestrone di tutto. Concludo dicendo che in questo inverno è venuta giu un sacco di neve, vari periodi con pericolo valanghe alto (quindi i prati dove sono?) e poi si la neve si scioglie, arriva un periodo in cui riaffora l’erba e poi però per questo we è prevista neve. Forse sarebbe l’ora di non inventarsi dietrologie senza alcun riferimento oggettivo. Il tema dell’abbandono delle località montane (se tale) non sta certo negli affitti brevi, se mai è il contrario.
    Collegare poi lo scioglimento dei ghiacciai con il (forse?) cambio di dimensione umana di alcune località mi sembra perlomeno fantasioso.

  9. aspettiamo i commenti dei teorici del sovraffollamento e dei fautori del disimplasir domenicale…

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