Quando la corda si spezza

Quando la corda si spezza
di Chiara Ravera
(pubblicato su camoscibianchi.wordpress.com l’11 aprile 2022. Il post rientra nella rubrica “Il movimento delle donne solitarie”, curata da Emanuela Provera. Qui il link alla rubrica per coloro che fossero interessati a leggere ulteriori contributi)

Avevo circa 30 anni quando al semplice camminare si sono affiancate attività alpinistiche via via più impegnative: l’arrampicata, lo scialpinismo, le cascate di ghiaccio, le grandi salite alpinistiche in quota, le lunghe vie di roccia sulle Alpi e nelle Dolomiti, a picco sul mare e nel deserto.

Se l’amore per la montagna è un retaggio di famiglia, la mia vita alpinistica è nata e cresciuta in coppia.
Ho vissuto tutto questo con il mio ex compagno e convivente: sempre e comunque, all’altro capo della mia corda, c’era lui.
Il 2020, famigerato anno del Covid, ha segnato anche la fine della nostra cordata, uno strappo improvviso e doloroso.

La corda si è spezzata e io sono caduta. Per un po’ ho creduto di essere morta.
La terra, l’orto e i miei animali sono stati i primi salvagenti nei lunghi mesi del primo lockdown. Ma non appena sono stata libera di uscire, la montagna è stata la corda che mi ha tirato fuori dal crepaccio buio e gelido in cui ero caduta.
Non c’era nessuno, tuttavia, all’altro capo della mia corda, se non un’incrollabile e piena fiducia nel potere terapeutico della bellezza che la montagna mi donava a piene mani.

Contemplando il Cervino dal Monte Pancherot (Valtournenche, Aosta).

Ho passato anni a sciare, arrampicare, scalare montagne in Italia e all’estero, ma non ho mai camminato tanto come durante l’estate del 2020.
Dall’alba al tramonto, quasi senza meta, nello zaino il minimo indispensabile, una giacca e una barretta. In completa solitudine, macinando dislivello e concatenando vette, gli occhi sempre rivolti verso l’alto.
La pesantezza delle gambe, alla sera, era inversamente proporzionale alla leggerezza del cuore. Lunghi sonni ristoratori per poi ripartire, e piano piano guarire.
Non ho mai incontrato tanti animali come quell’estate, in cui la natura si è espressa in tutta la sua generosità.

Arrampicando. Falesia del Ponte del Diavolo (Lanzo). Foto: Valentina Lauthier.

Ho goduto della libertà di camminare con i miei ritmi e i miei tempi, correre quando volevo oppure sdraiarmi al sole per ore. Niente orari, relazioni, difficoltà tecniche da superare, nessun timore di non farcela o di sbagliare, nessuna ansia da prestazione, solo fatica e bellezza.
Talvolta, quando ho camminato in montagna da sola, la natura è stata particolarmente generosa nel rivelare le sue bellezze. Forse perché, inevitabilmente, si è più silenziosi e attenti. L’estate scorsa sono partita da Torgnon per raggiungere la Cima Bianca, 3009 metri, meraviglioso balcone sulla Valtournenche, in Valle d’Aosta. Scendendo, poco sotto la vetta, mi sono fermata di colpo prima di calpestare una strana pietra… Perfettamente mimetizzata tra i calcescisti del pendio, una pernice si ostinava a non volare via né spostarsi al mio passaggio! È stato quasi commovente scoprire che nascondeva sotto le ali e la pancia i suoi pulcini, implumi e indifesi.

La montagna è stata il mio medico e la mia terapia.
Durante l’autunno e l’inverno successivo ho ripreso a frequentare gruppi di amici con cui ho ricominciato a sciare e a scalare, via via sempre più regolarmente.
Dalla scorsa estate all’altro capo della mia corda si è legato il mio attuale compagno, che il destino ha voluto sia un fortissimo alpinista.
Considero questo legame l’ennesimo regalo che mi fa la montagna, ma non dimenticherò mai l’infinita bellezza e la preziosa solitudine di una lunga, strana estate in cui appesa alla mia corda c’ero solo io.

Felice dopo una salita di scialpinismo (Cheneil, Aosta). Foto di D. Antonucci.

Chiara Ravera
Ha 44 anni, vive da sola a Val della Torre, in provincia di Torino, con un cane e una dozzina di gatti. Lì, nei momenti che non trascorre in ufficio (dove si occupa di pratiche assicurative) o tra i monti, ama coltivare il suo orto, che insieme alla montagna è la sua grande passione. Da una decina d’anni fa parte del Soccorso Alpino di Lanzo e partecipa come istruttrice ai corsi CAI di arrampicata, alpinismo e scialpinismo della Scuola Ribaldone.
Ha una formazione classica e una Laurea in Storia della Lingua Tedesca, e alla lettura dedica i rari ma preziosi momenti di quiete.

Quando la corda si spezza ultima modifica: 2022-06-07T05:41:00+02:00 da GognaBlog

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23 pensieri su “Quando la corda si spezza”

  1. Grazie per la risposta Chiara. Il mio voleva essere un commento un po’ buffo per alleggerire la discussione. Io ho cinque felini famelici e una cagnolina anziana, tutti salvati. Danno tanto.
    E sulle cime, con qualche difficoltà, ci si arriva comunque. Un piacere averti letto.

  2. Carissima Chiara,
    Condividiamo la stessa passione per la montagna e ti capisco benissimo. Sono contento che ti sei ripresa dalla brutta caduta.
    Goditi ogni momento di questa magnifica passione finche’ l’eta’ e le forze te lo consentono.
    Ho 61 anni e fra pochi giorni parto per il mio terzo 4000 (punta Gnifetti) e a settembre la Zumstein e possibilmente la Vincent….
    Una “montagna” di saluti !
    Ale
     
     

  3. Cominetti,come ogni tanto gli accade, tende a generalizzare le sue preferenze personali con una certa asseritivita’. Fa parte del suo fascino. Dimentica che esistono le coppie simbiotiche, anche nell’alpinismo e pure famose e magari anche connesse in qualche modo al blog.  Alcune sono durate una stagione della vita, altre tutta la vita. La simbiosi, se contenuta e ben compensata, non necessariamente diventa patologica e produce infelicita’ o senso di soffocamento claustrofico. Come sempre, dipende.

  4. Chiamata in causa, non posso esimersi dal rispondere.Paolo Gallese, i gatti non sono proprio miei, ma fanno parte di una piccola colonia felina (purtroppo non riconosciuta ufficialmente) di cui mi occupo, fortunatamente non da sola.Il cane invece nei weekend va in vacanza dai “nonni” : )Tutto ciò mi concede una certa libertà di movimento.Quanto alla padella e alla brace – Cominetti – non è male quando si è cotti. Il rischio è bruciarsi e soprattutto bruciare la corda.
     

  5.  esempio di scelte:  coppia della cerchia di famiglia, dopo qualche  avventura con panico per sentiero esposto..ha deciso di
    1)migliorare le calzature e usare i bastoncini da trekking
    2) ingaggiare guida ( per Etna ed altre)..e scoprire che vale la pena di spendere sacrificando altre spese voluttuarie
    3)  non esagerare rispetto alla gamba da lavoratori ristretti in un ambiente, comunque tra scale e viavai  con pesi da  scaricare e collocare su scaffali la si tiene allenata giocoforza .
     

  6. https://www.lastampa.it/torino/2022/06/07/news/escursionista_dispersa_sopra_ceresole_reale_il_soccorso_alpino_in_azione_al_nivolet-5371901/
     L’escursione solitaria in ambiente isolato ha i suoi bei rischi , ed è solo l’ultimo caso. Comunque succede anche a chi va in gruppo…per questo il CNSAS tiene per ogni interventoun rapporto, non solo a fini statistici, ma per suggerire prevenzione.La famigerata SCIVOLATA , anche su terreni non impegnativi, ha una miriade di cause scatenanti.Poi sulla scelta di compagni e compagne..non si possono enunciare teorie sui gusti e risultati.Cordate si formano, cordate si sciolgono, temporaneamente o per sempre.

  7. Gallese. La pet therapy ha un costo in termini di tempo molto elevato, (per non parlare di quanto costano i croccantini)  tuttavia ti riporta rapidamente agli elementi essenziali del vivere, attraverso la concretezza focalizzata dei nostri amici e l’assoluta e irrefrenabile spontaneità dei loro sentimenti. Una lezione che personalmente metto allo stesso livello di quella del mio maestro di gioventù che ho raccontato. 

  8. Storia personale di un anno  passato in ‘solitudine ed in quanto personale a mio avviso incommentabile. Per indole sono però d’accordo con quanto scrive  Cominetti . Io  per me non ho mai voluto una compagna nella vita che  fosse anche legata alla mia corda, questione credo di libertà.

  9. Qui si vola molto in alto oggi. Comunque ribadisco: ha qualcuno di fiducia che bada ai gatti. Altrimenti altro che cime solitarie…

  10. Magic Moment. Tema: una lezione che non dimenticherò mai. Forse l’ho già raccontato.Pazienza. Tipico dei vecchi.  Svolgimento: prima occupazione della Statale e serrata del rettore. Tutti ad Architettura ad ascoltare Mario Dal Pra che ha rifiutato la serrata. Legge Hegel, con precisione filologica, la Fenomenologia dello Spirito. L’aula rumoreggia. Il grande Mario, nel suo vestitino grigio e la cravatta blu da impiegato statale,  chiede “Qualche problema?” . Si alza uno dei boss “Professore noi ci aspettavamo qualcosa di diverso” “Cosa?” “ Beh che si cogliesse di più lo spirito che aleggia nel testo”. L’ex partigiano Teopompo membro del CNL Nord Italia che aveva più volte rischiato la vita sorride gentile : “ Interessante idea; suggerirei di spegnere la luce, così lo evochiamo”. Prosit. 

  11. “terapia della parola, terapia del fare, terapia chimica, terapia della contemplazione…non c’è una via maestra, non sappiamo bene ancora come stanno le cose e cosa davvero funziona”.
    La scienza non lo sa. La filosofia non lo sa. La chimica non lo sa. La biologia non lo sa. La magia lo sa, e certa scienza come la Pnei. Essa è pregna di conoscenza. Essa è costantemente e inconsapevolmente praticata da tutti. Il mondo magico è stato cancellato, ridicolizzato, ciarlatanizzato dal razionlismo materialista. Essa esprime le nostre potenzialità creative più di quanto possano altre modalità oggi celebrate.

  12. La vera libertà c’è quando si è soli. 
    Dal racconto sembra che la protagonista (finalmente una donna) sia passata dalla padella alla brace. Non so se quello fosse il suo  intento. 

  13. Quando la corda si spezza….terapia della parola, terapia del fare, terapia chimica, terapia della contemplazione…non c’è una via maestra, non sappiamo bene ancora come stanno le cose e cosa davvero funziona, ognuno percorre la sua strada, a volte più di una. L’importante e non fare o farsi troppo del male. Come tuttavia è stato sottolineato recentemente a scopo preventivo dalla bibbia del running ( la rivista “Trail Running”) ci sono situazioni dove curarsi con l’attività fisica da sola non basta. Dipende dal problema e dalla sua gravità. Un buon professionista può aiutare a trovare la propria strada. 

  14. Quando la corda si spezza e si ha la fortuna di evitare il peggio è giusto sostituirla cercando di capire le cause ;troppo vecchia e logora?spigolo tagliente imprevisto?o semplicemente troppo carico?Complimenti per la tua vita e come la esponi.

  15. Non c’è nulla di più concreto e terapeutico del rapporto con la roccia e gli animali. Infatti è una grande medicina per gli animi sofferenti, spesso per ragioni “mentali” o diciamo “spirituali”. Da sempre. Una valida e meno dannosa alternativa alla via “chimica”. 

  16. Dev’essere pazza. Parla di terapia della bellezza.
    (Dedicato a chi si “occupa di cose concrete”).

  17.  A volte il destino potrebbe riservare un non alpinista,un  sofferente di vertigini…un canoista..o anche un allergico al pelo di gatto ,allora si’ che si aprirebbe una nuova crisi esistenziale.

  18. Un unico commento spiritoso: come fa a fare tutto quello che fa con gatti e cane cui badare? Noi qui abbiamo cinque mostri miagolanti e una cagnetta anziana reduce da canile, che manco un veterano del Vietnam ha le turbe che ha lei. E riesco a fare pochissimo! 😀

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