“Siamo i primi ambientalisti”, dice il presidente di Pila Spa che sta per avviare i lavori per una nuova funivia fino a 2730 metri di altitudine.
Prendono pure in giro, i gestori degli impianti: ci considerano tutti dei gonzi, con l’anello al naso. Il Presidente di Pila Spa afferma che loro sono i primi (?!?) a preoccuparsi dell’ambiente. Qualcosa non quadra. Un vero ambientalista punta a evitare i nuovi impianti e a smantellare quelli esistenti, al massimo sostituendoli con impianti leggeri (skilift), il tutto con l’obiettivo di alleggerire il peso antropico sulla montagna (specie in uno scenario sempre meno “nevoso”). In sintesi: meno gente, meno danni per l’ambiente.
Invece il Presidente, per giustificare il “nuovo” impianto, dichiara: “La nostra ambizione è quella di permettere a molti più turisti di godere di quel panorama, sciatori o no, un po’ come succede con la Skyway”.
Altro che “attenti all’ambiente”: questo è antiambientalismo elevato a sistema! (Carlo Crovella)
Sempre meno neve
(ma le località sciistiche investono ancora)
di Francesca Venturi
(pubblicato su agi.it il 24 febbraio 2023)
Il futuro delle località sciistiche è messo in discussione dal cambiamento climatico, e gli operatori fanno a gara per cercare di adattare l’offerta turistica e rendere la montagna attraente anche con poca o nessuna neve.
Anche i più ottimisti ammettono che come minimo la stagione dello sci è destinata ad accorciarsi rispetto ai tradizionali 5 mesi (dicembre-aprile) della tradizione della seconda metà del Novecento.
E’ stato calcolato che solo nell’improbabile caso che si riescano a ridurre le emissioni inquinanti per restare sotto i 2 gradi di aumento della temperatura entro la fine del secolo la stagione della neve conterrà la riduzione sotto a un quinto, il 17% circa.
Ogni grado in più di temperatura globale, secondo il Wwf, equivale a un mese in meno di neve. Come si può vedere dalle impressionanti immagini satellitari invernali, dove ormai il colore marrone scuro prevale sul bianco quasi ovunque, il fenomeno interessa tutte le montagne del mondo, e le Alpi non fanno ovviamente eccezione.
Secondo le stime degli scienziati, i ghiacciai alpini dimezzeranno il loro volume di qui al 2050 e il 95% sparirà entro il successivo mezzo secolo.
Le stazioni sciistiche più basse, fondate negli anni ’60 del secolo scorso, cominciano a chiudere i battenti e a puntare su altre attività. Quelle che restano aperte sono costrette ad aumentare i prezzi, rendendo lo sci uno sport sempre più di élite.
In compenso, la pandemia ha fatto aumentare la richiesta di soggiorni primaverili ed estivi in montagna, e i prezzi delle case nelle località alpine sono in forte crescita.
La politica locale prova quindi a cambiare ottica, per trovare un senso ai nuovi investimenti destinati alla costruzione di nuovi impianti ed infrastrutture senza danneggiare l’ambiente e ampliando la platea degli appassionati di montagna.
E’ in questo contesto che si inserisce, per esempio, la decisione di realizzare una nuova funivia che collegherà Pila, la panoramica località sciistica che si affaccia sull’intera valle d’Aosta raggiungibile in funivia dal centro di Aosta, e la Cima Couis, a 2730 metri di altezza, a piombo sulla valle di Cogne e il parco del Gran Paradiso.
Il progetto che ha vinto comincerà ad essere realizzato a breve e sarà completato nel 2024; a regime, in poco più di mezz’ora si potrà arrivare con due impianti dal parcheggio di Aosta alla cima, che gode della vista delle montagne più alte di tutto l’arco alpino, dal Monte Bianco al Rosa, dal Cervino al Gran Paradiso.
A chi storce il naso per l’impatto ambientale del nuovo impianto, risponde il presidente della Pila Spa, la società che gestisce gli impianti di risalita del comprensorio valdostano.
“Siamo i primi a voler rispettare l’ambiente – spiega all’Agi Davide Vuillermoz Curiat – Viviamo di questo, sarebbe autolesionista non proteggere la natura: per noi è una vocazione e anche una devozione. Al momento, meno del 3% di tutti quelli che accedono agli impianti di Pila prende anche l’ultima seggiovia per arrivare in vetta al Couis. La nostra ambizione è quella di permettere a molti più turisti di godere di quel panorama, sciatori o no, un po’ come succede con la Skyway, che da Courmayeur porta a 3.466 metri sul Monte Bianco ed era inizialmente considerata solo un servizio per alpinisti e sciatori ma ora viene utilizzata da tutti, anche i neofiti della montagna”.
Vuillermoz ricorda che Pila come le altre località sciistiche valdostane sono in alta quota e per loro gli effetti della inevitabile catastrofe climatica sono quindi rinviati.
“I ricavi di quest’anno superano quelli del livello del 2018, ma non hanno ancora raggiunto il record della stagione 2019-2020, quando l’interruzione dovuta al Covid è comunque arrivata quando i giochi erano fatti”. In ogni caso, nessun abitante delle montagne alpine può ignorare la portata del riscaldamento e del calo della neve.
“Dobbiamo comunque spostare verso l’alto il baricentro delle attività invernali, e al tempo stesso non fermarci a pensare solo al turismo legato alla neve. Non è nemmeno escluso che in futuro si progetti anche il collegamento verso la valle di Cogne: siamo alla fase degli studi di fattibilità”.
All’arrivo della funivia, è previsto che ci sarà un rifugio, aperto tutto l’anno per accogliere chi arriva con un punto panoramico e di ristoro che rispetterà la bellezza dell’ambiente. “Noi montanari siamo i primi ambientalisti: il progetto prevede che l’energia utilizzata per far funzionare il nuovo impianto derivi al 100% da fonti rinnovabili”, ha spiegato ancora Vuillermoz.
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@mg 97
Premesso che io mi trovo d’accordo sulla linea di coloro che sostengono di rendere la montagna meno accessibile, provo ad allinearmi ad un pensiero più’ rapidamente realizzabile e cioè’ non penso che rendere la montagna meno accessibile sia la soluzione dello scioglimento dei ghiacciai. Cosi come penso che come buttiamo la croce addosso a chi vive di turismo montano dovremmo fare altrettanto con tutti coloro che hanno rovinato km di coste spiagge e via dicendo. Quindi io non ne faccio in primo luogo una questione ambientale intesa nel senso più attuale del termine. Ne faccio una questione alpinistica, innanzitutto. Perché’ devo avere la funivia per arrivare al rifugio Torino, ora trasformata in una sorta di lounge a 3500 metri? Perché devo avere rifugi in cui alle sei di sera ti offrono l’aperitivo e devo prenotare un anno prima quando un tempo il letto se lo prendeva chi arrivava prima e gli altri sul pavimento? Io parlo di questo. Ho scritto N volte che in estate si potrebbero chiudere alle auto val ferret e val vent. Chi vuole andare va a piedi da Courmayeur. Perché non lo si fa? Nessuno perderebbe il posto di lavoro ed emergerebbero solo coloro che hanno voglia di frequentare la montagna in un certo modo. Partiamo da qui. In ogni caso apprezzo il martellamento di Crovella, non basta sussurrare le cose in cui si crede, bisogna ripeterle e Crovella sembra crederci. Mi trova d’accordo su molte sue idee. Sull’abolizione del soccorso effettivamente un po’ di dubbi li ho anche io anche se ne capisco il senso. Certo poi bisognerebbe negare l’ospedale a chi beve litri di whisky o fuma 3 pacchetti al giorno ma questa forse è’ un’altra storia.
ps
almeno le corde fisse dalle normali di 3 grado, quelle le vogliamo togliere???
Cara Agnese:
Forse lo troverai aberrante, forse non te ne sei accorta ma:
con 1300 giorni di attesa per una colicistectomia, con 4 milioni di italiani che hanno rinunciato a curarsi per tempi d’attesa troppo lunghi e prezzi della sanità privata troppo alti, con anziani lasciati per 12 ore su una barella nei corridoi del pronto soccorso con vili esseri umani che gli propongono un ricovero immediato in una struttura privata, ripeto forse non te ne sei accorta ma… HANNO TOLTO LA SANITÀ PUBBLICA!!!
Il Socc Alpino ( che arriva con l’elicottero anche per un unghia scheggiata), è solamente il vile mezzo del potere per farci credere che tengono a noi, alla nostra salute e incolumità. I soccorritori sono ignari collaborazionisti di questo programma
Capito mi hai!!!
Non vi nascondo una certa delusione nel leggere questi sconfortanti adeguamenti . Questo accettare che le cose vadano sapendo che stanno andando male. Questo assistere al taglio degli alberi dell’isola di Pasqua. I superstiti finirono schiavi, noi prigionieri di divieti. Mi illudevo che gli ultimi partigiani si nascondessero in montagna, tra gli alpinisti. Pecà.
il buonMErlo scriveva sempre che guardate il dito invece della luna.
Noto con piacere che il vate (mi veniva da iniziare con w e finire on r, ma non l’ho fatto) Crovella era un grandissimo sostenitore dei lockdown e dei vaccini, giungendo ad auspicare soluzioni da lager per i trasgressori obiettori, perché quello avrebbe salvato il mondo.
Si vede oggi (basta leggere un pò di carte sulla indagine attualmente in corso a Roma, non pamphlet no vax) che è stata una solenne presa per il culo volta a tutto tranne che al bene comune.
Ora il covid è stato un pò accantonato (se al bovino da governare, absit iniuria verbis, che i bovini son più intelligenti di molti bipedi, non cambi un pò il bersaglio finisce che si annoia o si distrae) e il tasto su cui si pigia è la catastrofe ambientale, con la quale imporre ogni sorta di restrizione e obbligo, che è in realtà volta a irreggimentare e non a risolvere il vero problema.
prova ne sia che una delle icone è la gretina, che chiunque dotato di senno non può che ascrivere al genus delle prese per il culo.
Premesso che considero le varie skyway, le cortinopoli e l’ampliamento di compreso sciistici delle vere porcherie da evitare e se del caso da demolire, sarebbe carino che coloro che si infervorano e vorrebbero morti lungo i sentieri per assenza di soccorso, così i cannibali la capiscono e i ghiacciai non si sciolgono più, riflettessero 30 secondi su quanto rileva un cappotto su una casa, o una macchina elettrica, o le emissioni di quindici caiani (che in alcune declinazioni confinarei in appositi recinti per la loro intrinseca fastidiosità ambientale) che van per monti a fronte di un sistema produttivo e di consumo che ha numeri di qualche milione di ordine di grandezza superiori e che continua ad ammorbare il pianeta fottendosene dei crivelli in fiore suoi solinghi pendii della val di Susa.
Se il mononeurone che assiste talune menti elette, sabaude e non, soppessasse l’incidenza dell’industria, del consumo indotto a tutti i costi, del profitto sulla pelle delle persone e dello spreco, non solo alimentare, le mega crociere che inquinano come un paio di città, le auto cambiate ogni due anni, forse la smetterebbe di rompere i coglioni (copyright Regattin) con la sequela di baggianate che da anni ammorbano questo blog e si dedicherebbe a cause più serie dell’abolizione del soccorso al fine di far morire i cannibali o dell’emarginazione dei no vax (perché questo è, e quando lo legge così inorridisce anche il mio gatto…).
State bene e divertitevi e che il Crovella, dopo l’ultima cazzata della sera si metta la Eebecca e ascolti gli infermieri.
Accioicchia, tutto gia’ detto fino alla nausea. Se non si interviene in qualche modo per modificare il trend in essere, o le montagne diventeranno oggettivamente impraticabili (pareti intere che crollano, ghiacciai impercorribili, siccità…) o saranno strette da una marea di divieti giuridici. In entrambe le situazioni, addio quello che è adesso. Non perché lo vuole il sottoscritto.
@carlo 87
leggi bene i miei precedenti commenti, io sono d’accordo sul togliere le comodità (capaci tutti a salire in 4000 metri con la funivia, te credo che poi arrivano i coatti in collana d’oro e infradito sul ghiacciaio), sono assolutamente contro la creazione di nuove infrastrutture (inutili, dannose e create solo per far girare soldi e fregature con gli appalti, dell’ambiente non gliene frega un cazzo a nessuno).
trovo solo aberrante che si possa anche solo pensare di sospendere il soccorso.
Ancora si insiste con queste proposte demenziali. Ma vi è mai passato per quel neurone che avete che eliminare tutto quello che volete voi significa perdere qualche centinaio di migliaia, se non qualche milione, di posti di lavoro? Ripeto, invece di insistere con il rompere i maroni qui, cominciate a preparare una mail da inviare a governatori/presidenti di Regione, amministratori del territorio, sindaci, tutte le attività imprenditoriali interessate, dagli impianti alla ricettività alberghiera, tutto l’indotto, fino ad arrivare all’ultima cameriera addetta alle pulizie delle camere, e spiegate loro che dovranno cercarsi un altro lavoro perché Crovella e l’altro Carlo devono andare da soli in montagna e che la pacchia è finita. Beninteso anche i 50/60 milioni di turisti che frequentano le Alpi dovranno cercarsi altri luoghi dove inquinare e cacciarsi nei guai.
Carlo, io ho chiesto quali proposte sono state fatte; tu evita di immaginare cosa mi piaccia o cosa no.
Intendo dire, l’abolizione dell’intervento e del soccorso in montagna non è una proposta plausibile.
Rendere la montagna più scomoda, al massimo è un auspicio, non una proposta. Auspicio che però quando va a sbattere contro lo sviluppo, gli interessi locali e il PIL svanisce come lacrime nella tempesta
Togliendo le “comodità” (intese in senso lato e metaforico) non si fa altro che lasciar che sia la montagna a decidere chi può/vuole/riesce ad andarci. Tutto lì.
Voi….Sign. Matteo, proposte che a Lei non piacciono mi oar di capire. Bene. …e quindi, rassegnazione come bene espressa dal Sign. Riva? ……alpinisti cosi poco combattivi????
Chi è causa del proprio male pianga se stesso, perché la pacchia nel Bel Paese non finirà mai!
“Vi accanite contro…ma pro-poste….MAI”
Proposte? Perché, chi mai ha proposto qualcosa?…intendo dire che non fosse catalogabile alla voce “corazzata Kotiomkin”
Ma poi: voi chi? Cos’è un vizio connaturato al nome Carlo?
Risposta magistrale di 87)
Così facendo, Sign. Agnese, risolve il suo problema di sovraffollamento, ma quello ambiente montano resta immutato, e fi questo andazzo finirà a divieti e dovrà, anche Lei, nascondere la corda alle perquisizioni.
Vi accanite contro…ma pro-poste….MAI
Io sono intervenuta sul discorso soccorso che si tratta nei commenti, ma ce ne sarebbe da scrivere a pacchi anche sulle altre tue amabili proposte (di cui hai già postato i link più in basso, non sono cieca eh.)
A proposito dell’impatto ambientale, sono la prima che smantellerebbe un sacco di strutture “facilitanti” e sopprimerebbe ogni progetto che nasce con la scusa del bene della montagna, ma che è tutto il contrario.Ogni volta che sento una proposta di nuove strutture mi viene l’orticaria.
Ma riguardo ai frequentatori? Non che io sia un amante delle folle, ma non mi permetto nemmeno di dare definizioni su chi è meritevole o meno.
Tu invece sali sul tuo bel trono immaginario e predichi contro quasi tutti. Praticamente vuoi in montagna solo quei quattro gatti che la pensano come te. Auguri.
io me ne vado a scalare nei posti dove non va nessuno, meno di moda, belli uguale e riesco a non vedere gente persino di domenica. 👋🏻👋🏻👋🏻
Molte delle domande hanno già trovato risposta in interventi e articoli precedenti, alcuni pubblicati sul Blog nel 2019 e quindi da considerare agli atti (come segnalato anche nel commento 6 di questa sequenza). I link sono ricordati sotto ancora una volta.
Rispetto al 2019 c’è in più un netto peggioramento delle condizioni conseguenti al problema climatico e la sensazione che resti poco tempo per salvare le montagne, il che aumenta la necessità di trovare delle soluzioni in tempi brevissimi al fine di contenere l’approccio antropico (quantitativamente e qualitativamente). Quindi il tema è molto più ampio del solo risvolto “soccorso” e abbraccia un’infinità di possibili interventi (nonché mix fra gli stessi).
“Più montagna per pochi”, parte 1 e parte 2 (settembre 2019):
https://gognablog.sherpa-gate.com/piu-montagna-per-pochi-1/
https://gognablog.sherpa-gate.com/piu-montagna-per-pochi-2/
Quindi vediamo se ho capito: ipoteticamente (tanto non succederà mai) si sospende il soccorso per scoraggiare i “cannibali” alla frequentazione della montagna.
e tutti gli altri che vanno in montagna con rispetto e senza buttarsi in situazioni al di sopra delle loro capacità? L’incidente può capitare a tutti, penso che molti di voi ne siano ben consci. Alpinisti ben più che capaci sono morti per disgrazia, e altri si sono salvati proprio grazie ai soccorritori.
E poi, quale sarebbe la definizione di cannibale? Il tizio che passeggia in infradito sul ghiacciaio?
o anche lo scalatore (o scialpinista, o escursionista) che si sta facendo le ossa? allora sono d’accordo con chi propone di eliminare il problema alla radice, cancelliamo tutte le attività ( CAI e non) che invitano le persone alla frequentazione della montagna. Solo una piccola percentuale di questa gente si approccia con il dovuto rispetto alla montagna. La maggior parte pensa di sapere tutto dopo aver fatto due uscite.
Eliminiamo i rifugi a 5 stelle, rendiamo più difficili gli avvicinamenti e vedrete che la gente sparisce.
E per i restanti che danno falsi allarmi, multe a manetta.
così non mancherà assistenza a chi ha davvero bisogno.
Roberto, non sono mai stato per le scorciatoie. Sono faticose e poi rovinano il pendio. Meglio fare un passo in più e godersi una montagna lenta.
I divieti non li condivido, poi istigano a non rispettarli. Meglio agire sull’aspetto culturale. Far capire che in montagna si va per lasciarsi alle spalle le comodità cittadine e casalinghe. Ma la montagna è anche un simbolo di libertà quindi ci deve essere spazio per tutti.
La selezione la deve fare la fatica, il confronto con l’asprezza dei luoghi, quindi non esagerimo con la infrastrutture, non esageriamo con le attrezzature, con le strade. Ma non certo la minaccia di lasciar morire chi è in difficoltà.
Benassi. Alberto tu mi insegni che con le barriere, le limitazioni, le “sottrazioni” “le rinunce” sul medio periodo non si va lontano. I muri sono fatti per esssere scavalcati o aggirati. Chi va in montagna o per mare da sempre lo sa benissimo. Ci abbiamo costruito sopra la nostra vita, sia i grandi che noi piccolini. È un istinto profond, insito nella nostra specie. In alcuni soggetti è particolarmente sviluppato, ma magari nascosto sotto strati di condizionamenti, prima o poi viene fuori anche nell’uomo “comune”, come insegna la storia. Possiamo anche limitare sul breve ma non regge. Alla fine la vera sfida è “gestire”, solo che è un 8a strapiombante e richiede, tanta fatica, pazienza e umiltà rispetto a scorciatoie drastiche che possono attirare ma non portano a nulla. Come quando si arrampica. Qui Rodi qui salta, dicevano gli antichi. Per il poco che ti conosco sono abbastanza convinto che tu condivida. Ciao
79 Crovella.
Ripeto se elimini il soccorso allora devi eliminare anche i corsi CAI . Via le commissioni tecniche/materiali, commissioni sentieri, ect. Perchè tutto contribuisce ad aumentare l’afflusso.
Però il soccorso lo vorresti eliminare , mentre dei corsi non ne fai cenno.
Forse sei un pò di parte???
Ritorniamo ad essere autodidatti. Chi campa, campa e chi muore, muore.
@77 Appunto il problema è oggettivamente grave e i dati lo dimostrano. Più che rompere i coglioni, io scuoto le coscienze. Certo che se esse sono “dure” come la tua, il primo ostacolo, nel salvare le montagne dalla distruzione, è costituito da soggetti come te. Nulla di personale, semplicemete il tempo prima che sia tutto perduto è rimasto poco, non possiamo guardare tanto per il sottile.
@76 Benassi. E’ una questione di sensibilità personale. io non ho una gran stima, complessiva del genere umano e tendo a preferire strategie che azzerino il tempo di riduzione dell’accesso antropico (perché ritengo che siamo arrivati alla frutta e tempo ce n’è davvero poco). Se il tuo insieme valoriale non presuppone la questione “contrazione/eliminazione soccorso”, è corretto che tu lo esprima, ma non venir a chiedermi di condividerlo. E’ appunto questioni di “sensibilità” personali. per me è più importante correre in difesa delle montagne, cui tengo di più e lo dico con schiettezza. (cmq il mio obiettivo non è far schiattare i cannibali, ma intimorirli – rispetto all’attuale effetto rassicurante del soccorso molto efficiente – e farli desistere dall’andar in montagna). Ciao!
Grazie, quindi storia, bella, non romanzo. Però ora le cose sono cambiate. 2021 ebbimo un problema con un ragazzo disabile che ad un certo punto non volle più camminare. Provai in spalla, ma pesava più di me e feci poca strada, le educatrici che erano con me non sarebbero state in grado di sostenere parte della barella che pensavo fare. In buona sostanza chiamato soccorso specificando che era più un capriccio che una vera emergenza. Arrivarono 13 volontari con carriola e fecero anche molta confusione, comunque ai primi due che arrivarono chiesi cosa potessi fare e mi dissero si faccia da parte ci pensiamo noi….peccato che il ragazzo, al mio allontanarmi cominciò a scalciare al punto che quando arrivò il doc gli fece un calmante. Ma non è questo il punto, solo dico che oggigiorno non sarebbe più possibile una così ben fatto aiuto
https://ladiscussione.com/214068/turismo/turismo-montano-record-di-presenze-e-incassi-confartigianato-primi-in-europa-2-milioni-di-imprese-export-a-805-mld/#:~:text=In%20Italia%20sono%2063%20le,degli%20addetti%20nazionali%20delle%20Mpi.
Crovella invece di perdere tempo e soprattutto rompere i coglioni a tutti noi, leggiti il link e poi occupati di COME vorresti azzerare o limitare il turismo montano. Ne hai di cartelle da preparare, per il resto della tua vita.
72) credo invece di aver capito. E sono anche d’accordo con te con de-civilizzare la montagna. Quindi montagna più spartana, dove te la devi cavare da te, senza trovare: cavi, cavetti, segni e cartelli ogni metro, un freno agli impianti di risalita, rifugi che siano rifugi e non alberghi, vie d’arrampicata più pulite e non riattrezzate a suon di trapani e resina per facilitarne la ripetizione. Maggiore senso della rinuncia, accettazione delle proprie capacità. Quindi più alpinismo, una montagna aspra e non un luna park con le giostre, i giardinetti e le panchine da parco pubblico cittadino.
Il soccorso però è una’altra cosa. Non è attraverso l’eliminazione del soccorso che si deve operare per salvare la montagna.
Se dovremmo eliminare il soccorso, allora dovremmo anche eliminare le scuole cai e anche le guide alpine. Perchè tutti con il loro operato contribuiscono ad un maggior aflusso.
Inoltre non si può limitare la libertà delle persone. Tutti hanno il diritto di andare dove vogliono andare. La libertà come la solidarietà sono valori assoluti. Quello che si dovrebbe fare è dare uno stop alle infrastrutture. Ma come è stato fatto al passo Santner non si va in quella direzione.
@ 69
Carlo, la disgrazia accadde nel 1982. A quei tempi il soccorso alpino nell’Appennino Tosco-Emiliano era allo stadio embrionale e ci si doveva arrangiare al meglio.
Ricordo però che i due di cui si parla nell’articolo, Sergio e Leonardo, erano esperti alpinisti. Come ho scoperto non molto tempo fa, a loro va il merito della prima ascensione del difficile Canalone dei Bolognesi sulla parete E del Corno alle Scale.
Questo è quanto ne scrisse Giorgio Filippi, che fu appassionato storico e cantore della sua terra d’origine, il Belvedere: “Prima invernale nella parete est del Corno alle Scale. Sergio Tamarri di Lizzano, ufficiale degli alpini, e Leonardo Gualandi di Porretta, pure alpino, l’11 febbraio 1968, in cordata con ramponi e cunei, hanno superato per primi le rilevanti difficoltà della parete est del Corno nel punto più difficile: il canalone presso lo spigolo dei balzi dell’Ora, dai balzi di Lazzaro fino alla punta Sofia”.
Se le parole hanno un significato, non può trattarsi che del Canalone dei Bolognesi.
Pertanto è comprensibile che, in quella fatidica serata del 31 dicembre 1982, ai due fu chiesto aiuto per l’operazione di soccorso. E loro non si tirarono indietro.
Quella del 2023 sarà una “calda” estate. È probabile che il turismo monti e mari aumenti in modo significativo. Tutto il paese sta lavorando per questo. Non dimentichiamo cosa significa per noi questo settore in termini di volumi e addetti e che il Ministro del Turismo è un operatore del settore. Mi dicono che la Fiera di Milano “Fai la cosa giusta” dei giorni scorsI ha avuto un buon successo. Ovviamente sappiamo tutti quali sono i rischi collegati di ogni genere: esagerazioni, eccessi, follie post/moderne….Più si allarga la base della piramide più aumenta anche la probabilità di incidenti, in particolare sul fronte escursionistico, come ci dice il CNAS nei suoi rapporti. Sappiamo anche che le autorità locali sono terrorizzate dalla magistratura e schiacciata tra le pressioni del loro elettorato, dove il turismo e l’indotto hanno un peso determinante e la paura dei rinvii a giudizio, che sono sempre una bella grana, anche se poi ormai in Appello spesso tutto finisce nel nulla. Le tentazioni para/culiche sono una fortissima tentazione. Io penso che si debba agire in tempo e in fretta attraverso la collaborazione, tra istituzioni pubbliche, enti e volontariato territoriale (che è molto più diffuso di quanto si pensi), Vedo tre linee d’azione; 1. Diagnosi: individuazione dei punti critici in ogni territorio attraverso l’analisi dati e serie storiche 2.,Prevenzione primaria: segnaletica, comunicazione, formazione, attrezzatura ….. 3. Monitoraggio e sui percorsi critici. Adesso sono un po’ “presino” dal mio Tor dei Nanetti (quello dei Giganti lo tengo per la prossima vita) ma qua dove abito nella mia metà di vita marina ci si sta muovendo in questa direzione. Certo non è facile, ma questa è la sfida. Altre strade, con tutta franchezza e rispetto, mi sembrano che siano ben poco traducibili in piani di lavoro, concreti e appoggiati dal consenso popolare, perché non siamo in Cina. Quando poi sento qualcuno che parla di Lotta Armata, poiché vivo vicino alla Genova di Guido Rossa, mi viene il voltastomaco e mi chiedo se abbiamo a che fare con uomini maturi o con bambini o adolescenti regrediti.
@70 Bella domanda. Ammetto che non sono al corrente, ma immagino che funzioni il mix fra “maggior senso di responsabilità individuale” (per cui chiamano il soccorso solo quando serve veramente e non per comodità) e il “modello economico da ricchi” (per cui scattano corrispettivi che, per noi italiani, sono da nababbi…), e questo frena non poco.
@71. La questyione soccor4so è uno degli infiniti risvolti del problema. Si può intervenire lì, si può anche non intervenire. Ma da qualche parte occorre creare dei meccanismo di scrematura. L’accesso antropico di massa porta dinero in alto e questo fa baluginare il simbolo del dollaro negli occhi, da cui nuovi progetti (cha sia una mega seggiovia o un nuovo rifugio albergo con le cubiste). ergo: meno gente in giro, meno dinero in circolaziomne, meno progetti imprenditoriali, meno distruzione delle montagne.
@68 Alberto, mi spiace sei tu che non hai colto l’essenza del mio ragionamento che ho espresso nei commenti scorsi. Per tua comodità lo sintetizzo al massimo. Per combattere il modello di business occorre togliere il “carburante” di tale modello che è l’eccesso antropico alle montagne: tanta gente, tanti soldi, tanti progetti imprenditoriali che devastano la montagna.
Quindi bisogna “de-civilizzare” le montagne, spogliandole anche dei parametri della società “civile” della pianura, sennò che differenza c’è? Se non creiamo delle differenze, fra pianura e vette, non stupiamoci che il business salga incontrollato fino alle alte quote e le degradi.
Ci sono diverse soluzioni tecniche, certo. io temo che i tempi per intervenire siano risicatissimi, per cui non dobbiamo fare i difficili e mettere in campo tutto quello che si può, compresa ogni iniziativa che controbatta il pull effect (come si dice oggi) costituito (paradossalmente) da un soccorso così efficiente e di alta qualità.
Il discorso purtroppo è scivolato su un’affermazione-provocazione e si sta perdendo il problema grossissimo che c’è.
La frequentazione della montagna.
Lasciate stare il discorso del soccorso che puo’ essere affrontato in 1000 modi o puo’ anche non essere toccato da come è oggi. Il problema è che con la smania della regolamentazione (che se non ve ne siete accorti ha preso piede negli ultimi 3 anni con una breve pausa ora), con la scusante de “non mi assumo la responsabilita’ e quindi metto divieti per evitare che si creino le fattispecie (pericolo in montagna per gli umani), con l’ansia da “sicurezza” che pervade le persone anche in ambiti in cui in passato non ci si poneva il problema, andiamo dritti ad una normazione spinta.
Altra cosa, qualcuno sa dirmi come funzionano le cose all’estero e che provvedimenti vengono presi nei confronti dei soccorsi non indispensabili???
Grazie
66, bella storia, ma, che io sappia non puoi partecipare ad un soccorso se non sei un soccorritore.
Per via di cosa fare per frenare la corsa alla perdita della montagna, oltre a ribadire di non dare soccorso a chi “non” lo merita.(il biker senza batteria, la canottiera a millemila metri, i chiodi che non ha) . Merito che va valutato dopo essere stati sul posto.
Ma, a parte questo, altro appeal sono i rifugi ristoranti, alberghi (cai e non) in quota. Anche, ovviamente, senza esserci nemmeno avvicinati, una bella pubblicità negativa sui social farebbe forse soccombere qualcuno….hanno usato le tecnologie per farsi conoscere??…usiamole per farli dimenticare!!
Te lo ripeto un’altra volta perchè evidentemente non capisci.
Un conto è combattere, anche in maniera forte, l’aggressione alla montagna con infrastrutture sempre più impattanti che tendono a trasportare in montagna le comodità della città. Ridicolizzando l’ambiente e cancellando quello che in montagna si dovrebbe andare a cercare: il contatto con l’ambiente selvaggio e naturale.
Un conto è bloccare la solidarietà umana verso persone in pericolo. In caso di bisogno, non si fa distinzione fra persone alpinisticamente preparate, che comunque possono avere avuto un incidente, o merenderi. Io ho fatto il soccoritore per tanti anni sacrificando il mio tempo e prendendomi rischi. Ma l’ho fatto volentieri per solidarietà umana. Durante questa mia attività mi è capitato di fare un intervento che non avrei mai voluto fare: soccorrere un mio amico e compagno di tante avventure. Purtroppo ho potuto solo raccogliere la sua salma e quella del suo compagno di cordata.
Evidentemente la solidarietà è un sentimento che non ti appartiene.
No, non considero assolutamente imbecillità la ricerca di pensieri e strategie per controbattere la distruzione delle montagne.
Solo le tue, di “strategie”
Ed evito anche di usare a minkia il plurale
Solidarietà alpina
“[…] La sera dell’ultimo dell’anno [1982]. Peppino è in pensiero. Gli hanno chiesto in prestito i ramponi; quattro alpinisti si sono persi su per il Corno [Corno alle Scale], sopra la Sega Vecchia. Non sarà mica Sergio? Con la scusa di fare gli auguri va a casa sua, al Fondaccio. Era quasi l’ora di cena, il cenone dell’anno, e Sergio è lì e lo accoglie cordialmente: resta a cena con noi. Peppino accenna alla faccenda dei ramponi, ma sa poco: pare che siano in tre o in quattro; forse persi, forse caduti; si sono già mossi quelli della forestale, e i carabinieri, forse anche i pompieri di Porretta. Sergio ci sente poco, ma capisce abbastanza per decidere che non può stare lì, ultimo o non ultimo dell’anno. Per prima cosa telefona a Leonardo, il quale, naturalmente, è subito disponibile. Leonardo e Sergio sono coppia fissa, affiatata e allenata. E nessuno dei due può sopportare il pensiero che qualcuno, ferito, chissà dove, stia sperando in un soccorso, che è utile solo se tempestivo. Via di corsa.
Alla Sega Vecchia c’erano infatti carabinieri, forestali e vigili del fuoco. Si era saputo soltanto che tre alpinisti avevano affrontato la salita del Corno per il Poggio di Mezzo, e due erano precipitati verso le due del pomeriggio. Ma dove? Ormai è notte piena. E la parete del Corno è immensa. Sergio e Leonardo si infilano svelti per quel sentiero che ben conoscono e arrivano in un lampo al termine della vegetazione, dove, su una vecchia piazza da carbone, c’erano sette od otto giovani soccorritori, arrivati fin lì con la speranza di aiutare quei due disgraziati, sacrificando la gran festa della notte di capodanno. E mettendo a repentaglio la propria incolumità, perché da lì in su c’era uno strato di ghiaccio, e sulla neve e sulla roccia, così compatto e duro che i ramponi lo incidevano a fatica. Era rischioso soltanto mettere un piede fuori del sentiero. Che fare?
Ormai si avvicinava la mezzanotte. Qualcuno laggiù, alla base, aveva piazzato un faro molto potente; ma in quale direzione puntarlo? A destra: le informazioni del superstite […] indicavano il canalone di destra, quello che precipita nel forcone della Radicchiaia. Ma su quella terribile costa non si stava ritti. Diventò così provvidenziale la presenza di Sergio e di Leonardo, due dilettanti attrezzati ed esperti. I quali senza esitazione, anzi con una doverosa fretta al limite della doverosa prudenza, si incamminarono, legati, con ramponi e piccozza, di traverso un po’ in salita. E dopo poco videro tracce di sangue ed altri segni inequivocabili. Era dunque necessario scendere lungo il fondo del canalone: impresa arrischiata anche per esperti. Ma forse laggiù c’erano dei feriti. Arrischiarono, scendendo a turno e a turno facendo sicurezza.
[…] Dentro una «marmitta» di ghiaccio c’era un corpo: ormai senza vita. Poi ancora giù, ancora in fretta, anche se ormai la speranza era affievolita. Sul fondo buio di un’altra «marmitta» Sergio intravide il secondo corpo, anch’esso senza vita. Tanta angustia, tanta fretta, tanto rischio per niente. Ma la solidarietà umana non è mai sprecata. […] Fu presa la decisione di scendere per tornare poi la mattina dopo a completare la pietosa operazione. […]
La mattina dopo, primo giorno del 1983, mentre a Lizzano la banda compiva il tradizionale giro di suonate augurali per le vie di un paese che ancora non sapeva, gli stessi bravi giovani tornarono di buon’ora su per il Corno a completare la loro buona opera […].”
(Giorgio Filippi, Una preghiera e una maledizione, 1983)
Considerate imbecillità la ricerca di strategie per controbattere la distruzione delle montagne… pensa che roba!… la dice lunga sulla vostra apertura mentale.
Come pensate di contrapporvi ai signori di Pila? Li cito non perché ce l’abbia specificamente con loro, ma sono qui intesi come rappresentanti di quella foltissima schiera che distrugge la montagna. Pensate forse di fermarli con la sommatoria della frasi con cui mi riempite la bocca, come “auguri!”, “buona guarigione!”, “riprenditi presto!”… Tutta roba da bar dello sport: pacche sulle spalle, dammi il cinque, che ha fatto la Juve…
Negli anni ’90 i gommoni di Greenpeace attaccavano le baleniere nella loro attività di caccia oceanica. Più o meno in quel periodo ( a cavallo fra ’80 e ’90) Mountain Wilderness (MW), di cui Gogna faceva già parte se non ricordo male, organizzava già i sit in in vetta per impedire l’atterraggio degli elicotteri dell’eliski oppure manifestazioni eclatanti contro le funivie (ne ricordo una sul ghiacciaio del Gigante). MW parla ancor oggi di “battaglie”, in senso metaforico ovviamente, ma significa “impegno in prima persona”, e non stare passivi a guardare gli eventi. Orsù, dunque facciamo qualcosa! Bisogna de-civilizzare la montagna, sennò la distruggeranno completamente. Cosa fare, si può discutere. L’eccesso di approccio antropico è però collegato, perché alimenta il business: ecco perché va scremato, per togliere il carburante alle iniziative che distruggono le montagne.
Invece state tutti fermi a bearvi della melassa del buonismo e lasciate che il trend porti alla distruzione totale. A questo punto, quasi quasi, c’è da augurarsi che finisca davvero così, e anche in tempi rapidi, in modo che i primi a non andarci più sarete proprio voi. Io non ho problemi, conosco valloni selvaggi, anche a 35-40 km da Torino, dove non incontri anima viva e non sono minimamente coinvolti in questa distruzione. Quindi porto avanti un’azione “politica” non per tornaconto personale, ma per vero amore verso le montagne. Le posizioni “passive”, come quelle numericamente dominanti fra di voi, denotano invece l’assenza di un “vero” amore per le montagne.
@54: Per fortuna che c’è il tuo quoziente intellettivo a tenere alto il livello del blog.
Comunque non occorre essere particolarmente svegli per capire cosa intendi: basta pensare alla più grossa imbecillità che può dire chi non capisce nulla.
E poi moltiplicarla per dieci.
Il tutto espresso ossessivamente, con fastidiosa, ripetitiva verbosità e in un italiano scorretto, talora offendendo.
Proprio il miglior apporto concettuale…
Un conto sono funivie e rifugi con menù e docce calde da albergo. Un altro è soccorrere persone in difficoltà.
Soccorrere è un atto di civiltà di rispetto della persona.
Non ha nulla a che fare con una montagna più severa.
Gli spartani che ammazzavani i figli deboli non ci appartengono.
Torniamo sul punto. Voi, intendo voi che siete sulla linea di pensiero opposta alla mia, come pensate di contrapporvi a chi distrugge le montagne come questi signori di Pila? Forse sbandierando il fardello valoriale da ciellini mielosi di cui vi beate come fosse un tesoro? Ma quelli se ne sbattono dei vostri valori e vi ridono in faccia!
La comunità dei veri appassionati di montagna deve scegliere una linea. Può essere una o l’altra tecnicità, ma una deve essere scelta e perseguita. Invece lasciare lo status quo non risolve nulla, visto che lo status quo (ovvero la complessiva passività degli alpinisti nei confronti di chi distrugge la montagne) da decenni ha accompagnato il trend fin dove siamo ora.
Se non reagiamo, assisteremo impotenti all’ulteriore peggioramento fin che le montagne diventeranno o totalmente impercorribili per motivi oggettivi (frane, crolli, siccità, ecc) o totalmente vietate da una marea di provvedimenti giuridici.
È tempo di scegliere da che parte stare.
OK, qui sei stato piu’ chiaro. Sulla frase “la passivita’ e la rassegnazione non c’entrano proprio”, sono contento per te che sia così.
Pero’ anche te non hai capito del tutto quello che dicevo. Si, giusto quando parli di natura e gusti musicali, mi piace questo discorso. Non centra niente il sentirsi eroe che proprio non lo sono.. cerco di vivere con dignita’ le situazioni della vita, non facendomi calpestare dagli eventi.
Notte
Stefano. Forse non mi sono spiegato bene. Non importa. Ti auguro ogni bene. C’è chi ha bisogno per affrontare le difficoltà del vivere del rullo dei tamburi, magari anche di latta, e di sentirsi un eroe, un’eccezione, e chi si attacca ad un dignitoso abbassiamo i toni” identificandosi con un uomo normale come ce ne sono tanti, ho detto normale non banale, bada bene. La passività e la rassegnazione non c’entrano proprio. Non c’è un giusto e sbagliato. Questione di natura, di educazione e soprattutto di gusti musicali.
Non è questione di uomini veri, duri e forti. Di certo la maggioranza di voi ha fatto scalate in montagna con gradi che me li sogno di notte.
E’ questione di uscire da un linguaggio da decrescita infelice. Da svilirsi in continuazione, dal chiedere sempre l’aiuto a mamma Stato via Cnas, etc.
Ognuno di noi è speciale ed è giusto che essendo al mondo onori la vita nel modo migliore possibile, cosa è quella mentalità remissiva, da sfigato (termine che mi da molto fastidio perché solitamente usato dalle persone che valgono poco per etichettare solitamente quelli che hanno un gran valore ma non lo spavoneggiano, qui lo uso in altra accezione).
Io, Pasini, ti auguro ogni bene, e che vada tutto bene il post intervento, ma non posso non notare il tuo post post operatorio in cui avevi anche lo scrupolo di ammonire (dentro di te) la terminologia usata dall’infermiera.
Si quel “vedrà che vincerà questa battaglia”. E’ un modo di dire che risale dalla notte dei tempi quando hai una malattia. E te no!, non sia mai che si usi il termine battaglia che da un’immagine di forza, di lotta, di una persona troppo attiva.
Restiamo fermi, immobili, che non siamo buoni a fare niente. Eh!?
Maddai. Che mentalita’ è questa. Remissiva, passiva.
Adesso non dico nemmeno di iniziare a fare propri i moti del Duce… “chi si ferma è perduto….chi osa vince….”, quello no. Ma un po’ di determinazione dentro di se’… una mentalita’ di azione… quello si.
Sono sicuro che hai fatto grandi cose in montagna e nella vita. Non vuoi pavoneggiarti per questo? Ok, ci sta. Capisco, ma nemmeno deprimerti.
Cioè, non è la prima volta che sento di gente che ammonisce dell’uso di lotta, battaglia contro una malattia, ma la cosa è talmente ridicola che mi fa cascare le braccia per non dire altro.
Mia madre ha fatto 7 anni di chemio prima di cedere. Ed era una donna empatica, tranquilla, ma dentro era determinatissima a sconfiggere il male. E se non vinceva, per lo meno ce la metteva tutta perché voleva stare in vita per i suoi figli. Anche mio padre che era una specie di superman, uno che non sentiva fatica, dolore, uno nato negli anni 30, quelli di quell’epoca hanno avuto una marcia in piu’ rispetto a noi, non c’è storia…. Dopo una vita di cantieri ha chiaramente iniziato un lento declino ma non ha fatto drammi ed ha accettato il tutto serenamente, senza svilirsi, etc.
Sono fiero del loro esempio. Loro hanno sempre LOTTATO, COMBATTUTO, E HANNO SEMPRE DIMOSTRATO UNA FERREA DETERMINAZIONE IN QUELLO CHE FACEVANO. Non li ringraziero’ mai abbastanza per il loro esempio.
Crovella, mole il bevi.
E comincia a dare per primo l’esempio per una montagna disantropizzata, standotene a casa. Al massimo ti verrà concesso di spostarti, scarponi e camicia di flanella, nella sede CAI del regno sabaudo.
#piúmontagnaperpochieccettoCrovella
Veri uomini. Duri e forti. Guerrieri spartani. Che gli dei perdonino noi omuncoli mollicci Possiamo solo rintanarci nelle cucce calde della nostra vergogna. Buona notte.
@51 Rileggi la frase. Ho scritto che uso la definizione montagna decivilizzata e non montagna incivile, altrimenti qualcuno equivoca. Infatti c’è gente che pensa che non sia elegante fare la pipì in un prato e immagina io mi riferisca a tale azione. Ma io non ho detto che sono fra questi signori.
@50 Stefano ha colto nel segno. Il buonismo molliccio dei Pasini & C non si contrapporra’ all’ulteriore distruzione della montagna e, in correlazione o in parallelo, non riuscirà a impedire che autorità (condannate dagli assiomi finto-buonisti della società securitaria) emetteranno una rete sempre più fitta di divieti.
Mi sembrate quelli che ballavano nel salone del Titanic, già speronato dell’iceberg e destinato ad affondare. Non vi vedo brillare di particolare acume.
Specie se preferite i piagnistei alla Pasini (a proposito: ognuno ha i suoi problemi e lui non è certo l’unico che e’ stato con un piede nella fossa, per esempio nessuno si e’ mai accorto negli anni scorsi della mia situazione perché non sono mai venuto a raccontarla, pur continuando a collaborare sistematicamente con il blog).
Vi suggerisco di leggere o rileggere l’articolo di Gervasutti che abbiamo scoperto in un cassetto e riproposto sul Blog nel settembre scorso. Link sotto.
Forse Gervasutti e compagni potevano disporre di rifugi-albergo? Di docce calde? Di chef stellati? Di funivie? E di ogni altra “agevolazione”, fino a comprendere anche un servizio di soccorso così di qualità come l’attuale? Certo che no! Nulla di tutto ciò. Né Gervasutti né i modesti terzograisti suoi coetanei. Eppure andavano lo stesso in montagna e non frignavano come si sente fare oggi.
Articolo di Gervasutti
https://gognablog.sherpa-gate.com/un-quasi-inedito-di-giusto-gervasutti/
@47 mi domando cin quale quoziente intellettivo vieni a farmi le pulci su spigolature linguistiche quando poi tu stesso confermi che hai compreso cosa intendevo. Intervieni solo per scassare, non Dai nessun apporto concettuale. Non capita solo in questo specifico dibattito, è proprio una tua fastidiosissima caratteristica. Mangiati un po’ di pane e volpe come diciamo a Torino (e non contarmela che in altre regioni ha un sltro sigificato: svegliati e capisci cosa intendo).
C’è qualcuno che, come coloro che vogliono le funivie, odia la natura. Qualcuno che ha una fantasia malata di ambiente: lo vuole selvaggio, per sentirsi selvaggio.
Poveretto.
Come sempre, applausi per Pasini e la sua meravigliosa ironia 👏🏻👏🏻👏🏻
Ps. Spero tu ti stia riprendendo dall’operazione!
Non sapevo che pisciare in un prato fosse da incivili.
Pensa Crovella, che spesso esco di casa per pisciare nel prato che ho davanti. Mi da molta soddisfazione e continuerei a farlo anche se chiunque mi desse dell’incivile.
Ma tu quando vai in montagna dove/come la fai?
L’idea di abolire il soccorso è in teoria buona, in pratica ha ragione Pasini con i suoi 5 punti.
L’idea di mezzo e forse quella piu’ fattibile è attribuirne il costo, ev. parametrizzandolo al reddito, etc.
Non voglio dare un’interpretazione errata. Non è che Crovella ce l’abbia su con l’umanita’, ma ha a cuore la montagna e chiede di gestirla.
Semmai, Pasini, con il tuo buonismo molliccio non hai ancora capito che sara’ proprio questo buonismo molliccio e sicuritario portato all’estremo che portera’ le scusanti alle classi dirigenti per mettere una pletora di divieti come dice Crovella alla frequentazione della montagna.
Bisogna capire che il Lockdown 2020 nn è stato altro che un test per lockdown futuri totali o parziali.
Non ci credete? Chi ha capito l’agire sociale sa che la direzione è questa.
In pratica Crovella che ne è conscio, vi sta salvando l’opportunita’ tra 10 anni di andare ancora in montagna, in modo “spartano e rustico”, ma ci andrete.
Se vi appellate al Cnas e alla concezione della “sicurezza” da smidollati, tranquilli che i monti non li vedrete piu’ o con il contagocce.
Se ho sbagliato ad interpretare mi scuso, cmq mal che vada diventa la mia view.
——— BLADE KROVELLER ———
“Io ho scritto di cose che voi umani non potreste immaginare: alpinisti feriti lasciati a morire sullo Sperone della Brenva. E ho visto una famiglia innocente, con una bimbetta di sei anni, dimenticata tra i crinali della Val Maira: tiè, cosí imparate!
Ma tutti quei cannibali finiranno perduti nel tempo, come i miei spropositi nel GognaBlog.
È tempo che io taccia.”
E con le montagne extraeuropee come la mettiamo?
“Non dico cose a vanvera. Dico cose di cui sono seriamente convinto. “
Che tu sia convinto di ciò che dici non significa che non parli a vanvera…e infatti convintamente confermi la sciocchezza in lingua italiana che avevi appena scritto (che per una volta era comprensibile).
Te lo spiego meglio: accelerazione o decelerazione sono relative alla velocità di un fenomeno nel tempo. Accelerazione negativa in italiano vuol dire decelerazione, diminuzione. Anche se riferita a un fenomeno negativo (che in questo caso ha un significato di valore del fenomeno stesso)
Avresti voluto scrivere “le accelerazioni dei fenomeni negativi che…”
Ma non l’hai fatto
L’idea di eliminare in Italia e in Europa il soccorso Cnas e corpi dello Stato, anche solo temporaneamente, non ha la minima probabilità di diventare una proposta per cinque ordini di motivi: 1. Pratici 2.,Valoriali 3. Normativi 4. Consenso popolare 5. Organizzativi (smantellanento di una realtà organizzariva possente e consolidata. Se però ti fa sentire duro, puro, diverso, razionale, un vero amante delle montagne, a differenza di noi umanoidi mollicci, sentimentali, piagnucoloni , cotradditori guidati da stupidi sentimenti di amore più per la nostra specie più che per le sacre montagne,fai pure. Assolutamente libero di andare avanti amcora. A me, personalmente, non interessa questa tematica e questo ordine di sentimenti. A maggior ragione dopo quello che ho visto negli allegri giorni passati da poco in Terapia Intesiva Cardiologica. Saluti e tanti auguri.,
44 uffa, il correttore si mette sempre di mezzo quando i coenti vanno online.
L’inizio del 44 e’: No, confermo..
@36. Non confermo l’esattezza della mia formulazione (probabilmente n hai proprio colto il concetto). Accelerazioni in email degli ultimi anni: peggioramenti che aumentano nella loro velocità negativa. Quindi non sono decelerazione di un trend positivo. Il trend è indirizzato verso il basso e accelera la velocità di caduta.
@38 Mi infastidisce assai che le mie proposte vengano considerate delle provocazioni. È lo stesso svarione in cui casca sistematicamente l’emiliano. Non dico cose a vanvera. Dico cose di cui sono seriamente convinto. Solo che le mie posizioni vi toccano sul vivo e allora volete toglierle dal tavolo perché non “esistano” e non vi infastidiscono.
Le montagne soffrono e devono esser alleggerite del peso antropico. Togliendo le cosiddette comodità (strade, impianti ecc ecc ecc…. fino al soccorso garantito) ci andrà sempre meno gente. È soluzione ragionevole e semplice, anche facile da attuare, certo se uno ci crede. Sono proposte che piacciono se uno mette (come faccio io) le montagne davanti agli interessi umani, siano essi quelli economici come il pseudo-diritto al divertimento anche dei cannibali. Io metto davanti le montagne, lo dico con fermezza, mi schiero senza esitazione e senza ipocrisia.
Chi si definisce vero ambientalista dovrebbe per forza desiderare una montagna “selvaggia”, o almeno più selvaggia dell’attuale, che è consumistica e aperta a tutti. Una montagna selvaggia è concetto che implicitamente presuppone che la società “civile” non arrivi fin lassù (se no che montagna selvaggia e’?). Ecco perché quando mi obiettate che la società civile deve garantire ecc ecc ecc… dimostrate chr non avete capito niente.
Chi preferisce invece il modello antitetico, cioe’ quello che va dai rifugi albergo fino alle innumerevoli forme di “assistenza” (compreso il soccorso), fa benissimo a dirlo, ma getti a sua volta la maschera: non è un vero ambientslista. Nella migliore delle ipotesi è un ambienslista da salotto. Si spaccia per ambientslista perché è trendy. Fa figo e non impegna.
Ma la difesa dell’ambiente delle montagne ha bisogno di ben altro, non degli ambientalisti da salotto. Inoltre ricordo che la difesa dell’ambiente delle montagne fa parte fin dall’origine degli obiettivi statutari del CAI, mentre lo statuto non menziona né la difesa degli interessi economici né un ipotetico e ridicolo diritto generale al divertimento in montagna.
Più rifletto sulla ratio di quelle scelte e più capisco cosa sia il vero amore per le montagne. In fatto l’amore o anche la solidarietà/empatia verso gli esseri umani non c’entra nulla. Se anteposto a quello verso le montagne, ancorché scelta legittima, allontana dalle montagne. Conclusione: vi riempite la bocca di splendidi ideali sul piano “umano” (che però io considero aria fritta a prescindere da tutto), ma una cosa deve essere chiara: chi fa una scelta di quel tipo, antitetica alla mia, non vada in giro a dire che “ama” le montagne!
@ 40
Il sonno della ragione genera mostri.
Il trionfo dell’ostinazione genera crovelli.
N.B. Carlo, hai vinto tu: domattina ammirerò la prima alba a ovest nella storia del pianeta Terra (@ 32). Finanche il Sole ha deciso di inchinarsi alla tua ostinazione: cieca, pronta, assoluta.
Io quasi quasi chiuderei i Pronto Soccorso degli ospedali… Tanto lo sappiamo tutti che l’80% in realtà non ne ha bisogno… Sai che sfoltita!
@34 Ma sei di coccio, eh. Non è una voce dal sen fuggita. È una convinzione lucida. Tra l’altro affermo non solo per tre anni, eliminarlo per sempre. Tu lo vedi come un errore perché è “fuori” dai tuoi schemi. Ma il “tuo” errore è non capire/accettare che esistano altri schemi. Per gentilezza, fattene una ragione, della mia conclusione sul soccorso, e non farmi più ripetere le cose.
“Basta star mal, per essere riportati alla nostra natura primaria di “essere viventi” che cercano di star bene e di sfuggire il dolore.”
Insomma, memento mori. 🤘🤘🤘
P.S. Roberto, io ci scherzo sopra da una vita, ma in realtà è angoscia.
In molti paesi viviamo in un’epoca dell’abbondanza, in passato neppure immaginabile. Esistono miriadi di sostanze, situazioni, stimoli per gratificare con scariche di dopamina il nostro cervello. Scariche che lui apprezza sopra ogni cosa. Basta star mal, per essere riportati alla nostra natura primaria di “essere viventi” che cercano di star bene e di sfuggire il dolore. In questa situazione di abbondanza il rischio di sviluppare dipendenza ed esagerazioni è molto elevato. Che fare? Ci sono due ipotesi su cui anche questo blog si contorce da tempo: l’ipotesi di un ritorno forzato alla “scarsità” (più o meno imposto) e l’ipotesi della ricerca del “bilanciamento”. Non c’è dubbio che ognuno di noi si posiziona in base a considerazioni pratiche e fondate su dati, valori, caratteristiche e storia personale, fantasie e proiezioni, più o meno conscie o inconscie, comprese fantasie di liberazione dal male attraverso la persecuzione dei cattivi o di salvezza attraverso la fratellanza. Nella mia percezione il dibattito è diventato una sorta di Casa Vianello che non genera più un grande valore, almeno per chi non si diverte in questi giochi di ruolo. Bisognerebbe fare un salto e confrontarsi su soluzioni concrete, da entrambe le parti ovviamente. Soluzioni “serie” però che non siano solo provocazioni che possono vivere solo nella dimensione autoreferenziale dei social ma destinate a schiantarsi appena si va in mezzo agli uomini che vivono con i piedi per terra la realtà quotidiana.
Quella che si definisce una proposta “sensata, ponderata e molto convinta” è semplicemente raccapricciante.
sono d’accordo sul fatto che ormai le zone montane più popolari sono praticamente diventate il lido di Riccione, ma sospendere il soccorso e lasciare morire la gente (magari anche in modi lunghi e dolorosi, se ti rompi una gamba in un posto dove non prende il telefono e non ti recupera nessuno ci metti giorni a crepare) non dovrebbe nemmeno essere contemplato.
fargli pagare multe salatissime in caso di chiamate inutile per l’imbecillità o incidenti causati da poca competenza. Tanto la gente ormai si sveglia solo quando gli tocchi il portafogli.
ps. Crovella non disturbarti nemmeno a rispondere, tanto lo sappiamo già che consideri inetti tutti quelli che non sono d’accordo con te.
Carlo, per favore, l’italiano: “le accelerazioni in negativo” si chiamano decelerazioni o volgarmente frenate. E non ce n’è proprio traccia negli ultimi anni.
a fine novembre, forse era anche dicembre, ho fatto un giretto su una cima di secondaria importanza. Pensavo, vero che non c’è neve, vero che è domenica, ma non trovero’ nessuno…chi è che si muove con questo freddo. Sbagliato!.
Trovo un gruppetto arriviamo in cima insieme poi vanno giu’. Nel frattempo arrivano una donna e un anziano. Lui molto chiaccherone. E pensavo, certo che se voglio un po’ di silenzio e gustarmi il paesaggio nemmeno per sogno eh!.
Provate ad andare su una cima con gente e da soli. Se andate su con gente non ricorderete quasi nulla. Se siete da soli e vi guardate in torno il ricordo di quella cima vi rimane per anni.
Cmq il bello arriva dopo. Orda di giovani una quindicina.
Pensavo te pareva.. .certo hanno il diritto come me di andare su una cima.
Un chiacchericcio che mi ricordava quando sono al bar con gli amici.
Ma poi il top. Il drone… insomma un moscone che ha ronzato in continuazione avanti e indietro.
Un casino totale…
Sono rimasto in cima fino a che non hanno tolto il disturbo. Sia chiaro ragazzi a posto, anzi mi hanno dato anche due cioccolatini visto che mi ero dimenticato a casa un minimo di scorte (prima volta che accadeva).
Poi mi sono gustato sti 10-20 minuti da solo e poi giu’ che veniva buio altrimenti.
Stando così posso tranquillamente andare al bar del paesello.
Non è piu’ montagna.
Forse sara’ anche utopia, ma sospendere il soccorso permette che non venga lesionato il diritto al movimento, alla liberta’ ma screma che è un piacere.
D’altronde una volta la caviglia mi si è completamente girata. Un male.. ma zoppicando sono andato giu’ di altri 800 metri di dislivello auto e casa.
Chi mi ha controllato poi mi ha detto che non sapeva come avessi fatto a fare tutta quella strada con la caviglia in quelle condizioni.
Non è per vantarmene, ma è così che si affronta la montagna.
Non è posto per fighetti, schizzinosi, per gente che cerca la comodita’. E se lo diventa allora meglio che sto a casa a zappare il giardino che ho piu’ soddisfazione.
Carlo, per l’ennesima volta: alcune tue tesi sono ragionevoli o addirittura pienamente condivisibili. Io però qui ti sto contestando la pretesa di eliminare il pronto soccorso fino a un massimo di tre anni, e non altro. È questa la tua Realtà Separata, ovvero l’ideologia slegata dal mondo e dalla ragione.
È tanto difficile riconoscere che è stata una voce dal sen fuggita?
Tra l’altro, faresti anche una figura onorevole: solo pochissimi sono tanto onesti da ammettere i propri errori.
Nessuna realtà separata. Basta avere gli occhi giusti e si “vede” benissimo cosa sta succedendo alla Natura e alle montagne in particolare. Le pelli di salame intorno agli occhi le hanno quelli che anelano ancora ad una montagna “civilizzata”. Forse, col senno di poi, per una montagna civilizzata non era il tempo giusto neppure nei ’70-80 (visto che i disastri di quei decenni ce li portiamo dietro ancora oggi), ma certamente non lo è più oggigiorno e sarà sempre meno il contesto adeguato nel futuro della montagna. Non so definire con esattezza il timing, ma le accelerazioni in negativo degli ultimissimi anni non depongono a favore di una visione “stazionaria” e “stantia”. La Montagna è già oltre questa visione.
Se Carlo dichiara che domattina il Sole dovrà sorgere a ovest, allora non c’è nulla da fare: il Sole sorgerà a ovest.
P.S. Realtà Separata (first italian free solo by C. Crovella).
Non ti conosco e non posso dire nulla sulle tue preferenze, ma sulle mie sì. Mi sarei trovato benissimo in quell’isola. A parte le preferenze individuali, la montagna (in realtà l’ambiente tutto, ma limitiamoci alla montagna) non ne può più: è allo stremo. Se non ci impegniamo noi, ci penserà la Natura. Ghiacciai sempre più impercorribili, intere pareti che crolleranno, inondazioni devastanti, tempeste stile Vaia, e poi la siccità che diventerà cronica. La selezione la farà la Natura, in automatico. Vedrai. Stammi bene.
Crovella:
Nel ‘500 in un oceano lontano era stata scoperta un’isola ( Utopia mi sembra si chiamasse) dove funzionava + o – come dici tu. Ma ne te, ne me e forse a anche Stefano si sarebbero trovati bene a vivere li in eterno.
Mi intrometto NON con l’obiettivo di interpretare il pensiero di Stefano, ma perché la penso anche io così. in questo contesto si fa riferimento all’essenza spirituale, ideologica, esistenziale di chi “va” in montagna, non delle montagne come mucchi di sassi. Chi concepisce le montagne come mucchi di sassi (da sfruttare economicamente, vuoi perché ci porti su l’ennesima seggiovia, vuoi perché ci piazzi un rifugio albergo…) non potrà mai esser un vero ambientalista.
Invece chi, come me, auspica il ritorno ad una montagna “selvaggia” implicitamente mette in conto una montagna “decivilizzata” (stavo per scrivere “incivile”, ma poi ho immaginato che qualcuno potesse equivocare e pensare che sottintendevo a persone che sputano per terra o che fanno la pipì nei prati…). Una montagna “decivilizzata” vuol dire una montagna completamente sollevata da ogni sovrastruttura della società civile: dalle strade, agli impianti fino, extrema ratio, alle “assistenze” organizzative come il soccorso garantito.
Liberissimi di non condividere, ma allora non proclamatevi “ambientalisti”. Bisogna avere il coraggio di portare fino in fondo le proprie convinzioni, sennò si è solo degli ambientalisti “da salotto”: strillate contro gli impianti (tanto, eventualmente, “pagano” loro…), ma se vi toccano in prima persona (per esempio eliminando provocatoriamente il soccorso), allora no, quello non si può fare…. O si va fino in fondo o non si è davvero sostenitori della difesa dell’ambiente. Vale per ogni ambiente, ma in particolare per quello montano.
Scusa Stefano se mi intrometto, ma “l’essenza vera” della montagna è quella di essere stata creata con la deriva dei continenti e di essere distrutta dagli agenti atmosferici. Non ne vedo un’altra. Spero ci sia un geologo in linea che chiarisca.
24) e 26) pienamente d’accordo.
Capisco l’opposizione di Bertoncelli, ma qui è questione di “salvare” la montagna, salvare la fruizione della montagna a chi la percepisce e la vive nella sua essenza vera.
Troppe volte vado su cime durante la settimana anche secondarie e le trovo con parecchia gente.
Ho giusto visto un video oggi della Normale della Lavaredo. Beh in cima si saranno state 15 persone. Impensabile andare avanti così. Tanto vale restare a casa.
Un’altro video in cui fanno la Hasse Brandler sempre Lavaredo…. il secondo parte con il primo dell’altra cordata in mezzo alle palle https://www.youtube.com/watch?v=oJtS11ubs6M
Per dissuadere e non passare per una societa’ brutta e cattiva si potrebbe parametrare il costo del soccorso al reddito. SEi ricco sfondato paghi tutto il soccorso, sei uno che naviga a vista paghi un terzo per esempio.
Con quello che cosa anche un terzo è un salasso per una persona normale.
Sul concetto poi “ambientalismo il fatto di utilizzare energia “pulita”” approvo in pieno 8) Daidola.
Sta tranquillo che so quello che dico. Sul soccorso la mia è proposta sensata, ponderata e molto convinta, elaborata dopo attenta riflessione. Invece da un particolare del tuo ultimo intervento si evince che tu non ha capito granché di tale mia proposta (io non propongo di interrompere il soccorso per tre anni, ma di eliminarlo per sempre. I tre anni, largo circa, sono quelli in cui la gente ci metterà a capire che il soccorso non esiste più, con tutto ciò che tale concetto ha di implicito).
Per ottenere dei risultati occorre avere la forza morale e politica di saper pagare dei prezzi. Vale per il discorso “soccorso” e vale per il discorso difendere l’ambiente. Non possiamo dichiararci difensori dell’ambiente e contemporaneamente sostenere di voler mantenere il business (o addirittura aumentarlo) in montagna. È evidente che oggi difendere l’ambiente, in particolare in montagna, significa contrazione di fatturati o almeno revisione del modello di sviluppo. È di poco fa la notizia che il governatore dell’Alto Adige ha firmato l’ordinanza che vieta la neve artificiale per risparmiare acqua. Siamo a fine stagione sciistica, per cui ciò probabilmente incide poco sul fatturato degli impianti 2022-23, ma è posizione sintomatica e chiara. Magari l’anno prossimo la stagione sarà ancora più secca e tale restrizione scatterà prima, tipo a gennaio, con contrazione fatturati molto più marcata.
È chiaro che il quadro generale ci costringerà sempre più a scelte drastiche, su ogni risvolto della presenza umana nelle valli. Sarà impossibile proseguire con la prassi italica, che a molti anche qui piace assai, di un colpo al cerchio e uno alla botte. Bisogna schierarsi, o di qua o di la’. E vedremo davvero chi sono i veri ambientalisti. Buona serata a tutti.
“[…] come ho spiegato fino alla noia la si ottiene togliendo le comodità.”
Carlo, tu hai proposto addirittura di eliminare il soccorso alpino fino a tre anni!
Il soccorso alpino, il soccorso in mare, il soccorso sulle strade sono comodità oppure fondamenti di ogni società civile?
Le parole hanno un significato. Prima di lanciarti in spropositi, pensa!
N.B. Considerando ciò che scrivi, a volte isterico mi sembri tu…
Con me sfondi una porta aperta a schierarci tutti contro la società sicuritaria, specie se “estesa” all’andar in montagna. Però quando io, estremizzando tale avversione, ipotizzo di cancellarne tutte le estensioni, compreso il soccorso alpino, tutti strillano come oche isteriche. Decidetevi: non si può aver la boe piena e la moglie ubriaca. Bisogna esser coerenti fino in fondo.
Cmq il tema società securitaria non è quello direttamente attinente a questo articolo, che invece verte sul fatto che molti spacciano come ambientalismo il fatto di utilizzare energia “pulita” per alimentare i nuovi impianti. Il punto non è l’inquinamento dell’energia marginale utilizzata. Il punto è proprio la distruzione dell’ambiente incontaminato per colpa dei nuovi impianti addizionali (cavi, tralicci, cemento e poi tanti esseri umani in più). Non c’è nulla di onanistico nel preferire una montagna con meno gente, comr ho spiegato fino alla noia la si ottiene togliendo le comodità, cosa che scoraggia la massa consumistica. Questo spopolera’ le vallate? A parte che io non lo vedo come un problema, in realtà ci sono diversi modi per gestire diversamente il turismo (Val Maria, nel cuneese, docet). Basta volerlo.
Il primo che di persona mi parla dell’inderogabile societa’ sicuritaria lo spedisco con una pedata in questi posti https://twitter.com/RobertoAvventu2/status/1639640868750602240
Per non parlare dei nostri nonni che lavoravano in galleria.
Siamo diventati un branco di schizzinosi.
Le discussioni sulla montagna rimbalzano tra due poli: ripopolamento delle alpi ed eccessivo peso antropico sulle Alpi.
Vivono cioè nel mondo immaginario in cui la famiglia che abita il mulino bianco vorrebbe passare il suo tempo libero nella valle degli orti.
La verità è che chi ancora abita là montagna deve dire grazie al peso antropico: dove non c’è peso antropico c’è desolazione e tristi cartelli “vendesi”.
La rappresentazione della montagna dei veri alpinisti, sciatori altro non è che la proiezione di un progetto onanistico.
“Meno del 3% di tutti quelli che accedono agli impianti di Pila prende anche l’ultima seggiovia per arrivare in vetta al Couis”, caro presidente di Pila spa, per almeno un paio di buone ragioni: le piste di discesa non sono esattamente alla portata di tutti, e soprattutto perché quella zona del comprensorio è spesso chiusa per rischio slavine o all’opposto per carenza di neve. In vetta al Couis sale già fin troppa gente, credetemi. A Pila, in inverno, arriva già fin troppa gente, credetemi. O fateci un giro. In estate problema opposto. Un villaggio fantasma. Ma questo è dovuto a ragioni strutturali, fisiologiche. Al 2 di settembre non trovi più un bar aperto. Non c’è un paese, non c’è mai stato, ci sarà un motivo. Pensare di ovviare con una nuova telecabina con annesso bar ristorante – perché di questo si tratta, altro che “rifugio” (“sempre aperto”, ma de che?) – è la classica scossa alla rana morta.“Non è nemmeno escluso che in futuro si progetti anche il collegamento verso la valle di Cogne: siamo alla fase degli studi di fattibilità”, annota Vuillermoz Curiat e già dalla tortuosità dell’espressione si intuisce che si tratta di nulla mischiato al niente. La versione valdostana del ponte sullo stretto. Se ne parla dagli anni sessanta, e forse allora aveva una sua logica turistica. Ma non se ne farà nulla, per fortuna.
@ 8 e 9. Musica per le mie orecchie!
Sia per questioni ambientalisti (che, purtroppo hanno la precedenza, stante la gravità del quadro generale), sia per voler ricondurre i luoghi dello sci al “vero” sci (che NON è quello oggi dominante), l’obiettivo non può che esser quello di ri-puntare su stazioni “leggere”. Più tardi lo si capirà e peggio sarà, per tutti.
“Il vero problema è che queste scelte non sono quasi mai prese con una seria programmazione economico-finanziaria. I business Plan sono spesso costruiti appositamente per mostrare guadagni che mai si manifestano e non sono oggetto di alcun aggiornamento e monitoraggio”
Davide, il problema è che le scelte sono prese al fine di costruire, non perché l’opera costruita serva a qualcosa…business plan, programmazione economico finanziaria, punto di pareggio sono solo specchietti per le allodole, per ottenere ciò che si vuole: una volta lanciati i bandi e aperti i cantieri tutti gli obbiettivi reali sono centrati.
Poi ci penserà qualcun altro!
In Valle d’Aosta sono ancora all’antica, i veri fantasisti sono questi:
https://www.ildolomiti.it/montagna/2023/laperitivo-sulla-seggiovia-in-corsa-ai-piedi-del-sassolungo-una-combinazione-unica-tra-dolce-vita-e-dolomiti
Un saluto sulla falsariga di Crovella:
Buon prosecchino a tutti!
Franchi, Lei non ha ancora capito che per fare programmazione lei ha a che fare con una distribuzione di probabilita’ come una Normale Gaussiana.
Siamo davanti ad un evento anomalo, fuori scala (perchè INTENZIONALMENTE lo stanno creando). La programmazione va fatta in contesto di “guerra” altro che destagionalizzare (come ho gia’ detto prima la Cina l’ha gia’ fatto … ha il 90% di scorte di rame e non solo e tiene in pugno tutti…) .
Pensi per esempio agli stress test bancari. Questi stress test vanno bene per una distribuzione normale non per il cigno nero (ci sono ipotesi di perdita x di Pil una perdita che corrisponde ad una recessione severa non ad una depressione prolungata, etc.). Questo la gente non capisce.
Cmq veramente leggendola mi sembra di leggere il manualetto il sunto dell’Edizioni Simone per i concorsi dove vi era anche la materia di economia aziendale :-).
Tante belle cose. Buona notte.
E sull’occidente che ha le pezze al culo questo…
https://twitter.com/IndoPac_Info/status/1638897647703449600
Guardate qua… ma ancora siete li a dormire leggendo le stronzate che scrivono i giornali e la Tv con la Russia che perde, con Putin isolato?
E’ l’occidente che sara’ la vittima sacrificabile, nei Brics stanno andando tutti eccetto gli ex leader mondiali occidentali. Anche Messico, Arabia Saudita, India stanno entrando e sosterranno con i rapporti commerciali la Russia.
E’ l’occidente che si sta suicidando mettendo le sanzioni, che ha un economia satura, con natalita’ zero, etc.
E’ dall’Europa che scappano tutte le multinazionali ad aprire stabilimenti in Asia, Africa, etc. chiedete a Basf, VW, Stellantis, etc. che non ne vogliono sapere di direttive Eco, etc…
…bon, ora basta perchè divento pesante..
Il tempo è una variabile indipendente vero, proprio per questo serve una programmazione che contempli anche una diversificazione e destagionalizzazione delle attività senza perdere di vista il punto di pareggio. E sulla base di queste analisi si delinea una strategia di medio-lungo periodo.
scusate il link per l’esperto che ha parlato anche in Europa per avvisare quei cretini di politicanti che abbiamo che siamo con le spalle al muro in fatto di commodity…
https://twitter.com/TCommodity
Per l’amor del cielo… Business Plan, risk management… ma cosa vuole fare programmazione su una cosa dove la variabile è indipendente (il tempo).
Per non parlare poi che chi fa questi piani la maggior parte sono fallaci (vedasi Kpmg su un loro report il 70% canna di brutto).
Lasci stare queste cose che dei super esperti in campo energetico per il 2022 avevano fatto previsioni dicendo che gas e company restavano stabili… eh si…abbiamo visto poi..
Mo io ve lo dico… tutto si aggiustera’ autonomamente.
Il sistema finanziario è in terapia intensiva (se non lo capite con l’oro a 2000 dollari all’oncia, con i tassi che si sono mangiati in 8 mesi quello che avevano guadagnato in 10 anni, se non capite che la Cina entro 5 anni si sbarazzera’ di tutti i treasury (gia’ sono passati da 1000 a 800 e qsa), che il dollaro oramai è finito come valuta di riserva), ci sara’ un bel reset delle ricchezze. La Yellen che anni fa diceva che non si sarebbe stata piu’ una crisi sistemica è ora in apprensione per informare che “i depositi degli americani vanno tutelati”… eh!!!????. … Andate a guardarvi i prezzi di borsa delle banche italiche, francesi, tedesche… a parte rari casi ci sono perdite del 95% e oltre dal 2008 (Mps è del 99,99 periodico). Ma dove volete andare…anche Credit Swiss ho letto di “esperti” che dicono che era “sana” ma il suo prezzo di borsa qualche mese fa aveva perso il 95%.. altro che “sana”.
Le nuove direttive Ue, poi, sono inattuabili (adesso si, ma vedrete i prezzi come andranno su di Rame, litio etc) cosa vuoi trovare tra 10 anni gente che va a sciare… staranno tutti a casa a centellinarsi il borsellino di Co2 che le autorita’ concederanno cadauno con l’impossibilita’ di guidare un auto elettrica che ora cosa 30k, tra 10 anni ne costera’ anche 150k visto la penuria di materie prime che Cina e Russia attueranno verso l’occidente nei prox 5-7 anni (La Cina ha il 90% di rame delle scorte mondiali, ha il controllo dei mercati estrattivi, detiene il 90% direttamente o indirettamente delle terre rare, non parliamo poi della Russia)…
E voi dopo tutto questo mi parlate si va bene la funivia a 8 posti o quella Light a 2 posti…. roba da matti.
E se non mi credete seguite questo “esperto”, questo si Esperto con la E maiuscola, che parla (e finalmente qualcuno lo dice) di SUPERCICLO delle materie prime agli albori…hai voglia a sciare.
La gestione Nevegal è un buon esempio di ciò che non andrebbe fatto. Purtroppo il veneto ha una gestione dell’ambiente pessima, basti guardare i parchi regionali veneti .
La devastazione che lascerà l’era Zaia ricadrà sui nostri nipoti.
Non conosco specificatamente la Panarotta, ma sono dell’idea che razionalizzando la località come suggerito su questo blog da Giorgio Daidola, si potrebbe mantenere in funzione qualche impianto già esistente dando spazio anche a chi vuole vivere la montagna in altro modo.
Il vero problema è che queste scelte non sono quasi mai prese con una seria programmazione economico-finanziaria. I business Plan sono spesso costruiti appositamente per mostrare guadagni che mai si manifestano e non sono oggetto di alcun aggiornamento e monitoraggio, non si attua alcun approccio di risk management per definire strategie di adattamento prima che gli squilibri economici e i contributi pubblici siano troppo consistenti.
Se ha seguito le vicende del recente bando del Comune di Belluno per il Nevegal può vedere l esempio di un business Plan completamente avulso dalla realtà degli ultimi anni, con numeri decisamente ottimistici, che può essere un esempio del tipo di programmazione economica che viene fatta in queste località in bilico tra l’abbandono e l’attuazione di faraonici progetti di rilancio.
Gli impianti “virtuosi”che Lei descrive sono esattamente come quelli della Panarotta che per questa stagione han saggiamente deciso di non aprire per non gravare sulle casse regionali. Mentre pare vada per la maggiore la scellerata scelta del collegamento con il Comelico che andrà a gravare, pesantemente, sul bilancio regionale. La Panarotta è in trentino, il Comelico in veneto. Senza contare i milioni che andranno bruciati nel focolare olimpico a scapito di un ambiente già pesantemente compromesso e a beneficio di palazzinari laziali.
Buonasera a tutti,
Sono uno studioso del settore della stazioni sciistiche e sto mettendo a disposizione le mie competenze a favore di tutte le stazioni sciistiche che vogliano affrontare i cambiamenti coniugando un’attenta programmazione economica alla salvaguardia dell’ambiente. Condivido il discorso delle stazioni sciistiche leggere, anche se penso che un minimo impianto di innevamento per garantire le piste principali, se ben studiato con attenzione all’impatto ambientale e a quello idrogeologico sia una necessità per dare stabilità ai ricavi di località, che sono pur sempre imprese che dovrebbero quanto meno raggiungere il pareggio di bilancio (anche se spesso non è così).
Molte località pensano che l’unica modalità per affrontare il cambiamento e migliorare la propria competitività sia investire in impianti molto più grandi con costi di gestione sempre maggiori, maggior fabbisogno economico e prezzi skipass sempre più elevati. Chi non riesce a farlo vive invece l’oblio del completo abbandono non intraprendendo in realtà spesso alcuna transizione (soprattutto le località interessate da fenomeni di edilizia selvaggia).
Penso che la vera sfida, sia invece mantenere le piccole stazioni sciistiche con impianti leggeri e prezzi alla portata di tutti con una proposta aperta anche a chi non scia sulle piste per viverle in tutte le stagioni, mantenendo le storiche strutture che già ci sono.
Io sono un sostenitore di quelle località immerse nella natura con qualche skilift, seggiovie biposto spesso utilizzabili anche in estate, percorsi per le ciaspole, lo sci-alpinismo e le Mountain-bike. Sono questi impianti sciistici che meritano attenzione e tutela e che invece rischiano sempre più di scomparire perché dismessi o completamente snaturati con sostituzione con impianti più lunghi e capienti, dal maggiore impatto ambientale e costo di gestione.
Ormai il concetto di sviluppo sostenibile è volutamente frainteso a tutti i livelli, compreso quello accademico-scientifico. Secondo eminenti studiosi esso può trovare applicazione in contesti, come ad esempio quello della moderna industria dello sci, che fanno del consumo delle risorse la base per poter svolgere la propria attività. E’ sufficiente produrre un po’ di energia con il fotovoltaico, oppure utilizzare i battipista per meno ore ogni notte, oppure ancora utilizzare impianti di risalita intelligenti che per consumare meno energia variano la velocità in base al numero di utenti, per meritarsi a pieno titolo la definizione di imprese “sostenibili”. La verità è che si è capito e dimostrato che questi “investimenti nella sostenibilità” permettono, oltre a farsi belli nel comunicarli, di incrementare la redditività e il valore di imprese che non hanno nulla di sostenibile dal punto di vista delle attività che svolgono. Si investe insomma nella sostenibilità per guadagnare di più nel medio-lungo termine, non importa se distruggendo pesantemente il paesaggio naturale. Dimenticando così del tutto la definizione fondamentale di sostenibilità di Bruntland. E’ una vergogna ma è così.
Per quanto riguarda il discorso specifico delle stazioni sciistiche “leggere”, composte da soli ski-lift (si presume in numero inferiore agli attuali) e NON da seggiovie con seggiolini da 6-8 posti (peggio ancora le funivie!), è discorso molto condiviso fra i veri amanti dello sci e dell’ambiente, specie invernale. Non faccio nomi per questioni di eleganza e riservatezza, ma i lettori attenti del blog hanno potuto incontrare, e anche sovente, le loro prese di posizioni sul punto specifico.
Stazioni leggere, pochi impianti, solo ski-lift (ergo portata orario inferiore, per cui meno gente che scia), stazioni aperte esclusivamente con innevamento naturale, se quella stagione non nevica niente, la stazione sta chiusa.
Frotte di meteorologi e sostenitore della cura verso l’ambiente, nonché schiere dei genuini appassionati del vero sci, quello delle piste naturali, gobbute, aperte solo con neve “vera”, sono da tempo schierati su queste posizioni. A volte si sono esplicitamente espressi anche sul Blog. Si vede che siete lettori disattenti o dimenticate quello che leggete dopo 5 minuti.
Buon proseguimento a tutti!
Confondete diversi rivolti che, effettivamente, sono collegati sul piano concettuale, ma sono dei “vasi comunicanti”, quindi indipendenti gli uni dagli altri. A metterli insieme si fa solo un gran minestrone (come in effetti vi accade sistematicamente).
I “divieti”, di cui io NON sono affatto un sostenitore ideologico (ma che purtroppo vedo come inevitabili se prosegue in trend in essere), saranno la conseguenza ma non tanto dei danni ambientali prodotti dai frequentatori della montagna, ma del discorso sulla sicurezza che la società securitaria è “condannata”, dalla sua stessa natura, a garantire. Dove le autorità preposte non se la sentiranno, pur di non trovarsi ex post sul banco degli imputati, vieteranno ex ante l’accesso a tutti e buona notte al secchio.
Il discorso “più montagna per pochi” verte su tutti altri temi, c’entra poco o nulla sia con i divieti ed anche con il danno ambientale. C’entra invece una questione valutativa che un alpinismo (inteso come vari modi di frequentazione della montagna) “esteso ad una larghissima platea, specie se infarcita dai famosi cannibali, si svilisce, in un certo modo di “sputtana”, ha un valore qualitativo inferiore a quello storico.
Per evitare di ripetere ogni volta le stesse cose, invito (specie chi si è aggiunto più di recente) ad acculturarsi circa le mie posizioni ideologiche consultando la documentazione agli atti, anche qui sul Blog.
“Più montagna per pochi”, parte 1 e parte 2 (settembre 2019):
https://gognablog.sherpa-gate.com/piu-montagna-per-pochi-1/
https://gognablog.sherpa-gate.com/piu-montagna-per-pochi-2/
Ecco Mg ha toccato il punto cruciale.
Nell’articolo sono super ambientalisti…come no!! usano energia al 100% rinnovabile, chissenefrega se poi ci sono cavi e tralicci dove prima regnava il silenzio e il deserto montano.
Poi si ciarla di piu’ montagna per pochi (questo è il punto) perchè il trekker e l’alpinista alterano l’ormone della marmotta…ovviamente i tralicci e musica sul rifugio a 4000 metri quello no vero???
Altro che limitate le escursioni.
Il mio avvocato avra’ molto da fare nei prossimi anni (decennio) se passa questa linea. Col cavolo che mi impediscono con divieti di andare in montagna.
Tutti diritti, tutti doveri, per TUTTI.
Io credo che dovremmo guardare in faccia la realtà . Chi vive in montagna non vuol più fare il lavoro del nonno, e le conoscenze tecnologiche non vengono usate per faticare meno e meglio, ma per precedere/inseguire il turista romano che calpesterà l’ultimo fiocco di neve per andare a degustare a millemila metri la sua pasta all’astice. Come Stato dovremo riappropriarci della montagna che è demaniale cioè di tutti e non solo di chi ci vive. Solo allora si potranno adottare politiche di attenuazione all’inevitabile riscaldamento globale
Ma soprattutto è diventata una solfa senza senso la teoria dello ski-lift e della meno montagna e per pochi. capisco che si debba buttare fuori un articolo al giorno ma almeno risparmiateci il duecentomilionesimo commento fotocopia
Articolo che sembra la copia di altri 20 usciti qui.
Il Dolomiti Superski già 30 anni fa se la tirava da ambientalista. Nulla di nuovo.
Vorrei però aggiungere che anche in questi giorni di torrida primavera da Plan de Corones si scia fino agli 850m di quota di Riscone a pochi m dal Mountain Messner Museum.
Io non sono di certo favorevole alla costruzione di nuovi impianti, piste, ecc. ( che neppure utilizzo da anni) ma la solita solfa dello sci insostenibile è diventata un cavallo di battaglia azzoppato.
Il “bello” è che politici e la maggioranza di chi vive in montagna da ragione a lui. In fondo il percorso è segnato….si va dove c’è neve cioè sempre più in alto e la tecnologia per ricavare energia dal sole porterà a 3000 mt quello che ora è a 1500.