Storia del chiodo da roccia – 5

Storia del chiodo da roccia – 5 (5-5) – Il chiodo Fiechtl
di John Middendorf
(pubblicato su bigwallgear il 20 agosto 2021)
continua da:
Storia del chiodo da roccia – 1
Storia del chiodo da roccia – 2
Storia del chiodo da roccia – 3
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Il chiodo Fiechtl (primo chiodo moderno c.1905-1910)
Hans Fiechtl è accreditato del primo disegno di chiodo sottile con occhiello disassato più grande, praticamente l’elemento centrale del design del chiodo moderno. L’occhiello disassato fornisce un supporto extra nelle fessure verticali e il design sfalsato riduce la deformazione ovale di quando il chiodo è sottoposto a stress, grazie alla continuità di materiale con la linea centrale. Le fessure del calcare sono dure e fragili, ma possono anche essere molto ondulate, quindi la giusta durezza del chiodo, non troppo morbido, ma non troppo duro, consente al chiodo di conformarsi in profondità senza frantumare la roccia. Fiechtl e il suo fabbro hanno individuato la durezza ottimale per un buon chiodo da pietra calcarea e hanno ampiamente condiviso il nuovo concetto.

Carl Moos 1912. Il gruppo del Watzmann è una delle regioni in cui il chiodo si è evoluto come lo strumento più efficiente per la scalata su roccia.
Nota

Secondo il giornalista e alpinista Horst Hofler, i primi chiodi di Fiechtl furono realizzati a Münster, dove viveva all’epoca, dal fabbro Mühlbacher. Forse una famiglia: dal fabbro Anton Milpacher (ora Mühlbacher) fu costruita nel 1719 la Anthony Chapel nella vicina città di Jenbach, e oggi, a Münster, una delle più grandi società di ingegneria si chiama Mühlbacher. La data del primo chiodo Fiechtl realizzato da Mühlbacher non è chiara, ma c’è un riferimento per il quale Fiechtl dovrebbe ancora aver utilizzato il tradizionale chiodo in ferro battuto sulla Rofanspitze nel 1908. Münster si trova nella valle che divide le catene del Karwendel e del Wilder Kaiser, proprio dove iniziò l’arrampicata tecnica su big wall (e sarà argomento di miei studi futuri). Si noti inoltre che il nome di Fiechtl è spesso scritto erroneamente come Fichtl in letteratura.

Primo chiodo di disegno Fiechtl.

Leggendo i bollettini del Club alpino austro-tedesco, c’è stato una crescita di salite a chiodi – tutte considerate salite “artificiali” – all’inizio del secolo, in forte espansione nel 1910/1911: quindi è probabile che alcuni alpinisti abbiano avuto accesso nelle loro ascensioni a chiodi leggeri e versatili che potevano essere rapidamente agganciati in sicurezza prima del 1910. Oskar Schuster è stato uno dei migliori arrampicatori a tutto tondo su roccia, ghiaccio e spedizione dell’epoca e descrive il posizionamento di chiodi (e fittoni) “di diverse dimensioni” su lunghezze difficili. Tita Piaz, uno dei grandi free climber dell’epoca, usava i chiodi in modo efficiente ed efficace sia per le soste che per protezione: padroneggiava l’uso di un martello speciale per chiodi al fine di arrampicare con più sicurezza e velocità sui terreni più ripidi.

Nota
Mitteilungen des Deutschen und Österreichischen Alpenvereins (1875-1938) e Zeitschrift des Deutschen und Österreichischen Alpenvereins (1870-1940) (1870-1940). Miglior motore di ricerca qui.
Nota
Nei famosi dibattiti sui chiodi (Mauerhakenstreit) del 1911-12, Georg Leuchs commentò come Piaz fosse disposto a utilizzare fino a 30 chiodi per una salita, come riportato da Hans Dülfer.
Varietà tipiche dei chiodi piatti con occhiello sfalsato realizzati nei primi anni su disegno di Fiechtl.

La maggiore disponibilità di acciai temprabili più resistenti imponeva ai fabbri di ampliare le proprie competenze, poiché la produzione di massa industriale riduceva la domanda di articoli in metallo lavorati localmente. Il trattamento termico del metallo all’epoca era una scienza in evoluzione e nuovi strumenti richiedevano durezze diverse ora possibili con vari nuovi acciai. Non è che il precedente materiale in ferro battuto utilizzato per i chiodi fosse debole, piuttosto è che il ferro battuto non è duro (e non può essere indurito mediante trattamento termico), non c’è abbastanza carbonio nel ferro battuto per creare un acciaio più duro per un’efficace martellatura nelle fessure. Forse è meglio dire che in quel tempo “il trattamento termico dell’acciaio era un’arte” (riscaldamento/tempra/rinvenimento) al fine di ottimizzare la durezza e l’allungamento per una specifica applicazione. E nuovi chiodi d’acciaio sottili erano necessari per proteggere le nuove audaci salite compiute in quest’epoca.

La consapevolezza di sistemi di protezione migliori è progredita di mano in mano che la conoscenza dell’arte di fabbricare i chiodi si diffondeva. L’articolo sul Mitteilungen del 1920 Das Versichern beim Klettern (Sicurezza in arrampicata) è una panoramica di un sistema di protezione di base che utilizza corda, chiodi, moschettoni e imbracature ed è il primo riferimento pubblico al design originale dei chiodi di Fiechtl. L’articolo è stato scritto a commento di un “triste incidente” cui l’autore ha assistito, quando in seguito al volo del capocordata entrambi i componenti erano caduti e il secondo era morto: l’autore afferma che coloro “che trovano piacere nel pericolo” sono autorizzati a pericolare solo se vanno in solitaria e che quelli che hanno cara la vita devono ottimizzare la sicurezza (in particolare alle soste). Nel periodo prebellico c’erano alcuni che avevano sviluppato una buona tecnica di protezione con i chiodi, e molti che non per principio o per mancanza di accesso ai nuovi strumenti, ma le squadre che hanno adottato i nuovi dispositivi di protezione hanno messo in piedi alcuni incredibili grandi pareti.

Nota
L’autore dell’articolo del 1920 descrive un “perno in ferro battuto (sic) usato come chiodoo, la cui testa è forgiata in un anello fisso, e combina tutti i vantaggi di forza, flessibilità ed equità”; ma spesso, anche da scalatori e autori negli anni ’30, l’acciaio viene erroneamente chiamato ferro. Il ferro battuto ha una durezza di ~ 100 Brinell, di recente ho testato un chiodo dell’esercito in acciaio dolce (foto) intorno a RC15, ~ 200 Brinnell e i primi acciai dolci all’epoca avrebbero avuto una durezza simile. Le moderne lame di coltello al cromo molibdeno 4130 sono RC41/42, equivalenti a Brinell ~375. I migliori primi Fiechtlhaken erano realizzati con lamiera d’acciaio piatta dello spessore appropriato, semplificando la produzione per occhiello e cono.

Si noti che anche nel 1921, un riferimento a uno “Stahlhaken mit Seilring” (chiodo in acciaio con anello di corda) indica che un anello di cordino (lunghezza 1 m, diametro 5-7 mm) era ancora un sistema di connessione standard, poiché allora solo pochi degli scalatori usavano i moschettoni, principalmente risparmiati per altre manovre di corda: i moschettoni in acciaio erano ancora rari e probabilmente piuttosto costosi. I progettisti sottolineavano l’importanza di arrotondare l’interno dell’occhiello del chiodo per non lasciare uno spigolo vivo che avrebbe potuto tagliare l’anello di cordino (1926).

Nota
E’ anche da notare che dal 1914-1922 l’Europa alpiona fu assediata da guerre (1914-1918), pandemia influenzale (1918-1920) e iperinflazione (1921-1922) in successione, quindi è ancora più sorprendente che ci fosse qualsiasi necessità di sviluppo e produzione di “turismo in montagna” in quel periodo, per non parlare dell’incredibile innovazione negli strumenti e nelle tecniche di arrampicata su roccia.
Chiodo dell’esercito in acciaio dolce, anni ’50/’60, circa RC15/20. Molto simile in termini di materiale agli acciai dolci probabilmente usati per i primi chiodi Fiechtl (simile a St37 o 1020/1025)

Notare su questo chiodo uno dei primi marchi. Fonte: Historisches Alpenarchiv
Chiodi usati da Hans Dülfer (Messner Museum). Da notare la mancanza di un’estesa superficie di battuta su quello di destra, magari realizzato con un materiale più morbido o forgiato con una lavorazione diversa. Per cortesia del Messner Museum.
Forse il più bel chiodo Fiechtl mai realizzato, realizzato dai designer Bugatti per l’alpinista e re del Belgio Alberto I, intorno al 1930. Società degli Alpinisti Tridentini
In Sidebar-forging pitons Mitchell Goldman, fabbro a tempo pieno, scrive:
Se i primi chiodi Fiechtl d’acciaio fossero stati tagliati da acciaio in barra piatta e poi rifiniti a mano, cosa che sembra probabile, sarebbe stato molto facile anche per un fabbro modestamente esperto “metter giù” l’acciaio in modo tale da poter avere un posizionamento orizzontale. Tenere la lama del chiodo sopra la faccia dell’incudine con l’occhiello del chiodo premuto contro il lato della faccia dell’incudine e con colpi ripetuti agire sul materiale con il martello, modificando il profilo dell’acciaio per renderlo meno alto e più largo.
Per quanto riguarda la realizzazione di fori da 1 pollice per l’occhiello in lamiera d’acciaio, viene utilizzato un punzone o un punzone a fessura, quindi l’occhiello viene costretto alla forma e alle dimensioni desiderate utilizzando uno strumento conico (o una serie di strumenti conici progressivamente più grandi) chiamati Drift. Con la punzonatura e l’utilizzo di drift, si “allarga” il foro alla misura desiderata. Se si volesse che il foro si allargasse al di sotto della linea centrale del corpo, come nel caso dell’occhiello di un chiodo, mantenendo però una linea superiore dritta, si farebbe semplicemente il foro sfalsato verso il lato del corpo destinato a essere la parte inferiore del chiodo“. 

A partire da corpo in acciaio da 3/16″ x 3/4″.

Chiodo Fiechtl orizzontale

La necessità genera invenzione e qualche tempo prima del 1922 compaiono anche chiodi orizzontali, con la lama ad angolo retto rispetto all’occhiello (lo stesso disegno del Lost Arrow dello Yosemite). I chiodi Fiechtl piatti sono buoni nelle fessure verticali, ma malamente caricati nelle fessure orizzontali. I chiodi Fiechtl orizzontali sono più versatili in quanto funzionano sia per fessure verticali che orizzontali, poiché la coppia aggiunta sulla lama quando viene caricata in fessure verticali è spesso utile alla sua forza di tenuta. I primi chiodi erano fatti su misura da vari fabbri, e sono stati pubblicati giudizi su quelli cattivi (sul Durreck, 1910: “Il primo chiodo, di quelli del fabbro di Sand, si piega. Solo il secondo tiene davvero”).

Le fessure più grandi erano talvolta protette con cunei di legno fino all’invenzione di chiodi angolari con nuovi materiali e tecniche di fabbricazione negli anni ’40. Va ricordato che i migliori alpinisti dell’inizio del XX secolo erano maestri eccezionali in tecnica di opposizione (Duelfer), negli off-width e nei camini, anche per gli standard odierni (in effetti la pratica di queste tecniche si applica raramente nelle odierne palestre di arrampicata), e coraggiosamente hanno fatto disperati run out su fessure più grandi e camini, in un momento in cui qualsiasi caduta più lunga di 3 m sulle corde di allora era un terno al lotto in termini di tenuta. I chiodi erano generalmente portati nelle tasche della giacca e ci sono racconti e consigli a profusione al riguardo di posizionamenti difficili e imbarazzanti, quando magari si era alla fine del tiro oppure occorreva posizionare un chiodo con una mano sola.

Anche i chiodi piatti con anelli saldati furono prodotti in varie dimensioni negli anni ’20 e oltre, ma erano considerati già allora meno versatili – meno sicuri nelle fessure orizzontali a causa del carico scorretto dell’anello – perciò furono impiegati al meglio come ancoraggi da corda doppia. I chiodi Fiechtl a seghettatura lunga venivano usati anche come chiodi da ghiaccio. I chiodi piatti e orizzontali con l’occhiello sfalsato furono i due modelli principali per i decenni successivi, e da allora entrambi i modelli sono stati chiamati chiodi Fiechtl, con molte varianti della lama. Negli anni ’20 ASMÜ Schuster iniziò la produzione in serie di chiodi piatti e orizzontali con fabbri a Bad Oberdorf (montagne dell’Algovia), e i chiodi ASMÜ furono spediti in tutto il mondo, perciò nelle catene montuose di tutto il mondo.

Nota
Hermann Huber chiarisce: “Dopo aver visto le officine dei loro produttori a Bad Oberdorf, posso solo dire che non è stata una vera produzione industriale di massa, ma devono essere stati piuttosto impegnati a seguire la domanda del mercato. I chiodi ASMÜ sono stati più o meno monopolisti in Germania per un po’.


Le immagini sottostanti aiutano a raccontare la prima storia dei chiodi Fiechtl:

Sopra: 1922, Bayerland per gentile concessione di Hermann Huber. La Sezione Bayerland del Club alpino austro-tedesco e naturalmente i suoi soci furono tra i più innovativi nelle prime tecniche di arrampicata. Hermann nota sopra: “Breite (Haken) für Quer-risse” (chiodo largo per fessure orizzontali) differisce dalla più comune denominazione QuerFiechtl, come noto dagli anni ’40 ad oggi, ma ha lo stesso significato”.
Primi chiodi orizzontali, con occhiello e lama dello stesso spessore. Questo design si è presto evoluto in un chiodo orizzontale a lama più ampia. Clicca per ingrandire.
Chiodi ASMU Fiechtl dalla collezione di Hermann Huber.

Chiodi ASMU dal Karabiner Climbing Museum e dal catalogo Sporthaus Jungborn del 1928. La storia dell’evoluzione del chiodo continua fino al Marty’s site. Clicca per ingrandire.

Con ciò concludo la serie sullo sviluppo iniziale dei chiodi. In futuro, tratteremo come questi e altri nuovi strumenti sono avanzati con salite fondamentali comportando un’ulteriore coevoluzione di attrezzatura e tecniche in Tirolo e in Italia. Verrà trattata anche la storia del moschettone.

Chiodo Fiechtl gigante sullo Zehnerstein. Forme e materiali relativamente ai chiodi erano sperimentati prima nelle palestre di roccia.
1920, articolo del Mitteilungen. Clicca per ingrandire.
1922, dal manuale di Nieberl. Clicca per ingrandire.
Pubblicità del 1927: tutti i negozi di abbigliamento alla moda avevano l’ultimo chiodo Fiechtl. Clicca per ingrandire.
Historisches Alpenarchiv Un intenditore di chiodi esamina molto attentamente le caratteristiche strutturali della giunzione tra l’occhiello e la lama principale.
1926. Articolo italiano sull’arte del disegno Fiechtl. Gli alpinisti e i designer italiani hanno portato lo sviluppo dei chiodi a un livello superiore negli anni ’30. Le figure 1-3 illustrano un test sui materiali consigliato per verificare l’acciaio corretto, con durezza, allungamento e resistenza appropriati.
Dizionario di arrampicata tedesco/italiano. Clicca per ingrandire.
Riferimento britannico ai chiodi in Mountain Craft, 1934 (3a edizione, pubblicata per la prima volta nel 1920), di Geoffrey W. Young: ancora le punte lunghe e spesse in ferro battuto, nessuna menzione di moschettoni. Clicca per ingrandire.
August Schuster e i suoi dipendenti presso il primo negozio Sporthaus Schuster sulla Rosenstrasse a Monaco, vicino a Marienplatz, aperto nel 1913.
Successiva evoluzione: chiodo ASMÜ Bugaboo, collezione del museo dello Yosemite
Un grande ringraziamento a Hermann Huber per l’aiuto con i primi chiodi. Hermann Huber su Suche skaly (Dry Rocks, Czech Paradise) nel 1991, foto di Vladimir Chroust Prochazka II (il suo soprannome “Chroust” si riferisce al maggiolino affamato).
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Storia del chiodo da roccia – 5 ultima modifica: 2022-10-07T05:58:00+02:00 da GognaBlog

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