Una selezione di importanti pareti di ghiaccio delle Alpi

Una selezione di importanti pareti di ghiaccio delle Alpi
a cura di Rob Collister e Rob Ferguson
(pubblicato su Mountain n. 27, maggio 1973)

Lo sviluppo dei difficilissimi problemi del Grand Pilier d’Angle attendeva lo sviluppo del dopoguerra. Walter Bonatti vi ha avviato questa esplorazione, aprendo due dure salite, sia su roccia che su ghiaccio. Gli alpinisti polacchi l’hanno consolidata e la via più recente è stata aperta da Georges Nominé e Walter Cecchinel. Questa foto della parete nord del Grand Pilier d’Angle, scattata dalla parete della Brenva, rivela la grande pendenza e natura sostenuta della via Cecchinel/Nominé. Questa salita di misto si classifica come una delle più difficili mai effettuate sul Bianco. La via di Bonatti e Zappelli a destra di questa, anche se forse leggermente meno sostenuta, è notevolmente più esposta al pericolo valanghe. Entrambe le salite attendono una seconda salita (questo era vero nel 1973, NdR). Foto: André Roch.

Una delle più belle pareti montuose delle Alpi è il tremendo precipizio che scende dalla cima del Monte Bianco al ghiacciaio della Brenva. Affiancato a sinistra dalla Cresta di Peutérey e a destra dallo Sperone della Brenva, il circo ospita molti dei percorsi più impegnativi del gruppo del Monte Bianco. La parete della Brenva fu salita per la prima volta tra le due guerre da T. Graham Brown e dai suoi amici, anche se lo Sperone della Brenva o Via della Brenva Vecchia come è più comunemente noto, fu scalata già nel 1865. Foto: Tony Riley.
Vie: 1. Cecchinel/Nominé (1971); 2. Bonatti/Zappelli (1962); 3. Sentinelle Rouge (1927); 4. La vecchia via della Brenva (1865). Foto: Tony Riley.

Le pareti d’Argentière
Questa imponente barriera delle pareti nord offre forse la più bella collezione di vie di ghiaccio delle Alpi. Solo la muraglia di Lauterbrunnen ha vie di ghiaccio così numerose e di così alto livello. Le vette principali del tour sono l’Aiguille du Triolet, Les Courtes, Les Droites e Aiguille Verte, ma una miriade di vette più piccole e di colli e passi difficili offrono molte altre salite di lunghezza e difficoltà solo leggermente inferiori. Non ci sono vie di roccia pura qui. Anche la più rocciosa delle vie di misto richiede un alto livello di arrampicata su ghiaccio in alcuni punti.
Le due foto seguenti mostrano vedute da lontano delle quattro vette principali

Aiguille du Triolet: 1. Sperone Nord (Charlet/Livacic, 1945); 2. Via Diretta (Marchal/Jager/Horisberger/Bächli, 1967); 3 Via Originale (Gréloz/Roch, 1931. Uscita diretta: Contamine/Lachenal, 1947); 4. Charlet/Mooser (1958). Foto: John Cleare.
Les Courtes: 5. Parete nord-est (Chevalier/ Labour, 1930); 6. Via Cordier (Cordier/Middlemore/Oakley-Maud/Anderegg/Juan/Maurer, 1876); 7. Sperone centrale (Frendo/Tournier/Jonquiere/Maillol/Villarem, 1939); 8. Diretta degli Svizzeri (Cornaz/Mathey, 1938).
Tour des Courtes: 9. Sperone Nord (Gurekian/Lenior, 1947).
Les Droites: 10. Couloir Lagarde  (Lagarde/Arsandaux, 1930); 11. Sperone Nord-est (Tournier/Authenac, 1937. Variante d’attacco polacca, 1962); 12. Diretta Nord (Cornuau/Davaille, 1955. Variante di sinistra: Gross/Axt, 1962); 13. Sperone Nord della Cima Ovest (Couzy).
Aiguille du Jardin/Grande Rocheuse: 14. Versante nord del Col Armand Charlet (Dilleman/Charlet/Simond, 1932); 15. Sperone Nord-est del Grand Salson, 1952). Rocheuse (Azema/Fraissinet, 1946).
Aiguille Verte: 16. Couloir Couturier (Couturier/Charlet/Simond, 1932); 17. Couloir Cordier (Cordier/Middlemore/Oakley-Maud/Anderegg/Juan/Maurer, 1876). Foto: Roger Chorley.

Le quattro foto seguenti raffigurano sezioni dettagliate delle aree più difficili delle pareti d’Argentière.

Aiguille du Triolet: 1. Sperone Nord (Charlet/Livacic, 1945); 2. Via Diretta (Marchal/Jager/Horisberger/Bächli, 1967); 3 Via Originale (Gréloz/Roch, 1931. Uscita diretta: Contamine/Lachenal, 1947); 4. Charlet/Mooser (1958). Foto: Jürgen Winkler.
Les Courtes: 5. Parete nord-est (Chevalier/Labour, 1930); 6. Via Cordier (Cordier/Middlemore/Oakley-Maud/Anderegg/Juan/Maurer, 1876); 7. Sperone centrale (Frendo/Tournier/Jonquiere/Maillol/Villarem, 1939); 8. Diretta degli Svizzeri (Cornaz/Mathey, 1938). Foto: Jürgen Winkler.
Les Droites: 10. Couloir Lagarde  (Lagarde/Arsandaux, 1930); 11. Sperone Nord-est (Tournier/Authenac, 1937. Variante d’attacco polacca, 1962); 12. Diretta Nord (Cornuau/Davaille, 1955. Variante di sinistra: Gross/Axt, 1962); 13. Sperone Nord della Cima Ovest (Couzy). Foto: Jürgen Winkler.
Aiguille Verte: 16. Couloir Couturier (Couturier/Charlet/Simond, 1932); 17. Couloir Cordier (Cordier/Middlemore/Oakley-Maud/Anderegg/Juan/Maurer, 1876). Foto: Jürgen Winkler.
La valanga di caduta seracco che spazza il pendio della Cima Occidentale dei Lyskamm a sinistra della via Stefan/Diemberger sottolinea non solo la natura particolarmente seria di quella salita, ma anche la costante minaccia per tutti coloro che scalano questa montagna. Foto: Reinhard Karl.
La parete nord est del Lyskamm è una parete di ghiaccio resa seria, come tante, dalla sua complicata serie di seracchi. Vie: 1. Parete nord-est della Cima Orientale (Klucker/Norman-Neruda, 1890); 2. Blanchet/Mooser (1927); 3. Stefan/Diemberger (1956); 4. Hiebeler/Pokorski (1961). Foto: Franz Thorbecke.
La parete est del Monte Rosa è tecnicamente più facile del Lyskamm, ma, semmai, ancora più impegnativa per il suo dislivello e l’esposizione a caduta sassi e valanghe da seracchi. Tutte le vie superano i 1500 m, fattore che compensa a sufficienza la loro difficoltà tecnica generalmente bassa. Tuttavia, nonostante la sua intrinseca serietà, sulla parete sono state tracciate negli anni parecchie linee.
Vie: 1. La parete nord-est della Punta Gnifetti (Lagarde/Devies, 1931). A sinistra di questa è salito da Adriano Gardin, ma la linea non è nota; 2. Brincard/Mooser (1930); 3. Canalone Marinelli (Pendlebury/Taylor/Imseng/Spectenhauser/Oberto, 1872); 4. Brioschi/lmseng, (1876); 5. Cresta del Poeta (Ettore Zapparoli, 1937). Foto: Bradford Washburn.
La parete nord-est del Grand Cornier è una delle pareti ghiacciate meno alte delle Alpi Pennine. I problemi sono solo quelli di avvicinamento, con il caotico Glacier des Bouquetins a sbarrare la strada. A volte, quando le condizioni del ghiacciaio sono pessime, le pareti come il Grand Cornier e il vicino Obergabelhorn si raggiungono meglio attraversando da qualche cresta adiacente. Vie: 1. Lagarde/Devies (1932); 2. Via Diretta (Brandt/Voillat 1956) Foto: Jürgen Winkler.
Parete nord-nord est della Dent Blanche. Vie: 1. Via Originale (Schneider/Singer, 1932); 2. Via Vaucher (1966); 3. Via Bournissen (1968); 4. Cairney/Theytaz (1928); 5. Richards/Pilley/Georges (1928); 6. Perrenoud/Weber (1961). Foto: Rob Ferguson.
Parete nord del Mont Blanc du Cheilon. Vie: 1. Cresta Jenkins (1905); 2. Mattern/Schnider (1963); 3. Via diretta (Affolter/Braun/Meyer, 1962); 4. Via Originale (Steinauer/Gorter, 1938); 5. Bögli/Favre, (1963). Foto: Kurt Diemberger.
La parete nord della Dent d’Hérens. Di 1200 metri giusti, la parete è sbarrata a mezza altezza da una barriera di seracchi che sorregge il facile terrazzo innevato che attraversa tutta la parete. Questa terrazza è traversata dalla via Finch (1923), ma le altre vie sono invece dirette. Vie: 1. Itinerario disceso da Karl Lugmeyer nel 1952 dopo la sua salita in solitaria della via Welzenbach; 2. Via dei Polacchi (Jagiello/Milewski/Piotrowski, 1971); 3. Diretta della parete nord (Welzenbach/Allwein, 1925). Foto: Robin Collomb.
La parete nord-est dell’Eiger con il celebre Eigerwand in ombra a destra e la parete nord-est più piccola del Mönch in alto a sinistra. Vie: 1. Avvicinamento Alpiglen – capanna Mittellegi, 2. Rebitsch/Vörg (1937); 3. Haidegger/Durand (1937); 4. Via Lauper (Lauper/Graven/Zürcher/Knubel, 1932); 5. Sperone Nord-est (Hiebeler/Messner/Maschke – Cielecki/Lankytys/Szarferski/Zyzak, 1968). Foto: Bradford Washburn.
La parete nord del Gross Fiescherhorn. Un dettaglio della celebre Fiescherwand, una delle meno frequentate e più serie delle grandi pareti settentrionali dell’Oberland, a causa della sua sempre presente minaccia da valanga di seracchi. Vie: 1. Steuri e compagni (1936 circa); 2. Via Originale (Welzenbach/Tillmann, 1930); 3. Reiss/Sollenberger/Reist (1945 circa); 4. Sperone Nord della Cima Nord-ovest. Foto: Jürgen Winkler.
La parete nord del Nesthorn (Welzenbach/Schulze/Drexel, 1933). L’intera parete è sbarrata a metà altezza da una fascia di roccia ripida a placche lisce, e si dice che la sua fattibilità dipenda più che altro dalla quantità di neve che è intonacata su quelle lastre: meno neve c’è e più dura è la via. Il traverso a destra (chiaramente visibile sullo schizzo) è solitamente la parte più difficile del percorso. Foto: John Cleare.
Le pareti nord e nord-ovest del Mönch sono così ben sorvegliate da problematici ghiacciai di avvicinamento e caduta di sassi, che, nonostante la vicinanza alla Kleine Scheidegg, vantano solo due vie: 1. Lo Sperone Nord (Lauper/Liniger, 1921); 2. Hutton-Rudolf/Rubi/lnaebnit (1934); 3. Via del Nollen (Fellenberg/Michel/Egger, 1863). Foto: John Cleare.

La muraglia di Lauterbrunnen
Le foto che seguono mostrano le principali vette della muraglia di Lauterbrunnen.

Le pareti nord del Gletscherhorn (a sinistra) e l’Ebnefluh (a destra), la prima è una parete di misto di 900 m, la seconda è un muro di ghiaccio di 600 m. Vie: 1. Via Originale (Welzenbach/Drexel/Rudy/Schulze, 1932); 2. Via Diretta (Etter/Jaun/Reiss, 1945); 3. Rouse/Carrington (1972); 4. Sperone Nord (Etter/Reiss, 1945); 5. Cresta Nord (Farrer/Wills/Almer/Boss, 1924); 6. Gross/Hiebeler (1960); 7. Via Diretta (Aschenbrenner/Mariner, 1937); 8. Via Originale (Macdonald/Jossi/Bernet, 1895); 9. Jossi/Hasler (1904); 10. Michel/von Allmen (1935); 11. Cresta della Rote Fluh (1921 circa). Foto: Ken Wilson.
La parete nord del Grosshorn. Vie: 1. Farrer/Wills/Almer (1924); 2. Via Diretta (Feuz/von Allmen, 1934); 3. Via Originale (Welzenbach/Drexel/Rudy/Schuize, 1932); 4. Uscita Diretta (Lackner/Koblmüller, 1971). Un’altra variante supera i pendii a sinistra della Via Diretta ma la linea esatta è vaga (Diemberger/Eiselin, 1959); 5. Cresta Nord-ovest (Lauper/Liniger, 1921). Foto: Ken Wilson.
La parete nord del Lauterbrunnen Breithorn è considerata una delle pareti miste più serie delle Alpi, a causa del pericolo di caduta di sassi e delle soste insicure su roccia incerta. Vie: 1. Sperone orientale della parete nord (Chervet/Richardet, 1924); 2. Via Originale (Welzenbach/Schulze, 1932); 3. Via Diretta (Haidegger/Fricker, 1935); 4. Pilastro Nord-ovest (Feuz/von Allmen, 1949). Foto: Ken Wilson.
La parete nord del Lauterbrunnen Breithorn è considerata una delle pareti miste più serie delle Alpi, a causa del pericolo di caduta di sassi e delle soste insicure su roccia incerta. Vie: 1. Sperone orientale della parete nord (Chervet/Richardet, 1924); 2. Via Originale (Welzenbach/Schulze, 1932); 3. Via Diretta (Haidegger/Fricker, 1935); 4. Pilastro Nord-ovest (Feuz/von Allmen, 1949). Foto: Ken Wilson.
La parete nord-est del Gspaltenhorn che, a causa della sua bassa quota, assume solo un carattere prevalentemente ghiacciato all’inizio e alla fine della stagione (questa foto è stata scattata all’inizio di agosto). Vie (solo linee approssimative): 1. Munter/Bichsel (1964); 2. Via Diretta (Schatz/Haltiner/Reiss, 1951); 3. Via Welzenbach (Welzenbach/Schulze/Drexel, 1932). Foto: Ken Wilson.

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Una selezione di importanti pareti di ghiaccio delle Alpi ultima modifica: 2021-02-05T05:29:00+01:00 da GognaBlog

5 pensieri su “Una selezione di importanti pareti di ghiaccio delle Alpi”

  1. 5
    Massimo Silvestri says:

    Ho girato il link a John Cleare, autore di tre delle foto.
    Ciao.
    MS

  2. 4
    GognaBlog says:

    Per Alberto, commento 1.
    E’ vero che Bonatti ha aperto tre vie sul Pilier d’Angle, ma una (Bonatti-Zappelli, 11-12 ottobre 1963) è sulla parete sud-est, qui non presa in considerazione perché si svolge solo su roccia.

  3. 3
    Roberto Bianco says:

    Grande Alessandro !!  Proprio su queste foto ho passato ore a sognare ed ancora oggi mi commuovono….mi travolgono i ricordi ; roba da lacrime agli occhi….
    Grazie .

  4. 2
    Fabio Bertoncelli says:

    Nel rivedere queste pareti nord splendidamente ricoperte del ghiaccio che fu, e nel leggere di ascensioni del tempo che fu, confesso che un po’ mi sono  commosso.

  5. 1
    Alberto Benassi says:

    Lo sviluppo dei difficilissimi problemi del Grand Pilier d’Angle attendeva lo sviluppo del dopoguerra. Walter Bonatti vi ha avviato questa esplorazione, aprendo due dure salite, sia su roccia che su ghiaccio.

    Bonatti sul Grand Pilier D’Angle di vie ne ha aperte tre.
    Due con Cosimo Zappelli e una con Toni Gobbi.

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