Cesare Maestri

Cesare Maestri
di Alessandro Filippini
(pubblicato dul suo profilo fb il 19 gennaio 2021, ore 16.57)

Cesare Maestri è morto il 19 gennaio 2021 all’età di 91 anni. Era stato ricoverato il giorno prima all’ospedale di Tione in seguito all’aggravarsi delle sue condizioni di salute, già precarie.

Era nato a Trento il 2 ottobre del 1929. È stato una figura centrale nella storia dell’alpinismo dagli Anni ‘50 fino ai ‘70, soprattutto come eccezionale rocciatore e in Dolomiti. Istrionico e generoso, ha contribuito in modo importante a far conoscere l’alpinismo al di fuori della cerchia degli appassionati. Quella del Ragno delle Dolomiti, soprannome di cui era molto orgoglioso, è stata una carriera tanto ricca quanto apparentemente piena di contraddizioni.

Cesare Maestri braccetto con Reinhold Messner nel 2015

Famoso per le sue tantissime salite (e addirittura discese!) in libera, cioè senza corda e chiodi per assicurarsi, è stato poi uno degli interpreti più importanti della stagione delle “direttissime”, cioè le scalate in artificiale. Provocatore, ha sfidato chi lo criticava a provare a salire come lui in quello che oggi verrebbe chiamato “free solo” e a piedi nudi. E poi, in risposta ai dubbi sulla sua salita del Cerro Torre del 1959, conclusa con la tragica scomparsa del compagno di cordata Toni Egger, è tornato sulla simbolica montagna della Patagonia addirittura con un pesante (quasi un quintale) compressore (e relativo carburante per farlo funzionare…) per tracciare una nuova via a suon di chiodi (circa 300!) insieme a Carlo Claus ed Ezio Alimonta: esempio clamoroso dell’esasperazione dell’artificiale.

Nella valle del Sarca o sulle strapiombanti pareti delle Dolomiti aveva anche capito che una permanenza prolungata garantiva più attenzione dei mezzi di informazione, così nelle sue salite in artificiale, grazie alla resistenza anche psicologica oltre che fisica, costringeva a settimane sulle staffe gli affezionati compagni (Claudio Baldessari è stato anche un suo grande amico, come Cesarino Fava e Luciano Eccher).

D’altra parte Cesare era un attore nato: era cresciuto in una compagnia itinerante perché attori erano i suoi genitori. E fare l’attore era quel che aveva inizialmente sognato e provato a diventare. Ma era anche capace di rischiare per le proprie idee, e pur giovanissimo, negli anni 1944-45 le aveva difese partecipando anche alla lotta di liberazione con un gruppo di partigiani comunisti. Le sue idee politiche le ha sempre difese senza cedimenti o compromessi.

Un giovane Cesare Maestri sul Brenta

Dopo la guerra studiò Storia dell’arte a Roma, ma una volta tornato in Trentino conobbe le montagne e ne rimase a tal punto affascinato da intraprendere la dura strada per diventare guida alpina. Fino a trasferirsi a Madonna di Campiglio, il paese sotto le Dolomiti di Brenta di cui era divenuto un’istituzione col suo negozio in pieno centro.

Si era ritirato dall’alpinismo a fine Anni ‘70, dopo essere riuscito ad andare in diretta tv a far conoscere anche l’arrampicata su ghiacci, o con la scalata della Cascata Nardis nella bellissima Val di Genova. Da allora si era dedicato quasi esclusivamente a trasmettere l’amore per la natura e la montagna ai bambini, a iniziare dalla amata nipotina Carlotta.

Riccardo Cassin di Maestri diceva: «Dal mondo della montagna ha avuto meno di quanto avrebbe meritato». Loro due erano stati i più famosi alpinisti esclusi dalla spedizione italiana che nel 1954 realizzò la prima salita del K2. Cassin probabilmente perché avrebbe fatto ombra al capo spedizione Ardito Desio, e Maestri probabilmente per le sue idee politiche, opposte a quelle dello stesso Desio. Troppo anarchico il carattere del solitario Ragno delle Dolomiti per chi voleva avere totale controllo sulla spedizione.

Reinhold Messner, duramente criticato dai sostenitori di Maestri per aver sostenuto, anche in un libro e in un film, che la salita del Cerro Torre del 1959 non può essere stata realizzata, gli fa forse il complimento più grande: “Al di là dei grandi meriti per le sue tante scalate e le sue tante solitarie da rocciatore di eccellenza, bisogna ricordare che, essendo una persona che parlava apertamente, Maestri ha consentito di aprire una seria discussione sullo sviluppo dell’alpinismo. C’è gente che dice metà di quel che pensa e non consente un confronto aperto. Cesare era tutto il contrario”.

Cesare Maestri mentre riceve nel maggio 2019 la Genziana d’oro alla Carriera dal presidente del Trento Film Festival Mauro Leveghi.

In occasione di un Film Festival della Montagna di Trento di pochi anni fa i due, Maestri e Messner, si incontrarono in privato e parlarono a lungo, con empatia, dei punti in comune delle loro vite e della passione per la montagna che li univa. Soltanto un argomento non toccarono: il Cerro Torre. D’altra parte Maestri ha ripetuto all’infinito che di quella storia non ne poteva più, fino a dire che quella montagna, potendo, l’avrebbe cancellata dalla faccia della Terra.

Maestri è stato anche scrittore prolifico e di successo: da citare soprattutto sono i suoi libri Arrampicare è il mio mestiere e 2000 metri della nostra vita, scritto con l’amatissima moglie Fernanda. E grandi scrittori sono stati affascinati dalla figura di Cesare. Soprattutto il grande Dino Buzzati, che tuttavia lo tratteggiò in modo forse troppo eroico, come un personaggio di un alpinismo vecchio stampo, dell’era della conquista e degli anni fra le due guerre. Invece Maestri era anarchicamente indefinibile, perfino troppo moderno: con le televisioni e i social di oggi sarebbe sicuramente andato a nozze.

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Cesare Maestri ultima modifica: 2021-01-21T05:38:00+01:00 da GognaBlog

11 pensieri su “Cesare Maestri”

  1. 11
    grazia says:

    Attendevo con certezza l’articolo sul blog per condividere questo momento. Grazie.

  2. 10
    Giovanni battista Raffo says:

    Persona superdotata, encomiabile per le sue  gesta e per tutto quello che ha  detto e fatto durante la sua lunga vita.
    Direttamente o indirettaente ha lasciato ai posteri un bagaglio di esperienze e di consigli di valore inestimabile.Tali personaggi non dovrebbero essere nè criticati , nè invidiati ( il loro male più grande).Ritengo cheil mondo dell’alpinismo dovrebbe essere più collaborativo…….senza tanti come e perchè.
    Potrei essermi sbagliato di data, ma  ho l’impressione che nella salita al K2 abbiate dimenticato Bonatti.
    Distinti saluti gb Raffo

  3. 9
    GUSTAVO MAZZI says:

    Mille anni fa in gioventù viaggiavo per lavoro come medico giovane in Calabria e pur non sapendo nulla di montagna mi innamorai di una parete bellissima vicino al mar Tirreno. La studiavo col binocolo ogni volta che passavo dalla Statale e mi chiedevo come si arrivasse in cima. Comprai un libro di tecnica di un certo Cesare Maestri, una corda di nylon di 40 metri e scarponi con lamina d’acciaio. Niente chiodi, niente martello, niente imbrago. Convinsi un mio cugino giovinetto e partimmo molto di buon ora per via del caldo. Erano circa 1000 m di dislivello e molti di meno di parete. Segnai la via con dei foglietti infilati nei rami e dove non c’erano un po’ di vernice rossa su qualche masso. Non c’erano sentieri. Arrivati alla parete, ci legammo e io partii. Naturalmente senza sicura. Feci i primi 40 m e mi legai a un albero e sullo stesso facevo sicurezza al cuginetto. Improvvisamente un grande peso sulla corda e urlando capii che il secondo era volato. Lo calai all’attacco e ridiscesi in libera. Sarà stato un terzo, forse quarto grado in alcuni punti. Quando lo raggiunsi. chiesi cosa era successo e nel suo linguaggio aulico, mio cugino disse che la parete gli veniva incontro senza poter vedere come finiva e allora si era volontariamente abbandonato alla corda.
    Deluso del fallimento, tornammo alla partenza con un nebbione estivo drammatico. Per fortuna avevo segnato la strada.
    Non sono mai riuscito a fare una via di Maestri, del mio primo involontario maestro 

  4. 8

    Mi sono innamorato della Patagonia leggendo 2000 metri della nostra vita. Basti questo.Sono tra quelli che non credono che Maestri e Egger siano saliti in cima al Cerro Torre nel 1959. Le prove, oltre ad averle conosciute attraverso altre persone, le ho anche toccate in parte con le mie mani.Nel 1998 avevo organizzato un ciclo di serate sull’alpinismo al mio paese e tra gli invitati avevo chiamato Cesare Maestri che poi avevo anche orgogliosamente presentato sul palco.
    Cesare era arrivato con grande anticipo, per cui ci facemmo un giro della valle visitando negozi (era inverno e buio), bevendo qualche bicchiere e parlando molto.Parlammo anche della Patagonia, io e lui, da soli, per qualche ora perché poi cenammo al ristorante La Tambra di Corvara, Sempre io e lui.Mi disse che non era mai stato presentato da una guida alpina in una serata e la cosa gli fece molto piacere, ma nel mio piacevole ricordo ho tutte le cose che ci dicemmo sulla vita, l’anarchia e soprattutto sulle donne. Il giorno dopo mi sposavo e la sera prima, mio figlio maggiore, che al tempo aveva 9 anni si fece fare una foto con il “ragno delle dolomiti” che conserva ancora tra le sue preferite e ogni tanto (è uno di poche parole e non è un alpinista) mi dice: figo quello.

  5. 7
    Fabio Bertoncelli says:

    Pace alla sua anima.

  6. 6
    Ugo Ranzi says:

    Cesare Maestri è stato il mito della mia gioventù ed anche dopo.  Sono due le ragioni per cui ho cominciato ad arrampicare: una si chiama Campanil Basso, l’altra Cesare Maestri.
     

  7. 5

    Un altro fratello che Messner non sapeva di avere?

  8. 4
    Ugo Manera says:

    Grande personaggio!
    Ho sempre apprezzato il suo modo anticonformista di andare contro corrente. L’ho conosciuto al rifugio Brentei un giorno di qualificate presenze in quel rifugio: oltre a Cesare vi erano: Georges Livanos e Claude Barbier. Io ero con Carlo Carena detto il Carlaccio, ed il mio rumoroso ed esuberante compagno ebbe modo di sciorinare le sue battute sia con Livanos che con Maestri.
    Addio Cesare

  9. 3
    Alberto Benassi says:

    Lo voglio ricordare con tre belle sue vie che ho ripetuto: il gran diedro del Limarò in valle del Sarca,  l’altra sullo Spallone del Campanile Basso di Brenta e il diedro Maestri sulla Torre Francesca un grande classica delle  Apuane.

  10. 2
    Paolo Gallese says:

    Attendevo qualcuno per poterlo fare.

  11. 1
    lorenzo merlo says:

    Un momento di raccoglimento.

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