Metadiario – 308 – Tra volontà e non volontà (AG 2023-001)
Le poche arrampicate
Come accennato nel capitolo precedente, l’inizio del 2023 mi fu funestato dal ritorno dei dolori. Un’ennesima polimialgia esplosa proprio allorché ero al culmine dello stress di cui la “storia dell’alpinismo” era responsabile. A fine gennaio 2023 ebbi la cattiva idea di recarmi a Sagron (TN) con i mezzi pubblici invece che in auto. Dovevo farlo, per via di un incontro importante ai fini della decisione se fare una seconda edizione del Personaggio dell’Anno. Fu un viaggio buono dal punto di vista tecnico, sia all’andata che al ritorno i treni furono puntuali. Maurizio mi venne a prendere a Feltre e mi ci riportò il giorno dopo. Però fu una sofferenza continua, specialmente la notte. In uno dei primissimi giorni di febbraio Paolo Ascenzi venne a casa mia e dedicammo un’intera giornata a sistemare i libri e le riviste che nel frattempo si erano accumulate sul pavimento del mio studio. Lui saliva sulla scala e disponeva, io facevo regia. Insistetti perché accettasse le riviste e i libri che avevo doppi: alla fine furono dodici gli scatoloni che spedimmo via corriere a casa sua a Roma.

Per due mesi e mezzo, dunque, avevo resistito negandomi l’assunzione di Deltacortene (cortisone), ma a quel punto cedetti. Controllato da Antonio Perrone, ai primi di febbraio iniziai a prendere le mie due pillole quotidiane, trovando immediato beneficio.
La prima uscita in montagna la feci il 17 febbraio. Con Guya eravamo andati a trovare Ugo e Valentina che erano ancora impegnati nella ristrutturazione della loro nuova a casa a Coazze, sotto ai Denti di Cumiana. Tutti e quattro assieme facemmo una breve gita al Colle del Bione: per me fu già una bella prova, pur coccolato dai miei tre compagni. Nella prima metà di marzo feci timide uscite alla Rocca Penna (Placca di Borgone), nonché alle palestrine di Roccantica e dell’Eremo di San Michele (RI) approfittando della visita che Guya ed io facemmo a Poggio Mirteto, nuova bellissima residenza rurale di Mario Verin e Giulia Castelli.
Cessai gradualmente l’assunzione del Deltacortene e i dolori non riapparvero. Il 18 marzo osai affrontare una “multipitch”. Ero con Elia Loda e Matteo ed Elena Pellegrini, salimmo Sputatemi addosso alla Rocca di Lities (Val Grande di Lanzo): non posso certo dire d’esserne uscito soddisfatto…
Dopo altre sessioni di allenamento al solito Civate e una bella uscita con Matteo ed Elia al Forte Ceraino (Cavalcata delle Torri), il 1° aprile ero all’inizio della Valle di Susa. Con me erano Matteo, Elia Loda, Stefano Romanengo, Giovanna Moltoni e Alberto Bianchi Albrici. Salimmo la Valle delle Bambole all’Avancorpo di Mompellato e, subito dopo, Consapevole Libidine al Primo Torrione di Mompellato.
Con Guya decidemmo di fare le vacanze pasquali a Pietramurata dai Furlani. Con noi era anche Alberto Bianchi Albrici che prese stanza nel vicino B&B Pietra Rara. Naturalmente eravamo tutti affamati di arrampicata e non c’importava più di tanto che certe pareti fossero super-affollate per via delle vacanze. La compagnia di Grill aveva appena finito di attrezzare delle nuove vie sulla Parete Lomego del Monte Baone: decidemmo di andare a vederle. Il 7 aprile salimmo la Via dell’Edera, mentre il giorno dopo, con il solo Marco, iniziammo ad arrampicare sulla Via delle Guide Alpine. Al contrario del giorno prima, lì c’era un po’ di affollamento, ma tutti procedevano alla giusta velocità, così non ci preoccupammo. Giungemmo alla Sosta 4, alla base di un tiro di V+ che precedeva il tiro chiave. Su questo c’era gente che purtroppo sbagliò qualcosa. Di fatto, leggermente fuori itinerario, qualcuno fece cadere un masso di grosse dimensioni che precipitò nella nostra direzione. Fummo avvertiti da un urlo e dal rumore del blocco che s’infrangeva proprio sopra di noi. Marco ed io ci rannicchiammo contro la parete, in attesa di un impatto che per pura fortuna non ci fu. I sassi infranti ci sfiorarono ma non ci fecero male, lasciandoci però leggermente scioccati.
A che scopo continuavamo a mettere in pericolo la nostra incolumità? Non era certo ansia di gloria, di sicuro quella via non l’assicurava… Era anonima, diciamo pure che di lei non ce ne fregava assolutamente nulla. Volevamo solo divertirci e invece ci siamo trovati in una situazione di grande pericolo, dove il puro caso ha giocato a nostro favore.
Che cosa volevamo esattamente quella mattina? Cosa ci ha spinto a metterci su una via con gente sconosciuta che arrampicava sopra di noi? Volevamo morire? Volevamo rischiare? Siamo pronti a giurare che non era così, ma i fatti ci smentiscono. Qual è la nostra non-volontà? Cosa si agita dentro di noi spingendoci a decisioni potenzialmente rischiose?
Per il momento eravamo vivi e incolumi e tanto apparentemente ci bastava. Ma alla fine ci apparve meraviglioso che Alberto Bianchi comprasse un mazzo di fiori per Laura, forse questo genere di gesti è più incisivo delle nostre gesta ripetitive sulle rocce. Infatti l’incidente non ci impedì il giorno dopo di arrampicare ancora, anche se in un luogo molto meno affollato, la Parete di Pezol per la via Dante Dassatti. Con Marco e me erano pure Elio Bonfanti e Alberto Bianchi Albrici.
Nella notte, Gloria, la compagna di Elio, ebbe un attacco per un’infezione intestinale e fu portata d’urgenza all’ospedale di Trento. Noi, tra i cento dubbi sulla situazione e anche un po’ di vergogna, scalammo sulla Placconata della Parete di san Paolo per la Via Il Sole che solleva.
Il 16 aprile ancora in Piemonte: grazie ad Antonio Migheli, eravamo felici di conoscere un grande uomo, Fiorenzo Michelin (vedi Metadiario-309). Nelle nostre peripatetiche trasferte tra est e ovest, il 22 aprile Salvatore ed io fummo condotti su una gran bella via, la 31 agosto sulla Parete del Boomerang (Monte Cimo, Val d’Adige): un itinerario vecchio stampo, dove la protezione con qualche spit non riesce a eliminare l’avventura; poi, il 24 aprile, ancora a ovest con Matteo per saldare il conto sul Monte Cucetto (Grandubbione): dopo la Gaido-Marone riuscimmo infatti a salire anche la Dinastar alla Torre dei Camosci: accostamento con un’arrampicata fantastica!
Per un’insolita combinazione astrale il 7 maggio riuscii ad andare a Finale Ligure con le mie due figlie, insieme! Scelsi una falesia amichevole per facilitare il compito a Petra. Esposta a sud, non molto alta di dislivello ma assai alta sul mare, la Falesia delle Cento Corde si prestava ottimamente. In più è situata lontano da qualsiasi rumore, quasi si vede solo mare, cielo e Liguria boschiva: solo il treno passa ogni tanto, lo si vede e lo si sente, ma il treno non dà mai davvero fastidio. Passammo la mattinata e il primo pomeriggio facendo sette monotiri, e avemmo la soddisfazione di vedere Petra concluderne ben tre, senza tremori e agitazione. Decidemmo che poteva bastare, così scendemmo a Verezzi per fare una bella merenda innaffiata da birre all’Antica Società 1893. Eravamo all’aperto, il sole non era ancora all’orizzonte, si respirava un’aria quieta e una serenità impagabile. Non avevamo alcuna voglia di ripartire, così decidemmo di fare cena al Bar La Scaletta di Feglino, uno dei posti più simpatici e genuini in terra ligure. Salita la scala (da cui il nome) ci ritrovammo nella gradevole situazione così comune ai circoli ARCI di una volta, con i locali che giocano a carte. Ma c’era una bella sorpresa ad aspettarci: Marcello Cominetti e Marta Trucco erano lì per bersi un bicchiere di vino bianco all’ora dell’aperitivo! Naturalmente decisero di fermarsi a cena con noi. Io ero così fiero d’essere lì con loro assieme alle figlie, come quando mostri i tuoi gioielli agli amici più cari. Fu una serata indimenticabile, piena di sentimento e di gioia.
Il 21 maggio ancora a est, con Elia, Matteo e Salvatore alle Pale Basse di Preabocco (Val d’Adige), sulla via Cinghiali a parte. Il 2 giugno a ovest al Bourcet, Sperone del Benvenuto, via Belvedere, con Matteo, Salvatore, Antonio Migheli e Claudio Paiola, con grande merenda sinoira.
E infine l’annuale escursione a Boschettiera nel Vallone di Forzo per sottolineare la vitalità del nostro progetto “La Montagna sacra”. Questa volta eravamo poco più di una cinquantina di persone. Oltre a Guya, Valentina, Ugo c’erano anche Riccardo Carnovalini, Enrico e Lella Camanni. Ma soprattutto ci fu l’eroica presenza dell’anziano Guido Dalla Casa, che stoicamente affrontò il sentiero, raggiunse la meta e ne ritornò sotto leggeri scrosci di pioggia. Eravamo andati a prenderlo sotto casa sua a Milano e lo riportammo, due viaggi davvero piacevoli con un uomo di grande fascino e cultura.
Storia dell’alpinismo torinese
La mia collaborazione con Carlo Crovella in gennaio si dilatò ed ebbe un’improvvisa accelerazione. Carlo mi aveva confidato il suo progetto di scrivere una storia dell’alpinismo torinese, dagli inizi di Quintino Sella fino ad oggi. Un’idea così affascinante che ci vide immediatamente d’accordo per una collaborazione. Lui aveva comunque tutti i numeri per scriverla con grande competenza, ma in effetti il mio aiuto come storico dell’alpinismo poteva essere utile. Nelle settimane che videro la genesi di questo progetto ebbi anche l’intuizione che in quel processo non poteva mancare l’esperienza del più grande alpinista torinese vivente, Ugo Manera. La sua memoria storica sarebbe stata essenziale. C’era però l’ostacolo che i due non si conoscevano direttamente, senza parlare delle opposte convinzioni politiche… Ma la cosa apparve possibile dopo un colloquio a casa di Ugo, anche se la mia presenza si arricchiva di un’evidente valenza diplomatico-moderatrice. La lavorazione dunque iniziò quello stesso mese di gennaio 2023 e a tutt’oggi, dicembre 2025, siamo arrivati all’ultimo capitolo, quello degli anni Duemila. Carlo ha fatto un lavoro ciclopico e ci auguriamo che tutti possano vederlo presto.

Per amor di pietra
Nel 2023 ebbi modo di pensare parecchio al romanzo che avevo terminato a gennaio 2021, Per amor di pietra. Era dal 2003 che ero in ballo. Nato da un totale rifacimento del racconto che costituiva il nucleo narrativo del mio Rock Story, la nuova trama aveva visto un arresto che sembrava insuperabile. Ciò che non riuscivo a sgrezzare era l’idea per l’evoluzione del plot, lo scheletro portante che doveva sostenere la qualità avvincente di una storia insospettabile. E invece alla fine l’idea era arrivata, ed era così convincente che nel giro di un mese avevo terminato. Dopo il gennaio 2021 lasciai il testo a decantare, e lo feci leggere solo a poche e fidate persone, ricevendo impressioni nulle o freddine. Per questo era rimasto lì altri due anni… c’era qualcosa che non andava, ma non capivo cosa.


Personaggio dell’Anno 2023
A fine luglio, in corrispondenza con il mio compleanno, ci fu la seconda edizione del “Personaggio dell’Anno”. Il mio fresco infortunio alla schiena (vedi Metadiario-309) m’impedì di accompagnare la gente nel classico giro della Val delle Mòneghe sul percorso Intrecci del Tempo. Lo fece al mio posto Marco Furlani, da me appositamente invitato perché mi sostituisse. Nella piccola e calorosa sede dei Vigili del Fuoco di Mis il 28 luglio tenni una conferenza dal titolo “Montagna e musica”: quell’anno il tema non era più l’alpinismo, bensì la musica. Infatti fu premiato il grande violinista Glauco Bertagnin, il quale tenne un memorabile concerto nella chiesa di Sagron.
Campo Base 2023
Il 1° settembre Campo Base Festival, sempre nella solita ex-cava aperta, soprattutto alle minacciose intemperie, aprì al pubblico con un aperitivo di benvenuto. Di fronte ai trecento convenuti feci una bella chiacchierata con Fabrizio Manoni, assoluto protagonista delle montagne ossolane, guida alpina di professione, che ha scalato e aperto diverse grandi vie sulle Alpi e non solo, dalla parete nord del Cervino in solitaria all’avventura sull’Everest, con il bivacco più alto nella storia dell’alpinismo. Subito dopo fu la volta di David Bacci, un dialogo tra Alaska e Patagonia, alla ricerca di pareti inviolate sull’Himalaya e sulla parete sud del Denali. David Bacci fa parte del celebre gruppo alpinistico dei Ragni di Lecco ed era membro della giuria del progetto CAI Eagle Team, iniziativa pensata da Matteo Della Bordella assieme al Club Alpino Italiano, con l’obiettivo di trasmettere ai giovani le conoscenze tecniche e il patrimonio culturale fondamentali per diventare interpreti dell’alpinismo moderno. Con Bacci si parlò anche di questo bel progetto, e lì intervenne pure il presidente del CAI Antonio Montani.
Il giorno dopo, 2 settembre, ebbi il piacere di presentare Franco Michieli che, oltre che a condurre un gruppo a “perdersi” in montagna, era lì per presentare il suo ultimo libro Per ritrovarti devi prima perderti. Guida tecnico-filosofica all’orientamento naturale, in cui racconta decenni di esplorazioni grazie all’orientamento naturale nei più differenti ambienti della Terra. Alle 20.30 ci fu l’attesissima tavola rotonda sui temi dell’ecologia, realizzata con “Ci sarà un bel clima”, un collettivo nato nel 2020 con l’obiettivo di creare un coinvolgimento più ampio e inclusivo attorno alla causa climatica ed ecologica.

A presentare i tre protagonisti era mia figlia Elena, per me grande motivo d’orgoglio. Durante la serata, dedicata al “Paradosso dell’acqua”, dialogò con Alex Bellini, famoso esploratore con una spiccata attenzione all’ambiente, con Sofia Farina, ricercatrice, meteorologa dell’Università di Trento e attivista per il clima e la montagna con “Protect Our Winter” e CIPRA e infine con Sara Segantini, scrittrice, divulgatrice e attivista ambientale. Incontro centrato sull’importanza delle risorse naturali, senza distogliere lo sguardo dalle mille emergenze contemporanee, tra inquinamento, siccità e spreco, ma anche incontro leggero perché la gravità dei problemi era sdoganata dai protagonisti in modo lieve e piacevole.
Qui un breve filmato su Elena Gogna che apre la serata di Campo Base 2023.
Più tardi, verso mezzanotte, decisi d’essere stanco e non presenziai alle danze che andarono avanti fino alle 3.30 di notte. Prima di addormentarmi scrissi un whatsapp a Guya: “Ciao miciona bellissima… sto per spegnere la luce perché sono stanchissimo, saranno le emozioni… specialmente la presentazione di Elena, intensa. Peccato non poter condividere con te, amore mio. Ti amo, il tuo gattone Max”.
Conferenze e convegni importanti 2023
Nella primavera partecipai, invitato dagli organizzatori Fabio e Yuri Palma, con la collaborazione di Matteo De Zaiacomo, a quattro incontri di “Parole verticali”, una serie di qualche decina di podcast e filmati che poi ebbe grande successo. Il primo tema fu “Le tre Nord”, seguito da tre diverse puntate sull’”Apertura delle vie”. Con me, gli altri ospiti erano Luca Moroni, Giacomo Mauri, Manolo, Mauro Calibani, Luca Schiera e Maurizio Tasca.
Presso la Libreria della Montagna di Torino, il 16 febbraio presentai con Paolo Ascenzi, e per la prima volta, il nostro Quando l’alpinismo parlava tedesco. Il 19 aprile ero a Roma per ottemperare a una “marchetta”, la presentazione di un nuovo farmaco, ma per fortuna fu molto meno doloroso del previsto… Il 19 maggio ero al CAI di Lucca per parlare di sicurezza assieme a Enrico Massigna e Stefano Nesti. Il 10 giugno ero al Palamonti di Bergamo per parlare di “Alpinismo e alpinismi”, assieme a Marco Blatto, Fulvio Scotto, Valentino Cividini e Luca Schiera.
Il 24 novembre presenziai a Roma alla premiazione della quarta edizione del Premio Roberto Iannilli, particolarmente vivace e foriera di grandi progetti per il futuro. L’intero giorno dopo lo dedicai a presenziare in sala all’importante 101° Congresso Nazionale del CAI, quest’anno interamente dedicato all’ambiente: ebbi anche 3 minuti per dire ciò a cui tenevo. Infine il 16 dicembre ci fu l’importantissimo convegno a Carrara “Le montagne non ricrescono”, organizzato da Nico Baccellieri e dal suo collettivo Athamanta. Una mattinata davvero intensa. Mi precedettero Rossanna Giannini con il suo “Le cave dell’Altissimo”, Ildo Fusani con “Beni comuni, usi civici e terre collettive”, Nadia Ricci con “Gli effetti della diffusione della marmettola negli acquiferi carsici” e Maura Benegiamo con “Estrattivismo: quale modello di sviluppo?”. Poi fu la mia volta, con “La libertà del limite”, seguito da un toccante intervento di Antonio Montani, il presidente del CAI, che si spinse a dire che con la battaglia delle Apuane si poteva vincere o perdere la guerra per l’ambiente.
Nel pomeriggio ci fu un poderoso corteo per sottolineare alla cittadinanza l’importanza del problema dell’estrattivismo. E il mattino dopo un pretenzioso workshop tra i partecipanti suddiviso in vari tavoli: a me fu assegnata la dirigenza del tema “La narrazione”, cioè come comunicare il grande problema delle Apuane.
A fine novembre c’è stata anche la realizzazione del Calendario ANDE 2024, quest’anno dedicato alle grandi invernali sulle Alpi.
Multe
Voglio dedicare un breve paragrafo al problema multe. C’è stato un lungo periodo della mia vita in cui non pagavo le multe stradali che con regolarità impressionante mi arrivavano a casa. Molte di quelle andarono in prescrizione, ma molte invece mi furono riassunte in terrorizzanti imposizioni dove venivano minacciati fermo macchina e confisca dei beni. A fine anno, sconvolto dall’ultima botta appena ricevuta (non riferisco la somma da pagare, per stupido pudore…), mi decisi a fare visita a un ufficio di Milano specializzato in questo genere di cose. Lì i garbugli li sanno azzeccare davvero bene e con manovre del tutto legali riuscii a evitare il peggio. Sorprendentemente questo coincise con il mio graduale ravvedimento, fino all’attuale fase nella quale di multe non ne prendo praticamente più… Ma per questo nel maggio 2024 avrei dovuto sottopormi ad un corso per il recupero di 6 punti sulla patente (ero ridotto a 10…).
Dolorose perdite
Cominciammo il 18 febbraio 2023 con Piermauro Soregaroli, colpa dello scialpinismo su una vetta svizzera. Gli volevo molto bene, lo avevo conosciuto in occasione di uno scambio epistolare avuto con lui al riguardo delle sue prime ascensioni nel gruppo del Monte Nieddu, in Sardegna.
L’11 aprile 2023 venne a mancare a 91 anni Alziro il Vecchio Molin, uno dei più grandi scalatori dolomitici del secolo scorso. Famoso per la sua capacità di procedere velocemente su terreno difficile e difficilmente proteggibile. Me lo ricordo al nostro primo incontro: eravamo nel 1967 al rifugio Tissi, lui era reduce con Ignazio Piussi e i tre lecchesi Aldo Anghileri, Ernesto Panzeri e Guerrino Cariboni dalla prima ascensione dello Spigolo della Su Alto. Il rifugio era in festa, di dormire non si parlava neppure: in quell’occasione venni a sapere che era stato lui a “tirare” le ultime lunghezze della via, una serie di fessure e camini che i suoi compagni definivano “allucinanti”. Quando, l’anno dopo, mi ritrovai a farne la prima ripetizione con Gianni Calcagno e assieme ad Antonio e Gianni Rusconi, ebbi modo di condividere ampiamente quel giudizio. In seguito andai almeno due volte a trovarlo nel suo alberghetto di Misurina.
Ai primi di luglio fu la volta di Francesco Franco Cravino, un alpinista accademico di Roma che mi sarebbe tanto piaciuto conoscere perché lo ammiravo.
L’incidente mortale a Ermanno Salvaterra del 18 agosto sul Campanile Alto purtroppo non mi sorprese. Qualche settimana prima l’avevo sentito per telefono, cercava dei compagni per andare ancora una volta a tentare la Sua via alla parete ovest della Torre Egger, così disperatamente da chiederlo perfino a me… settantasettenne. L’avevo sentito in forte squilibrio e avevo chiuso la telefonata con un opprimente nodo alla gola. Ai funerali, il 20 agosto, ebbi modo di fare visita al vecchio amico genovese e maestro di sci Giorgio Volta, che da decine di anni abita a Pinzolo. Bellissima casa e moglie e figlia altrettanto.
Fiorenzo Michelin è morto il 31 agosto, per un incidente mentre da solo stava facendo manutenzione a una sua via sul Fungo, uno dei torrioni alti e impervi della Rocca Sbarua, tra lo storico Sperone Cinquetti e i bastioni ancora più a monte del Nonno e della Nonna. Qui alcune notizie sulla sua grande figura, come pure una sua intervista.
Per malattia, il 27 novembre toccò ad Alessandro Masucci, uomo di grande spessore e alpinista accademico di valore. Famosa la sua “battaglia” per sottolineare che l’impresa di Gabriel Haupt e Karl Lömpel del 1910 sulla Piccola Civetta nulla aveva da invidiare a quella ben più celebrata di Emil Solleder e Gustav Lettembauer del 1925 sulla Nord-ovest della Civetta.
Il 14 novembre ebbe inizio la ricerca di Mario Conti, scomparso non si sa dove su qualche montagna della Valmalenco. Questo, dunque, del mio caro amico e simpatico compagno del Lhotse, doveva essere il ricordo… Ancora oggi il suo corpo non è stato ritrovato.
Infine, in dicembre e per malattia, morì il grande Marino Babudri, triestino, autore di innumerevoli vie nuove specialmente nelle Alpi Giulie e Carniche. Non ho fatto in tempo a conoscerlo.
Sherpa
La nostra piccola società segnò il passo. Pur continuando regolarmente le pubblicazioni del portale, il progetto Calendalp incontrava le più disparate difficoltà e l’anno passò senza che si facesse alcun progresso. In compenso il 14 dicembre festeggiammo il decennale di GognaBlog. Petra mi scrisse: “Buon compleanno GognaBlog!!! Siamo fierissimi di te!! Leggere questo articolo mi ha fatto venire una lacrimuccia. Anche il papà, sotto sotto, è un grande motivatore. Solo che usa leve più inconsce, più sottili, più ripide. Ma soprattutto sempre è stato e sempre sarà un grande ascoltatore, un cercatore d’involontario. Ti voglio un bene immenso e sono così grata di averti come padre”.
Nell’anno 2023 le visualizzazioni delle nostre pubblicazioni furono in totale 3.697.510, con un incremento del 204,71% rispetto al 2022.
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La Signora al bar Centrale non c’è più
“La scaletta” di Feglino è uno degli ultimi luoghi della “vecchia” Finale ad essere sopravvissuto, nonostante i cambiamenti, praticamente intatto. Forse addirittura l’ultimo.
Ottimamente gestito da locali, è tuttora frequentato da locali, oltre che da torme di “scalatori” e “biciclette”.
Un must, punto.
Bar La scaletta n°1 ! La Luisa che lo gestisce, sempre gentile e disponibile ne ha visti passare di tiraronchie e campioni…
Anni fa’ prima di salire al rifugio XII apostoli per una scalata, Salvaterra mi disse di non portare le corde che ci avrebbe dato le sue evitandoci un po’ di fatica essendo l’avvicinamento non proprio breve.
Lo ricordo sempre per la sua premura e gentilezza verso gli ospiti al rifugio che gestiva.
Confermo che la serata alla Scaletta di Feglino è stata molto piacevole!
Purtroppo devo confermare anche la stessa impressione che ho avuto anch’io Ermanno Salvaterra che ho visto nello stesso periodo a Trento, durante il filmfestival, e che mi era sembrato decisamente smarrito. Anche a me aveva proposto di seguirlo sulla ovest della torre Egger.
Adesso ci sono dei giovani lecchesi a tentare di finire la sua via. Ovviamente mi auguro che riescano a finirla (cosa per nulla scontata) e che magari gliela dedichino. Chi più di lui…