Che fare con le zecche?

A causa delle modifiche all’ambiente, a loro volta conseguenze del generale cambiamento climatico, il problema delle zecche sta diffondendosi. Inutile negarlo, pochi decenni fa nessuno ci pensava a prendersi una zecca col semplice camminare nella natura, ora è all’ordine del giorno. Non va sottovalutato il morso delle zecche: come individuare i sintomi, cosa fare e come prevenire le conseguenze peggiori.

Che fare con le zecche?
a cura della Redazione de ilfattoquotidiano.it
(pubblicato su ilfattoquotidiano.it il 6 giugno 2022

Quattro giorni di ricovero dopo la puntura, la comparsa dei sintomi a distanza di giorni di incubazione, quindi il decesso. È morta il 6 giugno 2022 a causa della puntura di una zecca una 70enne di Ulassai, in Ogliastra (Sardegna), che dal 2 giugno era ricoverata a Lanusei in seguito a una grave infezione, la rickettsiosi, provocata dal parassita.

La pensionata si era presentata nella struttura ospedaliera con febbre altissima, mal di testa, stanchezza, dolori muscolari e alle articolazioni. Alcuni giorni prima si era accorta di avere sulla cute l’insetto, liberandosene subito ma senza darne troppo peso perché non accusava alcun sintomo.

La situazione è però peggiorata, fino al ricovero in ospedale e alla conferma della diagnosi. I medici hanno iniziato subito a somministrarle le terapie, ma l’anziana non ha mai risposto alle cure.

Le malattie trasmesse
Le zecche sono aracnidi, come ragni, acari e scorpioni e hanno una grandezza che varia da qualche millimetro a circa 1 centimetro a seconda di stadio di sviluppo e specie.

Dopo essersi poggiate sulle cute, soprattutto in periodi primaverili ed estivi, con il loro rostro (la bocca) “mordono” penetrando la cute e succhiano il sangue.

Con la loro puntura – si legge sul sito dell’Iss – sono in grado di trasmettere agenti patogeni in grado di provocare gravi patologie come, oltre alla rickettsiosi, la borreliosi di Lyme, l’ehrlichiosi, le febbri bottonose da rickettsiae, la tularemia, la febbre Q, la babesiosi, l’encefalite virale ed anche la febbre emorragica Crimea-Congo, associata in particolare a specie del genere Hyalomma.

La puntura della zecca non è di per sé pericoloso per l’uomo, i rischi sanitari dipendono invece dalla possibilità di contrarre infezioni trasmesse da questi animali in qualità di vettori”, spiega l’Istituto superiore di Sanità.

I rischi e la prevenzione
La maggior parte di queste malattie può essere diagnosticata esclusivamente sul piano clinico, ma una pronta terapia antibiotica, nelle fasi iniziali, è generalmente risolutiva in particolar modo per le forme a eziologia batterica. Solo raramente (fino al 5% dei casi) e in soggetti anziani o bambini queste infezioni possono essere pericolose per la vita”, assicura l’Iss.

Sotto il profilo della prevenzione, soprattutto per chi frequenta luoghi solitamente scelti come habitat dalle zecche, l’Istituto consiglia di indossare abiti chiari, coprire le estremità, soprattutto inferiori, con calze chiare, utilizzare pantaloni lunghi e preferibilmente un cappello, evitare di strusciare l’erba lungo il margine dei sentieri, non addentrarsi nelle zone in cui l’erba è alta al termine dell’escursione, effettuare un attento esame visivo e tattile della propria pelle, dei propri indumenti e rimuovere le zecche eventualmente presenti.

I repellenti
Le zecche tendono a localizzarsi in particolare sulla “testa, sul collo, dietro le ginocchia, sui fianchi trattare sempre gli animali domestici (cani) con appositi prodotti contro le zecche, soprattutto a ridosso di una escursione controllare, scuotere ed eventualmente spazzolare gli indumenti prima di portarli all’interno delle abitazioni per poi lavarli.

Inoltre, in commercio esistono repellenti per insetti e anche per scoraggiare l’attacco delle zecche (a base di DEET o N-dietiltoluamide e Icaridina o KBR3023)”, dice ancora l’Istituto superiore di sanità.

Se individuate sulla pelle, le zecche vanno prontamente rimosse perché la probabilità di contrarre un’infezione è direttamente proporzionale alla durata della permanenza del parassita sull’ospite”.

Infatti, dice l’Iss, solo dopo un certo periodo in cui è saldamente ancorata per alimentarsi, la zecca “rigurgita parte del pasto e potrebbe inoculare nel sangue dell’ospite eventuali patogeni”.

Cosa fare (e cosa no) per rimuoverla
Nel caso in cui venisse individuata una zecca, l’Iss consiglia di non provare a rimuoverla con “alcol, benzina, acetone, trielina, ammoniaca, olio o grassi, né oggetti arroventati, fiammiferi o sigarette per evitare che la sofferenza indotta possa provocare il rigurgito di materiale infetto e un ulteriore affondamento del parassita nella pelle dell’ospite”.

È possibile invece afferrarla “con una pinzetta a punte sottili, il più possibile vicino alla superficie della pelle”, rimuovendola “tirando dolcemente cercando di imprimere un leggero movimento di rotazione”.

In commercio, spiega l’Iss, si possono trovare in commercio degli “specifici estrattori che permettono di rimuovere la zecca con un movimento rotatorio”, ma “durante la rimozione bisogna prestare la massima attenzione a non schiacciare il corpo della zecca, per evitare il rigurgito che aumenterebbe la possibilità di trasmissione di agenti patogeni”.

Cosa fare dopo e occhio ai sintomi
Una volta rimosso l’animale “disinfettare la zona, evitando l’utilizzo di disinfettanti che colorano la cute, come la tintura di iodio evitare di toccare a mani nude la zecca nel tentativo di rimuoverla, le mani devono essere protette (con guanti) e poi lavate spesso il rostro rimane all’interno della cute: in questo caso deve essere estratto con un ago sterile o con pinzette a punte sottili adeguatamente sterilizzate”.

Dopo la rimozione, l’Istituto consiglia inoltre di “effettuare la profilassi antitetanica, rivolgersi al proprio medico curante nel caso si noti un alone rossastro che tende ad allargarsi oppure febbre, mal di testa, debolezza, dolori alle articolazioni, ingrossamento dei linfonodi”.

La somministrazione di antibiotici per uso sistemico nel periodo di osservazione è “sconsigliata”, perché “può mascherare eventuali segni di malattia e rendere più complicata la diagnosi”.

Nel caso in cui, per altre ragioni, fosse necessario iniziare un trattamento antibiotico, è “opportuno impiegare farmaci di cui sia stata dimostrata l’efficacia sia nel trattamento delle rickettsiosi che delle borreliosi”.

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Che fare con le zecche? ultima modifica: 2022-06-18T05:16:00+02:00 da GognaBlog

17 pensieri su “Che fare con le zecche?”

  1. 17
    Simone Di Natale says:

    @ 15. Lo so benissimo, ma io in mezzo al verde ci vivo. Fra orto, fare legna e comunque avere il bosco intorno a casa, vivere nel terrore delle zecche è insensato.
    Continuo poi a credere di correre molti più pericoli andando in giro per strada in macchina e a piedi. 
    Un amico sostiene che cospargere i “punti di accesso” con olio essenziale di origano, dia buoni risultati. Non ho ancora provato.

  2. 16
    Roberto Pasini says:

    Mereu. Grazie per il consiglio. Io mi becco sia quelle rosse che quelle nere 😀 Advantix della Ex Divisione Animal Health di Bayer (conosco bene) per l’uomo può essere tossico. Meglio evitare. Esistono altri prodotti specifici per l’uomo: chiedere in farmacia o cercare su Amazon (vasta gamma). A qualcosa servono. Saluti anche a te. Com tre cani dai un bel contributo ogni anno al fatturato delle divisioni Animal Health 😀 (sai che vendono anche una crema solare per cani?)Ora devo andare: zecche e meduse mi attendono. 

  3. 15
    antoniomereu says:

    13) non sottovalutarle ne basta una infetta su le altre mille che erano innocue, strano che l articolo non parli del vaccino TBE…forse è un periodo che dire la parola in questione crea di qualche sorta di problema.
    12) vero recordman…io personalmente avendo 3 !!! cani ti consiglio di usare ( sullo zaino o le scarpe un po di gocce di Avatix o simili per la cute canina).
    Comunque anche se non di stato anche le zecche sono di differenti colorazioni guarda caso rosse o nere ,a me beccano solo le nere chissà perché😉
    Mentre quando sono piccolissime e apartitiche sono chiamate poeticamente ninfe.
    Sanj 

  4. 14

    Stare a casa. Meno Montagna per tutti! 

  5. 13
    Simone Di Natale says:

    Sempre prese fin da bambino. Negli ultimi anni ho smesso di contarle. Le tolgo con le unghie. Se troppo piccole con le pinzette. Se si rompono scavo con coltello o con ago fino a togliere il ristoro. Mai successo niente.

  6. 12
    Roberto Pasini says:

    Bertoncelli. Evidentemente ci sono individui che le zecche, come gli odiatori, amano particolarmente 😀 a prescindere direbbe Toto’. Però quest’anno ho avuto una profonda e intensa soddisfazione sadica: si sono impestati anche amici che mi sfottevano e dicevano che loro non ne prendevano mai. La giustizia divina prima o poi ti becca. C’è anche da dire che spesso sono larve molto piccole e uno non attento e scafato non se ne accorge. Tuttavia qualcosa è cambiato, forse. In passato si diceva che non te ne accorgevi perché ti iniettano un anestetico dopo essersi ancorate e aver infilato il rostro da cui succhiano. Orribile vero: in mio amico infermiere del prontosoccorso di Lavagna dopo averne tolte centinaia si è incuriosito e si è fatto prestare il microscopio. Mi ha detto che hanno un apparato veramente efficiente. Meraviglie della natura. In realtà, essendo io in grande esperto e un “predestinato” ed essendomi confrontato con altri pari-grado, ho osservato che dopo un po’ la punturina prude e lascia un bel ponfo per qualche giorno. Meglio. Così te ne accorgi. Sono diventate più empatiche e amichevoli? Chissa? Speriamo che magari succeda anche per gli odiatori. Potenza di Darwin. Oggi per evitare altre zecche kayak nel Tigullio e meduse a gogo’ 😀 qualcuno direbbe che siamo vicini all’Apocalisse e al crollo della civiltà occidentale schiacciata dalle sue infamie e dalle sue colpe. Boh….Nel frattempo Vamos a la Playa come cantavano i Rigeira (in realtà erano sabaudi). Saluti. 

  7. 11
    Fabio Bertoncelli says:

    Roberto: quattordici zecche quest’anno e cinque zecche in un’unica salita.
     
    Aiuto! Io me ne sono beccata una sola in tutta la mia vita. Accadde piú di dieci anni fa durante un’escursione sull’Appennino Tosco-Emiliano. A quei tempi sapevo a malapena della loro esistenza; ignoravo perfino che aspetto avessero e secondo le mie conoscenze (scarse) infestavano soltanto i Monti del Sole. Quando la vidi sul petto chiamai mia moglie in soccorso: «Lucia, che cos’è questa schifezza?». A seguire terapia di antibiotici. Da allora, per fortuna, piú nulla.
    … … …
    Ora però, dopo quel che avete scritto, girerò per i monti con uno scafandro da palombaro.

  8. 10
    Roberto Pasini says:

    Ps. Machi è un errore di battitura. Ma in realtà è un prodotto dell’inconscio : maschio + macho. Ah l’inconscio Samanta! disse alla moglie con pesante accento torinese il nostro vicino di ombrellone quando ero ragazzino, beccato a tocchicciare la barista. Fu il mio primo incontro con questa vaga nozione, sempre buona. Indimenticabile. Segno’ la mia vita.  😀

  9. 9
    Roberto Pasini says:

    Le zecche sono come gli odiatori nei blog. Spesso mi chiedo: ma perché esistono queste forme viventi? Poi mi dico che se la selezione naturale non le ha ancora estinte vuol dire che hanno una qualche funzione utile nell’insieme della Natura. Quindi direi che bisogna farsene una ragione. Io quest’anno sono già a quota 14 zecche, non odiatori, quelli un po’ meno per fortuna😀 poiché evidentemente le attiro,  prendo precauzioni ma niente da fare. Ho speso persino un sacco di soldi per comprare un prodotto svizzero e un aggeggino magico a pila che dovrebbe tenerle lontane ma ho buttato i soldi. Bufale. Mi sono rassegnato. Ho una pinzetta apposita e quando arrivo a casa me le tolgo e disinfetto.  La tengo nello zaino e se le becco prima le tolgo subito. Tutti mi dicono che vanno tolte il prima possibile senza farle incazzare e spurgare. Qualche anno fa, dopo una salita in Grigna dalle parti del Bogani ne beccai 5. Una mi aveva prodotto dopo un giorno qualcosa che somigliava al famoso arrossamento ad anello,  sintomo dermatologico precoce di un’infezione prodotta dal batterio spirocheta che produce la cosiddetta malattia di Lime. Feci il test di primo livello. Positivo. Imprecando andai da uno specialista. Poiché non c’erano sintomi a parte il controverso rossore mi fece fare il test di secondo livello. Negativi gli anticorpi a breve, abbastanza elevata la carica di anticorpi pregressi. Poiché non mi ricordavo di aver mai avuto neppure anche in forma lieve la malattia, mi disse che magari si trattava di una “reazione crociata” e quindi attendemmo Godot ma Godot non si presento’ per fortuna. Primato della clinica. Diciamo che ne risenti’ un po’ la mia fiducia sull’attendibilita’ di alcuni esami di laboratorio , ma da noto scientista fanatico mi segnai il telefono del guru per eventuali ulteriori consigli. Fare una terapia antibiotica preventiva ogni volta che ti becca una zecca non ha senso e rischia di nascondere i sintomi. Quindi io adotto ormai questa strategia, prevenzione (ragionevole, coi pantaloni lunghi io francamente non riesco a correre d’estate) rimozione precoce, vigile attesa. E buona zecca a tutti, anche agli odiatori e affini, pure loro membri del mondo vivente al quale tutti apparteniamo  (di solito al 95% machi, fenomeno imteressante). 

  10. 8
    albert says:

      Controllata la scadenza dei repellenti  a largo raggio ( zanzare, zecche e tafani)..scaduti da riacquistare,poi controllato abbigliamento coprente  di tela dal colore chiaro, cappelli a larghe tese .Poi si spera di poter andare senza ansia.Le zone piu’ fresche appetibili sonoquelle a rischi variinsetti. ..ci manca solo che si debba avanzare col cercamine come in Ucraina.!

  11. 7
    gabriele says:

    Qualcuno conosce in cosa consiste la profilassi antitetanica indica fa fare dopo aver rimosso la zecca? 

  12. 6
    antoniomereu says:

    La prima zecca stagionale di quest anno incredibilmente a maggio complice un poco gelivo inverno e strato nevoso assente o quasi .Non parliamo poi di limacce rosse che per lo stesso motivo sono a milioni ovunque.  

  13. 5
    albert says:

    4)col caldo certi residui di bosco planiziale di pianura o camminate tra le colline del prosecco..offrono un’oasi di ombra.  Si getta il cuore oltre l’ostacolo: pantaloni e camicia di tela chiari, cappello con fazzoletto tipo legion straniera e spruzzi di repellente e controllo vicendevole. Si vedono sul web  cappelli a larghe tese con  zanzariera…forse arriveranno zanzariere lunghe fino ai piedi, una specie di burqa. In pianura comunque c’e pure la Leptospirosi..non facciamoci mancare niente

  14. 4
    Flavio says:

    La mia ex moglie è risultata cronica la morbo di Lyme, certi ospedali li hanno risposto è leggermente positiva cioè come dire leggermente incinta, ci sono voluti 5anni di sofferenza poi è guarita, non posso dire altro mi prenderei una denuncia per abuso della professione medica, ma così non è stato seguito e consigliato da un illuminare di Trieste con Atlanta centro di riferimento per la Lyme ci siamo riusciti, ma credetemi una volta cronica e molto difficile, un in bocca al lupo per tutti 

  15. 3
    Albertperth says:

    Chiedere  a chi crea algo ritmo ritmo a riguardo guardo il pensiedo tardo e mi domando se la zecca aggredisce il leotardo..un leopardo  con i tempi in ritardo…ma l Anguilla che skia senza l arva e a turin già di suo brilla ..coglie la scintilla?

  16. 2
    albert says:

     Raccomandazioni valide  anche per pianura: si prendono anche in parchi urbani. Dispiace  consigliare di coprirsi a fanciulle in mini pants e canottierine. Comunque calabroni o  vespe che entrano nel casco di ciclisti attraverso feritoie non protette..o magliette aperte…non sono da meno.   Esperienza horror: stavo pedalando in zonamontana  verde e prati   folti ancora non sfalciati in agosto e…gambe e braccia e collo invase da tafane vampire.Piu’ se ne schiacciavano a sberle autoinflitte e piu’ne arrivavano a stormi..con pelle coperta di chiazze sanguinolente.

  17. 1
    antoniomereu says:

    Rotazione anti oraria mi raccomando!come si stesse svitando una vite…

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