No alla croce sul Monte Baldo

No alla croce sul Monte Baldo

Il comune di Malcesine vuole installare una croce alta ben 18 m sulla piana del Baldo, a 1800 m, una zona già fortemente antropizzata dalle migliaia di tedeschi in infradito che ogni giorno (in tempi normali) salgono con la funivia. Si tratta dell’area di Tratto Spino (Tredespin) nelle vicinanze della stazione di arrivo della funivia e della chiesetta della Madonna delle Nevi. 

Il progetto, che a parere di molti sembra nascondere una speculazione di affitto ad una società fittizia e ha il pieno appoggio della Curia di Verona, comporterebbe ulteriori ristoranti, negozi e illuminazione notturna, per non parlare del collegamento già in progetto, tra il Santuario della Madonna della Corona 775 m in Val d’Adige e la Croce astile; un percorso di 15 km e 1025 metri di dislivello (senza calcolare gli altri 600 m necessari per raggiungere da Brentino il Santuario) che in pochi pellegrini si crede riuscirebbero a concludere. Ciò significherebbe asfaltare e introdurre bus navetta.

Anzitutto occorre sgombrare il campo da possibili fraintendimenti: non siamo interessati a una polemica religiosa bensì solamente alla tutela del Monte Baldo.

Che vi sia bisogno di un ritorno spirituale alla montagna è indubbio e condivisibile, a prescindere dalle fedi. Ma qui siamo ben distanti dalla spiritualità, perché tutto ciò che verrebbe ancora costruito su questa montagna già fortemente antropizzata dai flussi turistici stagionali, e considerata la presenza del Giardino Botanico d’Europa, massacrerebbe un ecosistema che invece va tutelato sempre di più, soprattutto oggi che si parla tanto di sostenibilità ambientale.

E’ stato lo stesso Papa Francesco, nella sua lettera enciclica Laudato si’, a proclamare: “L’ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità e responsabilità di tutti. Chi ne possiede una parte è solo per amministrarla a beneficio di tutti“.

Possiamo esprimere il nostro parere firmando la petizione che ha già raccolto, al momento in cui stiamo scrivendo (2 aprile 2021, ore 11.30), più di 5200 firme. Ma anche sostenendo il Comitato Amiche e Amici del Baldo.

Il panorama sul Lago di Garda da Tratto Spino

No alla Croce sul Baldo
«Ci sarà un’altra pubblicizzazione della petizione e daremo supporto a ogni azione anche legale pur di bloccare l’installazione della croce astile sul monte Baldo». Sono queste le mosse che saranno attuate contro la decisione del Comune di Malcesine di mettere una croce alta 18 metri sul Baldo. Ad annunciarlo è il consigliere provinciale del Trentino, Paolo Zanella. Il quotidiano larena.it scrive di Zanella: “Subentrato in consiglio a un collega dimissionario del Gruppo Futura, che si trova all’opposizione della giunta guidata da Maurizio Fugatti, è uno che di ambiente se ne intende: era l’assessore alla transizione ecologica e mobilità del Comune di Trento prima di diventare consigliere a fine novembre 2020”.

Dopo Cristina Guarda, capogruppo in Regione Veneto di Verde Europa, si ingrossano le fila dei «contrari e contrariati» dal progetto di Malcesine volto a «favorire il turismo religioso», com’è stato spiegato.

In questa campagna si sono infilate subito le sezioni veronesi del CAI, le SAT di Ala, Avio, Brentonico e Mori: tutte hanno aderito alla protesta ma senza coinvolgere i rispettivi Comuni che, d’altro canto, non hanno competenza sul caso.

Nella zona del rettangolino rosso è prevista l’installazione della Croce Astile

Oltre alle associazioni alpinistiche, comunque, il fronte del «no» è composto anche da WWF, Italia Nostra e da diversi gruppi locali. In Comune di Malcesine, però, non si cede, anche se la mozione presentata dalla minoranza è stata bocciata. Per questo, adesso, si punta su Venezia, cercando di impedire lo scempio.

Le opposizioni, guidate da Stefano Testa, non mollano l’osso. «No, anche perché la delibera e i vari incartamenti sono stati fatti di corsa e secondo noi non sono a norma. Ci avevano provato con Cortina, Valle d’Aosta, Roma e alla fine si è ripiegato su Malcesine».

Neppure le spiegazioni date dal sindaco di Malcesine, Giuseppe Lombardi, né il favore della Curia di Verona pare stiano facendo breccia. Anzi: le proteste di ambientalisti, gruppi consiliari, consiglieri provinciali e regionali sia del Trentino che del Veneto sono sempre più numerose. «Ho scritto un’interrogazione al consiglio provinciale di Trento», ha spiegato Zanella «e, nei giorni precedenti alla mia interrogazione, in consiglio provinciale di Trento c’erano già forti critiche al progetto da parte delle sezioni della Società Alpinisti Tridentini, da parte di Annibale Salsa, scrittore, antropologo ed ex presidente del CAI, e forti dubbi erano emersi anche dalle pagine del giornale della diocesi trentina, Vita Trentina. Il Baldo… E’ un luogo unico nel panorama naturalistico italiano e europeo. Luoghi come questo non hanno bisogno di ulteriore turismo di massa, ma di recupero e salvaguardia».

Storia della Croce astile
Mirko Zanini, il titolare del fastfood & takeaway Pepperone di San Giovanni Lupatoto, nei pressi di Verona, è il maggiore responsabile del progetto di impiantare sul Tredespin la croce e le strutture di ristorazione e di divertimento. A spalleggiarlo è la Pia Opera Pellegrinaggi srl proprio per organizzare pellegrinaggi da Madonna della Corona alla croce di Papa Paolo Giovanni II invadendo la montagna e mettendo a rischio il sistema.

La croce astile, o croce processionale, viene comunemente portata in processione. In genere è fissata su un’asta (da cui astile) decorata o dipinta ed è alta un paio di metri. Nel nostro caso la croce è stata realizzata in resina bronzata (cioè verniciata tinta bronzo), quindi non è una fusione in bronzo come quasi tutti i giornali hanno scritto, è alta 18 metri, con un diametro di 1,5, e si vorrebbe issarla in zona Tredespin.

La sua storia è lunga. Pare che sia stata commissionata da papa Giovanni Paolo II nel 2001 allo scultore romano Andrea Trisciuzzi, che ne ha prodotte altre sette da 2,20 metri di altezza.

Il Papa l’aveva commissionata per rendere omaggio alla città di Roma, ma la croce non ebbe successo e finì per essere dimenticata fino a quando il veronese Mirko Zanini l’ha acquistata.

Zanini ha tentato prima di piazzarla sul Faloria, presso Cortina. Dopo aver convinto la società di risalita Faloria-Cristallo a farsi carico delle spese di installazione, ottiene il beneplacito del Comune e di qualche vescovo, ma poi il progetto si impianta un po’ per gli alti costi previsti e un po’ per l’opposizione della Soprintendenza, che non la ritiene idonea al luogo prescelto. Chi prende la croce la deve portare, è una legge antica. Zanini da qualche parte deve piantarla, questa croce, e possibilmente anche farla fruttare, anche perché, da bravo commerciante, sa che la devozione, se bene indirizzata, può fare miracoli (Mario Spezia)”.

Alla fine del 2020 Zanini trova nel sindaco di Malcesine Giuseppe Lombardi l’appoggio giusto. “Con la benedizione del vescovo Giuseppe Zenti (che è da sempre molto attento alle iniziative economiche) e di alcuni decani della diocesi di Verona, l’”ing“. Lombardi, probabilmente folgorato come l’apostolo Paolo di Tarso sulla via Panoramica, nel giro di una settimana firma l’accordo di programma, stanzia 100.000 euro con una variazione di bilancio e fa approvare il tutto dal consiglio comunale con i voti della sola maggioranza (Mario Spezia)”.

L’accordo di programma prevede la concessione ad uso esclusivo di un’area di 600 mq all’interno del ZSC Baldo Ovest in area vincolata anche da usi civici. E’ importante sapere che per legge “L’ordinamento giuridico garantisce l’interesse della collettività alla conservazione degli usi civici per contribuire alla salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio”. Incurante di tutto ciò, il Comune si accolla le spese di progettazione, il trasporto e posa in opera della Croce in loco, la ridefinizione colore/lucidatura della croce dopo il trasporto aereo, la realizzazione di un impianto d’illuminazione sull’area e l’installazione webcam per vigilanza.

Inoltre si impegna alla “riqualificazione dell’area esterna con la posa di sedute realizzate in pietra di Prun e relative recinzione, con la realizzazione di un sentiero adatto anche a portatori di handicap dalla stazione di arrivo della Funivia fino all’Opera, per consentire a tutti l’accesso alla Croce Astile, provvedendo alla pulizia e manutenzione annuale dello stesso e con la sistemazione della chiesa adiacente con realizzazione di nuove vetrate, rivestimento delle parti in calcestruzzo e in legno.”

Insomma, la Croce Astile più alta del mondo divide la comunità. «Ma queste non sono questioni religiose: – spiegano gli ambientalisti – la montagna è già spiritualità di suo, non serve occuparla con manufatti impattanti, non serve sfruttare la simbologia perché la Natura lo è già di per sé e il monte Baldo, che punta a diventare patrimonio Unesco, ha un equilibrio delicato. Installare opere ciclopiche con il solo scopo di portare più gente possibile in quota contrasta con il concetto stesso di montagna… […] A Trattospino arriva ogni anno un numero enorme di visitatori (mezzo milione nel 2019), che, solo per fare un esempio, con il calpestio ha reso il tratto di dorsale che porta alle creste del Ventrar una pista completamente priva di naturalità. Creare nuove attrattive turistiche significa ignorare completamente il concetto di limite. Senza entrare nei dettagli che riguardano i vari livelli di protezione (PTRC, SIC, ecc.) che interessano questo ambiente, è del tutto evidente che la scelta di aggiungere nuovi elementi di perturbazione del sito non farebbe che peggiorare una situazione già abbastanza compromessa».

A fare opposizione definitiva potrebbero ancora essere la Soprintendenza e il parere dell’ufficio regionale che si occupa della gestione dei siti di rete Natura 2000. Sarebbe augurabile, anche per motivi diversi, l’imposizione di un veto sull’operazione promossa dal duo Zanini-Marchesini, anche considerando che il Piano di gestione della ZPS Monte Baldo Ovest IT3210039 recita testualmente: “Fenomeni ed attività che influenzano lo stato di protezione del sito: il numero di fruitori che, sopra tutto nella stagione estiva, vengono trasportati all’interno del sito Natura 2000 nelle macrozone 1 e 4 rappresenta un reale fattore di minaccia a carico degli habitat e delle specie presenti. Si ritiene pertanto fondamentale una corretta gestione dei flussi attraverso l’adeguamento del numero di fruitori alla capacità di carico del territorio. In particolare le zone della Colma di Malcesine rappresentano una zona critica per l’elevata pressione turistica dovuta alla vicinanza della stazione di arrivo della funivia di Malcesine.

La Croce astile di Andrea Trisciuzzi

Il Monte Baldo non è Malcesine
di Giuseppe Costantini

Il sindaco di Malcesine non è padrone del Monte Baldo, realtà complessa che coinvolge competenze, responsabilità e interessi di un ampio territorio di cui il Comune di Malcesine è solo una parte minore. Sono coinvolte ampie aree dell’alto lago di Garda, del confinante Trentino e di un’ampia zona a ovest dell’Adige.

Il sindaco di Malcesine afferma che «la Croce Astile è un ottimo investimento perché produrrà un enorme flusso turistico» (allegria!); mi pare che il Monte Baldo, Hortus Europae, potrebbe abbandonare  la candidatura a Patrimonio dell’umanità da proporre all’Unesco se dimenticasse di proteggere la zona da aggressioni turistiche e invasioni indiscriminate.

Non ho titolo per giudicare il valore artistico della “croce astile”, che comunque a me appare artificiosa e inappropriata.

Suggerisco di vedere le finalità dichiarate dai proponenti della società SGP2 srl, istituita per la realizzazione dell’installazione della croce (la San Giovanni Paolo II srl), che si occuperebbe di «Gestione, tutela e valorizzazione di opere d’arte nonché sfruttamento economico dei relativi diritti d’autore connessi, sviluppo e sua diffusione sia in Italia che all’estero ivi compresa la commercializzazione di marchi, invenzioni e modelli ornamentali, marchandising e sponsorizzazione».
Sfruttamento economico a vantaggio, ovviamente, della SGP2 srl.
La Srl ha due proprietari: Mirko Zanini con l’88% (amministratore unico) e Massimiliano Marchesini con il 12%. La società, tuttora inattiva, ha un capitale versato di 30.000,00 euro.

E poi si legge: «Al fine di perseguire l’oggetto sociale, la società potrà svolgere le seguenti attività: Apertura, acquisto, gestione e vendita di esercizi pubblici con somministrazione di alimenti e bevande; ristorazione e conduzione degli esercizi di cui sopra; servizi strumentali, compresa l’attività alberghiera e turistica in genere: hotel, motel, residence, villaggi turistici; campeggi, bar, ristoranti, impianti sportivi e ritrovi, ma anche agenzie di viaggio, spazi informativi, servizi di incoming, servizi di accoglienza, prenotazione alberghiera, promo-commercializzazione, reti di vendita e quant’altro».

Tutto in cima al Monte Baldo. Chiaro?

Ovviamente condivisibile il netto dissenso espresso dal CAI-SAT, che commenta – fra l’altro: «A cosa serve fare diventare il Monte Baldo l’ennesimo parco divertimenti? Quali sono i benefici collettivi? Cosa c’è di spirituale e in armonia con ambiente e natura nello stimolare altro turismo di massa verso un territorio che oggi più che mai va protetto?».

12
No alla croce sul Monte Baldo ultima modifica: 2021-04-04T05:45:00+02:00 da GognaBlog

21 pensieri su “No alla croce sul Monte Baldo”

  1. 21
    albert says:

    “In Brasile sta prendendo forma una nuova statua di Cristo, cinque metri più alta di quella iconica del Redentore che da novant’anni è collocata a Rio de Janeiro ed è diventata il simbolo del Paese sudamericano.”
    Notizia apparsa stamattina.
     Abbondano nei simboli, ma nella sostanza..contraddicono il vero messaggio di Cristo(per quelli che dicono di crederci ) .Alla base c’e’ancora tanto “pensiero magico”..e nel frattempo lasciano”bagnare le polveri”.

  2. 20
    albert says:

    Per inciso, pure in pianura  non e’che  manchino, vecchie e nuove, sempre piu’ mastodontiche. Viene il sospetto che si tratti di  ispirazione  mossa da complesso:”Grande peccatore , percio’  grande cattedrale, grande monumento, gran massa di metallo o legno o marmo.”.  Comunque  alcune non  svettano, ci si passa accanto in bicicletta e chi vuole si ferma , altrimenti si tira dritto. Spesso sono di  piccola-media dimensione, alcune dentro capitelli . Credenti praticanti o meno, alcune sono di pregevole fattura artistica… siamirano , offronoombra, ci si abbevera e chi vuole recita e si fa il segno della  croce , con certi autisti  che vanno di fretta per consegnare il pacco manetta anche dentro frazioncine o piccoli borghi non si sa mai  A volte e’ impossibile non notarle,  esibite giacenti su decollete’ generosi  ,abbronzati .o villosi di presentatrici o  tronisti .
    Ad un montanaro rimproverai: “Ma come, metti un crocefisso di plasticona nel tuo baito tradizionale  conservato e restaurato mantenuto in  versione originale??”
    ” Bravo tu..ci stava   quello di legno  di un secolo fa.Nottetempo me lo rubarono,assieme a vecchi attrezzi  artigianali per la fienagione .Denunciai con foto e ..dopo alcuni anni fu ritrovato nel negozio di un antiquario.  Recuperato, riconsegnatomi, ora me lo tengo in casa al sicuro e voi beccatevi quello di plastica, tanto se avete fede e’ lo stesso..”

  3. 19
    Escursionista says:

    Se l’oggetto del contendere è quello ritratto nella foto dell’articolo sembra un tantino “esagerato”. Un poco di sobrietà non guasterebbe. Potrebbe, tra l’altro, attirare i fulmini? Per il resto,  a volte, gli oggetti collocati sulle vette sono “utili” solo per la foto di vetta. Purtroppo tali foto vanno poi ad intasare i server dei vari social. A volte sarebbe meglio un semplice ometto fatto con pietrame. 

  4. 18

    Silvestri, spieghiamoci. Io dalle montagne toglierei TUTTO dai rifugi alle funivie, figuriamoci croci, panche e similia. Ho solo detto che la panca sulla cima di Furcia Rossa III era un bell’esempio di riciclo di materiale già in posto. Tutto il fronte alpino toccato dalla prima guerra mondiale è pieno di oggetti portati lassù dall’uomo ma ripulirlo sarebbe impossibile. Anzi, il museo a cielo aperto che costituisce fa da monito (si spera) sull’assurdità della guerra. Infatti io a modo mio sono un recuperante e casa mia è piena di materiale bellico riutilizzato anche a scopo artistico. 
    Via le croci dalle montagne!
    E ho capito che quelli che accontentano i sindaci sono gli ignoranti, materiale umano abbondantissimo, purtroppo. Ciao

  5. 17
    Marcello says:

    Vista in foto l’opera in questione ame ricorda più che una croce un palo della cuccagna! 

  6. 16
    Massimo Silvestri says:

    …. Cominetti, in compenso c’è un fiorire di panchine giganti da far spavento …. sicuramente cosa ancora più pericolosa di una semplice croce …. 
    https://www.inviaggioconicipolli.it/2020/08/20/panchine-giganti-provincia-di-bergamo/
    Se c’è una cosa che c’entra con l’ambiente del posto come i cavoli a merenda sono proprio queste ‘robe’ adatte solo a richiamare gente – diciamo così … – “dai gusti molto semplici” … e che gli amministratori locali vedono di buon grado.
    Dipendesse da me le farei saltare con la dinamite … e recupererei il ferro per fare cose più intelligenti … altro che i residuati della prima guerra mondiale!
    Saluti.
    MS

  7. 15

    Barbolini, nelle Dolomiti di Fanes sulla cima di Furcia Rossa III c’è una panca costruita con le ruote di un obice austriaco e le assi di una postazione, tutto risalente alla Grande Guerra. Si tratta di un recupero/riciclo di materiale abbandonato in loco, decisamente piacevole. 
    Con travetti e assi di larice provenienti da postazioni austroungariche della Grande guerra mi ci sono costruito un letto matrimoniale e un armadio, di cui vado orgoglioso.

  8. 14
    Carlo Crovella says:

    Preciso, a scanso di equivoci, che in linea di principio io sono contro ogni nuovo pezzo umano (che sia un bivacco/rifugio, una strada, una seggiovia, un condominio ed anche una “nuova” croce), ma non sono contro i simboli religiosi  già esistenti (croci, madonnine di vetta, piloni votivi e cappelle). Pur non essendo io dotato del dono della fede, almeno nel senso più nobile in cui la si intende, rispetto moltissimo tali simboli già esistenti: rappresentano il segno della nostra cultura, quella che si definisce giudaico-cristiana, e hanno un valore storico e antropologico. I nostri padri, anzi i nostri nonni e bisnonni montanari hanno versato sangue e sudore nella dura vita da valligiani e il loro modo di contrassegnare la dura esistenza era quello di marcarla con i simboli della nostra cultura storica, che appunto è di matrice religiosa, anche per chi non ha il dono della fede. Per estensione, già 100 anni fa almeno gli alpinisti hanno iniziato a mettere croci e madonnine di vetta anche sulle cime delle montagne, ma ormai tali simboli, se esistenti, fanno parte del territorio. Se un giorno giungessi in vetta alla mia amata Ramière (alta Val Susa) o alla Dormillouze e non vi trovassi la croce, ne soffrirei, pur non essendo un assiduo cristiano praticante, così come se non trovassi più la Madonnina in vetta al Gran Paradiso o la cappelletta in vetta al Thabor (Valle Stretta). E’ storia e va rispettata e amata. Allo stesso tempo mi ha fa piacere verificare il restauro di cappelle e chiesette, recuperate a nuova vita anziché lasciate andare in rovina, anche senza obiettivi necessariamente religiosi. Completamente diverso è il discorso per nuovi manufatti umani, compresi anche i “nuovi” simboli religiosi, a maggior ragione se di dimensioni incomprensibili. qui assistiamo ad un duplice inquinamento: uno ideologico e uno strettamente fisico. Meglio prevedere altre forme per rappresentare la “vera” fede, se davvero la si sente (e li invidio, quelli che ne sono dotati in modo genuino e profondo).

  9. 13
    albert says:

     Chissa’  cosa si pensa, dopo anni , della statua  del Cristo Pensante posizionato al passo Rolle sul monte Castellaz, anno 2009. Anche allora ci furono dibattiti.
    https://www.myscratchmap.it/cristo-pensante-trekking-sul-monte-castellazzo-dal-passo-rolle/
    Per farmi un’opinione personale, vi andai. Era pero’il mese di ottobre inoltrato e l’ambiente era poco frequentato..marmotte   in piena vista.. Uniche tracce di un assalto estivo ..il sentiero ormai scavato  fino a nuda terra nella cotica erbosa ed alcune grotte della Grande Guerra traformate in latrine e pure  i mughi appartati.
    Le foto  con  grandangolo invece esageravano le dimensioni e la statua non era sulla vetta, dove era rimasta una  piccola croce di legno consunto dalle intemperie ed avvolto da vecchio filo spinato.
    Sul monte Baldo estivo, invece, trovai folla scaricata dalla funivia, ciclisti con mezzo in cabina subito discendenti sul sentiero a rotta di collo, ed un  aroma di frittura di patatine e  salsiccia proveniente da rifugio -restaurant.Il   sentiero  dalla cima a valle sottostante , un  “Cadorna” da paura , con dominatori in  branco e moto da 1000 cc. a disposizione di un solo centauro…sfioranti i camminatori.  Stesso itinerario in autunno -inverno.. zero umani ..come pure altre zone griffate tipo Vajolet.

  10. 12
    grazia says:

    Se Dio è in ogni luogo – e in ognuno di noi, pare – che bisogno c’è di mettere una croce in ogni dove, se non per ricordare la colpa e il sacrificio?
    D’accordo con Crovella: ci sono già troppe tracce umane in natura e non è opportuno aggiungerne altre.

  11. 11
    Alberto Benassi says:

    Di croci nella vita ce ne sono già anche troppe!!! 
     E ne vogliamo mettere  altre?!?!?
    Basta

  12. 10
    Stefano Testa says:

    Buongiorno, il Vs intervento mi sembra un buon riassunto ben documentato della situazione, e vi ringrazio per il vostro prezioso interessamento e contributo..
     
    Cordiali saluti
    Stefano Testa

  13. 9
    Massimo Silvestri says:

    Qualche anno fa – penso su un vecchio numero della Rivista della Montagna, ma non sono sicuro – c’era un bellissimo articolo di Visentini intitolato ‘L’ometto’ in cui l’autore arrivando in vetta ad una cima secondaria nel sottogruppo di Vael nel Catinaccio dove – dice l’autore – ‘arriveranno si e no 10 persone in un anno’ trova un cartello: ‘Proteggi la natura, non abbandonare rifiuti …. ‘ inutile dire che dopo 30 secondi il cartello aveva trovato la via del volo nel vuoto …. Poi descrive gli ometti che segnano la via di normale di salita alla cima nord delle Torri del Vaiolet ed alla croda alta di Somprade nelle Marmarole (anzi se ben ricordo qui era solo un semplice bastone infisso nel terreno ….) Il blog potrebbe riprendere questo testo e pubblicarlo. E’ molto istruttivo.
    Tutto questo senza entrare nel merito dei mercanti nel tempio e di come sono stati trattati ….
    Saluti.

  14. 8
    AndreaD says:

    Il mio pensiero è già stato espresso in modo chiaro dal signor Crovella.
    Andrea D.

  15. 7
    CARLO BARBOLINI says:

    Che dire : sicuramente abnorme l’idea di una croce di 18 metri, non ci si può nemmeno mettere le pelli ad asciugare sui bracci orizzontali, troppo alta. Sono diversi anni che vorrei lanciare una petizione intitolata così : non più croci ma panchine in cima alle montagne, o niente. Ora sta nascendo la moda di mettere le spade nella roccia in cima alle montagne. Altra idea malsana. Che c’entriamo noi con re Artù? Ma proprio non riusciamo a non rompere i coglioni alla natura? 

  16. 6
    albert says:

    Da un punto di vista etologico, sono simboli di “marcatori di territorio”.” Qui comandiano noi… occupato!”.I  metodi sono vari: segnali odorosi, acustici, misti e VISIVI. .. per dimensione e pure illuminazione elettrica..magari alimentata da pannelli fotovoltaici. Sarebbe il colmo ma non da escludere, pure con  qualche antennina  wifi e webcam. .

  17. 5
    Carlo Crovella says:

    Anche su croci e statuette di Madonne in vetta, ho la stessa posizione che tengo circa i rifugi/bivacchi: mantenere lo status quo, ormai consolidato, ma vanno evitate nuove aggiunte. C’è troppa “roba” umana in montagna e aggiungerne è una forma di inquinamento, ideologico prima ancora che fisico. Certo che una “nuova” croce di 18 metri mi pare una follia assoluta. Sulle croci già presenti da tempo e di dimensioni accettabili io personalmente non sento l’esigenza di toglierle. Beninteso condivido quanto detto da Aruga sull’omennto in vetta. Però croci e madonnine di vetta sono storicamente i simboli della nostra cultura, a prescindere dal fatto che ciascuno disponga o meno del dono della fede. Io purtroppo non sono un cattolico fervente, ma ciò nonostante i simboli della nostra cultura storica fanno ormai parte delle “nostre” montagne. Le croci su determinate vette ne fanno ormai parte. Però dico sempre: NO nuove croci, specie se abnormi come quella qui ipotizzata. Auguri a tutti!

  18. 4
    Roberto Aruga says:

    Ahimè, stiamo passando dal dio trino al dio quattrino….    Perdonate l’inizio scherzoso, passo subito a qualche nota che mi sembra più interessante. Qualche anno fa era comparso sul web uno studio serio e documentato sulle croci e altri simboli religiosi sulle vette delle valli Valdesi in Piemonte, dunque in una zona a rilevante presenza religiosa di matrice protestante. Vennero considerate 21 vette, sulle quali vennero contate 22 croci e tre madonne. Successive accurate ricerche sui promotori ed esecutori della posa dei detti simboli sulle vette portarono a concludere che praticamente tutti erano da ascrivere ad associazioni o privati di chiara estrazione o collocazione in ambito cattolico. Riguardo ai tempi il fenomeno della collocazione delle dette strutture sulle vette non mostrava significative variazioni: in tutti i decenni dal 1950 al 1990 il numero delle collocazioni era circa costante, con un solo calo vistoso nel decennio degli anni Settanta (una conseguenza del Sessantotto? chi lo sa!).      Certamente questa sorta di ‘presa di possesso’ delle vette da parte di una  componente parziale della nostra società può risultare abbastanza poco condivisibile e denotare scarsa sensibilità e discrezione. Pensate cosa verrebbe fuori se altre componenti della nostra società, dai comunisti ai massoni agli lgbt agli islamici a mille altri si facessero venire in mente la brillante idea di piantare sulle vette alpine i simboli del loro credo! Confesso che quando arrivo in vetta e anziché trovarmi di fronte alle croci attuali, molte delle quali sono più simili a tralicci elettrici che a croci, poso la mano su un vecchio tradizionale e modesto ometto di pietre che non pretende di trasmettermi nessun messaggio ideologico ma con semplicità mi segnala soltanto il punto culminante e tutt’al più può servire per le misure delle altitudini, sento di trovarmi di fronte a un caro, vecchio amico.    Detto questo, sappiamo bene che oggi ai tradizionali promotori delle croci sulle vette si sono aggiunte forti e influenti componenti economiche, con conseguente ulteriore aggravamento del fenomeno.     Sarebbe bello e auspicabile che si iniziasse una azione più generalizzata per contrastare questo fenomeno (non parlo dal CAI, che ormai è diventato il ‘club della bicicletta’, ma di qualche associazione che si occupi di una seria e soprattutto fattiva difesa del nostro ambiente e delle nostre montagne). Fra l’altro un’azione di questo tipo potrebbe abbinarsi alla difesa delle nostre vette dal proliferare di inutili ricoveri e bivacchi (a titolo di esempio basterebbe citare il recente bivacco sulla vetta della Dormillouse  in provincia di Torino). E’ certamente un sogno, ma non si può mai dire..

  19. 3

    Ringrazio mio padre di avermi cresciuto ateo. Nonostante queste cose rientrino in una norma ormai dai più accettata, non riuscirò mai a comprenderle, pur capendole.
     

  20. 2
    Matteo says:

    Pia Opera Pellegrinaggi srl, San Giovanni Paolo II srl, la croce processionale alta 18 metri, con un diametro di 1,5 però fissa (magari pensano a processioni circolari, copiando i concorrenti islamici attorno alla Ka’ba): trovo fantastico tutto questo, non fosse per i danni morali e materiali che hanno fatto e continuano a fare!

  21. 1
    albert says:

    Dio e denaro, ne ha  parlato recentemente in un’omelia Papa Francesco.         Contrasti esistenti non solo fuori ma ben addentro alla   chiesa.
    Recentemente un esempio di “tutto fa brodo”, pure un reality.”La location de “La caserma” si trova a Levico, in provincia di Trento. Una struttura ricettiva religiosa, la Villa Sacro Cuore di Santa Giuliana, è stata trasformata in una caserma invernale”
    Pure dibattuta pochi giorni  fa la “cacciata dei mercanti  dal tempio”, mercanteggio alle porte del  tempio, col pretesto  di una pratica religiosa concentrata nella sola pratica della vendita di animali da sacrificio ,rito simbolico divenuto  fine a se stesso (   quando in qualche  rito di una qualche religione si prevedeva  il sacrificio  simbolico di animali, poi le carni se le pappavano i sacerdoti e loro serventi).Alcune croci mastodontiche moderne  sono piu’che altro una autocelebrazione di  abilita’carpentiera (legno o metallo), non escludo che in un angoletto del monumento ci sia la targhetta  della ditta o associazione  col numero di telefono o url web…ovvero “fede “e marketing.

La lunghezza massima per i commenti è di 1500 caratteri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.