Basta ferraglia, basta nuove ferrate

Abbiamo scelto alcune ferrate rappresentative della tipologia di “ferrate costruite a scopo ludico”. Due/tre attivisti di Mountain Wilderness percorrono la ferrata, espongono uno striscione con la scritta “basta ferraglia, basta nuove ferrate”, fotografano lo striscione, lo tolgono e proseguono la salita.
Le fotografie saranno condivise nei giorni successivi sul sito e i social di Mountain Wilderness, verranno inviate alle redazioni dei giornali, dei siti di informazione e delle testate che si occupano di montagna.

Con questa campagna, che non è certo nuova per Mountain Wilderness, torniamo a parlare di ferrate, fiduciosi che primo o poi il messaggio culturale, che negli anni abbiamo seminato, possa trovare terreno fertile nelle nuove generazioni di alpinisti ed escursionisti.

Basta ferraglia, basta nuove ferrate
di Mountain Wilderness Italia
(pubblicato su mountainwilderness.it il 24 giugno 2022)

Ferrate e sentieri attrezzati
Cosa sono: insieme di strutture e attrezzature realizzate artificialmente su una parete rocciosa (con cavi metallici, maniglie, staffe, ponti tibetani) per facilitarne la salita. Tale azione, senza la presenza e l’utilizzo delle strutture artificiali, necessiterebbe della conoscenza e dell’impiego di tecniche di arrampicata su roccia con attrezzature individuali di autoprotezione.

Ferrata a Montorfano (VB)

Dove sono: solo sulle Dolomiti se ne contano circa 150; alcune hanno una valenza storica o paesaggistica riconosciuta, la maggior parte sono nate a scopo turistico o sportivo. Negli ultimi decenni i percorsi attrezzati hanno conquistato tutte le Alpi, le ferrate “alla francese” sono costruite principalmente a scopo ludico, generosamente attrezzate con cavi, maniglie, staffe e, se possibile, un ponte tibetano sospeso nel vuoto per un divertimento estremo. Sugli Appennini la loro presenza è meno invadente, ma le troviamo dalle Apuane al Gran Sasso, dall’Emilia alla Sardegna.

Frequentazione: alcuni percorsi, per lo più sentieri attrezzati, sono diventati dei classici, ormai appartengono al patrimonio della montagna; la maggior parte delle ferrate esistenti sono state invece realizzate per aumentare la frequentazione di pareti spesso riservate alla pratica dell’alpinismo e del tutto innaturali per l’escursionista, senza troppo curarsi dei risvolti legati alla tutela e al modello di frequentazione degli ambienti attraversati.

Ferrata Picasass (VB)

Perché “basta ferraglia, basta nuove ferrate”
Ambiente: molto spesso le vie ferrate favoriscono processi di antropizzazione, e alcune volte di vero e proprio affollamento, di luoghi particolarmente delicati dal punto di vista ecologico-ambientale.
Quale impatto ha sulla fauna selvatica l’aumento esponenziale della frequentazione, favorito dall’infrastrutturazione di aree altrimenti poco frequentare?
Quali e quanti studi per misurare l’impatto ambientale vengono realizzati prima di passare dalla progettazione alla realizzazione di nuove ferrate?

Frequentazione e responsabilità giuridica: l’infrastrutturazione dell’area interessata dalla ferrata ha importanti implicazioni di responsabilità giuridica sulla frequentazione.
Chi mantiene le strutture? Chi si occupa di smantellarle una volta che arrivano a scadenza tecnica?
Chi decide se e come interdire la frequentazione nel momento in cui le strutture diventassero pericolose? Chi è responsabile in caso di danni materiali a persone o cose?

Etica: equipaggiare la montagna selvaggia con impianti di risalita, strade di quota, vie ferrate e quant’altro equivale ad addomesticare un ambiente geografico che trae il suo significato proprio dal proporsi come non addomesticato e non addomesticabile.
L’antropizzazione forzata ed innaturale di questi spazi ne soffoca irrimediabilmente la vocazione: non li trasforma in docili schiavi. Li uccide.
L’installazione sempre più diffusa di queste strutture ha ripercussioni relazionali (tra l’uomo e l’ambiente) e conseguenze ambientali tali da causare una regressione culturale in rapporto alla natura verticale.

Ferrata Picasass (VB)

Campagna “basta ferraglia, basta nuove ferrate
E’ nei compiti istituzionali di Mountain Wilderness quello di dar vita ad azioni provocatorie ed esemplari, capaci di scuotere l’opinione pubblica, facendo crescere tra i cittadini la consapevolezza dell’importanza di problemi considerati fino a quel momento marginali, se non addirittura del tutto ignorati.
La realizzazione di nuove ferrate spettacolari è un fenomeno che riscuote grande consenso tra i frequentatori della montagna, decidendo di contrastarlo, impegnandoci in una campagna, siamo consapevoli che sarà una battaglia impopolare, difficile da far comprendere.

La campagna: abbiamo scelto alcune ferrate rappresentative della tipologia di “ferrate costruite a scopo ludico”. Due/tre attivisti di Mountain Wilderness percorrono la ferrata, espongono uno striscione con la scritta “basta ferraglia, basta nuove ferrate”, fotografano lo striscione, lo tolgono e proseguono la salita.
Le fotografie saranno condivise nei giorni successivi sul sito e i social di Mountain Wilderness, verranno inviate alle redazioni dei giornali, dei siti di informazione e delle testate che si occupano di montagna.
L’obiettivo è quello di stimolare la riflessione attraverso la condivisione dei motivi della nostra azione.
Il blitz così realizzato non lascia tracce (lo striscione viene rimosso dopo le foto), non necessita di un’organizzazione complessa, non comporta un aggravio importante di pressione antropica sull’area.

Qui sotto alcuni link a post di GognaBlog che trattano ancora più in profondità la problematica delle vie ferrate.

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Basta ferraglia, basta nuove ferrate ultima modifica: 2022-07-16T05:38:00+02:00 da GognaBlog

32 pensieri su “Basta ferraglia, basta nuove ferrate”

  1. 32
    albert says:

    alcunitestipropongono vari esercizi dimatematica o grammatica o fisica..con parti
    i  ncomplete…tocca allo studente completare la parte mencantente di suo ingegno e  guidato nel procedere…compresi errori e falsi passaggi che lo sviano e lo mettono a dura prova .

  2. 31
    albert says:

    alla base dellaparete che si vorrebbe ferrare, si raccolgono pietre, si macinano in varia dimensione di granuli, s i  impastano i granuli con resine  e simett in stampo  e si lascia un foro, o due , poi gl i appigli ed appoggi artificiali ottenuti NON colorati si fissano alla parete per simulare arrampicata su roccia verace.con punti sosta con sicura attrezzata cosi’l’apprendist arrampicatore si fa l’occhio e la tecnica.Ongni tanto ilfissaggiodovrebbeessere labile per mettere aprova iequilibrio dinamico e postura e manovre di sicura a corda  e rinvvii.sperando che nonsi  tiri troppo di braccia e si spinga su di gambe e di piedi. alternativa  mazzetta e scalpello a scolpire il percorso( visto in palestra  su porfido al passo Rolle)

  3. 30
    Matteo says:

    Luciano, questa: “l’arrampicata ti sbatte in faccia i tuoi limiti, indipendentemente dal livello numerico… La consapevolezza del proprio limite è un argomento che invece è stato depennato dal vocabolario del ferratista.”
    è decisamente l’analisi più puntuale e ‘accusa più incisiva che io abbia sentito.
    Grazie!

  4. 29
    marco vegetti says:

    Scusate… In Italia ci sono circa 500 vie ferraie. Il 35% del territorio italiano è formato da montagne, ovvero il 35% di 301.230 km quadrati. Vuol dire che ci sono 105.430 chilometri quadrati di montagne. Ovvero una ferrata ogni 211 chilometri quadrati. Il problema, forse, è che sono concentrate, non la loro esistenza in sé. Se aprissero una nuova ferrata in Gennargentu, sicuri che MW si precipiterebbe là per protestare? E comunque, non date sempre la colpa alle Amministrazioni: un tecnico abilitato alla progettazione di strutture e opere di ingegneria civile, un geologo, una guida alpina-maestro di alpinismo specializzata di cui alla L. 6/89 art.. Una “guerra” contro le Guide Alpine che sottoscrivono i progetti non l’ha mai sentita… 

  5. 28
    Luciano Regattin says:

    Ai sì-fer chi si ostinano a porre l’alpinismo o l’arrampicata come termini di paragone con le ferrate, vorrei fare notare una differenza sostanziale che le pone di fatto su piani non confrontabili: l’arrampicata ti sbatte in faccia i tuoi limiti, indipendentemente dal livello numerico, che si tratti di un quarto o di un 7c: o sei in grado di salire o scendi, punto. La consapevolezza del proprio limite è un argomento che invece è stato depennato dal vocabolario del ferratista. La ferrata è un invito a sbattersene dei propri limiti, a sbattersene di voler imparare a fare un movimento diverso da quello imposto dalla scaletta o dai cavi, a sbattersene anche di toccarla, la roccia. Guarda i post dei ferratisti e vedrai solo foto sul ponte tibetano o sulla scaletta verticale a chiocciola. A questo punto le ferrate fatevele fare sul campanile del paese o sui muri delle fabbriche abbandonate, almeno evitate inutili avvicinamenti dei quali non vi interessa una mazza, cambierebbe qualcosa? 

  6. 27
    Lorenzo says:

    In montagna vai dove puoi andare, dove senti di poter andare non dove ti consentono di andare

  7. 26
    Lorenzo says:

    …appunto vai al mare..ma dove l’acqua è bassa

  8. 25
    lorenzo merlo says:

    Longari.bis, che c’entra?
    Ho fatto solo presente che gli interessi personali non sono il punto.

  9. 24
    Alkurtz says:

    Capisco che ci sono errori che le piace fare
    La questione è di direzione culturale e politica, non di interresse personale.È di montagna come natura, come casa e origine, come bellezza.
    Conformemente a quanto scritto vedo che lei è favorevole ad un MINCULPOP, insomma fautore di un dirigismo centralista che stabilisca cosa è il bello il bene e il buono per tutti.
    per fortuna siete in minoranza

  10. 23
    lorenzo merlo says:

    Neanche la Signora Longari sarebbe arrivata a tanto errore.
    “Associare la montagna al cimento, al rischio e alla libertà, pensarla come terreno di esercizio di superiori qualità umane che verrebbero a sparire senza tale palcoscenico mi pare anche un discorso un po compromesso con un passato diciamo così non molto ben ricordato nella nostra storia”.
     
    La questione è di direzione culturale e politica, non di interresse personale.
    È di montagna come natura, come casa e origine, come bellezza.

  11. 22
    Alkurtz says:

    Le minoranze tendono sempre a porre le loro istanze, i loro bisogni in modo rivendicativo, ammantandoli di un valore a dir loro superiore, ma che a ben vedere è un valore solo per loro.
    Il fatto di non condividerlo non significa però che non sia legittimo e di conseguenza non debba trovare una soddisfazione.
    Per questo motivo è giusto che dei luoghi vengano preservati intatti per l’esercizio della libertà di alcuni, e che altri vengano organizzati per il piacere dei molti.
    Associare la montagna al cimento, al rischio e alla libertà, pensarla come terreno di esercizio di superiori qualità umane che verrebbero a sparire senza tale palcoscenico mi pare anche un discorso un po compromesso con un passato diciamo così non molto ben ricordato nella nostra storia.
    infine voglio parafrasare paolo conte
    e tu mi fai – dobbiamo andare al mare- – e vai al mare, al mare vacci tu. –

  12. 21
    Giacomo Govi says:

    @20 Aridaje –  forzature sulla collettività’? Bisognerebbe mettersi in testa che gli argomenti auto-referenziali di noi alpinisti non interessano ( e ci mancherebbe ) la collettività’. Le ferrate “Uccidono la creatività’” “Uccidono l’alpinismo” “Portano in montagna non l’alpinista ma il turista”: in poche parole, rovinano il giochino degli alpinisti…
     
    Anche il “messaggio culturale” di MW e’ opinabile: le “ferrate adrenaliniche”  “ferrate a scopo ludico” ( come se le vie alpinistiche fossero invece a scopo più’ nobile)  sono “diseducative” portano “una regressione culturale”… roba che va bene, appunto, in un forum di alpinisti.
     
    Per me più’ onesto, più’ comprensibile, dire che riempire le montagne di chilomentri di funi metalliche con paletti ogni dieci metri, magari con abbondanti scalette e gradini, ponti tibetani, ha un impatto umano oggettivamente eccessivo. Si mantengano pure le ferrate esistenti, si smantellino quelle pericolose, ma stop alle nuove.
     
    Punto. Senza giudizi, patenti di accesso, velleità’ elitistiche e finte etiche auto-imposte. 

  13. 20
    Lorenzo says:

    Caro Giampiero, qui non si tratta di individualità ma di forzature che gruppi di persone, con potere decisionale su un bene comune, fanno sulla collettività. Permettere a tutti o quasi di frequentare posti che senza l’ausilio di aiuti non potrebbero essere visitati è un’arroganza etica oltreché estetica che di fatto uccide l’alpinismo e di alpinismo parliamo perché si parla di luoghi di roccia, esposti, con pericoli oggettivi che vengono baypassati dall’aiuto della passerella, della catena, della scaletta…e porta in montagna non l’alpinista ma il turista che consuma si, magari ad un rifugio ampliato di nuovo ma non conosce perché se decidi la comodità il tuo posto non è la montagna… c’è sempre il mare..

  14. 19
    GognaBlog says:

    Nei giorni scorsi gli attivisti di Mountain Wilderness hanno fatto un altro blitz, questa volta in Trentino, alla Ferrata delle Aquile, alla Paganella. Continua la campagna di Mountain Wilderness: Basta Ferraglia, basta nuove ferrate.

    Inaugurata il 26 giugno 2016, la Ferrata delle Aquile alla Paganella ha visto nel 2017 l’apertura di una “spettacolare” correzione che l’ha resa ancora più “mozzafiato”: la variante del Volo dell’Aquila.
    E’ il prototipo delle ferrate oggetto dei nostri blitz, realizzata unicamente come “attrazione” su una montagna, la Paganella, ormai svenduta al turismo degli “sport adrenalinici”.

    https://www.mountainwilderness.it/etica-e-cultura/blitz-alla-ferrata-delle-aquile-paganella/

  15. 18
    Giampiero says:

    La cosa più interessante di queste discussioni sull’etica dell’andare in montagna (ma vale per decine di altri temi del vivere) è che l’umanità si divide immediatamente in due blocchi contrapposti di cui ciascuno ritiene di essere dalla parte della ragione e di agire secondo un principio morale che l’altra parte calpesta per ignoranza, insensibilità, tornaconto o vigliaccheria e comunque d’avere Dio dalla propria parte. Queste discussioni non hanno alcun senso se l’obiettivo è quello di definire chi sta dalla parte giusta perché semplicemente non esiste la cosa giusta nelle scelte individuali, semmai azioni che danneggiano o disturbano gli spazi comuni ed eventualmente la possibilità di esercitare le scelte da parte di altre persone. Come per l’annosa questione degli spit sulle vie d’arrampicata, ma pure delle panchine su certi punti panoramici, sulla percorribilità in bici dei sentieri, sul proliferare di bivacchi , rifugi, funivie  ecc. la discussione dovrebbe essere indirizzata alla ricerca di una mediazione che consenta a entrambe le parti di esercitare la propria scelta secondo la propria morale e con il proprio Dio accanto , senza compromettere la scelta dell’altra parte. Non mi sentirei di firmare una petizione per smantellare quei sei o sette gradini che consentono di salire gli ultimi 20 metri della Basei, nel gruppo del Gran Paradiso, anche se avrei preferito che al loro posto fosse stato sostituito il canapone  sfilacciato che stava lì da anni, però non mi andrebbe che fosse piazzato un cavo o scalini su tutti quei finali di salita che presentano qualche problema superiore alla parte inferiore dell’itinerario.  Infine, leggendo alcuni commenti, la questione non è l’inquinamento dello spazio alpino prodotto da qualche cavo e scalino: se è per questo neppure una cabinovia che congiungesse il fondovalle alla cima del Monte Bianco, magari alimentata con pannelli fotovoltaici, sarebbe “inquinante”, bensì la sottrazione di spazi naturali nei quali sia ancora pericoloso andare, perché salire in montagna non è né un obbligo, né un diritto, ma appunto una libera scelta.

  16. 17
    Darbula says:

    Mamma mia che lagnosi. A lor signori dà fastidio vedere un cavo di acciaio che corre lungo la roccia, a cui si appendono persone che non hanno le capacità loro tecniche… Ogni anno si costruiscono chilometri di strade, impianti, alberghi, per attirare il turismo di massa in quota, il territorio è devastato periodicamente da incendi, frane, smottamenti… ma a loro dà fastidio il cavo di acciaio sulla roccia. Che fa? Inquina? Le ferrate sono una discarica di rifiuti? I non eletti che ci salgono sono balordi chiassoni? Scendete dal piedistallo e vivete sereni.

  17. 16
    Gianni says:

    Luciano Regattin: va bhe dai, sinceramente se mi va di fare una ferrata (non sono certo un fanatico di questa attività) non provo nessun conato di vomito, il parco avventura magari con i nipotini.

  18. 15
    Luciano Regattin says:

    @Gianni 14: per sgranchirsi le articolazioni e provare un pò di adrenalina, in quasi tutte le località turistiche montane sono stati creati i parchi avventura, sa quei percorsi su funi, carrucole, ponti tibetani tra gli alberi dove può divertirsi in tutta sicurezza prima di andare a bere il grappino. Quanto al Capitan, proprio perchè lo ha salito, al solo pensiero di salire una scala a chiocciola a due metri da una parete dovrebbe avere conati di vomito.
    Cordialità.

  19. 14
    Gianni says:

    Capisco le ragioni di chi vuole fare piazza pulita (etica, purezza dello stile, meno gente in montagna…ecc.), però, dai “ragazzi” , non prendiamoci troppo sul serio: in gioventù ho scalato tante pareti, anche il Capitan, perché negare ora a un quasi settantenne il piacere di sgranchirsi le articolazioni e provare un pizzico di adrenalina su una  bella ferrata? Se vogliamo dare una piccola goccia per salvare le montagne che si stanno sciogliendo magari impariamo ad andare meno in automobile.

  20. 13
    albert says:

    Una ferrata NON ludica, occorrerebbe negli edifici alveare umano, almeno potrebbe servire per svignarsela in caso di incendio, ma abili ladri acrobati si servono di tubature gas e altri appoggi ed appigli per salire..sempre piu’ inalto..non alla ricerca di grappa. Sui tetti non sempre ci sono le linee di sicurezza per operai.

  21. 12
    Paolo says:

    Ho letto nel corso di molti anni convenzioni, impegni CAI, dichiarazioni autorevoli su “rispetto della montagna” oppure “chi va in montagna conosca i propri limiti”. Io non arrampico, una vita fa ho fatto alcune ferrate dolomitiche. Poi ho preso atto dei miei limiti e ho deciso di andare solo per sentieri. Nel corso degli anni ho sentito applaudire sezioni CAI per l’apertura di nuovi percorsi attrezzati. Evidentemente tante parole e tanti impegni a nulla servono.

  22. 11
    Alkurtz says:

    I blog ormai sono i cantieri2.0

  23. 10
    albert says:

    “Quale impatto ha sulla fauna selvatica l’aumento esponenziale della frequentazione, favorito dall’infrastrutturazione di aree altrimenti poco frequentare?” ricordo lontano ,  DI una ferrata molto gettonata in zona Pale san Martino,era ancora da terminare. Con compagnia compimmo una prima esplorazione  del tratto iniziato e trovammo branchi di camosci e pure  praterie fitte di  stelle alpine, una volta inugurata ed entrata a regime, ritrovammmo flora e fauna SPARITE COMPLETAMENTE.Noto che anche con uso di ascensore  di palazzo vale il principio: SE C’E’BISOGNA USARLO..UNA CHIAMATA DI SIRENE CUI E’ DIFFICILE RESISTERE, ALTRIMENTI   SI SMINUISCONO  I    LAVORATORI COSTRUTTORI…( VUOI CHE ABBIANO FATICATO PER NIENTE ??)

  24. 9
    Giuseppe Vasta says:

    Qualche anno fa era prevalente l’idea del rispetto della natura e dei pochi luoghi incontaminati (o quasi). Adesso è il contrario: ponti tibetani, ferrate, rifugi, bar e ristoranti in alta quota… Tutto per fare diventare la montagna uno dei tanti luoghi della movida. È un problema culturale, più che altro: una battaglia che è stata persa (e che va ripresa).

  25. 8
    Dario Bonafini says:

    Il problema è che queste strutture, non sono più nemmeno delle ferrate in senso stretto, i ponti Tibetani, le scale a chiocciola verticali nel vuoto, non appartengono più al solo salire una parete attrezzata per chi non è un Alpinista, queste strutture somigliano più alle Montagne Russe dei Lunapark, siccome funzionano e portano turisti, ne fanno di nuove ovunque. Sono un segnale, di una società legata solo al profitto, e chi se ne frega dell’impatto sui luoghi, se il Soccorso Alpino deve tirarne giù sempre qualcuno. Quando capiranno che sono invasive, deturpanti, pericolose, per il tipo di frequentazione, sarà sempre tardi. Mi dispiace per i professionisti della Montagna G.A., che si prestano alla costruzione e certificazione di questi obrobi, capisco che devono vivere, ma ci sono anche modi differenti di portare a casa il pane, penso che molti si rifiutino di partecipare a queste opere senza senso, legate solo al profitto.

  26. 7
    albert says:

     Attigui a vecchie cascine, in pianura abbondano,inutilizzati, silos per granaglie in cemento armato, nessuno che li sfrutti esternamente ed internamente( hanno persino il tetto conico che ripara), costellandoli a suon di trapano con cavolettricità a  prolunga ,  di appigli e ferraglia. Con poco altro sarebbero parco giochi…ma la burocrazia non ha voglia di giocare per via di permessi, certificati, concessioni, ispezioni, collaudi,  Via.

  27. 6
    albert says:

    https://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2022/07/16/news/precipita-per-25-metri-da-una-ferrata-alpinista-del-fvg-muore-in-alto-adige-1.41570879
     altri incidenti in periodo di Luglio 2022
    https://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2022/07/10/news/vola-per-400-metri-dalla-ferrata-alleghesi-morto-un-escursionista-1.41561004
    altri casi:soccorsi per crisi di panico da esposizione nel vuoto.La sovrabbondanzadi ferraglia non e’ garanzia di sicurezza, che dipende da vari fattori
    I siti con relazioni abbondano e riportano pure giudizi di chi le ha gia’percorse,con tanto di foto e filmati. Dovrebbero servire come consigli  agli aspiranti ripetitori. Invece a volte sembrano un incentivo ad osare l’impresa.
     

  28. 5
    Mario says:

    Gli obiettivi saranno anche e forse condivisibili ma in questo modo  otterranno il risultato di rendersi antipatici ai frequentatori di ferrate e nulla più.

  29. 4
    albert says:

    https://www.petzl.com/IT/it/Sport/Via-ferrata-con-un-bambino, visto bimbo che debitamente assicurato, a piedi scalzi saliva su via in falesia col babbo accantoe sotto la mamma che faceva sicura ….un gatto selvatico!

  30. 3
    albert says:

    Parecchissimi anni fa , un numero della rivista mensile del   Cai  propose un articolo in cui si esponeva una via di mezzo:arrampicata in stile alpinistico su roccia , cordata ed il primo che trovavav intervallati non di troppi metri, degli infissi metallici di foggia particolare, utili per ancoraggio e rinvio applicabile con facilita’.( via”ATTREZZATA”  ERA IL TERMINE GIUSTO)
    ECCO UN UTILE SUNTOhttps://www.montagnamicaesicura.it/italiano/pdf/sentieri_attrezzati%20x%20flipping.pdf

  31. 2
    albert says:

    “Chi decide se e come interdire la frequentazione nel momento in cui le strutture diventassero pericolose? Chi è responsabile in caso di danni materiali a persone o cose?”  Se si trovano danni , meglio sapere a chi comunicare cosa, scattando una foto.Poi una certa elementare pratica di  manovre di una corda rinvii e moschettoni  da portare appresso in caso di trancio dei cavi dovuto a caduta sassi  , per proseguire in sicurezza propria e di compagni.  A volte il cavo è(anzi  era) sepolto sotto neve dura e dopo esperienze di  incasinamento decisi  di portarmi picozza per gradinare.Ci sono nuovi aggeggi ( costosi)che  consentono ancoraggio al cavo consentendo lo scorrimento in salita e un  blocco in caso di caduta. Si vedonoi filmetti (sky***ek).Il doppio moschettone che scivola sempre in bassolungo il cavo…che palle!Per evitare tracce  di passaggio: sacchetto immondizie e pure una scorta di pannoloni x  adulti (  tra le tante capita anche uno sguaraus che  divora le scorte di rotolo).Un tempo si sognava il  radio telefono( vagheggiato quando un compagno di gita  ferrata comincio’ a dire dentro un sicuro bivacco Barti  martellato da grandine e fulmini:”chissà la Mamma che preoccupata, non siamo ancora rientrati” , adesso il problema e quasi risolto.

  32. 1
    Carlo Crovella says:

    Come sempre (sia in montagna che anche nella spicciola quotidianità) il marcio sta nel concetto “il troppo, stroppia”. Personalmente non sarei contrario, in modo  aprioristico, alle ferrate. Mi è perfino capitato, anni fa, di scriverne bene: le ferrate sono un modo alternativo all’arrampicata per chi non se la sente di arrampicare o per chi ama condividere le emozioni con un gruppetto più numeroso rispetto ai due-tre della cordata in senso stretto. Questi miei interventi risalgono al 2005-10 circa. Poi la cosa è dilagata, il fenomeno ormai è incontrollabile ed è figlio di obiettivi turistico-consumistici più che alpinistico-conservatori (di itinerari storici). Non si va più a recuperare una vecchia ferrata militare o un itinerario che abbia un “senso” alpinistico (anche solo perché conduce ad una vetta): si sono attrezzate ferrate di tipo “sportivo”, dove il fine è fare la ferrata stessa, garantire la pubblico di provare forti emozioni per la verticalità, i ponti tibetani, i traversi esposti che fanno “strizzare”… Insomma, l’ennesima versione del Circo Barnun in montagna. Purtroppo questa invasione delle ferrate costituisce un elemento di inquinamento in più: più ferro infisso nelle rocce e molta più gente che affolla le rocce stesse. A questo punto occorre una regolamentazione. Per un po’ la pensavo come per gli impianti sciistici: nessun nuovo impianto, ma teniamo quelli che ci sono… tanto ci sono già, il danno è fatto (però limitiamolo). Ora di fronte all’accelerazione del peggioramento ambientale, ho modificato la mia posizione sulla ferraglia umana (che siano le ferrate o gli impianti, ma sto estendendo questa visione anche a rifugi e bivacchi…): non solo nessuna ferraglia in più, ma iniziamo a toglierne di quella che c’è. Difficile stabilire quale ferrata annullare e quale tenere, lo so. Ma almeno entriamo nella logica generale, poi i dettagli li discuteremo caso per caso.

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