Federico Caffè, il maestro di Draghi

Federico Caffè, il maestro di Draghi
di Rosa Fioravante
(pubblicato su huffingtonpost.it il 4 febbraio 2021)

Il 6 gennaio 1914 nasceva Federico Caffè. I suoi testi, tra i quali ricordiamo “la solitudine del riformista” e “la dignità del lavoro” sono importantissimi. Importanti non solo per coloro che si considerano keynesiani o vogliono approfondire il pensiero di John Maynard Keynes, importanti non esclusivamente per coloro che studiano economia (non solo nell’ottima facoltà di Roma Tre a Caffè intitolata), bensì importanti per capire la differenza tra coloro che hanno fatto dell’economia una materia da tecnocrati e coloro che, al contrario, l’hanno vissuta e insegnata come una disciplina intellettuale con risvolti politici e radici sociali.

La scomparsa di Federico Caffè rimane uno dei grandi misteri che riguardano personalità di straordinario ingegno italiano (il paragone ricorrente è quello col destino di Ettore Majorana), ma il suo pensiero torna oggi di grande attualità non solo per i temi su cui egli lavorava ma perché il suo più noto allievo si chiama Mario Draghi.

Federico Caffè

Nel puntuale ritratto che ne fa Michelangelo Morelli su Pandora rivista, si ricorda il ruolo di Caffè nella Resistenza, il suo sostegno alla politica economica laburista sul finire degli anni ’40 mentre studiava presso la LSE, il suo rapporto col pensiero di Einaudi e con, tra gli altri, il collega Claudio Napoleoni, la sua capacità di vivere tra il mondo accademico-scientifico e quello della “messa in pratica” delle idee all’interno principali istituzioni finanziarie internazionali.

Come è noto, Keynes sosteneva che, nel tempo, è il potere delle idee più che quello degli interessi a essere pericoloso per il bene o per il male: “I matti al potere, i quali sentono voci nell’aria, distillano le loro frenesie da qualche scribacchino accademico di pochi anni addietro”. Proprio Federico Caffè sosteneva che, anche quando gli interessi sono più forti, bisogna tuttavia che gli economisti badino alle idee.

Mario Draghi e Federico Caffè

Poiché viviamo in quella che John Crouch ha definito una “post-democrazia”, il Parlamento e il Governo, invece di essere luogo di composizione di interessi rappresentati dai partiti, diventano teatro di scorrerie individuali dei leader, di invocazione dell’uomo salvifico “tecnico”, della speranza che si risolva istituzionalmente una crisi che dovrebbe essere risolta politicamente.

In questo senso, a tutti coloro che hanno degli interessi che attualmente non sono tutelati (i precari, i disoccupati, coloro che non riescono ad accedere alle cure e all’istruzione pubbliche ecc.) non resta che sperare che nell’eventuale nuovo esecutivo Draghi siano proprio le idee, e particolarmente quelle del suo maestro, ad avere la meglio sugli interessi dei pochi che continuano ad arricchirsi nonostante la pandemia e la crisi. Risuona infatti oggi così urgente il monito di Caffè: “Al posto degli uomini abbiamo sostituito i numeri e alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l’assillo dei riequilibri contabili”.

L’ultimo governo tecnico che l’Italia ha conosciuto è servito alle forze politiche che sostenevano Monti a inserire il pareggio di bilancio in Costituzione; votato da Pd, Forza Italia, Lega Nord, Italia dei Valori, Unione di Centro pressoché all’unanimità, così dimostrando che i governi “tecnici” sono pieni di politica.

La libreria di Federico Caffé, Università La Sapienza di Roma

Possiamo solo sperare, insomma, che quello che dovesse venire serva, al contrario, a fare ciò che Caffè auspicava: insistere sulla piena occupazione e la lotta alle “sofferenze umane non contabilizzate su cui poggia il capitalismo maturo”. Infondo, egli stesso metteva sempre in guardia dal conformismo: del pensiero, dell’informazione ma anche e soprattutto dal conformismo economico, a quella ricetta, quella neoliberista, che gli sembrava negare il benessere (diffuso, non di pochi) di cui la società potrebbe godere e a cui dovrebbe tendere anche l’azione dei suoi colleghi.

Federico Caffè non credeva nei tecnici e per questo dobbiamo sperare che, a differenza di tanti commentatori e politici, non vi creda neanche Mario Draghi.

Per notizie più approfondite su Federico Caffé, consultare wikipedia.

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Federico Caffè, il maestro di Draghi ultima modifica: 2021-02-26T04:22:00+01:00 da GognaBlog

23 pensieri su “Federico Caffè, il maestro di Draghi”

  1. 23
    grazia says:

    Buonasera Alberto,
    la tua puntualizzazione mi rincuora! Perdonami se non ho inteso il tuo pensiero. 
    I controllori, in questo tempo, sono scomparsi o forse sarebbe meglio dire che non rispettano la loro funzione confluendo nei controllati, quasi come se non ci fosse questa separazione?
    Ciò che sconforta è che questo meccanismo è riscontrabile in ogni ambito.
    Credo che resistere sia importante – e non significa piegarsi e subire, ma trovare nuovi cammini per alimentare la felicità, i nostri sogni, i nostri legami.
    Anche il blog aiuta 🙂

  2. 22
    Matteo says:

    Tranquillo Alberto, adesso abbiamo un generale ai vaccini e tutto andrà bene!
     
    E’ sorprendente come si possa ancora dar credito alla categoria professionale italiana in assoluto e tradizionalmente più disastrosa e incapace (intendo i generali a partire almeno dalla I guerra di indipendenza)

  3. 21
    Alberto Benassi says:

    GRAZIA
     la mia era una ironica anche se triste battuta.
    Organi di controllo: Banca d’Italia, Consob, commissioni parlamentari, ect. ect. che dovrebbero verificare e garantire, dove erano quando accadevano tutti questi misfatti????
    Dove erano questi grandi personaggi degni di tanto rispetto e ammirazione a cui oggi ci rivolgiamo come se fossero dei puri messia che ci vengono a salvare dal peccato???
    Dove erano???

  4. 20
    lorenzo merlo says:

     “Un articolo dello scienziato italiano Adriano Buzzati-Traverso (1913-1983), pubblicato sul Corriere della Sera circa 50 anni fa, finiva così:
      «Il periodo di rapida crescita della popolazione e dell’industria prevalso negli ultimi secoli, invece di venir considerato come condizione naturale e capace di durare indefinitamente, apparirà come una delle fasi più anormali nella storia dell’umanità»”.
    da: https://www.ariannaeditrice.it/articoli/senza-prospettiva
     

  5. 19
    lorenzo merlo says:

    “ realtà che è ingiusta in sommo grado. C’è chi cerca di cambiarla”.Non si fa il grado o una via cercando di farlo. Bisogna esserlo per farlo. É “mondo reale”?
    Se sì dovrebbe interessarti. 

  6. 18
    lorenzo merlo says:

    Condivido Grazia e inoltro a specializzati e realisti. Altrimenti detti difensori dello status quo. 

  7. 17
    grazia says:

    Alberto Benassi,
    organi di controllo? Gestiti dai fratelli dei controllati? 
    Non vi è rimedio alcuno allo sfacelo a cui stiamo rapidamente arrivando, se non una battuta d’arresto di tutto il pianeta con conseguente cambio di rotta senza precedenti.
    Io non sono il risultato dei miei maestri, sono altro (per fortuna) e sarebbe pure tempo di smettere di rincorrere idoli e citare frasi d’altri: ognuno di noi è pienamente responsabile di qualunque dinamica in atto. 
    Ciò che appare come un cambiamento – per esempio il succedersi di un ministro all’altro – non è mai improvviso e certamente è super controllato e voluto. Cambiano i nomi, ma il risultato non cambierà e questo perché c’è ancora troppa gente con il naso per aria ad attendere, invece di dedicare interamente lo sguardo alla propria vita. Solo allora qualcosa cambierà, quando capiremo che la produzione di denaro è fine a se stessa, che non occorre fare sacrifici per avere ciò che ci è necessario, che le uniche cose che contano sono quelle che possiamo raggiungere con qualche passo. 
    Auspico che questa consapevolezza possa propagarsi al più presto per portare nuova luce. 

  8. 16
    Alberto Benassi says:

    Albert ma cosa dici !?!?!?
    Ci sono gli organi di controllo che impediscono tutto questo.
    Oddio…ogni tanto si distraggono.

  9. 15
    albert says:

     Ben inteso, anche nel mondo bancario assicurativo ci sono i paria, gli ultimi.Quelli cui comandavano di convincere i risparmiatori a comprare azioni ed obbligazioni in cambio del mantenimento del posto di lavoro instabile ..oppure degli agenti di assicurazione , il cui reddito dipende da quanti contratti stipulano.Uno di questi mi ha confidato che , in seguito a movimenti nella proprieta’ della  societa’,  redifinizione contratti ecc, ci ha rimesso ben 6 mila euro l’anno rispetto alle precedenti condizioni, per cui e’una caccia all’assicurato vecchio da rimpinzare di nuove clausole per calmare  nuove paure   e al  nuovo che prima viveva tranquillo…confidando in Sanita’ e Pensione pubblica.
    Non parliamo della liberalizzazione di  fornitori energia..una processione  alla porta di  agenti illusi di rapidi guadagni stratosferici.
    Il mantra  economico sembra : succhiare un poco ai poco o medio abbienti, che sono pero’cosi’ tanti..ma tanti..e concentrando si arricchiscono sempre i pochi , che poi non sanno come spendere..come consumare .Anche il lusso estremo ha un limite nella capacita’ di goderne.Il tempo misurato nel suo scorrere  e’uguale sia che lo si faccia con un orologio prezioso che con un plastichetto con meccanismo al quarzo prodotto in mega serie, magariquello  dentro lo stesso oggetto di lusso.Interessante una nuova concezione rivalutata  dello stato Imprenditore , che finanzia la ricerca di base.Attualmente c’e’ domanda di vaccini e farmaci e di F35e aramamenti vari   interessa un bel nulla ai contribuenti.

  10. 14
    Alberto Benassi says:

    Salvatore,
     
    pensi che questa canzone di Pier Angelo Bertoli possa essere un inno per tutto il mondo che rappresenta Mario Draghi ???
     
    Con chi ce l’ho? 
    con quelli che vogliono dirti come devi vivere, che ti giudicano, che ti fanno la morale.  Ma sono pieni di privilegi.
    Adesso questo Draghi è il nuovo messia. Lui sarà disposto a dare l’esempio, partendo dai suoi di privilegi?
    Perchè un conto è riconoscere la professionalita e la responsabilità. Un conto sono i privilegi.

  11. 13
    Salvatore Bragantini says:

    Sono pienamente d’accordo con Albert, dipinge una realtà che è ingiusta in sommo grado. C’è chi cerca di cambiarla.
    Non è chiaro con chi ce l’ha Alberto Benassi.
    Eppure il vento soffia ancora. https://www.youtube.com/watch?v=hOxLD7Eb9h4
    Abbracci a tutti

  12. 12
    albert says:

    Sarebbe da indagare: quanti studenti si iscrivono a corsi Universitari in Economia e soprattutto Finanza?Sognano tutti di arricchirsi con click e movimento  di azioni in borsa, con intermediazioni, con assistenza fiscale??Ne conosco che , fortunatamente  con contratto a tempo indeterminato.., ingolfati di teoria  , devono scaricare i camion col muletto e rifornire gli scaffali, oltre che a compiti gestionali ed organizzativi.Pure i guru della Macroeconomia, politica economica ed economia politica, finanzia aziendale ed azienda finanziaria, “magnano e bevono” e fanno la spesa di carta igienica ecc.
    La vera  economia e’ quella insegnata e pilotata  fuori dai bisogni del popolo?
    L’assurdo e’ vedere aziende con personale altamente specializzato che produce beni di alta qualita’, sul lastrico causa i manovratori di finanza.Le azioni salgono non solo quando ci sono utili, ma anche quando si sfoltisce , si fallisce e si trasferisce nel terzo, quarto, quinto mondo e poi, fatto il giro del globo, le produzioni rientrano nelle stesse zone che ne avevano la vocazione e gli impianti ma perse per sempre le professionalita’.Unico conforto e’  sapere che si estende l’autogestione, la  costituzione in cooperativa di aziende  considerate fuori mercato: invece nella maggior parte dei casi fanno piu’utili di prima. Daje!
    Quanto al sistema finanziario..se hai un soldo da parte ti telefonano Banche, Assicurazioni , Investitori, Fondi..poi quando si tratta  di  intascare..o ricevere un indennizzo la smenano ,tergiversano. I Gran Ceo, se fanno male li liquidano con buona uscita milionaria, se fanno bene li premiano con elargizione milionaria di bonus.. cascano sempre in piedi e trovano subito nuova collocazione.
     

  13. 11
    Alberto Benassi says:

    Io di di questa gente che non ci pensa proprio a cancellate i super privilegi di cui godono, non mi fido.
    Quando lo faranno cambierò opinione.
    Ma ho dei forti dubbi….che lo faranno.
    I sacrifici li chiederanno sempre ai soliti.

  14. 10
    lorenzo merlo says:

    Tutto chiaro.

  15. 9
    Salvatore Bragantini says:

    Lorenzo,
    con i tuoi frattazzi, a me pare che sia tu a non avermi risposto. Non insisterò a chiederti altre risposte che non verranno. Buona settimana

  16. 8
    lorenzo merlo says:

    Non si tratta di immaginare un mondo nuovo, è sufficiente osservare il mondo reale. Qualunque medico può arrivare a riconoscere che la medicina si occupa di sintomi e non della salute degli uomini. Quando ne prende coscienza ed esprime la sua nuova consapevolezza avvia il processo per creare una nuova medicina anche se è un medico che si occupa del mondo reale.
     
    Non c’entra la rivoluzione industriale. La domanda è: nel mondo reale il problema dell’ambiente è esiziale? Si può nutrirsi e lavorare in un pianeta divorato dall’avidità?
     
    La Rivoluzione industriale non ‘c’entra in quanto la storia è una collana. Tutte le perle hanno la loro necessarietà. Se la storia ora presenta questo stato delle cose e lo si considera sconveniente gli orientamenti degli uomini lo modificheranno. Nessun altro.
     
    Volere di più corrisponde al dominio egoico su noi stessi, che produce dipendenza e conseguenti inconvenienti. Ma può essere realizzato anche in equilibrio. Ciò accade quando l’autostima non dipende dal successo. Succede quando l’io – streuttura di abitudini – non ci possiede.
     
    Non serve alcun esempio da indicare per scegliere di andare oltre il capitalismo, per scegliere di smettere di fumare, per scegliere di amare un’attività rischiosa e di accettare le critiche di chi non l’accetta.
    Servi tu. Anzi la tua autonomia. Cosa impossibile quando si deve rivedere un’intera  biografia. Quando si ha molto da perdere conviene restare allineati alla griglia di realtà imparata. E succederà. Se non sarai tu a modificare il mondo, lei ti sostituirà. Sceglierà per te.
     
    Il tessuto logoro non copre più. Non è da tenere insieme, è da sostituire.
    E la realtà è nel pensiero. Il mondo è nel pensiero. Così tutti pensano che per realizzare sicurezza servano tecniche e manovre e equipaggiamento e esperienza. Non hanno pensato a come produce sicurezza il camoscio che non ha e non sa. Convinti della sicurezza acquisita si avanza spavaldi oltre la propria misura, consapevoli della sicurezza sentita si avanza secondo se stessi.
     
    Le tue parole sono un frattazzo del pensiero. E non mi hai risposto.

  17. 7
    Salvatore Bragantinis says:

    Lorenzo,
    io mi occupo del mondo reale, non ho la forza di immaginazione per pensare un mondo totalmente nuovo. E nel mondo reale la gente deve nutrirsi quindi deve lavorare. Lo sfascio ambientale trova la sua origine nella grande rivoluzione industriale inglese dell’800, quella che Marx ha così potentemente descritto. Tutto nasce da lì.
    Se il problema è lo sfascio ambientale, non è il capitalismo il solo accusato, a distruggere le nostre scarse risorse ambientali è anzitutto la tendenza umana a volere sempre di più; di più di qualsiasi cosa, di beni e di ricchezze, certo, ma anche di affetto, di status, al limite di voler fare il 6c se fai il 6a.
    Non sono le pecette che risolvono? Certo, ma ti chiedo di indicare uno Stato nel grande globo terracqueo che secondo te è gestito in modo rispettoso dei tuoi canoni. Chi è dunque può tenere assieme il tessuto logoro? Non però precetti astratti, ma esempi concreti…
    Carlo,
    Draghi non ha bacchette magiche, è presidente del Consiglio di una repubblica parlamentare, non di una dittatura, per fortuna. Si fa la casa con i mattoni che ci sono, ma l’architetto è serio e competente e ha a cuore davvero il bene comune. Credimi, lo conosco, e abbastanza bene. I risultati saranno tutti da vedere. Non è colpa sua se non esistevano alternative, a parte il voto anticipato che sarebbe stato una iattura, per i motivi ben spiegati dal presidente della Repubblica quando ha incaricato Draghi di formare il nuovo governo.
     

  18. 6
    Carlo Crovella says:

    Sono sempre stato affascinato da Federico Caffè fin dai mie anni universitari, quando faceva scuola. Scuola di pensiero, intendo (oltre che come attività didattica diretta). Il suo cognome mi ha sempre colpito: un cognome così non è banale, salta all’occhio. Ancor più unica è la sua scomparsa che, a quanto mi consta, è ancora un mistero a tanti anni di distanza. Oggi, dopo la crisi finanziaria del 2007-09 e quella economico-pandemica in atto, “siamo tutti keynesiani”. Troppo comodo, speriamo che ci salvi mamma BCE: stiamo emettendo moneta senza alcun controllo. Non è un problema esclusivamente italiano (non abbiamo più questo potere, che è in mano alla BCE), ma continentale. Ammesso che si riesca a salvare l’Occidente europeo dallo sfascio, appena saremo fuori dal pericolo, torneremo a vivere in modo consumistico e turbo-capitalistico. Fino al prossimo incidente. Primo o poi non riusciremo a riprenderci dall’incidente del momento. Non so se Draghi ci salverà dalla crisi in atto. A vedere la composizione del suo Governo, è solo un Conte Ter con la maschera carnevalesca di Draghi sul viso del Premier. Non c’è quel cambio strutturale che tutti auspicavano con l’arrivo di Draghi. Anzi, ora i litigi sono interni alla maggioranza, che potrebbe dilaniarsi molto più facilmente e molto più velocemente. Sulla pelle dei cittadini.

  19. 5
    lorenzo merlo says:

    Salvatore.
    C’è il problema esiziale dell’ambiente?
    Se sì,
    con il capitalismo* possiamo risolverlo?
    *Esiste un capitalismo turbo e uno non turbo. Quest’ultimo è in grado di non aggravare il problema dell’ambiente?
    [Non è consentito fare appello alle pecette correttive. Il vestito è logoro, niente può tenerlo insieme].
    Grazie

  20. 4
    Salvatore Bragantini says:

    Albert,
    va là che se qualcuna di quelle resta all’estero non è poi così negativo…
     

  21. 3
    albert says:

     Si vagheggiava anche di ministre come Mariana Mazzuccato, Lucrezia  Reichlin, ci metterei anche Loretta Napoleoni..e invece…se le tengono all’estero.

  22. 2
    Salvatore Bragantini says:

    Da (modesto) allievo di Caffè e conoscendo (abbastanza bene) Mario Draghi concordo con quanto scritto. L’influenza intellettuale di Caffè su Draghi perdura ancora, ma il mondo che il maestro aveva studiato non era questo; era un capitalismo senza il turbo, quello che oggi lo rende così inumano.
    Draghi non è un rivoluzionario, ma è uno che sinceramente cercherà di lasciare alla prossima generazione un mondo migliore dell’attuale, almeno un po’ migliore; come tutti quelli che sperano di ottenere qualche risultato, più o meo grande,  anziché contentarsi di dire belle parole, senza alcun effetto pratico.

  23. 1
    lorenzo merlo says:

    Che Caffè abbia affermato quanto si legge e che sia stato maestro di Draghi va bene.
    Che si voglia far allineare Draghi a quanto dice Caffè e in quanto sia stato suo maestro, non va bene.
    Pare di leggere una occulta controinformazione destinata a chi scredita Draghi a causa del suo cv tutt’altro che allineabile a ciò che si potrebbe chiamare controcapitalismo.

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