L’assedio di segnaletica e vincoli sicuritari

L’incidente della Gola di Fara San Martino
Il 22 giugno 2020 la ravennate Sandra Zanchini è stata colpita da un sasso staccatosi dalle alte pareti rocciose della Gola di Fara San Martino, in provincia di Chieti. La donna, di 56 anni, stava partecipando assieme al marito e a parecchie altre persone, a una visita guidata nell’ambito di un’escursione organizzata dall’associazione Trail Romagna.

Sandra Zanchini

L’incidente è avvenuto lungo il sentiero. La mattina il gruppo era partito da Fossacesia, dove alloggiava, per l’escursione al monastero di San Martino. L’escursione è stata interrotta per via del maltempo e l’incidente è occorso nella fase del ritorno. Sono caduti dall’alto alcuni frammenti di roccia, uno dei quali ha colpito alla testa la vittima. L’associazione Trail Romagna dichiara: «Avevamo organizzato tutto come sempre in termini di gestione e programmazione: con noi c’era una guida competente ed eravamo su un sentiero aperto e accessibile al pubblico».

Il decesso di Sandra Zanchini è avvenuto il 2 luglio 2020 in ospedale a Pescara, dopo numerosi interventi chirurgici e dopo dieci giorni di ricovero. La Zanchini aveva due figlie.

Sandra Zanchini con il marito, l’avv. Davide Maiocchi

E’ dell’8 aprile 2021 la notizia che cinque persone sono state rinviate a giudizio, per decisione del gip del Tribunale di Chieti, Andrea Di Berardino, per la morte di Sandra Zanchini.

Sotto processo per cooperazione in omicidio colposo sono finiti:
– il sindaco di Fara San Martino, Carlo De Vitis;
– il responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune, Enrico Del Pizzo;
l’allora legale rappresentante dell’ente Parco nazionale della Majella, Claudio D’Emilio;
– il direttore facente funzione all’epoca dell’Ente parco, Luciano Di Martino;
– l’accompagnatore dell’escursione guidata, Simone Barletta (Accompagnatore di Media Montagna).

Si sono costituiti parte civile il marito, le figlie, i genitori e la sorella della vittima. La prima udienza del processo si terrà il 27 settembre 2021.

Sandra Zanchini

Secondo l’accusa formulata dal pm Marika Ponziani, vi fu “omissione nell’adozione di opportune cautele e, in particolare, all’ingresso e lungo il tragitto del sentiero numero 20 dell’itinerario H1 del Parco nazionale della Majella di pertinenza del Comune, e cogestito con l’ente parco, di cartelli indicatori del pericolo di caduta massi e delle precauzioni da adottare, e ciò nonostante il fatto che l’area e le stesse pareti sovrastanti il sentiero fossero state interessate anche in tempi recenti da smottamenti ed eventi gravitativi”.

La Zanchini, secondo il pm, percorrendo il sentiero senza indossare alcun particolare dispositivo di protezione individuale in occasione dell’escursione guidata, venne investita e colpita alla testa da un frammento di roccia staccatosi dalla parete soprastante, decedendo per le gravissime lesioni subite. Per Barletta l’accusa è di aver omesso di dotare i partecipanti all’escursione di idonei dispositivi di protezione individuale in considerazione delle caratteristiche e della pericolosità dell’area visitata.

Le rovine dell’Abbazia di San Martino in Valle e la Gola di Fara San Martino

Considerazioni
Queste sono le crude notizie di cronaca, piuttosto scarne nei particolari. L’accusa si fonda soprattutto su due punti, la mancanza di segnaletica e il mancato uso del casco. Secondo noi sostenere che è necessario apporre un cartello che dica che un dirupato orrido roccioso può essere pericoloso per caduta sassi equivale a sostenere che, tanto per fare qualche esempio, in Italia ogni ringhiera, ogni passerella dovrebbe essere dotata di uguale segnaletica. Ogni marciapiede di ogni città italiana dovrebbe avere essere dotato di due cartelli (uno all’inizio e uno alla fine del marciapiede stesso) che mettano in guardia dalla possibile caduta di cornicioni dagli edifici; ad ogni accesso di spiaggia italiana dovrebbe essere ben visibile il cartello che ci illumini sulle possibili onde anomale del mare; e ogni dieci metri su strade e autostrade italiane dovremmo essere avvertiti che il ponte può crollare sotto di noi, che la galleria ci può seppellire e che in ogni momento un’auto o camion proveniente dalla direzione contraria si può scontrare con noi. E così via, all’infinito.

Per quanto riguarda il casco: le leggi della sicurezza sul lavoro impongono l’uso del casco nei cantieri, anche per i visitatori. Visitare una gola rocciosa, camminare su un sentiero dirupato e altre attività escursionistiche saranno presto regolamentate in quel senso. E, al primo incidente che si verificherà anche con queste nuove regole (e si verificherà di certo), i pm elencheranno altri dettagli che mancavano per far sì che ogni attività ludico-culturale diventi fonte perversa di responsabilità penale e, in sua eventuale mancanza, di interiorizzazione di colpa.

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L’assedio di segnaletica e vincoli sicuritari ultima modifica: 2021-04-15T05:36:00+02:00 da GognaBlog

33 pensieri su “L’assedio di segnaletica e vincoli sicuritari”

  1. 33
    Carmine D'Orazio says:

    sapete come è andata a finire?   a settembre  2021 doveva  esserci la seduta del processo….   

  2. 32

    “Feroce derisione della stupidità ” come opzione a una soluzione. 
    Parliamone!

  3. 31

    Sull’isola di Creta, nelle gole di Samarià transitano ogni giorno migliaia di turisti a piedi. Le pareti calcaree sono molto alte, verticali e strapiombi e le capre fanno cadere spesso sassi. La visita è a pagamento e ovviamente nessuno indossa il casco. 
    Lungo la costa di Baunei in Sardegna molte delle splendide calette hanno alle spalle alte pareti calcaree, anche queste percorse da capre lungo espostissime cenge. Ghiaioni ripidissimi riversano detriti, insomma, ci sono giornate (visto coi miei occhi e girano pure dei video di frane), in cui è un vero miracolo che non ci scappi il morto. Per fortuna. E la più parte dei bagnanti raggiunge le calette in barche a pagamento e nel costo del biglietto c’è una somma che va al Comune. Addirittura a cala Goloritzè si pagano 6 euro per accedervi e c’è un esattore/sorvegliante messo lì anche per sorvegliare sulla “sicurezza” dei turisti. Bontà sua.
    Si passa da un estremo all’altro: da sindaci che vietano e blindano zone in cui esiste un remoto pericolo che qualcuno si faccia male, ad altri che manco si rendono conto del rischio che corrono lucrando su luoghi che dal punto di vista della sicurezza per l’incolumità dei visitatori, sono delle bombe a orologeria con timer impostato sulla modalità “random”. 

  4. 30
    Matteo says:

    Non trascurerei però l’importanza di una terza motivazione: se si determina una colpa penale poi si arriva a una causa civile e ai relativi idennizzi…

  5. 29
    Geri Steve says:

    STUPIDITA’ E VENDETTA.
    Ho messo un like all’articolo perchè segnala un problematica sgradevolmente crescente, però mi disturba che risulti anonimo.
    Certo che sarebbe bene consigliare agli escursionisti di avere un casco, agli enti di porre cartelli di pericolo caduta pietre, ma il guaio è che così facendo si accredita la teoria demenziale che chi non lo fa sia un pericoloso delinquente.
    Secondo me ci sono due fattori che provocano queste cacce al colpevole.
    La prima è la stupidità, malattia purtroppo endemica.
    La seconda è il fatto che l’agitazione e il dolore che scaturisce da queste tragedie si attenuano se si individua un colpevole e se ci si vendica contro di lui.
    Due fattori che si possono contrastare e forse eradicare mediante convicimento, pubblica disapprovazione e gentile, ma se serve anche feroce, derisione della stupidità.
    geri
     

  6. 28
    Antonio Arioti says:

    Il problema è proprio quello che evidenzia Pasini (commento 26), almeno per me.
    Ed è in tal senso, sebbene non solo, che vedo ampi margini di peggioramento perché nulla quaestio con riguardo all’irresponsabilità ma nella ricerca della perfezione emergerà sempre un cavillo che porterà alla gogna il più virtuoso. E non dimentichiamoci quanto detto da Filippo Petrocelli, commento 6.

  7. 27
    Roberto Pasini says:

    Cominetti. Il motto della tua terra natia che ho imparato da emigrante non si riferiva alla mala sorte, a cui effettivamente molti danno una mano con una certa irresponsabilità, ma ai lacci e lacciuoli con cui le amministrazioni di tradizione spagnolesca e paraculica cercano di imbrigliare la vita. Sempre manzonianamente con “judicio, si puedes”, ovviamente.

  8. 26
    albert says:

     “alcuni frammenti  di roccia” e mancano pure  i metri   percorsi nella loro traiettoria ( se mai fossero misurabili con certezza)… chissa’ se  i caschi in commercio con le specifiche del collaudo avrebbero retto l’urto, avendo ben precisi questi dati e l’energia  sviluppata secondo leggi della fisica.Poi c’e’ il concomitante  maltempo.. forse  i frammenti sono stati smossi dalla pioggia o dal vento.  Alcuni hanno vinto cause con tanto di risarcimento,poi e’ arrivata parcella di importo uguale o superiore. Altri ci provano con l’accordo extragiudiziario…e magari  l’accordo si raggiunge per non avereperdite di tempo indipendentemente dalla verita’.”L’ordinanza n. 15209 del 12 giugno 2018 emessa Terza Sezione della Corte di Cassazione è destinata a far discutere, non solo per aver ulteriormente esteso le ipotesi di condanna per lite temeraria ex art. 96 c. 2 c.p.c., ma anche (e soprattutto) per aver aggiunto un ulteriore fardello sull’Avvocato.”Certo che  apporre un cartello costa poco , invece predisporre protezioni e fornire presidi ed assicurazione   molto dipiu’.

  9. 25
    grazia says:

    Da guida non posso che mettermi nei panni di Simone, sentendomi sopraffatta. 
    E la mia solidarietà va anche al resto delle persone indagate. 
    Ormai da decenni si va in questa direzione -la ricerca della sicurezza e la conseguente richiesta di risarcimento se qualcosa va storto. 
    Stiamo lasciando che si cinga con un recinto ogni singola area naturale, stiamo lasciando che che qualcun altro decida dove, quando , come e con chi passiamo il nostro tempo libero.
    Per quanto tenga sempre un lumino acceso per la speranza, penso che ormai si possa fare ben poco per mutare la direzione degli eventi. 

  10. 24

    La sorte, o la sfiga (che in questo caso sono la stessa cosa), si può aiutare. 
    Battu u belìn in sci scoeggi, può aiutare. E io sono genovese!

  11. 23
    Matteo says:

    Scusa Antonio, non sono stato proprio chiaro: intendevo dire che bisogna essere proprio degli ottimisti per vedere ampi spazi di peggioramento…
    La mutazione cui accenna Batman c’è e per questo non dubito che sia pieno di idioti che non pensano che da una parete possono cadere sassi. Oppure che pensano che se pagano una guida il pericolo sparisce; che se hanno l’ARTVA e la pala la valanga non cade; che il telefonino prenda dappertutto e che il soccorso sia dovuto e immediato ovunque

  12. 22
    Gianni Battimelli says:

    Invecchiando, mi devo essere perso una mutazione (non so se genetica, antropologica, culturale o un mix del tutto) che pure deve essere avvenuta sotto i miei occhi.
    Vedo che si considera naturale che una persona che non sia una guida/istruttore/accompagnatore patentato/fatevoicosaltro, possa tranquillamente ignorare il fatto che, transitando per una comoda mulattiera che passa tra due pareti rocciose, possa darsi occhediononvoglia l’eventualità che da suddette pareti rocciose possa cadere, in virtù del maledetto Newton, una pietra (sasso, sercio, matrullo, blocco o fatevoi).
    Sono molto contento di avere 72 anni e di avere dunque portato per circa cinquanta anni amici assortiti e allievi di vari corsi in giro per scarrupi, sentieri, pareti e scivoli  prima che questa mutazione (eccetera eccetera) avvenisse. Amici e allievi che (forse) erano sicuri di potersi fidare di me, e che (senza forse) erano ancor più sicuri che non potevano chiedermi la “sicurezza”.
    Amen.
     

  13. 21
    Antonio Arioti says:

    19) Matteo, in generale sono ottimista ma in merito all’argomento in oggetto fatico ad esserlo e il commento 20 di Lorenzo rafforza la mia posizione.
    Le dinamiche dei grandi numeri tengono banco. Forse sarà normale che sia così ma la carenza della consapevolezza comporta assuefazione.

  14. 20
    lorenzo merlo says:

    A mio parere l’ottimismo che possiamo estrarre da situazioni sfavorevoli sta nel riconoscere la legittimità e dignità di questi ultimi. Ovvero nel trovare nel groviglio delle cose il filo rosso che le ha generate. Un filo rosso identico a quello che ha generato noi stessi.
    Riconoscendo la loro legittimità, possiamo relazionarci nel modo idoneo in prospettiva di cambiamento.
    Colpevolizzando si fa il contrario.
    In sostanza è ciò che sta nella sfortunata ma veritiera formula assecondare il pazzo. Se lo assecondi lui lo avverte, avverte la tua vicinanza, sente la tua solidarietà, il calore umano. Proprio quello che non ha e che l’ha condotto dove si trova. Se non lo assecondi il rischio d’inconveniente si alza.
    Se consapevoli che le dinamiche dei grandi numeri tendono a generare realtà altre rispetto a quelle emergenti in ambiti più piccoli, sviluppiamo un’intelligenza utile a gestire le situazioni sfavorevoli dei grandi.
    Poi c’è il tempo.
    Pretendere risultati tende a generare modalità pari e contrarie.
    Operare per diffondere – senza proselitismo strisciante – un cultura della relazione con l’ambiente, del è il terreno dice la verità, non si sa e non importa quanto tempo richieda.

  15. 19
    Matteo says:

    “Ne consegue che ci sono ampi margini di peggioramento.”
    Certo Antonio…ci vuole un po’ di ottimismo, però!  🙂

  16. 18
    Antonio Arioti says:

    9) Lorenzo, in poche parole hai sintetizzato il mondo. Ne consegue che ci sono ampi margini di peggioramento.

  17. 17
    anonimo says:

    secondo me va analizzata e discussa la situazione per cui un “turista” si affida ad una guida per fare un’attività in montagna. e anche, più in generale, il “turista” che si muove in ambienti (ad esempio la montagna) dove i pericoli in qualche misura ci sono sempre e i rischi si possono in qualche modo ridurre ma non azzerare.
    quindi ecco che questa consapevolezza del pericolo, del rischio e delle contromisure da adottare che fa (o può fare) la differenza. un “turista” non sa minimamente di cosa si sta parlando e quindi si affida ad una guida. se non si affida ad una guida si espone al rischio inconsapevolmente. l’escursionista, l’alpinista, lo speleologo, in genere, sanno che sotto un pendio che scarica sassi ci vuole il casco che può aiutare in alcuni casi ma non risolvere completamente la situazione. e se il rischio non è accettabile, si sta a casa.

  18. 16
    Simone Di Natale says:

    @roberto 
    A proposito del detto levantino di cui faccio uso anche io da anni, grazie alla soffiata di una amica genovese.
    Tutte le volte mi ricordo di quando da bambino, in vacanza in Calabria, dopo aver pescato un polpo lo sbattevo sugli scogli per “ammorbidirlo” …e istintivamente sento un forte dolore salire dall’inguine.

  19. 15
    Roberto Pasini says:

    C’è un bellissimo racconto di Paleari. Il climber che per non correre rischi e per non essere infastidito dalle relazioni umane si allena da solo con un asse di arrampicata sulla porta del bagno. È felice della sua autosufficienza. Un giorno però cade e si rompe la testa contro il water. Credo sia stato ripreso anche sul blog. Difficili sono tutte le strade per la salvezza.

  20. 14
    carlo ancona says:

    Eppure il diritto dovrebbe essere ormai noto. A partire da una nota sentenza del 2020 delle sezioni unite della Cassazone, ai fini penali (e solo penali), una (pretesa) omissione può avere rilevo penale, solo se vi è ragionevole certezza che essa è stata determinante ai fini dello evento; e quindi che vi sia rilevanza causale della condotta. In questo caso, presumibilmente nulla sarebbe cambiato se vi fosse  stato un cartello che doveva solo ripetere una ovvietà; e occorre accertare che un casco quale normalmente usato per alpinismo avrebbe evitato il trauma ed il decesso. Cosa poi abbiano a che fare con l’evento il sindaco, il funzionario comunale ed il rappresentante del parco, non si capisce proprio. forse si confonde la responsabilità penale con quella civile ex art. 2051 cc (cose in custodia).       

  21. 13
    Paolo Gallese says:

    Carlo, specificherei: interagendo potreste causare danni colposi e incorrere in sanzioni, previo giudizio civile e/o penale.

  22. 12
    Carlo Crovella says:

    @10: il problema giuridico delle gite solitarie NON è tanto se, andando da soli, si torna o si muore o che ci salva e quanto costa ecc. C’è anche quel tema, ma il problema cui mi riferisco io è che, pur andando da soli, capita di incontrare altri individui e, nella ridda di ipotesi, può accadere che una nostra/loro azione procuri reciprocamente dei danni (potrei fare mille ipotesi: accidentalmente si fa cadere una pietra…). Il cartello teoricamente da apporre alla base di qualsiasi itinerario in ambiente è: attenti agli altri esseri umani, interagendo potete farvi reciprocamente dei danni.

  23. 11
    Roberto Pasini says:

    In questo strano inverno del nostro scontento ho dedicato tempo ed energia alla manutenzione volontaria di sentieri. Ho scoperto che anche questa attività di cittadinanza attiva (mi hanno detto che si chiama così quelli che se intendono) comporta nel paese dei campanelli più rischi che gratitudine, compreso mettere un cartello di pericolo prodotto a proprie spese. Però bisogna pur vivere. Primum vivere, deinde timere. Con giudizio, si può dunque accettare anche qualche rischio, applicando una massima della saggezza ligure che ho imparato frequentando i “levantini”: me ne batto o belin in sci scheuggi (mi scuso per accenti e dieresi che non trovo). Attività dolorosa e impegnativa,soprattutto a una certa età,  ma di grande consolazione, quasi quanto la filosofia o la religione, secondo i gusti.

  24. 10
    Paolo Gallese says:

    Il problema è reale. A volte giustificato, a volte no. È il buon senso che diventa terreno di scontro in sede pre-legislativa. 
    Comunque sono solitario da tanti anni. Se sbaglio non chiamo il soccorso (non avrei i soldi per pagare l’intervento, i commercialisti e gli avvocati). Se sbaglio, o ne esco da solo, o ci muoio. L’ho messo in conto da anni.
    Non scherzo.

  25. 9
    lorenzo merlo says:

    Le dinamiche dei grandi numeri abbassano tutti gli standard popolari tranne quello del gregge, che invece si eleva.
    Noi non sappiamo più scuoiare.
    Altri non sanno più relazionarsi al terreno.
    Specialismi, saperi concettuali, regole, diritti e pretese istituzionalizzati sono figli dei grandi numeri.

  26. 8
    Fabio Bertoncelli says:

    Qualche decennio fa un buontempone prelevò un cartello delle FF.SS. da una carrozza ferroviaria e lo fissò sulla famosa traversata della Via Cassin alla Cima Ovest di Lavaredo: «È pericoloso sporgersi».
    C’è la possibilità che prima o poi qualche magistrato, con le sue sentenze, renda di fatto obbligatori tali cartelli. Li troveremo sulla Via Cassin, sullo Sperone della Brenva («Pericolo di scivolate sul ghiaccio») e sulle altre grandi e piccole vie delle Alpi: l’apoteosi dell’idiozia.

  27. 7
    Matteo says:

    Normalmente sarei contrario, però visti un paio di video su youtube sulla gola di s. Martino (che non conosco) direi che un cartello di avviso all’ingresso lungo la strada sterrata non sarebbe fuori posto…

  28. 6
    Filippo Petrocelli says:

    Il principio dell’obbligatorietá dell’azione penale è solo teorico. In un paese in cui la giustizia è perennemente in affanno i pm si permettono di scegliere quali inchieste aprire e portare avanti. E spesso scelgono quelle che danno loro più visibilità, sull’onda emotiva di fatti come quello in oggetto.
    La conseguenza è quella che chi vuol divulgare attività sportiva e outdoor (penso alle tantissime associazioni che in questo anno stanno patendo le conseguenze della pandemia) avranno sempre più difficoltà nel sostenere protocolli sempre più stringenti e costosi e per paura di azioni penali simili che, bene che vada, hanno spese processuali importanti indipendentemente dall’esito. 
    Parlo per esperienza diretta, ahimè. 

  29. 5
    Carlo Crovella says:

    Sul tema “morsa giuridica” ecc, invito a riflettere sul fatto che, ormai, appena si apre una indagine penale (obbligatoria per legge) subito si accodano il gruppo dei parenti in sede civile. Sintomatico di una mentalità americana che spinge a fare causa per il risarcimento. Qui la perdita è molto grave, non voglio disprezzarla, ma so di persone che hanno citato (civilmente) dei loro amici per una gamba rotta. A volte capita che l’infortunato manco ci pensi, ma poi arriva sempre qualcuno che gli dice “dai, chiedi i danni, tanto magari interviene l’assicurazione…”.  Tutto vero a tavolino, ma poi qualcosa si mette di traverso, la situazione sfugge dal controllo e si incasina. Alla fine si rovinano irreparabilmente i rapporti umani. Insomma una gita domenicale diventa un teatro di scontri protratti nel tempo. Io non ci trovo il senso. Purtroppo il quadro è questo e bisogna prenderne atto. L’unica alternativa è fare montagna da soli. forse non basta neppure, perché teoricamente si può provocare dei danni anche a sconosciuti presenti in contemporanea.

  30. 4
    Roberto Scala says:

    Ormai il buonsenso è sparito. La vita deve essere priva di rischi! Assurdo. 

  31. 3
    albert says:

     Dopo qualche esperienza spiacevole di  cadute in bici e sassi proiettati in fronte da camion, sempre avuto caschetti. Varie fogge. Su uno modello jet da moto, ancora scalfiture provocate da caduta sassolini da una paretona fianco strada provinciale verso la valle del Primiero..a moto in corsa  a 70 km/h.Lo conservo come monito, assieme ad una guida Tamari pure danneggiata dalla medesima micro scarica.I cartelli servono solo per  mettere a posto laburocrazia, nei cantieri se li tolgono specie quando fa caldo, ma esistono pure i  caschi  con ventola e alimentati da micropannelli fotovoltaici, basta spendere.

  32. 2
    albert says:

     Riguardo ultima parte, in escursione guidata  alle forre della ValCellina, legge o non legge, si va con torcia  elettrica e casco ,a scelta personale o fornito dall’ente gestore con tanto di sottocasco igienico monouso.Pero’ l’accesso nei due sensi alla strada e’ chiuso da 2  cancelli  e regolamentato con un orario .
     Come obbligatorieta’ non c’e’ neppure per il caschtto ciclistico, solo raccomandato.
    Intanto notizia tg recente:nei primi 3 mesi del 2021 , ben 44 decessi tra  ciclisti agonistici o semplici utenti.
    Esite pure un: https://dolomiticert.it/ che stressa le attrezzature fornendo i limiti di resitenza.Ovvio che se si oltrepassano, scatta  il cigno nero..poco probabile o zero probabile  non significa impossibile. Viceversa l’impossibile comporta   zero probabile,  ma molti  non colgono la differenza.

  33. 1
    lorenzo merlo says:

    In testa nel campionato della morte spirituale.

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